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Concetti fondamentali della sociologia: istituzione, socializzazione, devianza, mobilità, secolarizzazione

Questo appunto raccoglie il lessico portante della sociologia: le coppie status/ruolo, norme/valori e il concetto di istituzione che danno forma all'ordine sociale; i processi di socializzazione attraverso cui l'individuo diventa membro della società; le teorie della devianza e del controllo sociale; infine la stratificazione, la mobilità sociale e la secolarizzazione come chiavi per leggere disuguaglianze e mutamento. Tutti questi concetti sono pienamente «in Esame di Stato»: ricorrono nella seconda prova di Scienze umane e sono strumenti irrinunciabili per analizzare casi e documenti nel colloquio.

4 sezioni·~20 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·101010 / 16
Profilo d’esame
Analizzare i fenomeni sociali con i concetti fondamentali della sociologia (istituzione, status, ruolo, norma, valore)Collegare socializzazione, istituzioni e ordine sociale, riconoscendo il ruolo delle agenzie di socializzazioneInterpretare la devianza e le disuguaglianze sociali con le principali teorie sociologiche (anomia, etichettamento, stratificazione, mobilità)
Operatori:analizzaspiegaconfrontaclassificaillustrainterpretadescrivicommenta

livello base

Per il nucleo comune è richiesto padroneggiare le definizioni dei concetti chiave e saperli applicare a esempi concreti tratti dalla vita quotidiana e da brevi documenti.

livello avanzato

Nell'indirizzo del Liceo delle Scienze umane si chiede inoltre di collegare i concetti agli autori classici (Durkheim, Merton, Weber, Becker) e di costruire analisi argomentate su casi e dati, come nella seconda prova.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Concetti fondamentali della sociologia: istituzione, socializzazione, devianza, mobilità, secolarizzazione
    • 01Istituzioni, status, ruoli, norme e valori○
    • 02La socializzazione e le sue agenzie◐
    • 03Devianza e controllo sociale◐
    • 04Stratificazione, mobilità e secolarizzazione●
§ 01

Istituzioni, status, ruoli, norme e valori#

●○○BaseLPOSA-scienze-umane-sociologia-concetti-fondamentali

Dal valore all'istituzione: l'alfabeto dell'ordine sociale

L'alfabeto dell'ordine socialeGrafo, Valore → Norma, Norma → Status, Status → Ruolo, Ruolo → IstituzioneValoreNormaStatusRuoloIstituzione
Fig. 1L'alfabeto dell'ordine sociale: dai valori (ciò che vale) discendono le norme (regole), che definiscono status (posizioni) e ruoli (condotte attese); l'insieme stabile e organizzato è l'istituzione.

Punti chiave

La sociologia studia l'ordine sociale, cioè il fatto che la vita collettiva sia regolare e prevedibile invece che caotica; per spiegarlo essa dispone di un nucleo di concetti tra loro intrecciati — valore, norma, status, ruolo e istituzione — che costituiscono l'alfabeto minimo della disciplina e che in questa sezione introduciamo a partire dall'unità più piccola (la posizione dell'individuo) fino a quella più ampia (l'istituzione).
I «valori» sono concezioni condivise di ciò che è desiderabile e degno (per esempio l'uguaglianza, l'onestà, il successo): orientano l'azione ma sono generali. Le «norme» traducono i valori in regole concrete di condotta che indicano ciò che si deve, si può o non si deve fare in una data situazione; si distinguono norme informali (le consuetudini, le buone maniere) e norme formali (le leggi, scritte e dotate di sanzioni istituzionalizzate). La distinzione è cruciale: l'esame chiede spesso di mostrare come un valore astratto si concretizzi in norme verificabili.
Allo status — la posizione che un individuo occupa nella struttura sociale — corrisponde un «ruolo», cioè l'insieme dei comportamenti attesi da chi occupa quella posizione. Il sociologo Ralph Linton distinse lo «status ascritto» (assegnato indipendentemente dalla volontà del soggetto: il sesso, l'età, la nascita) dallo «status acquisito» (conquistato con l'impegno e le scelte: la professione, il titolo di studio). Una persona possiede contemporaneamente molti status, e dall'insieme delle aspettative talvolta contraddittorie nasce il «conflitto di ruolo».
L'«istituzione», infine, non è un edificio né soltanto un'organizzazione: è un sistema stabile e riconosciuto di norme, valori, status e ruoli organizzati intorno a un bisogno fondamentale della società. La famiglia, la scuola, lo Stato, la religione, l'economia sono le grandi istituzioni. La loro funzione è rendere l'azione sociale prevedibile e trasmissibile: «istituzionalizzare» significa proprio trasformare comportamenti occasionali in modelli stabili e impersonali che sopravvivono ai singoli individui che vi partecipano.
Esempio svolto

Analizzare la scuola come istituzione sociale

Mostra, in forma di analisi guidata, perché la scuola è un'istituzione sociale, distinguendo valori, norme, status e ruoli.

  1. 01Individuare il bisogno sociale

    La scuola risponde al bisogno fondamentale di trasmettere conoscenze, competenze e valori condivisi alle nuove generazioni: è quindi un'istituzione, non un semplice edificio.

  2. 02Riconoscere i valori

    Valori di riferimento: il sapere come bene comune, il merito, l'uguaglianza delle opportunità educative.

  3. 03Distinguere le norme

    Norme formali: l'obbligo di frequenza, il regolamento d'istituto, i criteri di valutazione. Norme informali: alzare la mano per parlare, rispettare i tempi del compagno.

  4. 04Identificare status e ruoli

    Status del docente → ruolo: insegnare, valutare, guidare. Status dello studente → ruolo: studiare, partecipare, rispettare le regole. Le aspettative reciproche rendono prevedibile l'interazione.

  5. 05Collegare all'ordine sociale

    Stabilizzando status e ruoli in modelli impersonali, la scuola rende l'azione educativa indipendente dalle singole persone e trasmissibile nel tempo.

Risultato: La scuola è un'istituzione perché organizza in modo stabile valori (sapere, merito), norme (formali e informali) e una rete di status/ruoli (docente, studente) intorno al bisogno sociale dell'educazione.

Obiettivo Maturità

  • Sapere definire con precisione e tenere distinti i cinque concetti — valore, norma, status, ruolo, istituzione — e indicarne le relazioni: i valori ispirano le norme, gli status reggono ruoli, le istituzioni li organizzano.
  • Saper applicare i concetti a un esempio concreto o a un documento (per esempio analizzare la scuola come istituzione individuandone valori, norme, status e ruoli): è esattamente il tipo di operazione richiesto nella seconda prova di Scienze umane.

Errori frequenti

  • Confondere «status» con «ruolo»: lo status è la POSIZIONE (essere studente), il ruolo è il COMPORTAMENTO ATTESO collegato a quella posizione (studiare, frequentare, rispettare il docente).
  • Ridurre l'«istituzione» a un edificio o a un singolo ente (l'ospedale, il municipio): l'istituzione è il sistema di norme e ruoli, non il luogo fisico né l'organizzazione che la incarna.

Approfondimento

Il concetto di «ruolo», qui definito in senso strutturale, si arricchisce se lo si guarda anche dal lato dell'interazione. Robert Merton osservò che a un solo status corrisponde di norma non un ruolo ma un «insieme di ruoli» (role-set): lo status di studente comporta relazioni diverse — con i docenti, i compagni, i genitori —, ciascuna con attese proprie che possono confliggere. Di qui due tensioni classiche: il «conflitto di ruolo», fra le attese di status diversi ricoperti dalla stessa persona (essere insieme genitore e lavoratore), e la «tensione di ruolo» (role strain), fra attese contrastanti interne a un unico ruolo. Erving Goffman spinse l'analisi fino alla metafora teatrale: ne «La vita quotidiana come rappresentazione» descrive gli individui come attori che «recitano» i propri ruoli davanti a un pubblico, curando la propria immagine (impression management) e distinguendo un «palcoscenico» (la scena pubblica) da un «retroscena» (il dietro le quinte in cui ci si rilassa). Introduce persino la «distanza dal ruolo», il modo in cui talvolta segnaliamo di non identificarci del tutto con la parte che stiamo interpretando. Il ruolo, così, non è una gabbia che ci determina, ma un copione che interpretiamo attivamente: la struttura offre lo spartito, l'attore lo esegue con margini di libertà.

Ripasso attivo

Scegli un'istituzione sociale (la famiglia, la scuola o lo Stato) e analizzala in un paragrafo, individuando: due valori di riferimento, due norme (una formale e una informale), almeno due status con i rispettivi ruoli. Concludi spiegando in che senso essa contribuisce all'ordine sociale.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

La socializzazione e le sue agenzie#

●●○StandardLPOSA-scienze-umane-sociologia-concetti-fondamentali

Le agenzie di socializzazione attorno all'individuo

Le agenzie di socializzazioneruota segmentata, 5 segmenti, Dati: Individuo, Famiglia, Scuola, Pari, Media, LavoroFamigliaprimariaScuolaParigruppo deiMediaLavoroIndividuo
Fig. 2Le agenzie di socializzazione attorno all'individuo: la famiglia (agenzia primaria), la scuola, il gruppo dei pari, i mass media, il mondo del lavoro.

Punti chiave

Se le istituzioni offrono i modelli di comportamento, la «socializzazione» è il processo attraverso cui l'individuo li apprende e li fa propri, diventando membro competente della società: è il ponte tra la persona e la struttura sociale, il meccanismo per cui l'ordine descritto nella prima sezione si riproduce di generazione in generazione.
La «socializzazione primaria» avviene nei primi anni di vita, soprattutto nella famiglia: il bambino apprende il linguaggio, le norme di base, l'identità e la fiducia fondamentale verso gli altri. È profonda e carica di affetti, e su di essa si innesta poi la «socializzazione secondaria», che si svolge in età successive entro contesti più specializzati e impersonali (la scuola, i gruppi, il lavoro) e introduce a ruoli e «sottomondi» particolari. Berger e Luckmann hanno mostrato come la prima costruisca il «mondo dato per scontato» e la seconda vi aggiunga competenze settoriali.
Gli «agenti» o «agenzie di socializzazione» sono i contesti che trasmettono cultura: la famiglia (agenzia primaria), la scuola (che insegna anche un «curricolo nascosto» fatto di puntualità, disciplina, competizione e cooperazione), il «gruppo dei pari» (che diventa decisivo nell'adolescenza e introduce relazioni tra eguali), i mass media e oggi i media digitali, e i luoghi di lavoro. Le diverse agenzie possono trasmettere messaggi coerenti o contraddittori, e proprio le tensioni tra esse sono un tema d'esame ricorrente.
Va ricordata anche la «risocializzazione», cioè l'apprendimento di nuovi modelli che sostituiscono i precedenti (per esempio entrando in un'«istituzione totale» come la caserma, secondo l'analisi di Erving Goffman), e il carattere mai concluso del processo: la socializzazione accompagna tutto l'arco della vita (prospettiva «lifelong»), perché ogni nuovo ruolo — genitore, lavoratore, pensionato — richiede di apprendere aspettative inedite.
Esempio svolto

Costruire un paragrafo argomentativo sulle agenzie in conflitto

Costruisci un breve paragrafo argomentativo (tesi → esempio → conclusione) sul fatto che le agenzie di socializzazione non sempre trasmettono messaggi coerenti.

  1. 01Enunciare la tesi

    Le diverse agenzie di socializzazione non costituiscono un blocco unitario: possono veicolare valori divergenti, esponendo l'individuo a una socializzazione contraddittoria.

  2. 02Portare l'esempio

    Una famiglia può trasmettere la sobrietà e il risparmio, mentre i media e la pubblicità sollecitano il consumo e la gratificazione immediata; il gruppo dei pari può a sua volta premiare modelli diversi da quelli scolastici.

  3. 03Analizzare l'effetto

    Da queste discrepanze nascono tensioni che l'individuo deve negoziare, esercitando capacità riflessiva e, talvolta, distanza critica rispetto a ciascuna agenzia.

  4. 04Concludere

    Riconoscere la pluralità e la non coerenza delle agenzie è essenziale per comprendere la socializzazione nelle società complesse e differenziate.

Risultato: Un paragrafo coeso che, con la struttura tesi-esempio-conclusione, mostra come la socializzazione in società complesse sia plurale e potenzialmente contraddittoria.

Obiettivo Maturità

  • Distinguere con esempi socializzazione primaria e secondaria, indicando per ciascuna l'agenzia tipica (famiglia / scuola e gruppi) e il tipo di apprendimento (identità di base / ruoli specializzati).
  • Saper elencare e caratterizzare le principali agenzie di socializzazione (famiglia, scuola, pari, media) e discutere il caso di messaggi contraddittori tra di esse, mostrando senso critico.

Errori frequenti

  • Pensare che la socializzazione finisca con l'infanzia: è un processo che dura tutta la vita (socializzazione secondaria, risocializzazione, lifelong).
  • Confondere socializzazione (l'apprendimento dei modelli sociali) con semplice «istruzione» o con il «socializzare» del linguaggio comune (stare in compagnia): è un concetto tecnico che riguarda l'interiorizzazione di norme e valori.

Approfondimento

Come fa la società a «entrare» nell'individuo? Le risposte più profonde vengono dall'interazionismo simbolico. Charles H. Cooley coniò l'immagine del «sé specchio» (looking-glass self): ci vediamo come immaginiamo che gli altri ci vedano, e da questo giudizio riflesso costruiamo l'idea di noi stessi. George H. Mead, in «Mente, sé e società», mostrò come il «sé» nasca dall'interazione: distinse un «Io» spontaneo e creativo da un «Me» fatto delle attese altrui interiorizzate, e descrisse due tappe con cui il bambino impara ad assumere il punto di vista dell'altro — il «gioco» libero (play), in cui impersona un ruolo per volta, e il «gioco di squadra» regolato (game), in cui deve coordinare più ruoli interiorizzando l'«altro generalizzato», cioè le attese della comunità nel suo insieme. Su questa linea Peter Berger e Thomas Luckmann, ne «La realtà come costruzione sociale» (1966), hanno riletto la socializzazione come «interiorizzazione»: quella primaria, carica di affetti, costruisce il primo mondo dato per scontato; quella secondaria innesta i «sotto-mondi» specializzati (la professione, le istituzioni). La lezione di fondo è che l'individuo non «subisce» passivamente la società, ma la incorpora nel proprio sé attraverso il linguaggio e la relazione, diventando a un tempo prodotto e produttore dell'ordine sociale.

Ripasso attivo

Spiega la differenza tra socializzazione primaria e secondaria; poi scegli due agenzie di socializzazione e illustra, con un esempio per ciascuna, un caso in cui i messaggi che esse trasmettono possono entrare in tensione tra loro.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Devianza e controllo sociale#

●●○StandardLPOSA-scienze-umane-sociologia-concetti-fondamentali

Gli adattamenti di Merton: mete contro mezzi

Gli adattamenti di MertonTabella con 3 colonne e 5 righe, Dati: Adattamento · Mete · Mezzi; Conformità · + · +; Innovazione · + · −; Ritualismo · − · +; Rinuncia · − · −; Ribellione · ± · ±ADATTAMENTOMETEMEZZIConformità++Innovazione+−Ritualismo−+Rinuncia−−Ribellione±±
Fig. 3I cinque adattamenti di Merton secondo l'accettazione (+) o il rifiuto (−) delle mete culturali e dei mezzi istituzionali (± = sostituzione). Solo la conformità non è una forma di devianza.

Punti chiave

La «devianza» è il comportamento che si discosta dalle norme condivise di un gruppo o di una società e che, per questo, suscita una reazione di disapprovazione o una sanzione; non coincide con il reato (che è la violazione di una norma giuridica) ed è sempre relativa al contesto: ciò che è deviante in un luogo o in un'epoca può essere normale altrove. Lo studio della devianza si lega al «controllo sociale», cioè all'insieme dei mezzi — informali (l'opinione, lo stigma, l'educazione) e formali (le leggi, la polizia, le sanzioni) — con cui la società promuove la conformità.
Émile Durkheim offrì due intuizioni decisive. La prima è che la devianza è un «fatto sociale normale» e perfino funzionale: ribadendo la condanna del trasgressore, la collettività riafferma i propri valori e rinsalda la coscienza comune. La seconda è il concetto di «anomia», la condizione di assenza o indebolimento delle norme che si produce nei periodi di rapido mutamento sociale, quando i vecchi punti di riferimento crollano e non sono ancora sostituiti: in tali fasi la regolazione dei desideri viene meno e cresce il disagio.
Robert K. Merton riprese l'anomia in chiave strutturale: la devianza nasce dallo scarto tra le «mete culturali» che la società addita a tutti (per esempio il successo economico) e i «mezzi legittimi» per raggiungerle, distribuiti in modo diseguale. Da questa tensione derivano cinque modi di adattamento: la conformità (accetta mete e mezzi), l'innovazione (accetta le mete ma ricorre a mezzi illeciti), il ritualismo (rinuncia alle mete ma rispetta i mezzi), la rinuncia o evasione (rifiuta entrambi) e la ribellione (li sostituisce con altri). L'innovazione è la forma di devianza più direttamente legata alla disuguaglianza di opportunità.
Un'altra grande prospettiva è la «teoria dell'etichettamento» (labelling theory) di Howard Becker: la devianza non è una qualità intrinseca dell'atto, ma il risultato della reazione sociale, cioè dell'applicazione di etichette da parte di chi ha il potere di farlo. Una volta etichettata, la persona può interiorizzare lo stigma e costruire intorno a esso la propria identità, in una «carriera deviante» (devianza secondaria). La lezione, anche per il colloquio, è che le teorie non si escludono ma illuminano aspetti diversi: le cause strutturali (Merton), la funzione sociale (Durkheim), il processo di definizione (Becker).
Esempio svolto

Classificare i cinque adattamenti di Merton

Per ciascun tipo di adattamento individuale descritto da Merton, indica l'atteggiamento verso le mete culturali e verso i mezzi istituzionali, con un esempio.

  1. 01Conformità

    Mete: accettate (+). Mezzi: accettati (+). Esempio: lo studente che punta al successo studiando con regolarità. È l'adattamento più diffuso, non deviante.

  2. 02Innovazione

    Mete: accettate (+). Mezzi: rifiutati (−). Esempio: chi cerca la ricchezza con mezzi illeciti. È la devianza più legata alla disuguaglianza dei mezzi.

  3. 03Ritualismo

    Mete: rifiutate (−). Mezzi: accettati (+). Esempio: il burocrate che segue ossessivamente le procedure senza più credere ai loro fini.

  4. 04Rinuncia (evasione)

    Mete: rifiutate (−). Mezzi: rifiutati (−). Esempio: chi si ritira dalla competizione sociale e si emargina.

  5. 05Ribellione

    Mete e mezzi: sostituiti con altri (±/nuovi). Esempio: il movimento che rifiuta i valori dominanti e propone un ordine alternativo.

Risultato: I cinque adattamenti si ordinano in base alla combinazione di accettazione/rifiuto di mete e mezzi: solo la conformità accetta entrambi; gli altri quattro sono forme di adattamento deviante, di cui l'innovazione è la più strettamente connessa all'anomia da disuguaglianza.

Obiettivo Maturità

  • Distinguere con chiarezza devianza, crimine e semplice non conformità, sottolineando la relatività della devianza (varia per tempo, luogo e contesto sociale).
  • Saper confrontare le tre grandi spiegazioni — anomia di Durkheim, struttura anomica e tipologia di Merton, etichettamento di Becker — riconoscendo che pongono l'accento su livelli diversi (funzione, struttura, reazione).

Errori frequenti

  • Identificare la devianza con il reato: ogni reato è deviante, ma non ogni atto deviante è un reato (per esempio violare una norma di buona educazione).
  • Esporre i cinque adattamenti di Merton confondendone i criteri: ciascun tipo va definito in base all'accettazione/rifiuto delle METE e dei MEZZI, non in base alla «gravità» del comportamento.

Approfondimento

Accanto a Durkheim, Merton e Becker, la sociologia della devianza offre altre chiavi che è bene conoscere. Edwin Sutherland, con la teoria delle «associazioni differenziali», dimostrò che il comportamento deviante si «apprende» come qualunque altro, entro i gruppi con cui si è in rapporto stretto: si diventa devianti se prevalgono le definizioni favorevoli alla trasgressione, il che smonta il mito del «criminale nato». La teoria dell'etichettamento fu poi sviluppata da Edwin Lemert con la distinzione fra «devianza primaria» (la trasgressione iniziale, spesso occasionale) e «devianza secondaria» (quella che nasce dopo, quando la persona, etichettata e trattata da deviante, finisce per assumere quell'identità): è il meccanismo della profezia che si autoavvera applicato alla devianza, che Goffman collegò al concetto di «stigma», l'attributo screditante che marchia chi lo porta. Le «teorie del controllo», infine, rovesciano la domanda: Travis Hirschi non chiede «perché alcuni delinquono?», ma «perché la maggioranza NON delinque?», e risponde con la forza del «legame sociale» (attaccamento, impegno, coinvolgimento, convinzione) che ci trattiene. Sullo sfondo, la criminologia critica ricorda che definire un atto «deviante» è sempre anche un esercizio di potere: la stessa condotta è tollerata o punita a seconda di chi la compie e di chi giudica.

Ripasso attivo

Definisci la devianza e illustra la teoria dell'anomia di Robert Merton, presentando i cinque tipi di adattamento individuale e indicando per ognuno se accetta o rifiuta le mete culturali e i mezzi legittimi; concludi con un esempio concreto di «innovazione».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Stratificazione, mobilità e secolarizzazione#

●●●ApprofondimentoLPOSA-scienze-umane-sociologia-concetti-fondamentali

Stratificazione e direzioni della mobilità sociale

Stratificazione e mobilità socialecolonna stratificata, 3 strati, Dati: Strato alto, Strato medio, Strato bassoStrato altoStrato medioStrato basso
Fig. 4La società è stratificata in strati sovrapposti. La mobilità sociale può essere verticale (ascendente o discendente, tra strati diversi) oppure orizzontale (spostamento allo stesso livello).

Punti chiave

La «stratificazione sociale» indica il modo in cui una società si articola in strati gerarchicamente ordinati, definiti dalla diseguale distribuzione di risorse come la ricchezza, il potere e il prestigio. I sistemi di stratificazione possono essere «chiusi» (le caste, gli ordini, in cui la posizione è ascritta e quasi immobile) o «aperti» (le classi delle società moderne, in cui è in linea di principio possibile cambiare posizione). Max Weber arricchì l'analisi marxiana della classe distinguendo tre dimensioni della disuguaglianza: la «classe» (la posizione economica), lo «status» o ceto (il prestigio sociale e lo stile di vita) e il «partito» (il potere politico).
La «mobilità sociale» è lo spostamento di individui o gruppi tra le posizioni della stratificazione. Si distingue la mobilità «verticale» (cambiamento di livello: ascendente verso l'alto o discendente verso il basso) da quella «orizzontale» (cambiamento di posizione senza variazione di livello, per esempio mutare professione restando nello stesso ceto). Un'altra distinzione fondamentale, particolarmente curata all'esame, è quella tra mobilità «intragenerazionale» (la carriera di un individuo lungo la sua vita) e mobilità «intergenerazionale» (il confronto tra la posizione dei figli e quella dei genitori): quest'ultima misura quanto una società sia davvero aperta.
La «secolarizzazione» è il processo, tipico della modernità, per cui la religione perde progressivamente influenza sulle istituzioni e sulle sfere della vita sociale (la politica, l'economia, la scienza, l'istruzione), che divengono autonome e si reggono su criteri propri; si parla in proposito di «differenziazione» delle sfere sociali. Essa non coincide necessariamente con la scomparsa della fede individuale: studiosi contemporanei parlano piuttosto di trasformazione del religioso, di pluralismo e, secondo alcuni, di forme di «de-secolarizzazione» o di ritorno del sacro. Si lega al concetto weberiano di «disincantamento del mondo», cioè alla razionalizzazione che sottrae alla realtà la sua aura magico-religiosa.
Questi tre concetti, letti insieme, danno gli strumenti per analizzare il mutamento sociale: la stratificazione descrive la disuguaglianza come struttura, la mobilità ne misura l'apertura e la dinamica, la secolarizzazione esemplifica il modo in cui la modernità ridefinisce il ruolo di un'istituzione fondamentale come la religione. Per il colloquio dell'Esame di Stato è prezioso saperli collegare anche ad altre discipline (la storia della modernità, l'economia delle disuguaglianze, la filosofia della razionalità).
Esempio svolto

Classificare casi di mobilità sociale

Per ciascuna situazione, indica di quale tipo di mobilità sociale si tratta (verticale ascendente/discendente, orizzontale; intra- o intergenerazionale) e motiva la risposta.

  1. 01Caso 1

    Un operaio diventa, nel corso della propria carriera, dirigente d'azienda → mobilità verticale ASCENDENTE e INTRAGENERAZIONALE (cambia livello entro la stessa vita).

  2. 02Caso 2

    La figlia di due contadini diventa medico → mobilità verticale ASCENDENTE e INTERGENERAZIONALE (confronto con la posizione dei genitori).

  3. 03Caso 3

    Un insegnante di scuola si trasferisce a un impiego amministrativo di pari livello e prestigio → mobilità ORIZZONTALE (nessun cambiamento di livello).

  4. 04Caso 4

    Il figlio di un imprenditore benestante diventa lavoratore precario → mobilità verticale DISCENDENTE e INTERGENERAZIONALE.

  5. 05Valutazione finale

    I casi intergenerazionali (2 e 4) mostrano quanto la posizione di partenza familiare pesi: una società con molta mobilità intergenerazionale ascendente è più aperta e meritocratica.

Risultato: I quattro casi illustrano tutte le distinzioni: livello (verticale vs orizzontale), direzione (ascendente vs discendente) e arco temporale (intra- vs intergenerazionale); la mobilità intergenerazionale misura l'effettiva apertura del sistema.

Obiettivo Maturità

  • Distinguere con esempi i tipi di mobilità: verticale/orizzontale e intragenerazionale/intergenerazionale, spiegando perché la mobilità intergenerazionale è un indicatore dell'apertura di una società.
  • Definire la secolarizzazione come perdita di influenza sociale della religione (differenziazione delle sfere) e non come semplice perdita della fede, citando il «disincantamento del mondo» di Weber.

Errori frequenti

  • Confondere mobilità verticale e orizzontale: solo la verticale comporta un cambiamento di LIVELLO nella gerarchia sociale; l'orizzontale è uno spostamento allo stesso livello.
  • Ridurre la secolarizzazione all'ateismo o alla fine della religione: il concetto sociologico riguarda la perdita di RILEVANZA SOCIALE e istituzionale del religioso, non necessariamente le convinzioni personali.

Approfondimento

I due grandi modelli della stratificazione vanno tenuti distinti. Per Marx la posizione sociale dipende da un unico criterio, il rapporto con i mezzi di produzione, che divide la società in classi contrapposte. Max Weber la rese invece «multidimensionale»: la collocazione di una persona risulta da tre assi indipendenti — la «classe» (la posizione economica sul mercato), il «ceto» (lo status, cioè l'onore e lo stile di vita riconosciuti) e il «partito» (il potere organizzato). Così un professore può godere di alto prestigio e reddito modesto: ricchezza, prestigio e potere non sempre coincidono. Sul piano teorico, la lettura funzionalista di Kingsley Davis e Wilbert Moore giustificava la disuguaglianza come «funzionale», un modo per attirare gli individui più capaci verso i ruoli più importanti; ma Melvin Tumin obiettò che essa spreca talenti e tende ad autoperpetuarsi, e che nessuno misura davvero l'importanza dei ruoli. Anche la «secolarizzazione», infine, è oggi un concetto dibattuto: la tesi classica del declino della religione nella modernità, a lungo sostenuta da Peter Berger, è stata rivista dallo stesso Berger di fronte alla persistenza e al ritorno del religioso, sicché molti studiosi preferiscono parlare non di semplice scomparsa, ma di trasformazione, pluralizzazione e privatizzazione della fede — la «religione invisibile» di cui parlava Thomas Luckmann.

Ripasso attivo

Spiega che cosa si intende per mobilità sociale e illustra le distinzioni tra mobilità verticale e orizzontale e tra mobilità intragenerazionale e intergenerazionale, fornendo per ciascun caso un esempio concreto. Concludi argomentando perché la mobilità intergenerazionale è considerata un buon indicatore dell'apertura di una società.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Istituzioni, status, ruoli, norme e valori○
    • 02La socializzazione e le sue agenzie◐
    • 03Devianza e controllo sociale◐
    • 04Stratificazione, mobilità e secolarizzazione●

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Concetti fondamentali della sociologia: istituzione, socializzazione, devianza, mobilità, secolarizzazione

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Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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