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Il romanzo del Novecento: Svevo e Pirandello

Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento il romanzo europeo entra in una fase di profonda crisi: la fiducia positivistica nella conoscenza oggettiva del reale si incrina sotto la spinta della psicoanalisi di Freud, del relativismo filosofico di Bergson e della rivoluzione scientifica di Einstein. In Italia questa crisi trova due interpreti maggiori, Italo Svevo e Luigi Pirandello, che rifondano dall'interno le forme della narrazione. Svevo costruisce la figura dell'« inetto » e adotta il monologo interiore, mentre Pirandello elabora la poetica dell'« umorismo », il tema della « maschera » e il « teatro nel teatro »: insieme segnano la rottura del romanzo novecentesco rispetto al modello ottocentesco del narratore onnisciente.

4 sezioni·~22 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·121212 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere la rottura novecentesca rispetto al romanzo ottocentesco, collocandola nel contesto della cultura europea della crisiAnalizzare il personaggio dell'inetto sveviano e la poetica pirandelliana dell'umorismo, della maschera e del relativismoAnalizzare le tecniche narrative del romanzo novecentesco (monologo interiore, tempo misto, inattendibilita' del narratore) in testi e brani sceltiCollocare Svevo e Pirandello nel contesto storico-culturale e nelle correnti filosofiche e scientifiche del primo Novecento
Operatori:analizzaspiegaconfrontainterpretacontestualizzaillustracommentadescrivigiustifica

livello base

A tutti gli indirizzi liceali si richiede di conoscere la crisi del romanzo novecentesco, la figura dell'inetto sveviano e la poetica pirandelliana dell'umorismo e della maschera, sapendo analizzare e contestualizzare un brano scelto da La coscienza di Zeno, Il fu Mattia Pascal o dal teatro.

livello avanzato

Negli indirizzi a maggiore vocazione umanistico-linguistica (Classico, Linguistico, Scienze Umane) si approfondiscono i fondamenti filosofici e scientifici della crisi (Freud, Bergson, Einstein), il confronto con il romanzo europeo coevo (Joyce, Proust, Kafka) e l'analisi delle tecniche narrative novecentesche nei testi originali.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Il romanzo del Novecento: Svevo e Pirandello
    • 01La crisi del romanzo novecentesco◐
    • 02Svevo e la figura dell'inetto◐
    • 03Pirandello: umorismo, maschera, relativismo◐
    • 04Il teatro nel teatro pirandelliano●
§ 01

La crisi del romanzo novecentesco#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-romanzo-novecento

Dal romanzo ottocentesco al romanzo della crisi

Dal romanzo ottocentesco al romanzo della crisiTabella con 2 colonne e 5 righe, Dati: Ottocentesco · Della crisi; onnisciente · inattendibile; trama lineare · tempo, memoria; tempo cronol. · durata interiore; io unitario · io scisso, inetto; realtà oggett. · monologo interioreOTTOCENTESCODELLA CRISIonniscienteinattendibiletrama linearetempo, memoriatempo cronol.durata interioreio unitarioio scisso, inettorealtà oggett.monologo interioreIl passaggio è provocato da Freud (psicoanalisi), Bergson(durata), Einstein (relatività)

Punti chiave

Il romanzo del primo Novecento nasce dalla dissoluzione delle certezze su cui si reggeva la narrativa ottocentesca: tramonta la fiducia positivistica in una realta' conoscibile in modo oggettivo e tramonta con essa la figura del narratore onnisciente, garante di un ordine stabile dei fatti e dei valori. Al suo posto si afferma un narratore parziale, interno, spesso inattendibile, che non domina piu' la materia narrata ma vi e' immerso, con i propri limiti e le proprie deformazioni.
Tre grandi rivoluzioni culturali alimentano questa crisi. La psicoanalisi di Sigmund Freud rivela che l'« io » non e' padrone in casa propria: sotto la coscienza agisce l'inconscio, e la personalita' si scopre molteplice e contraddittoria. Il relativismo filosofico di Henri Bergson distingue il tempo misurabile degli orologi (il « tempo spazializzato ») dal tempo interiore della coscienza (la « duree », durata), in cui passato e presente si compenetrano. La teoria della relativita' di Albert Einstein, infine, mina l'idea di uno spazio e di un tempo assoluti, diventando emblema culturale di un universo senza punti di riferimento fissi.
Sul piano delle tecniche, il romanzo novecentesco abbandona la successione cronologica lineare per un « tempo misto », in cui la memoria e l'associazione governano l'ordine del racconto. Si afferma il « monologo interiore » e, nelle sue forme piu' radicali, il « flusso di coscienza » (stream of consciousness), che restituisce il pensiero nel suo fluire disordinato. Il punto di vista si interiorizza e si moltiplica; la trama, intesa come catena di eventi esterni, si attenua a favore dell'analisi della coscienza.
La crisi italiana si inserisce in un movimento europeo: negli stessi anni Marcel Proust costruisce in « Alla ricerca del tempo perduto » la memoria involontaria, James Joyce porta l'« Ulisse » al flusso di coscienza integrale, Franz Kafka rappresenta l'angoscia dell'uomo di fronte a un mondo assurdo. Svevo e Pirandello sono gli interpreti italiani di questa stagione: entrambi mettono al centro un soggetto fragile, scisso, incapace di aderire pienamente alla vita, e ne fanno il fulcro di una nuova forma romanzesca.
Esempio svolto

Riconoscere i tratti della crisi in un brano

In stile prima prova (analisi del testo): di fronte all'incipit de La coscienza di Zeno, in cui il protagonista, su invito del medico, si accinge a scrivere la propria vita ricostruendone l'infanzia, individua tre elementi che segnalano la rottura con il romanzo ottocentesco.

  1. 01Identificare il narratore

    Il racconto e' in prima persona e coincide con il protagonista (Zeno): non c'e' un narratore esterno e onnisciente, ma una voce interna e di parte, che il lettore impara a non prendere alla lettera. Primo elemento di rottura: l'inattendibilita' del narratore.

  2. 02Osservare la struttura del tempo

    Il racconto procede per nuclei tematici (il fumo, il padre, il matrimonio) e per associazioni della memoria, non in ordine cronologico. Secondo elemento: il tempo misto, governato dal ricordo, contro la linearita' ottocentesca.

  3. 03Riconoscere la cornice psicoanalitica

    La scrittura nasce come terapia su invito del medico (lo « scrivere » come autoanalisi): il romanzo si apre alla psicoanalisi e all'esplorazione dell'inconscio. Terzo elemento: il fondamento freudiano del racconto.

Risultato: I tre tratti individuati - narratore inattendibile, tempo della memoria, cornice psicoanalitica - mostrano che il brano appartiene al « romanzo della crisi »: la verita' non e' piu' data dall'esterno, ma cercata, e continuamente messa in dubbio, dall'interno di una coscienza.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire con precisione che cosa si intende per « crisi del romanzo » nel Novecento, indicando almeno tre elementi di rottura rispetto al modello ottocentesco (narratore onnisciente, trama lineare, tempo cronologico) e le correnti culturali che la motivano (Freud, Bergson, Einstein).
  • Focus Esame di Stato: nella prima prova (Tipologia A o C) e al colloquio si valorizzano i collegamenti tra la crisi italiana e il romanzo europeo coevo (Proust, Joyce, Kafka), purche' pertinenti e non esibiti meccanicamente.

Errori frequenti

  • Confondere il « monologo interiore » con il semplice « discorso indiretto libero » verghiano: il primo restituisce il pensiero in prima persona dall'interno della coscienza, il secondo fa filtrare la voce del personaggio attraverso una narrazione in terza persona.
  • Ridurre la crisi del romanzo a una questione solo tecnica (l'ordine del racconto), dimenticando che essa nasce da una crisi conoscitiva e filosofica (la perdita di una realta' oggettiva e di un io unitario).

Approfondimento

Conviene precisare due strumenti tecnici che l'esame spesso richiede di distinguere. Il «monologo interiore» restituisce il pensiero del personaggio in prima persona, ma conserva un minimo di ordine sintattico e logico; il «flusso di coscienza» (stream of consciousness) è la sua forma estrema, che abbandona ogni ordine per seguire il pensiero nel suo scaturire disordinato, associativo, prelogico. Il procedimento non nasce con Joyce: il primo «monologue intérieur» sistematico è quello di Édouard Dujardin in «Les lauriers sont coupés» (1887), che lo stesso Joyce riconobbe come modello. La crisi italiana va inoltre collocata nel grande laboratorio europeo: Marcel Proust, con la «memoria involontaria» (l'episodio della madeleine), scopre che il tempo si recupera per vie non volontarie; James Joyce porta l'«Ulisse» al flusso integrale; Franz Kafka rappresenta l'uomo schiacciato da un mondo assurdo e incomprensibile. Svevo e Pirandello sono gli interpreti italiani di questa stagione, ma con una peculiarità: operano in relativo isolamento e giungono per vie proprie — l'uno dalla Trieste mitteleuropea, l'altro dalla Sicilia e dalla filosofia della «vita» — a mettere al centro un soggetto scisso, incapace di aderire alla vita, che è la vera invenzione del romanzo novecentesco.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo (circa 15-20 righe) perche' il romanzo del primo Novecento puo' essere definito « romanzo della crisi », individuando almeno tre tratti che lo distinguono dal romanzo ottocentesco e collegandoli alle trasformazioni culturali del tempo (psicoanalisi, relativismo, nuove concezioni del tempo).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Svevo e la figura dell'inetto#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-romanzo-novecento

L'evoluzione dell'inetto sveviano nei tre romanzi

L’evoluzione dell’inetto svevianoGrafo, 1892 · Una vita (Alfonso Nitti) → 1898 · Senilità (Emilio Brentani), 1898 · Senilità (Emilio Brentani) → 1923 · La coscienza di Zeno (Zeno Cosini)1892 · Una vita(Alfonso Nitti)1898 · Senilità(EmilioBrentani)1923 · Lacoscienza diZeno (Zeno Cosi…
Fig. 2L’inetto si trasforma: Alfonso fallisce (suicidio), Emilio si autoinganna, Zeno «malato» sopravvive mentre il «sano» Guido fallisce.

Punti chiave

Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz (Trieste, 1861-1928), e' una figura di frontiera: triestino di cultura mitteleuropea, formato tra lingua italiana e tedesca, impiegato di banca e poi industriale, autodidatta della letteratura. La sua Trieste, allora porto dell'Impero austro-ungarico, e' il laboratorio in cui si incontrano la narrativa europea, il pensiero di Schopenhauer e Darwin e, attraverso l'amicizia con James Joyce, la grande letteratura del Novecento.
L'opera di Svevo ruota attorno alla figura dell'« inetto »: un personaggio incapace di vivere, perennemente in disaccordo con se' stesso e con il mondo, segnato dall'inerzia della volonta' e dall'abitudine all'autoanalisi. L'inetto attraversa i tre romanzi in forme diverse: Alfonso Nitti in « Una vita » (1892), il cui fallimento sfocia nel suicidio; Emilio Brentani in « Senilita' » (1898), prigioniero dell'illusione e dell'autoinganno; e infine Zeno Cosini in « La coscienza di Zeno » (1923).
Con « La coscienza di Zeno » l'inettitudine cambia di segno. Il romanzo si presenta come il memoriale scritto da Zeno per il proprio psicoanalista, il dottor S., che lo pubblica per vendetta. Zeno racconta la propria vita per temi - il vizio del fumo e le « ultime sigarette », la morte del padre con il famoso schiaffo, il matrimonio con Augusta, la societa' commerciale con il cognato Guido - in un ordine retto dalla memoria e dall'associazione. La narrazione e' deliberatamente inattendibile: Zeno mente, si giustifica, rimuove, e il lettore deve continuamente interrogare la veridicita' del racconto.
La novita' decisiva e' il rovesciamento finale: l'inetto, che sembrava il « malato », si scopre l'unico capace di adattarsi, mentre i « sani » falliscono (Guido si rovina e muore). Nelle pagine conclusive Zeno rifiuta la guarigione e formula una diagnosi sulla « malattia » dell'intera umanita', evocando una catastrofe finale. La salute non e' piu' un valore certo: l'inettitudine diventa lucidita' critica, e la psicoanalisi, lungi dall'essere celebrata, e' guardata con ironia e sospetto. Lo stile, spesso giudicato « scorretto » rispetto alla tradizione toscana, e' funzionale a questa scrittura della coscienza.
Esempio svolto

Il motivo dell'ultima sigaretta

In stile prima prova (analisi e interpretazione): commenta il capitolo del fumo de La coscienza di Zeno, in cui Zeno fissa di continuo la data dell'« ultima sigaretta », spiegando che cosa rivela del personaggio.

  1. 01Comprensione del motivo

    Zeno stabilisce ripetutamente la « U.S. » (ultima sigaretta), datandola spesso in coincidenza con date simboliche; ma a ogni proposito ne segue una ricaduta. Il vizio non e' mai vinto: il proposito stesso diventa un piacere.

  2. 02Analisi psicologica

    L'incapacita' di smettere e' la metafora dell'inettitudine: la volonta' di Zeno e' paralizzata, e ogni risoluzione si rovescia nel suo contrario. La sigaretta « ultima » e' tanto piu' gustosa quanto e' dichiarata ultima: il personaggio si autoinganna con lucidita'.

  3. 03Inattendibilita' del narratore

    Il racconto e' costruito da Zeno per giustificarsi davanti al medico (e a se' stesso): il lettore percepisce lo scarto tra le intenzioni dichiarate e i fatti, e impara a diffidare della voce narrante.

Risultato: Il motivo dell'ultima sigaretta condensa l'intero romanzo: l'inetto si conosce ma non si corregge, e la sua autoanalisi e' insieme strumento di verita' e occasione di menzogna. La struttura del vizio diventa la struttura stessa della coscienza sveviana.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire la figura dell'inetto e descriverne l'evoluzione nei tre romanzi (Alfonso Nitti, Emilio Brentani, Zeno Cosini), spiegando in che modo in Zeno l'inettitudine si rovescia in capacita' di sopravvivenza.
  • Focus Esame di Stato: saper analizzare l'inattendibilita' del narratore in prima persona e il rapporto ambivalente di Svevo con la psicoanalisi (terapia e insieme oggetto di ironia).

Errori frequenti

  • Presentare Svevo come un seguace acritico di Freud: in realta' Zeno rifiuta la cura e l'autore tratta la psicoanalisi con ironia, usandola come strumento narrativo piu' che come dottrina condivisa.
  • Considerare Zeno un narratore affidabile e prendere alla lettera le sue affermazioni: il romanzo e' costruito proprio sulle sue menzogne, rimozioni e autogiustificazioni.

Approfondimento

La figura di Svevo va inquadrata nella sua condizione di frontiera, che spiega anche il pseudonimo: «Italo Svevo» unisce l'italiano e lo svevo (il tedesco), dichiarando la doppia appartenenza di un triestino suddito dell'Impero austro-ungarico, formato tra due lingue e due culture. L'italiano stesso, per lui lingua in parte «commerciale» e appresa, dà alla sua prosa quella grana irregolare che i critici toscani rimproverarono e che è invece funzionale alla scrittura della coscienza. Decisivo fu l'incontro con James Joyce, di cui Svevo fu allievo d'inglese a Trieste: fu Joyce, insieme alla critica francese e soprattutto all'«Omaggio a Italo Svevo» di Eugenio Montale (1925), a far uscire dall'ombra un autore fino ad allora ignorato — è il celebre «caso Svevo», esempio di una grandezza riconosciuta tardi. Sul piano delle idee, l'inetto nasce dall'incrocio di Schopenhauer e Darwin: è il disadattato nella lotta per la vita, eppure «La coscienza di Zeno» rovescia la prospettiva, perché proprio il «malato» sopravvive mentre il «sano» soccombe. Anche il rapporto con Freud è ambivalente: Svevo fu tra i primi scrittori italiani a confrontarsi con la psicoanalisi, ma la usa come strumento narrativo e la guarda con ironia, facendo di Zeno un paziente che rifiuta la guarigione.

Ripasso attivo

Analizza il celebre motivo dell'« ultima sigaretta » in La coscienza di Zeno: spiega in che modo i ripetuti propositi di smettere di fumare rivelino la struttura psicologica dell'inetto e l'inattendibilita' del narratore.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Pirandello: umorismo, maschera, relativismo#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-romanzo-novecento

La poetica dell'umorismo: dal comico all'umoristico

La poetica dell’umorismo: dal comico all’umoristicoGrafo, Comico: avvertimento del contrario (riso) → Umoristico: sentimento del contrario (riso + pietà)Comico:avvertimento delcontrario (riso)Umoristico:sentimento delcontrario (riso…riflessione
Fig. 3Esempio: la vecchia signora imbellettata. Vedo il contrasto → rido (comico); rifletto sulle sue ragioni → compatisco. Alla base: il contrasto Vita (flusso) / Forma (maschera).

Punti chiave

Luigi Pirandello (Agrigento, 1867 - Roma, 1936), premio Nobel per la letteratura nel 1934, e' il grande indagatore della crisi dell'identita'. La sua visione del mondo, nutrita di vitalismo e di relativismo, oppone la « vita », flusso continuo e informe, alle « forme » in cui essa si fissa e si irrigidisce: ruoli, convenzioni sociali, identita' attribuite. L'uomo e' costretto a indossare una « maschera » - anzi tante maschere quante sono le relazioni - perdendo ogni identita' unitaria.
Nel saggio « L'umorismo » (1908) Pirandello fonda la propria poetica distinguendo il « comico » dall'« umoristico ». Il comico nasce dall'« avvertimento del contrario »: vedo una cosa che contrasta con cio' che dovrebbe essere, e rido (l'esempio celebre della vecchia signora imbellettata). L'umorismo nasce invece dal « sentimento del contrario »: se rifletto sulle ragioni di quella vecchia - forse vuole trattenere l'amore del marito - il riso si trasforma in compassione. L'umorismo e' dunque riflessione che scompone la realta' e ne rivela il rovescio dolente.
Il romanzo « Il fu Mattia Pascal » (1904) mette in scena il tema dell'identita'. Mattia, creduto morto per errore, tenta di costruirsi una nuova vita con il falso nome di Adriano Meis; ma una identita' senza stato civile, senza documenti, senza appartenenza e' impossibile, e l'uomo « forestiere della vita » e' condannato a non essere ne' Mattia ne' Adriano, ridotto al paradosso del « fu » Mattia Pascal. In « Uno, nessuno e centomila » (1926) Vitangelo Moscarda scopre che ciascuno lo vede diverso (le « centomila » immagini), che dunque non e' « uno »: la dissoluzione dell'io si compie nell'annullamento finale, nel dissolversi nella natura.
Le « Novelle per un anno » raccolgono la vastissima produzione novellistica di Pirandello (il progetto prevedeva 365 novelle, una per ogni giorno): casi umani paradossali, situazioni-trappola, personaggi che precipitano nel relativismo e nello straniamento. La novella e' per Pirandello il laboratorio della sua poetica, spesso germe dei drammi teatrali, e mostra in forma breve la stessa dialettica vita-forma e umorismo-relativismo che percorre i romanzi.
Esempio svolto

L'esempio della vecchia signora

In stile prima prova: a partire dal celebre esempio della vecchia signora imbellettata contenuto ne L'umorismo, ricostruisci il ragionamento con cui Pirandello distingue il comico dall'umoristico.

  1. 01La percezione del contrasto

    Vedo una vecchia signora truccata in modo vistoso, con i capelli tinti e abiti giovanili. Avverto subito il contrasto tra cio' che e' (una donna anziana) e cio' che vorrebbe apparire (una donna giovane): e' l'« avvertimento del contrario », che provoca il riso. Questo e' il comico.

  2. 02L'intervento della riflessione

    Se mi fermo a riflettere, posso immaginare le ragioni di quel travestimento: forse soffre nel vedersi vecchia, forse vuole trattenere l'amore di un marito piu' giovane. La riflessione interviene sull'immagine comica e la scompone.

  3. 03Dal riso alla compassione

    A questo punto non riesco piu' a ridere come prima: al riso si mescola la pieta'. E' il « sentimento del contrario », che nasce quando la riflessione coglie il rovescio doloroso del fatto comico. Questo e' l'umoristico.

Risultato: Il comico si arresta all'avvertimento del contrario; l'umoristico, grazie alla riflessione, raggiunge il sentimento del contrario, fondendo riso e compassione. In questo « di piu' » della riflessione consiste, per Pirandello, l'essenza dell'arte umoristica.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper esporre con esattezza la distinzione tra « avvertimento del contrario » (comico) e « sentimento del contrario » (umoristico), citando il ragionamento dell'esempio della vecchia signora.
  • Focus Esame di Stato: saper illustrare il contrasto « vita / forma » e il tema della maschera, applicandolo all'analisi di Il fu Mattia Pascal o di Uno, nessuno e centomila.

Errori frequenti

  • Confondere il comico con l'umoristico: l'umorismo non e' semplice comicita', ma la riflessione che, dopo il riso, scopre il « sentimento del contrario » e suscita pieta'.
  • Affermare che, con la falsa morte, Mattia Pascal conquisti finalmente la liberta': il romanzo dimostra l'opposto, cioe' che un'identita' fuori da ogni forma sociale e' impossibile da vivere.

Approfondimento

Alla base della poetica pirandelliana sta un «vitalismo» di ascendenza filosofica novecentesca: la «vita» è flusso perpetuo e informe, mentre le «forme» (i ruoli, le convenzioni, le identità sociali) sono cristallizzazioni che la imprigionano e la falsificano — vivere significa fissarsi in una forma, e quindi, in un certo senso, morire a se stessi. Nel saggio «L'umorismo» questo si traduce nella funzione della «riflessione», che Pirandello chiama quasi un «demonietto» capace di scomporre ogni immagine e di scoprirne il rovescio doloroso: così l'«avvertimento del contrario» (il riso) diventa «sentimento del contrario» (la pietà). Il relativismo ha anche una radice biografica: la malattia mentale della moglie, che dopo il tracollo economico della famiglia viveva in una realtà tutta propria di sospetti e gelosie, offrì a Pirandello l'esperienza quotidiana della molteplicità e inconoscibilità del reale — la stessa che, ne «Il fu Mattia Pascal», ispira la «lanterninosofia», l'idea che ciascuno illumini il mondo con la propria piccola, ingannevole lanterna. Va infine ricordata la posizione storica dell'autore: premio Nobel nel 1934, aderì al fascismo nel 1924, in un gesto provocatorio; eppure la sua opera, dissolvendo ogni identità e ogni certezza, resta profondamente eversiva di ogni ordine costituito.

Ripasso attivo

Spiega, con riferimento al saggio L'umorismo, la differenza tra « avvertimento del contrario » e « sentimento del contrario », e mostra come questa poetica si traduca nel personaggio di Vitangelo Moscarda in Uno, nessuno e centomila.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Il teatro nel teatro pirandelliano#

●●●ApprofondimentoLPOSA-italiano-quinto-anno-romanzo-novecento

Il teatro nel teatro: i due piani della finzione

Il teatro nel teatro: i due piani della finzioneGrafo, Attori e regista: finzione mutevole → I Sei personaggi: realtà fissa, eternaAttori eregista:finzione mutevo…I Seipersonaggi:realtà fissa, e…conflitto
Fig. 4In Sei personaggi in cerca d’autore i due piani non possono fondersi: è lo scacco della rappresentazione. I personaggi, «fissi», non possono essere recitati.

Punti chiave

La poetica dell'umorismo, della maschera e del relativismo trova nel teatro lo sbocco piu' rivoluzionario. Dopo una prima fase di teatro siciliano e « grottesco », Pirandello giunge alla formula del « teatro nel teatro », con cui mette in scena il teatro stesso: il palcoscenico diventa il luogo in cui si interrogano i confini tra finzione e realta', tra personaggio e attore, tra vita e forma.
« Sei personaggi in cerca d'autore » (1921), capolavoro della trilogia del « teatro nel teatro », porta sulla scena sei personaggi rifiutati dal loro autore che irrompono durante le prove di una compagnia, pretendendo di vivere il loro dramma. Si apre cosi' il conflitto tra la realta' immutabile e « vera » dei personaggi (gia' fissati per sempre nella loro forma artistica) e la finzione mutevole degli attori che cercano invano di rappresentarli: la rappresentazione e' impossibile, e il dramma si chiude nello scacco e nell'ambiguita'.
In « Enrico IV » (1922) il protagonista, dopo una caduta da cavallo durante una cavalcata in costume, crede di essere davvero l'imperatore Enrico IV; guarito, scopre la finzione ma sceglie di restare nella « maschera » della follia, perche' essa e' l'unico modo di sottrarsi al tempo e a una realta' che lo ha tradito. La follia consapevole diventa rifugio e condanna: il personaggio si rinchiude per sempre nella forma che ha scelto, dopo aver compiuto un atto irreparabile.
Con questa drammaturgia Pirandello rinnova profondamente il teatro europeo: abolisce la « quarta parete », mostra il meccanismo della finzione, anticipa il teatro dell'assurdo e influenza l'intero Novecento. Sul piano dei temi, il teatro nel teatro porta alle estreme conseguenze il relativismo: non esiste una verita' unica e oggettiva, ma una molteplicita' di prospettive inconciliabili; la forma artistica fissa per sempre cio' che la vita lascia fluido, e proprio questo scarto e' la sorgente del dramma pirandelliano.
Esempio svolto

Il conflitto tra personaggi e attori

In stile prima prova: analizza il nucleo concettuale di Sei personaggi in cerca d'autore, spiegando perche' la rappresentazione del dramma dei sei personaggi e' destinata a fallire.

  1. 01I due piani della realta'

    Sul palcoscenico convivono due piani: gli attori di una compagnia, che provano una commedia, e i sei personaggi, esseri di finzione abbandonati dall'autore. I personaggi sono piu' « veri » degli attori, perche' la loro forma artistica e' fissata per sempre e immutabile.

  2. 02Il tentativo di rappresentazione

    I personaggi chiedono che il loro dramma sia rappresentato; ma quando gli attori provano a recitarlo, lo deformano e lo falsificano, perche' la recitazione e' mutevole e non puo' coincidere con la verita' fissa del personaggio. Ogni messa in scena tradisce l'originale.

  3. 03Lo scacco e il relativismo

    Il dramma non puo' essere rappresentato: la verita' del personaggio resta inattingibile, e la conclusione precipita nell'ambiguita' e nello scacco. Emerge il relativismo di Pirandello: non esiste una verita' unica e comunicabile, ma una molteplicita' di prospettive inconciliabili.

Risultato: Il fallimento della rappresentazione e' il senso stesso dell'opera: il « teatro nel teatro » mostra che la forma artistica non puo' restituire la vita senza tradirla, e che la verita' e' irriducibilmente plurale. Pirandello fa cosi' del teatro lo specchio della crisi conoscitiva del Novecento.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper spiegare la formula del « teatro nel teatro » e il conflitto tra la realta' fissa dei personaggi e la finzione mutevole degli attori in Sei personaggi in cerca d'autore.
  • Focus Esame di Stato: saper interpretare la scelta della « maschera » della follia in Enrico IV come rifiuto del tempo e della forma sociale, collegandola al relativismo pirandelliano.

Errori frequenti

  • Ritenere che in Sei personaggi gli attori riescano alla fine a rappresentare il dramma dei personaggi: il senso dell'opera e' invece l'impossibilita' della rappresentazione e lo scacco finale.
  • Considerare Enrico IV semplicemente « pazzo »: nella seconda parte egli e' consapevole e sceglie deliberatamente di restare nella maschera, trasformando la follia in atto volontario.

Approfondimento

«Sei personaggi» apre una vera e propria «trilogia del teatro nel teatro», che comprende anche «Ciascuno a suo modo» (1924) e «Questa sera si recita a soggetto» (1930): tre modi diversi di portare sul palcoscenico il teatro stesso e di abolire la «quarta parete», la convenzione per cui il pubblico osserva un'azione che finge di ignorarlo. La rottura fu tanto radicale che la prima romana dei «Sei personaggi», nel 1921, si concluse in un tumulto, con il pubblico che gridava «Manicomio!»; solo più tardi l'opera fu riconosciuta come una svolta del teatro mondiale. Il nucleo teorico è un paradosso: il «personaggio» è più reale della persona viva, perché la sua forma artistica è fissata per sempre e non muta, mentre l'uomo in carne e ossa è preda del tempo e del divenire. Da qui lo scacco della rappresentazione e, in «Enrico IV», la scelta della «maschera» della follia come unico modo di fermare il tempo e di sottrarsi a una realtà che ha tradito. Con questa drammaturgia Pirandello anticipa il «teatro dell'assurdo» di Beckett e Ionesco e le ricerche di Brecht sullo straniamento scenico: il teatro diventa lo specchio della crisi conoscitiva del Novecento, il luogo in cui si dimostra che la verità non è una, ma irriducibilmente plurale.

Ripasso attivo

Illustra in che senso Sei personaggi in cerca d'autore realizzi la formula del « teatro nel teatro », spiegando il conflitto tra personaggi e attori e mostrando come esso esprima il relativismo conoscitivo di Pirandello.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo - quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01La crisi del romanzo novecentesco◐
    • 02Svevo e la figura dell'inetto◐
    • 03Pirandello: umorismo, maschera, relativismo◐
    • 04Il teatro nel teatro pirandelliano●

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Dagli appunti all'allenamento

Il romanzo del Novecento: Svevo e Pirandello

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo - quadri di riferimento e griglie di valutazione

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