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Il Futurismo è la prima avanguardia storica nata in Italia: proclamato da Filippo Tommaso Marinetti con il «Manifesto del Futurismo» pubblicato su «Le Figaro» il 20 febbraio 1909, esalta la velocità, la macchina, il dinamismo e la modernità della città industriale, rifiutando con violenza polemica il culto del passato. Più che uno stile, è un movimento totale che investe pittura, scultura, architettura, letteratura, musica, teatro e vita quotidiana, e che traduce in immagine il movimento attraverso le linee-forza, la simultaneità e la compenetrazione di piani. Studiare il Futurismo significa leggere un'opera riconoscendone i mezzi formali del dinamismo, collegarla ai manifesti programmatici e collocarla — anche in modo critico — nel contesto storico-politico dell'Italia del primo Novecento.
4 sezioni~23 min di lettura4 competenzeLivello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi di liceo si richiede di conoscere i manifesti e i protagonisti principali (Marinetti, Boccioni, Balla, Carrà, Severini, Sant'Elia) e di analizzare un'opera-chiave riconoscendone i mezzi del dinamismo e il legame con la poetica della velocità.
livello avanzato
Gli indirizzi con maggiore spazio storico-filosofico (Liceo Classico, Liceo delle Scienze Umane e l'opzione Economico-Sociale) possono approfondire i rapporti con il Cubismo, con la cultura della modernità e con il contesto storico-politico, valutando criticamente le ambiguità ideologiche del movimento.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Asse cronologico dei manifesti futuristi
In riferimento al «Manifesto del Futurismo» (1909), spiega perché nel Futurismo la teoria precede la pratica artistica e quali conseguenze ciò ha sul linguaggio della pittura.
Premetti il dato esatto: Marinetti pubblica il manifesto su «Le Figaro» il 20 febbraio 1909, prima che esista una pittura propriamente futurista. La parola d'ordine apre il movimento.
Afferma che nel Futurismo l'idea programmatica (velocità, macchina, dinamismo, rifiuto del passatismo) viene prima e orienta la ricerca formale, che deve poi tradurre quei principi in immagine.
Mostra la conseguenza: i manifesti della pittura (1910) traducono i principi in mezzi precisi — linee-forza, simultaneità, compenetrazione di piani — che impongono di abolire il contorno e di porre lo spettatore al centro del quadro.
Richiama un'opera coerente (per esempio «Dinamismo di un cane al guinzaglio» di Balla), in cui la ripetizione delle zampe e del guinzaglio realizza visivamente la simultaneità annunciata dal manifesto.
Chiudi osservando che proprio questo primato del programma spiega la forza propagandistica del movimento, ma anche le sue ambiguità ideologiche, da valutare con misura storica.
Risultato: Un paragrafo coeso che dimostra il primato del manifesto e ne deduce le scelte formali della pittura futurista, con un esempio pertinente e una chiusura criticamente avvertita.
Errori frequenti
Approfondimento
Vale la pena approfondire il «manifesto» futurista come vera invenzione, un genere e una strategia nuovi che fanno del Futurismo la prima avanguardia pienamente consapevole del potere dei mezzi di comunicazione. Marinetti, ricco e poliglotta, comprese prima di ogni altro che nell'età della stampa di massa l'artista deve conquistare l'attenzione: lanciò il primo manifesto sulla prima pagina di un grande quotidiano parigino, orchestrò polemiche e scandali, e trasformò la promozione dell'arte in spettacolo. Le «serate futuriste» — provocatorie performance teatrali fatte di declamazioni, insulti al pubblico, rumori e risse programmate — anticipano di anni le azioni Dada e le forme della performance contemporanea. Il movimento invade ogni campo con un manifesto per ciascuno: le «parole in libertà» e la tavola parolibera «Zang Tumb Tumb» in letteratura e tipografia; «L'arte dei rumori» di Luigi Russolo con gli «intonarumori» in musica; e ancora la scultura, l'architettura, il teatro, il cinema, la moda, perfino la cucina. Il Futurismo ha inoltre una risonanza internazionale, con echi nel Cubo-futurismo russo. Resta però un punto di onestà storica ineludibile, di grande valore per l'Educazione civica: l'esaltazione della guerra «sola igiene del mondo», della violenza e dell'interventismo, e la successiva adesione di Marinetti al fascismo, vanno conosciute e giudicate criticamente, distinguendo sempre il valore delle ricerche formali dalle posizioni ideologiche dei loro autori.
Ripasso attivo
Spiega in un paragrafo argomentativo di circa dieci righe perché il Futurismo può essere definito «avanguardia programmatica», individuando il ruolo del manifesto e citando almeno due dei mezzi formali con cui i pittori futuristi rendono il dinamismo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema dei mezzi della resa del movimento
Conduci l'analisi di «La città che sale» di Umberto Boccioni, mettendo in evidenza soggetto, mezzi formali e rapporto con la poetica futurista.
Identifica l'opera: Umberto Boccioni, «La città che sale», 1910-1911. Il soggetto è un cantiere ai margini della metropoli, con grandi cavalli da traino e operai immersi nella costruzione della città nuova.
Descrivi le linee-forza diagonali che attraversano la tela, la pennellata divisa e i colori accesi e accostati, l'abolizione dei contorni netti che fonde corpi e ambiente in un unico vortice di energia.
Spiega come la ripetizione e lo sfrangiamento delle forme, insieme alla composizione ascensionale, traducano visivamente lo sforzo, la velocità e la spinta del progresso, secondo il principio del dinamismo universale.
Collega l'opera ai manifesti: il quadro celebra il lavoro, la macchina e la città industriale, temi centrali del programma futurista, e realizza in immagine le linee-forza e la compenetrazione di piani.
Concludi osservando che Boccioni è il pittore che con maggiore coerenza teorica salda principio e immagine, e che l'opera è considerata uno dei vertici della pittura futurista.
Risultato: Un'analisi completa che dai dati dell'opera arriva al giudizio critico, mostrando come «La città che sale» realizzi pittoricamente la poetica del dinamismo e della modernità.
Errori frequenti
Approfondimento
«La città che sale» di Umberto Boccioni (1910-1911) è il manifesto pittorico del Futurismo e va analizzata nei suoi mezzi. Il soggetto è un cantiere alla periferia della metropoli moderna, dominato in primo piano da un enorme cavallo da traino di un rosso incandescente che si impenna, attorno al quale uomini e animali si avvitano in uno sforzo titanico: è l'epica del lavoro, del progresso e dell'energia della città industriale. La composizione è un vortice di «linee-forza» oblique che convogliano lo sguardo verso il centro dinamico, mentre sullo sfondo si intravedono impalcature e ciminiere. La tecnica pittorica deriva dal Divisionismo (la pennellata a filamenti di colore puro e complementare, appresa da Previati e Balla), qui piegata a suggerire il movimento e la vibrazione della luce: il colore diviso e acceso, l'abolizione del contorno netto, la fusione tra figura e ambiente. Altrettanto importante è la trilogia degli «Stati d'animo» (1911) — «Quelli che vanno», «Quelli che restano», «Gli addii» — in cui, dopo il fondamentale viaggio a Parigi e l'incontro con il Cubismo, Boccioni traduce in immagine non il movimento fisico ma quello «psicologico», le sensazioni e le emozioni di chi parte e di chi resta in una stazione. Al colloquio, saper distinguere il dinamismo «fisico» (Balla, il cane al guinzaglio e la simultaneità delle fasi) dal dinamismo «psicologico» di Boccioni, e riconoscere il debito verso Divisionismo e Cubismo, dimostra una comprensione precisa della pittura futurista.
Ripasso attivo
Analizza «Dinamismo di un cane al guinzaglio» di Balla (1912) in circa dodici righe, spiegando con quale procedimento l'artista rende il movimento e collegando il risultato al concetto di simultaneità enunciato nei manifesti.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Confronto: scultura classica e scultura futurista
Spiega come «Forme uniche della continuità nello spazio» realizzi i principi del «Manifesto tecnico della scultura futurista» di Boccioni.
Richiama il «Manifesto tecnico della scultura futurista» (1912): Boccioni chiede di abolire la linea di contorno e il blocco chiuso e di aprire la figura allo spazio circostante.
Descrivi il bronzo del 1913: una figura umana in cammino la cui superficie si dilata in protuberanze e scie, come se l'aria e la velocità la modellassero deformandone i contorni.
Mostra la corrispondenza puntuale: l'apertura della massa verso lo spazio e l'assenza di un contorno netto traducono in volume l'idea di compenetrazione tra corpo e ambiente.
Spiega che la figura non rappresenta una posa ma una continuità di movimento: di qui il titolo, che fa del moto, e non della forma ferma, il vero soggetto.
Concludi sottolineando che l'opera è il punto in cui teoria e pratica del dinamismo coincidono pienamente, e che essa rovescia i principi della statuaria classica.
Risultato: Una trattazione che lega il manifesto del 1912 all'opera del 1913 e dimostra come la scultura realizzi in tre dimensioni il principio del dinamismo e della compenetrazione.
Errori frequenti
Approfondimento
«Forme uniche della continuità nello spazio» di Umberto Boccioni (1913) è l'opera in cui il programma del «Manifesto tecnico della scultura futurista» (1912) diventa capolavoro, e merita un'analisi attenta delle sue fonti e soluzioni. La figura, che avanza a grandi passi, non ha più il contorno chiuso e la superficie levigata della statuaria tradizionale: i muscoli si dilatano in protuberanze e in «scie» aerodinamiche, come se l'aria e la velocità modellassero il corpo deformandolo, prolungandolo nello spazio circostante attraverso le sue stesse linee-forza. È la traduzione in tre dimensioni del principio della «compenetrazione» tra corpo e ambiente: per Boccioni un corpo in movimento non ha confini netti, perché luce, aria e velocità lo modificano di continuo, e la scultura non rappresenta una posa ma una «durata». Le fonti sono illuminanti: la scomposizione del moto rimanda alla «cronofotografia» di Étienne-Jules Marey (le immagini a esposizione multipla del movimento), mentre l'idea della figura che cammina dialoga e compete con «L'uomo che cammina» di Auguste Rodin, superandone il naturalismo verso una figura quasi «meccanizzata» dalla velocità, prossima all'immaginario della macchina. Nella ricerca sui materiali Boccioni propose anche opere di assemblaggio come «Sviluppo di una bottiglia nello spazio». Divenuta icona del Novecento (compare sulla moneta italiana da 20 centesimi di euro), l'opera dimostra al colloquio la coerenza tra teoria del manifesto e risultato plastico.
Ripasso attivo
Descrivi «Forme uniche della continuità nello spazio» di Boccioni (1913) in circa dieci righe, spiegando perché la figura sembra prolungarsi nello spazio e collegando questa scelta al principio di compenetrazione tra corpo e ambiente.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema dei principi della «Città Nuova»
Analizza la concezione architettonica di Antonio Sant'Elia a partire dal «Manifesto dell'architettura futurista» (1914) e dai disegni della «Città Nuova».
Colloca l'opera: nel 1914 Sant'Elia pubblica il manifesto ed espone i disegni della «Città Nuova», visione della metropoli futura rimasta sulla carta.
Esponi i principi: rifiuto dell'imitazione degli stili e dell'ornamento, architettura come espressione del proprio tempo, accettazione della transitorietà e del continuo rinnovamento degli edifici.
Descrivi i caratteri dei disegni: grattacieli scalettati, ascensori esterni, sistemi di trasporto integrati su più livelli, la città come organismo dinamico in movimento.
Indica i materiali immaginati — cemento armato, ferro, vetro — che consentono linee oblique, masse aggettanti e l'eliminazione del decoro storicista.
Concludi mostrando che, pur restando progetto, la «Città Nuova» anticipa il Movimento Moderno e l'immaginario della metropoli verticale; ricorda la morte di Sant'Elia nel 1916.
Risultato: Un'analisi che dai principi del manifesto arriva all'eredità del progetto, dimostrando come Sant'Elia traduca in architettura la poetica futurista della velocità e della macchina.
Errori frequenti
Approfondimento
I disegni della «Città Nuova» di Antonio Sant'Elia (1914) meritano una lettura ravvicinata, perché sono tra i progetti più influenti del Novecento pur restando sulla carta. Sant'Elia non disegna singoli edifici isolati ma un intero organismo urbano dinamico: le sue tavole mostrano «case a gradinata», arretrate verso l'alto per liberare le strade dalla luce, percorse all'esterno da ascensori a vista trasformati in elemento espressivo; grandi «centrali elettriche» e «stazioni» diventano le nuove cattedrali laiche della modernità, monumentali e prive di ornamento; e soprattutto la circolazione è integrata su più livelli sovrapposti — strade, ferrovie, metropolitane, passerelle — in un'unica macchina in movimento, dove velocità e traffico diventano principio compositivo. I materiali immaginati sono quelli industriali (cemento armato, ferro, vetro), che consentono linee oblique, masse aggettanti e l'eliminazione del decoro storicista. Il manifesto teorizza inoltre la «transitorietà»: ogni generazione dovrà rifarsi la propria città, perché nulla è più eterno. Pur mai costruita, la «Città Nuova» plasma l'immaginario della metropoli verticale del Novecento (dal cinema — la «Metropolis» di Fritz Lang — fino alle visioni della fantascienza) e anticipa temi del Movimento Moderno. Un dato storico conferisce all'opera un'aura di promessa interrotta: Sant'Elia muore in guerra nel 1916, giovanissimo, come Boccioni. Al colloquio, leggere la «Città Nuova» come traduzione della poetica futurista della velocità in forma urbana è la competenza richiesta.
Ripasso attivo
Illustra i caratteri principali della «Città Nuova» di Sant'Elia in circa dieci righe, spiegando come essi traducano la poetica futurista della modernità e in che senso anticipino l'architettura del Novecento.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti