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Teoria e metodologia dell'allenamento

L'allenamento è un processo pedagogico e biologico, sistematico e a lungo termine, che attraverso l'applicazione di carichi opportunamente dosati induce nell'organismo adattamenti stabili e un miglioramento della prestazione. Questo appunto ricostruisce i princìpi scientifici dell'allenamento (carico, adattamento, supercompensazione, progressività, continuità, individualizzazione), le componenti del carico (volume, intensità, densità, recupero), il modello della sindrome generale di adattamento di Selye e, infine, la programmazione e la periodizzazione in macro-, meso- e microcicli. L'argomento rientra a pieno titolo nel profilo dell'Esame di Stato: è materia tipica del colloquio, in cui lo studente deve saper collegare carico di lavoro e risposte dell'organismo con linguaggio scientifico corretto.

4 sezioni·~21 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0444 / 15
Profilo d’esame
Conoscere i princìpi scientifici che sottendono la prestazione motoria e sportivaSaper programmare e gestire un'attività motoria finalizzata al miglioramento personaleMettere in relazione il carico di lavoro e gli adattamenti dell'organismo
Operatori:spiegadescrivianalizzaconfrontaclassificaillustragiustificacalcolainterpreta

livello base

A tutti gli indirizzi liceali è richiesto di conoscere i princìpi dell'allenamento e le componenti del carico e di saper spiegare il meccanismo della supercompensazione con linguaggio corretto.

livello avanzato

Negli indirizzi a vocazione scientifica (Liceo Scientifico e opzione Scienze Applicate) si valorizza la lettura quantitativa del carico — calcolo dell'intensità relativa, delle zone di frequenza cardiaca e dell'andamento del recupero — e il collegamento esplicito con la fisiologia studiata in Scienze naturali.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Teoria e metodologia dell'allenamento
    • 01Princìpi dell'allenamento e adattamento○
    • 02Il carico di allenamento e le sue componenti◐
    • 03Supercompensazione e recupero◐
    • 04Programmazione e periodizzazione●
§ 01

Princìpi dell'allenamento e adattamento#

●○○BaseLPOSA-scienze-motorie-teoria-allenamentoLPSindrome generale di adattamento (Selye) e princìpi del carico

Le tre fasi della sindrome generale di adattamento (Selye)

Le tre fasi della sindrome generale di adattamento (Selye)Grafo, 1. Allarme → 2. Resistenza, 2. Resistenza → 3. Esaurimento1. Allarme2. Resistenza3. Esaurimento

Punti chiave

L'allenamento è un processo pedagogico e biologico, sistematico e ripetuto nel tempo, che ha come scopo il miglioramento stabile della prestazione: non un singolo sforzo isolato, ma una successione organizzata di stimoli (i carichi di lavoro) che l'organismo impara progressivamente a tollerare. Il punto di partenza teorico è che ogni carico rompe momentaneamente l'equilibrio interno (omeostasi) e che è proprio questa rottura controllata a innescare la risposta adattativa.
Il principio fondamentale è quello dell'adattamento, descritto da Hans Selye con la « sindrome generale di adattamento » (SGA): di fronte a uno stimolo stressante l'organismo attraversa tre fasi — la fase di allarme (calo immediato delle capacità per l'azione dello stress), la fase di resistenza (l'organismo reagisce, si difende e migliora le proprie risorse) e, se lo stress è eccessivo o troppo prolungato, la fase di esaurimento. L'allenamento utilizza questo schema in modo controllato: il carico è uno stress dosato che porta l'organismo nella fase di resistenza, da cui esce rafforzato.
Perché l'allenamento sia efficace deve rispettare alcuni princìpi metodologici. Il principio dello stimolo allenante (o soglia) afferma che solo un carico sufficientemente intenso, cioè superiore a una soglia minima, produce adattamento: un carico troppo blando non allena, uno eccessivo affatica senza migliorare. Il principio di progressività impone di aumentare gradualmente il carico man mano che l'organismo si adatta, perché uno stimolo che resta costante smette col tempo di essere allenante.
Si aggiungono il principio di continuità — gli adattamenti sono reversibili, per cui le interruzioni prolungate portano al decadimento delle capacità acquisite (fenomeno del « detraining ») — il principio di individualizzazione — lo stesso carico produce effetti diversi a seconda di età, sesso, livello di partenza e caratteristiche del soggetto — e il principio della variabilità e della multilateralità, che invita ad alternare gli stimoli per evitare l'assuefazione e a costruire una base ampia di capacità prima della specializzazione.
L'insieme di questi princìpi spiega perché l'allenamento sia un sistema e non una somma di esercizi: ogni seduta va inserita in una sequenza coerente, con stimoli che si susseguono nel momento giusto rispetto al recupero. È questa la premessa logica per i concetti di carico e di supercompensazione che seguono.
Esempio svolto

Riconoscere le fasi della SGA in un caso concreto

Uno studente, dopo aver svolto per la prima volta una seduta di corsa intensa, il giorno seguente avverte gambe affaticate e prestazione ridotta; nelle settimane successive, allenandosi con regolarità e recuperando bene, corre la stessa distanza con minore fatica. Analizza la situazione richiamando la sindrome generale di adattamento e i princìpi dell'allenamento.

  1. 01Individuare lo stimolo

    La seduta di corsa intensa è il carico, cioè lo stress che rompe l'omeostasi e supera la soglia dello stimolo allenante.

  2. 02Fase di allarme

    L'affaticamento e il calo di prestazione del giorno dopo corrispondono alla fase di allarme della SGA: le capacità sono momentaneamente ridotte.

  3. 03Fase di resistenza

    Con allenamenti regolari e recuperi adeguati l'organismo reagisce e si rafforza: è la fase di resistenza, sostenuta dai princìpi di continuità e progressività.

  4. 04Evitare l'esaurimento

    Per non scivolare nella fase di esaurimento (sovrallenamento) occorre rispettare il recupero e individualizzare il carico.

Risultato: Il miglioramento osservato è l'esito dell'adattamento descritto da Selye: il carico, ripetuto in modo progressivo e continuo con recuperi sufficienti, ha portato l'organismo dalla fase di allarme alla fase di resistenza, innalzando stabilmente le capacità.

Obiettivo Maturità

  • Saper enunciare e spiegare con ordine le tre fasi della sindrome generale di adattamento di Selye, collegandole esplicitamente all'allenamento (allarme → resistenza → esaurimento).
  • Conoscere e distinguere i princìpi dell'allenamento (stimolo allenante, progressività, continuità, individualizzazione, variabilità) sapendone fornire un esempio concreto per ciascuno.

Errori frequenti

  • Confondere l'adattamento con la fatica immediata: l'organismo migliora nella fase di resistenza e dopo il recupero, non durante lo sforzo, in cui le capacità sono temporaneamente ridotte.
  • Pensare che « più ci si allena, meglio è »: ignorare il principio di individualizzazione e quello del recupero porta al sovrallenamento, cioè alla fase di esaurimento di Selye.

Approfondimento

La « sindrome generale di adattamento » ha un preciso substrato endocrino. Di fronte a uno stress l'organismo attiva l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA): l'ipotalamo stimola l'ipofisi, che rilascia ACTH, il quale induce la corteccia surrenale a secernere cortisolo; contemporaneamente la midollare surrenale libera adrenalina e noradrenalina. Questi ormoni mobilitano energia (glicemia, lipolisi) e sostengono le fasi di allarme e di resistenza; ma un cortisolo cronicamente alto è catabolico e immunodepressivo, ed è alla base della fase di esaurimento (sovrallenamento). Selye distingueva l'« eustress », lo stress dosato che rafforza, dal « distress », lo stress eccessivo che logora: l'allenamento è l'arte di restare nel primo. A monte dell'adattamento strutturale c'è la meccanotrasduzione: la tensione meccanica e lo stress metabolico attivano vie di segnale intracellulari (per esempio mTOR per la sintesi proteica, e per l'aerobico la biogenesi mitocondriale) che modificano l'espressione genica e quindi le proteine costruite. Questo spiega la specificità (principio SAID, « Specific Adaptation to Imposed Demands »): l'adattamento riproduce esattamente la natura dello stimolo — chi allena la forza costruisce miofibrille, chi allena la resistenza costruisce mitocondri e capillari.

Ripasso attivo

Spiega che cos'è la sindrome generale di adattamento di Selye, descrivendone le tre fasi, e mostra in che modo essa fornisce il fondamento teorico dei princìpi dell'allenamento (in particolare stimolo allenante, progressività e continuità).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Il carico di allenamento e le sue componenti#

●●○StandardLPOSA-scienze-motorie-teoria-allenamentoLPComponenti del carico: volume, intensità, densità, recupero

Relazione qualitativa volume-intensità al variare dell'obiettivo

Volume e intensità sono inversamente correlatiGrafico di volume sostenibile, decrescente, nell’intervallo x da 50 a 100506070809010050100150resistenzaipertrofiaforza/velocitàvolumesostenibilevolume relativointensità relativa (% 1RM)

Punti chiave

Il carico di allenamento è la quantità e la qualità complessiva del lavoro che si chiede all'organismo in una seduta o in un ciclo. Si distingue tra carico esterno — ciò che si misura oggettivamente, come i chilometri percorsi, i chilogrammi sollevati, il numero di ripetizioni — e carico interno, cioè la risposta fisiologica del soggetto a quel lavoro (frequenza cardiaca, percezione dello sforzo, accumulo di lattato). Lo stesso carico esterno può generare carichi interni molto diversi a seconda dell'allenato: è il carico interno a determinare l'adattamento.
Il carico si descrive attraverso quattro componenti fondamentali. Il volume è la quantità totale di lavoro (durata, distanza, tonnellaggio, numero di ripetizioni e serie); l'intensità è il grado di impegno rispetto al massimo possibile (velocità di corsa, percentuale del carico massimale, frequenza cardiaca raggiunta) e si esprime spesso in valore relativo, cioè in percentuale di un riferimento massimo.
La densità è il rapporto tra il tempo di lavoro e il tempo di recupero all'interno della seduta: una densità alta significa recuperi brevi tra gli sforzi, una densità bassa recuperi ampi. Il recupero, infine, è il tempo necessario al ripristino delle energie e va considerato a tutti gli effetti una componente del carico, perché è durante il recupero — non durante lo sforzo — che avviene l'adattamento.
Volume e intensità tendono a essere inversamente correlati: si può lavorare a lungo a bassa intensità oppure per poco tempo ad alta intensità, ma è difficile sostenere a lungo un'intensità massimale. La scelta del loro rapporto dipende dall'obiettivo: lavori a volume elevato e intensità moderata sviluppano soprattutto la resistenza, lavori a intensità elevata e volume contenuto sviluppano forza e velocità. Saper modulare le quattro componenti è il cuore della metodologia dell'allenamento.
Per quantificare l'intensità relativa di un esercizio di forza si rapporta il carico usato al carico massimale (il « massimale », o 1RM, cioè il peso massimo sollevabile una sola volta). Analogamente, nelle attività di resistenza l'intensità si controlla attraverso la frequenza cardiaca, riferendola alla frequenza cardiaca massima stimata: questo permette di lavorare nelle « zone » di allenamento adeguate all'obiettivo.
I%=C1RM×100I_{\%} = \frac{C}{1\mathrm{RM}} \times 100I%​=1RMC​×100

Intensità relativa

L'intensità relativa di un esercizio di forza è il rapporto percentuale tra il carico utilizzato C e il carico massimale (1RM, cioè il peso sollevabile una sola volta).

FCmax=220−etaˋ\mathrm{FC}_{max} = 220 - \text{età}FCmax​=220−etaˋ

FC massima (stima)

Formula empirica «220 meno l'età» (nota anche come formula di Fox-Haskell) per la stima della frequenza cardiaca massima a partire dall'età; è una stima statistica, non un valore misurato individualmente.

FCobiettivo=FCmax×P100\mathrm{FC}_{obiettivo} = \mathrm{FC}_{max} \times \frac{P}{100}FCobiettivo​=FCmax​×100P​

FC di una zona di lavoro

La frequenza cardiaca obiettivo di una zona di allenamento si ottiene applicando alla FC massima la percentuale P che definisce la zona (ad esempio 70 % per il limite inferiore della zona aerobica).

Esempio svolto

Intensità relativa e zona di frequenza cardiaca

Per lo studente descritto (1RM = 60 kg sull'esercizio, età 17 anni) calcola l'intensità relativa di una serie eseguita con 45 kg e la frequenza cardiaca corrispondente al 70 % della frequenza cardiaca massima stimata.

  1. 01Intensità relativa

    Si applica la formula dell'intensità relativa con C = 45 kg e 1RM = 60 kg.

  2. 02FC massima stimata

    Con la formula empirica «220 meno l'età» per un'età di 17 anni.

  3. 03Zona al 70 %

    Si applica la percentuale alla FC massima.

Risultato: La serie a 45 kg corrisponde a un'intensità relativa del 75 % del massimale (zona di forza submassimale/ipertrofia); per il lavoro aerobico al 70 % la frequenza cardiaca obiettivo è di circa 142 bpm su una FC massima stimata di 203 bpm.

Obiettivo Maturità

  • Definire con precisione le quattro componenti del carico (volume, intensità, densità, recupero) distinguendo inoltre carico esterno e carico interno.
  • Saper calcolare l'intensità relativa di un esercizio (percentuale del massimale) e una zona di frequenza cardiaca a partire dalla frequenza cardiaca massima stimata.

Errori frequenti

  • Scambiare volume e intensità: il volume è « quanto » lavoro, l'intensità è « quanto forte »; aumentarli entrambi al massimo contemporaneamente è insostenibile e controproducente.
  • Considerare il recupero come tempo « perso » e non come componente del carico: tagliare i recuperi senza criterio impedisce l'adattamento e favorisce il sovraccarico.

Approfondimento

Il vero problema metodologico è quantificare il carico interno, cioè lo stress effettivamente subito dall'organismo. Lo strumento più semplice è la percezione soggettiva dello sforzo (RPE), misurata con la scala di Borg; moltiplicando l'RPE di seduta per la durata in minuti si ottiene un indice di carico (metodo di Foster, in « unità arbitrarie ») che permette di sommare sedute molto diverse — una corsa lunga e una seduta di forza — su una scala comune. Da questi dati si ricavano indicatori settimanali preziosi: la « monotonia » (carico medio diviso la sua variabilità) e lo « strain » (carico totale per monotonia), che segnalano il rischio quando gli stimoli sono troppo uniformi e continui. Un ulteriore criterio è il rapporto tra carico acuto (l'ultima settimana) e carico cronico (la media delle settimane precedenti): incrementi troppo rapidi di questo rapporto si associano a maggior rischio di infortunio, il che dà una base quantitativa al principio di progressività. Sul versante della resistenza, il carico interno si legge dalla frequenza cardiaca: per definire le zone in modo individuale si preferisce la frequenza cardiaca di riserva (differenza tra «FCmax» e frequenza a riposo), che riflette il livello di allenamento meglio del semplice «%FCmax». Distinguere carico esterno (ciò che programmo) e carico interno (ciò che il corpo subisce) è la chiave per non sotto- o sovrastimare la reale intensità di una seduta.

Ripasso attivo

Uno studente esegue una seduta di forza con un esercizio in cui il suo massimale (1RM) è 60 kg; lavora con un carico di 45 kg. Calcola l'intensità relativa dell'esercizio. Calcola poi, per lo stesso studente di 17 anni, la frequenza cardiaca massima stimata con la formula empirica «220 meno l'età» e l'estremo inferiore della zona aerobica al 70 %.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Supercompensazione e recupero#

●●○StandardLPOSA-scienze-motorie-teoria-allenamentoLPSupercompensazione e tempi di recupero

La curva della supercompensazione

La curva della supercompensazioneGrafico di forma, minimo in (3.346, 75.04), massimo in (6.017, 123.91), intercetta sull’asse y in y = 99.998, nell’intervallo x da 0 a 10246810708090100110120130affaticamentosupercompensazionelivello baseformaformatempo

Punti chiave

La supercompensazione è il modello che descrive come l'organismo risponde a un singolo carico nel tempo, ed è il principio operativo che traduce l'adattamento di Selye in una regola pratica per disporre le sedute. L'idea è semplice: dopo uno stimolo allenante l'organismo non si limita a tornare al livello di partenza, ma — se il recupero è adeguato — lo supera temporaneamente, costruendo una riserva di capacità superiore.
Il processo si articola in fasi. Durante il carico e subito dopo si ha una fase di affaticamento, in cui le capacità funzionali scendono al di sotto del livello iniziale per il consumo delle riserve energetiche e l'accumulo di fatica. Segue la fase di recupero, durante la quale l'organismo ripristina le scorte. Quindi compare la supercompensazione vera e propria: le capacità salgono al di sopra del livello di partenza. Se a questo punto non arriva un nuovo stimolo, si entra nella fase di involuzione, in cui il vantaggio acquisito si perde e si torna gradualmente al livello iniziale.
Il momento in cui collocare il carico successivo è decisivo. Se il nuovo stimolo cade in corrispondenza del picco di supercompensazione, i guadagni si sommano e la prestazione cresce nel tempo: è l'allenamento ben programmato. Se il carico arriva troppo presto, quando l'organismo è ancora affaticato e non ha recuperato, gli effetti negativi si accumulano e si rischia il sovrallenamento. Se invece arriva troppo tardi, quando la supercompensazione è già svanita, ogni seduta riparte dal livello iniziale e non si ha progresso.
I tempi di recupero non sono uguali per tutte le componenti: le scorte di fosfati si ricostituiscono in pochi minuti, il glicogeno muscolare in alcune ore fino a uno o due giorni, mentre gli adattamenti più profondi (strutturali, enzimatici, nervosi) richiedono giorni. Per questo la programmazione alterna stimoli e recuperi diversi e, spesso, fa precedere un carico più intenso da un sovraccarico controllato per amplificare la supercompensazione successiva.
Il recupero, dunque, non è il contrario dell'allenamento ma una sua parte integrante: comprende il riposo, il sonno, una corretta alimentazione e reidratazione, ed eventualmente il recupero attivo. Trascurarlo significa annullare gli effetti del carico; gestirlo bene significa trasformare la fatica in adattamento. Si veda la Fig. 2 per l'andamento temporale tipico.

Obiettivo Maturità

  • Saper descrivere e disegnare la curva della supercompensazione individuandone le fasi (affaticamento, recupero, supercompensazione, involuzione).
  • Saper spiegare le tre situazioni-tipo nella collocazione del carico successivo (al picco → progresso; troppo presto → sovrallenamento; troppo tardi → nessun guadagno).

Errori frequenti

  • Credere che il miglioramento avvenga durante lo sforzo: in realtà la prestazione cala durante e subito dopo il carico, e cresce solo nella fase di supercompensazione che segue il recupero.
  • Pensare che allenarsi ogni giorno al massimo sia sempre meglio: senza il rispetto dei tempi di recupero i carichi si sommano in negativo e si scivola nel sovrallenamento.

Approfondimento

Il modello della supercompensazione è una utile semplificazione, ma la ricerca lo ha superato con il modello « fitness-fatica » (Banister): ogni carico produce contemporaneamente due tracce indipendenti, un guadagno duraturo di forma (fitness) e una fatica più intensa ma più fugace; la prestazione in ogni istante è la loro differenza. Ne segue che dopo un carico si può essere « in forma ma affaticati », e che l'affinamento (tapering) pre-gara funziona proprio perché riduce la fatica residua più in fretta di quanto decada la forma. Il recupero, poi, ha modalità con basi fisiologiche precise: il sonno è la fase in cui prevale l'ormone della crescita e si consolidano gli adattamenti nervosi; la risintesi del glicogeno è più rapida se i carboidrati sono assunti nelle prime ore dopo lo sforzo; le proteine forniscono gli aminoacidi per la riparazione delle fibre. È utile graduare i livelli di affaticamento: l'« overreaching funzionale » è un sovraccarico volutamente accettato da cui, con un recupero mirato, si rimbalza più in alto; l'« overreaching non funzionale » e soprattutto la « sindrome da sovrallenamento » sono invece cali prolungati con disturbi del sonno, dell'umore e immunitari. Per cogliere per tempo lo squilibrio tra carico e recupero si monitorano segni oggettivi come la frequenza cardiaca a riposo e, sempre più, la variabilità della frequenza cardiaca (HRV).

Ripasso attivo

Disegna e descrivi la curva della supercompensazione, indicandone tutte le fasi. Spiega poi, con riferimento alla curva, perché il momento in cui si colloca la seduta successiva determina il progresso, il sovrallenamento o la stagnazione.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Programmazione e periodizzazione#

●●●ApprofondimentoLPOSA-scienze-motorie-teoria-allenamentoLPPeriodizzazione dell'allenamento: macrociclo, mesociclo, microciclo; struttura della seduta

Gerarchia dei cicli di allenamento: macro-, meso-, microciclo

Gerarchia dei cicli: macro-, meso-, microcicloGrafo, Macrociclo (anno) → Mesociclo (3-6 sett.), Mesociclo (3-6 sett.) → Microciclo (1 sett.), Microciclo (1 sett.) → Seduta 1, Microciclo (1 sett.) → Seduta 2, Microciclo (1 sett.) → Recupero, Microciclo (1 sett.) → Seduta 3Macrociclo(anno)Mesociclo (3-6sett.)Microciclo (1sett.)Seduta 1Seduta 2RecuperoSeduta 3

Punti chiave

La programmazione dell'allenamento è l'organizzazione razionale dei carichi nel tempo affinché la supercompensazione di ciascuna seduta si sommi a quella delle precedenti e la forma sportiva raggiunga il massimo nel momento desiderato (ad esempio una gara). Programmare significa decidere in anticipo quali capacità sviluppare, in che ordine, con quali carichi e con quali recuperi: è l'applicazione su lunga scala dei princìpi e dei modelli visti finora.
L'allenamento si struttura in cicli di durata crescente. Il microciclo è l'unità più piccola, di norma una settimana, e raggruppa alcune sedute con l'alternanza di carico e recupero; il mesociclo riunisce più microcicli (in genere da tre a sei settimane) ed è orientato a un obiettivo specifico (ad esempio lo sviluppo della forza o della resistenza); il macrociclo è il ciclo più ampio (un semestre, una stagione, un anno) che organizza l'intera preparazione verso l'obiettivo principale.
La periodizzazione classica articola il macrociclo in periodi: il periodo preparatorio (in cui si costruisce la base, con volumi alti e intensità progressivamente crescente), il periodo agonistico o di gara (in cui si esprime e si mantiene la forma, con intensità elevata e volumi ridotti) e il periodo di transizione (recupero attivo che evita il decadimento completo e prepara il ciclo successivo). Il principio della progressività e quello dell'alternanza carico-recupero governano il passaggio tra questi periodi.
Anche la singola seduta di allenamento ha una struttura tipica, articolata in tre parti: il riscaldamento (attivazione cardiocircolatoria e muscolare, mobilizzazione, preparazione al lavoro, con funzione anche di prevenzione degli infortuni), la fase centrale o fondamentale (in cui si svolge il lavoro principale coerente con l'obiettivo del microciclo) e il defaticamento o « cool-down » (ritorno graduale alla calma, che favorisce il recupero e lo smaltimento delle scorie metaboliche).
Una buona programmazione richiede infine la valutazione: test motori iniziali per fissare i carichi di partenza, controlli intermedi per verificare gli adattamenti e adeguare gli stimoli, una verifica finale per misurare i risultati. È il « ciclo » programmare → allenare → valutare → riprogrammare che rende l'allenamento un processo scientifico e individualizzato, e non l'applicazione meccanica di una tabella. Si veda la Fig. 3 per la gerarchia dei cicli.
Esempio svolto

Costruire la cornice di una stagione

Uno studente vuole prepararsi per una gara scolastica di corsa che si svolgerà tra circa cinque mesi. Imposta la cornice della sua preparazione individuando macrociclo, periodi, mesocicli, microcicli e la struttura di una seduta-tipo, giustificando le scelte con i princìpi dell'allenamento.

  1. 01Macrociclo

    I cinque mesi che portano alla gara costituiscono il macrociclo, con obiettivo finale il picco di forma in concomitanza con la gara.

  2. 02Periodi

    Si suddivide in periodo preparatorio (primi mesi: volume alto, intensità crescente), periodo agonistico (vicino alla gara: intensità alta, volume ridotto) e una breve transizione dopo la gara (recupero attivo).

  3. 03Mesocicli e microcicli

    Ogni periodo si organizza in mesocicli di alcune settimane (es. un mesociclo dedicato alla resistenza di base, uno alla resistenza specifica), ciascuno composto da microcicli settimanali che alternano carico e recupero, rispettando la supercompensazione.

  4. 04Seduta-tipo

    Ogni seduta segue lo schema riscaldamento → fase centrale (il lavoro di corsa adeguato al mesociclo) → defaticamento, applicando progressività e individualizzazione.

Risultato: La preparazione è strutturata in un macrociclo di cinque mesi suddiviso in periodi preparatorio, agonistico e di transizione, articolati in mesocicli a obiettivo specifico e in microcicli settimanali con sedute riscaldamento-lavoro-defaticamento: una cornice coerente con i princìpi di progressività, continuità, individualizzazione e con il modello della supercompensazione.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire e ordinare per durata microciclo, mesociclo e macrociclo, sapendo che il microciclo è solitamente settimanale e che ciascun livello contiene il precedente.
  • Conoscere la struttura della seduta di allenamento (riscaldamento, fase centrale, defaticamento) e i tre periodi del macrociclo (preparatorio, agonistico, di transizione).

Errori frequenti

  • Invertire la gerarchia dei cicli (credere che il microciclo contenga il macrociclo): è l'opposto — il macrociclo è il più ampio e contiene i mesocicli, che contengono i microcicli.
  • Omettere riscaldamento o defaticamento ritenendoli accessori: il riscaldamento previene gli infortuni e prepara la prestazione, il defaticamento favorisce il recupero.

Approfondimento

La periodizzazione classica appena descritta, dovuta a Matveev, non è l'unico modello. Nella periodizzazione « lineare » il volume decresce e l'intensità cresce lungo il macrociclo; nella periodizzazione « ondulatoria » (undulating) volume e intensità variano più di frequente, anche all'interno della settimana, alternando sedute diverse per stimolare più qualità in parallelo ed evitare l'assuefazione; nella periodizzazione « a blocchi » (block) si concentrano in mesocicli brevi pochi obiettivi altamente specifici, sfruttando gli effetti residui di un blocco nel successivo. La logica comune è portare al culmine la « forma sportiva » nel momento giusto, il picco (peaking), attraverso lo scarico pre-gara (tapering): si riduce il volume mantenendo un po' di intensità, così la fatica cala e la forma emerge. Un nodo delicato è l'allenamento simultaneo di forza e resistenza: le due adattano il muscolo in direzioni in parte opposte (le vie di segnale interferiscono), perciò nel « concurrent training » si separano gli stimoli nel tempo e si stabiliscono priorità. Infine, la preparazione procede dal generale allo speciale: una fase di preparazione fisica generale (multilaterale, che costruisce la base) precede quella speciale (i gesti e i sistemi energetici della disciplina). Programmare è quindi decidere non solo quanto allenare, ma soprattutto in quale ordine e con quale specificità crescente.

Ripasso attivo

Definisci e ordina per durata microciclo, mesociclo e macrociclo, e descrivi i tre periodi in cui si articola un macrociclo. Illustra poi la struttura tipica di una seduta di allenamento, spiegando la funzione di ciascuna delle sue tre parti.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Princìpi dell'allenamento e adattamento○
    • 02Il carico di allenamento e le sue componenti◐
    • 03Supercompensazione e recupero◐
    • 04Programmazione e periodizzazione●

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Teoria e metodologia dell'allenamento

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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