EuraStudy
Internet è la « rete delle reti »: un'infrastruttura mondiale che collega reti eterogenee attraverso la pila di protocolli TCP/IP, sulla quale poggiano i servizi che usiamo ogni giorno. In questo argomento si studiano l'architettura della rete (modello client/server e peer-to-peer), il sistema dei nomi a dominio (DNS), il World Wide Web con i protocolli HTTP/HTTPS e gli URL, i principali servizi (posta elettronica, trasferimento file, cloud) e i temi della sicurezza, dell'identità digitale e della cittadinanza in rete. L'obiettivo è collegare ogni protocollo al servizio che ne fa uso e usare la rete in modo consapevole e critico.
5 sezioni~27 min di lettura3 competenzeLivello Base 1 · Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
È richiesto saper descrivere l'architettura di Internet, il modello client/server, il funzionamento del DNS e del Web (HTTP/URL) e i principali servizi di rete, usandoli con consapevolezza dei rischi.
livello avanzato
L'indirizzo Scienze Applicate approfondisce il rapporto fra protocolli e servizi (lo « stack » applicativo), la differenza HTTP/HTTPS e il ruolo della crittografia, e l'analisi critica di affidabilità, privacy e identità digitale.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Modello client/server e modello peer-to-peer a confronto
Per ciascuno dei seguenti casi indica se si tratta prevalentemente di un'architettura client/server o peer-to-peer e motiva la risposta: (a) consultare una pagina web con il browser; (b) una rete di condivisione di file in cui ciascun utente scarica da e fornisce frammenti agli altri.
Il browser è un client che invia una richiesta; il web server, programma sempre in ascolto, risponde inviando la pagina. I ruoli sono asimmetrici e fissi.
È un'architettura client/server: c'è un nodo che eroga il servizio (server) e uno che lo richiede (client).
Ogni utente al tempo stesso scarica frammenti (agisce da client) e ne fornisce ad altri (agisce da server); non esiste un server centrale che custodisca il file.
È un'architettura peer-to-peer: i nodi sono pari e ciascuno è insieme client e server.
Risultato: (a) client/server (ruoli asimmetrici, server in ascolto); (b) peer-to-peer (nodi pari, ciascuno client e server, nessun server centrale).
Errori frequenti
Approfondimento
Dietro l'idea di «rete delle reti» c'è una struttura tecnica ed economica a livelli. Ogni rete autonoma è un sistema autonomo (AS, Autonomous System) con un proprio identificatore, e gli operatori si organizzano in una gerarchia: i provider di livello 1 (Tier-1) formano la dorsale mondiale e si scambiano traffico alla pari (peering); sotto di loro i provider regionali (Tier-2) e locali (Tier-3) acquistano connettività (transito) e servono l'utente finale; i punti di interscambio (IXP) sono i luoghi fisici in cui le reti si connettono. A far dialogare i sistemi autonomi è il protocollo di instradamento fra domini BGP (Border Gateway Protocol), che propaga le informazioni su come raggiungere ogni blocco di indirizzi. Un'immagine efficace dell'architettura è il «modello a clessidra»: alla strozzatura centrale sta l'unico protocollo IP, sopra il quale fioriscono innumerevoli applicazioni e sotto il quale coesistono tecnologie di trasmissione diverse (fibra, radio, rame); è questa universalità del livello IP a rendere Internet così estensibile. Per avvicinare i contenuti agli utenti e alleggerire i server d'origine, i grandi servizi usano infine le reti di distribuzione dei contenuti (CDN): copie della stessa risorsa replicate in data center geograficamente vicini all'utente — altra ragione per cui la stessa pagina può arrivare da un server diverso a seconda di dove ci si trova.
Ripasso attivo
Spiega che cosa si intende con l'espressione « Internet è la rete delle reti » e descrivi la differenza fra il modello client/server e il modello peer-to-peer, indicando per ciascuno un esempio concreto di servizio e un vantaggio rispetto all'altro.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Risoluzione di un nome di dominio tramite la gerarchia DNS
Dato il nome di dominio « www.scienze.example.it », individua il dominio di primo livello (TLD), il dominio di secondo livello e l'eventuale sottodominio, e spiega in che ordine la gerarchia DNS viene percorsa per risolverlo.
Il nome si legge dalla radice verso le foglie: l'elemento più a destra è il TLD, quelli a sinistra sono via via più specifici.
« .it » è il dominio di primo livello (TLD nazionale, ccTLD dell'Italia).
« example » è il dominio di secondo livello; « scienze » è un sottodominio di example.it; « www » è l'host/sottodominio più specifico.
Il resolver interroga prima un root server (per sapere chi gestisce .it), poi il server del TLD .it, poi il server autoritativo di example.it, fino all'indirizzo IP dell'host www.scienze.example.it.
Risultato: TLD: .it; secondo livello: example; sottodomini: scienze e www. La risoluzione procede dall'alto della gerarchia (root → .it → example.it → host).
