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Lessico e funzioni comunicative

Il lessico e le funzioni comunicative sono il cuore operativo della competenza linguistico-comunicativa nel triennio del Liceo: non basta « conoscere parole », occorre disporre di un repertorio ampio e organizzato e saperlo mobilitare per compiere atti comunicativi precisi (chiedere e dare informazioni, esprimere opinioni, accordo e disaccordo, formulare ipotesi e consigli) scegliendo registro e linguaggio adatti al contesto, allo scopo e al destinatario. L'argomento è pienamente compreso nelle Indicazioni Nazionali per i Licei (area linguistica e comunicativa) e si riferisce ai descrittori del QCER per la competenza lessicale e funzionale (livelli B1/B2); è valutabile all'Esame di Stato sia nella seconda prova (comprensione e produzione scritta della lingua), dove la « ricchezza lessicale » è un esplicito criterio di griglia, sia nel colloquio, in cui la varietà e la precisione del lessico sostengono l'esposizione e l'interazione.

4 sezioni·~25 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0555 / 16
Profilo d’esame
Disporre di un repertorio lessicale adeguato a comunicare su argomenti vari (livello B1/B2 del QCER)Usare in modo appropriato le funzioni comunicative e i registri linguisticiArricchire la produzione scritta e orale con un lessico vario e preciso (criterio della griglia di valutazione)Selezionare il lessico appropriato al contesto, allo scopo e al destinatario, riconoscendo collocazioni, espressioni idiomatiche e linguaggi settoriali
Operatori:spiegadescriviesprimiconfrontaclassificaillustragiustificainterpretatraducianalizza

livello base

A tutti gli indirizzi liceali in cui si studia una seconda lingua straniera si richiede di padroneggiare un lessico di base ampliato e le principali funzioni comunicative quotidiane (chiedere e dare informazioni, esprimere preferenze, accordo e disaccordo, dare consigli) con un controllo del registro sufficiente alla comunicazione corrente.

livello avanzato

Nel Liceo Linguistico (dove la seconda lingua è materia di indirizzo con un monte ore maggiore) e nell'opzione Economico-Sociale del Liceo delle Scienze Umane si approfondiscono i linguaggi settoriali (in particolare quello socio-economico per il LES), le collocazioni meno frequenti, le espressioni idiomatiche e la modulazione fine del registro, fino al consolidamento del livello B1, traguardo d'uscita della seconda lingua, e all'uso del lessico nella mediazione e nell'argomentazione.

Profondità

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Lessico e funzioni comunicative
    • 01Aree lessicali e ampliamento del vocabolario◐
    • 02Funzioni comunicative e atti linguistici◐
    • 03Collocazioni, espressioni idiomatiche e linguaggi settoriali●
    • 04Il registro linguistico: formale e informale◐
§ 01

Aree lessicali e ampliamento del vocabolario#

●●○StandardLPOSA-lingua-straniera-2-lessico-funzioni

Mappa concettuale di un'area lessicale: l'ambiente

Campo semantico: l'ambienteDiagramma ad albero, 9 percorsi, Dati: Cause → pollution; Cause → emissions; Cause → waste; Conseguenze → warming; Conseguenze → drought; Conseguenze → flooding; Soluzioni → recycling; Soluzioni → renewables; Soluzioni → awarenessCauseConseguenzeSoluzioniAmbientepollutionemissionswastewarmingdroughtfloodingrecyclingrenewablesawareness
Fig. 1Una mappa concettuale organizza il campo semantico dell'ambiente in cause (pollution, emissions, waste, warming), conseguenze (drought, flooding) e soluzioni (recycling, renewables, awareness). Famiglia di parole = stessa radice + affissi (pollute / pollution / polluted). Attenzione al falso amico: factory non significa «fattoria».

Punti chiave

La competenza lessicale, secondo il Quadro Comune Europeo di Riferimento (QCER), comprende sia l'ampiezza del repertorio (quante parole ed espressioni si conoscono) sia il suo controllo (con quanta precisione le si usa): nel triennio liceale l'obiettivo è ampliare e consolidare il lessico relativo agli ambiti personale, sociale, di studio, letterario e di attualità fino al livello B1/B2. Imparare lessico non significa accumulare liste isolate di parole, ma costruire reti di significato in cui ogni vocabolo è collegato ad altri per area tematica, per famiglia di parole e per relazioni di senso.
Le parole non vivono isolate ma si organizzano in campi semantici (insiemi di parole legate a uno stesso ambito di significato, per esempio l'ambiente, il lavoro, i sentimenti) e in famiglie lessicali (parole derivate da una stessa radice mediante prefissi e suffissi). Conoscere i principali meccanismi di formazione delle parole — la derivazione (aggiunta di affissi, come in « nazione → internazionale ») e la composizione (unione di due parole) — permette di moltiplicare il vocabolario in modo attivo e di inferire il significato di termini nuovi a partire dalle loro componenti, una strategia decisiva in fase di comprensione.
Il significato di una parola si chiarisce attraverso le relazioni di senso che essa intrattiene con le altre. I sinonimi sono parole di significato simile (ma quasi mai perfettamente intercambiabile: il registro e le collocazioni le distinguono); i contrari (antonimi) hanno significato opposto; gli iperonimi sono termini generali che includono termini più specifici, gli iponimi (per esempio « fiore » è iperonimo di « rosa » e « tulipano »). Padroneggiare queste relazioni consente di variare il lessico, evitare le ripetizioni e raggiungere la precisione richiesta dalla griglia di valutazione della seconda prova.
Per ampliare il vocabolario in modo duraturo si ricorre a strategie didattiche mirate: organizzare il lessico in mappe semantiche, annotare le parole nel loro contesto d'uso (e non da sole), studiare le collocazioni più frequenti, sfruttare le parole trasparenti e i prestiti — facendo però attenzione ai « falsi amici », parole simili nelle due lingue ma di significato diverso. Strumento centrale è il dizionario, prima bilingue e poi sempre più monolingue, che fornisce non solo la traduzione ma anche pronuncia, esempi, collocazioni e indicazioni di registro.
Esempio svolto

Variare il lessico in un paragrafo (eliminare le ripetizioni)

In stile Esame di Stato (produzione scritta): nel breve paragrafo « The problem of pollution is a big problem. Pollution is a problem for cities and a problem for the sea » la parola « problem » è ripetuta quattro volte. Riscrivi il paragrafo migliorandone la ricchezza lessicale, sfruttando sinonimi, iperonimi/iponimi e nominalizzazione.

  1. 01Individuare la ripetizione

    Il termine ripetuto è « problem » (4 occorrenze) e l'aggettivo generico « big »; entrambi abbassano il punteggio di « ricchezza e proprietà lessicale ».

  2. 02Cercare alternative coerenti

    Per « problem » si possono usare i sinonimi/iponimi « issue », « threat », « challenge »; per « big » l'aggettivo più preciso « serious » o « major »; il campo semantico dell'inquinamento offre « affects », « urban areas », « marine ecosystems ».

  3. 03Riscrivere collegando le frasi

    Si fonde la sequenza in un periodo coeso, sostituendo le ripetizioni e specificando i referenti (città, mare).

Risultato: « Pollution is a serious threat: it affects both urban areas and marine ecosystems, posing a major challenge for society. » La ripetizione di « problem » è eliminata, il lessico è vario e più preciso, e il periodo risulta coeso.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: nella produzione scritta della seconda prova la « ricchezza e proprietà lessicale » è un descrittore esplicito della griglia; mostrare di saper variare i termini (sinonimi, iperonimi/iponimi) ed evitare ripetizioni vale punti concreti.
  • Focus Esame di Stato: nella comprensione del testo (seconda prova) e nel colloquio è valutata la capacità di inferire dal contesto il significato di parole sconosciute, sfruttando radice, affissi e campo semantico, senza ricorrere alla traduzione meccanica.

Errori frequenti

  • Studiare le parole in liste isolate e fuori contesto: il vocabolo memorizzato senza collocazioni e senza esempi d'uso si dimentica in fretta e viene poi impiegato in modo scorretto o innaturale.
  • Fidarsi dei « falsi amici »: tradurre meccanicamente una parola straniera con quella italiana che le somiglia (per esempio l'inglese « actually » con « attualmente », o « library » con « libreria ») produce errori di significato anche gravi.

Approfondimento

Sapere una parola è più complesso di quanto sembri: la ricerca lo descrive come la padronanza di tre dimensioni — la forma (come suona e si scrive, affissi inclusi), il significato (i sensi, le connotazioni, le associazioni) e l'uso (le collocazioni, le restrizioni grammaticali, il registro). Una parola può essere «conosciuta» in modo ricettivo (la si riconosce leggendo o ascoltando) senza esserlo in modo produttivo (non la si sa usare attivamente): il vocabolario ricettivo è sempre più ampio di quello produttivo, e trasformare l'uno nell'altro è uno degli obiettivi del triennio. Non tutte le parole meritano lo stesso sforzo: il lessico si distribuisce per «bande di frequenza», e le prime due-tremila famiglie di parole ad alta frequenza coprono la grande maggioranza di qualunque testo — sono l'investimento più redditizio, mentre il lessico raro va appreso soprattutto in modo ricettivo, dal contesto. Sul come, la ricerca è netta: l'apprendimento «distribuito» (riprendere una parola a intervalli crescenti) fissa il lessico assai più della ripetizione concentrata in una sola sessione, e il «recupero attivo» — provare a ricordare una parola prima di ricontrollarla — la consolida più della semplice rilettura. Ne discende un metodo pratico: schedare le parole nel loro contesto e con una collocazione, rivederle a intervalli, e privilegiare l'uso produttivo delle parole frequenti rispetto all'accumulo di termini rari destinati a essere dimenticati.

Ripasso attivo

Scegli il campo semantico dell'ambiente (« the environment ») nella lingua che studi e costruisci una mappa lessicale con almeno dodici termini, raggruppandoli per sottoinsiemi (cause, conseguenze, soluzioni). Per ciascun termine indica, dove possibile, un sinonimo o una parola della stessa famiglia, segnalando un eventuale falso amico.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Funzioni comunicative e atti linguistici#

●●○StandardLPOSA-lingua-straniera-2-lessico-funzioni

Tabella funzioni comunicative / esponenti linguistici

Funzioni ed esponentiTabella con 2 colonne e 5 righe, Dati: Funzione · Esponente tipico; Opinione · I think that…; Accordo · I agree.; Disaccordo · I see your point…; Consiglio · You should…; Ipotesi · If…, I will…FUNZIONEESPONENTE TIPICOOpinioneI think that…AccordoI agree.DisaccordoI see your point…ConsiglioYou should…IpotesiIf…, I will…
Fig. 2A ogni funzione comunicativa corrispondono più esponenti linguistici, scelti secondo il registro: opinione (I think… / In my view… / As far as I am concerned…); accordo (I agree / You are right / That is exactly my point); disaccordo cortese (I see your point, but… / I am not sure I agree); consiglio (You should… / Why not…? / If I were you, I would…); ipotesi (If it rains, we will stay in / It might be…).

Punti chiave

Una funzione comunicativa è lo scopo che si vuole raggiungere parlando o scrivendo: non « quali parole uso », ma « che cosa faccio con la lingua ». L'approccio comunicativo, alla base del QCER e delle Indicazioni Nazionali, descrive la lingua come un insieme di atti linguistici (chiedere, informare, invitare, rifiutare, ringraziare, consigliare, ipotizzare) e mette in primo piano la capacità di compiere questi atti in modo efficace e adeguato alla situazione. Ogni funzione si realizza attraverso uno o più esponenti linguistici, cioè le formule e le strutture concrete che la lingua mette a disposizione per esprimerla.
La stessa funzione può essere espressa da esponenti diversi, scelti in base al registro e all'intensità. Per esprimere un'opinione, ad esempio, si può andare dal neutro « I think… » al più articolato « In my view… / As far as I'm concerned… »; per esprimere accordo da « I agree » a « You're absolutely right »; per il disaccordo, da un netto « I disagree » a un più attenuato e cortese « I'm not sure I agree… / I see your point, but… ». Saper graduare l'esponente è parte essenziale della competenza: la cortesia (politeness) spesso richiede di attenuare gli atti potenzialmente sgraditi, come il rifiuto, il disaccordo o la richiesta.
Alcune funzioni si appoggiano a strutture grammaticali precise, che vanno padroneggiate per realizzarle (ripasso operativo, qui visto in funzione comunicativa e non come obiettivo grammaticale a sé). Dare consigli si esprime tipicamente con modali e perifrasi (« You should… / Why don't you…? / If I were you, I'd… »); formulare ipotesi ricorre al periodo ipotetico (« If it rains, we'll stay in »); fare richieste cortesi impiega forme modali interrogative (« Could you…? / Would you mind…? »). La funzione, dunque, lega il lessico alla morfosintassi: è il ponte tra « sapere le regole » e « usarle per comunicare ».
Esiste anche un livello di funzioni che organizza il discorso stesso: avviare e chiudere una conversazione, prendere e cedere la parola (turn-taking), introdurre un argomento, fare una digressione, riformulare (« What I mean is… »), riassumere. Queste funzioni interazionali, insieme ai connettivi, garantiscono la coerenza e la coesione del testo orale e scritto e sono particolarmente importanti nel colloquio dell'Esame di Stato, dove si valutano la fluenza dell'esposizione e la capacità di gestire l'interazione con la commissione.
Esempio svolto

Costruire un turno argomentativo orale (colloquio)

In stile colloquio dell'Esame di Stato: rispondi alla domanda « Do you think social media are good for teenagers? » costruendo un turno di parola che (1) esprima la tua opinione, (2) la motivi con un argomento, (3) riconosca un'obiezione e (4) concluda. Indica le funzioni comunicative attivate a ogni passo.

  1. 01Esprimere l'opinione (funzione: opinione)

    Si apre con un esponente di opinione chiaro e non banale: « In my view, social media can be useful for teenagers, but only up to a point. »

  2. 02Motivare (funzione: argomentare/causa)

    Si aggiunge una ragione con un connettivo causale: « This is because they help young people stay in touch and find information quickly. »

  3. 03Concedere un'obiezione (funzione: disaccordo attenuato/concessione)

    Si riconosce il punto opposto con un connettivo concessivo: « However, I am aware that excessive use can affect sleep and self-esteem. »

  4. 04Concludere (funzione: conclusione)

    Si chiude riprendendo la tesi in forma sfumata: « All in all, I believe the key is a balanced and conscious use. »

Risultato: Il turno realizza in sequenza quattro funzioni — opinione, motivazione, concessione, conclusione — con esponenti adeguati e connettivi (because, however, all in all): risulta coeso, argomentato e cortese, esattamente ciò che la commissione valuta nel colloquio.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: nel colloquio è valutata la capacità di compiere atti comunicativi reali — esporre, argomentare la propria opinione, rispondere a domande, chiedere chiarimenti — con esponenti linguistici adeguati e con cortesia; non basta « sapere le parole », occorre usarle per uno scopo.
  • Focus Esame di Stato: nella produzione scritta argomentativa (seconda prova) la padronanza delle funzioni « esprimere e motivare un'opinione », « concordare/dissentire », « ipotizzare », « concludere » struttura il testo e ne sostiene la coerenza, criterio esplicito della griglia.

Errori frequenti

  • Usare un solo esponente per ogni funzione (sempre « I think… », sempre « I agree ») trascurando la varietà: la ripetizione della stessa formula impoverisce il discorso e segnala un controllo limitato della lingua.
  • Ignorare la cortesia e il registro nell'esprimere disaccordo o nel fare richieste: un brusco « No, you're wrong » o « Give me… » risulta inadeguato; le funzioni sgradite vanno attenuate (« I'm afraid I don't agree… / Could you…? »).

Approfondimento

Dietro la nozione di «funzione» c'è la teoria degli atti linguistici, che distingue tre piani in ogni enunciato: l'atto locutorio (dire qualcosa), quello illocutorio (ciò che si fa dicendolo: promettere, ordinare, chiedere) e quello perlocutorio (l'effetto sull'ascoltatore). La distinzione cruciale è fra atti diretti, in cui la forma coincide con la funzione (l'imperativo «apri la finestra» che è un ordine), e atti indiretti, in cui non coincidono (la domanda «potresti aprire la finestra?» che è una richiesta): le lingue preferiscono spesso la via indiretta proprio per ragioni di cortesia. Qui interviene la teoria della «faccia»: ogni interlocutore ha un'immagine sociale da preservare, e molti atti — richieste, rifiuti, disaccordi, critiche — la minacciano. Per questo le lingue offrono strategie di attenuazione: la cortesia «negativa» rispetta lo spazio dell'altro (formule indirette, condizionali, scuse: «mi dispiace disturbare, ma…»), quella «positiva» valorizza il legame (apprezzamenti, inclusività). Il punto debole tipico di chi apprende una L2 non è grammaticale ma pragmatico: si producono frasi corrette ma inadeguate — un «No, you are wrong» o un «Give me…» che in italiano suonerebbero forse accettabili ma nella lingua di studio risultano bruschi. Colmare questa distanza significa imparare, per ogni funzione, non solo un esponente ma la sua gradazione di cortesia, così da scegliere il grado giusto secondo l'interlocutore e la situazione — competenza che il colloquio d'esame mette direttamente alla prova.

Ripasso attivo

Scegli tre funzioni comunicative tra « esprimere un'opinione », « esprimere disaccordo in modo cortese », « dare un consiglio » e « formulare un'ipotesi ». Per ciascuna scrivi, nella lingua che studi, almeno due esponenti linguistici di registro diverso (uno neutro/informale e uno più formale) e una frase d'esempio in contesto.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Collocazioni, espressioni idiomatiche e linguaggi settoriali#

●●●ApprofondimentoLPOSA-lingua-straniera-2-lessico-funzioni

Schema di confronto: collocazione, idioma, microlingua

Tre livelli del lessicoTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Tipo · Regola · Esempio; Collocazione · a blocchi · make a decision; Idioma · con misura · break the ice; Microlingua · nel contesto · supply and demandTIPOREGOLAESEMPIOCollocazionea blocchimake a decisionIdiomacon misurabreak the iceMicrolinguanel contestosupply and demand
Fig. 3Tre livelli del lessico: la collocazione (parole che stanno insieme, es. make a decision) si impara a blocchi; l'espressione idiomatica (senso non letterale, es. break the ice) si usa con misura; la microlingua (lessico di un settore, es. supply and demand — economia nel LES) si usa solo nel contesto adatto.

Punti chiave

Una collocazione è l'associazione abituale e statisticamente prevedibile di due o più parole che « stanno bene insieme » in una lingua, anche quando un'altra combinazione sarebbe logicamente possibile: in inglese si dice « make a decision » e non « do a decision », « heavy rain » e non « strong rain », « take a photo » e non « make a photo ». Le collocazioni non si deducono dalla grammatica né dalla traduzione: si imparano come blocchi e sono uno dei tratti che più distinguono un parlante avanzato (livello B2) da uno intermedio. Studiare i sostantivi insieme ai loro verbi e aggettivi tipici è il modo più efficace per acquisirle.
Le espressioni idiomatiche (idioms) sono combinazioni fisse il cui significato complessivo non è la somma dei significati delle singole parole: l'inglese « it's raining cats and dogs » significa « piove a dirotto », non ha nulla a che fare con gatti e cani; « to break the ice » significa « rompere il ghiaccio », cioè spezzare l'imbarazzo iniziale. Gli idiomi sono profondamente legati alla cultura della lingua e vanno usati con misura e a proposito: impiegati nel registro sbagliato suonano fuori luogo, ma riconosciuti nella comprensione e usati con pertinenza arricchiscono molto la produzione.
I linguaggi settoriali (o microlingue) sono le varietà di lingua proprie di un determinato ambito disciplinare o professionale — l'economia, il diritto, la scienza, la tecnologia, i media — caratterizzate da un lessico specialistico, da una sintassi spesso più densa e impersonale e da una tendenza alla precisione e alla monosemia (un termine, un significato). Nel Liceo Linguistico la microlingua è essenziale per i testi di attualità, letterari e CLIL; nell'opzione Economico-Sociale (LES) del Liceo delle Scienze Umane assume particolare rilievo il linguaggio socio-economico (termini come « supply and demand », « unemployment », « inflation », « welfare »), perché i testi della seconda prova attingono spesso a tematiche socio-economiche.
Padroneggiare collocazioni, idiomi e microlingue richiede strumenti e abitudini specifiche: i dizionari delle collocazioni, la lettura estensiva di testi autentici del settore, l'attenzione al contesto e al cotesto (le parole che circondano il termine). Decisivo è il principio della selezione appropriata: si sceglie il termine settoriale o l'espressione idiomatica solo quando il contesto e il destinatario lo richiedono; un registro tecnico in una conversazione informale, o un idioma colloquiale in un saggio formale, sono altrettanto inadeguati. La proprietà lessicale, premiata dalla griglia d'esame, è anzitutto appropriatezza.
Esempio svolto

Correggere le collocazioni per interferenza dall'italiano

In stile Esame di Stato (correttezza e proprietà lessicale): individua e correggi gli errori di collocazione nelle frasi inglesi, spiegando la regola. (1) « I must make a question. » (2) « Yesterday it fell strong rain. » (3) « He always says lies. »

  1. 01Analizzare la frase 1

    Con « question » il verbo corretto in inglese è « ask », non « make »; « make a question » è un calco dall'italiano « fare una domanda ».

  2. 02Analizzare la frase 2

    L'aggettivo che collega con « rain » è « heavy » (pioggia intensa), non « strong »; inoltre il verbo naturale è « it rained heavily » o « there was heavy rain ».

  3. 03Analizzare la frase 3

    Con « lies » il verbo è « tell », non « say »: la collocazione fissa è « tell a lie / tell the truth ».

Risultato: Frasi corrette: (1) « I must ask a question. » (2) « Yesterday there was heavy rain / it rained heavily. » (3) « He always tells lies. » In tutti e tre i casi l'errore non era grammaticale ma di collocazione: la combinazione abituale delle parole va imparata a blocchi e non tradotta dall'italiano.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: l'uso corretto delle collocazioni più frequenti è ciò che distingue il livello atteso (B1) per la seconda lingua nella prova scritta; errori di collocazione (« do a decision », « say a lie ») abbassano il punteggio di correttezza e proprietà lessicale anche quando la grammatica è giusta.
  • Focus Esame di Stato (specie LES): saper comprendere e impiegare con proprietà il lessico settoriale socio-economico è spesso richiesto dai testi della seconda prova; nell'analisi del testo va riconosciuto il registro tecnico e nella produzione va usato in modo appropriato e non a sproposito.

Errori frequenti

  • Tradurre le collocazioni parola per parola dall'italiano: « fare una domanda » non è « make a question » ma « ask a question »; « prendere una decisione » è « make a decision », non « take a decision » (variante britannica accettata) né « do a decision ».
  • Interpretare le espressioni idiomatiche alla lettera o usarle nel registro sbagliato: tradurre « it's not my cup of tea » con un significato letterale, oppure inserire un idioma colloquiale in un saggio formale, tradisce un controllo insicuro del registro.

Approfondimento

La linguistica dei corpora ha mostrato che la lingua non si costruisce solo parola per parola secondo le regole (il «principio della libera scelta»), ma in larga misura assemblando blocchi già pronti — collocazioni, formule, espressioni fisse — secondo quello che è stato chiamato «principio idiomatico». Gran parte del parlato e dello scritto naturale è «prefabbricata»: chi apprende una lingua deve perciò acquisire non solo le regole ma un vasto repertorio di sequenze formulaiche, perché è la loro disponibilità immediata a rendere possibili sia la scorrevolezza (non si compone ogni frase da zero) sia la naturalezza che avvicina al parlante nativo. Le collocazioni sono il banco di prova di questa competenza, ed è proprio lì che l'interferenza dalla L1 colpisce con più forza: poiché una collocazione non discende da una regola, l'apprendente tende a trasferire la combinazione della propria lingua («fare una domanda» → «make a question»), producendo enunciati grammaticalmente corretti ma «non inglesi», «non tedeschi», «non spagnoli». La difesa è duplice: da un lato imparare i sostantivi insieme ai loro verbi e aggettivi tipici, dall'altro usare strumenti che espongono l'uso reale — i dizionari delle collocazioni e le concordanze, che mostrano una parola nei suoi contesti più frequenti. Per le microlingue vale un principio analogo: il lessico settoriale va incontrato nei testi autentici del settore, dove ogni termine porta con sé le sue combinazioni e la sua sintassi tipica, e va poi usato solo dove il contesto e il destinatario lo richiedono, perché la proprietà è anzitutto appropriatezza.

Ripasso attivo

Per la lingua che studi, compila una piccola tabella di sei collocazioni frequenti con il verbo « make » o « do » (in inglese) — o con i verbi-supporto equivalenti nell'altra lingua — distinguendo le combinazioni corrette da quelle scorrette per interferenza dall'italiano. Aggiungi poi due termini del lessico socio-economico e usali in una frase appropriata.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Il registro linguistico: formale e informale#

●●○StandardLPOSA-lingua-straniera-2-lessico-funzioni

Schema dei registri linguistici e dei loro tratti

L'asse del registroRetta numerica, Informale, Neutro, FormaleInformaleNeutroFormale
Fig. 4Il registro è un continuum. Informale: contrazioni, phrasal verbs, frasi brevi (Hi / Bye). Formale: niente contrazioni, lessico dotto, forma passiva (Dear… / Yours). Il registro varia con destinatario, scopo, canale e genere testuale; apertura e chiusura devono concordare. Errore da evitare: il registro misto (informale in un testo formale).

Punti chiave

Il registro è la varietà di lingua che il parlante seleziona in base alla situazione comunicativa: cambia non « che cosa » si dice, ma « come » lo si dice, in funzione del rapporto con l'interlocutore (formale/informale), del canale (orale/scritto), dello scopo e del grado di pianificazione del testo. Saper variare il registro — dal molto informale di una chat con un amico al formale di una lettera istituzionale — è una competenza esplicitamente richiesta dal QCER e dalle Indicazioni Nazionali: la stessa funzione comunicativa si realizza con esponenti diversi a seconda del registro, e scegliere quello giusto è parte essenziale dell'appropriatezza.
I tratti che distinguono il registro formale da quello informale agiscono su più piani. Sul piano lessicale, il formale predilige termini di origine dotta e parole intere (« I would like to inform you »), l'informale preferisce parole brevi, phrasal verbs e termini colloquiali (« I just wanted to let you know »). Sul piano morfosintattico, il formale evita le contrazioni (« do not » invece di « don't »), usa frasi più lunghe e complesse, la forma passiva e impersonale; l'informale ammette contrazioni, ellissi, frasi brevi e segnali discorsivi (« well », « you know »). Esistono naturalmente registri intermedi, neutri, adatti alla maggior parte delle situazioni di studio.
La scelta del registro è strettamente legata al genere testuale e al destinatario. Una email a un amico, un post sui social, un messaggio sono tipicamente informali; una lettera di candidatura, una email a un professore o a un ufficio, un saggio argomentativo, una relazione richiedono un registro formale. All'Esame di Stato la consegna della produzione scritta specifica quasi sempre tipologia testuale e destinatario: leggerli con attenzione e adeguare il registro è il primo passo per rispettare la traccia, criterio cardine della griglia di valutazione (« aderenza alla traccia / pertinenza »).
Il controllo del registro si manifesta nei dettagli: la formula di apertura e di chiusura di una lettera o email (« Dear Sir or Madam … Yours faithfully » nel formale; « Hi … Take care » nell'informale), le formule di cortesia, l'uso o meno delle contrazioni e degli idiomi colloquiali, la scelta tra forma diretta e attenuata delle richieste. Un errore frequente e penalizzante è il mescolamento dei registri (registro misto), cioè l'uso di tratti informali in un testo formale (o viceversa), che rivela un controllo insicuro della lingua e rompe la coerenza stilistica del testo.
Esempio svolto

Trasformare un messaggio informale in una email formale

In stile Esame di Stato (produzione scritta su consegna con destinatario): trasforma il messaggio informale « Hi! I can't come to class tomorrow 'cause I'm ill. Tell the teacher, ok? Thanks! » in una email formale indirizzata al docente, e indica i tratti che cambi.

  1. 01Definire destinatario e registro

    Il destinatario è il docente: serve un registro formale, con apertura e chiusura coerenti e senza contrazioni né colloquialismi.

  2. 02Formula di apertura

    Si sostituisce « Hi! » con un'apertura formale: « Dear Professor Smith, » (nome noto → « Yours sincerely » in chiusura).

  3. 03Corpo: lessico e morfosintassi

    Si eliminano contrazioni e colloquialismi: « can't » → « am not able to / will be unable to »; « 'cause » → « because / as »; « I'm ill » → « I am unwell »; tono cortese e completo.

  4. 04Formula di chiusura

    Si chiude formalmente in accordo con l'apertura: « Yours sincerely, [nome] », mai « Bye » o « Thanks! ».

Risultato: « Dear Professor Smith, I am writing to inform you that I will be unable to attend class tomorrow, as I am unwell. I would be grateful if you could note my absence. Thank you for your understanding. Yours sincerely, [nome]. » Sono stati modificati l'apertura/chiusura, le contrazioni (eliminate), il lessico (informale → formale) e la sintassi (frasi complete e cortesi): il registro è ora coerente con il destinatario e la tipologia.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: la consegna della produzione scritta indica tipologia e destinatario; adeguare il registro (formale/informale) è parte dell'« aderenza alla traccia » e della « proprietà lessicale », criteri espliciti della griglia di valutazione della seconda prova.
  • Focus Esame di Stato: nel colloquio è valutata la capacità di modulare il registro nell'interazione con la commissione (registro formale-cortese) rispetto a un'eventuale simulazione di situazione informale; la coerenza di registro sostiene la valutazione della competenza comunicativa.

Errori frequenti

  • Mescolare i registri all'interno dello stesso testo (registro misto): inserire contrazioni, phrasal verbs colloquiali o idiomi informali (« kids », « gonna », « a lot of stuff ») in una lettera o in un saggio formale, oppure formule eccessivamente solenni in un'email amichevole, rompe la coerenza stilistica.
  • Usare formule di apertura e chiusura incoerenti: aprire con « Dear Sir or Madam » (destinatario ignoto) e chiudere con « Yours sincerely » (che si usa quando il nome è noto), oppure aprire formalmente e chiudere con « Bye »: l'apertura e la chiusura devono concordare nel registro.

Approfondimento

Il registro è un fenomeno sociolinguistico: la formalità non è un interruttore acceso/spento ma un continuum, e su di esso il parlante si colloca leggendo tre coordinate della situazione — il campo (l'argomento e il suo grado di tecnicità), il tenore (il rapporto sociale e di distanza con l'interlocutore) e il modo (il canale, scritto o parlato, e la sua pianificazione). È soprattutto il tenore a governare la formalità: più il rapporto è distante o asimmetrico, più il registro sale. Un aspetto contrastivo di grande rilievo è che molte lingue grammaticalizzano la distanza sociale con la distinzione tra un pronome «di confidenza» e uno «di cortesia» — il francese «tu/vous», il tedesco «du/Sie», lo spagnolo «tú/usted» — mentre l'inglese moderno l'ha persa e affida la cortesia ad altri mezzi (modali, formule, tono). Chi passa dall'italiano, che ha il «tu/Lei», a una di queste lingue deve ricalibrare il sistema: scegliere il pronome sbagliato non è un errore di grammatica ma di relazione, e può risultare sgarbato. Il segnale più chiaro di un controllo insicuro del registro è il «registro misto»: un colloquialismo o una contrazione che si insinuano in un testo formale, o una solennità fuori luogo in un messaggio amichevole. Poiché apertura, corpo e chiusura devono concordare nel registro, conviene decidere il livello di formalità prima di scrivere e poi mantenerlo coerente in ogni scelta — pronomi, formule, contrazioni, lessico — perché è la coerenza stilistica, più di ogni singola formula, a segnalare la padronanza.

Ripasso attivo

Prendi un breve messaggio informale (per esempio: « Hi, can you come to my party on Saturday? Let me know! ») e riscrivilo in registro formale come invito scritto a una persona che dai del Lei, nella lingua che studi. Poi elenca almeno quattro tratti (lessicali e morfosintattici) che hai modificato per cambiare registro.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Aree lessicali e ampliamento del vocabolario◐
    • 02Funzioni comunicative e atti linguistici◐
    • 03Collocazioni, espressioni idiomatiche e linguaggi settoriali●
    • 04Il registro linguistico: formale e informale◐

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Lessico e funzioni comunicative

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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