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Il Settecento: Illuminismo, Parini, Goldoni e Alfieri

Il Settecento italiano è il «secolo dei lumi»: la ragione critica diventa strumento di riforma civile, e la letteratura si fa impegno. Dall'Illuminismo lombardo e napoletano (Beccaria, i fratelli Verri, «Il Caffè») si irradia un nuovo ideale di utilità sociale, che attraversa la satira di Parini, la riforma teatrale di Goldoni e la tragedia libertaria di Alfieri. Questo appunto ricostruisce idee, autori e generi del secolo collocandoli nel contesto storico-civile europeo e italiano.

4 sezioni·~18 min di lettura·3 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0666 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere i caratteri culturali dell'Illuminismo e il ruolo civile della letteraturaAnalizzare il genere teatrale (commedia, tragedia) e i suoi statuti formali e tematiciCollegare le opere di Parini, Goldoni e Alfieri al contesto storico-civile del secolo
Operatori:analizzaspiegaconfrontadescrivicommentainterpretaillustragiustifica

livello base

Conosci le idee-cardine dell'Illuminismo e sai riconoscere e contestualizzare un testo di Parini, Goldoni o Alfieri individuandone genere, temi e finalità civile.

livello avanzato

Negli indirizzi a forte vocazione umanistica e linguistica (Classico, Linguistico, Scienze Umane) approfondisci i rapporti con l'Illuminismo europeo (Voltaire, Montesquieu, Rousseau) e l'analisi stilistico-metrica dei testi, mentre allo Scientifico si valorizza il nesso fra ragione illuministica e metodo razionale.

Profondità

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Il Settecento: Illuminismo, Parini, Goldoni e Alfieri
    • 01L'Illuminismo italiano: idee e riviste◐
    • 02Parini e la satira illuministica◐
    • 03Goldoni e la riforma del teatro comico◐
    • 04Alfieri e la tragedia del titanismo●
§ 01

L'Illuminismo italiano: idee e riviste#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-settecento-illuminismo

Punti chiave

L'Illuminismo è il grande movimento culturale del Settecento che pone la ragione critica («il lume» della mente) al centro di ogni indagine: applicata alla società, la ragione diventa strumento di riforma, perché ogni istituzione, legge o tradizione deve giustificarsi davanti al tribunale del pensiero e dell'utilità comune. In Italia il movimento non è omogeneo come in Francia, ma trova due centri vivaci: Milano, sotto il riformismo illuminato degli Asburgo, e Napoli, con la sua tradizione di pensiero giuridico ed economico.
A Milano i fratelli Pietro e Alessandro Verri fondano l'Accademia dei Pugni e, fra il 1764 e il 1766, la rivista «Il Caffè»: un periodico che, con stile vivace e divulgativo, affronta temi di economia, diritto, costume e scienza, rivendicando la libertà di pensiero e l'utilità pubblica del sapere contro il pedantismo accademico. Il titolo stesso evoca la bottega del caffè come nuovo spazio di discussione razionale e borghese, alternativo alle corti e ai salotti aristocratici.
L'opera-simbolo dell'Illuminismo italiano è «Dei delitti e delle pene» (1764) di Cesare Beccaria, breve e densissimo trattato che fonda il moderno diritto penale: Beccaria argomenta contro la tortura e la pena di morte, sostiene la proporzione fra delitto e pena, la certezza più che la severità della punizione e la sua funzione preventiva, non vendicativa. L'opera ebbe risonanza europea immediata e fu ammirata dai philosophes francesi, segno del dialogo internazionale dei lumi.
Sul piano letterario, l'Illuminismo afferma il principio dell'«utilità» e dell'impegno civile: la letteratura non è ornamento ma servizio alla società, deve istruire, correggere i costumi, diffondere idee. Da qui la fioritura della prosa argomentativa e divulgativa, il rinnovamento del giornalismo d'idee e la nascita di una letteratura «militante» che prepara, sul piano civile, il terreno di Parini, Goldoni e Alfieri (vedi Fig. 1).

Mappa dell'Illuminismo italiano

Mappa dell’Illuminismo italianoGrafo, Illuminismo italiano → Milano, Illuminismo italiano → Napoli, Milano → «Il Caffè» (1764–66), i Verri, Milano → Beccaria, Dei delitti e delle pene (1764), Napoli → Pensiero economico e giuridicoIlluminismoitalianoMilanoNapoli«Il Caffè»(1764–66), iVerriBeccaria, Deidelitti e dellepene (1764)Pensieroeconomico egiuridico
Fig. 1Idee-cardine: ragione critica, utilità, progresso, cosmopolitismo, impegno civile.
Esempio svolto

Analisi guidata di un'idea illuministica

Leggi questa proposizione, ispirata a Beccaria: «Affinché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, deve essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili, proporzionata ai delitti, dettata dalle leggi». Spiega quali principi illuministici vi si riconoscono.

  1. 01Individuare la tesi

    La pena è legittima solo se rispetta criteri razionali fissati dalla legge, non se è arbitrio del potere: emerge l'idea del diritto come patto razionale tra cittadini.

  2. 02Riconoscere i principi

    «Pubblica» e «dettata dalle leggi» = certezza e legalità; «pronta» = prontezza che rende efficace la prevenzione; «necessaria» e «la minima delle possibili» = proporzione e mitezza; «proporzionata ai delitti» = giusta misura.

  3. 03Collegare al movimento

    Tutti questi criteri traducono l'ideale illuministico: sostituire la ragione e l'utilità sociale alla tradizione, alla crudeltà e all'arbitrio del vecchio diritto penale.

Risultato: Il passo condensa la rivoluzione di Beccaria: la pena non come vendetta ma come strumento razionale, certo, proporzionato e preventivo, espressione perfetta dell'Illuminismo come riforma della società alla luce della ragione.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire l'Illuminismo come movimento che applica la ragione critica alla riforma della società, indicandone i caratteri (cosmopolitismo, fiducia nel progresso, utilità, anticonformismo) con esempi italiani precisi.
  • Conoscere «Dei delitti e delle pene» di Beccaria (1764) e «Il Caffè» dei fratelli Verri come opere-chiave dell'Illuminismo italiano, sapendone illustrare contenuti e portata civile.

Errori frequenti

  • Confondere l'Illuminismo italiano con quello francese, attribuendo a Beccaria o ai Verri idee o opere dei philosophes: i due contesti dialogano ma restano distinti per cronologia, centri e accenti riformistici.
  • Ridurre l'Illuminismo a generico «amore per la ragione» senza coglierne la dimensione civile, riformatrice e concreta (diritto, economia, costume).

Approfondimento

L'Illuminismo italiano va inquadrato nel movimento europeo di cui è parte. La sua «bibbia» è l'«Encyclopédie» di Diderot e d'Alembert (1751-1772), che ordina razionalmente tutto il sapere; la sua definizione più celebre è quella di Kant (1784): l'illuminismo è «l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità» di cui egli stesso è colpevole, riassunta nel motto «sapere aude», abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza. In Italia il tratto peculiare è il riformismo, spesso «dall'alto», nei due poli della Lombardia asburgica e della Napoli borbonica, dove Antonio Genovesi tenne la prima cattedra europea di «economia civile». La forza del pensiero italiano si misura sui fatti: il trattato di Beccaria ebbe risonanza immediata (Voltaire vi dedicò un «Commentaire») e ispirò riforme concrete: nel 1786 il Granducato di Toscana di Pietro Leopoldo, con la «Leopoldina», abolì la tortura e la pena di morte, primo Stato al mondo a farlo. È la prova che, per l'Illuminismo, la letteratura e il pensiero non sono ornamento ma progetto: strumenti con cui la ragione riforma davvero la società.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo perché «Dei delitti e delle pene» di Beccaria può essere considerato l'opera emblematica dell'Illuminismo italiano, individuando almeno due principi-cardine del trattato e collegandoli all'ideale illuministico di utilità e ragione.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Parini e la satira illuministica#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-settecento-illuminismo

Punti chiave

Giuseppe Parini (1729-1799), poeta lombardo di umili origini e abate, è la voce poetica dell'Illuminismo milanese: alla sensibilità illuministica per l'utilità e la giustizia sociale unisce una raffinata cultura classica, fondendo l'impegno civile con la perfezione formale. La sua poesia denuncia i privilegi e l'inutilità della nobiltà del suo tempo in nome della dignità del lavoro e del merito.
Il suo capolavoro è «Il Giorno», ampio poema satirico in endecasillabi sciolti, rimasto incompiuto e articolato nelle parti «Il Mattino», «Il Mezzogiorno» e i due frammenti del «Vespro» e della «Notte». Con sapiente ironia, Parini finge di insegnare a un «giovin signore» dell'aristocrazia come trascorrere le sue giornate vuote e oziose: l'elogio apparente diventa così feroce satira, perché l'antifrasi rivela tutta la vacuità di una vita inutile e parassitaria.
Lo strumento principale della satira pariniana è l'ironia, che si vale dell'antifrasi (dire l'opposto di ciò che si pensa) e di un sublime «abbassato», in cui lo stile alto e solenne della tradizione epico-classica viene applicato a contenuti minimi e frivoli (il risveglio, la toeletta, il cioccolato del nobile), generando un contrasto comico e critico fortemente straniante.
Accanto al «Giorno», Parini compose le «Odi», componimenti lirici di impegno civile e morale (come «La salubrità dell'aria» e «La caduta»), in cui affronta temi illuministici quali la salute pubblica, la giustizia, la dignità della persona. La sua opera coniuga dunque la lezione classica con la coscienza civile del secolo, facendone un modello di poeta-educatore (vedi Fig. 2).

Schema della satira nel Giorno di Parini

Il Giorno: la satira per antifrasiGrafo, Superficie: elogio del giovin signore → Senso reale: critica dell’ozio e del privilegioSuperficie:elogio delgiovin signoreSenso reale:criticadell’ozio e del…antifrasi
Fig. 2Strumenti: antifrasi (dire il contrario) e sublime abbassato (stile alto su temi futili). Fine civile: la dignità del lavoro contro l’inutilità della nobiltà.
Esempio svolto

Riconoscere l'ironia antifrastica

Nel «Mattino» del «Giorno» il precettore esorta solennemente il giovin signore a non alzarsi troppo presto, descrivendo con tono epico il suo lento risveglio dopo una notte di feste. Analizza l'effetto satirico di questo passaggio.

  1. 01Riconoscere il tono apparente

    Il precettore usa un registro alto, reverente, da poema epico: sembra celebrare la nobile abitudine del tardo risveglio.

  2. 02Smascherare l'antifrasi

    L'esaltazione di un gesto futile e ozioso (dormire a lungo perché si è vegliato per il divertimento) rovescia il senso: ciò che è lodato è in realtà condannato come segno di vuotaggine.

  3. 03Spiegare il sublime abbassato

    Lo scarto fra lo stile alto e il contenuto minimo crea l'effetto comico-satirico: la solennità epica applicata al nulla mette a nudo l'inconsistenza della classe ritratta.

Risultato: Il passaggio mostra il cuore della tecnica pariniana: con l'apparente elogio e il contrasto tra forma sublime e contenuto futile, Parini trasforma la celebrazione in feroce critica civile dell'aristocrazia oziosa.

Obiettivo Maturità

  • Saper illustrare «Il Giorno» come poema satirico contro l'aristocrazia, spiegando il meccanismo dell'ironia e dell'antifrasi (l'elogio rovesciato del «giovin signore»).
  • Riconoscere in Parini la fusione tra impegno civile illuministico e perfezione formale classica, con riferimento al «Giorno» e alle «Odi».

Errori frequenti

  • Leggere il «Giorno» come un elogio sincero della vita nobiliare, non cogliendo l'ironia antifrastica che ne è la chiave: il «precettore» fittizio non ammira il giovin signore, lo smaschera.
  • Considerare Parini un poeta solo «classicista» e formale, dimenticandone la sostanza polemica e civile pienamente illuministica.

Approfondimento

Il «sublime abbassato» del «Giorno» è tecnicamente un poema «eroicomico»: Parini applica lo stile alto e solenne dell'epica a una materia minima e futile (il risveglio, la toeletta, la cioccolata del nobile), e proprio lo scarto fra la grandezza della forma e la nullità del contenuto produce la satira, secondo un procedimento affine a quello di Alexander Pope nel «Ricciolo rapito». La denuncia della nobiltà oziosa ha radici precoci: già nel giovanile «Dialogo sopra la nobiltà» Parini immagina i cadaveri di un nobile e di un poeta discutere, per concludere che la morte azzera ogni privilegio di sangue e conta solo il merito. Conviene poi non dimenticare le «Odi», dove l'impegno civile si fa diretto: «La salubrità dell'aria» affronta un tema di igiene pubblica, «La caduta» mette in scena il poeta che, scivolato sul ghiaccio, rifiuta il cinico consiglio di adulare i potenti per uscire dalla miseria e rivendica la dignità intellettuale. È il ritratto morale di un poeta-educatore che, avendo conosciuto dall'interno il mondo aristocratico come precettore, lo giudica in nome della ragione e del lavoro.

Ripasso attivo

Analizza il meccanismo dell'ironia nel «Giorno» di Parini: spiega come la finzione del «precettore» che istruisce il «giovin signore» si trasformi in satira della nobiltà, illustrando con un esempio l'uso dell'antifrasi e del sublime abbassato.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Goldoni e la riforma del teatro comico#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-settecento-illuminismo

Punti chiave

Carlo Goldoni (1707-1793), veneziano, è il grande riformatore della commedia italiana e una delle voci più moderne dell'Illuminismo: portò sulla scena la realtà sociale e i caratteri umani osservati con sguardo razionale e bonariamente critico, sostituendo all'artificio una rappresentazione viva e verosimile del mondo borghese e popolare del suo tempo.
La sua riforma muove dalla Commedia dell'Arte, il teatro tradizionale fondato sulle «maschere» fisse (Arlecchino, Pantalone, il Dottore), sull'improvvisazione degli attori a partire da un canovaccio e su gag ripetitive e prevedibili. Goldoni vi sostituisce un teatro di «caratteri»: il copione è interamente scritto, le maschere lasciano il posto a personaggi individuati psicologicamente e socialmente, e l'intreccio nasce dall'osservazione del «Mondo» reale e dalla lezione del «Teatro».
Programma e tappe della riforma sono esposti da Goldoni stesso nella prefazione alle sue commedie e nei «Mémoires»: il rinnovamento fu graduale, dapprima riscrivendo una sola parte (quella del protagonista), poi via via tutte. Capolavoro della maturità è «La locandiera» (1753), in cui Mirandolina, intelligente e indipendente padrona di una locanda, governa con scaltrezza gli uomini che la corteggiano: un personaggio borghese, concreto, perfettamente delineato.
Goldoni riflette la sensibilità illuministica nella fiducia nella ragione, nel buon senso, nella misura e nei valori della laboriosa borghesia veneziana, contrapposti all'ozio nobiliare. La sua lingua è duttile e realistica (italiano, ma anche veneziano nelle commedie dialettali), e la sua comicità nasce dall'osservazione dei costumi più che dalla farsa: per questo il suo teatro è documento vivo della società del Settecento (vedi Fig. 3).

La riforma goldoniana: prima e dopo

La riforma goldoniana: Commedia dell’Arte e teatro di caratteriTabella con 2 colonne e 4 righe, Dati: Prima · Dopo (Goldoni); Maschere fisse · personaggi reali; Canovaccio · copione scritto; Improvvisaz. · intreccio verosimile; Gag ripetitive · comicità dei costumiPRIMADOPO (GOLDONI)Maschere fissepersonaggi realiCanovacciocopione scrittoImprovvisaz.intreccio verosimileGag ripetitivecomicità dei costumiLe due guide della riforma: Mondo (realtà) e Teatro (arte);es. La locandiera (1753)
Esempio svolto

Analisi di un personaggio goldoniano

In «La locandiera», Mirandolina dichiara di voler conquistare il Cavaliere di Ripafratta, che si vanta di disprezzare le donne, non per amore ma per il gusto di vincere la sua superbia. Spiega in che modo questo personaggio rappresenta la modernità della riforma goldoniana.

  1. 01Definire il carattere

    Mirandolina non è una maschera fissa: è una donna borghese individuata, intelligente, autonoma, mossa da motivazioni psicologiche precise (l'orgoglio, il piacere della sfida).

  2. 02Collegare alla riforma

    La sua complessità interiore segna il passaggio dalla maschera al carattere: il personaggio non ripete un tipo, ma agisce secondo una propria coerenza psicologica e sociale.

  3. 03Riconoscere i valori illuministici

    Mirandolina incarna l'intelligenza pratica e la concretezza della borghesia laboriosa, opposta all'ozio e alla vanità dei nobili che la corteggiano: emerge la sensibilità razionale e civile del secolo.

Risultato: Mirandolina è l'emblema del teatro di caratteri: un personaggio reale, psicologicamente coerente e socialmente connotato, in cui la riforma di Goldoni mostra tutta la sua novità e la sua adesione ai valori illuministici.

Obiettivo Maturità

  • Saper esporre la riforma goldoniana come passaggio dalla Commedia dell'Arte (maschere, canovaccio, improvvisazione) al teatro di caratteri (copione scritto, personaggi individuati), citando il binomio «Mondo e Teatro».
  • Conoscere «La locandiera» (1753) e il personaggio di Mirandolina come esempio del realismo borghese e della modernità di Goldoni.

Errori frequenti

  • Affermare che Goldoni «abolì» le maschere di colpo: la riforma fu graduale e in alcune commedie le maschere sopravvivono trasformate; il cambiamento sostanziale è il passaggio dalla maschera al carattere.
  • Confondere il «canovaccio» (traccia da improvvisare della Commedia dell'Arte) con la commedia goldoniana interamente scritta: è proprio questa la cifra della riforma.

Approfondimento

La riforma goldoniana ha un manifesto interno, la commedia «Il teatro comico» (1750), vero testo metateatrale in cui una compagnia prova una commedia riformata discutendo i principi del nuovo teatro: i due «libri» del commediografo sono il «Mondo» (l'osservazione della realtà) e il «Teatro» (il mestiere scenico). La riforma fu graduale e combattuta: per il carnevale 1750-51 Goldoni promise e realizzò sedici commedie nuove, in una sfida quasi eroica al pubblico. Ma incontrò forti resistenze: il rivale Pietro Chiari e soprattutto il patrizio Carlo Gozzi, difensore reazionario delle maschere e dell'improvvisazione, che con le sue «fiabe teatrali» (a partire dall'«Amore delle tre melarance», 1761) tentò di dimostrare che il pubblico preferiva la fantasia al realismo borghese. La polemica spinse Goldoni a trasferirsi a Parigi, dove scrisse in francese i «Mémoires». Va infine ricordata la sua straordinaria vena dialettale: nei capolavori veneziani come «I rusteghi» e «Le baruffe chiozzotte» il realismo goldoniano raggiunge, attraverso la lingua viva del popolo, la sua massima verità, facendo del teatro un documento di civiltà.

Ripasso attivo

Confronta la Commedia dell'Arte e la commedia riformata di Goldoni in un breve testo argomentativo, individuando almeno tre differenze sostanziali (maschere/caratteri, improvvisazione/copione scritto, canovaccio/intreccio realistico) e collegandole all'ideale illuministico di osservazione razionale della realtà.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Alfieri e la tragedia del titanismo#

●●●ApprofondimentoLPOSA-italiano-quinto-anno-settecento-illuminismo

Punti chiave

Vittorio Alfieri (1749-1803), nobile piemontese, è il grande rinnovatore della tragedia italiana e una figura di transizione tra Illuminismo e Romanticismo: dall'Illuminismo eredita l'odio per la tirannide e l'amore per la libertà, ma li carica di una passione titanica, di una tensione individuale ed eroica che già preannuncia la sensibilità romantica. Nella «Vita» (la sua autobiografia) racconta il «travaglio» della propria formazione e la scelta di «spiantarsi» dalla nobiltà per dedicarsi alla poesia.
La sua opera-manifesto in prosa è il trattato «Della tirannide», requisitoria appassionata contro ogni forma di potere assoluto e oppressivo, in nome della dignità e della libertà dell'uomo. Questo ideale anima tutta la sua produzione tragica: il conflitto fra l'individuo eroico e il potere tirannico è il nucleo permanente del suo teatro.
Le tragedie alfieriane (tra cui «Saul» e «Mirra») sono costruite secondo uno stile aspro, scarno, concentrato: pochi personaggi, rispetto sostanziale delle unità aristoteliche, versi (endecasillabi sciolti) duri, spezzati, nervosi, lontani dalla musicalità tradizionale. La forma riflette i contenuti: la tensione titanica, la lotta interiore, il dramma di volontà sovrumane in conflitto col mondo e con se stesse.
Il «titanismo» alfieriano è l'esaltazione dell'individuo eccezionale che si erge contro la tirannia e contro il proprio destino: «Saul» mette in scena il re biblico travolto dal proprio orgoglio e dalla gelosia, in un dramma di grandezza e rovina; «Mirra» rappresenta il tormento di una passione colpevole e indicibile. In Alfieri la ragione illuministica si fa fuoco etico e passione individuale: per questo è giustamente considerato un anticipatore del Romanticismo (vedi Fig. 4).

Il titanismo alfieriano: posizione storica

Alfieri fra Illuminismo e RomanticismoGrafo, Illuminismo (odio per la tirannide) → Alfieri: titanismo, Alfieri: titanismo → Romanticismo (io eroico, passione)Illuminismo(odio per latirannide)Alfieri:titanismoRomanticismo (ioeroico,passione)
Fig. 4Titanismo: l’individuo contro la tirannide, stile aspro e spezzato. Opere: Della tirannide, Saul, Mirra.
Esempio svolto

Interpretare un eroe tragico alfieriano

Nel «Saul», il vecchio re d'Israele, abbandonato da Dio e roso dalla gelosia per il giovane Davide, oscilla tra slanci di grandezza e disperazione, fino a darsi la morte sul campo di battaglia. Interpreta la figura di Saul alla luce del titanismo alfieriano.

  1. 01Individuare il conflitto

    Saul vive un duplice conflitto: contro un destino avverso (la perdita del favore divino) e dentro di sé (orgoglio, gelosia, lucidità e follia si alternano).

  2. 02Riconoscere il titanismo

    Saul è l'eroe titanico: un individuo eccezionale che, pur travolto, non si arrende passivamente, ma affronta la propria rovina con grandezza tragica, scegliendo infine la morte come atto estremo di volontà.

  3. 03Collegare a stile e ideologia

    Lo stile aspro e concentrato e la riduzione drammatica esaltano la tensione interiore; la statura dell'eroe in lotta col destino preannuncia l'individualismo romantico.

Risultato: Saul incarna il titanismo alfieriano: un eroe grandioso e sconfitto, in cui il conflitto tra l'io eccezionale e il destino, reso da uno stile teso ed essenziale, segna il passaggio dalla ragione illuministica alla passione preromantica.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare il «titanismo» alfieriano come esaltazione dell'individuo eroico in lotta contro la tirannide, collegandolo al trattato «Della tirannide» e al ruolo di Alfieri come ponte verso il Romanticismo.
  • Conoscere i caratteri della tragedia alfieriana (poche figure, unità aristoteliche, stile aspro e concentrato, endecasillabo spezzato) e almeno un'opera (Saul o Mirra).

Errori frequenti

  • Considerare Alfieri un autore puramente illuministico: il suo amore per la libertà nasce dai lumi, ma la passione titanica e il culto dell'io eroico lo proiettano oltre, verso il Preromanticismo e il Romanticismo.
  • Attribuire ad Alfieri uno stile dolce e musicale: al contrario, il suo verso è volutamente aspro, spezzato, teso, in funzione della concentrazione drammatica.

Approfondimento

Il metodo compositivo di Alfieri, descritto nella sua autobiografia, chiarisce lo stile: egli procede per tre fasi distinte — «ideare» (concepire il nucleo tragico), «stendere» (svilupparlo in prosa) e «verseggiare» (tradurlo in endecasillabi) —, e proprio la fase finale spiega quel verso duro, spezzato, franto da enjambement e da un fraseggio nervoso, opposto alla musicalità tradizionale: la forma è tensione, non armonia. Il suo pensiero politico non si esaurisce in «Della tirannide»: nel trattato «Del principe e delle lettere» rivendica la totale indipendenza dell'intellettuale dal mecenatismo delle corti — il poeta dev'essere libero, e Alfieri stesso rinunciò al proprio patrimonio per non dipendere da nessuno. Le tragedie danno volto a questa etica: «Saul» è la più «romantica», grande dramma dell'orgoglio e della rovina di un re abbandonato da Dio; «Mirra» osa mettere in scena una passione indicibile — l'amore incestuoso della fanciulla per il padre —, mai nominata e svelata solo nella morte, con un pudore tragico che colpì lettori come Foscolo e Byron. La grande «Vita scritta da esso» completa il ritratto: quello di un io eroico che si fa, prima ancora che nei drammi, materia di letteratura.

Ripasso attivo

Spiega il concetto di «titanismo» nella tragedia di Alfieri e giustifica perché l'autore può essere considerato una figura di transizione tra Illuminismo e Romanticismo, facendo riferimento a «Della tirannide» e a una delle sue tragedie.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01L'Illuminismo italiano: idee e riviste◐
    • 02Parini e la satira illuministica◐
    • 03Goldoni e la riforma del teatro comico◐
    • 04Alfieri e la tragedia del titanismo●

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Il Settecento: Illuminismo, Parini, Goldoni e Alfieri

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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