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Arte greca

L'arte greca, dall'eta geometrica all'ellenismo, costituisce il fondamento della cultura figurativa occidentale: in essa nascono la rappresentazione naturalistica e idealizzata del corpo umano, il sistema degli ordini architettonici e l'idea stessa di « canone » come misura razionale della bellezza. Questo appunto ricostruisce la periodizzazione storica, l'architettura del tempio, l'evoluzione della scultura dal kouros arcaico all'equilibrio classico e infine la stagione ellenistica del pathos e del movimento. L'argomento e pienamente valutabile all'Esame di Stato, sia nella seconda prova del Liceo artistico sia nel colloquio degli altri indirizzi del Liceo.

4 sezioni·~19 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0111 / 15
Profilo d’esame
Leggere l'opera d'arte nei suoi aspetti formali, tecnici e iconografici utilizzando un lessico specificoCollocare l'opera nel contesto storico, sociale e religioso della polis grecaRiconoscere materiali e tecniche (marmo, bronzo, ceramica a figure nere e rosse)Riconoscere il concetto di canone, proporzione e idealizzazione nella scultura classica
Operatori:analizzadescriviconfrontaclassificaillustraspiegainterpretacommenta

livello base

A tutti gli indirizzi del Liceo si richiede di riconoscere e collocare le opere-chiave (Partenone, Doriforo, Discobolo, Laocoonte) e di descriverne in modo corretto periodo, tecnica e caratteri formali con il lessico specifico.

livello avanzato

Negli indirizzi a maggiore peso storico-artistico (e in vista della seconda prova del Liceo artistico) si chiede inoltre di argomentare l'evoluzione interna dei linguaggi, mettendo in relazione canone, proporzione e contesto culturale attraverso il confronto critico tra opere.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Arte greca
    • 01Periodizzazione e contesto della civilta greca○
    • 02L'architettura: ordini e tipologia del tempio◐
    • 03La scultura: dal kouros arcaico al canone classico◐
    • 04L'eta ellenistica: pathos, movimento e ritratto●
§ 01

Periodizzazione e contesto della civilta greca#

●○○BaseLPOSA-storia-dell-arte-primo-anno-triennio-arte-grecaLPPeriodi: geometrico, arcaico, severo, classico, ellenistico

Asse cronologico dell'arte greca

Periodizzazione dell’arte grecaLinea del tempo da -900 a 0, -465: St. severo, -900–-700: Geometrico, -700–-480: Arcaico, -450–-323: Classico, -323–-31: Ellenismo−9000a.C.GeometricoArcaicoClassicoEllenismo−465St. severo
Fig. 1Dall’astrazione geometrica al naturalismo classico fino al pathos ellenistico. Lo stile severo (480–450 a.C.) segna il passaggio dall’arcaico al classico.

Punti chiave

Lo studio dell'arte greca richiede anzitutto un solido inquadramento cronologico: la sua storia si articola in fasi successive, ciascuna con una propria poetica, e padroneggiarne la scansione e la condizione preliminare per riconoscere e datare correttamente qualsiasi opera. Convenzionalmente si distinguono il periodo geometrico (IX-VIII secolo a.C.), il periodo arcaico (VII-VI secolo a.C.), lo stile severo (circa 480-450 a.C.) come fase di transizione, il periodo classico (V-IV secolo a.C.) e infine l'eta ellenistica (dalla morte di Alessandro Magno, nel 323 a.C., alla conquista romana).
Il periodo geometrico prende nome dalla decorazione della ceramica, organizzata in fasce di motivi astratti (meandri, rombi, cerchi concentrici) e in figure ridotte a schemi essenziali, come negli imponenti vasi funerari del Dipylon ad Atene. In questa fase la rappresentazione e ancora sintetica e simbolica: il corpo umano viene scomposto in forme geometriche elementari, segno di una cultura che non cerca ancora l'imitazione del vero ma l'ordine e il ritmo.
Il passaggio decisivo avviene con il periodo arcaico, quando la scultura monumentale in pietra produce i tipi del kouros (giovane nudo stante) e della kore (fanciulla vestita): sono ancora figure rigide e frontali, ma gia rivolte alla conquista del naturalismo. La cosiddetta « eta classica » del V secolo, legata alla Atene di Pericle dopo le guerre persiane, segna il vertice dell'equilibrio tra naturalismo e idealizzazione; l'ellenismo, infine, dissolve quella misura in favore del movimento, dell'emozione e del realismo (anche del brutto e del vecchio).
Comprendere l'arte greca significa anche collocarla nel suo contesto: essa nasce dentro la polis, la citta-stato, ed e profondamente legata alla religione (il tempio come casa del dio), alla vita civica (l'agora, i monumenti pubblici) e alla competizione atletica (le statue dei vincitori dei giochi). L'opera d'arte non e mai puro ornamento, ma strumento di devozione, di memoria e di affermazione dei valori condivisi della comunita.
Esempio svolto

Riconoscere la fase a partire dai caratteri formali

Davanti a una statua di giovane nudo, stante, perfettamente frontale, con le braccia lungo i fianchi, il piede sinistro lievemente avanzato e un accenno di sorriso, in quale fase dell'arte greca la collocheresti e perche?

  1. 01Identifico la tipologia

    Giovane nudo stante e in posizione rigida e frontale: si tratta di un kouros, tipo scultoreo caratteristico.

  2. 02Leggo gli indizi formali

    La frontalita assoluta, le braccia aderenti al corpo, l'avanzamento del piede senza spostamento del peso e il « sorriso arcaico » sono i tratti convenzionali della scultura arcaica.

  3. 03Escludo le altre fasi

    Manca l'equilibrio asimmetrico (chiasmo) del classico e ogni torsione o emozione dell'ellenismo: dunque non e ne classica ne ellenistica.

Risultato: L'opera appartiene al periodo arcaico (VII-VI secolo a.C.): la rigidita frontale e il sorriso arcaico ne sono le prove formali.

Obiettivo Maturità

  • Saper collocare correttamente un'opera nella giusta fase (geometrico, arcaico, severo, classico, ellenistico) e una richiesta ricorrente: motiva sempre la datazione con caratteri formali precisi, non con la sola memoria del nome.
  • All'Esame di Stato si valuta l'uso del lessico specifico (kouros, kore, polis, agora): impiegalo con proprieta e spiegane il significato quando introduci un termine tecnico.

Errori frequenti

  • Confondere « periodo classico » con un generico « arte antica »: il classico greco e una fase precisa (V-IV sec. a.C.), non un sinonimo di « antichita ».
  • Datare l'inizio dell'ellenismo al periodo sbagliato: la convenzione storiografica lo fa partire dalla morte di Alessandro Magno (323 a.C.), non dalle guerre persiane.

Approfondimento

Uno strumento indispensabile per datare l'arte greca è la ceramica, che offre la sequenza cronologica più continua e i cui vasi, esportati in tutto il Mediterraneo, funzionano da veri «fossili-guida» per gli archeologi. Dopo la stagione geometrica, la produzione attica sviluppa due tecniche opposte e successive: la ceramica a «figure nere» (dal VII secolo a.C.), in cui le figure sono silhouette scure a vernice sul fondo chiaro dell'argilla, con i dettagli graffiti a punta; e la ceramica a «figure rosse» (introdotta intorno al 530 a.C.), che inverte il rapporto lasciando le figure nel colore dell'argilla e campendo di nero il fondo, così da poter disegnare i particolari interni con il pennello anziché a graffio, con enorme guadagno di naturalismo e morbidezza. Maestri come Exekias (la celebre anfora con «Achille e Aiace che giocano ai dadi») segnano il vertice delle figure nere, mentre i «pittori di vasi» a figure rosse conquistano lo scorcio e l'anatomia. Poiché la grande pittura murale greca è quasi interamente perduta, questi vasi sono anche la nostra principale finestra sui perduti capolavori pittorici e sull'iconografia del mito. Al colloquio, saper leggere tecnica, forma del vaso e scena dipinta permette di collocare un reperto nel suo secolo con argomenti formali, non mnemonici, e di collegare l'oggetto d'uso alla cultura materiale della polis.

Ripasso attivo

Disponi su un asse cronologico le cinque fasi dell'arte greca, indicando per ciascuna gli estremi temporali e una caratteristica formale distintiva; poi spiega in un breve paragrafo perche lo « stile severo » e considerato una fase di transizione.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

L'architettura: ordini e tipologia del tempio#

●●○StandardLPOSA-storia-dell-arte-primo-anno-triennio-arte-grecaLPOrdini architettonici e proporzioni del tempioLPArchitettura: Acropoli di Atene, Partenone

Schema comparativo dei tre ordini architettonici

I tre ordini architettonici greciTabella con 4 colonne e 3 righe, Dati: Ordine · Capitello · Base · Fusto; Dorico · echino-abaco · assente · robusto, scanalato; Ionico · volute · sì (toro) · snello, scanalato; Corinzio · acanto · sì · slanciatoORDINECAPITELLOBASEFUSTODoricoechino-abacoassenterobusto, scanalatoIonicovolutesì (toro)snello, scanalatoCorinzioacantosìslanciato
Fig. 2Il capitello è il tratto distintivo di ogni ordine: cuscino dorico, volute ioniche, foglie d’acanto corinzie.

Punti chiave

L'architettura greca trova nel tempio la sua tipologia fondamentale: non un luogo di raduno dei fedeli, ma la « casa » della divinita, che custodisce la statua di culto nella cella (naos). La sua perfezione non sta nelle dimensioni ma nei rapporti proporzionali: ogni elemento e modulato secondo un sistema di misure coerente, di modo che l'edificio appaia come la traduzione visibile di un ordine razionale e armonico.
Il sistema degli ordini architettonici codifica questa armonia in tre linguaggi distinti. L'ordine dorico, il piu antico e severo, ha colonne senza base, robuste e percorse da scanalature a spigolo vivo, capitello semplice (echino + abaco) e trabeazione con fregio a metope e triglifi. L'ordine ionico, piu slanciato ed elegante, presenta la base, colonne piu sottili, il capitello a volute e un fregio continuo. L'ordine corinzio, il piu tardo e decorativo, si distingue per il capitello a foglie d'acanto.
Il capolavoro assoluto e il Partenone (447-432 a.C.), tempio dorico periptero dedicato ad Atena sull'Acropoli di Atene, progettato dagli architetti Ictino e Callicrate sotto la direzione artistica di Fidia, autore delle sculture. Octastilo (otto colonne sulla fronte), esso incarna l'equilibrio classico tra peso e slancio e fu il fulcro del programma edilizio di Pericle, manifesto della potenza e della civilta ateniese dopo le guerre persiane.
La sua armonia apparente nasconde un raffinatissimo sistema di « correzioni ottiche »: deviazioni intenzionali dalla geometria perfetta, introdotte per compensare le deformazioni della percezione umana. Lo stilobate (il gradino su cui poggiano le colonne) e leggermente convesso (curvatura ascendente verso il centro), le colonne angolari sono piu ravvicinate e lievemente inclinate verso l'interno, e ogni fusto presenta un rigonfiamento (entasi) a circa un terzo dell'altezza. Senza questi accorgimenti l'occhio percepirebbe le linee come cedevoli o incurvate.

Pianta schematica del Partenone (tempio dorico periptero octastilo)

Pianta del Partenone (dorico periptero octastilo)Figura geometrica, naosnaos
Fig. 3Tempio periptero: la cella (naos) è cinta su tutti i lati dalla peristasi, il colonnato perimetrale. Octastilo: otto colonne sui fronti.
Esempio svolto

Calcolare le colonne di un tempio periptero

Il Partenone e un tempio periptero octastilo con 17 colonne sui lati lunghi. Quante colonne forma in tutto la peristasi (il colonnato perimetrale)? In molti templi dorici classici vale la regola « colonne sul lato lungo = 2 x colonne sul fronte + 1 »: verifica se il Partenone la rispetta.

  1. 01Conto le colonne del perimetro evitando i doppi conteggi

    Sommo fronte + retro + i due lati lunghi, poi sottraggo le 4 colonne d'angolo che altrimenti conterei due volte: (8 + 8) + (17 + 17) - 4.

  2. 02Eseguo il calcolo

    16 + 34 - 4 = 46 colonne perimetrali.

  3. 03Verifico la regola di proporzione

    2 x 8 + 1 = 17, che coincide esattamente con le colonne dei lati lunghi: la regola e rispettata.

Risultato: La peristasi del Partenone conta 46 colonne; il rapporto fronte-fianco (8 e 17) rispetta la regola classica 2n + 1, segno della razionalita proporzionale dell'edificio.

Obiettivo Maturità

  • Saper distinguere e descrivere i tre ordini (dorico, ionico, corinzio) elemento per elemento — base, fusto, capitello, trabeazione — e una competenza-base sistematicamente verificata.
  • Le correzioni ottiche del Partenone (entasi, curvatura dello stilobate, colonne angolari) sono un classico tema di approfondimento: saperle spiegare come scelta percettiva, non come errore, distingue una risposta eccellente.

Errori frequenti

  • Attribuire una base alla colonna dorica: la colonna dorica poggia direttamente sullo stilobate, senza base (la base e propria degli ordini ionico e corinzio).
  • Confondere il capitello ionico (volute) con quello corinzio (foglie d'acanto), oppure descrivere il fregio dorico come continuo: il fregio dorico alterna metope e triglifi.

Approfondimento

L'apparente semplicità del tempio dorico nasconde un problema di composizione che gli architetti greci affrontarono con rigore quasi matematico: il cosiddetto «conflitto dell'angolo». Poiché la regola vuole un triglifo sopra ogni colonna e uno a metà di ogni intercolumnio, ma anche un triglifo esattamente sullo spigolo della trabeazione, all'angolo le due esigenze non coincidono e obbligano a «contrarre» leggermente l'ultimo intercolumnio o a slargare le metope: la disposizione delle colonne angolari più ravvicinate risponde anche a questa necessità, oltre che a ragioni ottiche. Va inoltre corretto un pregiudizio diffuso: il tempio greco non era il candore di marmo che vediamo oggi, ma un edificio vivacemente «policromo», con metope, triglifi e sculture dei frontoni dipinti a colori accesi (rosso, azzurro, oro), di cui restano tracce. Il frontone (timpano) ospitava il programma scultoreo maggiore, con le figure adattate al triangolo decrescente. Su questo si innesta una questione di Educazione civica e di tutela del patrimonio: gran parte delle sculture del Partenone — i «marmi del Partenone» o «marmi di Elgin» — fu asportata all'inizio dell'Ottocento e si trova oggi al British Museum, al centro di un lungo contenzioso di restituzione con la Grecia. Discuterne significa comprendere che l'opera d'arte non è solo forma, ma anche bene culturale legato a un luogo, a una comunità e alla sua identità (art. 9 della Costituzione).

Ripasso attivo

Realizza una tabella di confronto dei tre ordini architettonici, indicando per ciascuno presenza/assenza della base, forma del capitello e tipo di fregio; poi spiega in un paragrafo che cosa sono le correzioni ottiche del Partenone e a quale scopo furono introdotte.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

La scultura: dal kouros arcaico al canone classico#

●●○StandardLPOSA-storia-dell-arte-primo-anno-triennio-arte-grecaLPScultura: Doriforo di Policleto e il canone, Mirone (Discobolo), Fidia, Prassitele

Schema del chiasmo (ponderazione) nel Doriforo

Il chiasmo (ponderazione) nel DoriforoFigura geometrica, rilassato, teso, portante, liberarilassatotesoportantelibera
Fig. 4Ponderazione: alla gamba portante tesa corrisponde in diagonale il braccio rilassato, e alla gamba libera flessa il braccio teso. Le tensioni si bilanciano a croce (Policleto, Canone).

Punti chiave

La scultura greca racconta, piu di ogni altra arte, la conquista progressiva del corpo umano. Si parte dal kouros e dalla kore arcaici, ancora prigionieri della frontalita egizia: figure rigide, simmetriche, con il peso ripartito ugualmente sulle gambe e il caratteristico « sorriso arcaico », convenzione che doveva suggerire la vitalita ma irrigidisce il volto in una maschera. La rappresentazione e ancora un sistema di segni, non l'imitazione della natura.
Lo stile severo (480-450 a.C.) compie il salto decisivo: il peso del corpo viene spostato su una gamba sola (chiasmo o « ponderazione »), introducendo l'asimmetria e dunque la possibilita del movimento e della vita. Capolavoro di questa ricerca e il Discobolo di Mirone (originale bronzeo perduto, noto da copie romane in marmo), che fissa il lanciatore nell'attimo culminante prima dello scatto: una torsione vigorosa compressa pero entro un profilo ancora rigorosamente leggibile su un solo piano.
Il classico maturo trova la sua formula nel Doriforo di Policleto (« il portatore di lancia », 450-440 a.C. circa), statua-manifesto che applica il Canone: un trattato perduto in cui lo scultore fissava i rapporti proporzionali ideali del corpo (le parti misurate l'una sull'altra a partire da un modulo, ad esempio la testa). L'equilibrio nasce dal chiasmo: alla gamba portante (tesa) corrisponde il braccio rilassato, alla gamba libera (flessa) il braccio in tensione, in un gioco incrociato di tensioni e riposi.
Nel IV secolo il canone si fa piu morbido e umano. Prassitele introduce la sinuosa « curva prassitelica » e una grazia sensuale (l'Hermes con Dioniso, l'Afrodite Cnidia, primo nudo femminile monumentale); Skopas privilegia il pathos e l'intensita drammatica degli sguardi; Lisippo, scultore di Alessandro Magno, elabora un nuovo canone piu slanciato (teste piu piccole, corpi piu allungati) e una resa piu naturale e momentanea, come nell'Apoxyomenos.
h=n×mh = n \times mh=n×m

Canone modulare

L'altezza totale h della figura e n volte il modulo m (per il Doriforo n vale circa 7.5 e m e la testa): la regola esprime la proporzione costante del corpo.

Linea evolutiva della scultura: dalla rigidita al canone

Evoluzione della scultura grecaGrafo, Kouros (frontale) → Discobolo (torsione), Discobolo (torsione) → Doriforo (canone), Doriforo (canone) → Apoxyomenos (slancio)Kouros(frontale)Discobolo(torsione)Doriforo(canone)Apoxyomenos(slancio)
Fig. 5Dalla rigidità frontale del kouros arcaico alla torsione dello stile severo, al canone di Policleto, allo slancio tardo-classico di Lisippo.
Esempio svolto

Applicare il canone modulare di Policleto

Secondo una lettura modulare del Canone, la testa e l'unita di misura del corpo e la statura totale corrisponde a circa 7 teste e mezzo. Se la testa di un Doriforo misura 24 cm, quale altezza complessiva avra la figura? Spiega poi perche questo procedimento si dice « modulare ».

  1. 01Individuo il modulo

    Il modulo e la testa, qui pari a 24 cm; la statura e definita come multiplo di questo modulo.

  2. 02Imposto la proporzione

    Altezza = numero di moduli x lunghezza del modulo = 7.5 x 24 cm.

  3. 03Calcolo

    7.5 x 24 = 180, dunque l'altezza e 180 cm.

Risultato: La figura misura 180 cm. Il metodo e « modulare » perche ogni parte e definita come multiplo o frazione di un'unita di base (il modulo), cosi che le proporzioni restino costanti a qualsiasi scala: e questo il senso del Canone di Policleto.

Obiettivo Maturità

  • Spiegare il « chiasmo » (ponderazione) come scoperta dello stile severo e principio del classico e una richiesta-cardine: descrivi sempre la corrispondenza incrociata fra arti tesi e flessi.
  • Il concetto di « canone » di Policleto va spiegato come sistema proporzionale modulare (non come semplice « bellezza ideale generica »): la precisione concettuale e premiata.

Errori frequenti

  • Definire il Doriforo un « originale greco »: come la maggior parte della statuaria classica, lo conosciamo da copie romane in marmo (gli originali in bronzo furono in gran parte fusi).
  • Attribuire il chiasmo gia ai kouroi arcaici: il kouros e simmetrico e a peso ripartito; il chiasmo nasce con lo stile severo.

Approfondimento

Un dato tecnico governa la nostra conoscenza della scultura greca e va sempre tenuto presente in sede d'esame: la maggior parte dei capolavori del V-IV secolo era in bronzo, fuso con la sofisticata tecnica «a cera persa» (un modello in cera rivestito di argilla, poi fatto colare e sostituito dal metallo), che consentiva pose ardite e sbilanciate impossibili al marmo. Proprio perché il bronzo era prezioso e rifondibile, quegli originali andarono quasi tutti distrutti: li conosciamo attraverso «copie romane» in marmo, spesso irrigidite dalla necessità di puntelli e sostegni. Il Doriforo, il Discobolo, l'Apoxyomenos sono per noi copie, e questo spiega certe durezze e i «tronchi d'albero» che sorreggono le gambe. Le rare eccezioni — i «Bronzi di Riace», riemersi dal mare nel 1972 e conservati a Reggio Calabria — mostrano quale vitalità, quale resa dei dettagli (labbra e capezzoli in rame, denti in argento, occhi in pasta vitrea) andò perduta. Riconoscere l'originale bronzeo dietro la copia marmorea è competenza critica: consente di non attribuire a errore dello scultore ciò che è vincolo del copista. Questa vicenda materiale è anche una lezione di tutela: i Bronzi di Riace, capolavori assoluti recuperati e restaurati, sono oggi patrimonio identitario nazionale e caso esemplare di conservazione (art. 9 Cost.).

Ripasso attivo

Confronta un kouros arcaico e il Doriforo di Policleto, analizzando la distribuzione del peso, la simmetria/asimmetria e l'espressione del volto; spiega in che senso il Doriforo rappresenta il « canone » della scultura classica.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

L'eta ellenistica: pathos, movimento e ritratto#

●●●ApprofondimentoLPOSA-storia-dell-arte-primo-anno-triennio-arte-grecaLPScultura: Laocoonte, Galata morenteLPPeriodi: ellenistico

Confronto: equilibrio classico contro pathos ellenistico

Classico ed Ellenismo a confrontoTabella con 2 colonne e 4 righe, Dati: Classico · Ellenismo; equilibrio · movimento; serenità · pathos; vista frontale · visione multipla; tipo ideale · ritratto individuoCLASSICOELLENISMOequilibriomovimentoserenitàpathosvista frontalevisione multiplatipo idealeritratto individuo
Fig. 6L’Ellenismo (III–I sec. a.C.) rompe l’equilibrio classico: torsione, obliquità, pathos drammatico, visione a 360° e attenzione all’individuo.

Punti chiave

Con la morte di Alessandro Magno (323 a.C.) e la frammentazione del suo impero nei regni ellenistici (Egitto tolemaico, Siria seleucide, Pergamo) muta profondamente anche il linguaggio artistico. L'equilibrio misurato del classico lascia il posto a un'arte spettacolare e cosmopolita, che cerca l'emozione, il movimento e il coinvolgimento dello spettatore: e l'eta del pathos, dove la statua non rappresenta piu un ideale sereno ma un dramma vissuto.
Le grandi opere ellenistiche esasperano la torsione del corpo, i piani obliqui, i contrasti di luce e ombra (chiaroscuro plastico) e l'intensita degli affetti. Il Galata morente celebra la dignita del nemico vinto colto nell'agonia; il Laocoonte (opera di scultori rodii, riscoperta a Roma nel 1506 e ammiratissima da Michelangelo) raffigura il sacerdote troiano e i figli stritolati dai serpenti in una composizione a piramide percorsa da una sofferenza estrema, vertice del pathos ellenistico.
Accanto al pathos cresce il gusto per il realismo: l'arte ellenistica rappresenta anche il quotidiano, l'eta avanzata, la malattia, l'umile (la Vecchia ubriaca, il Pugile in riposo), abbandonando l'esclusiva idealizzazione classica. Nasce inoltre il ritratto vero e proprio, individuale e psicologico, dai ritratti dei sovrani a quelli dei filosofi: l'individuo, e non solo il tipo ideale, diventa soggetto degno dell'arte.
L'eta ellenistica e infine quella della grande architettura scenografica e degli spazi urbani monumentali, come l'Altare di Pergamo, il cui fregio della Gigantomachia traduce in pietra una battaglia cosmica di figure colossali e dinamiche. Questa stagione, che si chiude convenzionalmente con la conquista romana (31 a.C.), trasmettera a Roma e all'Occidente l'intero patrimonio formale greco, fungendo da ponte tra l'antichita classica e la cultura figurativa successiva.
Esempio svolto

Analisi guidata di un'opera ellenistica (il Laocoonte)

Costruisci un breve paragrafo di analisi del Laocoonte di stile Esame di Stato, individuando: periodo, soggetto, composizione ed effetto espressivo, e collegandolo a un esito della sua fortuna critica.

  1. 01Colloco l'opera

    Indico periodo e ambito: scultura ellenistica, opera di artisti rodii (Agesandro, Polidoro e Atenodoro secondo Plinio).

  2. 02Descrivo il soggetto

    Il sacerdote troiano Laocoonte e i due figli vengono avvolti e uccisi dai serpenti marini, episodio legato alla guerra di Troia.

  3. 03Analizzo la forma

    La composizione si organizza a piramide; corpi in torsione, muscolatura tesa, volto contratto dal dolore e un fortissimo chiaroscuro realizzano il pathos.

  4. 04Collego la fortuna critica

    Riscoperto a Roma nel 1506, fu modello del « terribile » michelangiolesco e, per Winckelmann, esempio di « nobile dolore » dominato.

Risultato: Un paragrafo che dichiara periodo (ellenistico) e soggetto (mito troiano), legge la composizione a piramide e il pathos del chiaroscuro, e chiude collegando la riscoperta del 1506 all'influenza su Michelangelo: questa e la struttura di un'analisi completa da colloquio.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire e riconoscere il « pathos » ellenistico (torsione, drammaticita, chiaroscuro) contrapponendolo all'equilibrio sereno del classico e un confronto valutato di frequente.
  • Il Laocoonte e un caso esemplare: collegane la composizione a piramide e il pathos alla sua riscoperta nel Cinquecento e all'influsso su Michelangelo dimostra capacita di collegamento storico-artistico.

Errori frequenti

  • Considerare l'ellenismo una semplice « decadenza » del classico: e invece una stagione autonoma e ricchissima, con nuovi temi (realismo, ritratto, pathos), non un declino.
  • Datare il Laocoonte al periodo classico: si tratta di un'opera ellenistica (di scultori di Rodi), pur riscoperta solo nel 1506.

Approfondimento

Accanto al Laocoonte, l'opera che meglio incarna il «barocco ellenistico» è la «Nike di Samotracia» (fine del II secolo a.C. circa, oggi al Louvre): la vittoria alata poggia sulla prua di una nave, e la sua analisi formale è esemplare. Il corpo si protende in avanti in una torsione diagonale, il panneggio bagnato aderisce al petto e si gonfia dietro in profonde pieghe: la scultura non rappresenta la figura, ma il vento e il movimento che la investono, coinvolgendo lo spazio circostante. Concepita come fontana scenografica in un santuario, era pensata per una visione di scorcio dal basso, prova della vocazione teatrale dell'arte ellenistica, che abolisce il punto di vista unico e frontale del classico. Su questo linguaggio si innesta la questione decisiva della «fortuna critica»: la riscoperta del Laocoonte nel 1506 fu un evento epocale, tanto che Michelangelo accorse a vederlo scavare e ne trasse la lezione del «terribile» e delle figure torte dal dolore. Due secoli dopo, Winckelmann leggerà lo stesso gruppo come esempio di «nobile dolore» dominato dalla ragione, e Lessing, nel saggio «Laocoonte» (1766), lo userà per distinguere i limiti espressivi della scultura da quelli della poesia (perché il sacerdote geme e non urla). Al colloquio, mostrare come una stessa opera venga «riletta» in epoche diverse dimostra la capacità di collegamento storico-critico più matura.

Ripasso attivo

Confronta il Doriforo di Policleto e il Laocoonte mettendo a tema l'opposizione tra equilibrio classico e pathos ellenistico; analizza per ciascuna opera composizione, espressione e rapporto con lo spettatore.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Periodizzazione e contesto della civilta greca○
    • 02L'architettura: ordini e tipologia del tempio◐
    • 03La scultura: dal kouros arcaico al canone classico◐
    • 04L'eta ellenistica: pathos, movimento e ritratto●

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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