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Un documento digitale è una sequenza di bit organizzata secondo precisi schemi di codifica: testo, immagini, audio e video si riducono tutti a numeri, ma ciascun medium adotta una rappresentazione e una compressione diverse. I linguaggi di markup (anzitutto HTML) descrivono la struttura logica di un documento separandola, grazie ai CSS, dalla sua presentazione, mentre i formati strutturati come XML e JSON ne consentono lo scambio fra applicazioni eterogenee. L'appunto guida lo studente dalla codifica dei media alla produzione di pagine web corrette, strutturate, portabili e accessibili.
5 sezioni~26 min di lettura3 competenzeLivello Base 1 · Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
Riconoscere la codifica binaria dei principali media, leggere e scrivere semplice marcatura HTML ben formata e distinguere il ruolo di contenuto (HTML) e presentazione (CSS).
livello avanzato
Strutturare documenti complessi con HTML semantico e CSS, modellare e validare dati con XML/JSON e argomentare le scelte in termini di accessibilità, portabilità e standard aperti.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Dal segnale analogico al documento digitale
Dimensione di un'immagine raster
La dimensione in bit di un'immagine non compressa è il prodotto del numero di pixel in larghezza L per quello in altezza A per la profondità di colore p (bit per pixel).
Multipli binari del byte
In informatica i multipli binari (kibibyte, mebibyte) sono potenze di 2; non vanno confusi con i multipli decimali (kB = 1000 byte) usati nel commercio.
Dimensione di un'immagine raster 800x600 al variare della profondita di colore
Un'immagine raster non compressa è larga 800 pixel e alta 600 pixel, con codifica colore RGB a 24 bit per pixel. Calcola la dimensione del file in byte, in KiB e in MiB, e indica come cambierebbe passando a 8 bit per pixel.
Si moltiplicano larghezza e altezza.
Ogni pixel occupa 24 bit (8 per canale RGB).
Si divide per 8 perché 1 byte = 8 bit.
Si divide per 1024 e poi ancora per 1024.
Con 8 bit/pixel l'immagine occupa un terzo: 480 000 byte, cioè circa 468.75 KiB. La profondità di colore è proporzionale alla dimensione.
Risultato: L'immagine a 24 bit occupa 1 440 000 byte (circa 1406.25 KiB, ovvero circa 1.373 MiB); a 8 bit per pixel scende a 480 000 byte (circa 468.75 KiB), un terzo del precedente.
Errori frequenti
Approfondimento
La digitalizzazione dei segnali continui è governata da un risultato preciso, il teorema del campionamento di Nyquist-Shannon: per ricostruire fedelmente un segnale la frequenza di campionamento deve essere almeno il doppio della massima frequenza presente nel segnale. Poiché l'udito umano arriva a circa 20 kHz, l'audio dei CD campiona a 44,1 kHz; campionare troppo lentamente produce l'aliasing, con frequenze spurie. La dimensione dell'audio non compresso segue allora «frequenza di campionamento × profondità in bit × numero di canali × durata». La compressione, indispensabile per i media, sfrutta due idee diverse. Nei formati senza perdita si elimina la ridondanza statistica: la codifica RLE (run-length) accorcia le sequenze di valori ripetuti, la codifica di Huffman assegna codici più brevi ai simboli più frequenti avvicinandosi al limite entropico teorico di Shannon, e da questi dati si ricostruisce l'originale bit per bit. Nei formati con perdita si scarta anche informazione poco percepibile: il JPEG applica la trasformata discreta del coseno (DCT) e riduce i dettagli fini a cui l'occhio è meno sensibile; l'MP3 usa un modello psicoacustico che elimina i suoni mascherati da altri più forti. È il compromesso fra qualità e dimensione a decidere quale strada seguire, e spiega perché un logo a tinte piatte va salvato in un formato lossless o vettoriale, mentre una fotografia si comprime bene in JPEG.
Ripasso attivo
Un'immagine raster non compressa è larga 800 pixel e alta 600 pixel, con codifica colore RGB a 24 bit per pixel. Calcola la dimensione del file in byte, in kibibyte (KiB) e in mebibyte (MiB), e indica come cambierebbe passando a 8 bit per pixel.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
L'albero DOM di un documento HTML
Scrivi un frammento HTML5 ben formato con un'intestazione contenente un titolo di primo livello, un paragrafo con un collegamento a https://www.miur.gov.it e un'immagine con testo alternativo; poi descrivi l'albero DOM.
Si parte dalla dichiarazione del tipo di documento e dalla radice con head e body: <!DOCTYPE html><html lang="it"><head><meta charset="UTF-8"><title>Esempio</title></head><body> ... </body></html>.
Dentro il body si inserisce un'intestazione semantica con il titolo di primo livello: <header><h1>Documenti digitali</h1></header>. Il tag h1 indica il titolo principale per significato, non per dimensione.
Il collegamento si annida nel paragrafo tramite l'elemento a con attributo href: <p>Visita il <a href="https://www.miur.gov.it">sito del Ministero</a>.</p>. I tag vanno chiusi nell'ordine inverso di apertura.
L'immagine è un elemento vuoto con gli attributi src e alt: <img src="logo.png" alt="Logo della scuola">. L'attributo alt è indispensabile per l'accessibilità.
La radice html ha due figli, head (con meta e title) e body; body contiene header (con h1), un paragrafo p (con dentro a) e img. Ogni elemento è un nodo, il testo e gli attributi sono foglie.
Risultato: Un frammento ben formato annida correttamente i tag e usa elementi semantici; il suo DOM è un albero con radice html, i rami head e body e, sotto body, header/h1, p/a e img.
Errori frequenti
Approfondimento
La pagina web moderna si regge su tre livelli complementari, applicazione concreta della separazione delle responsabilità: HTML per la struttura e il significato, CSS per la presentazione, JavaScript per il comportamento. HTML è dichiarativo — descrive «che cosa» sono le cose, non «come» calcolarle — mentre JavaScript è un vero linguaggio di programmazione imperativo che agisce sulla pagina. Il ponte fra i due è proprio il DOM: il browser, leggendo l'HTML, ne costruisce l'albero degli oggetti, e JavaScript può poi leggerlo e modificarlo a tempo di esecuzione (aggiungere un nodo, cambiare un testo, reagire a un clic), così che la pagina diventi dinamica senza doversi ricaricare. Vale la pena conoscere a grandi linee come il browser trasforma il markup in pixel: analizza (parsing) l'HTML costruendo il DOM e i CSS costruendo il CSSOM, li combina nel render tree, calcola la geometria di ogni scatola (layout o reflow) e infine disegna (painting). Gli elementi di modulo (form, input) collegano infine la pagina al server: i dati inseriti dall'utente vengono inviati e un programma lato server li elabora — l'anello che porta dal documento statico all'applicazione web vera e propria, argomento che riprenderemo con la struttura di Internet e i suoi servizi. Comprendere questa architettura a strati chiarisce perché la scelta dei tag debba seguire il significato, lasciando l'aspetto ai CSS e l'interattività a JavaScript.
Ripasso attivo
Scrivi un frammento HTML5 ben formato che rappresenti una pagina con un'intestazione contenente un titolo di primo livello, un paragrafo di testo con al suo interno un collegamento a https://www.miur.gov.it e un'immagine con testo alternativo. Poi descrivi a parole l'albero DOM corrispondente.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Separazione tra contenuto (HTML) e presentazione (CSS)
Dato «<p class="avviso">Attenzione</p>», scrivi una regola CSS per un foglio di stile esterno che renda gli elementi di classe «avviso» rossi, in grassetto e con margine superiore di 12 pixel; motiva la scelta del foglio esterno.
L'elemento porta class="avviso", quindi si usa il selettore di classe, che in CSS si scrive con un punto davanti al nome: .avviso.
Dopo il selettore si apre la graffa che racchiude le dichiarazioni proprietà: valore separate da punto e virgola: .avviso { ... }.
color: red; imposta il colore del testo; font-weight: bold; lo rende grassetto; margin-top: 12px; aggiunge il margine superiore richiesto.
La regola va salvata in un file, per esempio stile.css, richiamato nell'head con <link rel="stylesheet" href="stile.css">, così la stessa regola vale per tutte le pagine del sito.
Il foglio esterno separa nettamente contenuto e presentazione: una sola modifica aggiorna tutte le pagine e mantiene l'HTML pulito, a differenza dello stile in linea che andrebbe ripetuto su ogni elemento.
Risultato: .avviso { color: red; font-weight: bold; margin-top: 12px; } in un file .css collegato con <link>: una regola unica, riusabile e manutenibile su tutto il sito.
Errori frequenti
Approfondimento
Il nome «a cascata» nasconde un algoritmo preciso di risoluzione dei conflitti. Quando più regole toccano la stessa proprietà di uno stesso elemento, vince quella con maggiore specificità, calcolata come una terna che conta (identificatori id; classi, attributi e pseudo-classi; elementi): uno stile in linea batte un id, un id batte una classe, una classe batte un selettore di tipo; a parità di specificità prevale l'ultima regola dichiarata, e «!important» scavalca tutto, da usare con parsimonia. A questo si aggiunge l'ereditarietà: alcune proprietà (come il colore del testo o il font) passano dagli elementi contenitori ai contenuti, altre no. Ogni elemento è reso come una scatola del box model — contenuto, spaziatura interna (padding), bordo e margine — e la proprietà «box-sizing» decide se larghezza e altezza comprendano o meno padding e bordo, causa frequente di layout inattesi. I sistemi di disposizione moderni, Flexbox (per allineamenti lungo un asse) e Grid (per griglie bidimensionali), hanno sostituito i vecchi espedienti basati sui «float», permettendo layout robusti; uniti alle media query — regole condizionali sulle dimensioni dello schermo — realizzano il design responsivo, che adatta la stessa pagina dal telefono al monitor. È qui che la separazione fra contenuto e presentazione mostra tutto il suo valore: la stessa struttura HTML, con fogli di stile diversi, può essere ripresentata per media e dispositivi differenti senza toccare il contenuto.
Ripasso attivo
Dato il paragrafo HTML «<p class="avviso">Attenzione</p>», scrivi una regola CSS, da inserire in un foglio di stile esterno, che renda tutti gli elementi con classe «avviso» di colore rosso, in grassetto e con un margine superiore di 12 pixel; spiega poi perché questa soluzione è preferibile allo stile in linea.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Lo stesso dato in XML e in JSON
Rappresenta i dati di un libro (titolo «Informatica», autore «M. Rossi», anno 2024, disponibile sì) in XML ben formato e in JSON equivalente, e indica dove preferiresti ciascun formato.
I dati sono quattro: titolo (testo), autore (testo), anno (numero) e disponibile (booleano). Servono per entrambe le rappresentazioni.
Si sceglie un elemento radice e si annida un sottoelemento per campo: <libro><titolo>Informatica</titolo><autore>M. Rossi</autore><anno>2024</anno><disponibile>true</disponibile></libro>. I tag sono chiusi e annidati: il documento è ben formato.
Si usa un oggetto con coppie chiave: valore, chiavi fra virgolette e niente virgola finale: { "titolo": "Informatica", "autore": "M. Rossi", "anno": 2024, "disponibile": true }. I numeri e i booleani non vanno fra virgolette.
L'XML usa più caratteri (tag di apertura e chiusura) ed è validabile con uno schema; il JSON è più compatto e direttamente mappabile sulle strutture dati di un linguaggio.
Preferirei JSON per uno scambio rapido di dati fra un'applicazione web e un server (API); preferirei XML per un documento complesso da validare rigorosamente con uno schema o ricco di attributi e namespace.
Risultato: I dati si rappresentano fedelmente sia in XML (verboso ma validabile) sia in JSON (conciso e leggero); JSON è ideale per le API web, XML per documenti complessi e da validare.
Errori frequenti
Approfondimento
XML e JSON sono formati di serializzazione: trasformano le strutture dati presenti in memoria (oggetti, liste, record) in una sequenza di caratteri trasmissibile o memorizzabile, e viceversa la deserializzazione (parsing) le ricostruisce nelle strutture del linguaggio ricevente. È questo che rende possibile lo scambio fra sistemi eterogenei: un server scritto in un linguaggio produce JSON, un client scritto in un altro linguaggio lo interpreta. La struttura ad albero di XML si interroga con linguaggi dedicati come XPath e si trasforma con XSLT, mentre la validità di un documento si controlla contro uno schema (XML Schema per XML, JSON Schema per JSON) che ne fissa i campi ammessi, i tipi e le cardinalità — l'analogo, per i dati scambiati, di un controllo di tipo. È in questo ruolo che JSON domina il web: le API in stile REST espongono risorse che il client richiede via HTTP ottenendo in risposta JSON, immediatamente convertibile in oggetti del linguaggio. Rispetto ai formati testuali, i formati binari (come Protocol Buffers) sono più compatti e veloci da elaborare ma non leggibili dall'uomo; il CSV resta comodissimo per dati tabellari semplici ma non rappresenta strutture annidate. La scelta del formato è dunque un compromesso fra leggibilità, verbosità, capacità espressiva e prestazioni, sempre nel segno della portabilità e dell'interoperabilità, gli stessi valori che governano la progettazione delle basi di dati e delle reti.
Ripasso attivo
Rappresenta i dati di un libro (titolo «Informatica», autore «M. Rossi», anno 2024, disponibile sì) prima in XML ben formato e poi in JSON equivalente; indica infine in quale contesto preferiresti ciascun formato.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I pilastri di un documento accessibile e portabile
Una pagina usa solo <div>, immagini senza alt e segnala i link solo con il colore. Individua almeno tre problemi di accessibilità e proponi una correzione di marcatura per ciascuno.
Costruire tutto con <div> priva i lettori di schermo di punti di riferimento. Correzione: usare elementi semantici (header, nav, main, article, footer) e titoli gerarchici h1, h2, h3 per dare struttura al documento.
Senza l'attributo alt un'immagine è invisibile alle tecnologie assistive. Correzione: aggiungere a ogni immagine un alt descrittivo, per esempio <img src="grafico.png" alt="Grafico delle vendite 2024">; alt="" solo per immagini puramente decorative.
Chi non percepisce i colori non riconosce i collegamenti. Correzione: marcarli con l'elemento <a> (che porta un significato, non un colore) e aggiungere un segnale non cromatico, per esempio la sottolineatura, oltre a un contrasto adeguato.
Si controlla la pagina con un validatore W3C e con le linee guida WCAG, verificando contrasto, navigazione da tastiera e correttezza del markup.
Risultato: I tre interventi (HTML semantico, attributi alt, link marcati con <a> e segnale non solo cromatico) rendono la pagina accessibile e, aderendo agli standard W3C/WCAG, anche più portabile.
Errori frequenti
Approfondimento
Le linee guida WCAG del W3C organizzano l'accessibilità attorno a quattro principi, riassunti dall'acronimo POUR: il contenuto deve essere percepibile (alternative testuali, sottotitoli, contrasto sufficiente), utilizzabile (navigabile da tastiera, senza trappole, con tempi adeguati), comprensibile (linguaggio chiaro, comportamento prevedibile) e robusto (interpretabile in modo affidabile da browser e tecnologie assistive attuali e future). Su questi principi poggiano tecniche concrete: la marcatura semantica di HTML5 comunica di per sé la struttura ai lettori di schermo, e dove il markup nativo non basta si aggiungono gli attributi ARIA (ruoli, stati e proprietà) che descrivono alle tecnologie assistive i componenti interattivi complessi. Una buona pagina segue inoltre il miglioramento progressivo (progressive enhancement): parte da una base solida in HTML che funziona ovunque e vi aggiunge stile e interattività come strati opzionali, così che, se CSS o JavaScript non sono disponibili, il contenuto resti comunque fruibile (degradazione elegante). Infine, l'adesione a standard aperti e documentati non serve solo alla portabilità immediata fra dispositivi, ma anche alla conservazione a lungo termine: un documento in un formato aperto resterà leggibile anche quando il software con cui è stato creato sarà scomparso, mentre un formato proprietario chiuso rischia di diventare illeggibile. Accessibilità e portabilità sono così due aspetti di una stessa etica del progetto: pensare a tutti i lettori, oggi e domani.
Ripasso attivo
Ti viene fornita una pagina web che usa solo elementi «<div>», immagini senza attributo «alt» e indica i link soltanto cambiandone il colore. Individua almeno tre problemi di accessibilità e proponi per ciascuno una correzione concreta a livello di marcatura.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti