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Sociologia: Welfare state, politiche di cura e servizi alla persona

Lo Stato sociale (welfare state) è l'insieme degli interventi pubblici che garantiscono ai cittadini protezione dai grandi rischi dell'esistenza (malattia, vecchiaia, disoccupazione, povertà) e l'accesso a servizi essenziali come istruzione, sanità e assistenza. Questo appunto ne ricostruisce le origini storiche (dalle assicurazioni di Bismarck al Rapporto Beveridge), i modelli a confronto (la celebre tipologia di Esping-Andersen), il fondamento teorico nella cittadinanza sociale di Marshall e l'organizzazione concreta dei servizi alla persona, fino al ruolo del terzo settore, al principio di sussidiarietà e ai nodi della crisi e del ridisegno del welfare contemporaneo. È un argomento centrale per la sociologia del triennio, particolarmente rilevante per l'indirizzo Economico-Sociale (LES).

4 sezioni·~21 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·121212 / 16
Profilo d’esame
Analizzare i sistemi di welfare e le politiche sociali con le categorie della sociologia (Stato sociale, cittadinanza sociale, rischio, redistribuzione)Collegare bisogni sociali, servizi alla persona e attori istituzionali (Stato, mercato, famiglia, terzo settore)Valutare criticamente modelli, riforme e crisi del welfare, riconoscendone presupposti valoriali ed effetti socialiUtilizzare con proprietà il lessico delle politiche sociali (sussidiarietà, universalismo, selettività, de-mercificazione)
Operatori:descrivispiegaconfrontaclassificaanalizzaillustragiustificainterpretacommenta

livello base

Per tutti gli indirizzi del Liceo delle Scienze Umane è richiesto conoscere origini e modelli dello Stato sociale, il concetto di cittadinanza sociale e la rete dei servizi alla persona, sapendone valutare funzioni e limiti.

livello avanzato

L'opzione Economico-Sociale (LES) approfondisce la dimensione politico-economica: spesa sociale e sostenibilità finanziaria, redistribuzione, rapporto tra welfare e mercato del lavoro, riforme e processi di ridisegno (welfare mix, sussidiarietà), in dialogo con il Diritto e l'Economia politica.

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Sociologia: Welfare state, politiche di cura e servizi alla persona
    • 01Origini e modelli dello Stato sociale◐
    • 02Cittadinanza sociale e diritti◐
    • 03Politiche di cura e servizi alla persona◐
    • 04Terzo settore, sussidiarietà e crisi del welfare●
§ 01

Origini e modelli dello Stato sociale#

●●○StandardLPOSA-scienze-umane-sociologia-welfare-politiche-di-cura

I tre regimi di welfare di Esping-Andersen

I regimi di welfare (Esping-Andersen)Tabella con 4 colonne e 4 righe, Dati: Liberale · Conservat. · Socialdem.; Accesso · prova mezzi · contributi · cittadinanza; Perno · mercato · famiglia · Stato; Prestazioni · residuali · occupazion. · universali; De-merc. · bassa · media · altaLIBERALECONSERVAT.SOCIALDEM.ACCESSOprova mezzicontributicittadinanzaPERNOmercatofamigliaStatoPRESTAZIONIresidualioccupazion.universaliDE-MERC.bassamediaalta
Fig. 1I tre regimi di welfare di Esping-Andersen. La «de-mercificazione» misura quanto il benessere è indipendente dal mercato. Il profilo mediterraneo aggiunge un forte ruolo della famiglia (familismo).

Punti chiave

Il welfare state nasce dalla risposta della società industriale ai rischi collettivi che il mercato, da solo, non sa fronteggiare: con l'urbanizzazione e la fabbrica, malattia, infortunio, vecchiaia e disoccupazione diventano problemi sociali di massa, e lo Stato assume il compito di proteggere i cittadini attraverso assicurazioni e servizi finanziati con risorse pubbliche.
Il primo modello è quello assicurativo-occupazionale introdotto nella Germania di Bismarck negli anni Ottanta dell'Ottocento (assicurazioni obbligatorie contro malattia, infortuni e invalidità/vecchiaia): le prestazioni sono legate al lavoro e ai contributi versati, secondo una logica di tipo previdenziale. È un welfare che protegge anzitutto il lavoratore-assicurato e i suoi familiari.
Il secondo modello, di tipo universalistico, prende forma nel Regno Unito con il Rapporto Beveridge del 1942, che propone di combattere i cinque «giganti» della miseria — bisogno, malattia, ignoranza, squallore e ozio (cioè povertà, malattia, mancanza di istruzione, condizioni abitative degradate e disoccupazione). Da qui nasce il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS, 1948), finanziato dalla fiscalità generale e rivolto a tutti i cittadini in quanto tali, non solo agli assicurati.
Il sociologo Gøsta Esping-Andersen, in The Three Worlds of Welfare Capitalism (1990), ha classificato i sistemi di welfare in tre regimi, distinti soprattutto dal grado di de-mercificazione (in che misura il benessere dipende dal mercato anziché dai diritti): il regime liberale (prestazioni selettive, residuali, prova dei mezzi; ampio ruolo del mercato), il regime conservatore-corporativo (di matrice bismarckiana, prestazioni legate alla posizione lavorativa, ruolo centrale della famiglia), e il regime socialdemocratico (universalistico, prestazioni generose finanziate dalla fiscalità, forte de-mercificazione). All'Italia e ai Paesi mediterranei si attribuisce spesso un quarto profilo, familistico, in cui la famiglia svolge un ruolo di supplenza molto ampio.
Esempio svolto

Classificare un sistema di welfare a partire da un caso

In un Paese le pensioni e l'assistenza sanitaria dipendono dai contributi versati durante la vita lavorativa, le prestazioni mirano a conservare il tenore di vita raggiunto e la famiglia è chiamata a farsi carico della cura degli anziani e dei bambini. Individua a quale regime di Esping-Andersen appartiene questo sistema e giustifica la classificazione.

  1. 01Leggere il criterio di accesso

    L'accesso alle prestazioni è legato ai contributi e alla posizione lavorativa: non è universalistico (cittadinanza) né residuale (prova dei mezzi). È la logica assicurativo-occupazionale di matrice bismarckiana.

  2. 02Riconoscere la funzione delle prestazioni

    Le prestazioni mirano a mantenere lo status e il tenore di vita acquisito, non a redistribuire verso l'uguaglianza: è un tratto tipico del regime conservatore-corporativo.

  3. 03Valutare il ruolo della famiglia

    Il forte coinvolgimento della famiglia nella cura (familismo) conferma il modello conservatore e, nella variante mediterranea, ne accentua il carattere familistico.

  4. 04Stimare la de-mercificazione

    Poiché il benessere dipende ancora in larga misura dalla carriera lavorativa e dal sostegno familiare, la de-mercificazione è intermedia: né minima (liberale) né massima (socialdemocratica).

Risultato: Il sistema descritto è un regime conservatore-corporativo (di matrice bismarckiana), con tratti familistici tipici del profilo mediterraneo: accesso legato al lavoro, prestazioni che conservano lo status e ruolo centrale della famiglia.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper opporre con sicurezza i due paradigmi fondativi — Bismarck (assicurativo-occupazionale, contributi, protezione del lavoratore) vs Beveridge (universalistico, fiscalità, protezione del cittadino).
  • Focus Esame di Stato: ricostruire i tre regimi di Esping-Andersen (liberale, conservatore, socialdemocratico) usando come criterio chiave la de-mercificazione e il diverso ruolo di Stato, mercato e famiglia.

Errori frequenti

  • Confondere il modello di Bismarck (assicurativo, legato al lavoro) con quello di Beveridge (universalistico, legato alla cittadinanza): sono i due poli del welfare, non la stessa cosa.
  • Datare la nascita del welfare al secondo dopoguerra: le prime assicurazioni sociali obbligatorie risalgono già alla Germania di fine Ottocento.

Approfondimento

La tipologia di Esping-Andersen va conosciuta nel dettaglio, perché è lo strumento con cui si «classifica» un welfare. Il regime «liberale» (anglosassone, Stati Uniti, Regno Unito) è residuale: interviene solo quando mercato e famiglia falliscono, con prestazioni modeste e spesso condizionate alla prova dei mezzi; il regime «conservatore-corporativo» (continentale, l'erede di Bismarck) lega i diritti al lavoro e conserva le differenze di status, appoggiandosi molto alla famiglia; il regime «socialdemocratico» (scandinavo) è universalistico e punta alla massima «de-mercificazione», cioè a rendere il benessere un diritto indipendente dal mercato, con servizi generosi per tutti. Il concetto-chiave è appunto la «de-mercificazione» (in che misura si può vivere dignitosamente a prescindere dal reddito da lavoro), cui si aggiunge la «de-familizzazione» (quanto lo Stato solleva la famiglia — e le donne — dal carico di cura). A questi tre mondi gli studiosi ne hanno affiancato un quarto, il modello «mediterraneo» o «familistico» descritto da Maurizio Ferrera, in cui è la famiglia il vero ammortizzatore sociale: è il caso dell'Italia, con un welfare sbilanciato sulle pensioni e povero di servizi. Sullo sfondo di tutto sta la stagione keynesiana del secondo dopoguerra, quando la piena occupazione e la crescita resero economicamente sostenibile il grande Stato sociale.

Ripasso attivo

Confronta il modello di welfare di Bismarck e quello del Rapporto Beveridge, indicando per ciascuno il criterio di accesso alle prestazioni, la fonte di finanziamento e il soggetto principalmente protetto. Colloca poi i due modelli all'interno della tipologia dei tre regimi di Esping-Andersen.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Cittadinanza sociale e diritti#

●●○StandardLPOSA-scienze-umane-sociologia-welfare-politiche-di-cura

Le tre generazioni dei diritti di cittadinanza (Marshall)

Le tre generazioni dei diritti (Marshall)Grafo, Diritti civili (XVIII sec.) → Diritti politici (XIX-XX sec.), Diritti politici (XIX-XX sec.) → Diritti sociali (XX sec.)Diritti civili(XVIII sec.)Diritti politici(XIX-XX sec.)Diritti sociali(XX sec.)
Fig. 2Le tre generazioni dei diritti di cittadinanza secondo T. H. Marshall: civili (libertà personale, proprietà), politici (voto, partecipazione), sociali (salute, scuola, previdenza). La cittadinanza sociale è la base del welfare state.

Punti chiave

Il welfare state non è solo un apparato di servizi: è la traduzione istituzionale di un'idea di cittadinanza. Il sociologo britannico Thomas H. Marshall, nel saggio Cittadinanza e classe sociale (1950), ha mostrato che la cittadinanza moderna si è costruita storicamente come progressivo riconoscimento di diritti, in tre tappe successive.
La prima generazione è quella dei diritti civili, affermatisi soprattutto nel Settecento: libertà personale, di pensiero, di parola, di proprietà, uguaglianza davanti alla legge. Tutelano la libertà dell'individuo di fronte al potere. La seconda generazione è quella dei diritti politici, conquistati nell'Ottocento e nel primo Novecento con l'allargamento del suffragio: il diritto di votare e di essere eletti, cioè di partecipare al potere.
La terza generazione è quella dei diritti sociali, propria del Novecento: il diritto all'istruzione, alla salute, alla previdenza, a un livello di vita dignitoso. Marshall li definisce come il diritto a condividere il patrimonio sociale e a vivere secondo gli standard prevalenti nella società. Sono proprio i diritti sociali a fondare la cosiddetta cittadinanza sociale, di cui il welfare state è lo strumento attuativo.
L'idea di cittadinanza sociale spiega il senso profondo del welfare: i servizi non sono carità o concessione discrezionale, ma diritti esigibili che mitigano le disuguaglianze prodotte dal mercato senza abolire la struttura di classe. Resta però aperto il problema dell'effettività: un diritto formalmente riconosciuto vale solo se è reso accessibile da servizi adeguati. In Italia, la Costituzione repubblicana riconosce un'ampia gamma di diritti sociali (tutela della salute, diritto all'istruzione, assistenza), inverando in chiave costituzionale la prospettiva della cittadinanza sociale.
Esempio svolto

Distinguere assistenza discrezionale e diritto sociale esigibile

Un Comune offre un sussidio economico ai poveri solo se restano fondi di bilancio e a discrezione degli amministratori; un altro Stato garantisce a tutti i cittadini cure mediche gratuite riconosciute per legge. Spiega, con le categorie di Marshall, perché solo il secondo caso configura un diritto sociale di cittadinanza.

  1. 01Identificare la natura della prestazione

    Nel primo caso la prestazione è discrezionale e condizionata ai fondi: dipende dalla volontà degli amministratori, non da un titolo del beneficiario. È assistenza, non diritto.

  2. 02Verificare l'esigibilità

    Nel secondo caso la prestazione è riconosciuta per legge a tutti i cittadini: è esigibile, cioè il cittadino può pretenderla in quanto titolare di un diritto, indipendentemente dalla discrezionalità amministrativa.

  3. 03Collegare alla cittadinanza sociale

    Secondo Marshall il diritto sociale è il diritto a condividere il patrimonio sociale: la garanzia universale e giuridicamente fondata di cure mediche realizza la cittadinanza sociale; il sussidio discrezionale no.

  4. 04Trarre la differenza

    La discriminante non è l'importo erogato, ma il fondamento: titolo giuridico ed esigibilità per tutti (diritto) contro concessione condizionata e selettiva a discrezione (assistenza).

Risultato: Solo il secondo caso configura un diritto sociale di cittadinanza, perché la prestazione è universale, fondata sulla legge ed esigibile; il primo è assistenza discrezionale, priva del carattere di diritto.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: esporre con ordine le tre generazioni di diritti di Marshall (civili → politici → sociali), collocandole nel rispettivo secolo e spiegando come i diritti sociali fondino la cittadinanza sociale.
  • Focus Esame di Stato: argomentare la differenza tra diritto come assistenza discrezionale e diritto come prestazione esigibile, e collegare i diritti sociali al welfare state come loro strumento di attuazione.

Errori frequenti

  • Invertire l'ordine storico delle generazioni di diritti (porre i diritti sociali prima di quelli politici): in Marshall la sequenza è civili, poi politici, poi sociali.
  • Considerare i servizi di welfare come un atto di beneficenza dello Stato anziché come l'attuazione di diritti esigibili connessi alla cittadinanza.

Approfondimento

La sequenza di Marshall è potente ma va assunta con senso critico, perché la sua stessa forza espone i suoi limiti. In primo luogo il modello è «evolutivo» e «anglocentrico»: descrive bene il caso inglese, ma altrove i diritti si sono conquistati in ordine e con tempi diversi (in molti regimi i diritti sociali sono arrivati prima di quelli politici pieni). In secondo luogo è «cieco al genere»: come hanno notato le studiose femministe, le donne hanno ottenuto i diritti civili, politici e sociali in una sequenza propria e più tarda, e la «cittadinanza sociale» ha spesso presupposto un maschio lavoratore e una donna che si occupa gratuitamente della cura. Ma l'intuizione più profonda è quella dello stesso Marshall: fra la «cittadinanza», che proclama l'uguaglianza di tutti, e la «classe», che il mercato capitalistico continua a produrre, esiste una tensione permanente — i diritti sociali «attenuano» la disuguaglianza senza abolirla. Su questo si innesta il dibattito contemporaneo: da destra, la critica neoliberale accusa i diritti sociali di generare «dipendenza» dall'assistenza; da un'altra prospettiva, si parla di una «quarta generazione» di diritti diffusi (all'ambiente, ai dati personali, verso le generazioni future). Resta il nodo che rende i diritti sociali diversi dagli altri: dipendendo dalle risorse disponibili, sono più difficili da rendere pienamente «esigibili».

Ripasso attivo

Spiega la tesi di T. H. Marshall sulle tre generazioni dei diritti di cittadinanza e illustra perché i diritti sociali rendono il welfare state qualcosa di diverso dalla semplice beneficenza pubblica. Porta un esempio concreto per ciascuna generazione di diritti.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Politiche di cura e servizi alla persona#

●●○StandardLPOSA-scienze-umane-sociologia-welfare-politiche-di-cura

La rete dei servizi alla persona

La rete dei servizi alla personaruota segmentata, 4 segmenti, Dati: Servizi, Sanità, Istruzione, Assistenza, LavoroSanitàcureIstruzionescuola, nidiAssistenzaanzianiLavoroformazioneServizi
Fig. 3La rete dei servizi alla persona: sanità, istruzione, assistenza sociale, politiche del lavoro. Modalità di erogazione: residenziale, semiresidenziale, domiciliare. Il «care» — lavoro di cura delle persone non autosufficienti — è stato a lungo invisibile e a carico delle donne.

Punti chiave

Le politiche sociali si traducono concretamente in due grandi forme di intervento: i trasferimenti monetari (pensioni, indennità, assegni, sussidi) e i servizi alla persona, cioè le prestazioni che rispondono direttamente ai bisogni di cura, educazione, salute e assistenza delle persone lungo l'intero arco della vita.
I servizi alla persona coprono i principali ambiti del bisogno: sanità (ospedali, medicina di base, assistenza territoriale), istruzione (scuole, servizi educativi per la prima infanzia come asili nido e scuole dell'infanzia), assistenza sociale (servizi per anziani, persone con disabilità, minori, famiglie in difficoltà) e politiche del lavoro (orientamento, formazione, reinserimento). Si distinguono i servizi residenziali (la persona vive nella struttura, p. es. una residenza per anziani), semiresidenziali (centri diurni) e domiciliari (l'operatore raggiunge la persona a casa).
Il tema della cura ha acquistato negli ultimi decenni grande rilievo sociologico. Il care è il lavoro di accudimento delle persone non autosufficienti — bambini, anziani, malati, persone con disabilità — storicamente svolto in modo gratuito e invisibile dalle donne all'interno della famiglia. L'invecchiamento della popolazione e l'ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro hanno fatto emergere una crisi della cura, rendendo necessari servizi pubblici e privati che sostengano o sostituiscano la cura familiare.
Le politiche di cura toccano così questioni di genere e di equità: chi si fa carico della cura quando la famiglia non basta? La risposta dipende dal modello di welfare. Dove i servizi per l'infanzia e per gli anziani sono diffusi e accessibili, è più facile conciliare lavoro e famiglia e si riducono le disuguaglianze di genere; dove prevale il familismo, il peso della cura ricade sulle donne, con effetti sull'occupazione femminile. Una rete efficace combina servizi formali, sostegni economici e valorizzazione del lavoro di cura, evitando di scaricarlo interamente sulle famiglie.
Esempio svolto

Progettare la risposta a un bisogno di cura

Una signora di 82 anni, parzialmente autosufficiente, vive sola; la figlia lavora a tempo pieno e non può assisterla durante il giorno. Indica quali servizi alla persona potrebbero rispondere a questo bisogno, distinguendo le diverse modalità di erogazione, e spiega come una buona politica di cura allevia il carico sulla famiglia.

  1. 01Identificare il bisogno

    Il bisogno è di assistenza e cura a una persona anziana parzialmente non autosufficiente, in assenza di un caregiver familiare disponibile di giorno: è un tipico bisogno di care.

  2. 02Servizio domiciliare

    L'assistenza domiciliare (un operatore che raggiunge la persona a casa per igiene, pasti, monitoraggio) consente all'anziana di restare nel proprio ambiente: è la risposta meno sradicante per un bisogno parziale.

  3. 03Servizio semiresidenziale

    Un centro diurno per anziani offre assistenza, socialità e attività durante le ore di lavoro della figlia, restituendo l'anziana alla famiglia la sera: copre proprio la fascia oraria critica.

  4. 04Effetto sulla famiglia e sul genere

    Questi servizi sostituiscono o integrano la cura familiare, evitando che la figlia debba ridurre o lasciare il lavoro: riducono il carico di cura e l'impatto, spesso sproporzionato, sulle donne.

Risultato: La combinazione di assistenza domiciliare e centro diurno (servizi domiciliare e semiresidenziale) risponde al bisogno mantenendo l'anziana al proprio domicilio e alleggerisce il carico di cura sulla famiglia, favorendo la conciliazione tra lavoro e cura.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: distinguere chiaramente trasferimenti monetari e servizi alla persona, e saper classificare i servizi per ambito (sanità, istruzione, assistenza, lavoro) e per modalità (residenziali, semiresidenziali, domiciliari).
  • Focus Esame di Stato: definire il concetto di care e collegare la crisi della cura ai mutamenti demografici (invecchiamento) e sociali (lavoro femminile), riconoscendone la dimensione di genere.

Errori frequenti

  • Ridurre il welfare ai soli trasferimenti monetari (pensioni e sussidi), dimenticando che i servizi alla persona ne sono una componente altrettanto essenziale.
  • Trattare la cura come un fatto puramente privato e naturale, senza coglierne la rilevanza sociale, economica e di genere.

Approfondimento

La «cura» (care) è diventata un tema teorico di prima grandezza, soprattutto grazie al pensiero femminista. Carol Gilligan, in «Con voce di donna» (1982), ha contrapposto a un'etica «della giustizia» — astratta, fondata su regole e diritti — un'etica «della cura», attenta alle relazioni concrete, alla responsabilità e al bisogno dell'altro, e ha mostrato come quest'ultima sia stata storicamente svalutata perché associata al femminile. Joan Tronto ne ha fatto una vera «etica politica»: la cura non è un affare privato delle donne, ma una questione di democrazia e di giustizia, che riguarda come una società distribuisce responsabilità e riconoscimento. Sul piano empirico, la sociologa Arlie Hochschild ha coniato due concetti oggi indispensabili: il «lavoro emotivo» (l'obbligo, in molte professioni, di gestire e mettere in scena le proprie emozioni) e le «catene globali della cura», per cui donne migranti dai Paesi poveri accudiscono i figli e gli anziani delle famiglie ricche, mentre i propri restano affidati ad altri nel Paese d'origine — è il fenomeno che in Italia conosciamo come quello delle «badanti». La «crisi della cura» nasce proprio dall'incontro fra l'invecchiamento della popolazione, l'ingresso massiccio delle donne nel lavoro retribuito e la persistente scarsità di servizi: quando la famiglia non basta più, la cura o si compra sul mercato, spesso in forme precarie, o resta un peso invisibile sulle spalle femminili.

Ripasso attivo

Definisci che cosa si intende per «servizi alla persona» e distinguili dai trasferimenti monetari. Spiega poi che cosa si intende per «crisi della cura» e indica due politiche concrete con cui un sistema di welfare può sostenere il lavoro di cura delle famiglie.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Terzo settore, sussidiarietà e crisi del welfare#

●●●ApprofondimentoLPOSA-scienze-umane-sociologia-welfare-politiche-di-cura

Il welfare mix e i suoi attori

Il welfare mix e i suoi attoriGrafo, Stato (pubblico) → Benessere, Mercato (profit) → Benessere, Terzo settore (non profit) → Benessere, Famiglia (reti informali) → BenessereStato (pubblico)Mercato (profit)Terzo settore(non profit)Famiglia (retiinformali)Benessere
Fig. 4Il «welfare mix»: Stato, mercato, terzo settore e famiglia concorrono al benessere. Sussidiarietà verticale (tra livelli di governo: Comune-Regione-Stato) e orizzontale (tra Stato e società civile).

Punti chiave

Il welfare non è prodotto soltanto dallo Stato. Accanto al settore pubblico (lo Stato) e al settore privato for-profit (il mercato) opera il terzo settore o privato sociale: associazioni di volontariato, cooperative sociali, organizzazioni non profit, fondazioni, che producono beni e servizi senza scopo di lucro, reinvestendo gli eventuali utili nelle proprie finalità sociali. La combinazione di questi tre attori, insieme alla famiglia, costituisce il cosiddetto welfare mix.
Il principio che regola i rapporti tra questi attori è la sussidiarietà, di cui si distinguono due versanti. La sussidiarietà verticale riguarda i livelli di governo: le funzioni vanno attribuite al livello più vicino ai cittadini (Comune) capace di svolgerle, ricorrendo ai livelli superiori (Regione, Stato) solo quando necessario. La sussidiarietà orizzontale riguarda invece il rapporto tra istituzioni e società civile: lo Stato favorisce e non ostacola l'iniziativa autonoma dei cittadini, singoli e associati, nello svolgimento di attività di interesse generale. In Italia tale principio ha trovato riconoscimento costituzionale.
Il terzo settore svolge funzioni preziose: integra e talvolta supplisce l'offerta pubblica, raggiunge bisogni che lo Stato fatica a intercettare, sperimenta risposte innovative, alimenta capitale sociale e partecipazione. Comporta però anche rischi: la frammentazione dell'offerta, la disparità territoriale (dove la società civile è più debole, i servizi sono più scarsi) e il pericolo che lo Stato deleghi al volontariato compiti che gli competono, riducendo i propri impegni.
Dagli anni Settanta-Ottanta il welfare state attraversa una crisi e un ridisegno. Le cause principali sono l'invecchiamento demografico (più anziani, meno attivi), il rallentamento della crescita economica, la disoccupazione strutturale, i vincoli di finanza pubblica e i nuovi rischi sociali (precarietà, famiglie monoparentali, conciliazione lavoro-cura). Si è così discusso di sostenibilità della spesa sociale e di riforme: razionalizzazione, maggiore selettività delle prestazioni, valorizzazione del welfare mix e della sussidiarietà. La posta in gioco è ridisegnare il welfare senza smantellarlo, conservando la sua funzione di garanzia dei diritti sociali.
Esempio svolto

Riconoscere gli attori del welfare mix e il tipo di sussidiarietà

In un quartiere una cooperativa sociale gestisce, su incarico del Comune, un centro di doposcuola per minori in difficoltà, finanziato in parte con fondi pubblici e in parte con donazioni. Spiega a quale attore del welfare mix appartiene la cooperativa e quale principio di sussidiarietà è in gioco, valutandone un vantaggio e un rischio.

  1. 01Collocare la cooperativa

    La cooperativa sociale non persegue scopo di lucro e produce un servizio di interesse generale: appartiene al terzo settore (privato sociale), distinto sia dallo Stato sia dal mercato for-profit.

  2. 02Identificare la sussidiarietà

    Il Comune affida a un soggetto della società civile lo svolgimento di un'attività di interesse generale: è in gioco la sussidiarietà orizzontale, cioè il rapporto Stato-società civile, non quella verticale tra livelli di governo.

  3. 03Indicare un vantaggio

    Il terzo settore intercetta bisogni territoriali con flessibilità e radicamento, integra l'offerta pubblica, sperimenta risposte innovative e attiva capitale sociale e partecipazione.

  4. 04Indicare un rischio

    Vi è il rischio che lo Stato deleghi compiti propri scaricandoli sul volontariato, con possibile frammentazione e disparità territoriale dei servizi dove la società civile è più debole.

Risultato: La cooperativa è un soggetto del terzo settore e il caso illustra la sussidiarietà orizzontale: il vantaggio è la capacità di rispondere ai bisogni del territorio integrando il pubblico; il rischio è la delega impropria e la disuguaglianza territoriale dell'offerta.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: definire il terzo settore distinguendolo da Stato e mercato e inserirlo nel welfare mix; spiegare la differenza tra sussidiarietà verticale e orizzontale.
  • Focus Esame di Stato: esporre le cause della crisi del welfare (demografiche, economiche, finanziarie, nuovi rischi) e discutere il ridisegno tra sostenibilità e tutela dei diritti, evitando le formule semplificate.

Errori frequenti

  • Confondere terzo settore (privato non profit) e settore privato for-profit (mercato): il primo non distribuisce utili a fini di lucro, ma li reinveste nelle finalità sociali.
  • Scambiare la sussidiarietà verticale (tra livelli di governo) con quella orizzontale (tra Stato e società civile), o presentare la crisi del welfare come una semplice mancanza di soldi anziché come effetto di mutamenti demografici, economici e sociali.

Approfondimento

L'idea che il benessere sia prodotto da una pluralità di attori — Stato, mercato, terzo settore e famiglia — prende il nome di «welfare mix» o «pluralismo del benessere», e in Italia si àncora a un principio costituzionale preciso: la «sussidiarietà orizzontale» dell'art. 118 della Costituzione (riformato nel 2001), per cui le istituzioni devono favorire l'autonoma iniziativa dei cittadini nello svolgere attività di interesse generale. Di fronte alla crisi del welfare — invecchiamento, bassa crescita, vincoli di bilancio, nuovi bisogni — si sono profilate risposte diverse che è bene saper nominare. La reazione neoliberale degli anni Ottanta (Reagan, Thatcher) puntò su tagli, privatizzazioni e responsabilità individuale. La «Terza via» teorizzata da Anthony Giddens propose invece un «welfare dell'investimento sociale»: non solo risarcire i rischi, ma «investire» nelle capacità delle persone (istruzione, formazione, servizi per l'infanzia, politiche attive del lavoro), spostando l'accento dal «welfare» al sostegno all'attivazione. Sullo sfondo matura un nuovo paradigma, quello delle «capacitazioni» di Amartya Sen: obiettivo delle politiche non è solo distribuire risorse, ma ampliare le reali possibilità di scelta e di funzionamento delle persone. È in questo orizzonte che si colloca oggi anche il «secondo welfare», l'insieme di prestazioni integrative di natura occupazionale e privata che affiancano — con luci e ombre — il welfare pubblico.

Ripasso attivo

Spiega che cos'è il terzo settore e qual è il suo ruolo nel welfare mix. Distingui poi sussidiarietà verticale e orizzontale e illustra due cause strutturali della crisi del welfare state contemporaneo, valutandone le possibili risposte.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Origini e modelli dello Stato sociale◐
    • 02Cittadinanza sociale e diritti◐
    • 03Politiche di cura e servizi alla persona◐
    • 04Terzo settore, sussidiarietà e crisi del welfare●

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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