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Lo studio di funzione è la sintesi dell'analisi del triennio: a partire dall'espressione analitica di una funzione reale di variabile reale se ne ricostruisce il comportamento globale — dominio, simmetrie, zeri, segno, limiti, derivata prima e seconda — fino a tracciarne il «grafico probabile». Lo stesso apparato di derivate fornisce gli strumenti per i problemi di ottimizzazione, in cui si cerca il valore massimo o minimo di una grandezza in contesti geometrici, fisici ed economici. È un nucleo centrale della seconda prova dell'Esame di Stato dei licei scientifici e ricorre nel colloquio di tutti gli indirizzi.
4 sezioni~21 min di lettura3 competenzeLivello Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 07/2026
livello base
Per tutti gli indirizzi si richiede lo studio completo di funzioni polinomiali e razionali fratte e la risoluzione di problemi di ottimizzazione elementari con una sola variabile vincolata.
livello avanzato
Nel Liceo Scientifico (e nell'opzione Scienze Applicate) lo studio si estende a funzioni irrazionali, esponenziali, logaritmiche e goniometriche, con discussione di asintoti obliqui, flessi a tangente obliqua e problemi di ottimizzazione più articolati, anche con parametri.
Profondità di lettura: Approfondimento
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Segno di una funzione razionale fratta
Dominio
Per una funzione razionale fratta si esclude lo zero del denominatore.
Simmetrie
Condizioni di parità e disparità; in entrambi i casi il dominio deve essere simmetrico rispetto all'origine.
Data f(x) = (x² − 1)/(x − 2), determina dominio, simmetrie, intersezioni con gli assi e segno.
Il denominatore deve essere diverso da zero: x − 2 ≠ 0, cioè x ≠ 2.
Il dominio non è simmetrico rispetto all'origine (manca x = 2 ma non x = −2), quindi la funzione non è né pari né dispari.
f(0) = (0 − 1)/(0 − 2) = (−1)/(−2) = 1/2, dunque il punto è (0; 1/2).
f(x) = 0 quando il numeratore si annulla: x² − 1 = 0, cioè x = −1 e x = 1 (entrambi nel dominio).
Studiando il segno di numeratore (positivo per x < −1 o x > 1) e denominatore (positivo per x > 2) si ottiene: f(x) > 0 per −1 < x < 1 e per x > 2; f(x) < 0 per x < −1 e per 1 < x < 2.
Risultato: Dominio ℝ ∖ {2}; nessuna simmetria; intersezioni (0; 1/2), (−1; 0), (1; 0); f > 0 in (−1; 1) ∪ (2; +∞).
Errori frequenti
Approfondimento
L'analisi preliminare del segno poggia su un principio dimostrabile: una funzione continua può cambiare segno soltanto nei punti in cui si annulla o in cui non è definita. È una conseguenza del teorema di esistenza degli zeri di Bolzano: se «f» fosse positiva in un punto e negativa in un altro senza annullarsi né interrompersi tra i due, per la continuità dovrebbe assumere il valore zero in mezzo, contro l'ipotesi. Perciò gli zeri del numeratore e del denominatore, per una funzione razionale, e i punti esclusi dal dominio suddividono la retta reale in intervalli su ciascuno dei quali il segno di «f» è costante: basta allora un valore di prova per intervallo. Questo giustifica rigorosamente la tabella dei segni, in cui si studiano separatamente i segni dei fattori di numeratore e denominatore e si combinano con la regola dei segni del quoziente. Anche le simmetrie hanno una lettura strutturale: l'insieme delle funzioni pari e quello delle dispari sono chiusi rispetto alla somma e al prodotto per una costante, e ogni funzione su dominio simmetrico è somma unica di una parte pari e di una dispari. Riconoscere una simmetria non è un vezzo estetico ma un dimezzamento rigoroso del lavoro di studio, perché consente di limitare l'analisi a «x ≥ 0».
Ripasso attivo
Data f(x) = (x² − 1)/(x − 2), determina dominio, eventuali simmetrie, intersezioni con gli assi e segno della funzione.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Grafico di f(x) = x³ − 3x con massimo e minimo relativi
Monotonia
Relazione fondamentale tra segno della derivata prima e andamento della funzione.
Criterio della derivata seconda
Test per la natura di un punto stazionario tramite la concavità; se f''(x_0)=0 il test è inconcludente.
Studia la monotonia di f(x) = x³ − 3x e classifica i suoi punti stazionari.
Si deriva termine a termine: f′(x) = 3x² − 3.
Si pone f′(x) = 0: 3x² − 3 = 0, cioè x² = 1, da cui x = −1 e x = 1.
f′(x) > 0 (parabola con concavità verso l'alto) per x < −1 e per x > 1; f′(x) < 0 per −1 < x < 1. Quindi f cresce in (−∞; −1), decresce in (−1; 1), cresce in (1; +∞).
In x = −1 la derivata passa da + a −: massimo relativo, con f(−1) = (−1)³ − 3(−1) = −1 + 3 = 2. In x = 1 passa da − a +: minimo relativo, con f(1) = 1 − 3 = −2.
Risultato: Massimo relativo in (−1; 2), minimo relativo in (1; −2); f cresce in (−∞; −1) ∪ (1; +∞) e decresce in (−1; 1).
Errori frequenti
Approfondimento
Le regole operative dello studio di funzione sono teoremi che discendono dal calcolo differenziale. Il criterio di monotonìa — «f' > 0» su un intervallo implica «f» crescente — si dimostra con Lagrange: per «x₁ < x₂» esiste «c» tra loro con «f(x₂) − f(x₁) = f'(c)(x₂ − x₁)»; se «f'(c) > 0» il secondo membro è positivo, dunque «f(x₂) > f(x₁)». Il teorema di Fermat giustifica invece la ricerca degli estremi tra i punti stazionari: se «f» ha un estremo relativo interno in «x₀» ed è ivi derivabile, allora «f'(x₀) = 0». La dimostrazione confronta i limiti laterali del rapporto incrementale: in un massimo «f(x₀ + h) − f(x₀) ≤ 0» per «h» piccolo, quindi il rapporto è «≥ 0» da sinistra e «≤ 0» da destra; poiché il limite, la derivata, è unico, deve valere zero. Attenzione però: «f'(x₀) = 0» è condizione necessaria ma non sufficiente, come mostra «f(x) = x³» in «0», dove la tangente è orizzontale ma non c'è estremo, bensì un flesso a tangente orizzontale. La natura del punto va sempre confermata con il cambio di segno di «f'», criterio della derivata prima, o con il segno di «f''».
Ripasso attivo
Studia la monotonia di f(x) = x³ − 3x e classifica i suoi punti stazionari, indicando massimi e minimi relativi.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema completo dello studio di funzione
Concavità
Relazione tra segno della derivata seconda e tipo di concavità del grafico.
Asintoto obliquo
Esiste solo se entrambi i limiti sono finiti (con m diverso da 0) e in assenza di asintoto orizzontale verso quell'infinito.
Per f(x) = x³ − 3x determina concavità e punti di flesso mediante la derivata seconda, completando lo studio.
Da f′(x) = 3x² − 3 si ottiene f″(x) = 6x.
f″(x) > 0 per x > 0 (concavità verso l'alto), f″(x) < 0 per x < 0 (concavità verso il basso).
f″(x) = 0 in x = 0 e la derivata seconda cambia segno: c'è un flesso. Poiché f′(0) = −3 ≠ 0, è un flesso a tangente obliqua, nel punto (0; 0).
Funzione dispari (simmetrica rispetto all'origine), priva di asintoti (è un polinomio), con massimo (−1; 2), minimo (1; −2) e flesso (0; 0); il grafico è la cubica della Fig. 2.
Risultato: Concavità verso il basso per x < 0 e verso l'alto per x > 0; flesso a tangente obliqua in (0; 0). Il grafico probabile è la cubica con massimo (−1; 2), flesso (0; 0) e minimo (1; −2).
Errori frequenti
Approfondimento
La nozione intuitiva di concavità si formalizza e si collega rigorosamente alla derivata seconda. Una funzione è convessa, con concavità verso l'alto, su un intervallo se, comunque scelti due punti del grafico, la corda che li congiunge sta al di sopra del grafico stesso; equivalentemente, se il grafico sta sopra ogni sua retta tangente. Si dimostra che, per una funzione derivabile due volte, «f'' > 0» su un intervallo equivale alla convessità. L'idea è che «f'' > 0» significa «f'» crescente: la pendenza della tangente aumenta procedendo verso destra, dunque la curva si incurva sempre più verso l'alto, restando sopra le tangenti. Con Lagrange l'argomento si rende preciso: se «f'' > 0», per «x > x₀» esiste «ξ» con «f'(ξ) > f'(x₀)», e ne segue che «f(x)» supera il valore «f(x₀) + f'(x₀)(x − x₀)» della tangente. Un punto di flesso è allora un punto in cui «f''» cambia segno, cioè in cui la concavità si inverte: condizione necessaria «f''(x₀) = 0», ma non sufficiente, come mostra «f(x) = x⁴» in «0», dove «f''(0) = 0» eppure vi è un minimo, non un flesso, perché «f''» non cambia segno. Il grafico probabile nasce dalla sintesi coerente di segno, monotonìa, concavità e asintoti.
Ripasso attivo
Per f(x) = x³ − 3x determina concavità e punti di flesso mediante la derivata seconda, integrando le informazioni nel grafico probabile.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Volume della scatola V(x) = x(12 − 2x)² in funzione del taglio x
Funzione obiettivo
Volume della scatola: altezza x e base quadrata di lato (12 − 2x); il dominio significativo impone lati positivi.
Condizione di stazionarietà
La soluzione x = 6 va scartata perché annulla la base; resta x = 2, che è un massimo.
Da un foglio di cartone quadrato di lato 12 cm si ritagliano agli angoli quattro quadratini di lato x e si ripiegano i bordi per ottenere una scatola aperta. Determina x che rende massimo il volume e calcola tale volume.
La base è un quadrato di lato (12 − 2x) e l'altezza è x, quindi V(x) = x(12 − 2x)².
Devono essere positivi sia l'altezza sia il lato di base: x > 0 e 12 − 2x > 0, cioè 0 < x < 6.
V′(x) = (12 − 2x)² + x · 2(12 − 2x)(−2) = (12 − 2x)[(12 − 2x) − 4x] = (12 − 2x)(12 − 6x). Posto V′(x) = 0 si ha x = 6 (escluso) oppure x = 2.
In (0; 6) la derivata è positiva per 0 < x < 2 e negativa per 2 < x < 6: in x = 2 la derivata passa da + a −, dunque x = 2 è un massimo.
V(2) = 2 · (12 − 4)² = 2 · 8² = 2 · 64 = 128 cm³.
Risultato: Il volume è massimo per x = 2 cm e vale 128 cm³ (scatola con base 8 × 8 cm e altezza 2 cm).
Errori frequenti
Approfondimento
Molti problemi di ottimizzazione classici si risolvono, oltre che con la derivata, con la disuguaglianza tra media aritmetica e media geometrica, che vale la pena dimostrare: per «a, b ≥ 0» si ha «(a + b)/2 ≥ √(ab)», con uguaglianza se e solo se «a = b». La prova è immediata: «(√a − √b)² ≥ 0» equivale a «a + b − 2√(ab) ≥ 0», da cui la tesi; l'uguaglianza richiede «√a = √b». Geometricamente essa afferma che, tra tutti i rettangoli di perimetro assegnato, il quadrato ha area massima, e tra tutti quelli di area assegnata, il quadrato ha perimetro minimo. Con la derivata lo stesso risultato si ritrova annullando la derivata dell'area; ma la disuguaglianza mostra che l'estremo è globale, non solo locale, e ne fornisce il valore senza calcoli. Nel problema della scatola di volume massimo — «V(x) = x(12 − 2x)²» con «0 < x < 6» — si procede invece con la derivata: «V'(x) = (12 − 2x)(12 − 6x)» si annulla in «x = 2», poiché l'altro zero «x = 6» è escluso dal dominio significativo, e poiché «V'» passa da positiva a negativa, «x = 2» è un massimo, con volume «V(2) = 128 cm³». Verificare la natura dell'estremo e il dominio significativo è parte irrinunciabile del metodo.
Ripasso attivo
Da un foglio di cartone quadrato di lato 12 cm si vuole costruire una scatola aperta ritagliando agli angoli quattro quadratini uguali di lato x e ripiegando i bordi. Determina x in modo che il volume della scatola sia massimo e calcola tale volume.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti