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Umanesimo e Rinascimento: Ariosto, Machiavelli, Tasso

Tra Quattro e Cinquecento la cultura italiana ridefinisce la propria identità attorno alla centralità dell'uomo, alla riscoperta filologica dei classici e al mecenatismo delle corti. L'appunto attraversa la grande stagione rinascimentale leggendone tre vertici letterari: l'«Orlando furioso» di Ludovico Ariosto, equilibrio e ironia del poema cavalleresco; «Il Principe» di Niccolò Machiavelli, fondazione del pensiero politico moderno e della prosa scientifica della politica; la «Gerusalemme liberata» di Torquato Tasso, specchio della crisi e del clima della Controriforma. Si ricostruiscono contesto, poetiche, lingua e stile, fino al passaggio dall'armonia rinascimentale all'inquietudine di fine secolo.

4 sezioni·~18 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0444 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere i generi del poema cavalleresco e della trattatistica e collocarli nel contesto delle corti rinascimentaliAnalizzare la lingua e lo stile di Ariosto, Machiavelli e Tasso individuandone la poetica e gli scopi comunicativiCogliere il passaggio dall'equilibrio rinascimentale alla crisi della Controriforma attraverso i testiContestualizzare un testo letterario nell'opera, nell'autore e nel periodo storico-culturale, secondo la consegna
Operatori:analizzaspiegaconfrontainterpretacommentacontestualizzaillustragiustifica

livello base

A tutti gli indirizzi liceali è richiesto di conoscere autori, opere e caratteri dell'Umanesimo-Rinascimento e di analizzare un testo (anche in parafrasi) collocandolo nel contesto, distinguendo poema cavalleresco e trattato politico.

livello avanzato

Negli indirizzi a vocazione umanistico-linguistica (in particolare Classico e Linguistico) si approfondiscono la questione della lingua (Bembo), il rapporto con i modelli classici e cavallereschi e il confronto stilistico fra «Furioso» e «Liberata», con maggiore attenzione alla retorica e al verso (ottava, endecasillabo).

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Umanesimo e Rinascimento: Ariosto, Machiavelli, Tasso
    • 01Umanesimo e Rinascimento: contesto e poetiche○
    • 02Ariosto e l'«Orlando furioso»◐
    • 03Machiavelli e la fondazione del pensiero politico moderno◐
    • 04Tasso e la crisi: la «Gerusalemme liberata»●
§ 01

Umanesimo e Rinascimento: contesto e poetiche#

●○○BaseLPOSA-italiano-secondo-biennio-umanesimo-rinascimento

Asse cronologico dell'Umanesimo e del Rinascimento

Umanesimo e RinascimentoLinea del tempo da 1400 a 1600, 1513: Principe, 1532: Furioso, 1581: Liberata, 1400–1500: Umanesimo, 1500–1550: Rinascimento, 1550–1600: Controriforma14001600UmanesimoRinascimentoControriforma1513Principe1532Furioso1581Liberata
Fig. 1L’Umanesimo filologico apre il Rinascimento maturo; la Controriforma segna la crisi di fine Cinquecento.

Punti chiave

L'Umanesimo (sec. XV) e il Rinascimento (sec. XVI) costituiscono la grande stagione che, sul terreno della riscoperta dei classici greci e latini, pone al centro della cultura la dignità e la centralità dell'uomo, capace di costruire la propria storia con la ragione, la parola e l'arte.
L'Umanesimo è anzitutto un fenomeno filologico e civile: gli umanisti (da Coluccio Salutati a Leonardo Bruni, da Lorenzo Valla a Poliziano) cercano, emendano e interpretano i manoscritti antichi (la «filologia»), fondano biblioteche e studia humanitatis (grammatica, retorica, poesia, storia, filosofia morale) e legano spesso il sapere all'impegno nella vita della città («umanesimo civile», soprattutto a Firenze). Lorenzo Valla, dimostrando con metodo filologico la falsità della «Donazione di Costantino», mostra la forza critica della nuova cultura.
Il Rinascimento del Cinquecento porta a maturità questi ideali in un sistema di corti e di mecenatismo: Firenze dei Medici, Ferrara degli Este, Mantova dei Gonzaga, Urbino dei Montefeltro, la Roma dei papi. La corte è insieme centro politico e laboratorio artistico-letterario: lì nascono il modello del cortigiano (codificato da Baldassarre Castiglione nel «Cortegiano», 1528) e i grandi poemi e trattati. È anche l'età dell'«equilibrio» classico, dell'armonia delle forme e della fiducia nell'uomo, che la crisi di fine secolo (Sacco di Roma 1527, Controriforma) incrinerà.
Decisiva è la «questione della lingua»: quale volgare adottare per una letteratura nazionale? Pietro Bembo, nelle «Prose della volgar lingua» (1525), propone come modello il toscano letterario del Trecento — Petrarca per la poesia, Boccaccio per la prosa —, fissando una norma classicistica destinata a prevalere. La diffusione della stampa (Aldo Manuzio a Venezia) moltiplica la circolazione dei testi e accresce il peso della norma linguistica.
Esempio svolto

Distinguere Umanesimo e Rinascimento

Spiega in un breve paragrafo argomentativo la differenza tra Umanesimo e Rinascimento, usando almeno un riferimento concreto per ciascuno.

  1. 01Fissa i due termini

    Definisci l'Umanesimo come movimento culturale del Quattrocento centrato sulla riscoperta filologica dei classici e sugli studia humanitatis; il Rinascimento come la maturità artistico-letteraria del Cinquecento, età delle corti e del classicismo.

  2. 02Porta un esempio per ciascuno

    Per l'Umanesimo, la critica di Lorenzo Valla alla «Donazione di Costantino» mostra la forza del metodo filologico; per il Rinascimento, l'«Orlando furioso» di Ariosto e «Il Principe» di Machiavelli incarnano l'equilibrio e la nuova razionalità.

  3. 03Chiarisci il legame

    Sottolinea la continuità: il Rinascimento sviluppa e mette in opera gli ideali umanistici (centralità dell'uomo, modello dei classici) in forme artistiche compiute, dentro il sistema delle corti.

  4. 04Concludi

    Chiudi indicando che i due termini designano fasi successive e complementari di un'unica grande stagione, non realtà opposte.

Risultato: Un paragrafo che distingue le due fasi (filologia quattrocentesca / fioritura artistica cinquecentesca), le esemplifica (Valla; Ariosto e Machiavelli) e ne mostra la continuità.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire con precisione Umanesimo e Rinascimento e distinguerli (filologia e studia humanitatis nel Quattrocento; maturità artistica, corti e classicismo nel Cinquecento), evitando di usarli come sinonimi.
  • Saper collegare un autore o un testo al sistema delle corti e alla questione della lingua (Bembo): è un nodo ricorrente nella contestualizzazione richiesta dalla Tipologia A della prima prova.

Errori frequenti

  • Confondere Umanesimo e Rinascimento o usarli indifferentemente: il primo è soprattutto filologia e cultura latina del Quattrocento, il secondo la fioritura artistico-letteraria del Cinquecento.
  • Ridurre l'Umanesimo a «ritorno al passato»: la riscoperta dei classici non è nostalgia, ma strumento critico e progettuale per pensare l'uomo e il presente.

Approfondimento

La «centralità dell'uomo» ha un fondamento filosofico preciso, che conviene conoscere: nell'«Oratio de hominis dignitate» (1486) Giovanni Pico della Mirandola immagina Dio che dice all'uomo di non avergli dato un posto fisso nella scala degli esseri, perché sia lui stesso, con libero arbitrio, «arbiter et plasmator» di sé, capace di degradarsi alle bestie o di elevarsi agli angeli. È l'immagine più alta dell'antropologia umanistica, cui si affianca il neoplatonismo dell'Accademia fiorentina di Marsilio Ficino. Sul versante del metodo, la filologia non è erudizione ma arma critica: Lorenzo Valla, nelle «Elegantiae linguae Latinae» e nella dimostrazione sulla «Donazione di Costantino», smaschera il falso rilevando gli anacronismi linguistici del documento, e insegna che la parola, storicamente datata, è testimone della verità. La «questione della lingua» non ha infine una sola voce: alla soluzione classicistica di Bembo (il toscano trecentesco di Petrarca e Boccaccio) si oppongono la difesa del fiorentino vivo, riconducibile a Machiavelli, e la proposta di una lingua «cortigiana» sovraregionale, mentre la stampa di Aldo Manuzio a Venezia trasforma la circolazione stessa dei testi.

Ripasso attivo

In un testo espositivo di circa 15-20 righe, spiega che cosa si intende per «centralità dell'uomo» nell'Umanesimo, illustrando il ruolo della filologia (con un esempio) e quello del mecenatismo delle corti nel Rinascimento.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Ariosto e l'«Orlando furioso»#

●●○StandardLPOSA-italiano-secondo-biennio-umanesimo-rinascimento

I tre nuclei narrativi dell'«Orlando furioso» e l'entrelacement

I tre nuclei dell’Orlando furiosoGrafo, Guerra cristiani/saraceni → Entrelacement (fili sospesi), Follia: Orlando-Angelica → Entrelacement (fili sospesi), Amore: Ruggiero-Bradamante → Entrelacement (fili sospesi)Guerracristiani/saraceniFollia: Orlando-AngelicaAmore: Ruggiero-BradamanteEntrelacement(fili sospesi)
Fig. 2Metro: ottava (ABABABCC). Cifra: ironia e varietas. I tre fili si intrecciano e si sospendono secondo l’entrelacement.

Punti chiave

Ludovico Ariosto (Reggio Emilia 1474 - Ferrara 1533), al servizio degli Este a Ferrara, compone l'«Orlando furioso», poema cavalleresco in ottave pubblicato in tre redazioni (1516, 1521, 1532): è il capolavoro dell'equilibrio rinascimentale, dove la materia cavalleresca diventa specchio sereno e insieme ironico della varietà del mondo.
Il «Furioso» riprende e prosegue l'«Orlando innamorato» di Matteo Maria Boiardo, intrecciando tre nuclei narrativi: la guerra tra cristiani e saraceni (la cornice epica, con la difesa di Parigi); la follia d'amore di Orlando per Angelica (il filo che dà il titolo); l'amore di Ruggiero e Bradamante, da cui Ariosto fa discendere — per encomio — la casa d'Este. La tecnica dell'«entrelacement» (intreccio) alterna e sospende i fili narrativi tenendo viva l'attesa del lettore.
La cifra stilistica è l'ironia: il narratore guarda alle vicende con sorridente distacco, commenta, sospende, smonta gli ideali cavallereschi mostrandone l'illusorietà senza condannarli. Emblematico l'episodio di Astolfo che vola sulla Luna per recuperare il senno perduto di Orlando, custodito tra le «cose perdute» degli uomini: una grande allegoria, lieve e profonda insieme, della vanità dei desideri umani.
La lingua è il toscano letterario, in linea con il modello che Bembo va codificando; il metro è l'ottava (otto endecasillabi a rima ABABABCC), maneggiata con straordinaria fluidità e «armonia». Centrale è il concetto di varietas: il poema accoglie guerra e amore, comico e sublime, magia e ragione, in una composizione ordinata e luminosa, immagine di un mondo ancora fiducioso nell'ordine e nella misura.
Esempio svolto

Analisi dello schema metrico dell'ottava

Data un'ottava del «Furioso», ricostruisci lo schema rimico e spiega perché questo metro favorisce l'effetto di chiusura ironica.

  1. 01Conta i versi

    L'ottava è formata da otto endecasillabi (versi di undici sillabe metriche).

  2. 02Marca le rime

    Etichetta le rime: i primi sei versi alternano due rime (A B A B A B), gli ultimi due formano un distico a rima baciata (C C). Lo schema è quindi ABABABCC.

  3. 03Interpreta la struttura

    I sei versi alternati svolgono il racconto; il distico finale CC, isolato e compatto, offre la sede ideale per la battuta, il commento o la conclusione sentenziosa del narratore.

  4. 04Collega allo stile

    Proprio nel distico finale si concentra spesso l'ironia ariostesca: il narratore chiude l'ottava con una osservazione che ridimensiona, sorride o sospende, accentuando il distacco.

Risultato: Schema ABABABCC; il distico baciato finale è la sede privilegiata del commento ironico e della chiusura sentenziosa tipici di Ariosto.

Obiettivo Maturità

  • Saper riconoscere e spiegare l'«entrelacement» e l'ironia ariostesca su un'ottava o un episodio dati: sono i tratti distintivi che l'analisi del testo deve far emergere.
  • Saper descrivere struttura del metro (ottava: 8 endecasillabi, schema ABABABCC) e finalità encomiastica (le origini estensi di Ruggiero e Bradamante), collegando l'opera al contesto delle corti.

Errori frequenti

  • Scambiare il «Furioso» per un poema epico serio e unitario: è un poema cavalleresco fondato su intreccio multiplo, varietas e ironia, non sull'unità d'azione del modello epico classico.
  • Confondere Boiardo e Ariosto: l'«Orlando innamorato» di Boiardo è il punto di partenza, il «Furioso» di Ariosto è la continuazione che lo supera per ironia e maestria formale.

Approfondimento

L'ironia ariostesca va colta come struttura, non solo come tono. La tecnica dell'«entrelacement» — ereditata dai grandi cicli romanzeschi francesi — spezza di continuo i fili narrativi sul punto culminante, così che il narratore può intervenire, commentare, prendere le distanze: è un «cantus interruptus» che ricorda al lettore la finzione e ne governa il sorriso. Il mondo del «Furioso» è retto dalla «inchiesta», la ricerca perpetua di un oggetto (Angelica, l'onore, l'elmo) che continuamente sfugge: figura del desiderio umano, sempre in moto e mai sazio. Non a caso l'episodio della Luna (canto XXXIV) è una lucida meta-allegoria: nella valle delle cose perdute Astolfo trova il senno degli uomini chiuso in ampolle, e vi trova anche fama e progetti vani — persino la propria ragione. Sul piano formale, la conquista dell'«armonia» è documentata dalle tre redazioni (1516, 1521, 1532): nell'ultima Ariosto rivede sistematicamente la lingua per adeguarla alla norma toscana che Bembo va fissando, eliminando le forme padane e ferraresi. Il poema diventa così anche un modello linguistico, oltre che il manifesto dell'equilibrio rinascimentale.

Ripasso attivo

Leggi un'ottava dell'episodio di Astolfo sulla Luna e analizzala: individua lo schema metrico dell'ottava, due figure retoriche e spiega in che modo emergono l'ironia e l'allegoria della vanità dei desideri umani.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Machiavelli e la fondazione del pensiero politico moderno#

●●○StandardLPOSA-italiano-secondo-biennio-umanesimo-rinascimento

Mappa concettuale del pensiero politico di Machiavelli

Il pensiero politico di MachiavelliGrafo, Verità effettuale → Virtù (capacità), Verità effettuale → Fortuna (caso), Verità effettuale → Politica ≠ morale, Virtù (capacità) → Esortazione: liberare l’Italia, Fortuna (caso) → Esortazione: liberare l’Italia, Politica ≠ morale → Esortazione: liberare l’ItaliaVeritàeffettualeVirtù (capacità)Fortuna (caso)Politica ≠moraleEsortazione:liberarel’Italia
Fig. 3Il principe deve unire leone (forza) e volpe (astuzia). L’opera si chiude con l’esortazione a liberare l’Italia.

Punti chiave

Niccolò Machiavelli (Firenze 1469-1527), segretario della Repubblica fiorentina fino al ritorno dei Medici (1512), scrive nell'esilio forzato dell'Albergaccio «Il Principe» (composto nel 1513, stampato postumo nel 1532): un breve trattato che fonda l'analisi politica moderna sull'osservazione spregiudicata della «verità effettuale» del potere.
Il metodo è la grande novità: Machiavelli studia la politica come fa lo scienziato con la natura, cercando le leggi reali del comportamento umano e del potere, non come «dovrebbe» essere ma come effettivamente è («la verità effettuale della cosa»). Distingue così nettamente la sfera della politica da quella della morale e della religione: il principe deve saper agire secondo necessità, usando all'occorrenza la forza (il «leone») e l'astuzia (la «volpe»), per «mantenere lo stato».
Concetti chiave sono la «virtù» (la capacità, l'energia, l'iniziativa razionale del politico), la «fortuna» (il caso, le circostanze imprevedibili) e la loro dialettica: la fortuna governa metà delle nostre azioni, ma all'altra metà provvede la virtù dell'uomo che la sa fronteggiare e «tenere a freno». Il trattato culmina nell'esortazione patriottica a «liberare l'Italia dai barbari», dando voce alla speranza di un principe capace di unificare e difendere la penisola.
Sul piano della prosa, Machiavelli crea una scrittura politica nuova: italiano volgare nitido, argomentativo e teso, ordinato per definizioni, distinzioni e dimostrazioni, con esempi tratti dalla storia antica e contemporanea (la «sperienza delle cose moderne» e la «lezione delle antique»). Accanto al «Principe» vanno ricordati i «Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio» (riflessione sulla repubblica) e la commedia «La Mandragola», acuto e amaro ritratto della società del tempo.
Esempio svolto

Analisi guidata di un brano del «Principe»

Sul celebre passo in cui Machiavelli dichiara di voler andare «drieto alla verità effettuale della cosa, che alla immaginazione di essa», spiega il metodo e le conseguenze di questa scelta.

  1. 01Parafrasi

    Riformula: Machiavelli sceglie di descrivere la realtà del potere così com'è («verità effettuale»), non come la immaginano gli idealisti, perché chi trascura ciò che si fa per ciò che si dovrebbe fare va incontro alla rovina.

  2. 02Riconosci il metodo

    È un metodo di osservazione realistica e quasi sperimentale: si parte dai fatti e dall'esperienza storica, non da modelli astratti di principe ideale.

  3. 03Deduci la separazione

    Da qui discende la distinzione tra politica e morale: per «mantenere lo stato» il principe può dover agire diversamente da ciò che la morale comune prescrive, secondo la necessità.

  4. 04Contestualizza

    Collega il passo alla situazione italiana del primo Cinquecento (instabilità, invasioni straniere) e all'esortazione finale a un principe capace di unire e difendere l'Italia.

Risultato: Il brano fonda l'analisi politica sul realismo della «verità effettuale», da cui derivano la separazione tra politica e morale e la prospettiva pragmatica del «mantenere lo stato».

Obiettivo Maturità

  • Saper definire con precisione «verità effettuale», «virtù» e «fortuna» e spiegare la separazione machiavelliana tra politica e morale: sono i nodi concettuali più richiesti.
  • Saper riconoscere i caratteri della prosa scientifica della politica (argomentazione, definizioni, esempi storici) su un brano del «Principe», senza ridurre l'autore allo stereotipo del «machiavellico» cinico.

Errori frequenti

  • Identificare Machiavelli con il «machiavellismo» («il fine giustifica i mezzi», formula non sua) e leggerlo come apologeta del male: egli analizza il potere com'è, non predica l'immoralità per sé.
  • Confondere «virtù» nel senso morale comune con la «virtù» machiavelliana, che indica energia, capacità e prontezza razionale del politico nel dominare la fortuna.

Approfondimento

La genesi del «Principe» è raccontata da Machiavelli stesso in una celebre lettera all'amico Francesco Vettori (10 dicembre 1513): la sera, deposti i «panni» impolverati del contadino esiliato, indossa «panni reali e curiali» ed «entra nelle antique corti degli antiqui huomini», dialogando con loro; da quel commercio nasce l'«opuscolo De principatibus». Il trattato appartiene per genere alla tradizione medievale dello «speculum principis» (lo specchio del principe), ma la rovescia dall'interno: non insegna le virtù cristiane del buon governante, bensì l'arte realistica di conquistare e conservare il potere, prendendo a modello contemporaneo Cesare Borgia, il Valentino. Il fondamento è un pessimismo antropologico esplicito: gli uomini sono «ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori», e su questa natura, non su come dovrebbe essere, va costruita la politica. Da qui la fortuna controversa dell'opera: Rousseau vi leggerà il «libro dei repubblicani», uno smascheramento della tirannide; il Machiavelli dei «Discorsi» resta convinto assertore della libertà repubblicana; e Gramsci ne farà, nel Novecento, il «moderno Principe». Lo stereotipo del «machiavellismo» cinico tradisce così la complessità di un pensatore che analizza il potere per capirlo, non per celebrarlo.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo il rapporto tra «virtù» e «fortuna» nel «Principe», chiarendo che cosa intende Machiavelli con «verità effettuale» e perché ne deriva la separazione tra politica e morale.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Tasso e la crisi: la «Gerusalemme liberata»#

●●●ApprofondimentoLPOSA-italiano-secondo-biennio-umanesimo-rinascimento

Confronto tra «Orlando furioso» e «Gerusalemme liberata»

Orlando furioso e Gerusalemme liberataTabella con 3 colonne e 5 righe, Dati: Aspetto · Furioso · Liberata; Autore · Ariosto · Tasso; Data · 1516/1532 · 1581; Struttura · intreccio · unità d’azione; Tono · ironia · serio, sublime; Epoca · apogeo · crisi / Controrif.ASPETTOFURIOSOLIBERATAAutoreAriostoTassoData1516/15321581Strutturaintrecciounità d’azioneTonoironiaserio, sublimeEpocaapogeocrisi / Controrif.La Liberata segna la crisi dell’equilibrio rinascimentale

Punti chiave

Torquato Tasso (Sorrento 1544 - Roma 1595), poeta delle corti tardo-rinascimentali (soprattutto Ferrara, presso gli Este), porta a compimento con la «Gerusalemme liberata» (pubblicata nel 1581) il grande poema della fine del secolo: un'opera attraversata dalla tensione tra l'eredità rinascimentale e il nuovo clima della Controriforma, e segnata dall'inquietudine personale e religiosa dell'autore.
Il poema è epico-religioso: ha per soggetto la prima crociata e la conquista di Gerusalemme guidata da Goffredo di Buglione. A differenza del «Furioso», Tasso cerca l'unità d'azione (secondo le poetiche aristoteliche allora dominanti) e un fine alto e serio — la difesa e l'affermazione della fede cristiana —, in sintonia con i valori della Controriforma. La materia è storica e «verisimile», impreziosita però dal «meraviglioso» cristiano (interventi di Dio, angeli, demoni) e da una magia ricondotta entro l'ortodossia.
Sotto la solida architettura epica freme però l'inquietudine: i grandi episodi amorosi e patetici — gli amori contrastati di Tancredi e Clorinda (con la morte di Clorinda per mano dell'amante che non la riconosce), Rinaldo e la maga Armida, Erminia tra i pastori — esprimono il conflitto tra dovere e passione, tra disciplina e desiderio. Questa tensione tra norma e sentimento, tra fede e seduzione del mondo, è la cifra della crisi che chiude il Rinascimento: l'armonia serena di Ariosto cede a un equilibrio incrinato, dolente, sempre minacciato.
Lo stile è alto, sublime, musicale: ottave dense, lessico nobile, periodare complesso, suoni evocativi. Lo scrupolo religioso e l'autocritica spinsero Tasso a rielaborare l'opera nella più rigida «Gerusalemme conquistata» (1593), generalmente giudicata inferiore: segno di un autore lacerato, in cui la grande stagione rinascimentale si chiude nel dubbio e nella malinconia.
Esempio svolto

Costruire un confronto Furioso / Liberata

Confronta «Orlando furioso» e «Gerusalemme liberata» individuando le differenze fondamentali e spiegandone il significato storico-culturale.

  1. 01Struttura

    Il «Furioso» è costruito sull'intreccio multiplo e l'entrelacement; la «Liberata» persegue l'unità d'azione attorno a un solo grande tema, la conquista di Gerusalemme.

  2. 02Finalità e tono

    Ariosto coltiva ironia e varietas con sereno distacco; Tasso punta a un fine serio e religioso, con tono sublime e «meraviglioso» cristiano, in sintonia con la Controriforma.

  3. 03Visione del mondo

    Nel «Furioso» domina l'equilibrio fiducioso del Rinascimento maturo; nella «Liberata» l'armonia si incrina nella tensione tra dovere e passione, fede e seduzione del mondo.

  4. 04Conclusione storica

    Le due opere segnano il prima e il dopo: l'apogeo rinascimentale e l'inizio della crisi che, con la Controriforma, chiude la grande stagione.

Risultato: Un confronto ordinato (struttura, finalità/tono, visione del mondo) che legge le due opere come i due poli del passaggio dall'equilibrio rinascimentale alla crisi di fine secolo.

Obiettivo Maturità

  • Saper confrontare «Orlando furioso» e «Gerusalemme liberata» (intreccio multiplo e ironia vs unità d'azione, fine serio-religioso e meraviglioso cristiano; armonia vs equilibrio incrinato): è un confronto classico nella didattica e nell'analisi del testo.
  • Saper collegare la «Liberata» al clima della Controriforma e alla crisi del Rinascimento, riconoscendo nei grandi episodi amorosi il conflitto tra dovere e passione.

Errori frequenti

  • Considerare la «Liberata» un poema cavalleresco sullo stile del «Furioso»: è un poema epico-religioso che mira all'unità d'azione e a un fine serio, in clima controriformistico.
  • Ridurre Tasso a poeta «cupo»: la sua grandezza sta nella tensione tra ordine e inquietudine, tra fede e fascino terreno, non in un'unica tonalità malinconica.

Approfondimento

La «Liberata» nasce da una poetica meditata: nei «Discorsi dell'arte poetica» e poi nei «Discorsi del poema eroico» Tasso teorizza un poema che concili unità e varietà, verisimile storico e «meraviglioso» — ma un meraviglioso cristiano, ricondotto entro l'ortodossia controriformistica. Su questa architettura salda preme però un «dissidio» che è insieme culturale e personale: il superego religioso e l'attrazione per il desiderio, la disciplina e la seduzione del mondo. Gli episodi «erranti» — la selva incantata di Saron, i giardini di Armida, gli amori di Tancredi — sono la valvola di quella tensione. Emblematica la morte di Clorinda per mano di Tancredi che non la riconosce e che, battezzandola, ne riceve il perdono («Amico, hai vinto»): un nodo di eros e morte così potente che Sigmund Freud, in «Al di là del principio di piacere», lo assumerà come figura della «coazione a ripetere». Il dramma investe la biografia: tormentato da scrupoli religiosi, Tasso si autodenuncia all'Inquisizione e viene rinchiuso per anni nell'ospedale di Sant'Anna a Ferrara; alla fine rinnegherà il suo capolavoro riscrivendolo nella più rigida e devota «Gerusalemme conquistata» (1593). In lui la grande stagione rinascimentale si chiude nel dubbio e nella malinconia.

Ripasso attivo

Costruisci un paragrafo di confronto tra «Orlando furioso» e «Gerusalemme liberata» che metta a fuoco almeno tre differenze (struttura dell'intreccio, finalità del poema, tono e visione del mondo) e le colleghi al passaggio dall'equilibrio rinascimentale alla crisi della Controriforma.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Umanesimo e Rinascimento: contesto e poetiche○
    • 02Ariosto e l'«Orlando furioso»◐
    • 03Machiavelli e la fondazione del pensiero politico moderno◐
    • 04Tasso e la crisi: la «Gerusalemme liberata»●

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Umanesimo e Rinascimento: Ariosto, Machiavelli, Tasso

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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