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Stati moderni, assolutismo e rivoluzione scientifica del Seicento

Il Seicento europeo è il secolo in cui matura lo Stato moderno: un potere accentrato, burocratizzato e dotato del monopolio della forza e della fiscalità, che nel modello francese di Luigi XIV assume la forma dell'assolutismo di diritto divino, mentre in Inghilterra prende la strada opposta del costituzionalismo parlamentare. Sullo sfondo della guerra dei Trent'anni e dell'ordine di Westfalia (1648), che fonda il sistema degli Stati sovrani, una rivoluzione del sapere — Galilei, Bacone, Cartesio, Newton — sostituisce all'autorità della tradizione il metodo sperimentale e matematico, dando vita alla scienza moderna. Questo appunto ricostruisce, intrecciandole, le trasformazioni politiche, internazionali e culturali del secolo.

4 sezioni·~21 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0666 / 16
Profilo d’esame
Collocare i principali eventi del Seicento secondo le coordinate spazio-temporali e periodizzare correttamente l'età modernaConfrontare assolutismo e costituzionalismo come modelli alternativi di organizzazione del potereComprendere la nascita del metodo scientifico moderno e il suo impatto sulla visione del mondoCollegare in modo critico le trasformazioni politiche, economiche e culturali del secolo, usando con proprietà il lessico storiografico
Operatori:analizzaspiegaconfrontadescriviillustrainterpretagiustificaclassifica

livello base

A tutti gli indirizzi è richiesto di ricostruire le linee essenziali dell'assolutismo francese, dell'ordine di Westfalia, del costituzionalismo inglese e della rivoluzione scientifica, padroneggiandone il lessico e la cronologia.

livello avanzato

L'approfondimento d'indirizzo (in particolare al Liceo Classico e al Liceo delle Scienze Umane, anche opzione Economico-Sociale) valorizza il nesso tra teorie politiche — sovranità, contratto, ragion di Stato — pensiero filosofico-scientifico e trasformazioni economiche (mercantilismo), leggendo anche le fonti dottrinali.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Stati moderni, assolutismo e rivoluzione scientifica del Seicento
    • 01Lo Stato moderno e l'assolutismo francese◐
    • 02La guerra dei Trent'anni e l'ordine di Westfalia◐
    • 03Il modello inglese: parlamentarismo e rivoluzioni del Seicento●
    • 04La rivoluzione scientifica e il nuovo metodo della conoscenza●
§ 01

Lo Stato moderno e l'assolutismo francese#

●●○StandardLPOSA-storia-secondo-anno-triennio-stati-moderni-assolutismo-rivoluzione-scientifica

I caratteri dello Stato moderno

I caratteri dello Stato modernoGrafo, Stato moderno → Accentramento del potere, Stato moderno → Burocrazia stipendiata, Stato moderno → Esercito permanente, Stato moderno → Fiscalita regolare, Stato moderno → Monopolio della forzaStato modernoAccentramentodel potereBurocraziastipendiataEsercitopermanenteFiscalitaregolareMonopolio dellaforza

Punti chiave

Per «Stato moderno» gli storici intendono la forma di organizzazione politica che, fra Cinque e Seicento, supera la frammentazione feudale concentrando il potere nelle mani del sovrano: lo Stato rivendica il monopolio legittimo della forza, una burocrazia stipendiata e fedele, un esercito permanente, una fiscalità regolare e un territorio dai confini definiti. È il superamento del sistema dei poteri intermedi (feudatari, città, corporazioni) a favore di un'autorità unica e accentrata.
L'assolutismo è la versione estrema di questo processo: il sovrano concentra in sé tutti i poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), senza essere vincolato da assemblee rappresentative né da leggi a lui superiori — è «legibus solutus», sciolto dalle leggi. La legittimazione è di diritto divino: il re riceve il potere direttamente da Dio e ne risponde solo a Dio, come teorizza il vescovo Bossuet. Si distingua però l'assolutismo (potere illimitato ma esercitato secondo le leggi fondamentali del regno) dal dispotismo (potere arbitrario): la teoria, almeno, presuppone il bene comune.
La Francia di Luigi XIV (regno personale 1661-1715) è il modello compiuto. Dopo la minorità e la stagione delle Fronde (1648-1653), rivolte della nobiltà e dei parlamenti, alla morte del cardinale Mazzarino (1661) il re assume direttamente il governo. La frase a lui attribuita «L'État, c'est moi» (« Lo Stato sono io ») condensa il programma: addomesticare la nobiltà attirandola alla corte di Versailles, dove la vita di etichetta la trasforma in cortigiani dipendenti dai favori regi; governare con ministri di provenienza borghese; revocare nel 1685, con l'editto di Fontainebleau, la tolleranza concessa agli ugonotti dall'editto di Nantes (1598).
Il pilastro economico dell'assolutismo francese è il mercantilismo del ministro Jean-Baptiste Colbert. Secondo questa dottrina la ricchezza di uno Stato si misura dalla quantità di metalli preziosi che possiede; per accumularli occorre esportare più di quanto si importa (bilancia commerciale attiva). Colbert sostiene perciò le manifatture di Stato, protegge la produzione interna con dazi doganali, costruisce strade e canali, potenzia la flotta e le compagnie commerciali. Lo Stato dirige l'economia per finanziare l'esercito e la corte: politica, economia e potenza militare formano un sistema unitario.
Esempio svolto

Costruire un paragrafo argomentativo sull'assolutismo

« Illustra, con un breve testo argomentato, in che senso l'assolutismo di Luigi XIV può essere definito un sistema unitario di potere. »

  1. 01Tesi

    Si enuncia la tesi che orienta il paragrafo: in Luigi XIV politica, economia e religione convergono in un unico disegno di accentramento del potere nelle mani del re.

  2. 02Primo argomento (politico)

    Si mostra l'addomesticamento della nobiltà: la reggia di Versailles e l'etichetta di corte trasformano i nobili in cortigiani dipendenti, neutralizzandone l'autonomia dopo le Fronde.

  3. 03Secondo argomento (economico)

    Si collega il mercantilismo di Colbert: lo Stato dirige l'economia (manifatture, dazi, flotta) per garantire le entrate necessarie a corte ed esercito.

  4. 04Terzo argomento (religioso)

    Si richiama la revoca dell'editto di Nantes (1685): «une foi, une loi, un roi» — l'unità religiosa serve l'unità politica del regno.

  5. 05Conclusione

    Si tira la conclusione: ciascuna dimensione rafforza le altre, perciò l'assolutismo francese è un sistema e non una somma di misure isolate.

Risultato: Un paragrafo coeso (tesi → tre argomenti → sintesi) che dimostra l'unitarietà del modello assolutistico francese.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire con precisione lo Stato moderno attraverso i suoi caratteri costitutivi (accentramento, burocrazia, esercito permanente, fiscalità, monopolio della forza) e distinguere assolutismo, dispotismo e monarchia limitata.
  • Focus Esame di Stato: nel colloquio è frequente la richiesta di collegare l'assolutismo politico al mercantilismo economico e alla politica religiosa (revoca dell'editto di Nantes), mostrando l'unitarietà del «sistema Luigi XIV».

Errori frequenti

  • Confondere assolutismo e totalitarismo: l'assolutismo seicentesco non controlla la coscienza dei sudditi né dispone di mezzi di massa; resta vincolato (in teoria) alle leggi fondamentali del regno e alla religione.
  • Datare l'inizio del «regno» di Luigi XIV al 1643 (anno della successione, ma in minorità) anziché al 1661 (inizio del governo personale, alla morte di Mazzarino).

Approfondimento

L'approfondimento invita a diffidare della parola «assolutismo», che è in parte una costruzione polemica posteriore. La storiografia revisionista (Nicholas Henshall, «The Myth of Absolutism») ha mostrato che nessun sovrano «assoluto» governò davvero senza limiti: Luigi XIV dovette continuamente negoziare con i «parlamenti» giudiziari, con gli ufficiali che avevano comprato la propria carica (la «venalità degli uffici»), con gli Stati provinciali e i corpi intermedi. L'assolutismo fu «assoluto in teoria, limitato nella pratica»: un potere che accentra e razionalizza, ma resta impigliato in una selva di privilegi e consuetudini. Sul versante sociale, Norbert Elias («La società di corte») ha offerto la chiave più penetrante di Versailles: la reggia non fu un capriccio di grandezza, ma un dispositivo per «addomesticare» la nobiltà, trasformando guerrieri potenzialmente ribelli in cortigiani dipendenti dall'etichetta e dal favore del re — un tassello di quel lungo «processo di civilizzazione» che disciplina le pulsioni e concentra la violenza legittima nello Stato. Sul piano economico, il mercantilismo di Colbert va letto entro la logica dello «Stato fiscale-militare»: tassare e produrre per pagare eserciti sempre più grandi. Distinguere il modello ideale dell'assolutismo dalla sua realtà negoziata è la competenza critica che eleva la risposta oltre il manuale.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo (circa 15 righe) perché il regno di Luigi XIV è considerato il modello compiuto dell'assolutismo, collegando almeno tre dimensioni: il rapporto con la nobiltà (Versailles), la politica economica (mercantilismo di Colbert) e la politica religiosa (revoca dell'editto di Nantes).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

La guerra dei Trent'anni e l'ordine di Westfalia#

●●○StandardLPOSA-storia-secondo-anno-triennio-stati-moderni-assolutismo-rivoluzione-scientifica

Le quattro fasi della guerra dei Trent'anni (1618-1648)

Le quattro fasi della guerra dei Trent'anni (1618-1648)Linea del tempo da 1616 a 1650, 1648: Westfalia, 1618–1625: Boemo-palat., 1625–1629: Danese, 1630–1635: Svedese, 1635–1648: Franco-svedese16161650AnnoBoemo-palat.DaneseSvedeseFranco-svedese1648Westfalia

Punti chiave

La guerra dei Trent'anni (1618-1648) è l'ultimo grande conflitto a sfondo religioso d'Europa e insieme il primo grande conflitto «moderno» per l'egemonia continentale. Scoppia nel Sacro Romano Impero con la defenestrazione di Praga (1618), quando i nobili boemi protestanti si ribellano agli Asburgo cattolici, ma si estende presto a tutta l'Europa, intrecciando motivi confessionali (cattolici contro protestanti) e motivi politici (la rivalità tra gli Asburgo — d'Austria e di Spagna — e i Borbone di Francia).
Gli storici distinguono quattro fasi: la fase boemo-palatina (1618-1625), con la vittoria cattolica della Montagna Bianca; la fase danese (1625-1629); la fase svedese (1630-1635), con l'intervento di Gustavo Adolfo a sostegno dei protestanti; la fase franco-svedese (1635-1648), in cui la Francia cattolica del cardinale Richelieu interviene contro gli Asburgo, segno che la «ragion di Stato» (l'interesse politico del regno) prevale ormai sull'appartenenza religiosa. La guerra devasta soprattutto la Germania, con perdite demografiche enormi in alcune regioni.
Il conflitto si chiude con la pace di Westfalia (1648), un insieme di trattati firmati a Münster e Osnabrück. Essa estende ai calvinisti il principio «cuius regio, eius religio» della pace di Augusta (1555), riconosce l'indipendenza delle Province Unite (Paesi Bassi) e della Confederazione svizzera, rafforza l'autonomia dei principi tedeschi indebolendo l'Impero, e sancisce il declino della Spagna e l'ascesa della Francia.
Westfalia è considerata l'atto di nascita del sistema internazionale moderno (il cosiddetto «sistema westfaliano»): l'Europa è ormai un insieme di Stati sovrani, formalmente uguali tra loro, ciascuno padrone assoluto entro i propri confini, senza un'autorità superiore (Impero o Papato) che li sovrasti. I rapporti tra Stati si regolano non più sull'universalismo medievale ma sull'equilibrio delle potenze e sulla diplomazia. Tramonta definitivamente l'idea dei poteri universali.
Esempio svolto

Analizzare un mutamento di paradigma: da universalismo a sovranità

« Spiega in che senso la pace di Westfalia (1648) rappresenta una svolta nella storia delle relazioni internazionali europee. »

  1. 01Quadro precedente

    Si descrive l'ordine medievale: i poteri universali (Impero e Papato) pretendevano un'autorità sovraordinata a re e principi.

  2. 02Il fatto

    Si espone il contenuto di Westfalia: autonomia dei principi tedeschi, indipendenza di Province Unite e Svizzera, declino degli Asburgo, parità formale tra gli Stati.

  3. 03L'interpretazione

    Si coglie il principio nuovo — la sovranità statale: ogni Stato è padrone assoluto entro i propri confini, senza autorità superiore.

  4. 04La conseguenza

    Si deduce il nuovo metodo dei rapporti internazionali: equilibrio delle potenze e diplomazia al posto dell'universalismo.

Risultato: Westfalia chiude l'epoca dell'universalismo e apre il sistema moderno degli Stati sovrani regolati dall'equilibrio.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: comprendere che la guerra dei Trent'anni segna il passaggio dai conflitti di religione ai conflitti per l'egemonia — l'intervento della Francia cattolica contro gli Asburgo cattolici è l'esempio chiave della «ragion di Stato».
  • Focus Esame di Stato: saper spiegare perché la pace di Westfalia (1648) è la nascita del sistema degli Stati sovrani e del principio di equilibrio, in contrapposizione all'universalismo medievale.

Errori frequenti

  • Ridurre la guerra dei Trent'anni a un puro conflitto religioso: dal 1635 prevalgono i moventi politici (Francia vs. Asburgo), come prova l'alleanza della Francia cattolica con i principi protestanti.
  • Confondere la pace di Westfalia (1648) con la pace di Augusta (1555): è Westfalia, non Augusta, a estendere il «cuius regio» ai calvinisti e a riconoscere l'indipendenza di Province Unite e Svizzera.

Approfondimento

L'approfondimento riguarda il «mito westfaliano» e il concetto di ragion di Stato. La scienza politica ha fatto del 1648 l'atto di nascita della «sovranità westfaliana» e del sistema degli Stati; ma alcuni storici (Andreas Osiander) hanno mostrato che si tratta in gran parte di una lettura retrospettiva otto-novecentesca: i trattati di Münster e Osnabrück parlano assai poco di «sovranità» nel senso moderno e non «fondano» consapevolmente un nuovo ordine. Riconoscere la differenza fra ciò che un evento fu e ciò che le epoche successive vi proiettarono è, ancora una volta, la competenza storiografica decisiva. Sul piano delle idee, la guerra consacra il primato della «ragion di Stato» — l'idea, teorizzata da Giovanni Botero (1589) e studiata da Friedrich Meinecke, che la politica abbia leggi proprie, distinte dalla morale e dalla religione: l'intervento della Francia cattolica di Richelieu a fianco dei principi protestanti ne è la prova più clamorosa. Sul piano strutturale, infine, il conflitto va inserito nella «crisi generale del Seicento» (Hobsbawm, Trevor-Roper, Geoffrey Parker): un intreccio europeo di raffreddamento climatico (la «piccola era glaciale»), carestie, crisi fiscali e rivolte (dagli anni Quaranta: Catalogna, Portogallo, Napoli, la Fronda, la guerra civile inglese). Letta così, la guerra dei Trent'anni non è un episodio isolato, ma la faccia tedesca di una crisi che scuote l'intero continente.

Ripasso attivo

Costruisci una linea del tempo commentata delle quattro fasi della guerra dei Trent'anni e indica, per ciascuna, il principale protagonista esterno e il carattere prevalente (religioso o politico) del conflitto in quel momento.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Il modello inglese: parlamentarismo e rivoluzioni del Seicento#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-secondo-anno-triennio-stati-moderni-assolutismo-rivoluzione-scientifica

Assolutismo francese vs. monarchia parlamentare inglese

Assolutismo francese e monarchia parlamentare ingleseTabella con 3 colonne e 5 righe, Dati: Aspetto · Francia · Inghilterra; Potere · nel Re · in Parlamento; Legittimita · diritto divino · Bill of Rights 1689; Assemblee · no Stati gen. · Parlamento stabile; Tasse · imposte dal re · col consenso; Sovrano · legibus sol. · limitato dalla leggeASPETTOFRANCIAINGHILTERRAPoterenel Rein ParlamentoLegittimitadiritto divinoBill of Rights 1689Assembleeno Stati gen.Parlamento stabileTasseimposte dal recol consensoSovranolegibus sol.limitato dalla legge
Fig. 3Due modelli opposti dopo la Gloriosa rivoluzione (1688-89).

Punti chiave

Mentre la Francia imbocca la via dell'assolutismo, l'Inghilterra del Seicento percorre la strada opposta: quella del costituzionalismo, in cui il potere del re è limitato dal Parlamento e dalla legge. Il conflitto nasce dalla pretesa degli Stuart (Giacomo I e poi Carlo I) di governare assolutisticamente, scontrandosi con un Parlamento geloso delle proprie prerogative, in particolare del diritto esclusivo di approvare le imposte («no taxation without representation»).
La prima rivoluzione (rivoluzione inglese o «guerra civile», 1642-1649) oppone i sostenitori del re (cavalieri) ai partigiani del Parlamento (le «teste rotonde»), guidati da Oliver Cromwell. Si conclude con la sconfitta e la decapitazione di Carlo I (1649) — evento di enorme portata simbolica: per la prima volta un sovrano è processato e giustiziato in nome del popolo. Segue l'esperienza repubblicana del Commonwealth e poi la dittatura militare di Cromwell (Protettorato), che alla sua morte (1658) lascia un vuoto colmato dalla restaurazione degli Stuart (1660).
La svolta decisiva è la seconda rivoluzione, detta «Gloriosa rivoluzione» (Glorious Revolution, 1688-1689): il cattolico e assolutista Giacomo II viene deposto quasi senza spargimento di sangue e sostituito da Guglielmo III d'Orange e Maria II, chiamati dal Parlamento. Il nuovo sovrano accetta nel 1689 il Bill of Rights (Dichiarazione dei diritti), che subordina la Corona al Parlamento: il re non può sospendere le leggi, imporre tasse o mantenere un esercito senza il consenso del Parlamento, che deve riunirsi regolarmente e gode di libertà di parola.
Nasce così la monarchia parlamentare (o costituzionale): la sovranità non risiede più nel solo re, ma nel «re in Parlamento». Questo modello — sintetizzato teoricamente da John Locke nei «Due trattati sul governo» (1690), con le idee di diritti naturali, consenso dei governati e diritto di resistenza al potere tirannico — diventa l'alternativa europea all'assolutismo e una delle radici storiche del liberalismo e delle democrazie costituzionali moderne.
Esempio svolto

Confronto guidato tra due modelli di potere

« Confronta il modello assolutistico francese e il modello costituzionale inglese del Seicento, individuando il criterio decisivo della loro differenza. »

  1. 01Criterio 1 — fonte del potere

    In Francia il potere è di diritto divino e risiede nel re; in Inghilterra, dopo il 1689, risiede nel «re in Parlamento».

  2. 02Criterio 2 — assemblee

    In Francia gli Stati Generali non vengono più convocati (dal 1614 al 1789); in Inghilterra il Parlamento si riunisce regolarmente ed è garantito dal Bill of Rights.

  3. 03Criterio 3 — fiscalità

    In Francia il re impone le tasse; in Inghilterra nessuna imposta è legittima senza il consenso del Parlamento.

  4. 04Sintesi

    Si individua il criterio decisivo: la presenza o assenza di un limite istituzionale al potere regio — è questo che separa assolutismo e costituzionalismo.

Risultato: Il confronto mostra che la differenza essenziale non è la forma monarchica (entrambi hanno un re) ma il limite: il costituzionalismo subordina la Corona alla legge e al Parlamento.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: il confronto assolutismo francese / costituzionalismo inglese è un classico del colloquio; occorre saper opporre punto per punto i due modelli (fonte del potere, ruolo delle assemblee, fiscalità, limiti del sovrano).
  • Focus Esame di Stato: conoscere con precisione il significato del Bill of Rights (1689) come fondamento della monarchia parlamentare e collegarlo al pensiero di Locke e alle radici dei diritti moderni.

Errori frequenti

  • Confondere la prima rivoluzione (1642-1649, guerra civile, repubblica di Cromwell) con la Gloriosa rivoluzione (1688-89, Guglielmo d'Orange, Bill of Rights): sono due eventi distinti, a quasi quarant'anni di distanza.
  • Credere che la Gloriosa rivoluzione abbia instaurato una democrazia: nasce una monarchia parlamentare a suffragio ristrettissimo, dominata dall'aristocrazia e dalla gentry, non un governo popolare.

Approfondimento

La sezione avanzata è un caso di scuola del dibattito storiografico. La lettura più antica è quella «whig» (da Macaulay): la storia inglese come marcia inarrestabile della libertà, con il 1688 quale trionfo glorioso e incruento del Parlamento — una visione teleologica che Herbert Butterfield criticò nel classico «The Whig Interpretation of History» (1931), denunciando il vizio di leggere il passato come mera preparazione del presente. A essa si oppose la lettura marxista di Christopher Hill: la guerra civile come «rivoluzione borghese», espressione dell'ascesa di nuove classi legate al capitalismo, con un'attenzione nuova ai movimenti radicali (Livellatori, Diggers) di cui parla «Il mondo alla rovescia». Negli anni Settanta e Ottanta i «revisionisti» (Conrad Russell) hanno a loro volta contestato ogni causa strutturale di lungo periodo, insistendo sul peso della contingenza, della religione e della difficile unione dei «tre regni» (Inghilterra, Scozia, Irlanda). Il colloquio premia proprio la capacità di riconoscere che un medesimo evento cambia volto secondo la domanda che gli si pone: fu inevitabile progresso della libertà, conflitto di classe o accidente politico-religioso? Sul piano dell'Educazione civica resta fermo l'esito istituzionale: il «Bill of Rights» del 1689 e la teoria di Locke fondano il costituzionalismo liberale, il governo limitato e responsabile, radice lontana delle democrazie parlamentari — la nostra compresa.

Ripasso attivo

Redigi una tabella di confronto a due colonne (assolutismo francese / costituzionalismo inglese) su almeno quattro criteri (fonte della sovranità, ruolo delle assemblee rappresentative, controllo della fiscalità, limiti del potere del re) e commentala in un breve testo.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

La rivoluzione scientifica e il nuovo metodo della conoscenza#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-secondo-anno-triennio-stati-moderni-assolutismo-rivoluzione-scientifica

Il metodo scientifico: induzione (Bacone) e deduzione (Cartesio)

Il metodo scientifico: induzione e deduzioneTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Fase · Induzione (Bacone) · Deduzione (Cartesio); Partenza · osservazione · principi evidenti; Processo · casi partic. · deduzione; Arrivo · legge generale · conseguenzeFASEINDUZIONE (BACONE)DEDUZIONE (CARTESIO)Partenzaosservazioneprincipi evidentiProcessocasi partic.deduzioneArrivolegge generaleconseguenze
Fig. 4Galileo unisce le due vie nel metodo sperimentale: esperienza (osservazione, misura) e matematica.

Punti chiave

La rivoluzione scientifica del Seicento è la trasformazione radicale del modo di conoscere la natura. Alla scienza antica e medievale — fondata sull'autorità (Aristotele, Tolomeo), sulla deduzione da principi e sulla finalità (perché le cose accadono) — si sostituisce una scienza fondata sull'osservazione, sull'esperimento, sulla misura matematica e sulla ricerca di leggi (come accadono i fenomeni). Cambia la stessa immagine dell'universo: dal cosmo chiuso, gerarchico e geocentrico si passa all'universo infinito, omogeneo ed eliocentrico (Copernico, Keplero, Galilei).
Galileo Galilei (1564-1642) è il padre del metodo scientifico moderno, che intreccia «sensate esperienze» (osservazioni ed esperimenti) e «necessarie dimostrazioni» (matematica). Per Galilei il libro della natura «è scritto in lingua matematica»: solo ciò che è misurabile è oggetto di scienza. Con il cannocchiale compie scoperte astronomiche decisive (i satelliti di Giove, le fasi di Venere, le montagne lunari) che confermano l'eliocentrismo copernicano; ciò lo porta allo scontro con la Chiesa e all'abiura (1633). Formula inoltre la legge di caduta dei gravi: nel vuoto tutti i corpi cadono con la stessa accelerazione e lo spazio percorso è proporzionale al quadrato del tempo.
Al metodo scientifico contribuiscono due grandi filosofi. Francesco Bacone (Francis Bacon) teorizza il metodo induttivo: dall'osservazione di molti casi particolari, raccolti e ordinati con metodo, si risale a leggi generali; la scienza ha un fine pratico, «sapere è potere» (dominare la natura per il bene dell'uomo). Cartesio (René Descartes) fonda invece il metodo deduttivo e razionalistico: partendo da idee chiare ed evidenti («cogito, ergo sum»), si procede per deduzione ordinata, applicando alla natura il modello della matematica (meccanicismo).
La sintesi culmina con Isaac Newton (1642-1727) e i «Principi matematici della filosofia naturale» (Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, 1687): la legge di gravitazione universale unifica la fisica terrestre e quella celeste — la stessa forza che fa cadere la mela tiene i pianeti in orbita. Si afferma così un universo retto da leggi matematiche universali e necessarie. Cambia anche l'organizzazione del sapere: nascono le accademie e le società scientifiche (la Royal Society di Londra, 1660; l'Académie des sciences di Parigi, 1666) e la comunicazione tra studiosi, segno che la scienza diventa un'impresa collettiva e pubblica.
s=12 g t2s = \frac{1}{2}\,g\,t^{2}s=21​gt2

Legge di caduta dei gravi (Galilei)

Lo spazio s percorso da un corpo in caduta libera, partendo da fermo, è proporzionale al quadrato del tempo t; g è l'accelerazione di gravità (circa 9.81 m/s^2). È un esempio di legge matematica della natura: la traiettoria è descritta da una funzione quadratica del tempo.

F=G m1 m2r2F = G\,\frac{m_{1}\,m_{2}}{r^{2}}F=Gr2m1​m2​​

Legge di gravitazione universale (Newton)

La forza di attrazione gravitazionale F tra due masse m1 e m2 è direttamente proporzionale al prodotto delle masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza r; G è la costante di gravitazione universale. Unifica la fisica terrestre e quella celeste.

Esempio svolto

Applicare una legge matematica della natura: la caduta dei gravi

« Usando la legge galileiana della caduta dei gravi, calcola lo spazio percorso in caduta libera, partendo da fermo, dopo 2 secondi (assumi g = 9.8 m/s^2). »

  1. 01Legge

    Si parte dalla legge che esprime lo spazio in funzione del tempo, segno della «matematizzazione» della natura propria del metodo galileiano.

  2. 02Sostituzione dei dati

    Si inseriscono i valori g = 9.8 m/s^2 e t = 2 s.

  3. 03Calcolo

    Si svolge: 2^2 = 4; quindi s = 0.5 · 9.8 · 4 = 19.6 m.

Risultato: Dopo 2 secondi il corpo ha percorso 19.6 metri: l'esempio mostra come una legge matematica permetta di prevedere quantitativamente un fenomeno naturale, cuore della rivoluzione scientifica.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire il metodo scientifico galileiano («sensate esperienze e necessarie dimostrazioni») e distinguere induzione (Bacone) e deduzione (Cartesio) come due vie complementari del metodo.
  • Focus Esame di Stato: collegare la rivoluzione scientifica al mutamento della visione del mondo (da cosmo chiuso geocentrico a universo infinito retto da leggi matematiche) e alle sue implicazioni culturali e religiose (il caso Galilei).

Errori frequenti

  • Attribuire a Galileo la teoria eliocentrica: l'eliocentrismo è di Copernico (1543); Galilei lo conferma con le osservazioni al cannocchiale e fonda il metodo sperimentale.
  • Confondere il metodo induttivo di Bacone (dal particolare al generale, per osservazione) con il metodo deduttivo di Cartesio (dal generale al particolare, per ragionamento): sono due approcci diversi.

Approfondimento

L'approfondimento riguarda come storici e filosofi hanno interpretato la stessa «rivoluzione scientifica». Alexandre Koyré ne diede la lettura intellettuale classica: non un cumulo di scoperte, ma una mutazione del pensiero, la «matematizzazione» della natura e il passaggio «dal mondo chiuso all'universo infinito». Sul piano epistemologico Thomas Kuhn, ne «La struttura delle rivoluzioni scientifiche» (1962), ha coniato la categoria di «paradigma»: la scienza non progredisce per accumulo lineare, ma per «rivoluzioni» in cui un intero quadro di riferimento (quello tolemaico) è sostituito da un altro (quello copernicano-newtoniano) — un'idea che ha rivoluzionato a sua volta la filosofia della scienza. Non manca chi provoca: Steven Shapin ha aperto un suo libro affermando che «non è mai esistita una cosa chiamata rivoluzione scientifica», per invitare a contestualizzarne socialmente le pratiche. Un secondo nodo, decisivo per l'Educazione civica, è il «caso Galilei», conflitto fra libertà della ricerca e autorità dogmatica: Galilei distingue il piano della scienza (come è fatto il cielo) da quello della fede (come «si vadia in cielo»), rivendicando l'autonomia del metodo; la condanna del 1633 pesò a lungo, e solo nel 1992 la Chiesa ne riconobbe l'errore. È il precedente storico che dà spessore al principio, oggi costituzionale (articolo 33), della libertà della scienza.

Ripasso attivo

Analizza, con un breve commento (circa 12 righe), la frase di Galilei secondo cui il libro della natura «è scritto in lingua matematica»: spiega che cosa essa implica per il metodo scientifico e in che cosa rompe con la scienza aristotelica.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Lo Stato moderno e l'assolutismo francese◐
    • 02La guerra dei Trent'anni e l'ordine di Westfalia◐
    • 03Il modello inglese: parlamentarismo e rivoluzioni del Seicento●
    • 04La rivoluzione scientifica e il nuovo metodo della conoscenza●

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Dagli appunti all'allenamento

Stati moderni, assolutismo e rivoluzione scientifica del Seicento

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

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