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Fenomeni vulcanici e sismici

I vulcani e i terremoti sono le manifestazioni più immediate della dinamica endogena del nostro pianeta: rivelano l'energia che si genera all'interno della Terra e la sua distribuzione lungo i margini delle placche litosferiche. Studiare la struttura di un edificio vulcanico, il legame fra composizione del magma e stile eruttivo, l'origine dei terremoti e la propagazione delle onde sismiche significa comprendere come la Terra trasforma e libera energia. Questo appunto collega i meccanismi fisici dei due fenomeni alla loro misurazione e alla valutazione del rischio, secondo le Indicazioni Nazionali per le Scienze della Terra del triennio liceale.

4 sezioni·~21 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·111111 / 13
Profilo d’esame
Comprendere i fenomeni endogeni (vulcanismo e sismicità) come manifestazioni della dinamica terrestre e del flusso di energia internoEffettuare connessioni tra tipo di magma, stile eruttivo, sismicità e distribuzione geografica dei margini di placcaInterpretare onde sismiche, sismogrammi e scale di misura (magnitudo e intensità) con linguaggio scientifico correttoValutare il rischio sismico e vulcanico e argomentare l'importanza della previsione e della prevenzione
Operatori:descrivispiegacollegaconfrontaclassificainterpretacalcolagiustificaanalizzaillustra

livello base

A tutti gli indirizzi è richiesto di descrivere struttura e prodotti dei vulcani, l'origine dei terremoti, le onde sismiche e le scale di misura, e di collegare i fenomeni alla distribuzione dei margini di placca.

livello avanzato

Nel Liceo Scientifico e nell'opzione Scienze Applicate si approfondiscono gli aspetti quantitativi (relazione magnitudo-energia, uso dei tempi di arrivo P-S per la distanza epicentrale) e l'integrazione con la tettonica delle placche e lo studio dell'interno terrestre.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Fenomeni vulcanici e sismici
    • 01I vulcani: struttura, tipi di magma ed eruzioni◐
    • 02I terremoti: origine, faglie e rimbalzo elastico◐
    • 03Le onde sismiche e la misurazione dei terremoti●
    • 04Rischio e prevenzione sismica e vulcanica◐
§ 01

I vulcani: struttura, tipi di magma ed eruzioni#

●●○StandardLPOSA-scienze-naturali-scienze-della-terra-fenomeni-endogeni

Sezione di un edificio vulcanico

Sezione di un edificio vulcanicoSchema con 9 elementi, camera magmatica, condotto, cratere, cratere secondario, colata di lavacamera magmaticacondottocraterecrateresecondariocolata di lava
Fig. 1In uno strato-vulcano il magma risale dalla camera magmatica attraverso il condotto centrale fino al cratere; condotti e crateri secondari possono aprirsi sui fianchi, da cui escono le colate di lava.

Punti chiave

Un vulcano è la struttura geologica attraverso cui il magma, cioè roccia fusa ricca di gas disciolti che si forma in profondità, risale e raggiunge la superficie terrestre, dove prende il nome di lava. L'edificio vulcanico tipico è alimentato da una camera magmatica in profondità collegata alla superficie da un condotto (camino) che termina in un cratere; lungo i fianchi possono aprirsi condotti e crateri secondari.
Lo stile di un'eruzione dipende soprattutto dalle proprietà del magma, in particolare dalla sua viscosità, che è governata dal contenuto di silice (SiO₂) e di gas. I magmi basaltici (basici), poveri di silice (circa 45-52 %) e poco viscosi, lasciano sfuggire facilmente i gas e danno eruzioni effusive con lave molto fluide; i magmi acidi (riolitici), ricchi di silice (oltre 63 %) e molto viscosi, trattengono i gas fino a pressioni elevatissime e producono eruzioni esplosive.
Si distinguono di conseguenza diversi tipi di attività: l'attività effusiva (tipo hawaiano e stromboliano) emette colate laviche con eruzioni relativamente tranquille; l'attività esplosiva (tipo vulcaniano e pliniano) frammenta il magma in piroclasti (ceneri, lapilli, bombe) e può generare colonne eruttive e nubi ardenti (flussi piroclastici). A questi stili corrispondono diversi edifici: vulcani a scudo, larghi e bassi, costruiti da lave fluide; strato-vulcani (compositi), ripidi, formati da alternanze di lave e piroclasti; e duomi di lava molto viscosa.
I prodotti dell'attività vulcanica non sono solo le lave: le emissioni gassose (vapore acqueo, CO₂, SO₂) e i materiali piroclastici hanno grande importanza, perché le nubi ardenti e le colate di fango (lahar) sono fra i fenomeni più pericolosi. Esiste inoltre un vulcanismo secondario (fumarole, geyser, sorgenti termali, soffioni) che testimonia attività in fase di esaurimento o quiescente. La distribuzione geografica dei vulcani non è casuale: la grande maggioranza si concentra lungo i margini delle placche, in particolare lungo le fasce di subduzione (la cosiddetta «cintura di fuoco» del Pacifico) e le dorsali oceaniche, oltre che in corrispondenza dei punti caldi (hot spot).
Esempio svolto

Dal magma allo stile eruttivo

Spiega perché un vulcano alimentato da magma riolitico tende a dare eruzioni esplosive, mentre un vulcano alimentato da magma basaltico tende a dare eruzioni effusive. Collega la risposta al tipo di edificio vulcanico atteso.

  1. 01Identifica la composizione

    Il magma riolitico è acido, con contenuto di silice superiore al 63 %; il magma basaltico è basico, con silice intorno al 45-52 %.

  2. 02Collega silice e viscosità

    Maggiore è il contenuto di silice, maggiore è la viscosità del magma, perché la silice forma reticoli che ostacolano lo scorrimento.

  3. 03Deduci il comportamento dei gas

    Un magma molto viscoso trattiene i gas disciolti fino a pressioni elevate: l'improvvisa liberazione dei gas frammenta il magma e genera l'esplosione. Un magma fluido lascia sfuggire i gas gradualmente, dando eruzioni tranquille.

  4. 04Associa l'edificio

    Il magma viscoso costruisce strato-vulcani ripidi o duomi; il magma fluido costruisce vulcani a scudo larghi e bassi.

Risultato: Il magma riolitico, viscoso, trattiene i gas e produce eruzioni esplosive con strato-vulcani o duomi; il magma basaltico, fluido, libera i gas gradualmente e produce eruzioni effusive con vulcani a scudo.

Obiettivo Maturità

  • Saper collegare in modo causale viscosità, contenuto di silice e contenuto di gas allo stile eruttivo (effusivo contro esplosivo) e al tipo di edificio: è la domanda-chiave più ricorrente sul vulcanismo.
  • Conoscere e saper descrivere i principali prodotti vulcanici (lave, piroclasti, gas) e i fenomeni più pericolosi (flussi piroclastici e lahar), con esempi italiani (Etna effusivo, Vesuvio e Campi Flegrei esplosivi).

Errori frequenti

  • Affermare che un magma più «caldo» è automaticamente più esplosivo: in realtà sono i magmi più freddi e ricchi di silice (quindi più viscosi) a dare le eruzioni più esplosive, perché trattengono i gas.
  • Confondere magma e lava: il magma è la roccia fusa in profondità con i gas disciolti, la lava è il magma che ha già perso gran parte dei gas e affiora in superficie.

Approfondimento

Il vero motore delle eruzioni esplosive è la fisica dei gas disciolti. In profondità l'alta pressione tiene i gas («H₂O», «CO₂», «SO₂») disciolti nel magma (legge di Henry: la solubilità di un gas è proporzionale alla pressione); durante la risalita la pressione cala e i gas si separano formando bolle (essoluzione), come quando si stappa una bottiglia di acqua gassata. In un magma fluido (basico) le bolle sfuggono facilmente e l'eruzione è tranquilla; in un magma viscoso (acido) le bolle restano intrappolate e la pressione cresce finché il magma si frammenta violentemente in piroclasti, scagliati con la colonna eruttiva. La grandezza che misura la potenza esplosiva è l'indice di esplosività vulcanica (VEI), scala logaritmica basata sul volume di prodotti emessi. Anche la distribuzione dei vulcani ha una spiegazione precisa nel tipo di fusione: alle dorsali e ai punti caldi il magma nasce per fusione da decompressione del mantello, generando basalti fluidi; nelle zone di subduzione l'acqua rilasciata dalla placca che sprofonda abbassa il punto di fusione del mantello sovrastante (fusione indotta dai fluidi) e i magmi che ne derivano, più ricchi di silice, alimentano gli strato-vulcani esplosivi della «cintura di fuoco». Le caldere, come i Campi Flegrei, si formano quando il rapido svuotamento di un'enorme camera magmatica fa collassare il tetto.

Ripasso attivo

Due vulcani emettono magmi diversi: il primo ha lave fluide e contenuto di silice intorno al 49 %; il secondo ha contenuto di silice intorno al 68 % e lave pastose. Per ciascuno indica, motivando, il tipo di magma, lo stile eruttivo prevalente e il tipo di edificio vulcanico atteso.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

I terremoti: origine, faglie e rimbalzo elastico#

●●○StandardLPOSA-scienze-naturali-scienze-della-terra-fenomeni-endogeni

Ipocentro, epicentro e faglia

Ipocentro, epicentro e fagliaSchema con 10 elementi, superficie, faglia, ipocentro, epicentro, onde sismichesuperficiefagliaipocentroepicentroonde sismiche
Fig. 2Il terremoto ha origine nell’ipocentro, in profondità lungo la faglia; l’epicentro è il punto della superficie sulla sua verticale. Da qui le onde sismiche si propagano in tutte le direzioni.

Punti chiave

Un terremoto (o sisma) è una vibrazione del terreno provocata dall'improvvisa liberazione dell'energia accumulata nelle rocce della litosfera. La maggior parte dei terremoti ha origine tettonica, cioè è legata ai movimenti reciproci delle placche e alla deformazione delle rocce lungo le faglie, fratture della crosta lungo le quali i blocchi rocciosi si spostano l'uno rispetto all'altro.
Il meccanismo è descritto dalla teoria del rimbalzo elastico, formulata da Harry Fielding Reid dopo il terremoto di San Francisco del 1906. Secondo questa teoria le rocce sottoposte agli sforzi tettonici si deformano elasticamente accumulando energia, come una molla che viene caricata; quando lo sforzo supera la resistenza della roccia, questa si rompe lungo la faglia e i blocchi «rimbalzano» tornando bruscamente verso una posizione meno deformata. L'energia elastica accumulata si libera così sotto forma di onde sismiche.
Il punto interno alla Terra in cui avviene la rottura iniziale, da cui partono le onde sismiche, è detto ipocentro (o fuoco); la sua proiezione verticale sulla superficie terrestre è l'epicentro, il punto in cui di norma lo scuotimento è più intenso. In base alla profondità dell'ipocentro i terremoti si classificano in superficiali (fino a 70 km), intermedi (70-300 km) e profondi (oltre 300 km), e questa profondità è strettamente legata al contesto tettonico (i terremoti profondi sono tipici delle zone di subduzione).
Le faglie si classificano in base al movimento relativo dei blocchi: faglie dirette (o normali), associate a regimi di tensione (margini divergenti); faglie inverse, associate a regimi di compressione (margini convergenti); e faglie trascorrenti, in cui i blocchi scorrono orizzontalmente l'uno rispetto all'altro (margini trasformi). La distribuzione mondiale dei terremoti coincide in larga misura con quella dei vulcani e disegna le fasce di confine tra le placche, confermando il legame fra sismicità e tettonica delle placche.
Esempio svolto

Applicare il rimbalzo elastico

Una faglia accumula deformazione per molti anni senza rompersi. Spiega, usando la teoria del rimbalzo elastico, che cosa accade dal punto di vista energetico durante la fase di carico e durante la rottura, e individua dove nasce il terremoto.

  1. 01Fase di carico

    Gli sforzi tettonici deformano elasticamente le rocce ai due lati della faglia: l'energia meccanica viene immagazzinata come energia potenziale elastica (le rocce si comportano come una molla caricata).

  2. 02Superamento della resistenza

    Quando lo sforzo supera la resistenza delle rocce, queste si rompono o scivolano improvvisamente lungo la faglia.

  3. 03Liberazione dell'energia

    I blocchi rimbalzano verso una configurazione meno deformata; l'energia elastica accumulata si libera in pochi secondi sotto forma di onde sismiche e di calore per attrito.

  4. 04Localizza l'origine

    La rottura inizia nell'ipocentro, in profondità; la sua proiezione in superficie è l'epicentro.

Risultato: Durante il carico le rocce accumulano energia elastica; alla rottura l'energia si libera come onde sismiche partendo dall'ipocentro, la cui proiezione in superficie è l'epicentro.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare la teoria del rimbalzo elastico come modello dell'origine dei terremoti, distinguendo con precisione ipocentro ed epicentro.
  • Saper collegare il tipo di faglia (diretta, inversa, trascorrente) al regime di sforzo e al tipo di margine di placca corrispondente.

Errori frequenti

  • Scambiare ipocentro ed epicentro: l'ipocentro è in profondità (dove avviene la rottura), l'epicentro è in superficie (la sua proiezione verticale).
  • Pensare che le rocce si deformino in modo plastico prima di rompersi: nel modello del rimbalzo elastico la deformazione che precede il sisma è elastica (reversibile), e solo il superamento della resistenza porta alla rottura fragile.

Approfondimento

Il rimbalzo elastico si inserisce in un ciclo sismico ripetuto: una lunga fase intersismica di accumulo di deformazione (le placche si muovono di pochi centimetri l'anno mentre la faglia resta «bloccata»), il rilascio cosismico improvviso durante il terremoto e una fase postsismica di riassestamento con le scosse di assestamento. È utile distinguere lo sforzo (la forza applicata per unità di superficie) dalla deformazione (la variazione di forma che ne consegue): finché la roccia risponde in modo elastico la deformazione è reversibile; superato il limite di rottura si ha la frattura fragile che genera il sisma. Questo comportamento fragile è però possibile solo nella parte più fredda e superficiale della litosfera: in profondità, con temperature elevate, le rocce si deformano in modo duttile (plastico) e non accumulano energia rilasciabile di colpo. Come è allora possibile che esistano terremoti profondi fino a «≈ 700 km»? Solo lungo le placche in subduzione, dove una lastra di litosfera fredda e rigida sprofonda nel mantello caldo mantenendo un comportamento fragile: la distribuzione dei loro ipocentri disegna un piano inclinato, il piano di Benioff, che «fotografa» la placca discendente. Le zone di faglia rimaste a lungo silenziose ma cariche di deformazione (lacune sismiche) sono considerate a maggiore probabilità di rottura futura.

Ripasso attivo

Lungo un margine convergente le rocce sono sottoposte a sforzi di compressione. Indica quale tipo di faglia ci si aspetta, descrivi come la teoria del rimbalzo elastico spiega il terremoto associato e di' dove si trovano ipocentro ed epicentro.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Le onde sismiche e la misurazione dei terremoti#

●●●ApprofondimentoLPOSA-scienze-naturali-scienze-della-terra-fenomeni-endogeni

Sismogramma con onde P e S

Sismogramma: onde P, S e superficialiGrafico, zeri in x = 0, 0.349, 0.698, 1.047, 1.396, 1.745, 2.094, 2.443, 2.793, 3.142, 3.491, 3.852, 4.485, 4.937, 5.385, 5.834, 6.283, 6.75, 7.512, 8.169, 8.796, 9.425, 10.053, 10.681, 11.31, 11.938, massimo in (0.274, 0), minimo in (0.615, 0), massimo in (0.956, 0), minimo in (1.295, -0.003), massimo in (1.632, 0.028), minimo in (1.968, -0.155), massimo in (2.303, 0.531), minimo in (2.636, -1.13), massimo in (2.969, 1.497), minimo in (3.301, -1.238), massimo in (3.636, 0.639), minimo in (3.987, -0.174), massimo in (4.153, -0.126), minimo in (4.336, -0.181), massimo in (4.762, 0.81), minimo in (5.193, -2.033), massimo in (5.625, 3.457), minimo in (6.057, -4.03), massimo in (6.494, 3.289), minimo in (6.966, -1.756), massimo in (7.911, 3.71), minimo in (8.506, -6.875), massimo in (9.106, 7.945), minimo in (9.706, -5.876), massimo in (10.307, 2.78), minimo in (10.911, -0.841), massimo in (11.516, 0.162), intercetta sull’asse y in y = 0, nell’intervallo x da 0 a 1224681012−10−5510PSampiezzatempo
Fig. 3Le onde P (primarie, più veloci) arrivano per prime con ampiezza minore; seguono le onde S e infine le onde superficiali, di ampiezza maggiore. L’intervallo di tempo P–S aumenta con la distanza dall’epicentro e permette di localizzarlo.

Punti chiave

L'energia liberata da un terremoto si propaga attraverso la Terra sotto forma di onde sismiche, che si distinguono in onde di volume (che attraversano l'interno del pianeta) e onde superficiali (che viaggiano lungo la superficie). Le onde di volume sono di due tipi: le onde P (primarie) e le onde S (secondarie).
Le onde P sono onde longitudinali (di compressione): le particelle del mezzo oscillano nella stessa direzione di propagazione, come una molla compressa e rilasciata. Sono le più veloci (circa 6-8 km/s nella crosta), si propagano nei solidi, nei liquidi e nei gas e quindi arrivano per prime ai sismografi. Le onde S sono onde trasversali (di taglio): le particelle oscillano perpendicolarmente alla direzione di propagazione; sono più lente delle P e, fatto fondamentale, non si propagano nei liquidi. Proprio l'assenza delle onde S nella «zona d'ombra» ha permesso di dedurre che il nucleo esterno della Terra è liquido.
Le onde superficiali (onde di Love e di Rayleigh), pur essendo più lente, hanno ampiezza maggiore vicino all'epicentro e sono le principali responsabili dei danni agli edifici. Lo strumento che registra le onde è il sismografo, che produce un tracciato chiamato sismogramma. Sul sismogramma si leggono prima l'arrivo delle onde P, poi quello delle onde S e infine le onde superficiali, di ampiezza maggiore.
Poiché le onde P viaggiano più velocemente delle onde S, la differenza fra i tempi di arrivo delle due onde (Δt = t_S − t_P) cresce con la distanza dall'epicentro: misurando questo intervallo si può quindi stimare la distanza dello strumento dall'epicentro, e incrociando i dati di almeno tre stazioni si individua l'epicentro per triangolazione. La «forza» di un terremoto si misura con due grandezze concettualmente diverse: la magnitudo (scala Richter e scale derivate), che misura in modo oggettivo e strumentale l'energia liberata, ed è una scala logaritmica e aperta; e l'intensità (scala Mercalli, oggi MCS o europea EMS), che valuta gli effetti del terremoto su persone, edifici e ambiente, ed è quindi una scala descrittiva (gradi da I a XII) che varia da luogo a luogo.
E=12m v2E = \frac{1}{2} m \, v^{2}E=21​mv2

energia cinetica

Richiamo (ripasso) di fisica: l'energia accumulata e liberata in un sisma deriva dalla deformazione elastica delle rocce; le onde sismiche trasportano questa energia attraverso il mezzo.

log⁡10E=1.5 M+4.8\log_{10} E = 1.5\,M + 4.8log10​E=1.5M+4.8

magnitudo ed energia

Relazione (di Gutenberg-Richter) tra magnitudo M ed energia E (in joule) liberata da un terremoto: un aumento di una unità di M corrisponde a un'energia circa 31.6 volte maggiore (poiché 10^{1.5} ≈ 31.6).

d=Δt⋅vP vSvP−vSd = \Delta t \cdot \frac{v_P \, v_S}{v_P - v_S}d=Δt⋅vP​−vS​vP​vS​​

distanza dall'epicentro

Dalla differenza dei tempi di arrivo Δt = t_S − t_P delle onde P e S e dalle loro velocità si ricava la distanza d della stazione dall'epicentro; con tre stazioni si triangola la posizione.

Velocità delle onde P e S in funzione della distanza

Tempi di arrivo delle onde P e S in funzione della distanzaGrafico di onde P, zeri in x = 0, intercetta sull’asse y in y = 0, crescente, nell’intervallo x da 0 a 300, Grafico di onde S, zeri in x = 0, intercetta sull’asse y in y = 0, crescente, nell’intervallo x da 0 a 3005010015020025030010203040506070arrivo P (~19 s)arrivo S (~34 s)onde Ponde Stempo di arrivo (s)distanza (km)
Esempio svolto

Stima della distanza dall'epicentro dalla differenza P-S

In una stazione le onde P arrivano alle 10:00:20 e le onde S alle 10:00:35. Con v_P = 8 km/s e v_S = 4,5 km/s, stima la distanza della stazione dall'epicentro.

  1. 01Calcola Δt

    Differenza tra i tempi di arrivo: Δt = 10:00:35 − 10:00:20 = 15 s.

  2. 02Scrivi la relazione

    La distanza è d = Δt · (v_P · v_S) / (v_P − v_S).

  3. 03Sostituisci i valori

    d = 15 · (8 · 4,5) / (8 − 4,5) = 15 · 36 / 3,5.

  4. 04Esegui il calcolo

    15 · 36 = 540; 540 / 3,5 ≈ 154,3 km.

Risultato: La stazione dista circa 154 km dall'epicentro. Per localizzare l'epicentro servono almeno tre stazioni (triangolazione).

Obiettivo Maturità

  • Saper confrontare onde P e onde S (longitudinali/trasversali, velocità, comportamento nei liquidi) e spiegare come da esse si deducano informazioni sull'interno della Terra.
  • Saper distinguere con chiarezza magnitudo (energia, strumentale, logaritmica) e intensità (effetti, descrittiva, variabile con la distanza); saper usare la differenza P-S per stimare la distanza dall'epicentro.

Errori frequenti

  • Confondere magnitudo e intensità: la magnitudo è un valore unico per un dato terremoto (energia liberata), mentre l'intensità cambia da località a località a seconda dei danni osservati.
  • Dimenticare che la scala Richter è logaritmica: un aumento di un grado di magnitudo non raddoppia l'energia, ma la moltiplica per circa 31,6 volte (un fattore 10 in ampiezza).

Approfondimento

La natura logaritmica della magnitudo si può quantificare. L'energia liberata cresce con la magnitudo secondo una relazione del tipo «log E ≈ 1.5 M + costante»: aumentando di un grado, l'ampiezza registrata si moltiplica per «10» ma l'energia per «≈ 31.6» («10¹·⁵»), e due gradi corrispondono a circa «1000» volte l'energia. La scala Richter, tarata su strumenti e distanze specifici, «satura» per i grandi terremoti; per questo oggi si usa la magnitudo momento «Mw», legata al momento sismico «M₀ = μ·A·d» (rigidità della roccia × area della faglia che si rompe × entità dello scorrimento), che descrive fedelmente anche gli eventi più forti. Il comportamento delle onde permette inoltre di esplorare l'interno del pianeta: attraversando materiali diversi le onde sismiche si rifrangono e si riflettono, e le brusche variazioni di velocità hanno rivelato le discontinuità principali — la Moho (crosta-mantello, Mohorovičić), la discontinuità di Gutenberg (mantello-nucleo) e quella di Lehmann (nucleo esterno-interno). Poiché le onde S non attraversano i liquidi, la loro assenza in una vasta «zona d'ombra» dimostra che il nucleo esterno è fluido. La differenza dei tempi di arrivo «Δt = t_S − t_P», infine, cresce linearmente con la distanza e fornisce, con almeno tre stazioni e una triangolazione, la posizione dell'epicentro; i terremoti sottomarini che spostano bruscamente il fondale possono inoltre generare maremoti (tsunami).

Ripasso attivo

In una stazione sismica le onde P arrivano alle 10:00:20 e le onde S alle 10:00:35. Sapendo che v_P ≈ 8 km/s e v_S ≈ 4,5 km/s, stima la distanza della stazione dall'epicentro e spiega quante stazioni servono per localizzarlo.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Rischio e prevenzione sismica e vulcanica#

●●○StandardLPOSA-scienze-naturali-scienze-della-terra-fenomeni-endogeni

I tre fattori del rischio

Grafo, 4 nodi, 3 archiGrafo, Rischio → Pericolosità — fenomeno naturale, Rischio → Vulnerabilità — fragilità edifici, Rischio → Esposizione — persone e beniRischioPericolosità —fenomenonaturaleVulnerabilità —fragilitàedificiEsposizione —persone e beni
Fig. 5Il rischio sismico è il prodotto di tre fattori: pericolosità (probabilità del fenomeno), vulnerabilità (fragilità delle costruzioni) ed esposizione (persone e beni presenti). La prevenzione agisce con costruzioni antisismiche, monitoraggio e piani di emergenza.

Punti chiave

Il rischio è una grandezza che non coincide con il fenomeno naturale in sé: si definisce come il prodotto di tre fattori, cioè la pericolosità (probabilità che un evento di una certa intensità si verifichi in una zona e in un dato intervallo di tempo), la vulnerabilità (predisposizione di edifici, infrastrutture e persone a subire danni) e l'esposizione o valore esposto (quantità di persone e beni presenti nell'area). Una zona ad alta pericolosità ma poco abitata e con edifici antisismici presenta un rischio inferiore rispetto a una zona densamente popolata e fragile.
Per il rischio sismico la previsione deterministica (prevedere il momento esatto di un terremoto) non è oggi possibile: si pratica invece una previsione statistica e probabilistica, basata sullo studio della sismicità storica, sulla mappatura delle faglie attive e sulla classificazione sismica del territorio. La prevenzione passa soprattutto dalla costruzione antisismica, dall'adeguamento degli edifici esistenti, dalla pianificazione territoriale e dall'educazione della popolazione (piani di emergenza, esercitazioni).
Per il rischio vulcanico, invece, la previsione a breve termine è più praticabile, perché molti vulcani danno «segni precursori» prima di un'eruzione: aumento della microsismicità, deformazioni del suolo, variazioni nella composizione e nel flusso dei gas emessi, variazioni di temperatura. Il monitoraggio strumentale continuo (sismografi, GPS, inclinometri, analisi dei gas) consente di seguire l'evoluzione di un vulcano attivo e di emettere allerte; la prevenzione include la perimetrazione delle aree a rischio e i piani di evacuazione.
In Italia il tema ha grande rilevanza concreta: il territorio è in gran parte classificato come sismico e ospita vulcani attivi e pericolosi (Etna, Stromboli, Vesuvio, Campi Flegrei, Vulcano). La sorveglianza è affidata a enti come l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), mentre la gestione delle emergenze compete alla Protezione Civile. Comprendere la differenza tra fenomeno, pericolosità e rischio è essenziale per valutare in modo critico l'azione di mitigazione e per maturare una corretta cultura della prevenzione.
Esempio svolto

Analizzare il rischio sismico di un territorio

Un comune sorge in un'area ad alta pericolosità sismica, con molti edifici storici non adeguati e un centro storico densamente abitato. Analizza il rischio sismico individuando i tre fattori e proponi misure di mitigazione.

  1. 01Valuta la pericolosità

    L'area è ad alta pericolosità: la storia sismica e le faglie attive indicano un'elevata probabilità di terremoti forti.

  2. 02Valuta la vulnerabilità

    Gli edifici storici non adeguati hanno alta vulnerabilità: tendono a subire danni gravi anche per scuotimenti moderati.

  3. 03Valuta l'esposizione

    Il centro storico densamente abitato comporta un'alta esposizione: molte persone e beni nell'area a rischio.

  4. 04Combina i fattori e proponi misure

    Rischio = pericolosità × vulnerabilità × esposizione: qui tutti i fattori sono elevati, quindi il rischio è alto. Si agisce riducendo i fattori controllabili: adeguamento antisismico degli edifici (vulnerabilità) e pianificazione dell'emergenza con educazione della popolazione (esposizione/danni attesi).

Risultato: Il rischio è elevato perché pericolosità, vulnerabilità ed esposizione sono tutte alte; non potendo ridurre la pericolosità, si interviene sull'adeguamento antisismico e sulla preparazione della popolazione.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire correttamente il rischio come prodotto di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione, applicandolo a casi concreti (perché lo stesso terremoto fa più vittime in un luogo che in un altro).
  • Saper distinguere previsione e prevenzione, e spiegare perché per i vulcani la previsione a breve termine è più affidabile (segni precursori) che per i terremoti.

Errori frequenti

  • Confondere pericolosità e rischio: la pericolosità riguarda solo il fenomeno naturale, il rischio include anche la presenza e la fragilità di persone e beni.
  • Affermare che oggi i terremoti si possono prevedere con esattezza: non esiste una previsione deterministica del momento del sisma; ci si basa su previsione statistica e prevenzione.

Approfondimento

La pericolosità sismica si esprime in termini probabilistici. A ogni faglia o zona si associa un periodo di ritorno, il tempo medio che intercorre fra due eventi di una certa intensità, e la pericolosità viene mappata come la probabilità di superare un dato valore di scuotimento in un intervallo di riferimento (per esempio il «10 %» di probabilità in «50 anni»). Il parametro usato nelle mappe e nelle norme tecniche è spesso l'accelerazione di picco al suolo (PGA): tanto più alta è la PGA attesa, tanto più severi devono essere i criteri costruttivi. Ma il fenomeno osservato in superficie non dipende solo dalla sorgente: gli effetti di sito possono amplificare enormemente lo scuotimento. Suoli soffici e sedimenti sciolti (per esempio i riempimenti di antiche valli fluviali) intrappolano e amplificano le onde sismiche, mentre la roccia compatta le trasmette attenuate; per questo, a parità di magnitudo e distanza, due località vicine possono subire danni molto diversi. In terreni sabbiosi saturi d'acqua lo scuotimento può inoltre provocare la liquefazione, con perdita improvvisa di portanza del terreno. La prevenzione integra dunque la microzonazione sismica (mappe locali di amplificazione), la progettazione antisismica (strutture duttili, isolatori sismici) e i piani di emergenza. Per i vulcani, il monitoraggio multiparametrico continuo e i livelli di allerta permettono, a differenza dei terremoti, una previsione a breve termine più affidabile.

Ripasso attivo

Due città subiscono un terremoto della stessa magnitudo a uguale distanza dall'epicentro, ma una riporta crolli e vittime, l'altra danni lievi. Usando i concetti di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione, spiega come è possibile e indica due misure di prevenzione efficaci.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01I vulcani: struttura, tipi di magma ed eruzioni◐
    • 02I terremoti: origine, faglie e rimbalzo elastico◐
    • 03Le onde sismiche e la misurazione dei terremoti●
    • 04Rischio e prevenzione sismica e vulcanica◐

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Dagli appunti all'allenamento

Fenomeni vulcanici e sismici

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4
Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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