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Filosofia (Platone, Aristotele, Epicuro, Stoici)

I grandi testi filosofici greci sono insieme documenti del pensiero e capolavori della letteratura: il dialogo platonico, il trattato aristotelico, la lettera epicurea e la prosa argomentativa stoica plasmano forme letterarie nuove al servizio di nuovi modi di ragionare. Questo appunto ne ripercorre forma, lessico e argomentazione, da Platone alla Stoà antica, leggendo i testi sia per il loro contenuto concettuale sia per il loro valore linguistico-letterario. L'attenzione costante è al rapporto fra filosofia, letteratura e cultura nel mondo greco, secondo gli obiettivi delle Indicazioni Nazionali per il Liceo Classico.

4 sezioni·~22 min di lettura·3 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·121212 / 14
Profilo d’esame
Cogliere il valore letterario e linguistico dei testi filosofici greci, oltre al loro contenuto concettualeAnalizzare e interpretare passi filosofici (in lingua e in traduzione) riconoscendone forma, lessico e argomentazioneComprendere il rapporto tra filosofia, letteratura e cultura nel mondo greco
Operatori:analizzaspiegaconfrontainterpretacommentatraduciillustragiustifica

livello base

Conoscere i caratteri fondamentali del dialogo platonico, del trattato aristotelico, della lettera epicurea e della prosa stoica, sapendo riconoscere e contestualizzare i passi più significativi in traduzione.

livello avanzato

Nell'indirizzo classico, leggere e analizzare in lingua passi scelti d'autore, cogliendo lessico tecnico, struttura argomentativa e scelte stilistiche, e istituendo confronti tra scuole, generi e con la tradizione latina e moderna.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Filosofia (Platone, Aristotele, Epicuro, Stoici)
    • 01Platone: dialogo, idee e mito◐
    • 02Aristotele: trattati, Poetica e Retorica●
    • 03Epicuro e la filosofia del giardino◐
    • 04Lo stoicismo (cenni)◐
§ 01

Platone: dialogo, idee e mito#

●●○StandardLPOSA-greco-letteratura-eta-classica-ellenistica

La teoria delle idee: dal sensibile all'intelligibile

La teoria delle ideeGrafo, Mondo sensibile (doxa) → Mondo intelligibile (episteme), Mondo intelligibile (episteme) → Idea del BeneMondo sensibile(doxa)Mondointelligibile(episteme)Idea del Benepartecipazione
Fig. 1Il mondo sensibile (cose mutevoli, doxa/opinione) partecipa del mondo intelligibile (idee eterne, episteme/scienza); al vertice l'Idea del Bene, principio supremo dell'essere e del conoscere.

Punti chiave

Platone (428 ca-348 ca a.C.) inaugura una forma letteraria nuova, il dialogo, in cui la filosofia non si presenta come dottrina compiuta ma come ricerca condivisa: la verità non viene enunciata dall'alto, bensì cercata insieme attraverso il confronto delle voci. La scelta del dialogo non è un semplice ornamento, ma riflette il metodo socratico dell'elenchos, cioè della confutazione, e l'idea che il sapere debba nascere da dentro l'interlocutore (la maieutica). Per questo Platone è insieme un filosofo e un grande scrittore in prosa attica.
Protagonista quasi costante è Socrate, che Platone non riproduce come un verbale ma rielabora come personaggio letterario e portavoce, spesso, del proprio pensiero. Il dialogo mette in scena un dramma del pensiero, con ambientazioni, caratteri e tensioni: si pensi all'Apologia (la difesa di Socrate al processo), al Fedone (gli ultimi discorsi sull'immortalità dell'anima prima della morte), al Simposio (gli elogi di Eros pronunciati a turno dai convitati) e alla Repubblica (il grande dialogo sulla giustizia, l'anima e lo Stato ideale).
Il nucleo teorico è la teoria delle idee (eidos, idea): le cose sensibili sono molteplici e mutevoli, ma di ciascuna si predica un nome comune perché esiste una forma intelligibile, unica, eterna e immutabile, di cui le cose sensibili sono copie o partecipazioni. Il bello sensibile è bello perché partecipa dell'Idea del Bello; il giusto perché partecipa del Giusto. La conoscenza vera (episteme) ha per oggetto le idee, mentre il mondo sensibile è terreno di opinione (doxa). Il vertice del mondo intelligibile è l'Idea del Bene, principio dell'essere e del conoscere.
Accanto alla dialettica argomentativa, Platone fa uso del mito (mythos) come strumento filosofico-letterario: quando il discorso razionale tocca i propri limiti (l'aldilà, l'origine dell'anima, la struttura del cosmo), il racconto mitico dischiude per immagini ciò che la sola argomentazione non dimostra. Celebri il mito della caverna e l'immagine della linea nella Repubblica, il mito del carro alato nel Fedro, il mito di Er sull'aldilà. Il mito non sostituisce il logos ma lo integra: è una verità verosimile, un eikos mythos.
Sul piano della lingua, Platone scrive un attico colto e duttile, capace di mimare il parlato (domande, risposte brevi, particelle) e insieme di elevarsi a una prosa d'arte nei grandi discorsi continui. Padroneggia l'ironia socratica, la metafora, l'allegoria e una straordinaria varietà di registri: questo fa del corpus platonico un classico della prosa greca, oltre che un monumento del pensiero.

Le opere maggiori di Platone per tema

Quattro dialoghi, quattro temiTabella con 2 colonne e 4 righe, Dati: Dialogo · Tema; Apologia · difesa di Socrate; Fedone · anima immortale; Simposio · i gradi di Eros; Repubblica · giustizia e Stato, cella evidenziata: giustizia e StatoDIALOGOTEMAApologiadifesa di SocrateFedoneanima immortaleSimposioi gradi di ErosRepubblicagiustizia e Stato
Fig. 2Quattro dialoghi, quattro temi: l'Apologia (la difesa di Socrate al processo), il Fedone (l'immortalità dell'anima), il Simposio (natura e gradi di Eros), la Repubblica (giustizia, anima e Stato ideale).
Esempio svolto

Analisi guidata: la struttura argomentativa dell'Apologia

Spiega come Platone, nell'Apologia, sfrutti la forma del discorso giudiziario per costruire il ritratto filosofico di Socrate, individuando le tappe argomentative principali.

  1. 01Inquadramento del genere

    L'Apologia adotta la struttura del discorso giudiziario ateniese (esordio, narrazione e confutazione delle accuse, perorazione), ma la piega a fini filosofici: Socrate non cerca l'assoluzione a ogni costo, bensi la difesa del proprio modo di vivere.

  2. 02Confutazione delle accuse

    Socrate distingue le accuse antiche (deformare il debole in forte, indagare le cose celesti) dalle accuse recenti di Meleto (empieta e corruzione dei giovani) e le smonta con l'elenchos, mostrandone l'incoerenza.

  3. 03Il nucleo etico

    Emerge la missione affidatagli dall'oracolo di Delfi e la celebre coscienza del non sapere: Socrate e sapiente perche sa di non sapere. Il filosofo vale come pungolo (il tafano) della citta.

  4. 04La perorazione rovesciata

    Invece di suscitare pieta, Socrate rivendica la coerenza fra pensiero e azione, accettando la condanna: la vita non esaminata non e degna di essere vissuta.

Risultato: L'Apologia mostra come la forma letteraria (il discorso giudiziario) diventi veicolo di un messaggio filosofico: il valore della ricerca, la priorita della cura dell'anima e la coerenza morale del sapiente.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper distinguere e definire con precisione il lessico tecnico platonico (idea/eidos, doxa/episteme, mythos/logos, dialettica, maieutica) e illustrarlo con riferimento a un'opera precisa.
  • Focus Esame di Stato: nella comprensione di un passo (in lingua o in traduzione), riconoscere la funzione del dialogo e del mito come forme dell'argomentazione, non come semplici cornici narrative.

Errori frequenti

  • Confondere Socrate personaggio con Socrate storico: nei dialoghi Socrate è una voce letteraria modellata da Platone, non un resoconto stenografico.
  • Ridurre le idee a meri concetti mentali: per Platone l'idea è una realtà oggettiva, eterna e separata, non un'astrazione soggettiva.

Approfondimento

La grandezza di Platone sta nell'aver fatto della forma letteraria un atto filosofico. Il dialogo non è un involucro, ma il metodo stesso reso visibile: mette in scena un «dramma del pensiero» in cui la verità non è enunciata dall'alto ma cercata insieme, attraverso l'«ἔλεγχος» socratico che confuta le opinioni apparenti e la maieutica che fa «partorire» il sapere all'interlocutore. Non a caso i dialoghi giovanili sono spesso aporetici — si chiudono senza soluzione, avendo però ripulito il campo dalle false certezze — mentre quelli della maturità costruiscono la grande dottrina. Il cuore è la teoria delle idee, che fonda un dualismo fra il mondo sensibile, molteplice e mutevole, oggetto di opinione («δόξα»), e il mondo intelligibile delle forme, eterne e immutabili, oggetto di scienza («ἐπιστήμη»); le cose sensibili «partecipano» («μέθεξις») delle idee, e al vertice sta l'Idea del Bene, principio dell'essere e del conoscere. È una dottrina che Platone stesso sottoporrà a critica serrata (nel «Parmenide»), segno di un pensiero in movimento e non dogmatico. Accanto alla dialettica opera il mito: quando l'argomentazione tocca i propri limiti — l'aldilà, l'origine dell'anima, la struttura del cosmo — il racconto mitico dischiude per immagini una verità «verosimile» («εἰκὼς μῦθος»), come nel mito della caverna, nel carro alato del «Fedro», nel mito di Er. Curiosamente, proprio Platone, sommo scrittore, nel «Fedro» diffida della scrittura come rimedio che indebolisce la memoria e non sa «difendersi» da sola: la vera filosofia resta per lui il dialogo vivo fra le anime.

Ripasso attivo

Leggi (in traduzione) un breve passo del mito della caverna (Repubblica, libro VII) e, in un paragrafo argomentativo, spiega in che modo l'immagine illustri il rapporto fra mondo sensibile e mondo intelligibile, indicando a quali elementi del mito corrispondono i gradi della conoscenza.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Aristotele: trattati, Poetica e Retorica#

●●●ApprofondimentoLPOSA-greco-letteratura-eta-classica-ellenistica

L'enciclopedia del sapere aristotelico

Le partizioni del sapereDiagramma ad albero, 3 percorsi, Dati: Teoretiche: fisica, metafisica; Pratiche: etica, politica; Produttive: poetica, retoricaLogica (Organon) — strumentoTeoretiche: fisica, metafisicaPratiche: etica, politicaProduttive: poetica, retorica
Fig. 3La logica (Organon) è lo strumento propedeutico, non una parte del sapere. Le scienze si dividono in teoretiche (fisica, matematica, metafisica), pratiche (etica, politica) e produttive o poietiche (poetica, retorica).

Punti chiave

Aristotele (384-322 a.C.), allievo di Platone e poi precettore di Alessandro Magno, fonda ad Atene il Liceo e segna il passaggio dal dialogo al trattato. I suoi scritti esoterici (destinati alla scuola), gli unici in larga parte conservati, hanno carattere di appunti e corsi: prosa tecnica, densa, articolata in definizioni, distinzioni e dimostrazioni, lontana dall'eleganza letteraria del dialogo platonico ma di straordinaria precisione concettuale.
Il sapere è organizzato in un sistema enciclopedico: la logica (l'Organon, lo strumento del pensiero), la filosofia teoretica (fisica, metafisica), la filosofia pratica (Etica Nicomachea, Politica) e le scienze produttive e del discorso (Retorica, Poetica). A differenza di Platone, Aristotele non separa le forme dalle cose: la forma (eidos) è immanente alla materia, e la conoscenza muove dall'esperienza sensibile per risalire ai principi.
La Poetica è la prima grande riflessione sistematica sui generi letterari. Definisce la poesia come mimesi (imitazione) di azioni umane; analizza in particolare la tragedia come imitazione di un'azione seria e compiuta, di una certa estensione, che, suscitando pietà (eleos) e terrore (phobos), produce la catarsi (katharsis), cioè la purificazione di queste passioni. Aristotele individua le parti costitutive (mythos, ethos, dianoia, lexis, melos, opsis) e pone il primato del mythos, l'intreccio, come anima della tragedia.
La Retorica completa la riflessione sui discorsi: la retorica è la facoltà di individuare in ogni caso i mezzi disponibili di persuasione. Distingue i tre generi oratori (deliberativo, giudiziario, epidittico) e i tre mezzi della persuasione: l'ethos (il carattere credibile dell'oratore), il pathos (le emozioni suscitate nell'uditorio) e il logos (l'argomentazione, fondata su entimema ed esempio). Poetica e Retorica fanno di Aristotele il teorico fondatore della critica letteraria e dell'arte del discorso.
Anche dove la prosa è scarna, il lessico aristotelico è una creazione culturale di prima grandezza: termini come categoria, sostanza (ousia), potenza e atto (dynamis ed energeia), causa (aitia), virtù come giusto mezzo (mesotes) entrano stabilmente nel vocabolario filosofico europeo. Leggere Aristotele in greco significa imparare il greco tecnico della scienza.

La definizione di tragedia (Poetica, cap. 6)

La definizione di tragediaGrafo, Azione seria e compiuta → Eleos (pietà), Azione seria e compiuta → Phobos (terrore), Eleos (pietà) → Katharsis, Phobos (terrore) → KatharsisAzione seria ecompiutaEleos (pietà)Phobos (terrore)Katharsis
Fig. 4La tragedia è mimesi di un'azione seria e compiuta che, attraverso la pietà (eleos) e il terrore (phobos), produce la catarsi (katharsis) delle passioni. Primato del mythos, l'intreccio, tra le parti.
Esempio svolto

Esercizio: riconoscere ethos, pathos e logos

Dato l'inizio di un'orazione in cui l'oratore ricorda la propria integrita, evoca l'indignazione del pubblico per un torto subito e poi espone prove e ragionamenti, individua e classifica i tre mezzi di persuasione secondo la Retorica di Aristotele.

  1. 01Individuare l'ethos

    Quando l'oratore richiama la propria onesta e affidabilita per rendersi credibile, agisce sull'ethos: la persuasione poggia sul carattere di chi parla.

  2. 02Individuare il pathos

    Quando suscita l'indignazione e la solidarieta dell'uditorio di fronte al torto, agisce sul pathos: la persuasione poggia sulle emozioni di chi ascolta.

  3. 03Individuare il logos

    Quando porta prove e costruisce ragionamenti (entimemi ed esempi), agisce sul logos: la persuasione poggia sull'argomentazione.

  4. 04Collegare ai generi

    Si valuta poi a quale genere oratorio appartenga il discorso (giudiziario, se verte su un fatto passato da giudicare), riconoscendo che i tre mezzi cooperano.

Risultato: L'analisi mostra che un discorso efficace combina ethos, pathos e logos: la Retorica aristotelica fornisce la griglia per smontare e valutare l'argomentazione di un testo oratorio.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire con esattezza i concetti-chiave della Poetica (mimesi, mythos, catarsi, eleos e phobos) e collegarli all'analisi della tragedia studiata in letteratura.
  • Focus Esame di Stato: distinguere ethos, pathos e logos nella Retorica e saperli riconoscere come strumenti dell'argomentazione in un testo oratorio o argomentativo.

Errori frequenti

  • Tradurre o intendere mimesi come copia passiva: per Aristotele l'imitazione poetica e creazione che rappresenta il verosimile e l'universale, non la semplice riproduzione del reale.
  • Confondere il piano della Poetica con quello della Retorica: la prima riguarda la composizione poetica (soprattutto la tragedia), la seconda l'arte di persuadere nel discorso pubblico.

Approfondimento

Il passaggio dal dialogo al trattato è una svolta anche intellettuale: la prosa aristotelica, tecnica e articolata in definizioni e distinzioni, è lo strumento di un sapere che vuole essere sistematico e dimostrativo, e il suo lessico — «sostanza» («οὐσία»), «potenza» e «atto» («δύναμις», «ἐνέργεια»), «categoria», virtù come «giusto mezzo» («μεσότης») — è entrato per sempre nel pensiero europeo. Per la letteratura, il testo capitale è la «Poetica», prima riflessione sistematica sui generi. Aristotele definisce la poesia come «μίμησις», imitazione di azioni umane, e la tragedia come imitazione di un'azione seria e compiuta che, suscitando pietà («ἔλεος») e terrore («φόβος»), produce la «κάθαρσις», la purificazione di quelle passioni — un termine su cui si discute da secoli (purificazione religiosa? chiarificazione intellettuale? scarico emotivo?). Rivoluzionaria è la gerarchia delle sei parti (mito, caratteri, pensiero, elocuzione, melodia, spettacolo) con il primato del «μῦθος», l'intreccio, «anima» della tragedia: conta l'ordito delle azioni, non lo spettacolo o persino il carattere. Da qui gli strumenti che la critica userà per sempre — la «peripezia» (rovesciamento della situazione), il «riconoscimento» («ἀναγνώρισις»), l'errore tragico («ἁμαρτία»). Celebre è infine la tesi del cap. 9: la poesia è «più filosofica» della storia, perché la storia racconta ciò che è accaduto (il particolare), la poesia ciò che potrebbe accadere secondo verosimiglianza e necessità (l'universale). Con la «Poetica» e la «Retorica» Aristotele fonda la critica letteraria e la teoria del discorso come discipline.

Ripasso attivo

A partire dalla definizione aristotelica di tragedia (Poetica, cap. 6), spiega in un paragrafo argomentato il significato dei termini eleos, phobos e katharsis, e illustra perche Aristotele attribuisca al mythos il primato fra le parti della tragedia.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Epicuro e la filosofia del giardino#

●●○StandardLPOSA-greco-letteratura-eta-ellenisticaLPOSA-greco-letteratura-eta-classica-ellenistica

Il tetrapharmakos: il quadruplice rimedio

Il quadruplice rimedioGrafo, Gli dèi non fanno paura → Atarassia, La morte non è nulla → Atarassia, Il bene è facile → Atarassia, Il dolore è sopportabile → AtarassiaGli dèi nonfanno pauraLa morte non ènullaIl bene è facileIl dolore èsopportabileAtarassia
Fig. 5Il tetrapharmakos: gli dèi non sono da temere, la morte non è nulla per noi, il bene si procura facilmente, il dolore si può sopportare. Fine: l'atarassia, l'assenza di turbamento.

Punti chiave

Epicuro (341-270 a.C.) fonda ad Atene una scuola, il Giardino (Kepos), aperta anche a donne e schiavi, comunità amicale dedita alla ricerca della felicità. La sua filosofia nasce nell'età ellenistica, quando la crisi della polis sposta l'attenzione dalla vita pubblica alla salvezza individuale: la filosofia diventa medicina dell'anima (tetrapharmakos, il quadruplice rimedio) e cura per raggiungere la serenità.
Forma privilegiata del suo insegnamento è la lettera: le tre epistole conservate (a Erodoto sulla fisica, a Pitocle sui fenomeni celesti, a Meneceo sull'etica) e le Massime Capitali condensano la dottrina in formule memorizzabili, secondo un intento pedagogico e divulgativo. La prosa è semplice, didascalica, costruita per essere appresa e ripetuta: la chiarezza è un valore etico, non solo stilistico.
La fisica è atomistica, ripresa da Democrito: tutto è composto di atomi e vuoto; gli atomi si muovono e, grazie a una deviazione spontanea (il clinamen, parenklisis), danno origine al mondo e fondano la libertà. Questa fisica ha uno scopo etico: liberare dalle due grandi paure, quella degli dèi (che esistono ma sono indifferenti, beati e lontani) e quella della morte, riassunta nella celebre formula: quando ci siamo noi non c'è la morte, quando c'è la morte non ci siamo noi.
L'etica è un edonismo misurato: il piacere (hedone) è il bene, ma il vero piacere è l'assenza di dolore nel corpo (aponia) e di turbamento nell'anima (atarassia). Epicuro distingue i desideri naturali e necessari (da soddisfare), naturali e non necessari (da moderare) e vani (da eliminare): la felicità sta nel limitare i desideri, non nell'accrescere i beni. Cardini della vita serena sono l'amicizia, la prudenza (phronesis) e la vita appartata (lathe biosas, vivi nascosto).
L'eredità di Epicuro è immensa: la sua dottrina viene trasmessa e rielaborata nella poesia latina, soprattutto nel De rerum natura di Lucrezio, che fa della fisica epicurea un grande poema didascalico. Lo studio di Epicuro mostra così come una forma letteraria modesta (la lettera, la massima) possa veicolare un sistema completo e una proposta di vita.

La classificazione epicurea dei desideri

I desideri secondo EpicuroDiagramma ad albero, 3 percorsi, Dati: Naturali → necessari (soddisfare); Naturali → non necessari (moderare); Vani (eliminare)NaturaliDesiderinecessari (soddisfare)non necessari (moderare)Vani (eliminare)
Fig. 6I desideri naturali e necessari (fame, sete) vanno soddisfatti; i naturali non necessari (cibi raffinati) vanno moderati; i vani (ricchezza, gloria, potere) vanno eliminati perché fonte di turbamento.
Esempio svolto

Commento guidato: la morte non e nulla per noi

Commenta l'argomento epicureo per cui la morte non e nulla per noi, ricostruendone i passaggi logici e il fondamento fisico.

  1. 01Premessa fisica

    Tutto cio che esiste e composto di atomi; anche l'anima e corporea e si dissolve con il corpo al momento della morte. Non sopravvive nulla che possa patire.

  2. 02Definizione del bene e del male

    Bene e male riguardano la sensazione (aisthesis): cio che e bene o male lo e per chi sente. Senza sensazione non c'e ne bene ne male.

  3. 03Lo snodo argomentativo

    La morte e privazione totale di sensazione. Dunque, finche viviamo la morte non c'e; quando la morte c'e, noi non siamo piu. I due termini non si incontrano mai.

  4. 04Conseguenza etica

    La paura della morte e percio irrazionale e va dissolta: liberata da questa paura, l'anima puo raggiungere l'atarassia e godere serenamente del presente.

Risultato: L'argomento mostra come l'etica epicurea poggi sulla fisica: provata la dissoluzione dell'anima, la paura della morte perde ogni fondamento e si apre la via alla serenita.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper esporre il tetrapharmakos (gli dèi non sono da temere, la morte non è nulla per noi, il bene è facile da procurarsi, il dolore è sopportabile) collegandolo allo scopo terapeutico della filosofia epicurea.
  • Focus Esame di Stato: distinguere con precisione la classificazione dei desideri e i concetti di atarassia e aponia, riconoscendoli in un passo della Lettera a Meneceo.

Errori frequenti

  • Intendere l'edonismo epicureo come ricerca sfrenata del piacere: per Epicuro il piacere supremo e negativo (assenza di dolore e di turbamento), non l'accumulo di godimenti.
  • Credere che Epicuro neghi l'esistenza degli dei: gli dei esistono, ma vivono beati e non si occupano del mondo, percio non sono da temere.

Approfondimento

La filosofia di Epicuro è concepita come una terapia: il suo scopo non è la conoscenza fine a sé, ma la liberazione dell'uomo dall'infelicità, riassunta nel «tetrafarmaco», il quadruplice rimedio che le «Massime Capitali» condensano in quattro formule: gli dèi non sono da temere, la morte non è nulla per noi, il bene (il piacere) è facile da procurarsi, il male (il dolore) è breve o sopportabile. Ognuno di questi punti poggia su una dottrina precisa. La fisica atomistica, ripresa da Democrito e corretta con il «clinamen» («παρέγκλισις»), la deviazione spontanea degli atomi che salva la libertà, serve a togliere fondamento alla paura degli dèi (che esistono, ma beati e indifferenti, non curano il mondo) e della morte (dissolti gli atomi, non c'è più un soggetto che soffra: «quando ci siamo noi non c'è la morte, quando c'è la morte non ci siamo noi»). La «canonica», la teoria della conoscenza, àncora tutto alle sensazioni come criterio di verità. L'etica è un edonismo del limite: il piacere è il bene, ma il piacere vero è «catastematico», cioè l'assenza di dolore nel corpo («ἀπονία») e di turbamento nell'anima («ἀταραξία»), non l'accumulo di godimenti; di qui la classificazione dei desideri (naturali e necessari, naturali non necessari, vani) e i cardini della vita serena: l'amicizia, la prudenza («φρόνησις»), la vita appartata («λάθε βιώσας», «vivi nascosto»). Anche la forma è coerente con il messaggio: la lettera e la massima, semplici e memorizzabili, fanno della chiarezza un valore etico. Attraverso il «De rerum natura» di Lucrezio questa dottrina diventerà uno dei grandi poemi del pensiero antico.

Ripasso attivo

Leggi (in traduzione) un passo della Lettera a Meneceo sul tema della morte e, in un breve commento, spiega l'argomentazione di Epicuro (quando ci siamo noi non c'e la morte...) mostrando come la fisica atomistica sostenga la liberazione dalla paura.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Lo stoicismo (cenni)#

●●○StandardLPOSA-greco-letteratura-eta-ellenisticaLPOSA-greco-letteratura-eta-classica-ellenistica

Le tre parti della filosofia stoica

Le tre parti della filosofia stoicacerchi concentrici, 3 anelli, Dati: Etica, Fisica, LogicaLogicaFisicaEtica
Fig. 7L'immagine del campo: la logica è la recinzione (discorso, verità), la fisica il terreno (cosmo, logos), l'etica il frutto, cioè il fine. Le tre parti sono inseparabili: il fine etico presuppone fisica e logica.

Punti chiave

La scuola stoica nasce ad Atene intorno al 300 a.C. con Zenone di Cizio, che insegnava nel portico dipinto (Stoà Poikile, da cui il nome); è sviluppata da Cleante e soprattutto da Crisippo, vero sistematizzatore della dottrina. Come l'epicureismo, lo stoicismo è una filosofia ellenistica che cerca la felicità del saggio, ma ne propone una via opposta, fondata sulla ragione, sul dovere e sull'accordo con la natura.
Il sistema si articola in tre parti, secondo la celebre immagine del campo, paragonato dagli Stoici stessi a un giardino o a un uovo: la logica (la recinzione o il guscio), la fisica (il terreno o l'albero) e l'etica (il frutto). La logica studia il discorso e i criteri di verità; la fisica descrive il cosmo; l'etica indica come vivere bene. Le tre parti sono inseparabili: il fine pratico, l'etica, presuppone la conoscenza della natura.
La fisica stoica è materialistica e panteistica: il cosmo è un tutto vivente, ordinato e razionale, pervaso dal logos divino (chiamato anche pneuma, fuoco artefice, provvidenza, destino, Zeus). Tutto accade secondo una connessione necessaria di cause (heimarmene, il destino). L'uomo è parte di questo ordine razionale e la sua virtù consiste nel vivere secondo natura, cioè secondo la ragione che governa il tutto.
L'etica è il cuore della Stoà: bene è solo la virtù, male solo il vizio; tutto il resto (salute, ricchezza, fama, e i loro opposti) è indifferente (adiaphora), pur ammettendo cose preferibili e da evitare. Il saggio aspira all'apatheia, l'assenza delle passioni intese come moti irrazionali ed eccessivi, e distingue ciò che dipende da noi (i giudizi, le scelte) da ciò che non dipende da noi (gli eventi esterni). Da qui l'ideale di autosufficienza e di fermezza di fronte al destino.
Sul piano linguistico-letterario, gli Stoici coniano un raffinato lessico tecnico (in particolare nella logica e nella teoria del linguaggio) ed elaborano una prosa argomentativa rigorosa. La loro influenza è capillare: la Stoà media e tarda passa a Roma (Cicerone, Seneca, Epitteto, Marco Aurelio) e impronta a lungo l'etica occidentale. Per il Liceo, gli Stoici vanno conosciuti per cenni, ma sono fondamentali per comprendere il pensiero ellenistico e la sua eredità.

Epicurei e Stoici a confronto

Epicurei e Stoici a confrontoTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Voce · Epicurei · Stoici; Fisica · atomi e vuoto · logos, provvidenza; Fine · atarassia · apatheia; Piacere · bene · indifferente; Destino · libero · accordo col fatoVOCEEPICUREISTOICIFISICAatomi e vuotologos, provvidenzaFINEatarassiaapatheiaPIACEREbeneindifferenteDESTINOliberoaccordo col fato
Fig. 8Due vie alla serenità. Epicurei: fisica atomistica (atomi e vuoto), fine l'atarassia, il piacere come bene (assenza di dolore), libertà garantita dal clinamen. Stoici: logos e provvidenza, fine l'apatheia, il piacere indifferente, accordo col destino.
Esempio svolto

Esercizio comparativo: due rimedi alla paura

Confronta in un paragrafo argomentativo il modo in cui epicureismo e stoicismo affrontano cio che non dipende da noi (la morte, gli eventi avversi), individuando fondamento, atteggiamento e fine di ciascuna scuola.

  1. 01Posizione epicurea

    Fondamento atomistico: l'anima si dissolve, la morte e privazione di sensazione e quindi non e nulla per noi. L'atteggiamento e la liberazione dalla paura; il fine e l'atarassia, goduta limitando i desideri.

  2. 02Posizione stoica

    Fondamento provvidenziale: tutto accade secondo il logos e il destino. L'atteggiamento e l'accettazione razionale di cio che non dipende da noi, distinguendolo da cio che dipende dai nostri giudizi; il fine e l'apatheia e la virtu.

  3. 03Confronto

    Entrambe mirano alla serenita del saggio, ma per vie opposte: gli Epicurei rimuovono il timore mostrando l'irrilevanza della morte; gli Stoici lo dissolvono integrando l'individuo nell'ordine razionale del cosmo.

  4. 04Sintesi argomentativa

    Si conclude evidenziando la diversa antropologia: per l'uno la felicita e ritiro e misura del piacere; per l'altro e dovere, ragione e consenso al tutto.

Risultato: Il confronto mostra come due grandi scuole ellenistiche convergano sul fine (la serenita) ma divergano radicalmente sui fondamenti, offrendo modelli alternativi di vita razionale.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper esporre per cenni la tripartizione stoica del sapere (logica, fisica, etica) e l'ideale del vivere secondo natura, collegandolo al concetto di logos e di destino.
  • Focus Esame di Stato: distinguere con chiarezza apatheia stoica e atarassia epicurea, mostrando come due scuole ellenistiche perseguano la serenità per vie opposte (ragione e dovere vs piacere misurato).

Errori frequenti

  • Confondere apatheia stoica con insensibilita o indifferenza totale: e il dominio razionale sulle passioni eccessive, non l'assenza di ogni emozione o relazione.
  • Sovrapporre stoicismo ed epicureismo perche entrambi cercano la serenita: i fondamenti sono opposti (logos provvidenziale e dovere vs atomi e piacere come assenza di dolore).

Approfondimento

Lo stoicismo attraversa tre fasi — l'antica Stoà (Zenone, Cleante, Crisippo), la media (Panezio, Posidonio, che la mediano verso Roma) e la nuova o romana (Seneca, Epitteto, Marco Aurelio) — e nell'antica raggiunge la sua forma sistematica grazie a Crisippo, che elabora anche una raffinata logica delle proposizioni, diversa da quella aristotelica dei termini. Le tre parti del sistema (logica, fisica, etica), raffigurate come recinto, terreno e frutto di un campo, sono inseparabili, perché l'etica presuppone la conoscenza della natura. La fisica è materialistica e panteistica: un unico cosmo vivente e razionale, pervaso da un «λόγος» divino (detto anche «πνεῦμα», fuoco artefice, provvidenza, destino, Zeus), in cui tutto accade secondo una catena necessaria di cause, l'«εἱμαρμένη»; periodicamente il mondo si dissolve nel fuoco («ἐκπύρωσις») e rinasce identico. L'etica ne discende: poiché tutto è retto dalla ragione universale, «vivere secondo natura» significa vivere secondo ragione; bene è solo la virtù, male solo il vizio, e tutto il resto — salute, ricchezza, fama — è «indifferente» («ἀδιάφορα»), pur distinguendosi in preferibile e da evitare. Il saggio mira all'«ἀπάθεια», il dominio sulle passioni intese come giudizi errati ed eccessivi, e fonda la sua libertà sulla distinzione fra ciò che dipende da noi (i giudizi, le scelte) e ciò che non dipende da noi (gli eventi esterni): da qui l'ideale di autosufficienza e di fermezza di fronte al destino, e un cosmopolitismo che, riconoscendo in ogni uomo la scintilla del logos, eserciterà enorme influenza sull'etica romana e, poi, sul cristianesimo.

Ripasso attivo

Costruisci un breve testo argomentativo che confronti epicureismo e stoicismo sul tema della felicita: individua il fine comune (la serenita del saggio) e poi i fondamenti diversi (fisica, ruolo del piacere, atteggiamento verso il destino).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Platone: dialogo, idee e mito◐
    • 02Aristotele: trattati, Poetica e Retorica●
    • 03Epicuro e la filosofia del giardino◐
    • 04Lo stoicismo (cenni)◐

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

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