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Sintassi del periodo

La sintassi del periodo studia il modo in cui le proposizioni si combinano in un'unità di senso complessa, distinguendo i rapporti di coordinazione (paratassi) e di subordinazione (ipotassi) e classificando le subordinate in base alla funzione logica e ai modi che le reggono. In greco questa architettura si fonda su un sistema raffinato di particelle e congiunzioni (« μέν … δέ », « ὥστε », « ἵνα », « ἄν »), sull'opposizione aspettuale dei modi e su costruzioni peculiari come il periodo ipotetico nei suoi quattro tipi e l'ottativo obliquo del discorso indiretto. Padroneggiare questa materia è la chiave per analizzare e tradurre i periodi articolati che caratterizzano la prosa d'autore della seconda prova dell'Esame di Stato.

4 sezioni·~24 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 1 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0333 / 14
Profilo d’esame
Analizzare la struttura del periodo complesso individuando gerarchie e rapporti logici tra le proposizioniTradurre periodi articolati rendendo correttamente i nessi sintattici nella lingua d'arrivoRiconoscere le peculiarità della sintassi del periodo greco (modi, particelle, costruzioni)
Operatori:analizzaclassificatraducispiegadistinguigiustificainterpretacommentaconfronta

livello base

Riconoscere e tradurre correttamente le principali subordinate (completive e circostanziali) e i quattro tipi di periodo ipotetico indipendente, individuando con sicurezza le proposizioni reggenti.

livello avanzato

Analizzare l'intero impianto del periodo complesso d'autore, incluso il periodo ipotetico dipendente, la consecutio temporum e l'uso dell'ottativo obliquo nel discorso indiretto, giustificando ogni scelta di resa.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Sintassi del periodo
    • 01Coordinazione e subordinazione○
    • 02Le proposizioni completive e circostanziali◐
    • 03Il periodo ipotetico●
    • 04Il discorso indiretto e la consecutio temporum●
§ 01

Coordinazione e subordinazione#

●○○BaseLPOSA-greco-lingua-sintassi-periodo

Albero sintattico di un periodo complesso

Albero sintattico del periodoDiagramma ad albero, 2 percorsi, Dati: Principale — οἱ μὲν στρατιῶται ἔμενον; Coordinata (δέ) — οἱ δὲ ἀπῆλθον → Subordinata temp. (ἐπεί) — ἐπεὶ ὁ στρατηγὸς ἐκέλευσενCoordinata (δέ) — οἱ δὲ ἀπῆλθονPeriodoPrincipale — οἱ μὲν στρατιῶται ἔμενονSubordinata temp. (ἐπεί) — ἐπεὶ ὁ στρατ…
Fig. 1Ipotassi (dipendenza) e paratassi (coordinazione μέν … δέ) a confronto: «Alcuni soldati restavano, altri se ne andarono, dopo che lo stratego diede l'ordine».

Punti chiave

Il periodo è l'unità sintattica formata da una o più proposizioni legate tra loro: comprendere come queste proposizioni si dispongono — affiancate sullo stesso piano oppure subordinate l'una all'altra — è il primo passo per analizzare e tradurre qualsiasi testo greco d'autore. Si distinguono due grandi modalità di collegamento: la coordinazione (o paratassi), che pone le proposizioni sullo stesso livello logico, e la subordinazione (o ipotassi), che le organizza in una gerarchia di reggenti e dipendenti.
La coordinazione unisce due o più proposizioni indipendenti, o due subordinate di pari grado, mediante congiunzioni coordinanti. In greco essa è caratterizzata da una ricchissima rete di particelle: copulative (« καί », « τε … καί », « δέ »), avversative (« ἀλλά », « μέντοι »), dichiarative-esplicative (« γάρ »), conclusive (« οὖν », « ἄρα », « τοίνυν ») e disgiuntive (« ἤ »). Tratto distintivo della prosa greca è la correlazione « μέν … δέ », che bilancia due membri (« da un lato … dall'altro »): il « μέν » preannuncia, il « δέ » contrappone, e spesso in italiano si rende con una semplice virgola o con « invece ».
La subordinazione instaura un rapporto di dipendenza: una proposizione (la subordinata) completa o determina un'altra (la reggente), da cui dipende logicamente e sintatticamente. La subordinata può essere introdotta da una congiunzione subordinante (« ὅτι », « ἵνα », « ἐπεί », « εἰ »), da un pronome o avverbio relativo, oppure essere espressa con un modo nominale del verbo (participio o infinito): proprio la subordinazione implicita per mezzo del participio e dell'infinito è uno dei tratti più caratteristici della lingua greca (ripasso dalla sintassi dei casi e del verbo).
Per analizzare un periodo complesso conviene procedere per gerarchie: si individua anzitutto la proposizione principale (la reggente assoluta, di norma di modo finito e non introdotta da congiunzione subordinante), poi le subordinate di primo grado che dipendono direttamente da essa, quindi le subordinate di grado successivo che dipendono a loro volta da una subordinata. Le subordinate si classificano in tre grandi famiglie funzionali: le sostantive o completive (svolgono la funzione di soggetto o oggetto), le aggettive o relative (determinano un nome) e le avverbiali o circostanziali (esprimono una circostanza: fine, causa, tempo, conseguenza, condizione, concessione, paragone).
Esempio svolto

Analisi e traduzione di un periodo a tre proposizioni

Analizza la struttura del periodo « οἱ μὲν στρατιῶται ἔμενον, οἱ δὲ ἀπῆλθον, ἐπεὶ ὁ στρατηγὸς ἐκέλευσεν » e traducilo in italiano.

  1. 01Individuare la principale

    « οἱ μὲν στρατιῶται ἔμενον » ha il verbo di modo finito ἔμενον (imperfetto indicativo) non introdotto da congiunzione subordinante: è la proposizione principale (« i soldati restavano »).

  2. 02Riconoscere la coordinata

    « οἱ δὲ ἀπῆλθον » è coordinata alla principale tramite la correlazione μέν … δέ: stesso piano logico, verbo finito ἀπῆλθον (aoristo). Si rende con « altri invece se ne andarono ».

  3. 03Riconoscere la subordinata

    « ἐπεὶ ὁ στρατηγὸς ἐκέλευσεν » è introdotta dalla congiunzione subordinante ἐπεί (« poiché / dopo che »): è una circostanziale temporale (con sfumatura causale) con l'indicativo, dipendente dal periodo.

  4. 04Rendere i nessi

    La correlazione μέν … δέ si rende contrapponendo i due gruppi di soggetti; ἐπεί con l'aoristo indica un'azione anteriore puntuale (« dopo che / quando »).

Risultato: « Alcuni soldati restavano, altri invece se ne andarono, dopo che lo stratego ne diede l'ordine. » Il periodo è formato da una principale, una coordinata avversativa (μέν … δέ) e una subordinata circostanziale temporale (ἐπεί + indicativo).

Obiettivo Maturità

  • Saper distinguere a colpo d'occhio una proposizione coordinata da una subordinata è il presupposto della comprensione richiesta nella seconda prova: il valutatore verifica che lo studente ricostruisca la corretta gerarchia delle proposizioni prima di tradurre.
  • La resa appropriata della correlazione « μέν … δέ » e delle particelle connettive (« γάρ » causale-esplicativo, « οὖν » conclusivo) è un indicatore esplicito della « comprensione del testo » e della « correttezza e completezza della traduzione » nelle griglie ministeriali.

Errori frequenti

  • Confondere il « δέ » coordinante (avversativo o semplicemente continuativo) con l'articolo o con altre forme, oppure tradurre meccanicamente ogni « μέν … δέ » con « da una parte … dall'altra » anche quando un più sobrio « invece » o una semplice virgola sarebbero più naturali in italiano.
  • Scambiare la proposizione principale: cercare la reggente tra le proposizioni introdotte da congiunzione subordinante (che sono per definizione dipendenti) invece di individuare il verbo di modo finito non subordinato che regge l'intero periodo.

Approfondimento

Un tratto che distingue la lingua greca è la finezza della sua connessione: mentre l'epica omerica procede per lo più per paratassi, giustapponendo frasi legate da semplici «καί» o «δέ», la prosa attica del V-IV secolo sviluppa una ipotassi raffinatissima, capace di incastonare molte subordinate in un unico periodo (il celebre «periodo» di Tucidide o di Demostene). Governare questa architettura richiede di riconoscere due categorie di parole-spia. La prima sono le particelle postpositive, che non aprono mai la frase ma si collocano in seconda posizione: «δέ, γάρ, οὖν, μέν, μέντοι, τοίνυν». Individuarle è il primo gesto dell'analisi, perché segnano lo stacco e il tipo di legame fra i membri. La seconda sono le correlazioni, coppie che il greco ama e che l'italiano spesso comprime: «μέν … δέ» (da un lato … dall'altro), «τε … καί» e «τε … τε» (sia … sia), «οὔτε … οὔτε» / «μήτε … μήτε» (né … né), «καὶ … καί» (tanto … quanto). Accanto sta l'asindeto, l'assenza voluta di congiunzione, che può conferire enfasi, concitazione o solennità e va reso senza aggiungere connettivi arbitrari. Sul piano del metodo, davanti a un periodo lungo conviene isolare per prima cosa il verbo di modo finito non subordinato — la principale — e da lì scendere per gerarchia alle dipendenti, poiché in greco il verbo principale può trovarsi molto lontano dall'inizio, differito da participi e incisi. Distinguere con sicurezza paratassi e ipotassi, e riconoscere le particelle che le segnalano, è la condizione preliminare di ogni traduzione corretta.

Ripasso attivo

Analizza il seguente periodo individuando la proposizione principale, le coordinate e le subordinate, e classifica ciascuna subordinata: « οἱ μὲν στρατιῶται ἔμενον, οἱ δὲ ἀπῆλθον, ἐπεὶ ὁ στρατηγὸς ἐκέλευσεν ». Poi traducilo in italiano corretto.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Le proposizioni completive e circostanziali#

●●○StandardLPOSA-greco-lingua-sintassi-periodo

Mappa delle subordinate per categoria semantica

Le subordinate per categoriaDiagramma ad albero, 9 percorsi, Dati: Completive → dichiarative: ὅτι, ὡς; Completive → interrogative ind.: εἰ, τίς; Completive → volitive: ἵνα, ὅπως; Circostanziali → finali: ἵνα, ὅπως; Circostanziali → consecutive: ὥστε; Circostanziali → causali: ἐπεί, ὅτι; Circostanziali → temporali: ὅτε, ὅταν; Circostanziali → concessive: εἰ καί, καίπερ; Circostanziali → comparative: ὡς, ὥσπερCompletiveCircostanzialiSubordinatedichiarative: ὅτι, ὡςinterrogative ind.: εἰ, τίςvolitive: ἵνα, ὅπωςfinali: ἵνα, ὅπωςconsecutive: ὥστεcausali: ἐπεί, ὅτιtemporali: ὅτε, ὅτανconcessive: εἰ καί, καίπερcomparative: ὡς, ὥσπερ
Fig. 2Le volitive (scopo, volontà) reggono il congiuntivo dopo tempo principale o l'ottativo obliquo dopo tempo storico.

Punti chiave

Le subordinate si raggruppano per funzione logica: le completive (o sostantive) occupano nel periodo il posto del soggetto o dell'oggetto, completando il senso del verbo reggente; le circostanziali (o avverbiali) precisano una circostanza dell'azione principale. Padroneggiare la mappa di queste subordinate — il connettivo che le introduce e il modo che le regge — consente di ricostruire con sicurezza i rapporti logici del periodo greco.
Le completive si distinguono in tre tipi. Le dichiarative dipendono da verbi di dire e di sapere e sono introdotte da « ὅτι » o « ὡς » con i modi finiti (indicativo, oppure ottativo obliquo in dipendenza da tempo storico), o anche dalla costruzione con l'infinito (verba dicendi) o con il participio predicativo (verba sentiendi, come « οἶδα »). Le volitive (o desiderative) dipendono da verbi di volontà e di sforzo e sono introdotte da « ὅπως » o « ἵνα » con il congiuntivo o, soprattutto dopo verbi di sforzo, da « ὅπως » con l'indicativo futuro. Le interrogative indirette dipendono da verbi di domandare e di sapere e sono introdotte dagli aggettivi e avverbi interrogativi (« τίς », « πότερον … ἤ », « εἰ » = « se ») con l'indicativo o l'ottativo obliquo.
Le circostanziali coprono l'intera gamma dei rapporti logici. Le finali sono introdotte da « ἵνα », « ὅπως », « ὡς » con il congiuntivo (dopo tempo principale) o l'ottativo obliquo (dopo tempo storico) ed esprimono lo scopo. Le consecutive sono introdotte da « ὥστε » e indicano la conseguenza: con l'infinito esprimono una conseguenza possibile o naturale, con l'indicativo una conseguenza reale ed effettivamente avvenuta. Le causali sono introdotte da « ὅτι », « διότι », « ἐπεί », « ἐπειδή » con l'indicativo (causa oggettiva) o l'ottativo obliquo (causa soggettiva, riferita al pensiero altrui).
Le temporali sono introdotte da « ὅτε », « ἐπεί », « ἐπειδή » (azione determinata, con l'indicativo) o da « ἕως », « πρίν », « ἔστε » per la contemporaneità e l'anteriorità; quando esprimono eventualità ripetuta o futura assumono « ἄν » + congiuntivo (« ὅταν », « ἐπειδάν »). Le concessive, introdotte da « εἰ καί », « καίπερ » (con il participio), ammettono un fatto nonostante il quale vale la principale. Le comparative, introdotte da « ὡς », « ὥσπερ », « καθάπερ », istituiscono un paragone. Determinante in tutta questa sintassi è l'opposizione aspettuale dei temi verbali (ripasso): il congiuntivo presente esprime un'azione durativa, l'aoristo un'azione momentanea.
Esempio svolto

Riconoscere la consecutiva: infinito o indicativo dopo « ὥστε »

Classifica e traduci: « οὕτως ἀνδρεῖος ἦν ὥστε πάντας θαυμάζειν » e poi « οὕτως ἀνδρεῖος ἦν ὥστε πάντες ἐθαύμασαν ». Spiega la differenza.

  1. 01Reggente e antecedente

    In entrambi i casi la principale è « οὕτως ἀνδρεῖος ἦν » (« era così coraggioso »): l'avverbio οὕτως annuncia una consecutiva introdotta da ὥστε.

  2. 02ὥστε + infinito

    « ὥστε πάντας θαυμάζειν »: infinito (θαυμάζειν) con soggetto in accusativo (πάντας). Esprime la conseguenza come possibile, naturale, non necessariamente realizzata: « tanto da suscitare l'ammirazione di tutti ».

  3. 03ὥστε + indicativo

    « ὥστε πάντες ἐθαύμασαν »: indicativo (ἐθαύμασαν, aoristo) con soggetto in nominativo (πάντες). Esprime la conseguenza come fatto realmente accaduto: « cosicché tutti (lo) ammirarono ».

  4. 04Sintesi della differenza

    L'infinito segnala la conseguenza tendenziale/potenziale (rapporto logico), l'indicativo la conseguenza effettiva (rapporto di fatto): la scelta del modo cambia la sfumatura della traduzione.

Risultato: Prima frase: « Era così coraggioso da suscitare l'ammirazione di tutti » (consecutiva con ὥστε + infinito, conseguenza possibile). Seconda frase: « Era così coraggioso che tutti lo ammirarono » (consecutiva con ὥστε + indicativo, conseguenza reale).

Obiettivo Maturità

  • La distinzione tra consecutiva con « ὥστε » + infinito (conseguenza possibile / tendenziale) e « ὥστε » + indicativo (conseguenza reale, effettivamente accaduta) è un nodo classico verificato nella comprensione e nella resa della seconda prova.
  • Riconoscere il modo richiesto dalla reggente (congiuntivo dopo tempo principale, ottativo obliquo dopo tempo storico) nelle finali e nelle completive volitive è indicatore diretto della corretta analisi morfosintattica premiata dalla griglia ministeriale.

Errori frequenti

  • Tradurre indistintamente ogni « ἵνα » con « affinché »: « ἵνα » introduce sì la finale (con congiuntivo/ottativo), ma in altri contesti vale come avverbio di luogo « dove »; analogamente confondere « ὡς » finale, dichiarativo, comparativo o temporale senza guardare al modo del verbo.
  • Ignorare il valore aspettuale del modo nelle subordinate: rendere un congiuntivo aoristo come se fosse durativo (« mentre fa ») invece che momentaneo (« che faccia / abbia fatto »), perdendo la sfumatura che la griglia valuta come correttezza interpretativa.

Approfondimento

La classificazione delle subordinate diventa competenza traduttiva quando si padroneggiano gli snodi in cui il modo cambia il senso. Il più verificato è la consecutiva con «ὥστε»: seguìta dall'infinito esprime una conseguenza logica, possibile o naturale, spesso legata a un correlativo nella reggente («οὕτω … ὥστε», tanto … che); seguìta dall'indicativo esprime invece una conseguenza reale ed effettivamente accaduta, mettendo in rilievo il fatto. La stessa opposizione fra realtà e prospettiva governa finali e completive volitive: dopo tempo principale il congiuntivo, dopo tempo storico l'ottativo obliquo, spia della dipendenza narrativa. Un capitolo a parte sono le completive di timore, rette da verbi come «φοβοῦμαι, δέδοικα»: introdotte da «μή» (temo che avvenga ciò che non voglio) e da «μὴ οὐ» (temo che non avvenga ciò che voglio), rovesciano la logica italiana e vanno imparate come blocco. Vanno inoltre distinti i verbi di sforzo e di cura («ἐπιμελοῦμαι, σπουδάζω, παρασκευάζομαι»), che costruiscono con «ὅπως» + indicativo futuro, dalle finali propriamente dette. Infine, le relative non sono sempre puramente determinative: possono assumere valore finale (con l'indicativo futuro: «πέμπω τὸν ἀγγελοῦντα», mando chi annunci), consecutivo, causale o condizionale, sfumature da riconoscere e rendere con la subordinata italiana adeguata. Determinante in tutto ciò resta l'aspetto: il congiuntivo o l'ottativo presente indicano durata, l'aoristo un atto momentaneo, e la resa italiana deve rispecchiarlo.

Ripasso attivo

Classifica e traduci ciascuna subordinata, indicando il modo che la regge: (a) « λέγει ὅτι οἱ πολέμιοι πάρεισιν »; (b) « ἀπῆλθον, ἵνα μὴ ληφθεῖεν »; (c) « οὕτως ἀνδρεῖος ἦν ὥστε πάντας θαυμάζειν ».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Il periodo ipotetico#

●●●ApprofondimentoLPOSA-greco-lingua-sintassi-periodo

Schema dei quattro tipi di periodo ipotetico

I quattro periodi ipoteticiTabella con 2 colonne e 4 righe, Dati: Tipo · Protasi → Apodosi; realtà · εἰ + indicativo → indicativo; eventualità · ἐάν + congiuntivo → indic. futuro; possibilità · εἰ + ottativo → ottativo + ἄν; irrealtà · εἰ + indic. storico → indic. storico + ἄνTIPOPROTASI → APODOSIrealtàεἰ + indicativo → indicativoeventualitàἐάν + congiuntivo → indic.futuropossibilitàεἰ + ottativo → ottativo +ἄνirrealtàεἰ + indic. storico → indic.storico + ἄν
Fig. 3La particella ἄν nell'apodosi segnala possibilità (con l'ottativo) o irrealtà (con l'indicativo storico: imperfetto per il presente, aoristo per il passato).

Punti chiave

Il periodo ipotetico esprime un rapporto di condizione: la subordinata condizionale (protasi, introdotta da « εἰ » = « se ») enuncia l'ipotesi, la reggente (apodosi) ne esprime la conseguenza. Il greco distingue con grande precisione quattro tipi, secondo il grado di realtà attribuito all'ipotesi; ciascun tipo è individuato da una precisa combinazione di congiunzione, modo e tempo nella protasi e nell'apodosi. Riconoscere il tipo è indispensabile per tradurre correttamente, perché determina l'uso dei modi italiani (indicativo, congiuntivo, condizionale).
Il primo tipo è quello della realtà (oggettività): protasi « εἰ » + indicativo, apodosi con indicativo. L'ipotesi è presentata come reale o assunta come tale, senza giudizio sulla sua probabilità (« εἰ τοῦτο λέγεις, ἁμαρτάνεις » = « se dici questo, sbagli »). Il secondo tipo è quello dell'eventualità (prospettiva futura): protasi « ἐάν » (= εἰ + ἄν) + congiuntivo, apodosi con indicativo futuro (o imperativo). L'ipotesi riguarda il futuro come probabile e realizzabile (« ἐὰν τοῦτο λέγῃς, ἁμαρτήσῃ » = « se dirai questo, sbaglierai »).
Il terzo tipo è quello della possibilità (potenzialità nel presente o nel futuro): protasi « εἰ » + ottativo, apodosi con ottativo + « ἄν ». L'ipotesi è presentata come possibile ma meramente immaginata (« εἰ τοῦτο λέγοις, ἁμαρτάνοις ἄν » = « se tu dicessi questo, sbaglieresti »). Il quarto tipo è quello dell'irrealtà (contrarietà ai fatti): protasi « εἰ » + indicativo storico (imperfetto per il presente, aoristo per il passato), apodosi con indicativo storico + « ἄν ». L'ipotesi è data come contraria alla realtà (« εἰ τοῦτο ἔλεγες, ἡμάρτανες ἄν » = « se tu dicessi questo [ma non lo dici], sbaglieresti »; con l'aoristo: « se tu avessi detto … avresti sbagliato »).
La spia formale più affidabile è la particella modale « ἄν »: la sua presenza nell'apodosi (insieme all'ottativo o all'indicativo storico) segnala il terzo o il quarto tipo (possibilità / irrealtà), mentre la sua presenza nella protasi sotto forma di « ἐάν » + congiuntivo segnala il secondo tipo (eventualità). I quattro tipi possono comparire anche in forma dipendente, all'interno di un discorso indiretto: in tal caso la protasi del periodo dell'eventualità o della realtà può passare all'ottativo obliquo (« ἄν » cade dalla protasi), mentre l'apodosi si trasforma di norma in infinitiva o in ottativo obliquo conservando l'« ἄν » dei tipi della possibilità e dell'irrealtà.
Esempio svolto

Classificare e tradurre i quattro tipi

Classifica e traduci: (a) « ἐὰν πονῇς, μαθήσῃ »; (b) « εἰ ἐπόνεις, ἐμάνθανες ἄν »; (c) « εἰ πονοίης, μανθάνοις ἄν »; (d) « εἰ πονεῖς, μανθάνεις ».

  1. 01(a) Eventualità

    Protasi ἐάν + congiuntivo (πονῇς), apodosi indicativo futuro (μαθήσῃ): secondo tipo, ipotesi futura realizzabile → « Se ti impegnerai, imparerai ».

  2. 02(b) Irrealtà del presente

    Protasi εἰ + imperfetto (ἐπόνεις), apodosi imperfetto + ἄν (ἐμάνθανες ἄν): quarto tipo, irrealtà nel presente → « Se ti impegnassi [ma non lo fai], impareresti ».

  3. 03(c) Possibilità

    Protasi εἰ + ottativo (πονοίης), apodosi ottativo + ἄν (μανθάνοις ἄν): terzo tipo, ipotesi possibile/immaginata → « Se ti impegnassi, impareresti ».

  4. 04(d) Realtà

    Protasi εἰ + indicativo (πονεῖς), apodosi indicativo (μανθάνεις): primo tipo, ipotesi assunta come reale → « Se ti impegni, impari ».

Risultato: (a) eventualità: « Se ti impegnerai, imparerai »; (b) irrealtà del presente: « Se ti impegnassi, impareresti »; (c) possibilità: « Se ti impegnassi, impareresti »; (d) realtà: « Se ti impegni, impari ». La distinzione (b)/(c) emerge dal modo della protasi (indicativo storico vs ottativo): nella resa italiana, l'irrealtà sottintende la contrarietà al fatto presente.

Obiettivo Maturità

  • Il riconoscimento del tipo di periodo ipotetico a partire dalla coppia modo-tempo (e dalla presenza/assenza di « ἄν ») è un classico quesito di analisi e di traduzione: la griglia premia la resa coerente nei modi italiani corrispondenti.
  • Distinguere l'irrealtà del presente (imperfetto, « se ora … ») dall'irrealtà del passato (aoristo, « se allora avessi … ») è il punto più discriminante: l'errore di tempo nella resa italiana è penalizzato come fraintendimento del contenuto.

Errori frequenti

  • Confondere il secondo tipo (« ἐάν » + congiuntivo, eventualità) con il terzo (« εἰ » + ottativo, possibilità) perché entrambi guardano al futuro: la spia è « ἐάν »/congiuntivo per l'eventualità e « εἰ »/ottativo + « ἄν » nell'apodosi per la possibilità.
  • Tradurre l'irrealtà come se fosse realtà, rendendo l'imperfetto/aoristo della protasi con un passato indicativo italiano (« se diceva … ») invece che con il congiuntivo/condizionale richiesto dalla contrarietà ai fatti (« se dicesse … sbaglierebbe »).

Approfondimento

Oltre ai quattro tipi puri, la seconda prova mette alla prova lo studente su forme miste e mascherate del periodo ipotetico. Sono frequenti gli ibridi, in cui una protasi di un tipo si combina con un'apodosi di un altro secondo il senso (per esempio protasi d'irrealtà con apodosi che descrive una conseguenza durativa nel presente). Va poi riconosciuta la condizionale iterativa: nel presente-generale «ἐάν» + congiuntivo con apodosi all'indicativo presente esprime ciò che accade ogni volta («ἐὰν κλέπτῃ, κολάζεται», ogni volta che ruba, viene punito); nel passato-generale «εἰ» + ottativo con apodosi all'imperfetto esprime la ripetizione nel passato. Soprattutto, l'ipotesi si nasconde spesso sotto forma di relativa o temporale eventuale: un «ὅς ἄν» + congiuntivo («chiunque»), un «ὅταν», un «ἐπειδάν» + congiuntivo equivalgono a una protasi del tipo dell'eventualità, e la reggente ne è l'apodosi — riconoscere questa equivalenza permette di rendere in italiano l'intero costrutto con un «se» o un «ogni volta che». La spia formale resta la particella «ἄν»: nell'apodosi, con ottativo o indicativo storico, marca possibilità o irrealtà; nella protasi, saldata alla congiunzione («ἐάν, ὅταν, ἐπειδάν, ὃς ἄν»), marca l'eventualità. Infine, nel discorso indiretto il periodo ipotetico si trasforma: l'«ἄν» eventuale della protasi cade quando questa passa all'ottativo obliquo, mentre l'«ἄν» dell'apodosi di possibilità e irrealtà si conserva, perché è parte integrante del loro valore modale. Dominare queste trasformazioni è la differenza fra tradurre a orecchio e ricostruire con esattezza la logica condizionale del testo.

Ripasso attivo

Classifica il tipo di ciascun periodo ipotetico e traducilo: (a) « ἐὰν πονῇς, μαθήσῃ »; (b) « εἰ ἐπόνεις, ἐμάνθανες ἄν »; (c) « εἰ πονοίης, μανθάνοις ἄν »; (d) « εἰ πονεῖς, μανθάνεις ».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Il discorso indiretto e la consecutio temporum#

●●●ApprofondimentoLPOSA-greco-lingua-sintassi-periodo

Dal discorso diretto all'indiretto: la consecutio e l'ottativo obliquo

Dal discorso diretto all'indirettoGrafo, Discorso diretto → Reggente (verbo del dire), Reggente (verbo del dire) → Tempo principale, Reggente (verbo del dire) → Tempo storico → ottativo obliquoDiscorso direttoReggente (verbodel dire)Tempo principaleTempo storico →ottativo obliquo
Fig. 4Diretto: οἱ πολέμιοι πάρεισιν → εἶπεν ὅτι…: dopo tempo principale l'indicativo si mantiene (…πάρεισιν); dopo tempo storico la dipendente può passare all'ottativo obliquo (…παρεῖεν), o conservare l'indicativo per vivacità.

Punti chiave

Il discorso indiretto (oratio obliqua) riferisce le parole o i pensieri altrui dipendendo da un verbo di dire, pensare o sapere, anziché citarli direttamente. Nel passaggio dal discorso diretto a quello indiretto si modificano i pronomi e le persone, i modi e i tempi, secondo la consecutio temporum greca: comprenderne il meccanismo è essenziale per analizzare e tradurre i lunghi periodi narrativi della prosa storica e oratoria.
La consecutio temporum regola la scelta del modo nelle subordinate in base al tempo della reggente. Quando la reggente è di tempo principale (presente, futuro, perfetto), le subordinate dichiarative, finali e interrogative indirette conservano l'indicativo o richiedono il congiuntivo; quando la reggente è di tempo storico (imperfetto, aoristo, piuccheperfetto), interviene l'ottativo obliquo, che sostituisce il congiuntivo e può sostituire l'indicativo della corrispondente frase del discorso diretto. L'ottativo obliquo è dunque la spia formale della dipendenza da un tempo storico.
L'ottativo obliquo non aggiunge un significato proprio: esprime semplicemente che il contenuto della subordinata è riferito attraverso il pensiero o le parole di un altro (« soggettività ») e dipende da un tempo storico. Il suo uso è tuttavia facoltativo: l'autore può mantenere l'indicativo (o il congiuntivo) della frase originaria per renderla più viva e immediata (modo « rectus » conservato), oppure passare all'ottativo per marcare il distacco del narratore. Nell'analisi occorre quindi riconoscere sia l'ottativo obliquo sia il caso, frequente, in cui il modo originario è mantenuto.
Le tre forme principali di resa del discorso indiretto sono: la proposizione dichiarativa esplicita con « ὅτι » / « ὡς » (« dice che … »), che dopo tempo storico ammette l'ottativo obliquo; la costruzione con l'infinito (verba dicendi e putandi), in cui la dichiarativa si fa infinitiva con soggetto in accusativo (ripasso dalla sintassi dell'infinito); la costruzione con il participio predicativo (verba sentiendi e sciendi come « οἶδα », « ἀκούω »). Nel discorso indiretto le interrogative indirette assumono l'ottativo obliquo dopo tempo storico, e il periodo ipotetico dipendente trasforma protasi e apodosi secondo le regole già viste (l'« ἄν » della protasi del tipo eventuale cade, quello dell'apodosi di possibilità e irrealtà si conserva).
Esempio svolto

Volgere al discorso indiretto dopo tempo storico

Trasforma in discorso indiretto introducendo « ὁ στρατηγὸς εἶπεν ὅτι … » la frase diretta « οἱ πολέμιοι πάρεισιν » e traduci.

  1. 01Identificare la reggente

    « ὁ στρατηγὸς εἶπεν » contiene il verbo di dire εἶπεν (aoristo, tempo storico): regge una dichiarativa con ὅτι. Trattandosi di tempo storico, è possibile l'ottativo obliquo nella dipendente.

  2. 02Trasformare la dipendente

    L'indicativo πάρεισιν (« sono presenti ») della frase diretta può passare all'ottativo obliquo παρεῖεν: « ὁ στρατηγὸς εἶπεν ὅτι οἱ πολέμιοι παρεῖεν ».

  3. 03Notare l'alternativa

    L'autore potrebbe conservare l'indicativo per maggiore vivacità: « … ὅτι οἱ πολέμιοι πάρεισιν ». Entrambe le forme sono corrette; l'ottativo marca il distacco del narratore.

  4. 04Rendere in italiano

    La nostra consecutio richiede, dopo una reggente al passato, la subordinata che riferisce un fatto contemporaneo: « disse che i nemici erano presenti ».

Risultato: « ὁ στρατηγὸς εἶπεν ὅτι οἱ πολέμιοι παρεῖεν » (ottativo obliquo dopo tempo storico), oppure « … πάρεισιν » (indicativo conservato): « Lo stratego disse che i nemici erano presenti ».

Obiettivo Maturità

  • Riconoscere l'ottativo obliquo e ricondurlo al modo del discorso diretto corrispondente è un'operazione di analisi richiesta nei testi storici e oratori della seconda prova: la griglia valuta la correttezza della ricostruzione del rapporto fra reggente storica e dipendente.
  • La resa italiana del discorso indiretto richiede di applicare la nostra consecutio (subordinate al congiuntivo/condizionale dopo reggente al passato): la traduzione che ignora il « se dicesse / che avesse fatto » è penalizzata come fraintendimento dei rapporti temporali.

Errori frequenti

  • Tradurre l'ottativo obliquo con un valore desiderativo o potenziale (« che vorrebbe », « che potrebbe »): l'ottativo obliquo è privo di significato proprio e va reso con il modo italiano richiesto dalla nostra consecutio, non con un condizionale o un ottativo di desiderio.
  • Non riconoscere il discorso indiretto implicito (con infinito o participio) e cercarvi una congiunzione assente, scambiando l'infinitiva (« dice che gli uomini sono presenti », λέγει τοὺς ἀνθρώπους παρεῖναι) per un infinito con altra funzione.

Approfondimento

La consecutio greca si distingue da quella latina perché il suo strumento tipico non è il congiuntivo ma l'ottativo obliquo, e perché il suo impiego è facoltativo: l'autore può sempre conservare il modo «retto» della frase originaria per renderla più viva e immediata (la cosiddetta ripresa vivida), oppure passare all'ottativo per segnalare che sta riferendo il pensiero altrui. Questa oscillazione, lungi dall'essere un'incoerenza, è una risorsa stilistica: in Tucidide e negli oratori il passaggio dall'indicativo all'ottativo modula la distanza fra la voce del narratore e quella del personaggio. Un fenomeno da riconoscere è l'oratio obliqua «virtuale»: non solo la completiva principale, ma anche le sue subordinate interne (relative, temporali, causali) possono assumere l'ottativo obliquo, perché l'intero blocco è percepito come riferito, anche in assenza di un nuovo verbo del dire. Sul piano concreto, tradurre un discorso indiretto richiede di gestire con precisione lo spostamento dei deittici: le persone passano dalla prima e seconda alla terza, i dimostrativi di vicinanza («ὅδε») cedono a quelli di lontananza («ἐκεῖνος»), gli avverbi «νῦν» ed «ἐνθάδε» diventano «τότε» ed «ἐκεῖ». Vanno inoltre padroneggiate le tre rese — dichiarativa con «ὅτι/ὡς», infinitiva con i verba dicendi e putandi, participiale con i verba sentiendi — e la loro convivenza in uno stesso periodo. Ricostruire questa architettura, riconoscere l'ottativo obliquo e sciogliere lo spostamento dei riferimenti è ciò che permette di tradurre i lunghi periodi narrativi della storiografia e dell'oratoria senza smarrire chi dice che cosa.

Ripasso attivo

Trasforma in discorso indiretto, introducendo « ὁ στρατηγὸς εἶπεν ὅτι … » (reggente di tempo storico), e indica il modo della dipendente: discorso diretto « οἱ πολέμιοι πάρεισιν » (« i nemici sono presenti »). Poi traduci la frase indiretta in italiano.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Coordinazione e subordinazione○
    • 02Le proposizioni completive e circostanziali◐
    • 03Il periodo ipotetico●
    • 04Il discorso indiretto e la consecutio temporum●

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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