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L'antropologia culturale studia l'essere umano nella pluralità delle sue forme di vita, assumendo la « cultura » come oggetto specifico: l'insieme appreso e condiviso di conoscenze, credenze, norme, simboli e pratiche con cui ogni gruppo umano dà senso al mondo. Questo appunto ricostruisce la nascita del concetto di cultura da Tylor in poi e ripercorre le grandi scuole antropologiche — evoluzionismo, particolarismo storico, funzionalismo, strutturalismo e antropologia interpretativa — per arrivare alla coppia concettuale decisiva di etnocentrismo e relativismo culturale. L'argomento rientra a pieno titolo nell'Esame di Stato: è materia tipica della seconda prova (Scienze umane) e del colloquio.
4 sezioni~19 min di lettura4 competenzeLivello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
È richiesto a tutti il concetto antropologico di cultura, il quadro delle principali scuole con i loro autori-chiave e la distinzione netta tra etnocentrismo e relativismo culturale.
livello avanzato
Il Liceo delle Scienze Umane approfondisce il passaggio dall'evoluzionismo unilineare al relativismo di Boas, lo strutturalismo di Lévi-Strauss e l'antropologia interpretativa di Geertz, sapendo discutere criticamente limiti e implicazioni etiche del relativismo.
Profondità di lettura: Approfondimento
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I quattro caratteri della cultura
« La cultura è quell'insieme complesso che include conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costume e ogni altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo come membro di una società » (E. B. Tylor, 1871). Commenta la definizione individuandone le parole-chiave e spiegando perché segna la nascita del concetto scientifico di cultura.
« insieme complesso » dice che la cultura è un tutto, un sistema di elementi connessi, e non una somma di tratti isolati.
conoscenze, credenze, arte, morale, diritto, costume: la cultura comprende sia il sapere sia le norme e i valori, cioè anche la dimensione immateriale.
« acquisita »: la cultura si apprende, non è innata né biologica — è ciò che distingue l'eredità sociale da quella genetica.
« come membro di una società »: la cultura è un fatto collettivo e condiviso, appartiene al gruppo.
Risultato: La definizione di Tylor fonda il concetto antropologico di cultura perché la presenta come un sistema appreso e condiviso, attribuibile a ogni società umana: per la prima volta la cultura diventa oggetto di studio scientifico e non sinonimo di erudizione.
Errori frequenti
Approfondimento
Il concetto di cultura ha una storia interna che conviene conoscere. La definizione di Tylor è «totalizzante» e usa la parola al «singolare» (la Cultura, unica, di cui i popoli rappresentano gradi diversi): è ancora imparentata con l'idea evoluzionista di civiltà, sullo sfondo della distinzione tedesca fra «Kultur» (lo spirito di un popolo) e «Zivilisation» (il progresso tecnico-materiale). Sarà Franz Boas a imporre l'uso al «plurale» — le «culture», ciascuna irriducibile e degna di pari dignità —, spostando l'accento dall'unità del genere umano alla molteplicità delle sue forme. Sul piano teorico, ciò che rende possibile la cultura è la capacità «simbolica»: l'antropologo Leslie White definì la cultura «extrasomatica», cioè trasmessa non attraverso i geni ma attraverso i simboli, il che consente all'umanità un accumulo di sapere impossibile agli altri animali. Vanno infine distinti due processi spesso confusi: l'«enculturazione» (l'apprendimento della propria cultura da parte del nuovo membro) e l'«acculturazione» (le trasformazioni che nascono dal contatto prolungato fra culture diverse). L'antropologia contemporanea, infine, ci mette in guardia dal pensare le culture come «palle da biliardo», entità chiuse e omogenee: sono piuttosto processi aperti, porosi, attraversati da contatti e conflitti — un monito prezioso contro ogni uso «essenzialista» del concetto.
Ripasso attivo
Definisci il concetto antropologico di cultura a partire dalla formulazione di Tylor e illustra, con un esempio concreto, ciascuno dei quattro caratteri fondamentali della cultura (appresa, condivisa, simbolica, dinamica).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Linea del tempo delle scuole antropologiche
Associa ciascun autore alla propria scuola antropologica e ne enuncia in una frase la tesi: Morgan, Boas, Malinowski.
tutte le culture salgono la stessa scala unilineare « selvaggio → barbaro → civile » (Ancient Society, 1877).
ogni cultura è prodotto unico della propria storia e va compresa nei suoi termini; nasce il relativismo culturale.
ogni elemento culturale risponde a un bisogno; il metodo è l'osservazione partecipante sul campo (Trobriand).
Risultato: La triade Morgan–Boas–Malinowski riassume tre paradigmi successivi: dal progresso unilineare ed etnocentrico, alla storicità e relatività di ogni cultura, fino all'analisi funzionale fondata sul lavoro sul campo.
Errori frequenti
Approfondimento
Dietro la successione delle scuole c'è anche una rivoluzione del «metodo». Gli evoluzionisti erano «antropologi da tavolino» (armchair anthropologists): teorizzavano sulle culture altrui basandosi sui resoconti di viaggiatori, missionari e funzionari coloniali, senza mai vederle. La svolta la compì Bronisław Malinowski che, bloccato per anni nelle isole Trobriand, inventò la moderna «ricerca sul campo» fondata sull'«osservazione partecipante» e sulla conoscenza diretta della lingua: gli «Argonauti del Pacifico occidentale» (1922) ne sono il manifesto. Il funzionalismo, inoltre, ebbe due volti da non confondere: quello «biologico-culturale» di Malinowski, per cui le istituzioni soddisfano bisogni prima di tutto individuali, e quello «struttural-funzionalista» di Alfred Radcliffe-Brown, di ispirazione durkheimiana, per cui ogni elemento serve invece a mantenere la «struttura sociale» nel suo insieme. Va infine ricordato che l'evoluzionismo non morì del tutto: nel Novecento rinacque come «neoevoluzionismo», ma corretto — con Leslie White, che legava lo sviluppo al controllo dell'energia, e con Julian Steward, la cui «ecologia culturale» sostituì all'unica scala unilineare un'evoluzione «multilineare», in cui ambienti diversi generano percorsi diversi. La storia dell'antropologia, insomma, non è un semplice avvicendarsi di errori, ma un progressivo affinarsi delle domande e degli strumenti.
Ripasso attivo
Confronta evoluzionismo culturale e particolarismo storico individuando, per ciascuno, l'autore di riferimento, la concezione del rapporto tra le culture e i limiti o i meriti del metodo adottato.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Strutturalismo e interpretativismo a confronto
Un osservatore annota: « il ragazzo chiude rapidamente l'occhio destro ». Mostra come passare da una descrizione sottile a una descrizione densa secondo Geertz.
registra solo il movimento fisico: « l'occhio destro si chiude e si riapre rapidamente ». È vera ma muta di senso.
lo stesso gesto può essere un tic involontario, un ammiccamento d'intesa, una parodia dell'ammiccamento, una prova di ammiccamento.
solo conoscendo i codici condivisi del gruppo si stabilisce quale significato il gesto abbia per gli attori.
« il ragazzo strizza l'occhio a un complice per segnalargli, secondo un codice noto, di stare al gioco ».
Risultato: La descrizione densa non aggiunge dettagli fisici ma il significato culturale del comportamento: per questo Geertz definisce la cultura una rete di significati da interpretare, e l'etnografia un atto di lettura.
Errori frequenti
Approfondimento
La distanza fra Lévi-Strauss e Geertz riproduce, dentro l'antropologia, la grande contrapposizione fra «spiegare» e «comprendere». Lévi-Strauss applica alla cultura il «modello linguistico» di Saussure e Jakobson: come i suoni di una lingua contano non in sé ma per le loro differenze, così i costumi vanno letti come sistemi di relazioni e opposizioni. Da qui la sua analisi del mito come «bricolage» del pensiero e la tesi, ne «Il pensiero selvaggio», che la mente dei popoli senza scrittura non è «prelogica» ma segue una logica del concreto altrettanto rigorosa della nostra: cerca insomma «strutture universali» dello spirito umano, in una prospettiva quasi nomotetica. Geertz muove nella direzione opposta, idiografica: non strutture nascoste da decifrare, ma «significati» pubblici da interpretare nel loro contesto, com'è nel suo celebre saggio sul combattimento dei galli a Bali. La sua «svolta interpretativa» apre inoltre la strada alla cosiddetta «crisi della rappresentazione» degli anni Ottanta (il volume «Writing Culture»), che mette in discussione l'autorità stessa dell'etnografo: descrivere una cultura è sempre anche «scriverla», da un punto di vista situato, e non fotografarla oggettivamente. Padroneggiare questo scarto — struttura universale contro significato locale, spiegazione contro interpretazione — è la chiave di ogni confronto maturo fra i due autori.
Ripasso attivo
Spiega che cosa intende Geertz con « descrizione densa » e confrontala con l'approccio strutturalista di Lévi-Strauss, mettendo in luce la diversa concezione del rapporto tra cultura e significato.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Etnocentrismo vs relativismo culturale
Argomenta in un breve paragrafo perché il relativismo culturale è un principio conoscitivo prezioso ma non può essere assolutizzato.
il relativismo culturale è indispensabile per conoscere le culture senza pregiudizi etnocentrici.
ogni costume ha un senso nel proprio sistema: sospendere il giudizio (relativismo metodologico) è la condizione per comprenderlo davvero.
se assolutizzato, il relativismo etico impedirebbe di criticare pratiche che ledono diritti umani fondamentali.
occorre distinguere il piano metodologico (comprendere) da quello etico, tenendo insieme rispetto della diversità e diritti universali (prospettiva interculturale).
Risultato: Il paragrafo difende il relativismo come metodo di comprensione e insieme ne segna il limite, mostrando la capacità di argomentare in modo equilibrato richiesta dall'Esame di Stato.
Errori frequenti
Approfondimento
Il nodo teorico più delicato è distinguere due significati del relativismo, spesso confusi. Il «relativismo metodologico» è un atteggiamento di ricerca: per «comprendere» una cultura occorre sospendere il giudizio e leggerne le pratiche alla luce dei suoi valori interni, non dei nostri — ed è una conquista irrinunciabile, la cura contro l'etnocentrismo. Il «relativismo morale» (o «assoluto») è invece una tesi etica ben più forte: sostiene che «tutti» i valori si equivalgano e che nessun giudizio interculturale sia mai legittimo. Portato all'estremo, questo secondo relativismo si paralizza: di fronte a pratiche che ledono i diritti fondamentali (per esempio le mutilazioni genitali femminili) esso rischia di diventare un alibi per la non-ingerenza, e persino un nuovo «culturalismo» che imprigiona l'individuo dentro la sua cultura, negandogli il diritto di criticarla o di uscirne — è il rischio che la filosofa Susan Okin denunciava chiedendo se il multiculturalismo non danneggi le donne. La via d'uscita più discussa non è tornare all'etnocentrismo, ma cercare un «universalismo aperto»: l'approccio delle «capacitazioni» di Nussbaum e Sen indica alcune soglie di dignità comuni a tutti gli esseri umani, dentro le quali resta ampio spazio per la diversità culturale. Comprendere senza rinunciare a giudicare l'ingiustizia: è questa la posta in gioco, e il tema torna con frequenza nella seconda prova.
Ripasso attivo
Definisci etnocentrismo e relativismo culturale, spiegane il legame rispettivamente con l'evoluzionismo e con Boas e discuti, con un esempio, il principale limite del relativismo culturale.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti