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Tra Quattro e Cinquecento la cultura italiana ridefinisce la propria identità attorno alla centralità dell'uomo, alla riscoperta filologica dei classici e al mecenatismo delle corti. L'appunto attraversa la grande stagione rinascimentale leggendone tre vertici letterari: l'«Orlando furioso» di Ludovico Ariosto, equilibrio e ironia del poema cavalleresco; «Il Principe» di Niccolò Machiavelli, fondazione del pensiero politico moderno e della prosa scientifica della politica; la «Gerusalemme liberata» di Torquato Tasso, specchio della crisi e del clima della Controriforma. Si ricostruiscono contesto, poetiche, lingua e stile, fino al passaggio dall'armonia rinascimentale all'inquietudine di fine secolo.
4 sezioni~18 min di lettura4 competenzeLivello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi liceali è richiesto di conoscere autori, opere e caratteri dell'Umanesimo-Rinascimento e di analizzare un testo (anche in parafrasi) collocandolo nel contesto, distinguendo poema cavalleresco e trattato politico.
livello avanzato
Negli indirizzi a vocazione umanistico-linguistica (in particolare Classico e Linguistico) si approfondiscono la questione della lingua (Bembo), il rapporto con i modelli classici e cavallereschi e il confronto stilistico fra «Furioso» e «Liberata», con maggiore attenzione alla retorica e al verso (ottava, endecasillabo).
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Asse cronologico dell'Umanesimo e del Rinascimento
Spiega in un breve paragrafo argomentativo la differenza tra Umanesimo e Rinascimento, usando almeno un riferimento concreto per ciascuno.
Definisci l'Umanesimo come movimento culturale del Quattrocento centrato sulla riscoperta filologica dei classici e sugli studia humanitatis; il Rinascimento come la maturità artistico-letteraria del Cinquecento, età delle corti e del classicismo.
Per l'Umanesimo, la critica di Lorenzo Valla alla «Donazione di Costantino» mostra la forza del metodo filologico; per il Rinascimento, l'«Orlando furioso» di Ariosto e «Il Principe» di Machiavelli incarnano l'equilibrio e la nuova razionalità.
Sottolinea la continuità: il Rinascimento sviluppa e mette in opera gli ideali umanistici (centralità dell'uomo, modello dei classici) in forme artistiche compiute, dentro il sistema delle corti.
Chiudi indicando che i due termini designano fasi successive e complementari di un'unica grande stagione, non realtà opposte.
Risultato: Un paragrafo che distingue le due fasi (filologia quattrocentesca / fioritura artistica cinquecentesca), le esemplifica (Valla; Ariosto e Machiavelli) e ne mostra la continuità.
Errori frequenti
Approfondimento
La «centralità dell'uomo» ha un fondamento filosofico preciso, che conviene conoscere: nell'«Oratio de hominis dignitate» (1486) Giovanni Pico della Mirandola immagina Dio che dice all'uomo di non avergli dato un posto fisso nella scala degli esseri, perché sia lui stesso, con libero arbitrio, «arbiter et plasmator» di sé, capace di degradarsi alle bestie o di elevarsi agli angeli. È l'immagine più alta dell'antropologia umanistica, cui si affianca il neoplatonismo dell'Accademia fiorentina di Marsilio Ficino. Sul versante del metodo, la filologia non è erudizione ma arma critica: Lorenzo Valla, nelle «Elegantiae linguae Latinae» e nella dimostrazione sulla «Donazione di Costantino», smaschera il falso rilevando gli anacronismi linguistici del documento, e insegna che la parola, storicamente datata, è testimone della verità. La «questione della lingua» non ha infine una sola voce: alla soluzione classicistica di Bembo (il toscano trecentesco di Petrarca e Boccaccio) si oppongono la difesa del fiorentino vivo, riconducibile a Machiavelli, e la proposta di una lingua «cortigiana» sovraregionale, mentre la stampa di Aldo Manuzio a Venezia trasforma la circolazione stessa dei testi.
Ripasso attivo
In un testo espositivo di circa 15-20 righe, spiega che cosa si intende per «centralità dell'uomo» nell'Umanesimo, illustrando il ruolo della filologia (con un esempio) e quello del mecenatismo delle corti nel Rinascimento.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I tre nuclei narrativi dell'«Orlando furioso» e l'entrelacement
Data un'ottava del «Furioso», ricostruisci lo schema rimico e spiega perché questo metro favorisce l'effetto di chiusura ironica.
L'ottava è formata da otto endecasillabi (versi di undici sillabe metriche).
Etichetta le rime: i primi sei versi alternano due rime (A B A B A B), gli ultimi due formano un distico a rima baciata (C C). Lo schema è quindi ABABABCC.
I sei versi alternati svolgono il racconto; il distico finale CC, isolato e compatto, offre la sede ideale per la battuta, il commento o la conclusione sentenziosa del narratore.
Proprio nel distico finale si concentra spesso l'ironia ariostesca: il narratore chiude l'ottava con una osservazione che ridimensiona, sorride o sospende, accentuando il distacco.
Risultato: Schema ABABABCC; il distico baciato finale è la sede privilegiata del commento ironico e della chiusura sentenziosa tipici di Ariosto.
Errori frequenti
Approfondimento
L'ironia ariostesca va colta come struttura, non solo come tono. La tecnica dell'«entrelacement» — ereditata dai grandi cicli romanzeschi francesi — spezza di continuo i fili narrativi sul punto culminante, così che il narratore può intervenire, commentare, prendere le distanze: è un «cantus interruptus» che ricorda al lettore la finzione e ne governa il sorriso. Il mondo del «Furioso» è retto dalla «inchiesta», la ricerca perpetua di un oggetto (Angelica, l'onore, l'elmo) che continuamente sfugge: figura del desiderio umano, sempre in moto e mai sazio. Non a caso l'episodio della Luna (canto XXXIV) è una lucida meta-allegoria: nella valle delle cose perdute Astolfo trova il senno degli uomini chiuso in ampolle, e vi trova anche fama e progetti vani — persino la propria ragione. Sul piano formale, la conquista dell'«armonia» è documentata dalle tre redazioni (1516, 1521, 1532): nell'ultima Ariosto rivede sistematicamente la lingua per adeguarla alla norma toscana che Bembo va fissando, eliminando le forme padane e ferraresi. Il poema diventa così anche un modello linguistico, oltre che il manifesto dell'equilibrio rinascimentale.
Ripasso attivo
Leggi un'ottava dell'episodio di Astolfo sulla Luna e analizzala: individua lo schema metrico dell'ottava, due figure retoriche e spiega in che modo emergono l'ironia e l'allegoria della vanità dei desideri umani.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Mappa concettuale del pensiero politico di Machiavelli
Sul celebre passo in cui Machiavelli dichiara di voler andare «drieto alla verità effettuale della cosa, che alla immaginazione di essa», spiega il metodo e le conseguenze di questa scelta.
Riformula: Machiavelli sceglie di descrivere la realtà del potere così com'è («verità effettuale»), non come la immaginano gli idealisti, perché chi trascura ciò che si fa per ciò che si dovrebbe fare va incontro alla rovina.
È un metodo di osservazione realistica e quasi sperimentale: si parte dai fatti e dall'esperienza storica, non da modelli astratti di principe ideale.
Da qui discende la distinzione tra politica e morale: per «mantenere lo stato» il principe può dover agire diversamente da ciò che la morale comune prescrive, secondo la necessità.
Collega il passo alla situazione italiana del primo Cinquecento (instabilità, invasioni straniere) e all'esortazione finale a un principe capace di unire e difendere l'Italia.
Risultato: Il brano fonda l'analisi politica sul realismo della «verità effettuale», da cui derivano la separazione tra politica e morale e la prospettiva pragmatica del «mantenere lo stato».
Errori frequenti
Approfondimento
La genesi del «Principe» è raccontata da Machiavelli stesso in una celebre lettera all'amico Francesco Vettori (10 dicembre 1513): la sera, deposti i «panni» impolverati del contadino esiliato, indossa «panni reali e curiali» ed «entra nelle antique corti degli antiqui huomini», dialogando con loro; da quel commercio nasce l'«opuscolo De principatibus». Il trattato appartiene per genere alla tradizione medievale dello «speculum principis» (lo specchio del principe), ma la rovescia dall'interno: non insegna le virtù cristiane del buon governante, bensì l'arte realistica di conquistare e conservare il potere, prendendo a modello contemporaneo Cesare Borgia, il Valentino. Il fondamento è un pessimismo antropologico esplicito: gli uomini sono «ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori», e su questa natura, non su come dovrebbe essere, va costruita la politica. Da qui la fortuna controversa dell'opera: Rousseau vi leggerà il «libro dei repubblicani», uno smascheramento della tirannide; il Machiavelli dei «Discorsi» resta convinto assertore della libertà repubblicana; e Gramsci ne farà, nel Novecento, il «moderno Principe». Lo stereotipo del «machiavellismo» cinico tradisce così la complessità di un pensatore che analizza il potere per capirlo, non per celebrarlo.
Ripasso attivo
Spiega in un paragrafo argomentativo il rapporto tra «virtù» e «fortuna» nel «Principe», chiarendo che cosa intende Machiavelli con «verità effettuale» e perché ne deriva la separazione tra politica e morale.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Confronto tra «Orlando furioso» e «Gerusalemme liberata»
Confronta «Orlando furioso» e «Gerusalemme liberata» individuando le differenze fondamentali e spiegandone il significato storico-culturale.
Il «Furioso» è costruito sull'intreccio multiplo e l'entrelacement; la «Liberata» persegue l'unità d'azione attorno a un solo grande tema, la conquista di Gerusalemme.
Ariosto coltiva ironia e varietas con sereno distacco; Tasso punta a un fine serio e religioso, con tono sublime e «meraviglioso» cristiano, in sintonia con la Controriforma.
Nel «Furioso» domina l'equilibrio fiducioso del Rinascimento maturo; nella «Liberata» l'armonia si incrina nella tensione tra dovere e passione, fede e seduzione del mondo.
Le due opere segnano il prima e il dopo: l'apogeo rinascimentale e l'inizio della crisi che, con la Controriforma, chiude la grande stagione.
Risultato: Un confronto ordinato (struttura, finalità/tono, visione del mondo) che legge le due opere come i due poli del passaggio dall'equilibrio rinascimentale alla crisi di fine secolo.
Errori frequenti
Approfondimento
La «Liberata» nasce da una poetica meditata: nei «Discorsi dell'arte poetica» e poi nei «Discorsi del poema eroico» Tasso teorizza un poema che concili unità e varietà, verisimile storico e «meraviglioso» — ma un meraviglioso cristiano, ricondotto entro l'ortodossia controriformistica. Su questa architettura salda preme però un «dissidio» che è insieme culturale e personale: il superego religioso e l'attrazione per il desiderio, la disciplina e la seduzione del mondo. Gli episodi «erranti» — la selva incantata di Saron, i giardini di Armida, gli amori di Tancredi — sono la valvola di quella tensione. Emblematica la morte di Clorinda per mano di Tancredi che non la riconosce e che, battezzandola, ne riceve il perdono («Amico, hai vinto»): un nodo di eros e morte così potente che Sigmund Freud, in «Al di là del principio di piacere», lo assumerà come figura della «coazione a ripetere». Il dramma investe la biografia: tormentato da scrupoli religiosi, Tasso si autodenuncia all'Inquisizione e viene rinchiuso per anni nell'ospedale di Sant'Anna a Ferrara; alla fine rinnegherà il suo capolavoro riscrivendolo nella più rigida e devota «Gerusalemme conquistata» (1593). In lui la grande stagione rinascimentale si chiude nel dubbio e nella malinconia.
Ripasso attivo
Costruisci un paragrafo di confronto tra «Orlando furioso» e «Gerusalemme liberata» che metta a fuoco almeno tre differenze (struttura dell'intreccio, finalità del poema, tono e visione del mondo) e le colleghi al passaggio dall'equilibrio rinascimentale alla crisi della Controriforma.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti