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Illuminismo e rivoluzioni politiche del Sei-Settecento (inglese, americana, francese)

Tra la fine del Seicento e la fine del Settecento il pensiero illuministico — fede nella ragione, rivendicazione dei diritti naturali, tolleranza, fiducia nelle riforme — incontra e alimenta tre grandi svolte politiche: la rivoluzione inglese che fissa il principio del governo limitato, la rivoluzione americana che fonda uno Stato sulla sovranità del popolo e sui diritti dell'uomo, la rivoluzione francese che abbatte l'Antico Regime e proclama libertà ed eguaglianza. Questo argomento ricostruisce il nesso fra idee e fatti, leggendo i documenti politici fondamentali (la «Dichiarazione» d'indipendenza, le Costituzioni, la «Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino») come radice diretta delle istituzioni democratiche moderne. È argomento pienamente compreso nell'Esame di Stato del secondo ciclo, snodo classico della storia di seconda liceo e nodo trasversale per i collegamenti pluridisciplinari del colloquio.

4 sezioni·~23 min di lettura·3 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0777 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere le radici del pensiero illuministico, dei diritti e delle istituzioni democratiche moderne, collocando gli eventi secondo corrette coordinate spazio-temporali.Analizzare e interpretare i documenti politici fondamentali (Dichiarazioni, Costituzioni) cogliendone i principi giuridici e ideali.Cogliere il nesso causale tra pensiero illuministico e trasformazioni politiche, confrontando i tre modelli rivoluzionari (inglese, americano, francese).
Operatori:analizzaspiegaconfrontadescriviinterpretaillustragiustificacommenta

livello base

Padroneggia con sicurezza il quadro comune: i grandi temi dell'Illuminismo, la cronologia e le fasi delle tre rivoluzioni, il contenuto essenziale dei documenti fondamentali e i principi politici che ne discendono.

livello avanzato

Negli indirizzi a più forte vocazione storico-filosofica (Liceo Classico, Liceo delle Scienze Umane e LES) approfondisci il dibattito teorico — separazione dei poteri, sovranità popolare, contratto sociale, rapporto fra eguaglianza giuridica ed eguaglianza sociale — e la lettura critica delle fonti, anche in chiave di Educazione civica e di confronto con i principi costituzionali.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Illuminismo e rivoluzioni politiche del Sei-Settecento (inglese, americana, francese)
    • 01L'Illuminismo e le riforme del Settecento◐
    • 02Le radici inglesi: dalle rivoluzioni del Seicento al governo limitato◐
    • 03La rivoluzione americana e la nascita degli Stati Uniti◐
    • 04La rivoluzione francese: fasi, principi ed eredità politica●
§ 01

L'Illuminismo e le riforme del Settecento#

●●○StandardLPOSA-storia-secondo-anno-triennio-illuminismo-rivoluzioni-politiche

Mappa dei principi illuministici e dei loro autori

I principi illuministici e i loro autoriGrafo, Ragione / Lumi → Separazione dei poteri, Ragione / Lumi → Sovranita popolare, Ragione / Lumi → Tolleranza, Ragione / Lumi → Giustizia razionaleRagione / LumiSeparazione deipoteriSovranitapopolareTolleranzaGiustiziarazionale
Fig. 1Montesquieu (Spirito delle leggi, 1748), Rousseau (Contratto sociale, 1762), Voltaire, Beccaria (1764); diffusione via l'Enciclopedia (1751-72) e l'opinione pubblica.

Punti chiave

L'Illuminismo è il grande movimento culturale del Settecento che pone la «ragione» (i «lumi») come criterio per esaminare ogni aspetto della realtà — la natura, la società, la religione, il potere — sottraendoli al peso dell'autorità tradizionale e del pregiudizio. Il programma è efficacemente sintetizzato dalla domanda «che cos'è l'Illuminismo?»: l'uscita dell'uomo da uno stato di minorità di cui egli stesso è responsabile, cioè l'invito ad avere il coraggio di servirsi della propria intelligenza («sapere aude»). Da questo nucleo discendono i temi che attraversano tutto il secolo: la fiducia nel progresso, la tolleranza, la rivendicazione dei diritti naturali dell'uomo, la critica del dispotismo e dei privilegi.
Il manifesto editoriale del movimento è l'«Enciclopedia» (1751-1772), diretta da Diderot e d'Alembert: un'opera collettiva che raccoglie e ordina il sapere umano in chiave razionale e laica, rivaluta le arti meccaniche e il lavoro, e diffonde le idee illuministiche presso un pubblico nuovo. Accanto a essa cresce la «opinione pubblica»: nei salotti, nei caffè, nelle accademie e attraverso la stampa periodica si forma uno spazio di discussione critica che è esso stesso una novità politica, perché sottopone il potere al giudizio della società.
Sul terreno politico l'Illuminismo elabora i concetti che alimenteranno le rivoluzioni. Montesquieu, ne «Lo spirito delle leggi» (1748), teorizza la «separazione dei poteri» — legislativo, esecutivo, giudiziario — come garanzia contro l'abuso e fondamento della libertà. Rousseau, nel «Contratto sociale» (1762), elabora l'idea di «sovranità popolare» e di «volontà generale»: la legge è legittima solo se espressione del popolo sovrano. Voltaire si batte per la tolleranza religiosa e la libertà di pensiero, contro il fanatismo e l'arbitrio giudiziario. In economia, i fisiocratici e poi Adam Smith rivendicano la libertà degli scambi («laissez faire»).
Molti sovrani europei tentarono di applicare alcuni principi illuministici dall'alto, senza intaccare il potere assoluto: è il «dispotismo illuminato» (o assolutismo riformatore) di Federico II di Prussia, Caterina II di Russia, Giuseppe II d'Austria e, in Italia, dei riformatori toscani e lombardi. Le riforme — razionalizzazione fiscale e amministrativa, riduzione dei privilegi del clero, tolleranza, codificazione del diritto, abolizione della tortura — migliorarono lo Stato ma lasciarono intatto il principio di sovranità del monarca. Proprio questo limite («tutto per il popolo, nulla attraverso il popolo») segna la distanza decisiva fra riforma illuminata e rivoluzione: le rivoluzioni rivendicheranno che la sovranità appartiene al popolo o alla nazione, non al sovrano.
In Italia l'Illuminismo ha un protagonista di rilievo europeo in Cesare Beccaria, autore di «Dei delitti e delle pene» (1764): l'opera condanna la tortura e la pena di morte, fonda la pena sulla sua utilità sociale e sulla proporzione con il reato, e afferma il principio di legalità — non c'è reato né pena se non stabiliti dalla legge. È un testo che mostra in modo esemplare come dalla ragione illuministica discenda una concezione nuova dei diritti e della giustizia (ripasso del nesso diritti-istituzioni che ritroverai nelle Dichiarazioni rivoluzionarie).
Esempio svolto

Analisi guidata di una tesi illuministica

Leggi e commenta la seguente affermazione, ricostruendone la logica: «Perché un governo sia moderato e la libertà garantita, è necessario che il potere arresti il potere». A quale autore e a quale principio si riferisce? Quali conseguenze politiche se ne traggono?

  1. 01Identifica l'autore e l'opera

    La formula riassume il pensiero di Montesquieu ne «Lo spirito delle leggi» (1748). Il principio è la separazione (o divisione) dei poteri.

  2. 02Ricostruisci la logica

    Se un solo organo concentra legislativo, esecutivo e giudiziario, nulla ne limita l'arbitrio; affidando i tre poteri a organi distinti, ciascuno controlla e «arresta» gli altri (il sistema dei freni e contrappesi).

  3. 03Collega alle conseguenze politiche

    Il principio diventa criterio per valutare ogni governo: il modello inglese vi si avvicina; il dispotismo lo viola. Sarà recepito nella Costituzione americana (1787) e nell'articolo 16 della Dichiarazione del 1789.

  4. 04Formula il giudizio

    La separazione dei poteri non è un dettaglio tecnico ma la condizione strutturale della libertà politica: senza di essa i diritti proclamati restano lettera morta.

Risultato: La frase esprime il principio montesquieuiano della separazione dei poteri: garanzia della libertà attraverso il reciproco controllo degli organi dello Stato, fondamento delle Costituzioni liberali moderne.

Obiettivo Maturità

  • Sapere distinguere con precisione «riforma» e «rivoluzione»: il dispotismo illuminato applica idee illuministiche conservando la sovranità del monarca, mentre le rivoluzioni trasferiscono la sovranità al popolo/alla nazione. È una distinzione spesso richiesta nella terza tipologia (tema di attualità) e nei collegamenti del colloquio.
  • Saper attribuire a ciascun autore-chiave (Montesquieu, Rousseau, Voltaire, Beccaria) la sua idea cardine e collegarla al documento o all'istituzione che ne deriva: è la competenza «cogliere il nesso fra pensiero e trasformazioni politiche» esplicitamente valutata.

Errori frequenti

  • Identificare l'Illuminismo con l'ateismo: la maggior parte dei philosophes era deista (credeva in un «Dio architetto» conosciuto con la ragione) o sostenitrice della tolleranza, non atea; l'obiettivo era la libertà di coscienza, non l'eliminazione della religione.
  • Confondere Montesquieu e Rousseau: il primo è il teorico della separazione dei poteri (governo moderato), il secondo della sovranità popolare e della volontà generale. Scambiarli falsa l'intera analisi delle rivoluzioni.

Approfondimento

L'approfondimento arricchisce l'Illuminismo di alcune grandi chiavi interpretative. La «opinione pubblica» richiamata nella scheda è stata teorizzata da Jürgen Habermas come la nascita di una «sfera pubblica borghese»: nei caffè, nei giornali e nei salotti si forma per la prima volta un pubblico di privati che discute e giudica il potere — una premessa strutturale della democrazia. La storiografia recente ha inoltre distinto un Illuminismo «moderato» (riformatore e deista, come quello di Montesquieu e Voltaire) da un Illuminismo «radicale»: Jonathan Israel ha valorizzato la corrente materialista e democratica che, sulle orme di Spinoza, spinge fino all'ateismo e all'eguaglianza politica. Non va infine taciuta la critica novecentesca: Max Horkheimer e Theodor Adorno, nella «Dialettica dell'Illuminismo» (1947), hanno mostrato come la ragione «illuministica», ridotta a puro calcolo strumentale, possa rovesciarsi in nuove forme di dominio — un monito contro ogni narrazione ingenua del «progresso». Sul piano dell'Educazione civica il lascito è concretissimo: Cesare Beccaria, condannando tortura e pena di morte e fondando la pena su legalità e proporzione, ispira direttamente i principi che la Costituzione sancisce all'articolo 27 (la pena non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione del condannato). L'Illuminismo, insomma, non è solo un capitolo di storia delle idee, ma la matrice diretta del linguaggio dei diritti con cui ancora pensiamo.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo (10-12 righe) perché il «dispotismo illuminato» non può essere considerato una forma di rivoluzione, individuando il principio politico che lo distingue dalle rivoluzioni di fine secolo e citando almeno un esempio concreto di sovrano riformatore.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Le radici inglesi: dalle rivoluzioni del Seicento al governo limitato#

●●○StandardLPOSA-storia-secondo-anno-triennio-illuminismo-rivoluzioni-politiche

Asse cronologico delle rivoluzioni inglesi del Seicento

Le rivoluzioni inglesi del SeicentoGrafo, 1642 · Guerra civile → 1649 · Repubblica di Cromwell, 1649 · Repubblica di Cromwell → 1660 · Restaurazione Stuart, 1660 · Restaurazione Stuart → 1688-89 · Gloriosa rivoluzione1642 · Guerracivile1649 ·Repubblica diCromwell1660 ·RestaurazioneStuart1688-89 ·Gloriosarivoluzione
Fig. 2Esito: monarchia parlamentare (governo limitato); Bill of Rights (1689).

Punti chiave

Prima delle rivoluzioni illuministiche, l'Inghilterra del Seicento aveva già sperimentato il conflitto tra l'autorità del re e i diritti del Parlamento, fissando il principio del «governo limitato» che farà da modello a Montesquieu e ai rivoluzionari americani (ripasso del nodo seicentesco, qui ripreso come premessa). Lo scontro nasce dalla pretesa degli Stuart al «diritto divino» dei re e dalla resistenza del Parlamento in materia di tasse e libertà.
La «prima rivoluzione» (1642-1649) sfociò nella guerra civile, nella sconfitta e nella decapitazione di Carlo I (1649) e in un'esperienza repubblicana sotto Oliver Cromwell. Più decisiva per la storia delle istituzioni fu però la «Gloriosa rivoluzione» del 1688-1689, che depose Giacomo II e chiamò al trono Guglielmo III d'Orange e Maria a condizioni precise.
Il documento-chiave è il «Bill of Rights» (1689): il re non può sospendere le leggi né imporre tasse senza il consenso del Parlamento, non può mantenere un esercito permanente in tempo di pace senza autorizzazione, sono garantite libere elezioni e libertà di parola in Parlamento. Nasce così la «monarchia parlamentare» (o costituzionale): il sovrano regna ma non governa in modo assoluto, perché il potere è condiviso e limitato dalla legge.
La giustificazione teorica di questo assetto è offerta da John Locke nei «Due trattati sul governo» (1690): gli uomini hanno diritti naturali — alla vita, alla libertà, alla proprietà — anteriori allo Stato; il governo nasce da un patto per tutelarli ed è legittimo solo finché li rispetta; se li viola, il popolo ha diritto di resistenza. Sono idee che attraverseranno l'Atlantico e fonderanno, quasi alla lettera, la rivoluzione americana.
Il modello inglese mostra dunque una via «riformista» e graduale alla limitazione del potere, contrapposta tanto all'assolutismo continentale quanto, più tardi, alla rottura radicale francese. È la matrice del costituzionalismo liberale: diritti garantiti, potere diviso, governo responsabile davanti a un'assemblea rappresentativa.
Esempio svolto

Costruire un confronto: assolutismo vs governo limitato

In forma di breve testo argomentativo, spiega perché la Gloriosa rivoluzione realizza un modello opposto all'assolutismo, individuando i due principi giuridici che la distinguono e l'autore che ne offre la teoria.

  1. 01Definisci il punto di partenza

    Gli Stuart rivendicavano il diritto divino: il re trae il potere da Dio, non risponde al Parlamento e può legiferare e tassare da solo.

  2. 02Individua la rottura del 1689

    Il Bill of Rights subordina al consenso del Parlamento la sospensione delle leggi e l'imposizione fiscale: il potere del re diventa limitato dalla legge e condiviso.

  3. 03Estrai i due principi

    Primo: nessuna tassa senza rappresentanza/consenso. Secondo: la legge è sopra il re (rule of law). Sono i pilastri del costituzionalismo.

  4. 04Colloca la teoria

    John Locke (Due trattati, 1690) fonda l'intero assetto sui diritti naturali e sul governo come patto revocabile, giustificando la deposizione di un re che li violi.

Risultato: La Gloriosa rivoluzione capovolge l'assolutismo: dal re-sopra-la-legge si passa al re-sotto-la-legge, con potere condiviso col Parlamento e fondato sul consenso, secondo la teoria di Locke.

Obiettivo Maturità

  • Distinguere con chiarezza le due rivoluzioni inglesi: la prima (1642-1649, guerra civile e repubblica di Cromwell) e la Gloriosa (1688-89, Bill of Rights e monarchia parlamentare). All'esame si chiede spesso quale delle due fissi il modello costituzionale: è la seconda.
  • Collegare Locke ai diritti naturali e al diritto di resistenza, e mostrarne l'eredità diretta nella Dichiarazione d'indipendenza americana: è un collegamento pluridisciplinare (storia-filosofia) molto valorizzato nel colloquio.

Errori frequenti

  • Attribuire la nascita della monarchia parlamentare alla decapitazione di Carlo I (1649): la repubblica di Cromwell fu un'esperienza transitoria; il modello costituzionale stabile nasce con la Gloriosa rivoluzione e il Bill of Rights (1689).
  • Confondere Locke con Hobbes: entrambi partono dal contratto, ma Hobbes lo usa per giustificare il potere assoluto del sovrano, Locke per fondare il governo limitato e il diritto di resistenza.

Approfondimento

L'approfondimento chiarisce perché il «modello inglese» divenne il riferimento dell'Europa illuminista, e a quale prezzo di idealizzazione. Fu soprattutto sul continente che l'Inghilterra fu trasfigurata in mito della libertà: Voltaire, nelle «Lettere filosofiche» (1734), contrappone la tolleranza, la libertà di commercio e di pensiero inglesi all'arretratezza francese; Montesquieu, ne «Lo spirito delle leggi», «trova» nella costituzione inglese il modello della separazione dei poteri, in parte forzando la realtà di un sistema in cui esecutivo e legislativo erano già intrecciati. La ricezione conta quanto i fatti: il modello inglese «pensato» dai philosophes peserà sulle rivoluzioni più di quello realmente esistente. Sul piano teorico, la sezione permette di mettere a fuoco il bivio del pensiero politico moderno, quello fra Thomas Hobbes e John Locke. Entrambi partono dallo «stato di natura» e dal «contratto», ma ne traggono conclusioni opposte: per Hobbes, poiché lo stato di natura è «guerra di tutti contro tutti», gli uomini cedono ogni diritto a un sovrano assoluto (il «Leviatano») in cambio della sicurezza; per Locke, poiché nello stato di natura vigono già diritti naturali, il contratto istituisce un governo «limitato» e revocabile, tenuto a rispettarli, pena il diritto di resistenza. Da Locke, non da Hobbes, discendono il costituzionalismo, la Dichiarazione americana e la nostra idea di diritti inviolabili anteriori allo Stato.

Ripasso attivo

Confronta in una tabella o in un paragrafo le condizioni poste al re dal «Bill of Rights» (1689) con il principio del «diritto divino» degli Stuart, spiegando perché il 1689 segna la nascita del governo limitato in Inghilterra.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

La rivoluzione americana e la nascita degli Stati Uniti#

●●○StandardLPOSA-storia-secondo-anno-triennio-illuminismo-rivoluzioni-politiche

Schema dei poteri nella Costituzione americana del 1787

I poteri nella Costituzione americana (1787)Diagramma ad albero, 3 percorsi, Dati: Legislativo (Congresso); Esecutivo (Presidente); Giudiziario (Corte suprema)Costituzione federale (1787)Legislativo (Congresso)Esecutivo (Presidente)Giudiziario (Corte suprema)
Fig. 3Separazione dei poteri e freni e contrappesi (checks and balances): repubblica federale e sovranita popolare.

Punti chiave

La rivoluzione americana nasce dal conflitto tra le tredici colonie inglesi del Nord America e la madrepatria sulla questione fiscale. Dopo la guerra dei Sette anni, Londra impose ai coloni nuove tasse (Stamp Act, dazi sul tè) senza che essi fossero rappresentati nel Parlamento britannico. Da qui la parola d'ordine «no taxation without representation» (nessuna tassazione senza rappresentanza), che traduce in rivendicazione concreta il principio lockiano del consenso.
La tensione esplode con il «Boston Tea Party» (1773) e degenera nella guerra d'indipendenza (1775-1783). Il 4 luglio 1776 il Secondo Congresso continentale approva la «Dichiarazione d'indipendenza», redatta soprattutto da Thomas Jefferson: vi si afferma che «tutti gli uomini sono creati uguali» e dotati di diritti inalienabili — «la vita, la libertà e la ricerca della felicità» — e che il governo trae i suoi giusti poteri dal consenso dei governati. È la prima volta che i principi illuministici diventano fondamento di uno Stato.
Con l'aiuto decisivo della Francia, le colonie vincono la guerra; la pace di Versailles (1783) riconosce l'indipendenza degli Stati Uniti d'America. Resta il problema di darsi un ordinamento stabile: nasce la «Costituzione» del 1787, la prima costituzione scritta moderna ancora in vigore.
La Costituzione realizza in forma compiuta la separazione dei poteri di Montesquieu attraverso il sistema dei «checks and balances» (freni e contrappesi): il Congresso (legislativo) fa le leggi, il Presidente (esecutivo) le applica, la Corte suprema (giudiziario) ne controlla la conformità alla Costituzione. Adotta inoltre la forma «federale» — poteri divisi fra Stati e Unione — e «repubblicana», con un presidente eletto. Nel 1791 i primi dieci emendamenti, il «Bill of Rights», garantiscono le libertà fondamentali (parola, stampa, religione, giusto processo).
La rivoluzione americana ha però limiti storici che vanno riconosciuti con onestà: i diritti proclamati non si estendevano agli schiavi (la schiavitù sopravvisse fino alla guerra civile del 1861-1865), né alle donne, né ai nativi americani. Eppure il suo modello — sovranità popolare, costituzione scritta, diritti garantiti, separazione dei poteri — divenne un riferimento universale e influenzò direttamente la rivoluzione francese.
Esempio svolto

Lettura e commento di una fonte: la Dichiarazione del 1776

Commenta il passo: «Riteniamo che queste verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono dotati dal loro Creatore di diritti inalienabili; che tra questi vi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità». Individua i principi illuministici presenti e la loro origine.

  1. 01Riconosci il genere e la fonte

    È un passo della Dichiarazione d'indipendenza americana (4 luglio 1776), documento fondativo di natura politico-programmatica redatto da Jefferson.

  2. 02Individua i principi

    Eguaglianza degli uomini, esistenza di diritti naturali inalienabili, finalità del governo come tutela di tali diritti.

  3. 03Risali alle radici

    I diritti naturali (vita, libertà, proprietà) provengono da Locke; «la ricerca della felicità» riflette l'ottimismo illuministico; il fondamento del governo sul consenso traduce il contrattualismo.

  4. 04Valuta portata e limiti

    Il testo afferma per la prima volta tali principi come base di uno Stato, ma la loro applicazione escluse di fatto schiavi, donne e nativi: enuncia un ideale che la storia successiva dovrà rendere effettivo.

Risultato: Il passo trasforma in fondamento giuridico di uno Stato i principi illuministici dell'eguaglianza e dei diritti naturali di matrice lockiana, pur con i limiti applicativi propri dell'epoca.

Obiettivo Maturità

  • Conoscere e saper commentare i passaggi-cardine della Dichiarazione d'indipendenza (uguaglianza, diritti inalienabili, consenso dei governati) riconoscendovi l'eredità di Locke: è la competenza «analizzare documenti politici fondamentali».
  • Saper spiegare il meccanismo dei «checks and balances» e la struttura federale come applicazione concreta della separazione dei poteri: domanda frequente perché collega teoria illuministica e istituzione.

Errori frequenti

  • Datare la nascita degli Stati Uniti al 1787 (la Costituzione): l'indipendenza è proclamata nel 1776 e riconosciuta nel 1783; il 1787 è l'anno dell'ordinamento costituzionale, non della fondazione.
  • Presentare la rivoluzione americana come pienamente egualitaria: i diritti proclamati escludevano schiavi, donne e nativi — ometterlo è una grave imprecisione storica.

Approfondimento

L'approfondimento mostra che anche la rivoluzione americana è oggetto di un vivace dibattito storiografico. Fu una rivoluzione «conservatrice», cioè la difesa di libertà inglesi già possedute, o una vera rivoluzione? La «scuola progressista» (Charles Beard) ne diede una lettura economica, sottolineando gli interessi dei ceti proprietari dietro la Costituzione; Bernard Bailyn, con «Le origini ideologiche della rivoluzione americana» (1967), ha invece dato il primato alle idee — la tradizione repubblicana e il timore di un complotto contro la libertà; Gordon Wood («Il radicalismo della rivoluzione americana», 1992) ha ribaltato la tesi «conservatrice», sostenendo che la rivoluzione fu profondamente radicale perché distrusse la gerarchia monarchica e rese la società democratica. Sullo sfondo corre il dibattito fra «repubblicanesimo» (la virtù civica, studiata da J. G. A. Pocock) e «liberalismo» lockiano dei diritti individuali come anime della fondazione. Il nodo più spinoso resta la schiavitù: lo storico Edmund Morgan ha parlato di «paradosso americano», mostrando che libertà e schiavitù crebbero insieme, l'una sulle spalle dell'altra. Riconoscere questa contraddizione — la prima Costituzione scritta moderna che proclama l'eguaglianza e insieme tollera la schiavitù — non sminuisce la portata del modello, ma insegna a valutare i documenti storici nella loro concreta ambivalenza, competenza-cardine dell'analisi delle fonti.

Ripasso attivo

Analizza il celebre incipit della Dichiarazione d'indipendenza («tutti gli uomini sono creati uguali...») e spiega in quale misura traduce in atto politico le idee di Locke e dell'Illuminismo, indicando anche i limiti della sua applicazione concreta.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

La rivoluzione francese: fasi, principi ed eredità politica#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-secondo-anno-triennio-illuminismo-rivoluzioni-politiche

Schema delle fasi della rivoluzione francese (1789-1799)

Le fasi della rivoluzione francese (1789-1799)Grafo, 1789 · Stati generali / Bastiglia → 1791 · Monarchia costituzionale, 1791 · Monarchia costituzionale → 1792 · Repubblica, 1792 · Repubblica → 1793-94 · Terrore (Robespierre), 1793-94 · Terrore (Robespierre) → 1795 · Direttorio, 1795 · Direttorio → 1799 · 18 brumaio (Napoleone)1789 · Statigenerali /Bastiglia1791 · Monarchiacostituzionale1792 ·Repubblica1793-94 ·Terrore(Robespierre)1795 ·Direttorio1799 · 18brumaio(Napoleone)
Fig. 4Dichiarazione dei diritti dell'uomo (26 agosto 1789); 9 termidoro 1794: caduta di Robespierre e fine del Terrore.

Punti chiave

La rivoluzione francese (1789-1799) è la più radicale delle tre: non riforma l'Antico Regime, lo abbatte. Le cause sono insieme strutturali e congiunturali: la società divisa in tre ordini (clero, nobiltà, Terzo stato) con privilegi fiscali per i primi due; la crisi finanziaria dello Stato; la diffusione delle idee illuministiche; una grave crisi economica e alimentare. Per affrontare il deficit, Luigi XVI convoca gli Stati generali (maggio 1789); lo scontro sul modo di votare porta il Terzo stato a proclamarsi «Assemblea nazionale» e a giurare di dare alla Francia una costituzione (giuramento della Pallacorda).
La fase iniziale (1789-1791) è quella della rivoluzione liberale e monarchico-costituzionale. La presa della Bastiglia (14 luglio 1789) è il simbolo dell'insurrezione popolare; l'Assemblea abolisce i privilegi feudali (notte del 4 agosto) e approva la «Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino» (26 agosto 1789): libertà, eguaglianza giuridica, sovranità della nazione, separazione dei poteri (art. 16), diritto di proprietà. La Costituzione del 1791 istituisce una monarchia costituzionale con separazione dei poteri e suffragio censitario.
La fase repubblicana e radicale (1792-1794) nasce dalla guerra contro le potenze europee e dalla radicalizzazione interna: nel settembre 1792 è proclamata la Repubblica; Luigi XVI è processato e giustiziato (gennaio 1793). Sotto la pressione della guerra, della guerra civile (Vandea) e della crisi economica si afferma il governo del Comitato di salute pubblica, dominato da Robespierre: è il «Terrore» (1793-1794), che con il Tribunale rivoluzionario reprime gli oppositori, ma vara anche misure egualitarie e il primo tentativo di suffragio universale maschile (Costituzione del 1793, mai applicata). La caduta di Robespierre (9 termidoro, luglio 1794) chiude la fase radicale.
La fase moderata e l'esito (1794-1799): il Direttorio (1795) restaura un governo borghese e censitario, instabile e minacciato a destra e a sinistra. La crisi si chiude con il colpo di Stato del 18 brumaio (novembre 1799) di Napoleone Bonaparte, che apre l'età napoleonica (argomento del programma successivo). La rivoluzione, pur tra contraddizioni e violenze, ha distrutto definitivamente l'Antico Regime.
L'eredità politica delle tre rivoluzioni è il cuore di questo argomento e il suo principale nodo per l'Esame di Stato. Da esse derivano i pilastri della modernità democratica: la sovranità appartiene al popolo o alla nazione, non al monarca; gli uomini sono titolari di diritti naturali e inviolabili sanciti in dichiarazioni e costituzioni; il potere è limitato e diviso (separazione dei poteri, rule of law); la legge è uguale per tutti (eguaglianza giuridica). Resta aperta la tensione, già visibile allora, fra eguaglianza «giuridica» ed eguaglianza «sociale ed economica», che attraverserà l'Ottocento e il Novecento — un nesso prezioso per i collegamenti del colloquio, anche con l'Educazione civica e la nostra Costituzione.

Confronto sinottico delle tre rivoluzioni

Confronto sinottico delle tre rivoluzioniTabella con 4 colonne e 3 righe, Dati: Rivoluzione · Date · Modello · Esito; Inglese · 1688-89 · mon. parlam. · governo limitato; Americana · 1775-83 · rep. federale · indipendenza; Francese · 1789-99 · repubblica · fine Antico RegimeRIVOLUZIONEDATEMODELLOESITOInglese1688-89mon. parlam.governo limitatoAmericana1775-83rep. federaleindipendenzaFrancese1789-99repubblicafine Antico Regime
Fig. 5Tre rivoluzioni, un unico ciclo atlantico di liberta e sovranita.
Esempio svolto

Periodizzare e collegare: una fase, un documento, un principio

Ricostruisci la fase 1789-1791 della rivoluzione francese collegando ciascun evento-chiave al documento e al principio politico che esprime; concludi spiegando perché questa fase è detta «liberale».

  1. 01Evento iniziale

    Gli Stati generali (maggio 1789) e l'autoproclamazione dell'Assemblea nazionale: il Terzo stato rivendica la sovranità della nazione contro il voto per ordini.

  2. 02Frattura simbolica

    La presa della Bastiglia (14 luglio 1789) e l'abolizione dei privilegi feudali (notte del 4 agosto): cade la struttura per ordini dell'Antico Regime.

  3. 03Documento dei principi

    La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (26 agosto 1789): libertà, eguaglianza giuridica, sovranità della nazione, separazione dei poteri (art. 16), proprietà.

  4. 04Documento delle istituzioni

    La Costituzione del 1791: monarchia costituzionale, separazione dei poteri, suffragio censitario (votano i cittadini 'attivi').

  5. 05Conclusione interpretativa

    La fase è 'liberale' perché limita il potere e garantisce i diritti civili e l'eguaglianza giuridica, ma resta moderata (suffragio censitario, monarchia) e non ancora democratica.

Risultato: La fase 1789-1791 abbatte l'Antico Regime e fonda una monarchia costituzionale liberale: ai principi della Dichiarazione del 1789 corrisponde l'organizzazione dei poteri della Costituzione del 1791, ma il suffragio resta censitario.

Obiettivo Maturità

  • Padroneggiare con sicurezza le fasi della rivoluzione francese e i loro documenti (Dichiarazione 1789, Costituzioni 1791 e 1793): la richiesta di periodizzare e collegare fase-documento-principio è classica della prova e del colloquio.
  • Saper costruire il confronto fra le tre rivoluzioni (inglese, americana, francese) per radicalità, esiti e modelli politici: è la competenza «confrontare modelli politici» e si presta a una mappa di sintesi e a collegamenti pluridisciplinari.

Errori frequenti

  • Ridurre l'intera rivoluzione al Terrore: il Terrore è una fase circoscritta (1793-1794) legata alla guerra e alla crisi, non l'essenza dell'intero processo, che si apre in chiave liberale e si chiude col Direttorio.
  • Confondere la «Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino» (1789) con la Costituzione (1791): la prima enuncia i principi, la seconda organizza i poteri dello Stato; sono due documenti distinti e successivi.

Approfondimento

Questa sezione avanzata affronta il più celebre dibattito storiografico dell'intero programma: come interpretare la rivoluzione francese. La lettura «classica», di matrice marxista (Georges Lefebvre, Albert Soboul), la legge come «rivoluzione borghese», compimento della lotta di una classe ascendente contro il feudalesimo, e tende a spiegare il Terrore come una tragica necessità imposta dalle «circostanze» (la guerra, la controrivoluzione). A questa vulgata si è opposta la revisione di François Furet («Critica della Rivoluzione francese», 1978): la rivoluzione non fu il prodotto meccanico di cause sociali, ma una dinamica autonoma di idee e di linguaggio, e soprattutto il Terrore non fu un «incidente di percorso», bensì era già iscritto nella logica del 1789 — perché una sovranità popolare intesa come «volontà generale» illimitata non tollera opposizione. Ancora prima, Alexis de Tocqueville aveva proposto la tesi della «continuità»: la rivoluzione, credendo di distruggere lo Stato monarchico, ne portò a compimento l'accentramento amministrativo. Padroneggiare questo triangolo — Tocqueville (continuità), scuola giacobino-marxista (rivoluzione sociale), Furet (dinamica politico-ideologica) — è ciò che distingue una risposta d'eccellenza. Sul piano dell'Educazione civica, la «Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino» del 1789 è l'antenata diretta delle carte dei diritti contemporanee, e la contrapposizione fra «destra» e «sinistra» — nate letteralmente dalla disposizione dei banchi nell'Assemblea — struttura ancora il linguaggio politico e i principi della nostra Costituzione.

Ripasso attivo

Confronta in un testo argomentato la rivoluzione americana e la rivoluzione francese, individuando almeno tre elementi comuni (eredità illuministica) e tre differenze (radicalità, esiti, rapporto con la monarchia), e concludendo con una valutazione della loro eredità politica.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01L'Illuminismo e le riforme del Settecento◐
    • 02Le radici inglesi: dalle rivoluzioni del Seicento al governo limitato◐
    • 03La rivoluzione americana e la nascita degli Stati Uniti◐
    • 04La rivoluzione francese: fasi, principi ed eredità politica●

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Dagli appunti all'allenamento

Illuminismo e rivoluzioni politiche del Sei-Settecento (inglese, americana, francese)

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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