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La poesia del Novecento: Ungaretti, Saba e Montale

Il primo Novecento riscrive il linguaggio della lirica italiana: dopo le rotture dei Crepuscolari e del Futurismo, e attraverso la stagione dell'Ermetismo, tre voci maggiori ridefiniscono che cosa sia fare poesia. Giuseppe Ungaretti riduce il verso alla parola essenziale forgiata nell'esperienza della trincea; Umberto Saba persegue una «poesia onesta» che dice con chiarezza la verità del vivere quotidiano; Eugenio Montale, dal «male di vivere» degli «Ossi di seppia» fino alla «Bufera», costruisce con il correlativo oggettivo una poesia di cose che pensano. Questo argomento è pienamente «dentro l'Esame di Stato»: i loro testi ricorrono nella prima prova (Tipologia A) e nelle connessioni del colloquio.

5 sezioni·~25 min di lettura·3 competenze·Livello Standard 4 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·131313 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere le poetiche delle avanguardie e dei maggiori poeti del Novecento (Crepuscolari, Futurismo, Ermetismo; Ungaretti, Saba, Montale)Analizzare la lirica novecentesca individuandone le innovazioni metriche, lessicali e simbolicheCollocare Ungaretti, Saba e Montale nel contesto storico-culturale tra le due guerre, cogliendone differenze e contatti
Operatori:analizzaspiegaconfrontainterpretacommentacontestualizzaparafrasaillustragiustifica

livello base

A tutti gli indirizzi del Liceo si richiede di conoscere le tre voci maggiori e di analizzare testi-chiave individuandone temi, scelte metriche e procedimenti retorici fondamentali.

livello avanzato

Negli indirizzi a più forte vocazione umanistica (Classico, Scienze Umane, Linguistico) si approfondisce il dialogo con la tradizione europea (Simbolismo francese, T. S. Eliot) e il confronto stilistico ravvicinato tra i tre autori.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. La poesia del Novecento: Ungaretti, Saba e Montale
    • 01Le avanguardie e i movimenti: Crepuscolari, Futurismo, Ermetismo◐
    • 02Ungaretti e la parola essenziale◐
    • 03Saba e la poesia onesta◐
    • 04Montale: il male di vivere e il correlativo oggettivo●
    • 05Confronto e sintesi: tre voci del Novecento all'Esame◐
§ 01

Le avanguardie e i movimenti: Crepuscolari, Futurismo, Ermetismo#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-poesia-novecento

Le filiazioni della poesia del primo Novecento

Filiazioni del primo Novecento poeticoGrafo, Pascoli → Crepuscolari, Pascoli → Montale, d'Annunzio → Ungaretti, Futurismo → Ungaretti, Ungaretti → ErmetismoPascolid'AnnunzioFuturismoCrepuscolariMontaleUngarettiErmetismo

Punti chiave

All'inizio del Novecento la poesia italiana entra in una fase di crisi e di sperimentazione: il modello aulico e sublime di Carducci e quello sontuoso di d'Annunzio non bastano più a dire un mondo che la guerra, la psicoanalisi e la scienza hanno reso incerto. Da questa frattura nascono i movimenti che fanno da sfondo a Ungaretti, Saba e Montale: i Crepuscolari, il Futurismo e, più tardi, l'Ermetismo.
I Crepuscolari (Guido Gozzano, Sergio Corazzini, Marino Moretti) abbassano deliberatamente il tono della poesia: scelgono le «piccole cose» dimesse, gli ambienti provinciali e malinconici, un lessico quotidiano e una sottile ironia con cui prendono congedo dal ruolo «sacerdotale» del poeta-vate. Gozzano arriva a dichiararsi poeta che si vergogna di esserlo: è il segno di una autocoscienza nuova, che corrode il sublime dall'interno.
Il Futurismo, fondato da Filippo Tommaso Marinetti con il «Manifesto» del 1909 e con il «Manifesto tecnico della letteratura futurista» (1912), va nella direzione opposta: esalta la modernità, la macchina, la velocità e la guerra, e rivoluziona la forma con le «parole in libertà», l'abolizione della sintassi e della punteggiatura, il verbo all'infinito e l'analogia. La sua eredità più duratura non sta nei contenuti, ma nell'aver liberato la pagina poetica dalle regole metriche tradizionali.
L'Ermetismo, affermatosi negli anni Trenta soprattutto a Firenze (Salvatore Quasimodo, Mario Luzi, e in larga parte il primo Ungaretti come modello), porta alle estreme conseguenze la ricerca della parola essenziale: poesia breve, oscura, analogica, fondata sull'allusione e sul silenzio più che sulla narrazione. Il nome rinvia alla difficoltà e alla densità del dettato. Ungaretti ne è considerato l'antecedente; Montale e Saba, invece, ne restano in buona parte estranei o critici.

Linea del tempo dei movimenti poetici del primo Novecento

I movimenti poetici del primo NovecentoLinea del tempo da 1900 a 1945, 1909: Futurismo, 1930: Ermetismo, 1903–1915: Crepuscolari, 1925–1940: Ermetismo19001945CrepuscolariErmetismo1909Futurismo1930Ermetismo
Fig. 2Cifre: tono dimesso (Crepuscolari), rottura formale (Futurismo), allusività e brevità (Ermetismo).
Esempio svolto

Riconoscere il movimento da indizi testuali

Dato un breve testo poetico che esalta «l'automobile da corsa» e la «velocità» con verbi all'infinito e senza punteggiatura, individua il movimento di appartenenza e giustifica la risposta con almeno tre elementi testuali.

  1. 01Individua il tema

    L'esaltazione della macchina, della velocità e della modernità tecnica è il nucleo ideologico tipico del Futurismo.

  2. 02Osserva la forma

    L'uso del verbo all'infinito e l'assenza di punteggiatura corrispondono alle prescrizioni del «Manifesto tecnico» futurista (parole in libertà, abolizione della sintassi).

  3. 03Escludi le alternative

    Non è crepuscolare (manca il tono dimesso e malinconico delle piccole cose) né ermetico (manca la brevità allusiva e il silenzio interiore).

  4. 04Formula la risposta

    Si conclude che il testo è futurista, motivando con tema (velocità/macchina), forma (infiniti, niente punteggiatura) ed esclusione delle altre poetiche.

Risultato: Il testo appartiene al Futurismo: lo provano il mito della velocità e della macchina, l'infinito verbale e l'assenza di punteggiatura, in coerenza con il «Manifesto tecnico» del 1912.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: sapere distinguere con precisione i tre movimenti (tono dimesso e ironia dei Crepuscolari; rottura formale e mito della modernità del Futurismo; allusività e brevità dell'Ermetismo) e collegarli correttamente agli autori.
  • Focus Esame di Stato: nel colloquio è frequente la richiesta di inquadrare un testo lirico nel suo movimento o nella sua poetica; motivare la collocazione con elementi testuali (lessico, metro, immagini), non con etichette generiche.

Errori frequenti

  • Confondere il Futurismo con l'Ermetismo: il primo è chiassoso, programmatico e celebrativo della modernità; il secondo è silenzioso, allusivo e interiore. Sono quasi opposti per tono.
  • Presentare Ungaretti, Saba e Montale come «ermetici» tutti e tre: solo il primo Ungaretti è legato all'Ermetismo come modello; Saba ne è lontanissimo e Montale lo critica apertamente.

Approfondimento

Conviene conoscere l'origine e la geografia di questi movimenti. L'etichetta «crepuscolari» fu coniata nel 1910 dal critico Giuseppe Antonio Borgese per indicare il «crepuscolo» di una grande tradizione poetica: i suoi poeti abbassano il tono e disertano il ruolo di «vate». Il Futurismo ha una data e un luogo precisi: il «Manifesto» di Filippo Tommaso Marinetti apparve a Parigi, sul «Figaro», il 20 febbraio 1909, e la sua rivoluzione formale — «parole in libertà», paroliberismo, tavole visive come «Zang Tumb Tumb» — resterà più influente dei suoi contenuti bellicisti, poi confluiti nell'adesione al fascismo. Va aggiunta al quadro l'esperienza dei «vociani» (la rivista fiorentina «La Voce»), che con il «frammentismo» lirico di Rebora e Sbarbaro riducono la poesia a scheggia intensa e autentica. L'«Ermetismo», infine, prende nome da un libro di Francesco Flora, «La poesia ermetica» (1936), all'inizio critico verso l'oscurità di quei versi, poi assunto come definizione. Questi movimenti non vanno studiati come pura cornice erudita: sono le forze che, tra rottura e ricerca, preparano il terreno alle tre grandi voci individuali — Ungaretti, Saba e Montale — che a essi si legano o reagiscono.

Ripasso attivo

Costruisci una tabella di confronto tra Crepuscolarismo, Futurismo ed Ermetismo, indicando per ciascun movimento: tono dominante, atteggiamento verso la tradizione, scelte formali principali e un autore di riferimento. Poi spiega in un paragrafo perché questi movimenti costituiscono lo sfondo necessario per comprendere Ungaretti, Saba e Montale.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Ungaretti e la parola essenziale#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-poesia-novecento

Schema della poetica della parola essenziale in Ungaretti

La poetica della parola essenziale in UngarettiGrafo, Parola essenziale → Esperienza della guerra, Parola essenziale → Analogia, Parola essenziale → Verso frammentato, Parola essenziale → Bianco e silenzioParolaessenzialeEsperienza dellaguerraAnalogiaVersoframmentatoBianco esilenzio

Punti chiave

Giuseppe Ungaretti (1888-1970), nato ad Alessandria d'Egitto e formatosi tra Parigi e l'Italia, è la voce che inaugura la nuova poesia italiana del Novecento. La sua raccolta fondamentale, «L'Allegria» (il primo nucleo è il «Porto sepolto» del 1916, poi «Allegria di naufragi», 1919, infine «L'Allegria» nella forma definitiva del 1931), nasce dall'esperienza diretta della trincea sul Carso durante la Prima guerra mondiale.
La poetica di Ungaretti è la ricerca della «parola essenziale»: il verso si frantuma, ogni vocabolo viene isolato sulla pagina e circondato dal bianco e dal silenzio, così da recuperare la forza originaria e quasi sacra della parola. Cadono la punteggiatura, la sintassi tradizionale e la metrica chiusa; resta l'analogia folgorante, che accosta termini distanti per illuminare un'intuizione. In «Mattina» (Santa Maria La Longa, 26 gennaio 1917) due soli versi — «M'illumino / d'immenso» — condensano un'epifania di luce che la brevità rende incommensurabile.
I temi dominanti de «L'Allegria» sono la guerra, la fragilità dell'esistenza, la fratellanza tra gli uomini di fronte alla morte e, paradossalmente, l'attaccamento alla vita. In «Veglia» il poeta passa una notte accanto al corpo straziato di un compagno e proprio da quella vicinanza con la morte scaturisce un disperato amore per la vita («Non sono mai stato / tanto / attaccato alla vita»). In «Soldati» la condizione dei combattenti è resa da un'unica, perfetta analogia: «Si sta come / d'autunno / sugli alberi / le foglie». In «San Martino del Carso» le case distrutte del paese diventano figura dei compagni caduti e del cuore in lutto del poeta.
La produzione successiva muta registro: con «Sentimento del tempo» (1933) Ungaretti recupera il verso più disteso, l'endecasillabo e una sintassi più ampia, in un dialogo con la tradizione barocca e con il classicismo; con «Il dolore» (1947) la poesia si fa elegia personale e storica, segnata dalla morte del figlio Antonietto e dalla guerra. Resta costante la tensione religiosa e metafisica verso il senso del tempo e dell'esistenza.
Esempio svolto

Analisi guidata di «Soldati»

Analizza la lirica «Soldati» di Ungaretti («Si sta come / d'autunno / sugli alberi / le foglie»): individua la figura retorica centrale, parafrasa il testo e spiega il legame tra forma e contenuto.

  1. 01Parafrasi

    La condizione dei soldati in guerra è precaria come quella delle foglie sugli alberi in autunno: possono cadere da un momento all'altro.

  2. 02Figura retorica centrale

    L'intera poesia è una similitudine-analogia: il «come» istituisce il paragone tra i soldati e le foglie autunnali, simbolo di caducità.

  3. 03Forma

    Il verso è frammentato in quattro brevissime unità; la disposizione grafica e il bianco isolano le parole, sospendendo il lettore in attesa, come la vita stessa dei soldati è sospesa.

  4. 04Legame forma-contenuto

    La brevità estrema e la precarietà del ritmo riproducono iconicamente la fragilità dell'esistenza in trincea: la forma «dice» ciò che il contenuto enuncia.

Risultato: «Soldati» costruisce su un'unica analogia (soldati = foglie d'autunno) una meditazione sulla caducità della vita; la frammentazione del verso e il bianco rendono visivamente la precarietà di quella condizione.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper riconoscere e descrivere i procedimenti formali di Ungaretti (verso frammentato, isolamento della parola, bianco e silenzio, analogia, assenza di punteggiatura) collegandoli alla poetica della parola essenziale.
  • Focus Esame di Stato: una tipica richiesta della Tipologia A è la parafrasi e l'analisi di un testo brevissimo (per esempio «Soldati» o «Mattina»): proprio la brevità impone di valorizzare ogni scelta — titolo, data, disposizione grafica, analogia.

Errori frequenti

  • Liquidare le poesie brevissime come «semplici» perché corte: la brevità è una scelta poetica densissima e va analizzata (il bianco e il titolo «pesano» quanto le parole stampate).
  • Attribuire a tutto Ungaretti lo stile frammentato de «L'Allegria»: dal «Sentimento del tempo» in poi il verso si ricompone e la sintassi torna distesa.

Approfondimento

La «parola essenziale» di Ungaretti nasce da un preciso retroterra. Formatosi a Parigi, egli conobbe l'avanguardia (fu amico di Guillaume Apollinaire) e assorbì la lezione del simbolismo francese, da Mallarmé in poi: la parola come nucleo carico di silenzio. Il titolo del primo nucleo, «Il Porto Sepolto», rinvia a un leggendario porto sommerso presso Alessandria d'Egitto, sua città natale, e diventa il simbolo della poesia stessa, che scende nell'abisso a riportare in superficie il «segreto». La sua rivoluzione metrica non è distruzione ma scavo: Ungaretti frantuma l'endecasillabo tradizionale nelle sue «unità ritmiche», isolandone le parole nel bianco della pagina — e dichiarerà più tardi di aver in realtà cercato di ritrovare, sotto le macerie, il verso della grande tradizione. Non a caso il «secondo Ungaretti», quello di «Sentimento del tempo» (1933), ricompone il verso disteso e riscopre l'endecasillabo e il barocco. Sul fondo agisce sempre l'esperienza dello sradicamento — il deserto egiziano, il suicidio dell'amico Moammed Sceab evocato in «In memoria» — e della guerra, che fa della fragilità e della fratellanza umana i temi profondi de «L'Allegria».

Ripasso attivo

Esegui l'analisi guidata di «Soldati» di Ungaretti: trascrivi il testo, individua la figura retorica portante, spiega il rapporto tra la condizione dei soldati e l'immagine autunnale, e commenta l'effetto della brevità e della data/luogo di composizione (Bosco di Courton, luglio 1918).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Saba e la poesia onesta#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-poesia-novecento

Schema di confronto: poesia onesta di Saba contro estetismo ed Ermetismo

La poesia onesta di SabaGrafo, Saba: poesia onesta → Estetismo: bellezza, artificio, Saba: poesia onesta → Ermetismo: oscurità, allusioneSaba: poesiaonestaEstetismo:bellezza,artificioErmetismo:oscurità,allusionechiarezzasincerità
Fig. 4Contro l’estetismo (bellezza/artificio) Saba oppone la chiarezza; contro l’Ermetismo (oscurità/allusione) la sincerità.

Punti chiave

Umberto Saba (pseudonimo di Umberto Poli, 1883-1957) è una voce appartata e originale del Novecento, profondamente legata alla sua Trieste, città di frontiera, mercantile e mitteleuropea. La sua opera di una vita è il «Canzoniere», un libro unico e in continua crescita che raccoglie e ordina cronologicamente quasi tutte le sue poesie: un «romanzo» autobiografico in versi, secondo l'esempio ideale del Canzoniere di Petrarca, ma rovesciato in chiave moderna e quotidiana.
La poetica di Saba è racchiusa nella formula della «poesia onesta», esposta nel saggio «Quello che resta da fare ai poeti» (1911): contro l'estetismo dannunziano e contro ogni artificio, il poeta deve dire la verità, anche la più dimessa e dolorosa, con parole chiare e sincere, senza mascherare i propri sentimenti dietro la bellezza formale. Saba sceglie consapevolmente un linguaggio piano, persino le rime «facili» e tradizionali (fiori/amori, cuore/amore), per restare aderente all'esperienza reale.
Pur restando spesso fedele a metri e rime della tradizione (sonetto, canzone, terzina), Saba li riempie di contenuti nuovi: gli affetti familiari, la moglie, la figlia, gli animali, i mestieri e i volti della città. In «A mia moglie» la donna amata è celebrata attraverso il paragone con gli animali domestici (la gallina, la giovenca, la cagna), in un'analogia tenera e quasi georgica che fonde affetto coniugale e senso della natura. In «Città vecchia» il poeta attraversa i vicoli poveri e popolari di Trieste e vi riconosce una fraternità con gli umili e gli emarginati, in cui scopre «l'infinito nell'umiltà».
Sulla scrittura di Saba pesa anche la lettura della psicoanalisi (a Trieste, città di Svevo e prossima a Vienna), che alimenta la sua indagine sul dolore, sull'infanzia e sulle radici inconsce dei sentimenti. La sua poesia, però, non diventa mai oscura: anche quando scava nel profondo, mantiene la limpidezza e la misura della «poesia onesta». Per questo Saba resta estraneo all'Ermetismo, da cui lo separa proprio la scelta della chiarezza.
Esempio svolto

Analisi guidata di «A mia moglie»

Spiega in che modo «A mia moglie» di Saba realizza il principio della «poesia onesta», analizzando il procedimento analogico e il registro linguistico.

  1. 01Tema

    Il poeta celebra l'amore per la moglie attraverso una serie di paragoni con animali domestici (la gallina, la giovenca, la cagna, l'ape).

  2. 02Procedimento retorico

    L'analogia con gli animali, lungi dall'essere irriverente, esprime tenerezza, naturalezza e una visione georgica e fraterna del vivere; la donna è ricondotta alla pienezza semplice della natura.

  3. 03Registro linguistico

    La lingua è piana, quotidiana, priva di artifici aulici: la sincerità del sentimento prevale sull'ornamento, secondo la «poesia onesta».

  4. 04Sintesi critica

    Forma e contenuto coincidono: dire la verità affettiva con parole chiare è esattamente il programma della poesia onesta enunciato in «Quello che resta da fare ai poeti».

Risultato: «A mia moglie» è esemplare della poesia onesta: l'analogia con gli animali domestici e il linguaggio piano traducono in versi un affetto reale, senza mascherarlo dietro la bellezza formale.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper spiegare con precisione la formula della «poesia onesta» (chiarezza, sincerità, rifiuto dell'artificio estetizzante) e collegarla a testi concreti come «A mia moglie» o «Città vecchia».
  • Focus Esame di Stato: nel colloquio è valutata la capacità di contrapporre Saba a d'Annunzio (onestà contro estetismo) e all'Ermetismo (chiarezza contro oscurità), motivando il contrasto con elementi di lingua e stile.

Errori frequenti

  • Scambiare le rime tradizionali e «facili» di Saba per un limite o un'ingenuità: sono una scelta poetica deliberata, coerente con la «poesia onesta» e con la volontà di restare aderente al vero.
  • Collocare Saba tra gli ermetici per il fatto di essere un poeta del Novecento: Saba è invece l'antitesi dell'Ermetismo, perché privilegia la chiarezza alla difficoltà allusiva.

Approfondimento

La formula della «poesia onesta» va ricondotta al saggio «Quello che resta da fare ai poeti» (1911), dove Saba oppone il «poeta onesto», che cerca la verità anche a costo della bellezza, al «poeta disonesto», che sacrifica la verità all'effetto — una polemica implicita contro l'estetismo dannunziano e, più tardi, contro l'oscurità ermetica. Il suo «Canzoniere» è un unicum: un libro-vita in perenne accrescimento, ordinato cronologicamente come un «romanzo» autobiografico in versi, sul modello ideale ma rovesciato del Canzoniere di Petrarca. Due chiavi biografiche ne illuminano la profondità. La prima è la psicoanalisi: Saba fu in cura a Trieste con Edoardo Weiss, il maggiore allievo italiano di Freud, e da quell'esperienza trasse l'indagine sul dolore, sull'infanzia e sulla figura materna scissa (la madre e la balia). La seconda è l'identità ebraica: colpito dalle leggi razziali del 1938, Saba dovette nascondersi durante l'occupazione tedesca, e questa ferita attraversa in profondità la sua opera. La sua limpidezza, dunque, non è ingenuità: è una conquista, il modo «onesto» di dire un dolore vero.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo che cosa intende Saba per «poesia onesta», poi mostra come il principio si realizza in «A mia moglie»: individua almeno due scelte (lessicali, retoriche o metriche) che rendono il testo «onesto» e aderente al vero affettivo.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Montale: il male di vivere e il correlativo oggettivo#

●●●ApprofondimentoLPOSA-italiano-quinto-anno-poesia-novecento

Schema del correlativo oggettivo in Montale

Il correlativo oggettivo in MontaleGrafo, Stato d’animo (male di vivere) → Rivo strozzato, Stato d’animo (male di vivere) → Foglia riarsa, Stato d’animo (male di vivere) → Cavallo stramazzatoStato d’animo(male di vivere)Rivo strozzatoFoglia riarsaCavallostramazzatoreso da
Fig. 5Lo stato d’animo non è dichiarato ma «reso» da oggetti concreti che ne diventano l’equivalente (correlativo oggettivo).

Punti chiave

Eugenio Montale (1896-1981), genovese, premio Nobel per la letteratura nel 1975, è considerato il massimo poeta italiano del Novecento. La sua prima raccolta, «Ossi di seppia» (1925), nasce nel paesaggio arido e luminoso della Riviera ligure e fonda una poetica del «male di vivere»: l'esistenza è percepita come aridità, scacco e impossibilità di trovare un senso pieno, in aperto contrasto con l'esuberanza dannunziana e con ogni consolazione retorica.
Il «male di vivere» è dichiarato apertamente nella celebre lirica «Spesso il male di vivere ho incontrato»: il poeta lo riconosce nel «rivo strozzato che gorgoglia», nell'«incartocciarsi della foglia / riarsa», nel «cavallo stramazzato». A questo male Montale non oppone una salvezza, ma soltanto la «Divina Indifferenza»: «la statua nella sonnolenza / del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato». In «Meriggiare pallido e assorto» il paesaggio infuocato del mezzogiorno diventa figura di una vita murata, chiusa dal «seguitare una muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia»: la poesia si chiude sull'amara constatazione «com'è tutta la vita e il suo travaglio».
Lo strumento tecnico centrale di Montale è il «correlativo oggettivo» (espressione che la critica riprende da T. S. Eliot): un sentimento o uno stato d'animo non viene dichiarato direttamente, ma è reso da una serie di oggetti, immagini o situazioni concrete che ne diventano l'equivalente. Le «cose» — l'osso di seppia arenato, il girasole, l'anguilla, la muraglia con i cocci — non sono ornamenti, ma il modo stesso in cui il pensiero e il dolore si fanno parola. È la grande alternativa novecentesca alla poesia che «spiega» i sentimenti.
L'opera di Montale evolve nelle raccolte successive. Ne «Le occasioni» (1939) la poesia si fa più allusiva e si addensa intorno alla figura femminile salvifica di Clizia, donna-angelo laica e portatrice di valori; con «La bufera e altro» (1956) la «bufera» della guerra e della storia investe la lirica, che assume un respiro etico e drammatico. Nelle ultime raccolte («Satura», 1971) prevale invece un tono più prosastico, ironico e quotidiano, segnato dalla memoria della moglie scomparsa (gli «Xenia»). Resta costante la ricerca, attraverso le cose, di un varco, di un «anello che non tiene».
Esempio svolto

Analisi guidata del correlativo oggettivo

In «Spesso il male di vivere ho incontrato» di Montale, individua i correlativi oggettivi del «male di vivere» e quelli della «Divina Indifferenza», e spiega come la struttura del testo esprima la visione del poeta.

  1. 01Correlativi del male di vivere

    Il male di vivere è reso da tre immagini concrete: il «rivo strozzato che gorgoglia», la «foglia riarsa» che si incartoccia, il «cavallo stramazzato». Sono oggetti che incarnano l'aridità e lo scacco dell'esistenza.

  2. 02Correlativi della Divina Indifferenza

    Al male si oppongono altre tre immagini, segno di un'impassibile distanza: la «statua nella sonnolenza del meriggio», la «nuvola», il «falco alto levato».

  3. 03Struttura binaria

    Il testo è costruito su due parti speculari (male di vivere / Divina Indifferenza): la simmetria stessa traduce la visione di un'esistenza priva di salvezza, in cui all'unico bene corrisponde l'indifferenza della natura.

  4. 04Conclusione critica

    Il sentimento non è mai dichiarato in astratto: è interamente affidato agli oggetti, secondo il correlativo oggettivo, che è la cifra stilistica di Montale.

Risultato: La lirica affida il male di vivere e la Divina Indifferenza a due terne di immagini concrete, esempio perfetto di correlativo oggettivo; la struttura binaria esprime una visione dell'esistenza senza riscatto.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire con esattezza il «correlativo oggettivo» (un'emozione resa da oggetti/immagini concreti che ne sono l'equivalente) e individuarlo nei testi montaliani (per esempio la «muraglia con i cocci» o l'«osso di seppia»).
  • Focus Esame di Stato: saper distinguere le tre grandi raccolte («Ossi di seppia» = male di vivere e Divina Indifferenza; «Le occasioni» = Clizia e allusività; «La bufera» = storia e impegno etico), riferendo a ciascuna i temi e almeno un testo.

Errori frequenti

  • Confondere il «correlativo oggettivo» con una semplice metafora o similitudine: non è un singolo paragone, ma un sistema di oggetti/situazioni che «incarnano» l'emozione senza dichiararla.
  • Leggere la «Divina Indifferenza» come una forma di serenità o di fede: in Montale non è una salvezza, ma l'indifferenza impassibile della natura di fronte al male di vivere.

Approfondimento

Il titolo «Ossi di seppia» è già una dichiarazione di poetica: l'osso di seppia, residuo calcareo levigato e arido che il mare abbandona sulla spiaggia, è lo scarto, l'emblema di un io eroso e di una «poetica in negativo» — quella dei versi celebri «Non chiederci la parola», «codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». Il «correlativo oggettivo», che la critica collega alla formula di T.S. Eliot (l'«objective correlative» del saggio su Amleto), è il suo strumento: l'emozione non si enuncia, si incarna in una serie di oggetti che ne diventano l'equivalente esatto. Eppure il male di vivere non è l'ultima parola: attraversa «Ossi di seppia» la ricerca di un «varco», di una «maglia rotta nella rete», di un «anello che non tiene» — l'illusione di un'uscita dal muro del determinismo. Nelle raccolte successive questa attesa prende volto: Clizia, la donna salvifica de «Le occasioni» (dietro cui sta la dantista americana Irma Brandeis), e poi la «bufera» della storia. Va infine ricordato il Montale antifascista, che rifiutò la tessera del partito e per questo perse la direzione del Gabinetto Vieusseux: la sua reticenza etica è anche una forma di resistenza.

Ripasso attivo

Analizza «Spesso il male di vivere ho incontrato» di Montale: individua i tre «correlativi oggettivi» del male di vivere nella prima parte e i tre della «Divina Indifferenza» nella seconda; spiega poi come la struttura binaria del testo esprima la visione montaliana.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

Confronto e sintesi: tre voci del Novecento all'Esame#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-poesia-novecento

Tabella di confronto tra Ungaretti, Saba e Montale

Ungaretti, Saba e Montale a confrontoTabella con 4 colonne e 3 righe, Dati: Aspetto · Ungaretti · Saba · Montale; Poetica · parola essenz. · poesia onesta · corr. oggettivo; Opera · L’Allegria · Canzoniere · Ossi di seppia; Cifra · guerra, vita · affetti, città · male di vivereASPETTOUNGARETTISABAMONTALEPoeticaparola essenz.poesia onestacorr. oggettivoOperaL’AllegriaCanzoniereOssi di seppiaCifraguerra, vitaaffetti, cittàmale di vivere

Punti chiave

Ungaretti, Saba e Montale sono pressoché contemporanei e tutti segnati dalle due guerre mondiali, eppure incarnano tre risposte profondamente diverse alla crisi del linguaggio poetico novecentesco. Tenerli a confronto è il modo migliore per fissarne i tratti distintivi, ed è anche l'operazione che l'Esame di Stato richiede più spesso, sia nella prima prova sia nel colloquio.
Sul piano della lingua e dello stile, Ungaretti riduce il verso alla parola essenziale, frammentata e analogica; Saba sceglie la chiarezza piana e le rime tradizionali della «poesia onesta»; Montale costruisce una poesia di cose, densa e talora aspra, fondata sul correlativo oggettivo. In sintesi: Ungaretti scava nella parola, Saba dice con sincerità, Montale fa parlare gli oggetti.
Sul piano dei temi, Ungaretti parte dall'esperienza della trincea e dall'attaccamento alla vita; Saba canta gli affetti, la città e gli umili con uno sguardo autobiografico; Montale dà voce al male di vivere e alla ricerca di un «varco» nell'aridità dell'esistenza. Diversi sono anche i rapporti con i movimenti: il primo Ungaretti è modello dell'Ermetismo, mentre Saba e Montale ne restano fuori, per ragioni opposte (chiarezza l'uno, concretezza problematica l'altro).
Per la Tipologia A della prima prova (analisi e interpretazione di un testo letterario) è essenziale procedere per gradi: comprensione e parafrasi; analisi del livello metrico, retorico, lessicale e stilistico; interpretazione complessiva e contestualizzazione nell'autore, nell'opera e nel periodo. Il colloquio, organizzato per nodi e collegamenti, valorizza invece i confronti — per esempio tra il «male di vivere» di Montale e il pessimismo leopardiano, o tra la «poesia onesta» di Saba e l'estetismo di d'Annunzio.
Esempio svolto

Costruire un paragrafo di confronto in vista del colloquio

Scrivi un breve paragrafo che confronti Saba e Montale sul rapporto tra poesia e verità, motivando con un riferimento testuale per ciascuno.

  1. 01Individua il criterio

    Il criterio guida è il rapporto tra poesia e verità: come ciascun poeta concepisce il compito di «dire il vero».

  2. 02Tesi su Saba

    Per Saba la poesia deve essere «onesta»: dire con chiarezza e sincerità la verità degli affetti, come in «A mia moglie», senza mascherarla dietro la bellezza.

  3. 03Tesi su Montale

    Per Montale la verità è il «male di vivere», l'unica cosa che la poesia sa dire; ma viene affidata agli oggetti (la muraglia con i cocci di «Meriggiare»), non dichiarata.

  4. 04Sintesi comparativa

    Entrambi rifiutano l'ornamento dannunziano e cercano il vero, ma con strategie opposte: la chiarezza confessiva di Saba e la concretezza allusiva di Montale.

Risultato: Il paragrafo mostra che Saba e Montale condividono il rifiuto dell'estetismo e la ricerca del vero, ma lo perseguono in modi opposti: l'onestà chiara di Saba contro il correlativo oggettivo di Montale.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper costruire un confronto ordinato tra i tre poeti su criteri espliciti (poetica, lingua/stile, temi, rapporto con i movimenti), evitando l'elenco di nozioni scollegate.
  • Focus Esame di Stato: nella Tipologia A rispettare la scansione comprensione → analisi → interpretazione/contestualizzazione e rispondere puntualmente a tutti i quesiti-guida della traccia, come richiesto dalla griglia di valutazione (indicatori generali + specifici, punteggio in centesimi).

Errori frequenti

  • Trattare i tre autori come voci intercambiabili del «Novecento poetico»: l'Esame premia proprio la capacità di distinguerli con criteri precisi e con riferimenti testuali.
  • Nella Tipologia A, saltare la parafrasi o l'analisi formale e passare subito all'interpretazione personale: la griglia valuta la comprensione e l'analisi del testo prima dell'interpretazione.

Approfondimento

Questa sezione di sintesi è insieme un ripasso e un allenamento al metodo. Sul piano storico-critico, i tre poeti disegnano tre «linee» del Novecento — la parola pura e analogica (Ungaretti, poi l'Ermetismo), la poesia «onesta» e confessiva (Saba), la poesia delle cose e del correlativo oggettivo (Montale) —, secondo una mappatura che la grande antologia di Pier Vincenzo Mengaldo, «Poeti italiani del Novecento», ha reso canonica. Saperli confrontare per criteri espliciti (poetica, lingua, temi, rapporto con i movimenti) è esattamente ciò che l'Esame premia. Sul piano metodologico, la Tipologia A esige una scansione rigorosa: prima la comprensione e la parafrasi, poi l'analisi dei livelli metrico, retorico e lessicale, infine l'interpretazione e la contestualizzazione; la griglia ministeriale valuta separatamente questi momenti, con indicatori generali (ideazione, coesione, correttezza, ricchezza culturale, giudizio critico) e indicatori specifici, e chiede di rispondere puntualmente a ciascun quesito-guida, non di sostituirvi un'impressione libera. Al colloquio, invece, contano i collegamenti pertinenti: il «male di vivere» di Montale accostato al pessimismo di Leopardi, la «poesia onesta» di Saba opposta all'estetismo di d'Annunzio. La padronanza sta nel tenere insieme conoscenza dei testi e disciplina del metodo.

Ripasso attivo

Redigi un paragrafo argomentativo di circa dieci righe che confronti Ungaretti, Saba e Montale rispetto al loro linguaggio poetico, scegliendo un criterio guida (per esempio il rapporto tra parola e realtà) e sostenendolo con un riferimento testuale per ciascun autore.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01Le avanguardie e i movimenti: Crepuscolari, Futurismo, Ermetismo◐
    • 02Ungaretti e la parola essenziale◐
    • 03Saba e la poesia onesta◐
    • 04Montale: il male di vivere e il correlativo oggettivo●
    • 05Confronto e sintesi: tre voci del Novecento all'Esame◐

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Dagli appunti all'allenamento

La poesia del Novecento: Ungaretti, Saba e Montale

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3
Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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