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L'oratoria attica nasce e fiorisce nel cuore della democrazia ateniese, dove la parola pubblica - in tribunale, nell'assemblea, nelle grandi celebrazioni civiche - diventa lo strumento decisivo dell'azione politica e giudiziaria. Questo appunto ricostruisce le radici sofistiche e gorgiane della riflessione retorica, i tre generi del discorso (giudiziario, deliberativo, epidittico) e le parti del logos, per poi mettere a fuoco i tre maestri del canone dei dieci oratori attici: Lisia, l'arte della logografia e dell'ethopea nello stile semplice; Isocrate, l'oratoria epidittica, la scuola e l'ideale panellenico; Demostene, l'oratoria politica e la lotta contro Filippo II. L'obiettivo e saper collocare, analizzare e interpretare i testi oratori cogliendone tecniche argomentative, stile e rapporto con la storia.
4 sezioni~22 min di lettura3 competenzeLivello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
Si richiede la conoscenza dei tre generi oratori, dei tre autori-cardine (Lisia, Isocrate, Demostene) con opere ed elementi di stile, e l'analisi di un brano in traduzione, riconoscendone struttura argomentativa e finalita.
livello avanzato
Nel Liceo Classico si approfondiscono la lettura in lingua originale di passi scelti, l'analisi retorico-stilistica puntuale (figure, ritmo, dispositio) e il confronto critico tra gli oratori e con le radici sofistiche e gorgiane della retorica.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
I tre generi dell'oratoria attica
Si legga il seguente passo in traduzione: 'Cittadini ateniesi, prima di parlare dei fatti vi chiedo benevolenza; ricorderete come, l'anno scorso, l'imputato si approprio dei fondi pubblici. Le testimonianze lo provano, ne i suoi tentativi di confutarle reggono. Vi prego dunque di condannarlo, perche cosi vuole la giustizia.' Individua il genere oratorio e le parti del discorso.
Il discorso si svolge davanti ai giudici (un tribunale), riguarda un fatto passato ('l'anno scorso... si approprio') e si conclude con un appello alla giustizia ('cosi vuole la giustizia'): siamo dunque nel genere giudiziario (dikanikon).
'prima di parlare dei fatti vi chiedo benevolenza' e il proemio: ha la funzione classica di disporre benevolmente l'uditorio (captatio benevolentiae).
'ricorderete come, l'anno scorso, l'imputato si approprio dei fondi pubblici' e l'esposizione ordinata del fatto contestato.
'Le testimonianze lo provano, ne i suoi tentativi di confutarle reggono' contiene la prova (pistis) a sostegno dell'accusa e la confutazione delle tesi avversarie.
'Vi prego dunque di condannarlo, perche cosi vuole la giustizia' e l'epilogo: riepiloga la richiesta e muove l'uditorio all'azione (la condanna).
Risultato: Il brano e un esempio di oratoria giudiziaria con la struttura canonica completa: exordium (richiesta di benevolenza), narratio (il fatto), argumentatio (prove e confutazione), peroratio (richiesta di condanna).
Errori frequenti
Approfondimento
Le radici dell'oratoria vanno cercate in una duplice nascita. Sul piano tecnico, la tradizione colloca l'invenzione della retorica nella Sicilia del V secolo, con Corace e Tisia, che, dopo la caduta dei tiranni, avrebbero elaborato le prime tecniche per le cause di proprietà davanti ai tribunali, fondate sull'argomento «dal verosimile» («εἰκός»): non conta provare il fatto, ma mostrare che è probabile. Sul piano teorico, la svolta è la sofistica: Protagora, con il celebre principio dell'«uomo misura di tutte le cose», apre al relativismo e alla pratica delle «antilogie», i discorsi doppi che sostengono con eguale forza il pro e il contro e insegnano a «rendere più forte l'argomento più debole»; Gorgia di Lentini fonda la prosa d'arte e, nell'«Encomio di Elena», teorizza il «λόγος» come «potente signore» capace di agire sull'anima quasi come un farmaco («ψυχαγωγία»), scagionando Elena perché travolta dalla forza persuasiva della parola. Da qui la sistemazione teorica: Aristotele, nella «Retorica», distinguerà i tre generi (giudiziario, deliberativo, epidittico) e i tre mezzi della persuasione — l'«ἦθος» (il carattere dell'oratore), il «πάθος» (le emozioni suscitate nell'uditorio) e il «λόγος» (l'argomentazione). Questa potenza della parola generò però anche un sospetto: Platone, nel «Gorgia», accusa la retorica di essere non un'arte ma una «lusinga», capace di far apparire vero il falso; ed è proprio dal confronto-scontro fra retorica e filosofia che nasce gran parte della riflessione greca sul linguaggio e sulla verità.
Ripasso attivo
Dato un breve discorso oratorio in traduzione, individua a quale dei tre generi appartiene (giudiziario, deliberativo, epidittico) motivando la risposta con elementi testuali; quindi delimita exordium, narratio, argumentatio e peroratio, spiegando la funzione di ciascuna parte.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il meccanismo della logografia lisiana
Nell'incipit dell'orazione Per l'uccisione di Eratostene, Eufileto dichiara di voler raccontare 'fin dal principio' le sue vicende familiari, presentandosi come marito fiducioso e ingenuo. Spiega come questa autorappresentazione costituisca un esempio di ethopea e contribuisca alla strategia difensiva.
Eufileto si dipinge come un comune cittadino, marito onesto e privo di sospetti, dunque incapace di premeditazione: e il ritratto morale (ethos) che Lisia gli cuce addosso.
L'ethopea rende il personaggio credibile: un uomo semplice e fiducioso che scopre il tradimento appare vittima delle circostanze, non un assassino calcolatore.
La difesa di Eufileto e che l'uccisione dell'adultero colto in flagrante era legittima per la legge: il carattere ingenuo elimina l'ipotesi di un agguato premeditato, sostenendo cosi la legittimita dell'atto.
Il racconto procede in tono piano e ordinato ('fin dal principio'), con lessico quotidiano: la chiarezza narrativa rafforza l'impressione di sincerita.
Risultato: L'ethopea trasforma l'autoritratto di Eufileto in un argomento: il carattere ingenuo e onesto rende verosimile l'assenza di premeditazione e quindi la legittimita dell'omicidio, mentre lo stile semplice ne garantisce la credibilita.
Errori frequenti
Approfondimento
La grandezza di Lisia consiste nel paradosso di un'arte che si nasconde. Come logografo, non pronunciava i propri discorsi: li scriveva per un committente che li avrebbe recitati in tribunale come se fossero suoi. Da questo vincolo nasce la sua dote più celebrata, l'«ethopea» («ἠθοποιΐα»): costruire il discorso sul carattere («ἦθος»), sull'età, sulla condizione sociale e culturale di chi doveva pronunciarlo, così che un vecchio contadino, un giovane, un invalido «parlino» ciascuno con voce credibile e spontanea. La verosimiglianza diventa essa stessa argomento: se il discorso sembra sgorgare naturalmente da quell'uomo, l'ascoltatore è portato a credergli. A questo scopo serve lo «stile semplice» («genus tenue»), fondato sulla chiarezza («σαφήνεια»), sulla purezza dell'attico e sull'economia dei mezzi — ma è una semplicità sapientissima, il cui segreto è nascondere l'arte («ars est celare artem»): la narrazione limpida e vivace è così ben calibrata da funzionare come prova, perché un racconto ordinato e naturale «pare» vero. Le orazioni superstiti offrono inoltre uno spaccato prezioso della vita ateniese quotidiana — liti familiari, adultèri, questioni di eredità — e in un caso una testimonianza storica di primo piano: la «Contro Eratostene» (Or. XII), l'unico discorso che Lisia pronunciò di persona, accusa uno dei Trenta Tiranni della morte del fratello Polemarco e vale come documento diretto sul terrore oligarchico del 404 a.C. In Lisia, insomma, la tecnica retorica si fa insieme ritratto d'uomo e specchio di una società.
Ripasso attivo
Leggi un brano dell'orazione Per l'uccisione di Eratostene e individua almeno tre elementi che rivelano l'ethopea (la costruzione del carattere di Eufileto) e due tratti dello stile semplice; spiega come la verosimiglianza narrativa funzioni come argomento di difesa.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Il programma di Isocrate: paideia e panellenismo
In stile da terza prova/colloquio, costruisci un paragrafo argomentativo (5-6 frasi) che risponda alla domanda: 'Perche l'ideale panellenico di Isocrate puo essere letto come una risposta alla crisi della polis?'
Affermare la tesi: l'ideale panellenico nasce come reazione alla crisi delle poleis del IV secolo, logorate dalle guerre intestine (Peloponneso, egemonie spartana e tebana).
Dopo la guerra del Peloponneso le poleis sono indebolite e divise: la guerra fratricida ha dissanguato la Grecia e reso evidente l'incapacita del sistema cittadino di garantire pace e sicurezza.
Isocrate propone la homonoia (concordia) tra i Greci e la riconversione delle energie belliche in una spedizione comune contro la Persia, nemico esterno che unisca anziche dividere.
Nel Panegirico la guida spetta ad Atene 'scuola della Grecia'; deluso dalle poleis, Isocrate la affidera poi a Filippo II, un sovrano forte capace di realizzare l'unione.
Cosi il panellenismo e insieme diagnosi della crisi (la divisione) e terapia (l'unione contro il barbaro), saldando retorica, etica e politica.
Risultato: Un paragrafo coeso che lega crisi delle poleis, concordia panellenica e ricerca di una guida (Atene, poi Filippo), mostrando l'ideale panellenico come risposta politica alla frammentazione del IV secolo.
Errori frequenti
Approfondimento
Isocrate è meno un oratore che un educatore e un intellettuale pubblico, e la sua importanza sta nell'aver fatto della retorica un programma di formazione dell'uomo e del cittadino. La sua scuola, aperta ad Atene intorno al 390 a.C. e rivale dell'Accademia di Platone, propone una «paideia» fondata sul «λόγος»: poiché è la parola a distinguere l'uomo dagli animali e a fondare la civiltà, educare al discorso ben formato significa educare al pensiero retto e all'azione politica. La sua «filosofia» non è la ricerca astratta del vero, ma una sapienza pratica orientata all'utile della comunità: da questa idea deriva, per lunghissima via, il concetto europeo di educazione «umanistica» e liberale. Sul piano politico, Isocrate è il grande teorico del panellenismo: nel «Panegirico» (380 a.C.) esorta i Greci a superare le guerre fratricide e a ritrovare la concordia («ὁμόνοια») unendosi contro il nemico persiano, sotto la guida di Atene «scuola della Grecia». La parabola di questo ideale ha però un esito amaro: deluso dall'incapacità delle poleis di unirsi, il vecchio Isocrate affida la speranza di guida a un sovrano forte, Filippo II di Macedonia — proprio colui che a Cheronea (338 a.C.) porrà fine alla libertà greca. Sul piano formale, Isocrate porta a perfezione il «periodo» oratorio, ampio, simmetrico e armonioso, con la cura del ritmo e l'accurata evitazione dello iato: una prosa levigata che, attraverso Cicerone, diventerà il modello dell'eloquenza artistica europea.
Ripasso attivo
A partire da un brano del Panegirico in traduzione, ricostruisci l'argomentazione con cui Isocrate giustifica il primato di Atene; quindi spiega in che modo l'ideale panellenico risponda alla crisi delle poleis del IV secolo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Asse cronologico: Demostene e la lotta contro Filippo
Si analizzi il seguente periodo (resa in traduzione) tratto dallo stile delle Filippiche: 'Fino a quando, Ateniesi, fino a quando aspetterete? Aspettate forse, per Zeus, che la necessita vi costringa? Ma che cosa si deve pensare di cio che ora accade?' Individua le tecniche retoriche e la loro funzione persuasiva.
Le domande non cercano informazione ma incalzano l'uditorio: 'Fino a quando aspetterete?' costringe gli Ateniesi a sentirsi responsabili della propria inerzia.
La ripetizione 'Fino a quando... fino a quando' (anafora) crea un ritmo martellante che esprime urgenza e impazienza.
L'apostrofe diretta 'Ateniesi' e l'invocazione 'per Zeus' coinvolgono emotivamente l'assemblea e accrescono il pathos.
Tutte queste figure servono il genere deliberativo: spingere all'azione futura (armarsi, reagire a Filippo) scuotendo l'apatia presente.
Il risultato e la deinotes demostenica: una parola veemente che fonde lucidita argomentativa e forza emotiva.
Risultato: Il passo mostra l'oratoria deliberativa di Demostene al suo culmine: interrogazione retorica, anafora, apostrofe e giuramento convergono per scuotere gli Ateniesi dall'inerzia e spingerli all'azione contro Filippo - un esempio perfetto di deinotes.
Errori frequenti
Approfondimento
Demostene rappresenta il vertice e insieme il canto del cigno dell'oratoria politica libera. La sua opera è dominata da una sola battaglia: la difesa dell'autonomia di Atene e delle poleis contro l'espansione di Filippo II di Macedonia, un pericolo che egli comprese prima e più lucidamente di tutti. Le «Filippiche» e le «Olintiache» sono il capolavoro dell'oratoria deliberativa perché non si limitano a consigliare, ma cercano di scuotere una città riluttante, giocando sul senso dell'urgenza e del momento opportuno («καιρός»): Demostene alterna un'analisi spietata della situazione e l'appello morale, esortando i concittadini ad armarsi, a pagare, ad agire prima che sia troppo tardi. Da questa tensione nasce la sua «δεινότης», l'efficacia potente e quasi terribile della parola: un dominio totale dei registri, che alterna periodi ampi e frasi brevi e incalzanti, interrogazioni retoriche, apostrofi, accumuli, fino al celebre giuramento sui caduti di Maratona nel «Sulla corona». Proprio il «Sulla corona» (330 a.C.) è il suo vertice: in un processo che è ormai il bilancio di un'intera vita politica, e con Atene già sconfitta a Cheronea (338 a.C.), Demostene rivendica con fierezza la nobiltà della propria scelta — aver difeso la libertà, anche a costo della sconfitta — e travolge il rivale Eschine. C'è qualcosa di tragico in questa vittoria oratoria dentro una disfatta storica: con la fine dell'indipendenza greca viene meno lo spazio stesso in cui l'eloquenza deliberativa poteva contare, e la grande stagione dell'oratoria politica si chiude proprio con l'uomo che l'aveva portata al culmine.
Ripasso attivo
Confronta, in un breve testo argomentato, un passo di una Filippica con un passo del Panegirico di Isocrate: entrambi parlano del rapporto tra Greci e Macedonia, ma con prospettive opposte. Metti in luce le differenze di posizione politica e di stile (deliberativo veemente vs epidittico scritto).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) - Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo - quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti