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Naturalismo, Verismo e Giovanni Verga

Nella seconda metà dell'Ottocento il clima del Positivismo trasforma la letteratura europea: il romanzo si fa indagine «scientifica» della realtà sociale. Dal Naturalismo francese di Émile Zola nasce in Italia il Verismo, di cui Giovanni Verga è il maggiore interprete: con «I Malavoglia», «Mastro-don Gesualdo» e il «Ciclo dei Vinti» egli porta a maturazione la poetica dell'impersonalità, raccontando dal di dentro il mondo dei vinti attraverso tecniche narrative nuove come la regressione, lo straniamento e il discorso indiretto libero. Questo argomento è pienamente «dentro l'Esame di Stato»: ricorre nella prima prova (analisi del testo di Verga) e nel colloquio.

4 sezioni·~21 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·101010 / 16
Profilo d’esame
Riconoscere i caratteri del Naturalismo e del Verismo e coglierne con precisione le differenze (impegno riformatore vs impersonalità pessimistica).Analizzare le tecniche narrative veristiche (regressione, straniamento, discorso indiretto libero, eclissi dell'autore) nei testi di Giovanni Verga.Collocare Verga nel contesto del realismo europeo, del Positivismo e della questione meridionale, interpretando il «Ciclo dei Vinti» come grande affresco sociale.
Operatori:analizzaspiegaconfrontainterpretacontestualizzacommentaillustragiustifica

livello base

Tutti gli indirizzi devono conoscere la differenza Naturalismo/Verismo, la poetica dell'impersonalità di Verga e l'impianto de «I Malavoglia», sapendo analizzare un brano antologizzato.

livello avanzato

Il Liceo Classico e il Liceo Linguistico approfondiscono i modelli europei (Zola, il realismo francese) e il confronto comparatistico, mentre il Liceo delle Scienze Umane valorizza il rapporto fra letteratura, Positivismo e questione sociale-meridionale.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Naturalismo, Verismo e Giovanni Verga
    • 01Positivismo, Naturalismo e Verismo○
    • 02Verga: dalla narrativa romantica al Verismo◐
    • 03I Malavoglia e il Ciclo dei Vinti◐
    • 04Le tecniche narrative veristiche●
§ 01

Positivismo, Naturalismo e Verismo#

●○○BaseLPOSA-italiano-quinto-anno-naturalismo-verismoLPConoscere il Positivismo, il Naturalismo francese (Zola) e il Verismo italiano

Dal Positivismo al Verismo: la filiazione culturale

Dal Positivismo al VerismoGrafo, Positivismo (Comte, Darwin, Taine) → Naturalismo (FR): Zola, città industriale, Positivismo (Comte, Darwin, Taine) → Verismo (IT): Verga, campagna del SudPositivismo(Comte, Darwin,Taine)Naturalismo(FR): Zola,città industria…Verismo (IT):Verga, campagnadel Sud
Fig. 1Metodo comune: oggettività e impersonalità. Ideologie divergenti: fiducia nel progresso (Zola) vs pessimismo e lotta per la vita (Verga); questione meridionale.

Punti chiave

Per comprendere il Verismo occorre partire dal clima culturale che lo genera: il Positivismo, la filosofia dominante in Europa nella seconda metà dell'Ottocento, che fa della scienza, dell'osservazione dei fatti e della fiducia nel progresso il proprio fondamento. Da Auguste Comte all'evoluzionismo di Charles Darwin e al determinismo di Hippolyte Taine, si afferma l'idea che ogni fenomeno — compreso l'uomo e la società — sia spiegabile attraverso leggi di causa ed effetto, in funzione della «razza, ambiente e momento storico».
Su queste premesse Émile Zola fonda in Francia il Naturalismo, teorizzato nel saggio «Il romanzo sperimentale» (1880) e attuato nel grande ciclo dei «Rougon-Macquart». Lo scrittore naturalista si concepisce come uno scienziato: osserva la realtà — soprattutto i bassifondi urbani, le tare ereditarie, l'alcolismo, la miseria operaia — e la riproduce con metodo «sperimentale». Il Naturalismo è inoltre intriso di fiducia nel progresso e di intento sociale: denunciando le condizioni dei più deboli, vuole spingere la società a riformarsi.
In Italia, a partire dagli anni Settanta-Ottanta, questa lezione viene rielaborata nel Verismo, di cui Luigi Capuana è il teorico e Giovanni Verga il narratore maggiore (vi si affianca, in Sardegna, Grazia Deledda). Il Verismo condivide con il Naturalismo l'aspirazione alla rappresentazione vera e oggettiva e il principio dell'impersonalità, ma se ne distacca per ragioni profonde: l'Italia è un paese prevalentemente rurale e arretrato, segnato dalla questione meridionale, sicché i veristi raccontano non la metropoli industriale ma il mondo contadino e dei pescatori del Sud.
La differenza decisiva è ideologica. Zola crede nel progresso e affida alla letteratura una funzione di denuncia e di riforma; Verga, al contrario, è dominato da un pessimismo radicale: convinto che le leggi economiche e sociali siano immutabili, non crede che la rappresentazione del vero possa cambiare le cose. Per lui la lotta per la vita travolge inevitabilmente i deboli (i «vinti»), e l'unica forma di salvezza è l'«ideale dell'ostrica», cioè l'attaccamento alla casa e agli affetti tradizionali; chi se ne stacca per ambizione è destinato alla rovina.
Esempio svolto

Confronto guidato: Naturalismo vs Verismo

Costruisci uno schema argomentato che metta a confronto Naturalismo francese e Verismo italiano su almeno tre piani (metodo, ambientazione, ideologia), traendone una conclusione sulla specificità di Verga.

  1. 01Individua il piano condiviso

    Entrambi i movimenti nascono dal Positivismo e adottano il principio dell'oggettività e dell'impersonalità: l'autore deve «eclissarsi», far parlare i fatti, evitare il commento esplicito.

  2. 02Distingui l'ambientazione

    Il Naturalismo descrive la metropoli industriale francese (la classe operaia, i bassifondi parigini); il Verismo si rivolge al mondo rurale e marinaro del Mezzogiorno arretrato (la Sicilia di Verga).

  3. 03Distingui l'ideologia

    Zola, fiducioso nel progresso, usa la letteratura come strumento di denuncia e riforma sociale; Verga è pessimista e fatalista: le leggi economiche sono immutabili, i deboli sono destinati a soccombere, non c'è riscatto possibile.

  4. 04Trai la conclusione

    La specificità di Verga sta nell'unire un metodo «scientifico» a una visione tragica e antiprogressista: non denuncia per riformare, ma rappresenta per testimoniare l'ineluttabilità della sconfitta dei vinti.

Risultato: Naturalismo e Verismo condividono il metodo (oggettività, impersonalità) ma divergono su ambientazione (città vs campagna del Sud) e soprattutto su ideologia (riformismo progressista di Zola vs pessimismo fatalista di Verga).

Obiettivo Maturità

  • Sapere distinguere con nettezza Naturalismo e Verismo è una richiesta classica del colloquio: ricorda la coppia oggettività comune / ideologia opposta (Zola riformatore e fiducioso nel progresso ↔ Verga pessimista e fatalista).
  • Collega sempre il Verismo al Positivismo e alla questione meridionale: l'esaminatore valuta la capacità di contestualizzare il movimento nel quadro storico-culturale post-unitario.

Errori frequenti

  • Confondere Naturalismo e Verismo trattandoli come sinonimi: condividono il metodo (oggettività, impersonalità) ma divergono sull'ideologia (progressista Zola, pessimista Verga) e sull'ambientazione (città industriale vs campagna meridionale).
  • Attribuire a Verga un intento di denuncia sociale «alla Zola»: Verga non propone riforme, perché ritiene immutabili le leggi economiche; il suo è uno sguardo pessimistico, non riformatore.

Approfondimento

Conviene ricostruire la genealogia filosofica con precisione. Il Positivismo di Auguste Comte propone la «legge dei tre stadi» (teologico, metafisico, positivo) e affida alla scienza il primato del sapere; l'evoluzionismo di Darwin introduce la «lotta per l'esistenza» e la selezione naturale, presto trasferite dalla biologia alla società; il determinismo di Hippolyte Taine spiega ogni opera e ogni uomo mediante «la razza, l'ambiente e il momento». Su questa base Émile Zola costruisce «Le roman expérimental» (1880) modellandolo sulla medicina sperimentale di Claude Bernard: lo scrittore-scienziato «sperimenta» sui personaggi come il fisiologo sui suoi soggetti. In Italia il mediatore teorico fu Luigi Capuana, che presentò e discusse Zola e formulò il canone verista, mentre Verga ne fu il grande narratore. Ma il trapianto muta di segno: l'Italia post-unitaria è un paese rurale e arretrato, gravato dalla «questione meridionale», e Verga vi legge non la fiducia progressista di Zola, bensì l'immutabilità delle leggi economiche e la fatale sconfitta dei deboli. Stesso metodo scientifico, dunque, ma opposta filosofia della storia: al riformismo naturalista subentra il pessimismo tragico del Verismo.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo (circa 12-15 righe) somiglianze e differenze tra il Naturalismo di Zola e il Verismo di Verga, soffermandoti in particolare sul diverso atteggiamento ideologico nei confronti del progresso.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Verga: dalla narrativa romantica al Verismo#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-naturalismo-verismoLPConoscere Giovanni Verga: l'evoluzione dalla narrativa romantica al Verismo, la poetica dell'impersonalità

L'evoluzione di Verga: dal Romanticismo al Verismo

L’evoluzione di Verga: dal Romanticismo al VerismoGrafo, 1871 · Storia di una capinera (romantica) → 1874 · Nedda (transizione), 1874 · Nedda (transizione) → 1880 · Vita dei campi (svolta verista), 1880 · Vita dei campi (svolta verista) → 1881 · I Malavoglia, 1881 · I Malavoglia → 1889 · Mastro-don Gesualdo1871 · Storia diuna capinera(romantica)1874 · Nedda(transizione)1880 · Vita deicampi (svoltaverista)1881 · IMalavoglia1889 · Mastro-don Gesualdo
Fig. 2Giovanni Verga (1840–1922). La svolta verista matura con Vita dei campi (1880) e prosegue nel «ciclo dei vinti».

Punti chiave

Giovanni Verga (Catania, 1840 — Catania, 1922) non nasce verista: la sua è una conversione poetica avvenuta a tappe. La prima fase, romantica e tardoromantica, comprende romanzi di ambiente patriottico e soprattutto i romanzi «mondani» e passionali scritti durante il soggiorno fiorentino e milanese — «Una peccatrice», «Storia di una capinera» (1871), «Eva», «Tigre reale» — incentrati su amori, passioni ed eroine sensuali, secondo il gusto del pubblico borghese del tempo.
La svolta matura a Milano, a contatto con la cultura della Scapigliatura e con il modello del Naturalismo francese. Il punto di passaggio è la novella «Nedda» (1874), «bozzetto siciliano» che per la prima volta porta in primo piano una povera raccoglitrice di olive: pur ancora venato di pietismo, il racconto inaugura l'attenzione di Verga per gli umili e per il mondo contadino siciliano da cui proveniva.
La piena adesione al Verismo si compie con la novella «Rosso Malpelo» (1878, poi in «Vita dei campi», 1880) e si teorizza nella prefazione alla novella «L'amante di Gramigna», dove Verga enuncia il canone dell'impersonalità: l'opera d'arte deve sembrare «essersi fatta da sé», l'autore deve scomparire del tutto, «mettersi nella pelle» dei personaggi e guardare il mondo con i loro occhi. La «mano dell'artista» deve restare «invisibile».
Da questa poetica discende l'ideale dell'ostrica, esposto nella prefazione a «I Malavoglia»: come l'ostrica sopravvive solo se resta attaccata allo scoglio, così l'uomo umile si salva solo restando fedele alla casa, alla famiglia e alle tradizioni; chi, spinto dalla «vaga bramosìa dell'ignoto» e dal desiderio di migliorare la propria condizione, si stacca dal proprio mondo, è travolto dalla «fiumana del progresso». Su questa idea Verga progetta il «Ciclo dei Vinti», un ciclo di cinque romanzi che avrebbe dovuto risalire la scala sociale, dai pescatori fino all'aristocrazia.
Esempio svolto

Analisi guidata: la poetica dell'impersonalità

Riassumi e commenta il principio dell'impersonalità così come Verga lo enuncia nella prefazione a «L'amante di Gramigna», spiegando quali conseguenze esso ha sulla scrittura.

  1. 01Comprendi l'enunciato

    Verga afferma che l'opera deve sembrare «essersi fatta da sé», cresciuta spontaneamente; la «mano dell'artista» deve restare assolutamente invisibile, senza giudizi né commenti.

  2. 02Spiega il «mettersi nella pelle»

    L'autore deve adottare il punto di vista, la mentalità e perfino il linguaggio dei personaggi umili, guardando il mondo dal loro interno e non dall'alto di un narratore colto.

  3. 03Individua le conseguenze tecniche

    Ne derivano l'eclissi del narratore onnisciente, la regressione del punto di vista al livello dei personaggi, lo straniamento e l'uso del discorso indiretto libero (cfr. la sezione seguente).

  4. 04Valuta l'effetto

    Il lettore ha l'impressione di una realtà che si racconta da sola, oggettiva e vera, in cui i valori e i pregiudizi del mondo popolare emergono senza la mediazione di un autore esterno.

Risultato: L'impersonalità è la rinuncia programmatica del narratore a commentare: l'autore si eclissa e adotta lo sguardo dei personaggi, generando le tecniche della regressione, dello straniamento e del discorso indiretto libero che caratterizzano la prosa verista matura.

Obiettivo Maturità

  • La prefazione a «L'amante di Gramigna» (poetica dell'impersonalità: l'opera «fatta da sé», la «mano invisibile») e la prefazione a «I Malavoglia» (la «fiumana del progresso», l'ideale dell'ostrica) sono testi-chiave: saperli citare e commentare è un plus al colloquio.
  • Ricorda l'ordine cronologico della conversione: fase romantica/mondana → «Nedda» (1874) come transizione → «Rosso Malpelo» (1878) e «Vita dei campi» (1880) come piena maturità verista.

Errori frequenti

  • Presentare Verga come verista «fin dall'inizio»: i primi romanzi (Storia di una capinera, Eva, Tigre reale) sono tardoromantici e passionali; il Verismo è una conquista successiva.
  • Confondere «impersonalità» con «mancanza di posizione»: l'eclissi dell'autore è una tecnica narrativa, non assenza di visione del mondo (che è anzi fortemente pessimistica).

Approfondimento

La poetica dell'impersonalità ha una radice europea precisa: la lezione di Gustave Flaubert, secondo cui l'autore deve essere nell'opera «come Dio nell'universo, presente ovunque e visibile in nessun luogo». Verga la porta alle estreme conseguenze con l'«eclissi» del narratore, ma vi aggiunge qualcosa di suo, quello che la critica ha chiamato «artificio della regressione»: la voce narrante non si limita a tacere il proprio giudizio, ma «regredisce» dentro l'orizzonte mentale e linguistico degli umili, adottandone i valori e i proverbi. Va poi collocata con esattezza la nascita dell'«ideale dell'ostrica»: esso non appare per la prima volta nella prefazione ai «Malavoglia», ma già nella novella «Fantasticheria» (in «Vita dei campi»), dove Verga, rivolgendosi a una dama annoiata, contrappone alla sua vita mondana la «religione della famiglia» dei poveri, saldi come l'ostrica allo scoglio. Il grande progetto del «Ciclo dei Vinti», annunciato in una lettera e nella prefazione, applica il darwinismo sociale a tutta la scala: cinque romanzi che avrebbero dovuto salire dai pescatori all'aristocrazia, mostrando a ogni gradino un diverso «vinto» dalla «fiumana del progresso».

Ripasso attivo

Illustra in un breve testo (10-12 righe) il significato dell'«ideale dell'ostrica» e della «fiumana del progresso» nella prefazione a «I Malavoglia», spiegando come questi concetti riassumano la visione del mondo di Verga.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

I Malavoglia e il Ciclo dei Vinti#

●●○StandardLPOSA-italiano-quinto-anno-naturalismo-verismoLPConoscere il ciclo dei Vinti, I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo

I Malavoglia: il sistema dei valori e dei personaggi

I Malavoglia: valori e personaggiGrafo, Casa del nespolo (Aci Trezza) → Tradizione: religione della famiglia, Casa del nespolo (Aci Trezza) → Progresso: guadagno, città, Tradizione: religione della famiglia → Padron ’Ntoni: resta e riscatta, Progresso: guadagno, città → Giovane ’Ntoni: parte e si perdeCasa del nespolo(Aci Trezza)Tradizione:religione dellafamigliaProgresso:guadagno, cittàPadron ’Ntoni:resta e riscattaGiovane ’Ntoni:parte e si perde
Fig. 3La casa del nespolo e l’affare dei lupini. Padron ’Ntoni e Alessi restano fedeli e riscattano; il giovane ’Ntoni parte e si perde: chi si stacca dallo scoglio è travolto.

Punti chiave

Il «Ciclo dei Vinti» è il grande progetto narrativo con cui Verga intende rappresentare la «lotta per la vita» a tutti i livelli della scala sociale, secondo il principio darwiniano della selezione applicato alla società. Avrebbe dovuto comprendere cinque romanzi — «I Malavoglia», «Mastro-don Gesualdo», «La Duchessa di Leyra», «L'onorevole Scipioni» e «L'uomo di lusso» — ma Verga ne portò a termine solo i primi due. In ciascuno, un protagonista è «vinto» dal tentativo di migliorare la propria condizione.
«I Malavoglia» (1881) narra la storia della famiglia Toscano, soprannominata «Malavoglia», pescatori di Aci Trezza. Per migliorarsi, padron 'Ntoni avvia un commercio di lupini con la barca «Provvidenza»; il naufragio della barca e la perdita del carico innescano una catena di disgrazie — morti, debiti, la perdita della «casa del nespolo» — che disgrega la famiglia. Solo Alessi, restando fedele al lavoro e alla tradizione, riesce alla fine a riscattare la casa, mentre il giovane 'Ntoni, attratto dalla città e dal benessere, abbandona il paese e ne resta escluso.
Il romanzo è retto da un sistema di valori in tensione: da un lato la «religione della famiglia», il lavoro, la casa e la saggezza dei proverbi (la cultura popolare e arcaica del paese); dall'altro la spinta verso il progresso e il guadagno, incarnata dal giovane 'Ntoni, che porta alla rovina. Il tempo del paese è ciclico, scandito dalle stagioni e dai ritmi della natura; la Storia (l'Unità, la leva, le tasse) irrompe dall'esterno come forza estranea e ostile.
«Mastro-don Gesualdo» (1889) sposta lo sguardo a un gradino più alto: Gesualdo Motta è un muratore («mastro») che, con duro lavoro e avidità di «roba», diventa ricco e si imparenta con la nobiltà sposando Bianca Trao (donde l'ossimoro «mastro-don»). Ma la ricchezza non gli dà felicità: disprezzato dai nobili, sfruttato dai parenti, tradito dagli affetti, muore solo nel palazzo dei Leyra, vinto proprio da quella «roba» che aveva accumulato. È la dimostrazione che l'ascesa sociale non salva: il «vinto» esiste a ogni livello della scala.
Esempio svolto

Esercizio risolto: spiegare l'ossimoro «Mastro-don Gesualdo»

Spiega il significato del titolo «Mastro-don Gesualdo» e come esso riassuma il destino del protagonista nel quadro del Ciclo dei Vinti.

  1. 01Sciogli i due appellativi

    «Mastro» è l'appellativo dell'artigiano-operaio (Gesualdo nasce muratore); «don» è il titolo riservato ai signori e ai nobili. Le due parole appartengono a mondi sociali opposti.

  2. 02Riconosci la figura retorica

    L'accostamento di «mastro» e «don» è un ossimoro: condensa in una sola etichetta l'intera parabola di ascesa sociale di Gesualdo, da operaio a possidente imparentato con i nobili.

  3. 03Collega al contenuto

    Gesualdo accumula «roba» con il lavoro e l'avidità, sposa la nobile Bianca Trao, ma resta un «mastro» agli occhi dei nobili e un «don» agli occhi dei poveri: non appartiene più a nessun mondo.

  4. 04Inserisci nel Ciclo

    Il titolo anticipa la tesi del Ciclo dei Vinti: anche chi sale nella scala sociale è un «vinto». Gesualdo muore solo e disprezzato, sconfitto dalla stessa «roba» per cui aveva sacrificato ogni affetto.

Risultato: L'ossimoro «mastro-don» fissa in due parole l'ascesa e insieme la sconfitta di Gesualdo: salito da operaio a possidente, resta sospeso fra due mondi senza appartenere a nessuno, confermando che nel Ciclo dei Vinti la scalata sociale non è salvezza ma rovina.

Obiettivo Maturità

  • Conoscere la struttura del Ciclo dei Vinti (5 romanzi progettati, 2 realizzati) e saper spiegare il principio che lo regge — la lotta per la vita e la sconfitta di chi cerca di salire — è frequente al colloquio e nelle tracce di Tipologia B.
  • Per «I Malavoglia» sapere indicare: la famiglia Toscano, Aci Trezza, la «Provvidenza» e i lupini, la «casa del nespolo», l'opposizione padron 'Ntoni / giovane 'Ntoni e il finale di Alessi.

Errori frequenti

  • Dire che Verga completò il Ciclo dei Vinti: ne scrisse solo due romanzi (I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo); gli altri tre rimasero allo stato di progetto o di abbozzo.
  • Considerare «Mastro-don Gesualdo» una storia di successo: l'ascesa economica di Gesualdo è una sconfitta umana, perché la «roba» non gli dà né amore né rispetto e muore solo — è anch'egli un «vinto».

Approfondimento

La grandezza dei «Malavoglia» sta nella costruzione di due temporalità in conflitto: il tempo ciclico del paese, scandito dalle stagioni, dai proverbi e dai riti immutabili della «religione della famiglia», e il tempo lineare della Storia — l'Unità, la leva militare, le tasse, il progresso — che irrompe da fuori come forza estranea e distruttiva. La barca dei lupini, chiamata con tragica ironia «Provvidenza», è il perno del crollo. Il giovane 'Ntoni incarna la coscienza moderna che non può più tornare indietro: mosso dalla «vaga bramosia dell'ignoto», lascia il paese, conosce la città e la prigione, e quando ritorna è ormai un estraneo, incapace di reintegrarsi nel mondo arcaico che ha tradito — a differenza del fratello Alessi, che restando fedele allo scoglio riscatta la casa. In «Mastro-don Gesualdo» la stessa legge sale di un gradino: la febbre della «roba», che nella novella omonima («La roba») fa impazzire Mazzarò, condanna Gesualdo alla solitudine. La critica ha letto questo pessimismo anche come l'ideologia di un intellettuale meridionale disingannato, che nella sconfitta dei vinti proietta lo scacco storico del Mezzogiorno post-unitario.

Ripasso attivo

Analizza il personaggio del giovane 'Ntoni ne «I Malavoglia» come incarnazione della «fiumana del progresso», mettendolo a confronto con il fratello Alessi e con il nonno padron 'Ntoni (12-15 righe).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Le tecniche narrative veristiche#

●●●ApprofondimentoLPOSA-italiano-quinto-anno-naturalismo-verismoLPAnalizzare le tecniche narrative: regressione, straniamento, discorso indiretto libero

Le quattro tecniche dell'impersonalità verghiana

Le quattro tecniche dell’impersonalitàGrafo, Impersonalità → Eclissi dell’autore, Impersonalità → Regressione, Impersonalità → Straniamento, Impersonalità → Discorso indiretto liberoImpersonalitàEclissidell’autoreRegressioneStraniamentoDiscorsoindiretto libero
Fig. 4Effetto: il lettore è dentro il mondo dei personaggi, senza il commento dell’autore. Lingua: italiano «regredito» al parlato (paratassi, proverbi, ritmo del dialetto).

Punti chiave

La grandezza di Verga non sta solo nei temi, ma nelle tecniche narrative con cui realizza l'impersonalità: strumenti che fanno del lettore un testimone diretto, immerso nel mondo dei personaggi senza la mediazione di un narratore esterno. Le quattro tecniche fondamentali — eclissi dell'autore, regressione, straniamento e discorso indiretto libero — vanno conosciute con precisione e sapute riconoscere su un brano.
L'eclissi dell'autore (o narratore «invisibile») è il principio generale: scompare il narratore onnisciente che giudica e spiega; la voce narrante si abbassa fino a confondersi con la comunità del paese, adottandone i giudizi, i pregiudizi e i proverbi. È un narratore «corale», anonimo, che parla come parlerebbe un compaesano.
La regressione è il procedimento per cui il punto di vista narrativo «regredisce» al livello culturale e linguistico dei personaggi: il narratore si pone dentro l'orizzonte mentale degli umili e ne adotta il modo di vedere e di esprimersi. Da essa nasce lo straniamento: poiché i fatti sono visti con gli occhi e i valori del mondo popolare, ciò che per noi lettori è normale appare strano o crudele, e viceversa. In «Rosso Malpelo», per esempio, la crudeltà verso il ragazzo è raccontata come cosa ovvia e meritata, secondo la logica spietata della cava: l'effetto è una denuncia tanto più forte perché mai esplicita.
Il discorso indiretto libero è lo strumento stilistico più caratteristico: la voce e i pensieri dei personaggi si fondono con quella del narratore senza verbi dichiarativi («disse che…») né virgolette. La frase mantiene i tempi e i modi del discorso indiretto, ma conserva l'espressività, il lessico e l'intonazione del parlato popolare. A questo si aggiungono il largo impiego di proverbi e modi di dire, la sintassi semplice e paratattica e un italiano «irregolare» modellato sul ritmo del dialetto siciliano (senza però essere dialetto): è il celebre «artificio della regressione» linguistica.
Esempio svolto

Analisi guidata: riconoscere il discorso indiretto libero e lo straniamento

In un brano in stile verista come questo — «Quando lo vedevano passare lungo la cava, sporco di rena rossa, dicevano che era figlio del diavolo; tanto valeva picchiarlo, ché Malpelo era fatto apposta per le percosse» — riconosci e spiega le tecniche narrative impiegate.

  1. 01Individua l'eclissi dell'autore

    Non c'è un narratore esterno che giudica: la voce narrante coincide con la comunità della cava, che esprime il proprio pregiudizio («era figlio del diavolo») come se fosse un dato di fatto condiviso.

  2. 02Riconosci la regressione

    Il punto di vista è quello degli operai della cava: si guarda Malpelo con la mentalità spietata di quel mondo, in cui la violenza sul debole è la norma e non suscita scandalo.

  3. 03Cogli lo straniamento

    Ciò che per il lettore è ingiusto e atroce — picchiare un ragazzo perché ha i capelli rossi — è presentato come naturale e perfino logico («era fatto apposta per le percosse»): l'estraneità di questa logica produce, indirettamente, la denuncia.

  4. 04Isola il discorso indiretto libero

    «tanto valeva picchiarlo, ché Malpelo era fatto apposta per le percosse» riporta il pensiero collettivo della cava senza verbo dichiarativo né virgolette, fondendo la voce narrante con quella dei personaggi e adottandone il lessico popolare («tanto valeva», «ché»).

Risultato: Il brano realizza l'impersonalità verghiana: l'autore si eclissa, il punto di vista regredisce a quello della cava, lo straniamento fa apparire normale la crudeltà e il discorso indiretto libero fonde la voce del narratore con il pregiudizio corale del mondo popolare, ottenendo una denuncia tanto più efficace quanto più implicita.

Obiettivo Maturità

  • Saper riconoscere e nominare le tecniche su un brano (è il cuore della Tipologia A su Verga): distingui regressione (punto di vista), straniamento (effetto di estraneità) e discorso indiretto libero (fusione di voce narrante e voce del personaggio).
  • Il discorso indiretto libero si riconosce dall'assenza di verbi dichiarativi e virgolette unita alla presenza del lessico e dell'intonazione del personaggio: cerca espressioni colloquiali e proverbi dentro la voce narrante.

Errori frequenti

  • Confondere il discorso indiretto libero con il discorso diretto (che ha virgolette e prima persona) o con il discorso indiretto «legato» (introdotto da «disse che»): il discorso indiretto libero non ha né virgolette né verbo dichiarativo.
  • Scambiare la lingua di Verga per dialetto: Verga non scrive in siciliano, ma in un italiano dalla sintassi e dal ritmo «regrediti» verso il parlato popolare, intessuto di proverbi.

Approfondimento

Le tecniche verghiane hanno un preciso spessore teorico. Lo «straniamento» — l'effetto per cui i fatti, visti con gli occhi e i valori del mondo popolare, appaiono rovesciati e perciò «strani» — corrisponde a ciò che la critica novecentesca, riprendendo il formalista russo Viktor Šklovskij, chiama «ostranenie»: rendere non familiare l'ovvio per costringere a vederlo davvero. «Rosso Malpelo» ne è l'esempio supremo: la logica spietata della cava, che maltratta il ragazzo perché ha i capelli rossi e lo dà per «cattivo», è raccontata come cosa naturale, e proprio questa naturalezza produce la denuncia — tanto più forte quanto più il narratore tace. Il «discorso indiretto libero», di ascendenza flaubertiana, fonde la voce del narratore e quella del personaggio senza verbi dichiarativi né virgolette, lasciando affiorare il lessico e l'intonazione del parlato. Sul piano linguistico va ribadito un punto spesso frainteso: Verga non scrive in dialetto, ma costruisce un italiano «regredito», dalla sintassi paratattica e dal ritmo sicilianizzato, intessuto di proverbi. Questa lezione di «coralità» e di regressione avrà lunga eco nel Novecento, fino al Neorealismo e al cinema che porterà sullo schermo il mondo dei vinti.

Ripasso attivo

Scegli un breve passaggio di «Rosso Malpelo» o de «I Malavoglia» e individua le tecniche veristiche presenti (eclissi dell'autore, regressione, straniamento, discorso indiretto libero), motivando ogni riconoscimento con elementi testuali precisi.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Positivismo, Naturalismo e Verismo○
    • 02Verga: dalla narrativa romantica al Verismo◐
    • 03I Malavoglia e il Ciclo dei Vinti◐
    • 04Le tecniche narrative veristiche●

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Naturalismo, Verismo e Giovanni Verga

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Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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