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Le Origini: poesia religiosa, Scuola siciliana e poesia toscana prestilnovistica

L'appunto ricostruisce la nascita della letteratura in volgare italiano nel Duecento: dal lento distacco dal latino e dai primi documenti volgari fino alle tre grandi esperienze poetiche delle Origini — la poesia religiosa umbra (San Francesco, Iacopone da Todi), la Scuola siciliana della corte di Federico II (con l'invenzione del sonetto da parte di Giacomo da Lentini) e la poesia toscana dei Siculo-toscani (Guittone d'Arezzo) come fase di transizione verso lo Stilnovo. Si analizzano i modelli (la lirica provenzale e l'amor cortese), le forme metriche (lauda, canzone, sonetto) e i temi, collocando i testi nel loro contesto storico-culturale. L'argomento rientra a pieno titolo nel programma dell'Esame di Stato (Tipologia A e colloquio).

4 sezioni·~22 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0111 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere la specificità della lingua e dei generi delle Origini collocando i testi nel loro contesto storicoAnalizzare un testo poetico delle Origini individuandone forme metriche, temi e modelli (provenzale, religioso, cortese)Cogliere la nascita della tradizione lirica italiana e i suoi rapporti con la lirica europea
Operatori:analizzaspiegadescriviconfrontaclassificaillustrainterpretacommentacontestualizza

livello base

In tutti i licei è richiesto saper collocare le tre esperienze poetiche delle Origini nel loro contesto, riconoscere le forme metriche fondamentali (lauda, canzone, sonetto) e analizzare un testo-cardine come il «Cantico delle creature».

livello avanzato

Negli indirizzi a forte vocazione linguistico-letteraria (Classico, Linguistico) si approfondiscono i rapporti con la lirica provenzale e il latino mediolatino, la genesi tecnica del sonetto e la funzione di «cerniera» dei Siculo-toscani verso lo Stilnovo.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Le Origini: poesia religiosa, Scuola siciliana e poesia toscana prestilnovistica
    • 01Dal latino al volgare: contesto e primi documenti○
    • 02La poesia religiosa: Francesco e Iacopone◐
    • 03La Scuola siciliana e la nascita del sonetto◐
    • 04I Siculo-toscani e la transizione prestilnovistica●
§ 01

Dal latino al volgare: contesto e primi documenti#

●○○BaseLPOSA-italiano-secondo-biennio-origini-volgare

Cronologia della letteratura italiana: dalle Origini al Novecento

Le epoche della letteratura italianaLinea del tempo da 1200 a 1970, 1224: Cantico, 1321: Dante †, 1353: Decameron, 1516: Orlando, 1581: Gerus. liberata, 1807: Dei Sepolcri, 1827: Promessi, 1881: I Malavoglia, 1925: Ossi di seppia, 1200–1290: Origini, 1290–1375: Tre Corone, 1400–1545: Umanesimo-Rinascimento, 1600–1690: Barocco, 1690–1789: Illuminismo, 1789–1860: Neoclassicismo-Romanticismo, 1860–1900: Verismo, 1880–1925: Decadentismo, 1910–1965: Novecento12001970OriginiTre CoroneUmanesimo-RinascimentoBaroccoIlluminismoNeoclassicismo-RomanticismoVerismoDecadentismoNovecento1224Cantico1321Dante †1353Decameron1516Orlando1581Gerus. liberata1807Dei Sepolcri1827Promessi1881I Malavoglia1925Ossi di seppia

Punti chiave

La letteratura italiana nasce relativamente tardi rispetto alle altre grandi tradizioni romanze: occorre comprendere perché, e da quali condizioni storico-linguistiche emergono i primi testi in volgare. Per tutto l'alto Medioevo il latino resta la lingua della cultura, della Chiesa, del diritto e della scrittura ufficiale, mentre il parlato si frammenta nei volgari, le lingue d'uso quotidiano derivate dalla lenta trasformazione del latino. Il volgare conquista la dignità della scrittura solo quando emergono nuovi bisogni comunicativi (giuridici, religiosi, cortesi) e nuovi ceti (mercanti, notai, signori feudali) che non si riconoscono più pienamente nel latino dotto.
Il latino e il volgare convivono per secoli in un rapporto di diglossia: la stessa comunità usa due varietà linguistiche con funzioni diverse, il latino come lingua «alta» (codificata, scritta, prestigiosa) e il volgare come lingua «bassa» (parlata, quotidiana). I primi documenti volgari italiani non sono opere letterarie, ma testimonianze pratiche: l'Indovinello veronese (fine VIII-inizio IX secolo), una probatio pennae che paragona lo scrivere all'arare; il Placito capuano del 960, formula di testimonianza giurata in un processo per terre («Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti»); l'iscrizione della Catacomba di Commodilla a Roma.
La svolta letteraria avviene nel Duecento, secolo della grande fioritura della poesia in volgare. Mentre in Francia la lirica trobadorica provenzale (in lingua d'oc) e la poesia in lingua d'oïl avevano già un secolo di vita, in Italia la prima vera letteratura d'arte in volgare si afferma in tre aree distinte e quasi contemporanee: l'Umbria con la poesia religiosa, la Sicilia con la lirica cortese di corte e la Toscana con i Siculo-toscani. È questa la geografia della letteratura delle Origini, che la Fig. 2 sintetizza lungo l'asse del tempo.

Asse cronologico delle Origini (sec. IX-XIII)

Le Origini: dal documento alla poesia d’arteLinea del tempo da 950 a 1310, 960: Placito, 1224: Cantico, 1230–1250: Scuola siciliana, 1260–1290: Siculo-toscani9501310Scuola sicilianaSiculo-toscani960Placito1224Cantico
Fig. 2Modello comune delle tre esperienze: la lirica provenzale e l’amor cortese. Dal documento pratico (Placito) alla letteratura d’arte in volgare.
Il modello europeo decisivo è la lirica provenzale dei trovatori (XII secolo), che codifica l'amor cortese (la fin'amor): l'amore come servizio devoto e nobilitante verso una donna idealizzata e spesso sposata, raffigurata con la metafora feudale del vassallaggio (la donna è midons, «mia signora»). I trovatori esportano anche un patrimonio tecnico — la canzone come forma metrica principe, la cura dello stile, i temi della lode e della sofferenza amorosa — che i poeti siciliani, e poi toscani, ereditano e trasformano nella nascente tradizione italiana.
Esempio svolto

Lettura guidata di un primo documento del volgare

Leggi il Placito capuano (960): «Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti». Spiega che cosa attesta questo testo per la storia della lingua italiana.

  1. 01Identificazione

    Si tratta di una formula di testimonianza giurata, inserita in un atto giudiziario latino: un testimone afferma che le terre contese furono possedute per trent'anni dal monastero di San Benedetto (Montecassino).

  2. 02Osservazione linguistica

    La formula è scritta in volgare, non in latino: «sao» (so), «ko» (che), «kelle» (quelle), «possette» (possedette). La grafia con la «k» rivela un volgare campano già distinto dal latino.

  3. 03Funzione e contesto

    Il volgare è usato perché la formula doveva essere pronunciata e compresa dal testimone, ma resta incastonata in un documento ufficiale latino: è una testimonianza pratica, non un'opera letteraria.

  4. 04Valore storico

    Il Placito è uno dei primi documenti consapevolmente in volgare italiano: attesta che, già nel X secolo, il volgare era percepito come lingua autonoma rispetto al latino, almeno per esigenze pratiche e giuridiche.

Risultato: Il Placito capuano attesta il volgare italiano scritto in funzione pratico-giuridica nel 960, ma non segna la nascita della letteratura d'arte, che si afferma solo nel Duecento.

Obiettivo Maturità

  • Sapere con precisione i tre primi documenti del volgare italiano (Indovinello veronese, Placito capuano 960, iscrizione di Commodilla) e saperli distinguere dalle prime opere letterarie d'arte: i documenti pratici attestano il volgare scritto, non la letteratura.
  • Saper definire e usare correttamente i concetti di «volgare», «diglossia» e «amor cortese / fin'amor»: sono nodi concettuali ricorrenti nella contestualizzazione richiesta dalla Tipologia A e al colloquio.

Errori frequenti

  • Confondere il «volgare» con un linguaggio «volgare» nel senso moderno di scurrile: volgare significa semplicemente la lingua del «volgo», cioè del popolo, derivata dal latino parlato.
  • Datare la nascita della letteratura italiana al Placito capuano (960): il Placito è un documento giuridico in volgare, non un testo letterario. La letteratura d'arte in volgare inizia nel Duecento.

Approfondimento

Sul piano linguistico conviene distinguere con precisione i fenomeni. Il latino «parlato» (il «sermo vulgaris») non coincise mai con quello letterario di Cicerone: se ne allontanò progressivamente, come attesta l'«Appendix Probi», una lista tardoantica che corregge le forme «scorrette» del parlato («speculum non speclum», «auris non oricla»), preziosa spia della deriva fonetica da cui nasceranno i volgari. Per la coscienza della distanza fra le due lingue è decisiva la data dell'813: il concilio di Tours raccomanda di predicare «in rusticam Romanam linguam», riconoscendo ufficialmente che il popolo non capiva più il latino. Un utile termine di paragone europeo sono i «Giuramenti di Strasburgo» (842), primo documento in lingua romanza d'oltralpe, di quasi un secolo anteriore al Placito capuano: la Francia mette per iscritto il proprio volgare prima dell'Italia, dove la fitta rete di scuole notarili e la persistente vicinanza al latino ritardano l'emancipazione dello scritto. Solo con Dante, nel «De vulgari eloquentia», la partizione romanza sarà teorizzata attraverso l'avverbio affermativo — lingue d'«oc», d'«oïl» e del «sì» —, segno che la riflessione sulla lingua è ormai matura e cerca una geografia culturale, non solo un inventario di documenti.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentato (8-10 righe) perché la letteratura in volgare italiano nasce più tardi rispetto a quella francese, distinguendo tra «documenti» del volgare e «opere letterarie» e citando almeno due testimonianze documentarie precise.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

La poesia religiosa: Francesco e Iacopone#

●●○StandardLPOSA-italiano-secondo-biennio-origini-volgare

Punti chiave

La prima grande voce letteraria in volgare italiano è religiosa e nasce in Umbria, terra del movimento francescano. La rinascita spirituale del Duecento, con il pauperismo e la predicazione rivolta al popolo, richiede una lingua comprensibile a tutti: il latino della liturgia non basta più, e il volgare diventa lo strumento della lode e della preghiera. La forma poetica caratteristica è la lauda, componimento di carattere religioso destinato al canto, spesso eseguito dalle confraternite dei laudesi e dei disciplinati.
Il «Cantico delle creature» (o «Cantico di frate Sole»), composto da San Francesco d'Assisi attorno al 1224, è il primo testo poetico della letteratura italiana di cui conosciamo l'autore. È una lauda di lode in volgare umbro, scritta in prosa ritmica con frequenti assonanze (non in versi regolari). Francesco loda Dio attraverso le creature, introdotte dall'anafora «Laudato sie, mi' Signore»: il sole («messor lo frate Sole»), la luna e le stelle, il vento, l'acqua («sora aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta»), il fuoco, la terra «matre», e infine il perdono e «sora nostra Morte corporale». La concezione è francescana: il creato è una famiglia fraterna che riconduce a Dio.
Sul valore della preposizione «per» nel ritornello «Laudato sie... per...» la critica discute da tempo: «per» può avere valore di agente («da parte di / attraverso le creature»), di causa («a motivo delle creature») o strumentale («per mezzo delle creature»). La pluralità di sensi non è un difetto, ma la ricchezza teologica del testo: le creature lodano Dio, sono motivo di lode e sono lo strumento attraverso cui l'uomo arriva alla lode. La Fig. 3 confronta forme e toni della poesia religiosa umbra.

Schema di confronto: Francesco e Iacopone da Todi

Poesia religiosa umbra: Francesco e IacoponeTabella con 3 colonne e 5 righe, Dati: Aspetto · Francesco · Iacopone; Opera · Cantico · Donna de Paradiso; Forma · lauda di lode · lauda drammatica; Tono · serenità · dramma, pathos; Tema · il creato · dolore di Maria; Data · ca. 1224 · fine sec. XIIIASPETTOFRANCESCOIACOPONEOperaCanticoDonna de ParadisoFormalauda di lodelauda drammaticaTonoserenitàdramma, pathosTemail creatodolore di MariaDataca. 1224fine sec. XIIIGenere comune: la lauda, canto religioso in volgare
Iacopone da Todi (circa 1230-1306) rappresenta il versante drammatico e tormentato della poesia religiosa. Le sue Laude esprimono un misticismo aspro, fatto di disprezzo del corpo, desiderio di annullamento in Dio e violento contrasto interiore. Il capolavoro «Donna de Paradiso» è una lauda drammatica (o dialogata): un piccolo dramma sacro a più voci (il Nunzio, Maria, Cristo, la folla) che mette in scena la Passione vista con gli occhi della Madre. La forma è la ballata, con un linguaggio crudo e patetico che anticipa la sacra rappresentazione («Figlio, l'alma t'è 'scita, / figlio de la smarrita»).
Esempio svolto

Analisi guidata di un passo del «Cantico delle creature»

Analizza il passo: «Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue creature, / spetialmente messor lo frate Sole, / lo qual è iorno, et allumini noi per lui». Individua le scelte stilistiche e il loro significato.

  1. 01Comprensione

    Francesco loda Dio insieme a tutte le creature e in particolare attraverso il sole, che dà il giorno e illumina gli uomini per volontà di Dio.

  2. 02Analisi lessicale

    «Messor» e «frate» applicati al sole fondono il linguaggio feudale-cortese («messer», signore) e quello familiare-fraterno («frate», fratello): le creature sono insieme nobili e fraterne.

  3. 03Analisi stilistica

    L'anafora «Laudato sie» struttura l'intera lauda; il volgare umbro («iorno», «allumini»), la prosa ritmica e le assonanze creano una cantilena di lode adatta al canto comunitario.

  4. 04Interpretazione

    Il sole non è lodato in sé, ma come tramite («per lui») verso Dio: emerge la teologia francescana del creato come scala che riconduce al Creatore, ricca anche per l'ambiguità voluta del «per».

Risultato: Il passo mostra la lode francescana del creato: linguaggio cortese-fraterno, anafora liturgica e volgare umbro fondono dignità e semplicità nella prima poesia d'autore italiana.

Obiettivo Maturità

  • Saper riconoscere e definire la lauda come genere (componimento religioso destinato al canto) e distinguere la lauda di lode (Francesco) dalla lauda drammatica o dialogata (Iacopone, «Donna de Paradiso»).
  • Conoscere il primato cronologico e la natura formale del «Cantico delle creature»: primo testo d'autore della letteratura italiana, prosa ritmica assonanzata, lode di Dio attraverso le creature; saper discutere il valore plurimo del «per».

Errori frequenti

  • Affermare che il «Cantico delle creature» è scritto in versi regolari e in rima: è prosa ritmica con assonanze, non un componimento metrico regolare.
  • Ridurre Iacopone a un poeta «sereno» come Francesco: la sua poesia è invece aspra, drammatica e mistica, dominata dal contrasto e dalla tensione verso l'annullamento in Dio.

Approfondimento

La lettura ravvicinata del «Cantico» impone un chiarimento filologico e uno metrico. Filologicamente il testo non nacque tutto insieme: la strofa del perdono e di «sora nostra Morte corporale» fu aggiunta da Francesco, secondo le fonti francescane, in prossimità della propria morte (1226), a suggello di un componimento cresciuto per stratificazioni successive. Metricamente non siamo di fronte a versi regolari né a rime: la lauda è scritta in «versetti» di lunghezza diseguale, di ascendenza biblico-liturgica (i salmi, il «Benedicite» dei tre fanciulli), tenuti insieme da un fitto tessuto di assonanze e dalla ripresa anaforica «Laudato sie». È questa forma «aperta» a renderla adatta al canto responsoriale delle confraternite dei «laudesi». Sul celebre «per» la critica ha insistito proprio perché la sua indecidibilità è teologicamente feconda: le creature sono a un tempo il motivo della lode, il mezzo attraverso cui l'uomo loda e, quasi, il soggetto che loda, e la preposizione le tiene insieme tutte e tre. In Iacopone il segno si rovescia: la sua è una poesia dell'eccesso e del corpo martoriato («O Signor, per cortesia, / manname la malsania»), dove il misticismo si fa provocazione, l'io desidera annientarsi in Dio e la lingua, aspra e dialettale, prepara la «sacra rappresentazione» drammatica dei secoli seguenti.

Ripasso attivo

Analizza i primi versi del «Cantico delle creature» («Altissimu, onnipotente, bon Signore... Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole»): individua l'anafora, gli appellativi rivolti alle creature e spiega la concezione francescana del creato che vi emerge.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

La Scuola siciliana e la nascita del sonetto#

●●○StandardLPOSA-italiano-secondo-biennio-origini-volgare

Punti chiave

La Scuola siciliana è il primo movimento di poesia d'arte laica e profana in volgare italiano e nasce alla corte di Federico II di Svevia (imperatore dal 1220 al 1250), centro raffinato e cosmopolita di cultura. I poeti siciliani sono in gran parte funzionari di corte — notai, giudici, dignitari — e scrivono una lirica dotta, colta e cortese, ispirata al modello provenzale dell'amor cortese ma «depurata» degli elementi più legati alla realtà sociale: la poesia siciliana è quasi esclusivamente lirica d'amore, senza la varietà tematica (politica, satirica, religiosa) dei trovatori.
Caratteristica decisiva della Scuola siciliana è che la sua poesia è destinata alla lettura e non più al canto con musica: si recide il legame, ancora vivo nella lirica provenzale, tra poesia e melodia. Da qui una raffinata elaborazione formale e metrica. Il caposcuola è Giacomo (o Iacopo) da Lentini, detto «il Notaro», a cui si attribuisce l'invenzione del sonetto, la forma metrica destinata al maggiore successo nella tradizione italiana ed europea. La sua canzone-manifesto «Io m'aggio posto in core a Dio servire» e il sonetto «Amor è uno desio che ven da core» sono testi-chiave.
Il sonetto è un componimento di quattordici versi endecasillabi, articolato in due quartine e due terzine (oppure, secondo la lettura originaria di Giacomo da Lentini, in un'ottava più una sestina). Lo schema rimico tipico delle origini è ABAB ABAB per le quartine e CDE CDE (o CDC DCD) per le terzine. La perfezione strutturale del sonetto — la possibilità di esporre un pensiero nelle quartine e di svolgerlo o ribaltarlo nelle terzine — ne spiega la fortuna secolare, da Dante e Petrarca fino a oggi. La Fig. 4 ne illustra la struttura.

Struttura metrica del sonetto (Giacomo da Lentini)

La struttura metrica del sonettoTabella con 3 colonne e 2 righe, Dati: Parte · Versi · Schema; Fronte · 2 quartine · ABAB ABAB; Sirma · 2 terzine · CDE CDEPARTEVERSISCHEMAFronte2 quartineABAB ABABSirma2 terzineCDE CDE14 endecasillabi; inventore Giacomo da Lentini (Scuolasiciliana)
Della lingua siciliana originaria conosciamo poco nella sua forma autentica: i testi ci sono giunti quasi tutti attraverso copisti toscani che, trascrivendoli, li «toscanizzarono» (la cosiddetta toscanizzazione dei testi siciliani), sostituendo forme e rime siciliane con forme toscane. Restano tracce nelle cosiddette rime siciliane, rime imperfette in toscano ma perfette in siciliano (per esempio «-i / -e» che in siciliano coincidevano). Federico II stesso e suo figlio Enzo furono poeti, accanto a Giacomo da Lentini, Pier delle Vigne, Cielo d'Alcamo (autore del celebre contrasto «Rosa fresca aulentissima»).
Esempio svolto

Riconoscimento metrico di un sonetto siciliano

Dato l'incipit del sonetto di Giacomo da Lentini «Amor è uno desio che ven da core / per abondanza di gran piacimento; / e li occhi in prima genera l'amore / e lo core li dà nutricamento», riconosci e descrivi la struttura metrica del componimento.

  1. 01Conteggio dei versi

    Il sonetto è formato da 14 versi: i 4 citati appartengono alla prima quartina; seguono una seconda quartina e due terzine.

  2. 02Tipo di verso

    Ogni verso è un endecasillabo (11 sillabe metriche): «A-mor-e-u-no-de-sio-che-ven-da-co-re» con le sinalefi conta 11 posizioni metriche.

  3. 03Schema rimico della fronte

    Le rime «core : amore» (A) e «piacimento : nutricamento» (B) si dispongono ABAB; la seconda quartina ripete lo schema: fronte ABAB ABAB.

  4. 04Struttura del pensiero

    Le quartine definiscono che cos'è l'amore (un desiderio che nasce dal cuore e che gli occhi generano); le terzine svilupperanno e «risolveranno» il ragionamento — uso tipico della struttura bipartita del sonetto.

Risultato: Il testo è un sonetto: 14 endecasillabi divisi in 2 quartine (ABAB ABAB) e 2 terzine, secondo la forma inventata da Giacomo da Lentini, qui usata per definire la natura dell'amore.

Obiettivo Maturità

  • Conoscere con precisione la struttura del sonetto (14 endecasillabi, 2 quartine + 2 terzine, schema rimico tipico ABAB ABAB CDE CDE) e attribuirne l'invenzione a Giacomo da Lentini, caposcuola della Scuola siciliana.
  • Saper collocare la Scuola siciliana alla corte di Federico II e definirne i caratteri: prima poesia d'arte laica e profana in volgare, lirica d'amore di derivazione provenzale, destinata alla lettura e non al canto; conoscere il fenomeno della toscanizzazione.

Errori frequenti

  • Attribuire l'invenzione del sonetto a Dante o a Petrarca: l'inventore è Giacomo da Lentini, un secolo prima; Dante e Petrarca lo perfezionano e lo diffondono.
  • Credere che i testi siciliani siano giunti nella loro lingua originaria: ci sono pervenuti quasi sempre toscanizzati dai copisti, con le rivelatrici «rime siciliane» imperfette.

Approfondimento

Due approfondimenti chiariscono la posta in gioco tecnica della Scuola. Primo, la genesi del sonetto: l'ipotesi più accreditata lo fa derivare dalla combinazione di una «stanza» di canzone (l'ottava a schema alterno) con una coda di due terzine, così che i quattordici versi risultano dalla somma 8 + 6; la partizione tra «fronte» (le due quartine) e «sirma» (le due terzine), con la «volta» che segna lo stacco logico, riproduce in piccolo l'architettura della canzone e offre al pensiero uno spazio per porsi e poi svolgersi o ribaltarsi. Secondo, il rapporto con il modello provenzale non è semplice imitazione ma rifacimento: la canzone di Giacomo da Lentini «Madonna, dir vo voglio» ricalca da vicino un testo del trovatore Folchetto di Marsiglia, «depurandolo» però dei riferimenti sociali, feudali e musicali. Va inteso infine il meccanismo della «toscanizzazione»: il siciliano confondeva gli esiti vocalici «é/í» e «ó/ú», così che una rima originaria come «amuri : cori» era perfetta; trascritta dai copisti in toscano essa diventa l'imperfetta «amóre : còre», e sono proprio queste rivelatrici «rime siciliane» a permettere agli studiosi di risalire, sotto la veste toscana dei manoscritti, alla forma linguistica originaria ormai perduta.

Ripasso attivo

Descrivi la struttura metrica del sonetto delle Origini (numero e tipo di versi, divisione in strofe, schema rimico) e spiega perché questa forma, inventata da Giacomo da Lentini, abbia avuto tanta fortuna nella tradizione lirica italiana.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

I Siculo-toscani e la transizione prestilnovistica#

●●●ApprofondimentoLPOSA-italiano-secondo-biennio-origini-volgare

Punti chiave

Con la morte di Federico II (1250) e il tramonto della dinastia sveva, la corte siciliana si dissolve e il baricentro della cultura poetica si sposta verso i liberi Comuni della Toscana (Arezzo, Firenze, Lucca, Pisa). I poeti toscani della seconda metà del Duecento ereditano la lirica siciliana — di cui spesso conoscono i testi già toscanizzati — e la rielaborano: per questo si chiamano Siculo-toscani. Costituiscono la fase di transizione tra la Scuola siciliana e il Dolce Stil Novo, una sorta di «cerniera» della lirica delle Origini, come mostra la Fig. 5.

Mappa concettuale: dalle Origini allo Stilnovo

Dalle Origini allo StilnovoGrafo, Scuola siciliana → Siculo-toscani (Guittone), Poesia religiosa (Umbria) → Siculo-toscani (Guittone), Siculo-toscani (Guittone) → Dolce Stil NovoScuola sicilianaPoesia religiosa(Umbria)Siculo-toscani(Guittone)Dolce Stil Novo
Fig. 5Modello comune: lirica provenzale e amor cortese. I Siculo-toscani (Guittone) sono la cerniera che, per reazione, prepara la novità del Dolce Stil Novo.
Il maggiore rappresentante è Guittone d'Arezzo (circa 1235-1294). La sua produzione si divide in due fasi: una prima, profana, di tema amoroso e cortese; e una seconda, religiosa e morale, dopo la conversione e l'ingresso nell'ordine dei Frati Gaudenti, in cui tratta temi politici, civili e morali, ampliando così la gamma tematica rispetto ai siciliani. Guittone introduce un'ambiziosa elaborazione retorica e stilistica: uno stile difficile, oscuro, ricco di artifici, latinismi, costruzioni complesse e giochi verbali, che sarà poi giudicato severamente dagli stilnovisti.
I Siculo-toscani allargano i contenuti della poesia: accanto al tema amoroso introducono la riflessione morale, politica e civile (il sirventese politico, la canzone dottrinale). Tuttavia, sul piano dello stile, rimangono legati a un linguaggio aspro e a una retorica complicata. Sarà proprio contro la «maniera» di Guittone che reagiranno i poeti stilnovisti: Dante, nel «De vulgari eloquentia» e nella «Commedia», prende esplicitamente le distanze dai guittoniani, contrapponendo alla loro durezza la «dolcezza» e la novità dello Stil Novo.
La funzione storica dei Siculo-toscani è dunque duplice e va colta con precisione. Da un lato essi trasmettono e diffondono in Toscana la tradizione lirica siciliana, garantendone la continuità; dall'altro, proprio per contrasto, preparano la rivoluzione stilnovistica: Guido Guinizzelli — che pure appartiene a quest'area culturale (è bolognese) e in gioventù subisce l'influsso guittoniano — sarà salutato da Dante come il «padre» dello Stil Novo. Lo studio delle Origini si chiude così aprendo la strada al capitolo successivo, lo Stilnovo e Dante.
Esempio svolto

Costruzione di un paragrafo di confronto (Tipologia A — interpretazione)

Costruisci un paragrafo argomentato che spieghi in che modo i Siculo-toscani rappresentino una fase di transizione tra Scuola siciliana e Dolce Stil Novo, usando come fulcro la figura di Guittone d'Arezzo.

  1. 01Tesi di apertura

    Formulo la tesi: i Siculo-toscani sono l'anello di congiunzione tra la lirica siciliana e lo Stilnovo, perché ne ereditano i modi e insieme ne preparano il superamento.

  2. 02Primo argomento (continuità)

    Mostro la continuità: i poeti toscani raccolgono e diffondono la lirica siciliana (giunta loro toscanizzata) e ne conservano il nucleo amoroso e cortese.

  3. 03Secondo argomento (innovazione e contrasto)

    Aggiungo l'innovazione: Guittone amplia i temi (morale, politico, civile) ma adotta uno stile aspro e oscuro; proprio contro questa «maniera» reagiranno gli stilnovisti in nome della «dolcezza».

  4. 04Conclusione di sintesi

    Chiudo collegando: così i Siculo-toscani, per eredità e per contrasto, aprono la strada a Guinizzelli e Dante, cioè al capitolo successivo della lirica italiana.

Risultato: Un paragrafo coeso (tesi + due argomenti + sintesi) che dimostra la funzione di «cerniera» dei Siculo-toscani, esattamente come richiesto dalla consegna, con riferimenti culturali pertinenti.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire i Siculo-toscani come fase di transizione tra Scuola siciliana e Dolce Stil Novo e indicare in Guittone d'Arezzo il loro maggiore esponente, con le due fasi (profana e morale-religiosa) e l'ampliamento tematico (morale, politico, civile).
  • Conoscere il rapporto di reazione tra Stilnovo e «maniera» guittoniana: gli stilnovisti rifiutano lo stile aspro e oscuro di Guittone in nome della «dolcezza»; lo snodo è valutato spesso al colloquio come collegamento tra Origini e Stilnovo.

Errori frequenti

  • Considerare i Siculo-toscani poeti «siciliani»: il nome indica poeti toscani che ereditano e rielaborano la lirica siciliana; operano nei Comuni della Toscana dopo il 1250.
  • Presentare Guittone come un precursore «dolce» dello Stilnovo: al contrario, è proprio il modello stilistico (aspro, retorico) da cui gli stilnovisti prendono le distanze.

Approfondimento

Il nodo critico è la valutazione di Guittone, campione di una poesia che gli stilnovisti giudicheranno un fallimento espressivo. Il suo «trobar clus» — dizione chiusa e oscura, costruita su rime difficili, anastrofi, tmesi e un lessico ricercato — è insieme la sua ambizione e il suo limite: Guittone vuole una poesia «dotta», che dica cose alte con arte visibile, e per questo organizza i sonetti in «corone» tematiche e riscrive la canzone in chiave morale e civile (celebre quella sulla sconfitta guelfa di Montaperti del 1260, «Ahi lasso, or è stagion de doler tanto»). Dante, nel «De vulgari eloquentia», lo condanna senza appello, accusandolo di essersi fermato al volgare «municipale» senza mai raggiungere quello «illustre»; e in «Purgatorio» XXVI, per bocca di Guinizzelli, lo colloca tra coloro cui la fama fu data «di grido in grido», più per moda che per valore d'arte. La transizione ha però anche voci laterali preziose: Bonagiunta da Lucca, che in «Purgatorio» XXIV riconoscerà egli stesso il «nodo» che trattenne i vecchi poeti al di qua del «dolce stil novo», e la «Compiuta Donzella» fiorentina, prima presenza — sia pure d'identità incerta — di una voce femminile nella nascente lirica italiana.

Ripasso attivo

Confronta la Scuola siciliana e i Siculo-toscani sotto tre aspetti — contesto storico-geografico, gamma tematica e stile — e spiega in che senso i Siculo-toscani, e in particolare Guittone d'Arezzo, costituiscano una fase di transizione verso il Dolce Stil Novo.

Richiamo attivo

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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Dal latino al volgare: contesto e primi documenti○
    • 02La poesia religiosa: Francesco e Iacopone◐
    • 03La Scuola siciliana e la nascita del sonetto◐
    • 04I Siculo-toscani e la transizione prestilnovistica●

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Le Origini: poesia religiosa, Scuola siciliana e poesia toscana prestilnovistica

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Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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