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I vulcani e i terremoti sono le manifestazioni più immediate della dinamica endogena del nostro pianeta: rivelano l'energia che si genera all'interno della Terra e la sua distribuzione lungo i margini delle placche litosferiche. Studiare la struttura di un edificio vulcanico, il legame fra composizione del magma e stile eruttivo, l'origine dei terremoti e la propagazione delle onde sismiche significa comprendere come la Terra trasforma e libera energia. Questo appunto collega i meccanismi fisici dei due fenomeni alla loro misurazione e alla valutazione del rischio, secondo le Indicazioni Nazionali per le Scienze della Terra del triennio liceale.
4 sezioni~21 min di lettura4 competenzeLivello Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi è richiesto di descrivere struttura e prodotti dei vulcani, l'origine dei terremoti, le onde sismiche e le scale di misura, e di collegare i fenomeni alla distribuzione dei margini di placca.
livello avanzato
Nel Liceo Scientifico e nell'opzione Scienze Applicate si approfondiscono gli aspetti quantitativi (relazione magnitudo-energia, uso dei tempi di arrivo P-S per la distanza epicentrale) e l'integrazione con la tettonica delle placche e lo studio dell'interno terrestre.
Profondità di lettura: Approfondimento
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Sezione di un edificio vulcanico
Spiega perché un vulcano alimentato da magma riolitico tende a dare eruzioni esplosive, mentre un vulcano alimentato da magma basaltico tende a dare eruzioni effusive. Collega la risposta al tipo di edificio vulcanico atteso.
Il magma riolitico è acido, con contenuto di silice superiore al 63 %; il magma basaltico è basico, con silice intorno al 45-52 %.
Maggiore è il contenuto di silice, maggiore è la viscosità del magma, perché la silice forma reticoli che ostacolano lo scorrimento.
Un magma molto viscoso trattiene i gas disciolti fino a pressioni elevate: l'improvvisa liberazione dei gas frammenta il magma e genera l'esplosione. Un magma fluido lascia sfuggire i gas gradualmente, dando eruzioni tranquille.
Il magma viscoso costruisce strato-vulcani ripidi o duomi; il magma fluido costruisce vulcani a scudo larghi e bassi.
Risultato: Il magma riolitico, viscoso, trattiene i gas e produce eruzioni esplosive con strato-vulcani o duomi; il magma basaltico, fluido, libera i gas gradualmente e produce eruzioni effusive con vulcani a scudo.
Errori frequenti
Approfondimento
Il vero motore delle eruzioni esplosive è la fisica dei gas disciolti. In profondità l'alta pressione tiene i gas («H₂O», «CO₂», «SO₂») disciolti nel magma (legge di Henry: la solubilità di un gas è proporzionale alla pressione); durante la risalita la pressione cala e i gas si separano formando bolle (essoluzione), come quando si stappa una bottiglia di acqua gassata. In un magma fluido (basico) le bolle sfuggono facilmente e l'eruzione è tranquilla; in un magma viscoso (acido) le bolle restano intrappolate e la pressione cresce finché il magma si frammenta violentemente in piroclasti, scagliati con la colonna eruttiva. La grandezza che misura la potenza esplosiva è l'indice di esplosività vulcanica (VEI), scala logaritmica basata sul volume di prodotti emessi. Anche la distribuzione dei vulcani ha una spiegazione precisa nel tipo di fusione: alle dorsali e ai punti caldi il magma nasce per fusione da decompressione del mantello, generando basalti fluidi; nelle zone di subduzione l'acqua rilasciata dalla placca che sprofonda abbassa il punto di fusione del mantello sovrastante (fusione indotta dai fluidi) e i magmi che ne derivano, più ricchi di silice, alimentano gli strato-vulcani esplosivi della «cintura di fuoco». Le caldere, come i Campi Flegrei, si formano quando il rapido svuotamento di un'enorme camera magmatica fa collassare il tetto.
Ripasso attivo
Due vulcani emettono magmi diversi: il primo ha lave fluide e contenuto di silice intorno al 49 %; il secondo ha contenuto di silice intorno al 68 % e lave pastose. Per ciascuno indica, motivando, il tipo di magma, lo stile eruttivo prevalente e il tipo di edificio vulcanico atteso.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Ipocentro, epicentro e faglia
Una faglia accumula deformazione per molti anni senza rompersi. Spiega, usando la teoria del rimbalzo elastico, che cosa accade dal punto di vista energetico durante la fase di carico e durante la rottura, e individua dove nasce il terremoto.
Gli sforzi tettonici deformano elasticamente le rocce ai due lati della faglia: l'energia meccanica viene immagazzinata come energia potenziale elastica (le rocce si comportano come una molla caricata).
Quando lo sforzo supera la resistenza delle rocce, queste si rompono o scivolano improvvisamente lungo la faglia.
I blocchi rimbalzano verso una configurazione meno deformata; l'energia elastica accumulata si libera in pochi secondi sotto forma di onde sismiche e di calore per attrito.
La rottura inizia nell'ipocentro, in profondità; la sua proiezione in superficie è l'epicentro.
Risultato: Durante il carico le rocce accumulano energia elastica; alla rottura l'energia si libera come onde sismiche partendo dall'ipocentro, la cui proiezione in superficie è l'epicentro.
Errori frequenti
Approfondimento
Il rimbalzo elastico si inserisce in un ciclo sismico ripetuto: una lunga fase intersismica di accumulo di deformazione (le placche si muovono di pochi centimetri l'anno mentre la faglia resta «bloccata»), il rilascio cosismico improvviso durante il terremoto e una fase postsismica di riassestamento con le scosse di assestamento. È utile distinguere lo sforzo (la forza applicata per unità di superficie) dalla deformazione (la variazione di forma che ne consegue): finché la roccia risponde in modo elastico la deformazione è reversibile; superato il limite di rottura si ha la frattura fragile che genera il sisma. Questo comportamento fragile è però possibile solo nella parte più fredda e superficiale della litosfera: in profondità, con temperature elevate, le rocce si deformano in modo duttile (plastico) e non accumulano energia rilasciabile di colpo. Come è allora possibile che esistano terremoti profondi fino a «≈ 700 km»? Solo lungo le placche in subduzione, dove una lastra di litosfera fredda e rigida sprofonda nel mantello caldo mantenendo un comportamento fragile: la distribuzione dei loro ipocentri disegna un piano inclinato, il piano di Benioff, che «fotografa» la placca discendente. Le zone di faglia rimaste a lungo silenziose ma cariche di deformazione (lacune sismiche) sono considerate a maggiore probabilità di rottura futura.
Ripasso attivo
Lungo un margine convergente le rocce sono sottoposte a sforzi di compressione. Indica quale tipo di faglia ci si aspetta, descrivi come la teoria del rimbalzo elastico spiega il terremoto associato e di' dove si trovano ipocentro ed epicentro.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Sismogramma con onde P e S
energia cinetica
Richiamo (ripasso) di fisica: l'energia accumulata e liberata in un sisma deriva dalla deformazione elastica delle rocce; le onde sismiche trasportano questa energia attraverso il mezzo.
magnitudo ed energia
Relazione (di Gutenberg-Richter) tra magnitudo M ed energia E (in joule) liberata da un terremoto: un aumento di una unità di M corrisponde a un'energia circa 31.6 volte maggiore (poiché 10^{1.5} ≈ 31.6).
distanza dall'epicentro
Dalla differenza dei tempi di arrivo Δt = t_S − t_P delle onde P e S e dalle loro velocità si ricava la distanza d della stazione dall'epicentro; con tre stazioni si triangola la posizione.
Velocità delle onde P e S in funzione della distanza
In una stazione le onde P arrivano alle 10:00:20 e le onde S alle 10:00:35. Con v_P = 8 km/s e v_S = 4,5 km/s, stima la distanza della stazione dall'epicentro.
Differenza tra i tempi di arrivo: Δt = 10:00:35 − 10:00:20 = 15 s.
La distanza è d = Δt · (v_P · v_S) / (v_P − v_S).
d = 15 · (8 · 4,5) / (8 − 4,5) = 15 · 36 / 3,5.
15 · 36 = 540; 540 / 3,5 ≈ 154,3 km.
Risultato: La stazione dista circa 154 km dall'epicentro. Per localizzare l'epicentro servono almeno tre stazioni (triangolazione).
Errori frequenti
Approfondimento
La natura logaritmica della magnitudo si può quantificare. L'energia liberata cresce con la magnitudo secondo una relazione del tipo «log E ≈ 1.5 M + costante»: aumentando di un grado, l'ampiezza registrata si moltiplica per «10» ma l'energia per «≈ 31.6» («10¹·⁵»), e due gradi corrispondono a circa «1000» volte l'energia. La scala Richter, tarata su strumenti e distanze specifici, «satura» per i grandi terremoti; per questo oggi si usa la magnitudo momento «Mw», legata al momento sismico «M₀ = μ·A·d» (rigidità della roccia × area della faglia che si rompe × entità dello scorrimento), che descrive fedelmente anche gli eventi più forti. Il comportamento delle onde permette inoltre di esplorare l'interno del pianeta: attraversando materiali diversi le onde sismiche si rifrangono e si riflettono, e le brusche variazioni di velocità hanno rivelato le discontinuità principali — la Moho (crosta-mantello, Mohorovičić), la discontinuità di Gutenberg (mantello-nucleo) e quella di Lehmann (nucleo esterno-interno). Poiché le onde S non attraversano i liquidi, la loro assenza in una vasta «zona d'ombra» dimostra che il nucleo esterno è fluido. La differenza dei tempi di arrivo «Δt = t_S − t_P», infine, cresce linearmente con la distanza e fornisce, con almeno tre stazioni e una triangolazione, la posizione dell'epicentro; i terremoti sottomarini che spostano bruscamente il fondale possono inoltre generare maremoti (tsunami).
Ripasso attivo
In una stazione sismica le onde P arrivano alle 10:00:20 e le onde S alle 10:00:35. Sapendo che v_P ≈ 8 km/s e v_S ≈ 4,5 km/s, stima la distanza della stazione dall'epicentro e spiega quante stazioni servono per localizzarlo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I tre fattori del rischio
Un comune sorge in un'area ad alta pericolosità sismica, con molti edifici storici non adeguati e un centro storico densamente abitato. Analizza il rischio sismico individuando i tre fattori e proponi misure di mitigazione.
L'area è ad alta pericolosità: la storia sismica e le faglie attive indicano un'elevata probabilità di terremoti forti.
Gli edifici storici non adeguati hanno alta vulnerabilità: tendono a subire danni gravi anche per scuotimenti moderati.
Il centro storico densamente abitato comporta un'alta esposizione: molte persone e beni nell'area a rischio.
Rischio = pericolosità × vulnerabilità × esposizione: qui tutti i fattori sono elevati, quindi il rischio è alto. Si agisce riducendo i fattori controllabili: adeguamento antisismico degli edifici (vulnerabilità) e pianificazione dell'emergenza con educazione della popolazione (esposizione/danni attesi).
Risultato: Il rischio è elevato perché pericolosità, vulnerabilità ed esposizione sono tutte alte; non potendo ridurre la pericolosità, si interviene sull'adeguamento antisismico e sulla preparazione della popolazione.
Errori frequenti
Approfondimento
La pericolosità sismica si esprime in termini probabilistici. A ogni faglia o zona si associa un periodo di ritorno, il tempo medio che intercorre fra due eventi di una certa intensità, e la pericolosità viene mappata come la probabilità di superare un dato valore di scuotimento in un intervallo di riferimento (per esempio il «10 %» di probabilità in «50 anni»). Il parametro usato nelle mappe e nelle norme tecniche è spesso l'accelerazione di picco al suolo (PGA): tanto più alta è la PGA attesa, tanto più severi devono essere i criteri costruttivi. Ma il fenomeno osservato in superficie non dipende solo dalla sorgente: gli effetti di sito possono amplificare enormemente lo scuotimento. Suoli soffici e sedimenti sciolti (per esempio i riempimenti di antiche valli fluviali) intrappolano e amplificano le onde sismiche, mentre la roccia compatta le trasmette attenuate; per questo, a parità di magnitudo e distanza, due località vicine possono subire danni molto diversi. In terreni sabbiosi saturi d'acqua lo scuotimento può inoltre provocare la liquefazione, con perdita improvvisa di portanza del terreno. La prevenzione integra dunque la microzonazione sismica (mappe locali di amplificazione), la progettazione antisismica (strutture duttili, isolatori sismici) e i piani di emergenza. Per i vulcani, il monitoraggio multiparametrico continuo e i livelli di allerta permettono, a differenza dei terremoti, una previsione a breve termine più affidabile.
Ripasso attivo
Due città subiscono un terremoto della stessa magnitudo a uguale distanza dall'epicentro, ma una riporta crolli e vittime, l'altra danni lievi. Usando i concetti di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione, spiega come è possibile e indica due misure di prevenzione efficaci.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti