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Tra la fine del Seicento e la fine del Settecento il pensiero illuministico — fede nella ragione, rivendicazione dei diritti naturali, tolleranza, fiducia nelle riforme — incontra e alimenta tre grandi svolte politiche: la rivoluzione inglese che fissa il principio del governo limitato, la rivoluzione americana che fonda uno Stato sulla sovranità del popolo e sui diritti dell'uomo, la rivoluzione francese che abbatte l'Antico Regime e proclama libertà ed eguaglianza. Questo argomento ricostruisce il nesso fra idee e fatti, leggendo i documenti politici fondamentali (la «Dichiarazione» d'indipendenza, le Costituzioni, la «Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino») come radice diretta delle istituzioni democratiche moderne. È argomento pienamente compreso nell'Esame di Stato del secondo ciclo, snodo classico della storia di seconda liceo e nodo trasversale per i collegamenti pluridisciplinari del colloquio.
4 sezioni~23 min di lettura3 competenzeLivello Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
Padroneggia con sicurezza il quadro comune: i grandi temi dell'Illuminismo, la cronologia e le fasi delle tre rivoluzioni, il contenuto essenziale dei documenti fondamentali e i principi politici che ne discendono.
livello avanzato
Negli indirizzi a più forte vocazione storico-filosofica (Liceo Classico, Liceo delle Scienze Umane e LES) approfondisci il dibattito teorico — separazione dei poteri, sovranità popolare, contratto sociale, rapporto fra eguaglianza giuridica ed eguaglianza sociale — e la lettura critica delle fonti, anche in chiave di Educazione civica e di confronto con i principi costituzionali.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Mappa dei principi illuministici e dei loro autori
Leggi e commenta la seguente affermazione, ricostruendone la logica: «Perché un governo sia moderato e la libertà garantita, è necessario che il potere arresti il potere». A quale autore e a quale principio si riferisce? Quali conseguenze politiche se ne traggono?
La formula riassume il pensiero di Montesquieu ne «Lo spirito delle leggi» (1748). Il principio è la separazione (o divisione) dei poteri.
Se un solo organo concentra legislativo, esecutivo e giudiziario, nulla ne limita l'arbitrio; affidando i tre poteri a organi distinti, ciascuno controlla e «arresta» gli altri (il sistema dei freni e contrappesi).
Il principio diventa criterio per valutare ogni governo: il modello inglese vi si avvicina; il dispotismo lo viola. Sarà recepito nella Costituzione americana (1787) e nell'articolo 16 della Dichiarazione del 1789.
La separazione dei poteri non è un dettaglio tecnico ma la condizione strutturale della libertà politica: senza di essa i diritti proclamati restano lettera morta.
Risultato: La frase esprime il principio montesquieuiano della separazione dei poteri: garanzia della libertà attraverso il reciproco controllo degli organi dello Stato, fondamento delle Costituzioni liberali moderne.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento arricchisce l'Illuminismo di alcune grandi chiavi interpretative. La «opinione pubblica» richiamata nella scheda è stata teorizzata da Jürgen Habermas come la nascita di una «sfera pubblica borghese»: nei caffè, nei giornali e nei salotti si forma per la prima volta un pubblico di privati che discute e giudica il potere — una premessa strutturale della democrazia. La storiografia recente ha inoltre distinto un Illuminismo «moderato» (riformatore e deista, come quello di Montesquieu e Voltaire) da un Illuminismo «radicale»: Jonathan Israel ha valorizzato la corrente materialista e democratica che, sulle orme di Spinoza, spinge fino all'ateismo e all'eguaglianza politica. Non va infine taciuta la critica novecentesca: Max Horkheimer e Theodor Adorno, nella «Dialettica dell'Illuminismo» (1947), hanno mostrato come la ragione «illuministica», ridotta a puro calcolo strumentale, possa rovesciarsi in nuove forme di dominio — un monito contro ogni narrazione ingenua del «progresso». Sul piano dell'Educazione civica il lascito è concretissimo: Cesare Beccaria, condannando tortura e pena di morte e fondando la pena su legalità e proporzione, ispira direttamente i principi che la Costituzione sancisce all'articolo 27 (la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione del condannato). L'Illuminismo, insomma, non è solo un capitolo di storia delle idee, ma la matrice diretta del linguaggio dei diritti con cui ancora pensiamo.
Ripasso attivo
Spiega in un paragrafo argomentativo (10-12 righe) perché il «dispotismo illuminato» non può essere considerato una forma di rivoluzione, individuando il principio politico che lo distingue dalle rivoluzioni di fine secolo e citando almeno un esempio concreto di sovrano riformatore.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Asse cronologico delle rivoluzioni inglesi del Seicento
In forma di breve testo argomentativo, spiega perché la Gloriosa rivoluzione realizza un modello opposto all'assolutismo, individuando i due principi giuridici che la distinguono e l'autore che ne offre la teoria.
Gli Stuart rivendicavano il diritto divino: il re trae il potere da Dio, non risponde al Parlamento e può legiferare e tassare da solo.
Il Bill of Rights subordina al consenso del Parlamento la sospensione delle leggi e l'imposizione fiscale: il potere del re diventa limitato dalla legge e condiviso.
Primo: nessuna tassa senza rappresentanza/consenso. Secondo: la legge è sopra il re (rule of law). Sono i pilastri del costituzionalismo.
John Locke (Due trattati, 1690) fonda l'intero assetto sui diritti naturali e sul governo come patto revocabile, giustificando la deposizione di un re che li violi.
Risultato: La Gloriosa rivoluzione capovolge l'assolutismo: dal re-sopra-la-legge si passa al re-sotto-la-legge, con potere condiviso col Parlamento e fondato sul consenso, secondo la teoria di Locke.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento chiarisce perché il «modello inglese» divenne il riferimento dell'Europa illuminista, e a quale prezzo di idealizzazione. Fu soprattutto sul continente che l'Inghilterra fu trasfigurata in mito della libertà: Voltaire, nelle «Lettere filosofiche» (1734), contrappone la tolleranza, la libertà di commercio e di pensiero inglesi all'arretratezza francese; Montesquieu, ne «Lo spirito delle leggi», «trova» nella costituzione inglese il modello della separazione dei poteri, in parte forzando la realtà di un sistema in cui esecutivo e legislativo erano già intrecciati. La ricezione conta quanto i fatti: il modello inglese «pensato» dai philosophes peserà sulle rivoluzioni più di quello realmente esistente. Sul piano teorico, la sezione permette di mettere a fuoco il bivio del pensiero politico moderno, quello fra Thomas Hobbes e John Locke. Entrambi partono dallo «stato di natura» e dal «contratto», ma ne traggono conclusioni opposte: per Hobbes, poiché lo stato di natura è «guerra di tutti contro tutti», gli uomini cedono ogni diritto a un sovrano assoluto (il «Leviatano») in cambio della sicurezza; per Locke, poiché nello stato di natura vigono già diritti naturali, il contratto istituisce un governo «limitato» e revocabile, tenuto a rispettarli, pena il diritto di resistenza. Da Locke, non da Hobbes, discendono il costituzionalismo, la Dichiarazione americana e la nostra idea di diritti inviolabili anteriori allo Stato.
Ripasso attivo
Confronta in una tabella o in un paragrafo le condizioni poste al re dal «Bill of Rights» (1689) con il principio del «diritto divino» degli Stuart, spiegando perché il 1689 segna la nascita del governo limitato in Inghilterra.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema dei poteri nella Costituzione americana del 1787
Commenta il passo: «Riteniamo che queste verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono dotati dal loro Creatore di diritti inalienabili; che tra questi vi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità». Individua i principi illuministici presenti e la loro origine.
È un passo della Dichiarazione d'indipendenza americana (4 luglio 1776), documento fondativo di natura politico-programmatica redatto da Jefferson.
Eguaglianza degli uomini, esistenza di diritti naturali inalienabili, finalità del governo come tutela di tali diritti.
I diritti naturali (vita, libertà, proprietà) provengono da Locke; «la ricerca della felicità» riflette l'ottimismo illuministico; il fondamento del governo sul consenso traduce il contrattualismo.
Il testo afferma per la prima volta tali principi come base di uno Stato, ma la loro applicazione escluse di fatto schiavi, donne e nativi: enuncia un ideale che la storia successiva dovrà rendere effettivo.
Risultato: Il passo trasforma in fondamento giuridico di uno Stato i principi illuministici dell'eguaglianza e dei diritti naturali di matrice lockiana, pur con i limiti applicativi propri dell'epoca.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento mostra che anche la rivoluzione americana è oggetto di un vivace dibattito storiografico. Fu una rivoluzione «conservatrice», cioè la difesa di libertà inglesi già possedute, o una vera rivoluzione? La «scuola progressista» (Charles Beard) ne diede una lettura economica, sottolineando gli interessi dei ceti proprietari dietro la Costituzione; Bernard Bailyn, con «Le origini ideologiche della rivoluzione americana» (1967), ha invece dato il primato alle idee — la tradizione repubblicana e il timore di un complotto contro la libertà; Gordon Wood («Il radicalismo della rivoluzione americana», 1992) ha ribaltato la tesi «conservatrice», sostenendo che la rivoluzione fu profondamente radicale perché distrusse la gerarchia monarchica e rese la società democratica. Sullo sfondo corre il dibattito fra «repubblicanesimo» (la virtù civica, studiata da J. G. A. Pocock) e «liberalismo» lockiano dei diritti individuali come anime della fondazione. Il nodo più spinoso resta la schiavitù: lo storico Edmund Morgan ha parlato di «paradosso americano», mostrando che libertà e schiavitù crebbero insieme, l'una sulle spalle dell'altra. Riconoscere questa contraddizione — la prima Costituzione scritta moderna che proclama l'eguaglianza e insieme tollera la schiavitù — non sminuisce la portata del modello, ma insegna a valutare i documenti storici nella loro concreta ambivalenza, competenza-cardine dell'analisi delle fonti.
Ripasso attivo
Analizza il celebre incipit della Dichiarazione d'indipendenza («tutti gli uomini sono creati uguali...») e spiega in quale misura traduce in atto politico le idee di Locke e dell'Illuminismo, indicando anche i limiti della sua applicazione concreta.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema delle fasi della rivoluzione francese (1789-1799)
Confronto sinottico delle tre rivoluzioni
Ricostruisci la fase 1789-1791 della rivoluzione francese collegando ciascun evento-chiave al documento e al principio politico che esprime; concludi spiegando perché questa fase è detta «liberale».
Gli Stati generali (maggio 1789) e l'autoproclamazione dell'Assemblea nazionale: il Terzo stato rivendica la sovranità della nazione contro il voto per ordini.
La presa della Bastiglia (14 luglio 1789) e l'abolizione dei privilegi feudali (notte del 4 agosto): cade la struttura per ordini dell'Antico Regime.
La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (26 agosto 1789): libertà, eguaglianza giuridica, sovranità della nazione, separazione dei poteri (art. 16), proprietà.
La Costituzione del 1791: monarchia costituzionale, separazione dei poteri, suffragio censitario (votano i cittadini 'attivi').
La fase è 'liberale' perché limita il potere e garantisce i diritti civili e l'eguaglianza giuridica, ma resta moderata (suffragio censitario, monarchia) e non ancora democratica.
Risultato: La fase 1789-1791 abbatte l'Antico Regime e fonda una monarchia costituzionale liberale: ai principi della Dichiarazione del 1789 corrisponde l'organizzazione dei poteri della Costituzione del 1791, ma il suffragio resta censitario.
Errori frequenti
Approfondimento
Questa sezione avanzata affronta il più celebre dibattito storiografico dell'intero programma: come interpretare la rivoluzione francese. La lettura «classica», di matrice marxista (Georges Lefebvre, Albert Soboul), la legge come «rivoluzione borghese», compimento della lotta di una classe ascendente contro il feudalesimo, e tende a spiegare il Terrore come una tragica necessità imposta dalle «circostanze» (la guerra, la controrivoluzione). A questa vulgata si è opposta la revisione di François Furet («Critica della Rivoluzione francese», 1978): la rivoluzione non fu il prodotto meccanico di cause sociali, ma una dinamica autonoma di idee e di linguaggio, e soprattutto il Terrore non fu un «incidente di percorso», bensì era già iscritto nella logica del 1789 — perché una sovranità popolare intesa come «volontà generale» illimitata non tollera opposizione. Ancora prima, Alexis de Tocqueville aveva proposto la tesi della «continuità»: la rivoluzione, credendo di distruggere lo Stato monarchico, ne portò a compimento l'accentramento amministrativo. Padroneggiare questo triangolo — Tocqueville (continuità), scuola giacobino-marxista (rivoluzione sociale), Furet (dinamica politico-ideologica) — è ciò che distingue una risposta d'eccellenza. Sul piano dell'Educazione civica, la «Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino» del 1789 è l'antenata diretta delle carte dei diritti contemporanee, e la contrapposizione fra «destra» e «sinistra» — nate letteralmente dalla disposizione dei banchi nell'Assemblea — struttura ancora il linguaggio politico e i principi della nostra Costituzione.
Ripasso attivo
Confronta in un testo argomentato la rivoluzione americana e la rivoluzione francese, individuando almeno tre elementi comuni (eredità illuministica) e tre differenze (radicalità, esiti, rapporto con la monarchia), e concludendo con una valutazione della loro eredità politica.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti