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Con Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio la letteratura italiana del Trecento conosce due svolte decisive: la lirica del «Canzoniere», fondata sul dissidio interiore e sulla cura formale, e la prosa narrativa del «Decameron», che fonda la novella come genere. Insieme a Dante, le «Tre Corone» segnano il passaggio dal Medioevo all'Umanesimo e fissano i modelli — il petrarchismo per la poesia, il realismo borghese della cornice per la prosa — che domineranno la cultura europea per secoli. Questo appunto è interamente «in esame di Stato»: tutti i contenuti rientrano nelle Indicazioni Nazionali per i Licei e nel profilo della prima prova.
4 sezioni~19 min di lettura4 competenzeLivello Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi liceali si richiede di conoscere vita, opere e poetica di Petrarca e Boccaccio, di analizzare un testo del «Canzoniere» o una novella del «Decameron» sul piano metrico-retorico e tematico, e di collocare le Tre Corone nel passaggio all'Umanesimo.
livello avanzato
Negli indirizzi a vocazione umanistica e linguistica (Classico, Linguistico, Scienze Umane) si approfondiscono il bilinguismo latino-volgare di Petrarca, il rapporto con i classici e la fortuna europea del petrarchismo, anche in prospettiva comparatistica con la lirica francese, spagnola e inglese.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
La struttura del «Canzoniere»
Composizione metrica del «Canzoniere» (366 componimenti)
Analizza il celebre verso del sonetto CXXXIV: «e tremo a mezza state, ardendo il verno». Riconosci la figura retorica dominante e spiega come essa esprima la poetica petrarchesca.
Il poeta dichiara di tremare (di freddo) in piena estate e di ardere (di caldo) in inverno: prova cioè sensazioni opposte a quelle che ci si attenderebbe dalla stagione.
La struttura è quella dell'antitesi spinta fino all'ossimoro: 'tremo' (freddo) è accostato a 'mezza state' (caldo), 'ardendo' (caldo) a 'verno' (freddo). I due membri sono incrociati a chiasmo (tremo-state / ardendo-verno).
L'antitesi non è puro virtuosismo: traduce in forma linguistica il 'dissidio interiore', lo stato d'animo contraddittorio dell'innamorato che vive insieme gioia e pena. La forma del verso 'è' il contenuto.
Questo uso sistematico dell'antitesi diventerà uno dei tratti più imitati dal petrarchismo europeo, che farà dell'ossimoro amoroso un marchio di stile.
Risultato: Il verso è costruito su un'antitesi a chiasmo che culmina nell'ossimoro: la contraddizione delle sensazioni fisiche è figura del conflitto interiore, e mostra come in Petrarca la perfezione formale sia al servizio dell'analisi psicologica.
Errori frequenti
Approfondimento
Il «Canzoniere» non è una semplice raccolta ma un «libro» architettato, e il titolo latino «Rerum vulgarium fragmenta» va preso alla lettera: sono «frammenti» perché registrano la dispersione dell'io nel tempo, ma sono ordinati con calcolo rigoroso. I 366 componimenti corrispondono ai giorni di un anno (365 più il proemiale): il «Canzoniere» è cioè un calendario penitenziale, il diario di una vita spesa a rincorrere un bene terreno. Su questa struttura Petrarca innesta una fitta trama di anniversari — l'innamoramento e la morte di Laura sono entrambi collocati al 6 aprile, e il primo incontro è posto in un Venerdì santo, così che l'amore profano nasce nel giorno della Passione, sotto il segno della colpa. La lima incessante (il «labor limae») è documentata da un codice in parte di mano dello stesso poeta, che continuò a spostare e correggere testi fino alla morte. Ne deriva la cifra stilistica più celebre, che Gianfranco Contini definì «unilinguismo»: contro il «plurilinguismo» di Dante, Petrarca seleziona un vocabolario ristretto, nobile e uniforme, dove ogni parola è pesata e la monotonia apparente è in realtà suprema coerenza musicale.
Ripasso attivo
Leggi il sonetto proemiale «Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono». Individua il tema del pentimento, riconosci almeno due figure retoriche e spiega come il componimento anticipa il «dissidio interiore» che percorre tutto il «Canzoniere».
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Petrarca «figura di soglia»: Medioevo e Umanesimo
Costruisci un breve paragrafo argomentativo (tesi + due argomenti + conclusione) a sostegno dell'affermazione: «Petrarca è il primo umanista».
Enuncia la posizione: Petrarca può essere considerato il primo umanista perché inaugura un nuovo rapporto con la cultura classica.
La riscoperta filologica: ricerca e restaura manoscritti antichi (le lettere di Cicerone), trattando i classici come interlocutori vivi e non come semplici autorità.
La centralità dell'io: nel 'Secretum' e nell'epistolario indaga la propria coscienza, fondando un'idea moderna di individuo e di intellettuale.
Da questi due tratti — amore dei classici e coscienza individuale — discende la qualifica di 'primo umanista' e di figura di soglia tra Medioevo ed età moderna.
Risultato: Un paragrafo coeso in cui la tesi («Petrarca primo umanista») è sostenuta da due argomenti documentati (filologia classica e centralità dell'io) e ricondotta in conclusione al passaggio storico-culturale verso l'Umanesimo.
Errori frequenti
Approfondimento
L'umanesimo di Petrarca si tocca con mano in gesti concreti e datati. Da cacciatore di manoscritti riportò alla luce testi ciceroniani dimenticati — l'orazione «Pro Archia» a Liegi (1333) e, soprattutto, le lettere «ad Attico» a Verona (1345) — e da quelle scoperte trasse un'idea nuova: gli antichi non sono «auctoritates» remote, ma interlocutori vivi. È l'intuizione che genera le sue celebri lettere agli scrittori del passato (nel XXIV libro delle «Familiares» scrive direttamente a Cicerone, a Seneca, a Livio, a Virgilio, come a corrispondenti in carne e ossa), gesto senza precedenti che fonda un dialogo personale con la classicità. Il documento più rivelatore è però la lettera sull'ascensione al Monte Ventoso («Familiares» IV,1): giunto in vetta, Petrarca apre a caso le «Confessioni» di sant'Agostino e vi legge un monito contro la dispersione dell'animo dietro le cose esterne — l'esplorazione del paesaggio si rovescia così in esame di coscienza. Qui si vede il carattere «di soglia» dell'uomo: la curiosità moderna per il mondo e la nostalgia agostiniana dell'interiorità convivono, irrisolte, nella stessa pagina.
Ripasso attivo
Spiega in un paragrafo argomentativo perché Petrarca è definito «primo umanista», facendo riferimento ad almeno due elementi concreti (riscoperta dei classici, opere latine, idea di cultura) e collegandoli al passaggio dal Medioevo all'età moderna.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
La struttura a cornice del «Decameron»
Spiega, in forma di breve commento, perché la descrizione della peste nell'Introduzione e la scelta della brigata di rifugiarsi in campagna a raccontare novelle non sono in contraddizione, ma costituiscono il senso unitario del «Decameron».
L'Introduzione descrive la peste del 1348 come dissoluzione di ogni ordine: muoiono i legami familiari, civili e morali; regna il caos.
Dieci giovani educati scelgono di allontanarsi e di darsi regole precise (orari, turni di narrazione, un 're' o 'regina' al giorno): ricostruiscono un microcosmo ordinato.
Le novelle non sono evasione fine a se stessa: celebrano l'ingegno, la cortesia, l'intelligenza pratica ('industria') con cui l'uomo affronta la realtà, opponendo la cultura al disordine.
La cornice fa quindi della narrazione un atto di civiltà: contro la morte e il caos, l'ordine del racconto e i valori cittadini affermano la dignità terrena dell'uomo.
Risultato: Peste e cornice sono le due facce della stessa idea: il caos del 1348 rende necessario, per contrasto, il mondo ordinato della brigata, e il raccontare diventa la forma con cui la nuova civiltà borghese riafferma misura, ingegno e cortesia.
Errori frequenti
Approfondimento
La «cornice» eredita la tradizione del «racconto-quadro» (di lontana ascendenza orientale) ma la trasforma in principio ideologico. Contro il caos della peste, descritta nell'Introduzione come dissoluzione di ogni legame civile, morale e religioso, la brigata oppone un microcosmo di regole, turni e cortesia: il raccontare diventa allora una terapia della civiltà, un modo di riaffermare l'ordine umano. Attorno a questo nucleo Boccaccio dispone un fitto apparato di difesa dell'opera, segno di quanto la novità fosse avvertita: il Proemio è dedicato alle «vaghe donne» innamorate; nell'Introduzione alla quarta giornata, con l'apologo di Filippo Balducci e delle «papere», l'autore risponde a chi lo accusava di leggerezza; e la Conclusione ribatte punto per punto alle censure morali e linguistiche. La critica moderna — a partire dall'edizione e dagli studi di Vittore Branca — ha mostrato come il mondo decameroniano sia mosso da tre grandi forze: la «Fortuna», l'«Amore» e soprattutto l'«ingegno» (l'«industria»), la prontezza pratica con cui l'uomo mercantile e cittadino piega gli eventi a proprio favore. Da qui l'immagine, celebre, del «Decameron» come «epopea dei mercatanti».
Ripasso attivo
Spiega che cos'è la «cornice» del «Decameron» e quali funzioni svolge, mettendo in relazione la descrizione della peste con il mondo ordinato della brigata. Indica con esattezza i dati strutturali dell'opera (numero di narratori, giornate, novelle).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le «Tre Corone» fiorentine e i tre modelli
Analizza la novella di Federigo degli Alberighi: ricostruisci la vicenda, individua il tema della giornata, i personaggi e il valore messo in luce; spiega il ruolo del sacrificio del falcone.
Federigo, nobile innamorato di monna Giovanna, dilapida i suoi averi per amore e si ritira povero in campagna con il solo falcone. Quando Giovanna, vedova, lo visita con l'intenzione di chiedergli il falcone per il figlio malato, per ritrosia glielo domanda solo a fine pranzo, quando Federigo — non avendo altro da offrirle — glielo aveva già cucinato a sua insaputa.
La X (decima) giornata è dedicata a chi ha operato con liberalità e magnanimità: la novella ne è un esempio celebre.
Federigo incarna la cortesia e la liberalità assolute; monna Giovanna la misura e infine la gratitudine. Il falcone è il simbolo dell'unico bene rimasto e del dono totale di sé.
Il sacrificio del falcone, dettato dall'onore e dalla cortesia, sembra rovinare ogni speranza; ma proprio la magnanimità di Federigo viene infine premiata: Giovanna, ammirata, lo sceglie come sposo.
Risultato: La novella esemplifica il tema decameroniano della liberalità: il gesto cortese e disinteressato di Federigo — il sacrificio del falcone — pur paradossalmente 'inutile', rivela la sua nobiltà d'animo e viene ricompensato, affermando i valori cortesi entro il nuovo mondo borghese.
Errori frequenti
Approfondimento
La grandezza del «Decameron» sta nella «molteplicità stilistica»: Boccaccio piega la lingua alla materia, dal periodo ampio e ipotattico di modello ciceroniano delle novelle «alte» al dialogo rapido e mimetico di quelle comiche e popolari. Questa duttilità gli permette anche una spregiudicatezza tematica notevole: apre l'opera con «ser Ciappelletto» (I,1), il peggiore degli uomini che con una falsa confessione si fa venerare come santo — provocazione sull'ambiguità tra apparenza e realtà —, e affida a «Frate Cipolla» (VI,10) una satira dell'ipocrisia religiosa risolta però in trionfo dell'eloquenza. Non a caso l'intera sesta giornata celebra il «motto», la battuta arguta e pronta che rivela l'intelligenza: la parola ben spesa è essa stessa un valore. La fortuna europea del genere sarà immensa (da Chaucer a Marguerite de Navarre fino al racconto moderno). Va infine ricordata la parabola dell'autore: colpito da una crisi religiosa e ammonito da un monaco certosino, Boccaccio pensò di distruggere le proprie opere, e ne fu dissuaso da Petrarca; negli ultimi anni si dedicò alla venerazione di Dante, componendo il «Trattatello in laude» e tenendo a Firenze le prime pubbliche «Esposizioni» sulla «Commedia».
Ripasso attivo
Scegli una delle novelle celebri del «Decameron» (per esempio «Federigo degli Alberighi») e analizzala: riassumi la vicenda, individua il tema della giornata, descrivi i personaggi principali e il registro stilistico, e formula l'esito o il valore che la novella mette in luce.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti