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Questo appunto raccoglie gli strumenti per leggere un testo latino non solo come sistema grammaticale, ma come tessuto di parole scelte, di figure e di forme metriche. Si parte dal lessico — la sua organizzazione per famiglie e per settori, l'etimologia e la continuità nelle lingue romanze — per arrivare al riconoscimento delle principali figure retoriche e agli elementi di metrica (esametro dattilico e distico elegiaco). L'obiettivo, pienamente dentro l'Esame di Stato, è interpretare le scelte espressive di un autore e renderle consapevolmente in italiano.
4 sezioni~22 min di lettura3 competenzeLivello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi liceali sono richiesti il riconoscimento del lessico di base e settoriale, la consapevolezza della continuità latino-italiano e l'individuazione delle figure retoriche più comuni in un testo già tradotto o in prosa.
livello avanzato
Al Liceo Classico si aggiunge la scansione metrica autonoma dell'esametro e del distico elegiaco e l'analisi stilistica integrata di un testo poetico, anche in funzione della seconda prova e del colloquio.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Famiglia lessicale della radice CAP- (capio)
Partendo dalla radice di «capio, capere» (prendere), individua quattro composti con prefisso diverso, spiega il valore di ciascun prefisso e proponi traduzione e derivato italiano.
La radice è CAP-, con apofonia (mutamento vocalico) in -CIP- nei composti: capio in composizione diventa -cipio.
ac-cipio (ad + capio): il prefisso ad- indica avvicinamento, «prendere verso di sé» = ricevere. Derivato italiano: accettare.
con-cipio (cum + capio): il prefisso cum- indica unione/raccolta, «prendere insieme dentro di sé» = concepire. Derivato italiano: concepire.
re-cipio (re + capio): il prefisso re- indica ripetizione/ritorno, «riprendere, accogliere». Derivato italiano: ricevere, ricetta.
de-cipio (de + capio): il prefisso de- ha qui valore peggiorativo/di allontanamento, «prendere male, distogliere» = ingannare. Derivato italiano: «decettivo» (ingannevole), dal participio deceptus (cfr. l'inglese to deceive).
Risultato: I quattro composti accipio, concipio, recipio, decipio mostrano come uno stesso nucleo radicale generi significati diversi attraverso il prefisso, e come questi significati si siano trasmessi all'italiano: la conoscenza della famiglia rende leggibile un verbo composto anche al primo incontro.
Errori frequenti
Approfondimento
La vera potenza del lessico latino sta nella formazione delle parole, un sistema produttivo che permette di dedurre il significato di un termine mai incontrato. Alla radice si applicano prefissi e suffissi secondo valori regolari: da «duco» (condurre) i prefissi generano «con-duco» (raccolgo insieme), «de-duco» (porto giu, faccio derivare), «in-duco» (introduco, inganno), «pro-duco» (porto avanti), «re-duco» (riconduco), «trans-duco/traduco» (porto oltre); da «capio» (prendere) «ac-cipio» (ricevo), «con-cipio» (concepisco), «de-cipio» (inganno), «re-cipio» (riprendo, accolgo). Il valore del prefisso — «ad-» avvicinamento, «de-» allontanamento verso il basso, «con-» compagnia, «per-» attraversamento e intensita, «sub-» sotto — e spesso piu decisivo della radice, e leggere «deduco» come «duco col de-» privo di senso e un errore tipico. Accanto alla famiglia lessicale (parole imparentate per radice) operano il campo semantico (parole di radici diverse ma di area affine) e il lessico settoriale (terminologia specialistica): politico («senatus, consul, imperium, res publica»), giuridico («ius, lex, crimen, reus»), filosofico («virtus, ratio, natura, summum bonum»), militare («legio, castra, manipulus, vexillum»). Qui va colta la sinonimia non perfetta: «hostis» (nemico pubblico, in guerra) non equivale a «inimicus» (nemico personale), «timor» (paura durevole) a «metus» (timore ragionato) o «pavor» (panico), «virtus» ciceroniano al generico «virtu» ma al «valore» morale e civile. L'etimologia, infine, conserva la storia materiale di Roma: «pecunia» (denaro) da «pecus» (bestiame), fossile della ricchezza arcaica.
Ripasso attivo
Data la radice del verbo «capio, capere» (prendere), elenca almeno quattro composti latini con prefisso diverso, indica per ciascuno il valore del prefisso e proponi la traduzione, poi individua almeno un derivato italiano per ciascuno.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Dal latino classico all'italiano: la via popolare e la via dotta
Spiega come dal latino «factum» si arrivi all'italiano «fatto»: indica la base di partenza, la legge fonetica applicata e l'eventuale doppione dotto.
La base è l'accusativo del latino volgare «factum» (la -m finale era già caduta nella pronuncia): factu.
Il nesso latino -CT- si assimila regolarmente in italiano in -TT-: lo stesso esito si osserva in lactem > latte, octo > otto, noctem > notte.
factu(m) con -ct- > -tt- da «fatto», parola ereditata per via orale ininterrotta.
Dalla stessa radice, per ripresa colta diretta dal latino, l'italiano possiede anche cultismi come «fattuale» e, dalla forma latina facti-, parole come «fattispecie»; il participio dotto è conservato in «de facto».
Risultato: factum (accusativo, sermo vulgaris) + legge -ct- > -tt- = «fatto»: un esempio tipico di parola popolare la cui forma è spiegata da una legge fonetica regolare, affiancata da cultismi che conservano il nesso latino.
Errori frequenti
Approfondimento
La linguistica storica fornisce gli strumenti per ricostruire con rigore la continuita del latino nelle lingue romanze, superando le impressioni superficiali. Tre principi vanno padroneggiati. Primo: la base romanza non e il latino classico letterario, ma il latino volgare parlato (sermo cotidianus), e in particolare l'accusativo, non il nominativo — perche l'accusativo era il caso di gran lunga piu frequente e la sua «-m» finale cadeva gia nella pronuncia: «pace» da «pacem» (non «pax»), «notte» da «noctem» (non «nox»), «fiore» da «florem» (non «flos»). Secondo: i mutamenti fonetici sono in larga misura regolari e si possono formulare come leggi — il dittongo «au» tende a «o» («aurum» > «oro»), i nessi con «l» palatalizzano («clamare» > «chiamare», «flamma» > «fiamma», «plenum» > «pieno»), il nesso «-ct-» diventa «-tt-» («factum» > «fatto», «lactem» > «latte», «octo» > «otto»). Terzo: il latino volgare preferiva spesso parole diverse da quelle classiche, sostituzioni lessicali che spiegano molte forme italiane: «caballus» (cavallo da fatica) al posto di «equus», «bucca» (guancia, bocca) al posto di «os», «focus» (focolare) al posto di «ignis». A cio si aggiunge la distinzione fra parole ereditate per via popolare (trasmissione orale ininterrotta, con i mutamenti regolari) e cultismi o «dotti» (reintrodotti per via scritta dal latino classico): da uno stesso etimo nascono cosi doppioni o allotropi come «vizio»/«vezzo» (da «vitium»), «causa»/«cosa» (da «causa»), «plebe»/«pieve» (da «plebem»), in cui la forma popolare mostra i mutamenti fonetici e quella dotta li conserva bloccati.
Ripasso attivo
Per le parole latine «factum», «aurum» e «causa» indica l'esito italiano popolare, la legge fonetica che lo spiega e, dove esiste, l'eventuale doppione dotto.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le tre famiglie delle figure retoriche
Analizza il verso di Cicerone «abiit, excessit, evasit, erupit» (Catilinaria II): individua la figura, classificala e spiegane la funzione.
Quattro verbi all'indicativo perfetto in sequenza serrata, senza congiunzioni che li colleghino: si nota subito l'assenza di et.
L'eliminazione delle congiunzioni è un asindeto (figura di posizione): accelera il ritmo e dà concitazione alla frase.
I quattro verbi non sono equivalenti ma in gradazione ascendente: abiit (se n'è andato) < excessit (è uscito) < evasit (è scappato via) < erupit (è fuggito precipitosamente). È un climax.
Asindeto e climax insieme comunicano l'enfasi sollevata e quasi liberatoria di Cicerone per la partenza di Catilina da Roma: il ritmo incalzante imita l'urgenza dell'evento.
Risultato: Il verso unisce asindeto (figura di posizione, niente congiunzioni) e climax (gradazione ascendente dei verbi): la loro funzione è imprimere alla frase un crescendo di intensità che traduce l'enfasi retorica dell'oratore.
Errori frequenti
Approfondimento
Analizzare una figura non significa etichettarla, ma spiegarne la funzione espressiva: e la differenza fra dire «c'e un'allitterazione» e mostrare che quell'allitterazione rallenta il ritmo o evoca un suono. Conviene procedere per famiglie. Le figure di suono lavorano sul materiale fonico: l'allitterazione (ripetizione dello stesso suono iniziale) nel verso enniano «O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti» moltiplica la «t» fino all'ossessione; l'onomatopea nel virgiliano «quadrupedante putrem sonitu quatit ungula campum» riproduce con i suoni lo scalpitio del cavallo, e la prevalenza di dattili ne accelera il ritmo. Le figure di posizione lavorano sull'ordine: il chiasmo dispone gli elementi a incrocio (A-B-B-A: «ratio mea, tua cupiditas»), creando simmetria chiusa, mentre il parallelismo li dispone in corrispondenza (A-B-A-B), creando progressione; l'iperbato separa parole sintatticamente legate (nome e aggettivo) generando attesa e mettendo in rilievo i due estremi; il climax e una gradazione ascendente («abiit, excessit, evasit, erupit») che accumula intensita. Le figure di significato, o tropi, spostano il senso: la metafora e un paragone abbreviato senza «come»; la metonimia sostituisce per un rapporto logico (contenente per contenuto, «Bacchus» per il vino); la sineddoche usa la parte per il tutto («puppis» per la nave); l'ipallage attribuisce a una parola cio che spetta a un'altra vicina («ibant obscuri sola sub nocte», dove «sola» logicamente si riferisce a «obscuri»). Il commento maturo lega sempre la figura al senso: la funzione, non il nome, e cio che l'esame valuta.
Ripasso attivo
Nel verso enniano «O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti» individua la figura di suono dominante, classificala nella sua famiglia e spiega quale effetto produce sul lettore.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema dell'esametro dattilico e del distico elegiaco
Schema dell'esametro dattilico
Sei piedi: i primi quattro sono dattilo (lunga + due brevi) o spondeo (due lunghe), il quinto di norma dattilo, il sesto bisillabo con ultima sillaba indifferente (X).
Schema del distico elegiaco
Una coppia esametro + pentametro; il pentametro ha due emistichi separati da cesura centrale, con i due piedi della seconda metà obbligatoriamente dattili.
Scandisci il primo verso dell'Eneide di Virgilio «Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris»: dividi i sei piedi, segna le quantità e indica la cesura principale.
Ar- è lunga per posizione (a breve + r+m); -ma breve; vi- breve; -rum- lunga per posizione; -que resta (virumque cano, niente elisione davanti a c-); ca- breve, -no scande lunga in questa sede metrica (la cesura cade dopo, non la allunga); Troiae ha il dittongo «ae» lungo per natura e «Tro-» lunga (la i seguente vale consonante); qui lunga; pri- lunga, -mus breve; ab breve; o-ris lunga.
Ar-ma vi- = — ∪ ∪ (dattilo); -rum-que ca- = — ∪ ∪ (dattilo); -no Troi- = — — (spondeo).
piede 4 = «-iae qui» = — — (spondeo: -ae di Troiae è lunga, qui è lunga); piede 5 = «pri-mus ab» = — ∪ ∪ (dattilo aperto dalla lunga «pri-», seguita dalle brevi «-mus» e «ab»); piede 6 = «o-ris» = — X (bisillabo, ultima sillaba indifferente).
Dopo «cano» cade la cesura semiquinaria (pentemimere), nel terzo piede: «Arma virumque cano || Troiae qui primus ab oris».
Risultato: Schema del verso: — ∪∪ | — ∪∪ | — — | — — | — ∪∪ | — X, con cesura pentemimere dopo «cano». La prevalenza di spondei al centro conferisce gravità all'esordio del poema epico.
Errori frequenti
Approfondimento
Scandire un esametro e una procedura, non un'intuizione, e conviene fissarla in passi. Primo passo: segnare le quantita sicure — lunga per natura ogni sillaba con vocale lunga o dittongo («ae, au, oe»), lunga per posizione ogni vocale (anche breve) seguita da due o piu consonanti o da consonante doppia («x, z»). Secondo passo: applicare l'elisione, per cui una vocale finale (o «-m» finale) davanti a vocale iniziale della parola seguente cade nella scansione — in «monstr(um) horrendum» la «-um» si elide, riducendo il conteggio delle sillabe. Terzo passo: montare i sei piedi sapendo che i primi quattro sono dattili («— ∪ ∪») o spondei («— —»), il quinto e quasi sempre dattilo, il sesto e sempre bisillabo (l'ultima sillaba e «anceps», indifferente). Cosi il primo verso dell'Eneide, «Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris», si scandisce «— ∪∪ | — ∪∪ | — — | — — | — ∪∪ | — X»: due dattili, due spondei, un dattilo, uno spondeo. Quarto passo: individuare la cesura, la pausa interna che spezza il verso; la piu frequente e la pentemimere (semiquinaria), dopo l'arsi del terzo piede — qui dopo «cano» — ma esistono anche la tritemimere, l'eftemimere e la cesura femminile. L'analisi stilistica matura collega infine il ritmo al senso: la prevalenza di spondei rallenta e appesantisce (gravita dell'esordio epico), quella di dattili accelera; la tensione fra ictus metrico e accento di parola crea effetti di rilievo. Sull'esametro si costruisce poi il distico elegiaco (esametro + pentametro), verso dell'elegia e dell'epigramma.
Ripasso attivo
Scandisci il primo verso dell'Eneide «Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris» dividendolo nei sei piedi, segna le quantità con — e ∪ e indica dove cade la cesura principale.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti