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Romanticismo e Alessandro Manzoni

Il Romanticismo italiano nasce nel clima della Restaurazione e si carica di una vocazione civile e patriottica che lo distingue dal Romanticismo europeo: la celebre polemica classico-romantica, aperta dall'articolo di Madame de Stael e dalle pagine del «Conciliatore», ne fissa il programma. Al centro di questa stagione sta Alessandro Manzoni (1785-1873), che con la «poetica del vero», gli «Inni sacri», le tragedie, le odi civili e soprattutto «I promessi sposi» fonda la prosa narrativa italiana moderna e affronta la questione della lingua. L'appunto ricostruisce contesto, opere e il sistema di idee (storia, invenzione, Provvidenza, lingua) richiesti dalle Indicazioni Nazionali per il quinto anno.

4 sezioni·~19 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0888 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere i caratteri del Romanticismo italiano e la sua specificita' civile e patriottica, distinguendolo dal Romanticismo europeoAnalizzare «I promessi sposi» come romanzo storico e come fondamento della prosa narrativa italiana modernaCogliere la riflessione manzoniana sulla lingua (dal milanese-toscano alla «risciacquatura in Arno») e sul rapporto tra vero storico e vero poeticoInterpretare i testi manzoniani collegandoli al contesto storico-culturale e al sistema di idee dell'autore (poetica del vero, Provvidenza)
Operatori:analizzaspiegaconfrontaillustrainterpretacommentacontestualizzaargomenta

livello base

A tutti gli indirizzi liceali si richiede la conoscenza dei caratteri del Romanticismo italiano, della poetica e delle opere maggiori di Manzoni e dell'impianto de «I promessi sposi», con l'analisi guidata di brani.

livello avanzato

Negli indirizzi a maggior vocazione umanistico-linguistica (Liceo Classico, Linguistico, Scienze Umane) si approfondiscono la dimensione europea della polemica classico-romantica, il confronto tra le redazioni del romanzo e la riflessione teorica manzoniana sulla lingua e sul vero.

Profondità

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Romanticismo e Alessandro Manzoni
    • 01Il Romanticismo: contesto europeo e polemica italiana◐
    • 02Manzoni: poetica del vero e opere minori◐
    • 03I promessi sposi: struttura e sistema dei personaggi◐
    • 04Storia, Provvidenza e questione della lingua●
§ 01

Il Romanticismo: contesto europeo e polemica italiana#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-romanticismo-manzoni

Romanticismo italiano vs Romanticismo europeo: schema di confronto

Romanticismo europeo e italianoTabella con 2 colonne e 6 righe, Dati: Europeo · Italiano; individualismo · vocazione civile; titanismo · patria, Risorgim.; infinito · storia reale; sublime, notte · moderat. cattolico; medievale · poesia popolare; Sturm u. Drang · Il ConciliatoreEUROPEOITALIANOindividualismovocazione civiletitanismopatria, Risorgim.infinitostoria realesublime, nottemoderat. cattolicomedievalepoesia popolareSturm u. DrangIl ConciliatorePolemica classico-romantica (De Staël, 1816). IlRomanticismo italiano è civile e storico, non titanico.

Punti chiave

Il Romanticismo e' il grande movimento culturale che, tra la fine del Settecento e la prima meta' dell'Ottocento, reagisce al razionalismo illuminista e alla normativa classicista, rivendicando il primato del sentimento, dell'immaginazione, della storia e dell'individualita' dei popoli; in Italia esso assume una fisionomia particolare, fortemente intrecciata con il Risorgimento e con la questione nazionale.
Sul piano europeo il movimento nasce in area tedesca e inglese: lo «Sturm und Drang», la riflessione di Schiller e dei fratelli Schlegel, la nuova sensibilita' per il sublime, il notturno, il popolare e il medievale ne fissano i temi. Categorie-chiave sono l'aspirazione all'infinito e la coscienza del limite, il rapporto conflittuale tra io e mondo, il valore della tradizione popolare e nazionale come radice dell'identita' collettiva.
In Italia la data simbolica e' il 1816, quando Madame de Stael pubblica sulla «Biblioteca Italiana» l'articolo «Sulla maniera e l'utilita' delle traduzioni», invitando gli intellettuali italiani a uscire dall'imitazione dei classici e ad aprirsi alle letterature europee. Ne nasce la «polemica classico-romantica»: i classicisti (come Pietro Giordani) difendono la tradizione greco-latina e l'autonomia della cultura italiana, i romantici rivendicano una letteratura nuova, moderna e civilmente impegnata.
Il manifesto dei romantici italiani e' la rivista «Il Conciliatore» (1818-1819, soppressa dalla censura austriaca), cui collaborano Silvio Pellico, Ludovico di Breme e Giovanni Berchet. La «Lettera semiseria di Grisostomo» del Berchet teorizza una poesia rivolta al «popolo», superando il pubblico dei dotti e degli ottentotti: il Romanticismo italiano si configura cosi' come moderato, cattolico, storico e patriottico, piu' che individualistico e titanico come quello europeo.
(Ripasso) Va distinto questo orizzonte dal Neoclassicismo e dal Preromanticismo di fine Settecento gia' studiati (Foscolo come figura di passaggio): il Romanticismo maturo non rifiuta soltanto le regole, ma rifonda il senso della letteratura, legandola alla storia reale, alla coscienza nazionale e all'educazione civile dei cittadini.
Esempio svolto

Sintesi argomentata della specificita' italiana

In un paragrafo argomentativo coeso (stile Tipologia B, ambito storico-letterario) sostieni la tesi: «Il Romanticismo italiano e' piu' civile che individualistico». Articola tesi, due argomenti e una conclusione.

  1. 01Tesi

    Enuncia con chiarezza l'idea da difendere: a differenza del modello europeo, il Romanticismo italiano subordina l'io individuale a un progetto collettivo e nazionale.

  2. 02Primo argomento

    La polemica del 1816-1819 nasce come questione culturale-civile: De Stael e «Il Conciliatore» chiedono una letteratura utile alla nazione, non l'esibizione del genio solitario.

  3. 03Secondo argomento

    La «Lettera semiseria» di Berchet teorizza una poesia rivolta al «popolo»: il destinatario non e' l'io ribelle ma la comunita' dei cittadini da educare.

  4. 04Conclusione

    Ne segue che i temi italiani (storia, patria, fede) prevalgono sul titanismo, confermando la tesi e preparando l'opera di Manzoni.

Risultato: Un paragrafo di circa 8-10 righe, con tesi esplicita in apertura, due argomenti distinti collegati da connettivi («infatti», «inoltre») e una conclusione che riprende la tesi: struttura argomentativa corretta e pertinente alla consegna.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire con precisione la specificita' del Romanticismo italiano (civile, storico, patriottico, moderato) rispetto a quello europeo e' un nodo ricorrente nel colloquio e negli ambiti storico-letterari della Tipologia B.
  • Focus Esame di Stato: collocare correttamente date e protagonisti della polemica (1816, Madame de Stael; 1818-1819, «Il Conciliatore»; Berchet) e saperne sintetizzare le posizioni e' richiesto nella contestualizzazione di un testo dato.

Errori frequenti

  • Confondere il Romanticismo italiano con quello europeo, attribuendo agli autori italiani l'individualismo titanico e il ribellismo che sono invece tratti soprattutto tedeschi e inglesi.
  • Datare il Romanticismo italiano in modo vago: la polemica si apre con l'articolo di Madame de Stael del 1816, non genericamente «a inizio Ottocento».

Approfondimento

Conviene conoscere la matrice teorica europea per misurare la specificità italiana. Il termine stesso «romantico» viene dall'area tedesca, dove Friedrich Schlegel, nei frammenti dell'«Athenäum» (1798), definisce la poesia romantica «progressiva» e «universale», e Schiller distingue il poeta «ingenuo» (l'antico, in armonia con la natura) dal «sentimentale» (il moderno, che quell'armonia ha perduto e la insegue). Su questo sfondo, il documento più rivelatore del Romanticismo italiano è la «Lettera semiseria di Grisostomo» (1816) di Giovanni Berchet, che oppone una «poesia dei morti» — imitativa, classicista, per pochi dotti — a una «poesia dei vivi», nuova e sentita; e individua il pubblico ideale non negli «Ottentotti» (troppo rozzi) né nei «Parigini» (troppo raffinati e sazi), ma nel «popolo» che sta in mezzo. È qui la differenza dal modello nordico: mentre in Germania e in Inghilterra prevalgono l'io titanico, il sublime e la fuga nell'infinito, in Italia il Romanticismo si fa programma civile — la letteratura come educazione della nazione —, in coerenza con il clima risorgimentale che di lì a poco animerà «Il Conciliatore».

Ripasso attivo

Spiega in che senso il Romanticismo italiano e' un movimento «civile e patriottico» e individua due caratteri che lo distinguono dal Romanticismo europeo, facendo riferimento alla polemica classico-romantica e al «Conciliatore».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Manzoni: poetica del vero e opere minori#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-romanticismo-manzoni

La poetica del vero manzoniana: oggetto, mezzo, scopo

La poetica del vero manzonianaGrafo, Poetica del vero → Oggetto: il vero, Poetica del vero → Mezzo: l’interessante, Poetica del vero → Scopo: l’utile, Oggetto: il vero → Vero storico (fatti), Oggetto: il vero → Vero poetico (interiorità)Poetica del veroOggetto: il veroMezzo:l’interessanteScopo: l’utileVero storico(fatti)Vero poetico(interiorità)
Fig. 2Fonti teoriche: Lettera sul Romanticismo e Lettre à M. Chauvet. Il vero storico dà i fatti, il vero poetico dà l’interiorità.

Punti chiave

Alessandro Manzoni (Milano 1785 - 1873) e' la figura centrale del Romanticismo italiano: dopo una formazione illuministica e una giovanile adesione al pensiero laico, vive intorno al 1810 la cosiddetta «conversione» al cattolicesimo, che orienta tutta la sua opera verso la ricerca del vero e verso una letteratura morale e civile.
Il cuore della sua riflessione e' la «poetica del vero», formulata soprattutto nella «Lettre a Monsieur Chauvet» e nella «Lettera sul Romanticismo» (al marchese Cesare d'Azeglio): l'arte deve avere per oggetto il vero storico, per mezzo l'interessante e per scopo l'utile. La poesia non inventa fatti arbitrari ma interpreta la storia, distinguendo il «vero storico» (i fatti documentati) dal «vero poetico» (la ricostruzione verosimile dei sentimenti e delle ragioni interiori degli uomini).
Gli «Inni sacri» (1812-1822) sono lirica religiosa che celebra le feste liturgiche (tra cui «La Pentecoste») e segnano il passaggio a una poesia di ispirazione corale e cristiana. Le odi civili «Marzo 1821» e soprattutto «Il cinque maggio» (1821), composta alla morte di Napoleone, meditano sul rapporto tra grandezza umana, caducita' e Provvidenza divina.
Nelle due tragedie, «Il conte di Carmagnola» (1820) e «Adelchi» (1822), Manzoni rifiuta le unita' aristoteliche di tempo e di luogo (mantenendo quella d'azione) in nome della verita' storica, e introduce i celebri «cori» come momento di riflessione lirica dell'autore. Il coro dell'atto III dell'«Adelchi» («Dagli atrii muscosi») esprime la condizione del popolo oppresso, mentre quello dell'atto IV («Sparsa le trecce morbide») compiange Ermengarda, figura di vittima innocente.
Attraverso queste opere Manzoni elabora le idee-guida che confluiranno nel romanzo: la centralita' degli umili e dei vinti, la sfiducia verso la storia dei soli potenti, la lettura provvidenziale degli eventi e una lingua sempre piu' sorvegliata e comunicativa.
Esempio svolto

Analisi guidata del coro dell'atto IV dell'Adelchi

Leggi l'incipit del coro «Sparsa le trecce morbide» (morte di Ermengarda). Individua il tema centrale e spiega la funzione del coro nella tragedia manzoniana.

  1. 01Comprensione

    Il coro descrive Ermengarda, figlia di Desiderio ripudiata da Carlo Magno, che muore in convento: e' una figura di vittima innocente travolta dalla storia.

  2. 02Tema

    Il tema e' la sofferenza dell'innocente e la «provida sventura»: il dolore, letto in chiave cristiana, diventa via di salvezza e riscatto dal male della storia.

  3. 03Funzione del coro

    Il coro non agisce nella vicenda: e' il «cantuccio» da cui l'autore esprime liricamente la propria riflessione morale, fuori dall'azione drammatica.

  4. 04Stile

    Si nota il lessico patetico e religioso e il ritmo solenne, coerenti con la meditazione sul destino degli oppressi tipica di Manzoni.

Risultato: Un'analisi che riconosce in Ermengarda la vittima innocente, individua il tema della «provida sventura» e definisce il coro come spazio lirico-riflessivo dell'autore: risposta completa e contestualizzata.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: la triade «vero, interessante, utile» e la distinzione tra vero storico e vero poetico sono il fondamento teorico da saper esporre con precisione, perche' spiegano la poetica di tutta l'opera manzoniana.
  • Focus Esame di Stato: saper riconoscere e commentare un coro tragico o «Il cinque maggio» come testi-chiave, individuandone temi (caducita', Provvidenza, condizione degli oppressi) e funzione, e' frequente nell'analisi del testo poetico (Tipologia A).

Errori frequenti

  • Ridurre la «poetica del vero» a semplice realismo: per Manzoni il vero include anche il vero poetico, cioe' la ricostruzione verosimile dell'interiorita', non solo la cronaca dei fatti documentati.
  • Collocare «Il cinque maggio» tra le tragedie o attribuirgli un'esaltazione di Napoleone: e' un'ode che medita sulla caducita' della gloria umana alla luce della Provvidenza.

Approfondimento

La formulazione più netta della poetica manzoniana si trova nella «Lettera sul Romanticismo» a Cesare d'Azeglio (1823): la letteratura deve avere «il vero per soggetto, l'utile per iscopo, l'interessante per mezzo». È una posizione già maturata nella «Lettre à Monsieur Chauvet» (1820), dove Manzoni difende contro le unità aristoteliche di tempo e luogo la libertà del poeta di seguire il vero storico, salvando solo l'unità d'azione. Il coro tragico è l'applicazione tecnica di questa poetica: privo di funzione drammatica, esso è — con la celebre immagine manzoniana — «un cantuccio» riservato all'autore, lo spazio lirico da cui la voce del poeta commenta moralmente la vicenda senza intervenire nell'azione. Un segno della statura europea di Manzoni è la fortuna del «Cinque maggio»: l'ode, meditazione sulla caducità della gloria napoleonica alla luce della Provvidenza, fu tradotta in tedesco e ammirata da Goethe. Su tutto governa la «conversione», non solo religiosa ma letteraria: la progressiva sfiducia verso l'invenzione arbitraria, che spingerà Manzoni, dopo il romanzo, verso la storia pura.

Ripasso attivo

Illustra la «poetica del vero» di Manzoni spiegando il rapporto tra vero storico e vero poetico, e mostra come la funzione del coro nelle tragedie ne sia un'applicazione.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

I promessi sposi: struttura e sistema dei personaggi#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-romanticismo-manzoni

Sistema dei personaggi de «I promessi sposi»

Il sistema dei personaggi de I promessi sposiGrafo, Fra Cristoforo → Renzo e Lucia, Card. Federigo → Renzo e Lucia, Don Rodrigo → Renzo e Lucia, L’Innominato → Renzo e LuciaFra CristoforoCard. FederigoRenzo e LuciaDon RodrigoL’Innominato
Fig. 3Figure ambigue: don Abbondio (la paura) e Gertrude (la monaca di Monza). L’Innominato si converte; don Rodrigo resta l’antagonista.

Punti chiave

«I promessi sposi» e' il primo grande romanzo storico italiano e il modello della prosa narrativa moderna. Ambientato nella Lombardia del Seicento sotto la dominazione spagnola (1628-1630), narra le vicende di due popolani, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, il cui matrimonio e' impedito dalla prepotenza del signorotto don Rodrigo: attorno a questo nucleo Manzoni costruisce un affresco corale dell'epoca.
La struttura e' quella di un romanzo storico secondo il modello di Walter Scott, ma rovesciato nei suoi protagonisti: al centro non stanno re e nobili, bensi' gli umili. La vicenda alterna l'intreccio privato (l'amore ostacolato e la separazione dei promessi) a grandi quadri storici collettivi — la carestia e i tumulti di Milano, la guerra e la calata dei lanzichenecchi, la peste del 1630 — entro un finale di ricongiungimento.
Il sistema dei personaggi e' costruito per opposizioni morali. Sul versante del bene: i due promessi, fra Cristoforo (il frate convertito, difensore degli oppressi), il cardinale Federigo Borromeo (modello di autorita' caritatevole) e Lucia, la cui fede e' lo strumento della grazia. Sul versante del male e dell'ambiguita': don Rodrigo, l'Innominato (il grande convertito), don Abbondio (il prete pavido, simbolo dell'opportunismo) e la monaca di Monza (Gertrude, vittima e colpevole).
I personaggi non sono statici: la dinamica delle conversioni (fra Cristoforo, l'Innominato) e delle cadute (don Abbondio resta immutato) e' il modo in cui Manzoni rappresenta l'azione della Provvidenza e la liberta' morale degli individui. La caratterizzazione e' affidata anche all'ironia narrativa, soprattutto verso i pavidi e i potenti.
Il romanzo conobbe tre fasi redazionali: il «Fermo e Lucia» (1821-1823), prima stesura piu' ampia e a tinte forti; l'edizione del 1827 (la cosiddetta «ventisettana»), in una lingua ancora composita; l'edizione definitiva del 1840-1842 (la «quarantana»), rivista sul fiorentino parlato dalle persone colte — la celebre «risciacquatura in Arno». La storia delle redazioni e' inseparabile dalla questione della lingua, trattata nella sezione seguente (Fig. 1).
Esempio svolto

La conversione dell'Innominato come snodo del romanzo

Spiega perche' la conversione dell'Innominato (capp. XXI-XXIV) e' un punto di svolta del romanzo, collegandola al sistema dei personaggi e al tema della Provvidenza.

  1. 01Situazione iniziale

    L'Innominato e' il grande signore del male, alleato di don Rodrigo, che fa rapire Lucia: e' l'apice della violenza nel romanzo.

  2. 02La crisi

    L'incontro con la fede e la mitezza di Lucia, la notte di angoscia e poi il colloquio con il cardinale Federigo innescano una crisi interiore.

  3. 03Lo snodo

    La conversione trasforma l'antagonista piu' potente in protettore: ribalta i rapporti di forza e libera la vicenda dal suo punto piu' buio.

  4. 04Significato

    Manzoni mostra l'azione della grazia che non annulla la liberta' umana ma la sollecita: e' l'applicazione narrativa della lettura provvidenziale della storia.

Risultato: Una risposta che riconosce nell'Innominato l'antagonista convertito, individua le tappe della crisi e interpreta l'episodio come manifestazione della Provvidenza rispettosa della liberta': interpretazione corretta e ben contestualizzata.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper esporre con ordine la struttura del romanzo (intreccio privato + grandi quadri storici: carestia, guerra, peste) e collocarne l'ambientazione (Lombardia spagnola, 1628-1630) e' richiesto sia al colloquio sia nella contestualizzazione.
  • Focus Esame di Stato: l'analisi del sistema dei personaggi per opposizioni morali e delle figure delle conversioni (Innominato, fra Cristoforo) e' un classico dell'interpretazione; va sempre collegata al tema della Provvidenza e della liberta'.

Errori frequenti

  • Attribuire ai protagonisti un rango nobiliare: la novita' del romanzo e' proprio porre al centro due umili, ribaltando il modello del romanzo storico di Walter Scott.
  • Confondere le redazioni: il «Fermo e Lucia» e' la prima stesura, la «ventisettana» e' del 1827 e la «quarantana» (lingua riveduta) e' del 1840-1842; non sono semplici ristampe.

Approfondimento

La novità dei «Promessi sposi» rispetto al modello di Walter Scott è insieme sociale e morale: Scott ambientava le sue storie in un Medioevo pittoresco e cavalleresco, Manzoni sceglie invece un Seicento decadente e oppressivo, e vi pone al centro non re e nobili, ma due contadini. Fondamentale è la strategia narrativa della cornice: il narratore finge di trascrivere e ammodernare un manoscritto secentesco di un «anonimo», dallo stile ampolloso — un espediente che gli permette di prendere continuamente le distanze, con ironia, dai fatti e dai personaggi. Questa ironia si esercita soprattutto sui pavidi e sui potenti (don Abbondio, l'azzeccagarbugli), mentre la simpatia va agli umili. Proprio su questo la critica ha discusso: Antonio Gramsci, nei «Quaderni del carcere», rimproverò a Manzoni un atteggiamento «aristocratico» e paternalistico verso il popolo, guardato con benevolenza ma dall'alto, quasi con degnazione caritatevole. Il romanzo resta comunque anti-idillico: la peste del 1630, grande livellatrice ricostruita anche sulle cronache storiche di Giuseppe Ripamonti, e la disincantata saggezza finale dei protagonisti mostrano che la Provvidenza non elimina il dolore, ma insegna a leggerlo.

Ripasso attivo

Descrivi il sistema dei personaggi de «I promessi sposi» organizzandolo per opposizioni morali e spiega, con due esempi, come le conversioni esprimano la concezione manzoniana della Provvidenza e della liberta'.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Storia, Provvidenza e questione della lingua#

●●●ApprofondimentoLPOSA-italiano-quinto-anno-romanticismo-manzoni

Le tre redazioni del romanzo e la questione della lingua

Le tre redazioni e la questione della linguaGrafo, 1821 · Fermo e Lucia (1ª stesura) → 1827 · ventisettana (lingua composita), 1827 · ventisettana (lingua composita) → 1840 · quarantana (fiorentino colto)1821 · Fermo eLucia (1ªstesura)1827 ·ventisettana(lingua composi…1840 ·quarantana(fiorentino col…
Fig. 4La «risciacquatura in Arno»: nella quarantana Manzoni adotta il fiorentino colto come lingua nazionale.

Punti chiave

Il senso profondo de «I promessi sposi» nasce dall'intreccio di tre idee: il rapporto tra storia e invenzione, la concezione provvidenziale della storia e la ricerca di una lingua nazionale. Sono i nodi teorici che fanno del romanzo non solo un racconto ma una riflessione sull'uomo e sulla storia.
Il rapporto tra storia e invenzione e' regolato dalla poetica del vero: i grandi eventi (carestia, peste, guerra) sono documentati con scrupolo storico, mentre i personaggi privati e le loro vicende interiori sono inventati ma verosimili. Dopo l'esperienza del romanzo, nel saggio «Del romanzo storico» (1850) Manzoni giunge a problematizzare lo stesso genere, denunciando la difficolta' di tenere insieme vero storico e invenzione.
La concezione della Provvidenza e' la chiave morale del romanzo: la storia, apparentemente dominata dalla prepotenza, e' in realta' percorsa da un disegno divino che dal male trae il bene e che si manifesta nelle conversioni e nel «sugo» finale. Il celebre «sugo di tutta la storia» — i guai vengono spesso perche' ci si e' dato motivo, ma anche senza colpa, e la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore — non e' fatalismo: la Provvidenza non sostituisce la responsabilita' degli uomini.
La «questione della lingua» e' l'altro grande contributo di Manzoni. Insoddisfatto della lingua composita della «ventisettana», egli sceglie come modello il fiorentino vivo, parlato dalle persone colte di Firenze: e' la «risciacquatura dei panni in Arno» che produce la «quarantana» (1840-1842). Con essa Manzoni propone una lingua nazionale, viva e comune, superando sia il latineggiante sia il dialettale (Fig. 1).
Da questa scelta nasce, dopo l'Unita', la proposta avanzata da Manzoni nella relazione «Dell'unita' della lingua e dei mezzi per diffonderla» (1868): adottare il fiorentino colto come lingua dell'Italia unita e diffonderlo attraverso la scuola, i dizionari e i maestri. La proposta fu discussa e contestata (notoriamente da Graziadio Isaia Ascoli), ma resta un caposaldo della storia linguistica italiana.
Esempio svolto

Commento al «sugo di tutta la storia»

A partire dal «sugo di tutta la storia» (cap. XXXVIII), spiega la concezione manzoniana della Provvidenza e mostra perche' non coincide con il fatalismo.

  1. 01Comprensione

    Renzo trae la «morale»: i guai vengono spesso per colpa propria, ma anche senza colpa; la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore.

  2. 02La Provvidenza

    Il male non e' negato ne' spiegato fino in fondo: la fede non elimina la sofferenza, ma le da' un senso e ne ricava un bene.

  3. 03Non fatalismo

    Il fatalismo annullerebbe la responsabilita'; qui invece resta centrale la colpa («ci si e' dato cagione») e la liberta' di scelta degli uomini.

  4. 04Conclusione

    La Provvidenza manzoniana convive con la liberta' e la responsabilita': e' fiducia, non passiva rassegnazione.

Risultato: Un commento che parafrasa correttamente il «sugo», definisce la Provvidenza come disegno che dal male trae il bene e la distingue nettamente dal fatalismo, valorizzando la responsabilita' umana: risposta interpretativa completa.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper spiegare il «sugo della storia» distinguendo la Provvidenza manzoniana dal fatalismo (la grazia sollecita, ma non annulla, la liberta' e la responsabilita' umana) e' un nodo interpretativo molto richiesto.
  • Focus Esame di Stato: padroneggiare la questione della lingua — modello fiorentino colto, «risciacquatura in Arno», differenza tra ventisettana e quarantana, proposta del 1868 — e' tema ricorrente nelle tracce di ambito storico-letterario e nel colloquio.

Errori frequenti

  • Interpretare la Provvidenza come fatalismo o come garanzia di lieto fine: per Manzoni essa convive con la liberta' e la responsabilita' umana e non sopprime il dolore degli innocenti.
  • Datare la «risciacquatura in Arno» alla prima stesura: la revisione sul fiorentino riguarda il passaggio dalla ventisettana (1827) alla quarantana (1840-1842), non il «Fermo e Lucia».

Approfondimento

L'esito estremo della poetica del vero è l'autocritica: nel saggio «Del romanzo storico» (1850) Manzoni giunge a dichiarare il genere teoricamente contraddittorio, perché mescolando vero storico e invenzione confonde nel lettore ciò che è documentato con ciò che è verosimile, danneggiando entrambi. È la ragione profonda per cui accompagna la «quarantana» con la «Storia della colonna infame», dove abbandona la finzione e ricostruisce, da storico, il processo e la tortura degli innocenti «untori» durante la peste: non più invenzione, ma storia pura, come esigenza morale. Sul fronte della lingua, la proposta manzoniana — il fiorentino colto vivo, da diffondere con la scuola e i dizionari (di lì il «Novo vocabolario» di Giorgini e Broglio) — fu contestata dal grande linguista Graziadio Isaia Ascoli, che nel «Proemio» all'Archivio glottologico italiano (1873) obiettò che l'unità linguistica non si decreta dall'alto imponendo un modello, ma nasce da un più largo e maturo sviluppo civile e culturale della nazione. Il dibattito Manzoni-Ascoli è il capitolo moderno della millenaria «questione della lingua», dalle Origini a Dante e Bembo fino all'Italia unita.

Ripasso attivo

Spiega in che modo la concezione provvidenziale della storia e la questione della lingua qualificano «I promessi sposi» come opera-cardine della cultura italiana, distinguendo Provvidenza e fatalismo e illustrando le scelte linguistiche di Manzoni.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Il Romanticismo: contesto europeo e polemica italiana◐
    • 02Manzoni: poetica del vero e opere minori◐
    • 03I promessi sposi: struttura e sistema dei personaggi◐
    • 04Storia, Provvidenza e questione della lingua●

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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