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Sintassi dei casi

La sintassi dei casi studia le funzioni logico-sintattiche che il latino affida ai sei casi della flessione nominale — nominativo, vocativo, accusativo, genitivo, dativo e ablativo — andando oltre l'analisi morfologica per spiegare come ogni caso esprima, da solo o con preposizione, i rapporti tra le parole nella frase. Conoscere i costrutti notevoli (doppio nominativo e doppio accusativo, dativo di possesso, genitivo di stima, i numerosi valori dell'ablativo, il locativo) e le reggenze particolari di certi verbi è la chiave per una traduzione consapevole e non meccanica. Questo appunto, interamente dentro le Indicazioni Nazionali per i Licei, è materia valutabile sia alla seconda prova (versione, per il Liceo Classico) sia al colloquio dell'Esame di Stato.

5 sezioni·~26 min di lettura·3 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0222 / 16
Profilo d’esame
Analizzare la funzione sintattica dei casi all'interno della frase, distinguendo l'analisi morfologica (riconoscere il caso) dall'analisi sintattica (riconoscerne la funzione).Riconoscere i costrutti notevoli del latino e renderli correttamente in italiano, evitando il calco meccanico.Utilizzare la sintassi dei casi come chiave per la traduzione consapevole di un testo d'autore.
Operatori:analizzariconosciclassificatraducispiegagiustificaconfrontainterpreta

livello base

A tutti gli indirizzi liceali si richiede il riconoscimento sicuro delle funzioni fondamentali di ciascun caso e dei costrutti notevoli più frequenti, applicati alla comprensione e alla resa di testi di prosa.

livello avanzato

Al Liceo Classico, dove la versione è oggetto di seconda prova, si richiede in più la padronanza fine delle reggenze particolari e dei valori meno comuni dell'ablativo su testi d'autore di crescente complessità, anche poetici.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Sintassi dei casi
    • 01Nominativo e accusativo: costrutti fondamentali e notevoli◐
    • 02Genitivo e dativo: funzioni e usi particolari◐
    • 03L'ablativo e i suoi numerosi valori●
    • 04Complementi di luogo, tempo e locativo◐
    • 05Verbi con reggenze particolari●
§ 01

Nominativo e accusativo: costrutti fondamentali e notevoli#

●●○StandardLPOSA-latino-lingua-sintassi-casiLPSintassi del nominativo e dell'accusativo

I costrutti del doppio nominativo e del doppio accusativo

Doppio nominativo e doppio accusativoTabella con 2 colonne e 2 righe, Dati: Diàtesi · Costrutto; Attiva · doppio accusativo; Passiva · doppio nominativoDIÀTESICOSTRUTTOAttivadoppio accusativoPassivadoppio nominativo
Fig. 1Verbi appellativi, elettivi ed estimativi. Attiva, doppio accusativo: «Numam rēgem creāvērunt» = «elessero Numa re» (oggetto Numam + predicativo dell'oggetto rēgem). Passiva, doppio nominativo: «Numa rēx creātus est» = «Numa fu eletto re» (soggetto Numa + predicativo del soggetto rēx).

Punti chiave

Il nominativo è il caso del soggetto e di tutto ciò che con esso concorda: il nome del predicato con i verbi copulativi (sum, fio) e l'aggettivo o il participio predicativo del soggetto. È inoltre il caso del cosiddetto « soggetto in latino » che l'italiano spesso rende diversamente, come accade nella costruzione personale dei verba dicendi e iubendi al passivo (dicitur, fertur, iubetur, vetatur), dove il latino dice « Romulus condidisse urbem dicitur » ma l'italiano preferisce l'impersonale « si dice che Romolo fondò la città ».
L'accusativo è anzitutto il caso del complemento oggetto, retto dai verbi transitivi attivi; è inoltre il caso del soggetto nelle proposizioni infinitive (« scio te venire », « so che tu vieni ») e si usa, con o senza preposizione, per esprimere il moto a luogo, l'estensione nello spazio e la durata nel tempo (« decem annos », « per dieci anni »). L'accusativo dell'esclamazione (« me miserum! », « povero me! ») e l'accusativo di relazione (o « alla greca ») completano il quadro.
Il costrutto notevole del doppio nominativo riguarda i verbi appellativi (vocor, appellor, dicor), elettivi (creor, eligor), estimativi (existimor, putor) e di apparenza (videor) usati al passivo: essi reggono due nominativi, il soggetto e il complemento predicativo del soggetto, che con esso concordano. « Numa rex creatus est » significa « Numa fu eletto re »: rex è predicativo del soggetto. Quando gli stessi verbi sono attivi, la costruzione diventa il doppio accusativo.
Il doppio accusativo si presenta in tre tipi principali: con i verbi appellativi/estimativi/elettivi attivi, che reggono l'oggetto e il complemento predicativo dell'oggetto (« Romani Numam regem creaverunt », « i Romani elessero Numa re »); con i verbi del chiedere e dell'insegnare (rogo, posco, doceo, celo), che reggono l'accusativo della persona e l'accusativo della cosa (« doceo pueros grammaticam », « insegno la grammatica ai fanciulli »); con i verbi composti con trans e circum (traduco, traicio), che reggono l'oggetto e l'accusativo del luogo attraversato.
L'errore da evitare è confondere l'analisi morfologica con quella sintattica: « rex » è morfologicamente un nominativo, ma sintatticamente può essere soggetto, nome del predicato o predicativo del soggetto. Solo il contesto, cioè la presenza di un verbo copulativo o appellativo, ne stabilisce la funzione.
Esempio svolto

Riconoscere il predicativo del soggetto e dell'oggetto

Analizza i casi e traduci: « Cives Ciceronem consulem creaverunt; deinde Cicero pater patriae appellatus est ».

  1. 01Individua i verbi-chiave

    creaverunt è un verbo elettivo attivo; appellatus est è un verbo appellativo al passivo. Determinano la presenza di complementi predicativi.

  2. 02Analizza la prima proposizione

    Cives è nominativo soggetto; Ciceronem è accusativo oggetto; consulem è accusativo, complemento predicativo dell'oggetto retto da creaverunt (doppio accusativo).

  3. 03Analizza la seconda proposizione

    Cicero è nominativo soggetto; pater è nominativo, complemento predicativo del soggetto retto dal passivo appellatus est (doppio nominativo); patriae è genitivo di specificazione retto da pater.

  4. 04Rendi in italiano naturale

    Il predicativo dell'oggetto si rende con « come » o direttamente; il doppio nominativo passivo conserva i due nominativi anche in italiano.

Risultato: « I cittadini elessero Cicerone console; in seguito Cicerone fu chiamato padre della patria. »

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: nella versione (seconda prova) il riconoscimento corretto del soggetto rispetto al predicativo e all'oggetto è valutato nell'indicatore « comprensione del testo » e in quello « individuazione delle strutture morfosintattiche ».
  • Focus Esame di Stato: la costruzione personale di videor e dei verba dicendi al passivo è un nodo classico del colloquio e della versione; va resa con l'impersonale italiano, non con un calco letterale.

Errori frequenti

  • Tradurre la costruzione personale (« Caesar venturus esse videtur ») con un calco (« Cesare sembra essere per venire ») invece dell'italiano naturale (« sembra che Cesare stia per venire »).
  • Scambiare il complemento predicativo dell'oggetto per una semplice apposizione, perdendo il legame con il verbo estimativo o elettivo che lo regge.

Approfondimento

Il nodo piu delicato del nominativo e la costruzione personale dei «verba dicendi» e «iubendi» al passivo. Con «dicor, feror, putor, iubeor, vetor» il latino preferisce la costruzione personale, in cui il soggetto logico dell'infinitiva diventa soggetto nominativo del verbo reggente: «Cicero consul creatus esse dicitur» significa letteralmente «Cicerone e detto essere stato eletto console», ma l'italiano scioglie con l'impersonale «si dice che Cicerone...». Il caso di «videor» e analogo: «beatus esse videtur» = «sembra essere felice / pare che sia felice», dove «videor» significa «sembro», non «sono visto». Solo alcuni verbi (come «traditur», «nuntiatur») ammettono anche la costruzione impersonale con l'infinitiva. Sul versante dell'accusativo, il costrutto notevole e il doppio accusativo, che nel passaggio all'attivo-passivo mostra la sua logica: i verbi appellativi ed elettivi attivi reggono oggetto + predicativo dell'oggetto («Romani Numam regem creaverunt»), ma al passivo entrambi gli accusativi diventano nominativi, il soggetto e il predicativo del soggetto («Numa rex creatus est»). Diverso il doppio accusativo di persona e cosa dei verbi del chiedere e dell'insegnare («rogo te sententiam», «doceo pueros grammaticam»), che al passivo conserva l'accusativo della cosa. Vanno infine ricordati l'accusativo di relazione o «alla greca» («nudus membra», nudo quanto alle membra), calco poetico dal greco, e l'accusativo esclamativo («me miserum!»).

Ripasso attivo

Analizza la funzione sintattica di ogni nome al caso nominativo o accusativo nella frase « Cives Ciceronem consulem creaverunt et patrem patriae appellaverunt », poi traduci in italiano corretto.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Genitivo e dativo: funzioni e usi particolari#

●●○StandardLPOSA-latino-lingua-sintassi-casiLPSintassi del genitivo e del dativo

I principali valori del genitivo e del dativo

I valori del genitivo e del dativoTabella con 2 colonne e 6 righe, Dati: Genitivo · Dativo; specificazione · di termine; possessivo · di vantaggio; partitivo · di fine (doppio); di qualità · di agente (perifr.); soggett./oggett. · di possesso (sum); di stima e colpa · eticoGENITIVODATIVOspecificazionedi terminepossessivodi vantaggiopartitivodi fine (doppio)di qualitàdi agente (perifr.)soggett./oggett.di possesso (sum)di stima e colpaetico
Fig. 2Dativo di possesso: mihi est liber = «io ho un libro». Il genitivo di pertinenza si costruisce con est + genitivo; il genitivo di stima con verbi come aestimō. Il dativo di agente accompagna la perifrastica passiva e i tempi del perfetto passivo.

Punti chiave

Il genitivo è il caso che esprime per eccellenza la determinazione di un nome rispetto a un altro nome: la sua funzione di base è il complemento di specificazione (« liber pueri », « il libro del fanciullo »), che articola in numerosi valori — possessivo, soggettivo (« amor matris », l'amore che la madre prova), oggettivo (« amor patriae », l'amore verso la patria), partitivo (« multi militum », molti dei soldati), di qualità e dichiarativo. Il latino affida al genitivo anche relazioni che l'italiano rende con altre preposizioni.
Tra i costrutti notevoli del genitivo spiccano il genitivo di pertinenza (« est + genitivo »), che indica ciò che è proprio o dovere di qualcuno (« sapientis est tacere », « è proprio del saggio tacere »), e il genitivo di stima (con verbi come aestimo, facio, duco), che esprime il valore non commerciale attribuito a qualcosa (« magni aestimare », « stimare molto »). Si aggiungono il genitivo retto da verbi di memoria (memini, obliviscor) e di accusa/condanna (accuso, damno alicuius rei).
Il dativo è il caso del complemento di termine, cioè della persona o cosa a cui o per cui si compie l'azione: « do librum amico » (« do il libro all'amico »). Da questa funzione fondamentale derivano numerosi dativi particolari: il dativo di vantaggio e svantaggio (dativus commodi et incommodi), il dativo d'agente (con la perifrastica passiva: « mihi faciendum est », « io devo fare »), il dativo di fine o scopo (« auxilio venire », « venire in aiuto ») e il dativo etico.
Il costrutto più caratteristico del dativo è il dativo di possesso, costruito con il verbo sum: la cosa posseduta è soggetto al nominativo, il possessore è al dativo. « Mihi est liber » significa letteralmente « a me è un libro », ma si traduce « io ho un libro »: l'italiano rovescia la prospettiva, facendo del possessore il soggetto del verbo « avere ». Spesso questo costrutto sottolinea proprio l'esistenza del possesso più che l'identità del possessore.
Notevole è anche il doppio dativo (o costruzione del dativo di fine + dativo di vantaggio): un dativo di scopo e un dativo della persona interessata coesistono, come in « hoc mihi est curae » (« questo è per me motivo di preoccupazione », cioè « mi sta a cuore ») o « praesidio sociis venire » (« venire in difesa degli alleati »).
Esempio svolto

Sciogliere il dativo di possesso e il genitivo di pertinenza

Analizza i casi e traduci: « Consuli erat magna auctoritas, nam fortis viri est patriam defendere ».

  1. 01Riconosci la struttura della prima proposizione

    erat è il verbo sum; magna auctoritas è al nominativo (soggetto grammaticale = cosa posseduta); Consuli è al dativo (possessore): è un dativo di possesso.

  2. 02Traduci rovesciando la prospettiva

    Il possessore al dativo diventa soggetto del verbo « avere »: « il console aveva grande autorevolezza ».

  3. 03Analizza la seconda proposizione

    est è copulativo impersonale; fortis viri è genitivo di pertinenza retto da est; patriam defendere è l'infinito soggetto reale.

  4. 04Rendi il genitivo di pertinenza

    « est + genitivo » si rende con « è proprio di / è dovere di »: « è proprio dell'uomo coraggioso difendere la patria ».

Risultato: « Il console aveva grande autorevolezza, infatti è proprio dell'uomo coraggioso difendere la patria. »

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: il dativo di possesso e il genitivo di pertinenza/stima sono costrutti ricorrenti nelle versioni d'autore e nelle domande di analisi del colloquio; vanno resi con la corrispondente costruzione italiana, non con un calco.
  • Focus Esame di Stato: distinguere genitivo soggettivo da genitivo oggettivo (« timor hostium ») è un classico nodo interpretativo valutato nell'indicatore « interpretazione/resa »: solo il contesto decide se è « il timore che i nemici provano » o « il timore verso i nemici ».

Errori frequenti

  • Tradurre il dativo di possesso lasciando il calco « a me è un libro » invece del naturale « io ho un libro ».
  • Confondere il genitivo partitivo con quello di specificazione, perdendo il senso di « una parte di » (es. « nihil novi » = « niente di nuovo », non « niente nuovo »).

Approfondimento

La distinzione fra genitivo soggettivo e genitivo oggettivo e uno dei nodi interpretativi piu valutati, perche la stessa forma ammette due sensi opposti che solo il contesto decide: «amor patris» puo essere «l'amore che il padre prova» (soggettivo) o «l'amore verso il padre» (oggettivo); «metus hostium» «la paura che i nemici provano» o, piu spesso, «la paura dei nemici», cioe verso di essi. Il criterio e trasformare il nome reggente in verbo: se il genitivo ne sarebbe il soggetto, e soggettivo; se ne sarebbe l'oggetto, e oggettivo. Il genitivo di stima («magni, parvi, pluris, minoris aestimare») va distinto dall'ablativo di prezzo («magno, parvo emere»): la stima morale usa il genitivo, il prezzo commerciale l'ablativo. Sul versante del dativo, il costrutto tipico e il dativo di possesso con «sum», che sposta l'accento sull'esistenza del possesso piu che sul possessore: «mihi est liber» («ho un libro») presenta la cosa posseduta come soggetto e il possessore in dativo, e non a caso e frequente proprio quando conta la cosa, non chi la possiede. A esso si lega il dativo d'agente della perifrastica passiva («mihi liber legendus est», il libro deve essere letto da me): non un ablativo con «a/ab», ma un dativo, perche il gerundivo esprime cio che e «da fare per» qualcuno. Il doppio dativo (fine + persona: «hoc mihi curae est», questo mi sta a cuore) completa il quadro delle costruzioni predicative del dativo.

Ripasso attivo

Riconosci la funzione di ogni genitivo e dativo nella frase « Consuli magna copia frumenti erat, sed sapientis est etiam in rebus secundis cavere », poi traduci.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

L'ablativo e i suoi numerosi valori#

●●●ApprofondimentoLPOSA-latino-lingua-sintassi-casiLPComplementi espressi dall'ablativo; locativo

L'ablativo: tre casi indoeuropei confluiti in uno

L'ablativo: tre casi in unoTabella con 3 colonne e 5 righe, Dati: Separativo · Strumentale · Locativo; allontanamento · mezzo · in luogo (in+abl.); origine · modo · tempo (eō annō); agente (ā/ab) · causa · locativo: Rōmae; paragone · compagnia (cum) · domī, rūrī, bellī; argomento · limitazione · (+ qualità, misura)SEPARATIVOSTRUMENTALELOCATIVOallontanamentomezzoin luogo (in+abl.)originemodotempo (eō annō)agente (ā/ab)causalocativo: Rōmaeparagonecompagnia (cum)domī, rūrī, bellīargomentolimitazione(+ qualità, misura)
Fig. 3L'ablativo latino raccoglie tre casi indoeuropei: il separativo (ablativo proprio), lo strumentale-sociativo e il locativo. Restano tracce di locativo vero: Rōmae, domī, rūrī, humī, bellī, mīlitiae.

Punti chiave

L'ablativo latino è il caso più ricco di valori perché in esso sono confluiti tre antichi casi indoeuropei distinti: l'ablativo propriamente detto (l'allontanamento, da cui il nome), lo strumentale (il mezzo) e il locativo (il luogo e il tempo). Per questo la sintassi raggruppa i suoi valori in tre grandi famiglie, e la prima domanda da porsi davanti a un ablativo è sempre: « di quale dei tre casi originari è erede? ».
La famiglia dell'ablativo propriamente detto (di separazione/allontanamento) comprende il complemento di allontanamento e separazione (« carere periculo », « essere privo di pericolo »), di origine e provenienza, di agente e causa efficiente (« a / ab + ablativo » per la persona: « a Caesare laudatur », « è lodato da Cesare »), di paragone (« maior fratre », « più grande del fratello ») e di argomento.
La famiglia dello strumentale comprende il complemento di mezzo o strumento (« gladio pugnare », « combattere con la spada »), di modo (« cum + ablativo » o ablativo semplice: « magna cura », « con grande cura »), di causa (« timore fugere », « fuggire per la paura »), di compagnia (« cum + ablativo »: « cum amicis »), di abbondanza e privazione, di qualità, di limitazione (« doctus grammatica », « esperto in grammatica ») e di misura.
La famiglia del locativo, infine, esprime lo stato in luogo (« in + ablativo »: « in urbe », « in città ») e tutte le determinazioni di tempo: il tempo determinato, cioè il momento in cui (« prima luce », « all'alba »; « eo anno », « in quell'anno »), e il tempo continuato espresso talora dall'ablativo, sebbene il moto e la durata preferiscano l'accusativo. Va sempre distinto il tempo determinato (ablativo) dal tempo continuato (di norma accusativo).
Il costrutto più importante che impiega l'ablativo è l'ablativo assoluto, una proposizione subordinata implicita formata da un sostantivo o pronome in ablativo e da un participio (presente o perfetto) anch'esso in ablativo, sintatticamente « sciolta » (absolutus) dal resto della frase: « urbe capta, hostes discesserunt » (« presa la città, i nemici si allontanarono »). Lo studio approfondito dell'ablativo assoluto appartiene alla sintassi del periodo, ma il suo nucleo casuale è qui.
Esempio svolto

Classificare i valori dell'ablativo in un periodo

Indica la famiglia e il valore di ciascun ablativo, poi traduci: « Milites magna virtute ab hostibus prima luce oppugnati sunt ».

  1. 01magna virtute

    Ablativo senza preposizione che indica il « come »: famiglia strumentale, ablativo di modo (« con grande valore »).

  2. 02ab hostibus

    a/ab + ablativo di persona retto da un verbo passivo: famiglia separativa, ablativo d'agente (« dai nemici »).

  3. 03prima luce

    Ablativo che indica il momento: famiglia locativa, ablativo di tempo determinato (« all'alba »).

  4. 04Ricompone la traduzione

    Si dispone l'italiano nell'ordine naturale, mantenendo la distinzione tra agente (persona) e modo (circostanza).

Risultato: « I soldati furono assaliti con grande valore dai nemici all'alba. »

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: distinguere l'ablativo d'agente (persona, con a/ab) dall'ablativo di mezzo (cosa, senza preposizione) è uno dei punti più frequentemente valutati nella resa della versione.
  • Focus Esame di Stato: l'ablativo assoluto è uno dei costrutti più segnalati dalle griglie di valutazione della seconda prova; va sciolto in italiano con una temporale, causale o concessiva coerente con il contesto, non con un calco.

Errori frequenti

  • Confondere l'ablativo d'agente (« a militibus capitur », da parte dei soldati) con l'ablativo di mezzo, traducendo una persona come uno strumento.
  • Rendere il tempo determinato (« tertia hora », alla terza ora) come durata, o viceversa, ignorando la distinzione ablativo/accusativo.

Approfondimento

La ricchezza dell'ablativo si spiega storicamente: in esso sono confluiti tre casi indoeuropei distinti — l'ablativo propriamente detto (allontanamento), lo strumentale (mezzo) e il locativo (luogo e tempo) — e la prima mossa dell'analisi e sempre chiedersi di quale dei tre e erede il valore in esame. All'ablativo-separativo appartengono l'allontanamento («carere, egere» + ablativo), l'origine, l'agente («a/ab» + ablativo di persona), il paragone («maior fratre», col secondo termine in ablativo quando il primo e in nominativo o accusativo), l'argomento. Allo strumentale appartengono mezzo, modo, causa, compagnia, qualita, limitazione («doctus grammatica»), misura del comparativo («multo maior»); al locativo, lo stato in luogo e il tempo determinato. Due distinzioni sono decisive alla versione. La prima: l'ablativo d'agente (persona che compie, «a militibus») contro l'ablativo di mezzo (cosa con cui, «gladio»); scambiarli significa tradurre una persona come uno strumento. La seconda: l'ablativo di causa efficiente contro quello di modo, che si separano per la presenza o meno di «cum» e per la natura dell'astratto. Il costrutto piu importante che impiega il caso e l'ablativo assoluto, proposizione implicita svincolata dalla reggente, il cui nucleo casuale (sostantivo/pronome + participio in ablativo) prepara lo studio approfondito della sintassi del periodo: gia qui va colta la differenza fra un ablativo strumentale e un ablativo assoluto costruito con un participio.

Ripasso attivo

Per ciascun ablativo della frase « Hostes magna celeritate ab equitibus victi sunt, deinde tertio die ex castris discesserunt » indica la famiglia di appartenenza e il valore preciso, poi traduci.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Complementi di luogo, tempo e locativo#

●●○StandardLPOSA-latino-lingua-sintassi-casiLPCostruzioni del luogo e del tempo; locativo

I complementi di luogo: regola generale e nomi di citta

I complementi di luogoTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Relazione · Nomi comuni · Nomi di città; Stato · in + ablativo · locativo: Rōmae; Moto a · in / ad + acc. · acc.: Rōmam; Moto da · ab / ex + abl. · abl.: Rōmā; Moto per · per + acc. · —RELAZIONENOMI COMUNINOMI DI CITTÀSTATOin + ablativolocativo: RōmaeMOTO Ain / ad + acc.acc.: RōmamMOTO DAab / ex + abl.abl.: RōmāMOTO PERper + acc.—
Fig. 4I nomi propri di città e di piccola isola (e domus, rūs) non usano preposizione; per lo stato in luogo hanno il locativo (Rōmae, Corinthī, domī, rūrī, humī, bellī, mīlitiae). Esempi con nome comune: in urbe, in urbem, ex urbe, per silvās.

Punti chiave

Il latino esprime i complementi di luogo con un sistema regolare basato su preposizione + caso, da padroneggiare nelle sue quattro determinazioni: stato in luogo (« in + ablativo »: « in urbe »), moto a luogo (« in / ad + accusativo »: « in urbem », « verso la città »), moto da luogo (« a, ab, e, ex, de + ablativo »: « ex urbe ») e moto per luogo (« per + accusativo »: « per silvas »). Questo quadro è la regola generale a cui si applicano poche ma importanti eccezioni.
La grande eccezione riguarda i nomi di città e di piccola isola e alcuni nomi come domus, rus e humus: con essi le preposizioni cadono. Lo stato in luogo si esprime con il locativo per la I e la II declinazione singolare (« Romae », « a Roma »; « Corinthi », « a Corinto »), e con l'ablativo semplice altrove (« Athenis », « ad Atene »); il moto a luogo con l'accusativo semplice (« Romam », « a Roma »), il moto da luogo con l'ablativo semplice (« Roma », « da Roma »).
Il locativo è dunque un caso residuale, sopravvissuto solo in pochi contesti: i nomi di città/piccola isola della I e II declinazione singolare, e le forme fisse domi (« in casa »), ruri (« in campagna »), humi (« per terra »), belli e militiae (« in guerra »). Morfologicamente coincide con il genitivo nelle declinazioni I e II singolare e con l'ablativo altrove, e va riconosciuto dal contesto.
I complementi di tempo seguono una distinzione netta: il tempo determinato (il momento « quando ») si esprime con l'ablativo semplice (« prima luce », « all'alba »; « hieme », « d'inverno »), mentre il tempo continuato (la durata « per quanto ») si esprime di norma con l'accusativo, talora con per + accusativo (« multos annos », « per molti anni »). Riconoscere se la circostanza risponde a « quando? » o a « per quanto tempo? » è il criterio decisivo per scegliere il caso e la resa.
Anche il moto a luogo verso una persona, e non un luogo fisico, ha la sua costruzione: si usa « ad + accusativo » (« ad Caesarem venire », « andare da Cesare »). Tenere distinte la costruzione dei nomi comuni di luogo (con preposizione) da quella dei nomi propri di città (senza preposizione) è il nucleo operativo di tutta la sezione.
Esempio svolto

Riconoscere luogo e tempo con i nomi di citta

Indica complemento e caso di ogni espressione di luogo e tempo, poi traduci: « Cicero Romae quattuor annos habitavit, deinde Athenas profectus est ».

  1. 01Romae

    Nome di città della I declinazione singolare, stato in luogo senza preposizione: è un locativo (« a Roma »), non un genitivo.

  2. 02quattuor annos

    Accusativo che indica per quanto tempo: tempo continuato (« per quattro anni »).

  3. 03Athenas

    Nome di città (plurale), moto a luogo con accusativo semplice senza preposizione (« ad Atene »).

  4. 04Compone la traduzione

    Si rispetta la differenza tra stato (locativo), durata (accusativo) e moto a luogo (accusativo senza preposizione).

Risultato: « Cicerone abitò a Roma per quattro anni, poi partì alla volta di Atene. »

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: la costruzione dei nomi di città (locativo, accusativo e ablativo senza preposizione) è un automatismo richiesto e valutato nella versione; un errore qui compromette la comprensione del riferimento spaziale.
  • Focus Esame di Stato: distinguere tempo determinato (ablativo) e tempo continuato (accusativo) è ricorrente sia nella seconda prova sia nelle domande puntuali del colloquio.

Errori frequenti

  • Mettere la preposizione davanti ai nomi di città (« in Romam », « ex Roma ») dove il latino la omette.
  • Confondere il locativo « Romae » (stato in luogo, « a Roma ») con un genitivo di specificazione, perché le due forme coincidono.

Approfondimento

Il locativo e un caso fossile: nel latino classico e sopravvissuto solo in pochi contesti, e riconoscerlo richiede attenzione perche morfologicamente coincide con il genitivo nella prima e seconda declinazione singolare («Romae, Corinthi») e con l'ablativo altrove («Athenis, Carthagine»). La regola generale dei complementi di luogo — «in» + ablativo per lo stato, «in/ad» + accusativo per il moto a luogo, «a/ab/e/ex/de» + ablativo per il moto da luogo, «per» + accusativo per il moto per luogo — conosce infatti una grande eccezione: con i nomi di citta e di piccola isola e con «domus, rus, humus, bellum, militia» le preposizioni cadono, e lo stato in luogo si esprime con il locativo (o con l'ablativo semplice al plurale e nella terza), il moto a luogo con l'accusativo semplice («Romam»), il moto da luogo con l'ablativo semplice («Roma»). Il pericolo tipico e duplice: mettere la preposizione dove il latino la omette («in Romam» invece di «Romam») e confondere il locativo «Romae» («a Roma», stato in luogo) con un genitivo di specificazione, dato che le due forme sono identiche. Sul versante del tempo, la distinzione decisiva e fra tempo determinato (il momento «quando», ablativo semplice: «prima luce, tertia hora, eo anno») e tempo continuato (la durata «per quanto», di norma accusativo, talora con «per»: «multos annos, per totam noctem»). Chiedersi se la circostanza risponde a «quando?» o a «per quanto tempo?» e il criterio operativo che decide caso e resa.

Ripasso attivo

Per ogni espressione di luogo e di tempo nella frase « Caesar Romae multos annos manserat, deinde prima luce Brundisium profectus est » indica complemento e caso, poi traduci.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

Verbi con reggenze particolari#

●●●ApprofondimentoLPOSA-latino-lingua-sintassi-casiLPVerbi a reggenza particolare (verba memoriae, affectuum)

I verbi a reggenza particolare, ordinati per caso retto

Verbi a reggenza particolareTabella con 3 colonne e 5 righe, Dati: + Genitivo · + Dativo · + Ablativo; meminī · noceō · ūtor; reminīscor · parcō · fruor; oblīvīscor · pāreō · fungor; misereor · studeō · potior; — · faveō, prōsum · vēscor+ GENITIVO+ DATIVO+ ABLATIVOmeminīnoceōūtorreminīscorparcōfruoroblīvīscorpāreōfungormisereorstudeōpotior—faveō, prōsumvēscor
Fig. 5Verbi ordinati per il caso retto. Impersonali di sentimento con accusativo della persona + genitivo della causa: miseret, paenitet, pudet, taedet, piget (mē paenitet errōris = «mi pento dell'errore»).

Punti chiave

Molti verbi latini non si costruiscono come i loro corrispondenti italiani: reggono cioè un caso diverso da quello che la traduzione lascerebbe attendere. Padroneggiare queste reggenze particolari significa saper riconoscere, di fronte a un verbo, quale caso esso esige, perché un verbo che in italiano è transitivo può essere in latino intransitivo (e viceversa), e l'errore di reggenza falsa l'intera comprensione della frase.
I verba memoriae (memini, reminiscor, obliviscor — « ricordarsi », « dimenticarsi ») reggono il genitivo della cosa ricordata o dimenticata (« memini praeteritorum », « mi ricordo delle cose passate »), pur ammettendo l'accusativo in alcuni casi, specie per le persone. I verba affectuum, cioè i verbi di sentimento come misereor (« avere pietà »), reggono anch'essi il genitivo (« miseret me tui », « ho pietà di te »).
Un gruppo importante è quello dei verbi assolutamente impersonali di sentimento: miseret, paenitet, pudet, taedet, piget (« mi fa pietà, mi pento, mi vergogno, mi viene a noia, mi dispiace »). Essi reggono l'accusativo della persona che prova il sentimento e il genitivo della cosa che lo provoca: « me paenitet erroris » (« io mi pento dell'errore »). La struttura latina rovescia completamente i ruoli sintattici dell'italiano.
Alcuni verbi reggono il dativo dove l'italiano usa il complemento oggetto: noceo (« nuocere a »), parco (« risparmiare »), pareo (« obbedire a »), studeo (« dedicarsi a »), faveo (« favorire ») e molti composti di sum (prosum, « giovare a »). « Noceo amico » significa « danneggio l'amico », ma letteralmente « reco danno all'amico »: il latino vede un complemento di termine dove l'italiano vede un oggetto diretto.
Altri verbi reggono l'ablativo: i deponenti utor (« usare »), fruor (« godere »), fungor (« compiere »), potior (« impadronirsi ») e vescor (« nutrirsi ») reggono l'ablativo strumentale (« utor libro », « uso un libro »); egeo e indigeo (« aver bisogno ») reggono l'ablativo o il genitivo. Conoscere a memoria questi piccoli ma frequenti gruppi è indispensabile per non fraintendere la struttura della frase.
Esempio svolto

Sciogliere le reggenze di dativo, ablativo e impersonale

Indica il caso retto da ciascun verbo e traduci: « Milites imperatori paruerunt et urbe potiti sunt; postea eos crudelitatis paenituit ».

  1. 01imperatori paruerunt

    pareo regge il dativo: imperatori è dativo (« obbedirono al comandante »), benché in italiano « obbedire » regga un complemento di termine equivalente.

  2. 02urbe potiti sunt

    potior (deponente) regge l'ablativo: urbe è ablativo (« si impadronirono della città »).

  3. 03eos ... paenituit

    paenitet è impersonale: eos è accusativo della persona che prova il sentimento; crudelitatis è genitivo della causa (« si pentirono della crudeltà »).

  4. 04Compone la traduzione

    Si rovescia la struttura impersonale latina nell'italiano personale (« si pentirono »), mantenendo le altre reggenze.

Risultato: « I soldati obbedirono al comandante e si impadronirono della città; in seguito si pentirono della crudeltà. »

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: le reggenze di utor, fruor, potior (ablativo) e dei verbi che reggono il dativo (noceo, parco, pareo, studeo) sono tra i tranelli più valutati nella versione, perché in italiano corrispondono a verbi transitivi.
  • Focus Esame di Stato: la costruzione dei verbi impersonali di sentimento (paenitet, pudet, miseret) — accusativo della persona + genitivo della causa — è un nodo classico del colloquio e della seconda prova.

Errori frequenti

  • Tradurre « utor libro » con un accusativo come se fosse transitivo, non riconoscendo che utor regge l'ablativo strumentale.
  • Invertire i ruoli nei verbi impersonali, scambiando l'accusativo della persona (chi prova il sentimento) con il soggetto, in « me paenitet erroris ».

Approfondimento

Le reggenze particolari non sono capricci da memorizzare, ma la spia di una diversa visione della relazione fra il verbo e il suo complemento, spesso non transitiva come in italiano. I verbi che reggono il dativo — «noceo» (reco danno a), «parco» (risparmio a), «pareo» (obbedisco a), «studeo» (mi dedico a), «faveo, medeor, persuadeo» e i composti di «sum» come «prosum» — vedono un complemento di termine dove l'italiano vede un oggetto diretto: «noceo amico» e «reco danno all'amico», non «danneggio l'amico» sul piano della struttura. I verbi che reggono l'ablativo — i deponenti «utor, fruor, fungor, potior, vescor» — lo reggono come ablativo strumentale («utor libro» = «mi servo di un libro»), traccia dell'idea originaria di «servirsi con qualcosa»; «egeo» e «indigeo» oscillano fra ablativo e genitivo. I verbi che reggono il genitivo sono soprattutto i «verba memoriae» («memini, obliviscor, reminiscor») e di sentimento come «misereor». Il gruppo piu insidioso e quello dei verbi impersonali di sentimento «miseret, paenitet, pudet, taedet, piget», che ribaltano i ruoli sintattici dell'italiano: reggono l'accusativo della persona che prova il sentimento e il genitivo della causa, cosicche «me paenitet erroris» si costruisce alla lettera «rincresce me dell'errore» ma si traduce «io mi pento dell'errore». Riconoscere questi piccoli gruppi ad alta frequenza e indispensabile: un errore di reggenza non e un dettaglio, ma un fraintendimento della struttura della frase.

Ripasso attivo

Indica il caso retto da ciascun verbo a reggenza particolare nella frase « Milites imperatori paruerunt et hostium urbe potiti sunt; deinde eos crudelitatis paenituit », poi traduci.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01Nominativo e accusativo: costrutti fondamentali e notevoli◐
    • 02Genitivo e dativo: funzioni e usi particolari◐
    • 03L'ablativo e i suoi numerosi valori●
    • 04Complementi di luogo, tempo e locativo◐
    • 05Verbi con reggenze particolari●

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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