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Futurismo

Il Futurismo è la prima avanguardia storica nata in Italia: proclamato da Filippo Tommaso Marinetti con il «Manifesto del Futurismo» pubblicato su «Le Figaro» il 20 febbraio 1909, esalta la velocità, la macchina, il dinamismo e la modernità della città industriale, rifiutando con violenza polemica il culto del passato. Più che uno stile, è un movimento totale che investe pittura, scultura, architettura, letteratura, musica, teatro e vita quotidiana, e che traduce in immagine il movimento attraverso le linee-forza, la simultaneità e la compenetrazione di piani. Studiare il Futurismo significa leggere un'opera riconoscendone i mezzi formali del dinamismo, collegarla ai manifesti programmatici e collocarla — anche in modo critico — nel contesto storico-politico dell'Italia del primo Novecento.

4 sezioni·~23 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·121212 / 15
Profilo d’esame
Conoscere il Futurismo come prima avanguardia italiana e movimento totale che investe arte, letteratura, musica e vitaComprendere l'esaltazione della macchina, della velocità, del dinamismo e della modernità come nucleo della poeticaAnalizzare l'opera futurista riconoscendo i mezzi formali della resa del movimento (linee-forza, simultaneità, compenetrazione) e collegandola ai manifesti programmaticiRiconoscere, anche in modo critico, il rapporto del movimento con il contesto storico-politico italiano, utilizzando il lessico specifico del movimento
Operatori:analizzadescrivispiegaconfrontainterpretaillustracontestualizzacommenta

livello base

A tutti gli indirizzi di liceo si richiede di conoscere i manifesti e i protagonisti principali (Marinetti, Boccioni, Balla, Carrà, Severini, Sant'Elia) e di analizzare un'opera-chiave riconoscendone i mezzi del dinamismo e il legame con la poetica della velocità.

livello avanzato

Gli indirizzi con maggiore spazio storico-filosofico (Liceo Classico, Liceo delle Scienze Umane e l'opzione Economico-Sociale) possono approfondire i rapporti con il Cubismo, con la cultura della modernità e con il contesto storico-politico, valutando criticamente le ambiguità ideologiche del movimento.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Futurismo
    • 01I manifesti e la poetica della velocità○
    • 02La pittura futurista: Boccioni, Balla, Carrà, Severini◐
    • 03La scultura e la resa del dinamismo: Boccioni●
    • 04L'architettura della città nuova: Sant'Elia◐
§ 01

I manifesti e la poetica della velocità#

●○○BaseLPOSA-storia-dell-arte-terzo-anno-triennio-futurismo

Asse cronologico dei manifesti futuristi

I manifesti futuristiGrafo, 1909 Fondazione → 1910 Pittura, 1910 Pittura → 1912 Scultura, 1912 Scultura → 1913 Rumori, 1913 Rumori → 1914 Architettura1909 Fondazione1910 Pittura1912 Scultura1913 Rumori1914Architettura
Fig. 1Il programma precede l’opera: dal Manifesto di fondazione (Marinetti, 1909) ai manifesti della pittura (1910), della scultura (Boccioni, 1912), dei rumori (Russolo, 1913) e dell’architettura (Sant’Elia, 1914).

Punti chiave

Il Futurismo nasce come fenomeno programmatico: prima ancora di produrre opere, esso si annuncia con un testo teorico, il «Manifesto del Futurismo» scritto da Filippo Tommaso Marinetti e pubblicato in francese sulla prima pagina del quotidiano parigino «Le Figaro» il 20 febbraio 1909. È questa la prima caratteristica decisiva dell'avanguardia: la parola d'ordine, lanciata dai mass media dell'epoca, precede e guida la pratica artistica.
Il nucleo della poetica è l'esaltazione della modernità industriale. Marinetti celebra la velocità, la macchina, l'automobile «da corsa», la fabbrica, la folla delle grandi città, l'energia e perfino — con accenti che la critica novecentesca ha giudicato gravemente problematici — la guerra «sola igiene del mondo». A questa esaltazione del nuovo corrisponde un rifiuto polemico e provocatorio del passato: musei, biblioteche e accademie sono attaccati come «cimiteri» che imprigionano la creatività; di qui il termine «passatismo» con cui i futuristi bollano la cultura tradizionale.
La poetica si traduce in arte figurativa con il «Manifesto dei pittori futuristi» (1910) e con il «Manifesto tecnico della pittura futurista» (1910), firmati tra gli altri da Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini. Questi testi introducono i concetti operativi del movimento: il «dinamismo universale», l'idea che ogni corpo sia in continuo movimento, la «simultaneità» delle sensazioni e la «compenetrazione» dei piani, per cui lo spettatore deve essere posto «al centro del quadro». Il movimento si estende poi alla scultura (Boccioni, 1912), alla musica con «L'arte dei rumori» di Russolo (1913), alla letteratura con le «parole in libertà» e all'architettura con Sant'Elia (1914).
Sul piano dei mezzi formali, la resa del movimento si fonda su pochi dispositivi precisi. Le «linee-forza» sono direttrici dinamiche che attraversano la composizione e ne prolungano l'energia nello spazio circostante; la «simultaneità» sovrappone in un'unica immagine fasi successive del movimento o sensazioni diverse percepite insieme; la «compenetrazione di piani» fonde figura e ambiente abolendone i contorni. Da qui derivano le immagini ripetute e sfrangiate, gli incroci di linee oblique e i colori scomposti che danno l'impressione visiva della velocità.
Va sottolineato con onestà storica un punto di metodo: il Futurismo intrattiene un rapporto controverso con il contesto storico-politico italiano. L'esaltazione della violenza, dell'interventismo nella Prima guerra mondiale e — per una parte del movimento — la successiva adesione al fascismo sono elementi reali che vanno conosciuti e valutati criticamente, distinguendo sempre il valore formale delle ricerche artistiche dalle posizioni ideologiche dei loro autori.
Esempio svolto

Costruire un paragrafo sul ruolo del manifesto

In riferimento al «Manifesto del Futurismo» (1909), spiega perché nel Futurismo la teoria precede la pratica artistica e quali conseguenze ciò ha sul linguaggio della pittura.

  1. 01Inquadramento

    Premetti il dato esatto: Marinetti pubblica il manifesto su «Le Figaro» il 20 febbraio 1909, prima che esista una pittura propriamente futurista. La parola d'ordine apre il movimento.

  2. 02Tesi

    Afferma che nel Futurismo l'idea programmatica (velocità, macchina, dinamismo, rifiuto del passatismo) viene prima e orienta la ricerca formale, che deve poi tradurre quei principi in immagine.

  3. 03Prova

    Mostra la conseguenza: i manifesti della pittura (1910) traducono i principi in mezzi precisi — linee-forza, simultaneità, compenetrazione di piani — che impongono di abolire il contorno e di porre lo spettatore al centro del quadro.

  4. 04Esempio

    Richiama un'opera coerente (per esempio «Dinamismo di un cane al guinzaglio» di Balla), in cui la ripetizione delle zampe e del guinzaglio realizza visivamente la simultaneità annunciata dal manifesto.

  5. 05Conclusione critica

    Chiudi osservando che proprio questo primato del programma spiega la forza propagandistica del movimento, ma anche le sue ambiguità ideologiche, da valutare con misura storica.

Risultato: Un paragrafo coeso che dimostra il primato del manifesto e ne deduce le scelte formali della pittura futurista, con un esempio pertinente e una chiusura criticamente avvertita.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: sapere collocare con esattezza data e sede del «Manifesto del Futurismo» (Marinetti, «Le Figaro», 20 febbraio 1909) e spiegare perché il manifesto precede l'opera è un classico nodo del colloquio e della prima/seconda prova.
  • Focus Esame di Stato: nell'analisi di un'opera si valuta la capacità di nominare e riconoscere i mezzi formali del dinamismo (linee-forza, simultaneità, compenetrazione di piani) e di collegarli ai manifesti, non la semplice descrizione del soggetto.
  • Focus Esame di Stato: il colloquio premia il collegamento pluridisciplinare onesto (per esempio con la cultura della modernità e con il contesto storico del primo Novecento), purché non si confonda il giudizio storico-politico con quello artistico.

Errori frequenti

  • Datare il manifesto al 1910 o attribuirlo a un pittore: il «Manifesto del Futurismo» è del 1909 ed è di Marinetti (scrittore); i manifesti specifici della pittura sono successivi (1910).
  • Confondere la «simultaneità» futurista con la semplice rappresentazione di più oggetti: la simultaneità è la compresenza in un'unica immagine di fasi del movimento o di sensazioni diverse, non un affollamento di soggetti.
  • Presentare l'esaltazione futurista della guerra come un dato neutro: va riferita con precisione e valutata criticamente, senza né censurarla né condividerla.

Approfondimento

Vale la pena approfondire il «manifesto» futurista come vera invenzione, un genere e una strategia nuovi che fanno del Futurismo la prima avanguardia pienamente consapevole del potere dei mezzi di comunicazione. Marinetti, ricco e poliglotta, comprese prima di ogni altro che nell'età della stampa di massa l'artista deve conquistare l'attenzione: lanciò il primo manifesto sulla prima pagina di un grande quotidiano parigino, orchestrò polemiche e scandali, e trasformò la promozione dell'arte in spettacolo. Le «serate futuriste» — provocatorie performance teatrali fatte di declamazioni, insulti al pubblico, rumori e risse programmate — anticipano di anni le azioni Dada e le forme della performance contemporanea. Il movimento invade ogni campo con un manifesto per ciascuno: le «parole in libertà» e la tavola parolibera «Zang Tumb Tumb» in letteratura e tipografia; «L'arte dei rumori» di Luigi Russolo con gli «intonarumori» in musica; e ancora la scultura, l'architettura, il teatro, il cinema, la moda, perfino la cucina. Il Futurismo ha inoltre una risonanza internazionale, con echi nel Cubo-futurismo russo. Resta però un punto di onestà storica ineludibile, di grande valore per l'Educazione civica: l'esaltazione della guerra «sola igiene del mondo», della violenza e dell'interventismo, e la successiva adesione di Marinetti al fascismo, vanno conosciute e giudicate criticamente, distinguendo sempre il valore delle ricerche formali dalle posizioni ideologiche dei loro autori.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo di circa dieci righe perché il Futurismo può essere definito «avanguardia programmatica», individuando il ruolo del manifesto e citando almeno due dei mezzi formali con cui i pittori futuristi rendono il dinamismo.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

La pittura futurista: Boccioni, Balla, Carrà, Severini#

●●○StandardLPOSA-storia-dell-arte-terzo-anno-triennio-futurismo

Schema dei mezzi della resa del movimento

I mezzi della resa del movimentoGrafo, Rendere il movimento → linee-forza, Rendere il movimento → simultaneità, Rendere il movimento → compenetrazioneRendere ilmovimentolinee-forzasimultaneitàcompenetrazione
Fig. 2Su una superficie immobile il movimento si rende con le linee-forza (direttrici di energia), la simultaneità (più fasi in una sola immagine) e la compenetrazione dei piani (figura + ambiente). Es.: Boccioni, Balla.

Punti chiave

La pittura è il terreno su cui i principi dei manifesti diventano linguaggio visibile. Il problema centrale dei pittori futuristi è rendere il movimento su una superficie immobile: non più raffigurare un corpo fermo, ma restituire la sua traiettoria, la sua energia e la rete di forze che lo lega all'ambiente. Da questa esigenza nascono le soluzioni formali tipiche del movimento.
Umberto Boccioni (1882-1916) è il protagonista più completo e teoricamente consapevole. In «La città che sale» (1910-1911) il cantiere della metropoli moderna diventa un vortice di linee-forza e di colori scomposti, dominato dall'energia dei cavalli da traino: l'opera è il manifesto pittorico dell'esaltazione del lavoro, del progresso e della città industriale. Nella serie degli «Stati d'animo» (1911) Boccioni traduce invece in immagine non il movimento fisico ma quello psicologico, le sensazioni di chi parte e di chi resta in una stazione.
Giacomo Balla (1871-1958) indaga il movimento con un metodo quasi sperimentale, vicino alla cronofotografia. In «Dinamismo di un cane al guinzaglio» (1912) la ripetizione moltiplicata delle zampe del cane, delle gambe della padrona e delle oscillazioni del guinzaglio rende la simultaneità delle fasi successive di uno stesso gesto: è l'esempio più chiaro e memorizzabile del dispositivo della «simultaneità».
Gli altri protagonisti completano il quadro. Carlo Carrà, con «I funerali dell'anarchico Galli» (1910-1911), porta nel quadro la simultaneità del tumulto di folla e la forza dello scontro; Gino Severini, attivo a Parigi, applica la scomposizione dinamica ai temi della modernità urbana e dello spettacolo (per esempio le ballerine e i caffè-concerto), nei quali si avverte un dialogo serrato con il Cubismo. Il rapporto con il Cubismo è un punto-chiave: i futuristi assumono la scomposizione cubista dei piani, ma la mettono al servizio del movimento e dell'emozione, mentre il Cubismo resta interessato alla struttura statica dell'oggetto.
Riassumendo i mezzi: la pittura futurista usa il colore diviso e acceso, le linee oblique e a ventaglio, la ripetizione delle figure, l'abolizione del contorno netto e la fusione tra figura e sfondo. Il risultato è un'immagine che non descrive un istante ma una durata, e che chiede allo spettatore di percepire l'energia e la simultaneità invece di leggere una scena ferma.
Esempio svolto

Analisi guidata di un'opera-chiave

Conduci l'analisi di «La città che sale» di Umberto Boccioni, mettendo in evidenza soggetto, mezzi formali e rapporto con la poetica futurista.

  1. 01Dati e soggetto

    Identifica l'opera: Umberto Boccioni, «La città che sale», 1910-1911. Il soggetto è un cantiere ai margini della metropoli, con grandi cavalli da traino e operai immersi nella costruzione della città nuova.

  2. 02Mezzi formali

    Descrivi le linee-forza diagonali che attraversano la tela, la pennellata divisa e i colori accesi e accostati, l'abolizione dei contorni netti che fonde corpi e ambiente in un unico vortice di energia.

  3. 03Resa del dinamismo

    Spiega come la ripetizione e lo sfrangiamento delle forme, insieme alla composizione ascensionale, traducano visivamente lo sforzo, la velocità e la spinta del progresso, secondo il principio del dinamismo universale.

  4. 04Legame con la poetica

    Collega l'opera ai manifesti: il quadro celebra il lavoro, la macchina e la città industriale, temi centrali del programma futurista, e realizza in immagine le linee-forza e la compenetrazione di piani.

  5. 05Giudizio critico

    Concludi osservando che Boccioni è il pittore che con maggiore coerenza teorica salda principio e immagine, e che l'opera è considerata uno dei vertici della pittura futurista.

Risultato: Un'analisi completa che dai dati dell'opera arriva al giudizio critico, mostrando come «La città che sale» realizzi pittoricamente la poetica del dinamismo e della modernità.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: per ogni opera-chiave occorre saper indicare autore, titolo, datazione approssimativa e soprattutto il mezzo formale dominante (in Balla la simultaneità per ripetizione; in Boccioni le linee-forza e gli stati d'animo).
  • Focus Esame di Stato: il confronto Futurismo-Cubismo è una richiesta tipica: va impostato sulla finalità (movimento ed emozione nei futuristi, struttura dell'oggetto nei cubisti), non solo sulla somiglianza della scomposizione.
  • Focus Esame di Stato: nell'analisi si valuta l'uso corretto del lessico critico (linee-forza, simultaneità, compenetrazione di piani, dinamismo) applicato in modo pertinente all'opera descritta.

Errori frequenti

  • Ridurre «La città che sale» a una scena di cantiere: l'opera è la celebrazione pittorica del progresso e della metropoli moderna, costruita su linee-forza e colore scomposto.
  • Attribuire «Dinamismo di un cane al guinzaglio» a Boccioni: l'opera è di Giacomo Balla.
  • Identificare Futurismo e Cubismo: condividono la scomposizione dei piani, ma differiscono per scopo (dinamismo ed emozione contro analisi statica della forma).

Approfondimento

«La città che sale» di Umberto Boccioni (1910-1911) è il manifesto pittorico del Futurismo e va analizzata nei suoi mezzi. Il soggetto è un cantiere alla periferia della metropoli moderna, dominato in primo piano da un enorme cavallo da traino di un rosso incandescente che si impenna, attorno al quale uomini e animali si avvitano in uno sforzo titanico: è l'epica del lavoro, del progresso e dell'energia della città industriale. La composizione è un vortice di «linee-forza» oblique che convogliano lo sguardo verso il centro dinamico, mentre sullo sfondo si intravedono impalcature e ciminiere. La tecnica pittorica deriva dal Divisionismo (la pennellata a filamenti di colore puro e complementare, appresa da Previati e Balla), qui piegata a suggerire il movimento e la vibrazione della luce: il colore diviso e acceso, l'abolizione del contorno netto, la fusione tra figura e ambiente. Altrettanto importante è la trilogia degli «Stati d'animo» (1911) — «Quelli che vanno», «Quelli che restano», «Gli addii» — in cui, dopo il fondamentale viaggio a Parigi e l'incontro con il Cubismo, Boccioni traduce in immagine non il movimento fisico ma quello «psicologico», le sensazioni e le emozioni di chi parte e di chi resta in una stazione. Al colloquio, saper distinguere il dinamismo «fisico» (Balla, il cane al guinzaglio e la simultaneità delle fasi) dal dinamismo «psicologico» di Boccioni, e riconoscere il debito verso Divisionismo e Cubismo, dimostra una comprensione precisa della pittura futurista.

Ripasso attivo

Analizza «Dinamismo di un cane al guinzaglio» di Balla (1912) in circa dodici righe, spiegando con quale procedimento l'artista rende il movimento e collegando il risultato al concetto di simultaneità enunciato nei manifesti.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

La scultura e la resa del dinamismo: Boccioni#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-dell-arte-terzo-anno-triennio-futurismo

Confronto: scultura classica e scultura futurista

Scultura classica e futuristaTabella con 2 colonne e 4 righe, Dati: Classica · Futurista; contorno chiuso · contorno aperto; corpo fermo · figura in moto; bello ideale · durata del moto; blocco unico · scie, ambienteCLASSICAFUTURISTAcontorno chiusocontorno apertocorpo fermofigura in motobello idealedurata del motoblocco unicoscie, ambiente
Fig. 3La scultura futurista di Boccioni (Forme uniche della continuità nello spazio) apre il contorno chiuso classico in scie che fondono la figura con lo spazio e il movimento.

Punti chiave

Anche la scultura, l'arte tradizionalmente legata alla massa ferma e al contorno chiuso, viene investita dal programma futurista. Umberto Boccioni, con il «Manifesto tecnico della scultura futurista» (1912), propone di abolire la linea di contorno e il blocco chiuso, di aprire la figura allo spazio circostante e di fondere il corpo con l'ambiente in cui si muove. La scultura non deve più isolare l'oggetto, ma rendere visibili le forze che lo attraversano.
Il risultato più alto e più celebre è «Forme uniche della continuità nello spazio» (1913), bronzo che raffigura una figura umana in cammino. La superficie non è levigata e chiusa, ma si dilata in protuberanze e scie aerodinamiche, come se l'aria e la velocità modellassero il corpo deformandolo: la figura sembra prolungarsi nello spazio attraverso le sue stesse linee-forza, traducendo in tre dimensioni il principio del dinamismo.
Il senso teorico dell'opera è la «compenetrazione» tra corpo e ambiente: per Boccioni un corpo in movimento non ha confini netti, perché l'aria, la luce e la velocità lo modificano continuamente. La scultura quindi non rappresenta una posa, ma una durata, la continuità di un movimento che attraversa lo spazio — da cui il titolo stesso dell'opera.
È utile osservare il rapporto con la tradizione e con la modernità tecnica: Boccioni rovescia la statuaria classica, fondata su equilibrio, contorno e bellezza ideale del corpo fermo, e propone una figura «meccanizzata» dalla velocità, vicina nell'immaginario alla macchina e all'energia industriale. L'opera è oggi un'icona del Novecento, tanto da comparire sul retro della moneta italiana da 20 centesimi di euro.
Sul piano del metodo di analisi, davanti a una scultura futurista vanno cercati gli stessi mezzi della pittura, ma tradotti nel volume: l'apertura del contorno verso lo spazio, le scie e le protuberanze che indicano la direzione del moto, la fusione figura-ambiente. Il giudizio critico deve riconoscere la coerenza tra teoria (il manifesto del 1912) e opera (il bronzo del 1913).
Esempio svolto

Dal manifesto all'opera: la scultura del dinamismo

Spiega come «Forme uniche della continuità nello spazio» realizzi i principi del «Manifesto tecnico della scultura futurista» di Boccioni.

  1. 01Premessa teorica

    Richiama il «Manifesto tecnico della scultura futurista» (1912): Boccioni chiede di abolire la linea di contorno e il blocco chiuso e di aprire la figura allo spazio circostante.

  2. 02Descrizione dell'opera

    Descrivi il bronzo del 1913: una figura umana in cammino la cui superficie si dilata in protuberanze e scie, come se l'aria e la velocità la modellassero deformandone i contorni.

  3. 03Corrispondenza

    Mostra la corrispondenza puntuale: l'apertura della massa verso lo spazio e l'assenza di un contorno netto traducono in volume l'idea di compenetrazione tra corpo e ambiente.

  4. 04Significato

    Spiega che la figura non rappresenta una posa ma una continuità di movimento: di qui il titolo, che fa del moto, e non della forma ferma, il vero soggetto.

  5. 05Conclusione

    Concludi sottolineando che l'opera è il punto in cui teoria e pratica del dinamismo coincidono pienamente, e che essa rovescia i principi della statuaria classica.

Risultato: Una trattazione che lega il manifesto del 1912 all'opera del 1913 e dimostra come la scultura realizzi in tre dimensioni il principio del dinamismo e della compenetrazione.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: «Forme uniche della continuità nello spazio» (Boccioni, 1913) è l'opera scultorea futurista per eccellenza: vanno saputi autore, titolo, anno, materiale (bronzo) e il significato della «compenetrazione» tra corpo e spazio.
  • Focus Esame di Stato: si valuta la capacità di spiegare come i principi del «Manifesto tecnico della scultura futurista» (1912) — abolizione del contorno, apertura allo spazio — si realizzino concretamente nell'opera.
  • Focus Esame di Stato: nel colloquio è apprezzato il confronto onesto con la statuaria classica (corpo fermo, contorno chiuso, bello ideale) per misurare la rottura introdotta dal Futurismo.

Errori frequenti

  • Descrivere la figura come «statica e levigata»: la superficie è dilatata in scie e protuberanze che rendono il movimento, non una posa ferma.
  • Confondere il manifesto della scultura (1912) con quello del Futurismo (1909): sono testi diversi, di anni e autori diversi (Marinetti nel 1909, Boccioni nel 1912).
  • Datare «Forme uniche della continuità nello spazio» genericamente «agli anni Venti»: l'opera è del 1913.

Approfondimento

«Forme uniche della continuità nello spazio» di Umberto Boccioni (1913) è l'opera in cui il programma del «Manifesto tecnico della scultura futurista» (1912) diventa capolavoro, e merita un'analisi attenta delle sue fonti e soluzioni. La figura, che avanza a grandi passi, non ha più il contorno chiuso e la superficie levigata della statuaria tradizionale: i muscoli si dilatano in protuberanze e in «scie» aerodinamiche, come se l'aria e la velocità modellassero il corpo deformandolo, prolungandolo nello spazio circostante attraverso le sue stesse linee-forza. È la traduzione in tre dimensioni del principio della «compenetrazione» tra corpo e ambiente: per Boccioni un corpo in movimento non ha confini netti, perché luce, aria e velocità lo modificano di continuo, e la scultura non rappresenta una posa ma una «durata». Le fonti sono illuminanti: la scomposizione del moto rimanda alla «cronofotografia» di Étienne-Jules Marey (le immagini a esposizione multipla del movimento), mentre l'idea della figura che cammina dialoga e compete con «L'uomo che cammina» di Auguste Rodin, superandone il naturalismo verso una figura quasi «meccanizzata» dalla velocità, prossima all'immaginario della macchina. Nella ricerca sui materiali Boccioni propose anche opere di assemblaggio come «Sviluppo di una bottiglia nello spazio». Divenuta icona del Novecento (compare sulla moneta italiana da 20 centesimi di euro), l'opera dimostra al colloquio la coerenza tra teoria del manifesto e risultato plastico.

Ripasso attivo

Descrivi «Forme uniche della continuità nello spazio» di Boccioni (1913) in circa dieci righe, spiegando perché la figura sembra prolungarsi nello spazio e collegando questa scelta al principio di compenetrazione tra corpo e ambiente.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

L'architettura della città nuova: Sant'Elia#

●●○StandardLPOSA-storia-dell-arte-terzo-anno-triennio-futurismo

Schema dei principi della «Città Nuova»

La « Città Nuova » di Sant’EliaGrafo, Città Nuova → rifiuto del passato, Città Nuova → materiali moderni, Città Nuova → città dinamica, Città Nuova → verticalitàCittà Nuovarifiuto delpassatomaterialimodernicittà dinamicaverticalità
Fig. 4L’architettura futurista di Sant’Elia (1914): rifiuto degli stili e dell’ornamento, materiali moderni (cemento, ferro, vetro), città dinamica con trasporti integrati, verticalità e linee oblique. Anticipa il Movimento Moderno.

Punti chiave

Il Futurismo investe anche l'architettura, l'arte che più direttamente plasma la città moderna esaltata dai manifesti. Antonio Sant'Elia (1888-1916) ne è il protagonista: nel 1914 pubblica il «Manifesto dell'architettura futurista» ed espone, nella mostra del gruppo «Nuove Tendenze», i disegni della «Città Nuova», una visione della metropoli del futuro che resta sulla carta ma che diventa uno dei progetti più influenti del Novecento.
I principi del manifesto rovesciano l'architettura accademica e storicista. Sant'Elia rifiuta l'imitazione degli stili del passato, le decorazioni e la monumentalità statica; afferma che l'architettura deve esprimere il proprio tempo, fatto di velocità, macchine e materiali nuovi, e che ogni generazione dovrà costruire la propria città, accettando la transitorietà e il continuo rinnovamento degli edifici.
I disegni della «Città Nuova» traducono questi principi in immagini potenti: grattacieli scalettati e arretrati verso l'alto, grandi blocchi residenziali percorsi da ascensori esterni, e soprattutto l'integrazione dei sistemi di trasporto — strade su più livelli, stazioni, ferrovie e impianti — in un unico organismo dinamico. La città è concepita come una macchina in movimento, dove la circolazione e la velocità diventano principio compositivo.
I materiali immaginati sono quelli della modernità industriale: cemento armato, ferro, vetro, che permettono forme nuove, linee oblique, masse aggettanti e l'eliminazione dell'ornamento storicista. Pur restando un'architettura solo progettata, la «Città Nuova» anticipa molte ricerche del successivo Movimento Moderno e influenza l'immaginario della metropoli verticale.
Una nota storica doverosa: Sant'Elia muore giovanissimo nel 1916, durante la Prima guerra mondiale, come Boccioni nello stesso anno. La scomparsa dei suoi due protagonisti più dotati, insieme al mutato clima del dopoguerra, segna una svolta nella parabola del Futurismo, che pure proseguirà in una «seconda» stagione negli anni successivi.
Esempio svolto

Leggere il progetto della «Città Nuova»

Analizza la concezione architettonica di Antonio Sant'Elia a partire dal «Manifesto dell'architettura futurista» (1914) e dai disegni della «Città Nuova».

  1. 01Inquadramento

    Colloca l'opera: nel 1914 Sant'Elia pubblica il manifesto ed espone i disegni della «Città Nuova», visione della metropoli futura rimasta sulla carta.

  2. 02Principi

    Esponi i principi: rifiuto dell'imitazione degli stili e dell'ornamento, architettura come espressione del proprio tempo, accettazione della transitorietà e del continuo rinnovamento degli edifici.

  3. 03Caratteri formali

    Descrivi i caratteri dei disegni: grattacieli scalettati, ascensori esterni, sistemi di trasporto integrati su più livelli, la città come organismo dinamico in movimento.

  4. 04Materiali

    Indica i materiali immaginati — cemento armato, ferro, vetro — che consentono linee oblique, masse aggettanti e l'eliminazione del decoro storicista.

  5. 05Eredità

    Concludi mostrando che, pur restando progetto, la «Città Nuova» anticipa il Movimento Moderno e l'immaginario della metropoli verticale; ricorda la morte di Sant'Elia nel 1916.

Risultato: Un'analisi che dai principi del manifesto arriva all'eredità del progetto, dimostrando come Sant'Elia traduca in architettura la poetica futurista della velocità e della macchina.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: vanno conosciuti il «Manifesto dell'architettura futurista» (Sant'Elia, 1914) e il progetto della «Città Nuova», con i suoi caratteri (verticalità, integrazione dei trasporti, materiali moderni, rifiuto dell'ornamento storicista).
  • Focus Esame di Stato: è frequente la richiesta di collegare la «Città Nuova» di Sant'Elia alle anticipazioni del Movimento Moderno, precisando però che si tratta di un'architettura rimasta sulla carta.
  • Focus Esame di Stato: si valuta la capacità di leggere l'architettura come espressione della poetica futurista della velocità e della macchina, non come semplice descrizione di disegni.

Errori frequenti

  • Affermare che la «Città Nuova» fu costruita: i progetti di Sant'Elia rimasero disegni, mai realizzati come città.
  • Confondere Sant'Elia con un architetto del Movimento Moderno maturo: egli ne è un precursore (1914), non un protagonista degli anni Venti-Trenta.
  • Trascurare il rifiuto dell'ornamento storicista: la novità di Sant'Elia sta proprio nell'abbandono degli stili del passato in favore di forme legate alla macchina e ai nuovi materiali.

Approfondimento

I disegni della «Città Nuova» di Antonio Sant'Elia (1914) meritano una lettura ravvicinata, perché sono tra i progetti più influenti del Novecento pur restando sulla carta. Sant'Elia non disegna singoli edifici isolati ma un intero organismo urbano dinamico: le sue tavole mostrano «case a gradinata», arretrate verso l'alto per liberare le strade dalla luce, percorse all'esterno da ascensori a vista trasformati in elemento espressivo; grandi «centrali elettriche» e «stazioni» diventano le nuove cattedrali laiche della modernità, monumentali e prive di ornamento; e soprattutto la circolazione è integrata su più livelli sovrapposti — strade, ferrovie, metropolitane, passerelle — in un'unica macchina in movimento, dove velocità e traffico diventano principio compositivo. I materiali immaginati sono quelli industriali (cemento armato, ferro, vetro), che consentono linee oblique, masse aggettanti e l'eliminazione del decoro storicista. Il manifesto teorizza inoltre la «transitorietà»: ogni generazione dovrà rifarsi la propria città, perché nulla è più eterno. Pur mai costruita, la «Città Nuova» plasma l'immaginario della metropoli verticale del Novecento (dal cinema — la «Metropolis» di Fritz Lang — fino alle visioni della fantascienza) e anticipa temi del Movimento Moderno. Un dato storico conferisce all'opera un'aura di promessa interrotta: Sant'Elia muore in guerra nel 1916, giovanissimo, come Boccioni. Al colloquio, leggere la «Città Nuova» come traduzione della poetica futurista della velocità in forma urbana è la competenza richiesta.

Ripasso attivo

Illustra i caratteri principali della «Città Nuova» di Sant'Elia in circa dieci righe, spiegando come essi traducano la poetica futurista della modernità e in che senso anticipino l'architettura del Novecento.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01I manifesti e la poetica della velocità○
    • 02La pittura futurista: Boccioni, Balla, Carrà, Severini◐
    • 03La scultura e la resa del dinamismo: Boccioni●
    • 04L'architettura della città nuova: Sant'Elia◐

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Competenze
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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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