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Il concetto di limite descrive il comportamento di una funzione « in prossimità » di un punto o all'infinito, senza che la funzione debba necessariamente assumere quel valore: è lo strumento con cui l'analisi matematica passa dal discreto al continuo. A partire dalla definizione fondata sugli intorni, si costruiscono l'algebra dei limiti, il riconoscimento e lo scioglimento delle forme indeterminate (con l'aiuto dei limiti notevoli), la nozione di continuità in un punto e su un intervallo e la classificazione dei punti di discontinuità. I grandi teoremi sulle funzioni continue (Weierstrass, valori intermedi, esistenza degli zeri) e lo studio degli asintoti completano il quadro, fornendo le basi indispensabili per il calcolo differenziale e per lo studio di funzione.
4 sezioni~23 min di lettura4 competenzeLivello Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
In tutti i Licei si richiede di interpretare il significato di limite e di continuità, calcolare limiti semplici e riconoscere i casi notevoli di discontinuità e di asintoto su grafici e funzioni elementari.
livello avanzato
Nel Liceo Scientifico (anche opzione Scienze Applicate) si richiedono la padronanza della definizione mediante intorni, la dimostrazione dei limiti notevoli e dei teoremi sulle funzioni continue e il loro uso argomentato nei problemi.
Profondità di lettura: Approfondimento
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Significato del limite tramite intorni
Definizione di limite finito
Per ogni fascia di semiampiezza ε attorno a L esiste un intorno di c (di raggio δ) in cui la funzione rimane confinata in quella fascia.
Limite ed esistenza dei limiti laterali
Il limite esiste finito se e solo se i due limiti laterali esistono finiti e sono uguali fra loro.
Verifica, applicando la definizione di limite, che « lim_{x→2} (3x − 1) = 5 ».
Devo mostrare che, fissato ε > 0, vale |(3x − 1) − 5| < ε in un opportuno intorno di 2.
La disuguaglianza 3|x − 2| < ε equivale a |x − 2| < ε/3.
Basta porre δ = ε/3: per ogni x con 0 < |x − 2| < δ risulta |(3x − 1) − 5| < ε.
Risultato: Poiché per ogni ε > 0 esiste δ = ε/3 > 0 che soddisfa la definizione, si conclude che « lim_{x→2} (3x − 1) = 5 ».
Errori frequenti
Approfondimento
Dalla definizione con gli intorni si dimostra un fatto tutt'altro che ovvio ma indispensabile: il limite, quando esiste, è unico. Supponiamo per assurdo che «f» tenda contemporaneamente a due valori distinti «L» e «L'» per «x → c». Posto «ε = |L − L'|/2 > 0», per definizione esistono due intorni di «c» in cui «f(x)» dista da «L» meno di «ε» e, rispettivamente, da «L'» meno di «ε». Nell'intersezione dei due intorni, non vuota perché «c» è punto di accumulazione, valgono entrambe le disuguaglianze; ma allora, per la disuguaglianza triangolare, «|L − L'| ≤ |L − f(x)| + |f(x) − L'| < ε + ε = |L − L'|», cioè «|L − L'| < |L − L'|», assurdo. Dunque «L = L'». Questa unicità è ciò che legittima la scrittura «lim_{x→c} f(x) = L» con l'articolo determinativo: il limite è un numero ben definito. Lo stesso schema di ragionamento — fissare un «ε», tradurlo in un «δ», sfruttare la disuguaglianza triangolare — è il modello di quasi tutte le dimostrazioni dell'analisi, dai teoremi sull'algebra dei limiti alla continuità delle funzioni composte, e mostra che la definizione con gli intorni non è un formalismo fine a sé stesso ma uno strumento operativo.
Ripasso attivo
Verifica, applicando la definizione di limite mediante intorni, che « lim_{x→2} (3x − 1) = 5 », determinando per ogni « ε > 0 » un opportuno « δ > 0 ».
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il limite notevole sin(x)/x in prossimità di x = 0
Limiti notevoli goniometrici
Sciolgono forme 0/0 con funzioni goniometriche; il primo si dimostra per confronto di aree sulla circonferenza goniometrica.
Limiti notevoli esponenziali e logaritmici
Il primo definisce il numero e e scioglie la forma 1^∞; gli altri due ne discendono e sciolgono forme 0/0.
Calcola « lim_{x→2} (x² − 4)/(x − 2) ».
Sostituendo x = 2 ottengo (4 − 4)/(2 − 2) = 0/0: forma indeterminata.
Uso la differenza di quadrati x² − 4 = (x − 2)(x + 2).
Per x ≠ 2 posso eliminare il fattore (x − 2), restando con x + 2.
La funzione x + 2 è continua: basta sostituire x = 2.
Risultato: « lim_{x→2} (x² − 4)/(x − 2) = 4 ». In x = 2 la funzione di partenza ha una discontinuità eliminabile.
Calcola « lim_{x→0} sin(5x)/x ».
Per x → 0 sia numeratore sia denominatore tendono a 0: forma 0/0.
Moltiplico e divido per 5 per ottenere sin(5x)/(5x).
Posto t = 5x, per x → 0 anche t → 0 e sin(t)/t → 1.
Risultato: « lim_{x→0} sin(5x)/x = 5 · 1 = 5 ».
Errori frequenti
Approfondimento
Il limite notevole «lim_{x→0} (sin x)/x = 1» si dimostra per via geometrica con il teorema del confronto, detto dei due carabinieri. Per «0 < x < π/2» si confrontano tre aree sulla circonferenza goniometrica: il triangolo «OAP» di area «½ sin x», il settore circolare di ampiezza «x» e area «½ x», e il triangolo «OAT» di area «½ tan x». Poiché il settore contiene il primo triangolo ed è contenuto nel secondo, «½ sin x < ½ x < ½ tan x». Dividendo per «½ sin x > 0» si ottiene «1 < x/sin x < 1/cos x», e passando ai reciproci «cos x < (sin x)/x < 1». Quando «x → 0⁺», «cos x → 1»; poiché «(sin x)/x» è compresa tra «cos x» e «1», entrambi tendenti a «1», il teorema del confronto forza «(sin x)/x → 1». La funzione è pari, dunque il limite vale anche per «x → 0⁻». Da questo risultato discendono, con brevi manipolazioni, «lim_{x→0} (1 − cos x)/x² = 1/2», moltiplicando e dividendo per «1 + cos x», e, tramite «(1 + 1/x)ˣ → e», i limiti notevoli «(eˣ − 1)/x → 1» e «ln(1 + x)/x → 1». È l'insieme di risultati che rende derivabili le funzioni trascendenti e dà «D(sin x) = cos x».
Ripasso attivo
Calcola « lim_{x→2} (x² − 4)/(x − 2) » e, separatamente, « lim_{x→0} sin(5x)/x », giustificando la tecnica usata in ciascun caso.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le tre specie di discontinuità
Definizione di continuità in un punto
Servono insieme: l'esistenza di f(c), l'esistenza finita del limite e la loro uguaglianza.
Discontinuità di prima specie (salto)
I due limiti laterali sono finiti ma diversi: la loro differenza misura l'ampiezza del salto.
Data « f(x) = (x² − 1)/(x − 1) » per x ≠ 1 e « f(1) = 3 », studia la continuità in x = 1, classifica la discontinuità e indica la ridefinizione che rende f continua.
Per x ≠ 1 si ha x² − 1 = (x − 1)(x + 1); semplificando resta x + 1, il cui limite per x → 1 è 2.
Il limite vale 2, ma il valore assegnato è f(1) = 3: limite e valore non coincidono.
Il limite esiste finito ma è diverso da f(1): la discontinuità è di terza specie (eliminabile).
Ponendo f(1) = 2 (il valore del limite) la funzione diventa continua in x = 1.
Risultato: In x = 1 la funzione ha una discontinuità eliminabile; ponendo f(1) = 2 essa diventa continua su tutto R.
Errori frequenti
Approfondimento
Il teorema di permanenza della continuità — somma, prodotto, quoziente e composizione di funzioni continue sono continui — non è un assunto ma un corollario dell'algebra dei limiti. Se «f» e «g» sono continue in «c», allora «lim_{x→c} f(x) = f(c)» e «lim_{x→c} g(x) = g(c)»; per il teorema sul limite di una somma, «lim_{x→c} [f(x) + g(x)] = f(c) + g(c) = (f + g)(c)», che è esattamente la continuità di «f + g» in «c». Analogamente per il prodotto e, dove «g(c) ≠ 0», per il quoziente. Per la composizione «g∘f», la continuità di «f» in «c» porta «x → c» in «f(x) → f(c)», e la continuità di «g» in «f(c)» porta «f(x) → f(c)» in «g(f(x)) → g(f(c))»: dunque «g∘f» è continua in «c». Da questi risultati, insieme alla continuità verificabile direttamente delle funzioni elementari, segue che ogni funzione ottenuta combinandole è continua su tutto il proprio dominio. È il motivo per cui, nella pratica, si cercano i punti di discontinuità solo dove il dominio si interrompe — gli zeri di un denominatore — o dove una funzione definita a tratti cambia espressione, imponendo l'uguaglianza dei limiti laterali con il valore.
Ripasso attivo
Data « f(x) = (x² − 1)/(x − 1) » per x ≠ 1 e « f(1) = 3 », stabilisci se f è continua in x = 1, classifica l'eventuale discontinuità e indica come ridefinire f per renderla continua.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il teorema di esistenza degli zeri
Iperbole con asintoto obliquo: g(x) = (x²+1)/x
Teorema di esistenza degli zeri (Bolzano)
Una funzione continua che cambia segno agli estremi di un intervallo chiuso si annulla in almeno un punto interno.
Asintoto obliquo y = mx + q
L'asintoto obliquo esiste se entrambi i limiti sono finiti e m ≠ 0; va cercato solo quando il limite all'infinito di f è infinito.
Dimostra che l'equazione « x³ + x − 1 = 0 » ammette almeno una soluzione nell'intervallo [0, 1].
f(x) = x³ + x − 1 è un polinomio, quindi continua su tutto R e in particolare su [0, 1].
Valuto f in 0 e in 1.
f è continua e f(0)·f(1) = (−1)(1) = −1 < 0: sono soddisfatte le ipotesi del teorema di esistenza degli zeri.
Esiste almeno un punto c interno a (0, 1) in cui f si annulla, cioè una soluzione dell'equazione.
Risultato: L'equazione x³ + x − 1 = 0 ammette almeno una soluzione in (0, 1) (essendo f crescente, la soluzione è in effetti unica).
Determina gli asintoti di « g(x) = (x² + 1)/x ».
Il dominio è x ≠ 0; studio il limite per x → 0, dove il numeratore tende a 1 e il denominatore a 0.
All'infinito il limite è infinito (grado del numeratore maggiore di quello del denominatore): nessun asintoto orizzontale.
Calcolo m come limite di g(x)/x.
Calcolo q come limite di g(x) − mx = (x² + 1)/x − x = 1/x.
Risultato: g ha asintoto verticale x = 0 e asintoto obliquo y = x (m = 1, q = 0); nessun asintoto orizzontale.
Errori frequenti
Approfondimento
Il teorema di esistenza degli zeri si dimostra con il metodo di bisezione, che è insieme prova e algoritmo. Sia «f» continua su «[a, b]» con «f(a) < 0 < f(b)». Si considera il punto medio «m = (a + b)/2»: se «f(m) = 0» lo zero è trovato; altrimenti «f(m)» ha lo stesso segno di uno dei due estremi, e si sceglie il semiintervallo ai cui estremi «f» cambia ancora segno. Ripetendo, si costruisce una successione di intervalli incapsulati «[aₙ, bₙ]», ciascuno metà del precedente, ai cui estremi «f» ha segni opposti; le loro ampiezze «(b − a)/2ⁿ» tendono a zero, quindi «aₙ» e «bₙ» convergono a un comune punto «c ∈ [a, b]». Per la continuità «f(aₙ) → f(c)» e «f(bₙ) → f(c)»; ma «f(aₙ) ≤ 0» e «f(bₙ) ≥ 0» per ogni «n», dunque «f(c) ≤ 0» e «f(c) ≥ 0» simultaneamente, da cui «f(c) = 0». L'ipotesi di continuità è essenziale: senza di essa la curva potrebbe scavalcare lo zero con un salto. Il metodo fornisce anche una stima dell'errore «(b − a)/2ⁿ» ed è alla base del calcolo numerico approssimato delle radici; l'asintoto obliquo «y = mx + q» si ricava invece dai limiti «m = lim f(x)/x» e «q = lim [f(x) − mx]» per «x → ±∞».
Ripasso attivo
Dimostra, mediante il teorema di esistenza degli zeri, che l'equazione « x³ + x − 1 = 0 » ammette almeno una soluzione nell'intervallo [0, 1]; quindi determina gli asintoti di « g(x) = (x² + 1)/x ».
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti