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Il problema della nazionalità, il Risorgimento e l'Italia unita

Tra la fine dell'età napoleonica e il 1870 il principio di nazionalità — l'idea che ogni «nazione», intesa come comunità di lingua, cultura e storia, abbia diritto a uno Stato proprio — si afferma in Europa e diventa il motore del Risorgimento italiano. Questo appunto ricostruisce il dibattito politico-culturale (Mazzini, Gioberti, Cavour), il biennio rivoluzionario del 1848-49, le guerre d'indipendenza e la spedizione dei Mille fino alla proclamazione del Regno d'Italia (1861), per poi affrontare i nodi dello Stato unitario: il completamento territoriale (Venezia 1866, Roma 1870), la questione meridionale e l'alternanza tra Destra e Sinistra storica. L'argomento è pienamente «in Esame di Stato»: è centrale per il colloquio e ricorrente come ambito della prima prova (tipologia C e B).

4 sezioni·~21 min di lettura·3 competenze·Livello Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0999 / 16
Profilo d’esame
OSA-storia-3-naz-1 · Comprendere la formazione dello Stato nazionale italiano e le sue criticità, collocando gli eventi nelle coordinate spazio-temporaliOSA-storia-3-naz-2 · Analizzare il rapporto tra ideali nazionali (il principio di nazionalità) e i processi politici concreti che condussero all'unificazioneOSA-storia-3-naz-3 · Collegare il Risorgimento alle radici della Costituzione e dell'identità civica, usando con proprietà il lessico storiografico
Operatori:analizzaspiegadescriviconfrontaillustrainterpretacommentaargomenta

livello base

A livello comune si richiede la padronanza della cronologia essenziale (1848-1861-1870), delle correnti politiche e degli esiti dell'unificazione, con il lessico storico di base.

livello avanzato

L'approfondimento d'indirizzo (in particolare Liceo Classico, Linguistico e delle Scienze Umane-LES) richiede l'analisi critica delle fonti (testi di Mazzini, Cavour, inchieste sul Mezzogiorno), il confronto con il caso tedesco e la riflessione sul nesso tra Risorgimento, Statuto albertino e Costituzione repubblicana.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Il problema della nazionalità, il Risorgimento e l'Italia unita
    • 01Il principio di nazionalità e le correnti del Risorgimento◐
    • 02Il 1848-49 e le guerre d'indipendenza◐
    • 03L'unificazione italiana e quella tedesca●
    • 04L'Italia unita: Destra e Sinistra storica, questioni aperte●
§ 01

Il principio di nazionalità e le correnti del Risorgimento#

●●○StandardLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-nazionalita-risorgimento-italia-unita — Il problema della nazionalità in Europa e in Italia; correnti politiche (Mazzini, Gioberti, Cavour)

Punti chiave

Il «principio di nazionalità» è l'idea, maturata tra la Rivoluzione francese e il Romanticismo, secondo cui la nazione — comunità che condivide lingua, cultura, tradizioni e memoria storica — costituisce il soggetto legittimo della sovranità e ha quindi diritto a darsi uno Stato indipendente e unitario; è il principio che, contro l'ordine «legittimista» fissato dal Congresso di Vienna (1814-15), alimenta i movimenti patriottici dell'Ottocento.
In Italia la riflessione si traduce in correnti politiche distinte. La corrente democratico-repubblicana fa capo a Giuseppe Mazzini, che con la «Giovine Italia» (fondata a Marsiglia nel 1831) predica l'unità della penisola come repubblica «una, indipendente e libera», raggiunta attraverso l'iniziativa popolare, l'educazione delle masse e l'insurrezione: «Pensiero e azione» ne è la sintesi. I ripetuti moti mazziniani (la spedizione dei fratelli Bandiera, 1844; i tentativi successivi) falliscono, ma diffondono in profondità l'idea nazionale.
La corrente moderata si articola in due progetti. Il neoguelfismo di Vincenzo Gioberti («Del primato morale e civile degli Italiani», 1843) propone una federazione di Stati italiani presieduta dal Papa; il federalismo liberale di Carlo Cattaneo guarda a una repubblica federale. La via che prevarrà è invece quella liberale-monarchica di Camillo Benso conte di Cavour: unità per gradi, sotto la guida del Regno di Sardegna (i Savoia), perseguita con la diplomazia, l'ammodernamento economico e l'alleanza con una grande potenza.
Lo strumento di Cavour è il Piemonte costituzionale dello Statuto albertino (1848), unico Stato italiano a conservare la Costituzione dopo il 1849. Presidente del Consiglio dal 1852, Cavour ne fa la «base» del Risorgimento: politica di ammodernamento (ferrovie, banche, libero scambio), il «connubio» parlamentare con il centrosinistra di Rattazzi, e soprattutto la scelta di internazionalizzare la questione italiana, persuadendo le potenze che l'unità d'Italia rispondeva all'equilibrio europeo (Fig. 1).

Le correnti politiche del Risorgimento

Le correnti politiche del RisorgimentoGrafo, Risorgimento → Democratici, Risorgimento → Moderati, Democratici → Mazzini: repubblica unitaria, Democratici → Cattaneo: repubblica federale, Moderati → Gioberti: federazione neoguelfa, Moderati → Cavour: unita per gradiRisorgimentoDemocraticiModeratiMazzini:repubblicaunitariaCattaneo:repubblicafederaleGioberti:federazioneneoguelfaCavour: unitaper gradi
Fig. 1Esito (1861): monarchia costituzionale unitaria sotto i Savoia.
Esempio svolto

Confronto guidato tra i progetti risorgimentali

Sulla base delle conoscenze acquisite, confronta il progetto di Mazzini e quello di Cavour individuando obiettivo politico, metodo d'azione e ruolo assegnato alle masse popolari, e indica quale prevalse e perché.

  1. 01Individuare l'obiettivo

    Mazzini punta a una repubblica unitaria e democratica dell'intera penisola; Cavour mira inizialmente all'espansione del Regno di Sardegna nell'Italia settentrionale-centrale, poi accetta l'unità nazionale sotto la monarchia sabauda.

  2. 02Confrontare il metodo

    Mazzini privilegia l'insurrezione popolare e l'iniziativa dal basso («pensiero e azione»); Cavour usa la diplomazia, l'alleanza con la Francia di Napoleone III e la modernizzazione economica del Piemonte.

  3. 03Valutare il ruolo delle masse

    Per Mazzini il popolo è protagonista dell'educazione nazionale e della rivoluzione; per Cavour, liberale moderato, l'iniziativa spetta alle élite e allo Stato, con diffidenza verso i moti popolari.

  4. 04Concludere sull'esito

    Prevale la linea cavouriana: i moti mazziniani falliscono ripetutamente, mentre la strategia diplomatico-militare del Piemonte, sostenuta dalla congiuntura internazionale (guerra di Crimea, accordi di Plombières), realizza l'unità nel 1859-1861.

Risultato: Il confronto evidenzia come l'unità sia nata dalla saldatura tra l'idea nazionale diffusa dai democratici e l'azione politico-diplomatica dei moderati: prevalse Cavour perché seppe inserire la «questione italiana» nell'equilibrio europeo, ottenendo un alleato e legittimando l'espansione sabauda.

Obiettivo Maturità

  • Saper distinguere con precisione le tre opzioni risorgimentali (repubblicana-unitaria di Mazzini; neoguelfa-federale di Gioberti; liberale-monarchica di Cavour) e spiegare PERCHÉ prevalse la terza: è una richiesta tipica del colloquio.
  • Definire correttamente «principio di nazionalità» come concetto-chiave e collegarlo all'opposizione al sistema di Vienna: utile sia per il colloquio sia come spunto per la tipologia C della prima prova.

Errori frequenti

  • Confondere Mazzini (repubblicano, unitario, democratico) con i moderati: Mazzini NON accettava la soluzione monarchico-sabauda, che pure finì per appoggiare tatticamente nel 1860 in nome dell'unità.
  • Considerare il neoguelfismo di Gioberti un progetto «unitario»: era invece FEDERALE (una lega di Stati sotto il Papa), profondamente diverso dall'unità centralizzata realizzata nel 1861.

Approfondimento

L'approfondimento affronta la più celebre controversia storiografica sul Risorgimento. Per la storiografia liberale, sintetizzata da Benedetto Croce, il Risorgimento fu il «capolavoro» dei moderati e il trionfo dell'idea di libertà: una nazione che si fa Stato liberale. A questa lettura Antonio Gramsci, nei «Quaderni del carcere», oppose la categoria di «rivoluzione passiva» (o «rivoluzione mancata»): l'unità fu realizzata «dall'alto», dai moderati guidati da Cavour, senza la mobilitazione rivoluzionaria delle masse contadine che una vera rivoluzione «giacobina» avrebbe richiesto. Il Partito d'azione (Mazzini, Garibaldi) non seppe darsi un programma agrario capace di legare i contadini alla causa nazionale, e così l'Italia nacque senza un'egemonia popolare condivisa: di qui, per Gramsci, molte debolezze successive, a cominciare dalla «questione meridionale». Questa chiave — l'unità come conquista di un'élite più che come rivoluzione di popolo — permette di leggere in profondità anche la celebre frase attribuita a Massimo d'Azeglio, «fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani»: lo Stato precede la nazione reale, che dovrà essere «costruita» attraverso la scuola, la leva militare, la lingua. Sul piano dell'Educazione civica è il grande tema della «costruzione della cittadinanza»: trasformare i sudditi di dieci Stati nei cittadini di uno solo, un processo tuttora istruttivo.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo (circa 12-15 righe) il significato del principio di nazionalità e confronta le tre principali correnti del Risorgimento italiano (Mazzini, Gioberti, Cavour), motivando le ragioni storiche per cui prevalse la soluzione cavouriana.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Il 1848-49 e le guerre d'indipendenza#

●●○StandardLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-nazionalita-risorgimento-italia-unita — Le rivoluzioni del 1848-49; le guerre d'indipendenza

Punti chiave

La «primavera dei popoli» del 1848 investe quasi tutta l'Europa: a Parigi cade Luigi Filippo e nasce la Seconda Repubblica; a Vienna e Berlino esplodono i moti; in Italia il moto assume carattere insieme costituzionale e nazionale. Tra il gennaio e il marzo 1848 i sovrani italiani concedono le Costituzioni — fra cui lo Statuto albertino di Carlo Alberto (4 marzo 1848), destinato a essere il più duraturo.
Le «cinque giornate di Milano» (18-22 marzo 1848) cacciano gli Austriaci; Carlo Alberto dichiara guerra all'Austria dando inizio alla prima guerra d'indipendenza. Dopo i primi successi, la mancanza di coordinamento, il ritiro del Papa e del Regno di Napoli e la controffensiva del generale Radetzky portano alla sconfitta di Custoza (luglio 1848) e, ripresa la guerra, alla disfatta di Novara (23 marzo 1849), dopo la quale Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II.
Il 1848-49 vede anche le esperienze repubblicane radicali: la Repubblica Romana (febbraio-luglio 1849), guidata da un triumvirato con Mazzini e difesa militarmente da Garibaldi, e la difesa di Venezia di Daniele Manin. Entrambe cadono sotto l'intervento straniero (i Francesi a Roma, gli Austriaci a Venezia). Il fallimento dimostra che l'Italia non poteva farsi da sola: serviva una guida statale e un alleato potente.
La lezione del 1848 orienta la fase cavouriana. La seconda guerra d'indipendenza (1859) nasce dagli accordi segreti di Plombières (1858) tra Cavour e Napoleone III: in caso di aggressione austriaca, la Francia avrebbe aiutato il Piemonte. Le vittorie di Magenta e Solferino-San Martino portano all'annessione della Lombardia (armistizio di Villafranca, 1859; pace di Zurigo), seguita nel 1860 dai plebisciti che uniscono al Regno di Sardegna Toscana, Emilia e Romagna, in cambio della cessione di Nizza e Savoia alla Francia (Fig. 2).

Linea del tempo delle guerre d'indipendenza (1848-1870)

Le guerre d'indipendenza (1848-1870)Grafo, 1848 · I guerra (Novara) → 1859 · II guerra (Lombardia), 1859 · II guerra (Lombardia) → 1860 · Mille / Regno, 1860 · Mille / Regno → 1866 · III guerra (Veneto), 1866 · III guerra (Veneto) → 1870 · Roma1848 · I guerra(Novara)1859 · II guerra(Lombardia)1860 · Mille /Regno1866 · IIIguerra (Veneto)1870 · Roma
Fig. 2Dal fallimento del 1848 all'unita per gradi.
Esempio svolto

Analisi guidata di un nesso causale

Esamina perché il movimento risorgimentale del 1848-49, pur diffuso e popolare, fallì, e in che modo questo fallimento orientò la strategia successiva di Cavour. Costruisci la risposta individuando cause della sconfitta e conseguenze strategiche.

  1. 01Riconoscere le cause della sconfitta

    Disunione tra gli Stati italiani, ritiro di Papa Pio IX e di Napoli dalla guerra, superiorità militare austriaca (Radetzky), assenza di un alleato internazionale: il moto restò isolato di fronte alle grandi potenze.

  2. 02Identificare l'esito

    Sconfitte di Custoza (1848) e Novara (1849); caduta della Repubblica Romana e di Venezia per intervento straniero; restaurazione ovunque tranne il Piemonte, che mantenne lo Statuto.

  3. 03Trarre la lezione strategica

    Si afferma la convinzione che «l'Italia non può farsi da sé»: occorrono una guida statale solida (il Piemonte) e l'appoggio di una grande potenza.

  4. 04Collegare all'azione di Cavour

    Cavour partecipa alla guerra di Crimea (1855) per sedere al Congresso di Parigi e «internazionalizzare» la questione italiana; a Plombières (1858) ottiene l'alleanza francese che renderà possibile la vittoria del 1859.

Risultato: Il fallimento del 1848-49 trasforma la strategia risorgimentale: dall'insurrezione isolata si passa alla via diplomatico-militare guidata dal Piemonte e sostenuta da un'alleanza internazionale, condizione decisiva del successo del 1859-1861.

Obiettivo Maturità

  • Conoscere con precisione cronologica le tre guerre d'indipendenza (1848-49; 1859; 1866) con i loro esiti territoriali: è un nucleo fattuale ricorrente al colloquio e nelle verifiche.
  • Saper spiegare il nesso causale tra il fallimento «autonomo» del 1848-49 e la successiva scelta cavouriana dell'alleanza internazionale: una connessione di causa-effetto molto valutata.

Errori frequenti

  • Attribuire lo Statuto albertino al Regno d'Italia: fu concesso nel 1848 al Regno di Sardegna e divenne poi la Carta costituzionale del Regno d'Italia nel 1861 (restando in vigore, sia pure svuotato, fino al 1948).
  • Datare l'annessione di Veneto e Roma alla seconda guerra d'indipendenza: nel 1859-60 si uniscono Lombardia, Toscana, Emilia e Romagna; il Veneto arriva nel 1866 e Roma nel 1870.

Approfondimento

L'approfondimento colloca il 1848 italiano nella grande simultaneità europea. Fu la prima rivoluzione autenticamente «continentale»: nello stesso anno Parigi, Vienna, Berlino, Milano, Budapest e Praga insorgono quasi in contemporanea, segno di una crisi comune della Restaurazione. E fu anche un fallimento comune: lo storico A. J. P. Taylor l'ha definito «il punto di svolta in cui la storia non riuscì a svoltare». Perché? La ragione strutturale è la frattura interna al fronte rivoluzionario, fra la borghesia liberale e nazionale, che voleva costituzioni e indipendenza, e i democratici radicali, che chiedevano repubblica e giustizia sociale. Il momento rivelatore sono le «giornate di giugno» a Parigi (1848), quando la repubblica borghese reprime nel sangue l'insurrezione operaia: da allora la paura del «rosso» spinge i moderati a preferire l'ordine, aprendo la strada a Luigi Napoleone. In Italia la frattura ha un volto preciso: il ritiro di Pio IX (l'allocuzione dell'aprile 1848), che rifiuta la guerra all'Austria cattolica, manda in frantumi il sogno neoguelfo e priva il moto di una guida unificante. La lezione che i patrioti trarranno — la necessità di una guida statale (il Piemonte) e di sganciare la causa nazionale dalle ambiguità del radicalismo sociale — è la premessa diretta della fase cavouriana. Sul piano dell'Educazione civica resta lo Statuto albertino (1848), la prima Carta costituzionale italiana, «flessibile», che accompagnerà il Paese fino alla Costituzione repubblicana del 1948.

Ripasso attivo

Ricostruisci in una linea del tempo commentata gli eventi del biennio 1848-49 in Italia (Costituzioni, prima guerra d'indipendenza, Repubblica Romana, Novara) e spiega quale insegnamento strategico ne trasse Cavour.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

L'unificazione italiana e quella tedesca#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-nazionalita-risorgimento-italia-unita — I processi di unificazione nazionale (Italia e Germania); spedizione dei Mille; proclamazione del Regno d'Italia

Punti chiave

Il 1860 è l'anno decisivo dell'unità italiana. Partendo dai moti antiborbonici in Sicilia, Giuseppe Garibaldi salpa da Quarto (presso Genova) nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860 con la spedizione dei Mille; sbarca a Marsala l'11 maggio, vince a Calatafimi, conquista Palermo e poi tutto il Sud, abbattendo il Regno delle Due Sicilie. Cavour, dapprima diffidente, controlla l'iniziativa garibaldina inviando l'esercito sabaudo a occupare lo Stato pontificio (tranne il Lazio) per impedire a Garibaldi di marciare su Roma.
L'incontro di Teano (26 ottobre 1860) tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II suggella la consegna del Mezzogiorno al re: Garibaldi gli cede le terre conquistate salutandolo «Re d'Italia». I plebisciti del 1860 sanciscono l'annessione del Sud e dell'Umbria-Marche al Regno di Sardegna. Il 17 marzo 1861 il primo Parlamento nazionale proclama Vittorio Emanuele II «Re d'Italia per grazia di Dio e volontà della nazione»: nasce il Regno d'Italia.
L'unità del 1861 è incompleta: mancano il Veneto (austriaco) e Roma (sotto il potere temporale del Papa). Il Veneto è annesso nel 1866 con la terza guerra d'indipendenza, combattuta a fianco della Prussia contro l'Austria (nonostante le sconfitte italiane di Custoza e di Lissa, la vittoria prussiana di Sadowa porta il Veneto all'Italia). Roma è presa il 20 settembre 1870 (breccia di Porta Pia), quando il ritiro delle truppe francesi, impegnate nella guerra franco-prussiana, lascia la città indifesa: Roma diventa capitale nel 1871.
L'unificazione tedesca, contemporanea, segue un modello per molti versi parallelo ma guidato da Otto von Bismarck e dalla Prussia: tre guerre «dall'alto» (contro la Danimarca nel 1864, contro l'Austria nel 1866, contro la Francia nel 1870-71) realizzano l'unità «per ferro e sangue», con la proclamazione dell'Impero tedesco a Versailles (gennaio 1871). Il confronto Italia-Germania è istruttivo: in entrambi i casi una potenza-guida (Piemonte, Prussia) e un grande statista (Cavour, Bismarck) realizzano l'unità tramite guerre e diplomazia, ma la Germania nasce come potenza industriale e militare egemone, l'Italia come Stato economicamente fragile e segnato da forti squilibri interni (Fig. 3).

Le fasi dell'unificazione italiana (1859-1870)

Le fasi dell'unificazione italiana (1859-1870)Tabella con 3 colonne e 5 righe, Dati: Anno · Territorio · Modalita; 1859 · Lombardia · II guerra d'indip.; 1860 · Centro e Sud · plebisciti, Mille; 1861 · Regno d'Italia · proclamazione; 1866 · Veneto · III guerra; 1870 · Roma · breccia di Porta PiaANNOTERRITORIOMODALITA1859LombardiaII guerra d'indip.1860Centro e Sudplebisciti, Mille1861Regno d'Italiaproclamazione1866VenetoIII guerra1870Romabreccia di Porta Pia
Fig. 3Capitale a Roma dal 1871; l'unita completata per gradi.
Esempio svolto

Costruzione di un confronto storico Italia-Germania

Confronta l'unificazione italiana e quella tedesca secondo tre criteri: la potenza-guida, il metodo (guerre e diplomazia) e le condizioni di partenza del nuovo Stato. Organizza la risposta in modo schematico e poi formula una valutazione conclusiva.

  1. 01Criterio 1 — la potenza-guida

    Italia: il Regno di Sardegna (Piemonte) dei Savoia, con Cavour. Germania: il Regno di Prussia degli Hohenzollern, con Bismarck. In entrambi i casi uno Stato più forte aggrega gli altri intorno a sé.

  2. 02Criterio 2 — il metodo

    Entrambe le unità sono realizzate «dall'alto», tramite una combinazione di guerre e diplomazia: Italia 1859-1866-1870 con l'alleanza francese e poi prussiana; Germania 1864-1866-1871 con tre guerre («ferro e sangue»).

  3. 03Criterio 3 — le condizioni di partenza

    La Germania nasce come grande potenza industriale e militare, egemone in Europa; l'Italia nasce economicamente arretrata, con un forte dualismo Nord-Sud e una bassa alfabetizzazione.

  4. 04Formulare la valutazione

    Le analogie di metodo non si traducono in analogie di esito: l'Italia eredita squilibri strutturali (questione meridionale, fragilità economica) che condizioneranno tutta la sua storia successiva, mentre la Germania si afferma come potenza dominante.

Risultato: Pur condividendo modello (unità dall'alto guidata da una potenza-Stato e da un grande statista) e metodo (guerre più diplomazia), Italia e Germania partono da basi diversissime: il nuovo Regno d'Italia nasce strutturalmente più debole, ereditando i problemi che daranno corpo alla «questione meridionale».

Obiettivo Maturità

  • Padroneggiare la sequenza 1860-1871 dell'unità italiana (Mille, Teano, proclamazione del Regno, Veneto 1866, Roma 1870, capitale 1871): è il cuore fattuale dell'argomento e ricorre al colloquio.
  • Saper costruire il confronto Italia-Germania (analogie: potenza-guida + statista + guerre/diplomazia; differenze: forza economico-militare): tema di sintesi tipico, valorizzato nella tipologia C della prima prova e nei collegamenti pluridisciplinari del colloquio.

Errori frequenti

  • Credere che Garibaldi volesse fondare una repubblica nel Sud: pur essendo di formazione mazziniana, nel 1860 antepose l'unità nazionale e consegnò il Mezzogiorno alla monarchia sabauda («Italia e Vittorio Emanuele»).
  • Confondere la data di proclamazione del Regno (1861) con il completamento territoriale: l'Italia del 1861 NON comprendeva ancora Veneto (1866) e Roma (1870).

Approfondimento

La sezione avanzata sviluppa il confronto Italia-Germania e la sua eredità di lungo periodo. In entrambi i casi si tratta di un'unificazione «dall'alto», guidata da uno statista conservatore (Cavour, Bismarck) e da uno Stato dinastico e militare (il Piemonte sabaudo, la Prussia degli Hohenzollern), che «addomestica» il movimento nazional-liberale piegandolo ai propri fini. Da qui un parallelo storiografico celebre: come per l'Italia si è parlato di «rivoluzione mancata» (Gramsci), per la Germania si è discusso a lungo di una «via speciale» (Sonderweg), un cammino verso la modernità privo di una compiuta rivoluzione borghese-democratica, che avrebbe lasciato in eredità Stati potenti ma con società civili politicamente immature — tesi oggi molto discussa e ridimensionata, ma utile per interrogarsi sulle fragilità delle due nazioni. Va poi colta la «finestra» internazionale che rese possibile l'unità: la guerra di Crimea (1853-1856) aveva incrinato il Concerto di Vienna, isolando l'Austria e la Russia, e l'ambiziosa politica di Napoleone III offrì l'alleato decisivo. Senza quella particolare congiuntura diplomatica l'unità sarebbe stata impensabile. Su questo si innesta una cautela di metodo: bisogna guardarsi dalla «teleologia nazionale», dalla tentazione cioè di leggere l'unità come un destino inevitabile e predestinato; fu invece l'esito, tutt'altro che scontato, di scelte, guerre e circostanze internazionali che avrebbero potuto svolgersi diversamente.

Ripasso attivo

Componi un testo argomentativo (di tipo storico-saggistico, circa 20 righe) che confronti i processi di unificazione italiano e tedesco, individuando almeno due analogie e due differenze sostanziali, e valuti le conseguenze di lungo periodo per i due nuovi Stati.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

L'Italia unita: Destra e Sinistra storica, questioni aperte#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-terzo-anno-triennio-nazionalita-risorgimento-italia-unita — L'Italia unita: problemi dello Stato, questione meridionale, Destra e Sinistra storica; questione romana

Punti chiave

Lo Stato unitario nasce con problemi enormi: bisognava «fare gli Italiani» (secondo la celebre formula attribuita a Massimo d'Azeglio), cioè costruire un senso di appartenenza nazionale in una popolazione in larga parte analfabeta e dialettofona. Si scelse un modello fortemente centralista e accentratore (l'estensione a tutto il Paese dell'ordinamento piemontese), con un suffragio ristretto: votava poco più del 2% della popolazione, in base al censo e all'istruzione.
La Destra storica governò dal 1861 al 1876. Erede della tradizione cavouriana e di formazione liberale-moderata, perseguì il «pareggio di bilancio», raggiunto con una politica di rigore e di forte pressione fiscale — emblematica la tassa sul macinato (1868), impopolare perché colpiva i ceti poveri. Realizzò il completamento territoriale (Veneto 1866, Roma 1870) e l'unificazione amministrativa, ma a costo di gravi tensioni sociali, soprattutto nel Mezzogiorno.
La «questione meridionale» è il nodo strutturale dell'Italia unita: il Sud, dopo l'annessione, conobbe un peggioramento economico, la concorrenza dell'industria settentrionale, una pressione fiscale insostenibile e il fenomeno del brigantaggio (1861-1865), una rivolta sociale e filoborbonica repressa con la legge Pica del 1863 e l'impiego dell'esercito (una vera guerra civile). Accanto a essa, la «questione romana» — il conflitto con il Papato dopo la fine del potere temporale (1870) — fu affrontata unilateralmente con la legge delle Guarentigie (1871), respinta da Pio IX, che con il «non expedit» invitò i cattolici a non partecipare alla vita politica del nuovo Stato.
La Sinistra storica andò al governo nel 1876 (con Agostino Depretis), grazie anche all'allargamento dell'elettorato. Realizzò riforme significative: la legge Coppino (1877) sull'istruzione elementare obbligatoria e gratuita, la riforma elettorale del 1882 (suffragio esteso a circa il 7% della popolazione), l'abolizione della tassa sul macinato. Sul piano politico è celebre la pratica del «trasformismo» di Depretis — l'assorbimento dei deputati moderati in maggioranze trasversali; in politica estera la Sinistra avviò la stagione coloniale e l'adesione alla Triplice Alleanza (1882). Il Risorgimento lascia così in eredità sia i valori nazionali e liberali confluiti nello Statuto e, più tardi, nella Costituzione, sia i problemi irrisolti dello Stato unitario (Fig. 4).

Destra e Sinistra storica a confronto

Destra e Sinistra storica a confrontoTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Aspetto · Destra (1861-76) · Sinistra (dal 1876); Finanze · pareggio · spesa e opere; Fisco · tassa macinato · abolisce macinato; Scuola · legge Casati · legge Coppino 1877; Voto · censo ~2% · riforma 1882 ~7%ASPETTODESTRA (1861-76)SINISTRA (DAL 1876)Finanzepareggiospesa e opereFiscotassa macinatoabolisce macinatoScuolalegge Casatilegge Coppino 1877Votocenso ~2%riforma 1882 ~7%
Fig. 4In comune: stesso ceto liberale e suffragio ristretto; poi il trasformismo.
Esempio svolto

Analisi guidata della questione meridionale

Spiega che cosa si intende per «questione meridionale» nei primi anni dello Stato unitario, individuandone le cause economiche e sociali e illustrando il fenomeno del brigantaggio come sua manifestazione. Costruisci la risposta in passaggi ordinati.

  1. 01Definire il concetto

    La «questione meridionale» è il complesso dei problemi economici, sociali e politici del Mezzogiorno dopo l'unificazione: arretratezza, divario crescente rispetto al Nord, scarsa integrazione nel nuovo Stato.

  2. 02Individuare le cause economiche

    L'unificazione del mercato espose le fragili manifatture meridionali alla concorrenza del Nord; la politica fiscale uniforme e la coscrizione obbligatoria gravarono pesantemente su contadini già poveri.

  3. 03Riconoscere la dimensione sociale e politica

    L'assetto centralistico ignorò le specificità del Sud; la mancata riforma agraria lasciò intatto il latifondo, deludendo le attese contadine di terra.

  4. 04Illustrare il brigantaggio

    Tra il 1861 e il 1865 il brigantaggio fu una rivolta endemica, insieme sociale e filoborbonica, repressa militarmente con la legge Pica e l'invio dell'esercito: un conflitto di vaste proporzioni, a lungo rimosso dalla memoria nazionale.

Risultato: La «questione meridionale» nasce con l'unità stessa: l'integrazione politica del Sud non fu accompagnata da una sua reale integrazione economica e sociale, e il brigantaggio ne fu la manifestazione più acuta, segno di un dualismo destinato a pesare a lungo sulla storia d'Italia.

Obiettivo Maturità

  • Saper confrontare Destra e Sinistra storica per programma economico (pareggio di bilancio e rigore fiscale vs riforme e allargamento del suffragio), politica scolastica ed elettorale: confronto-tipo molto richiesto.
  • Spiegare in modo non superficiale «questione meridionale» e «questione romana» come eredità di lungo periodo dell'unificazione: tema cardine per i collegamenti con l'Educazione civica e con la storia del Novecento.

Errori frequenti

  • Identificare «Destra» e «Sinistra» storica con le categorie politiche odierne: erano entrambe espressione della borghesia liberale e dello stesso ceto dirigente, distinte soprattutto per la politica economica, fiscale e per la base elettorale, NON per un'opposizione ideologica destra/sinistra moderna.
  • Trascurare il carattere ristretto del suffragio: l'Italia unita NON era una democrazia di massa — votava una piccola minoranza, e il suffragio universale maschile arriverà solo nel 1912 (argomento dell'età giolittiana).

Approfondimento

La sezione avanzata approfondisce la «questione meridionale», tema storiografico e civile di lunga durata. Fin da subito i «meridionalisti» — Pasquale Villari, Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Francesco Saverio Nitti — denunciarono il divario Nord-Sud: Nitti sostenne con dati che lo Stato aveva investito al Nord risorse tratte anche dal Mezzogiorno, mentre altri insistettero sull'arretratezza pre-unitaria. Gramsci ne diede la lettura più tagliente, parlando del Sud come di una quasi-«colonia» del Nord industriale, e collegò la questione meridionale al carattere «passivo» dell'unità. Il dibattito è ancora vivo: contro le recenti polemiche «neoborboniche» che idealizzano il Regno delle Due Sicilie, la storia economica (Emanuele Felice) mostra un divario reale ma più complesso di ogni mito. Su questo sfondo va riletto il brigantaggio (1861-1865): non semplice criminalità, ma una vera guerra civile nel Sud, repressa con lo stato d'assedio e con più morti di tutte le guerre risorgimentali messe insieme, un capitolo a lungo rimosso. Un secondo nodo è il «trasformismo» di Depretis: l'assorbimento trasversale degli avversari in maggioranze mutevoli, che molti storici considerano un tratto persistente e patologico della politica italiana, sintomo della debolezza dei partiti e dell'assenza di una vera alternanza. Sul piano dell'Educazione civica, la questione meridionale è la radice storica del principio di eguaglianza «sostanziale» (articolo 3 della Costituzione) e delle politiche di coesione territoriale: capire come nacque il divario è il presupposto per giudicare i tentativi, mai conclusi, di colmarlo.

Ripasso attivo

Redigi un confronto strutturato tra Destra e Sinistra storica (1861-1876 / dal 1876) articolato su tre punti — politica finanziaria, politica scolastica ed elettorale, atteggiamento verso le questioni meridionale e romana — e concludi valutando quali problemi del nuovo Stato restarono comunque irrisolti.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Il principio di nazionalità e le correnti del Risorgimento◐
    • 02Il 1848-49 e le guerre d'indipendenza◐
    • 03L'unificazione italiana e quella tedesca●
    • 04L'Italia unita: Destra e Sinistra storica, questioni aperte●

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Dagli appunti all'allenamento

Il problema della nazionalità, il Risorgimento e l'Italia unita

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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