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Il Romanticismo italiano nasce nel clima della Restaurazione e si carica di una vocazione civile e patriottica che lo distingue dal Romanticismo europeo: la celebre polemica classico-romantica, aperta dall'articolo di Madame de Stael e dalle pagine del «Conciliatore», ne fissa il programma. Al centro di questa stagione sta Alessandro Manzoni (1785-1873), che con la «poetica del vero», gli «Inni sacri», le tragedie, le odi civili e soprattutto «I promessi sposi» fonda la prosa narrativa italiana moderna e affronta la questione della lingua. L'appunto ricostruisce contesto, opere e il sistema di idee (storia, invenzione, Provvidenza, lingua) richiesti dalle Indicazioni Nazionali per il quinto anno.
4 sezioni~19 min di lettura4 competenzeLivello Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi liceali si richiede la conoscenza dei caratteri del Romanticismo italiano, della poetica e delle opere maggiori di Manzoni e dell'impianto de «I promessi sposi», con l'analisi guidata di brani.
livello avanzato
Negli indirizzi a maggior vocazione umanistico-linguistica (Liceo Classico, Linguistico, Scienze Umane) si approfondiscono la dimensione europea della polemica classico-romantica, il confronto tra le redazioni del romanzo e la riflessione teorica manzoniana sulla lingua e sul vero.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Romanticismo italiano vs Romanticismo europeo: schema di confronto
In un paragrafo argomentativo coeso (stile Tipologia B, ambito storico-letterario) sostieni la tesi: «Il Romanticismo italiano e' piu' civile che individualistico». Articola tesi, due argomenti e una conclusione.
Enuncia con chiarezza l'idea da difendere: a differenza del modello europeo, il Romanticismo italiano subordina l'io individuale a un progetto collettivo e nazionale.
La polemica del 1816-1819 nasce come questione culturale-civile: De Stael e «Il Conciliatore» chiedono una letteratura utile alla nazione, non l'esibizione del genio solitario.
La «Lettera semiseria» di Berchet teorizza una poesia rivolta al «popolo»: il destinatario non e' l'io ribelle ma la comunita' dei cittadini da educare.
Ne segue che i temi italiani (storia, patria, fede) prevalgono sul titanismo, confermando la tesi e preparando l'opera di Manzoni.
Risultato: Un paragrafo di circa 8-10 righe, con tesi esplicita in apertura, due argomenti distinti collegati da connettivi («infatti», «inoltre») e una conclusione che riprende la tesi: struttura argomentativa corretta e pertinente alla consegna.
Errori frequenti
Approfondimento
Conviene conoscere la matrice teorica europea per misurare la specificità italiana. Il termine stesso «romantico» viene dall'area tedesca, dove Friedrich Schlegel, nei frammenti dell'«Athenäum» (1798), definisce la poesia romantica «progressiva» e «universale», e Schiller distingue il poeta «ingenuo» (l'antico, in armonia con la natura) dal «sentimentale» (il moderno, che quell'armonia ha perduto e la insegue). Su questo sfondo, il documento più rivelatore del Romanticismo italiano è la «Lettera semiseria di Grisostomo» (1816) di Giovanni Berchet, che oppone una «poesia dei morti» — imitativa, classicista, per pochi dotti — a una «poesia dei vivi», nuova e sentita; e individua il pubblico ideale non negli «Ottentotti» (troppo rozzi) né nei «Parigini» (troppo raffinati e sazi), ma nel «popolo» che sta in mezzo. È qui la differenza dal modello nordico: mentre in Germania e in Inghilterra prevalgono l'io titanico, il sublime e la fuga nell'infinito, in Italia il Romanticismo si fa programma civile — la letteratura come educazione della nazione —, in coerenza con il clima risorgimentale che di lì a poco animerà «Il Conciliatore».
Ripasso attivo
Spiega in che senso il Romanticismo italiano e' un movimento «civile e patriottico» e individua due caratteri che lo distinguono dal Romanticismo europeo, facendo riferimento alla polemica classico-romantica e al «Conciliatore».
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
La poetica del vero manzoniana: oggetto, mezzo, scopo
Leggi l'incipit del coro «Sparsa le trecce morbide» (morte di Ermengarda). Individua il tema centrale e spiega la funzione del coro nella tragedia manzoniana.
Il coro descrive Ermengarda, figlia di Desiderio ripudiata da Carlo Magno, che muore in convento: e' una figura di vittima innocente travolta dalla storia.
Il tema e' la sofferenza dell'innocente e la «provida sventura»: il dolore, letto in chiave cristiana, diventa via di salvezza e riscatto dal male della storia.
Il coro non agisce nella vicenda: e' il «cantuccio» da cui l'autore esprime liricamente la propria riflessione morale, fuori dall'azione drammatica.
Si nota il lessico patetico e religioso e il ritmo solenne, coerenti con la meditazione sul destino degli oppressi tipica di Manzoni.
Risultato: Un'analisi che riconosce in Ermengarda la vittima innocente, individua il tema della «provida sventura» e definisce il coro come spazio lirico-riflessivo dell'autore: risposta completa e contestualizzata.
Errori frequenti
Approfondimento
La formulazione più netta della poetica manzoniana si trova nella «Lettera sul Romanticismo» a Cesare d'Azeglio (1823): la letteratura deve avere «il vero per soggetto, l'utile per iscopo, l'interessante per mezzo». È una posizione già maturata nella «Lettre à Monsieur Chauvet» (1820), dove Manzoni difende contro le unità aristoteliche di tempo e luogo la libertà del poeta di seguire il vero storico, salvando solo l'unità d'azione. Il coro tragico è l'applicazione tecnica di questa poetica: privo di funzione drammatica, esso è — con la celebre immagine manzoniana — «un cantuccio» riservato all'autore, lo spazio lirico da cui la voce del poeta commenta moralmente la vicenda senza intervenire nell'azione. Un segno della statura europea di Manzoni è la fortuna del «Cinque maggio»: l'ode, meditazione sulla caducità della gloria napoleonica alla luce della Provvidenza, fu tradotta in tedesco e ammirata da Goethe. Su tutto governa la «conversione», non solo religiosa ma letteraria: la progressiva sfiducia verso l'invenzione arbitraria, che spingerà Manzoni, dopo il romanzo, verso la storia pura.
Ripasso attivo
Illustra la «poetica del vero» di Manzoni spiegando il rapporto tra vero storico e vero poetico, e mostra come la funzione del coro nelle tragedie ne sia un'applicazione.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Sistema dei personaggi de «I promessi sposi»
Spiega perche' la conversione dell'Innominato (capp. XXI-XXIV) e' un punto di svolta del romanzo, collegandola al sistema dei personaggi e al tema della Provvidenza.
L'Innominato e' il grande signore del male, alleato di don Rodrigo, che fa rapire Lucia: e' l'apice della violenza nel romanzo.
L'incontro con la fede e la mitezza di Lucia, la notte di angoscia e poi il colloquio con il cardinale Federigo innescano una crisi interiore.
La conversione trasforma l'antagonista piu' potente in protettore: ribalta i rapporti di forza e libera la vicenda dal suo punto piu' buio.
Manzoni mostra l'azione della grazia che non annulla la liberta' umana ma la sollecita: e' l'applicazione narrativa della lettura provvidenziale della storia.
Risultato: Una risposta che riconosce nell'Innominato l'antagonista convertito, individua le tappe della crisi e interpreta l'episodio come manifestazione della Provvidenza rispettosa della liberta': interpretazione corretta e ben contestualizzata.
Errori frequenti
Approfondimento
La novità dei «Promessi sposi» rispetto al modello di Walter Scott è insieme sociale e morale: Scott ambientava le sue storie in un Medioevo pittoresco e cavalleresco, Manzoni sceglie invece un Seicento decadente e oppressivo, e vi pone al centro non re e nobili, ma due contadini. Fondamentale è la strategia narrativa della cornice: il narratore finge di trascrivere e ammodernare un manoscritto secentesco di un «anonimo», dallo stile ampolloso — un espediente che gli permette di prendere continuamente le distanze, con ironia, dai fatti e dai personaggi. Questa ironia si esercita soprattutto sui pavidi e sui potenti (don Abbondio, l'azzeccagarbugli), mentre la simpatia va agli umili. Proprio su questo la critica ha discusso: Antonio Gramsci, nei «Quaderni del carcere», rimproverò a Manzoni un atteggiamento «aristocratico» e paternalistico verso il popolo, guardato con benevolenza ma dall'alto, quasi con degnazione caritatevole. Il romanzo resta comunque anti-idillico: la peste del 1630, grande livellatrice ricostruita anche sulle cronache storiche di Giuseppe Ripamonti, e la disincantata saggezza finale dei protagonisti mostrano che la Provvidenza non elimina il dolore, ma insegna a leggerlo.
Ripasso attivo
Descrivi il sistema dei personaggi de «I promessi sposi» organizzandolo per opposizioni morali e spiega, con due esempi, come le conversioni esprimano la concezione manzoniana della Provvidenza e della liberta'.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le tre redazioni del romanzo e la questione della lingua
A partire dal «sugo di tutta la storia» (cap. XXXVIII), spiega la concezione manzoniana della Provvidenza e mostra perche' non coincide con il fatalismo.
Renzo trae la «morale»: i guai vengono spesso per colpa propria, ma anche senza colpa; la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore.
Il male non e' negato ne' spiegato fino in fondo: la fede non elimina la sofferenza, ma le da' un senso e ne ricava un bene.
Il fatalismo annullerebbe la responsabilita'; qui invece resta centrale la colpa («ci si e' dato cagione») e la liberta' di scelta degli uomini.
La Provvidenza manzoniana convive con la liberta' e la responsabilita': e' fiducia, non passiva rassegnazione.
Risultato: Un commento che parafrasa correttamente il «sugo», definisce la Provvidenza come disegno che dal male trae il bene e la distingue nettamente dal fatalismo, valorizzando la responsabilita' umana: risposta interpretativa completa.
Errori frequenti
Approfondimento
L'esito estremo della poetica del vero è l'autocritica: nel saggio «Del romanzo storico» (1850) Manzoni giunge a dichiarare il genere teoricamente contraddittorio, perché mescolando vero storico e invenzione confonde nel lettore ciò che è documentato con ciò che è verosimile, danneggiando entrambi. È la ragione profonda per cui accompagna la «quarantana» con la «Storia della colonna infame», dove abbandona la finzione e ricostruisce, da storico, il processo e la tortura degli innocenti «untori» durante la peste: non più invenzione, ma storia pura, come esigenza morale. Sul fronte della lingua, la proposta manzoniana — il fiorentino colto vivo, da diffondere con la scuola e i dizionari (di lì il «Novo vocabolario» di Giorgini e Broglio) — fu contestata dal grande linguista Graziadio Isaia Ascoli, che nel «Proemio» all'Archivio glottologico italiano (1873) obiettò che l'unità linguistica non si decreta dall'alto imponendo un modello, ma nasce da un più largo e maturo sviluppo civile e culturale della nazione. Il dibattito Manzoni-Ascoli è il capitolo moderno della millenaria «questione della lingua», dalle Origini a Dante e Bembo fino all'Italia unita.
Ripasso attivo
Spiega in che modo la concezione provvidenziale della storia e la questione della lingua qualificano «I promessi sposi» come opera-cardine della cultura italiana, distinguendo Provvidenza e fatalismo e illustrando le scelte linguistiche di Manzoni.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti