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Il primo Novecento riscrive il linguaggio della lirica italiana: dopo le rotture dei Crepuscolari e del Futurismo, e attraverso la stagione dell'Ermetismo, tre voci maggiori ridefiniscono che cosa sia fare poesia. Giuseppe Ungaretti riduce il verso alla parola essenziale forgiata nell'esperienza della trincea; Umberto Saba persegue una «poesia onesta» che dice con chiarezza la verità del vivere quotidiano; Eugenio Montale, dal «male di vivere» degli «Ossi di seppia» fino alla «Bufera», costruisce con il correlativo oggettivo una poesia di cose che pensano. Questo argomento è pienamente «dentro l'Esame di Stato»: i loro testi ricorrono nella prima prova (Tipologia A) e nelle connessioni del colloquio.
5 sezioni~25 min di lettura3 competenzeLivello Standard 4 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi del Liceo si richiede di conoscere le tre voci maggiori e di analizzare testi-chiave individuandone temi, scelte metriche e procedimenti retorici fondamentali.
livello avanzato
Negli indirizzi a più forte vocazione umanistica (Classico, Scienze Umane, Linguistico) si approfondisce il dialogo con la tradizione europea (Simbolismo francese, T. S. Eliot) e il confronto stilistico ravvicinato tra i tre autori.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Le filiazioni della poesia del primo Novecento
Linea del tempo dei movimenti poetici del primo Novecento
Dato un breve testo poetico che esalta «l'automobile da corsa» e la «velocità» con verbi all'infinito e senza punteggiatura, individua il movimento di appartenenza e giustifica la risposta con almeno tre elementi testuali.
L'esaltazione della macchina, della velocità e della modernità tecnica è il nucleo ideologico tipico del Futurismo.
L'uso del verbo all'infinito e l'assenza di punteggiatura corrispondono alle prescrizioni del «Manifesto tecnico» futurista (parole in libertà, abolizione della sintassi).
Non è crepuscolare (manca il tono dimesso e malinconico delle piccole cose) né ermetico (manca la brevità allusiva e il silenzio interiore).
Si conclude che il testo è futurista, motivando con tema (velocità/macchina), forma (infiniti, niente punteggiatura) ed esclusione delle altre poetiche.
Risultato: Il testo appartiene al Futurismo: lo provano il mito della velocità e della macchina, l'infinito verbale e l'assenza di punteggiatura, in coerenza con il «Manifesto tecnico» del 1912.
Errori frequenti
Approfondimento
Conviene conoscere l'origine e la geografia di questi movimenti. L'etichetta «crepuscolari» fu coniata nel 1910 dal critico Giuseppe Antonio Borgese per indicare il «crepuscolo» di una grande tradizione poetica: i suoi poeti abbassano il tono e disertano il ruolo di «vate». Il Futurismo ha una data e un luogo precisi: il «Manifesto» di Filippo Tommaso Marinetti apparve a Parigi, sul «Figaro», il 20 febbraio 1909, e la sua rivoluzione formale — «parole in libertà», paroliberismo, tavole visive come «Zang Tumb Tumb» — resterà più influente dei suoi contenuti bellicisti, poi confluiti nell'adesione al fascismo. Va aggiunta al quadro l'esperienza dei «vociani» (la rivista fiorentina «La Voce»), che con il «frammentismo» lirico di Rebora e Sbarbaro riducono la poesia a scheggia intensa e autentica. L'«Ermetismo», infine, prende nome da un libro di Francesco Flora, «La poesia ermetica» (1936), all'inizio critico verso l'oscurità di quei versi, poi assunto come definizione. Questi movimenti non vanno studiati come pura cornice erudita: sono le forze che, tra rottura e ricerca, preparano il terreno alle tre grandi voci individuali — Ungaretti, Saba e Montale — che a essi si legano o reagiscono.
Ripasso attivo
Costruisci una tabella di confronto tra Crepuscolarismo, Futurismo ed Ermetismo, indicando per ciascun movimento: tono dominante, atteggiamento verso la tradizione, scelte formali principali e un autore di riferimento. Poi spiega in un paragrafo perché questi movimenti costituiscono lo sfondo necessario per comprendere Ungaretti, Saba e Montale.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema della poetica della parola essenziale in Ungaretti
Analizza la lirica «Soldati» di Ungaretti («Si sta come / d'autunno / sugli alberi / le foglie»): individua la figura retorica centrale, parafrasa il testo e spiega il legame tra forma e contenuto.
La condizione dei soldati in guerra è precaria come quella delle foglie sugli alberi in autunno: possono cadere da un momento all'altro.
L'intera poesia è una similitudine-analogia: il «come» istituisce il paragone tra i soldati e le foglie autunnali, simbolo di caducità.
Il verso è frammentato in quattro brevissime unità; la disposizione grafica e il bianco isolano le parole, sospendendo il lettore in attesa, come la vita stessa dei soldati è sospesa.
La brevità estrema e la precarietà del ritmo riproducono iconicamente la fragilità dell'esistenza in trincea: la forma «dice» ciò che il contenuto enuncia.
Risultato: «Soldati» costruisce su un'unica analogia (soldati = foglie d'autunno) una meditazione sulla caducità della vita; la frammentazione del verso e il bianco rendono visivamente la precarietà di quella condizione.
Errori frequenti
Approfondimento
La «parola essenziale» di Ungaretti nasce da un preciso retroterra. Formatosi a Parigi, egli conobbe l'avanguardia (fu amico di Guillaume Apollinaire) e assorbì la lezione del simbolismo francese, da Mallarmé in poi: la parola come nucleo carico di silenzio. Il titolo del primo nucleo, «Il Porto Sepolto», rinvia a un leggendario porto sommerso presso Alessandria d'Egitto, sua città natale, e diventa il simbolo della poesia stessa, che scende nell'abisso a riportare in superficie il «segreto». La sua rivoluzione metrica non è distruzione ma scavo: Ungaretti frantuma l'endecasillabo tradizionale nelle sue «unità ritmiche», isolandone le parole nel bianco della pagina — e dichiarerà più tardi di aver in realtà cercato di ritrovare, sotto le macerie, il verso della grande tradizione. Non a caso il «secondo Ungaretti», quello di «Sentimento del tempo» (1933), ricompone il verso disteso e riscopre l'endecasillabo e il barocco. Sul fondo agisce sempre l'esperienza dello sradicamento — il deserto egiziano, il suicidio dell'amico Moammed Sceab evocato in «In memoria» — e della guerra, che fa della fragilità e della fratellanza umana i temi profondi de «L'Allegria».
Ripasso attivo
Esegui l'analisi guidata di «Soldati» di Ungaretti: trascrivi il testo, individua la figura retorica portante, spiega il rapporto tra la condizione dei soldati e l'immagine autunnale, e commenta l'effetto della brevità e della data/luogo di composizione (Bosco di Courton, luglio 1918).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema di confronto: poesia onesta di Saba contro estetismo ed Ermetismo
Spiega in che modo «A mia moglie» di Saba realizza il principio della «poesia onesta», analizzando il procedimento analogico e il registro linguistico.
Il poeta celebra l'amore per la moglie attraverso una serie di paragoni con animali domestici (la gallina, la giovenca, la cagna, l'ape).
L'analogia con gli animali, lungi dall'essere irriverente, esprime tenerezza, naturalezza e una visione georgica e fraterna del vivere; la donna è ricondotta alla pienezza semplice della natura.
La lingua è piana, quotidiana, priva di artifici aulici: la sincerità del sentimento prevale sull'ornamento, secondo la «poesia onesta».
Forma e contenuto coincidono: dire la verità affettiva con parole chiare è esattamente il programma della poesia onesta enunciato in «Quello che resta da fare ai poeti».
Risultato: «A mia moglie» è esemplare della poesia onesta: l'analogia con gli animali domestici e il linguaggio piano traducono in versi un affetto reale, senza mascherarlo dietro la bellezza formale.
Errori frequenti
Approfondimento
La formula della «poesia onesta» va ricondotta al saggio «Quello che resta da fare ai poeti» (1911), dove Saba oppone il «poeta onesto», che cerca la verità anche a costo della bellezza, al «poeta disonesto», che sacrifica la verità all'effetto — una polemica implicita contro l'estetismo dannunziano e, più tardi, contro l'oscurità ermetica. Il suo «Canzoniere» è un unicum: un libro-vita in perenne accrescimento, ordinato cronologicamente come un «romanzo» autobiografico in versi, sul modello ideale ma rovesciato del Canzoniere di Petrarca. Due chiavi biografiche ne illuminano la profondità. La prima è la psicoanalisi: Saba fu in cura a Trieste con Edoardo Weiss, il maggiore allievo italiano di Freud, e da quell'esperienza trasse l'indagine sul dolore, sull'infanzia e sulla figura materna scissa (la madre e la balia). La seconda è l'identità ebraica: colpito dalle leggi razziali del 1938, Saba dovette nascondersi durante l'occupazione tedesca, e questa ferita attraversa in profondità la sua opera. La sua limpidezza, dunque, non è ingenuità: è una conquista, il modo «onesto» di dire un dolore vero.
Ripasso attivo
Spiega in un paragrafo argomentativo che cosa intende Saba per «poesia onesta», poi mostra come il principio si realizza in «A mia moglie»: individua almeno due scelte (lessicali, retoriche o metriche) che rendono il testo «onesto» e aderente al vero affettivo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Schema del correlativo oggettivo in Montale
In «Spesso il male di vivere ho incontrato» di Montale, individua i correlativi oggettivi del «male di vivere» e quelli della «Divina Indifferenza», e spiega come la struttura del testo esprima la visione del poeta.
Il male di vivere è reso da tre immagini concrete: il «rivo strozzato che gorgoglia», la «foglia riarsa» che si incartoccia, il «cavallo stramazzato». Sono oggetti che incarnano l'aridità e lo scacco dell'esistenza.
Al male si oppongono altre tre immagini, segno di un'impassibile distanza: la «statua nella sonnolenza del meriggio», la «nuvola», il «falco alto levato».
Il testo è costruito su due parti speculari (male di vivere / Divina Indifferenza): la simmetria stessa traduce la visione di un'esistenza priva di salvezza, in cui all'unico bene corrisponde l'indifferenza della natura.
Il sentimento non è mai dichiarato in astratto: è interamente affidato agli oggetti, secondo il correlativo oggettivo, che è la cifra stilistica di Montale.
Risultato: La lirica affida il male di vivere e la Divina Indifferenza a due terne di immagini concrete, esempio perfetto di correlativo oggettivo; la struttura binaria esprime una visione dell'esistenza senza riscatto.
Errori frequenti
Approfondimento
Il titolo «Ossi di seppia» è già una dichiarazione di poetica: l'osso di seppia, residuo calcareo levigato e arido che il mare abbandona sulla spiaggia, è lo scarto, l'emblema di un io eroso e di una «poetica in negativo» — quella dei versi celebri «Non chiederci la parola», «codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». Il «correlativo oggettivo», che la critica collega alla formula di T.S. Eliot (l'«objective correlative» del saggio su Amleto), è il suo strumento: l'emozione non si enuncia, si incarna in una serie di oggetti che ne diventano l'equivalente esatto. Eppure il male di vivere non è l'ultima parola: attraversa «Ossi di seppia» la ricerca di un «varco», di una «maglia rotta nella rete», di un «anello che non tiene» — l'illusione di un'uscita dal muro del determinismo. Nelle raccolte successive questa attesa prende volto: Clizia, la donna salvifica de «Le occasioni» (dietro cui sta la dantista americana Irma Brandeis), e poi la «bufera» della storia. Va infine ricordato il Montale antifascista, che rifiutò la tessera del partito e per questo perse la direzione del Gabinetto Vieusseux: la sua reticenza etica è anche una forma di resistenza.
Ripasso attivo
Analizza «Spesso il male di vivere ho incontrato» di Montale: individua i tre «correlativi oggettivi» del male di vivere nella prima parte e i tre della «Divina Indifferenza» nella seconda; spiega poi come la struttura binaria del testo esprima la visione montaliana.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Tabella di confronto tra Ungaretti, Saba e Montale
Scrivi un breve paragrafo che confronti Saba e Montale sul rapporto tra poesia e verità, motivando con un riferimento testuale per ciascuno.
Il criterio guida è il rapporto tra poesia e verità: come ciascun poeta concepisce il compito di «dire il vero».
Per Saba la poesia deve essere «onesta»: dire con chiarezza e sincerità la verità degli affetti, come in «A mia moglie», senza mascherarla dietro la bellezza.
Per Montale la verità è il «male di vivere», l'unica cosa che la poesia sa dire; ma viene affidata agli oggetti (la muraglia con i cocci di «Meriggiare»), non dichiarata.
Entrambi rifiutano l'ornamento dannunziano e cercano il vero, ma con strategie opposte: la chiarezza confessiva di Saba e la concretezza allusiva di Montale.
Risultato: Il paragrafo mostra che Saba e Montale condividono il rifiuto dell'estetismo e la ricerca del vero, ma lo perseguono in modi opposti: l'onestà chiara di Saba contro il correlativo oggettivo di Montale.
Errori frequenti
Approfondimento
Questa sezione di sintesi è insieme un ripasso e un allenamento al metodo. Sul piano storico-critico, i tre poeti disegnano tre «linee» del Novecento — la parola pura e analogica (Ungaretti, poi l'Ermetismo), la poesia «onesta» e confessiva (Saba), la poesia delle cose e del correlativo oggettivo (Montale) —, secondo una mappatura che la grande antologia di Pier Vincenzo Mengaldo, «Poeti italiani del Novecento», ha reso canonica. Saperli confrontare per criteri espliciti (poetica, lingua, temi, rapporto con i movimenti) è esattamente ciò che l'Esame premia. Sul piano metodologico, la Tipologia A esige una scansione rigorosa: prima la comprensione e la parafrasi, poi l'analisi dei livelli metrico, retorico e lessicale, infine l'interpretazione e la contestualizzazione; la griglia ministeriale valuta separatamente questi momenti, con indicatori generali (ideazione, coesione, correttezza, ricchezza culturale, giudizio critico) e indicatori specifici, e chiede di rispondere puntualmente a ciascun quesito-guida, non di sostituirvi un'impressione libera. Al colloquio, invece, contano i collegamenti pertinenti: il «male di vivere» di Montale accostato al pessimismo di Leopardi, la «poesia onesta» di Saba opposta all'estetismo di d'Annunzio. La padronanza sta nel tenere insieme conoscenza dei testi e disciplina del metodo.
Ripasso attivo
Redigi un paragrafo argomentativo di circa dieci righe che confronti Ungaretti, Saba e Montale rispetto al loro linguaggio poetico, scegliendo un criterio guida (per esempio il rapporto tra parola e realtà) e sostenendolo con un riferimento testuale per ciascun autore.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti