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Tra la fine dell'età napoleonica e il 1870 il principio di nazionalità — l'idea che ogni «nazione», intesa come comunità di lingua, cultura e storia, abbia diritto a uno Stato proprio — si afferma in Europa e diventa il motore del Risorgimento italiano. Questo appunto ricostruisce il dibattito politico-culturale (Mazzini, Gioberti, Cavour), il biennio rivoluzionario del 1848-49, le guerre d'indipendenza e la spedizione dei Mille fino alla proclamazione del Regno d'Italia (1861), per poi affrontare i nodi dello Stato unitario: il completamento territoriale (Venezia 1866, Roma 1870), la questione meridionale e l'alternanza tra Destra e Sinistra storica. L'argomento è pienamente «in Esame di Stato»: è centrale per il colloquio e ricorrente come ambito della prima prova (tipologia C e B).
4 sezioni~21 min di lettura3 competenzeLivello Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 07/2026
livello base
A livello comune si richiede la padronanza della cronologia essenziale (1848-1861-1870), delle correnti politiche e degli esiti dell'unificazione, con il lessico storico di base.
livello avanzato
L'approfondimento d'indirizzo (in particolare Liceo Classico, Linguistico e delle Scienze Umane-LES) richiede l'analisi critica delle fonti (testi di Mazzini, Cavour, inchieste sul Mezzogiorno), il confronto con il caso tedesco e la riflessione sul nesso tra Risorgimento, Statuto albertino e Costituzione repubblicana.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Le correnti politiche del Risorgimento
Sulla base delle conoscenze acquisite, confronta il progetto di Mazzini e quello di Cavour individuando obiettivo politico, metodo d'azione e ruolo assegnato alle masse popolari, e indica quale prevalse e perché.
Mazzini punta a una repubblica unitaria e democratica dell'intera penisola; Cavour mira inizialmente all'espansione del Regno di Sardegna nell'Italia settentrionale-centrale, poi accetta l'unità nazionale sotto la monarchia sabauda.
Mazzini privilegia l'insurrezione popolare e l'iniziativa dal basso («pensiero e azione»); Cavour usa la diplomazia, l'alleanza con la Francia di Napoleone III e la modernizzazione economica del Piemonte.
Per Mazzini il popolo è protagonista dell'educazione nazionale e della rivoluzione; per Cavour, liberale moderato, l'iniziativa spetta alle élite e allo Stato, con diffidenza verso i moti popolari.
Prevale la linea cavouriana: i moti mazziniani falliscono ripetutamente, mentre la strategia diplomatico-militare del Piemonte, sostenuta dalla congiuntura internazionale (guerra di Crimea, accordi di Plombières), realizza l'unità nel 1859-1861.
Risultato: Il confronto evidenzia come l'unità sia nata dalla saldatura tra l'idea nazionale diffusa dai democratici e l'azione politico-diplomatica dei moderati: prevalse Cavour perché seppe inserire la «questione italiana» nell'equilibrio europeo, ottenendo un alleato e legittimando l'espansione sabauda.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento affronta la più celebre controversia storiografica sul Risorgimento. Per la storiografia liberale, sintetizzata da Benedetto Croce, il Risorgimento fu il «capolavoro» dei moderati e il trionfo dell'idea di libertà: una nazione che si fa Stato liberale. A questa lettura Antonio Gramsci, nei «Quaderni del carcere», oppose la categoria di «rivoluzione passiva» (o «rivoluzione mancata»): l'unità fu realizzata «dall'alto», dai moderati guidati da Cavour, senza la mobilitazione rivoluzionaria delle masse contadine che una vera rivoluzione «giacobina» avrebbe richiesto. Il Partito d'azione (Mazzini, Garibaldi) non seppe darsi un programma agrario capace di legare i contadini alla causa nazionale, e così l'Italia nacque senza un'egemonia popolare condivisa: di qui, per Gramsci, molte debolezze successive, a cominciare dalla «questione meridionale». Questa chiave — l'unità come conquista di un'élite più che come rivoluzione di popolo — permette di leggere in profondità anche la celebre frase attribuita a Massimo d'Azeglio, «fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani»: lo Stato precede la nazione reale, che dovrà essere «costruita» attraverso la scuola, la leva militare, la lingua. Sul piano dell'Educazione civica è il grande tema della «costruzione della cittadinanza»: trasformare i sudditi di dieci Stati nei cittadini di uno solo, un processo tuttora istruttivo.
Ripasso attivo
Spiega in un paragrafo argomentativo (circa 12-15 righe) il significato del principio di nazionalità e confronta le tre principali correnti del Risorgimento italiano (Mazzini, Gioberti, Cavour), motivando le ragioni storiche per cui prevalse la soluzione cavouriana.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Linea del tempo delle guerre d'indipendenza (1848-1870)
Esamina perché il movimento risorgimentale del 1848-49, pur diffuso e popolare, fallì, e in che modo questo fallimento orientò la strategia successiva di Cavour. Costruisci la risposta individuando cause della sconfitta e conseguenze strategiche.
Disunione tra gli Stati italiani, ritiro di Papa Pio IX e di Napoli dalla guerra, superiorità militare austriaca (Radetzky), assenza di un alleato internazionale: il moto restò isolato di fronte alle grandi potenze.
Sconfitte di Custoza (1848) e Novara (1849); caduta della Repubblica Romana e di Venezia per intervento straniero; restaurazione ovunque tranne il Piemonte, che mantenne lo Statuto.
Si afferma la convinzione che «l'Italia non può farsi da sé»: occorrono una guida statale solida (il Piemonte) e l'appoggio di una grande potenza.
Cavour partecipa alla guerra di Crimea (1855) per sedere al Congresso di Parigi e «internazionalizzare» la questione italiana; a Plombières (1858) ottiene l'alleanza francese che renderà possibile la vittoria del 1859.
Risultato: Il fallimento del 1848-49 trasforma la strategia risorgimentale: dall'insurrezione isolata si passa alla via diplomatico-militare guidata dal Piemonte e sostenuta da un'alleanza internazionale, condizione decisiva del successo del 1859-1861.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento colloca il 1848 italiano nella grande simultaneità europea. Fu la prima rivoluzione autenticamente «continentale»: nello stesso anno Parigi, Vienna, Berlino, Milano, Budapest e Praga insorgono quasi in contemporanea, segno di una crisi comune della Restaurazione. E fu anche un fallimento comune: lo storico A. J. P. Taylor l'ha definito «il punto di svolta in cui la storia non riuscì a svoltare». Perché? La ragione strutturale è la frattura interna al fronte rivoluzionario, fra la borghesia liberale e nazionale, che voleva costituzioni e indipendenza, e i democratici radicali, che chiedevano repubblica e giustizia sociale. Il momento rivelatore sono le «giornate di giugno» a Parigi (1848), quando la repubblica borghese reprime nel sangue l'insurrezione operaia: da allora la paura del «rosso» spinge i moderati a preferire l'ordine, aprendo la strada a Luigi Napoleone. In Italia la frattura ha un volto preciso: il ritiro di Pio IX (l'allocuzione dell'aprile 1848), che rifiuta la guerra all'Austria cattolica, manda in frantumi il sogno neoguelfo e priva il moto di una guida unificante. La lezione che i patrioti trarranno — la necessità di una guida statale (il Piemonte) e di sganciare la causa nazionale dalle ambiguità del radicalismo sociale — è la premessa diretta della fase cavouriana. Sul piano dell'Educazione civica resta lo Statuto albertino (1848), la prima Carta costituzionale italiana, «flessibile», che accompagnerà il Paese fino alla Costituzione repubblicana del 1948.
Ripasso attivo
Ricostruisci in una linea del tempo commentata gli eventi del biennio 1848-49 in Italia (Costituzioni, prima guerra d'indipendenza, Repubblica Romana, Novara) e spiega quale insegnamento strategico ne trasse Cavour.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le fasi dell'unificazione italiana (1859-1870)
Confronta l'unificazione italiana e quella tedesca secondo tre criteri: la potenza-guida, il metodo (guerre e diplomazia) e le condizioni di partenza del nuovo Stato. Organizza la risposta in modo schematico e poi formula una valutazione conclusiva.
Italia: il Regno di Sardegna (Piemonte) dei Savoia, con Cavour. Germania: il Regno di Prussia degli Hohenzollern, con Bismarck. In entrambi i casi uno Stato più forte aggrega gli altri intorno a sé.
Entrambe le unità sono realizzate «dall'alto», tramite una combinazione di guerre e diplomazia: Italia 1859-1866-1870 con l'alleanza francese e poi prussiana; Germania 1864-1866-1871 con tre guerre («ferro e sangue»).
La Germania nasce come grande potenza industriale e militare, egemone in Europa; l'Italia nasce economicamente arretrata, con un forte dualismo Nord-Sud e una bassa alfabetizzazione.
Le analogie di metodo non si traducono in analogie di esito: l'Italia eredita squilibri strutturali (questione meridionale, fragilità economica) che condizioneranno tutta la sua storia successiva, mentre la Germania si afferma come potenza dominante.
Risultato: Pur condividendo modello (unità dall'alto guidata da una potenza-Stato e da un grande statista) e metodo (guerre più diplomazia), Italia e Germania partono da basi diversissime: il nuovo Regno d'Italia nasce strutturalmente più debole, ereditando i problemi che daranno corpo alla «questione meridionale».
Errori frequenti
Approfondimento
La sezione avanzata sviluppa il confronto Italia-Germania e la sua eredità di lungo periodo. In entrambi i casi si tratta di un'unificazione «dall'alto», guidata da uno statista conservatore (Cavour, Bismarck) e da uno Stato dinastico e militare (il Piemonte sabaudo, la Prussia degli Hohenzollern), che «addomestica» il movimento nazional-liberale piegandolo ai propri fini. Da qui un parallelo storiografico celebre: come per l'Italia si è parlato di «rivoluzione mancata» (Gramsci), per la Germania si è discusso a lungo di una «via speciale» (Sonderweg), un cammino verso la modernità privo di una compiuta rivoluzione borghese-democratica, che avrebbe lasciato in eredità Stati potenti ma con società civili politicamente immature — tesi oggi molto discussa e ridimensionata, ma utile per interrogarsi sulle fragilità delle due nazioni. Va poi colta la «finestra» internazionale che rese possibile l'unità: la guerra di Crimea (1853-1856) aveva incrinato il Concerto di Vienna, isolando l'Austria e la Russia, e l'ambiziosa politica di Napoleone III offrì l'alleato decisivo. Senza quella particolare congiuntura diplomatica l'unità sarebbe stata impensabile. Su questo si innesta una cautela di metodo: bisogna guardarsi dalla «teleologia nazionale», dalla tentazione cioè di leggere l'unità come un destino inevitabile e predestinato; fu invece l'esito, tutt'altro che scontato, di scelte, guerre e circostanze internazionali che avrebbero potuto svolgersi diversamente.
Ripasso attivo
Componi un testo argomentativo (di tipo storico-saggistico, circa 20 righe) che confronti i processi di unificazione italiano e tedesco, individuando almeno due analogie e due differenze sostanziali, e valuti le conseguenze di lungo periodo per i due nuovi Stati.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Destra e Sinistra storica a confronto
Spiega che cosa si intende per «questione meridionale» nei primi anni dello Stato unitario, individuandone le cause economiche e sociali e illustrando il fenomeno del brigantaggio come sua manifestazione. Costruisci la risposta in passaggi ordinati.
La «questione meridionale» è il complesso dei problemi economici, sociali e politici del Mezzogiorno dopo l'unificazione: arretratezza, divario crescente rispetto al Nord, scarsa integrazione nel nuovo Stato.
L'unificazione del mercato espose le fragili manifatture meridionali alla concorrenza del Nord; la politica fiscale uniforme e la coscrizione obbligatoria gravarono pesantemente su contadini già poveri.
L'assetto centralistico ignorò le specificità del Sud; la mancata riforma agraria lasciò intatto il latifondo, deludendo le attese contadine di terra.
Tra il 1861 e il 1865 il brigantaggio fu una rivolta endemica, insieme sociale e filoborbonica, repressa militarmente con la legge Pica e l'invio dell'esercito: un conflitto di vaste proporzioni, a lungo rimosso dalla memoria nazionale.
Risultato: La «questione meridionale» nasce con l'unità stessa: l'integrazione politica del Sud non fu accompagnata da una sua reale integrazione economica e sociale, e il brigantaggio ne fu la manifestazione più acuta, segno di un dualismo destinato a pesare a lungo sulla storia d'Italia.
Errori frequenti
Approfondimento
La sezione avanzata approfondisce la «questione meridionale», tema storiografico e civile di lunga durata. Fin da subito i «meridionalisti» — Pasquale Villari, Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Francesco Saverio Nitti — denunciarono il divario Nord-Sud: Nitti sostenne con dati che lo Stato aveva investito al Nord risorse tratte anche dal Mezzogiorno, mentre altri insistettero sull'arretratezza pre-unitaria. Gramsci ne diede la lettura più tagliente, parlando del Sud come di una quasi-«colonia» del Nord industriale, e collegò la questione meridionale al carattere «passivo» dell'unità. Il dibattito è ancora vivo: contro le recenti polemiche «neoborboniche» che idealizzano il Regno delle Due Sicilie, la storia economica (Emanuele Felice) mostra un divario reale ma più complesso di ogni mito. Su questo sfondo va riletto il brigantaggio (1861-1865): non semplice criminalità, ma una vera guerra civile nel Sud, repressa con lo stato d'assedio e con più morti di tutte le guerre risorgimentali messe insieme, un capitolo a lungo rimosso. Un secondo nodo è il «trasformismo» di Depretis: l'assorbimento trasversale degli avversari in maggioranze mutevoli, che molti storici considerano un tratto persistente e patologico della politica italiana, sintomo della debolezza dei partiti e dell'assenza di una vera alternanza. Sul piano dell'Educazione civica, la questione meridionale è la radice storica del principio di eguaglianza «sostanziale» (articolo 3 della Costituzione) e delle politiche di coesione territoriale: capire come nacque il divario è il presupposto per giudicare i tentativi, mai conclusi, di colmarlo.
Ripasso attivo
Redigi un confronto strutturato tra Destra e Sinistra storica (1861-1876 / dal 1876) articolato su tre punti — politica finanziaria, politica scolastica ed elettorale, atteggiamento verso le questioni meridionale e romana — e concludi valutando quali problemi del nuovo Stato restarono comunque irrisolti.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti