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Petrarca e Boccaccio: lirica e novella del Trecento

Con Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio la letteratura italiana del Trecento conosce due svolte decisive: la lirica del «Canzoniere», fondata sul dissidio interiore e sulla cura formale, e la prosa narrativa del «Decameron», che fonda la novella come genere. Insieme a Dante, le «Tre Corone» segnano il passaggio dal Medioevo all'Umanesimo e fissano i modelli — il petrarchismo per la poesia, il realismo borghese della cornice per la prosa — che domineranno la cultura europea per secoli. Questo appunto è interamente «in esame di Stato»: tutti i contenuti rientrano nelle Indicazioni Nazionali per i Licei e nel profilo della prima prova.

4 sezioni·~19 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0333 / 16
Profilo d’esame
Analizzare la lirica petrarchesca riconoscendone il petrarchismo come modello europeoRiconoscere nel «Decameron» la struttura della cornice e la varietà tematica e stilisticaCollocare le «Tre Corone» nel passaggio dal Medioevo all'UmanesimoAnalizzare un testo poetico o in prosa del Trecento individuandone forme metriche, retoriche, temi e modelli (prima prova, Tipologia A)
Operatori:analizzaspiegaconfrontadescriviillustrainterpretacommentacontestualizzaparafrasa

livello base

A tutti gli indirizzi liceali si richiede di conoscere vita, opere e poetica di Petrarca e Boccaccio, di analizzare un testo del «Canzoniere» o una novella del «Decameron» sul piano metrico-retorico e tematico, e di collocare le Tre Corone nel passaggio all'Umanesimo.

livello avanzato

Negli indirizzi a vocazione umanistica e linguistica (Classico, Linguistico, Scienze Umane) si approfondiscono il bilinguismo latino-volgare di Petrarca, il rapporto con i classici e la fortuna europea del petrarchismo, anche in prospettiva comparatistica con la lirica francese, spagnola e inglese.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Petrarca e Boccaccio: lirica e novella del Trecento
    • 01Petrarca: il «Canzoniere» e il dissidio interiore◐
    • 02Petrarca primo umanista: l'opera latina e l'amore per i classici●
    • 03Boccaccio e il «Decameron»: struttura e cornice◐
    • 04La novella, il realismo e le «Tre Corone»◐
§ 01

Petrarca: il «Canzoniere» e il dissidio interiore#

●●○StandardLPOSA-italiano-secondo-biennio-petrarca-boccaccio

La struttura del «Canzoniere»

La struttura del CanzoniereGrafo, Canzoniere · 366 → Rime in vita di Laura, Canzoniere · 366 → Rime in morte di LauraCanzoniere · 366Rime in vita diLauraRime in morte diLaura
Fig. 1Sonetto proemiale «Voi ch’ascoltate». Forme prevalenti: sonetto (317), canzone (29), poi sestine, ballate, madrigali (20).

Punti chiave

Francesco Petrarca (Arezzo 1304 - Arquà 1374) è il primo grande poeta lirico moderno: la sua opera più celebre, il «Canzoniere» (titolo latino «Rerum vulgarium fragmenta», cioè «frammenti di cose volgari»), raccoglie 366 componimenti in volgare — in larghissima maggioranza sonetti, con canzoni, sestine, ballate e madrigali — limati e riordinati dall'autore lungo tutta la vita in successive redazioni.
Il filo unitario della raccolta è l'amore per Laura, donna reale ma soprattutto simbolo, incontrata secondo il poeta il 6 aprile 1327 e cantata in vita e in morte. A differenza della donna-angelo stilnovistica, che innalza verso Dio, Laura è una presenza terrena e contraddittoria: fonte di gioia e di tormento, occasione di un amore che il poeta cristiano avverte come colpa. Il sonetto proemiale «Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono» fissa fin dall'inizio il tono del pentimento e della «vergogna» per il «giovenile errore».
Il nucleo della poetica petrarchesca è il «dissidio interiore»: il conflitto tra l'attaccamento ai beni terreni (l'amore, la gloria poetica) e l'aspirazione religiosa alla salvezza eterna. Questo conflitto, mai risolto, è analizzato in forma di dialogo nel «Secretum», opera latina in cui un immaginario sant'Agostino mette a nudo le contraddizioni del poeta. La modernità di Petrarca sta proprio in questa coscienza inquieta e «scissa», che lo distingue dalla serenità medievale di Dante.
Sul piano formale, il «Canzoniere» è costruito con una cura altissima: lessico selezionato e «monolinguistico» (un vocabolario ristretto e nobile, opposto al plurilinguismo dantesco), sintassi limpida, abbondanza di figure dell'antitesi e dell'ossimoro («e tremo a mezza state, ardendo il verno») che traducono il dissidio in struttura del verso. Questo modello di perfezione formale diventerà nei secoli successivi il «petrarchismo», imitato in tutta Europa.

Composizione metrica del «Canzoniere» (366 componimenti)

Esempio svolto

Analisi guidata di una terna di versi petrarcheschi

Analizza il celebre verso del sonetto CXXXIV: «e tremo a mezza state, ardendo il verno». Riconosci la figura retorica dominante e spiega come essa esprima la poetica petrarchesca.

  1. 01Comprensione letterale

    Il poeta dichiara di tremare (di freddo) in piena estate e di ardere (di caldo) in inverno: prova cioè sensazioni opposte a quelle che ci si attenderebbe dalla stagione.

  2. 02Riconoscimento della figura

    La struttura è quella dell'antitesi spinta fino all'ossimoro: 'tremo' (freddo) è accostato a 'mezza state' (caldo), 'ardendo' (caldo) a 'verno' (freddo). I due membri sono incrociati a chiasmo (tremo-state / ardendo-verno).

  3. 03Interpretazione poetica

    L'antitesi non è puro virtuosismo: traduce in forma linguistica il 'dissidio interiore', lo stato d'animo contraddittorio dell'innamorato che vive insieme gioia e pena. La forma del verso 'è' il contenuto.

  4. 04Contestualizzazione

    Questo uso sistematico dell'antitesi diventerà uno dei tratti più imitati dal petrarchismo europeo, che farà dell'ossimoro amoroso un marchio di stile.

Risultato: Il verso è costruito su un'antitesi a chiasmo che culmina nell'ossimoro: la contraddizione delle sensazioni fisiche è figura del conflitto interiore, e mostra come in Petrarca la perfezione formale sia al servizio dell'analisi psicologica.

Obiettivo Maturità

  • Sapere distinguere con sicurezza la donna petrarchesca (Laura, terrena e contraddittoria) dalla donna-angelo stilnovistica e dalla Beatrice dantesca: è un confronto ricorrente nei quesiti di analisi e di contestualizzazione.
  • Saper definire il «dissidio interiore» e collegarlo sia al «Canzoniere» sia al «Secretum»: è la chiave interpretativa attesa per ogni testo petrarchesco.

Errori frequenti

  • Confondere il «Canzoniere» petrarchesco con il «Canzoniere» di Umberto Saba (Novecento): sono opere omonime ma di epoche e autori del tutto diversi.
  • Affermare che Laura sia una donna-angelo «alla maniera dello Stilnovo»: Petrarca eredita il linguaggio stilnovistico ma rovescia il significato della figura femminile, che resta legata alla terra e alla colpa.

Approfondimento

Il «Canzoniere» non è una semplice raccolta ma un «libro» architettato, e il titolo latino «Rerum vulgarium fragmenta» va preso alla lettera: sono «frammenti» perché registrano la dispersione dell'io nel tempo, ma sono ordinati con calcolo rigoroso. I 366 componimenti corrispondono ai giorni di un anno (365 più il proemiale): il «Canzoniere» è cioè un calendario penitenziale, il diario di una vita spesa a rincorrere un bene terreno. Su questa struttura Petrarca innesta una fitta trama di anniversari — l'innamoramento e la morte di Laura sono entrambi collocati al 6 aprile, e il primo incontro è posto in un Venerdì santo, così che l'amore profano nasce nel giorno della Passione, sotto il segno della colpa. La lima incessante (il «labor limae») è documentata da un codice in parte di mano dello stesso poeta, che continuò a spostare e correggere testi fino alla morte. Ne deriva la cifra stilistica più celebre, che Gianfranco Contini definì «unilinguismo»: contro il «plurilinguismo» di Dante, Petrarca seleziona un vocabolario ristretto, nobile e uniforme, dove ogni parola è pesata e la monotonia apparente è in realtà suprema coerenza musicale.

Ripasso attivo

Leggi il sonetto proemiale «Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono». Individua il tema del pentimento, riconosci almeno due figure retoriche e spiega come il componimento anticipa il «dissidio interiore» che percorre tutto il «Canzoniere».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Petrarca primo umanista: l'opera latina e l'amore per i classici#

●●●ApprofondimentoLPOSA-italiano-secondo-biennio-petrarca-boccaccio

Petrarca «figura di soglia»: Medioevo e Umanesimo

Petrarca fra Medioevo e UmanesimoGrafo, Eredità medievale (vanitas, fede) → Petrarca: figura di soglia, Nascita dell’Umanesimo (classici, io) → Petrarca: figura di soglia, Petrarca: figura di soglia → Opera volgare: Canzoniere, Trionfi, Petrarca: figura di soglia → Opera latina: Secretum, AfricaEreditàmedievale(vanitas, fede)Petrarca: figuradi sogliaNascitadell’Umanesimo(classici, io)Opera volgare:Canzoniere,TrionfiOpera latina:Secretum, Africa
Fig. 31304 Arezzo — 1341 incoronazione poetica — 1374 Arquà. Le rime volgari (nugae) e le opere latine convivono nella stessa figura.

Punti chiave

Petrarca non è soltanto il poeta del «Canzoniere»: è considerato il «primo umanista», cioè l'iniziatore di quel movimento culturale che pone al centro l'uomo (gli «studia humanitatis») e riscopre con amore filologico i testi della classicità latina. Per Petrarca il prestigio maggiore risiede nelle opere in latino, che riteneva la sua eredità più duratura, mentre considerava le rime volgari «nugae» (sciocchezze giovanili).
L'attività di Petrarca come scopritore e restauratore di manoscritti antichi è fondativa: ritrovò orazioni e lettere di Cicerone, suo modello assoluto di prosa e di pensiero, e ne fece il fulcro di una nuova idea di cultura, basata sul dialogo diretto con gli «antichi». Questo atteggiamento — leggere i classici come interlocutori vivi, non più come semplici «auctoritates» medievali — segna la nascita dell'Umanesimo.
Tra le opere latine vanno ricordati il «Secretum» (dialogo dell'anima con sant'Agostino sul dissidio interiore), l'«Africa» (poema epico su Scipione, per il quale Petrarca fu incoronato poeta in Campidoglio nel 1341), il «De viris illustribus» (biografie di uomini illustri dell'antichità) e l'amplissimo epistolario («Familiares», «Seniles»), in cui inventa di fatto la lettera come genere letterario e autobiografico.
La figura di Petrarca è perciò «di soglia»: chiude il Medioevo e apre l'età moderna. Resta legato a una sensibilità cristiana e medievale (il senso del peccato, la «vanitas» dei beni terreni), ma il suo culto dei classici, la sua coscienza individuale e la sua cura della propria immagine di intellettuale ne fanno il primo uomo moderno della cultura europea.
Esempio svolto

Costruzione di un paragrafo argomentativo

Costruisci un breve paragrafo argomentativo (tesi + due argomenti + conclusione) a sostegno dell'affermazione: «Petrarca è il primo umanista».

  1. 01Tesi

    Enuncia la posizione: Petrarca può essere considerato il primo umanista perché inaugura un nuovo rapporto con la cultura classica.

  2. 02Primo argomento

    La riscoperta filologica: ricerca e restaura manoscritti antichi (le lettere di Cicerone), trattando i classici come interlocutori vivi e non come semplici autorità.

  3. 03Secondo argomento

    La centralità dell'io: nel 'Secretum' e nell'epistolario indaga la propria coscienza, fondando un'idea moderna di individuo e di intellettuale.

  4. 04Conclusione

    Da questi due tratti — amore dei classici e coscienza individuale — discende la qualifica di 'primo umanista' e di figura di soglia tra Medioevo ed età moderna.

Risultato: Un paragrafo coeso in cui la tesi («Petrarca primo umanista») è sostenuta da due argomenti documentati (filologia classica e centralità dell'io) e ricondotta in conclusione al passaggio storico-culturale verso l'Umanesimo.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare in che senso Petrarca è «primo umanista»: riscoperta dei classici, filologia, dialogo con gli antichi, centralità degli «studia humanitatis».
  • Saper indicare il paradosso del giudizio di Petrarca su se stesso (gloria affidata al latino, le rime volgari come «nugae»), e l'esito opposto nella storia (è il volgare a renderlo immortale).

Errori frequenti

  • Ridurre Petrarca al solo «Canzoniere», ignorando la vasta produzione latina e il suo ruolo nella nascita dell'Umanesimo.
  • Datare l'incoronazione poetica o le date di vita in modo approssimativo: Petrarca nasce nel 1304, è incoronato in Campidoglio nel 1341, muore nel 1374.

Approfondimento

L'umanesimo di Petrarca si tocca con mano in gesti concreti e datati. Da cacciatore di manoscritti riportò alla luce testi ciceroniani dimenticati — l'orazione «Pro Archia» a Liegi (1333) e, soprattutto, le lettere «ad Attico» a Verona (1345) — e da quelle scoperte trasse un'idea nuova: gli antichi non sono «auctoritates» remote, ma interlocutori vivi. È l'intuizione che genera le sue celebri lettere agli scrittori del passato (nel XXIV libro delle «Familiares» scrive direttamente a Cicerone, a Seneca, a Livio, a Virgilio, come a corrispondenti in carne e ossa), gesto senza precedenti che fonda un dialogo personale con la classicità. Il documento più rivelatore è però la lettera sull'ascensione al Monte Ventoso («Familiares» IV,1): giunto in vetta, Petrarca apre a caso le «Confessioni» di sant'Agostino e vi legge un monito contro la dispersione dell'animo dietro le cose esterne — l'esplorazione del paesaggio si rovescia così in esame di coscienza. Qui si vede il carattere «di soglia» dell'uomo: la curiosità moderna per il mondo e la nostalgia agostiniana dell'interiorità convivono, irrisolte, nella stessa pagina.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo perché Petrarca è definito «primo umanista», facendo riferimento ad almeno due elementi concreti (riscoperta dei classici, opere latine, idea di cultura) e collegandoli al passaggio dal Medioevo all'età moderna.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Boccaccio e il «Decameron»: struttura e cornice#

●●○StandardLPOSA-italiano-secondo-biennio-petrarca-boccaccio

La struttura a cornice del «Decameron»

La struttura a cornice del DecameronGrafo, Cornice: la brigata (7+3) → 10 giornate, 10 giornate → 100 novelle (10 × 10)Cornice: labrigata (7+3)10 giornate100 novelle (10× 10)
Fig. 4La brigata (7 donne + 3 uomini) fugge la peste del 1348. Giornate I e IX a tema libero; VII–VIII le beffe; X la liberalità. Ordine e misura contro il caos della peste.

Punti chiave

Giovanni Boccaccio (1313 - Certaldo 1375), terza delle «Tre Corone», è l'autore del «Decameron», il capolavoro della prosa narrativa del Trecento e il testo che fonda la novella come genere letterario autonomo. L'opera raccoglie cento novelle e fu composta intorno alla metà del secolo (negli anni successivi alla peste del 1348).
Il titolo «Decameron» significa «di dieci giornate» (dal greco «déka», dieci, e «hēmérā», giorno) e indica la struttura portante dell'opera: dieci giovani — sette donne e tre uomini, la «lieta brigata» — fuggono da Firenze devastata dalla peste e si rifugiano in campagna; per dieci giornate ciascuno racconta ogni giorno una novella, secondo un tema fissato dal «re» o dalla «regina» di turno, per un totale di cento novelle.
L'elemento strutturale decisivo è la «cornice» (la narrazione-quadro, secondo la tradizione del «racconto-cornice»): la storia della brigata che racconta contiene e ordina le singole novelle. La cornice ha funzioni precise: dà unità all'opera, introduce e commenta i racconti, e oppone all'orrore della peste — descritta nel celebre Proemio/Introduzione — un mondo di ordine, misura, cortesia e ingegno, cioè i valori della nuova civiltà cittadina e borghese.
Le dieci giornate sono tematiche: oltre alle due «libere» (la prima e la nona), le altre fissano un argomento — per esempio le beffe (VII e VIII giornata), gli amori a lieto o a tragico fine, la liberalità e la magnanimità (X giornata). Questa architettura, insieme alla scelta del volgare fiorentino come lingua della grande prosa, fa del «Decameron» un'opera profondamente nuova: realistica, terrena, attenta all'intelligenza pratica dell'uomo («industria») più che alla trascendenza.
Esempio svolto

Contestualizzazione: la cornice come risposta alla peste

Spiega, in forma di breve commento, perché la descrizione della peste nell'Introduzione e la scelta della brigata di rifugiarsi in campagna a raccontare novelle non sono in contraddizione, ma costituiscono il senso unitario del «Decameron».

  1. 01Il punto di partenza

    L'Introduzione descrive la peste del 1348 come dissoluzione di ogni ordine: muoiono i legami familiari, civili e morali; regna il caos.

  2. 02La reazione della brigata

    Dieci giovani educati scelgono di allontanarsi e di darsi regole precise (orari, turni di narrazione, un 're' o 'regina' al giorno): ricostruiscono un microcosmo ordinato.

  3. 03Il valore del raccontare

    Le novelle non sono evasione fine a se stessa: celebrano l'ingegno, la cortesia, l'intelligenza pratica ('industria') con cui l'uomo affronta la realtà, opponendo la cultura al disordine.

  4. 04La sintesi

    La cornice fa quindi della narrazione un atto di civiltà: contro la morte e il caos, l'ordine del racconto e i valori cittadini affermano la dignità terrena dell'uomo.

Risultato: Peste e cornice sono le due facce della stessa idea: il caos del 1348 rende necessario, per contrasto, il mondo ordinato della brigata, e il raccontare diventa la forma con cui la nuova civiltà borghese riafferma misura, ingegno e cortesia.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire e spiegare la funzione della «cornice» nel «Decameron» (unità, ordine contro il caos della peste, valori cittadini): è il concetto-chiave più richiesto sull'opera.
  • Saper ricostruire con precisione l'impianto numerico: 10 narratori (7 donne + 3 uomini), 10 giornate, 100 novelle, cornice della peste del 1348.

Errori frequenti

  • Sbagliare la composizione della brigata: i narratori sono dieci, di cui SETTE donne e TRE uomini (non il contrario).
  • Considerare la cornice un semplice espediente esteriore: essa è invece il principio costruttivo e ideologico dell'opera (l'ordine umano opposto alla peste).

Approfondimento

La «cornice» eredita la tradizione del «racconto-quadro» (di lontana ascendenza orientale) ma la trasforma in principio ideologico. Contro il caos della peste, descritta nell'Introduzione come dissoluzione di ogni legame civile, morale e religioso, la brigata oppone un microcosmo di regole, turni e cortesia: il raccontare diventa allora una terapia della civiltà, un modo di riaffermare l'ordine umano. Attorno a questo nucleo Boccaccio dispone un fitto apparato di difesa dell'opera, segno di quanto la novità fosse avvertita: il Proemio è dedicato alle «vaghe donne» innamorate; nell'Introduzione alla quarta giornata, con l'apologo di Filippo Balducci e delle «papere», l'autore risponde a chi lo accusava di leggerezza; e la Conclusione ribatte punto per punto alle censure morali e linguistiche. La critica moderna — a partire dall'edizione e dagli studi di Vittore Branca — ha mostrato come il mondo decameroniano sia mosso da tre grandi forze: la «Fortuna», l'«Amore» e soprattutto l'«ingegno» (l'«industria»), la prontezza pratica con cui l'uomo mercantile e cittadino piega gli eventi a proprio favore. Da qui l'immagine, celebre, del «Decameron» come «epopea dei mercatanti».

Ripasso attivo

Spiega che cos'è la «cornice» del «Decameron» e quali funzioni svolge, mettendo in relazione la descrizione della peste con il mondo ordinato della brigata. Indica con esattezza i dati strutturali dell'opera (numero di narratori, giornate, novelle).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

La novella, il realismo e le «Tre Corone»#

●●○StandardLPOSA-italiano-secondo-biennio-petrarca-boccaccio

Le «Tre Corone» fiorentine e i tre modelli

Le Tre Corone fiorentine e i tre modelliTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Corona · Opera · Modello; Dante · Commedia · poema sacro; Petrarca · Canzoniere · lirica d’amore; Boccaccio · Decameron · novella in prosaCORONAOPERAMODELLODanteCommediapoema sacroPetrarcaCanzonierelirica d’amoreBoccaccioDecameronnovella in prosaIl volgare fiorentino diventa la lingua della grandeletteratura (passaggio Medioevo → Umanesimo)

Punti chiave

Con il «Decameron» nasce la novella moderna: un racconto breve in prosa, con una vicenda concentrata, personaggi vivi e un esito significativo, spesso affidato a una battuta o a un colpo di scena finale. Boccaccio dà dignità letteraria a un genere che diventerà centrale nella tradizione europea (da Chaucer a Cervantes fino al racconto moderno).
Il tratto distintivo della narrazione boccacciana è il «realismo borghese»: il «Decameron» rappresenta un mondo ampio e variegato — mercanti, religiosi, popolani, nobili, donne intraprendenti — mosso da passioni concrete (l'amore, il denaro, l'ingegno). Tra le novelle più celebri e studiate: «Andreuccio da Perugia» (II,5), avventura picaresca di un mercante ingenuo che si fa scaltro in una notte; «Lisabetta da Messina» (IV,5), tragica storia d'amore e di morte (il vaso di basilico); «Federigo degli Alberighi» (V,9), esempio di amore e liberalità con il sacrificio del falcone.
Lo stile del «Decameron» è duttile e calibrato sul soggetto: dalla prosa solenne e ipotattica, di modello latino-ciceroniano, delle novelle 'alte', alla lingua viva e rapida, ricca di dialoghi e di sapori realistici, delle novelle comiche e popolari. Questa capacità di adattare il registro alla materia è una conquista decisiva della prosa italiana e farà del fiorentino di Boccaccio uno dei modelli della lingua letteraria.
Petrarca e Boccaccio, insieme a Dante, formano le «Tre Corone» fiorentine. Le tre opere — «Divina Commedia», «Canzoniere», «Decameron» — fissano i tre modelli fondamentali della tradizione: il poema sacro e allegorico, la lirica d'amore e la prosa narrativa. Con loro il volgare fiorentino si afferma come lingua della grande letteratura, e la cultura italiana compie il passaggio dal Medioevo all'Umanesimo, di cui Petrarca è l'iniziatore e Boccaccio un convinto continuatore (autore anche delle prime «Esposizioni» dantesche).
Esempio svolto

Analisi guidata di una novella: «Federigo degli Alberighi» (V,9)

Analizza la novella di Federigo degli Alberighi: ricostruisci la vicenda, individua il tema della giornata, i personaggi e il valore messo in luce; spiega il ruolo del sacrificio del falcone.

  1. 01Vicenda

    Federigo, nobile innamorato di monna Giovanna, dilapida i suoi averi per amore e si ritira povero in campagna con il solo falcone. Quando Giovanna, vedova, lo visita con l'intenzione di chiedergli il falcone per il figlio malato, per ritrosia glielo domanda solo a fine pranzo, quando Federigo — non avendo altro da offrirle — glielo aveva già cucinato a sua insaputa.

  2. 02Tema della giornata

    La X (decima) giornata è dedicata a chi ha operato con liberalità e magnanimità: la novella ne è un esempio celebre.

  3. 03Personaggi e valori

    Federigo incarna la cortesia e la liberalità assolute; monna Giovanna la misura e infine la gratitudine. Il falcone è il simbolo dell'unico bene rimasto e del dono totale di sé.

  4. 04Il sacrificio e l'esito

    Il sacrificio del falcone, dettato dall'onore e dalla cortesia, sembra rovinare ogni speranza; ma proprio la magnanimità di Federigo viene infine premiata: Giovanna, ammirata, lo sceglie come sposo.

Risultato: La novella esemplifica il tema decameroniano della liberalità: il gesto cortese e disinteressato di Federigo — il sacrificio del falcone — pur paradossalmente 'inutile', rivela la sua nobiltà d'animo e viene ricompensato, affermando i valori cortesi entro il nuovo mondo borghese.

Obiettivo Maturità

  • Saper analizzare una novella del «Decameron» individuando vicenda, personaggi, tema della giornata, registro stilistico e «morale» o esito: è il compito tipico della Tipologia A su un testo in prosa.
  • Saper definire le «Tre Corone» e attribuire a ciascun autore la propria opera e il proprio modello (Dante/poema; Petrarca/lirica; Boccaccio/novella).

Errori frequenti

  • Attribuire a Boccaccio uno stile unico e uniforme: il «Decameron» è invece caratterizzato da una notevole varietà di registri, dal sublime al comico-popolare.
  • Scambiare le novelle e i loro temi (per esempio confondere «Lisabetta da Messina», tragica, con le novelle comiche di beffa): è bene fissare per ciascuna novella celebre vicenda e tono.

Approfondimento

La grandezza del «Decameron» sta nella «molteplicità stilistica»: Boccaccio piega la lingua alla materia, dal periodo ampio e ipotattico di modello ciceroniano delle novelle «alte» al dialogo rapido e mimetico di quelle comiche e popolari. Questa duttilità gli permette anche una spregiudicatezza tematica notevole: apre l'opera con «ser Ciappelletto» (I,1), il peggiore degli uomini che con una falsa confessione si fa venerare come santo — provocazione sull'ambiguità tra apparenza e realtà —, e affida a «Frate Cipolla» (VI,10) una satira dell'ipocrisia religiosa risolta però in trionfo dell'eloquenza. Non a caso l'intera sesta giornata celebra il «motto», la battuta arguta e pronta che rivela l'intelligenza: la parola ben spesa è essa stessa un valore. La fortuna europea del genere sarà immensa (da Chaucer a Marguerite de Navarre fino al racconto moderno). Va infine ricordata la parabola dell'autore: colpito da una crisi religiosa e ammonito da un monaco certosino, Boccaccio pensò di distruggere le proprie opere, e ne fu dissuaso da Petrarca; negli ultimi anni si dedicò alla venerazione di Dante, componendo il «Trattatello in laude» e tenendo a Firenze le prime pubbliche «Esposizioni» sulla «Commedia».

Ripasso attivo

Scegli una delle novelle celebri del «Decameron» (per esempio «Federigo degli Alberighi») e analizzala: riassumi la vicenda, individua il tema della giornata, descrivi i personaggi principali e il registro stilistico, e formula l'esito o il valore che la novella mette in luce.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Petrarca: il «Canzoniere» e il dissidio interiore◐
    • 02Petrarca primo umanista: l'opera latina e l'amore per i classici●
    • 03Boccaccio e il «Decameron»: struttura e cornice◐
    • 04La novella, il realismo e le «Tre Corone»◐

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Petrarca e Boccaccio: lirica e novella del Trecento

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Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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