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Sintassi dei casi e del verbo

La sintassi dei casi e del verbo costituisce il cuore della comprensione del greco antico: ogni caso veicola un fascio di funzioni semantiche e sintattiche, mentre il verbo esprime, prima ancora del tempo, l'aspetto dell'azione (durativa, momentanea, compiuta). Questo appunto ricostruisce in modo sistematico le funzioni di nominativo, genitivo, dativo e accusativo, l'uso aspettuale dei modi e dei tempi nelle indipendenti, e le costruzioni sintetiche tipiche del greco - il participio (attributivo, sostantivato, predicativo, congiunto, genitivo assoluto) e l'infinito (soggettivo, oggettivo, proposizione infinitiva). L'obiettivo, in linea con le Indicazioni Nazionali per il Liceo Classico, e padroneggiare queste strutture per comprendere, analizzare e tradurre i testi d'autore.

4 sezioni·~20 min di lettura·3 competenze·Livello Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0222 / 14
Profilo d’esame
OSA-greco-lingua-sintassi-casi-verbo · Riconoscere e analizzare le strutture sintattiche fondamentali del periodo greco (sintassi dei casi e del verbo) per comprendere e tradurre i testi d'autoreCogliere il rapporto tra forma linguistica e significato, in particolare il valore dell'aspetto verbale (durativo, momentaneo, compiuto)Ricodificare le strutture greche - participi e infiniti - in un italiano corretto e funzionale, scegliendo la resa piu adatta al contesto
Operatori:analizzatraducispiegaclassificagiustificainterpretacommentaconfrontadetermina

livello base

In modo comune si richiede di riconoscere le funzioni piu frequenti dei casi, distinguere il valore aspettuale di presente, aoristo e perfetto e tradurre correttamente participio congiunto, genitivo assoluto e proposizione infinitiva.

livello avanzato

L'approfondimento dell'indirizzo classico richiede di motivare la scelta del modo/tempo in funzione dell'aspetto, di interpretare costruzioni meno frequenti (genitivo di pertinenza, dativo di relazione, participio predicativo con verbi di percezione) e di argomentare le scelte traduttive.

Profondità

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Sintassi dei casi e del verbo
    • 01La sintassi dei casi◐
    • 02Uso dei modi e dei tempi: l'aspetto verbale◐
    • 03Le costruzioni del participio●
    • 04Le costruzioni dell'infinito●
§ 01

La sintassi dei casi#

●●○StandardLPOSA-greco-lingua-sintassi-casi-verbo: funzioni del nominativo, genitivo, dativo e accusativo; il vocativo

Le funzioni dei casi greci

Le funzioni dei casiDiagramma ad albero, 5 percorsi, Dati: Nom.: soggetto, pred. nominale; Gen.: specificazione, partitivo, separazione, agente; Dat.: termine, mezzo, possesso, luogo/tempo; Acc.: oggetto, relazione, estensione, direzione; Voc.: apostrofe, invocazioneI cinque casiNom.: soggetto, pred. nominaleGen.: specificazione, partitivo, separa…Dat.: termine, mezzo, possesso, luogo/t…Acc.: oggetto, relazione, estensione, d…Voc.: apostrofe, invocazione
Fig. 1Dei sette casi indoeuropei il greco ne conserva cinque: il genitivo raccoglie il genitivo proprio e l'antico ablativo, il dativo raccoglie dativo, strumentale e locativo.

Punti chiave

La sintassi dei casi studia le funzioni logiche che ciascun caso assume all'interno della frase: in greco i casi sono cinque (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo) e ognuno raccoglie, per fenomeni di sincretismo, eredita di antichi casi indoeuropei ormai scomparsi (il genitivo greco fonde genitivo proprio e ablativo; il dativo fonde dativo, strumentale e locativo). Comprendere questo fa capire perche un solo caso possa esprimere funzioni cosi diverse: la chiave per la traduzione e individuare, di volta in volta, quale valore il caso assume nel contesto.
Il nominativo e il caso del soggetto e del predicato nominale (il nome del predicato concorda con il soggetto: «Socrate e saggio»). Il vocativo, spesso introdotto dalla particella ô, e il caso dell'apostrofe e dell'invocazione, sintatticamente isolato dal resto della frase. Questi due casi sono detti «casi retti» o «diretti», in quanto non dipendono dalla reggenza di un altro termine.
Il genitivo e il caso piu ricco di funzioni. Nel suo valore «proprio» esprime specificazione, possesso e appartenenza, ma anche partizione (genitivo partitivo: «uno dei soldati»), pertinenza, prezzo e stima, colpa e pena. Nel valore «ablativale» indica allontanamento, origine, separazione, paragone (secondo termine di comparazione: «piu saggio di Socrate») e agente con le preposizioni hypo, para, pros. Molti verbi reggono il genitivo: verbi di memoria e dimenticanza, di percezione (udire), di desiderio, di dominio e di privazione.
Il dativo unisce tre antichi casi. Come dativo «proprio» indica il termine (complemento di vantaggio/svantaggio, dativo di possesso con einai, dativo etico, dativo d'agente con i tempi del perfetto passivo). Come «strumentale» esprime mezzo, causa, modo, compagnia e la misura nella comparazione. Come «locativo» indica luogo (spesso con preposizione) e tempo determinato. L'accusativo, infine, e il caso dell'oggetto diretto, ma esprime anche l'estensione nello spazio e nel tempo, la relazione (accusativo di relazione, «soffro nel corpo»), il doppio accusativo (con verbi di chiedere, insegnare, privare) e la direzione (moto a luogo con preposizione).
Esempio svolto

Riconoscere i valori dei casi in un periodo

Analizza i casi e traduci: «hoi tô̂n Athenaíôn strategoì tô̂n polemíôn periêsan têi andreíai» («gli strateghi degli Ateniesi superavano i nemici per il coraggio»).

  1. 01Individuazione del soggetto

    hoi strategoì e al nominativo plurale: e il soggetto della frase, retto dal verbo periêsan (imperfetto di perí-eimi, «essere superiore»).

  2. 02Genitivo di specificazione

    tô̂n Athenaíôn e genitivo dipendente da strategoì: indica appartenenza/specificazione, «gli strateghi degli Ateniesi».

  3. 03Genitivo di reggenza (paragone/superiorita)

    tô̂n polemíôn e un genitivo retto dal verbo perí-eimi, che esprime superiorita e regge il secondo termine al genitivo: «superavano i nemici».

  4. 04Dativo di relazione/limitazione

    têi andreíai e un dativo di relazione (o limitazione) che, con un verbo di superiorita, indica l'ambito «quanto a cui» si manifesta la superiorita - «per (il loro) coraggio»; un valore strumentale e affine ma qui non e quello primario.

Risultato: Traduzione: «Gli strateghi degli Ateniesi superavano i nemici per il coraggio». I quattro casi svolgono funzioni distinte: NOM soggetto, GEN di specificazione, GEN di reggenza verbale, DAT di relazione/limitazione.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: nella seconda prova e nei quesiti, sapere riconoscere il valore di un caso (es. distinguere un genitivo partitivo da un genitivo di specificazione, o un dativo strumentale da un dativo di termine) e una competenza decisiva per non stravolgere il senso del periodo.
  • Focus Esame di Stato: presta attenzione alla reggenza dei verbi: molti verbi greci reggono un caso diverso dall'italiano (akouô + genitivo della persona, archô + genitivo). La griglia di valutazione MIM premia la comprensione delle strutture morfosintattiche.

Errori frequenti

  • Tradurre meccanicamente ogni genitivo come complemento di specificazione, ignorando i frequenti valori partitivo, ablativale (paragone, allontanamento) e di reggenza verbale.
  • Confondere il dativo d'agente (con i tempi del perfetto passivo: «da me e stato fatto») con un comune dativo di termine, oppure scambiare il genitivo d'agente (hypo + genitivo) con una specificazione.

Approfondimento

La chiave per dominare la sintassi dei casi greci è storica: dei sette casi indoeuropei il greco ne ha conservati cinque, perché il genitivo ha assorbito l'antico ablativo e il dativo ha assorbito strumentale e locativo. Da questa fusione discende la pluralità di valori che disorienta chi traduce meccanicamente: un solo «genitivo» copre specificazione, partizione, allontanamento, paragone e agente, e un solo «dativo» copre termine, mezzo, compagnia e luogo. Il criterio non è mnemonico ma logico: chiedersi sempre quale relazione il caso instaura con il suo reggente. Particolarmente produttiva è la reggenza verbale, dove il greco diverge dall'italiano e va imparata per famiglie semantiche: reggono il genitivo i verbi di memoria e oblio («μέμνημαι, ἐπιλανθάνομαι»), di percezione uditiva («ἀκούω τινός», ascolto qualcuno), di desiderio («ἐπιθυμῶ»), di dominio e superiorità («ἄρχω, κρατῶ, βασιλεύω τῶν Ἑλλήνων», comando sui Greci), di privazione e allontanamento; reggono il dativo i verbi che indicano una relazione con la persona — giovare e nuocere, obbedire, seguire, fidarsi, adirarsi («πείθομαι, ἕπομαι, βοηθῶ τοῖς φίλοις»). Un fenomeno tipicamente greco è la costruzione del tutto e della parte («σχῆμα καθ' ὅλον καὶ κατὰ μέρος»): il tutto in un caso, la parte in un altro. Notevoli anche l'accusativo di relazione, che restringe il campo entro cui vale un predicato («ἀλγῶ τὸν πόδα», soffro quanto al piede), e il dativo d'agente obbligatorio con i tempi del perfetto passivo e con gli aggettivi verbali in «-τέος». Riconoscere il valore esatto del caso, prima ancora di tradurre, è ciò che la griglia MIM chiama «individuazione delle strutture morfosintattiche».

Ripasso attivo

Analizza la funzione sintattica di ciascun caso evidenziato nella frase: «toùs polítas tô̂n nómôn akoúein deî» («i cittadini devono dare ascolto alle leggi»). Classifica toùs polítas, tô̂n nómôn e motiva la reggenza del verbo akoúein.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Uso dei modi e dei tempi: l'aspetto verbale#

●●○StandardLPOSA-greco-lingua-sintassi-casi-verbo: uso dei modi e dei tempi nelle proposizioni indipendenti; valore aspettuale di presente, aoristo e perfetto

I tre aspetti del verbo greco e i temi temporali

I tre aspetti del verboTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Aspetto · Tema · Esempio; Durativo · Presente · γράφω; Momentaneo · Aoristo · ἔγραψα; Compiuto · Perfetto · γέγραφα, cella evidenziata: DurativoASPETTOTEMAESEMPIODurativoPresenteγράφωMomentaneoAoristoἔγραψαCompiutoPerfettoγέγραφα
Fig. 2Esempi: γράφω (scrivo/scrivevo), ἔγραψα (scrissi), γέγραφα (ho scritto). Fuori dall'indicativo il tema segnala solo l'aspetto, non il momento cronologico.

Punti chiave

La caratteristica piu profonda del verbo greco e che il tempo verbale esprime, prima ancora del momento cronologico, l'aspetto dell'azione, cioe il modo in cui chi parla considera lo svolgimento del processo. Si distinguono tre aspetti fondamentali: durativo o continuativo (azione vista nel suo svolgersi o ripetersi, proprio del tema del presente), momentaneo o aoristico (azione vista come un punto, nel suo semplice realizzarsi, proprio del tema dell'aoristo) e compiuto o risultativo (azione conclusa i cui effetti permangono nel presente, proprio del tema del perfetto).
Nelle proposizioni indipendenti, all'indicativo i tempi mantengono il loro valore temporale (presente, imperfetto, futuro, aoristo, perfetto, piuccheperfetto), ma la scelta fra imperfetto e aoristo nell'ambito del passato e dettata proprio dall'aspetto: l'imperfetto descrive un'azione durativa, abituale o di sfondo («scriveva, era solito scrivere»); l'aoristo indicativo esprime un'azione puntuale e conclusa nel passato («scrisse»).
Negli altri modi (congiuntivo, ottativo, imperativo, infinito, participio) la differenza fra tema del presente e tema dell'aoristo NON e piu temporale ma puramente aspettuale: graphein (infinito presente) significa «scrivere in modo continuato/abituale», grapsai (infinito aoristo) «scrivere una volta, portare a termine lo scritto». Lo stesso vale per l'imperativo: graphe («scrivi abitualmente») contro grapson («scrivi - subito e una volta»).
I modi delle indipendenti esprimono le modalita dell'enunciato: l'indicativo afferma un fatto (anche, con la particella an + indicativo storico, l'irrealta o la potenzialita nel passato); il congiuntivo esortativo (alla 1a persona, «andiamo!») e proibitivo (mê + congiuntivo aoristo, «non fare!») esprime volonta; l'ottativo desiderativo (con eithe/ei gar) esprime augurio, l'ottativo potenziale (con an) la possibilita; l'imperativo da ordini. La negazione si distribuisce in modo significativo: ou nega l'oggettivo (indicativo), mê nega il soggettivo (volonta, divieto, eventualita).
Esempio svolto

Distinguere l'aspetto fra imperfetto e aoristo

Traduci e motiva la differenza di aspetto fra le due frasi: (1) ho Sokrates aeì toîs neaníais dielégeto; (2) tóte ho Sokrates toîs dikastaîs dielexthê.

  1. 01Analisi della prima forma

    dielégeto e imperfetto di dialegomai. L'imperfetto esprime aspetto durativo/abituale; l'avverbio aeì («sempre») conferma l'azione ripetuta.

  2. 02Traduzione della prima frase

    «Socrate discorreva sempre con i giovani» (azione abituale, di sfondo).

  3. 03Analisi della seconda forma

    dielexthê e aoristo (διελέχθη, forma passiva con valore medio). L'aoristo indicativo esprime aspetto momentaneo: un'azione puntuale e conclusa nel passato; l'avverbio tóte («allora») la colloca in un momento preciso.

  4. 04Traduzione della seconda frase

    «Allora Socrate parlo (una volta) ai giudici» (azione singola e conclusa).

Risultato: L'opposizione imperfetto/aoristo non e di tempo (entrambi sono passati) ma di aspetto: durativo-abituale «discorreva sempre» contro momentaneo-puntuale «allora parlo».

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: nella traduzione e nei quesiti, motivare la resa di un aoristo rispetto a un imperfetto in base all'aspetto (puntuale vs durativo) e un indicatore di competenza linguistica apprezzato nella griglia MIM.
  • Focus Esame di Stato: ricordare che fuori dall'indicativo il tempo del verbo segnala l'aspetto, non l'epoca: un congiuntivo o un infinito aoristo non significano «passato» ma «azione momentanea».

Errori frequenti

  • Tradurre ogni aoristo (congiuntivo, ottativo, infinito, participio) come un passato: fuori dall'indicativo l'aoristo indica l'aspetto momentaneo, non l'anteriorita assoluta.
  • Confondere la distribuzione di ou e mê, oppure rendere allo stesso modo imperfetto e aoristo indicativo, perdendo la differenza fra azione durativa e azione puntuale.

Approfondimento

Il cuore di questa sintassi è che l'aspetto non annulla il tempo ma vi si sovrappone, e che la modalità dell'enunciato si governa con due strumenti: la scelta del modo e la particella modale «ἄν». All'indicativo dei tempi storici, «ἄν» trasforma l'affermazione di un fatto nel suo contrario controfattuale (irrealtà: «ἐποίησεν ἄν», l'avrebbe fatto) oppure in un'azione ripetuta nel passato (valore iterativo). Con il congiuntivo, «ἄν» non compare nelle indipendenti ma nelle subordinate eventuali, fondendosi spesso con la congiunzione («ἐάν» da «εἰ + ἄν», «ὅταν» da «ὅτε + ἄν»). Con l'ottativo dà l'ottativo potenziale, che esprime ciò che potrebbe accadere («λέγοις ἄν», potresti dire, cioè «di' pure»). L'aspetto, dal canto suo, produce sfumature da rendere con cura: l'aoristo gnomico enuncia una verità generale con la forma del passato («παθὼν ἔγνω», si impara soffrendo), l'aoristo ingressivo segna l'ingresso in uno stato («ἐβασίλευσε», divenne re, non «regnò»), l'aoristo complessivo abbraccia un'intera durata come un blocco unico. Va infine osservata con precisione la distribuzione delle due negazioni, quasi una cartina di tornasole del modo: «οὐ» nega l'oggettivo e il reale (regolarmente con l'indicativo), «μή» nega il soggettivo — la volontà, il divieto, l'eventualità, il timore, la finalità — sicché la sola presenza di «μή» avverte lo studente che non si è più nel piano dell'asserzione ma in quello della volontà o dell'ipotesi. Cogliere queste sfumature aspettuali e modali, e non ridurre tutto al «tempo», è precisamente ciò che distingue una versione matura da una resa scolastica.

Ripasso attivo

Spiega la differenza di aspetto fra le due forme e traducile: paî, mê graphe toûto / paî, mê grapsêis toûto. Indica quale esprime un divieto generale e duraturo e quale un divieto puntuale.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Le costruzioni del participio#

●●●ApprofondimentoLPOSA-greco-lingua-sintassi-casi-verbo: sintassi del participio - attributivo, sostantivato, predicativo, congiunto e genitivo assoluto

Le cinque costruzioni del participio

Le costruzioni del participioTabella con 2 colonne e 5 righe, Dati: Costruzione · Resa / valore; Attributivo · relativa; Sostantivato · «colui che…»; Predicativo · con ὁρῶ, τυγχάνω…; Congiunto · circostanziale; Gen. assoluto · sogg.+part. al gen., cella evidenziata: sogg.+part. al gen.COSTRUZIONERESA / VALOREATTRIBUTIVOrelativaSOSTANTIVATO«colui che…»PREDICATIVOcon ὁρῶ, τυγχάνω…CONGIUNTOcircostanzialeGEN. ASSOLUTOsogg.+part. al gen.
Fig. 3Congiunto: valore temporale, causale, concessivo o ipotetico secondo il contesto. Genitivo assoluto: soggetto e participio entrambi al genitivo, proposizione autonoma — es. τοῦ Σωκράτους λέγοντος, «mentre Socrate parlava».

Punti chiave

Il participio e uno dei tratti piu caratteristici della sintassi greca: forma nominale del verbo, unisce in se i valori del verbo (aspetto, diatesi, reggenze) e quelli dell'aggettivo (genere, numero, caso, concordanza). La sua duttilita permette al greco di condensare in una sola forma proposizioni intere che in italiano si rendono con relative, temporali, causali, concessive, ipotetiche o con il gerundio. Per tradurre correttamente un participio occorre prima individuarne la funzione sintattica.
Il participio attributivo, preceduto dall'articolo, equivale a una proposizione relativa: ho graphôn anêr = «l'uomo che scrive». Quando l'articolo regge il participio senza un sostantivo espresso, il participio e sostantivato: ho graphôn = «colui che scrive, lo scrivente»; hoi paróntes = «i presenti». In entrambi i casi l'articolo e la spia decisiva.
Il participio predicativo si lega al verbo come parte integrante del predicato e NON puo essere eliminato senza alterare il senso. Si trova: (a) con verbi di percezione fisica e intellettuale (horô, akouô, oîda, manthanô): horô se grapsanta = «ti vedo (mentre/ad aver) scritto»; (b) con verbi che esprimono uno stato o il modo dell'azione (tynchanô «mi trovo a», lanthanô «sfuggo di nascosto», phthanô «precedo», paúomai «cesso di», archomai «comincio»): tynchanei graphôn = «si trova (per caso) a scrivere».
Il participio congiunto si riferisce a un elemento della frase (soggetto o complemento) con cui concorda in genere, numero e caso, ed esprime una circostanza (temporale, causale, concessiva, ipotetica, modale) rispetto alla reggente: taûta grapsas apêlthen = «dopo aver scritto cio, se ne ando». Quando invece il participio si riferisce a un sostantivo (o pronome) che NON ha alcuna funzione nella reggente, si ha il genitivo assoluto: sia il participio sia il suo soggetto vanno in genitivo e formano una proposizione autonoma, di solito temporale o causale: toû Sokratous légontos, hoi mathêtaì esiôpôn = «mentre Socrate parlava, i discepoli tacevano».
Esempio svolto

Analizzare e tradurre un genitivo assoluto

Analizza la costruzione participiale e traduci: «tô̂n polemíôn proseróntôn, hoi politai tà teíchê ephylatton» («[mentre] i nemici avanzavano, i cittadini sorvegliavano le mura»).

  1. 01Individuazione del participio e del suo soggetto

    proseróntôn e participio presente (genitivo plurale) di próseimi («avanzare, avvicinarsi»); il suo soggetto e tô̂n polemíôn, anch'esso al genitivo plurale.

  2. 02Verifica della costruzione assoluta

    tô̂n polemíôn non svolge alcuna funzione (soggetto, oggetto, complemento) nella reggente, il cui soggetto e hoi politai. Soggetto e participio sono entrambi al genitivo: e un genitivo assoluto.

  3. 03Determinazione del valore e dell'aspetto

    Il participio presente esprime aspetto durativo e contemporaneita rispetto alla reggente; il valore circostanziale qui e temporale: «mentre avanzavano».

  4. 04Resa della reggente

    hoi politai (NOM, soggetto) ephylatton (imperfetto durativo) tà teíchê (ACC, oggetto): «i cittadini sorvegliavano le mura».

Risultato: Traduzione: «Mentre i nemici avanzavano, i cittadini sorvegliavano le mura». Il genitivo assoluto rende una subordinata temporale autonoma; il participio presente garantisce la contemporaneita con l'imperfetto della reggente.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper riconoscere il genitivo assoluto e distinguerlo dal participio congiunto e una competenza-chiave nella seconda prova; sbagliare la struttura del periodo qui compromette l'intera resa.
  • Focus Esame di Stato: il valore del participio (temporale, causale, concessivo, ipotetico) va dedotto dal contesto e da spie come kaiper (concessivo), hate/hôs (causale soggettivo/oggettivo), an (ipotetico) - dichiarare il valore scelto rientra nell'analisi richiesta.

Errori frequenti

  • Tradurre un genitivo assoluto come se il suo soggetto avesse una funzione nella reggente (es. renderlo come complemento di specificazione), invece di costruirlo come proposizione subordinata autonoma.
  • Rendere ogni participio con un generico gerundio italiano, senza distinguere participio attributivo (= relativa), predicativo (legato al verbo) e congiunto (circostanziale con valore preciso).

Approfondimento

Il participio è la prova regina della sintassi greca, e la sua analisi si gioca su tre distinzioni fini che l'esame verifica. La prima riguarda i verbi di percezione e conoscenza, che cambiano di senso a seconda che reggano participio o infinito: «οἶδα» con il participio predicativo significa «so che» (un fatto: «οἶδα θνητὸς ὤν», so di essere mortale), con l'infinito «so come, sono capace di» («οἶδα γράφειν», so scrivere); allo stesso modo «αἰσθάνομαι, ὁρῶ, ἀκούω» con il participio riferiscono una percezione reale. La seconda riguarda i verbi che esprimono il modo dell'azione, in cui è il participio, non il verbo reggente, a portare l'idea principale, e va spesso reso in italiano come voce reggente: «τυγχάνω, λανθάνω, φθάνω, φαίνομαι» — «ἔτυχε παρών» significa «si trovava presente per caso», «ἔλαθε φυγών» «fuggì di nascosto» (alla lettera «sfuggì fuggendo»), «ἔφθασε τοὺς πολεμίους ἀφικόμενος» «arrivò prima dei nemici». La terza riguarda la resa del participio congiunto, da disambiguare con il contesto e con le spie: «ἅτε» e «οἷον» introducono una causa oggettiva, «ὡς» una causa soggettiva o addotta (il motivo nell'intenzione del soggetto), «καίπερ» un valore concessivo, «ἄν» un valore ipotetico. A parte va tenuto l'accusativo assoluto, che sostituisce il genitivo assoluto con i participi neutri dei verbi impersonali: «ἐξόν» (essendo lecito), «δέον» (essendo necessario), «δόξαν» (essendo sembrato bene, essendosi deciso). Riconoscere e dichiarare esplicitamente il valore del participio — attributivo, sostantivato, predicativo, congiunto, assoluto — è parte integrante dell'analisi richiesta dalla seconda prova, e la resa italiana (relativa, temporale, causale, concessiva, ipotetica, gerundio) discende per intero da quel riconoscimento.

Ripasso attivo

Classifica e traduci i participi nelle frasi seguenti, indicando per ciascuno la costruzione: (1) hoi pheugontes ouk epaúsanto trechontes; (2) tês hêméras genoménês, oi stratiôtai anéstêsan. Distingui il participio sostantivato, quello predicativo e il genitivo assoluto.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Le costruzioni dell'infinito#

●●●ApprofondimentoLPOSA-greco-lingua-sintassi-casi-verbo: sintassi dell'infinito - soggettivo e oggettivo, proposizione infinitiva

Le funzioni dell'infinito e la proposizione infinitiva

Le funzioni dell'infinitoDiagramma ad albero, 4 percorsi, Dati: Nominale → soggetto (δεῖ πονεῖν); Nominale → oggetto (βούλομαι γράφειν); Nominale → sostantivato (τὸ γράφειν); Proposizionale → infinitiva: acc. + inf.NominaleProposizionaleL'infinitosoggetto (δεῖ πονεῖν)oggetto (βούλομαι γράφειν)sostantivato (τὸ γράφειν)infinitiva: acc. + ∞.
Fig. 4Con soggetto diverso dalla reggente: accusativo + infinito (νομίζω τὸν Σωκράτη σοφὸν εἶναι, «ritengo che Socrate sia saggio»); se il soggetto coincide, costruzione personale con predicativo al nominativo. Il tempo dell'infinito esprime aspetto e rapporto temporale.

Punti chiave

L'infinito e la seconda grande forma nominale del verbo: nome verbale di genere neutro, puo essere preceduto dall'articolo (infinito sostantivato: to graphein = «lo scrivere, l'atto di scrivere») e conserva, come il participio, aspetto, diatesi e reggenze del verbo. Le sue funzioni si dividono in due grandi ambiti: l'infinito nominale (soggetto o oggetto di un verbo) e l'infinito proposizionale (la proposizione infinitiva, completiva).
L'infinito ha funzione di soggetto con i verbi e le espressioni impersonali (dei «bisogna», chrê «occorre», exesti «e lecito», kalon esti «e bello»): chrê tous neous ponein = «bisogna che i giovani si affatichino», dove ponein e il soggetto logico e tous neous il suo soggetto in accusativo. Ha funzione di oggetto con i verbi di volonta, potere, capacita (boulomai «voglio», dynamai «posso», ethelô «sono disposto»): boulomai graphein = «voglio scrivere».
La proposizione infinitiva e una completiva il cui predicato e all'infinito e il cui soggetto, se diverso da quello della reggente, e in accusativo (costruzione accusativo + infinito): nomizô ton Sokratê sophon einai = «ritengo che Socrate sia saggio». Se invece il soggetto dell'infinitiva coincide con quello della reggente, di norma non si esprime e l'eventuale predicato nominale o participio resta al nominativo (costruzione personale): nomizei sophos einai = «ritiene di essere saggio».
Nell'infinitiva il tempo dell'infinito segnala l'ASPETTO e, rispetto ai verba dicendi/putandi/sentiendi, anche il rapporto temporale con la reggente: l'infinito presente indica contemporaneita o aspetto durativo, l'aoristo anteriorita/azione puntuale, il futuro posteriorita, il perfetto azione compiuta con effetto presente. I verbi di dichiarazione (legô, phêmí) e di opinione (nomizô, oîomai, hêgéomai) costruiscono regolarmente l'infinitiva; alcuni verbi di percezione e di sapere preferiscono invece il participio predicativo (vedi sezione precedente) - distinguere le due costruzioni e parte dell'analisi.
Esempio svolto

Tradurre una proposizione infinitiva (accusativo + infinito)

Analizza la costruzione e traduci: «hoi stratiôtai enómizon tòn stratêgòn nenikêkénai» («i soldati ritenevano che lo stratego avesse vinto»).

  1. 01Individuazione del verbo reggente

    enómizon e imperfetto di nomizô («ritenere, credere»), un verbum putandi: regge una proposizione infinitiva.

  2. 02Riconoscimento di accusativo + infinito

    Il soggetto dell'infinitiva (tòn stratêgòn, accusativo) e diverso dal soggetto della reggente (hoi stratiôtai): si ha dunque la costruzione accusativo + infinito.

  3. 03Analisi del tempo dell'infinito

    nenikêkénai e infinito perfetto di nikaô: esprime un'azione compiuta i cui effetti permangono; rispetto al passato della reggente indica anteriorita: «avesse vinto / avesse riportato la vittoria».

  4. 04Resa con completiva esplicita

    In italiano la proposizione infinitiva si scioglie in una completiva con «che» e la consecutio appropriata: «ritenevano che lo stratego avesse vinto».

Risultato: Traduzione: «I soldati ritenevano che lo stratego avesse vinto». La struttura ACC (tòn stratêgòn) + infinito (nenikêkénai) e una proposizione infinitiva retta dal verbum putandi nomizô; l'infinito perfetto segnala anteriorita compiuta.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: nella seconda prova, riconoscere la proposizione infinitiva (accusativo + infinito) dopo i verba dicendi/putandi e renderla con una completiva esplicita italiana («che + congiuntivo/indicativo») e un'abilita centrale.
  • Focus Esame di Stato: valutare il rapporto temporale veicolato dal tempo dell'infinito (presente = contemporaneita, aoristo = anteriorita, futuro = posteriorita) per tradurre correttamente la consecutio nella subordinata.

Errori frequenti

  • Lasciare l'infinito non tradotto o renderlo sempre con l'infinito italiano, senza riconoscere la proposizione infinitiva e trasformarla in completiva esplicita («ritengo che...»).
  • Confondere il soggetto in accusativo dell'infinitiva con l'oggetto diretto della reggente, smarrendo i ruoli sintattici (es. tradurre nomizô ton Sokratê einai... come «ritengo Socrate» invece di «ritengo che Socrate sia...»).

Approfondimento

La ricchezza dell'infinito greco sta nella sua doppia natura di verbo e di sostantivo, che genera costrutti assenti in italiano. Il più potente è l'infinito sostantivato con l'articolo, che, unito a una preposizione, equivale a un'intera subordinata: «διὰ τὸ + infinito» esprime la causa («διὰ τὸ φοβεῖσθαι», per il fatto di temere), «πρὸ τοῦ» e «πρίν» l'anteriorità, «εἰς τὸ» e «πρὸς τὸ + infinito» il fine, «ἐν τῷ + infinito» la contemporaneità temporale, «μετὰ τὸ» la posteriorità. Sul versante proposizionale va padroneggiata la costruzione dei verbi di dichiarazione e opinione: «νομίζω, ἡγοῦμαι, οἴομαι, φημί» reggono l'infinitiva (accusativo + infinito), e in essa il tempo dell'infinito segna insieme aspetto e rapporto temporale con la reggente (presente = contemporaneità, aoristo = anteriorità, futuro = posteriorità, perfetto = compiutezza). Tratto insidioso è il comportamento dei verbi di impedimento, divieto e timore, che introducono un «μή» ridondante non traducibile («κωλύω σε μὴ γράφειν», ti impedisco di scrivere), rafforzato in «μὴ οὐ» quando la reggente è a sua volta negativa. Vanno inoltre riconosciuti gli infiniti assoluti o parentetici, formule cristallizzate che si inseriscono nel periodo senza reggenza: «ὡς ἔπος εἰπεῖν» (per così dire), «ὡς συνελόντι εἰπεῖν» (per dirla in breve), «ὀλίγου δεῖν» (a poco mancare, quasi). La scelta fra costruzione personale («δοκεῖ σοφὸς εἶναι», sembra essere saggio, con il predicativo al nominativo) e impersonale è a sua volta un indice d'analisi: distinguere questi impieghi e renderli con la subordinata italiana appropriata è il nucleo della competenza traduttiva sull'infinito.

Ripasso attivo

Riconosci la costruzione dell'infinito e traduci: (1) hoi Hellênes enómizon tous barbárous nikêthêsesthai; (2) dei tous stratiôtas andreíous einai. Indica per la frase (1) il rapporto temporale espresso dall'infinito futuro.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo - quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01La sintassi dei casi◐
    • 02Uso dei modi e dei tempi: l'aspetto verbale◐
    • 03Le costruzioni del participio●
    • 04Le costruzioni dell'infinito●

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Dagli appunti all'allenamento

Sintassi dei casi e del verbo

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo - quadri di riferimento e griglie di valutazione

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