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Questo argomento apre il nucleo fondante di Scienze motorie e sportive nel triennio del Liceo: la consapevolezza della propria corporeità come conoscenza, padronanza e rispetto del corpo. Si studiano lo schema corporeo, gli schemi motori e posturali, l'equilibrio, la propriocezione e la percezione spazio-temporale, fino a riconoscere il movimento come linguaggio e mezzo di conoscenza di sé. L'obiettivo è elaborare risposte motorie efficaci e personali anche in situazioni variabili e complesse.
4 sezioni~19 min di lettura4 competenzeLivello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi è richiesto di conoscere e descrivere schema corporeo, schemi motori e posturali, equilibrio e percezione spazio-temporale, sapendoli applicare nell'esecuzione pratica e nell'auto-osservazione del proprio movimento.
livello avanzato
Negli indirizzi a più forte vocazione scientifica (Liceo Scientifico e opzione Scienze Applicate) si approfondiscono le basi neurofisiologiche della propriocezione e del controllo motorio; nei licei delle Scienze Umane e Linguistico si valorizza la dimensione del corpo come linguaggio e relazione.
Profondità di lettura: Approfondimento
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Le componenti della percezione di sé
Un compagno afferma: « ho una buona percezione di me perché so di essere alto e magro ». In stile colloquio d'esame, valuta criticamente l'affermazione distinguendo schema corporeo e immagine corporea.
« Essere alto e magro » riguarda l'aspetto e il suo vissuto: appartiene all'immagine corporea, cioè alla rappresentazione affettivo-valutativa del proprio corpo.
Lo schema corporeo è invece la rappresentazione funzionale e dinamica del corpo in azione: dove sono i segmenti, in che posizione, con quanta tensione, come si muovono nello spazio.
Sapere di essere alti non aiuta a eseguire una capovolta: serve percepire la posizione del capo, del bacino e degli arti durante la rotazione. È lo schema corporeo a guidare il gesto.
L'affermazione confonde i due piani: una buona percezione di sé in senso motorio si misura sulla padronanza dello schema corporeo, non sulla conoscenza dell'aspetto.
Risultato: L'affermazione è imprecisa: descrive l'immagine corporea (aspetto) e non lo schema corporeo (rappresentazione funzionale del corpo in movimento), che è ciò che davvero fonda la percezione di sé in ambito motorio.
Errori frequenti
Approfondimento
Sul piano neurofisiologico lo « schema corporeo » ha un preciso substrato corticale. La distinzione clinica risale a Head e Holmes (1911), che descrissero uno « schema posturale » — un modello interno, aggiornato di continuo, della posizione dei segmenti — separato dalla rappresentazione cosciente del corpo. Le informazioni somatosensoriali (tatto, pressione, propriocezione) sono elaborate nella corteccia somatosensoriale primaria, nel giro postcentrale del lobo parietale, dove il corpo è mappato in modo somatotopico: è l'« homunculus sensitivo », una figura deformata in cui mani, labbra e lingua occupano un'area sproporzionatamente ampia perché più densamente innervate. Le aree parietali associative posteriori integrano poi questi segnali con quelli visivi e vestibolari, costruendo la rappresentazione unitaria del corpo nello spazio che guida l'azione. Neuropsicologicamente « schema corporeo » (senso-motorio, in gran parte inconsapevole, orientato all'azione) e « immagine corporea » (cosciente, percettivo-affettiva) sono dissociabili: lesioni parietali possono alterare l'uno lasciando intatta l'altra. Lo schema è inoltre plastico: si aggiorna con la crescita e incorpora gli attrezzi — la racchetta o l'attrezzo « diventano » parte del corpo percepito, estendendone i confini funzionali.
Ripasso attivo
Spiega che cosa si intende per « schema corporeo » e illustra, con un esempio motorio concreto, come una sua più fine percezione consenta di migliorare l'esecuzione e l'auto-correzione del gesto.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I tre piani del movimento
Per ciascuno di questi movimenti indica se è uno schema motorio o posturale e su quale piano avviene: (a) correre; (b) flettere il busto in avanti; (c) abdurre il braccio; (d) ruotare il capo.
È uno schema motorio di base (locomozione). Il movimento di avanzamento e l'azione di arti inferiori avvengono prevalentemente sul piano sagittale.
È uno schema posturale (flessione). Avviene sul piano sagittale, attorno a un asse trasverso.
È uno schema posturale (abduzione: allontanamento dalla linea mediana). Avviene sul piano frontale.
È uno schema posturale (rotazione). Avviene sul piano trasverso, attorno a un asse verticale (longitudinale).
Risultato: (a) schema motorio, piano sagittale; (b) schema posturale, piano sagittale; (c) schema posturale, piano frontale; (d) schema posturale, piano trasverso.
Errori frequenti
Approfondimento
Ogni piano di movimento si accoppia a un asse ad esso perpendicolare, attorno al quale la rotazione articolare avviene: il piano sagittale ruota attorno all'asse trasversale (medio-laterale) — è il caso di flessioni ed estensioni; il piano frontale attorno all'asse sagittale (antero-posteriore) — abduzioni e adduzioni; il piano trasverso attorno all'asse longitudinale (verticale) — le rotazioni. Padroneggiare queste coppie piano-asse è la base della descrizione biomeccanica del gesto. Il numero di piani indipendenti su cui un'articolazione si muove ne definisce i « gradi di libertà »: la spalla, enartrosi, ne possiede tre (flesso-estensione, abduzione-adduzione, rotazione); il gomito, ginglimo angolare, essenzialmente uno. L'intero corpo dispone di moltissimi gradi di libertà, e coordinarli è il « problema dei gradi di libertà » formulato da Bernstein: l'apprendimento motorio consiste nel bloccarne dapprima alcuni per semplificare il controllo, per poi liberarli progressivamente rendendo il gesto fluido ed economico. Il controllo posturale, infine, mantiene la stazione eretta grazie ai muscoli antigravitari, a prevalente attività tonica: l'equilibrio si conserva finché la proiezione al suolo del baricentro — collocato circa all'altezza del rachide lombo-sacrale — cade dentro la base d'appoggio, con continui micro-aggiustamenti riflessi che ne correggono le oscillazioni.
Ripasso attivo
Classifica i seguenti movimenti come schema motorio o schema posturale e, per ognuno, indica il piano su cui avviene: correre, flettere il busto in avanti, abdurre il braccio, saltare, ruotare il capo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il circuito propriocettivo di controllo del movimento
Percezione spazio-temporale
La stima di una traiettoria poggia sul rapporto tra lo spazio percorso da un oggetto (\Delta s) e il tempo impiegato (\Delta t): è la velocità v. Valutarla correttamente permette di anticipare dove e quando intercettare, ad esempio, una palla.
In una situazione di gioco una palla percorre 12 metri in 0.8 secondi mantenendo velocità pressoché costante. Stima la velocità della palla e spiega come questa percezione spazio-temporale guida l'azione del ricevente.
Spazio percorso Delta s = 12 m; tempo Delta t = 0.8 s.
Si divide lo spazio per il tempo.
12 diviso 0.8 dà 15.
Percependo distanza e tempo, il giocatore stima la velocità (circa 15 m/s) e anticipa il punto e l'istante di arrivo, predisponendo in feed-forward la posizione del corpo e degli arti per intercettare la palla.
Risultato: La velocità è di 15 m/s; la corretta percezione spazio-temporale consente di anticipare l'arrivo della palla e di preparare in anticipo (feed-forward) la risposta motoria.
Errori frequenti
Approfondimento
La propriocezione poggia su recettori dalle proprietà ben definite. I « fusi neuromuscolari », disposti in parallelo alle fibre muscolari, sono sensibili alla lunghezza del muscolo e alla velocità del suo allungamento; le loro afferenze (Ia e II) attivano il « riflesso miotatico » (o da stiramento), un arco monosinaptico e perciò molto rapido — quello che si evoca percuotendo il tendine rotuleo. La sua sensibilità è regolata dai motoneuroni gamma, che « pretarano » il fuso adattandolo alla lunghezza del muscolo. Gli « organi tendinei del Golgi », posti in serie alla giunzione muscolo-tendinea, misurano invece la tensione sviluppata e, tramite afferenze Ib, attivano il « riflesso miotatico inverso », che inibisce l'agonista quando la forza diventa eccessiva: una protezione contro gli strappi. A questi si aggiunge l'apparato vestibolare dell'orecchio interno: i canali semicircolari, orientati sui tre piani, colgono le accelerazioni angolari del capo, mentre gli otoliti di utricolo e sacculo rilevano le accelerazioni lineari e la gravità. Le tre vie — visiva, vestibolare, propriocettiva — sono ridondanti: il test di Romberg (in stazione a occhi chiusi) dimostra il contributo della vista, perché togliendola l'oscillazione aumenta; un peggioramento marcato segnala un deficit propriocettivo o vestibolare. Il controllo a « feedback » (ad anello chiuso) è però lento, richiede oltre un decimo di secondo, perciò nei gesti rapidi il sistema nervoso agisce in « feed-forward », predisponendo la correzione in anticipo grazie a modelli interni predittivi.
Ripasso attivo
Analizza che cosa accade all'equilibrio statico quando si chiudono gli occhi in stazione su un piede e spiega, in termini di vie sensoriali e di feedback, perché l'oscillazione aumenta.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Dalla percezione di sé alla risposta motoria personale
In stile colloquio, costruisci un breve paragrafo argomentativo che sostenga la tesi: « il movimento è un linguaggio e un mezzo di conoscenza di sé », usando un esempio espressivo.
Il movimento non comunica solo prestazione: trasmette stati d'animo e intenzioni, e nel farlo rivela a chi lo compie i propri limiti e possibilità.
In una sequenza coreutica su una musica lenta, una postura raccolta e gesti ampi e fluidi esprimono distensione: il corpo « dice » un'emozione senza parole, attraverso mimica, gestualità e prossemica.
Per eseguire quei gesti l'allievo deve percepire con precisione tensioni, ampiezze e ritmo del proprio corpo: provando e correggendo, conosce meglio sé stesso e amplia le proprie possibilità espressive.
Così il movimento si rivela insieme linguaggio (comunica) e strumento di conoscenza di sé (fa scoprire e affinare le proprie capacità).
Risultato: Un paragrafo coerente che, dalla tesi all'esempio coreutico fino alla percezione di sé, dimostra come il movimento comunichi contenuti ed emozioni e, allo stesso tempo, sia un mezzo per conoscere e ampliare le proprie possibilità.
Errori frequenti
Approfondimento
Il legame tra percezione, controllo e apprendimento trova un modello classico nelle tre fasi dell'apprendimento motorio descritte da Fitts e Posner (1967). Nella « fase cognitiva » l'allievo capisce il compito, procede per tentativi ed errori, dipende molto dalle istruzioni verbali e impegna al massimo l'attenzione; il gesto è rigido e poco economico. Nella « fase associativa » gli errori diminuiscono e il movimento si affina: l'allievo confronta ciò che sente con il modello e usa il « feedback » per correggere. Nella « fase autonoma » il gesto è automatizzato, richiede poca attenzione ed è resistente alle interferenze e alla fatica. È utile distinguere i tipi di feedback: la « conoscenza del risultato » (l'esito: il canestro è entrato?) e la « conoscenza della prestazione » (la qualità del movimento che l'ha prodotto); e il feedback intrinseco (propriocettivo, che il soggetto ricava da sé) da quello aumentato o estrinseco (fornito dall'insegnante). Conta anche la natura dell'abilità: le « abilità chiuse » si svolgono in ambiente stabile e sono auto-regolate (un tuffo, un tiro libero), le « abilità aperte » in ambiente variabile e regolato dall'esterno (i giochi sportivi), e queste ultime richiedono più anticipazione percettiva. L'automatizzazione, infine, libera risorse attentive: solo quando il gesto non richiede più « pensiero » il corpo può caricarlo di sfumature espressive e comunicative, e diventare così pienamente linguaggio.
Ripasso attivo
Argomenta, con un esempio motorio o espressivo a tua scelta, in che senso il movimento può essere considerato un linguaggio e un mezzo di conoscenza di sé, mostrando il legame con la percezione del corpo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti
Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)