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Morfologia greca: flessione nominale, pronominale e verbale

La morfologia è l'ossatura della lingua greca: governa il modo in cui sostantivi, aggettivi, pronomi e verbi cambiano forma per esprimere caso, numero, genere, tempo, modo e diatesi. Padroneggiare i tre sistemi declinativi, il sistema pronominale e l'architettura del verbo (temi temporali, diatesi, modi) è la condizione indispensabile per comprendere e tradurre i testi d'autore e per consultare con sicurezza il vocabolario. Questo appunto ripercorre l'intero impianto flessivo del greco, dalla flessione nominale fino ai verbi atematici e alle principali irregolarità, con un'attenzione costante all'apofonia, che è la chiave per riconoscere i temi.

5 sezioni·~26 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0111 / 14
Profilo d’esame
OSA-greco-lingua-morfologia · Padroneggiare le strutture morfologiche del greco (flessione nominale, pronominale e verbale) a un livello che consenta la comprensione e la traduzione dei testi d'autoreRiconoscere e analizzare le forme nominali, pronominali e verbali all'interno del testo, individuando caso, numero, genere e i valori di tempo, modo e diatesiAcquisire dimestichezza con la consultazione del vocabolario a partire dall'analisi morfologica delle forme (risalire dalla forma flessa al lemma)
Operatori:analizzariconosciclassificadeclinaconiugatraducispiegagiustificaconfrontaillustra

livello base

A livello comune si richiede il riconoscimento sicuro delle tre declinazioni, degli aggettivi, dei pronomi più frequenti e del sistema verbale tematico (-ω) nei suoi temi temporali e nelle tre diatesi.

livello avanzato

L'indirizzo del Liceo Classico approfondisce i verbi atematici in -μι, i verbi politematici, le irregolarità apofoniche e la morfologia dei modi nominali (infinito e participio) come strumenti dell'analisi sintattica del testo d'autore.

Profondità

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Morfologia greca: flessione nominale, pronominale e verbale
    • 01La flessione nominale: declinazioni e aggettivi○
    • 02La flessione pronominale◐
    • 03Il sistema del verbo: temi temporali e diatesi◐
    • 04I modi nominali del verbo: infinito e participio●
    • 05Verbi in -μι e principali irregolarità●
§ 01

La flessione nominale: declinazioni e aggettivi#

●○○BaseLPOSA-greco-lingua-morfologia

Schema sinottico delle tre declinazioni

Le tre declinazioniTabella con 4 colonne e 6 righe, Dati: Caso · I (α/η) · II (ο) · III (cons.); Nom. sg. · -ᾱ/-η/-ᾱς · -ος/-ον · -ς / Ø; Gen. sg. · -ᾱς/-ης · -ου · -ος; Dat. sg. · -ᾳ/-ῃ · -ῳ · -ι; Acc. sg. · -ᾱν/-ην · -ον · -α/-ν; Gen. pl. · -ῶν · -ων · -ων; Dat. pl. · -αις · -οις · -σι(ν)CASOI (Α/Η)II (Ο)III (CONS.)Nom. sg.-ᾱ/-η/-ᾱς-ος/-ον-ς / ØGen. sg.-ᾱς/-ης-ου-οςDat. sg.-ᾳ/-ῃ-ῳ-ιAcc. sg.-ᾱν/-ην-ον-α/-νGen. pl.-ῶν-ων-ωνDat. pl.-αις-οις-σι(ν)
Fig. 1Esempi: χώρα (I), λόγος (II), σῶμα, σώματος (III). Il genitivo singolare rivela il tema (σωματ-), spesso mascherato dal nominativo.

Punti chiave

La flessione nominale del greco distribuisce sostantivi e aggettivi in tre sistemi declinativi, ciascuno caratterizzato dalla vocale o dalla consonante con cui termina il tema: la prima declinazione raccoglie i temi in -ᾱ/-η (e i maschili in -ᾱς/-ης), la seconda i temi in -ο/-ε (uscita del nominativo in -ος, neutri in -ον), la terza i temi in consonante o in vocale debole (-ι, -υ) e in dittongo. Ogni nome si analizza individuando caso, numero e genere, e ogni forma flessa si ricava combinando il tema con la desinenza propria del caso.
Il greco conosce cinque casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo) e tre numeri: singolare, plurale e duale, quest'ultimo residuale ma ancora vivo per coppie naturali (gli occhi, le mani). I generi sono tre — maschile, femminile e neutro — e nel neutro vige la regola costante per cui nominativo, accusativo e vocativo coincidono, con il plurale neutro in -α; questa è una delle prime chiavi di lettura di una forma.
La terza declinazione è la più articolata perché il tema può essere alterato dall'incontro con le desinenze: cadono o si modificano consonanti davanti al -ς del nominativo e del dativo plurale (-σι), e si producono allungamenti di compenso. Per questo il nominativo da solo spesso non basta a riconoscere il tema: occorre risalire al tema attraverso il genitivo singolare, che il vocabolario indica sempre proprio per questa ragione (per esempio σῶμα, σώματος, tema σωματ-).
Gli aggettivi si distribuiscono in due classi. Gli aggettivi della prima classe seguono la prima e la seconda declinazione, con tre uscite (maschile e neutro sulla seconda, femminile sulla prima: -ος, -η/-α, -ον). Gli aggettivi della seconda classe seguono la terza declinazione, spesso a due uscite (una forma comune per maschile e femminile, una distinta per il neutro). I gradi dell'aggettivo si formano con i suffissi -τερος/-τερα/-τερον per il comparativo e -τατος/-τατη/-τατον per il superlativo, accanto a formazioni in -ιων/-ιστος e ai comparativi e superlativi irregolari (ἀγαθός → ἀμείνων → ἄριστος).
Il valore semantico dei casi (ripasso, oggetto della sintassi) non rientra in questa sezione: qui interessa il riconoscimento morfologico della forma, cioè saper dire a quale caso, numero e genere appartiene una desinenza e a quale declinazione e tema risale.

I cinque casi e i tre numeri

I cinque casiTabella con 2 colonne e 5 righe, Dati: Caso · Funzione; Nominativo · soggetto; Genitivo · specificazione; Dativo · termine, mezzo; Accusativo · oggetto; Vocativo · apostrofe, cella evidenziata: specificazioneCASOFUNZIONENominativosoggettoGenitivospecificazioneDativotermine, mezzoAccusativooggettoVocativoapostrofe
Fig. 2Il genitivo copre anche origine, separazione, paragone, agente; il dativo anche possesso, luogo e tempo. Tre numeri: singolare, plurale, duale (coppie naturali).
Esempio svolto

Analisi morfologica di una forma di terza declinazione

Analizza la forma σώματα: indica caso, numero, genere, tema e nominativo del vocabolario, motivando il riconoscimento.

  1. 01Riconoscimento dell'uscita

    La desinenza è -α; in un neutro questa è l'uscita di nominativo, accusativo e vocativo plurale (regola del neutro plurale in -α).

  2. 02Ricerca del tema

    Il vocabolario dà σῶμα, σώματος: dal genitivo σώματος si ricava il tema σωματ-, in dentale (-τ), che davanti a desinenza vocalica resta intatto.

  3. 03Composizione tema + desinenza

    Tema σωματ- + desinenza di nom./acc./voc. plurale neutro -α → σώματα (la dentale finale del tema cade davanti a -α? no: -α si aggiunge direttamente, σωματ+α → σώματα).

  4. 04Conclusione dell'analisi

    σώματα è dunque nom./acc./voc. plurale neutro; il caso preciso si decide dal contesto sintattico (soggetto se nom., complemento oggetto se acc.).

Risultato: σώματα = nominativo / accusativo / vocativo plurale, neutro, terza declinazione, tema σωματ-, da σῶμα, σώματος («corpo»).

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: nella seconda prova e nel colloquio si valuta la capacità di riconoscere a vista la declinazione e il caso di un sostantivo o aggettivo, condizione necessaria per ricostruire i rapporti sintattici del testo.
  • Focus Esame di Stato: saper risalire dal nominativo al tema (specie nella terza declinazione) è ciò che permette di consultare correttamente il vocabolario e di non confondere forme omografe di casi diversi.

Errori frequenti

  • Confondere il genitivo singolare della prima declinazione (-ης / -ας) con il nominativo plurale o con forme della terza declinazione, ignorando l'articolo e il contesto.
  • Assumere che il tema della terza declinazione coincida con il nominativo: il tema va dedotto dal genitivo (φύλαξ, φύλακος, tema φυλακ-), non dalla forma del nominativo alterata dal -ς.

Approfondimento

La logica profonda della flessione nominale si coglie scomponendo ogni forma in tema e desinenza e riconoscendo che è la vocale finale del tema a fissare la declinazione: «-α/-η» la prima, «-ο» la seconda, consonante o vocale debole «-ι/-υ» la terza. La coppia di citazione nominativo-genitivo che il vocabolario impone serve proprio a isolare quel tema, che il nominativo spesso maschera: in «φύλαξ, φύλακος» il gruppo «-ξ» nasconde la gutturale del tema «φυλακ-», rivelata dal genitivo. Nella prima declinazione la scelta fra «-α» e «-η» al singolare non è casuale ma fonetica: l'attico-ionico conserva «-ᾱ» in tutto il singolare dopo «ε, ι, ρ» (α puro: «χώρα, σοφία, ἡμέρα»), mentre altrove il femminile o esce in «-η» dappertutto («τιμή, τιμῆς») o presenta l'α impuro con genitivo in «-ης» («γλῶσσα, γλώσσης»). La terza declinazione è la più ricca perché il tema reagisce all'incontro con le desinenze: davanti al «-σι(ν)» del dativo plurale cadono le occlusive e i gruppi «-ντ-» con allungamento di compenso («λέων → λέουσι» da «λεοντ-σι»; «γίγας → γίγασι»). A ciò si aggiungono i sottotipi da non trascurare: la declinazione contratta della seconda («νοῦς» da «νόος», «ὀστοῦν» da «ὀστέον») e la cosiddetta declinazione attica in «-ως» («νεώς, λαγώς»); i temi sigmatici in «-εσ-» («γένος, γένους» da «γενεσ-ος», con caduta del «σ» intervocalico e contrazione) e i temi in «-ι-» e «-ευ-» («πόλις, πόλεως»; «βασιλεύς, βασιλέως»). Anche i gradi dell'aggettivo conservano relitti storici: le forme suppletive «ἀγαθός → ἀμείνων / βελτίων → ἄριστος / βέλτιστος» e «κακός → κακίων / χείρων → κάκιστος» saldano radici diverse in un paradigma unico, e i comparativi in «-ίων» seguono la terza declinazione, non quella dell'aggettivo di partenza: segno che l'analisi va condotta sempre sulla forma effettiva, non sul lemma.

Ripasso attivo

Analizza morfologicamente le seguenti forme, indicando caso, numero, genere, declinazione e tema, e risali al nominativo del vocabolario: (a) τῇ θαλάττῃ; (b) τῶν παίδων; (c) σώματα.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

La flessione pronominale#

●●○StandardLPOSA-greco-lingua-morfologia

Mappa dei tipi di pronome

I tipi di pronomeTabella con 2 colonne e 6 righe, Dati: Tipo · Esempio; Personale · ἐγώ, σύ, αὐτός; Dimostrativo · ὅδε, οὗτος, ἐκεῖνος; Relativo · ὅς, ἥ, ὅ; Interrogativo · τίς; τί; (ossit.); Indefinito · τις, τι (enclit.); Riflessivo · ἐμαυτοῦ, ἑαυτοῦ, cella evidenziata: ὅς, ἥ, ὅTIPOESEMPIOPersonaleἐγώ, σύ, αὐτόςDimostrativoὅδε, οὗτος, ἐκεῖνοςRelativoὅς, ἥ, ὅInterrogativoτίς; τί; (ossit.)Indefinitoτις, τι (enclit.)Riflessivoἐμαυτοῦ, ἑαυτοῦ
Fig. 3Discrimine: spirito, accento e posizione. Il relativo ὅς va distinto dall'articolo ὁ; l'interrogativo τίς (ossitono) dall'indefinito τις (enclitico).

Punti chiave

La flessione pronominale raccoglie le forme con cui il greco indica le persone del discorso e i rapporti di riferimento, dimostrazione, relazione, interrogazione, indefinitezza e riflessività. I pronomi condividono in gran parte le desinenze nominali, ma presentano tratti propri — come l'uscita neutra in -ο senza -ν (τό, τοῦτο, αὐτό) — che li rendono riconoscibili e che sono spesso decisivi per orientare l'analisi del periodo.
I pronomi personali distinguono le tre persone: ἐγώ («io»), σύ («tu») e, per la terza persona, si ricorre alle forme di αὐτός o ai dimostrativi. Le forme atone (enclitiche) e le forme toniche convivono e si scelgono secondo l'enfasi. Strettamente legati sono i possessivi (ἐμός, σός, ἡμέτερος, ὑμέτερος) e i riflessivi (ἐμαυτοῦ, σεαυτοῦ, ἑαυτοῦ), che rinviano al soggetto della proposizione.
I dimostrativi articolano la deissi su tre gradi: ὅδε, ἥδε, τόδε indica ciò che è vicino a chi parla («questo qui»); οὗτος, αὕτη, τοῦτο indica ciò che è vicino a chi ascolta o appena nominato («codesto, questo»); ἐκεῖνος, ἐκείνη, ἐκεῖνο indica ciò che è lontano («quello»). αὐτός, αὐτή, αὐτό vale «stesso» in posizione predicativa, «egli/lui» nei casi obliqui e «il medesimo» in posizione attributiva: distinguere le tre funzioni è un nodo morfo-sintattico ricorrente.
Il pronome relativo ὅς, ἥ, ὅ si declina sulla seconda e prima declinazione con spirito aspro e accento, e va tenuto distinto dall'articolo (ὁ, ἡ, τό) e dalle forme di οὗτος. Gli interrogativi τίς, τί («chi? che cosa?») sono ossitoni e a due uscite (terza declinazione), mentre gli indefiniti τις, τι («qualcuno, qualcosa») sono enclitici e identici nella grafia ma diversi per accento e posizione: l'accento è qui il discrimine morfologico decisivo.
L'analisi di un pronome richiede di precisarne tipo (personale, dimostrativo, relativo, interrogativo, indefinito, riflessivo), caso, numero e genere, e di individuarne l'antecedente o il referente. Le funzioni sintattiche del pronome (per esempio il relativo che introduce una subordinata) sono materia della sintassi (ripasso/anticipazione) e non vanno confuse con la pura identificazione della forma.
Esempio svolto

Distinguere interrogativo e indefinito

Nelle frasi «τίς λέγει;» e «λέγει τις», analizza le due forme τίς / τις e spiega che cosa le distingue morfologicamente.

  1. 01Prima forma

    In «τίς λέγει;» la forma è τίς, ossitona (accento acuto proprio sulla sillaba), in apertura di frase interrogativa: è il pronome interrogativo, «chi?».

  2. 02Seconda forma

    In «λέγει τις» la forma è τις, enclitica (priva di accento proprio, appoggiata alla parola precedente), in posizione non iniziale: è il pronome indefinito, «qualcuno».

  3. 03Caso e numero

    Entrambe sono nominativo singolare (soggetto del verbo λέγει); la terza declinazione dà τίς/τις al maschile-femminile e τί/τι al neutro.

  4. 04Sintesi del discrimine

    La grafia delle lettere è identica; a distinguere interrogativo e indefinito sono l'accento (ossitono vs. enclitico) e la posizione nella frase.

Risultato: τίς = interrogativo, nom. sg. m./f., «chi?»; τις = indefinito, nom. sg. m./f., «qualcuno»: stesse lettere, accento e posizione diversi.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: distinguere τίς interrogativo (ossitono) da τις indefinito (enclitico) e ὅς relativo dall'articolo ὁ è verificato di fatto in ogni traduzione, perché orienta la struttura del periodo.
  • Focus Esame di Stato: riconoscere le tre funzioni di αὐτός (intensivo «stesso», anaforico «lui», attributivo «il medesimo») è un indicatore tipico della comprensione puntuale del testo.

Errori frequenti

  • Scambiare il pronome relativo ὅς, ἥ, ὅ con l'articolo ὁ, ἡ, τό (e con le forme di οὗτος), ignorando spirito, accento e posizione.
  • Tradurre αὐτός sempre come «stesso» senza valutarne la posizione attributiva o predicativa, fraintendendo il valore anaforico nei casi obliqui («di lui», «a lui»).

Approfondimento

Il vero banco di prova del sistema pronominale è la resa dei rinvii, e lo snodo più valutato all'esame è «αὐτός», che cambia valore con la posizione: in posizione predicativa (fuori dal gruppo articolo-nome, «αὐτὸς ὁ ἀνήρ» oppure «ὁ ἀνὴρ αὐτός») è intensivo, «l'uomo stesso, in persona»; in posizione attributiva («ὁ αὐτὸς ἀνήρ») vale «il medesimo»; nei casi obliqui, non preceduto dall'articolo, funge da pronome personale anaforico di terza persona, «lui, lei, esso» («ὁρῶ αὐτόν», lo vedo). A questo si lega la distinzione, decisiva nella traduzione, fra riflessivo e anaforico: «ἑαυτόν / ἑαυτοῦ» rinvia al soggetto della propria proposizione, «αὐτόν / αὐτοῦ» a un referente diverso — «ὁ στρατηγὸς τοὺς ἑαυτοῦ στρατιώτας ἐπαινεῖ» (loda i propri soldati) contro «τοὺς αὐτοῦ στρατιώτας» (i soldati di un altro). Nella subordinazione nasce il riflessivo indiretto: in una completiva o in un discorso indiretto le forme «ἕ, οἷ, σφεῖς» (e talvolta lo stesso «ἑαυτόν») rinviano non al soggetto grammaticale più vicino, ma al soggetto della reggente, cioè a chi parla o pensa. Va inoltre padroneggiata l'attrazione del relativo, tratto elegante e frequentissimo della prosa: il pronome relativo, invece del caso richiesto dalla sua funzione nella subordinata, si «attrae» al caso dell'antecedente, di norma dall'accusativo al genitivo o al dativo — «ἄξιος τῆς τιμῆς ἧς ἔχει» in luogo di «ἣν ἔχει». Riconoscere queste catene di rinvio e questa attrazione è ciò che separa una resa approssimativa da una traduzione esatta, e prepara direttamente alla sintassi del periodo.

Ripasso attivo

Classifica e analizza i seguenti pronomi (tipo, caso, numero, genere) e spiega come l'accento o la posizione ne determinano il valore: (a) τίς; (b) τις; (c) οὗ (relativo) vs. αὐτοῦ.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Il sistema del verbo: temi temporali e diatesi#

●●○StandardLPOSA-greco-lingua-morfologia

Architettura del verbo: temi temporali e diatesi

Il verbo: temi × diatesiTabella con 4 colonne e 4 righe, Dati: Tema · Attiva · Media · Passiva; Presente · -ω · -ομαι · -ομαι; Futuro · -σω · -σομαι · -θήσομαι; Aoristo · -σα · -σάμην · -θην; Perfetto · -κα · -μαι · -μαι, cella evidenziata: -θήσομαιTEMAATTIVAMEDIAPASSIVAPRESENTE-ω-ομαι-ομαιFUTURO-σω-σομαι-θήσομαιAORISTO-σα-σάμην-θηνPERFETTO-κα-μαι-μαι
Fig. 4Nel presente e nel perfetto media e passiva hanno forma unica; il passivo proprio (-θη-) emerge solo al futuro e all'aoristo. Il perfetto ha raddoppiamento (λέ-λυκα). Aspetto: presente durativo, aoristo puntuale, perfetto risultativo.

Punti chiave

Il verbo greco è una macchina costruita su quattro temi temporali — presente, futuro, aoristo e perfetto — ciascuno dei quali esprime anzitutto un aspetto: il presente l'azione durativa o ripetuta, l'aoristo l'azione momentanea o puntuale, il perfetto lo stato risultante da un'azione compiuta. Su questi temi si innestano poi i modi, le persone e le diatesi. Riconoscere il tema temporale è il primo passo per analizzare correttamente una forma verbale e per cercarla nel vocabolario, che fornisce i «paradigmi» (le voci-chiave di ogni tema).
La coniugazione si divide in tematica e atematica. I verbi in -ω (tematici) inseriscono fra tema e desinenza una vocale tematica (ο/ε), come in λύ-ο-μεν, λύ-ε-τε; i verbi in -μι (atematici) uniscono la desinenza direttamente al tema, come in τίθη-μι, δίδω-μεν. La grandissima maggioranza dei verbi è tematica, e su di essi si modella il sistema regolare; gli atematici sono trattati nella sezione dedicata.
Le diatesi sono tre: attiva (il soggetto compie l'azione), media (il soggetto è coinvolto nell'azione o la compie nel proprio interesse) e passiva (il soggetto subisce l'azione). Una peculiarità del greco è che media e passiva condividono le stesse forme in molti tempi (presente, imperfetto, perfetto), mentre si distinguono nettamente solo nel futuro e nell'aoristo, dove la passiva ha morfologia propria (suffissi -θη-/-η- per l'aoristo passivo). Il valore medio o passivo di una forma ambigua si decide dal contesto.
I modi finiti sono quattro: indicativo (l'enunciazione di un fatto), congiuntivo (l'eventualità, la volontà, l'esortazione; vocale tematica lunga ω/η), ottativo (la possibilità, il desiderio; caratteristica vocale -ι- nel dittongo, οι/αι/ει), imperativo (il comando). A questi si aggiungono i modi nominali — infinito e participio — trattati nella sezione seguente. I tempi dell'indicativo che esprimono il passato (imperfetto, aoristo, piuccheperfetto) sono preceduti dall'aumento (ἔ- o allungamento della vocale iniziale): ἔ-λυον.
L'apofonia (alternanza vocalica, ripasso dalla fonetica) è la chiave nascosta del sistema: lo stesso tema verbale compare con gradi vocalici diversi nei vari temi temporali (per esempio λείπω «lascio», presente con grado normale -ει-, aoristo ἔ-λιπ-ον con grado zero -ι-, perfetto λέ-λοιπ-α con grado o, grado apofonico -οι-). Riconoscere l'apofonia permette di ricondurre forme apparentemente diverse a un'unica radice.

L'apofonia nei temi del verbo

Apofonia: radice λειπ-Tabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Tema · Forma · Grado; Presente · λείπ-ω · normale (-ει-); Aoristo · ἔ-λιπ-ον · zero (-ι-); Perfetto · λέ-λοιπ-α · -οι-, cella evidenziata: zero (-ι-)TEMAFORMAGRADOPresenteλείπ-ωnormale (-ει-)Aoristoἔ-λιπ-ονzero (-ι-)Perfettoλέ-λοιπ-α-οι-
Fig. 5La stessa radice compare con gradi vocalici diversi nei temi temporali: riconoscere l'apofonia riconduce forme apparentemente diverse a un'unica radice e al lemma.
Esempio svolto

Analisi di una voce verbale di aoristo passivo

Analizza la forma ἐλύθησαν: tema temporale, diatesi, modo, tempo, persona e numero, e traducila.

  1. 01Aumento

    La forma comincia con ἐ-: è l'aumento, segnale di un tempo storico (passato) dell'indicativo.

  2. 02Radice e suffisso

    Dopo l'aumento si riconosce la radice λυ- seguita dal suffisso -θη-, marca caratteristica dell'aoristo passivo (cosiddetto aoristo passivo «debole» in -θη-).

  3. 03Desinenza personale

    L'uscita -σαν è la desinenza attiva di terza persona plurale, usata anche nell'aoristo passivo in -θη- (che ha desinenze attive).

  4. 04Sintesi

    Tema dell'aoristo, diatesi passiva, modo indicativo, 3a persona plurale; valore aspettuale puntuale nel passato.

Risultato: ἐλύθησαν = aoristo indicativo passivo, 3a persona plurale di λύω → «furono sciolti / vennero sciolti».

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: la seconda prova premia chi coglie il valore aspettuale dei temi (durativo del presente, puntuale dell'aoristo, risultativo del perfetto) e lo rende correttamente in italiano, non solo chi traduce il «tempo».
  • Focus Esame di Stato: saper individuare la diatesi (specie distinguere medio e passivo nel futuro e nell'aoristo, dove differiscono) è valutato perché cambia il soggetto logico della frase.

Errori frequenti

  • Tradurre l'aoristo come un semplice passato remoto trascurandone il valore aspettuale puntuale, e confonderlo con l'imperfetto (che è durativo nel passato).
  • Interpretare automaticamente le forme medio-passive come passive: nel presente e nell'imperfetto la stessa forma può essere media (riflessiva o di interesse), e solo il contesto decide.

Approfondimento

L'asse portante del verbo greco non è il tempo ma l'aspetto: la stessa opposizione fra tema del presente (azione còlta nel suo durare o ripetersi), tema dell'aoristo (azione còlta nel suo puro accadere, come un punto) e tema del perfetto (stato presente risultante da un'azione compiuta) percorre l'intero sistema. La conseguenza tecnica più importante è che solo l'indicativo colloca l'azione nel tempo, grazie all'aumento («ἐ-» sillabico davanti a consonante, allungamento della vocale iniziale davanti a vocale: «ἄγω → ἦγον») che segna i tempi storici; negli altri modi — congiuntivo, ottativo, imperativo, infinito, participio — la scelta fra tema del presente e tema dell'aoristo non indica «prima» o «adesso», ma soltanto l'aspetto durativo o puntuale. Tradurre «λῦσαι» (aoristo) e «λύειν» (presente) come due tempi diversi è quindi un errore di fondo: la differenza è di aspetto. Il perfetto ha morfologia propria, il raddoppiamento («λέ-λυκα», con la consonante iniziale ripetuta più «ε»; nelle aspirate la consonante si raddoppia con la tenue corrispondente per la legge di Grassmann, «θύω → τέθυκα»), e un valore risultativo che in italiano si rende spesso con il presente («τέθνηκε», è morto, cioè «è ormai defunto»). Sul versante delle diatesi, la spia più insidiosa è che medio e passivo condividono le forme nel presente, nell'imperfetto, nel perfetto e nel piuccheperfetto, distinguendosi solo nel futuro e nell'aoristo, dove il passivo ha marca propria in «-θη-» (aoristo passivo «debole», «ἐλύθην») o in «-η-» (aoristo passivo «forte» o «secondo», senza «θ»: «ἐγράφην, ἐφάνην»), entrambi con desinenze attive. Solo il contesto decide se una forma medio-passiva ambigua vada intesa come media (riflessiva o d'interesse: «λούομαι», mi lavo) o come passiva.

Ripasso attivo

Della forma ἐλύθησαν indica tema temporale, diatesi, modo, tempo, persona e numero, motivando ogni elemento (in particolare il valore del suffisso -θη-).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

I modi nominali del verbo: infinito e participio#

●●●ApprofondimentoLPOSA-greco-lingua-morfologia

Uscite dei modi nominali per tema e diatesi

Infinito e participioTabella con 3 colonne e 5 righe, Dati: Forma · Infinito · Participio; pres. att. · -ειν · -ων, -οντος; pres. M/P · -εσθαι · -όμενος; aor. att. · -σαι · -σας, -σαντος; aor. pass. · -θῆναι · -θείς, -θέντος; perf. att. · -έναι · -ώς, -υῖα, -όςFORMAINFINITOPARTICIPIOpres. att.-ειν-ων, -οντοςpres. M/P-εσθαι-όμενοςaor. att.-σαι-σας, -σαντοςaor. pass.-θῆναι-θείς, -θέντοςperf. att.-έναι-ώς, -υῖα, -ός
Fig. 6L'infinito è un sostantivo verbale, indeclinabile e con articolo (τὸ λύειν); il participio è un aggettivo verbale che si declina in caso, numero e genere.

Punti chiave

Infinito e participio sono i modi nominali del verbo: forme che condividono i tratti del verbo (tema temporale, diatesi, valore aspettuale) e insieme tratti del nome o dell'aggettivo. L'infinito è un sostantivo verbale (può essere preceduto dall'articolo: τὸ λύειν, «lo sciogliere»); il participio è un aggettivo verbale che si declina in caso, numero e genere e si accorda con il nome cui si riferisce. La loro morfologia esiste per ogni tema temporale e per ogni diatesi.
L'infinito ha uscite caratteristiche per tema e diatesi: presente attivo -ειν (λύειν), presente medio-passivo -εσθαι (λύεσθαι), aoristo attivo (sigmatico) -σαι (λῦσαι), aoristo passivo -ῆναι (λυθῆναι), perfetto attivo -έναι (λελυκέναι). L'infinito non ha di per sé un valore temporale assoluto: esprime un aspetto (durativo, puntuale, risultativo) e il suo «tempo» rispetto alla reggente dipende dalla sintassi.
Il participio si forma con suffissi propri e si declina su tre declinazioni a seconda della diatesi: il participio presente e aoristo attivi seguono la terza declinazione al maschile e neutro (-ων, -οντος; -σας, -σαντος) e la prima al femminile (-ουσα; -σασα); il participio medio-passivo segue la prima e seconda classe degli aggettivi in -μενος, -μένη, -μενον (λυόμενος). Il perfetto attivo ha il caratteristico -ώς, -υῖα, -ός (λελυκώς).
Sul piano morfologico, riconoscere un participio significa individuare contemporaneamente i suoi tratti verbali (tema, diatesi) e i suoi tratti nominali (caso, numero, genere), perché entrambi sono necessari all'analisi: il caso e il genere ne rivelano l'accordo, il tema e la diatesi ne rivelano l'azione. Il participio è la forma verbale più frequente nella prosa greca, e il suo riconoscimento rapido è una competenza decisiva.
Le funzioni sintattiche dell'infinito (soggettivo, oggettivo, proposizione infinitiva) e del participio (attributivo, sostantivato, predicativo, congiunto, genitivo assoluto) appartengono alla sintassi (anticipazione) e non vanno confuse con la pura identificazione morfologica della forma, che è l'oggetto di questa sezione.
Esempio svolto

Analisi di un participio aoristo attivo

Analizza la forma λύσαντος: indica tema temporale, diatesi, caso, numero, genere e nominativo, e proponi una resa.

  1. 01Tema e suffisso

    Si riconoscono la radice λυ- e il segmento -σα-, marca dell'aoristo sigmatico attivo; segue il suffisso del participio -ντ- (visibile nel tema obliquo).

  2. 02Categoria nominale

    Il participio aoristo attivo maschile/neutro segue la terza declinazione: nom. λύσας, gen. λύσαντος. L'uscita -αντος è dunque genitivo singolare.

  3. 03Genere

    Maschile o neutro (la terza declinazione li accomuna al genitivo); il genere preciso si decide dall'accordo con il nome cui il participio si riferisce.

  4. 04Sintesi

    Participio aoristo attivo, genitivo singolare m./n. di λύω; il valore aspettuale è puntuale («avendo sciolto / che ha sciolto»).

Risultato: λύσαντος = participio aoristo attivo, gen. sg. m./n. di λύω → «di colui che ha sciolto / avendo sciolto».

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: il participio è onnipresente nei testi d'autore; saperlo riconoscere morfologicamente (tema + diatesi + caso/numero/genere) è il prerequisito per scioglierne poi la funzione sintattica nella traduzione.
  • Focus Esame di Stato: distinguere l'uscita dell'infinito per tema e diatesi (-ειν / -εσθαι / -σαι / -θῆναι / -έναι) consente di rendere correttamente l'aspetto nella resa italiana.

Errori frequenti

  • Confondere il participio medio-passivo in -μενος con un aggettivo qualunque della prima classe, perdendo il valore verbale (diatesi e aspetto) della forma.
  • Attribuire all'infinito un tempo assoluto («presente = adesso») invece di leggerne il valore aspettuale e collocarne il tempo solo in rapporto alla reggente.

Approfondimento

I modi nominali sono il ponte fra morfologia e sintassi, perché ogni loro forma, pur riconosciuta morfologicamente, esiste per generare un costrutto. Il participio è la forma verbale più produttiva della prosa greca proprio perché combina i tratti del verbo (tema, diatesi, aspetto) con quelli dell'aggettivo (caso, numero, genere) e copre l'intera griglia: presente, futuro, aoristo e perfetto, in tutte e tre le diatesi. Da qui la necessità di riconoscere a vista i suffissi caratteristici — «-ων/-ουσα/-ον» (presente attivo, tema in «-οντ-»), «-σας/-σασα/-σαν» (aoristo sigmatico attivo, «-σαντ-»), «-θείς/-θεῖσα/-θέν» (aoristo passivo, «-θεντ-»), «-ώς/-υῖα/-ός» (perfetto attivo, «-οτ-»), «-μενος/-μένη/-μενον» (medio-passivo di ogni tema) — perché ciascuno prelude a una funzione diversa (attributiva, congiunta, predicativa, genitivo assoluto). Il participio futuro, in particolare, è la forma del fine: «-σων / -σόμενος» esprime lo scopo, spesso con «ὡς» («ἦλθεν ὡς λύσων», venne per liberare). Accanto ai due modi nominali il sistema colloca gli aggettivi verbali, che dal tema verbale ricavano valori modali: quello in «-τός» indica compimento o possibilità («λυτός», sciolto o che si può sciogliere), quello in «-τέος» indica necessità e regge la perifrastica passiva («λυτέος ἐστίν», deve essere sciolto; nell'impersonale «λυτέον ἐστίν», bisogna sciogliere), con il dativo d'agente. L'infinito, dal canto suo, è un vero sostantivo: preceduto dall'articolo neutro declina come un nome («τὸ λύειν, τοῦ λύειν, τῷ λύειν») e può reggere ed essere retto come qualsiasi sostantivo, aprendo la strada all'infinitiva e all'infinito sostantivato. Riconoscere queste forme non è fine a sé stesso: è il prerequisito per scioglierne, nella versione, la sintassi.

Ripasso attivo

Analizza le forme λύσας e λυθῆναι indicando per ciascuna tema temporale, diatesi e categoria nominale (per il participio: caso, numero, genere; per l'infinito: che è indeclinabile), e traducile.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

Verbi in -μι e principali irregolarità#

●●●ApprofondimentoLPOSA-greco-lingua-morfologia

Verbi in -μι: raddoppiamento del presente e apofonia

Verbi in -μιTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Verbo · Raddoppiam. · Sg. / Pl.; τίθημι · τι- (θη-/θε-) · τίθη-μι / τίθε-μεν; δίδωμι · δι- (δω-/δο-) · δίδω-μι / δίδο-μεν; ἵστημι · ἱ- (στη-/στα-) · ἵστη-μι / ἵστα-μενVERBORADDOPPIAM.SG. / PL.τίθημιτι- (θη-/θε-)τίθη-μι / τίθε-μενδίδωμιδι- (δω-/δο-)δίδω-μι / δίδο-μενἵστημιἱ- (στη-/στα-)ἵστη-μι / ἵστα-μεν
Fig. 7Il raddoppiamento è proprio del solo tema del presente; apofonia: grado lungo al singolare, grado breve al plurale. Negli altri temi la radice è nuda: occorre conoscere le radici per la ricerca a vocabolario.

Punti chiave

I verbi in -μι (atematici) costituiscono una classe minore per numero ma altissima per frequenza, perché vi appartengono verbi fondamentali come εἰμί («essere»), τίθημι («porre»), δίδωμι («dare»), ἵστημι («collocare»), ἵημι («mandare») e δείκνυμι («mostrare»). Sono detti atematici perché aggiungono le desinenze direttamente al tema, senza vocale tematica; per questo presentano l'apofonia in modo evidente, con alternanza fra grado lungo nel singolare del presente (τίθη-μι) e grado breve nel plurale (τίθε-μεν).
Il tratto morfologico caratteristico dei principali verbi in -μι è il raddoppiamento del tema nel presente: τίθημι (radice θη-/θε-) presenta il raddoppiamento τι-, δίδωμι (radice δω-/δο-) il raddoppiamento δι-, ἵστημι (radice στη-/στα-) il raddoppiamento ἱ- (da *σι-, con la σ iniziale che dà lo spirito aspro). Questo raddoppiamento è proprio del solo tema del presente: negli altri temi temporali il verbo torna alla radice nuda, ed è quindi indispensabile conoscere le radici per non perdere il verbo nel vocabolario.
Molti verbi greci sono politematici, cioè formano i diversi temi temporali da radici diverse (suppletivismo): è il caso di ὁράω («vedere», aoristo εἶδον, da radice ϝιδ-, perfetto ἑώρακα), di φέρω («portare», futuro οἴσω, aoristo ἤνεγκον) e di λέγω/εἶπον. Conoscere i «paradigmi» — cioè le voci principali (presente, futuro, aoristo, perfetto attivo e passivo) — è il modo in cui il greco organizza la memoria di queste irregolarità.
Accanto al suppletivismo agiscono le alterazioni fonetiche regolari: l'incontro di consonanti con il -σ- del futuro e dell'aoristo sigmatico produce esiti prevedibili (labiale + σ → ψ, gutturale + σ → ξ, dentale + σ → σ con caduta della dentale), come in πέμπω → πέμψω, ἄγω → ἄξω, πείθω → πείσω. Ricondurre questi esiti alle loro regole è ciò che trasforma un'apparente irregolarità in un fenomeno governabile.
Il verbo εἰμί («essere») è il più frequente e va memorizzato a parte per la sua coniugazione propria; insieme ai verbi in -μι e ai politematici, costituisce il nucleo delle forme che lo studente del Liceo Classico deve riconoscere a vista. L'obiettivo non è memorizzare meccanicamente, ma saper risalire dalla forma flessa alla radice e quindi al lemma, per la consultazione del vocabolario e la traduzione del testo d'autore.
Esempio svolto

Formazione del futuro con incontro consonantico

Forma il futuro indicativo attivo di πέμπω, ἄγω e πείθω applicando le regole di incontro con il -σ- e motivando ciascun esito.

  1. 01πέμπω (tema πεμπ-, labiale π)

    Labiale (π, β, φ) + σ → ψ. Quindi πεμπ- + σω → πέμψω («manderò»).

  2. 02ἄγω (tema ἀγ-, gutturale γ)

    Gutturale (κ, γ, χ) + σ → ξ. Quindi ἀγ- + σω → ἄξω («condurrò»).

  3. 03πείθω (tema πειθ-, dentale θ)

    Dentale (τ, δ, θ) + σ → la dentale cade davanti a σ. Quindi πειθ- + σω → πείσω («persuaderò»).

  4. 04Generalizzazione

    Le regole sono sistematiche: una volta note, un futuro o aoristo sigmatico apparentemente strano si riconduce subito al tema del presente.

Risultato: πέμψω, ἄξω, πείσω: gli esiti ψ (labiale+σ), ξ (gutturale+σ) e σ (dentale+σ, con caduta della dentale) rendono regolare la formazione del futuro.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: i verbi in -μι e i politematici compaiono costantemente nei testi della seconda prova; il loro riconoscimento rapido (raddoppiamento del presente, radici suppletive) è discriminante per la comprensione.
  • Focus Esame di Stato: saper applicare le regole di incontro consonantico con -σ- (ψ, ξ, σ) permette di prevedere e riconoscere futuri e aoristi sigmatici, evitando di cercare invano forme inesistenti nel vocabolario.

Errori frequenti

  • Cercare nel vocabolario un futuro o aoristo politematico come se fosse formato dal tema del presente (per esempio cercare *οἰσ- sotto φέρω senza sapere che οἴσω è il futuro suppletivo di φέρω).
  • Confondere il raddoppiamento del presente dei verbi in -μι (τι-, δι-, ἱ-) con il raddoppiamento del perfetto, attribuendo alla forma un tema temporale sbagliato.

Approfondimento

Padroneggiare la classe atematica significa aggiungere ai verbi in «-μι» due fenomeni contigui e altrettanto frequenti nei testi. Il primo è l'aoristo radicale (o «terzo», o «cappatico» quando ha «-κα»): alcuni verbi, per lo più atematici, formano l'aoristo attivo senza il suffisso «-σα-» né vocale tematica, unendo le desinenze direttamente al grado forte della radice — «ἔγνων» (da «γιγνώσκω»), «ἔβην» (da «βαίνω»), «ἔστην» (da «ἵστημι», intransitivo), «ἔδυν», con participi in «-ούς / -άς» («γνούς, βάς, στάς»); «τίθημι, δίδωμι, ἵημι» hanno invece l'aoristo in «-κα» al singolare («ἔθηκα, ἔδωκα, ἧκα») ma tornano alla radice nuda al plurale e nei modi («ἔθεμεν, θές, δοῦναι»). Il secondo è la distinzione fra aoristo primo (debole, sigmatico, «ἔλυσα») e aoristo secondo (forte, tematico, «ἔλιπον, ἔφυγον, ἔβαλον»), che si riconosce dal grado apofonico zero della radice unito alle desinenze dell'imperfetto: è una spia decisiva, perché la stessa radice appare con vocalismo diverso nei vari temi. Su tutto domina il suppletivismo, cioè la formazione dei temi da radici diverse, tratto dei verbi ad altissima frequenza: «ὁράω» (futuro «ὄψομαι», aoristo «εἶδον» da radice «ϝιδ-», perfetto «ἑώρακα»), «φέρω» (futuro «οἴσω», aoristo «ἤνεγκον»), «λέγω / εἶπον / ἐρῶ», «ἔρχομαι / ἦλθον / εἶμι». È per questo che il greco organizza la memoria del verbo nei «paradigmi» — le sei voci-chiave (presente, futuro, aoristo, perfetto attivo, perfetto medio-passivo, aoristo passivo): senza di esse non si risale dalla forma flessa al lemma. Vanno infine tenuti distinti a orecchio «εἰμί» (essere) da «εἶμι» (andare) e i loro composti, coppia tanto insidiosa quanto frequente.

Ripasso attivo

Per i verbi πέμπω, ἄγω e πείθω forma il futuro indicativo attivo applicando le regole di incontro della consonante finale del tema con il -σ-, e spiega l'esito (ψ, ξ, σ).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — pagina ufficiale MIM (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01La flessione nominale: declinazioni e aggettivi○
    • 02La flessione pronominale◐
    • 03Il sistema del verbo: temi temporali e diatesi◐
    • 04I modi nominali del verbo: infinito e participio●
    • 05Verbi in -μι e principali irregolarità●

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Morfologia greca: flessione nominale, pronominale e verbale

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Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — pagina ufficiale MIM

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