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Legalità, solidarietà e contrasto alle mafie

Questo appunto affronta il principio di legalità come fondamento dello Stato di diritto e il fenomeno mafioso come sua negazione più radicale, descrivendone caratteri, impatto economico-sociale e strumenti normativi di contrasto (l'art. 416-bis c.p., il Codice antimafia, la confisca dei beni). Mostra inoltre come la solidarietà costituzionale (art. 2 Cost.) e la cittadinanza attiva siano la dimensione propositiva dell'antimafia, oltre quella repressiva. Il tema rientra nel nucleo «Costituzione, diritto, legalità e solidarietà» dell'insegnamento trasversale di Educazione civica (L. 92/2019) ed è valutabile all'Esame di Stato, in particolare nel colloquio.

4 sezioni·~20 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0555 / 14
Profilo d’esame
Adottare comportamenti responsabili e rispettosi delle regole nei diversi contesti di vita, riconoscendo il valore della legalità per la convivenza civileRiconoscere il disvalore sociale di mafia, corruzione e illegalità e comprendere il ruolo della cittadinanza attiva e della solidarietà nel contrastarliCollegare il principio di legalità ai fondamenti costituzionali (artt. 2, 3, 54 Cost.) e agli strumenti dell'ordinamento penale e amministrativo antimafia
Operatori:spiegaanalizzadescriviconfrontaargomentaillustragiustificaclassifica

livello base

A tutti gli indirizzi liceali è richiesta la comprensione del principio di legalità, dei caratteri essenziali del fenomeno mafioso e del valore della solidarietà e dell'impegno civile.

livello avanzato

Negli indirizzi giuridico-economici (in particolare il LES) e nei percorsi che valorizzano le scienze umane si approfondiscono gli strumenti normativi (art. 416-bis c.p., Codice antimafia, misure di prevenzione patrimoniale) e l'analisi sociologica del consenso e dell'economia mafiosa.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Legalità, solidarietà e contrasto alle mafie
    • 01Il principio di legalità e lo Stato di diritto○
    • 02Le mafie: caratteristiche e impatto sociale ed economico◐
    • 03La legislazione e gli strumenti di contrasto●
    • 04Solidarietà, impegno civile e cittadinanza responsabile◐
§ 01

Il principio di legalità e lo Stato di diritto#

●○○BaseLPOSA-educazione-civica-nucleo-1-legalita

Dal principio di legalità allo Stato di diritto

Dal principio di legalità allo Stato di dirittoGrafo, Principio di legalità → Legalità formale · art. 25 c.2, Principio di legalità → Legalità sostanziale · artt. 2–3, Legalità formale · art. 25 c.2 → Stato di diritto, Legalità sostanziale · artt. 2–3 → Stato di diritto, Stato di diritto → Cittadinanza responsabile · art. 54Principio dilegalitàLegalità formale· art. 25 c.2Legalitàsostanziale ·artt. 2–3Stato di dirittoCittadinanzaresponsabile ·art. 54

Punti chiave

Il principio di legalità è il fondamento dello Stato di diritto: significa che il potere pubblico e i cittadini sono sottoposti alla legge, e che nessuno — neppure chi governa — è al di sopra di essa. Da questo principio discende l'idea che la convivenza civile non si regge sulla forza del più potente, ma su regole conosciute, generali e applicate in modo uguale a tutti.
Nel diritto penale la legalità si esprime nella formula latina «nullum crimen, nulla poena sine lege» (nessun reato, nessuna pena senza una legge): un comportamento può essere punito solo se la legge lo prevedeva come reato prima che fosse commesso. La Costituzione lo sancisce all'art. 25, comma 2: «Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso». Ne derivano i corollari della riserva di legge, della tassatività (la norma deve descrivere il fatto con precisione) e del divieto di retroattività e di analogia in malam partem.
La legalità non è solo «rispetto delle regole» imposto dall'alto: la Costituzione la collega ai doveri di solidarietà dell'art. 2 e al dovere di fedeltà alla Repubblica dell'art. 54, secondo cui «tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi». La legalità diventa così «sostanziale» quando le regole sono giuste, sono il frutto di un processo democratico e sono volte a realizzare l'uguaglianza, anche sostanziale, prevista dall'art. 3.
La cultura della legalità è la consapevolezza diffusa che il rispetto delle regole è un bene comune: ogni evasione fiscale, ogni atto di corruzione, ogni «scorciatoia» illegale sottrae risorse alla collettività e indebolisce la fiducia reciproca. Per questo l'educazione alla legalità, prevista dalla L. 92/2019 e dalle relative Linee guida, è un nucleo dell'Educazione civica: non mira a creare cittadini obbedienti, ma cittadini responsabili, capaci di riconoscere il valore delle regole e di pretenderne il rispetto.
Esempio svolto

Costruire un paragrafo argomentativo sulla legalità

Argomenta la tesi: «La legalità è una forma di solidarietà». Costruisci un paragrafo con tesi, due argomenti e una conclusione, ancorando il discorso alla Costituzione.

  1. 01Tesi

    Si enuncia la tesi in modo chiaro: rispettare le regole non è solo un dovere verso lo Stato, ma un atto di solidarietà verso gli altri cittadini, perché protegge beni comuni.

  2. 02Primo argomento (costituzionale)

    L'art. 2 Cost. richiede l'adempimento dei «doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale»: pagare le tasse, non corrompere, non evadere sono doveri solidaristici, perché finanziano scuola, sanità e servizi per tutti.

  3. 03Secondo argomento (effetto sociale)

    L'illegalità diffusa ha un costo che ricade sui più deboli: chi non può difendersi paga il prezzo della corruzione e della criminalità; la legalità, perciò, è la condizione dell'uguaglianza sostanziale (art. 3, c. 2).

  4. 04Conclusione

    Si tira le fila: la legalità non è obbedienza passiva ma responsabilità verso la comunità, cioè una pratica quotidiana di solidarietà.

Risultato: Un paragrafo argomentativo coeso (tesi → 2 argomenti ancorati agli artt. 2 e 3 Cost. → conclusione) che dimostra il nesso tra legalità e solidarietà, nella forma richiesta dal colloquio e dalla tipologia argomentativa della prima prova.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: sapere definire con precisione il principio di legalità penale e citare correttamente l'art. 25, c. 2 Cost., distinguendo riserva di legge, tassatività e irretroattività.
  • Focus Esame di Stato: al colloquio è frequente il collegamento tra legalità e i principi fondamentali (artt. 2, 3, 54 Cost.) — è valutata la capacità di argomentare, non di elencare.

Errori frequenti

  • Confondere la «legalità» (rispetto della legge in generale) con la «giustizia»: una legge può essere legale ma ingiusta; lo Stato di diritto democratico tende alla legalità sostanziale, non solo formale.
  • Attribuire il divieto di retroattività a un articolo sbagliato o citare l'art. 25 in modo impreciso: la sede esatta è l'art. 25, comma 2, della Costituzione.

Approfondimento

Approfondimento — Lo « Stato di diritto » ha conosciuto un'evoluzione decisiva. Nella sua prima forma « legislativa », ottocentesca, esso significava soltanto sottomissione del potere alla legge, qualunque ne fosse il contenuto; il fascismo dimostrò però che una legalità puramente « formale » può convivere con la tirannide. Con la Costituzione rigida si passa allo « Stato costituzionale di diritto »: anche la legge è ora subordinata a una norma superiore, la Costituzione, sicché una legge « ingiusta » perché lesiva dei diritti fondamentali può essere annullata dalla Corte costituzionale. La legalità penale è inoltre circondata dalle garanzie dell'« art. 27 Cost. »: la « personalità » della responsabilità penale (si risponde solo del fatto proprio), la « presunzione di non colpevolezza » fino alla condanna definitiva e la finalità « rieducativa » della pena, che non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. A rendere effettiva l'uguaglianza davanti alla legge concorre infine l'« obbligatorietà dell'azione penale » dell'« art. 112 »: il pubblico ministero « deve » esercitare l'azione quando ne ricorrono i presupposti e non può scegliere chi perseguire secondo criteri di opportunità politica. È questo intreccio di garanzie a distinguere lo Stato di diritto dallo Stato di polizia.

Ripasso attivo

Spiega, in un testo argomentativo di circa 15 righe, perché il principio di legalità è considerato il fondamento dello Stato di diritto, collegandolo agli artt. 25, 2 e 54 della Costituzione e distinguendo legalità formale e sostanziale.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Le mafie: caratteristiche e impatto sociale ed economico#

●●○StandardLPOSA-educazione-civica-nucleo-1-legalita

I tre elementi dell'associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.)

Il metodo mafioso (art. 416-bis c.p.)Grafo, Forza di intimidazione → Controllo del territorio, Assoggettamento → Controllo del territorio, Omertà → Controllo del territorio, Controllo del territorio → Economico · pizzo, usura, Controllo del territorio → Sociale · sfiducia, Controllo del territorio → Politico · voto condizionatoForza diintimidazioneAssoggettamentoOmertàControllo delterritorioEconomico ·pizzo, usuraSociale ·sfiduciaPolitico · votocondizionato
Fig. 2I tre elementi del metodo mafioso producono il controllo del territorio e i suoi effetti economici, sociali e politici.

Punti chiave

La mafia non è un fenomeno di semplice criminalità comune, ma un'organizzazione criminale di tipo associativo che mira al controllo del territorio, dell'economia e, in parte, della politica. La sua definizione giuridica è contenuta nell'art. 416-bis del codice penale, introdotto dalla legge Rognoni-La Torre del 1982, che descrive l'associazione di tipo mafioso e ne individua i caratteri distintivi.
Secondo l'art. 416-bis, l'associazione è mafiosa quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della «forza di intimidazione del vincolo associativo» e della condizione di «assoggettamento» e di «omertà» che ne deriva, per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attività economiche, di concessioni, di appalti e servizi pubblici, o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti, oppure ancora per condizionare il voto. Tre sono dunque gli elementi-chiave: intimidazione, assoggettamento, omertà.
Le mafie hanno un impatto economico e sociale devastante: alterano la libera concorrenza inquinando appalti e mercati, scoraggiano gli investimenti, impongono il «pizzo» (estorsione) e l'usura, riciclano denaro «sporco» nell'economia legale e sottraggono risorse pubbliche. Sul piano sociale producono paura, sfiducia nelle istituzioni e una «zona grigia» di complicità e collusioni; la corruzione ne è spesso il presupposto e il moltiplicatore. In Italia le principali organizzazioni storiche sono Cosa nostra (Sicilia), la 'ndrangheta (Calabria), la camorra (Campania) e la criminalità organizzata pugliese.
Il fenomeno mafioso si distingue per la sua dimensione culturale e relazionale: si fonda su un consenso (talvolta estorto, talvolta cercato attraverso il welfare illegale, cioè lavoro e protezione offerti in cambio di obbedienza) e sull'omertà, il silenzio imposto e interiorizzato che protegge l'organizzazione. Comprendere questa dimensione spiega perché il contrasto non possa essere solo repressivo, ma debba investire l'educazione, l'economia e la presenza dello Stato sul territorio.
Esempio svolto

Analisi guidata della definizione di mafia (art. 416-bis c.p.)

A partire dalla nozione di «associazione di tipo mafioso» dell'art. 416-bis c.p., individua i tre elementi che la qualificano e spiega in che modo distinguono la mafia da una banda criminale qualsiasi.

  1. 01Primo elemento — intimidazione

    La «forza di intimidazione del vincolo associativo»: la sola appartenenza all'organizzazione, e la sua fama, bastano a incutere timore, senza bisogno di una minaccia esplicita ogni volta. È un metodo, non un singolo atto.

  2. 02Secondo elemento — assoggettamento

    La condizione di soggezione di chi subisce l'intimidazione: cittadini e imprenditori si piegano, pagano il pizzo, non denunciano, perché si sentono in balia dell'organizzazione.

  3. 03Terzo elemento — omertà

    Il silenzio diffuso e l'assenza di collaborazione con la giustizia, frutto della paura ma anche di un codice culturale; l'omertà protegge l'associazione e ne perpetua il potere.

  4. 04Confronto con la banda comune

    Una banda criminale commette reati per il profitto immediato; la mafia, invece, usa il metodo mafioso per controllare il territorio e l'economia in modo stabile. È questo metodo, e non il tipo di reato, a integrare l'art. 416-bis.

Risultato: L'analisi mostra che la mafia si distingue per il METODO (intimidazione → assoggettamento → omertà) e per il fine di controllo del territorio e dell'economia: è questo a giustificare una fattispecie penale autonoma, l'art. 416-bis, diversa dall'associazione per delinquere comune (art. 416 c.p.).

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper indicare la norma che definisce l'associazione mafiosa (art. 416-bis c.p., 1982) e i suoi tre elementi caratterizzanti — forza di intimidazione, assoggettamento, omertà.
  • Focus Esame di Stato: distinguere con esempi concreti l'impatto economico (pizzo, usura, riciclaggio, appalti inquinati) da quello sociale e politico (sfiducia, zona grigia, condizionamento del voto).

Errori frequenti

  • Trattare la mafia come «delinquenza comune»: l'elemento qualificante è l'associazione e il metodo intimidatorio (art. 416-bis), non il singolo reato.
  • Confondere la corruzione con la mafia: sono fenomeni distinti e spesso intrecciati, ma la corruzione può esistere senza un'associazione mafiosa e non ne richiede i tre elementi tipici.

Approfondimento

Approfondimento — L'« art. 416-bis » non nasce a tavolino: fu approvato nel settembre 1982, pochi mesi dopo l'uccisione del deputato Pio La Torre — che ne era il primo firmatario — e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, quando lo Stato prese atto che gli strumenti ordinari erano insufficienti contro un potere criminale organizzato. La giurisprudenza ha poi elaborato la figura del « concorso esterno in associazione mafiosa »: ne risponde chi, pur non essendo affiliato, fornisce all'organizzazione un contributo consapevole e concreto — il professionista che ricicla, il politico che promette favori in cambio di voti, l'imprenditore colluso. È la cosiddetta « zona grigia », il ceto di rispettabili che rende la mafia potente e spiega perché il contrasto non riguardi soltanto gli affiliati. Le mafie, del resto, si sono trasformate in veri soggetti economici « transnazionali »: la 'ndrangheta calabrese è oggi tra i principali attori mondiali del traffico di cocaina, reinveste in economie legali di mezza Europa ed esporta il « metodo mafioso » ben oltre i territori d'origine. Comprendere questa evoluzione impedisce di ridurre la mafia a un fenomeno arcaico e « folkloristico » del Sud, mostrandola come un'impresa criminale moderna e globale.

Ripasso attivo

Analizza i tre elementi costitutivi dell'associazione di tipo mafioso secondo l'art. 416-bis c.p. e, per ciascuno, fornisci un esempio concreto del suo impatto economico o sociale.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

La legislazione e gli strumenti di contrasto#

●●●ApprofondimentoLPOSA-educazione-civica-nucleo-1-legalita

Tappe della legislazione antimafia e filiera del bene confiscato

Le tappe della legislazione antimafiaLinea del tempo da 1980 a 2015, 1982: art. 416-bis, 1992: stragi · 41-bis, 1996: riuso sociale, 2011: Codice antimafia19802015anno1982art. 416-bis1992stragi · 41-bis1996riuso sociale2011Codice antimafia
Fig. 3Filiera del bene confiscato: sequestro → confisca → ANBSC → riutilizzo sociale (d.lgs. 159/2011). 1982: legge Rognoni-La Torre (art. 416-bis e confisca); 1996: L. 109 sul riuso sociale.

Punti chiave

Lo Stato contrasta le mafie con un duplice arsenale: la repressione penale e la prevenzione patrimoniale. Il pilastro penale è l'art. 416-bis c.p. (1982), che punisce in modo autonomo l'appartenenza all'associazione mafiosa; accanto ad esso operano l'aggravante del «metodo mafioso» e norme su scambio elettorale politico-mafioso, riciclaggio e concorso esterno (elaborato dalla giurisprudenza).
La grande intuizione della legge Rognoni-La Torre (1982) fu colpire le mafie nei patrimoni: alla previsione del reato si affiancò la confisca dei beni di provenienza illecita. Oggi la materia è raccolta nel Codice antimafia (d.lgs. 159/2011), che disciplina le misure di prevenzione personali e patrimoniali, il sequestro e la confisca, e l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati (ANBSC).
Un principio cardine è il riutilizzo sociale dei beni confiscati, introdotto dalla legge n. 109 del 1996, nata da una raccolta di firme promossa dall'associazione Libera: i beni sottratti alle mafie (terreni, immobili, aziende) sono assegnati a Comuni, associazioni e cooperative per finalità sociali. Una terra che produceva profitti criminali torna così a produrre lavoro e bene comune: è il simbolo più efficace della vittoria dello Stato e della comunità sulle mafie.
Il contrasto si avvale inoltre di strumenti investigativi e organizzativi specifici: la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (DNA) e le Direzioni distrettuali antimafia (DDA) coordinano le indagini; la legislazione premia la collaborazione dei «collaboratori di giustizia» (i cosiddetti pentiti) con un regime di protezione e benefici penali. Sul piano internazionale, la cooperazione è necessaria perché le mafie operano ormai su scala globale, soprattutto nel riciclaggio e nel traffico di stupefacenti.
Esempio svolto

Ricostruire la filiera del bene confiscato

Un'azienda agricola appartenente a un boss viene individuata come frutto di attività illecite. Ricostruisci, passo per passo, il percorso giuridico che può trasformarla in una cooperativa che dà lavoro a giovani del territorio.

  1. 01Sequestro

    Su richiesta dell'autorità (DDA/DNA), il tribunale dispone il sequestro del bene quale misura di prevenzione patrimoniale, sottraendone la disponibilità al proposto (Codice antimafia, d.lgs. 159/2011).

  2. 02Confisca

    Accertata l'origine o la disponibilità illecita, il bene è definitivamente confiscato e acquisito al patrimonio dello Stato; la confisca dei patrimoni mafiosi è l'innovazione della legge Rognoni-La Torre (1982).

  3. 03Gestione e destinazione

    Il bene passa all'Agenzia nazionale (ANBSC), che lo amministra e ne cura la destinazione, in raccordo con gli enti locali.

  4. 04Riutilizzo sociale

    In forza della L. 109/1996, il bene è assegnato a un Comune o a una cooperativa per finalità sociali: l'azienda riapre come cooperativa che impiega giovani, restituendo alla comunità ciò che la mafia aveva sottratto.

Risultato: Il percorso sequestro → confisca → ANBSC → riutilizzo sociale mostra come gli strumenti normativi (Rognoni-La Torre 1982, d.lgs. 159/2011, L. 109/1996) trasformino un bene-simbolo del potere mafioso in un bene comune produttivo: il contrasto patrimoniale diventa anche riscatto civile.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: collegare la legge Rognoni-La Torre (1982) all'art. 416-bis e alla confisca dei beni, e il riutilizzo sociale alla L. 109/1996 (Libera) — sono i riferimenti normativi più richiesti.
  • Focus Esame di Stato: saper distinguere misure penali (repressione del reato) e misure di prevenzione patrimoniale (sequestro e confisca), oggi raccolte nel Codice antimafia (d.lgs. 159/2011).

Errori frequenti

  • Datare l'art. 416-bis o la confisca in modo errato: la fattispecie e la confisca nascono entrambe con la legge Rognoni-La Torre del 1982.
  • Confondere la confisca penale con il riutilizzo sociale: la confisca toglie il bene al mafioso; il riutilizzo sociale (L. 109/1996) lo restituisce alla collettività per scopi sociali.

Approfondimento

Approfondimento — Il contrasto penale si articola su un « doppio binario », più severo per i reati di mafia. In carcere il regime del « 41-bis » dell'ordinamento penitenziario (il cosiddetto « carcere duro ») sospende le ordinarie regole detentive per recidere i collegamenti fra il detenuto e il clan, impedendogli di impartire ordini dall'interno. A questo si collega la delicata questione dell'« ergastolo ostativo », che negava i benefici penitenziari a chi non collaborava con la giustizia: dopo i moniti della Corte costituzionale e la sentenza della Corte di Strasburgo « Viola contro Italia » (2019), che vi ha ravvisato un contrasto con la dignità della persona, il legislatore ne ha rivisto la disciplina, consentendo di superare la presunzione assoluta di pericolosità. Va infine colto il carattere peculiare delle « misure di prevenzione » patrimoniali: sequestro e confisca possono colpire i patrimoni di provenienza sospetta anche « in assenza di una condanna penale », sulla base della pericolosità sociale del soggetto. È uno strumento efficacissimo contro l'accumulazione illecita, ma proprio per questo sottoposto a un costante controllo garantista, perché incide sulla proprietà senza il pieno accertamento del reato.

Ripasso attivo

Illustra il percorso di un bene confiscato alla mafia, dal sequestro fino al riutilizzo sociale, citando le norme di riferimento (legge Rognoni-La Torre 1982, Codice antimafia d.lgs. 159/2011, L. 109/1996) e il ruolo dell'ANBSC.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Solidarietà, impegno civile e cittadinanza responsabile#

●●○StandardLPOSA-educazione-civica-nucleo-1-legalita

Dall'omertà alla solidarietà: la cittadinanza attiva come antimafia

Dall’omertà alla cittadinanza attivaTabella con 2 colonne e 3 righe, Dati: Logica mafiosa · Risposta civile; Intimidazione · Solidarietà (art. 2); Isolamento · Partecipazione; Omertà · Denuncia, memoria, cella evidenziata: Denuncia, memoriaLOGICA MAFIOSARISPOSTA CIVILEIntimidazioneSolidarietà (art. 2)IsolamentoPartecipazioneOmertàDenuncia, memoria
Fig. 4«Rompere il silenzio» conduce alla cittadinanza attiva: antiracket, uso sociale dei beni confiscati, art. 54 Cost.

Punti chiave

Il contrasto alle mafie non è affare dei soli magistrati e delle forze dell'ordine: ha una dimensione propositiva che riguarda tutta la società. La solidarietà, sancita come dovere inderogabile dall'art. 2 della Costituzione, è il rovescio luminoso dell'omertà: dove la mafia chiede silenzio e isolamento, la solidarietà chiede partecipazione, fiducia e responsabilità reciproca.
L'impegno civile contro le mafie ha un patrimonio di figure ed esperienze che fanno parte della memoria civile del Paese. I magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi nelle stragi del 1992 (Capaci, 23 maggio; via D'Amelio, 19 luglio), sono diventati il simbolo dello Stato che non arretra; molte altre vittime — magistrati, giornalisti, sindacalisti, sacerdoti, semplici cittadini — testimoniano che la legalità ha un prezzo e un valore. Queste esperienze vanno trattate come riferimento storico-civile, non come cronaca.
La cittadinanza attiva si esprime in tante forme concrete: l'associazionismo antiracket di chi denuncia il pizzo, le cooperative che lavorano i terreni confiscati, il volontariato e l'educazione alla legalità nelle scuole, il giornalismo d'inchiesta. Reti come Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie hanno reso visibile questa partecipazione, promuovendo la legge sul riutilizzo sociale dei beni (L. 109/1996) e la Giornata della memoria e dell'impegno (il 21 marzo).
Per lo studente, «contrasto alle mafie» significa anzitutto coltivare comportamenti quotidiani di legalità e solidarietà: rispettare le regole, rifiutare le scorciatoie e i favoritismi, riconoscere e segnalare le ingiustizie, informarsi con spirito critico, partecipare alla vita della comunità. È in questa cittadinanza responsabile, prevista dall'art. 54 Cost. e coltivata dall'Educazione civica, che si gioca la prevenzione culturale del fenomeno mafioso.
Esempio svolto

Collegamento Educazione civica - colloquio: la solidarietà come antimafia

Al colloquio dell'Esame di Stato ti viene proposto lo spunto «omertà e solidarietà». Costruisci un breve discorso che colleghi il fenomeno mafioso ai principi costituzionali e all'impegno civile.

  1. 01Inquadramento del problema

    Si parte dall'omertà come elemento dell'art. 416-bis: il silenzio è la condizione che permette alla mafia di sopravvivere, perché spezza i legami di fiducia nella comunità.

  2. 02Il contrappunto costituzionale

    Alla logica dell'omertà la Costituzione oppone la solidarietà (art. 2) e il dovere di fedeltà e osservanza delle leggi (art. 54): rompere il silenzio, denunciare, collaborare sono atti di solidarietà civile.

  3. 03L'esempio dell'impegno civile

    Si cita un'esperienza concreta: l'associazionismo antiracket e le cooperative sui beni confiscati (L. 109/1996, rete Libera) trasformano la paura in azione collettiva.

  4. 04La ricaduta personale

    Si conclude collegando al proprio agire: informarsi, rispettare le regole, non cercare scorciatoie, partecipare — la cittadinanza responsabile dell'art. 54 è prevenzione quotidiana del fenomeno mafioso.

Risultato: Un intervento orale coerente che muove dall'omertà (art. 416-bis), la rovescia nella solidarietà (artt. 2 e 54 Cost.), la àncora a un esempio di impegno civile (antiracket, beni confiscati, Libera) e la riporta ai comportamenti dello studente: esattamente il tipo di collegamento trasversale richiesto dal colloquio.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: collegare la solidarietà (art. 2 Cost.) e il dovere di fedeltà alla Repubblica (art. 54) all'impegno civile contro le mafie, mostrando il nesso tra valori costituzionali e cittadinanza attiva.
  • Focus Esame di Stato: trattare le figure e le esperienze dell'antimafia (Falcone e Borsellino, 1992; l'associazionismo e il riutilizzo sociale) come riferimento storico-civile argomentato, non come elenco di date.

Errori frequenti

  • Ridurre l'antimafia alla sola repressione, dimenticando la dimensione preventiva e culturale (solidarietà, educazione, cittadinanza attiva).
  • Presentare le vittime di mafia come cronaca o «curiosità storica» senza coglierne il valore civile e il legame con i principi costituzionali.

Approfondimento

Approfondimento — Questa sezione è un « laboratorio » di collegamenti trasversali, il terreno d'elezione dell'Educazione civica al colloquio. La lotta alla mafia si intreccia con la letteratura (« Il giorno della civetta » di Leonardo Sciascia mette in scena l'omertà e la negazione stessa dell'esistenza del fenomeno), con la storia (la « questione meridionale » e il rapporto fra Stato e territori dopo l'Unità), con l'economia (il « metodo Falcone » di « seguire il denaro » per risalire dai reati ai patrimoni). Sul piano teorico la legalità può essere letta come « capitale sociale »: studi di scienza politica, come quelli di Robert Putnam sul rendimento delle istituzioni, mostrano che la fiducia diffusa e il rispetto condiviso delle regole favoriscono lo sviluppo economico e civile di un territorio, mentre la mafia lo impoverisce distruggendo proprio quella fiducia. Ecco perché la « Giornata della memoria e dell'impegno » del 21 marzo, promossa da « Libera », non è una commemorazione retorica: ricordare i nomi delle vittime significa riaffermare che la solidarietà dell'« art. 2 Cost. » e la responsabilità dell'« art. 54 » sono la vera alternativa culturale all'omertà.

Ripasso attivo

Argomenta in che modo la solidarietà costituzionale (art. 2 Cost.) e la cittadinanza attiva costituiscono una forma di contrasto alle mafie, portando almeno un esempio di impegno civile e collegandolo a un comportamento quotidiano dello studente.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Il principio di legalità e lo Stato di diritto○
    • 02Le mafie: caratteristiche e impatto sociale ed economico◐
    • 03La legislazione e gli strumenti di contrasto●
    • 04Solidarietà, impegno civile e cittadinanza responsabile◐

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Dagli appunti all'allenamento

Legalità, solidarietà e contrasto alle mafie

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Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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EuraStudy·Appunti T·05·MMXXVI

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