Errori frequenti
Approfondimento
La risoluzione DNS ha una meccanica più articolata di quanto sembri. Il resolver locale pone di norma una query ricorsiva a un server DNS ricorsivo (spesso quello del provider), delegandogli l'intera ricerca; questo, a sua volta, procede per query iterative interrogando in sequenza un root server (che rimanda al server del TLD giusto, per esempio «.org»), poi il server del TLD (che rimanda al server autoritativo del dominio) e infine il server autoritativo, che possiede il record cercato. Il DNS non conserva solo indirizzi: gestisce diversi tipi di record — «A» (nome → IPv4), «AAAA» (nome → IPv6), «MX» (server di posta del dominio), «CNAME» (alias di un altro nome), «NS» (server autoritativi) — sicché lo stesso sistema instrada Web e posta. Ogni risposta porta un tempo di vita (TTL) che ne indica la durata in cache: il caching a ogni livello (resolver, sistema operativo, browser) è ciò che evita di ripetere l'intera catena a ogni accesso e rende il DNS scalabile su scala planetaria. Lo stesso meccanismo abilita forme semplici di bilanciamento del carico e di ridondanza, associando più indirizzi a uno stesso nome; ma proprio perché tutto poggia sulla fiducia nelle risposte, un DNS falsificato (spoofing) può dirottare gli utenti verso server malevoli, ed è per questo che si adottano estensioni di sicurezza come DNSSEC, che firmano crittograficamente le risposte.
Ripasso attivo
Descrivi la struttura gerarchica del sistema DNS e illustra, passo per passo, che cosa accade quando un utente digita un indirizzo come « www.example.org » nel browser, dal nome digitato fino all'ottenimento dell'indirizzo IP del server.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Ciclo richiesta-risposta HTTP fra browser e web server
Dato l'URL « https://www.example.org/pagine/info.html », individua schema, host e percorso. Poi spiega che cosa significa per l'utente ricevere dal server il codice di stato 404 anziché 200.
« https » è lo schema: la comunicazione userà HTTP su TLS, quindi cifrata e con verifica del certificato del server.
« www.example.org » è il nome dell'host; verrà risolto in indirizzo IP tramite DNS prima di aprire la connessione.
« /pagine/info.html » è il percorso della risorsa richiesta all'interno del web server.
200 (« OK ») significa che la risorsa è stata trovata e inviata; 404 (« Not Found ») significa che il server è stato raggiunto ma la risorsa a quel percorso non esiste.
Risultato: Schema https, host www.example.org, percorso /pagine/info.html. Il codice 200 indica successo (risorsa inviata); il 404 indica che il server risponde ma la risorsa richiesta non esiste a quel percorso.
Errori frequenti
Approfondimento
HTTP è più ricco del solo «prelevare una pagina». Definisce diversi metodi (verbi) che dichiarano l'intenzione della richiesta: «GET» per leggere una risorsa, «POST» per inviare dati che modificano lo stato del server (l'invio di un modulo), «PUT» e «DELETE» per aggiornare ed eliminare risorse — distinzione centrale nelle API web. Il fatto che HTTP sia senza stato (stateless), cioè che ogni richiesta sia indipendente e il server non «ricordi» le precedenti, è ottimo per la scalabilità ma pone un problema: come riconoscere un utente già autenticato fra una richiesta e l'altra? La risposta sono i cookie (piccoli dati che il browser reinvia a ogni richiesta), le sessioni lato server e i token, che ricostruiscono una continuità sopra un protocollo che di per sé non ne ha. Il protocollo si è inoltre evoluto per le prestazioni: da HTTP/1.1, con una richiesta per volta, a HTTP/2, che multipla più richieste su un'unica connessione, fino a HTTP/3, che poggia su UDP (QUIC) per ridurre le latenze. Va infine distinta la pagina statica (un file HTML servito così com'è) dalla pagina dinamica, generata al momento da un programma lato server in base ai dati (spesso letti da una base di dati) o assemblata lato client da JavaScript: è questo passaggio dal documento statico all'applicazione web a rendere il Web una piattaforma, e non un semplice archivio di testi.
Ripasso attivo
Analizza l'URL « https://www.example.org/pagine/info.html » individuandone le componenti, poi descrivi il ciclo richiesta-risposta del protocollo HTTP che il browser compie per ottenere quella pagina, citando almeno due codici di stato e spiegando che cosa cambierebbe se il protocollo fosse HTTPS.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Mappa dei principali servizi di rete e dei relativi protocolli
Un utente consulta la propria casella di posta dal computer di casa, dallo smartphone e dal tablet, e vuole ritrovare gli stessi messaggi (letti/non letti) su tutti i dispositivi. (a) Quale protocollo di prelievo dovrebbe preferire fra POP3 e IMAP e perché? (b) Con quale protocollo viene invece inviato un messaggio?
Vuole vedere lo stesso stato della casella (gli stessi messaggi, lo stato letto/non letto) su più dispositivi: serve quindi sincronizzazione lato server.
POP3 tipicamente scarica i messaggi e li rimuove dal server, legandoli a un singolo dispositivo; IMAP mantiene i messaggi sul server e li sincronizza fra tutti i dispositivi.
Va scelto IMAP, perché conserva i messaggi sul server e li mantiene coerenti su computer, smartphone e tablet.
L'invio di un messaggio (dal client al server e fra server) avviene con SMTP, distinto dal protocollo di prelievo.
Risultato: (a) IMAP, perché mantiene e sincronizza i messaggi sul server fra più dispositivi (POP3 li scaricherebbe legandoli a uno solo); (b) l'invio avviene con SMTP.
Errori frequenti
Approfondimento
Ciascuno di questi servizi ha una struttura interna che vale la pena conoscere. Un messaggio di posta è composto da un'intestazione (mittente, destinatario, oggetto, percorso seguito) e da un corpo; per allegare file e usare formati diversi dal semplice testo interviene lo standard MIME (Multipurpose Internet Mail Extensions), che codifica gli allegati (spesso in Base64) all'interno del messaggio testuale. Poiché SMTP nacque privo di autenticazione, contro la falsificazione del mittente (spoofing) e lo spam si sono aggiunti meccanismi come SPF, DKIM e DMARC, che permettono di verificare che un'email provenga davvero dal dominio dichiarato. I servizi cloud, dal canto loro, si classificano per «quanto» dello stack forniscono: l'infrastruttura come servizio (IaaS) affitta macchine virtuali e storage grezzi; la piattaforma come servizio (PaaS) offre un ambiente pronto per eseguire applicazioni senza gestire il sistema operativo; il software come servizio (SaaS) eroga l'applicazione finita, usata dal browser (la posta web, i documenti condivisi). A rendere possibile ed economico il cloud è la virtualizzazione: un solo server fisico ospita molte macchine virtuali isolate, oggi affiancate dai container, più leggeri, ed è così che i data center condividono le risorse fra molti clienti. Restano però i nodi critici già indicati: dipendenza dalla connessione, controllo e collocazione fisica dei dati, privacy.
Ripasso attivo
Costruisci una tabella che associ a ciascuno dei tre servizi (posta elettronica, trasferimento file, accesso a pagine web) il/i protocollo/i applicativo/i corrispondente/i, e spiega in particolare la differenza fra POP3 e IMAP nel prelievo della posta.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
La triade della sicurezza e le minacce/difese tipiche
Uno studente riceve un'e-mail che lo invita a « verificare le credenziali » del registro elettronico cliccando un link che porta a una pagina di accesso. (a) Quale minaccia è plausibile? (b) Quali due controlli può fare prima di inserire la password? (c) A quale principio della triade è legata la cifratura HTTPS della pagina?
Un messaggio che spinge con urgenza a inserire credenziali su una pagina raggiunta da un link è il classico schema del phishing.
Verificare il vero indirizzo (URL) della pagina e il dominio dell'host: deve corrispondere al sito ufficiale, non a un nome simile o ingannevole.
Verificare che la connessione sia in HTTPS con un certificato valido (lucchetto), pur ricordando che HTTPS da solo non garantisce l'onestà del sito; nel dubbio, raggiungere il servizio digitando a mano l'indirizzo noto.
La cifratura HTTPS protegge i dati trasmessi da intercettazioni: è legata alla riservatezza (oltre a fornire, tramite il certificato, autenticazione del server).
Risultato: (a) phishing; (b) controllare l'URL/dominio reale e la presenza di HTTPS con certificato valido (meglio digitare a mano l'indirizzo ufficiale); (c) la cifratura HTTPS riguarda la riservatezza dei dati trasmessi.
Errori frequenti
Approfondimento
L'autenticazione — dimostrare di essere chi si dichiara — si fonda su tre categorie di fattori: qualcosa che si sa (una password), qualcosa che si ha (un telefono, un token fisico) e qualcosa che si è (un'impronta, il volto); combinarne almeno due dà l'autenticazione a più fattori (MFA), assai più robusta della sola password. Un principio spesso ignorato riguarda come i servizi conservano le password: mai in chiaro, ma come impronte (hash) calcolate con una funzione crittografica, arricchite da un valore casuale unico per utente, il sale (salt), che impedisce di riconoscere password uguali e di usare tabelle precompilate; così, anche se il database viene rubato, le password restano difficili da ricavare. Le minacce vanno oltre l'intercettazione: gli attacchi di negazione del servizio (DoS e la loro versione distribuita DDoS) saturano un server di richieste per renderlo indisponibile, colpendo la disponibilità; l'iniezione di codice — come la SQL injection che incontreremo con le basi di dati — sfrutta input non controllati; l'ingegneria sociale, di cui il phishing è la forma più comune, aggira la tecnologia manipolando le persone. Sul piano dei diritti, il regolamento europeo GDPR fissa principi come la minimizzazione dei dati (raccogliere solo il necessario), la limitazione delle finalità, il consenso informato e il diritto all'oblio: la cittadinanza digitale unisce così la competenza tecnica alla consapevolezza etica e giuridica, collegando l'informatica all'educazione civica.
Ripasso attivo
Spiega che cosa si intende per triade della sicurezza (riservatezza, integrità, disponibilità) e illustra il ruolo della crittografia e dei certificati digitali nel protocollo HTTPS; concludi indicando due comportamenti di cittadinanza digitale per tutelare la propria identità e i propri dati in rete.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti