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Sintassi del verbo e del periodo

La sintassi del verbo e del periodo studia il valore dei modi e dei tempi e il modo in cui le proposizioni si organizzano in un sistema gerarchico di reggenti e subordinate. Padroneggiare la consecutio temporum, le grandi famiglie di completive e circostanziali e i costrutti caratterizzanti (ablativo assoluto, perifrastiche, cum narrativo, oratio obliqua) è la competenza decisiva per comprendere e tradurre con consapevolezza la prosa e la poesia latina. Questo argomento è « in Esame di Stato »: nel Liceo Classico è il cuore della seconda prova di latino, e nel colloquio sostiene l'analisi linguistica dei testi d'autore di ogni indirizzo.

5 sezioni·~25 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0333 / 16
Profilo d’esame
Analizzare la struttura del periodo individuando la reggente, le coordinate e le subordinate e classificandone i rapportiApplicare con sicurezza la consecutio temporum nella comprensione e nella resa in italiano dei rapporti di tempoSciogliere e tradurre correttamente i costrutti tipici della prosa e della poesia latina (ablativo assoluto, perifrastiche, cum + congiuntivo, infinitiva, oratio obliqua)Usare la sintassi del verbo e del periodo come chiave interpretativa del testo d'autore, motivando le scelte traduttive
Operatori:analizzaclassificatraducispiegatrasformagiustificaindividuacommenta

livello base

A tutti gli indirizzi è richiesto il riconoscimento e la corretta resa dei costrutti fondamentali (consecutio, completive, principali circostanziali, ablativo assoluto, perifrastica, cum narrativo, infinitiva) su testi di media difficoltà.

livello avanzato

Al Liceo Classico si richiede in più la padronanza dell'oratio obliqua estesa, dell'attrazione modale e dei costrutti più rari su testi d'autore complessi, in vista della seconda prova di latino.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Sintassi del verbo e del periodo
    • 01Usi dei modi e dei tempi; la consecutio temporum◐
    • 02Le proposizioni completive e le interrogative indirette◐
    • 03Le proposizioni circostanziali◐
    • 04I costrutti notevoli: ablativo assoluto, perifrastiche, cum narrativo●
    • 05Il discorso indiretto (oratio obliqua)●
§ 01

Usi dei modi e dei tempi; la consecutio temporum#

●●○StandardLPOSA-latino-lingua-sintassi-periodo: Consecutio temporum; uso del congiuntivo

Punti chiave

La sintassi del verbo parte da una domanda semplice ma decisiva: che cosa « significa » un modo o un tempo dentro la frase? Nell'indipendente il congiuntivo non indica più, come l'indicativo, un fatto reale, ma esprime la volontà, il desiderio, la possibilità o il dubbio di chi parla: si distinguono così il congiuntivo esortativo e iussivo (« facciamo », « si faccia »), il desiderativo o ottativo (spesso con « utinam »), il dubitativo (« quid faciam? », « che cosa devo fare? ») e il potenziale (« dicas », « si potrebbe dire »). Riconoscere questi valori è il primo passo per non tradurre meccanicamente.
Nelle proposizioni dipendenti, invece, il congiuntivo perde gran parte del proprio valore autonomo e diventa il modo della subordinazione: il suo tempo non è più scelto liberamente, ma è « regolato » dal verbo della reggente secondo la legge fondamentale della consecutio temporum. La consecutio coordina due informazioni: il « tempo » della reggente (principale o storico) e il « rapporto » della subordinata rispetto ad essa (anteriorità, contemporaneità, posteriorità).
La regola si articola così. Se la reggente ha un tempo principale (presente, futuro, futuro anteriore, perfetto logico), la subordinata usa il congiuntivo presente per la contemporaneità e il congiuntivo perfetto per l'anteriorità. Se la reggente ha un tempo storico (imperfetto, perfetto narrativo, piuccheperfetto), la subordinata usa il congiuntivo imperfetto per la contemporaneità e il congiuntivo piuccheperfetto per l'anteriorità. La posteriorità, infine, si esprime con la perifrastica attiva al congiuntivo (« -urus sim » dopo tempo principale, « -urus essem » dopo tempo storico), perché il latino non possiede un futuro del congiuntivo.
La consecutio non è un tecnicismo astratto: è lo strumento che permette di « datare » i fatti raccontati. Quando in una temporale o in una causale al congiuntivo si incontra un piuccheperfetto, il testo segnala che quell'azione è già conclusa rispetto alla reggente storica; un imperfetto congiuntivo segnala invece un'azione che si svolge in parallelo. Applicare la consecutio nella resa significa scegliere il tempo italiano (trapassato, imperfetto, condizionale composto per la posteriorità nel passato) che restituisce con esattezza quel rapporto cronologico (Fig. 1).

Schema della consecutio temporum

La consecutio temporumTabella con 4 colonne e 2 righe, Dati: Reggente · Anteriorità · Contemp. · Posteriorità; Principale · cong. perfetto · cong. presente · -ūrus sim; Storico · cong. piucchep. · cong. imperf. · -ūrus essemREGGENTEANTERIORITÀCONTEMP.POSTERIORITÀPRINCIPALEcong. perfettocong. presente-ūrus simSTORICOcong. piucchep.cong. imperf.-ūrus essem
Fig. 1È il rapporto (anteriorità, contemporaneità, posteriorità), non il tempo assoluto, a decidere il congiuntivo della subordinata. Reggente principale = presente o futuro; reggente storica = imperfetto o perfetto. La posteriorità usa la perifrastica attiva (-ūrus sim / essem), perché manca il futuro del congiuntivo.
Esempio svolto

Riconoscere la consecutio in un periodo con cum + congiuntivo

Analizza e traduci, motivando i tempi: « Cum Caesar in Galliam venisset, legati ad eum venerunt ».

  1. 01Individua la reggente

    La principale è « legati ad eum venerunt »; il verbo « venerunt » è perfetto narrativo, dunque un tempo STORICO.

  2. 02Individua la subordinata

    « Cum Caesar in Galliam venisset » è una temporale-causale (cum narrativo) con congiuntivo piuccheperfetto « venisset ».

  3. 03Applica la consecutio

    Reggente storica + congiuntivo piuccheperfetto = rapporto di ANTERIORITA: l'arrivo di Cesare precede l'arrivo dei legati.

  4. 04Rendi i tempi in italiano

    L'anteriorità nel passato si rende con il trapassato (o un gerundio/participio): « Essendo Cesare giunto in Gallia... » oppure « Dopo che Cesare era giunto in Gallia... ».

Risultato: « Dopo che Cesare era giunto in Gallia, alcuni ambasciatori vennero da lui »: il piuccheperfetto congiuntivo segnala correttamente l'anteriorità rispetto alla reggente storica.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: nella seconda prova di latino la corretta individuazione dei rapporti di tempo è esplicitamente premiata dall'indicatore « Individuazione delle strutture morfosintattiche »; sapere riconoscere anteriorità/contemporaneità/posteriorità orienta tutta la resa.
  • Focus Esame di Stato: al colloquio è frequente la richiesta di « spiegare perché » un congiuntivo ha un determinato tempo — la risposta deve nominare il tempo della reggente e il rapporto della subordinata, non limitarsi a tradurre.

Errori frequenti

  • Tradurre il congiuntivo dipendente come se conservasse il valore dell'indipendente (p. es. rendere con « che faccia » un congiuntivo che è semplice marca di subordinazione in una temporale con cum).
  • Confondere la posteriorità: rendere con un presente o un futuro la perifrastica « -urus essem » dopo un tempo storico, invece del condizionale composto/imperfetto richiesto dal passato.

Approfondimento

La consecutio temporum e un sistema completo che merita di essere fissato in tutte le sue caselle, perche e lo strumento con cui il latino data i fatti raccontati. Il verbo della reggente si divide in due grandi gruppi: tempi principali (presente, futuro, futuro anteriore, e il perfetto detto «logico» con valore di presente) e tempi storici (imperfetto, perfetto narrativo, piuccheperfetto). La subordinata al congiuntivo esprime poi tre rapporti rispetto alla reggente: anteriorita, contemporaneita, posteriorita. Dopo un tempo principale la contemporaneita si rende col congiuntivo presente, l'anteriorita col congiuntivo perfetto («rogo quid facias / quid feceris»); dopo un tempo storico la contemporaneita col congiuntivo imperfetto, l'anteriorita col piuccheperfetto («rogabam quid faceres / quid fecisses»). La posteriorita, poiche il congiuntivo non ha futuro, si affida alla perifrastica attiva: «-urus sim» dopo tempo principale, «-urus essem» dopo tempo storico («rogo/rogabam quid facturus sis/esses»). Applicare la consecutio nella resa significa scegliere il tempo italiano che restituisce quel rapporto: un piuccheperfetto congiuntivo latino diventa un trapassato («dopo che aveva fatto»), un imperfetto congiuntivo un'azione parallela, la perifrastica «-urus essem» un condizionale composto («che avrebbe fatto»). Al colloquio non basta tradurre: occorre saper motivare perche un congiuntivo ha quel tempo, nominando il tempo della reggente e il rapporto della subordinata.

Ripasso attivo

Analizza i rapporti di tempo nel periodo « Caesar, cum hostes vicisset, milites laudavit »: indica il tempo della reggente, il rapporto della subordinata e proponi una resa italiana che rispetti la consecutio.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Le proposizioni completive e le interrogative indirette#

●●○StandardLPOSA-latino-lingua-sintassi-periodo: Subordinazione completa; uso del congiuntivo

Punti chiave

Le proposizioni completive (o sostantive) « completano » il significato della reggente svolgendo la funzione di soggetto o di oggetto: rispondono cioè alle domande « che cosa? » del verbo principale. La loro classificazione dipende dal verbo reggente e dal costrutto che esso richiede, ed è uno snodo essenziale per la traduzione: scambiare una completiva volitiva con una dichiarativa significa fraintendere il senso dell'intera frase.
Il primo grande tipo è la completiva con « ut/ne + congiuntivo » dopo i verbi di volontà, di esortazione, di timore e di impedimento. Dopo i « verba voluntatis » (impero, oro, hortor, persuadeo) si ha « ut » (affermativa) o « ne » (negativa): « hortor te ut venias », « ti esorto a venire ». Dopo i « verba timendi » (timeo, vereor) la polarità si inverte: « ne » significa « che » (timore che un fatto accada) e « ut » (o « ne non ») significa « che non »: « timeo ne veniat », « temo che venga ».
Il secondo grande tipo è la proposizione infinitiva, completiva oggettiva o soggettiva costruita con l'accusativo e l'infinito, retta dai « verba sentiendi et declarandi » (dico, scio, video, puto, spero). Il soggetto va in accusativo e il verbo all'infinito, il cui tempo esprime il rapporto: infinito presente per la contemporaneità, infinito perfetto per l'anteriorità, infinito futuro per la posteriorità rispetto alla reggente. « Dico Caesarem venire / venisse / venturum esse » = « dico che Cesare viene / è venuto / verrà ».
Un terzo tipo fondamentale è l'interrogativa indiretta: una domanda riportata indirettamente, introdotta da un avverbio o pronome interrogativo (quis, quid, cur, ubi, num, an, -ne) e costruita « sempre con il congiuntivo » secondo la consecutio temporum. « Rogo quid facias / quid feceris / quid facturus sis » = « chiedo che cosa tu faccia / abbia fatto / farai ». A queste si aggiungono le completive « dichiarative con quod » (il fatto che) e le « completive di fatto con ut » dopo espressioni impersonali come « accidit ut » (accade che) [Fig. 2 richiama la mappa tipologica delle subordinate].

Mappa tipologica delle proposizioni completive

Le proposizioni completiveDiagramma ad albero, 3 percorsi, Dati: Ut / nē + cong. (volontà, timore); Infinitiva (acc. + infinito); Interrogativa indiretta (cong.)Le completiveUt / nē + cong. (volontà, timore)Infinitiva (acc. + infinito)Interrogativa indiretta (cong.)
Fig. 2Il verbo reggente decide il tipo di completiva. Volitive con ut/nē (imperō, hortor, ōrō), timore con timeō nē. Infinitiva con verba sentiendī et dēclārandī (dīcō, sciō, putō): il tempo dell'infinito segna il rapporto. Interrogativa indiretta sempre al congiuntivo, con consecutio. Inoltre: dichiarative con quod («il fatto che») e completive di fatto con ut dopo accidit, ēvenit.
Esempio svolto

Distinguere infinitiva e interrogativa indiretta

Analizza e traduci, indicando il tipo di completiva: « Scio quid Caesar fecerit ».

  1. 01Esamina il verbo reggente

    « Scio » (so) è un verbum sentiendi: di per sé potrebbe reggere un'infinitiva.

  2. 02Cerca l'elemento introduttore

    Compare « quid », pronome interrogativo: la subordinata non è un'infinitiva ma una INTERROGATIVA INDIRETTA (« che cosa »).

  3. 03Verifica il modo

    Il verbo « fecerit » è congiuntivo perfetto, coerente con l'obbligo del congiuntivo nelle interrogative indirette.

  4. 04Applica la consecutio

    Reggente principale (« scio », presente) + congiuntivo perfetto = ANTERIORITA: il fare di Cesare precede il mio sapere.

Risultato: « So che cosa Cesare abbia fatto / ha fatto »: interrogativa indiretta con congiuntivo perfetto che esprime anteriorità rispetto alla reggente principale.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: l'infinitiva è il costrutto completivo più frequente nei testi di prosa d'autore; il candidato deve riconoscere il « soggetto in accusativo » e tradurre il tempo dell'infinito secondo il rapporto, non come un infinito italiano.
  • Focus Esame di Stato: nelle interrogative indirette l'errore di non riconoscere il congiuntivo (rendendolo come indicativo) è penalizzato sia nella resa sia nell'analisi richiesta al colloquio.

Errori frequenti

  • Tradurre l'infinitiva con l'infinito italiano (« dico Caesarem venire » reso « dico Cesare venire » invece di « dico che Cesare viene »), ignorando che in italiano la completiva esplicita richiede « che » + indicativo/congiuntivo.
  • Invertire la polarità dei verba timendi: rendere « timeo ne veniat » con « temo che non venga » invece del corretto « temo che venga ».

Approfondimento

L'inversione di polarita dei «verba timendi» — dove «ne» significa «che» e «ut» (o «ne non») significa «che non» — non e un capriccio, ma un fossile della sintassi paratattica arcaica: «timeo ne veniat» nasce dall'accostamento di due frasi indipendenti, «timeo: ne veniat!» («ho paura: che non venga!», con «ne» ancora negazione di un congiuntivo desiderativo). Cristallizzata la subordinazione, la negazione originaria si e rovesciata nel senso della completiva. Analogamente, la scelta fra i tre grandi tipi completivi dipende rigidamente dal verbo reggente: «ut/ne» + congiuntivo dopo i «verba voluntatis» (volonta, esortazione, timore, impedimento); l'infinitiva (accusativo + infinito) dopo i «verba sentiendi et declarandi», con l'infinito che segna il rapporto (presente = contemporaneita, perfetto = anteriorita, futuro = posteriorita); il congiuntivo obbligatorio con pronome o avverbio interrogativo nell'interrogativa indiretta, regolata dalla consecutio. Un dato storico prezioso: accanto all'infinitiva, il latino tardo e poi le lingue romanze preferiscono sempre piu la completiva con «quod/quia» + verbo di modo finito, da cui l'italiano «che»: la coesistenza di «dico eum venire» e «dico quod venit» documenta la transizione verso la subordinazione esplicita moderna. Alla versione, il pericolo maggiore e rendere l'infinitiva con l'infinito italiano («dico Cesare venire»): la completiva italiana richiede «che» + modo finito.

Ripasso attivo

Classifica e traduci le tre completive seguenti, indicando per ciascuna il verbo reggente e il costrutto: « Caesar imperat ut pons fiat »; « Scio te venturum esse »; « Nescio cur taceas ».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Le proposizioni circostanziali#

●●○StandardLPOSA-latino-lingua-sintassi-periodo: Proposizioni finali, consecutive, causali, temporali, concessive, condizionali, relative

Punti chiave

Le proposizioni circostanziali (o avverbiali) precisano una « circostanza » del fatto principale: il fine, la conseguenza, la causa, il tempo, la concessione, la condizione. A differenza delle completive, non sono indispensabili alla struttura grammaticale della reggente, ma ne arricchiscono il significato. Classificarle correttamente significa cogliere la logica del periodo e rendere in italiano la giusta congiunzione.
Le finali (« perché, affinché ») si costruiscono con « ut/ne + congiuntivo » e seguono la consecutio del solo presente o imperfetto, perché il fine è sempre posteriore: « venio ut discam » (« vengo per imparare »), « venit ut disceret » (« venne per imparare »). Le consecutive (« così... che ») hanno « ut/ut non + congiuntivo », spesso anticipate da un correlativo nella reggente (tam, ita, sic, tantus, talis): « tam fortis est ut omnes eum laudent » (« è così coraggioso che tutti lo lodano »).
Le causali distinguono modo e sfumatura: con l'indicativo (« quod, quia, quoniam ») esprimono una causa reale e oggettiva (« gaudeo quod venisti »), con il congiuntivo (« cum » causale, oppure « quod » con causa soggettiva o riferita) esprimono una causa presentata come pensiero di altri. Le temporali sono le più varie: « cum + indicativo » (cum temporale puro), « postquam, ubi, ut + indicativo » per l'anteriorità immediata, « dum + indicativo presente » per la contemporaneità (« mentre »), « antequam/priusquam » con indicativo o congiuntivo a seconda della sfumatura di eventualità.
Le concessive (« benché, sebbene ») si costruiscono con « quamquam + indicativo » (concessione di fatto), « quamvis + congiuntivo » (concessione ipotetica), oppure con « cum » concessivo + congiuntivo e « etsi/tametsi ». Le condizionali, infine, formano il periodo ipotetico con « si/nisi »: l'indicativo dà l'ipotesi della realtà (I tipo), il congiuntivo presente/perfetto dà la possibilità (II tipo), il congiuntivo imperfetto/piuccheperfetto dà l'irrealtà nel presente o nel passato (III tipo). Il periodo ipotetico è uno snodo esaminato con particolare attenzione (Fig. 3).

Il periodo ipotetico latino: i tre tipi

Il periodo ipoteticoTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Tipo · Protasi · Apodosi (resa); I — realtà · indicativo · indicativo; II — possibilità · cong. pres./perf. · condizionale; III — irrealtà · cong. impf./ppf. · cond. compostoTIPOPROTASIAPODOSI (RESA)I — realtàindicativoindicativoII — possibilitàcong. pres./perf.condizionaleIII — irrealtàcong. impf./ppf.cond. composto
Fig. 3Il modo della protasi rivela il grado di realtà. Esempi: I sī hoc dīcis «se dici» (indicativo); II sī hoc dīcās «se tu dicessi» (congiuntivo); III sī hoc dīxissēs «se tu avessi detto» (cong. piuccheperfetto).
Esempio svolto

Riconoscere il tipo di periodo ipotetico

Analizza e traduci, indicando il tipo: « Si hoc dixisses, omnes tibi credidissent ».

  1. 01Individua protasi e apodosi

    Protasi: « si hoc dixisses » (se avessi detto questo); apodosi: « omnes tibi credidissent » (tutti ti avrebbero creduto).

  2. 02Esamina i modi e i tempi

    « dixisses » e « credidissent » sono entrambi congiuntivo piuccheperfetto.

  3. 03Classifica il periodo

    Congiuntivo piuccheperfetto in protasi e apodosi = periodo ipotetico del III tipo, IRREALTA NEL PASSATO.

  4. 04Rendi in italiano

    L'irrealtà nel passato si rende con il congiuntivo trapassato nella protasi e il condizionale composto nell'apodosi.

Risultato: « Se tu avessi detto questo, tutti ti avrebbero creduto »: periodo ipotetico dell'irrealtà nel passato (III tipo).

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: distinguere la causale all'indicativo (causa reale) dalla causale al congiuntivo (causa soggettiva/riferita) e il cum + indicativo dal cum + congiuntivo è tra le competenze più valutate nell'individuazione delle strutture.
  • Focus Esame di Stato: il periodo ipotetico va riconosciuto nei suoi tre tipi e reso con i tempi e modi italiani corretti (in particolare il condizionale per il II e III tipo); è una richiesta tipica sia in versione sia al colloquio.

Errori frequenti

  • Confondere finale e consecutiva: entrambe usano « ut + congiuntivo », ma la consecutiva è negata da « ut non » (non da « ne ») ed è spesso annunciata da un correlativo (tam, ita, tantus).
  • Tradurre alla lettera il periodo ipotetico dell'irrealtà con l'indicativo italiano (« si venisset » reso « se venne ») invece del condizionale composto (« se fosse venuto »).

Approfondimento

Il cuore avanzato di questa sezione e il periodo ipotetico, che il latino costruisce con «si/nisi» distribuendo modo e tempo secondo tre tipi. Il primo tipo, della realta, usa l'indicativo in entrambi i membri («si hoc dicis, erras», se dici questo, sbagli): l'ipotesi e presentata come un fatto. Il secondo tipo, della possibilita, usa il congiuntivo presente o perfetto («si hoc dicas, erres», se tu dicessi questo, sbaglieresti): l'ipotesi e possibile ma non realizzata. Il terzo tipo, dell'irrealta, usa il congiuntivo imperfetto per l'irrealta nel presente («si hoc diceres, errares», se tu dicessi ora — ma non lo dici) e il piuccheperfetto per l'irrealta nel passato («si hoc dixisses, erravisses», se tu avessi detto — ma non hai detto). La resa italiana richiede il condizionale nella apodosi del secondo e terzo tipo, ed e proprio qui che si annida l'errore piu comune: tradurre «si venisset» con «se venne» invece di «se fosse venuto». Vanno inoltre tenute distinte le coppie che condividono la stessa congiunzione ma non lo stesso valore: finale e consecutiva usano entrambe «ut» + congiuntivo, ma la consecutiva e negata da «ut non» (non da «ne») ed e annunciata da un correlativo nella reggente («tam, ita, sic, tantus, talis»); la causale all'indicativo («quod, quia») da una causa reale e oggettiva, la causale al congiuntivo (o «cum» causale) una causa soggettiva o riferita al pensiero altrui.

Ripasso attivo

Classifica le seguenti circostanziali e indica per ciascuna modo e congiunzione resa: « ut omnes audirent », « cum dux esset », « si hoc dixisses », « postquam pervenit ».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

I costrutti notevoli: ablativo assoluto, perifrastiche, cum narrativo#

●●●ApprofondimentoLPOSA-latino-lingua-sintassi-periodo: Ablativo assoluto, cum + congiuntivo, perifrastiche

Punti chiave

Alcuni costrutti sono talmente caratteristici del latino da costituire la « firma » stilistica della prosa classica; saperli sciogliere è la differenza tra una traduzione meccanica e una resa consapevole. Il primo è l'ablativo assoluto: una proposizione subordinata implicita formata da un sostantivo (o pronome) in ablativo e da un participio in ablativo concordato, sintatticamente svincolata (« assoluta ») dal resto della frase, cioè senza legami grammaticali diretti con la reggente.
L'ablativo assoluto esprime una circostanza (temporale, causale, concessiva, ipotetica) e si scioglie scegliendo la sfumatura più adatta al contesto: « urbe capta » (participio perfetto) = « presa la città / dopo che la città fu presa » (anteriorità); « Caesare duce » (senza participio, con un sostantivo o aggettivo) = « sotto la guida di Cesare / essendo Cesare comandante ». Il participio presente vi esprime contemporaneità, il participio perfetto anteriorità.
La coniugazione perifrastica unisce un participio a una forma del verbo « sum ». La perifrastica ATTIVA (participio futuro + sum: « -urus sum ») esprime intenzione o imminenza: « lecturus sum » = « sto per leggere / ho intenzione di leggere ». La perifrastica PASSIVA (gerundivo + sum: « -ndus sum ») esprime dovere o necessità, con il complemento d'agente in dativo (dativo d'agente): « liber legendus est mihi » = « il libro deve essere letto da me / io devo leggere il libro ».
Il cum narrativo (o « cum » storico/narrativo) è un cum + congiuntivo che, riferito al passato, esprime la circostanza temporale-causale entro cui si colloca l'azione principale: « cum Caesar haec audivisset, profectus est » = « avendo Cesare udito ciò / poiché Cesare aveva udito ciò, partì ». Va distinto dal cum + indicativo (cum temporale puro, mera contemporaneità) e segue la consecutio temporum: imperfetto congiuntivo per la contemporaneità, piuccheperfetto per l'anteriorità (Fig. 4).

I costrutti notevoli a confronto

I costrutti notevoliTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Costrutto · Esempio · Valore; Ablativo assoluto · urbe captā · temporale/causale; Perifrastica attiva · lēctūrus sum · intenzione; Perifrastica passiva · legendus est · dovere; Cum narrativo · cum vēnisset · temp.-causaleCOSTRUTTOESEMPIOVALOREAblativo assolutourbe captātemporale/causalePerifrastica attivalēctūrus sumintenzionePerifrastica passivalegendus estdovereCum narrativocum vēnissettemp.-causale
Fig. 4Ablativo assoluto: sostantivo + participio in ablativo (urbe captā = «presa la città»), con valore temporale, causale, concessivo o ipotetico. Perifrastica attiva: participio futuro + sum (lēctūrus sum = «sto per leggere»). Perifrastica passiva: gerundivo + sum (legendus est = «deve essere letto»), con agente in dativo. Cum narrativo: cum + congiuntivo imperfetto/piuccheperfetto, valore temporale-causale nel passato.
Esempio svolto

Sciogliere un ablativo assoluto nel contesto

Sciogli e traduci, scegliendo la sfumatura adatta: « Hostibus victis, Caesar in castra rediit ».

  1. 01Riconosci il costrutto

    « Hostibus victis » è un ablativo assoluto: « hostibus » (sost. in ablativo) + « victis » (participio perfetto di vinco, in ablativo concordato).

  2. 02Stabilisci il rapporto temporale

    Il participio perfetto indica ANTERIORITA: la sconfitta dei nemici precede il ritorno di Cesare.

  3. 03Scegli la sfumatura logica

    Il contesto narrativo suggerisce un valore temporale-causale: « dopo che i nemici furono vinti » oppure « sconfitti i nemici ».

  4. 04Rendi la reggente

    « Caesar in castra rediit » = « Cesare tornò nell'accampamento ».

Risultato: « Sconfitti i nemici, Cesare tornò nell'accampamento » (oppure « Dopo che i nemici furono sconfitti... »): ablativo assoluto di anteriorità con valore temporale-causale.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: l'ablativo assoluto e il cum narrativo sono frequentissimi nei testi storiografici della seconda prova; va resa la sfumatura logica (temporale, causale, concessiva) coerente con il contesto, non una traduzione fissa.
  • Focus Esame di Stato: la perifrastica passiva con il dativo d'agente è un costrutto-spia spesso oggetto di domanda al colloquio; il candidato deve riconoscere il valore di necessità/dovere e il dativo dell'agente.

Errori frequenti

  • Tradurre l'ablativo assoluto sempre con un gerundio o sempre come temporale, senza adattare la sfumatura (causale, concessiva, ipotetica) al senso del periodo.
  • Scambiare il dativo d'agente della perifrastica passiva con un complemento di termine, perdendo il valore « da parte di » (p. es. rendere « mihi legendus est » con « è da leggere a me » invece di « deve essere letto da me »).

Approfondimento

L'ablativo assoluto va compreso nella sua natura di proposizione nominale assoluta: «assoluto» (dal latino «absolutus», sciolto) significa privo di legami grammaticali diretti con la reggente, cioe con un soggetto proprio, diverso da quello della principale, e un participio concordato. Se il participio e presente esprime contemporaneita («Cicerone dicente», mentre Cicerone parla), se e perfetto anteriorita («urbe capta», dopo che la citta fu presa). Poiche «sum» e privo di participio presente, esistono ablativi assoluti nominali, formati da due sostantivi o da un sostantivo e un aggettivo con valore predicativo: «Cicerone consule» («essendo Cicerone console», cioe sotto il suo consolato), «Hannibale vivo» (mentre Annibale era in vita). La resa richiede di scegliere la sfumatura logica (temporale, causale, concessiva, ipotetica) coerente con il contesto, mai una traduzione fissa. La coppia delle perifrastiche completa il quadro: l'attiva (participio futuro + «sum», «lecturus sum») esprime intenzione o imminenza; la passiva (gerundivo + «sum», «legendus est») esprime dovere e necessita, con l'agente in dativo. La perifrastica passiva puo essere anche impersonale, dai verbi intransitivi: «pugnandum est nobis» («dobbiamo combattere»). Il «cum» narrativo, infine, va distinto dal «cum» + indicativo (temporale puro): il «cum» + congiuntivo, regolato dalla consecutio, colora la circostanza di valore causale o avversativo, ed e la firma della prosa storiografica di Cesare, Livio e Tacito.

Ripasso attivo

Sciogli e traduci, indicando la sfumatura logica scelta: l'ablativo assoluto « signo dato » e la perifrastica passiva « pax petenda est nobis ».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

Il discorso indiretto (oratio obliqua)#

●●●ApprofondimentoLPOSA-latino-lingua-sintassi-periodo: Oratio obliqua; subordinazione completa

Punti chiave

Il discorso indiretto (oratio obliqua) è il modo in cui il latino riporta in forma dipendente — subordinata a un verbo di dire, pensare o sapere — un intero discorso pronunciato o pensato da qualcuno. È il punto di arrivo della sintassi del periodo, perché vi confluiscono tutte le regole studiate: l'infinitiva, la consecutio temporum, l'uso del congiuntivo e dei pronomi. È particolarmente sviluppato nella prosa storiografica (Cesare, Livio, Tacito), dove sostituisce i discorsi diretti.
La regola di trasformazione dall'oratio recta (discorso diretto) all'oratio obliqua segue tre direttrici. Le proposizioni principali enunciative (affermazioni) diventano infinitive (accusativo + infinito); le principali volitive e interrogative (ordini, esortazioni, domande) passano al congiuntivo. Tutte le proposizioni subordinate, che nel discorso diretto avrebbero l'indicativo, passano al congiuntivo (è il fenomeno dell'« attrazione modale »). I tempi si regolano sulla consecutio temporum a partire dal verbo reggente del dire.
Anche i pronomi e gli aggettivi cambiano prospettiva: i pronomi di prima e seconda persona del discorso diretto si trasformano secondo il punto di vista di chi riferisce, e in particolare riappaiono il riflessivo « se » e il possessivo « suus » a indicare il soggetto del verbo del dire (riflessivo indiretto). Anche gli avverbi di tempo e luogo si adeguano (hic → illic, nunc → tunc), così come l'imperativo del discorso diretto, che diventa congiuntivo nell'obliqua.
Tradurre l'oratio obliqua richiede di « ricostruire » mentalmente il discorso diretto sottostante: si individua il verbo del dire, si riconosce la trama di infinitive (le affermazioni) e di congiuntivi (ordini, domande, subordinate), si sciolgono i riflessivi indiretti riferendoli al soggetto del dire e si rende il tutto con la subordinazione esplicita italiana (« disse che... », « ordinò di... », « chiese se... »). È l'esercizio che mette alla prova l'intera sintassi del periodo (Fig. 5).

Dall'oratio recta all'oratio obliqua

Dall'oratio recta all'oratio obliquaTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Elemento · Oratio recta · Oratio obliqua; Enunciativa · indicativo · infinitiva (acc.+inf.); Volitiva/interr. · imperat./cong. · congiuntivo; Subordinata · indicativo · cong. per attrazioneELEMENTOORATIO RECTAORATIO OBLIQUAEnunciativaindicativoinfinitiva (acc.+inf.)Volitiva/interr.imperat./cong.congiuntivoSubordinataindicativocong. per attrazione
Fig. 5Nell'oratio obliqua le enunciative diventano infinitive (acc. + infinito), le volitive e interrogative passano al congiuntivo, le subordinate al congiuntivo per attrazione modale. I pronomi di 1ª/2ª persona diventano sē, suus (riflessivo indiretto); i tempi seguono la consecutio dal verbo del dire; gli avverbi si spostano (hīc → illīc, nunc → tunc).
Esempio svolto

Riconoscere e tradurre un tratto di oratio obliqua

Analizza e traduci: « Caesar respondit hostes fortes esse seque pacem petiturum esse ».

  1. 01Individua il verbo del dire

    « Caesar respondit » (Cesare rispose) introduce il discorso indiretto: tempo storico, dunque la consecutio partirà da qui.

  2. 02Riconosci le infinitive

    « hostes fortes esse » (infinito presente: contemporaneità) e « se pacem petiturum esse » (infinito futuro: posteriorità) sono due enunciative trasformate in infinitive.

  3. 03Sciogli il riflessivo indiretto

    « se » nella seconda infinitiva si riferisce al soggetto del verbo del dire, cioè a Cesare stesso: « che egli (Cesare) avrebbe chiesto la pace ».

  4. 04Rendi i tempi italiani

    La contemporaneità nel passato si rende con l'imperfetto/presente; la posteriorità nel passato con il condizionale composto.

Risultato: « Cesare rispose che i nemici erano forti e che egli avrebbe chiesto la pace »: due infinitive (contemporaneità e posteriorità) con riflessivo indiretto « se » riferito a Cesare.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: i brani storiografici della seconda prova contengono spesso tratti di oratio obliqua; riconoscere la catena di infinitive e congiuntivi che dipendono da un unico verbo del dire è competenza esplicitamente valutata.
  • Focus Esame di Stato: l'uso del riflessivo indiretto (se, suus riferiti al soggetto del verbo del dire) è un punto delicato che al colloquio viene spesso chiesto di motivare nell'analisi del testo.

Errori frequenti

  • Non riconoscere l'attrazione modale: tradurre i congiuntivi delle subordinate dell'obliqua come se avessero un valore autonomo (potenziale, eventuale) invece di intenderli come semplice marca della dipendenza dal discorso riferito.
  • Sbagliare il riferimento del riflessivo indiretto: rendere « se » e « suus » riferendoli al soggetto della frase più vicina invece che al soggetto del verbo del dire.

Approfondimento

L'oratio obliqua e la prova generale dell'intera sintassi del periodo, perche vi confluiscono infinitiva, congiuntivo, consecutio e pronomi. La sua grammatica di trasformazione dal discorso diretto obbedisce a tre principi. Primo: le proposizioni principali cambiano modo secondo il loro atto linguistico — le enunciative (affermazioni) diventano infinitive (accusativo + infinito), mentre le volitive e le interrogative (ordini, esortazioni, domande) passano al congiuntivo. Secondo: tutte le subordinate, che nel discorso diretto avrebbero l'indicativo, passano al congiuntivo per il fenomeno dell'attrazione modale, semplice marca della dipendenza dal discorso riferito, senza valore autonomo (potenziale o eventuale). Terzo: i pronomi si riorientano sul punto di vista di chi riferisce, e ricompaiono il riflessivo indiretto «se» e il possessivo «suus» a indicare il soggetto del verbo del dire — non il soggetto grammaticalmente piu vicino, errore tipico da evitare. I tempi si regolano sulla consecutio a partire dal verbo del dire, e anche gli avverbi si adeguano («hic»/«illic», «nunc»/«tunc»). Tradurre un tratto di oratio obliqua richiede il procedimento inverso: si individua il verbo del dire, si riconosce la catena di infinitive (le affermazioni) e di congiuntivi (ordini, domande, subordinate), si sciolgono i riflessivi indiretti riferendoli al soggetto del dire, si rende con la subordinazione esplicita italiana. E l'esercizio che, piu di ogni altro, misura la padronanza dell'intero sistema.

Ripasso attivo

Trasforma in oratio obliqua (dipendente da « Caesar dixit ») il discorso diretto « Hostes fortes sunt; pacem petite » e poi traduci il risultato in italiano.

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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01Usi dei modi e dei tempi; la consecutio temporum◐
    • 02Le proposizioni completive e le interrogative indirette◐
    • 03Le proposizioni circostanziali◐
    • 04I costrutti notevoli: ablativo assoluto, perifrastiche, cum narrativo●
    • 05Il discorso indiretto (oratio obliqua)●

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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