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Dolce Stil Novo e Dante: la Commedia

Tra la fine del Duecento e il primo Trecento la lirica italiana conosce la sua stagione più alta: il Dolce Stil Novo, con Guido Guinizzelli e Guido Cavalcanti, rifonda la poesia d'amore intorno al «cor gentile» e alla donna-angelo, e prepara la straordinaria sintesi di Dante Alighieri (1265-1321). Dalla «Vita nuova» fino al «De vulgari eloquentia» Dante elabora una nuova idea di lingua e di poesia, che culmina nella «Divina Commedia», poema sacro in cento canti e terzine incatenate che attraversa Inferno, Purgatorio e Paradiso. L'appunto ricostruisce poetica stilnovistica, biografia e opere minori di Dante, architettura e allegoria della «Commedia» e fornisce metodi sicuri di parafrasi e analisi dei canti.

4 sezioni·~21 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0222 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere la poetica stilnovistica e i suoi sviluppi in Dante, collocandola nel contesto culturale medievaleAnalizzare la lingua, lo stile e l'allegoria della «Divina Commedia» distinguendo il senso letterale da quello allegoricoInterpretare i testi danteschi cogliendone i livelli di senso e i collegamenti con la cultura del tempoParafrasare, analizzare metricamente e commentare canti scelti delle tre cantiche con riferimenti pertinenti
Operatori:analizzaspiegaconfrontainterpretadescrivicommentaillustragiustificaclassifica

livello base

A tutti gli indirizzi del Liceo si richiede di conoscere la poetica stilnovistica, la struttura e l'allegoria della «Commedia» e di saper parafrasare e analizzare canti scelti delle tre cantiche.

livello avanzato

Negli indirizzi a vocazione umanistica e linguistica (Classico, Linguistico, Scienze Umane) si approfondiscono il rapporto con la lirica provenzale e siciliana, il latino delle opere minori dantesche e il sistema simbolico-figurale, con confronti intertestuali più estesi.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Dolce Stil Novo e Dante: la Commedia
    • 01Il Dolce Stil Novo: poetica e protagonisti◐
    • 02Dante: vita, formazione e opere minori◐
    • 03La «Divina Commedia»: struttura, allegoria e lingua●
    • 04Lettura e analisi di canti scelti delle tre cantiche●
§ 01

Il Dolce Stil Novo: poetica e protagonisti#

●●○StandardLPOSA-italiano-secondo-biennio-stilnovo-dante

Mappa concettuale della poetica stilnovistica

La poetica del Dolce Stil NovoGrafo, Cor gentile → Amore, Amore → Donna-angelo, Amore → Lode e saluto, Donna-angelo → Guinizzelli, Lode e saluto → CavalcantiCor gentileAmoreDonna-angeloLode e salutoGuinizzelliCavalcanti
Fig. 1Guinizzelli porta l’armonia della lode; Cavalcanti l’angoscia dell’amore come esperienza dolorosa.

Punti chiave

Il «Dolce Stil Novo» è il movimento poetico che, tra Bologna e Firenze nell'ultimo trentennio del Duecento, rinnova profondamente la lirica d'amore italiana: l'espressione stessa nasce da Dante, che in «Purgatorio» XXIV fa dire a Bonagiunta da Lucca che egli e i suoi sodali scrivono in un modo «dolce» e «novo» rispetto alla maniera precedente, quella siciliana e siculo-toscana di Giacomo da Lentini e Guittone d'Arezzo. «Dolce» indica la limpidezza musicale del verso e la scelta di un lessico raffinato ma piano; «novo» indica la novità della concezione dell'amore, non più gioco cortese o servizio feudale verso la dama, ma esperienza spirituale che nobilita l'animo.
Il fondamento teorico del movimento è la canzone-manifesto di Guido Guinizzelli, «Al cor gentil rempaira sempre amore»: amore e nobiltà d'animo («cor gentile») coincidono e sono inseparabili, come la luce è inseparabile dal fuoco. La nobiltà non è più questione di sangue o di censo, ma disposizione interiore: solo il cuore gentile è capace d'amore, e l'amore vi nasce per natura. La donna viene esaltata fino a una funzione quasi religiosa: è creatura che, con la sua bellezza, indirizza l'amante verso il bene e verso Dio, anticipando il tema della «donna-angelo».
Guido Cavalcanti, «primo amico» di Dante, dà allo Stilnovo una svolta più drammatica e filosofica. Nella sua poesia, di cui è esempio il sonetto «Voi che per li occhi mi passaste 'l core», l'amore non è elevazione serena ma forza sconvolgente che entra per gli occhi, turba gli «spiriti» (i principi vitali secondo la fisiologia medievale di ascendenza aristotelico-galenica) e conduce l'animo verso la sofferenza e quasi la morte. Là dove Guinizzelli tende all'armonia, Cavalcanti scava nell'angoscia e nella dissociazione interiore: il suo è uno stilnovismo «tragico».
I tratti formali ricorrenti dello Stilnovo sono la predilezione per il sonetto e la canzone, un lessico selezionato e «dolce» (gentile, soave, salute, spirito, angelo, beatrice nel senso di «colei che dà beatitudine»), la teoria degli «spiriti» e degli «occhi» come via dell'innamoramento, e l'effetto di «saluto» e di «salute» che la donna produce sull'amante. Questa lingua e questa poetica costituiscono il terreno da cui germoglia l'esperienza di Dante, che la porta a un esito nuovo nella «Vita nuova» e poi la supera nella «Commedia».
Esempio svolto

Confronto guidato tra i due Guidi

Confronta la concezione dell'amore in Guinizzelli e in Cavalcanti a partire dalle due dichiarazioni di poetica: «Al cor gentil rempaira sempre amore» e «Voi che per li occhi mi passaste 'l core». Indica analogie e differenze in un breve testo argomentato.

  1. 01Individuare il terreno comune

    Entrambi appartengono allo Stilnovo: l'amore nasce nel cuore gentile, passa attraverso gli occhi e coinvolge gli «spiriti»; la donna ha valore eccezionale e il lessico è dolce e selezionato.

  2. 02Isolare la tesi di Guinizzelli

    In Guinizzelli amore e nobiltà coincidono: l'amore nobilita, è armonia e tende al bene; la donna avvicina a Dio (donna-angelo). L'immagine luce-fuoco prova l'inseparabilità di cuore gentile e amore.

  3. 03Isolare la tesi di Cavalcanti

    In Cavalcanti l'amore è forza che ferisce: entra per gli occhi, turba gli spiriti vitali, conduce a sofferenza e quasi alla morte; prevale l'angoscia e la dissociazione interiore.

  4. 04Formulare la sintesi

    La differenza chiave è il segno dell'esperienza amorosa: salvifica e ascendente in Guinizzelli, dolorosa e tragica in Cavalcanti. Dante raccoglierà la prima linea, sublimandola nella beatitudine di Beatrice.

Risultato: Un paragrafo che mostra come, su un fondo stilnovistico comune (cuore gentile, occhi, spiriti, donna eccezionale), Guinizzelli costruisca un amore-armonia che nobilita e avvicina a Dio, mentre Cavalcanti rappresenti un amore-passione che sconvolge e annienta l'animo.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire con precisione i due aggettivi «dolce» e «novo» e ricondurli al passo di «Purgatorio» XXIV da cui deriva il nome del movimento.
  • Saper confrontare la concezione dell'amore in Guinizzelli (nobiltà-armonia) e in Cavalcanti (passione-angoscia), citando i testi-chiave «Al cor gentil» e «Voi che per li occhi».

Errori frequenti

  • Confondere il Dolce Stil Novo con la Scuola siciliana: la Scuola siciliana (Giacomo da Lentini, corte di Federico II) è anteriore e di matrice cortese-provenzale, mentre lo Stilnovo è bolognese-fiorentino e spiritualizza l'amore.
  • Ridurre la «donna-angelo» a una semplice donna molto bella: il concetto indica una funzione mediatrice tra l'amante e Dio, non solo l'avvenenza fisica.

Approfondimento

Per capire davvero lo Stilnovo occorre entrare nella sua «fisiologia» dell'amore. La poesia dei due Guidi presuppone la dottrina medievale degli «spiriti» (i sottili vapori vitali che, secondo la medicina di ascendenza aristotelico-galenica, regolano la vita del corpo): l'immagine della donna entra dagli occhi come una «spezie» luminosa, colpisce lo «spirito visivo» e mette in crisi l'equilibrio interiore dell'amante. Su questo fondamento Cavalcanti costruisce la sua canzone dottrinale «Donna me prega», vero manifesto teorico: l'amore vi è definito un «accidente» che ha sede nella parte «sensitiva» e non in quella razionale dell'anima, e proprio per questo è forza oscura, irrazionale e potenzialmente mortale — una lettura che la critica ha collegato all'averroismo circolante nella Bologna del tempo. Si misura qui la distanza dei due poeti: dove Guinizzelli, nella tornata finale di «Al cor gentil», osa paragonare la donna a un angelo e difende davanti a Dio il proprio amore («Tenne d'angel sembianza»), Cavalcanti riconduce l'esperienza amorosa a una patologia dello spirito. Conviene infine ricordare che lo Stil Novo non fu una «scuola» organizzata, ma la convergenza di individualità diverse attorno a un lessico e a una concezione condivisi.

Ripasso attivo

Leggi i primi versi di «Al cor gentil rempaira sempre amore» di Guinizzelli e spiega, in un paragrafo di circa dieci righe, in che modo il poeta lega indissolubilmente amore e nobiltà d'animo, illustrando l'immagine della luce e del fuoco e il superamento della nobiltà di sangue.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Dante: vita, formazione e opere minori#

●●○StandardLPOSA-italiano-secondo-biennio-stilnovo-dante

Asse cronologico della vita e delle opere di Dante

Dante (1265–1321): vita e opereGrafo, 1265 · nascita → 1293 · Vita nuova, 1293 · Vita nuova → 1302 · esilio, 1302 · esilio → 1304 · Convivio / DVE, 1304 · Convivio / DVE → 1307 · Commedia, 1307 · Commedia → 1321 · morte1265 · nascita1293 · Vitanuova1302 · esilio1304 · Convivio/DVE1307 · Commedia1321 · morte

Punti chiave

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 e muore in esilio a Ravenna nel 1321. La sua vita è segnata da tre nuclei: l'amore per Beatrice (Bice Portinari), che diventa il centro della sua esperienza poetica e spirituale; l'impegno politico nella Firenze comunale, che lo porta al priorato e poi alla condanna; e l'esilio dal 1302, condizione amara ma feconda durante la quale compone le opere maggiori. Schierato con i Guelfi Bianchi, dopo la vittoria dei Neri viene condannato in contumacia e non rientrerà mai a Firenze.
La «Vita nuova» (circa 1292-1294) è un «prosimetro», cioè un'opera che alterna prose e poesie (sonetti e canzoni) con un commento dell'autore stesso: vi è raccolta e ordinata la «materia» dell'amore per Beatrice, dall'incontro infantile fino alla sua morte e alla promessa finale di «dire di lei quello che mai non fue detto d'alcuna». Il «libello» segna il punto più alto dello Stilnovo dantesco, con la poesia della «lode» (la celebre canzone «Donne ch'avete intelletto d'amore») in cui l'amante non chiede più nulla alla donna ma si appaga di celebrarla.
Le opere del periodo dell'esilio mostrano l'ampliarsi degli interessi di Dante verso la filosofia, la lingua e la politica. Il «Convivio» (incompiuto) è un trattato in volgare che vuole offrire il «pane» del sapere a chi non conosce il latino; il «De vulgari eloquentia», scritto in latino, è la prima riflessione teorica sulla dignità del volgare e cerca un «volgare illustre», cardinale, aulico e curiale, capace di farsi lingua letteraria della nazione; la «Monarchia» (in latino) sostiene la necessità di un Impero universale autonomo dal potere della Chiesa, secondo la teoria dei «due soli».
La cosiddetta «questione della lingua» trova in Dante il suo primo grande teorico: contro la frammentazione dei dialetti municipali, egli teorizza un volgare «illustre» che sia di tutta Italia e non di una sola città. Questa riflessione prepara la scelta decisiva della «Commedia», scritta in volgare e non in latino, e capace di accogliere ogni registro, dal sublime all'umile, fondando di fatto la tradizione letteraria italiana.
Esempio svolto

Classificare le opere minori per lingua e genere

Per ciascuna delle quattro opere minori di Dante (Vita nuova, Convivio, De vulgari eloquentia, Monarchia) indica lingua, genere e tema, poi spiega quale linea conduce alla scelta del volgare nella «Commedia».

  1. 01Vita nuova

    Volgare; prosimetro (prose + liriche con autocommento); l'amore per Beatrice e la poesia della lode.

  2. 02Convivio

    Volgare; trattato filosofico-allegorico (incompiuto); diffondere il sapere a chi non conosce il latino.

  3. 03De vulgari eloquentia

    Latino; trattato linguistico (incompiuto); teoria del «volgare illustre» italiano.

  4. 04Monarchia

    Latino; trattato politico; necessità di un Impero universale autonomo dalla Chiesa (i «due soli»).

  5. 05Sintesi sulla lingua

    La rivendicazione della dignità del volgare (Convivio, De vulgari) sfocia nella «Commedia» scritta in volgare e capace di ogni registro: nasce così la lingua letteraria italiana.

Risultato: Un quadro ordinato che distingue le due opere in volgare (Vita nuova, Convivio) dalle due in latino (De vulgari eloquentia, Monarchia) e che motiva la scelta del volgare nella «Commedia» come coronamento della riflessione dantesca sulla lingua.

Obiettivo Maturità

  • Saper collocare le opere minori in ordine cronologico e per lingua (volgare/latino) e indicarne con precisione il genere e lo scopo: «Vita nuova» prosimetro, «Convivio» trattato divulgativo, «De vulgari eloquentia» e «Monarchia» trattati latini.
  • Saper spiegare la «poesia della lode» della «Vita nuova» come esito più alto dello Stilnovo e premessa della «Commedia».

Errori frequenti

  • Datare la «Commedia» tra le opere minori: la «Commedia» è l'opera maggiore e dell'ultima fase (composta tra circa il 1306-1307 e il 1321), successiva alle opere qui trattate.
  • Affermare che il «De vulgari eloquentia» sia scritto in volgare: paradossalmente l'elogio del volgare è scritto in latino, perché destinato ai dotti.

Approfondimento

Le opere minori vanno lette dentro la biografia politica di Dante, perché è da lì che nasce la loro urgenza. Priore nel 1300, schierato con i Guelfi Bianchi contro i Neri e contro le mire di Bonifacio VIII, Dante è condannato nel 1302 con l'accusa infamante di «baratteria» e all'esilio perpetuo; rifiuterà sdegnosamente le condizioni umilianti di un rientro, come dichiara in una celebre epistola. L'esilio spiega la tensione universalistica della «Monarchia», che con la teoria dei «due soli» rivendica l'autonomia dell'Impero dalla Chiesa (entrambi i poteri derivano direttamente da Dio, contro la dottrina gerocratica del «sole» papale e della «luna» imperiale). Sul versante linguistico e stilistico va aggiunto un dato spesso trascurato: prima della «dolcezza», il giovane Dante aveva sperimentato anche l'«aspro» nelle «rime petrose» per la donna «Pietra», anticipando il realismo espressivo dell'Inferno. Convivio e De vulgari eloquentia restano entrambi incompiuti (quattro trattati su quindici il primo, due libri su quattro il secondo): sono cantieri interrotti dal progetto totalizzante che li assorbirà tutti, la «Commedia», dove la teoria del volgare illustre diventa finalmente pratica poetica.

Ripasso attivo

Costruisci una tabella sintetica delle opere minori di Dante (Vita nuova, Convivio, De vulgari eloquentia, Monarchia) indicando per ciascuna lingua, genere e tema centrale, e scrivi poi un breve paragrafo che spieghi come queste opere preparino la scelta linguistica della «Commedia».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

La «Divina Commedia»: struttura, allegoria e lingua#

●●●ApprofondimentoLPOSA-italiano-secondo-biennio-stilnovo-dante

Architettura dei tre regni della «Commedia»

L’architettura dei tre regniGrafo, Commedia → Inferno: 9 cerchi (Virgilio), Commedia → Purgatorio: 7 cornici (Virgilio/Beatrice), Commedia → Paradiso: 9 cieli + Empireo (Beatrice/Bernardo)CommediaInferno: 9cerchi(Virgilio)Purgatorio: 7cornici(Virgilio/Beatr…Paradiso: 9cieli + Empireo(Beatrice/Berna…
Fig. 3100 canti = 34 (Inferno) + 33 (Purgatorio) + 33 (Paradiso), in terzine incatenate (ABA BCB CDC). Senso letterale: il viaggio nei tre regni; senso allegorico: l’anima che risale a Dio.

Punti chiave

La «Divina Commedia» (l'aggettivo «Divina» è aggiunta posteriore, di Boccaccio) è il poema sacro che narra il viaggio immaginario di Dante attraverso i tre regni dell'oltretomba: Inferno, Purgatorio e Paradiso. L'opera è perfettamente architettata sul numero simbolico: cento canti totali, ripartiti in tre cantiche di trentatré canti ciascuna (Purgatorio e Paradiso), più un canto proemiale che apre l'Inferno, portando l'Inferno a trentaquattro. Tre e dieci (e il loro multiplo cento) rinviano alla Trinità e alla perfezione, in una costruzione numerologica rigorosa.
La forma metrica è la terzina «incatenata» di endecasillabi, secondo lo schema di rime ABA BCB CDC e così via: ogni terzina riprende al centro la rima nuova che diventerà la rima esterna della terzina seguente, creando una catena continua che si chiude, in ciascun canto, con un verso isolato che rima con il verso centrale dell'ultima terzina. La scelta dell'endecasillabo e della terzina incatenata garantisce insieme solennità e progressione narrativa.
Il senso dell'opera è plurimo. Dante stesso, nell'epistola a Cangrande, distingue un senso letterale (il viaggio nei tre regni) e un senso allegorico-morale-anagogico: letteralmente è il cammino di un uomo dopo morte, allegoricamente è il cammino dell'anima che, smarritasi nel peccato (la «selva oscura»), si converte e risale a Dio. Le tre guide incarnano questo percorso: Virgilio (la ragione umana) conduce attraverso Inferno e Purgatorio; Beatrice (la teologia, la grazia, la rivelazione) guida in Paradiso; san Bernardo accompagna alla visione finale di Dio.
La struttura morale dei tre regni segue una logica precisa. L'Inferno è un baratro a forma di imbuto suddiviso in nove cerchi, dove le pene seguono la legge del «contrappasso» (per analogia o per contrasto rispetto alla colpa) e i peccati sono ordinati per gravità crescente (incontinenza, violenza, frode). Il Purgatorio è una montagna con un Antipurgatorio e sette cornici corrispondenti ai sette peccati capitali, ordinati secondo il tipo di amore disordinato. Il Paradiso è formato dai nove cieli concentrici più l'Empireo, dove i beati appaiono a Dante secondo il loro grado di beatitudine. La lingua, infine, è pluristilistica: «comica» nel senso medievale, cioè aperta a ogni registro, dal sublime del Paradiso all'aspro e «realistico» dei gironi infernali.
33+33+34=10033 + 33 + 34 = 10033+33+34=100

Canti

Le tre cantiche contano 33 canti ciascuna; l'Inferno ne ha 34 per il canto proemiale aggiunto, così il totale è 100, numero della perfezione.

Schema della terzina incatenata

Lo schema della terzina incatenataTabella con 2 colonne e 7 righe, Dati: Verso · Rima; v1 · A; v2 · B; v3 · A; v4 · B; v5 · C; v6 · B; v7 · CVERSORIMAv1Av2Bv3Av4Bv5Cv6Bv7CTerzina incatenata (terza rima)
Fig. 4La rima centrale di ogni terzina (B) diventa la rima esterna della terzina seguente, incatenando i versi: ABA BCB CDC…
Esempio svolto

Riconoscere lo schema rimico di una terzina

Date le parole-rima finali dei primi sette versi di «Inferno» I (vita / oscura / smarrita / dura / forte / paura / morte), individua e giustifica lo schema delle rime e spiega come funziona la concatenazione.

  1. 01Numerare i versi e le rime

    v1 vita, v2 oscura, v3 smarrita, v4 dura, v5 forte, v6 paura, v7 morte.

  2. 02Etichettare le rime uguali

    vita-smarrita rimano in -ita → A; oscura-dura-paura rimano in -ura → B; forte-morte rimano in -orte → C.

  3. 03Scrivere lo schema

    L'ordine risultante è A B A · B C B · C …, cioè la struttura ABA BCB CDC della terzina incatenata.

  4. 04Spiegare la catena

    La rima centrale di ogni terzina (qui B, poi C) diventa la rima esterna della terzina successiva: così le terzine si «agganciano» l'una all'altra fino alla chiusa del canto.

Risultato: Lo schema è ABA BCB C…: una terzina incatenata, in cui la rima centrale di ciascuna terzina lega la terzina seguente, garantendo continuità musicale e narrativa.

Obiettivo Maturità

  • Saper enunciare con esattezza l'architettura numerica (3 cantiche, 33+33+34 canti, 100 totali, terzine incatenate ABA BCB) e spiegarne il valore simbolico.
  • Saper distinguere senso letterale e senso allegorico e descrivere la funzione delle tre guide (Virgilio = ragione, Beatrice = teologia/grazia, san Bernardo) e la legge del contrappasso.

Errori frequenti

  • Attribuire a Dante il titolo «Divina»: l'aggettivo è posteriore (dovuto a Boccaccio) e si fissa nelle edizioni a partire dal Cinquecento; Dante intitolò l'opera semplicemente «Comedìa».
  • Confondere lo schema rimico: non è a rima baciata né alternata semplice, ma la catena ABA BCB CDC, in cui la rima centrale di una terzina apre la successiva.

Approfondimento

Il cuore teorico della «Commedia» è la dottrina dei quattro sensi, esposta nell'epistola a Cangrande della Scala (tradizionalmente attribuita a Dante) e già praticata nel «Convivio»: un testo può significare secondo il senso «letterale», «allegorico», «morale» (o tropologico) e «anagogico». Dante stesso porta l'esempio del salmo «In exitu Israel de Aegypto»: alla lettera l'uscita degli Ebrei dall'Egitto, allegoricamente la redenzione operata da Cristo, moralmente la conversione dell'anima, anagogicamente il passaggio dell'anima alla gloria eterna. Su questo si innesta la distinzione, decisiva per la critica novecentesca (si pensi al concetto di «figura» studiato da Erich Auerbach), tra l'«allegoria dei poeti» — dove il senso letterale è finzione — e l'«allegoria dei teologi», in cui il fatto letterale è storicamente vero e insieme prefigura una verità superiore: i personaggi danteschi sono reali e simbolici a un tempo. Anche il titolo va spiegato con esattezza: Dante intitola l'opera «Comedìa» perché ne rivendica lo stile «umile» (aperto a ogni registro) e il lieto fine, in opposizione alla «tragedìa» dallo stile alto e dall'esito luttuoso; l'aggettivo «Divina» è di conio successivo, boccacciano.

Ripasso attivo

Disegna lo schema delle tre cantiche indicando per ciascuna l'articolazione interna (cerchi dell'Inferno, cornici del Purgatorio, cieli del Paradiso), il numero di canti e la guida corrispondente; poi spiega in un paragrafo la legge del contrappasso con un esempio a tua scelta.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Lettura e analisi di canti scelti delle tre cantiche#

●●●ApprofondimentoLPOSA-italiano-secondo-biennio-stilnovo-dante

I quattro passi dell'analisi di un canto

I quattro passi dell’analisi di un cantoGrafo, 1 · Comprensione e parafrasi → 2 · Analisi tematica, 2 · Analisi tematica → 3 · Analisi di stile e retorica, 3 · Analisi di stile e retorica → 4 · Interpretazione e contesto1 · Comprensionee parafrasi2 · Analisitematica3 · Analisi distile e retorica4 ·Interpretazionee contesto

Punti chiave

La lettura diretta dei canti è il cuore dello studio della «Commedia»: dalle tre cantiche si scelgono canti emblematici che permettono di osservare temi, personaggi e stile. Per l'Inferno sono canonici il canto I (la selva oscura, le tre fiere, l'incontro con Virgilio), il canto V (Paolo e Francesca, i lussuriosi) e il canto XXVI (Ulisse e il «folle volo»); per il Purgatorio il canto VI (l'invettiva politica contro l'Italia) e il canto XI (i superbi, l'esempio di Oderisi); per il Paradiso il canto I (l'ascesa e il «trasumanar») e il canto XXXIII (la preghiera di san Bernardo e la visione finale di Dio).
Il metodo di analisi di un canto segue passi precisi e ordinati. Prima la comprensione e la parafrasi, che traduce il testo nell'italiano d'oggi rispettando il senso letterale; poi l'analisi tematica (di che cosa parla il canto, quali personaggi, quale colpa o virtù), l'analisi stilistica e retorica (figure, lessico, sintassi, registro) e infine l'interpretazione e la contestualizzazione (il significato allegorico, il rapporto con il pensiero dantesco e con il tempo).
L'episodio di Francesca da Rimini (Inferno V) è esemplare per mostrare la complessità morale del poema: Dante condanna i lussuriosi, eppure ascolta con «pietà» il racconto d'amore di Francesca, fino a cadere svenuto. La donna usa il linguaggio cortese e stilnovistico («Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende») per giustificare la propria passione: Dante mostra così la potenza seducente, ma anche fallace, di una certa idea d'amore, prendendone congedo critico. È l'esempio perfetto del «contrappasso» (i lussuriosi travolti dalla bufera infernale come furono travolti dalla passione) e dello stile «medio» della cantica.
Il canto finale del Paradiso (XXXIII) porta lo stile dantesco al suo apice «sublime»: la preghiera di san Bernardo alla Vergine, costruita su ossimori celebri («Vergine madre, figlia del tuo figlio»), introduce la visione di Dio come luce e come tre cerchi di diverso colore (la Trinità). Di fronte all'ineffabile, il linguaggio confessa il proprio limite, e il poema si chiude sull'«amor che move il sole e l'altre stelle», sigillando con la parola «stelle» — come ciascuna cantica — l'intero viaggio.
Esempio svolto

Parafrasi e commento dell'apertura di «Inferno» I

Svolgi la parafrasi delle prime due terzine di «Inferno» I e aggiungi un breve commento che ne metta in luce il valore letterale e allegorico: «Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita. / Ahi quanto a dir qual era è cosa dura / esta selva selvaggia e aspra e forte / che nel pensier rinova la paura!».

  1. 01Parafrasi della prima terzina

    A metà del cammino della nostra vita (cioè a circa trentacinque anni) mi ritrovai in una selva oscura, perché avevo smarrito la retta via.

  2. 02Parafrasi della seconda terzina

    Ahimè, quanto è difficile dire com'era questa selva selvaggia, aspra e impervia, che al solo ripensarci fa rinascere la paura!

  3. 03Commento — senso letterale

    Dante si rappresenta come un uomo che, a metà della vita, si è perduto in una foresta tenebrosa e minacciosa, di cui ricorda con orrore l'asprezza.

  4. 04Commento — senso allegorico

    La «selva oscura» è il peccato e lo smarrimento morale dell'anima; «la diritta via» è la vita virtuosa e il cammino verso Dio. L'inizio del poema è dunque la presa di coscienza dello smarrimento da cui muoverà la conversione.

Risultato: Una parafrasi fedele delle due terzine e un commento che distingue il piano letterale (l'uomo smarrito nella selva) da quello allegorico (l'anima nel peccato che deve ritrovare la via verso Dio).

Obiettivo Maturità

  • Saper svolgere una parafrasi corretta e fedele di una terzina dantesca, distinguendola dal commento (la parafrasi traduce, il commento interpreta).
  • Saper analizzare un episodio-chiave (Francesca, Ulisse, la chiusa del Paradiso) individuando tema, contrappasso o significato allegorico, figure retoriche e registro stilistico.

Errori frequenti

  • Confondere parafrasi e commento: la parafrasi deve restare aderente al testo e non aggiungere interpretazioni; il commento, invece, spiega e contestualizza.
  • Leggere la «pietà» di Dante per Francesca come approvazione del peccato: Dante prova compassione umana ma non assolve la colpa, di cui rappresenta anzi la pena (la bufera) e la radice nell'amore mal guidato.

Approfondimento

Vale la pena osservare da vicino la costruzione retorica di «Inferno» V, canto-modello per l'analisi. Il racconto di Francesca è scandito da tre terzine che si aprono con la stessa parola, in una potente anafora: «Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende», «Amor, ch'a nullo amato amar perdona», «Amor condusse noi ad una morte». Francesca adopera cioè il linguaggio cortese e stilnovistico — l'amore che nasce nel «cor gentile», la reciprocità obbligata — non per descrivere, ma per giustificare la propria colpa: la sublime teoria dell'amore diventa strumento di autoassoluzione. Su questo Dante innesta il tema della letteratura come seduzione: fu la lettura del romanzo di Lancillotto a spingere i due amanti («Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse»), quasi un'autocritica del poeta verso la propria giovanile poesia d'amore. La «pietà» di Dante è autentica ma non è assoluzione: culmina nello svenimento finale («e caddi come corpo morto cade»), gesto ambiguo che dice il coinvolgimento e insieme il limite morale. Il confronto con Ulisse (canto XXVI) illumina per contrasto un'altra grande tensione dantesca: nell'«orazion picciola» («fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza») la sete di conoscenza è insieme grandezza tragica e «folle» oltrepassamento del limite.

Ripasso attivo

Scegli una terzina di un canto studiato (per esempio l'apertura di «Inferno» I: «Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura, / ché la diritta via era smarrita») e svolgine la parafrasi puntuale, poi aggiungi tre righe di commento che ne illustrino il senso letterale e quello allegorico.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Il Dolce Stil Novo: poetica e protagonisti◐
    • 02Dante: vita, formazione e opere minori◐
    • 03La «Divina Commedia»: struttura, allegoria e lingua●
    • 04Lettura e analisi di canti scelti delle tre cantiche●

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Dolce Stil Novo e Dante: la Commedia

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Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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