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Età napoleonica, Restaurazione e Romanticismo

Tra il 1799 e il 1831 l'Europa attraversa un ciclo di trasformazioni che salda l'eredità della Rivoluzione francese all'ordine ottocentesco: l'ascesa di Napoleone Bonaparte diffonde con le armi e con il diritto i princìpi del 1789, mentre il Congresso di Vienna tenta di ristabilire un equilibrio fondato su legittimità e conservazione. In questo intervallo matura il Romanticismo, che traduce in cultura le idee di nazione e di libertà e alimenta i primi moti liberali e nazionali del 1820-21 e del 1830-31. L'appunto ricostruisce continuità e rotture rispetto alla Rivoluzione, leggendo l'epoca come laboratorio politico e mentale dell'Ottocento europeo.

4 sezioni·~20 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0888 / 16
Profilo d’esame
Collocare gli eventi dell'età napoleonica e della Restaurazione secondo precise coordinate spazio-temporaliCogliere il rapporto tra cultura romantica e movimenti politici (nazione, libertà, liberalismo)Analizzare i nuovi princìpi dell'ordine europeo post-rivoluzionario (legittimismo, equilibrio, intervento)Valutare continuità e rotture rispetto alla Rivoluzione francese, usando con proprietà il lessico storico
Operatori:analizzaspiegadescriviconfrontainterpretagiustificaillustracommenta

livello base

A tutti gli indirizzi liceali è richiesto di padroneggiare la cronologia essenziale (ascesa di Napoleone, Congresso di Vienna, moti del 1820-31), i princìpi della Restaurazione e il nesso fra Romanticismo, nazione e liberalismo.

livello avanzato

Nel Liceo Classico e Linguistico si valorizza l'analisi diretta di fonti e testi romantici (anche in lingua), mentre nel LES e nelle Scienze umane si approfondisce la dimensione sociale e ideologica del nazionalismo e del liberalismo ottocenteschi.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Età napoleonica, Restaurazione e Romanticismo
    • 01L'età napoleonica e l'Europa francese◐
    • 02Il Congresso di Vienna e la Restaurazione◐
    • 03Romanticismo, nazione e liberalismo●
    • 04I moti liberali e nazionali (1820-21 e 1830-31)◐
§ 01

L'età napoleonica e l'Europa francese#

●●○StandardLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-eta-napoleonica-restaurazione-romanticismo

Linea del tempo dell'età napoleonica (1799-1815)

L'eta napoleonica (1799-1815)Grafo, 1799 · Brumaio → 1804 · Impero / Codice, 1804 · Impero / Codice → 1805 · Austerlitz, 1805 · Austerlitz → 1812 · Russia, 1812 · Russia → 1813 · Lipsia, 1813 · Lipsia → 1815 · Waterloo1799 · Brumaio1804 · Impero /Codice1805 ·Austerlitz1812 · Russia1813 · Lipsia1815 · Waterloo
Fig. 1Ascesa, apogeo, crisi e caduta; blocco continentale (1806).

Punti chiave

L'età napoleonica nasce dalla crisi del Direttorio e si apre con il colpo di Stato del 18 brumaio (9 novembre 1799), quando il generale Napoleone Bonaparte, reduce dalle campagne d'Italia e d'Egitto, instaura il Consolato e concentra progressivamente il potere nelle proprie mani: nominato Primo console, poi console a vita (1802), egli si proclama infine Imperatore dei Francesi nel 1804, chiudendo formalmente la fase repubblicana della Rivoluzione.
Il regime napoleonico realizza una sintesi originale fra autoritarismo e modernizzazione amministrativa: Napoleone riorganizza lo Stato su base accentrata (prefetti, scuole pubbliche, Banca di Francia), stabilizza la finanza e riconcilia lo Stato con la Chiesa attraverso il Concordato del 1801. Il provvedimento più duraturo è il Codice civile del 1804 (Code Napoléon), che fissa l'uguaglianza giuridica dei cittadini, la libertà di proprietà e la laicità del diritto: un'eredità della Rivoluzione che si diffonderà in gran parte d'Europa.
Sul piano internazionale Napoleone domina il continente attraverso una serie di vittorie (Austerlitz, 1805; Jena, 1806) che riducono Austria, Prussia e altri Stati a satelliti o alleati: nasce così l'Europa napoleonica, un sistema di regni vassalli e di territori annessi in cui vengono esportati, accanto al dominio francese, i princìpi di uguaglianza giuridica e di razionalizzazione amministrativa. Per piegare l'Inghilterra, irraggiungibile sul mare dopo Trafalgar (1805), Napoleone impone nel 1806 il Blocco continentale, il divieto di commerciare con la Gran Bretagna.
La crisi del sistema napoleonico matura tra il 1808 e il 1814: la resistenza spagnola, alimentata dal sentimento nazionale e religioso, apre una ferita permanente; la disastrosa campagna di Russia del 1812 distrugge la Grande Armée; la coalizione europea vince a Lipsia (1813, «battaglia delle Nazioni»). Napoleone abdica nel 1814 ed è esiliato all'Elba; il ritorno dei Cento giorni si chiude con la sconfitta definitiva di Waterloo (giugno 1815) e l'esilio a Sant'Elena. La parabola dimostra come la diffusione delle idee rivoluzionarie e il risveglio dei nazionalismi siano stati al tempo stesso forza e rovina dell'Impero.
Esempio svolto

Continuità e rottura tra Napoleone e la Rivoluzione

Spiega, costruendo un paragrafo argomentativo, perché l'età napoleonica rappresenti insieme una continuazione e un superamento della Rivoluzione francese.

  1. 01Tesi

    Formula la tesi: Napoleone consolida le conquiste sociali e giuridiche della Rivoluzione ma ne tradisce gli ideali politici di libertà, costruendo un potere personale.

  2. 02Argomento di continuità

    Mostra la continuità sul piano giuridico-sociale: il Codice civile del 1804 sancisce uguaglianza davanti alla legge, abolizione dei privilegi feudali e libertà di proprietà, princìpi nati nel 1789.

  3. 03Argomento di rottura

    Mostra la rottura sul piano politico: i plebisciti, la censura, la fine della repubblica e la proclamazione dell'Impero (1804) sostituiscono la sovranità popolare con il potere personale.

  4. 04Esempio di sintesi

    Usa l'Europa napoleonica come prova della sintesi: i regni satelliti ricevono il Codice e l'amministrazione razionale, ma sotto dominio militare francese, generando reazioni nazionali (Spagna, Russia, Germania).

  5. 05Conclusione

    Concludi che l'età napoleonica fissa l'eredità sociale della Rivoluzione e, al contempo, ne archivia la fase democratica, preparando il terreno alla Restaurazione.

Risultato: Un paragrafo coerente che dimostra la duplice natura dell'età napoleonica: continuità giuridico-sociale (Codice civile, uguaglianza) e rottura politica (Impero, autoritarismo), con esempi pertinenti.

Obiettivo Maturità

  • Saper distinguere con precisione le tappe istituzionali (Consolato 1799 → console a vita 1802 → Impero 1804) e collegarle al passaggio dalla Repubblica all'autoritarismo plebiscitario.
  • Riconoscere l'ambivalenza dell'eredità napoleonica: esportazione dei princìpi del 1789 (uguaglianza giuridica, Codice civile) accanto al dominio militare e al risveglio dei nazionalismi anti-francesi.

Errori frequenti

  • Confondere il Codice civile (1804) con la Costituzione: il Code Napoléon è un codice di diritto privato (proprietà, famiglia, contratti), non l'ordinamento dei poteri dello Stato.
  • Datare la fine definitiva di Napoleone al 1814: l'abdicazione del 1814 è seguita dai Cento giorni e dalla sconfitta finale a Waterloo nel 1815.

Approfondimento

L'approfondimento riguarda l'ambivalenza di Napoleone e la sua leggenda. La storiografia oscilla da due secoli fra una «leggenda dorata» — costruita dallo stesso Napoleone nel «Memoriale di Sant'Elena», che lo presenta come erede della Rivoluzione e campione delle nazionalità — e una «leggenda nera» che ne fa un tiranno e un guerrafondaio. La verità storica sta nel coglierne la natura duplice: Napoleone «chiude» la Rivoluzione (fine della repubblica, potere personale, censura, ripristino di una nuova nobiltà) e insieme ne «fissa» le conquiste borghesi in istituzioni durevoli — il Codice civile, i prefetti, il Concordato, i licei, la Banca di Francia, quelle che egli chiamò le «masse di granito» della società nuova. Una chiave interpretativa di lunga fortuna viene da Karl Marx: nel «18 brumaio di Luigi Bonaparte» (1852) egli fa del colpo di Stato napoleonico l'archetipo dell'uscita autoritaria e «cesaristica» dalla rivoluzione, un modello (il «bonapartismo») che sarà applicato ai regimi che promettono ordine e nazione al di sopra delle classi. Sul piano del metodo, la vicenda insegna a distinguere i fatti dal «mito»: capire come e perché una figura storica costruisce e tramanda la propria immagine è parte essenziale del lavoro dello storico, e un'utile lezione di senso critico anche di fronte alla propaganda contemporanea.

Ripasso attivo

Analizza in che senso Napoleone sia stato al tempo stesso «erede» e «becchino» della Rivoluzione francese, distinguendo gli aspetti di continuità (eredità del 1789) dagli aspetti di rottura (autoritarismo, impero) e citando almeno tre provvedimenti o eventi a sostegno.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Il Congresso di Vienna e la Restaurazione#

●●○StandardLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-eta-napoleonica-restaurazione-romanticismo

Mappa concettuale dei princìpi della Restaurazione

I principi della RestaurazioneGrafo, Congresso di Vienna (1815) → Legittimismo, Congresso di Vienna (1815) → Equilibrio, Congresso di Vienna (1815) → InterventoCongresso diVienna (1815)LegittimismoEquilibrioIntervento
Fig. 2Dinastie legittime, Santa Alleanza e Quadruplice: ordine contro nazionalita e sovranita popolare.

Punti chiave

Caduto Napoleone, le potenze vincitrici si riuniscono nel Congresso di Vienna (settembre 1814 - giugno 1815) per ridisegnare la carta d'Europa. L'obiettivo non è solo punire la Francia, ma ricostruire un ordine stabile dopo un quarto di secolo di rivoluzioni e guerre: protagonisti sono il cancelliere austriaco Metternich, vero regista del Congresso, accanto ai rappresentanti di Russia, Prussia, Gran Bretagna e, grazie all'abilità di Talleyrand, della stessa Francia riammessa nel concerto europeo.
L'assetto viennese poggia su tre princìpi-cardine. Il legittimismo afferma il diritto delle dinastie «legittime» (per discendenza e tradizione) a riprendere i troni perduti, contro la sovranità popolare rivoluzionaria. L'equilibrio mira a evitare che una sola potenza domini il continente, bilanciando le forze fra i grandi Stati. Il principio di intervento, infine, autorizza le potenze a soffocare con la forza i moti rivoluzionari ovunque scoppino. A garanzia dell'ordine nascono la Santa Alleanza (1815, di ispirazione religiosa e conservatrice) e la più operativa Quadruplice Alleanza.
La nuova carta d'Europa sacrifica i princìpi di nazionalità all'equilibrio fra le potenze: la Germania resta divisa nella Confederazione germanica, dominata dall'Austria; l'Italia è frammentata in molti Stati, con un forte controllo austriaco sul Lombardo-Veneto e nei ducati; il Belgio è unito all'Olanda; la Polonia è di nuovo spartita. Questo disegno «contro le nazioni» creerà tensioni durature, perché i popoli divisi o sottomessi non accettano un ordine deciso sopra le loro teste.
La Restaurazione non è però un puro ritorno all'antico regime: molte conquiste napoleoniche e rivoluzionarie sopravvivono (codici, amministrazione, parte dei nuovi assetti di proprietà), e i sovrani devono fare i conti con una società mutata. Si afferma una cultura politica conservatrice e religiosa, ostile alle idee del 1789, ma proprio la repressione alimenta, in opposizione, le correnti liberali e nazionali e le società segrete (come la Carboneria) che animeranno i moti degli anni seguenti.
Esempio svolto

Leggere i princìpi della Restaurazione in un caso concreto

Confronta il principio di legittimismo e quello di nazionalità applicandoli al caso italiano dopo il 1815, e spiega quale dei due prevalga nell'assetto viennese.

  1. 01Definizione dei princìpi

    Definisci il legittimismo (ripristino delle dinastie tradizionali) e il principio di nazionalità (uno Stato per ogni nazione, secondo lingua e cultura).

  2. 02Applicazione al caso italiano

    Mostra che a Vienna prevale il legittimismo: l'Italia resta divisa in molti Stati, il Lombardo-Veneto è austriaco, tornano sui troni le dinastie pre-napoleoniche (Borbone, Savoia, Asburgo-Lorena).

  3. 03Contraddizione

    Evidenzia la contraddizione con la nazionalità: la penisola, unita per lingua e cultura, è politicamente frammentata e sottoposta all'egemonia austriaca.

  4. 04Conseguenza

    Collega la contraddizione al futuro: la negazione della nazionalità alimenta società segrete, moti e, infine, il Risorgimento.

  5. 05Conclusione

    Concludi che nell'assetto viennese prevale nettamente il legittimismo, mentre la nazionalità resta un'aspirazione repressa destinata a esplodere.

Risultato: Un confronto argomentato che mostra il prevalere del legittimismo sull'idea di nazione nel caso italiano, individuandone le conseguenze politiche di lungo periodo.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire e applicare i tre princìpi della Restaurazione (legittimismo, equilibrio, intervento), distinguendo la Santa Alleanza (patto ideale-religioso) dalle alleanze militari operative.
  • Riconoscere che il Congresso ignora il principio di nazionalità: collegare la frammentazione di Italia e Germania alle radici dei futuri moti e del Risorgimento.

Errori frequenti

  • Considerare la Restaurazione un ritorno integrale all'antico regime: molte eredità rivoluzionarie e napoleoniche (codici, amministrazione) restano in vigore.
  • Confondere la Santa Alleanza con la Quadruplice Alleanza: la prima è un patto ideologico-religioso fra sovrani, la seconda lo strumento politico-militare di garanzia dell'ordine.

Approfondimento

L'approfondimento propone di rileggere il Congresso oltre la condanna risorgimentale. La storiografia liberale e nazionale dell'Ottocento vide in Vienna solo la cieca reazione contro i popoli; una valutazione più recente e «realista» ne sottolinea invece l'abilità come costruzione di un ordine internazionale durevole. Henry Kissinger, nel saggio «A World Restored» (1957) dedicato a Metternich e Castlereagh, ammira l'equilibrio negoziato che diede vita al «Concerto europeo»: un sistema di consultazione fra le grandi potenze che risparmiò all'Europa una guerra generale per quasi un secolo (1815-1914). Lo storico Paul Schroeder ha parlato addirittura di una «trasformazione» del modo di fare politica, verso un ordine fondato su regole condivise e non solo sulla forza. Riconoscere questa doppia natura — reazione conservatrice all'interno, ma anche laboratorio di una diplomazia multilaterale — evita il giudizio a senso unico e mostra la complessità del giudizio storico. Sul piano dell'Educazione civica, il «Concerto europeo» può essere letto come un lontano antenato dei moderni sistemi di sicurezza collettiva (la Società delle Nazioni, l'ONU, la stessa concertazione europea): l'idea che la pace nasca non dall'egemonia di uno solo, ma dall'equilibrio e dal dialogo fra molti. Resta però la contraddizione di fondo, che il Risorgimento farà esplodere: un ordine fra gli Stati costruito ignorando la volontà dei popoli.

Ripasso attivo

Spiega in che modo i princìpi del Congresso di Vienna (legittimismo, equilibrio, intervento) si pongano in contrasto con l'idea di nazione e di sovranità popolare maturata con la Rivoluzione francese, e perché tale contrasto preparasse i moti dell'Ottocento.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Romanticismo, nazione e liberalismo#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-eta-napoleonica-restaurazione-romanticismo

Schema di confronto: Illuminismo e Romanticismo

Illuminismo e Romanticismo a confrontoTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Aspetto · Illuminismo · Romanticismo; Facolta · Ragione univ. · Sentimento, fantasia; Orizzonte · Cosmopolita · Spirito del popolo; Tempo · Presente · Storia, tradizione; Soggetto · Cittadino · Comunita organicaASPETTOILLUMINISMOROMANTICISMOFacoltaRagione univ.Sentimento, fantasiaOrizzonteCosmopolitaSpirito del popoloTempoPresenteStoria, tradizioneSoggettoCittadinoComunita organica
Fig. 3Dal Romanticismo (spirito del popolo, storia) nasce l'idea di nazione.

Punti chiave

Il Romanticismo è il grande movimento culturale che, fra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento, reagisce al razionalismo illuministico e alla freddezza del classicismo, valorizzando il sentimento, la fantasia, l'individualità e la storia. Nato in area tedesca (lo Sturm und Drang, poi i fratelli Schlegel) e diffuso in tutta Europa, esso non è solo un fatto letterario e artistico: diventa una sensibilità che ridefinisce il modo di concepire l'uomo, il popolo e la politica.
Dal culto della storia e dello «spirito del popolo» (Volksgeist) il Romanticismo trae l'idea moderna di nazione: ogni popolo è una comunità organica con una propria lingua, cultura, tradizione e memoria, e ha quindi il diritto di darsi un proprio Stato. Questa concezione, opposta all'astratto cosmopolitismo illuministico, alimenta i nazionalismi ottocenteschi e fornisce ai popoli divisi o dominati (italiani, tedeschi, polacchi) la giustificazione culturale delle loro aspirazioni all'unità e all'indipendenza.
Accanto alla nazione, l'epoca elabora il liberalismo, dottrina politica erede dell'Illuminismo e della Rivoluzione: esso rivendica le libertà individuali (di stampa, di opinione, di proprietà), la rappresentanza, la divisione dei poteri e la costituzione come limite al potere del sovrano. Liberalismo e idea nazionale spesso si saldano nei movimenti d'opposizione alla Restaurazione: per i patrioti, conquistare libertà costituzionali e indipendenza nazionale sono due facce della stessa lotta.
Tra Romanticismo, nazione e liberalismo esistono però distinzioni importanti. Il liberalismo moderato chiede riforme costituzionali entro le monarchie esistenti; le correnti democratiche e nazionali più radicali aspirano alla repubblica e alla sovranità popolare. In Italia il Romanticismo assume una forte coloritura civile e patriottica (si pensi al ruolo della letteratura e della stampa nel formare una coscienza nazionale), facendo della cultura uno strumento di emancipazione politica. È questo intreccio fra cultura e politica a costituire il motore ideale dei moti del 1820-31 e, più avanti, del Risorgimento.
Esempio svolto

Analisi guidata di un concetto: dal Volksgeist alla nazione

Commenta il passaggio dall'idea romantica di «spirito del popolo» (Volksgeist) all'idea politica di nazione, e spiega perché essa metta in crisi l'ordine della Restaurazione.

  1. 01Definizione del concetto

    Spiega il Volksgeist: lo «spirito del popolo» è l'insieme di lingua, cultura, tradizioni e storia che, secondo i romantici, costituisce l'identità profonda di una comunità.

  2. 02Slittamento culturale-politico

    Mostra il passaggio: se ogni popolo è una comunità organica e originale, allora ha il diritto di esprimersi politicamente, cioè di formare una nazione e uno Stato proprio.

  3. 03Effetto sui popoli divisi

    Applica il principio ai popoli senza Stato unitario (italiani, tedeschi, polacchi): l'idea di nazione dà loro un fondamento culturale per chiedere unità e indipendenza.

  4. 04Contrasto con Vienna

    Evidenzia il contrasto con la Restaurazione, che aveva costruito l'ordine sul legittimismo e sull'equilibrio, ignorando proprio la nazionalità.

  5. 05Conclusione

    Concludi che l'idea nazionale di matrice romantica è una forza dirompente: trasforma un sentimento culturale in rivendicazione politica e mina alle fondamenta l'assetto del 1815.

Risultato: Un'analisi concettuale che ricostruisce il passaggio dal Volksgeist all'idea politica di nazione e ne spiega la carica eversiva rispetto all'ordine della Restaurazione.

Obiettivo Maturità

  • Saper esporre il nesso causale fra cultura romantica (Volksgeist, culto della storia e della lingua) e nascita dell'idea moderna di nazione.
  • Distinguere con chiarezza liberalismo (libertà, costituzione, rappresentanza) e idea nazionale (unità e indipendenza del popolo), mostrando come e perché spesso si saldino nei movimenti anti-Restaurazione.

Errori frequenti

  • Ridurre il Romanticismo a un fenomeno solo letterario e sentimentale, ignorandone la portata politica (nazione, libertà, identità dei popoli).
  • Usare «liberalismo» e «nazionalismo» come sinonimi: il primo riguarda le libertà e i limiti al potere, il secondo l'unità e l'indipendenza della nazione, anche se nell'Ottocento spesso convergono.

Approfondimento

La sezione avanzata mette a fuoco il concetto di «nazione», che ha due volti storicamente rivali. Da un lato la nazione «etnico-culturale», di matrice tedesca e romantica (Herder, Fichte e i suoi «Discorsi alla nazione tedesca»): la nazione è un dato organico e pre-politico, fondato sulla lingua, sul sangue, sullo «spirito del popolo». Dall'altro la nazione «civico-volontaristica», di matrice francese: Ernest Renan, nella celebre conferenza «Che cos'è una nazione?» (1882), la definisce un «plebiscito di tutti i giorni», una comunità di volontà e di consenso, non di razza. Lo storico Friedrich Meinecke fissò questa polarità nella coppia «Kulturnation» (nazione di cultura) e «Staatsnation» (nazione di Stato). La storiografia contemporanea ha poi smontato l'idea che le nazioni siano eterne: per Benedict Anderson sono «comunità immaginate» rese possibili dalla stampa e dai giornali; Eric Hobsbawm ha parlato di «invenzione della tradizione», ed Ernest Gellner ha rovesciato il senso comune sostenendo che è il nazionalismo a creare le nazioni, non viceversa. Distinguere questi modelli è decisivo per capire il Risorgimento (una nazione «immaginata» dalla cultura prima che dallo Stato) e per l'Educazione civica: la nostra è una nazione «civica», fondata sulla cittadinanza e sui valori condivisi della Costituzione, non su un'appartenenza di sangue — distinzione cruciale di fronte ai nazionalismi identitari di ieri e di oggi.

Ripasso attivo

Interpreta il rapporto fra Romanticismo, idea di nazione e liberalismo, spiegando perché la valorizzazione romantica della storia e della lingua di un popolo abbia avuto conseguenze politiche e si sia spesso intrecciata con le rivendicazioni liberali.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

I moti liberali e nazionali (1820-21 e 1830-31)#

●●○StandardLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-eta-napoleonica-restaurazione-romanticismo

Linea del tempo dei moti del 1820-1831

I moti liberali e nazionali (1820-1831)Grafo, 1a ondata (1820-21) → Spagna, 1a ondata (1820-21) → Napoli / Piemonte, 1a ondata (1820-21) → Grecia (1821), 2a ondata (1830-31) → Parigi / Belgio, 2a ondata (1830-31) → Polonia / Italia1a ondata (1820-21)2a ondata (1830-31)SpagnaNapoli /PiemonteGrecia (1821)Parigi / BelgioPolonia / Italia
Fig. 4Due ondate rivoluzionarie: successi in Grecia e Belgio, repressione altrove.

Punti chiave

Il malcontento contro l'ordine della Restaurazione esplode in due ondate di moti, nel 1820-21 e nel 1830-31. Si tratta di insurrezioni guidate soprattutto da minoranze borghesi, intellettuali e militari, spesso organizzate in società segrete (la Carboneria in Italia, le sette liberali in Spagna e altrove). La rivendicazione comune è la concessione di una costituzione che limiti il potere assoluto dei sovrani; in molti casi vi si intreccia l'aspirazione all'indipendenza o all'unità nazionale.
I moti del 1820-21 partono dalla Spagna (rivoluzione che impone al re la Costituzione di Cadice del 1812) e si propagano al Regno delle Due Sicilie e al Piemonte, dove si ottengono costituzioni poi rapidamente revocate. In nome del principio di intervento, le potenze della Restaurazione, riunite nei congressi (Lubiana, Verona), inviano eserciti — soprattutto austriaci — che reprimono le insurrezioni e ristabiliscono i sovrani assoluti. Negli stessi anni la Grecia insorge contro l'Impero ottomano (1821): la sua lotta, sostenuta dall'opinione romantica europea (il filellenismo), porterà all'indipendenza greca (riconosciuta nel 1830-32).
La seconda ondata, nel 1830-31, è innescata dalla rivoluzione di luglio a Parigi (1830), che abbatte la dinastia borbonica restaurata e porta al trono Luigi Filippo d'Orléans, il «re borghese»: una monarchia costituzionale moderata. L'onda investe il Belgio, che ottiene l'indipendenza dall'Olanda, e tocca la Polonia (insurrezione repressa dalla Russia) e l'Italia centrale (moti nei ducati e nello Stato pontificio del 1831), nuovamente soffocati dall'intervento austriaco.
Il bilancio dei moti è in gran parte fallimentare: quasi ovunque, salvo in Francia, Belgio e Grecia, la repressione prevale, e i protagonisti pagano con il carcere o l'esilio. Tuttavia, pur potendo sembrare inutili, esse dimostrano la fragilità dell'ordine viennese, formano una generazione di patrioti e insegnano le ragioni delle sconfitte (settarismo, isolamento, mancanza di basi popolari). Da questa lezione nasceranno, negli anni Trenta e Quaranta, programmi politici nuovi — primo fra tutti il mazzinianesimo — che preparano la stagione del Risorgimento.
Esempio svolto

Confronto strutturato fra le due ondate rivoluzionarie

Descrivi e confronta i moti del 1820-21 e del 1830-31, organizzando la risposta per cause, aree principali ed esiti, e formula una valutazione conclusiva.

  1. 01Cause scatenanti

    1820-21: rivoluzione spagnola e Costituzione di Cadice come modello. 1830-31: rivoluzione di luglio a Parigi (caduta dei Borbone, Luigi Filippo).

  2. 02Aree principali

    1820-21: Spagna, Regno delle Due Sicilie, Piemonte, Grecia. 1830-31: Francia, Belgio, Polonia, Italia centrale (ducati e Stato pontificio).

  3. 03Esiti

    1820-21: repressione austriaca in Italia, costituzioni revocate; eccezione la Grecia (indipendenza). 1830-31: successi in Francia e Belgio; repressione in Polonia e Italia centrale.

  4. 04Elemento comune

    Individua il filo comune: richiesta di costituzioni e libertà, intreccio con l'idea nazionale, peso decisivo del principio di intervento e dell'Austria nelle repressioni.

  5. 05Valutazione

    Concludi che i moti, pur largamente falliti, rivelano la fragilità dell'ordine viennese, formano una generazione di patrioti e preparano, con la lezione delle sconfitte, il programma risorgimentale.

Risultato: Un confronto ordinato per cause, aree ed esiti che giustifica la tesi del «fallimento fecondo» dei moti come premessa del Risorgimento.

Obiettivo Maturità

  • Saper distinguere e collocare le due ondate (1820-21 e 1830-31), associando a ciascuna i focolai principali (Spagna/Italia/Grecia; Francia/Belgio/Polonia/Italia centrale).
  • Spiegare il ruolo del principio di intervento e dell'Austria nella repressione, e saper valutare il «fallimento fecondo» dei moti come premessa del Risorgimento.

Errori frequenti

  • Fondere le due ondate in un unico evento: il 1820-21 e il 1830-31 sono distinti per cause scatenanti, aree e esiti.
  • Concludere che i moti furono del tutto inutili: pur fallendo militarmente, indebolirono l'ordine viennese e formarono i quadri del futuro Risorgimento.

Approfondimento

L'approfondimento legge i moti come un fenomeno europeo e ne analizza le ragioni strutturali del fallimento. Le società segrete — la Carboneria in Italia, ma anche le sette spagnole, i decabristi in Russia, le organizzazioni ispirate al modello di Filippo Buonarroti — formavano una sorta di «internazionale» cospirativa, erede della tradizione massonica e giacobina, che faceva circolare idee e uomini attraverso le frontiere: i patrioti esuli di un paese congiuravano in un altro, in una fitta rete transnazionale. Ma proprio la loro fisionomia ne spiega la sconfitta. Erano moti di minoranze — ufficiali, studenti, borghesia intellettuale — prive di radici nelle grandi masse contadine, che restavano estranee o ostili; erano segreti, e dunque incapaci di mobilitare un vasto consenso; ed erano isolati, sicché il «principio di intervento» permetteva alle potenze di reprimerli uno per uno. È significativo che i moti riuscirono solo dove la causa nazionale seppe saldarsi a un più ampio fronte sociale e a favorevoli condizioni internazionali (la Grecia, il Belgio). Da questa diagnosi nasce la svolta successiva: Mazzini punterà sull'«educazione» del popolo e sulla mobilitazione delle masse, mentre i moderati concluderanno che senza uno Stato-guida e un alleato potente ogni insurrezione era destinata a spegnersi. Il «fallimento fecondo» dei moti è, in questo senso, la vera scuola politica del Risorgimento.

Ripasso attivo

Confronta i moti del 1820-21 e quelli del 1830-31 sotto il profilo delle cause scatenanti, delle aree coinvolte e degli esiti, e giustifica l'affermazione secondo cui, pur fallendo, essi furono una premessa del Risorgimento.

Richiamo attivo

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Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01L'età napoleonica e l'Europa francese◐
    • 02Il Congresso di Vienna e la Restaurazione◐
    • 03Romanticismo, nazione e liberalismo●
    • 04I moti liberali e nazionali (1820-21 e 1830-31)◐

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Dagli appunti all'allenamento

Età napoleonica, Restaurazione e Romanticismo

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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