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Lo Stato sociale (welfare state) è l'insieme degli interventi pubblici che garantiscono ai cittadini protezione dai grandi rischi dell'esistenza (malattia, vecchiaia, disoccupazione, povertà) e l'accesso a servizi essenziali come istruzione, sanità e assistenza. Questo appunto ne ricostruisce le origini storiche (dalle assicurazioni di Bismarck al Rapporto Beveridge), i modelli a confronto (la celebre tipologia di Esping-Andersen), il fondamento teorico nella cittadinanza sociale di Marshall e l'organizzazione concreta dei servizi alla persona, fino al ruolo del terzo settore, al principio di sussidiarietà e ai nodi della crisi e del ridisegno del welfare contemporaneo. È un argomento centrale per la sociologia del triennio, particolarmente rilevante per l'indirizzo Economico-Sociale (LES).
4 sezioni~21 min di lettura4 competenzeLivello Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
Per tutti gli indirizzi del Liceo delle Scienze Umane è richiesto conoscere origini e modelli dello Stato sociale, il concetto di cittadinanza sociale e la rete dei servizi alla persona, sapendone valutare funzioni e limiti.
livello avanzato
L'opzione Economico-Sociale (LES) approfondisce la dimensione politico-economica: spesa sociale e sostenibilità finanziaria, redistribuzione, rapporto tra welfare e mercato del lavoro, riforme e processi di ridisegno (welfare mix, sussidiarietà), in dialogo con il Diritto e l'Economia politica.
Profondità di lettura: Approfondimento
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La rete dei servizi alla persona
Una signora di 82 anni, parzialmente autosufficiente, vive sola; la figlia lavora a tempo pieno e non può assisterla durante il giorno. Indica quali servizi alla persona potrebbero rispondere a questo bisogno, distinguendo le diverse modalità di erogazione, e spiega come una buona politica di cura allevia il carico sulla famiglia.
Il bisogno è di assistenza e cura a una persona anziana parzialmente non autosufficiente, in assenza di un caregiver familiare disponibile di giorno: è un tipico bisogno di care.
L'assistenza domiciliare (un operatore che raggiunge la persona a casa per igiene, pasti, monitoraggio) consente all'anziana di restare nel proprio ambiente: è la risposta meno sradicante per un bisogno parziale.
Un centro diurno per anziani offre assistenza, socialità e attività durante le ore di lavoro della figlia, restituendo l'anziana alla famiglia la sera: copre proprio la fascia oraria critica.
Questi servizi sostituiscono o integrano la cura familiare, evitando che la figlia debba ridurre o lasciare il lavoro: riducono il carico di cura e l'impatto, spesso sproporzionato, sulle donne.
Risultato: La combinazione di assistenza domiciliare e centro diurno (servizi domiciliare e semiresidenziale) risponde al bisogno mantenendo l'anziana al proprio domicilio e alleggerisce il carico di cura sulla famiglia, favorendo la conciliazione tra lavoro e cura.
Errori frequenti
Approfondimento
La «cura» (care) è diventata un tema teorico di prima grandezza, soprattutto grazie al pensiero femminista. Carol Gilligan, in «Con voce di donna» (1982), ha contrapposto a un'etica «della giustizia» — astratta, fondata su regole e diritti — un'etica «della cura», attenta alle relazioni concrete, alla responsabilità e al bisogno dell'altro, e ha mostrato come quest'ultima sia stata storicamente svalutata perché associata al femminile. Joan Tronto ne ha fatto una vera «etica politica»: la cura non è un affare privato delle donne, ma una questione di democrazia e di giustizia, che riguarda come una società distribuisce responsabilità e riconoscimento. Sul piano empirico, la sociologa Arlie Hochschild ha coniato due concetti oggi indispensabili: il «lavoro emotivo» (l'obbligo, in molte professioni, di gestire e mettere in scena le proprie emozioni) e le «catene globali della cura», per cui donne migranti dai Paesi poveri accudiscono i figli e gli anziani delle famiglie ricche, mentre i propri restano affidati ad altri nel Paese d'origine — è il fenomeno che in Italia conosciamo come quello delle «badanti». La «crisi della cura» nasce proprio dall'incontro fra l'invecchiamento della popolazione, l'ingresso massiccio delle donne nel lavoro retribuito e la persistente scarsità di servizi: quando la famiglia non basta più, la cura o si compra sul mercato, spesso in forme precarie, o resta un peso invisibile sulle spalle femminili.
Ripasso attivo
Definisci che cosa si intende per «servizi alla persona» e distinguili dai trasferimenti monetari. Spiega poi che cosa si intende per «crisi della cura» e indica due politiche concrete con cui un sistema di welfare può sostenere il lavoro di cura delle famiglie.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il welfare mix e i suoi attori
In un quartiere una cooperativa sociale gestisce, su incarico del Comune, un centro di doposcuola per minori in difficoltà, finanziato in parte con fondi pubblici e in parte con donazioni. Spiega a quale attore del welfare mix appartiene la cooperativa e quale principio di sussidiarietà è in gioco, valutandone un vantaggio e un rischio.
La cooperativa sociale non persegue scopo di lucro e produce un servizio di interesse generale: appartiene al terzo settore (privato sociale), distinto sia dallo Stato sia dal mercato for-profit.
Il Comune affida a un soggetto della società civile lo svolgimento di un'attività di interesse generale: è in gioco la sussidiarietà orizzontale, cioè il rapporto Stato-società civile, non quella verticale tra livelli di governo.
Il terzo settore intercetta bisogni territoriali con flessibilità e radicamento, integra l'offerta pubblica, sperimenta risposte innovative e attiva capitale sociale e partecipazione.
Vi è il rischio che lo Stato deleghi compiti propri scaricandoli sul volontariato, con possibile frammentazione e disparità territoriale dei servizi dove la società civile è più debole.
Risultato: La cooperativa è un soggetto del terzo settore e il caso illustra la sussidiarietà orizzontale: il vantaggio è la capacità di rispondere ai bisogni del territorio integrando il pubblico; il rischio è la delega impropria e la disuguaglianza territoriale dell'offerta.
Errori frequenti
Approfondimento
L'idea che il benessere sia prodotto da una pluralità di attori — Stato, mercato, terzo settore e famiglia — prende il nome di «welfare mix» o «pluralismo del benessere», e in Italia si àncora a un principio costituzionale preciso: la «sussidiarietà orizzontale» dell'art. 118 della Costituzione (riformato nel 2001), per cui le istituzioni devono favorire l'autonoma iniziativa dei cittadini nello svolgere attività di interesse generale. Di fronte alla crisi del welfare — invecchiamento, bassa crescita, vincoli di bilancio, nuovi bisogni — si sono profilate risposte diverse che è bene saper nominare. La reazione neoliberale degli anni Ottanta (Reagan, Thatcher) puntò su tagli, privatizzazioni e responsabilità individuale. La «Terza via» teorizzata da Anthony Giddens propose invece un «welfare dell'investimento sociale»: non solo risarcire i rischi, ma «investire» nelle capacità delle persone (istruzione, formazione, servizi per l'infanzia, politiche attive del lavoro), spostando l'accento dal «welfare» al sostegno all'attivazione. Sullo sfondo matura un nuovo paradigma, quello delle «capacitazioni» di Amartya Sen: obiettivo delle politiche non è solo distribuire risorse, ma ampliare le reali possibilità di scelta e di funzionamento delle persone. È in questo orizzonte che si colloca oggi anche il «secondo welfare», l'insieme di prestazioni integrative di natura occupazionale e privata che affiancano — con luci e ombre — il welfare pubblico.
Ripasso attivo
Spiega che cos'è il terzo settore e qual è il suo ruolo nel welfare mix. Distingui poi sussidiarietà verticale e orizzontale e illustra due cause strutturali della crisi del welfare state contemporaneo, valutandone le possibili risposte.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti