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Tettonica delle placche e dinamica della litosfera

La tettonica delle placche è il modello unificante delle Scienze della Terra: spiega in un quadro coerente la struttura interna del pianeta, il movimento dei continenti, l'espansione dei fondali oceanici e la distribuzione globale di terremoti, vulcani e catene montuose. Questo appunto ricostruisce il percorso storico-scientifico dalla deriva dei continenti di Wegener alla teoria globale, mettendo a fuoco le prove (paleomagnetiche, sismologiche, geologiche) e i meccanismi (margini di placca e moti convettivi del mantello). L'argomento rientra a pieno titolo nell'Esame di Stato come nucleo delle Scienze della Terra del quinto anno.

4 sezioni·~21 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·121212 / 13
Profilo d’esame
Comprendere la tettonica delle placche come modello unificante delle Scienze della TerraEffettuare connessioni tra struttura interna, dinamica della litosfera e fenomeni geologici (sismicità, vulcanismo, orogenesi)Interpretare prove e dati a sostegno della teoria globale (sismologici, paleomagnetici, geologici)
Operatori:descrivispiegaconfrontaclassificainterpretagiustificaillustraanalizza

livello base

Riconoscere la struttura a gusci della Terra, i tre tipi di margine e collegare ciascun tipo ai fenomeni geologici principali (terremoti, vulcani, montagne).

livello avanzato

Saper argomentare quantitativamente le prove (velocità di espansione dei fondali dal paleomagnetismo, profondità degli ipocentri lungo il piano di Benioff) e discutere criticamente il motore della tettonica (convezione del mantello, ridge-push e slab-pull).

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Tettonica delle placche e dinamica della litosfera
    • 01La struttura interna della Terra○
    • 02Dalla deriva dei continenti all'espansione dei fondali oceanici◐
    • 03La teoria della tettonica delle placche e i tipi di margine◐
    • 04Dinamica della litosfera: il motore, l'orogenesi, il vulcanismo e la sismicità●
§ 01

La struttura interna della Terra#

●○○BaseLPOSA-scienze-naturali-scienze-della-terra-tettonica

Sezione della struttura interna della Terra

cerchi concentrici, 4 anellicerchi concentrici, 4 anelli, Dati: Nucleo interno, Nucleo esterno, Mantello, CrostaCrostaMantelloNucleo esternoNucleo interno
Fig. 1La Terra è formata da gusci concentrici: crosta, mantello, nucleo esterno (liquido) e nucleo interno (solido). Le discontinuità li separano: Moho (crosta/mantello), Gutenberg (~2900 km, mantello/nucleo) e Lehmann (nucleo esterno/interno).

Punti chiave

La Terra non è un corpo omogeneo: è organizzata in gusci concentrici con composizione e stato fisico diversi, e la nostra conoscenza di questa struttura è quasi interamente indiretta, dedotta dal comportamento delle onde sismiche che attraversano l'interno del pianeta. Poiché non possiamo perforare oltre pochi chilometri, sono i terremoti a fornirci una vera e propria «radiografia» del globo: la velocità delle onde varia con la densità e la rigidità dei materiali, e le superfici dove la velocità cambia bruscamente segnalano il passaggio da un guscio all'altro.
Secondo il modello composizionale la Terra si divide in tre involucri principali: la crosta (sottile, da circa 5-10 km sotto gli oceani fino a 30-70 km sotto i continenti), il mantello (che si estende fino a circa 2900 km di profondità ed è la porzione più voluminosa, costituita da rocce silicatiche ricche di ferro e magnesio) e il nucleo (composto prevalentemente da ferro e nichel, con un nucleo esterno liquido e un nucleo interno solido). Le superfici di separazione sono le discontinuità: la Moho (tra crosta e mantello), la discontinuità di Gutenberg (tra mantello e nucleo, a circa 2900 km) e la discontinuità di Lehmann (tra nucleo esterno e interno).
Accanto al modello composizionale è fondamentale il modello reologico, che classifica i gusci in base al loro comportamento meccanico. La litosfera è lo strato rigido più esterno (crosta più la parte superiore del mantello, fino a circa 100 km di spessore) che si comporta come un guscio fragile: è essa che si frammenta nelle placche. Al di sotto si trova l'astenosfera, una porzione del mantello superiore parzialmente fusa e plastica, capace di scorrere lentamente: è sull'astenosfera che le placche litosferiche «galleggiano» e si spostano. Più in profondità il mantello torna a comportarsi in modo più rigido (mesosfera).
Le onde sismiche di volume sono di due tipi: le onde P (primarie), longitudinali e più veloci, che si propagano in tutti i mezzi (solidi, liquidi e gas), e le onde S (secondarie), trasversali e più lente, che si propagano solo nei solidi. Proprio l'incapacità delle onde S di attraversare il nucleo esterno è la prova decisiva che quest'ultimo è liquido: si forma così una «zona d'ombra» delle onde S oltre i 103° di distanza angolare dall'epicentro. La rifrazione e la riflessione delle onde alle discontinuità hanno permesso di mappare con precisione la posizione e la profondità dei diversi gusci.
Esempio svolto

Interpretare la zona d'ombra sismica

Dopo un forte terremoto, le stazioni sismografiche poste a una distanza angolare compresa tra circa 103° e 143° dall'epicentro non registrano né onde P né onde S dirette, mentre oltre i 103° non registrano più alcuna onda S. Spiega che cosa si deduce da queste osservazioni sulla struttura interna della Terra.

  1. 01Comportamento delle onde S

    Le onde S sono trasversali e non si propagano nei liquidi. Il fatto che non vengano più registrate oltre i 103° indica che incontrano un mezzo non solido: il nucleo esterno è dunque liquido.

  2. 02Comportamento delle onde P

    Le onde P attraversano i liquidi ma, al passaggio mantello-nucleo (discontinuità di Gutenberg), subiscono una brusca rifrazione perché la loro velocità diminuisce: vengono deviate e creano una fascia (circa 103°-143°) in cui non arrivano onde P dirette.

  3. 03Conclusione strutturale

    La combinazione delle due zone d'ombra individua un nucleo distinto dal mantello, con un nucleo esterno liquido che blocca le onde S e devia le onde P.

Risultato: La zona d'ombra delle onde S oltre i 103° dimostra lo stato liquido del nucleo esterno; la zona d'ombra delle onde P (circa 103°-143°) deriva dalla rifrazione alla discontinuità di Gutenberg, confermando l'esistenza di un nucleo nettamente distinto dal mantello.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare come le onde sismiche (P e S) permettono di dedurre la struttura interna: in particolare la zona d'ombra delle onde S come prova dello stato liquido del nucleo esterno.
  • Distinguere con chiarezza il criterio composizionale (crosta-mantello-nucleo) dal criterio reologico (litosfera-astenosfera-mesosfera): è un classico tranello d'esame.

Errori frequenti

  • Confondere la crosta con la litosfera: la litosfera comprende la crosta MA ANCHE la parte rigida superiore del mantello, quindi è più spessa della sola crosta.
  • Pensare che il mantello sia liquido («magma»): il mantello è in gran parte solido (allo stato plastico solo l'astenosfera, e per piccole percentuali di fusione), non un oceano di magma.

Approfondimento

Lo stato fisico dei gusci interni ha conseguenze osservabili in superficie. Il nucleo esterno liquido, fatto di ferro fuso in lenta convezione e messo in moto anche dalla rotazione terrestre, funziona come una gigantesca dinamo autoalimentata (geodinamo) che genera il campo magnetico del pianeta: lo stesso campo che protegge la biosfera dal vento solare e che, registrandosi nelle rocce, ha permesso di scoprire l'espansione dei fondali. Un secondo principio essenziale è l'isostasia: la litosfera «galleggia» sull'astenosfera plastica in equilibrio idrostatico, come un iceberg sull'acqua. Poiché la crosta continentale è meno densa e più spessa di quella oceanica, essa emerge più in alto e possiede una profonda «radice»; quando un carico viene rimosso — per esempio lo scioglimento di una calotta glaciale — la litosfera risale lentamente per riequilibrarsi (sollevamento post-glaciale, tuttora misurabile in Scandinavia e Canada). Il calore che alimenta la dinamica interna, in gran parte prodotto dal decadimento radioattivo di uranio, torio e potassio, si manifesta nel gradiente geotermico e nel flusso di calore in superficie. Le prove sismologiche (rifrazione, riflessione, zona d'ombra) sono oggi integrate dalla tomografia sismica, che ricostruisce mappe tridimensionali delle variazioni di velocità nel mantello, e dallo studio dei meteoriti, analoghi del materiale che formò il nucleo.

Ripasso attivo

Descrivi la struttura interna della Terra secondo il modello composizionale e secondo il modello reologico, spiegando con quali prove sismologiche è stato possibile individuare le principali discontinuità e dedurre lo stato fisico del nucleo.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Dalla deriva dei continenti all'espansione dei fondali oceanici#

●●○StandardLPOSA-scienze-naturali-scienze-della-terra-tettonica

Espansione dei fondali e anomalie magnetiche simmetriche

Espansione dei fondali oceaniciSchema con 13 elementi, dorsale, risalita di magmadorsalerisalita dimagma
Fig. 2In corrispondenza della dorsale medio-oceanica il magma risale e forma nuova crosta, che si allontana simmetricamente ai due lati. Le bande di crosta registrano il campo magnetico con polarità alternata, disposte in modo simmetrico rispetto all’asse della dorsale.

Punti chiave

Nel 1912 il meteorologo tedesco Alfred Wegener propose la teoria della deriva dei continenti: in un lontano passato tutte le terre emerse erano riunite in un unico supercontinente, la Pangea, circondata da un unico oceano (Pantalassa); la Pangea si sarebbe poi frammentata e i continenti si sarebbero allontanati fino alle posizioni attuali. Era un'idea rivoluzionaria perché negava la fissità dei continenti, dogma della geologia del tempo.
Wegener raccolse prove di diversa natura. Le prove geografiche riguardano la corrispondenza dei margini continentali, in particolare la costa orientale del Sud America e quella occidentale dell'Africa, che combaciano come i pezzi di un puzzle. Le prove paleontologiche mostrano fossili degli stessi organismi terrestri (per esempio il rettile Mesosaurus e la felce Glossopteris) su continenti oggi separati da oceani: impossibile spiegarli senza ammettere che quelle terre fossero un tempo unite. Le prove geologiche evidenziano la continuità di catene montuose e formazioni rocciose interrotte dall'oceano ma combacianti se si riaccostano i continenti. Le prove paleoclimatiche, infine, mostrano tracce di antiche glaciazioni in regioni oggi tropicali e depositi di climi caldi in zone oggi fredde, coerenti solo con una diversa disposizione delle terre.
La teoria di Wegener fu a lungo respinta per un motivo decisivo: mancava un meccanismo plausibile. Wegener immaginava che i continenti «arassero» la crosta oceanica come navi, ma i fisici dimostrarono che le rocce continentali non potevano fendere quelle oceaniche, più dense e rigide. Senza un motore credibile, l'idea rimase ai margini fino agli anni Cinquanta-Sessanta.
La svolta arrivò con lo studio dei fondali oceanici. Negli anni Sessanta Harry Hess formulò la teoria dell'espansione dei fondali oceanici (seafloor spreading): lungo le dorsali medio-oceaniche il magma risale dal mantello, solidifica e forma nuova crosta oceanica che spinge ai lati la crosta più antica; il fondale, quindi, non è eterno ma si rinnova continuamente, formandosi alle dorsali e venendo riassorbito nelle fosse (subduzione). La prova determinante venne dal paleomagnetismo: le rocce basaltiche, raffreddandosi, registrano la direzione del campo magnetico terrestre del momento; poiché il campo si inverte periodicamente, ai due lati della dorsale si osservano bande di crosta a magnetizzazione alternata, simmetriche e parallele alla dorsale. Questo pattern «a codice a barre» dimostra in modo inequivocabile che la crosta si forma alla dorsale e si allontana simmetricamente, fornendo finalmente il meccanismo che mancava a Wegener.
Esempio svolto

Calcolare la velocità di espansione di un fondale oceanico

In corrispondenza di una dorsale oceanica, una banda di crosta a magnetizzazione normale si trova a 40 km dall'asse della dorsale. Le rocce di quella banda risultano essersi formate 2 milioni di anni fa. Determina la velocità media di espansione di quel fianco del fondale, esprimendola in cm/anno.

  1. 01Dati e conversioni

    Distanza dall'asse: 40 km = 4 000 000 cm. Tempo: 2 milioni di anni = 2 000 000 anni.

  2. 02Relazione usata

    La velocita media e il rapporto tra lo spazio percorso dalla crosta (la distanza dall'asse) e il tempo trascorso dalla sua formazione.

  3. 03Calcolo

    Si divide la distanza per il tempo: 4 000 000 cm / 2 000 000 anni = 2 cm/anno.

Risultato: La velocità media di espansione di quel fianco del fondale è di 2 cm/anno, un valore del tutto tipico per le dorsali oceaniche (in genere 1-10 cm/anno).

Obiettivo Maturità

  • Saper elencare e spiegare le quattro categorie di prove di Wegener (geografiche, paleontologiche, geologiche, paleoclimatiche) e spiegare PERCHÉ la teoria fu inizialmente respinta (mancanza del meccanismo).
  • Collegare l'espansione dei fondali (Hess) al paleomagnetismo: le anomalie magnetiche simmetriche rispetto alla dorsale sono la prova chiave del seafloor spreading.

Errori frequenti

  • Attribuire a Wegener la tettonica delle placche: Wegener propose la deriva dei continenti (continenti che si muovono), non il modello completo delle placche, che è successivo.
  • Confondere le inversioni del campo magnetico (un fenomeno temporale del campo) con il movimento del fondale: le bande simmetriche nascono dalla combinazione dei due, non da uno solo.

Approfondimento

Il meccanismo con cui il fondale «registra» il campo magnetico fu chiarito dall'ipotesi di Vine, Matthews e Morley (1963): il basalto che risale alla dorsale, raffreddandosi sotto la temperatura di Curie (per la magnetite «≈ 580 °C»), «congela» la direzione del campo magnetico del momento; poiché il campo si inverte periodicamente, il fondale che si allontana simmetricamente ai due lati della dorsale funziona come il nastro di un registratore, con bande di magnetizzazione normale e inversa parallele e speculari. Da questo derivano prove quantitative potenti. L'età della crosta oceanica cresce in modo simmetrico e regolare allontanandosi dalla dorsale, e nessuna crosta oceanica è più antica di «≈ 200 milioni di anni»: è la conferma che il fondale è continuamente creato e riciclato dalla subduzione, a differenza dei continenti, molto più antichi. Coerentemente, lo spessore dei sedimenti aumenta e il flusso di calore diminuisce allontanandosi dalla dorsale. Un'ulteriore prova viene dalle curve di migrazione apparente dei poli magnetici: ricostruite da continenti diversi, esse non coincidono, e tornano a sovrapporsi solo se si riaccostano i continenti alle loro posizioni antiche — non sono i poli ad aver vagato, ma i continenti a essersi spostati, proprio come sosteneva Wegener.

Ripasso attivo

Confronta la teoria della deriva dei continenti di Wegener con la teoria dell'espansione dei fondali oceanici di Hess, spiegando quale problema irrisolto della prima venne superato dalla seconda e quale prova paleomagnetica risultò decisiva.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

La teoria della tettonica delle placche e i tipi di margine#

●●○StandardLPOSA-scienze-naturali-scienze-della-terra-tettonica

I tre tipi di margine di placca

Tabella con 3 colonne e 3 righeTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Margine · Movimento · Caratteri; Divergente · si allontanano · dorsale; Convergente · si avvicinano · fossa, subduzione; Trasforme · scorrono · fagliaMARGINEMOVIMENTOCARATTERIDivergentesi allontananodorsaleConvergentesi avvicinanofossa, subduzioneTrasformescorronofaglia
Fig. 3Ai margini divergenti le placche si allontanano e si crea nuova crosta (dorsale); ai margini convergenti una placca subduce sotto l’altra (fossa oceanica, piano di Benioff); ai margini trasformi le placche scorrono lateralmente lungo una faglia.

Punti chiave

La tettonica delle placche, formulata alla fine degli anni Sessanta, integra la deriva dei continenti e l'espansione dei fondali in un'unica teoria globale. La litosfera è frammentata in una ventina di placche rigide (sette maggiori, tra cui la Pacifica, l'Africana, l'Euroasiatica, la Nordamericana, la Sudamericana, l'Antartica e l'Indo-Australiana, più numerose placche minori) che si muovono le une rispetto alle altre scorrendo sull'astenosfera plastica. Una placca può portare crosta oceanica, crosta continentale o entrambe.
I margini (o confini) di placca sono di tre tipi, in base al moto relativo. Ai margini divergenti (o costruttivi) le placche si allontanano: il caso tipico è la dorsale medio-oceanica, dove si forma nuova crosta oceanica; sulla terraferma il fenomeno corrisponde alle rift valley (per esempio la Rift Valley dell'Africa orientale). Qui si concentrano vulcanismo effusivo (lave basaltiche) e terremoti superficiali.
Ai margini convergenti (o distruttivi) le placche si avvicinano e si possono presentare tre situazioni. Nella convergenza oceano-continente la litosfera oceanica, più densa, sprofonda sotto quella continentale (subduzione): si formano una fossa oceanica, un arco vulcanico continentale e una catena montuosa (è il caso delle Ande). Nella convergenza oceano-oceano una placca oceanica subduce sotto l'altra, generando una fossa e un arco di isole vulcaniche (per esempio il Giappone). Nella convergenza continente-continente nessuna delle due litosfere può sprofondare facilmente perché entrambe sono leggere: avviene la collisione e si solleva una grande catena montuosa (l'Himalaya, dalla collisione tra la placca Indiana e quella Euroasiatica). La subduzione spiega anche i terremoti profondi distribuiti lungo un piano inclinato, il piano di Benioff.
Ai margini trasformi (o conservativi) le placche scorrono l'una accanto all'altra orizzontalmente, senza creazione né distruzione di litosfera: si tratta in genere di faglie trasformi che tagliano le dorsali. Lungo questi margini non si ha vulcanismo, ma si verificano terremoti spesso violenti e superficiali. L'esempio più noto è la faglia di Sant'Andrea, in California. La distribuzione mondiale di terremoti e vulcani non è casuale, ma traccia con precisione i confini delle placche: questa è una delle prove più forti dell'intera teoria.
Esempio svolto

Identificare il tipo di margine dai dati geologici

In una certa regione si osservano: una profonda fossa oceanica parallela alla costa, una catena di vulcani esplosivi sul continente adiacente e terremoti la cui profondità (ipocentro) aumenta progressivamente man mano che ci si allontana dalla fossa verso l'interno del continente. Di che tipo di margine si tratta? Giustifica la risposta.

  1. 01Analisi della fossa e dei vulcani

    La presenza contemporanea di una fossa oceanica e di un arco vulcanico sul continente indica che una litosfera oceanica sta sprofondando: e una subduzione, dunque un margine convergente.

  2. 02Analisi del sottotipo

    Poiche i vulcani si trovano su crosta continentale e la fossa la separa dall'oceano, la convergenza e di tipo oceano-continente (modello andino).

  3. 03Analisi della profondita degli ipocentri

    L'aumento progressivo della profondita dei terremoti verso l'interno disegna il piano di Benioff, cioe la superficie inclinata lungo cui sprofonda la placca in subduzione: conferma decisiva della subduzione.

Risultato: Si tratta di un margine convergente di tipo oceano-continente (subduzione): la fossa, l'arco vulcanico continentale e il piano di Benioff (ipocentri sempre più profondi verso l'interno) sono tutti coerenti con lo sprofondamento di una placca oceanica sotto una continentale.

Obiettivo Maturità

  • Saper classificare i tre tipi di margine (divergente, convergente, trasforme) associando a ciascuno il moto relativo, i fenomeni (vulcanismo, sismicità, orogenesi) e un esempio geografico concreto.
  • Distinguere i tre sottotipi di margine convergente (oceano-continente, oceano-oceano, continente-continente) con la loro morfologia caratteristica (fossa, arco vulcanico, catena da collisione).

Errori frequenti

  • Pensare che ai margini trasformi si formino o si distruggano placche: lì la litosfera si conserva, scorre soltanto lateralmente (margine conservativo).
  • Attribuire grandi catene montuose come l'Himalaya alla subduzione: l'Himalaya nasce da una collisione continente-continente, in cui NON c'è subduzione di una litosfera continentale sotto l'altra.

Approfondimento

I margini di placca non sono eterni: nascono, evolvono e si chiudono nel corso del ciclo di Wilson, che descrive la vita di un bacino oceanico. Tutto comincia con la fratturazione di un continente (rifting, come oggi nella Rift Valley africana); il rift si allarga fino a diventare un oceano stretto (Mar Rosso) e poi ampio con la sua dorsale (Atlantico, in fase di apertura); quando ai suoi margini si innesca la subduzione l'oceano comincia a chiudersi (Pacifico), fino alla collisione dei continenti che lo bordavano e alla nascita di una catena montuosa (le Alpi e l'Himalaya sono oceani scomparsi). Testimoni di questi oceani chiusi sono le ofioliti, lembi di antica crosta oceanica «intrappolati» nelle catene montuose, che si ritrovano anche nelle Alpi. Là dove tre placche si incontrano si formano le giunzioni triple. Oggi i movimenti delle placche non sono più solo dedotti dalle rocce ma misurati direttamente: la geodesia spaziale (GPS, interferometria) quantifica spostamenti dell'ordine di pochi centimetri l'anno, confermando in tempo reale le velocità stimate dal paleomagnetismo. Ai margini convergenti, infine, frammenti di crosta (terrane) possono staccarsi e «incollarsi» (accrescimento) ad altre placche, componendo i continenti come un mosaico di pezzi di provenienza diversa.

Ripasso attivo

Classifica i tre tipi di margine di placca; per ciascuno indica il moto relativo delle placche, i principali fenomeni geologici associati (vulcanismo, sismicità, orogenesi) e un esempio reale, distinguendo inoltre i tre sottotipi di margine convergente.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Dinamica della litosfera: il motore, l'orogenesi, il vulcanismo e la sismicità#

●●●ApprofondimentoLPOSA-scienze-naturali-scienze-della-terra-tettonica

Celle convettive del mantello e movimento delle placche

Celle convettive del mantelloSchema con 9 elementi, litosfera, dorsale, risalita calda, discesa fredda, subduzionelitosferadorsalerisalita caldadiscesa freddasubduzione
Fig. 4Nel mantello il materiale caldo risale sotto la dorsale, scorre orizzontalmente trascinando le placche della litosfera e ridiscende, più freddo, nelle zone di subduzione: sono le celle convettive che muovono le placche.

Punti chiave

Resta da rispondere alla domanda fondamentale: che cosa muove le placche? Il motore è il calore interno della Terra (di origine prevalentemente radiogenica, dal decadimento di isotopi instabili). Questo calore innesca nel mantello moti convettivi: il materiale caldo e meno denso risale, quello più freddo e denso ridiscende, formando enormi celle convettive lente. Le placche litosferiche vengono trascinate da questa circolazione: risalgono in corrispondenza delle dorsali e sprofondano nelle zone di subduzione.
Al meccanismo convettivo si affiancano due forze oggi ritenute particolarmente importanti. La «ridge-push» (spinta della dorsale) è la spinta gravitazionale che la litosfera, sollevata e calda in corrispondenza della dorsale, esercita scivolando verso il basso ai lati. La «slab-pull» (tiraggio della placca in subduzione) è la trazione esercitata dalla porzione di litosfera oceanica fredda e densa che, sprofondando nel mantello, trascina con sé il resto della placca; molti geologi la considerano la forza dominante. Convezione, ridge-push e slab-pull agiscono insieme.
L'orogenesi, cioè la formazione delle catene montuose, è una conseguenza diretta della dinamica delle placche ai margini convergenti. Nelle collisioni continente-continente le rocce dei margini vengono compresse, piegate, fratturate da faglie e sollevate, dando origine a imponenti rilievi (l'Himalaya, le Alpi). Nella subduzione oceano-continente l'orogenesi è accompagnata da intensa attività magmatica che alimenta gli archi vulcanici (le Ande). Le montagne, quindi, non sono strutture eterne ma registrano gli eventi tettonici del passato.
Anche la distribuzione di vulcani e terremoti trova nella tettonica la sua spiegazione unitaria. La grande maggioranza dei vulcani e dei terremoti si concentra lungo i margini di placca: la «cintura di fuoco» che circonda l'Oceano Pacifico coincide con una catena quasi continua di margini convergenti. Esistono però vulcani intraplacca, lontani dai margini, alimentati dai punti caldi (hot spot): pennacchi di materiale caldo fissi nel mantello su cui la placca scorre, lasciando allineamenti di vulcani via via più antichi (le isole Hawaii ne sono l'esempio classico). La tettonica delle placche unifica così, in un solo modello, fenomeni che prima sembravano scollegati: ecco perché è considerata il paradigma fondante delle moderne Scienze della Terra.
Esempio svolto

Datare il movimento di una placca da una catena di isole hot spot

Una catena di isole vulcaniche allineate si è formata su un punto caldo (hot spot) fisso nel mantello. L'isola attiva, posta sopra l'hot spot, ha età 0; un'isola più antica della stessa catena dista 150 km dall'hot spot e le sue rocce hanno un'età di 3 milioni di anni. Determina la velocità media di spostamento della placca, in cm/anno.

  1. 01Interpretazione del modello

    L'hot spot resta fisso mentre la placca vi scorre sopra: la distanza di un'isola dall'hot spot misura quanto la placca si e spostata da quando quell'isola si e formata.

  2. 02Conversione dei dati

    Distanza: 150 km = 15 000 000 cm. Tempo: 3 milioni di anni = 3 000 000 anni.

  3. 03Calcolo della velocita

    Si divide la distanza per il tempo: 15 000 000 cm / 3 000 000 anni = 5 cm/anno.

Risultato: La placca si muove a circa 5 cm/anno sopra il punto caldo: un valore plausibile per una placca oceanica, coerente con i tassi di movimento dedotti anche dal paleomagnetismo dei fondali.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare il motore della tettonica: moti convettivi del mantello e, in chiave avanzata, le forze di ridge-push e slab-pull.
  • Collegare la tettonica delle placche ai fenomeni geologici (orogenesi, vulcanismo, sismicità) e saper distinguere il vulcanismo di margine da quello intraplacca dei punti caldi (hot spot).

Errori frequenti

  • Ridurre il motore delle placche a una sola causa: la convezione è essenziale, ma oggi si riconoscono anche ridge-push e soprattutto slab-pull come forze trainanti.
  • Considerare TUTTI i vulcani legati ai margini: i vulcani da hot spot (Hawaii) sono intraplacca, lontani dai confini delle placche, e tracciano il movimento della placca sul pennacchio fisso.

Approfondimento

I punti caldi offrono un vero e proprio «tachimetro» delle placche. Se il pennacchio di mantello caldo che li alimenta è fisso, la placca che gli scorre sopra lascia una catena di vulcani via via più antichi allontanandosi dal punto caldo attivo: dividendo la distanza di un vulcano dall'hot spot per la sua età si ottiene la velocità della placca, e un cambiamento di allineamento registra un cambiamento di direzione. La catena Hawaii-Emperor mostra proprio un netto «gomito» databile a «≈ 47 milioni di anni fa», che testimonia una variazione del moto della placca Pacifica. Sul motore profondo il dibattito resta aperto: la tomografia sismica ha «fotografato» antiche placche subdotte affondate fino al confine tra mantello e nucleo (a «≈ 2900 km»), alimentando la discussione tra chi sostiene una convezione dell'intero mantello e chi una convezione a due strati. L'orogenesi, infine, non è solo compressione: la crosta ispessita dalla collisione sprofonda con una radice profonda per isostasia, e mentre l'erosione asporta le vette la litosfera risale per riequilibrio, così che una catena può continuare a sollevarsi mentre viene demolita. Su scala di centinaia di milioni di anni le placche assemblano e disgregano ciclicamente i supercontinenti (dopo la Pangea, i modelli prevedono una futura «Pangea Ultima»): la tettonica è il grande racconto unitario di una Terra in perenne trasformazione.

Ripasso attivo

Spiega quale sia il motore della tettonica delle placche (moti convettivi, ridge-push, slab-pull) e illustra come la teoria spieghi in modo unitario l'orogenesi, il vulcanismo (di margine e da hot spot) e la sismicità.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01La struttura interna della Terra○
    • 02Dalla deriva dei continenti all'espansione dei fondali oceanici◐
    • 03La teoria della tettonica delle placche e i tipi di margine◐
    • 04Dinamica della litosfera: il motore, l'orogenesi, il vulcanismo e la sismicità●

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Dagli appunti all'allenamento

Tettonica delle placche e dinamica della litosfera

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~21
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3
Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

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