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La morfologia è l'ossatura della lingua greca: governa il modo in cui sostantivi, aggettivi, pronomi e verbi cambiano forma per esprimere caso, numero, genere, tempo, modo e diatesi. Padroneggiare i tre sistemi declinativi, il sistema pronominale e l'architettura del verbo (temi temporali, diatesi, modi) è la condizione indispensabile per comprendere e tradurre i testi d'autore e per consultare con sicurezza il vocabolario. Questo appunto ripercorre l'intero impianto flessivo del greco, dalla flessione nominale fino ai verbi atematici e alle principali irregolarità, con un'attenzione costante all'apofonia, che è la chiave per riconoscere i temi.
5 sezioni~26 min di lettura3 competenzeLivello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 07/2026
livello base
A livello comune si richiede il riconoscimento sicuro delle tre declinazioni, degli aggettivi, dei pronomi più frequenti e del sistema verbale tematico (-ω) nei suoi temi temporali e nelle tre diatesi.
livello avanzato
L'indirizzo del Liceo Classico approfondisce i verbi atematici in -μι, i verbi politematici, le irregolarità apofoniche e la morfologia dei modi nominali (infinito e participio) come strumenti dell'analisi sintattica del testo d'autore.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Schema sinottico delle tre declinazioni
I cinque casi e i tre numeri
Analizza la forma σώματα: indica caso, numero, genere, tema e nominativo del vocabolario, motivando il riconoscimento.
La desinenza è -α; in un neutro questa è l'uscita di nominativo, accusativo e vocativo plurale (regola del neutro plurale in -α).
Il vocabolario dà σῶμα, σώματος: dal genitivo σώματος si ricava il tema σωματ-, in dentale (-τ), che davanti a desinenza vocalica resta intatto.
Tema σωματ- + desinenza di nom./acc./voc. plurale neutro -α → σώματα (la dentale finale del tema cade davanti a -α? no: -α si aggiunge direttamente, σωματ+α → σώματα).
σώματα è dunque nom./acc./voc. plurale neutro; il caso preciso si decide dal contesto sintattico (soggetto se nom., complemento oggetto se acc.).
Risultato: σώματα = nominativo / accusativo / vocativo plurale, neutro, terza declinazione, tema σωματ-, da σῶμα, σώματος («corpo»).
Errori frequenti
Approfondimento
La logica profonda della flessione nominale si coglie scomponendo ogni forma in tema e desinenza e riconoscendo che è la vocale finale del tema a fissare la declinazione: «-α/-η» la prima, «-ο» la seconda, consonante o vocale debole «-ι/-υ» la terza. La coppia di citazione nominativo-genitivo che il vocabolario impone serve proprio a isolare quel tema, che il nominativo spesso maschera: in «φύλαξ, φύλακος» il gruppo «-ξ» nasconde la gutturale del tema «φυλακ-», rivelata dal genitivo. Nella prima declinazione la scelta fra «-α» e «-η» al singolare non è casuale ma fonetica: l'attico-ionico conserva «-ᾱ» in tutto il singolare dopo «ε, ι, ρ» (α puro: «χώρα, σοφία, ἡμέρα»), mentre altrove il femminile o esce in «-η» dappertutto («τιμή, τιμῆς») o presenta l'α impuro con genitivo in «-ης» («γλῶσσα, γλώσσης»). La terza declinazione è la più ricca perché il tema reagisce all'incontro con le desinenze: davanti al «-σι(ν)» del dativo plurale cadono le occlusive e i gruppi «-ντ-» con allungamento di compenso («λέων → λέουσι» da «λεοντ-σι»; «γίγας → γίγασι»). A ciò si aggiungono i sottotipi da non trascurare: la declinazione contratta della seconda («νοῦς» da «νόος», «ὀστοῦν» da «ὀστέον») e la cosiddetta declinazione attica in «-ως» («νεώς, λαγώς»); i temi sigmatici in «-εσ-» («γένος, γένους» da «γενεσ-ος», con caduta del «σ» intervocalico e contrazione) e i temi in «-ι-» e «-ευ-» («πόλις, πόλεως»; «βασιλεύς, βασιλέως»). Anche i gradi dell'aggettivo conservano relitti storici: le forme suppletive «ἀγαθός → ἀμείνων / βελτίων → ἄριστος / βέλτιστος» e «κακός → κακίων / χείρων → κάκιστος» saldano radici diverse in un paradigma unico, e i comparativi in «-ίων» seguono la terza declinazione, non quella dell'aggettivo di partenza: segno che l'analisi va condotta sempre sulla forma effettiva, non sul lemma.
Ripasso attivo
Analizza morfologicamente le seguenti forme, indicando caso, numero, genere, declinazione e tema, e risali al nominativo del vocabolario: (a) τῇ θαλάττῃ; (b) τῶν παίδων; (c) σώματα.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Mappa dei tipi di pronome
Nelle frasi «τίς λέγει;» e «λέγει τις», analizza le due forme τίς / τις e spiega che cosa le distingue morfologicamente.
In «τίς λέγει;» la forma è τίς, ossitona (accento acuto proprio sulla sillaba), in apertura di frase interrogativa: è il pronome interrogativo, «chi?».
In «λέγει τις» la forma è τις, enclitica (priva di accento proprio, appoggiata alla parola precedente), in posizione non iniziale: è il pronome indefinito, «qualcuno».
Entrambe sono nominativo singolare (soggetto del verbo λέγει); la terza declinazione dà τίς/τις al maschile-femminile e τί/τι al neutro.
La grafia delle lettere è identica; a distinguere interrogativo e indefinito sono l'accento (ossitono vs. enclitico) e la posizione nella frase.
Risultato: τίς = interrogativo, nom. sg. m./f., «chi?»; τις = indefinito, nom. sg. m./f., «qualcuno»: stesse lettere, accento e posizione diversi.
Errori frequenti
Approfondimento
Il vero banco di prova del sistema pronominale è la resa dei rinvii, e lo snodo più valutato all'esame è «αὐτός», che cambia valore con la posizione: in posizione predicativa (fuori dal gruppo articolo-nome, «αὐτὸς ὁ ἀνήρ» oppure «ὁ ἀνὴρ αὐτός») è intensivo, «l'uomo stesso, in persona»; in posizione attributiva («ὁ αὐτὸς ἀνήρ») vale «il medesimo»; nei casi obliqui, non preceduto dall'articolo, funge da pronome personale anaforico di terza persona, «lui, lei, esso» («ὁρῶ αὐτόν», lo vedo). A questo si lega la distinzione, decisiva nella traduzione, fra riflessivo e anaforico: «ἑαυτόν / ἑαυτοῦ» rinvia al soggetto della propria proposizione, «αὐτόν / αὐτοῦ» a un referente diverso — «ὁ στρατηγὸς τοὺς ἑαυτοῦ στρατιώτας ἐπαινεῖ» (loda i propri soldati) contro «τοὺς αὐτοῦ στρατιώτας» (i soldati di un altro). Nella subordinazione nasce il riflessivo indiretto: in una completiva o in un discorso indiretto le forme «ἕ, οἷ, σφεῖς» (e talvolta lo stesso «ἑαυτόν») rinviano non al soggetto grammaticale più vicino, ma al soggetto della reggente, cioè a chi parla o pensa. Va inoltre padroneggiata l'attrazione del relativo, tratto elegante e frequentissimo della prosa: il pronome relativo, invece del caso richiesto dalla sua funzione nella subordinata, si «attrae» al caso dell'antecedente, di norma dall'accusativo al genitivo o al dativo — «ἄξιος τῆς τιμῆς ἧς ἔχει» in luogo di «ἣν ἔχει». Riconoscere queste catene di rinvio e questa attrazione è ciò che separa una resa approssimativa da una traduzione esatta, e prepara direttamente alla sintassi del periodo.
Ripasso attivo
Classifica e analizza i seguenti pronomi (tipo, caso, numero, genere) e spiega come l'accento o la posizione ne determinano il valore: (a) τίς; (b) τις; (c) οὗ (relativo) vs. αὐτοῦ.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Architettura del verbo: temi temporali e diatesi
L'apofonia nei temi del verbo
Analizza la forma ἐλύθησαν: tema temporale, diatesi, modo, tempo, persona e numero, e traducila.
La forma comincia con ἐ-: è l'aumento, segnale di un tempo storico (passato) dell'indicativo.
Dopo l'aumento si riconosce la radice λυ- seguita dal suffisso -θη-, marca caratteristica dell'aoristo passivo (cosiddetto aoristo passivo «debole» in -θη-).
L'uscita -σαν è la desinenza attiva di terza persona plurale, usata anche nell'aoristo passivo in -θη- (che ha desinenze attive).
Tema dell'aoristo, diatesi passiva, modo indicativo, 3a persona plurale; valore aspettuale puntuale nel passato.
Risultato: ἐλύθησαν = aoristo indicativo passivo, 3a persona plurale di λύω → «furono sciolti / vennero sciolti».
Errori frequenti
Approfondimento
L'asse portante del verbo greco non è il tempo ma l'aspetto: la stessa opposizione fra tema del presente (azione còlta nel suo durare o ripetersi), tema dell'aoristo (azione còlta nel suo puro accadere, come un punto) e tema del perfetto (stato presente risultante da un'azione compiuta) percorre l'intero sistema. La conseguenza tecnica più importante è che solo l'indicativo colloca l'azione nel tempo, grazie all'aumento («ἐ-» sillabico davanti a consonante, allungamento della vocale iniziale davanti a vocale: «ἄγω → ἦγον») che segna i tempi storici; negli altri modi — congiuntivo, ottativo, imperativo, infinito, participio — la scelta fra tema del presente e tema dell'aoristo non indica «prima» o «adesso», ma soltanto l'aspetto durativo o puntuale. Tradurre «λῦσαι» (aoristo) e «λύειν» (presente) come due tempi diversi è quindi un errore di fondo: la differenza è di aspetto. Il perfetto ha morfologia propria, il raddoppiamento («λέ-λυκα», con la consonante iniziale ripetuta più «ε»; nelle aspirate la consonante si raddoppia con la tenue corrispondente per la legge di Grassmann, «θύω → τέθυκα»), e un valore risultativo che in italiano si rende spesso con il presente («τέθνηκε», è morto, cioè «è ormai defunto»). Sul versante delle diatesi, la spia più insidiosa è che medio e passivo condividono le forme nel presente, nell'imperfetto, nel perfetto e nel piuccheperfetto, distinguendosi solo nel futuro e nell'aoristo, dove il passivo ha marca propria in «-θη-» (aoristo passivo «debole», «ἐλύθην») o in «-η-» (aoristo passivo «forte» o «secondo», senza «θ»: «ἐγράφην, ἐφάνην»), entrambi con desinenze attive. Solo il contesto decide se una forma medio-passiva ambigua vada intesa come media (riflessiva o d'interesse: «λούομαι», mi lavo) o come passiva.
Ripasso attivo
Della forma ἐλύθησαν indica tema temporale, diatesi, modo, tempo, persona e numero, motivando ogni elemento (in particolare il valore del suffisso -θη-).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Uscite dei modi nominali per tema e diatesi
Analizza la forma λύσαντος: indica tema temporale, diatesi, caso, numero, genere e nominativo, e proponi una resa.
Si riconoscono la radice λυ- e il segmento -σα-, marca dell'aoristo sigmatico attivo; segue il suffisso del participio -ντ- (visibile nel tema obliquo).
Il participio aoristo attivo maschile/neutro segue la terza declinazione: nom. λύσας, gen. λύσαντος. L'uscita -αντος è dunque genitivo singolare.
Maschile o neutro (la terza declinazione li accomuna al genitivo); il genere preciso si decide dall'accordo con il nome cui il participio si riferisce.
Participio aoristo attivo, genitivo singolare m./n. di λύω; il valore aspettuale è puntuale («avendo sciolto / che ha sciolto»).
Risultato: λύσαντος = participio aoristo attivo, gen. sg. m./n. di λύω → «di colui che ha sciolto / avendo sciolto».
Errori frequenti
Approfondimento
I modi nominali sono il ponte fra morfologia e sintassi, perché ogni loro forma, pur riconosciuta morfologicamente, esiste per generare un costrutto. Il participio è la forma verbale più produttiva della prosa greca proprio perché combina i tratti del verbo (tema, diatesi, aspetto) con quelli dell'aggettivo (caso, numero, genere) e copre l'intera griglia: presente, futuro, aoristo e perfetto, in tutte e tre le diatesi. Da qui la necessità di riconoscere a vista i suffissi caratteristici — «-ων/-ουσα/-ον» (presente attivo, tema in «-οντ-»), «-σας/-σασα/-σαν» (aoristo sigmatico attivo, «-σαντ-»), «-θείς/-θεῖσα/-θέν» (aoristo passivo, «-θεντ-»), «-ώς/-υῖα/-ός» (perfetto attivo, «-οτ-»), «-μενος/-μένη/-μενον» (medio-passivo di ogni tema) — perché ciascuno prelude a una funzione diversa (attributiva, congiunta, predicativa, genitivo assoluto). Il participio futuro, in particolare, è la forma del fine: «-σων / -σόμενος» esprime lo scopo, spesso con «ὡς» («ἦλθεν ὡς λύσων», venne per liberare). Accanto ai due modi nominali il sistema colloca gli aggettivi verbali, che dal tema verbale ricavano valori modali: quello in «-τός» indica compimento o possibilità («λυτός», sciolto o che si può sciogliere), quello in «-τέος» indica necessità e regge la perifrastica passiva («λυτέος ἐστίν», deve essere sciolto; nell'impersonale «λυτέον ἐστίν», bisogna sciogliere), con il dativo d'agente. L'infinito, dal canto suo, è un vero sostantivo: preceduto dall'articolo neutro declina come un nome («τὸ λύειν, τοῦ λύειν, τῷ λύειν») e può reggere ed essere retto come qualsiasi sostantivo, aprendo la strada all'infinitiva e all'infinito sostantivato. Riconoscere queste forme non è fine a sé stesso: è il prerequisito per scioglierne, nella versione, la sintassi.
Ripasso attivo
Analizza le forme λύσας e λυθῆναι indicando per ciascuna tema temporale, diatesi e categoria nominale (per il participio: caso, numero, genere; per l'infinito: che è indeclinabile), e traducile.
Richiamo attivo
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Verbi in -μι: raddoppiamento del presente e apofonia
Forma il futuro indicativo attivo di πέμπω, ἄγω e πείθω applicando le regole di incontro con il -σ- e motivando ciascun esito.
Labiale (π, β, φ) + σ → ψ. Quindi πεμπ- + σω → πέμψω («manderò»).
Gutturale (κ, γ, χ) + σ → ξ. Quindi ἀγ- + σω → ἄξω («condurrò»).
Dentale (τ, δ, θ) + σ → la dentale cade davanti a σ. Quindi πειθ- + σω → πείσω («persuaderò»).
Le regole sono sistematiche: una volta note, un futuro o aoristo sigmatico apparentemente strano si riconduce subito al tema del presente.
Risultato: πέμψω, ἄξω, πείσω: gli esiti ψ (labiale+σ), ξ (gutturale+σ) e σ (dentale+σ, con caduta della dentale) rendono regolare la formazione del futuro.
Errori frequenti
Approfondimento
Padroneggiare la classe atematica significa aggiungere ai verbi in «-μι» due fenomeni contigui e altrettanto frequenti nei testi. Il primo è l'aoristo radicale (o «terzo», o «cappatico» quando ha «-κα»): alcuni verbi, per lo più atematici, formano l'aoristo attivo senza il suffisso «-σα-» né vocale tematica, unendo le desinenze direttamente al grado forte della radice — «ἔγνων» (da «γιγνώσκω»), «ἔβην» (da «βαίνω»), «ἔστην» (da «ἵστημι», intransitivo), «ἔδυν», con participi in «-ούς / -άς» («γνούς, βάς, στάς»); «τίθημι, δίδωμι, ἵημι» hanno invece l'aoristo in «-κα» al singolare («ἔθηκα, ἔδωκα, ἧκα») ma tornano alla radice nuda al plurale e nei modi («ἔθεμεν, θές, δοῦναι»). Il secondo è la distinzione fra aoristo primo (debole, sigmatico, «ἔλυσα») e aoristo secondo (forte, tematico, «ἔλιπον, ἔφυγον, ἔβαλον»), che si riconosce dal grado apofonico zero della radice unito alle desinenze dell'imperfetto: è una spia decisiva, perché la stessa radice appare con vocalismo diverso nei vari temi. Su tutto domina il suppletivismo, cioè la formazione dei temi da radici diverse, tratto dei verbi ad altissima frequenza: «ὁράω» (futuro «ὄψομαι», aoristo «εἶδον» da radice «ϝιδ-», perfetto «ἑώρακα»), «φέρω» (futuro «οἴσω», aoristo «ἤνεγκον»), «λέγω / εἶπον / ἐρῶ», «ἔρχομαι / ἦλθον / εἶμι». È per questo che il greco organizza la memoria del verbo nei «paradigmi» — le sei voci-chiave (presente, futuro, aoristo, perfetto attivo, perfetto medio-passivo, aoristo passivo): senza di esse non si risale dalla forma flessa al lemma. Vanno infine tenuti distinti a orecchio «εἰμί» (essere) da «εἶμι» (andare) e i loro composti, coppia tanto insidiosa quanto frequente.
Ripasso attivo
Per i verbi πέμπω, ἄγω e πείθω forma il futuro indicativo attivo applicando le regole di incontro della consonante finale del tema con il -σ-, e spiega l'esito (ψ, ξ, σ).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — pagina ufficiale MIM (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti
Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)