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Il concetto di cultura e le teorie antropologiche

L'antropologia culturale studia l'essere umano nella pluralità delle sue forme di vita, assumendo la « cultura » come oggetto specifico: l'insieme appreso e condiviso di conoscenze, credenze, norme, simboli e pratiche con cui ogni gruppo umano dà senso al mondo. Questo appunto ricostruisce la nascita del concetto di cultura da Tylor in poi e ripercorre le grandi scuole antropologiche — evoluzionismo, particolarismo storico, funzionalismo, strutturalismo e antropologia interpretativa — per arrivare alla coppia concettuale decisiva di etnocentrismo e relativismo culturale. L'argomento rientra a pieno titolo nell'Esame di Stato: è materia tipica della seconda prova (Scienze umane) e del colloquio.

4 sezioni·~19 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·131313 / 16
Profilo d’esame
Analizzare i fenomeni culturali con le categorie proprie dell'antropologia, riconoscendone gli oggetti e le specificità rispetto alle altre scienze umaneConfrontare le principali teorie e scuole antropologiche collegando autori, concetti chiave e contesto storicoComprendere ed evolvere il concetto antropologico di cultura, dalla definizione di Tylor alle prospettive simboliche e interpretativeAdottare uno sguardo critico e non giudicante sulla diversità culturale, padroneggiando la distinzione tra etnocentrismo e relativismo culturale
Operatori:spiegadefinisciconfrontaclassificaanalizzaillustrainterpretaargomentacommenta

livello base

È richiesto a tutti il concetto antropologico di cultura, il quadro delle principali scuole con i loro autori-chiave e la distinzione netta tra etnocentrismo e relativismo culturale.

livello avanzato

Il Liceo delle Scienze Umane approfondisce il passaggio dall'evoluzionismo unilineare al relativismo di Boas, lo strutturalismo di Lévi-Strauss e l'antropologia interpretativa di Geertz, sapendo discutere criticamente limiti e implicazioni etiche del relativismo.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Il concetto di cultura e le teorie antropologiche
    • 01Il concetto antropologico di cultura○
    • 02Le scuole antropologiche: evoluzionismo, particolarismo, funzionalismo◐
    • 03Strutturalismo e antropologia interpretativa●
    • 04Etnocentrismo e relativismo culturale◐
§ 01

Il concetto antropologico di cultura#

●○○BaseLPOSA-scienze-umane-antropologia-concetto-di-cultura

I quattro caratteri della cultura

I quattro caratteri della culturaruota segmentata, 4 segmenti, Dati: Cultura, Appresa, Condivisa, Simbolica, DinamicaAppresaCondivisaSimbolicaDinamicaCultura
Fig. 1La cultura, «insieme complesso» che comprende sapere, credenze, arte, morale e costumi (Tylor): è appresa (non innata), condivisa da un gruppo, simbolica e dinamica (in continuo mutamento).

Punti chiave

Il punto di partenza di tutta l'antropologia è una rivoluzione semantica: il termine « cultura » non indica, come nel linguaggio comune, l'erudizione o il « grado di istruzione » di una persona, ma l'intero modo di vivere di un gruppo umano. In senso antropologico ogni società — anche quella che non conosce la scrittura — possiede una cultura piena e compiuta, e nessun individuo è « senza cultura ».
La definizione fondativa è quella di Edward Burnett Tylor, che nell'opera « Primitive Culture » (1871) scrive che la cultura è « quell'insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e ogni altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società ». Da questa formula si ricavano i tratti decisivi del concetto: la cultura è un « tutto complesso », cioè un sistema di elementi connessi, ed è « acquisita », cioè appresa e non innata.
I caratteri della cultura riconosciuti dall'antropologia sono quattro. La cultura è appresa (si trasmette per enculturazione, non per via genetica); è condivisa (appartiene al gruppo, non al singolo, e rende possibile la comunicazione e la cooperazione); è simbolica (si fonda sulla capacità umana di attribuire significati arbitrari, di cui il linguaggio è l'esempio supremo); è dinamica (muta nel tempo per innovazione interna e per contatto tra culture). È inoltre un sistema integrato, in cui economia, parentela, religione e politica si tengono reciprocamente.
Il concetto di cultura definisce anche l'oggetto e la specificità dell'antropologia tra le scienze umane. Mentre la psicologia studia i processi mentali dell'individuo e la sociologia le strutture delle società complesse e moderne, l'antropologia culturale assume come oggetto la diversità delle culture umane nel loro insieme, privilegiando lo studio diretto e prolungato sul campo (la ricerca etnografica) e lo sguardo comparativo. La cultura, in questa prospettiva, è ciò che distingue l'« adattamento » umano da quello puramente biologico degli altri viventi.
Esempio svolto

Analisi guidata della definizione di Tylor

« La cultura è quell'insieme complesso che include conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costume e ogni altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società » (E. B. Tylor, 1871). Commenta la definizione individuandone le parole-chiave e spiegando perché segna la nascita del concetto scientifico di cultura.

  1. 01Individua il genere

    « insieme complesso » dice che la cultura è un tutto, un sistema di elementi connessi, e non una somma di tratti isolati.

  2. 02Leggi l'elenco

    conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costume: la cultura comprende sia il sapere sia le norme e i valori, cioè anche la dimensione immateriale.

  3. 03Pesa l'aggettivo decisivo

    « acquisita »: la cultura si apprende, non è innata né biologica — è ciò che distingue l'eredità sociale da quella genetica.

  4. 04Cogli la clausola sociologica

    « come membro di una società »: la cultura è un fatto collettivo e condiviso, appartiene al gruppo.

Risultato: La definizione di Tylor fonda il concetto antropologico di cultura perché la presenta come un sistema appreso e condiviso, attribuibile a ogni società umana: per la prima volta la cultura diventa oggetto di studio scientifico e non sinonimo di erudizione.

Obiettivo Maturità

  • Saper enunciare e commentare la definizione di Tylor è quasi obbligatorio: all'esame conviene citarla con precisione e poi spiegarne i due perni, « tutto complesso » e « acquisita ».
  • La distinzione tra il senso comune (« avere cultura » = essere colti) e il senso antropologico (ogni gruppo ha una cultura) è un classico spunto di apertura sia nella seconda prova sia nel colloquio.

Errori frequenti

  • Confondere « cultura » con « civiltà » o con « istruzione »: in antropologia non esistono popoli « senza cultura » né culture « superiori » e « inferiori ».
  • Ridurre la cultura ai soli prodotti materiali (oggetti, monumenti): la cultura comprende soprattutto la dimensione immateriale — valori, norme, credenze, simboli e linguaggio.

Approfondimento

Il concetto di cultura ha una storia interna che conviene conoscere. La definizione di Tylor è «totalizzante» e usa la parola al «singolare» (la Cultura, unica, di cui i popoli rappresentano gradi diversi): è ancora imparentata con l'idea evoluzionista di civiltà, sullo sfondo della distinzione tedesca fra «Kultur» (lo spirito di un popolo) e «Zivilisation» (il progresso tecnico-materiale). Sarà Franz Boas a imporre l'uso al «plurale» — le «culture», ciascuna irriducibile e degna di pari dignità —, spostando l'accento dall'unità del genere umano alla molteplicità delle sue forme. Sul piano teorico, ciò che rende possibile la cultura è la capacità «simbolica»: l'antropologo Leslie White definì la cultura «extrasomatica», cioè trasmessa non attraverso i geni ma attraverso i simboli, il che consente all'umanità un accumulo di sapere impossibile agli altri animali. Vanno infine distinti due processi spesso confusi: l'«enculturazione» (l'apprendimento della propria cultura da parte del nuovo membro) e l'«acculturazione» (le trasformazioni che nascono dal contatto prolungato fra culture diverse). L'antropologia contemporanea, infine, ci mette in guardia dal pensare le culture come «palle da biliardo», entità chiuse e omogenee: sono piuttosto processi aperti, porosi, attraversati da contatti e conflitti — un monito prezioso contro ogni uso «essenzialista» del concetto.

Ripasso attivo

Definisci il concetto antropologico di cultura a partire dalla formulazione di Tylor e illustra, con un esempio concreto, ciascuno dei quattro caratteri fondamentali della cultura (appresa, condivisa, simbolica, dinamica).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Le scuole antropologiche: evoluzionismo, particolarismo, funzionalismo#

●●○StandardLPOSA-scienze-umane-antropologia-concetto-di-cultura

Linea del tempo delle scuole antropologiche

Le scuole antropologicheGrafo, 1871 Evoluzionismo (Tylor, Morgan) → 1900 Particolarismo (Boas), 1900 Particolarismo (Boas) → 1922 Funzionalismo (Malinowski), 1922 Funzionalismo (Malinowski) → 1949 Strutturalismo (Lévi-Strauss), 1949 Strutturalismo (Lévi-Strauss) → 1973 Interpretativa (Geertz)1871Evoluzionismo(Tylor, Morgan)1900Particolarismo(Boas)1922Funzionalismo(Malinowski)1949Strutturalismo(Lévi-Strauss)1973Interpretativa(Geertz)
Fig. 2Le principali scuole dell'antropologia, dall'evoluzionismo di fine Ottocento all'antropologia interpretativa di Geertz.

Punti chiave

La storia dell'antropologia può essere letta come una successione di paradigmi che rispondono ciascuno a una domanda diversa: perché le culture sono diverse? come si trasformano? a che cosa servono le loro istituzioni? Le prime tre grandi scuole — evoluzionismo, particolarismo storico e funzionalismo — segnano il passaggio da un'antropologia « da tavolino » a un'antropologia fondata sulla ricerca sul campo.
L'evoluzionismo culturale (seconda metà dell'Ottocento) è il primo paradigma. Tylor, Lewis H. Morgan e James G. Frazer sostengono che tutte le culture attraversino la stessa scala di sviluppo: Morgan, in « Ancient Society » (1877), propone la celebre triade unilineare « selvaggio → barbaro → civile ». L'idea di fondo è che esista un unico cammino di progresso e che le culture « primitive » siano stadi anteriori della nostra. Questo schema, comparativo ma astratto, è oggi superato perché etnocentrico (assume la civiltà occidentale come vertice) e perché lavora su dati raccolti da altri, non sul campo.
Il particolarismo storico di Franz Boas (primo Novecento, scuola americana) rovescia l'evoluzionismo. Boas nega che esista una sola linea di sviluppo: ogni cultura è il prodotto unico della propria storia, dei propri contatti e del proprio ambiente, e va compresa nei suoi termini e non confrontata con una scala universale. Da qui nascono due eredità capitali: il metodo della ricerca sul campo rigorosa e il principio del relativismo culturale, secondo cui ogni cultura va giudicata secondo i propri criteri.
Il funzionalismo di Bronisław Malinowski (anni Venti) sposta la domanda dalla storia all'utilità presente: ogni elemento culturale — un rito, una regola, un'istituzione — esiste perché svolge una funzione, cioè soddisfa un bisogno dell'individuo o del gruppo. Malinowski fonda inoltre il metodo cardine della disciplina, l'osservazione partecipante, sperimentata durante la lunga permanenza tra i Trobriandesi della Melanesia descritta in « Argonauti del Pacifico occidentale » (1922). Accanto a lui, il funzionalismo strutturale di Alfred R. Radcliffe-Brown guarda alla funzione delle istituzioni nel mantenere la coesione della struttura sociale.
Esempio svolto

Classificare gli autori per scuola

Associa ciascun autore alla propria scuola antropologica e ne enuncia in una frase la tesi: Morgan, Boas, Malinowski.

  1. 01Morgan → evoluzionismo

    tutte le culture salgono la stessa scala unilineare « selvaggio → barbaro → civile » (Ancient Society, 1877).

  2. 02Boas → particolarismo storico

    ogni cultura è prodotto unico della propria storia e va compresa nei suoi termini; nasce il relativismo culturale.

  3. 03Malinowski → funzionalismo

    ogni elemento culturale risponde a un bisogno; il metodo è l'osservazione partecipante sul campo (Trobriand).

Risultato: La triade Morgan–Boas–Malinowski riassume tre paradigmi successivi: dal progresso unilineare ed etnocentrico, alla storicità e relatività di ogni cultura, fino all'analisi funzionale fondata sul lavoro sul campo.

Obiettivo Maturità

  • Saper costruire la sequenza evoluzionismo → particolarismo → funzionalismo, associando a ciascuna scuola l'autore-chiave e la sua domanda guida, è il cuore della richiesta d'esame su questo argomento.
  • Di Boas e di Malinowski va ricordato il doppio contributo: una teoria della cultura E un metodo (ricerca sul campo / osservazione partecipante).

Errori frequenti

  • Attribuire a Tylor o a Morgan il relativismo culturale: l'evoluzionismo è al contrario fortemente etnocentrico; il relativismo nasce con Boas.
  • Scambiare l'osservazione partecipante (Malinowski, sul campo) con il metodo « da tavolino » degli evoluzionisti, che usavano resoconti altrui.

Approfondimento

Dietro la successione delle scuole c'è anche una rivoluzione del «metodo». Gli evoluzionisti erano «antropologi da tavolino» (armchair anthropologists): teorizzavano sulle culture altrui basandosi sui resoconti di viaggiatori, missionari e funzionari coloniali, senza mai vederle. La svolta la compì Bronisław Malinowski che, bloccato per anni nelle isole Trobriand, inventò la moderna «ricerca sul campo» fondata sull'«osservazione partecipante» e sulla conoscenza diretta della lingua: gli «Argonauti del Pacifico occidentale» (1922) ne sono il manifesto. Il funzionalismo, inoltre, ebbe due volti da non confondere: quello «biologico-culturale» di Malinowski, per cui le istituzioni soddisfano bisogni prima di tutto individuali, e quello «struttural-funzionalista» di Alfred Radcliffe-Brown, di ispirazione durkheimiana, per cui ogni elemento serve invece a mantenere la «struttura sociale» nel suo insieme. Va infine ricordato che l'evoluzionismo non morì del tutto: nel Novecento rinacque come «neoevoluzionismo», ma corretto — con Leslie White, che legava lo sviluppo al controllo dell'energia, e con Julian Steward, la cui «ecologia culturale» sostituì all'unica scala unilineare un'evoluzione «multilineare», in cui ambienti diversi generano percorsi diversi. La storia dell'antropologia, insomma, non è un semplice avvicendarsi di errori, ma un progressivo affinarsi delle domande e degli strumenti.

Ripasso attivo

Confronta evoluzionismo culturale e particolarismo storico individuando, per ciascuno, l'autore di riferimento, la concezione del rapporto tra le culture e i limiti o i meriti del metodo adottato.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Strutturalismo e antropologia interpretativa#

●●●ApprofondimentoLPOSA-scienze-umane-antropologia-concetto-di-cultura

Strutturalismo e interpretativismo a confronto

Strutturalismo e antropologia interpretativaTabella con 2 colonne e 4 righe, Dati: Strutturalismo · Interpretativa; Lévi-Strauss · Geertz; strutture · reti di significato; opposizioni · cultura = testo; modello · descrizione densaSTRUTTURALISMOINTERPRETATIVALévi-StraussGeertzstrutturereti di significatoopposizionicultura = testomodellodescrizione densa
Fig. 3Strutturalismo (Lévi-Strauss: strutture mentali universali, opposizioni binarie, il modello) e antropologia interpretativa (Geertz: reti di significato, la cultura come «testo», la «descrizione densa»).

Punti chiave

A partire dalla metà del Novecento l'antropologia si concentra non più sulle origini o sulle funzioni, ma sui significati: che cosa esprime una cultura, secondo quali logiche organizza il pensiero e i simboli. Due grandi prospettive dominano questa stagione: lo strutturalismo di Claude Lévi-Strauss e l'antropologia interpretativa di Clifford Geertz.
Lo strutturalismo di Lévi-Strauss, debitore della linguistica strutturale di Saussure, sostiene che dietro la varietà infinita dei costumi operino strutture mentali universali, comuni a tutta l'umanità. La mente umana ordina il mondo per opposizioni binarie (crudo/cotto, natura/cultura, sacro/profano), e proprio queste strutture profonde si ritrovano, in forme diverse, in tutte le società. Nelle « Strutture elementari della parentela » (1949) e in « Il pensiero selvaggio » (1962) Lévi-Strauss mostra che il « pensiero selvaggio » non è inferiore al nostro, ma una forma diversa e altrettanto rigorosa di logica.
L'antropologia interpretativa di Clifford Geertz parte da una premessa opposta a quella strutturalista: la cultura non è una struttura nascosta da decifrare, ma una rete di significati pubblici e condivisi. Per Geertz « l'uomo è un animale sospeso in trame di significato che egli stesso ha tessuto », e quelle trame sono la cultura. Compito dell'antropologo è interpretare quei significati, non ridurli a leggi universali.
Lo strumento che Geertz propone, in « Interpretazione di culture » (1973), è la « descrizione densa » (thick description): non basta registrare un comportamento (la « descrizione sottile »: « l'occhio si chiude »), occorre interpretarne il senso nel contesto (è un tic? un ammicco d'intesa? una parodia?). La cultura va dunque « letta » come un testo. Con Geertz l'antropologia si avvicina alle scienze interpretative e prende coscienza della riflessività del ricercatore, che è sempre parte del processo conoscitivo.
Esempio svolto

Riconoscere la descrizione densa

Un osservatore annota: « il ragazzo chiude rapidamente l'occhio destro ». Mostra come passare da una descrizione sottile a una descrizione densa secondo Geertz.

  1. 01Descrizione sottile

    registra solo il movimento fisico: « l'occhio destro si chiude e si riapre rapidamente ». È vera ma muta di senso.

  2. 02Apri il ventaglio dei significati

    lo stesso gesto può essere un tic involontario, un ammiccamento d'intesa, una parodia dell'ammiccamento, una prova di ammiccamento.

  3. 03Colloca nel contesto

    solo conoscendo i codici condivisi del gruppo si stabilisce quale significato il gesto abbia per gli attori.

  4. 04Scrivi la descrizione densa

    « il ragazzo strizza l'occhio a un complice per segnalargli, secondo un codice noto, di stare al gioco ».

Risultato: La descrizione densa non aggiunge dettagli fisici ma il significato culturale del comportamento: per questo Geertz definisce la cultura una rete di significati da interpretare, e l'etnografia un atto di lettura.

Obiettivo Maturità

  • La contrapposizione Lévi-Strauss (strutture universali della mente, opposizioni binarie) vs Geertz (cultura come rete di significati, descrizione densa) è una richiesta tipica di confronto nel colloquio.
  • Saper spiegare la « descrizione densa » con l'esempio dell'ammiccamento (occhio che si chiude / cenno d'intesa) dimostra padronanza concreta del concetto.

Errori frequenti

  • Presentare lo strutturalismo come studio della singola cultura: Lévi-Strauss cerca al contrario strutture universali, comuni a tutta l'umanità.
  • Ridurre la « descrizione densa » a una descrizione « dettagliata »: il punto non è la quantità di particolari, ma l'interpretazione del significato nel contesto.

Approfondimento

La distanza fra Lévi-Strauss e Geertz riproduce, dentro l'antropologia, la grande contrapposizione fra «spiegare» e «comprendere». Lévi-Strauss applica alla cultura il «modello linguistico» di Saussure e Jakobson: come i suoni di una lingua contano non in sé ma per le loro differenze, così i costumi vanno letti come sistemi di relazioni e opposizioni. Da qui la sua analisi del mito come «bricolage» del pensiero e la tesi, ne «Il pensiero selvaggio», che la mente dei popoli senza scrittura non è «prelogica» ma segue una logica del concreto altrettanto rigorosa della nostra: cerca insomma «strutture universali» dello spirito umano, in una prospettiva quasi nomotetica. Geertz muove nella direzione opposta, idiografica: non strutture nascoste da decifrare, ma «significati» pubblici da interpretare nel loro contesto, com'è nel suo celebre saggio sul combattimento dei galli a Bali. La sua «svolta interpretativa» apre inoltre la strada alla cosiddetta «crisi della rappresentazione» degli anni Ottanta (il volume «Writing Culture»), che mette in discussione l'autorità stessa dell'etnografo: descrivere una cultura è sempre anche «scriverla», da un punto di vista situato, e non fotografarla oggettivamente. Padroneggiare questo scarto — struttura universale contro significato locale, spiegazione contro interpretazione — è la chiave di ogni confronto maturo fra i due autori.

Ripasso attivo

Spiega che cosa intende Geertz con « descrizione densa » e confrontala con l'approccio strutturalista di Lévi-Strauss, mettendo in luce la diversa concezione del rapporto tra cultura e significato.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Etnocentrismo e relativismo culturale#

●●○StandardLPOSA-scienze-umane-antropologia-concetto-di-cultura

Etnocentrismo vs relativismo culturale

Etnocentrismo e relativismo culturaleTabella con 2 colonne e 3 righe, Dati: Etnocentrismo · Relativismo; la mia cultura · ogni cultura; è il metro · nei suoi termini; giudico · comprendoETNOCENTRISMORELATIVISMOla mia culturaogni culturaè il metronei suoi terminigiudicocomprendo
Fig. 4Etnocentrismo: assumere la propria cultura come metro per giudicare le altre. Relativismo culturale: comprendere ogni cultura nei propri termini, sospendendo il giudizio.

Punti chiave

La distinzione tra etnocentrismo e relativismo culturale è l'esito teorico ed etico di tutta la riflessione antropologica sul concetto di cultura: è il modo in cui la disciplina ha imparato a guardare la diversità senza giudicarla. Comprenderla significa possedere la postura conoscitiva propria dell'antropologo.
L'etnocentrismo è l'atteggiamento — quasi spontaneo — che assume la propria cultura come metro di misura di tutte le altre, considerandole inferiori, strane o sbagliate in quanto diverse. Il termine, coniato dal sociologo William Graham Sumner (« Folkways », 1906), descrive una tendenza diffusa: ciascun gruppo tende a collocarsi al centro del mondo. L'evoluzionismo ottocentesco fu una forma scientifica di etnocentrismo, perché poneva la civiltà occidentale al vertice di un'unica scala.
Il relativismo culturale, elaborato da Franz Boas e dalla sua scuola, sostiene al contrario che ogni cultura va compresa nei propri termini, alla luce dei propri valori e del proprio contesto, e non confrontata con una scala universale. Non esistono culture « superiori » o « inferiori »: ogni costume ha un senso all'interno del sistema culturale che lo esprime. Il relativismo è anzitutto un principio metodologico — la condizione per conoscere davvero una cultura sospendendo il giudizio.
Il relativismo conosce però un limite delicato, che l'esame chiede spesso di discutere. Se portato all'estremo, il relativismo « assoluto » rischia di rendere impossibile ogni giudizio critico, anche di fronte a pratiche che violano i diritti umani fondamentali. Si distingue allora un relativismo metodologico (sospendere il giudizio per comprendere), pienamente accolto, da un relativismo etico radicale, più problematico. La sfida contemporanea è tenere insieme rispetto della diversità e tutela di diritti universali: è il terreno dell'interculturalità.
Esempio svolto

Costruire un paragrafo argomentativo sul relativismo

Argomenta in un breve paragrafo perché il relativismo culturale è un principio conoscitivo prezioso ma non può essere assolutizzato.

  1. 01Tesi

    il relativismo culturale è indispensabile per conoscere le culture senza pregiudizi etnocentrici.

  2. 02Argomento a favore

    ogni costume ha un senso nel proprio sistema: sospendere il giudizio (relativismo metodologico) è la condizione per comprenderlo davvero.

  3. 03Obiezione / limite

    se assolutizzato, il relativismo etico impedirebbe di criticare pratiche che ledono diritti umani fondamentali.

  4. 04Sintesi

    occorre distinguere il piano metodologico (comprendere) da quello etico, tenendo insieme rispetto della diversità e diritti universali (prospettiva interculturale).

Risultato: Il paragrafo difende il relativismo come metodo di comprensione e insieme ne segna il limite, mostrando la capacità di argomentare in modo equilibrato richiesta dall'Esame di Stato.

Obiettivo Maturità

  • La coppia etnocentrismo / relativismo culturale è uno dei nodi più richiesti: va saputa definire con precisione, collegando l'etnocentrismo all'evoluzionismo e il relativismo a Boas.
  • Mostrare di conoscere il limite del relativismo (rispetto della diversità vs diritti umani universali) e la distinzione metodologico/etico è ciò che alza il voto, specie nella prova argomentativa.

Errori frequenti

  • Confondere il relativismo culturale con l'indifferenza o il « tutto è uguale »: il relativismo è un metodo di comprensione, non la rinuncia a ogni valore.
  • Pensare che l'etnocentrismo sia solo dei « popoli primitivi »: è una tendenza universale, presente anche nelle società moderne e nello sguardo dell'antropologo stesso.

Approfondimento

Il nodo teorico più delicato è distinguere due significati del relativismo, spesso confusi. Il «relativismo metodologico» è un atteggiamento di ricerca: per «comprendere» una cultura occorre sospendere il giudizio e leggerne le pratiche alla luce dei suoi valori interni, non dei nostri — ed è una conquista irrinunciabile, la cura contro l'etnocentrismo. Il «relativismo morale» (o «assoluto») è invece una tesi etica ben più forte: sostiene che «tutti» i valori si equivalgano e che nessun giudizio interculturale sia mai legittimo. Portato all'estremo, questo secondo relativismo si paralizza: di fronte a pratiche che ledono i diritti fondamentali (per esempio le mutilazioni genitali femminili) esso rischia di diventare un alibi per la non-ingerenza, e persino un nuovo «culturalismo» che imprigiona l'individuo dentro la sua cultura, negandogli il diritto di criticarla o di uscirne — è il rischio che la filosofa Susan Okin denunciava chiedendo se il multiculturalismo non danneggi le donne. La via d'uscita più discussa non è tornare all'etnocentrismo, ma cercare un «universalismo aperto»: l'approccio delle «capacitazioni» di Nussbaum e Sen indica alcune soglie di dignità comuni a tutti gli esseri umani, dentro le quali resta ampio spazio per la diversità culturale. Comprendere senza rinunciare a giudicare l'ingiustizia: è questa la posta in gioco, e il tema torna con frequenza nella seconda prova.

Ripasso attivo

Definisci etnocentrismo e relativismo culturale, spiegane il legame rispettivamente con l'evoluzionismo e con Boas e discuti, con un esempio, il principale limite del relativismo culturale.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Il concetto antropologico di cultura○
    • 02Le scuole antropologiche: evoluzionismo, particolarismo, funzionalismo◐
    • 03Strutturalismo e antropologia interpretativa●
    • 04Etnocentrismo e relativismo culturale◐

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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