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La sintassi dei casi e del verbo costituisce il cuore della comprensione del greco antico: ogni caso veicola un fascio di funzioni semantiche e sintattiche, mentre il verbo esprime, prima ancora del tempo, l'aspetto dell'azione (durativa, momentanea, compiuta). Questo appunto ricostruisce in modo sistematico le funzioni di nominativo, genitivo, dativo e accusativo, l'uso aspettuale dei modi e dei tempi nelle indipendenti, e le costruzioni sintetiche tipiche del greco - il participio (attributivo, sostantivato, predicativo, congiunto, genitivo assoluto) e l'infinito (soggettivo, oggettivo, proposizione infinitiva). L'obiettivo, in linea con le Indicazioni Nazionali per il Liceo Classico, e padroneggiare queste strutture per comprendere, analizzare e tradurre i testi d'autore.
4 sezioni~20 min di lettura3 competenzeLivello Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 07/2026
livello base
In modo comune si richiede di riconoscere le funzioni piu frequenti dei casi, distinguere il valore aspettuale di presente, aoristo e perfetto e tradurre correttamente participio congiunto, genitivo assoluto e proposizione infinitiva.
livello avanzato
L'approfondimento dell'indirizzo classico richiede di motivare la scelta del modo/tempo in funzione dell'aspetto, di interpretare costruzioni meno frequenti (genitivo di pertinenza, dativo di relazione, participio predicativo con verbi di percezione) e di argomentare le scelte traduttive.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Le funzioni dei casi greci
Analizza i casi e traduci: «hoi tô̂n Athenaíôn strategoì tô̂n polemíôn periêsan têi andreíai» («gli strateghi degli Ateniesi superavano i nemici per il coraggio»).
hoi strategoì e al nominativo plurale: e il soggetto della frase, retto dal verbo periêsan (imperfetto di perí-eimi, «essere superiore»).
tô̂n Athenaíôn e genitivo dipendente da strategoì: indica appartenenza/specificazione, «gli strateghi degli Ateniesi».
tô̂n polemíôn e un genitivo retto dal verbo perí-eimi, che esprime superiorita e regge il secondo termine al genitivo: «superavano i nemici».
têi andreíai e un dativo di relazione (o limitazione) che, con un verbo di superiorita, indica l'ambito «quanto a cui» si manifesta la superiorita - «per (il loro) coraggio»; un valore strumentale e affine ma qui non e quello primario.
Risultato: Traduzione: «Gli strateghi degli Ateniesi superavano i nemici per il coraggio». I quattro casi svolgono funzioni distinte: NOM soggetto, GEN di specificazione, GEN di reggenza verbale, DAT di relazione/limitazione.
Errori frequenti
Approfondimento
La chiave per dominare la sintassi dei casi greci è storica: dei sette casi indoeuropei il greco ne ha conservati cinque, perché il genitivo ha assorbito l'antico ablativo e il dativo ha assorbito strumentale e locativo. Da questa fusione discende la pluralità di valori che disorienta chi traduce meccanicamente: un solo «genitivo» copre specificazione, partizione, allontanamento, paragone e agente, e un solo «dativo» copre termine, mezzo, compagnia e luogo. Il criterio non è mnemonico ma logico: chiedersi sempre quale relazione il caso instaura con il suo reggente. Particolarmente produttiva è la reggenza verbale, dove il greco diverge dall'italiano e va imparata per famiglie semantiche: reggono il genitivo i verbi di memoria e oblio («μέμνημαι, ἐπιλανθάνομαι»), di percezione uditiva («ἀκούω τινός», ascolto qualcuno), di desiderio («ἐπιθυμῶ»), di dominio e superiorità («ἄρχω, κρατῶ, βασιλεύω τῶν Ἑλλήνων», comando sui Greci), di privazione e allontanamento; reggono il dativo i verbi che indicano una relazione con la persona — giovare e nuocere, obbedire, seguire, fidarsi, adirarsi («πείθομαι, ἕπομαι, βοηθῶ τοῖς φίλοις»). Un fenomeno tipicamente greco è la costruzione del tutto e della parte («σχῆμα καθ' ὅλον καὶ κατὰ μέρος»): il tutto in un caso, la parte in un altro. Notevoli anche l'accusativo di relazione, che restringe il campo entro cui vale un predicato («ἀλγῶ τὸν πόδα», soffro quanto al piede), e il dativo d'agente obbligatorio con i tempi del perfetto passivo e con gli aggettivi verbali in «-τέος». Riconoscere il valore esatto del caso, prima ancora di tradurre, è ciò che la griglia MIM chiama «individuazione delle strutture morfosintattiche».
Ripasso attivo
Analizza la funzione sintattica di ciascun caso evidenziato nella frase: «toùs polítas tô̂n nómôn akoúein deî» («i cittadini devono dare ascolto alle leggi»). Classifica toùs polítas, tô̂n nómôn e motiva la reggenza del verbo akoúein.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I tre aspetti del verbo greco e i temi temporali
Traduci e motiva la differenza di aspetto fra le due frasi: (1) ho Sokrates aeì toîs neaníais dielégeto; (2) tóte ho Sokrates toîs dikastaîs dielexthê.
dielégeto e imperfetto di dialegomai. L'imperfetto esprime aspetto durativo/abituale; l'avverbio aeì («sempre») conferma l'azione ripetuta.
«Socrate discorreva sempre con i giovani» (azione abituale, di sfondo).
dielexthê e aoristo (διελέχθη, forma passiva con valore medio). L'aoristo indicativo esprime aspetto momentaneo: un'azione puntuale e conclusa nel passato; l'avverbio tóte («allora») la colloca in un momento preciso.
«Allora Socrate parlo (una volta) ai giudici» (azione singola e conclusa).
Risultato: L'opposizione imperfetto/aoristo non e di tempo (entrambi sono passati) ma di aspetto: durativo-abituale «discorreva sempre» contro momentaneo-puntuale «allora parlo».
Errori frequenti
Approfondimento
Il cuore di questa sintassi è che l'aspetto non annulla il tempo ma vi si sovrappone, e che la modalità dell'enunciato si governa con due strumenti: la scelta del modo e la particella modale «ἄν». All'indicativo dei tempi storici, «ἄν» trasforma l'affermazione di un fatto nel suo contrario controfattuale (irrealtà: «ἐποίησεν ἄν», l'avrebbe fatto) oppure in un'azione ripetuta nel passato (valore iterativo). Con il congiuntivo, «ἄν» non compare nelle indipendenti ma nelle subordinate eventuali, fondendosi spesso con la congiunzione («ἐάν» da «εἰ + ἄν», «ὅταν» da «ὅτε + ἄν»). Con l'ottativo dà l'ottativo potenziale, che esprime ciò che potrebbe accadere («λέγοις ἄν», potresti dire, cioè «di' pure»). L'aspetto, dal canto suo, produce sfumature da rendere con cura: l'aoristo gnomico enuncia una verità generale con la forma del passato («παθὼν ἔγνω», si impara soffrendo), l'aoristo ingressivo segna l'ingresso in uno stato («ἐβασίλευσε», divenne re, non «regnò»), l'aoristo complessivo abbraccia un'intera durata come un blocco unico. Va infine osservata con precisione la distribuzione delle due negazioni, quasi una cartina di tornasole del modo: «οὐ» nega l'oggettivo e il reale (regolarmente con l'indicativo), «μή» nega il soggettivo — la volontà, il divieto, l'eventualità, il timore, la finalità — sicché la sola presenza di «μή» avverte lo studente che non si è più nel piano dell'asserzione ma in quello della volontà o dell'ipotesi. Cogliere queste sfumature aspettuali e modali, e non ridurre tutto al «tempo», è precisamente ciò che distingue una versione matura da una resa scolastica.
Ripasso attivo
Spiega la differenza di aspetto fra le due forme e traducile: paî, mê graphe toûto / paî, mê grapsêis toûto. Indica quale esprime un divieto generale e duraturo e quale un divieto puntuale.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le cinque costruzioni del participio
Analizza la costruzione participiale e traduci: «tô̂n polemíôn proseróntôn, hoi politai tà teíchê ephylatton» («[mentre] i nemici avanzavano, i cittadini sorvegliavano le mura»).
proseróntôn e participio presente (genitivo plurale) di próseimi («avanzare, avvicinarsi»); il suo soggetto e tô̂n polemíôn, anch'esso al genitivo plurale.
tô̂n polemíôn non svolge alcuna funzione (soggetto, oggetto, complemento) nella reggente, il cui soggetto e hoi politai. Soggetto e participio sono entrambi al genitivo: e un genitivo assoluto.
Il participio presente esprime aspetto durativo e contemporaneita rispetto alla reggente; il valore circostanziale qui e temporale: «mentre avanzavano».
hoi politai (NOM, soggetto) ephylatton (imperfetto durativo) tà teíchê (ACC, oggetto): «i cittadini sorvegliavano le mura».
Risultato: Traduzione: «Mentre i nemici avanzavano, i cittadini sorvegliavano le mura». Il genitivo assoluto rende una subordinata temporale autonoma; il participio presente garantisce la contemporaneita con l'imperfetto della reggente.
Errori frequenti
Approfondimento
Il participio è la prova regina della sintassi greca, e la sua analisi si gioca su tre distinzioni fini che l'esame verifica. La prima riguarda i verbi di percezione e conoscenza, che cambiano di senso a seconda che reggano participio o infinito: «οἶδα» con il participio predicativo significa «so che» (un fatto: «οἶδα θνητὸς ὤν», so di essere mortale), con l'infinito «so come, sono capace di» («οἶδα γράφειν», so scrivere); allo stesso modo «αἰσθάνομαι, ὁρῶ, ἀκούω» con il participio riferiscono una percezione reale. La seconda riguarda i verbi che esprimono il modo dell'azione, in cui è il participio, non il verbo reggente, a portare l'idea principale, e va spesso reso in italiano come voce reggente: «τυγχάνω, λανθάνω, φθάνω, φαίνομαι» — «ἔτυχε παρών» significa «si trovava presente per caso», «ἔλαθε φυγών» «fuggì di nascosto» (alla lettera «sfuggì fuggendo»), «ἔφθασε τοὺς πολεμίους ἀφικόμενος» «arrivò prima dei nemici». La terza riguarda la resa del participio congiunto, da disambiguare con il contesto e con le spie: «ἅτε» e «οἷον» introducono una causa oggettiva, «ὡς» una causa soggettiva o addotta (il motivo nell'intenzione del soggetto), «καίπερ» un valore concessivo, «ἄν» un valore ipotetico. A parte va tenuto l'accusativo assoluto, che sostituisce il genitivo assoluto con i participi neutri dei verbi impersonali: «ἐξόν» (essendo lecito), «δέον» (essendo necessario), «δόξαν» (essendo sembrato bene, essendosi deciso). Riconoscere e dichiarare esplicitamente il valore del participio — attributivo, sostantivato, predicativo, congiunto, assoluto — è parte integrante dell'analisi richiesta dalla seconda prova, e la resa italiana (relativa, temporale, causale, concessiva, ipotetica, gerundio) discende per intero da quel riconoscimento.
Ripasso attivo
Classifica e traduci i participi nelle frasi seguenti, indicando per ciascuno la costruzione: (1) hoi pheugontes ouk epaúsanto trechontes; (2) tês hêméras genoménês, oi stratiôtai anéstêsan. Distingui il participio sostantivato, quello predicativo e il genitivo assoluto.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le funzioni dell'infinito e la proposizione infinitiva
Analizza la costruzione e traduci: «hoi stratiôtai enómizon tòn stratêgòn nenikêkénai» («i soldati ritenevano che lo stratego avesse vinto»).
enómizon e imperfetto di nomizô («ritenere, credere»), un verbum putandi: regge una proposizione infinitiva.
Il soggetto dell'infinitiva (tòn stratêgòn, accusativo) e diverso dal soggetto della reggente (hoi stratiôtai): si ha dunque la costruzione accusativo + infinito.
nenikêkénai e infinito perfetto di nikaô: esprime un'azione compiuta i cui effetti permangono; rispetto al passato della reggente indica anteriorita: «avesse vinto / avesse riportato la vittoria».
In italiano la proposizione infinitiva si scioglie in una completiva con «che» e la consecutio appropriata: «ritenevano che lo stratego avesse vinto».
Risultato: Traduzione: «I soldati ritenevano che lo stratego avesse vinto». La struttura ACC (tòn stratêgòn) + infinito (nenikêkénai) e una proposizione infinitiva retta dal verbum putandi nomizô; l'infinito perfetto segnala anteriorita compiuta.
Errori frequenti
Approfondimento
La ricchezza dell'infinito greco sta nella sua doppia natura di verbo e di sostantivo, che genera costrutti assenti in italiano. Il più potente è l'infinito sostantivato con l'articolo, che, unito a una preposizione, equivale a un'intera subordinata: «διὰ τὸ + infinito» esprime la causa («διὰ τὸ φοβεῖσθαι», per il fatto di temere), «πρὸ τοῦ» e «πρίν» l'anteriorità, «εἰς τὸ» e «πρὸς τὸ + infinito» il fine, «ἐν τῷ + infinito» la contemporaneità temporale, «μετὰ τὸ» la posteriorità. Sul versante proposizionale va padroneggiata la costruzione dei verbi di dichiarazione e opinione: «νομίζω, ἡγοῦμαι, οἴομαι, φημί» reggono l'infinitiva (accusativo + infinito), e in essa il tempo dell'infinito segna insieme aspetto e rapporto temporale con la reggente (presente = contemporaneità, aoristo = anteriorità, futuro = posteriorità, perfetto = compiutezza). Tratto insidioso è il comportamento dei verbi di impedimento, divieto e timore, che introducono un «μή» ridondante non traducibile («κωλύω σε μὴ γράφειν», ti impedisco di scrivere), rafforzato in «μὴ οὐ» quando la reggente è a sua volta negativa. Vanno inoltre riconosciuti gli infiniti assoluti o parentetici, formule cristallizzate che si inseriscono nel periodo senza reggenza: «ὡς ἔπος εἰπεῖν» (per così dire), «ὡς συνελόντι εἰπεῖν» (per dirla in breve), «ὀλίγου δεῖν» (a poco mancare, quasi). La scelta fra costruzione personale («δοκεῖ σοφὸς εἶναι», sembra essere saggio, con il predicativo al nominativo) e impersonale è a sua volta un indice d'analisi: distinguere questi impieghi e renderli con la subordinata italiana appropriata è il nucleo della competenza traduttiva sull'infinito.
Ripasso attivo
Riconosci la costruzione dell'infinito e traduci: (1) hoi Hellênes enómizon tous barbárous nikêthêsesthai; (2) dei tous stratiôtas andreíous einai. Indica per la frase (1) il rapporto temporale espresso dall'infinito futuro.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo - quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti