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Psicologia: metodi di indagine, dati e strumenti (test, intervista, colloquio)

La psicologia diventa sapere scientifico nel momento in cui sottopone l'esperienza interiore e il comportamento a metodi controllati e intersoggettivamente verificabili. Questo appunto ricostruisce i principali metodi di indagine (osservazione, esperimento, studio correlazionale, studio di caso) e i corrispondenti strumenti di rilevazione dei dati (test, intervista, colloquio, questionario), distinguendo dati quantitativi e qualitativi e introducendo i criteri di validità e attendibilità. Chiude con la dimensione etico-deontologica della ricerca, parte integrante e non accessoria del metodo.

4 sezioni·~19 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0222 / 16
Profilo d’esame
Saper descrivere e confrontare metodi e strumenti di indagine psicologica, riconoscendone gli oggetti conoscitiviValutare punti di forza e limiti dei diversi strumenti in relazione agli obiettivi di ricercaUtilizzare con proprietà il lessico specifico della metodologia psicologica (variabile, campione, validità, attendibilità)Riconoscere gli aspetti deontologici ed etici della ricerca sull'uomo (consenso informato, riservatezza)
Operatori:descriviconfrontaclassificaanalizzaspiegaillustragiustificainterpreta

livello base

Per tutti gli indirizzi del Liceo delle Scienze Umane è richiesto conoscere e distinguere i quattro metodi fondamentali e i quattro strumenti principali (test, intervista, colloquio, questionario), sapendone indicare scopi, vantaggi e limiti.

livello avanzato

L'opzione Economico-Sociale (LES) approfondisce il versante metodologico-quantitativo: misurazione delle variabili, validità interna ed esterna, costruzione e standardizzazione dei test, in connessione con la statistica descrittiva e la ricerca socio-economica.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Psicologia: metodi di indagine, dati e strumenti (test, intervista, colloquio)
    • 01I metodi della ricerca psicologica◐
    • 02Gli strumenti di raccolta dei dati: test, intervista, colloquio, questionario◐
    • 03Dati quantitativi e qualitativi; validità e attendibilità●
    • 04Etica e deontologia della ricerca psicologica○
§ 01

I metodi della ricerca psicologica#

●●○StandardLPOSA-scienze-umane-psicologia-metodi-e-strumenti

I quattro metodi di indagine della psicologia

I quattro metodi d'indagine della psicologiaTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Metodo · Scopo · Limite; Osservazione · descrivere · non prova la causa; Esperimento · causa-effetto · artificialità; Correlazione · associare · non prova la causa; Studio di caso · approfondire · poco generalizz.METODOSCOPOLIMITEOsservazionedescriverenon prova la causaEsperimentocausa-effettoartificialitàCorrelazioneassociarenon prova la causaStudio di casoapprofondirepoco generalizz.
Fig. 1I quattro metodi sull'asse quantitativo-qualitativo. Solo l'esperimento, manipolando la variabile indipendente (VI), dimostra un nesso di causa-effetto.

Punti chiave

La psicologia diventa scienza autonoma quando, alla fine dell'Ottocento, adotta procedure controllate e ripetibili per studiare i fenomeni psichici: ogni metodo è un modo regolato di osservare, misurare e interpretare il comportamento, scelto in funzione della domanda conoscitiva e non in astratto.
L'osservazione è la rilevazione sistematica del comportamento così come si manifesta. Può essere naturalistica (in contesti di vita reale, p. es. il cortile di una scuola) o strutturata (in situazioni predisposte dal ricercatore); può essere esterna oppure partecipante. I suoi punti di forza sono l'ecologicità e la ricchezza descrittiva; i limiti sono l'effetto dell'osservatore (chi è osservato cambia comportamento) e la possibile distorsione soggettiva, contenuta con griglie di osservazione e più osservatori indipendenti.
L'esperimento è l'unico metodo che permette di stabilire relazioni di causa-effetto: il ricercatore manipola una variabile indipendente (VI), misura la variabile dipendente (VD) e tiene sotto controllo le variabili estranee, confrontando un gruppo sperimentale con un gruppo di controllo. Il suo punto di forza è il rigore causale; i limiti sono l'artificiosità del laboratorio e la difficoltà di generalizzare i risultati alla vita quotidiana.
Lo studio correlazionale misura due o più variabili così come si presentano, senza manipolarle, e ne stima il grado di associazione mediante il coefficiente di correlazione r, compreso fra -1 e +1. È prezioso quando l'esperimento non è possibile o non è etico, ma vale la regola d'oro: la correlazione non implica causalità (una terza variabile può spiegare entrambe). Lo studio di caso, infine, è l'analisi approfondita di un singolo individuo o di un piccolo gruppo: offre dettaglio idiografico ma non consente generalizzazioni statistiche.
−1≤r≤+1-1 \le r \le +1−1≤r≤+1

Coefficiente di correlazione

Il coefficiente r misura forza e direzione del legame lineare tra due variabili: r vicino a +1 indica forte associazione positiva, vicino a -1 forte associazione negativa, vicino a 0 assenza di legame lineare. Non misura la causalità.

Esempio svolto

Disegnare un esperimento e leggere una correlazione

Un ricercatore osserva che gli studenti che dormono di più ottengono voti migliori. Spiega perché questo dato, da solo, non prova che il sonno migliori il rendimento, e descrivi come trasformare l'indagine in un esperimento controllato.

  1. 01Riconoscere il tipo di dato

    Il dato di partenza è correlazionale: due variabili (ore di sonno e voti) sono misurate così come si presentano, senza intervento del ricercatore. Si osserva un'associazione positiva.

  2. 02Mostrare il limite

    La correlazione non implica causalità: una terza variabile (p. es. una famiglia organizzata) potrebbe causare sia più sonno sia voti migliori. La direzione del nesso resta indeterminata.

  3. 03Definire le variabili dell'esperimento

    VI = ore di sonno imposte (manipolata in due livelli: 8 ore vs 5 ore); VD = punteggio a un test di memoria somministrato il giorno dopo.

  4. 04Controllare le variabili estranee

    Assegnazione casuale dei partecipanti ai due gruppi e gruppo di controllo, in modo da neutralizzare le differenze individuali preesistenti.

Risultato: Solo manipolando il sonno e confrontando un gruppo sperimentale con un gruppo di controllo si può inferire un nesso causale; lo studio iniziale, correlazionale, segnala un'associazione ma non la sua causa.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper attribuire a ciascun metodo l'oggetto conoscitivo e la coppia vantaggio/limite più tipica; l'esperimento è l'unico metodo che consente inferenze causali.
  • Focus Esame di Stato: distinguere con sicurezza variabile indipendente (manipolata) e variabile dipendente (misurata) e riconoscere il ruolo del gruppo di controllo.

Errori frequenti

  • Confondere correlazione e causalità: da un'alta correlazione positiva dedurre che una variabile causa l'altra.
  • Scambiare la variabile indipendente con quella dipendente, oppure ritenere che lo studio di caso permetta generalizzazioni alla popolazione.

Approfondimento

Il primato causale dell'esperimento merita una fondazione logica. Già John Stuart Mill, nel «Sistema di logica» (1843), aveva formalizzato i «canoni» dell'inferenza causale, in particolare il «metodo della differenza»: se due situazioni differiscono per un solo fattore e producono esiti diversi, quel fattore è (parte del)la causa. L'esperimento realizza questa logica isolando la variabile indipendente. Il dispositivo che rende lecita l'inferenza è l'«assegnazione casuale» (randomizzazione) dei soggetti ai gruppi: distribuendo a caso le differenze individuali preesistenti, essa neutralizza le variabili di disturbo (i «confondenti») senza doverle conoscere tutte. Quando la randomizzazione non è possibile o non è etica si ricorre ai «quasi-esperimenti», che confrontano gruppi già formati e pagano il prezzo di un controllo minore. Restano poi le minacce alla «validità interna» catalogate da Donald Campbell e Julian Stanley (maturazione, selezione, effetti della storia, regressione verso la media) e la reattività dei soggetti: il celebre «effetto Hawthorne», emerso negli studi condotti negli stabilimenti della Western Electric, mostra come le persone modifichino il comportamento per il solo fatto di sentirsi osservate. Per questo si impiegano il «gruppo placebo» e le procedure «in cieco» e «in doppio cieco», in cui né i partecipanti né chi somministra il trattamento sanno chi lo riceva, così che le aspettative non contaminino i risultati.

Ripasso attivo

Un ricercatore vuole verificare se l'ascolto di musica classica durante lo studio migliora la memorizzazione. Indica quale metodo sceglieresti, individua la variabile indipendente e quella dipendente, e spiega perché un semplice studio correlazionale non basterebbe a dimostrare un nesso causale.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Gli strumenti di raccolta dei dati: test, intervista, colloquio, questionario#

●●○StandardLPOSA-scienze-umane-psicologia-metodi-e-strumenti

Gli strumenti sul continuum standardizzazione/profondità

Gli strumenti di raccolta dei datiGrafo, Questionario → Test, Test → Intervista strutturata, Intervista strutturata → Intervista semistrutturata, Intervista semistrutturata → Colloquio clinicoQuestionarioTestIntervistastrutturataIntervistasemistrutturataColloquioclinico
Fig. 2Gli strumenti su un continuum: da sinistra (più standardizzazione, più confronto) a destra (più profondità, più ricchezza). Test = misurare; intervista = informarsi; colloquio = comprendere il vissuto.

Punti chiave

Mentre il metodo definisce la logica della ricerca, lo strumento è il dispositivo concreto con cui si raccolgono i dati: la scelta dello strumento dipende dall'obiettivo (misurare, comprendere, aiutare) e dal tipo di dato desiderato (quantitativo o qualitativo).
Il test è uno strumento standardizzato di misurazione di una caratteristica psicologica: somministrazione, consegne e correzione sono uguali per tutti, e i punteggi si interpretano confrontandoli con quelli di un campione normativo (le norme). Si distinguono i test di intelligenza (p. es. quelli che esprimono il QI), i test di personalità a struttura oggettiva con domande a risposta chiusa (p. es. questionari di personalità) e i test proiettivi, che presentano stimoli ambigui (macchie, immagini) sul presupposto che la persona vi proietti contenuti interiori. I test garantiscono confrontabilità e oggettività, ma rischiano di ridurre la persona a un punteggio.
L'intervista è uno scambio verbale guidato dal ricercatore per raccogliere informazioni e si distingue per il grado di strutturazione: strutturata (domande fisse, identiche per tutti, dati confrontabili), semistrutturata (traccia di temi con libertà di approfondimento) e non strutturata o libera (conversazione aperta, ricca ma poco confrontabile). Il colloquio, invece, è uno scambio a finalità prevalentemente conoscitiva e clinica, centrato sulla relazione e sull'ascolto: il colloquio clinico mira a comprendere il vissuto della persona, non a misurarlo.
Il questionario è uno strumento autosomministrato, fatto di domande scritte, prevalentemente a risposta chiusa, che permette di raggiungere campioni numerosi a basso costo e di trattare i dati statisticamente. È economico e anonimo, ma soffre della desiderabilità sociale (si risponde come ci si aspetta sia giusto) e non coglie sfumature e significati profondi, terreno proprio del colloquio. La regola pratica: a maggiore standardizzazione corrisponde maggiore confrontabilità dei dati ma minore profondità, e viceversa.

I tre gradi di strutturazione dell'intervista

I gradi di strutturazione dell'intervistaTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Grado · Domande · Esito; Strutturata · fisse, uguali · confrontabile; Semistrutt. · temi guida · equilibrio; Non strutt. · libere · ricca, soggettivaGRADODOMANDEESITOStrutturatafisse, ugualiconfrontabileSemistrutt.temi guidaequilibrioNon strutt.liberericca, soggettiva
Fig. 3I tre gradi di strutturazione dell'intervista: da strutturata (dati confrontabili) a non strutturata (ricca ma poco confrontabile).
Esempio svolto

Scegliere lo strumento giusto per due obiettivi diversi

Devi (a) confrontare il livello di ansia da esame in 200 studenti di un istituto e (b) aiutare uno di loro, in forte difficoltà, a esprimere il proprio vissuto. Indica e giustifica lo strumento per ciascun obiettivo.

  1. 01Analizzare l'obiettivo (a)

    Servono dati confrontabili su un campione numeroso, a basso costo: l'obiettivo è misurare/rilevare, non comprendere il singolo.

  2. 02Scegliere per (a)

    Un questionario standardizzato (o un test) autosomministrato: domande chiuse uguali per tutti, trattabili statisticamente, anche in forma anonima per ridurre il timore del giudizio.

  3. 03Analizzare l'obiettivo (b)

    Serve entrare nel vissuto di una singola persona in difficoltà, in una cornice di ascolto e relazione: l'obiettivo è comprendere e sostenere.

  4. 04Scegliere per (b)

    Il colloquio clinico, centrato sulla relazione, con ascolto attivo e domande aperte; eventualmente un'intervista non strutturata, ma il fine d'aiuto rende propria la forma del colloquio.

Risultato: Per (a) il questionario standardizzato massimizza confrontabilità ed economicità; per (b) il colloquio clinico massimizza la profondità della comprensione del vissuto: standardizzazione e profondità sono in trade-off.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: collocare ciascuno strumento sul continuum standardizzazione/profondità e abbinarlo all'obiettivo (test = misurare; intervista = informarsi; colloquio = comprendere/aiutare; questionario = rilevare su grandi numeri).
  • Focus Esame di Stato: distinguere i tre gradi di strutturazione dell'intervista e i tre tipi di test (intelligenza, personalità oggettivi, proiettivi).

Errori frequenti

  • Usare "colloquio", "intervista" e "test" come sinonimi: il test misura, l'intervista raccoglie informazioni guidate, il colloquio è centrato sulla relazione e sulla comprensione del vissuto.
  • Ritenere che un questionario fornisca dati "più veri" perché numerici, ignorando il bias di desiderabilità sociale e la perdita di profondità.

Approfondimento

Dietro l'apparente neutralità del «punteggio» del test c'è una lunga storia e una tecnica precisa, la «psicometria». La misura moderna dell'intelligenza nasce nel 1905 con la scala Binet-Simon, commissionata in Francia per individuare gli alunni bisognosi di sostegno: Alfred Binet introdusse la nozione di «età mentale», il livello di prestazione tipico di una data età. William Stern trasformò quel dato in un rapporto, il «quoziente intellettivo» (QI = età mentale / età cronologica × 100); più tardi David Wechsler adottò il QI «di deviazione», che colloca il punteggio individuale rispetto alla distribuzione normale del gruppo di pari età. Ogni test serio richiede «taratura» e «norme»: i punteggi grezzi diventano interpretabili solo confrontandoli con quelli di un campione rappresentativo. Di qui i rischi che l'esame valuta con favore quando il candidato li conosce: la «distorsione culturale» (i test riflettono la cultura di chi li costruisce e penalizzano chi ne è estraneo) e la «reificazione», cioè il trattare l'intelligenza come una cosa unica e innata riducibile a un numero — bersaglio della celebre critica di Stephen J. Gould in «Intelligenza e pregiudizio». Un discorso a parte meritano i «test proiettivi» (le macchie di Rorschach, 1921; il TAT di Henry Murray), suggestivi ma dalla validità psicometrica fragile e dall'interpretazione poco standardizzata, che oggi si affiancano ma non sostituiscono strumenti più controllabili.

Ripasso attivo

Una psicologa scolastica deve, nello stesso progetto, (a) misurare le abilità logiche di una classe, (b) capire in profondità il disagio di un singolo studente. Indica per ciascun obiettivo lo strumento più adeguato e giustifica la scelta sul piano della standardizzazione e della profondità.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Dati quantitativi e qualitativi; validità e attendibilità#

●●●ApprofondimentoLPOSA-scienze-umane-psicologia-metodi-e-strumenti

Validità e attendibilità: la metafora del bersaglio

Validità e attendibilitàTabella con 3 colonne e 2 righe, Dati: Attendibile · Non attend.; Valido · al centro · sparsi al centro; Non valido · fuori centro · sparsi e lontaniATTENDIBILENON ATTEND.VALIDOal centrosparsi al centroNON VALIDOfuori centrosparsi e lontani
Fig. 4La metafora del bersaglio: l'attendibilità è la costanza dei colpi (raggruppati), la validità è colpire il centro giusto. Sono due requisiti distinti.

Punti chiave

Ogni strumento produce dati, ma non tutti i dati hanno la stessa natura: i dati quantitativi sono espressi in numeri e si prestano a misurazione, conteggio e analisi statistica; i dati qualitativi sono espressi in parole, descrizioni, significati e si prestano a interpretazione. I due approcci non sono nemici: spesso si integrano (metodi misti), perché misurare quanto e comprendere perché rispondono a domande diverse.
Per misurare occorre operazionalizzare i concetti: tradurre un costrutto astratto (l'ansia, la motivazione) in indicatori osservabili e in variabili. Una variabile può essere indipendente (manipolata), dipendente (misurata) o estranea/di disturbo (da controllare). La qualità di una misura dipende da due proprietà fondamentali, distinte ma complementari: la validità e l'attendibilità.
L'attendibilità (o fedeltà) è la coerenza e la stabilità di una misura: uno strumento è attendibile se, applicato nelle stesse condizioni, dà risultati simili (p. es. lo stesso punteggio a una settimana di distanza, la test-retest). La validità è invece il grado in cui lo strumento misura davvero ciò che intende misurare: un test di matematica scritto in una lingua difficile può essere attendibile ma poco valido, perché finisce per misurare la comprensione linguistica. Si distinguono la validità interna (la relazione causale è ben isolata dalle variabili estranee) e la validità esterna (i risultati sono generalizzabili ad altre persone e contesti).
Le due proprietà non si implicano a vicenda: una misura può essere attendibile ma non valida (costante ma sistematicamente sbagliata, come una bilancia che pesa sempre 2 kg in più), mentre una misura valida deve essere anche sufficientemente attendibile. Infine, la generalizzabilità richiede un campione rappresentativo della popolazione: un campione distorto (p. es. solo volontari) compromette la validità esterna a prescindere dall'attendibilità dello strumento.
Esempio svolto

Distinguere attendibilità e validità su un caso

Una bilancia indica sempre, per lo stesso oggetto, 5.2 kg in tre pesate consecutive, ma l'oggetto pesa in realtà 5.0 kg. Valuta attendibilità e validità della bilancia e trasferisci la conclusione a un test psicologico.

  1. 01Esaminare la costanza

    Le tre pesate danno lo stesso valore (5.2 kg): la misura è coerente e ripetibile, dunque la bilancia è ATTENDIBILE.

  2. 02Confrontare con il valore vero

    Il peso reale è 5.0 kg, ma lo strumento segna 5.2 kg: c'è un errore sistematico di +0.2 kg, quindi la bilancia NON è valida (non misura il valore vero).

  3. 03Trasferire alla psicologia

    Un test può dare punteggi costanti (attendibile) pur misurando un costrutto diverso da quello dichiarato (non valido): la costanza non garantisce la correttezza.

  4. 04Trarre la regola

    L'attendibilità è condizione necessaria ma non sufficiente per la validità: senza costanza non c'è validità, ma la sola costanza non basta.

Risultato: La bilancia è attendibile ma non valida (errore sistematico di +0.2 kg); allo stesso modo un test psicologico può essere costante senza misurare ciò che dichiara: la validità richiede sia costanza sia centratura sul costrutto giusto.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: definire e distinguere con precisione validità (misura ciò che deve) e attendibilità (misura in modo costante), sapendo che un test può essere attendibile senza essere valido, ma non viceversa.
  • Focus Esame di Stato: distinguere validità interna (controllo delle variabili estranee) ed esterna (generalizzabilità), collegando quest'ultima alla rappresentatività del campione.

Errori frequenti

  • Usare validità e attendibilità come sinonimi: l'attendibilità riguarda la costanza della misura, la validità il fatto che misuri il costrutto giusto.
  • Ritenere generalizzabili i risultati ottenuti su un campione non rappresentativo (solo studenti volontari, un solo genere, una sola città).

Approfondimento

Sul piano tecnico, validità e attendibilità si articolano ciascuna in più forme che vale la pena distinguere. L'«attendibilità» si accerta in modi diversi: la stabilità nel tempo («test-retest»), la coerenza fra due metà dello stesso strumento («split-half»), l'accordo fra valutatori indipendenti («inter-rater») e la «coerenza interna» degli item, misurata dall'indice «alfa di Cronbach». Alla base c'è la «teoria classica del test», secondo cui ogni punteggio osservato è la somma di un punteggio vero e di un errore casuale: più l'errore è piccolo, più la misura è attendibile. La «validità», a sua volta, ha almeno tre grandi facce: la validità «di contenuto» (gli item coprono davvero tutto il costrutto?), la validità «di criterio» — concorrente o predittiva (il test correla con un criterio esterno, per esempio predice il rendimento futuro?) — e la validità «di costrutto», la più profonda, che chiede se il test misuri proprio quella variabile teorica, verificando che converga con misure affini («validità convergente») e diverga da misure di costrutti diversi («validità discriminante»). A queste si aggiunge la distinzione, dovuta a Campbell e Stanley, tra validità «interna» (l'effetto osservato è davvero dovuto alla causa ipotizzata?) ed «esterna» (i risultati valgono anche fuori dal campione e dal laboratorio?). Riconoscere quale forma è in gioco è ciò che trasforma una risposta generica in un'analisi metodologica precisa.

Ripasso attivo

Un test di "empatia" dà a Marco lo stesso punteggio in tre somministrazioni ravvicinate, ma in realtà misura soprattutto quanto Marco appare disponibile. Stabilisci se il test è attendibile, se è valido, e spiega la differenza con un esempio tratto da una bilancia mal tarata.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Etica e deontologia della ricerca psicologica#

●○○BaseLPOSA-scienze-umane-psicologia-metodi-e-strumenti

I principi etici della ricerca psicologica

I principi etici della ricercaruota segmentata, 5 segmenti, Dati: Etica, Consenso, Ritiro, Riservatezza, No rischio, DebriefingConsensoinformatoRitirolibertà diRiservatezzaanonimatoNo rischiominimizzareDebriefingfinaleEtica
Fig. 5I principi etici della ricerca psicologica: consenso informato, libertà di ritiro, riservatezza e anonimato, minimizzazione del rischio, debriefing (la spiegazione finale).

Punti chiave

La ricerca psicologica ha per oggetto le persone: per questo la dimensione etica non è un'appendice ma una condizione di legittimità del metodo. Studiare l'essere umano impone di tutelarne la dignità, l'autonomia e il benessere in ogni fase, dalla progettazione alla diffusione dei risultati.
Il principio cardine è il consenso informato: i partecipanti devono essere informati in modo comprensibile su scopi, procedure ed eventuali rischi della ricerca, e devono aderirvi liberamente, con la possibilità di ritirarsi in qualunque momento senza conseguenze. Nel caso di minori il consenso è prestato da chi esercita la responsabilità genitoriale, accompagnato per quanto possibile dall'assenso del minore stesso.
Altri principi essenziali sono la riservatezza e l'anonimato (i dati personali vanno protetti e i risultati diffusi in forma aggregata o anonima), la minimizzazione del rischio (evitare danni fisici o psicologici) e, quando un disegno richiede di non rivelare subito tutto, l'obbligo del debriefing finale, cioè la spiegazione completa al termine. L'eventuale inganno è ammesso solo se necessario, innocuo e seguito da chiarimento.
Questi principi non sono soltanto morali: sono codificati in codici deontologici della professione e nelle norme sulla protezione dei dati. Rispettarli non è in contrasto con il rigore scientifico, ma ne è parte: una ricerca eticamente scorretta è anche scientificamente sospetta, perché lede la fiducia su cui si fonda la relazione tra ricercatore e partecipante.
Esempio svolto

Rendere etica un'osservazione su minori

Valuta i problemi etici dell'osservazione di alunni di terza media durante una verifica senza preavviso e riscrivi la procedura in modo deontologicamente corretto.

  1. 01Individuare il problema del consenso

    Mancano il consenso informato di chi esercita la responsabilità genitoriale e l'assenso dei minori: i partecipanti non sanno di essere studiati né hanno aderito liberamente.

  2. 02Individuare il rischio

    Osservare durante una verifica può accrescere ansia e senso di sorveglianza: occorre minimizzare il rischio e tutelare il benessere degli alunni.

  3. 03Tutelare la riservatezza

    I dati raccolti vanno anonimizzati e diffusi in forma aggregata, senza riferimenti identificabili ai singoli alunni.

  4. 04Riscrivere la procedura

    Acquisire il consenso informato dei genitori e l'assenso degli alunni, spiegando scopi e modalità in forma comprensibile, garantire la libertà di ritiro, ridurre l'invasività dell'osservazione e prevedere un debriefing finale alla classe.

Risultato: La procedura originaria viola consenso, libertà di ritiro e minimizzazione del rischio; resa corretta prevede consenso dei genitori e assenso dei minori, informazione comprensibile, anonimato, possibilità di ritiro e debriefing finale.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: enunciare i principi etici fondamentali (consenso informato, libertà di ritiro, riservatezza/anonimato, minimizzazione del rischio, debriefing) e saperli applicare a un caso concreto.
  • Focus Esame di Stato: motivare perché l'etica fa parte del metodo e non gli è esterna, in particolare quando i partecipanti sono minori o soggetti vulnerabili.

Errori frequenti

  • Ridurre il consenso informato a una firma: è invece un processo di informazione comprensibile e di adesione libera, con diritto di ritiro in ogni momento.
  • Considerare l'etica un vincolo opposto alla scienza, anziché una condizione della validità e dell'affidabilità della ricerca.

Approfondimento

La deontologia della ricerca non è un elenco astratto di buone intenzioni: è nata dagli abusi. Dopo gli esperimenti disumani condotti dai medici nazisti, il «Codice di Norimberga» (1947) fissò per la prima volta il consenso volontario come requisito assoluto; seguirono la «Dichiarazione di Helsinki» (1964) per la ricerca biomedica e, negli Stati Uniti, il «Rapporto Belmont» (1979), che condensa l'etica della ricerca in tre principi — rispetto per le persone, beneficità e giustizia — dopo lo scandalo dello studio di Tuskegee, in cui a un gruppo di malati fu negato per decenni un trattamento disponibile. Nella psicologia due esperimenti classici hanno segnato il dibattito: gli studi di Stanley Milgram sull'obbedienza all'autorità (primi anni Sessanta), che sottoponevano i partecipanti a un forte stress mediante inganno, e l'esperimento carcerario di Philip Zimbardo a Stanford (1971), interrotto in anticipo per la deriva degli abusi tra i partecipanti. Di qui l'istituzione dei «comitati etici» (negli USA gli Institutional Review Boards), che valutano preventivamente ogni protocollo, e i «codici deontologici» delle associazioni professionali — in Italia il Codice deontologico degli psicologi. La lezione è duplice: l'inganno è ammesso solo se indispensabile, innocuo e seguito da un pieno «debriefing», e nessun risultato, per quanto interessante, giustifica un danno ai partecipanti.

Ripasso attivo

Una ricercatrice vuole studiare le reazioni emotive di alunni di terza media osservandoli durante una verifica, senza avvisarli per non alterarne il comportamento. Individua i problemi etici della procedura e proponi come renderla deontologicamente corretta.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01I metodi della ricerca psicologica◐
    • 02Gli strumenti di raccolta dei dati: test, intervista, colloquio, questionario◐
    • 03Dati quantitativi e qualitativi; validità e attendibilità●
    • 04Etica e deontologia della ricerca psicologica○

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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