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Arte tra le due guerre e ritorno all'ordine

Tra il 1919 e il 1939 l'arte europea conosce una stagione di riflusso rispetto alle avanguardie radicali del primo Novecento: si afferma il « ritorno all'ordine », cioè il recupero della figura, del mestiere e dei modelli classici, mentre la Metafisica di de Chirico apre uno spazio enigmatico e sospeso. È un periodo decisivo perché l'arte si intreccia in modo problematico con i regimi totalitari, oscillando tra adesione alla tradizione, ricerca di un'arte « nazionale » e dissenso critico. L'appunto ricostruisce le poetiche italiane (Metafisica, Novecento) ed europee (Nuova Oggettività), il rapporto tra committenza pubblica e propaganda e gli esiti che preparano il secondo dopoguerra.

4 sezioni·~21 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·141414 / 15
Profilo d’esame
Analizzare l'opera nel quadro del recupero dell'ordine e della figura, riconoscendo lo scarto rispetto alle avanguardieCollegare le opere al contesto politico dei totalitarismi e al rapporto tra committenza pubblica e propagandaDistinguere le diverse poetiche del periodo (Metafisica, Novecento, Nuova Oggettività) utilizzando un lessico critico appropriatoCollocare le opere nella sequenza storica 1919-1939, mettendole in relazione con la cultura e gli eventi del tempo
Operatori:analizzaspiegadescriviconfrontaclassificainterpretacommentagiustifica

livello base

A tutti gli indirizzi si richiede di riconoscere la Metafisica e il « ritorno all'ordine », collocando de Chirico e il gruppo Novecento nel contesto storico e leggendo un'opera nei suoi aspetti formali e iconografici essenziali.

livello avanzato

Negli indirizzi a vocazione umanistica e linguistica (Classico, Linguistico, Scienze Umane) si approfondiscono i nessi tra arte, ideologia e propaganda e i confronti europei (Nuova Oggettività, dibattito sull'arte « degenerata »), con una lettura critica più articolata delle fonti e dei manifesti.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Arte tra le due guerre e ritorno all'ordine
    • 01La Metafisica: de Chirico e lo spazio enigmatico◐
    • 02Il « ritorno all'ordine » e il recupero della figura◐
    • 03Il gruppo Novecento e l'arte sotto i regimi●
    • 04Esiti europei e crisi verso il secondo dopoguerra●
§ 01

La Metafisica: de Chirico e lo spazio enigmatico#

●●○StandardLPOSA-storia-dell-arte-terzo-anno-triennio-arte-tra-le-due-guerre

Schema dello spazio metafisico

Lo spazio metafisicoFigura geometrica, punto di fuga, manichino, linea di terra, torrepunto difugamanichinotorrelinea diterra
Fig. 1Portico in forte scorcio verso il punto di fuga, ombre lunghe sulla piazza deserta, un manichino e una torre con un treno lontano: un enigma sospeso (de Chirico).

Punti chiave

La pittura metafisica, elaborata da Giorgio de Chirico tra il 1910 e il 1919 e poi condivisa per un breve periodo con Carlo Carrà, è la prima grande risposta italiana alla crisi delle avanguardie: non distrugge la figura, ma la conserva immobilizzandola in uno spazio sospeso e silenzioso, dove gli oggetti più comuni diventano improvvisamente enigmatici. Il termine « metafisica » indica proprio l'andare « oltre la physis », oltre l'apparenza sensibile delle cose, per coglierne il lato nascosto e inquietante.
Lo strumento privilegiato di questa straniante visione è la prospettiva: de Chirico recupera consapevolmente la prospettiva lineare rinascimentale (ripasso) ma la usa in modo « scorretto » e contraddittorio, accostando punti di fuga incoerenti, ombre lunghissime e luci radenti che proiettano l'opera in un tempo immobile, quello del primo pomeriggio o del tramonto. Le celebri « piazze d'Italia » — con i portici, le torri, le statue e i treni lontani — diventano teatri metafisici in cui l'assenza della figura umana, o la sua sostituzione con i manichini, accentua il senso di attesa e di mistero.
Il manichino senza volto è l'invenzione iconografica più nota della Metafisica: erede dei modelli da pittore e dei fantocci da sarto, esso allude all'uomo moderno privato di interiorità, ridotto a una forma muta e impersonale. Accanto ai manichini compaiono oggetti incongrui — squadre, guanti, biscotti, statue antiche — disposti negli interni metafisici secondo accostamenti illogici che anticipano alcune intuizioni del Surrealismo, da cui de Chirico sarà però apprezzato proprio per le opere giovanili.
La Metafisica si esaurisce rapidamente come movimento (la rivista « Valori Plastici », 1918-1922, ne diffonde la teoria e il programma del ritorno al mestiere e alla « solidità » plastica), ma la sua eredità è duplice: da un lato alimenta in Europa il clima del « ritorno all'ordine », con il recupero del disegno e della costruzione; dall'altro, attraverso il manichino e l'oggetto straniato, semina le premesse del Surrealismo. De Chirico stesso, negli anni Venti, avvia un proprio « ritorno al mestiere » con espliciti richiami ai maestri antichi.
Esempio svolto

Lettura guidata di una « piazza d'Italia » metafisica

Conduci l'analisi di una tipica « piazza d'Italia » di de Chirico, articolando la risposta in: contesto e poetica, costruzione dello spazio, iconografia, significato. Concludi con una sintesi critica.

  1. 01Contesto e poetica

    Inquadra l'opera nella stagione metafisica (anni 1910-1919) e nel programma di « Valori Plastici »: superare l'avanguardia distruttiva recuperando la figura e il mestiere, ma caricando il reale di un senso enigmatico.

  2. 02Costruzione dello spazio

    Descrivi la piazza porticata vista in forte scorcio, i punti di fuga molteplici e non coerenti, l'orizzonte alto, le ombre allungate prodotte da una luce radente: lo spazio appare razionale e insieme impossibile.

  3. 03Iconografia

    Riconosci gli elementi tipici: arcate, torre o ciminiera, statua classica, eventuale treno o vela sullo sfondo, manichini o assenza totale di presenza umana; nota gli accostamenti incongrui di oggetti.

  4. 04Significato

    Spiega l'effetto di straniamento e di attesa sospesa: l'opera invita a guardare « oltre » l'apparenza, rivelando il lato misterioso del quotidiano; questo straniamento sarà raccolto dal Surrealismo.

Risultato: L'analisi mostra come de Chirico, conservando la figura e la costruzione prospettica, le pieghi a un fine antinaturalistico: la « piazza d'Italia » è un teatro metafisico dell'enigma, ponte tra l'eredità rinascimentale, il ritorno all'ordine e il futuro Surrealismo.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: sapere definire con precisione il termine « Metafisica » e indicarne gli elementi formali ricorrenti (prospettiva straniante, ombre lunghe, manichino, oggetti incongrui, piazza deserta).
  • Focus Esame di Stato: collocare la Metafisica tra le avanguardie e il « ritorno all'ordine », mostrando come essa conservi la figura ma ne sovverta il significato, e indicarne il rapporto con « Valori Plastici » e con il Surrealismo.

Errori frequenti

  • Confondere la Metafisica con il Surrealismo: la Metafisica la precede e ne è una premessa, ma nasce in Italia, conserva una costruzione prospettica rigorosa e non si fonda sull'automatismo psichico né sulla teoria freudiana del sogno.
  • Affermare che de Chirico « abbandona » la prospettiva: al contrario la recupera deliberatamente, ma la rende contraddittoria per ottenere l'effetto di straniamento; non è imperizia, è scelta poetica.

Approfondimento

Per cogliere l'«enigma» metafisico conviene analizzare un capolavoro come «Le Muse inquietanti» di Giorgio de Chirico (1917-1918 circa), dipinto a Ferrara. In primo piano, su un tavolato ligneo bruscamente inclinato, si ergono due «manichini» senza volto — muse ridotte a fantocci da sarto e a forme geometriche — accompagnati da statue e oggetti incongrui; sullo sfondo, sotto un cielo verdastro da tardo pomeriggio, appaiono il Castello Estense e due ciminiere di fabbrica, l'antico e il moderno accostati in un silenzio irreale. La costruzione dello spazio è volutamente «scorretta»: de Chirico recupera la prospettiva lineare rinascimentale ma ne moltiplica e contraddice i punti di fuga, proietta ombre lunghissime e incoerenti, blocca il tempo in un'ora immobile. Il risultato è uno straniamento, un senso di attesa e di minaccia sospesa. Le radici colte di questa poetica sono importanti: il termine «metafisica» (andare oltre la «physis», oltre l'apparenza) risente della lettura di Nietzsche e Schopenhauer, mentre il gusto per l'enigma affascinò il poeta Apollinaire. La rivista «Valori Plastici» (1918-1922) ne diffuse la teoria e il richiamo al «ritorno al mestiere». Duplice l'eredità: la Metafisica alimenta in Europa il «ritorno all'ordine» e, attraverso il manichino e l'oggetto straniato, semina le premesse del Surrealismo, che venererà proprio le opere giovanili di de Chirico. Al colloquio, leggere lo spazio, la luce e gli oggetti come costruzione dell'enigma è la chiave dell'analisi.

Ripasso attivo

Analizza un dipinto metafisico di de Chirico (per esempio una « piazza d'Italia ») individuando: la costruzione dello spazio, l'uso della luce e delle ombre, gli oggetti e le figure presenti, e spiega in che senso l'opera può dirsi « metafisica » e in che cosa anticipa il Surrealismo.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Il « ritorno all'ordine » e il recupero della figura#

●●○StandardLPOSA-storia-dell-arte-terzo-anno-triennio-arte-tra-le-due-guerre

Mappa concettuale: avanguardia contro ritorno all'ordine

Avanguardia e ritorno all’ordineTabella con 2 colonne e 4 righe, Dati: Avanguardia · Ritorno ordine; rottura · continuità; scomposizione · recupero figura; astrazione · disegno, volume; provocazione · mestiere, misuraAVANGUARDIARITORNO ORDINErotturacontinuitàscomposizionerecupero figuraastrazionedisegno, volumeprovocazionemestiere, misura
Fig. 2Dopo il trauma della Grande Guerra molti artisti abbandonano la scomposizione avanguardista per recuperare la figura, il disegno e il mestiere, guardando ai modelli classici e rinascimentali.

Punti chiave

Con l'espressione « ritorno all'ordine » (rappel à l'ordre, dal titolo di una raccolta di scritti di Jean Cocteau del 1926) si indica la tendenza, diffusa in tutta Europa dopo il 1918, a superare la frammentazione delle avanguardie e a recuperare la chiarezza compositiva, il disegno, il volume e i grandi modelli della tradizione, in particolare del classicismo e del Rinascimento. La Prima guerra mondiale, vissuta come catastrofe della modernità sfrenetica, spinge molti artisti a cercare valori di stabilità, misura e durata.
Il fenomeno non è uniforme: convivono il recupero del classicismo mediterraneo, il richiamo ai « primitivi » italiani (Giotto, Masaccio, Piero della Francesca), un nuovo realismo costruito e l'attenzione al mestiere e alla « solidità » dell'opera teorizzata da « Valori Plastici ». Anche artisti delle avanguardie — Picasso con il suo periodo « classico » degli anni Venti — partecipano a questo clima, segno che non si tratta di una semplice reazione provinciale ma di un'esigenza europea condivisa.
Sul piano formale il « ritorno all'ordine » significa figure salde e monumentali, composizioni equilibrate e simmetriche, spazi chiari, colore disteso e tornito, soggetti spesso « senza tempo » (nudi, maternità, paesaggi, nature morte). Si rifiuta la deformazione espressionista e la scomposizione cubista a favore di una pittura leggibile, che riscopre il valore della rappresentazione e del soggetto riconoscibile.
Questo recupero della tradizione non è privo di ambiguità politiche: la ricerca di un'arte « ordinata », « sana » e « nazionale » sarà facilmente piegata, in Italia e altrove, alle esigenze dei regimi, che vedono nel classicismo un linguaggio adatto a celebrare l'autorità, la continuità con il passato e i valori della patria. Il « ritorno all'ordine » è dunque insieme una risposta culturale autentica al trauma della guerra e un terreno su cui maturerà l'arte di Stato del decennio successivo.
Esempio svolto

Costruire un paragrafo argomentativo sul « ritorno all'ordine »

Redigi un paragrafo argomentativo (tesi, argomenti, conclusione) che dimostri perché il « ritorno all'ordine » non possa essere considerato una semplice reazione antimoderna.

  1. 01Tesi

    Formula l'idea-guida: il « ritorno all'ordine » è una risposta moderna, e non un puro regresso, alla crisi aperta dalla guerra e dalle avanguardie.

  2. 02Primo argomento

    Mostra che il recupero della figura risponde a un'esigenza europea diffusa (Cocteau in Francia, « Valori Plastici » in Italia), non a un gusto provinciale.

  3. 03Secondo argomento

    Porta l'esempio di Picasso, inventore del Cubismo, che negli anni Venti attraversa una fase « classica »: anche l'avanguardia partecipa al ritorno alla figura, segno di un ripensamento e non di una resa.

  4. 04Conclusione

    Concludi distinguendo l'esigenza culturale autentica (chiarezza, misura, durata) dall'uso politico che i regimi ne faranno solo successivamente.

Risultato: Il paragrafo dimostra, con tesi esplicita ed esempi pertinenti, che il « ritorno all'ordine » è un fenomeno europeo e moderno: una rifondazione del linguaggio figurativo dopo il trauma della guerra, distinta dalla sua successiva strumentalizzazione politica.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: spiegare l'origine e il significato dell'espressione « ritorno all'ordine » e indicarne le caratteristiche formali (recupero della figura, del disegno, del volume, della tradizione classica e rinascimentale).
  • Focus Esame di Stato: riconoscere il « ritorno all'ordine » come fenomeno europeo (non solo italiano) e saperlo collegare al trauma della Prima guerra mondiale e, poi, alle ambiguità del rapporto con i regimi.

Errori frequenti

  • Ridurre il « ritorno all'ordine » a un fenomeno esclusivamente italiano e fascista: esso è anzitutto una tendenza europea del primo dopoguerra che coinvolge anche maestri come Picasso, e solo in un secondo momento viene strumentalizzato dai regimi.
  • Considerarlo un puro « passo indietro » reazionario: in realtà nasce dall'esigenza, profondamente moderna, di rifondare un linguaggio chiaro e durevole dopo la crisi delle avanguardie e l'esperienza della guerra.

Approfondimento

Il «ritorno all'ordine» va approfondito con esempi concreti che ne mostrino l'ampiezza europea e la varietà. Il caso più significativo è quello di Pablo Picasso: dopo aver inventato il Cubismo, negli anni Venti l'artista attraversa un «periodo classico» in cui dipinge figure monumentali, nudi solidi e maternità dalle forme piene e tornite, di ispirazione ingresque e mediterranea (celebri le «Due donne che corrono sulla spiaggia»), a riprova che non si tratta di una reazione provinciale ma di un'esigenza condivisa anche dai protagonisti dell'avanguardia. In Francia André Derain e altri ex-Fauves tornano al mestiere e al museo. In Italia il fenomeno si intreccia con la riscoperta dei «primitivi» — Giotto, Masaccio, Piero della Francesca — assunti a modelli di solidità e chiarezza, e con il «realismo magico» di un Felice Casorati, in cui figure immobili e nitide emanano un'atmosfera sospesa e straniata. Sul piano formale, dovunque si affermano figure salde e monumentali, composizioni equilibrate, spazi chiari, colore disteso e soggetti «senza tempo» (nudi, maternità, nature morte), in rifiuto della deformazione espressionista e della scomposizione cubista. Questo recupero della tradizione non è però innocente: la ricerca di un'arte «ordinata», «sana» e «nazionale» sarà facilmente piegata, in Italia e altrove, alle esigenze dei regimi. Al colloquio, saper indicare cause storico-culturali (il trauma della guerra), caratteri formali ed estensione europea, con almeno un esempio non italiano, dimostra una visione d'insieme del periodo.

Ripasso attivo

Spiega che cosa si intende per « ritorno all'ordine » nell'arte europea del primo dopoguerra: indicane le cause storico-culturali, le caratteristiche formali e l'estensione europea, citando almeno un esempio non italiano.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Il gruppo Novecento e l'arte sotto i regimi#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-dell-arte-terzo-anno-triennio-arte-tra-le-due-guerre

Schema di confronto: arte e regimi (Italia / Germania)

Arte e regimi negli anni TrentaTabella con 2 colonne e 4 righe, Dati: Italia · Germania; Novecento · realismo di Stato; pluralismo · stile imposto; avanguardie ok · arte degenerata; romanità · esilio, persecuz.ITALIAGERMANIANovecentorealismo di Statopluralismostile impostoavanguardie okarte degenerataromanitàesilio, persecuz.
Fig. 3In Italia il fascismo tollera una pluralità di stili (Novecento, razionalismo, romanità di Stato); in Germania il nazismo impone un realismo idealizzante e mette al bando l’«arte degenerata» (1937).

Punti chiave

In Italia il « ritorno all'ordine » prende forma soprattutto nel gruppo Novecento, costituito a Milano nel 1922 attorno alla critica Margherita Sarfatti e a un nucleo di pittori (tra cui Mario Sironi, Achille Funi, Anselmo Bucci e Ubaldo Oppi). Il programma è il recupero di una grande tradizione figurativa italiana — la « solidità » plastica, il classicismo, la monumentalità — come base per un'arte nazionale moderna ma radicata nel passato. Le due grandi mostre del Novecento (1926 e 1929) ne diffondono il linguaggio.
La figura centrale è Mario Sironi: i suoi « paesaggi urbani » degli anni Venti, con periferie spoglie, ciminiere e cieli plumbei, traducono in immagini severe e monumentali la modernità industriale; negli anni Trenta Sironi diventa il teorico e l'autore di una grande pittura murale, sostenendo, nel « Manifesto della pittura murale » (1933), che l'affresco e il mosaico, in quanto arti pubbliche e collettive, siano più adatti del quadro da cavalletto a un'arte « sociale » ed educativa.
Il rapporto tra arte e regime fascista fu, in Italia, relativamente articolato: il fascismo non impose un unico stile ufficiale e tollerò la coesistenza di tendenze diverse (Novecento, razionalismo architettonico, residui di astrazione), pur privilegiando una committenza pubblica — edifici, sedi, esposizioni, decorazioni murali — che esaltasse la « romanità », la potenza e la continuità con la grandezza di Roma. L'arte diventa così strumento di rappresentazione del potere e di costruzione del consenso.
Diversa e più rigida fu la situazione nella Germania nazista, dove il regime impose un'arte realistica, idealizzante e propagandistica, e condannò le avanguardie come arte « degenerata » (Entartete Kunst): la famigerata mostra di Monaco del 1937 espose al pubblico ludibrio opere espressioniste, cubiste e astratte, mentre molti artisti furono perseguitati o costretti all'esilio. Il confronto tra il caso italiano e quello tedesco è essenziale per comprendere quanto vari fossero i rapporti tra arte e totalitarismi.
Esempio svolto

Confronto Italia / Germania: arte e regime

Imposta un confronto a due colonne tra il rapporto arte-regime in Italia e in Germania negli anni Trenta, valutando criticamente le differenze.

  1. 01Criterio dello stile

    Italia: nessuno stile unico imposto, pluralità (Novecento monumentale, razionalismo, astrazione). Germania: imposizione di un realismo idealizzante e propagandistico.

  2. 02Criterio del rapporto con le avanguardie

    Italia: tolleranza e coesistenza, anche del futurismo « di regime ». Germania: condanna come arte « degenerata », mostra di Monaco del 1937, persecuzione ed esilio degli artisti.

  3. 03Criterio della committenza

    Italia: grande committenza pubblica (edifici, esposizioni, pittura murale di Sironi) all'insegna della « romanità ». Germania: arte di Stato celebrativa della razza e del Reich.

  4. 04Valutazione critica

    Concludi che, pur condividendo l'uso dell'arte come strumento di consenso, i due regimi divergono profondamente quanto al grado di controllo stilistico e alla repressione delle avanguardie.

Risultato: Il confronto evidenzia che la propaganda è comune ai due regimi, ma il fascismo italiano tollerò una relativa pluralità di linguaggi, mentre il nazismo impose uno stile unico e represse radicalmente le avanguardie come arte « degenerata ».

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: conoscere il gruppo Novecento (data e luogo di nascita, ruolo di Margherita Sarfatti, programma del recupero della tradizione italiana) e la figura di Mario Sironi, in particolare la sua teoria della pittura murale.
  • Focus Esame di Stato: saper confrontare il rapporto tra arte e regime in Italia (relativa pluralità di stili, committenza pubblica, « romanità ») e in Germania (stile imposto, condanna dell'arte « degenerata »), argomentando le differenze.

Errori frequenti

  • Affermare che il fascismo abbia imposto un unico stile « ufficiale » identico a quello nazista: in Italia coesistettero più tendenze (Novecento, razionalismo, astrazione), mentre la rigida condanna dell'arte « degenerata » è propria della Germania nazista.
  • Ridurre Sironi alla sola pittura murale di regime, dimenticando i potenti « paesaggi urbani » degli anni Venti, che sono tra le opere più alte del Novecento e ne anticipano la monumentalità severa.

Approfondimento

Il rapporto tra arte e regime nell'Italia fascista va approfondito nella sua reale complessità, evitando le semplificazioni. A differenza della Germania nazista, il fascismo non impose un unico stile ufficiale: tollerò e mise in concorrenza tendenze diverse — il gruppo Novecento di Margherita Sarfatti e Mario Sironi, il razionalismo architettonico di Terragni, i residui del Futurismo, la Scuola romana — privilegiando però una committenza pubblica che esaltasse la «romanità», la potenza e la continuità con la grandezza di Roma. Nacquero così grandi imprese: la pittura murale teorizzata da Sironi (che nel «Manifesto della pittura murale» del 1933 sosteneva la superiorità dell'affresco e del mosaico, arti pubbliche e collettive, sul quadro da cavalletto), i mosaici e le architetture del Foro Italico, la Città universitaria di Roma, il quartiere monumentale dell'E42-EUR. Diversissima e ben più rigida fu la situazione tedesca, dove il nazismo impose un'arte realistica e idealizzante e condannò le avanguardie come arte «degenerata» (Entartete Kunst): la famigerata mostra di Monaco del 1937 espose al pubblico ludibrio opere espressioniste, cubiste e astratte, molte poi confiscate, vendute o distrutte, mentre gli artisti erano perseguitati o costretti all'esilio. È un capitolo cruciale per l'Educazione civica, perché tocca la libertà dell'arte e la persecuzione culturale. Al colloquio, il confronto tra i due casi va condotto indicando per ciascuno lo stile privilegiato, il trattamento delle avanguardie e un esempio significativo.

Ripasso attivo

Confronta il rapporto tra arte e potere nell'Italia fascista e nella Germania nazista, indicando per ciascun caso lo stile privilegiato, il trattamento riservato alle avanguardie e almeno un esempio o un fenomeno significativo.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Esiti europei e crisi verso il secondo dopoguerra#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-dell-arte-terzo-anno-triennio-arte-tra-le-due-guerre

Linea del tempo 1919-1945: arte e contesto storico

Arte e contesto 1919–1945Grafo, 1919 dopoguerra → 1922 Novecento, 1922 Novecento → 1926 I mostra, 1926 I mostra → 1933 murale, 1933 murale → 1937 degenerata, 1937 degenerata → 1939 II g.m.1919 dopoguerra1922 Novecento1926 I mostra1933 murale1937 degenerata1939 II g.m.
Fig. 4Tra le due guerre: dalla Metafisica al ritorno all’ordine (Novecento, 1922; prima mostra 1926), all’arte di regime (pittura murale di Sironi, 1933; «arte degenerata», 1937), fino alla Seconda guerra mondiale (1939).

Punti chiave

Il « ritorno all'ordine » ha esiti diversi nelle varie nazioni europee. In Germania, accanto e contro l'Espressionismo, si afferma negli anni Venti la Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit): un realismo lucido e disincantato che, con artisti come Otto Dix e George Grosz, mette a nudo con crudezza le ferite della guerra, la corruzione e le contraddizioni della società di Weimar. Non è un'arte consolatoria, ma una figurazione tagliente, spesso satirica e di denuncia sociale.
La Nuova Oggettività mostra come il recupero della figura non significhi necessariamente adesione all'ordine costituito: anzi, in Dix e Grosz la chiarezza realistica si fa strumento critico verso la borghesia e il militarismo. Questa duplicità — la figura come celebrazione del potere oppure come sua impietosa critica — è una chiave di lettura essenziale dell'arte tra le due guerre.
Nello stesso periodo non scompaiono le ricerche di avanguardia: il Surrealismo, che recupera anche l'eredità metafisica, e l'Astrattismo proseguono il loro lavoro, mentre il Movimento Moderno in architettura (ripasso) elabora il linguaggio razionalista. L'arte tra le due guerre è dunque un campo plurale e contraddittorio, in cui ordine e ricerca, tradizione e avanguardia, consenso e dissenso convivono e si scontrano.
La crisi precipita con l'affermarsi dei totalitarismi e con lo scoppio della Seconda guerra mondiale: la persecuzione delle avanguardie, l'esilio di molti artisti (numerosi dei quali si trasferiscono negli Stati Uniti) e la catastrofe bellica chiudono questa stagione e spostano il baricentro dell'arte. Nel secondo dopoguerra emergeranno nuove tendenze — l'Informale, l'Espressionismo astratto americano — segnando il passaggio (ripasso) all'arte contemporanea.
Esempio svolto

Interpretare la duplicità della figura tra le due guerre

Mostra, attraverso un confronto, come il recupero della figura possa servire tanto alla celebrazione del potere quanto alla sua critica, citando esempi opposti del periodo.

  1. 01Il polo della celebrazione

    Individua nell'arte di regime (committenza pubblica, pittura murale, classicismo monumentale) l'uso della figura per esaltare l'autorità e la continuità con la tradizione.

  2. 02Il polo della critica

    Contrapponi la Nuova Oggettività: in Dix e Grosz la stessa chiarezza figurativa è rivolta a denunciare le ferite della guerra, la miseria e l'ipocrisia della società di Weimar.

  3. 03Il criterio comune

    Riconosci che entrambi i poli rifiutano la deformazione astratta e tornano alla rappresentazione leggibile: cambia non la tecnica, ma l'intenzione e la funzione.

  4. 04Conclusione

    Concludi che la figura, tra le due guerre, è un linguaggio ambivalente: il suo significato dipende dal contesto e dall'intenzione dell'artista, non dalla sola scelta realistica.

Risultato: Il confronto chiarisce che il ritorno alla figura è uno strumento neutro quanto alla forma ma carico di intenzioni opposte: celebrazione nell'arte di regime, denuncia nella Nuova Oggettività; comprenderne l'ambivalenza è la chiave critica del periodo.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: conoscere la Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit) come realismo critico della Germania di Weimar, con i suoi protagonisti (Dix, Grosz) e la sua funzione di denuncia.
  • Focus Esame di Stato: riconoscere la pluralità e le contraddizioni dell'arte tra le due guerre (ordine e avanguardia, consenso e dissenso) e saper indicare gli esiti che, con la guerra e l'esilio degli artisti, aprono la strada al secondo dopoguerra.

Errori frequenti

  • Pensare che il recupero della figura implichi sempre adesione al potere: la Nuova Oggettività di Dix e Grosz usa il realismo proprio come strumento di critica sociale e di denuncia.
  • Credere che tra le due guerre le avanguardie siano del tutto sparite: Surrealismo e Astrattismo proseguono, e l'epoca è caratterizzata dalla coesistenza conflittuale di ordine e ricerca.

Approfondimento

La faccia più tagliente del realismo tra le due guerre è la Nuova Oggettività tedesca (Neue Sachlichkeit), e conviene approfondirla con un capolavoro. Otto Dix, reduce traumatizzato dalle trincee, dipinge il grande «Trittico della guerra» (Der Krieg, 1929-1932): adotta volutamente il formato dell'antica pala d'altare a più scomparti — con tanto di «predella» in basso — ma vi raffigura, con crudezza allucinata e minuziosa, non la storia sacra bensì l'orrore del fronte: paesaggi devastati, cadaveri in decomposizione, soldati straziati. Il formato sacro esalta per contrasto l'atrocità laica, in un implacabile atto d'accusa contro la guerra. Analogamente George Grosz, con opere come «I pilastri della società» (1926), traccia una satira feroce della borghesia, dei militaristi e dei profittatori della Repubblica di Weimar. Questi esempi mostrano una verità essenziale: il recupero della figura non significa necessariamente adesione all'ordine costituito, perché in Dix e Grosz la chiarezza realistica si fa strumento di critica sociale e di denuncia, l'esatto contrario dell'arte celebrativa dei regimi. La crisi precipita con i totalitarismi e la Seconda guerra mondiale: la persecuzione delle avanguardie, la confisca dell'arte «degenerata», l'esilio di molti artisti (numerosi verso gli Stati Uniti) chiudono questa stagione e spostano il baricentro dell'arte da Parigi a New York, aprendo il secondo dopoguerra. Al colloquio, spiegare la «doppia funzione» della figura — celebrazione del potere o sua critica impietosa — è una chiave di lettura essenziale.

Ripasso attivo

Spiega che cos'è la Nuova Oggettività e perché il recupero realistico della figura, in questo caso, non coincide con il « ritorno all'ordine » celebrativo, ma diventa strumento di critica sociale; collega infine il periodo agli esiti verso il secondo dopoguerra.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01La Metafisica: de Chirico e lo spazio enigmatico◐
    • 02Il « ritorno all'ordine » e il recupero della figura◐
    • 03Il gruppo Novecento e l'arte sotto i regimi●
    • 04Esiti europei e crisi verso il secondo dopoguerra●

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Dagli appunti all'allenamento

Arte tra le due guerre e ritorno all'ordine

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~21
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4
Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

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