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Il Settecento italiano è il «secolo dei lumi»: la ragione critica diventa strumento di riforma civile, e la letteratura si fa impegno. Dall'Illuminismo lombardo e napoletano (Beccaria, i fratelli Verri, «Il Caffè») si irradia un nuovo ideale di utilità sociale, che attraversa la satira di Parini, la riforma teatrale di Goldoni e la tragedia libertaria di Alfieri. Questo appunto ricostruisce idee, autori e generi del secolo collocandoli nel contesto storico-civile europeo e italiano.
4 sezioni~18 min di lettura3 competenzeLivello Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
Conosci le idee-cardine dell'Illuminismo e sai riconoscere e contestualizzare un testo di Parini, Goldoni o Alfieri individuandone genere, temi e finalità civile.
livello avanzato
Negli indirizzi a forte vocazione umanistica e linguistica (Classico, Linguistico, Scienze Umane) approfondisci i rapporti con l'Illuminismo europeo (Voltaire, Montesquieu, Rousseau) e l'analisi stilistico-metrica dei testi, mentre allo Scientifico si valorizza il nesso fra ragione illuministica e metodo razionale.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Mappa dell'Illuminismo italiano
Leggi questa proposizione, ispirata a Beccaria: «Affinché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, deve essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili, proporzionata ai delitti, dettata dalle leggi». Spiega quali principi illuministici vi si riconoscono.
La pena è legittima solo se rispetta criteri razionali fissati dalla legge, non se è arbitrio del potere: emerge l'idea del diritto come patto razionale tra cittadini.
«Pubblica» e «dettata dalle leggi» = certezza e legalità; «pronta» = prontezza che rende efficace la prevenzione; «necessaria» e «la minima delle possibili» = proporzione e mitezza; «proporzionata ai delitti» = giusta misura.
Tutti questi criteri traducono l'ideale illuministico: sostituire la ragione e l'utilità sociale alla tradizione, alla crudeltà e all'arbitrio del vecchio diritto penale.
Risultato: Il passo condensa la rivoluzione di Beccaria: la pena non come vendetta ma come strumento razionale, certo, proporzionato e preventivo, espressione perfetta dell'Illuminismo come riforma della società alla luce della ragione.
Errori frequenti
Approfondimento
L'Illuminismo italiano va inquadrato nel movimento europeo di cui è parte. La sua «bibbia» è l'«Encyclopédie» di Diderot e d'Alembert (1751-1772), che ordina razionalmente tutto il sapere; la sua definizione più celebre è quella di Kant (1784): l'illuminismo è «l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità» di cui egli stesso è colpevole, riassunta nel motto «sapere aude», abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza. In Italia il tratto peculiare è il riformismo, spesso «dall'alto», nei due poli della Lombardia asburgica e della Napoli borbonica, dove Antonio Genovesi tenne la prima cattedra europea di «economia civile». La forza del pensiero italiano si misura sui fatti: il trattato di Beccaria ebbe risonanza immediata (Voltaire vi dedicò un «Commentaire») e ispirò riforme concrete: nel 1786 il Granducato di Toscana di Pietro Leopoldo, con la «Leopoldina», abolì la tortura e la pena di morte, primo Stato al mondo a farlo. È la prova che, per l'Illuminismo, la letteratura e il pensiero non sono ornamento ma progetto: strumenti con cui la ragione riforma davvero la società.
Ripasso attivo
Spiega in un paragrafo argomentativo perché «Dei delitti e delle pene» di Beccaria può essere considerato l'opera emblematica dell'Illuminismo italiano, individuando almeno due principi-cardine del trattato e collegandoli all'ideale illuministico di utilità e ragione.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema della satira nel Giorno di Parini
Nel «Mattino» del «Giorno» il precettore esorta solennemente il giovin signore a non alzarsi troppo presto, descrivendo con tono epico il suo lento risveglio dopo una notte di feste. Analizza l'effetto satirico di questo passaggio.
Il precettore usa un registro alto, reverente, da poema epico: sembra celebrare la nobile abitudine del tardo risveglio.
L'esaltazione di un gesto futile e ozioso (dormire a lungo perché si è vegliato per il divertimento) rovescia il senso: ciò che è lodato è in realtà condannato come segno di vuotaggine.
Lo scarto fra lo stile alto e il contenuto minimo crea l'effetto comico-satirico: la solennità epica applicata al nulla mette a nudo l'inconsistenza della classe ritratta.
Risultato: Il passaggio mostra il cuore della tecnica pariniana: con l'apparente elogio e il contrasto tra forma sublime e contenuto futile, Parini trasforma la celebrazione in feroce critica civile dell'aristocrazia oziosa.
Errori frequenti
Approfondimento
Il «sublime abbassato» del «Giorno» è tecnicamente un poema «eroicomico»: Parini applica lo stile alto e solenne dell'epica a una materia minima e futile (il risveglio, la toeletta, la cioccolata del nobile), e proprio lo scarto fra la grandezza della forma e la nullità del contenuto produce la satira, secondo un procedimento affine a quello di Alexander Pope nel «Ricciolo rapito». La denuncia della nobiltà oziosa ha radici precoci: già nel giovanile «Dialogo sopra la nobiltà» Parini immagina i cadaveri di un nobile e di un poeta discutere, per concludere che la morte azzera ogni privilegio di sangue e conta solo il merito. Conviene poi non dimenticare le «Odi», dove l'impegno civile si fa diretto: «La salubrità dell'aria» affronta un tema di igiene pubblica, «La caduta» mette in scena il poeta che, scivolato sul ghiaccio, rifiuta il cinico consiglio di adulare i potenti per uscire dalla miseria e rivendica la dignità intellettuale. È il ritratto morale di un poeta-educatore che, avendo conosciuto dall'interno il mondo aristocratico come precettore, lo giudica in nome della ragione e del lavoro.
Ripasso attivo
Analizza il meccanismo dell'ironia nel «Giorno» di Parini: spiega come la finzione del «precettore» che istruisce il «giovin signore» si trasformi in satira della nobiltà, illustrando con un esempio l'uso dell'antifrasi e del sublime abbassato.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
La riforma goldoniana: prima e dopo
In «La locandiera», Mirandolina dichiara di voler conquistare il Cavaliere di Ripafratta, che si vanta di disprezzare le donne, non per amore ma per il gusto di vincere la sua superbia. Spiega in che modo questo personaggio rappresenta la modernità della riforma goldoniana.
Mirandolina non è una maschera fissa: è una donna borghese individuata, intelligente, autonoma, mossa da motivazioni psicologiche precise (l'orgoglio, il piacere della sfida).
La sua complessità interiore segna il passaggio dalla maschera al carattere: il personaggio non ripete un tipo, ma agisce secondo una propria coerenza psicologica e sociale.
Mirandolina incarna l'intelligenza pratica e la concretezza della borghesia laboriosa, opposta all'ozio e alla vanità dei nobili che la corteggiano: emerge la sensibilità razionale e civile del secolo.
Risultato: Mirandolina è l'emblema del teatro di caratteri: un personaggio reale, psicologicamente coerente e socialmente connotato, in cui la riforma di Goldoni mostra tutta la sua novità e la sua adesione ai valori illuministici.
Errori frequenti
Approfondimento
La riforma goldoniana ha un manifesto interno, la commedia «Il teatro comico» (1750), vero testo metateatrale in cui una compagnia prova una commedia riformata discutendo i principi del nuovo teatro: i due «libri» del commediografo sono il «Mondo» (l'osservazione della realtà) e il «Teatro» (il mestiere scenico). La riforma fu graduale e combattuta: per il carnevale 1750-51 Goldoni promise e realizzò sedici commedie nuove, in una sfida quasi eroica al pubblico. Ma incontrò forti resistenze: il rivale Pietro Chiari e soprattutto il patrizio Carlo Gozzi, difensore reazionario delle maschere e dell'improvvisazione, che con le sue «fiabe teatrali» (a partire dall'«Amore delle tre melarance», 1761) tentò di dimostrare che il pubblico preferiva la fantasia al realismo borghese. La polemica spinse Goldoni a trasferirsi a Parigi, dove scrisse in francese i «Mémoires». Va infine ricordata la sua straordinaria vena dialettale: nei capolavori veneziani come «I rusteghi» e «Le baruffe chiozzotte» il realismo goldoniano raggiunge, attraverso la lingua viva del popolo, la sua massima verità, facendo del teatro un documento di civiltà.
Ripasso attivo
Confronta la Commedia dell'Arte e la commedia riformata di Goldoni in un breve testo argomentativo, individuando almeno tre differenze sostanziali (maschere/caratteri, improvvisazione/copione scritto, canovaccio/intreccio realistico) e collegandole all'ideale illuministico di osservazione razionale della realtà.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il titanismo alfieriano: posizione storica
Nel «Saul», il vecchio re d'Israele, abbandonato da Dio e roso dalla gelosia per il giovane Davide, oscilla tra slanci di grandezza e disperazione, fino a darsi la morte sul campo di battaglia. Interpreta la figura di Saul alla luce del titanismo alfieriano.
Saul vive un duplice conflitto: contro un destino avverso (la perdita del favore divino) e dentro di sé (orgoglio, gelosia, lucidità e follia si alternano).
Saul è l'eroe titanico: un individuo eccezionale che, pur travolto, non si arrende passivamente, ma affronta la propria rovina con grandezza tragica, scegliendo infine la morte come atto estremo di volontà.
Lo stile aspro e concentrato e la riduzione drammatica esaltano la tensione interiore; la statura dell'eroe in lotta col destino preannuncia l'individualismo romantico.
Risultato: Saul incarna il titanismo alfieriano: un eroe grandioso e sconfitto, in cui il conflitto tra l'io eccezionale e il destino, reso da uno stile teso ed essenziale, segna il passaggio dalla ragione illuministica alla passione preromantica.
Errori frequenti
Approfondimento
Il metodo compositivo di Alfieri, descritto nella sua autobiografia, chiarisce lo stile: egli procede per tre fasi distinte — «ideare» (concepire il nucleo tragico), «stendere» (svilupparlo in prosa) e «verseggiare» (tradurlo in endecasillabi) —, e proprio la fase finale spiega quel verso duro, spezzato, franto da enjambement e da un fraseggio nervoso, opposto alla musicalità tradizionale: la forma è tensione, non armonia. Il suo pensiero politico non si esaurisce in «Della tirannide»: nel trattato «Del principe e delle lettere» rivendica la totale indipendenza dell'intellettuale dal mecenatismo delle corti — il poeta dev'essere libero, e Alfieri stesso rinunciò al proprio patrimonio per non dipendere da nessuno. Le tragedie danno volto a questa etica: «Saul» è la più «romantica», grande dramma dell'orgoglio e della rovina di un re abbandonato da Dio; «Mirra» osa mettere in scena una passione indicibile — l'amore incestuoso della fanciulla per il padre —, mai nominata e svelata solo nella morte, con un pudore tragico che colpì lettori come Foscolo e Byron. La grande «Vita scritta da esso» completa il ritratto: quello di un io eroico che si fa, prima ancora che nei drammi, materia di letteratura.
Ripasso attivo
Spiega il concetto di «titanismo» nella tragedia di Alfieri e giustifica perché l'autore può essere considerato una figura di transizione tra Illuminismo e Romanticismo, facendo riferimento a «Della tirannide» e a una delle sue tragedie.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti