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Lessico, retorica e stilistica

Questo appunto raccoglie gli strumenti per leggere un testo latino non solo come sistema grammaticale, ma come tessuto di parole scelte, di figure e di forme metriche. Si parte dal lessico — la sua organizzazione per famiglie e per settori, l'etimologia e la continuità nelle lingue romanze — per arrivare al riconoscimento delle principali figure retoriche e agli elementi di metrica (esametro dattilico e distico elegiaco). L'obiettivo, pienamente dentro l'Esame di Stato, è interpretare le scelte espressive di un autore e renderle consapevolmente in italiano.

4 sezioni·~22 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0555 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere e interpretare le scelte lessicali e stilistiche di un testo latinoCollegare il lessico latino alla tradizione linguistica italiana ed europeaAnalizzare il testo sul piano retorico e, ove pertinente, metrico
Operatori:analizzaspiegariconosciclassificaconfrontainterpretatraducicommentaillustragiustifica

livello base

A tutti gli indirizzi liceali sono richiesti il riconoscimento del lessico di base e settoriale, la consapevolezza della continuità latino-italiano e l'individuazione delle figure retoriche più comuni in un testo già tradotto o in prosa.

livello avanzato

Al Liceo Classico si aggiunge la scansione metrica autonoma dell'esametro e del distico elegiaco e l'analisi stilistica integrata di un testo poetico, anche in funzione della seconda prova e del colloquio.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Lessico, retorica e stilistica
    • 01Il lessico latino: famiglie, settori, etimologia○
    • 02Dal latino alle lingue romanze◐
    • 03Le figure retoriche principali◐
    • 04Elementi di metrica e analisi stilistica●
§ 01

Il lessico latino: famiglie, settori, etimologia#

●○○BaseLPOSA-latino-lingua-lessico-stilisticaLPCampi semantici e lessico per famiglie

Famiglia lessicale della radice CAP- (capio)

Famiglia lessicale di capiōDiagramma ad albero, 4 percorsi, Dati: ad + capiō → accipiō (ricevere); cum + capiō → concipiō (concepire); re + capiō → recipiō (riprendere); dē + capiō → dēcipiō (ingannare)Radice CAP- (capiō, prendere)ad + capiō → accipiō (ricevere)cum + capiō → concipiō (concepire)re + capiō → recipiō (riprendere)dē + capiō → dēcipiō (ingannare)
Fig. 1Il prefisso modula il significato della radice comune capiō, con apofonia (a → i in sillaba interna). Derivati italiani: accettare, concepire, ricevere, ricetta, decettivo.

Punti chiave

Il lessico latino non è un elenco di parole isolate da memorizzare, ma un sistema organizzato: imparare a vedere le relazioni tra le parole è la chiave per leggere più in fretta e tradurre con maggiore precisione. Le tre prospettive fondamentali sono la famiglia lessicale (parole imparentate per radice), il campo semantico (parole legate da un'area di significato) e il lessico settoriale (parole tipiche di un ambito specialistico).
Una famiglia lessicale raggruppa tutti i termini che derivano da una stessa radice attraverso prefissi, suffissi e composizione. Dalla radice di «duco, ducere» (condurre) discendono per esempio «dux» (la guida, il condottiero), «ductus» (il tratto, il condotto) e una serie di composti che cambiano il significato col prefisso: «conduco» (raccolgo insieme), «deduco» (porto via, faccio derivare), «induco» (introduco, inganno), «produco» (porto avanti), «reduco» (riconduco). Riconoscere la radice e il valore del prefisso permette di dedurre il senso di un verbo mai incontrato prima.
Il campo semantico riunisce invece parole di radici diverse ma legate da un'area concettuale comune: il campo della guerra comprende «bellum» (guerra), «proelium» (battaglia), «acies» (schieramento), «hostis» (nemico pubblico) distinto da «inimicus» (nemico privato, personale). Cogliere queste differenze fini — la cosiddetta sinonimia non perfetta — è decisivo: in latino due termini «vicini» raramente sono intercambiabili, e la scelta dell'autore è quasi sempre significativa.
Il lessico settoriale è la terminologia propria di un ambito: politico-istituzionale («senatus», «consul», «res publica», «imperium»), giuridico («ius», «lex», «crimen», «reus»), filosofico («virtus», «ratio», «natura», «summum bonum») e militare («legio», «castra», «vexillum», «manipulus»). Molti di questi termini hanno un significato tecnico che non coincide con quello quotidiano: «virtus» in Cicerone non è genericamente «virtù» ma il «valore» morale e civile del cittadino. L'etimologia, infine, studia l'origine e la storia delle parole: «pecunia» (denaro) deriva da «pecus» (bestiame), perché la ricchezza arcaica si misurava in capi di bestiame — un fossile linguistico che conserva la storia materiale di Roma.
Esempio svolto

Analisi di una famiglia lessicale

Partendo dalla radice di «capio, capere» (prendere), individua quattro composti con prefisso diverso, spiega il valore di ciascun prefisso e proponi traduzione e derivato italiano.

  1. 01Riconoscere la radice

    La radice è CAP-, con apofonia (mutamento vocalico) in -CIP- nei composti: capio in composizione diventa -cipio.

  2. 02Composto con ad-

    ac-cipio (ad + capio): il prefisso ad- indica avvicinamento, «prendere verso di sé» = ricevere. Derivato italiano: accettare.

  3. 03Composto con cum-

    con-cipio (cum + capio): il prefisso cum- indica unione/raccolta, «prendere insieme dentro di sé» = concepire. Derivato italiano: concepire.

  4. 04Composto con re-

    re-cipio (re + capio): il prefisso re- indica ripetizione/ritorno, «riprendere, accogliere». Derivato italiano: ricevere, ricetta.

  5. 05Composto con de-

    de-cipio (de + capio): il prefisso de- ha qui valore peggiorativo/di allontanamento, «prendere male, distogliere» = ingannare. Derivato italiano: «decettivo» (ingannevole), dal participio deceptus (cfr. l'inglese to deceive).

Risultato: I quattro composti accipio, concipio, recipio, decipio mostrano come uno stesso nucleo radicale generi significati diversi attraverso il prefisso, e come questi significati si siano trasmessi all'italiano: la conoscenza della famiglia rende leggibile un verbo composto anche al primo incontro.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: nella terza parte della seconda prova (analisi e commento) e nel colloquio si valuta la capacità di motivare una scelta lessicale dell'autore distinguendo i sinonimi (per esempio «hostis» vs «inimicus», «timor» vs «metus»).
  • Focus Esame di Stato: saper risalire dalla radice e dal prefisso al significato di un composto sconosciuto è esattamente la competenza che rende possibile la comprensione di un brano d'autore mai letto prima.

Errori frequenti

  • Trattare i sinonimi come perfettamente intercambiabili: tradurre indifferentemente «inimicus» con «nemico» quando il contesto è una guerra (dove serve «hostis») appiattisce il senso del testo.
  • Confondere la radice con il prefisso: leggere «deduco» come se fosse «duco» col «de-» privo di valore, perdendo la sfumatura di «portare giù / far derivare».

Approfondimento

La vera potenza del lessico latino sta nella formazione delle parole, un sistema produttivo che permette di dedurre il significato di un termine mai incontrato. Alla radice si applicano prefissi e suffissi secondo valori regolari: da «duco» (condurre) i prefissi generano «con-duco» (raccolgo insieme), «de-duco» (porto giu, faccio derivare), «in-duco» (introduco, inganno), «pro-duco» (porto avanti), «re-duco» (riconduco), «trans-duco/traduco» (porto oltre); da «capio» (prendere) «ac-cipio» (ricevo), «con-cipio» (concepisco), «de-cipio» (inganno), «re-cipio» (riprendo, accolgo). Il valore del prefisso — «ad-» avvicinamento, «de-» allontanamento verso il basso, «con-» compagnia, «per-» attraversamento e intensita, «sub-» sotto — e spesso piu decisivo della radice, e leggere «deduco» come «duco col de-» privo di senso e un errore tipico. Accanto alla famiglia lessicale (parole imparentate per radice) operano il campo semantico (parole di radici diverse ma di area affine) e il lessico settoriale (terminologia specialistica): politico («senatus, consul, imperium, res publica»), giuridico («ius, lex, crimen, reus»), filosofico («virtus, ratio, natura, summum bonum»), militare («legio, castra, manipulus, vexillum»). Qui va colta la sinonimia non perfetta: «hostis» (nemico pubblico, in guerra) non equivale a «inimicus» (nemico personale), «timor» (paura durevole) a «metus» (timore ragionato) o «pavor» (panico), «virtus» ciceroniano al generico «virtu» ma al «valore» morale e civile. L'etimologia, infine, conserva la storia materiale di Roma: «pecunia» (denaro) da «pecus» (bestiame), fossile della ricchezza arcaica.

Ripasso attivo

Data la radice del verbo «capio, capere» (prendere), elenca almeno quattro composti latini con prefisso diverso, indica per ciascuno il valore del prefisso e proponi la traduzione, poi individua almeno un derivato italiano per ciascuno.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Dal latino alle lingue romanze#

●●○StandardLPOSA-latino-lingua-lessico-stilisticaLPEtimologia e continuita del lessico latino

Dal latino classico all'italiano: la via popolare e la via dotta

Via popolare e via dottaGrafo, causa(m) (etimo latino) → Via popolare (orale), Via popolare (orale) → cosa, causa(m) (etimo latino) → Via dotta (scritta), Via dotta (scritta) → causacausa(m) (etimolatino)Via popolare(orale)Via dotta(scritta)cosacausa
Fig. 2Un etimo, due esiti (il doppione o allotropo). La via popolare (trasmissione orale, sermo vulgaris) muove dall'accusativo con mutamenti fonetici (au > o, ct > tt) e dà «cosa»; la via dotta (latino scritto, ripresa colta) conserva la forma poco alterata e dà «causa».

Punti chiave

Le lingue romanze — italiano, francese, spagnolo, portoghese, rumeno, e altre — non discendono dal latino classico letterario, ma dal latino parlato quotidiano, il cosiddetto «latino volgare» (sermo vulgaris o sermo cotidianus). Capire questa distinzione spiega molte forme italiane che dal latino classico sembrerebbero inattese e dà senso alla continuità del lessico latino nella nostra lingua.
Spesso la parola italiana deriva non dal nominativo classico, ma dall'accusativo del latino volgare (privato della -m finale, che già cadeva nella pronuncia). Così «pace» non viene da «pax» ma dall'accusativo «pacem»; «notte» da «noctem», non da «nox»; «fiore» da «florem», non da «flos». Questo è il principio guida per ricostruire l'etimo: si parte dall'accusativo. Inoltre il latino volgare preferiva spesso parole diverse da quelle classiche: per «cavallo» l'italiano deriva da «caballus» (il cavallo da fatica, voce popolare) e non da «equus» (la parola classica e poetica).
I mutamenti fonetici dal latino all'italiano sono in larga misura regolari: il dittongo «au» tende a diventare «o» (aurum, dall'accusativo aurum, dà oro), i nessi con «l» palatalizzano (clamare dà chiamare, flamma dà fiamma, plenum dà pieno), la «ct» diventa «tt» (factum dà fatto, lactem dà latte, octo dà otto). Conoscere queste leggi permette di riconoscere l'etimo anche quando la forma italiana è molto cambiata.
Accanto alle parole ereditate per via popolare (di trasmissione orale ininterrotta), l'italiano possiede i «cultismi» o «dotti», parole reintrodotte per via scritta direttamente dal latino classico, spesso senza i mutamenti fonetici regolari. Da uno stesso etimo latino nascono così «doppioni» o «allotropi»: da «vitium» l'italiano ha sia il dotto «vizio» sia il popolare «vezzo»; da «causa» sia «causa» (dotto) sia «cosa» (popolare); da «plebem» sia «plebe» (dotto) sia «pieve» (popolare). Riconoscere se una parola è dotta o popolare aiuta a datarne l'ingresso e a coglierne il registro.
Esempio svolto

Ricostruzione dell'etimo e legge fonetica

Spiega come dal latino «factum» si arrivi all'italiano «fatto»: indica la base di partenza, la legge fonetica applicata e l'eventuale doppione dotto.

  1. 01Scegliere la base

    La base è l'accusativo del latino volgare «factum» (la -m finale era già caduta nella pronuncia): factu.

  2. 02Applicare la legge fonetica

    Il nesso latino -CT- si assimila regolarmente in italiano in -TT-: lo stesso esito si osserva in lactem > latte, octo > otto, noctem > notte.

  3. 03Ottenere l'esito popolare

    factu(m) con -ct- > -tt- da «fatto», parola ereditata per via orale ininterrotta.

  4. 04Individuare il doppione dotto

    Dalla stessa radice, per ripresa colta diretta dal latino, l'italiano possiede anche cultismi come «fattuale» e, dalla forma latina facti-, parole come «fattispecie»; il participio dotto è conservato in «de facto».

Risultato: factum (accusativo, sermo vulgaris) + legge -ct- > -tt- = «fatto»: un esempio tipico di parola popolare la cui forma è spiegata da una legge fonetica regolare, affiancata da cultismi che conservano il nesso latino.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: nel commento si valorizza la capacità di collegare un termine latino del brano alla sua continuazione italiana o romanza, mostrando la consapevolezza della tradizione linguistica europea.
  • Focus Esame di Stato: saper distinguere una parola «dotta» (cultismo) da una «popolare» ereditata, e riconoscere i doppioni, è segno di una matura competenza etimologica.

Errori frequenti

  • Far derivare la parola italiana dal nominativo latino: dire che «notte» viene da «nox» invece che dall'accusativo «noctem» è un errore di metodo, perché la base romanza è quasi sempre l'accusativo.
  • Scambiare un cultismo per una voce ereditata: trattare «vizio» come continuazione popolare diretta, ignorando che la forma davvero popolare è «vezzo» e che «vizio» è una reintroduzione dotta.

Approfondimento

La linguistica storica fornisce gli strumenti per ricostruire con rigore la continuita del latino nelle lingue romanze, superando le impressioni superficiali. Tre principi vanno padroneggiati. Primo: la base romanza non e il latino classico letterario, ma il latino volgare parlato (sermo cotidianus), e in particolare l'accusativo, non il nominativo — perche l'accusativo era il caso di gran lunga piu frequente e la sua «-m» finale cadeva gia nella pronuncia: «pace» da «pacem» (non «pax»), «notte» da «noctem» (non «nox»), «fiore» da «florem» (non «flos»). Secondo: i mutamenti fonetici sono in larga misura regolari e si possono formulare come leggi — il dittongo «au» tende a «o» («aurum» > «oro»), i nessi con «l» palatalizzano («clamare» > «chiamare», «flamma» > «fiamma», «plenum» > «pieno»), il nesso «-ct-» diventa «-tt-» («factum» > «fatto», «lactem» > «latte», «octo» > «otto»). Terzo: il latino volgare preferiva spesso parole diverse da quelle classiche, sostituzioni lessicali che spiegano molte forme italiane: «caballus» (cavallo da fatica) al posto di «equus», «bucca» (guancia, bocca) al posto di «os», «focus» (focolare) al posto di «ignis». A cio si aggiunge la distinzione fra parole ereditate per via popolare (trasmissione orale ininterrotta, con i mutamenti regolari) e cultismi o «dotti» (reintrodotti per via scritta dal latino classico): da uno stesso etimo nascono cosi doppioni o allotropi come «vizio»/«vezzo» (da «vitium»), «causa»/«cosa» (da «causa»), «plebe»/«pieve» (da «plebem»), in cui la forma popolare mostra i mutamenti fonetici e quella dotta li conserva bloccati.

Ripasso attivo

Per le parole latine «factum», «aurum» e «causa» indica l'esito italiano popolare, la legge fonetica che lo spiega e, dove esiste, l'eventuale doppione dotto.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Le figure retoriche principali#

●●○StandardLPOSA-latino-lingua-lessico-stilisticaLPFigure retoriche di suono, ordine e significato

Le tre famiglie delle figure retoriche

Le figure retoricheDiagramma ad albero, 3 percorsi, Dati: di Suono: allitterazione, onomatopea, paronomasia; di Posizione: anafora, chiasmo, iperbato, climax; di Significato: metafora, metonimia, sineddoche, litoteLe figure retorichedi Suono: allitterazione, onomatopea, p…di Posizione: anafora, chiasmo, iperbat…di Significato: metafora, metonimia, si…
Fig. 3Esempio di chiasmo (A B B A): «ratiō mea ~ tua cupiditās» — nome / aggettivo // aggettivo / nome: le posizioni incrociate visualizzano lo schema chiastico.

Punti chiave

Le figure retoriche sono procedimenti espressivi che si allontanano dall'uso ordinario della lingua per ottenere un effetto di senso, di suono o di ritmo. Per studiarle con ordine conviene classificarle in tre grandi famiglie: figure di suono (giocano sui suoni), figure di posizione o d'ordine (giocano sulla disposizione delle parole) e figure di significato o tropi (spostano il senso di una parola). Questa tripartizione è lo strumento di base per ogni analisi stilistica.
Le figure di suono sfruttano il materiale fonico del verso. L'allitterazione è la ripetizione dello stesso suono iniziale in parole vicine, frequentissima nella poesia arcaica: il celebre verso enniano «O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti» moltiplica la «t». L'onomatopea imita un rumore reale: «quadrupedante putrem sonitu quatit ungula campum» (Virgilio) riproduce con i suoni lo scalpitio del cavallo. Vi rientrano anche la paronomasia (accostamento di parole simili nel suono ma diverse nel senso, come «non emissa manu, sed missa»).
Le figure di posizione agiscono sull'ordine delle parole. L'anafora è la ripetizione di una stessa parola all'inizio di versi o membri successivi. Il chiasmo dispone gli elementi a incrocio secondo lo schema A-B-B-A («ratio mea, tua cupiditas»: sostantivo-aggettivo / aggettivo-sostantivo). Il parallelismo, al contrario, li dispone in ordine corrispondente A-B-A-B. L'iperbato separa due parole sintatticamente legate (per esempio nome e aggettivo) inserendovi in mezzo altri elementi. Il climax è una gradazione ascendente di intensità («abiit, excessit, evasit, erupit», Cicerone, dove ogni verbo è più forte del precedente). Il polisindeto moltiplica le congiunzioni, l'asindeto le elimina.
Le figure di significato, o tropi, modificano il senso letterale di una parola. La metafora è un paragone abbreviato senza «come» («fluctus civiles», i flutti = le agitazioni della guerra civile). La metonimia sostituisce un termine con un altro per un rapporto logico (la causa per l'effetto, il contenente per il contenuto: «Bacchus» per il vino). La sineddoche usa la parte per il tutto o viceversa («tectum», il tetto, per la casa intera; «puppis», la poppa, per la nave). L'ipallage attribuisce a una parola ciò che logicamente spetterebbe a un'altra vicina («ibant obscuri sola sub nocte», Virgilio: «sola nocte» = nella notte solitaria, ma l'aggettivo è spostato). Litote, iperbole, ironia e perifrasi completano il repertorio dei tropi fondamentali.
Esempio svolto

Riconoscere e interpretare una figura

Analizza il verso di Cicerone «abiit, excessit, evasit, erupit» (Catilinaria II): individua la figura, classificala e spiegane la funzione.

  1. 01Osservare la struttura

    Quattro verbi all'indicativo perfetto in sequenza serrata, senza congiunzioni che li colleghino: si nota subito l'assenza di et.

  2. 02Riconoscere l'asindeto

    L'eliminazione delle congiunzioni è un asindeto (figura di posizione): accelera il ritmo e dà concitazione alla frase.

  3. 03Riconoscere il climax

    I quattro verbi non sono equivalenti ma in gradazione ascendente: abiit (se n'è andato) < excessit (è uscito) < evasit (è scappato via) < erupit (è fuggito precipitosamente). È un climax.

  4. 04Interpretare la funzione

    Asindeto e climax insieme comunicano l'enfasi sollevata e quasi liberatoria di Cicerone per la partenza di Catilina da Roma: il ritmo incalzante imita l'urgenza dell'evento.

Risultato: Il verso unisce asindeto (figura di posizione, niente congiunzioni) e climax (gradazione ascendente dei verbi): la loro funzione è imprimere alla frase un crescendo di intensità che traduce l'enfasi retorica dell'oratore.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: nella terza parte della seconda prova e nel colloquio si richiede di individuare le figure presenti in un passo e, soprattutto, di spiegarne la FUNZIONE espressiva, non solo di nominarle.
  • Focus Esame di Stato: distinguere con sicurezza il chiasmo (A-B-B-A, a incrocio) dal parallelismo (A-B-A-B, corrispondente) e l'allitterazione dall'anafora è un nucleo di competenza spesso verificato.

Errori frequenti

  • Limitarsi a «etichettare» la figura senza interpretarne la funzione: scrivere «c'è un'allitterazione» senza dire che essa rallenta o accelera il ritmo, o evoca un suono, non costituisce un'analisi.
  • Confondere metafora e similitudine: la metafora è un trasferimento di significato senza «velut/ut/quasi» (come), mentre la similitudine mantiene il termine di paragone esplicito.

Approfondimento

Analizzare una figura non significa etichettarla, ma spiegarne la funzione espressiva: e la differenza fra dire «c'e un'allitterazione» e mostrare che quell'allitterazione rallenta il ritmo o evoca un suono. Conviene procedere per famiglie. Le figure di suono lavorano sul materiale fonico: l'allitterazione (ripetizione dello stesso suono iniziale) nel verso enniano «O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti» moltiplica la «t» fino all'ossessione; l'onomatopea nel virgiliano «quadrupedante putrem sonitu quatit ungula campum» riproduce con i suoni lo scalpitio del cavallo, e la prevalenza di dattili ne accelera il ritmo. Le figure di posizione lavorano sull'ordine: il chiasmo dispone gli elementi a incrocio (A-B-B-A: «ratio mea, tua cupiditas»), creando simmetria chiusa, mentre il parallelismo li dispone in corrispondenza (A-B-A-B), creando progressione; l'iperbato separa parole sintatticamente legate (nome e aggettivo) generando attesa e mettendo in rilievo i due estremi; il climax e una gradazione ascendente («abiit, excessit, evasit, erupit») che accumula intensita. Le figure di significato, o tropi, spostano il senso: la metafora e un paragone abbreviato senza «come»; la metonimia sostituisce per un rapporto logico (contenente per contenuto, «Bacchus» per il vino); la sineddoche usa la parte per il tutto («puppis» per la nave); l'ipallage attribuisce a una parola cio che spetta a un'altra vicina («ibant obscuri sola sub nocte», dove «sola» logicamente si riferisce a «obscuri»). Il commento maturo lega sempre la figura al senso: la funzione, non il nome, e cio che l'esame valuta.

Ripasso attivo

Nel verso enniano «O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti» individua la figura di suono dominante, classificala nella sua famiglia e spiega quale effetto produce sul lettore.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Elementi di metrica e analisi stilistica#

●●●ApprofondimentoLPOSA-latino-lingua-lessico-stilisticaLPEsametro dattilico e distico elegiaco

Schema dell'esametro dattilico e del distico elegiaco

Esametro e distico elegiacoTabella con 7 colonne e 2 righe, Dati: Verso · 1 · 2 · 3 · 4 · 5 · 6; Esametro · —⏑⏑ · —⏑⏑ · —⏑⏑ · —⏑⏑ · —⏑⏑ · —⏓; Pentametro · —⏑⏑ · —⏑⏑ · — · —⏑⏑ · —⏑⏑ · —VERSO123456ESAMETRO—⏑⏑—⏑⏑—⏑⏑—⏑⏑—⏑⏑—⏓PENTAMETRO—⏑⏑—⏑⏑——⏑⏑—⏑⏑—
Fig. 4Distico elegiaco = esametro + pentametro. Nell'esametro i primi piedi ammettono lo spondeo (— —) al posto del dattilo (— ⏑⏑); cesura pentemimere. Il pentametro ha una dieresi centrale (‖) fra i due emistichi di due piedi e mezzo. Simboli: — lunga, ⏑ breve, ⏓ sillaba indifferente.

Punti chiave

La metrica latina è quantitativa: il ritmo del verso non si fonda, come in italiano, sull'accento e sul numero di sillabe, ma sull'alternanza di sillabe lunghe e brevi. Una sillaba lunga vale, convenzionalmente, due tempi (due more), una breve un tempo solo; nello schema si segnano con i simboli — (lunga) e ∪ (breve). L'unità ritmica fondamentale è il piede: il piede base della poesia epica e didascalica è il dattilo, formato da una lunga e due brevi (— ∪ ∪), equivalente a uno spondeo (— —).
La quantità di una sillaba si determina con poche regole sicure. È lunga «per natura» la sillaba con vocale lunga o dittongo (ae, au, oe). È lunga «per posizione» la sillaba con vocale breve seguita da due o più consonanti, oppure da una consonante doppia (x, z): la sillaba conta come lunga perché il gruppo consonantico «allunga» il tempo di pronuncia. Le vocali brevi seguite da una sola consonante restano brevi. A queste si aggiungono l'elisione (una vocale o -m finale davanti a vocale iniziale cade nella scansione) e la regola «vocalis ante vocalem corripitur» (vocale davanti a vocale è breve).
L'esametro dattilico è il verso dell'epos (Ennio, Lucrezio, Virgilio) e della poesia didascalica. È composto di sei piedi: i primi quattro possono essere dattili (— ∪ ∪) o spondei (— —), il quinto è quasi sempre un dattilo, il sesto è sempre bisillabo (spondeo o trocheo, perché l'ultima sillaba è «indifferente», anceps). Lo schema è dunque: — ∪∪ | — ∪∪ | — ∪∪ | — ∪∪ | — ∪∪ | — X. La cesura, una pausa interna al verso, cade più spesso dopo la quinta mezza (cesura semiquinaria o pentemimere) e scandisce il respiro del verso.
Il distico elegiaco, verso dell'elegia (Catullo, Tibullo, Properzio, Ovidio) e dell'epigramma, è formato da una coppia di versi: un esametro seguito da un pentametro. Il pentametro non è un verso di cinque piedi continui, ma si compone di due metà (emistichi) di due dattili-spondei ciascuna più una sillaba lunga, separate da una cesura centrale netta: — ∪∪ | — ∪∪ | — || — ∪∪ | — ∪∪ | X. Nella seconda metà i due piedi sono obbligatoriamente dattili. L'analisi stilistica integra metrica, lessico e figure: la posizione di una parola nel verso, la coincidenza o lo scarto tra accento di parola e ictus metrico, la disposizione dei dattili (rapidi) e degli spondei (gravi) sono tutti elementi di senso.
esametro=(−∪∪ ∣ −−)⏟piedi 1-4  ∣  −∪∪⏟5  ∣  − X⏟6\text{esametro} = \underbrace{(- \cup\cup \,|\, - -)}_{\text{piedi 1-4}} \;|\; \underbrace{- \cup\cup}_{5} \;|\; \underbrace{- \,X}_{6}esametro=piedi 1-4(−∪∪∣−−)​​∣5−∪∪​​∣6−X​​

Schema dell'esametro dattilico

Sei piedi: i primi quattro sono dattilo (lunga + due brevi) o spondeo (due lunghe), il quinto di norma dattilo, il sesto bisillabo con ultima sillaba indifferente (X).

distico={esametropentametro:  −∪∪ ∣ −∪∪ ∣ −  ∥  −∪∪ ∣ −∪∪ ∣ X\text{distico} = \begin{cases} \text{esametro} \\ \text{pentametro:}\; - \cup\cup \,|\, - \cup\cup \,|\, - \;\|\; - \cup\cup \,|\, - \cup\cup \,|\, X \end{cases}distico={esametropentametro:−∪∪∣−∪∪∣−∥−∪∪∣−∪∪∣X​

Schema del distico elegiaco

Una coppia esametro + pentametro; il pentametro ha due emistichi separati da cesura centrale, con i due piedi della seconda metà obbligatoriamente dattili.

Esempio svolto

Scansione di un esametro

Scandisci il primo verso dell'Eneide di Virgilio «Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris»: dividi i sei piedi, segna le quantità e indica la cesura principale.

  1. 01Determinare le quantità

    Ar- è lunga per posizione (a breve + r+m); -ma breve; vi- breve; -rum- lunga per posizione; -que resta (virumque cano, niente elisione davanti a c-); ca- breve, -no scande lunga in questa sede metrica (la cesura cade dopo, non la allunga); Troiae ha il dittongo «ae» lungo per natura e «Tro-» lunga (la i seguente vale consonante); qui lunga; pri- lunga, -mus breve; ab breve; o-ris lunga.

  2. 02Dividere in piedi 1-3

    Ar-ma vi- = — ∪ ∪ (dattilo); -rum-que ca- = — ∪ ∪ (dattilo); -no Troi- = — — (spondeo).

  3. 03Dividere in piedi 4-6

    piede 4 = «-iae qui» = — — (spondeo: -ae di Troiae è lunga, qui è lunga); piede 5 = «pri-mus ab» = — ∪ ∪ (dattilo aperto dalla lunga «pri-», seguita dalle brevi «-mus» e «ab»); piede 6 = «o-ris» = — X (bisillabo, ultima sillaba indifferente).

  4. 04Individuare la cesura

    Dopo «cano» cade la cesura semiquinaria (pentemimere), nel terzo piede: «Arma virumque cano || Troiae qui primus ab oris».

Risultato: Schema del verso: — ∪∪ | — ∪∪ | — — | — — | — ∪∪ | — X, con cesura pentemimere dopo «cano». La prevalenza di spondei al centro conferisce gravità all'esordio del poema epico.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: la scansione metrica dell'esametro e del distico elegiaco è competenza tipica del Liceo Classico ed entra nell'analisi del testo poetico; saper riconoscere la struttura del distico (esametro + pentametro) è richiesta ricorrente.
  • Focus Esame di Stato: l'analisi stilistica matura non separa metrica e contenuto, ma collega il ritmo (prevalenza di dattili o spondei, posizione della cesura) all'effetto espressivo del passo.

Errori frequenti

  • Applicare al latino il criterio italiano (contare le sillabe e cercare l'accento): la metrica latina è quantitativa, basata su lunghe e brevi, non sull'accento tonico.
  • Dimenticare l'elisione nella scansione: non elidere una vocale finale davanti a vocale iniziale (o la -m finale) porta a un conteggio sbagliato dei piedi e a uno schema impossibile.

Approfondimento

Scandire un esametro e una procedura, non un'intuizione, e conviene fissarla in passi. Primo passo: segnare le quantita sicure — lunga per natura ogni sillaba con vocale lunga o dittongo («ae, au, oe»), lunga per posizione ogni vocale (anche breve) seguita da due o piu consonanti o da consonante doppia («x, z»). Secondo passo: applicare l'elisione, per cui una vocale finale (o «-m» finale) davanti a vocale iniziale della parola seguente cade nella scansione — in «monstr(um) horrendum» la «-um» si elide, riducendo il conteggio delle sillabe. Terzo passo: montare i sei piedi sapendo che i primi quattro sono dattili («— ∪ ∪») o spondei («— —»), il quinto e quasi sempre dattilo, il sesto e sempre bisillabo (l'ultima sillaba e «anceps», indifferente). Cosi il primo verso dell'Eneide, «Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris», si scandisce «— ∪∪ | — ∪∪ | — — | — — | — ∪∪ | — X»: due dattili, due spondei, un dattilo, uno spondeo. Quarto passo: individuare la cesura, la pausa interna che spezza il verso; la piu frequente e la pentemimere (semiquinaria), dopo l'arsi del terzo piede — qui dopo «cano» — ma esistono anche la tritemimere, l'eftemimere e la cesura femminile. L'analisi stilistica matura collega infine il ritmo al senso: la prevalenza di spondei rallenta e appesantisce (gravita dell'esordio epico), quella di dattili accelera; la tensione fra ictus metrico e accento di parola crea effetti di rilievo. Sull'esametro si costruisce poi il distico elegiaco (esametro + pentametro), verso dell'elegia e dell'epigramma.

Ripasso attivo

Scandisci il primo verso dell'Eneide «Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris» dividendolo nei sei piedi, segna le quantità con — e ∪ e indica dove cade la cesura principale.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Il lessico latino: famiglie, settori, etimologia○
    • 02Dal latino alle lingue romanze◐
    • 03Le figure retoriche principali◐
    • 04Elementi di metrica e analisi stilistica●

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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