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Appunti/Lingua e cultura latina/Età repubblicana: Cesare, Sallustio, Cicerone
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Età repubblicana: Cesare, Sallustio, Cicerone

Nel I secolo a.C. la Repubblica romana entra nella sua crisi terminale: alle guerre civili e alla disgregazione del consenso politico corrisponde una straordinaria fioritura della prosa latina. Cesare piega la storiografia all'autorappresentazione nei Commentarii, Sallustio inaugura a Roma la monografia storica con una vena pessimistica e moralistica, Cicerone porta l'oratoria, la filosofia e l'epistolografia al loro vertice classico. Questo appunto ricostruisce il quadro storico, analizza i tre autori per generi, stile e finalità, e guida alla lettura e al commento dei loro testi secondo le Indicazioni Nazionali e il profilo dell'Esame di Stato.

5 sezioni·~24 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0888 / 16
Profilo d’esame
Analizzare e contestualizzare testi storiografici, oratori e filosofici dell'età repubblicanaRiconoscere stili, generi e finalità comunicative degli autori (Cesare, Sallustio, Cicerone)Collegare la produzione letteraria alla crisi politica e istituzionale della tarda RepubblicaTradurre, comprendere e interpretare brani d'autore cogliendone strutture morfosintattiche e registro stilistico
Operatori:analizzacontestualizzaconfrontaspiegatraducicommentaillustrainterpretadescrivigiustifica

livello base

A tutti gli indirizzi liceali si richiede di collocare i tre autori nel contesto della crisi repubblicana, riconoscerne generi e caratteri stilistici fondamentali e analizzare brani noti in traduzione o con testo a fronte.

livello avanzato

Al Liceo Classico si chiede in più la traduzione e l'analisi morfosintattica autonoma di brani d'autore (anche in vista della seconda prova) e un confronto critico più fine fra i modelli storiografici e fra l'ideale ciceroniano e la realtà politica del tempo.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Età repubblicana: Cesare, Sallustio, Cicerone
    • 01La crisi della Repubblica: quadro storico-culturale○
    • 02Cesare e i Commentarii◐
    • 03Sallustio e la monografia storica◐
    • 04Cicerone: oratoria, opere retoriche e filosofiche, epistolografia●
    • 05Lettura, analisi e confronto dei testi d'autore●
§ 01

La crisi della Repubblica: quadro storico-culturale#

●○○BaseLPOSA-latino-storia-letteratura-eta-repubblicanaLPIl contesto storico della tarda Repubblica e la crisi delle istituzioni (I sec. a.C.)

Linea del tempo della tarda Repubblica con i tre autori

La tarda RepubblicaLinea del tempo da -100 a -30, -82: Silla, -63: Catilina, -48: Farsalo, -44: Idi 44−100−30a.C.−82Silla−63Catilina−48Farsalo−44Idi 44
Fig. 1Vite dei tre autori: Cicerone 106–43 a.C., Cesare 100–44 a.C., Sallustio 86–35 a.C. Snodi politici: dittatura di Silla (82–79), congiura di Catilina (63), conquista della Gallia (58–51), battaglia di Farsalo (48), Idi di marzo (44).

Punti chiave

Il I secolo a.C. è il secolo della crisi e del crollo della Repubblica: per comprendere Cesare, Sallustio e Cicerone occorre prima ricostruire lo sfondo politico-istituzionale in cui essi scrivono e agiscono, perché la loro opera nasce dentro lo scontro fra le grandi figure che si contendono il potere.
Le tensioni sociali aperte dall'età dei Gracchi (133-121 a.C.) — la questione agraria, il rapporto fra Senato e ceto equestre, l'integrazione degli Italici — sfociano nello scontro fra optimates (difensori del primato senatorio) e populares (fautori delle assemblee popolari e di Mario poi di Cesare). La guerra civile fra Mario e Silla, la dittatura sillana (82-79 a.C.) e le sue proscrizioni mostrano che le istituzioni repubblicane non reggono più la dimensione imperiale di Roma.
Il ricorso ai poteri personali e ai grandi comandi militari diventa la regola: la congiura di Catilina (63 a.C.), il primo triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso (60 a.C.), la guerra civile fra Cesare e Pompeo (49-45 a.C.) culminata a Farsàlo, l'assassinio di Cesare alle Idi di marzo del 44 a.C. e infine il secondo triumvirato e lo scontro che porterà ad Azio (31 a.C.) segnano la fine di fatto della libera res publica.
Sul piano culturale, la nobiltà romana ha ormai assimilato la paideia greca: si diffondono retorica, filosofia (epicureismo, stoicismo, Accademia), erudizione. La prosa latina raggiunge in questo clima la sua piena maturità classica, e la stessa parola scritta — orazione, commentario, monografia, lettera — diventa strumento di lotta politica, autodifesa e costruzione della propria immagine pubblica.
Esempio svolto

Costruire una linea del tempo ragionata della tarda Repubblica

Ordina cronologicamente i seguenti eventi e collega ciascuno all'autore o all'opera pertinente: congiura di Catilina; consolato di Cicerone; conquista della Gallia; battaglia di Farsàlo; Idi di marzo; morte di Cicerone.

  1. 01Individua l'ordine cronologico

    63 a.C. consolato di Cicerone e congiura di Catilina; 58-51 a.C. conquista della Gallia; 48 a.C. battaglia di Farsàlo; 44 a.C. Idi di marzo (uccisione di Cesare); 43 a.C. morte di Cicerone.

  2. 02Associa gli eventi alle opere

    Il consolato e la congiura → le Catilinariae di Cicerone e il De Catilinae coniuratione di Sallustio; la conquista della Gallia → il De bello Gallico di Cesare; la guerra civile e Farsàlo → il De bello civili di Cesare; la fine della Repubblica → le Philippicae di Cicerone, che gli costano la vita.

  3. 03Spiega il nesso storia-letteratura

    Ogni grande snodo politico genera un'opera: l'azione e la sua narrazione/giustificazione procedono insieme, segno che la scrittura è parte della contesa per il potere.

Risultato: Sequenza: 63 → 58-51 → 48 → 44 → 43 a.C.; ciascun evento risulta documentato da almeno un'opera coeva dei tre autori, a riprova del legame fra crisi e produzione letteraria.

Obiettivo Maturità

  • Saper collocare con sicurezza i tre autori entro la cronologia del I sec. a.C. (Cicerone 106-43; Cesare 100-44; Sallustio 86-35 a.C. circa) e correlarli agli eventi-chiave (Catilina, guerra civile, Idi di marzo).
  • All'orale del colloquio è frequente la richiesta di collegare la produzione letteraria alla crisi politica: dimostra di saper spiegare PERCHÉ la storiografia e l'oratoria fioriscono proprio nel momento del tracollo istituzionale.

Errori frequenti

  • Confondere il primo triumvirato (60 a.C., accordo privato fra Cesare, Pompeo e Crasso) con il secondo triumvirato (43 a.C., magistratura straordinaria di Ottaviano, Antonio e Lepido): sono cose diverse, a distanza di una generazione.
  • Datare la fine della Repubblica all'uccisione di Cesare (44 a.C.): le Idi di marzo non restaurano la Repubblica, ma aprono una nuova fase di guerre civili che si chiude solo con Azio (31 a.C.) e il principato di Augusto.

Approfondimento

La crisi della Repubblica non e un semplice sfondo, ma una crisi strutturale che spiega perche proprio in essa fiorisca la grande prosa latina. Alla radice sta la sproporzione fra le dimensioni ormai imperiali di Roma e istituzioni cittadine pensate per una comunita ristretta: la riforma militare di Mario, aprendo l'esercito ai proletari, crea legioni fedeli al comandante piu che allo Stato, e nascono cosi le clientele militari su cui si fondano i poteri personali. Le tensioni aperte dall'eta dei Gracchi (133-121 a.C.) — la questione agraria, il rapporto fra Senato e ceto equestre, l'integrazione degli Italici — sfociano nello scontro fra «optimates» (difensori del primato senatorio) e «populares» (fautori delle assemblee e dei grandi comandi), attraverso la guerra civile fra Mario e Silla, la dittatura sillana con le sue proscrizioni, la congiura di Catilina (63 a.C.), il primo triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso (60 a.C., accordo privato), la guerra civile fra Cesare e Pompeo (49-45 a.C.) culminata a Farsalo, le Idi di marzo (44 a.C.) e il secondo triumvirato di Ottaviano, Antonio e Lepido (43 a.C., magistratura straordinaria) fino ad Azio (31 a.C.). Va tenuta ferma la distinzione fra i due triumvirati e va evitato l'errore di datare la fine della Repubblica all'uccisione di Cesare: le Idi non la restaurano, ma aprono una nuova fase di guerre civili. In questo clima la parola scritta — orazione, commentario, monografia, lettera — diventa strumento di lotta politica, autodifesa e costruzione dell'immagine pubblica, ed e questa la ragione profonda per cui la storiografia e l'oratoria toccano il vertice proprio nel momento del tracollo istituzionale.

Ripasso attivo

Componi un paragrafo argomentativo (8-10 righe) che spieghi la tesi: «Nell'età della crisi repubblicana la letteratura in prosa diventa uno strumento di lotta politica». Sostieni la tesi con almeno tre esempi tratti dalle opere di Cesare, Sallustio e Cicerone.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Cesare e i Commentarii#

●●○StandardLPOSA-latino-storia-letteratura-eta-repubblicanaLPCesare: i Commentarii (De bello Gallico, De bello civili), tra storiografia e autorappresentazione, lo stile

I Commentarii di Cesare: le due opere a confronto

I Commentarii di CesareTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Aspetto · De bello Gallico · De bello civili; Libri · 7 (+VIII, Irzio) · 3; Oggetto · guerra in Gallia · guerra civile; Arco · 58–51 a.C. · 49–48 a.C.; Fine · prestigio · autodifesaASPETTODE BELLO GALLICODE BELLO CIVILILibri7 (+VIII, Irzio)3Oggettoguerra in Galliaguerra civileArco58–51 a.C.49–48 a.C.Fineprestigioautodifesa
Fig. 2Stile limpido, terza persona. Il De bello Gallico (con l'etnografia di Galli e Germani nel libro VI) mira al prestigio del conquistatore; il De bello civili è un'autodifesa politica che scarica la colpa sugli avversari (contro Pompeo).

Punti chiave

Gaio Giulio Cesare (100-44 a.C.) è insieme protagonista e narratore della storia: i suoi Commentarii non sono opere di pura erudizione, ma resoconti scritti da chi i fatti li ha compiuti, con un preciso fine politico di giustificazione e di costruzione della propria immagine presso il popolo romano.
Il genere del commentarius si colloca a metà fra l'appunto memorialistico e la storiografia: in origine i commentarii erano resoconti scarni di magistrati e generali, materiale grezzo per gli storici. Cesare ne fa un genere d'arte, mantenendone però l'apparente semplicità e oggettività, che è la vera arma retorica dell'opera.
Il De bello Gallico (sette libri, più un ottavo aggiunto dal luogotenente Aulo Irzio) narra in forma annalistica le campagne in Gallia (58-52/51 a.C.); il De bello civili (tre libri) racconta lo scontro con Pompeo e il partito senatorio (49-48 a.C.). Celebre l'incipit etnografico «Gallia est omnis divisa in partes tres» e la digressione sui Galli e i Germani (libro VI), che fornisce un quadro etnografico funzionale a presentare l'impresa come difesa e civilizzazione.
Lo stile è il tratto più studiato: Cesare scrive di sé in TERZA persona (Caesar, non ego), creando un effetto di distacco e di apparente imparzialità; la lingua è la cosiddetta «purezza» del latino classico — lessico sobrio e selezionato, sintassi nitida, periodo lineare, evitati arcaismi e ricercatezze. Cicerone stesso ne lodò la nudità elegante: l'oggettività è costruita, e proprio per questo persuasiva.
Esempio svolto

Traduzione commentata dell'incipit del De bello Gallico

Traduci e commenta: «Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur.»

  1. 01Analisi sintattica

    Proposizione principale: «Gallia est omnis divisa in partes tres» (est divisa = perfetto passivo di divido; omnis è predicativo o attributo enfatico = 'la Gallia nel suo insieme'). Segue una relativa «quarum... incolunt Belgae» (quarum genitivo partitivo retto da partes); incolunt regge i tre soggetti Belgae, Aquitani, e la relativa «qui... appellantur».

  2. 02Scelte lessicali

    incolunt = 'abitano'; appellantur = 'sono chiamati'; ipsorum lingua / nostra (sott. lingua) = 'nella loro lingua / nella nostra', ablativo di limitazione. Resa: «La Gallia nel suo complesso è divisa in tre parti, di cui una è abitata dai Belgi, un'altra dagli Aquitani, la terza da coloro che nella loro lingua si chiamano Celti, nella nostra Galli.»

  3. 03Commento stilistico e ideologico

    Il tono è quello asettico di una scheda geografica: nessun 'io', verbo essere e presenti gnomici. Ma la suddivisione netta in tre parti e la distinzione linguistica preparano il lettore a un territorio frammentato e quindi 'da ordinare', legittimando implicitamente la conquista.

Risultato: «La Gallia nel suo complesso è divisa in tre parti, di cui una è abitata dai Belgi, un'altra dagli Aquitani, la terza da coloro che nella loro lingua si chiamano Celti, nella nostra Galli.» La sobrietà descrittiva è già strategia persuasiva.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare il paradosso dei Commentarii: massima apparenza di oggettività (terza persona, stile limpido) e fortissima finalità autoapologetica e propagandistica. È il punto critico più richiesto all'esame.
  • Conoscere con precisione titolo, numero dei libri, oggetto e arco cronologico delle due opere, distinguendo nettamente De bello Gallico (guerra esterna, Gallia) e De bello civili (guerra civile contro Pompeo).

Errori frequenti

  • Definire Cesare uno storico «imparziale»: la limpidezza dello stile e la terza persona sono strumenti retorici al servizio di una precisa autorappresentazione, non garanzia di neutralità.
  • Attribuire a Cesare l'intero De bello Gallico: l'ottavo libro è opera di Aulo Irzio, che lo aggiunse per completare il racconto fino allo scoppio della guerra civile.

Approfondimento

Il paradosso dei «Commentarii» — massima apparenza di oggettivita al servizio di una precisa autorappresentazione — merita un'analisi ravvicinata, perche e il punto critico piu richiesto all'esame. Il genere stesso e strategico: il «commentarius» era in origine un resoconto scarno di magistrati e generali, materiale grezzo destinato agli storici; Cesare ne fa un genere d'arte conservandone l'apparente semplicita e oggettivita, che diventa cosi la vera arma retorica dell'opera. Il primo dispositivo e l'uso della terza persona: Cesare parla di se come «Caesar», non «ego», creando un effetto di distacco e di imparzialita che presenta le sue decisioni come constatazioni di fatto. Il secondo e la «purezza» della lingua — lessico sobrio e selezionato, sintassi nitida, periodo lineare, arcaismi e ricercatezze evitati — che Cicerone loda nel «Brutus» come una nudita elegante e persuasiva. Il terzo e la cornice etnografica: la digressione sui Galli e sui Germani del libro VI, come l'incipit «Gallia est omnis divisa in partes tres», costruisce un quadro dei popoli funzionale a presentare l'impresa come difesa e civilizzazione, non come conquista aggressiva. Vanno inoltre distinte con precisione le due opere: il «De bello Gallico» (sette libri, piu un ottavo di Aulo Irzio) narra le campagne in Gallia del 58-51 a.C. in forma annalistica; il «De bello civili» (tre libri) racconta lo scontro con Pompeo e il partito senatorio (49-48 a.C.). Definire Cesare uno storico imparziale sarebbe l'errore capitale: la limpidezza dello stile e la terza persona non garantiscono neutralita, ma la costruiscono a fini di consenso politico.

Ripasso attivo

Leggi l'incipit del De bello Gallico («Gallia est omnis divisa in partes tres...»). Analizza in che modo, già nelle prime righe, l'apparente sobrietà descrittiva prepari e legittimi l'intervento militare romano; rispondi in 8-10 righe.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Sallustio e la monografia storica#

●●○StandardLPOSA-latino-storia-letteratura-eta-repubblicanaLPSallustio: la monografia storica (De Catilinae coniuratione, Bellum Iugurthinum), il pessimismo e l'archeologia morale

Mappa concettuale: il pessimismo storiografico di Sallustio

Il pessimismo di SallustioGrafo, 146 a.C.: caduta di Cartagine → Fine del metus hostilis, Fine del metus hostilis → Ambitio e avaritia, Ambitio e avaritia → Corruzione dei mores, Corruzione dei mores → Crisi della Repubblica146 a.C.: cadutadi CartagineFine del metushostilisAmbitio eavaritiaCorruzione deimoresCrisi dellaRepubblica
Fig. 3Con la distruzione di Cartagine (146 a.C.) viene meno il metus hostilis (la paura del nemico) che teneva unita la città; subentrano l'ambitio e l'avaritia, la corruzione dei mores e la crisi della Repubblica.

Punti chiave

Gaio Sallustio Crispo (86-35 a.C. circa), uomo politico schierato con i populares e con Cesare, ritiratosi dalla vita pubblica si dedica alla storiografia: a lui si deve l'introduzione a Roma della monografia storica, opera che concentra il racconto su un singolo evento o tema anziché seguire l'annalistica anno per anno.
Il De Catilinae coniuratione (o Bellum Catilinae) ricostruisce la congiura del 63 a.C.: Sallustio vi vede il sintomo della corruzione morale che divora la nobiltà romana. Il Bellum Iugurthinum narra la guerra contro il re numida Giugurta (111-105 a.C.) e denuncia l'avidità e l'inettitudine della classe dirigente senatoria. Resta incompiuta la più ampia opera annalistica delle Historiae.
Tratto distintivo è il pessimismo storiografico: per Sallustio la causa profonda della crisi è la decadenza dei costumi (mores), prodotta dall'ambizione (ambitio) e dall'avidità (avaritia) dilagate dopo la distruzione di Cartagine (146 a.C.), venuto meno il metus hostilis, il timore del nemico che teneva unita la cittadinanza. Ogni monografia si apre con un proemio filosofico-moralistico e contiene spesso un'archeologia, cioè un excursus sulle origini del fenomeno trattato.
Lo stile è inconfondibile e opposto a quello di Cesare: brevitas (concisione fino all'oscurità), gravitas sentenziosa, asimmetria sintattica (variatio), arcaismi e inconcinnitas, cioè la ricerca della disarmonia voluta sul modello di Tucidide. La storia è scandita da ritratti morali memorabili (Catilina, Sempronia, il confronto Cesare/Catone) e da discorsi che fanno emergere il senso degli eventi.
Esempio svolto

Analisi guidata del ritratto di Catilina

Analizza il celebre ritratto iniziale: «L. Catilina, nobili genere natus, fuit magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque.» Individua la tecnica del ritratto morale sallustiano.

  1. 01Struttura sintattica

    Soggetto «L. Catilina», participio attributivo «nobili genere natus» (ablativo di origine = 'nato da nobile stirpe'); predicato «fuit», con ablativi di qualità «magna vi et animi et corporis» (di grande forza d'animo e di corpo) e «ingenio malo pravoque» (di indole malvagia e perversa).

  2. 02Il dispositivo dell'antitesi

    Il ritratto è costruito su un'antitesi netta segnata da «sed»: doti naturali eccezionali (vis animi et corporis) CONTRO il loro impiego perverso (ingenio malo). Catilina è il talento corrotto, immagine emblematica della nobiltà romana decaduta.

  3. 03Valore esemplare

    Il singolo personaggio diventa exemplum della tesi storica: la grandezza romana si è rovesciata in distruttività perché i mores si sono guastati. Il ritratto non descrive, giudica.

Risultato: «Lucio Catilina, nato da nobile stirpe, fu di grande forza d'animo e di corpo, ma di indole malvagia e perversa.» L'antitesi sed condensa l'intera diagnosi morale dell'opera.

Obiettivo Maturità

  • Definire con precisione la monografia storica come scelta di genere (un solo tema/evento) e saper distinguere le due opere per oggetto e datazione (Catilina 63 a.C.; Giugurta 111-105 a.C.).
  • Spiegare l'interpretazione morale della crisi: ambitio e avaritia, la perdita dei mores maiorum, il ruolo del metus hostilis. È il nucleo concettuale più richiesto e si presta bene al confronto con Cesare e con il colloquio pluridisciplinare.

Errori frequenti

  • Considerare Sallustio un cronista neutro: la sua è una storiografia tesi, dichiaratamente moralistica, in cui i fatti illustrano una diagnosi della decadenza morale di Roma.
  • Scambiare lo stile sallustiano per trascuratezza: la brevitas, la variatio e l'inconcinnitas sono scelte stilistiche consapevoli e raffinate, modellate su Tucidide, non improvvisazione.

Approfondimento

La grandezza di Sallustio sta nell'aver dato alla storiografia latina un genere e uno stile perfettamente coerenti con la sua tesi. Il genere e la monografia storica, che concentra il racconto su un singolo evento o tema — la congiura di Catilina, la guerra giugurtina — invece di seguire l'annalistica anno per anno: una scelta di derivazione greca (il modello e Tucidide) che permette di illuminare un fenomeno nella sua causalita profonda. La struttura di ogni monografia e ricorrente: un proemio filosofico-moralistico che enuncia i principi generali, un'«archeologia» (excursus sulle origini del fenomeno trattato), ritratti morali dei protagonisti e discorsi che fanno emergere il senso degli eventi. Il contenuto e dominato dal pessimismo storiografico: per Sallustio la causa profonda della crisi e la decadenza dei costumi (mores), prodotta da ambizione (ambitio) e avidita (avaritia) dilagate dopo la distruzione di Cartagine (146 a.C.), venuto meno il «metus hostilis» — il timore del nemico esterno che teneva unita e virtuosa la cittadinanza. Lo stile e l'esatta traduzione formale di questa visione, e va compreso come scelta consapevole, non come trascuratezza: «brevitas» (concisione fino all'oscurita), «gravitas» sentenziosa, «variatio» (l'asimmetria voluta), «inconcinnitas» (la disarmonia ricercata) e arcaismi, tutto modellato su Tucidide. I celebri ritratti — Catilina «nobili genere natus, magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque», Sempronia, il confronto Cesare/Catone — condensano nella forma l'intera diagnosi morale: la storiografia di Sallustio e una storiografia-tesi, dichiaratamente interpretativa.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo (8-10 righe) la formula sallustiana per cui la rovina di Roma comincia «metu hostili in bonis artibus civitatem retinente» (finché il timore del nemico tenne la città nelle buone arti). Illustra il nesso fra distruzione di Cartagine, fine del metus hostilis e corruzione dei costumi.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Cicerone: oratoria, opere retoriche e filosofiche, epistolografia#

●●●ApprofondimentoLPOSA-latino-storia-letteratura-eta-repubblicanaLPCicerone: orazioni, opere retoriche, filosofiche ed epistolografia; la concezione politica e l'humanitas

L'opera di Cicerone per generi

L'opera di CiceroneDiagramma ad albero, 4 percorsi, Dati: Orazioni: Verrinae, Catilinariae, Pro Milone, Philippicae; Retorica: De oratore, Brutus, Orator; Filosofia: De re publica, De officiis, Tusculanae; Lettere: Ad familiares, Ad AtticumCiceroneOrazioni: Verrinae, Catilinariae, Pro M…Retorica: De oratore, Brutus, OratorFilosofia: De re publica, De officiis, …Lettere: Ad familiares, Ad Atticum
Fig. 4Ideale ciceroniano: humanitas, unione di eloquenza e sapienza; lo stile della concinnitas. Fra le opere filosofico-politiche anche il De amicitia; fra le lettere, Ad Quintum.

Punti chiave

Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.), homo novus di Arpino, è la figura intellettuale più completa dell'età repubblicana: oratore, uomo politico, teorico della retorica, filosofo divulgatore ed epistolografo. La sua opera fissa il canone della prosa latina classica e tramanda all'Occidente l'ideale dell'humanitas, la formazione integrale dell'uomo libero.
Le orazioni si dividono per ambito: giudiziarie (Pro Roscio Amerino, Pro Milone, le Verrinae contro il malgoverno di Verre in Sicilia) e politiche o deliberative (le quattro Catilinariae del 63 a.C., contro la congiura; le quattordici Philippicae contro Marco Antonio, che gli costeranno la vita nel 43 a.C.). Celeberrimo l'esordio della prima Catilinaria, «Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?».
Le opere retoriche teorizzano la formazione dell'oratore ideale, che per Cicerone deve unire eloquenza e sapienza: il De oratore (in forma dialogica), il Brutus (storia dell'eloquenza romana), l'Orator. Le opere politiche e filosofiche, scritte soprattutto negli anni del ritiro forzato, traducono in latino il pensiero greco con la prosa più equilibrata: il De re publica (con il Somnium Scipionis) e il De legibus sulla migliore costituzione; il De officiis sui doveri; e i dialoghi morali De amicitia, De senectute, le Tusculanae disputationes.
L'epistolografia (le raccolte Ad familiares, Ad Atticum, Ad Quintum fratrem, Ad Brutum) costituisce un documento di eccezionale valore: lettere private e pubbliche che rivelano l'uomo dietro l'oratore, le sue incertezze, la cronaca quotidiana del tracollo repubblicano. Sul piano stilistico Cicerone è il maestro del periodo ampio e architettato (la concinnitas), con simmetrie, clausole ritmiche e un equilibrio che diventerà il modello del classicismo (ciceronianismo).
Esempio svolto

Commento retorico dell'esordio della prima Catilinaria

Commenta: «Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? quam diu etiam furor iste tuus nos eludet? quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?»

  1. 01Tipo di esordio

    È un esordio ex abrupto: niente preambolo, l'oratore aggredisce subito Catilina presente in Senato con tre domande retoriche incalzanti. La tensione drammatica è massima dalla prima parola.

  2. 02Figure retoriche

    Interrogationes (domande retoriche) in serie; anafora del modulo interrogativo (quo usque... quam diu... quem ad finem); apostrofe diretta all'avversario («Catilina»); il polisindeto emotivo e l'uso di termini connotati (furor, audacia effrenata) costruiscono il ritratto morale del nemico.

  3. 03Effetto e strategia

    Le tre domande creano un climax di indignazione e collocano Cicerone come voce dello Stato («nostra», «nos»): l'oratore si fa portavoce della comunità e isola Catilina come corpo estraneo. La forma è già condanna.

Risultato: «Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Per quanto tempo ancora questa tua follia si farà beffe di noi? A quale termine si lancerà la tua sfrenata audacia?» L'esordio ex abrupto, fondato su anafora e interrogationes, trasforma l'apertura in un atto d'accusa.

Obiettivo Maturità

  • Saper classificare l'opera ciceroniana per generi (orazioni giudiziarie/politiche; opere retoriche; opere filosofico-politiche; epistolario) con almeno un titolo-chiave per ciascun ambito.
  • Definire e contestualizzare i concetti di humanitas, di concordia ordinum (l'accordo fra Senato e cavalieri) e di oratore ideale (eloquenza + sapienza), perché ricorrono nel colloquio e nei collegamenti pluridisciplinari (filosofia, storia, diritto).

Errori frequenti

  • Ridurre Cicerone all'oratore: la sua opera filosofica e l'epistolario sono parte centrale del programma e dell'eredità europea (mediazione del pensiero greco, lessico filosofico latino).
  • Confondere le Catilinariae (4 orazioni del 63 a.C. contro Catilina) con le Philippicae (14 orazioni contro Antonio): diverso bersaglio, diverso momento storico, diverso esito biografico.

Approfondimento

La centralita di Cicerone nella tradizione occidentale si misura su due piani da tenere insieme. Sul piano dello stile, egli fissa il modello del periodo ampio e architettato (la «concinnitas»): un periodo costruito per simmetrie, con «membra» bilanciati, subordinate concatenate, incisi che si aprono e si chiudono con perfetto equilibrio, e clausole ritmiche che ne suggellano la cadenza. E il «ciceronianismo», il canone della prosa d'arte classica, contro cui reagira lo stile «nuovo» e spezzato di Seneca. Un'analisi dell'esordio della prima Catilinaria — «Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?» — mostra l'oratore all'opera: l'esordio «ex abrupto», senza premesse, fondato sull'anafora («quo usque... quam diu... quem ad finem») e su una serie di «interrogationes» incalzanti, trasforma l'apertura in un atto d'accusa che isola l'avversario e costruisce il pathos dell'indignazione. Sul piano dei contenuti, la sua opera va colta nella sua ampiezza: le orazioni giudiziarie (Pro Roscio, Pro Milone, le Verrine) e politiche (le quattro Catilinarie, le quattordici Filippiche contro Antonio, che gli costeranno la vita); le opere retoriche sull'oratore ideale che unisce eloquenza e sapienza (De oratore, Brutus, Orator); le opere filosofiche e politiche che traducono in latino il pensiero greco, coniando il lessico filosofico latino (De re publica col Somnium Scipionis, De officiis, De amicitia, De senectute, le Tusculanae); l'epistolario (Ad familiares, Ad Atticum), documento eccezionale dell'uomo dietro l'oratore. Ridurre Cicerone all'oratoria significherebbe perdere la sua eredita piu duratura: la mediazione del pensiero greco e i concetti di «humanitas», «concordia ordinum», «otium cum dignitate».

Ripasso attivo

Analizza l'esordio della prima Catilinaria («Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?»): individua almeno due figure retoriche e spiega come l'oratore costruisce fin dalle prime parole il pathos dell'indignazione e l'isolamento dell'avversario. Rispondi in 10-12 righe.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

Lettura, analisi e confronto dei testi d'autore#

●●●ApprofondimentoLPOSA-latino-storia-letteratura-eta-repubblicanaLPLettura e analisi di testi; confronto tra i modelli storiografici e oratori dell'età repubblicana

Tabella comparativa Cesare / Sallustio (storiografia)

Cesare e Sallustio a confrontoTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Aspetto · Cesare · Sallustio; Genere · commentarius · monografia; Narratore · protagonista · giudice morale; Stile · limpido, lineare · brevitas, inconc.; Crisi · apologia implicita · decadenza moresASPETTOCESARESALLUSTIOGenerecommentariusmonografiaNarratoreprotagonistagiudice moraleStilelimpido, linearebrevitas, inconc.Crisiapologia implicitadecadenza mores
Fig. 5Cesare scrive commentarii (resoconto) da protagonista in terza persona, con stile limpido e un'apologia implicita della propria azione; Sallustio la monografia storica da narratore esterno e giudice morale, con brevitas e inconcinnitas, leggendo la crisi come decadenza dei mores.

Punti chiave

L'obiettivo conclusivo del programma è saper leggere, analizzare e confrontare i testi: non basta conoscere autori e opere, occorre saperli mettere a confronto sul piano dei contenuti, delle finalità e dello stile, e tradurli o commentarli con precisione filologica.
Sul terreno storiografico, il confronto Cesare/Sallustio è centrale: entrambi raccontano la crisi, ma con metodo e stile opposti. Cesare è partecipe e apologetico, scrive in terza persona con stile limpido e lineare (subordinazione regolare, lessico sobrio); Sallustio è esterno e moralistico, predilige la brevitas, l'inconcinnitas e la variatio, e interpreta i fatti alla luce della decadenza dei mores. Cesare costruisce un'oggettività apparente; Sallustio dichiara apertamente la propria tesi.
Sul terreno oratorio e politico, Cicerone offre il modello della prosa d'arte ampia e architettata (concinnitas) e l'ideale dell'humanitas e della concordia ordinum, in cui la parola serve la libertas. Il confronto fra l'ideale repubblicano ciceroniano e la realtà del potere personale di Cesare illumina il dramma di un'intera generazione di intellettuali.
Metodologicamente, l'analisi di un brano d'autore procede per fasi: lettura globale e contestualizzazione (autore, opera, momento storico); analisi morfosintattica (individuazione di reggenti e subordinate, dei costrutti notevoli come l'ablativo assoluto e il cum narrativo); resa in italiano corretto e coerente; commento stilistico (figure, registro, scelte lessicali) e interpretativo (finalità, ideologia).
Esempio svolto

Costruire un confronto argomentato Cesare/Sallustio (modello da colloquio)

Imposta un confronto fra Cesare e Sallustio come storiografi, mostrando come la diversa finalità si rifletta nello stile.

  1. 01Fissa l'asse del confronto

    Scegli criteri omogenei: (1) genere e metodo; (2) posizione del narratore rispetto ai fatti; (3) stile e sintassi; (4) interpretazione della crisi repubblicana.

  2. 02Compila i due termini

    Cesare: commentarius, narratore-protagonista in terza persona, stile limpido e lineare, oggettività apparente al servizio dell'autoapologia. Sallustio: monografia storica, narratore esterno e giudice, brevitas/inconcinnitas/variatio, lettura moralistica fondata su ambitio, avaritia e perdita dei mores.

  3. 03Trai la sintesi interpretativa

    La forma serve la finalità: Cesare deve apparire credibile e neutro per persuadere, quindi sceglie la chiarezza; Sallustio deve denunciare la decadenza, quindi sceglie uno stile aspro e sentenzioso che 'pesa' moralmente i fatti. Due risposte opposte alla medesima crisi.

Risultato: Un confronto ben costruito mostra che la differenza stilistica (chiarezza ciceroniano-cesariana vs asprezza sallustiana) è funzione della diversa finalità storiografica: persuadere apparendo oggettivi contro giudicare moralmente.

Obiettivo Maturità

  • Il confronto fra autori e modelli (Cesare vs Sallustio sul piano storiografico; Cicerone come terzo polo oratorio-politico) è una richiesta tipica del colloquio: prepara un quadro comparativo per metodo, stile e finalità.
  • Per il Liceo Classico, la seconda prova può proporre la traduzione di un brano d'autore con quesiti di comprensione, analisi e contestualizzazione: esercita la procedura completa lettura → analisi → resa → commento secondo i quadri di riferimento MIM.

Errori frequenti

  • Limitare il confronto a un elenco di differenze stilistiche senza collegarle alle finalità: lo stile limpido di Cesare e quello aspro di Sallustio NON sono scelte gratuite, ma servono progetti comunicativi diversi (persuadere apparendo oggettivo / giudicare moralmente).
  • Nel commento, tradurre senza analizzare: una buona analisi parte sempre dalle strutture morfosintattiche del testo latino, non da una parafrasi a senso del contenuto.

Approfondimento

L'obiettivo conclusivo del percorso repubblicano e saper costruire un confronto argomentato, e il caso esemplare e Cesare/Sallustio, i due storiografi della crisi. Il confronto va organizzato per assi e, soprattutto, va sempre ricondotto alle finalita, perche lo stile non e mai una scelta gratuita ma lo strumento di un progetto comunicativo. Sull'asse del genere e del metodo: Cesare adotta il «commentarius» dall'apparente oggettivita, Sallustio la monografia dichiaratamente interpretativa. Sull'asse della posizione del narratore: Cesare e partecipe e apologetico, scrive in terza persona per creare distacco; Sallustio e esterno e moralistico, giudica dall'alto della sua diagnosi. Sull'asse dello stile e della sintassi: Cesare pratica la subordinazione regolare, il lessico sobrio, il periodo lineare (la «purezza» classica); Sallustio la «brevitas», l'«inconcinnitas», la «variatio», gli arcaismi. Sull'asse dell'interpretazione della crisi: Cesare costruisce un'oggettivita apparente che legittima la sua azione, Sallustio dichiara apertamente la tesi della decadenza dei «mores». La conclusione da tenere ferma e che la chiarezza cesariana e l'asprezza sallustiana servono progetti opposti — persuadere apparendo oggettivi contro giudicare moralmente — e che il terzo polo, Cicerone, offre con la «concinnitas» e l'ideale dell'«humanitas» e della «concordia ordinum» il modello di una prosa in cui la parola serve la «libertas». Metodologicamente, l'analisi di ogni brano procede per fasi: lettura globale e contestualizzazione, analisi morfosintattica (reggenti, subordinate, costrutti notevoli), resa in italiano corretto, commento stilistico e interpretativo.

Ripasso attivo

Redigi una tabella comparativa Cesare/Sallustio su quattro assi (genere e metodo; posizione del narratore; stile e sintassi; interpretazione della crisi) e, sotto, un paragrafo di sintesi (8-10 righe) che spieghi perché i due rappresentano due modelli storiografici alternativi.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01La crisi della Repubblica: quadro storico-culturale○
    • 02Cesare e i Commentarii◐
    • 03Sallustio e la monografia storica◐
    • 04Cicerone: oratoria, opere retoriche e filosofiche, epistolografia●
    • 05Lettura, analisi e confronto dei testi d'autore●

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Età repubblicana: Cesare, Sallustio, Cicerone

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Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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