EuraStudy
Il lessico e le funzioni comunicative sono il cuore operativo della competenza linguistico-comunicativa nel triennio del Liceo: non basta « conoscere parole », occorre disporre di un repertorio ampio e organizzato e saperlo mobilitare per compiere atti comunicativi precisi (chiedere e dare informazioni, esprimere opinioni, accordo e disaccordo, formulare ipotesi e consigli) scegliendo registro e linguaggio adatti al contesto, allo scopo e al destinatario. L'argomento è pienamente compreso nelle Indicazioni Nazionali per i Licei (area linguistica e comunicativa) e si riferisce ai descrittori del QCER per la competenza lessicale e funzionale (livelli B1/B2); è valutabile all'Esame di Stato sia nella seconda prova (comprensione e produzione scritta della lingua), dove la « ricchezza lessicale » è un esplicito criterio di griglia, sia nel colloquio, in cui la varietà e la precisione del lessico sostengono l'esposizione e l'interazione.
4 sezioni~25 min di lettura4 competenzeLivello Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi liceali in cui si studia una seconda lingua straniera si richiede di padroneggiare un lessico di base ampliato e le principali funzioni comunicative quotidiane (chiedere e dare informazioni, esprimere preferenze, accordo e disaccordo, dare consigli) con un controllo del registro sufficiente alla comunicazione corrente.
livello avanzato
Nel Liceo Linguistico (dove la seconda lingua è materia di indirizzo con un monte ore maggiore) e nell'opzione Economico-Sociale del Liceo delle Scienze Umane si approfondiscono i linguaggi settoriali (in particolare quello socio-economico per il LES), le collocazioni meno frequenti, le espressioni idiomatiche e la modulazione fine del registro, fino al consolidamento del livello B1, traguardo d'uscita della seconda lingua, e all'uso del lessico nella mediazione e nell'argomentazione.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Mappa concettuale di un'area lessicale: l'ambiente
In stile Esame di Stato (produzione scritta): nel breve paragrafo « The problem of pollution is a big problem. Pollution is a problem for cities and a problem for the sea » la parola « problem » è ripetuta quattro volte. Riscrivi il paragrafo migliorandone la ricchezza lessicale, sfruttando sinonimi, iperonimi/iponimi e nominalizzazione.
Il termine ripetuto è « problem » (4 occorrenze) e l'aggettivo generico « big »; entrambi abbassano il punteggio di « ricchezza e proprietà lessicale ».
Per « problem » si possono usare i sinonimi/iponimi « issue », « threat », « challenge »; per « big » l'aggettivo più preciso « serious » o « major »; il campo semantico dell'inquinamento offre « affects », « urban areas », « marine ecosystems ».
Si fonde la sequenza in un periodo coeso, sostituendo le ripetizioni e specificando i referenti (città, mare).
Risultato: « Pollution is a serious threat: it affects both urban areas and marine ecosystems, posing a major challenge for society. » La ripetizione di « problem » è eliminata, il lessico è vario e più preciso, e il periodo risulta coeso.
Errori frequenti
Approfondimento
Sapere una parola è più complesso di quanto sembri: la ricerca lo descrive come la padronanza di tre dimensioni — la forma (come suona e si scrive, affissi inclusi), il significato (i sensi, le connotazioni, le associazioni) e l'uso (le collocazioni, le restrizioni grammaticali, il registro). Una parola può essere «conosciuta» in modo ricettivo (la si riconosce leggendo o ascoltando) senza esserlo in modo produttivo (non la si sa usare attivamente): il vocabolario ricettivo è sempre più ampio di quello produttivo, e trasformare l'uno nell'altro è uno degli obiettivi del triennio. Non tutte le parole meritano lo stesso sforzo: il lessico si distribuisce per «bande di frequenza», e le prime due-tremila famiglie di parole ad alta frequenza coprono la grande maggioranza di qualunque testo — sono l'investimento più redditizio, mentre il lessico raro va appreso soprattutto in modo ricettivo, dal contesto. Sul come, la ricerca è netta: l'apprendimento «distribuito» (riprendere una parola a intervalli crescenti) fissa il lessico assai più della ripetizione concentrata in una sola sessione, e il «recupero attivo» — provare a ricordare una parola prima di ricontrollarla — la consolida più della semplice rilettura. Ne discende un metodo pratico: schedare le parole nel loro contesto e con una collocazione, rivederle a intervalli, e privilegiare l'uso produttivo delle parole frequenti rispetto all'accumulo di termini rari destinati a essere dimenticati.
Ripasso attivo
Scegli il campo semantico dell'ambiente (« the environment ») nella lingua che studi e costruisci una mappa lessicale con almeno dodici termini, raggruppandoli per sottoinsiemi (cause, conseguenze, soluzioni). Per ciascun termine indica, dove possibile, un sinonimo o una parola della stessa famiglia, segnalando un eventuale falso amico.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Tabella funzioni comunicative / esponenti linguistici
In stile colloquio dell'Esame di Stato: rispondi alla domanda « Do you think social media are good for teenagers? » costruendo un turno di parola che (1) esprima la tua opinione, (2) la motivi con un argomento, (3) riconosca un'obiezione e (4) concluda. Indica le funzioni comunicative attivate a ogni passo.
Si apre con un esponente di opinione chiaro e non banale: « In my view, social media can be useful for teenagers, but only up to a point. »
Si aggiunge una ragione con un connettivo causale: « This is because they help young people stay in touch and find information quickly. »
Si riconosce il punto opposto con un connettivo concessivo: « However, I am aware that excessive use can affect sleep and self-esteem. »
Si chiude riprendendo la tesi in forma sfumata: « All in all, I believe the key is a balanced and conscious use. »
Risultato: Il turno realizza in sequenza quattro funzioni — opinione, motivazione, concessione, conclusione — con esponenti adeguati e connettivi (because, however, all in all): risulta coeso, argomentato e cortese, esattamente ciò che la commissione valuta nel colloquio.
Errori frequenti
Approfondimento
Dietro la nozione di «funzione» c'è la teoria degli atti linguistici, che distingue tre piani in ogni enunciato: l'atto locutorio (dire qualcosa), quello illocutorio (ciò che si fa dicendolo: promettere, ordinare, chiedere) e quello perlocutorio (l'effetto sull'ascoltatore). La distinzione cruciale è fra atti diretti, in cui la forma coincide con la funzione (l'imperativo «apri la finestra» che è un ordine), e atti indiretti, in cui non coincidono (la domanda «potresti aprire la finestra?» che è una richiesta): le lingue preferiscono spesso la via indiretta proprio per ragioni di cortesia. Qui interviene la teoria della «faccia»: ogni interlocutore ha un'immagine sociale da preservare, e molti atti — richieste, rifiuti, disaccordi, critiche — la minacciano. Per questo le lingue offrono strategie di attenuazione: la cortesia «negativa» rispetta lo spazio dell'altro (formule indirette, condizionali, scuse: «mi dispiace disturbare, ma…»), quella «positiva» valorizza il legame (apprezzamenti, inclusività). Il punto debole tipico di chi apprende una L2 non è grammaticale ma pragmatico: si producono frasi corrette ma inadeguate — un «No, you are wrong» o un «Give me…» che in italiano suonerebbero forse accettabili ma nella lingua di studio risultano bruschi. Colmare questa distanza significa imparare, per ogni funzione, non solo un esponente ma la sua gradazione di cortesia, così da scegliere il grado giusto secondo l'interlocutore e la situazione — competenza che il colloquio d'esame mette direttamente alla prova.
Ripasso attivo
Scegli tre funzioni comunicative tra « esprimere un'opinione », « esprimere disaccordo in modo cortese », « dare un consiglio » e « formulare un'ipotesi ». Per ciascuna scrivi, nella lingua che studi, almeno due esponenti linguistici di registro diverso (uno neutro/informale e uno più formale) e una frase d'esempio in contesto.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema di confronto: collocazione, idioma, microlingua
In stile Esame di Stato (correttezza e proprietà lessicale): individua e correggi gli errori di collocazione nelle frasi inglesi, spiegando la regola. (1) « I must make a question. » (2) « Yesterday it fell strong rain. » (3) « He always says lies. »
Con « question » il verbo corretto in inglese è « ask », non « make »; « make a question » è un calco dall'italiano « fare una domanda ».
L'aggettivo che collega con « rain » è « heavy » (pioggia intensa), non « strong »; inoltre il verbo naturale è « it rained heavily » o « there was heavy rain ».
Con « lies » il verbo è « tell », non « say »: la collocazione fissa è « tell a lie / tell the truth ».
Risultato: Frasi corrette: (1) « I must ask a question. » (2) « Yesterday there was heavy rain / it rained heavily. » (3) « He always tells lies. » In tutti e tre i casi l'errore non era grammaticale ma di collocazione: la combinazione abituale delle parole va imparata a blocchi e non tradotta dall'italiano.
Errori frequenti
Approfondimento
La linguistica dei corpora ha mostrato che la lingua non si costruisce solo parola per parola secondo le regole (il «principio della libera scelta»), ma in larga misura assemblando blocchi già pronti — collocazioni, formule, espressioni fisse — secondo quello che è stato chiamato «principio idiomatico». Gran parte del parlato e dello scritto naturale è «prefabbricata»: chi apprende una lingua deve perciò acquisire non solo le regole ma un vasto repertorio di sequenze formulaiche, perché è la loro disponibilità immediata a rendere possibili sia la scorrevolezza (non si compone ogni frase da zero) sia la naturalezza che avvicina al parlante nativo. Le collocazioni sono il banco di prova di questa competenza, ed è proprio lì che l'interferenza dalla L1 colpisce con più forza: poiché una collocazione non discende da una regola, l'apprendente tende a trasferire la combinazione della propria lingua («fare una domanda» → «make a question»), producendo enunciati grammaticalmente corretti ma «non inglesi», «non tedeschi», «non spagnoli». La difesa è duplice: da un lato imparare i sostantivi insieme ai loro verbi e aggettivi tipici, dall'altro usare strumenti che espongono l'uso reale — i dizionari delle collocazioni e le concordanze, che mostrano una parola nei suoi contesti più frequenti. Per le microlingue vale un principio analogo: il lessico settoriale va incontrato nei testi autentici del settore, dove ogni termine porta con sé le sue combinazioni e la sua sintassi tipica, e va poi usato solo dove il contesto e il destinatario lo richiedono, perché la proprietà è anzitutto appropriatezza.
Ripasso attivo
Per la lingua che studi, compila una piccola tabella di sei collocazioni frequenti con il verbo « make » o « do » (in inglese) — o con i verbi-supporto equivalenti nell'altra lingua — distinguendo le combinazioni corrette da quelle scorrette per interferenza dall'italiano. Aggiungi poi due termini del lessico socio-economico e usali in una frase appropriata.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema dei registri linguistici e dei loro tratti
In stile Esame di Stato (produzione scritta su consegna con destinatario): trasforma il messaggio informale « Hi! I can't come to class tomorrow 'cause I'm ill. Tell the teacher, ok? Thanks! » in una email formale indirizzata al docente, e indica i tratti che cambi.
Il destinatario è il docente: serve un registro formale, con apertura e chiusura coerenti e senza contrazioni né colloquialismi.
Si sostituisce « Hi! » con un'apertura formale: « Dear Professor Smith, » (nome noto → « Yours sincerely » in chiusura).
Si eliminano contrazioni e colloquialismi: « can't » → « am not able to / will be unable to »; « 'cause » → « because / as »; « I'm ill » → « I am unwell »; tono cortese e completo.
Si chiude formalmente in accordo con l'apertura: « Yours sincerely, [nome] », mai « Bye » o « Thanks! ».
Risultato: « Dear Professor Smith, I am writing to inform you that I will be unable to attend class tomorrow, as I am unwell. I would be grateful if you could note my absence. Thank you for your understanding. Yours sincerely, [nome]. » Sono stati modificati l'apertura/chiusura, le contrazioni (eliminate), il lessico (informale → formale) e la sintassi (frasi complete e cortesi): il registro è ora coerente con il destinatario e la tipologia.
Errori frequenti
Approfondimento
Il registro è un fenomeno sociolinguistico: la formalità non è un interruttore acceso/spento ma un continuum, e su di esso il parlante si colloca leggendo tre coordinate della situazione — il campo (l'argomento e il suo grado di tecnicità), il tenore (il rapporto sociale e di distanza con l'interlocutore) e il modo (il canale, scritto o parlato, e la sua pianificazione). È soprattutto il tenore a governare la formalità: più il rapporto è distante o asimmetrico, più il registro sale. Un aspetto contrastivo di grande rilievo è che molte lingue grammaticalizzano la distanza sociale con la distinzione tra un pronome «di confidenza» e uno «di cortesia» — il francese «tu/vous», il tedesco «du/Sie», lo spagnolo «tú/usted» — mentre l'inglese moderno l'ha persa e affida la cortesia ad altri mezzi (modali, formule, tono). Chi passa dall'italiano, che ha il «tu/Lei», a una di queste lingue deve ricalibrare il sistema: scegliere il pronome sbagliato non è un errore di grammatica ma di relazione, e può risultare sgarbato. Il segnale più chiaro di un controllo insicuro del registro è il «registro misto»: un colloquialismo o una contrazione che si insinuano in un testo formale, o una solennità fuori luogo in un messaggio amichevole. Poiché apertura, corpo e chiusura devono concordare nel registro, conviene decidere il livello di formalità prima di scrivere e poi mantenerlo coerente in ogni scelta — pronomi, formule, contrazioni, lessico — perché è la coerenza stilistica, più di ogni singola formula, a segnalare la padronanza.
Ripasso attivo
Prendi un breve messaggio informale (per esempio: « Hi, can you come to my party on Saturday? Let me know! ») e riscrivilo in registro formale come invito scritto a una persona che dai del Lei, nella lingua che studi. Poi elenca almeno quattro tratti (lessicali e morfosintattici) che hai modificato per cambiare registro.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti