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Arte romana

L'arte romana nasce dall'incontro fra l'eredità etrusca e la lezione greca, ma elabora un linguaggio profondamente originale, ingegneristico, pubblico e celebrativo: dall'arco e dalla volta in calcestruzzo alle grandi tipologie civili (Colosseo, Pantheon, terme, acquedotti, basiliche), dal rilievo storico (Ara Pacis, Colonna Traiana) alla ritrattistica veristica e alla pittura parietale dei quattro stili pompeiani. Questo appunto ne studia le premesse, le tecniche costruttive, il rilievo come strumento di propaganda imperiale e i linguaggi del ritratto e della pittura, sempre nel rapporto fra funzione, committenza e forma.

4 sezioni·~22 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 3·Verificato · 07/2026

T·0222 / 15
Profilo d’esame
Conoscere l'arte romana nei rapporti di continuità e originalità rispetto al mondo greco ed etruscoComprendere il carattere celebrativo, pubblico e ingegneristico dell'arte e dell'architettura romanaConoscere le grandi tecniche costruttive (arco, volta, cupola, calcestruzzo) e le tipologie civiliRiconoscere il ritratto, il rilievo storico e la pittura come strumenti di comunicazione del potere
Operatori:analizzadescriviconfrontaspiegaclassificaillustracontestualizzainterpreta

livello base

A tutti gli indirizzi si richiede di riconoscere le principali tecniche costruttive romane, di leggere le grandi tipologie civili e i monumenti celebrativi nel loro contesto storico-politico e di usare il lessico specifico (arco, volta, cupola, opus, rilievo storico).

livello avanzato

Al Liceo Classico e al Linguistico si approfondiscono i rapporti con il mondo greco ed etrusco e la lettura iconografica dei rilievi; al Liceo Scientifico e Scienze Applicate si valorizza l'analisi statico-costruttiva (geometria di archi, volte e cupole) come ponte con le discipline scientifiche.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Arte romana
    • 01Premesse: l'eredità etrusca e l'incontro con la Grecia○
    • 02Tecniche costruttive e tipologie dell'architettura pubblica◐
    • 03Il rilievo storico e la propaganda imperiale◐
    • 04Ritratto e pittura parietale (gli stili pompeiani)◐
§ 01

Premesse: l'eredità etrusca e l'incontro con la Grecia#

●○○BaseLPOSA-storia-dell-arte-primo-anno-triennio-arte-romanaLPPremesse: arte etrusca e incontro con la cultura greca

Punti chiave

L'arte romana non sorge dal nulla: si forma assorbendo due grandi eredità, quella etrusca e quella greca, e proprio nella capacità di rielaborarle in funzione delle proprie esigenze pratiche e politiche risiede la sua originalità. Dagli Etruschi Roma riceve competenze tecniche e urbanistiche fondamentali — l'uso strutturale dell'arco, la pianta regolare della città con il cardo e il decumano, la sistemazione idraulica del territorio (la Cloaca Maxima) e il tempio su alto podio con accesso frontale — oltre a una radicata cultura del ritratto, legata alle pratiche funerarie e al culto degli antenati.
Dal mondo greco, soprattutto dopo la conquista della Grecia (II secolo a.C.) e l'afflusso a Roma di opere e maestranze ellenistiche, derivano gli ordini architettonici, il repertorio decorativo e l'ideale di bellezza formale. I Romani, però, non si limitano a copiare: usano gli ordini greci come «rivestimento» decorativo applicato a strutture costruite con tecniche proprie (l'arco, la volta), come si vede nelle arcate sovrapposte del Colosseo, dove le semicolonne dorica, ionica e corinzia diventano partitura ornamentale e non più elemento portante.
Il tempio romano sintetizza le due eredità: conserva dall'Etruria l'alto podio, la scalinata d'accesso solo sul fronte e l'orientamento frontale (a differenza del tempio greco, isolato e con gradini su tutti i lati), ma adotta dalla Grecia gli ordini e le proporzioni delle colonne. Ne nasce un edificio pensato per essere visto da davanti, inserito nello spazio scenografico del foro. Il celebre Tempio della Fortuna Virile (oggi Tempio di Portuno) a Roma, con il suo pronao colonnato e la cella affiancata da semicolonne addossate al muro («pseudoperiptero»), esemplifica questa sintesi.
Il tratto distintivo della cultura figurativa romana è la finalità: l'arte è anzitutto strumento di utilità collettiva e di comunicazione del potere. Mentre l'arte greca persegue la bellezza ideale e l'arte etrusca è intimamente legata al mondo religioso e funerario, l'arte romana è pubblica, celebrativa e «documentaria»: registra eventi storici realmente accaduti, celebra magistrati e imperatori, organizza la vita della comunità con opere d'ingegneria. È questa vocazione pratica e politica a guidarne ogni scelta formale (Fig. 1).

Le due eredità dell'arte romana: Etruschi e Grecia

Le due eredità dell’arte romanaGrafo, Etruschi: arco, podio → Arte romana, Grecia: ordini, ideale → Arte romana, Arte romana → Arte pubblica e utileEtruschi: arco,podioGrecia: ordini,idealeArte romanaArte pubblica eutile
Fig. 1Roma fonde l’ingegneria etrusca (arco, podio del tempio, ritratto) e le forme greche (ordini, decoro) in un’arte pubblica, ingegneristica e celebrativa.
Esempio svolto

Confrontare il tempio greco e il tempio romano

Descrivi le principali differenze tra il tempio greco classico e il tempio romano di tradizione etrusca, spiegando da quale cultura derivi ciascun elemento.

  1. 01Il basamento

    Il tempio greco poggia su un crepidoma a gradini che corre su tutti e quattro i lati; il tempio romano sorge su un alto podio con un'unica scalinata frontale, elemento ereditato dagli Etruschi.

  2. 02L'orientamento e l'accesso

    Il tempio greco è isolato e accessibile da più lati, pensato per essere girato attorno; il tempio romano è frontale, inserito nello spazio scenografico del foro e visto da davanti.

  3. 03Il colonnato

    Dove il tempio greco è peristilo (colonne libere su tutti i lati), il tempio romano è spesso «pseudoperiptero»: il pronao ha colonne libere, ma sui fianchi e sul retro le colonne diventano semicolonne addossate al muro della cella.

  4. 04Gli ordini

    Gli ordini (dorico, ionico, corinzio) e le proporzioni delle colonne sono ripresi dalla Grecia, ma applicati a un impianto di derivazione etrusca; il corinzio diventa il preferito a Roma per la sua ricchezza decorativa.

Risultato: Il tempio romano fonde il podio frontale, l'accesso unico e l'orientamento etruschi con gli ordini e le proporzioni greci, dando vita a un edificio scenografico e frontale (spesso pseudoperiptero) profondamente diverso dal tempio greco isolato e periptero.

Obiettivo Maturità

  • Saper distinguere con precisione ciò che Roma deve agli Etruschi (arco, podio, ritratto, urbanistica) da ciò che deve ai Greci (ordini, decorazione, ideale formale) è una richiesta tipica nella contestualizzazione dell'arte romana.
  • Il confronto tra tempio greco (isolato, gradini su tutti i lati) e tempio romano-etrusco (alto podio, accesso frontale, pseudoperiptero) è un nodo ricorrente: va saputo descrivere con il lessico corretto.

Errori frequenti

  • Considerare l'arte romana una semplice copia di quella greca: i Romani rielaborano gli ordini come rivestimento decorativo applicato a strutture (arco, volta) di concezione del tutto autonoma.
  • Attribuire ai Greci l'invenzione dell'arco strutturale a tutto sesto come elemento costruttivo dominante: furono gli Etruschi prima e i Romani poi a farne il fondamento della loro architettura.

Approfondimento

Per comprendere davvero l'eredità etrusca conviene guardare da vicino alcuni capolavori. Nella grande scultura in terracotta, l'«Apollo di Veio» (fine del VI secolo a.C.), attribuito al leggendario maestro Vulca, mostra un sorriso arcaico di derivazione greca ma una vitalità nervosa e un incedere dinamico tutti etruschi: la statua era acroteriale, posta sul colmo del tetto del tempio, perché l'architettura etrusca in legno e terracotta affidava la decorazione al coronamento e non al frontone in pietra. Nell'arte funeraria, il «Sarcofago degli Sposi» da Cerveteri (VI secolo a.C., Villa Giulia) raffigura una coppia semidistesa sul letto del banchetto, con gesti affettuosi e volti sorridenti: un'immagine dell'aldilà come continuazione serena della vita, che rivela la centralità del culto dei morti — proprio da qui deriva la vocazione romana al ritratto. La pittura tombale di Tarquinia (Tomba dei Leopardi, dei Giocolieri) documenta banchetti, danze e musica con colori vivaci. Sul piano tecnico, gli Etruschi furono maestri del bronzo (la «Chimera d'Arezzo», la «Lupa capitolina», a lungo ritenuta etrusca ma oggi discussa) e dell'oreficeria a granulazione. Riconoscere questi elementi permette di leggere l'arte romana non come pura filiazione greca, ma come sintesi originale di due radici, secondo la logica pratica e politica che è la sua cifra profonda.

Ripasso attivo

In un paragrafo di circa 12-15 righe, spiega in che senso l'arte romana sia insieme «debitrice» ed «originale» rispetto al mondo etrusco e greco, indicando almeno due elementi ereditati dagli Etruschi e due dai Greci e mostrando come Roma li reinterpreti.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Tecniche costruttive e tipologie dell'architettura pubblica#

●●○StandardLPOSA-storia-dell-arte-primo-anno-triennio-arte-romanaLPTecniche: arco, volta, cupola, opus e calcestruzzo; architettura: Colosseo, Pantheon, fori, terme, acquedotti, basiliche

Sezione del Pantheon: la sfera inscritta e l'oculo

Pantheon: sfera ideale inscritta (diametro = altezza)Figura geometrica, centro, oculo, pavimento, diametro 43,3 m, altezza 43,3 mcentrooculopavimentox1x2diametro43,3 maltezza43,3 m

Punti chiave

Il vero genio dei Romani è ingegneristico: la rivoluzione costruttiva ruota attorno all'arco a tutto sesto e ai suoi sviluppi, la volta e la cupola, resi possibili da un materiale economico e versatile, il calcestruzzo (l'«opus caementicium»: un conglomerato di malta di calce, pozzolana e frammenti di pietra o laterizio). Questo impasto, gettato dentro casseforme e rivestito esternamente da paramenti murari, permise di coprire spazi enormi senza il sistema greco a colonne e architravi, liberando lo spazio interno.
L'arco a tutto sesto è una struttura formata da conci a forma di cuneo (i «voinci») disposti lungo una semicirconferenza: ogni concio scarica il proprio peso sui contigui spingendo lateralmente, finché la chiave di volta al vertice chiude e blocca il sistema; le spinte orizzontali vengono assorbite dai piedritti o da contrafforti. Dilatando l'arco in profondità si ottiene la volta a botte; facendo intersecare ad angolo retto due volte a botte si ottiene la volta a crociera, che concentra le spinte sui quattro pilastri d'angolo e permette aperture laterali; ruotando un arco attorno al suo asse verticale si ottiene la cupola (Fig. 1).
Da queste tecniche derivano le grandi tipologie dell'architettura pubblica. L'anfiteatro Flavio o Colosseo (I sec. d.C.) è un'ellisse di arcate sovrapposte (dorico, ionico, corinzio, e in alto lesene corinzie) capace di accogliere decine di migliaia di spettatori grazie a un sapiente sistema di volte, scale e corridoi. Le terme (come quelle di Caracalla) sono grandi complessi voltati per il benessere e la socialità. Gli acquedotti, con le loro lunghe teorie di arcate, portano l'acqua alle città; la basilica civile, aula coperta a navate per l'amministrazione della giustizia e degli affari, fornirà il modello alla futura basilica cristiana.
Il capolavoro assoluto è il Pantheon (ricostruito da Adriano intorno al 118-128 d.C.), tempio dedicato a tutti gli dèi. A un pronao classico con colonne corinzie si addossa una straordinaria aula circolare («rotonda») coperta da una cupola emisferica. La sua geometria è perfetta: il diametro interno della cupola (circa 43,3 metri) è uguale all'altezza dal pavimento al sommo, così che la cavità interna contiene esattamente una sfera ideale. La cupola, alleggerita da cassettoni e da calcestruzzo via via più leggero verso l'alto, è aperta al centro da un grande «oculo» di circa 9 metri di diametro, unica fonte di luce e simbolico legame con il cielo (Fig. 2).

I sistemi voltati romani: arco, volta a botte, volta a crociera, cupola

Derivazione dei sistemi voltati romaniGrafo, Arco a tutto sesto → Volta a botte, Volta a botte → Volta a crociera, Arco a tutto sesto → CupolaArco a tuttosestoVolta a botteVolta a crocieraCupolaestrusioneincrociorotazione
Fig. 2Tutti i sistemi voltati derivano dall’arco a tutto sesto in opus caementicium: estruso dà la volta a botte, due botti incrociate la crociera, ruotato sull’asse la cupola.
Vsfera=43 π r3,r=43.32≈21.65 mV_{sfera} = \dfrac{4}{3}\,\pi\,r^{3}, \qquad r = \dfrac{43.3}{2} \approx 21.65\ \mathrm{m}Vsfera​=34​πr3,r=243.3​≈21.65 m

Sfera ideale inscritta nel Pantheon

Nel Pantheon il diametro interno della cupola (circa 43,3 m) eguaglia l'altezza dal pavimento al sommo: lo spazio interno contiene perciò una sfera ideale di raggio circa 21,65 m. La formula del volume della sfera mostra il principio geometrico che governa l'invaso.

Esempio svolto

Spiegare il funzionamento statico dell'arco e della cupola

Spiega come funziona staticamente l'arco a tutto sesto e mostra come da esso si ricavi la cupola del Pantheon, indicando il materiale che ne ha reso possibile la costruzione.

  1. 01I conci a cuneo

    L'arco è formato da blocchi a forma di cuneo (voinci) disposti lungo una semicirconferenza: ciascuno, sotto il proprio peso, spinge contro i blocchi adiacenti invece di cadere.

  2. 02La chiave di volta

    Il concio centrale al vertice, la chiave di volta, chiude il sistema: inserito per ultimo, blocca tutti gli altri e rende l'arco autoportante.

  3. 03Le spinte

    L'arco scarica verso il basso ma anche lateralmente: le spinte orizzontali vanno contenute con robusti piedritti o contrafforti, altrimenti l'arco si aprirebbe.

  4. 04Dalla rotazione alla cupola

    Facendo ruotare un arco di 360° attorno al proprio asse verticale si genera una cupola emisferica: è esattamente la copertura del Pantheon.

  5. 05Il materiale

    Tutto ciò è possibile grazie all'opus caementicium (calcestruzzo), gettato in casseforme e alleggerito verso l'alto con cassettoni e aggregati più leggeri, fino all'oculo aperto al sommo.

Risultato: L'arco a tutto sesto regge perché i conci a cuneo si contrastano a vicenda e la chiave di volta li blocca, scaricando le spinte sui piedritti; ruotando l'arco si ottiene la cupola, e il calcestruzzo alleggerito ha permesso al Pantheon di coprire una rotonda di oltre 43 metri con un solo, immenso invaso emisferico.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare il funzionamento statico dell'arco (conci a cuneo, chiave di volta, spinte sui piedritti) e derivarne volta a botte, volta a crociera e cupola è il contenuto tecnico più valutato della sezione.
  • La geometria del Pantheon (cupola emisferica con diametro uguale all'altezza, sfera inscritta, oculo) e il ruolo dell'opus caementicium sono richieste ricorrenti: vanno descritte con i dati corretti.

Errori frequenti

  • Confondere la volta a botte (estrusione di un singolo arco) con la volta a crociera (intersezione ortogonale di due volte a botte): solo la crociera concentra le spinte sui quattro pilastri d'angolo, liberando le pareti.
  • Credere che la cupola del Pantheon sia in pietra o muratura piena: è in calcestruzzo (opus caementicium) alleggerito verso l'alto e con cassettoni, soluzione che ne riduce il peso e le spinte.

Approfondimento

Vale la pena approfondire l'ingegneria della cupola del Pantheon, che resta la più grande cupola in calcestruzzo non armato mai costruita. La stabilità di una cupola emisferica è minacciata dalle spinte che, a partire da circa due terzi dell'altezza, tenderebbero ad aprirla lungo i meridiani: i costruttori romani le contrastarono con una serie di accorgimenti straordinariamente moderni. Anzitutto un «calcestruzzo a densità decrescente»: negli strati bassi l'inerte è pesante (frammenti di travertino e tufo), mentre verso l'alto si alleggerisce progressivamente fino alla pomice, riducendo il peso proprio della calotta. In secondo luogo i «cassettoni» (le lacune quadrangolari rientranti), che non hanno solo funzione decorativa ma sottraggono massa alleggerendo la volta. In terzo luogo, il tamburo di base, spessissimo (oltre 6 metri) e irrobustito da archi di scarico nascosti nella muratura, funge da anello di contenimento. L'«oculo» sommitale, lungi dall'indebolire la struttura, chiude la cupola come una chiave anulare in compressione. Che questo prodigio sia giunto pressoché intatto si deve a un fatto storico decisivo: nel 609 d.C. il tempio pagano fu consacrato come chiesa cristiana (Santa Maria ad Martyres), e la nuova funzione lo preservò dalle spoliazioni. È un caso esemplare per l'Educazione civica: il riuso e la tutela hanno salvato un monumento oggi patrimonio dell'umanità.

Ripasso attivo

Analizza il Pantheon di Roma come sintesi dell'architettura romana: descrivi la sua struttura (pronao e rotonda), spiega la geometria della cupola e dell'oculo e indica quali tecniche costruttive ne hanno reso possibile la realizzazione.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Il rilievo storico e la propaganda imperiale#

●●○StandardLPOSA-storia-dell-arte-primo-anno-triennio-arte-romanaLPRilievo storico-celebrativo: Ara Pacis, Colonna Traiana, archi di trionfo

Le tipologie del rilievo storico-celebrativo romano

Il rilievo storico-celebrativo romanoTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Tipologia · Esempio · Data; Altare · Ara Pacis · 13–9 a.C.; Colonna · Col. Traiana · 113 d.C.; Arco · Arco di Tito · 81 d.C.TIPOLOGIAESEMPIODATAAltareAra Pacis13–9 a.C.ColonnaCol. Traiana113 d.C.ArcoArco di Tito81 d.C.
Fig. 4Il rilievo romano è storico (eventi reali), non mitico come il greco. La Colonna Traiana svolge un fregio continuo a spirale con oltre cento scene; l’Arco di Costantino data al 315 d.C.

Punti chiave

Il rilievo storico è una delle invenzioni più originali dell'arte romana: a differenza del rilievo greco, che rappresenta miti, divinità e gesta ideali, il rilievo romano «racconta» eventi storici realmente accaduti — vittorie militari, cerimonie, processioni — con intento documentario e celebrativo. Diventa così uno strumento di propaganda al servizio dello Stato e dell'imperatore, capace di parlare anche a chi non sapeva leggere, e per questo collocato su monumenti pubblici visibili a tutti: altari, colonne, archi di trionfo.
L'Ara Pacis Augustae (altare della Pace di Augusto, 13-9 a.C.) è il manifesto figurativo del principato. Un recinto marmoreo racchiude l'altare e ne riveste le pareti con rilievi di altissima qualità: la grande processione della famiglia imperiale e dei sacerdoti (un corteo reale, con ritratti riconoscibili, in cui compaiono anche bambini) e i pannelli allegorici, come la celebre «Tellus» (la Terra feconda, simbolo della prosperità portata dalla pace augustea). Lo stile, di derivazione classica e fidiaca, esprime ordine, misura e armonia, in sintonia con l'ideologia della «pax Augusta».
La Colonna Traiana (113 d.C.) porta il rilievo storico alla sua massima ambizione narrativa: un fregio continuo, lungo circa 200 metri, si avvolge a spirale lungo il fusto raccontando in oltre cento scene le due campagne di Traiano contro i Daci. È un vero «reportage» scolpito, con migliaia di figure, attento ai dettagli di armi, accampamenti e paesaggi; l'imperatore vi compare ripetutamente come guida e protagonista. Per favorire la lettura, le figure dei registri superiori sono leggermente ingrandite e lo sfondo è appena accennato: la chiarezza narrativa prevale sull'illusione prospettica.
L'arco di trionfo è la tipologia celebrativa per eccellenza: una porta monumentale, a uno o tre fornici, eretta per commemorare una vittoria o un imperatore, decorata con rilievi storici e iscrizioni. L'Arco di Tito (dopo l'81 d.C.) celebra la conquista di Gerusalemme con i due celebri rilievi del passaggio sotto la volta (il trionfo e il bottino del Tempio, tra cui il candelabro a sette bracci), in cui la resa dello spazio si fa più dinamica e «illusionistica». L'Arco di Costantino (315 d.C.), il più grande, segna la tarda antichità anche per il reimpiego di rilievi più antichi («spolia») accanto a sculture coeve dallo stile ormai semplificato e frontale (Fig. 1).
Esempio svolto

Analizzare un monumento celebrativo: l'Ara Pacis

Analizza l'Ara Pacis Augustae come strumento dell'ideologia augustea: indica che cos'è, da chi e perché fu voluta, quali soggetti rappresenta e quale messaggio trasmette.

  1. 01Che cos'è

    L'Ara Pacis Augustae è un altare marmoreo (13-9 a.C.) racchiuso entro un recinto rettangolare interamente rivestito di rilievi: fu votato dal Senato per celebrare la pace riportata da Augusto.

  2. 02I soggetti

    Sulle pareti lunghe corre la processione della famiglia imperiale e dei sacerdoti, un corteo reale con ritratti riconoscibili (compresi bambini); sui pannelli minori si dispiegano scene allegoriche come la Tellus, la Terra feconda.

  3. 03Lo stile

    Lo stile è di ispirazione classica e fidiaca: ordine, misura, panneggi armoniosi. La scelta non è casuale, ma comunica l'idea di un ritorno all'equilibrio e ai valori tradizionali.

  4. 04Il messaggio

    L'insieme veicola la «pax Augusta»: la pace, la prosperità e la pietas religiosa garantite dal principato, presentate come frutto del governo di Augusto e della sua casa.

Risultato: L'Ara Pacis è il manifesto figurativo del principato: attraverso la processione della famiglia imperiale e le allegorie della fecondità, in uno stile classico e misurato, celebra la pace e la prosperità portate da Augusto, trasformando il rilievo storico in raffinato strumento di propaganda.

Obiettivo Maturità

  • La differenza tra rilievo greco (mitico-ideale) e rilievo storico romano (documentario-celebrativo) è il concetto-chiave della sezione: va spiegata con esempi (Ara Pacis, Colonna Traiana).
  • Saper riconoscere e descrivere le tre grandi tipologie celebrative — altare (Ara Pacis), colonna istoriata (Colonna Traiana), arco di trionfo (Tito, Costantino) — e il loro fine propagandistico è una richiesta ricorrente.

Errori frequenti

  • Confondere l'Arco di Tito (un solo fornice, I sec. d.C.) con l'Arco di Costantino (tre fornici, IV sec. d.C., con spolia): differiscono per epoca, struttura e stile.
  • Leggere la Colonna Traiana come semplice decorazione: è una narrazione storica continua e ordinata, con accorgimenti (figure ingrandite in alto, sfondo ridotto) pensati per la leggibilità del racconto.

Approfondimento

L'Ara Pacis merita una lettura iconografica ravvicinata, perché è una macchina ideologica raffinatissima. Il recinto marmoreo intreccia quattro registri di significato. In basso corre un fregio vegetale di girali d'acanto abitati da cigni e piccoli animali: non mera decorazione, ma allusione all'«aurea aetas», la nuova età dell'oro di fertilità e abbondanza portata dalla pace. Sui fianchi si svolge la grande «processione» della famiglia imperiale e dei sacerdoti, in cui — novità assoluta — compaiono ritratti riconoscibili e persino bambini annoiati che tirano le vesti degli adulti: un realismo che umanizza la dinastia e la presenta come modello di «pietas» familiare. Sul fronte, i pannelli allegorici (la cosiddetta «Tellus», la Terra feconda tra i due venti, la cui identificazione è dibattuta tra Tellus, Pax, Italia e Venere) traducono in immagine il programma augusteo. Anche la vicenda moderna del monumento è istruttiva per la tutela del patrimonio: smembrato e disperso, fu ricomposto e ricollocato nel 1938 dal regime fascista in una teca celebrativa (Vittorio Ballio Morpurgo), e nel 2006 protetto dal museo di Richard Meier, non senza polemiche urbanistiche. Confrontare l'uso politico del rilievo augusteo con la sua «riappropriazione» novecentesca insegna a distinguere il valore storico-artistico dell'opera dagli usi ideologici che ne sono stati fatti.

Ripasso attivo

Confronta l'Ara Pacis e la Colonna Traiana come strumenti di propaganda imperiale: per ciascun monumento indica la committenza, il soggetto rappresentato, la tecnica narrativa e il messaggio politico che veicola.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Ritratto e pittura parietale (gli stili pompeiani)#

●●○StandardLPOSA-storia-dell-arte-primo-anno-triennio-arte-romanaLPRitrattistica e pittura parietale (i quattro stili pompeiani)

I quattro stili della pittura pompeiana

I quattro stili della pittura pompeianaTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Stile · Datazione · Carattere; I stile · II sec. a.C. · incrostazione; II stile · I sec. a.C. · architettonico; III stile · età augustea · ornamentale; IV stile · I sec. d.C. · fantastico, cella evidenziata: fantasticoSTILEDATAZIONECARATTEREI stileII sec. a.C.incrostazioneII stileI sec. a.C.architettonicoIII stileetà augusteaornamentaleIV stileI sec. d.C.fantastico
Fig. 5Classificazione di August Mau (Pompei ed Ercolano, sepolte dal Vesuvio nel 79 d.C.): dal finto marmo alla parete sfondata dall’illusionismo scenografico.

Punti chiave

Il ritratto è il genere in cui l'arte romana esprime forse la sua massima originalità. Radicato nella pratica etrusca e nel culto degli antenati (le «imagines maiorum», le maschere di cera dei defunti conservate in casa), il ritratto repubblicano è marcatamente «veristico»: rappresenta il volto con spietata fedeltà, rughe, calvizie, asimmetrie comprese, perché i segni dell'età comunicano autorità, esperienza e «gravitas». Il volto è documento, non idealizzazione.
Con l'età imperiale il ritratto si carica di funzione politica e oscilla tra verismo e idealizzazione a seconda del messaggio. L'Augusto di Prima Porta lo mostra come comandante eternamente giovane e idealizzato (il corpo riprende il canone di Policleto, il Doriforo), strumento di un'immagine del potere serena e classica. In seguito i ritratti seguono mode e ideologie diverse: la pettinatura e la barba, lo sguardo «ispirato» (come nei ritratti di età adrianea) o il volto teso e drammatico dei ritratti tardoantichi diventano segni del tempo e della concezione del principe.
La pittura romana ci è nota soprattutto grazie alle città sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. — Pompei ed Ercolano — le cui pareti affrescate si sono conservate eccezionalmente. Gli studiosi (in particolare August Mau) hanno distinto quattro «stili pompeiani» successivi, che documentano l'evoluzione del gusto decorativo nelle case romane: dall'imitazione dei rivestimenti marmorei fino a complesse architetture dipinte e scene fantastiche.
Il I stile (detto «a incrostazione», II sec. a.C.) imita con lo stucco e il colore i rivestimenti marmorei delle pareti. Il II stile («architettonico» o prospettico, I sec. a.C.) «sfonda» illusionisticamente la parete con architetture dipinte, finte colonne e vedute prospettiche, aprendo spazi immaginari (celebri gli affreschi della Villa dei Misteri). Il III stile («ornamentale», età augustea) abbandona l'illusione spaziale per superfici dal fondo unito (spesso nero o rosso) con esili decorazioni e piccoli quadretti centrali. Il IV stile («fantastico» o «dell'illusionismo prospettico», età neroniana-flavia) fonde i precedenti in scenografie complesse, architetture irreali e ariose composizioni figurate (Fig. 1).
Esempio svolto

Distinguere ritratto veristico e ritratto idealizzato

Confronta il ritratto repubblicano veristico e l'Augusto di Prima Porta, spiegando le diverse finalità che guidano le due scelte stilistiche.

  1. 01Il ritratto repubblicano

    Il ritratto della Repubblica è veristico: il volto è reso con spietata fedeltà, comprese rughe, calvizie e segni dell'età, perché tali tratti comunicano esperienza, autorità e gravitas.

  2. 02La radice culturale

    Questo verismo affonda nel culto degli antenati e nelle imagines maiorum (le maschere di cera dei defunti): il volto è documento della stirpe e del valore individuale, non immagine idealizzata.

  3. 03L'Augusto di Prima Porta

    L'Augusto di Prima Porta capovolge la prospettiva: l'imperatore appare giovane, bello e idealizzato, con il corpo costruito sul canone del Doriforo di Policleto; è un'immagine eterna e classica.

  4. 04Le due finalità

    Il verismo repubblicano serve a dichiarare autorevolezza individuale e legame con gli avi; l'idealizzazione augustea serve a costruire un'immagine atemporale e divinizzata del potere imperiale.

Risultato: Il ritratto repubblicano è veristico perché i segni dell'età comunicano gravitas e legame con gli antenati; l'Augusto di Prima Porta è invece idealizzato sul modello greco di Policleto perché costruisce un'immagine eterna e classica del principe: due stili opposti al servizio di due diverse finalità politiche.

Obiettivo Maturità

  • La nozione di ritratto «veristico» repubblicano (legato al culto degli antenati e alla gravitas) contrapposto al ritratto idealizzato imperiale (Augusto di Prima Porta) è un nodo centrale: va spiegata con esempi.
  • Saper elencare e caratterizzare in ordine i quattro stili pompeiani (incrostazione, architettonico, ornamentale, fantastico) è una richiesta classica: attenzione a non invertirli.

Errori frequenti

  • Invertire o confondere il I e il II stile pompeiano: il I imita il marmo sulla superficie della parete, il II la «sfonda» illusionisticamente con architetture e prospettive dipinte.
  • Definire «realistico» l'Augusto di Prima Porta: è invece idealizzato (corpo giovane sul modello del Doriforo di Policleto), perché serve a costruire un'immagine eterna e classica del potere.

Approfondimento

Il capolavoro assoluto della pittura pompeiana è il grande fregio della «Villa dei Misteri» (I secolo a.C., in II stile), un esempio raro di «megalografia», cioè di pittura a figure quasi a grandezza naturale che gira senza interruzione lungo le pareti di una sala. Su un fondo rosso squillante (il celebre «rosso pompeiano») si dipana una sequenza di scene interpretata come un rito di iniziazione ai misteri dionisiaci: una sposa novizia attraversa prove e rivelazioni — la lettura del testo sacro, l'offerta, la scena della fanciulla flagellata da una figura alata, la danza estatica della baccante — fino alla comunione con il dio. La composizione dispone le figure su uno stretto proscenio davanti alla parete, con gesti solenni, sguardi intensi e panneggi modellati da un chiaroscuro sicuro: nonostante la funzione decorativa, la resa dei volumi e delle emozioni è di livello altissimo e presuppone modelli della grande pittura ellenistica perduta. La tecnica è quella dell'affresco «a fresco», steso su intonaco umido e poi lucidato, che ha garantito la straordinaria conservazione dei colori sotto la cenere del 79 d.C. Al colloquio, il ciclo è un ottimo banco di prova della «lettura dell'opera»: obbliga a distinguere descrizione formale, ipotesi iconografica (sappiamo il come, non con certezza il preciso significato rituale) e contesto, mostrando che l'interpretazione va sempre argomentata e non affermata.

Ripasso attivo

Descrivi i quattro stili della pittura parietale pompeiana, indicando per ciascuno la caratteristica decorativa principale e la collocazione cronologica; poi spiega che cosa la loro successione rivela sull'evoluzione del gusto romano.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Premesse: l'eredità etrusca e l'incontro con la Grecia○
    • 02Tecniche costruttive e tipologie dell'architettura pubblica◐
    • 03Il rilievo storico e la propaganda imperiale◐
    • 04Ritratto e pittura parietale (gli stili pompeiani)◐

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Arte romana

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Competenze
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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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