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Nel I secolo a.C. la Repubblica romana entra nella sua crisi terminale: alle guerre civili e alla disgregazione del consenso politico corrisponde una straordinaria fioritura della prosa latina. Cesare piega la storiografia all'autorappresentazione nei Commentarii, Sallustio inaugura a Roma la monografia storica con una vena pessimistica e moralistica, Cicerone porta l'oratoria, la filosofia e l'epistolografia al loro vertice classico. Questo appunto ricostruisce il quadro storico, analizza i tre autori per generi, stile e finalità, e guida alla lettura e al commento dei loro testi secondo le Indicazioni Nazionali e il profilo dell'Esame di Stato.
5 sezioni~24 min di lettura4 competenzeLivello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi liceali si richiede di collocare i tre autori nel contesto della crisi repubblicana, riconoscerne generi e caratteri stilistici fondamentali e analizzare brani noti in traduzione o con testo a fronte.
livello avanzato
Al Liceo Classico si chiede in più la traduzione e l'analisi morfosintattica autonoma di brani d'autore (anche in vista della seconda prova) e un confronto critico più fine fra i modelli storiografici e fra l'ideale ciceroniano e la realtà politica del tempo.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Linea del tempo della tarda Repubblica con i tre autori
Ordina cronologicamente i seguenti eventi e collega ciascuno all'autore o all'opera pertinente: congiura di Catilina; consolato di Cicerone; conquista della Gallia; battaglia di Farsàlo; Idi di marzo; morte di Cicerone.
63 a.C. consolato di Cicerone e congiura di Catilina; 58-51 a.C. conquista della Gallia; 48 a.C. battaglia di Farsàlo; 44 a.C. Idi di marzo (uccisione di Cesare); 43 a.C. morte di Cicerone.
Il consolato e la congiura → le Catilinariae di Cicerone e il De Catilinae coniuratione di Sallustio; la conquista della Gallia → il De bello Gallico di Cesare; la guerra civile e Farsàlo → il De bello civili di Cesare; la fine della Repubblica → le Philippicae di Cicerone, che gli costano la vita.
Ogni grande snodo politico genera un'opera: l'azione e la sua narrazione/giustificazione procedono insieme, segno che la scrittura è parte della contesa per il potere.
Risultato: Sequenza: 63 → 58-51 → 48 → 44 → 43 a.C.; ciascun evento risulta documentato da almeno un'opera coeva dei tre autori, a riprova del legame fra crisi e produzione letteraria.
Errori frequenti
Approfondimento
La crisi della Repubblica non e un semplice sfondo, ma una crisi strutturale che spiega perche proprio in essa fiorisca la grande prosa latina. Alla radice sta la sproporzione fra le dimensioni ormai imperiali di Roma e istituzioni cittadine pensate per una comunita ristretta: la riforma militare di Mario, aprendo l'esercito ai proletari, crea legioni fedeli al comandante piu che allo Stato, e nascono cosi le clientele militari su cui si fondano i poteri personali. Le tensioni aperte dall'eta dei Gracchi (133-121 a.C.) — la questione agraria, il rapporto fra Senato e ceto equestre, l'integrazione degli Italici — sfociano nello scontro fra «optimates» (difensori del primato senatorio) e «populares» (fautori delle assemblee e dei grandi comandi), attraverso la guerra civile fra Mario e Silla, la dittatura sillana con le sue proscrizioni, la congiura di Catilina (63 a.C.), il primo triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso (60 a.C., accordo privato), la guerra civile fra Cesare e Pompeo (49-45 a.C.) culminata a Farsalo, le Idi di marzo (44 a.C.) e il secondo triumvirato di Ottaviano, Antonio e Lepido (43 a.C., magistratura straordinaria) fino ad Azio (31 a.C.). Va tenuta ferma la distinzione fra i due triumvirati e va evitato l'errore di datare la fine della Repubblica all'uccisione di Cesare: le Idi non la restaurano, ma aprono una nuova fase di guerre civili. In questo clima la parola scritta — orazione, commentario, monografia, lettera — diventa strumento di lotta politica, autodifesa e costruzione dell'immagine pubblica, ed e questa la ragione profonda per cui la storiografia e l'oratoria toccano il vertice proprio nel momento del tracollo istituzionale.
Ripasso attivo
Componi un paragrafo argomentativo (8-10 righe) che spieghi la tesi: «Nell'età della crisi repubblicana la letteratura in prosa diventa uno strumento di lotta politica». Sostieni la tesi con almeno tre esempi tratti dalle opere di Cesare, Sallustio e Cicerone.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I Commentarii di Cesare: le due opere a confronto
Traduci e commenta: «Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur.»
Proposizione principale: «Gallia est omnis divisa in partes tres» (est divisa = perfetto passivo di divido; omnis è predicativo o attributo enfatico = 'la Gallia nel suo insieme'). Segue una relativa «quarum... incolunt Belgae» (quarum genitivo partitivo retto da partes); incolunt regge i tre soggetti Belgae, Aquitani, e la relativa «qui... appellantur».
incolunt = 'abitano'; appellantur = 'sono chiamati'; ipsorum lingua / nostra (sott. lingua) = 'nella loro lingua / nella nostra', ablativo di limitazione. Resa: «La Gallia nel suo complesso è divisa in tre parti, di cui una è abitata dai Belgi, un'altra dagli Aquitani, la terza da coloro che nella loro lingua si chiamano Celti, nella nostra Galli.»
Il tono è quello asettico di una scheda geografica: nessun 'io', verbo essere e presenti gnomici. Ma la suddivisione netta in tre parti e la distinzione linguistica preparano il lettore a un territorio frammentato e quindi 'da ordinare', legittimando implicitamente la conquista.
Risultato: «La Gallia nel suo complesso è divisa in tre parti, di cui una è abitata dai Belgi, un'altra dagli Aquitani, la terza da coloro che nella loro lingua si chiamano Celti, nella nostra Galli.» La sobrietà descrittiva è già strategia persuasiva.
Errori frequenti
Approfondimento
Il paradosso dei «Commentarii» — massima apparenza di oggettivita al servizio di una precisa autorappresentazione — merita un'analisi ravvicinata, perche e il punto critico piu richiesto all'esame. Il genere stesso e strategico: il «commentarius» era in origine un resoconto scarno di magistrati e generali, materiale grezzo destinato agli storici; Cesare ne fa un genere d'arte conservandone l'apparente semplicita e oggettivita, che diventa cosi la vera arma retorica dell'opera. Il primo dispositivo e l'uso della terza persona: Cesare parla di se come «Caesar», non «ego», creando un effetto di distacco e di imparzialita che presenta le sue decisioni come constatazioni di fatto. Il secondo e la «purezza» della lingua — lessico sobrio e selezionato, sintassi nitida, periodo lineare, arcaismi e ricercatezze evitati — che Cicerone loda nel «Brutus» come una nudita elegante e persuasiva. Il terzo e la cornice etnografica: la digressione sui Galli e sui Germani del libro VI, come l'incipit «Gallia est omnis divisa in partes tres», costruisce un quadro dei popoli funzionale a presentare l'impresa come difesa e civilizzazione, non come conquista aggressiva. Vanno inoltre distinte con precisione le due opere: il «De bello Gallico» (sette libri, piu un ottavo di Aulo Irzio) narra le campagne in Gallia del 58-51 a.C. in forma annalistica; il «De bello civili» (tre libri) racconta lo scontro con Pompeo e il partito senatorio (49-48 a.C.). Definire Cesare uno storico imparziale sarebbe l'errore capitale: la limpidezza dello stile e la terza persona non garantiscono neutralita, ma la costruiscono a fini di consenso politico.
Ripasso attivo
Leggi l'incipit del De bello Gallico («Gallia est omnis divisa in partes tres...»). Analizza in che modo, già nelle prime righe, l'apparente sobrietà descrittiva prepari e legittimi l'intervento militare romano; rispondi in 8-10 righe.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Mappa concettuale: il pessimismo storiografico di Sallustio
Analizza il celebre ritratto iniziale: «L. Catilina, nobili genere natus, fuit magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque.» Individua la tecnica del ritratto morale sallustiano.
Soggetto «L. Catilina», participio attributivo «nobili genere natus» (ablativo di origine = 'nato da nobile stirpe'); predicato «fuit», con ablativi di qualità «magna vi et animi et corporis» (di grande forza d'animo e di corpo) e «ingenio malo pravoque» (di indole malvagia e perversa).
Il ritratto è costruito su un'antitesi netta segnata da «sed»: doti naturali eccezionali (vis animi et corporis) CONTRO il loro impiego perverso (ingenio malo). Catilina è il talento corrotto, immagine emblematica della nobiltà romana decaduta.
Il singolo personaggio diventa exemplum della tesi storica: la grandezza romana si è rovesciata in distruttività perché i mores si sono guastati. Il ritratto non descrive, giudica.
Risultato: «Lucio Catilina, nato da nobile stirpe, fu di grande forza d'animo e di corpo, ma di indole malvagia e perversa.» L'antitesi sed condensa l'intera diagnosi morale dell'opera.
Errori frequenti
Approfondimento
La grandezza di Sallustio sta nell'aver dato alla storiografia latina un genere e uno stile perfettamente coerenti con la sua tesi. Il genere e la monografia storica, che concentra il racconto su un singolo evento o tema — la congiura di Catilina, la guerra giugurtina — invece di seguire l'annalistica anno per anno: una scelta di derivazione greca (il modello e Tucidide) che permette di illuminare un fenomeno nella sua causalita profonda. La struttura di ogni monografia e ricorrente: un proemio filosofico-moralistico che enuncia i principi generali, un'«archeologia» (excursus sulle origini del fenomeno trattato), ritratti morali dei protagonisti e discorsi che fanno emergere il senso degli eventi. Il contenuto e dominato dal pessimismo storiografico: per Sallustio la causa profonda della crisi e la decadenza dei costumi (mores), prodotta da ambizione (ambitio) e avidita (avaritia) dilagate dopo la distruzione di Cartagine (146 a.C.), venuto meno il «metus hostilis» — il timore del nemico esterno che teneva unita e virtuosa la cittadinanza. Lo stile e l'esatta traduzione formale di questa visione, e va compreso come scelta consapevole, non come trascuratezza: «brevitas» (concisione fino all'oscurita), «gravitas» sentenziosa, «variatio» (l'asimmetria voluta), «inconcinnitas» (la disarmonia ricercata) e arcaismi, tutto modellato su Tucidide. I celebri ritratti — Catilina «nobili genere natus, magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque», Sempronia, il confronto Cesare/Catone — condensano nella forma l'intera diagnosi morale: la storiografia di Sallustio e una storiografia-tesi, dichiaratamente interpretativa.
Ripasso attivo
Spiega in un paragrafo (8-10 righe) la formula sallustiana per cui la rovina di Roma comincia «metu hostili in bonis artibus civitatem retinente» (finché il timore del nemico tenne la città nelle buone arti). Illustra il nesso fra distruzione di Cartagine, fine del metus hostilis e corruzione dei costumi.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
L'opera di Cicerone per generi
Commenta: «Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? quam diu etiam furor iste tuus nos eludet? quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?»
È un esordio ex abrupto: niente preambolo, l'oratore aggredisce subito Catilina presente in Senato con tre domande retoriche incalzanti. La tensione drammatica è massima dalla prima parola.
Interrogationes (domande retoriche) in serie; anafora del modulo interrogativo (quo usque... quam diu... quem ad finem); apostrofe diretta all'avversario («Catilina»); il polisindeto emotivo e l'uso di termini connotati (furor, audacia effrenata) costruiscono il ritratto morale del nemico.
Le tre domande creano un climax di indignazione e collocano Cicerone come voce dello Stato («nostra», «nos»): l'oratore si fa portavoce della comunità e isola Catilina come corpo estraneo. La forma è già condanna.
Risultato: «Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora questa tua follia si farà beffe di noi? A quale termine si lancerà la tua sfrenata audacia?» L'esordio ex abrupto, fondato su anafora e interrogationes, trasforma l'apertura in un atto d'accusa.
Errori frequenti
Approfondimento
La centralita di Cicerone nella tradizione occidentale si misura su due piani da tenere insieme. Sul piano dello stile, egli fissa il modello del periodo ampio e architettato (la «concinnitas»): un periodo costruito per simmetrie, con «membra» bilanciati, subordinate concatenate, incisi che si aprono e si chiudono con perfetto equilibrio, e clausole ritmiche che ne suggellano la cadenza. E il «ciceronianismo», il canone della prosa d'arte classica, contro cui reagira lo stile «nuovo» e spezzato di Seneca. Un'analisi dell'esordio della prima Catilinaria — «Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?» — mostra l'oratore all'opera: l'esordio «ex abrupto», senza premesse, fondato sull'anafora («quo usque... quam diu... quem ad finem») e su una serie di «interrogationes» incalzanti, trasforma l'apertura in un atto d'accusa che isola l'avversario e costruisce il pathos dell'indignazione. Sul piano dei contenuti, la sua opera va colta nella sua ampiezza: le orazioni giudiziarie (Pro Roscio, Pro Milone, le Verrine) e politiche (le quattro Catilinarie, le quattordici Filippiche contro Antonio, che gli costeranno la vita); le opere retoriche sull'oratore ideale che unisce eloquenza e sapienza (De oratore, Brutus, Orator); le opere filosofiche e politiche che traducono in latino il pensiero greco, coniando il lessico filosofico latino (De re publica col Somnium Scipionis, De officiis, De amicitia, De senectute, le Tusculanae); l'epistolario (Ad familiares, Ad Atticum), documento eccezionale dell'uomo dietro l'oratore. Ridurre Cicerone all'oratoria significherebbe perdere la sua eredita piu duratura: la mediazione del pensiero greco e i concetti di «humanitas», «concordia ordinum», «otium cum dignitate».
Ripasso attivo
Analizza l'esordio della prima Catilinaria («Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?»): individua almeno due figure retoriche e spiega come l'oratore costruisce fin dalle prime parole il pathos dell'indignazione e l'isolamento dell'avversario. Rispondi in 10-12 righe.
Richiamo attivo
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Tabella comparativa Cesare / Sallustio (storiografia)
Imposta un confronto fra Cesare e Sallustio come storiografi, mostrando come la diversa finalità si rifletta nello stile.
Scegli criteri omogenei: (1) genere e metodo; (2) posizione del narratore rispetto ai fatti; (3) stile e sintassi; (4) interpretazione della crisi repubblicana.
Cesare: commentarius, narratore-protagonista in terza persona, stile limpido e lineare, oggettività apparente al servizio dell'autoapologia. Sallustio: monografia storica, narratore esterno e giudice, brevitas/inconcinnitas/variatio, lettura moralistica fondata su ambitio, avaritia e perdita dei mores.
La forma serve la finalità: Cesare deve apparire credibile e neutro per persuadere, quindi sceglie la chiarezza; Sallustio deve denunciare la decadenza, quindi sceglie uno stile aspro e sentenzioso che 'pesa' moralmente i fatti. Due risposte opposte alla medesima crisi.
Risultato: Un confronto ben costruito mostra che la differenza stilistica (chiarezza ciceroniano-cesariana vs asprezza sallustiana) è funzione della diversa finalità storiografica: persuadere apparendo oggettivi contro giudicare moralmente.
Errori frequenti
Approfondimento
L'obiettivo conclusivo del percorso repubblicano e saper costruire un confronto argomentato, e il caso esemplare e Cesare/Sallustio, i due storiografi della crisi. Il confronto va organizzato per assi e, soprattutto, va sempre ricondotto alle finalita, perche lo stile non e mai una scelta gratuita ma lo strumento di un progetto comunicativo. Sull'asse del genere e del metodo: Cesare adotta il «commentarius» dall'apparente oggettivita, Sallustio la monografia dichiaratamente interpretativa. Sull'asse della posizione del narratore: Cesare e partecipe e apologetico, scrive in terza persona per creare distacco; Sallustio e esterno e moralistico, giudica dall'alto della sua diagnosi. Sull'asse dello stile e della sintassi: Cesare pratica la subordinazione regolare, il lessico sobrio, il periodo lineare (la «purezza» classica); Sallustio la «brevitas», l'«inconcinnitas», la «variatio», gli arcaismi. Sull'asse dell'interpretazione della crisi: Cesare costruisce un'oggettivita apparente che legittima la sua azione, Sallustio dichiara apertamente la tesi della decadenza dei «mores». La conclusione da tenere ferma e che la chiarezza cesariana e l'asprezza sallustiana servono progetti opposti — persuadere apparendo oggettivi contro giudicare moralmente — e che il terzo polo, Cicerone, offre con la «concinnitas» e l'ideale dell'«humanitas» e della «concordia ordinum» il modello di una prosa in cui la parola serve la «libertas». Metodologicamente, l'analisi di ogni brano procede per fasi: lettura globale e contestualizzazione, analisi morfosintattica (reggenti, subordinate, costrutti notevoli), resa in italiano corretto, commento stilistico e interpretativo.
Ripasso attivo
Redigi una tabella comparativa Cesare/Sallustio su quattro assi (genere e metodo; posizione del narratore; stile e sintassi; interpretazione della crisi) e, sotto, un paragrafo di sintesi (8-10 righe) che spieghi perché i due rappresentano due modelli storiografici alternativi.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti