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Commedia antica e nuova (Aristofane, Menandro)

La commedia greca attraversa due grandi stagioni: la commedia antica del V secolo a.C., teatro politico e satirico fiorito nell'Atene democratica e dominato da Aristofane, e la commedia nuova di età ellenistica, intima e borghese, di cui Menandro è il maestro indiscusso. Questo appunto ne ricostruisce le origini, la struttura formale, la funzione civile e l'evoluzione, dalla parabasi e dall'invettiva personale all'intreccio di costume e all'umanità dei caratteri. Lo studio del genere comico è pienamente dentro il programma dell'Esame di Stato e si presta sia all'analisi del testo in lingua e in traduzione sia ai collegamenti con la commedia latina di Plauto e Terenzio.

4 sezioni·~22 min di lettura·3 competenze·Livello Standard 3 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0999 / 14
Profilo d’esame
Collocare la commedia antica e nuova nei rispettivi contesti storici: l'Atene democratica del V secolo e il mondo cosmopolita dell'età ellenistica.Analizzare e interpretare testi comici, in lingua e in traduzione, cogliendone la struttura, la lingua e le finalità (satira politica, riflessione di costume).Riconoscere l'evoluzione del genere comico dalla commedia antica alla nuova e la sua influenza sulla commedia latina e sulla tradizione teatrale europea.
Operatori:analizzaspiegadescriviconfrontaclassificaillustrainterpretacommentacontestualizza

livello base

È richiesta la conoscenza sicura dei due autori-cardine (Aristofane e Menandro), della struttura della commedia antica e dei caratteri della commedia nuova, con la capacità di leggere e contestualizzare i passi in traduzione.

livello avanzato

L'indirizzo del Liceo Classico richiede in più l'analisi linguistico-stilistica dei testi in lingua greca, la padronanza del lessico tecnico del teatro (parabasi, agone, onomastì komodein) e la costruzione di confronti articolati con la commedia di mezzo e con il teatro latino.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Commedia antica e nuova (Aristofane, Menandro)
    • 01La commedia antica e Aristofane◐
    • 02Struttura e funzione della commedia antica●
    • 03Dalla commedia di mezzo alla commedia nuova◐
    • 04Menandro e la commedia di carattere◐
§ 01

La commedia antica e Aristofane#

●●○StandardLPOSA-greco-letteratura-eta-classica-ellenistica

Le tre coordinate della commedia antica

Le tre coordinate della commedia anticaDiagramma ad albero, 3 percorsi, Dati: Origini: komos dionisiaco; Funzione: satira politica; Aristofane (Nuvole, Rane, Uccelli…)Commedia antica (V sec.)Origini: komos dionisiacoFunzione: satira politicaAristofane (Nuvole, Rane, Uccelli…)
Fig. 1V secolo a.C., Atene democratica. Origini rituali nel komos dionisiaco; funzione politico-satirica nella polis; Aristofane: Nuvole, Rane, Uccelli, Lisistrata, Cavalieri.

Punti chiave

La commedia antica (archaìa) è la prima grande forma del teatro comico ateniese: nata nel contesto delle feste in onore di Dioniso e rappresentata nei concorsi delle Grandi Dionisie e delle Lenee a partire dal 486 a.C. circa, essa fonde il riso carnevalesco delle origini con una vocazione spiccatamente politica, facendo del palcoscenico uno specchio deformante e critico della vita della polis democratica.
Le radici del genere affondano, secondo la tradizione antica e la testimonianza di Aristotele nella Poetica, nei cortei festivi del kòmos (da cui il nome komodìa, «canto del corteo festante») e nei riti fallici legati al culto dionisiaco; a questo nucleo rituale e burlesco si aggiunsero col tempo l'invettiva personale di ascendenza giambica e la riflessione sui temi pubblici, fino a dare alla commedia la sua fisionomia attica matura.
Aristofane (450 ca - 386 ca a.C.) è l'unico poeta della commedia antica di cui ci siano giunte commedie integre: undici su una quarantina di titoli. Le sue opere mettono in scena con straordinaria libertà i bersagli della città — il demagogo Cleone nei «Cavalieri», la sofistica e Socrate nelle «Nuvole», la guerra del Peloponneso e la pace nella «Lisistrata» e negli «Acarnesi», la tragedia euripidea nelle «Rane» — intrecciando fantasia utopica, parodia letteraria e satira politica.
Il meccanismo drammatico ricorrente in Aristofane è la cosiddetta «idea comica»: un protagonista, spesso un cittadino comune e di buon senso, concepisce un progetto paradossale e iperbolico — una pace privata, una città degli uccelli sospesa tra cielo e terra negli «Uccelli», uno sciopero erotico delle donne contro la guerra nella «Lisistrata» — e lo realizza superando ogni ostacolo, in un trionfo del desiderio e dell'utopia sul principio di realtà.
La lingua aristofanea è di una ricchezza impareggiabile: passa dal sublime parodistico al turpiloquio osceno, dal lirismo corale più raffinato al gergo quotidiano dell'agorà, inventando parole composte di esuberante comicità. Questa pluralità di registri, unita all'aggancio puntuale all'attualità, fa della commedia antica un documento prezioso, e insieme deformato, della società ateniese del V secolo.
Esempio svolto

Riconoscere l'idea comica negli «Uccelli»

In stile Esame di Stato: dato il nucleo argomentale degli «Uccelli» di Aristofane (414 a.C.) — due cittadini ateniesi, stanchi della vita in città, convincono gli uccelli a fondare nel cielo una città ideale, Nubicuculia (Nephelokokkygìa) —, individua e spiega il funzionamento dell'«idea comica» e la sua valenza satirica.

  1. 01Individuare il progetto paradossale

    I due protagonisti, Pisetero ed Evelpide, concepiscono un'idea iperbolica e fantastica: costruire una città sospesa tra cielo e terra, popolata di uccelli, che intercetti i fumi dei sacrifici e affami gli dèi costringendoli a trattare. È il tipico spunto utopico della commedia antica.

  2. 02Verificare la realizzazione trionfale

    Come in ogni commedia aristofanea, l'idea non resta sogno: viene attuata superando gli ostacoli (l'arrivo di indovini, poeti, sicofanti che vogliono approfittarne), fino al trionfo finale del protagonista, che assurge a sovrano del nuovo regno.

  3. 03Cogliere il bersaglio satirico

    Dietro la fantasia si legge la critica all'utopismo politico ateniese e alla mania di grandezza imperiale durante la spedizione siciliana; la fondazione di una città «in aria» rovescia comicamente i sogni di potenza della polis.

  4. 04Notare i tratti formali del genere

    Il coro di uccelli, la parabasi in cui gli uccelli rivendicano la propria antichità cosmica, l'invenzione lessicale del nome Nubicuculia: tutti elementi che marcano l'appartenenza alla commedia antica.

Risultato: Gli «Uccelli» esemplificano perfettamente l'idea comica aristofanea: un progetto paradossale, realizzato in un crescendo fantastico, che diventa veicolo di satira politica sulle ambizioni imperialistiche di Atene, il tutto sostenuto dal coro e dalla parabasi tipici del genere.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire la commedia antica come teatro politico-satirico legato alla democrazia ateniese e collocare Aristofane con date e opere principali (Nuvole, Rane, Lisistrata, Uccelli, Cavalieri).
  • Saper riconoscere in un passo aristofaneo (in lingua o in traduzione) i tratti tipici del genere: l'idea comica paradossale, la parodia, l'attacco a personaggi reali, la pluralità dei registri linguistici.

Errori frequenti

  • Confondere la commedia antica con quella nuova attribuendo ad Aristofane intrecci sentimentali e personaggi borghesi privi di riferimenti politici: Aristofane è invece teatro pubblico, satirico e legato all'attualità.
  • Ridurre Aristofane a puro intrattenimento «volgare», ignorandone la finalità civile e la sofisticata parodia letteraria (per esempio la critica a Euripide e alla sofistica).

Approfondimento

La commedia di Aristofane fonde tre registri che ne fanno un unicum: la fantasia utopica, la satira politica e la parodia letteraria. Al centro sta quasi sempre una «grande idea» comica portata alle estreme conseguenze da un eroe del buon senso, spesso un vecchio contadino o una donna: la pace privata stipulata da un singolo negli «Acarnesi», la fondazione della città degli uccelli sospesa fra cielo e terra («Nefelococcugia») negli «Uccelli», lo sciopero erotico delle donne per imporre la pace nella «Lisistrata». In questo mondo rovesciato agisce spesso una nostalgia concreta — la pace, la campagna, la vita semplice di un tempo contro la guerra e i demagoghi — che dà alla fantasia un fondo serio. La satira è resa possibile dalla «παρρησία», la libertà di parola della democrazia: Aristofane mette alla berlina per nome Cleone («Cavalieri»), la nuova educazione sofistica e Socrate («Nuvole»), la tragedia moderna di Euripide. Proprio la parodia letteraria dà uno dei vertici del genere: nelle «Rane» Dioniso scende nell'Ade a riportare in vita un poeta tragico e organizza un «agone» fra Eschilo ed Euripide, in cui si «pesano» i versi e si discute la funzione civile del teatro — una vera critica letteraria in forma comica. La lingua, infine, è uno strumento espressivo totale: passa dal sublime parodistico al turpiloquio, conia composti esilaranti, mescola il gergo dell'agorà e il lirismo corale. Per tutto ciò la commedia antica è, insieme, il documento più vivace e il più deformato della società ateniese del V secolo.

Ripasso attivo

Leggi in traduzione un brano dal prologo della «Lisistrata» di Aristofane e illustra in che modo l'autore costruisce la sua «idea comica», individuando il progetto paradossale della protagonista, il bersaglio politico della satira e almeno un tratto linguistico tipico della commedia antica.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Struttura e funzione della commedia antica#

●●●ApprofondimentoLPOSA-greco-letteratura-eta-classica-ellenistica

Schema della struttura della commedia antica

La struttura della commedia anticaGrafo, Prologo → Parodo, Parodo → Agone, Agone → Parabasi, Parabasi → Episodi, Episodi → EsodoPrologoParodoAgoneParabasiEpisodiEsodo
Fig. 2La parabasi è l'elemento esclusivo del genere: il coro si rivolge direttamente al pubblico, alla città. Prologo (antefatto), parodo (entra il coro), agone (dibattito), episodi (scene di farsa), esodo.

Punti chiave

La commedia antica possiede una struttura formale codificata, parallela ma distinta da quella tragica: vi si alternano parti recitate (in trimetri giambici) e parti cantate e danzate dal coro, secondo una successione di sezioni che lo studioso deve saper riconoscere e nominare con il loro lessico tecnico.
Lo schema canonico comprende: il prologo (pròlogos), che espone l'antefatto e l'idea comica; la parodo (pàrodos), ingresso del coro; l'agone (agòn), il dibattito serrato tra due antagonisti che sostengono tesi opposte; la parabasi (paràbasis); una serie di scene episodiche e farsesche; e l'esodo (èxodos), conclusione spesso festosa con canti e processioni nuziali o conviviali.
La parabasi è l'elemento più caratteristico e originale della commedia antica: a metà della rappresentazione il coro, deposta in parte la finzione scenica, si rivolge direttamente al pubblico — talvolta facendosi portavoce del poeta — per esporre opinioni personali, polemiche letterarie, consigli politici o rivendicazioni d'autore. È il luogo in cui il teatro comico esce da sé e parla alla città.
La funzione civile e satirica si concentra nell'onomastì komodéin, cioè il «mettere in commedia citando il nome»: la libertà, garantita dalla democrazia, di attaccare apertamente per nome politici, intellettuali e cittadini in vista — Cleone, Socrate, Euripide. Questa licenza, possibile nell'Atene del V secolo, declinerà con la crisi della democrazia e scomparirà nella commedia successiva.
Il coro della commedia antica è numeroso (ventiquattro coreuti, circa il doppio del coro tragico, che contava 12 e poi 15 coreuti) e spesso bizzarro e fantastico: vespe, rane, uccelli, nuvole. Esso non è semplice cornice ma personaggio collettivo, dà spesso il titolo all'opera e nella parabasi diventa la voce stessa dell'autore, conferendo alla commedia il suo inconfondibile spessore lirico e ideologico.
Esempio svolto

Analizzare la funzione della parabasi

In stile Esame di Stato: spiega, con riferimento a un esempio noto come la parabasi degli «Uccelli» o delle «Rane», che cos'è la parabasi e quale duplice funzione (drammaturgica e civile) svolge nella commedia antica.

  1. 01Collocare la parabasi nella struttura

    La parabasi si situa di norma circa a metà della commedia, tra l'agone e gli episodi finali: è il momento in cui l'azione drammatica si sospende e il coro si fa avanti verso il pubblico.

  2. 02Descrivere la rottura della finzione

    Il coro depone (in tutto o in parte) la maschera del personaggio e si rivolge direttamente agli spettatori; spesso parla a nome del poeta, che attraverso di esso difende la propria arte o esprime giudizi sull'attualità.

  3. 03Identificare la funzione civile

    La parabasi diventa una tribuna: il poeta dà consigli alla città, polemizza con i rivali, rivendica i propri meriti, denuncia mali pubblici. È il cuore dell'impegno politico della commedia antica.

  4. 04Concludere sul valore metateatrale

    La parabasi è perciò un fenomeno metateatrale unico nel teatro greco: il dramma riflette su se stesso e sul proprio rapporto con la polis, fondendo finzione e comunicazione diretta.

Risultato: La parabasi è la sezione in cui il coro, sospesa la finzione scenica, parla direttamente al pubblico per conto del poeta: svolge insieme una funzione drammaturgica (snodo della struttura) e una funzione civile (impegno politico e poetica d'autore), e costituisce il tratto più caratteristico e irripetibile della commedia antica.

Obiettivo Maturità

  • Saper elencare e definire nell'ordine le parti della commedia antica (prologo, parodo, agone, parabasi, esodo) distinguendole dalle parti della tragedia.
  • Saper spiegare con precisione due concetti-chiave del genere: la parabasi (con la sua funzione metateatrale e autoriale) e l'onomastì komodéin come libertà satirica legata alla democrazia.

Errori frequenti

  • Assegnare alla commedia antica la stessa struttura della tragedia, dimenticando l'elemento esclusivo della parabasi, che la tragedia non possiede.
  • Definire la parabasi genericamente come «intervento del coro» senza coglierne la funzione specifica: rivolgersi direttamente al pubblico, spesso a nome del poeta, sospendendo la finzione drammatica.

Approfondimento

La struttura della commedia antica va compresa nella sua funzione, non solo elencata. Le due sezioni più tipiche — l'agone e la parabasi — ne rivelano la natura di teatro del dibattito e dell'inversione. L'«ἀγών» è uno scontro verbale formalizzato fra due antagonisti che difendono tesi opposte (il Discorso Giusto e il Discorso Ingiusto nelle «Nuvole», Eschilo ed Euripide nelle «Rane»), spesso simmetrico nella costruzione strofica: è la messa in scena comica del conflitto di idee che animava l'assemblea e i tribunali. La «παράβασις» è ancora più singolare: a metà dramma il coro, deposta in parte la maschera, «si fa avanti» (è questo il senso della parola) e si rivolge direttamente al pubblico, facendosi spesso portavoce del poeta per esporre polemiche letterarie, rivendicazioni e consigli alla città; è tecnicamente articolata in parti fisse (l'ode, gli anapesti, il «πνῖγος» conclusivo, pronunciato tutto d'un fiato). Attraverso questi meccanismi la commedia esercita la sua funzione civile: la libertà di attaccare per nome i potenti («ὀνομαστὶ κωμῳδεῖν») è una valvola della democrazia, un rovesciamento rituale e temporaneo dell'ordine, imparentato con il riso carnevalesco delle origini dionisiache. Anche il coro serve questa funzione: numeroso (ventiquattro coreuti) e travestito in modo fantastico (vespe, rane, uccelli, nuvole), è personaggio collettivo e spesso dà il titolo all'opera. Non stupisce che, venuta meno la democrazia radicale dopo il 404 a.C., proprio l'agone politico, la parabasi e l'onomastì komodéin si spengano per primi, ridisegnando la struttura stessa del genere.

Ripasso attivo

Componi un paragrafo argomentativo (circa dieci righe) in cui spieghi perché la parabasi e l'onomastì komodéin rendono la commedia antica un teatro intrinsecamente legato alla democrazia ateniese, e perché entrambe vengano meno nella fase successiva del genere.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Dalla commedia di mezzo alla commedia nuova#

●●○StandardLPOSA-greco-letteratura-eta-classica-ellenistica

L'evoluzione del genere comico greco

L'evoluzione del genere comicoLinea del tempo da -500 a -250, -404: 404 a.C., -500–-400: Antica, -400–-320: Di mezzo, -320–-250: Nuova−500−250a.C.AnticaDi mezzoNuova−404404 a.C.
Fig. 3Dopo il 404 a.C. declina la democrazia ateniese e finisce la libertà di satira politica diretta. Cambiano: declino del coro, fine della parabasi, fine dell'onomastì komodèin; l'intreccio diventa privato e di costume.

Punti chiave

Tra la commedia antica del V secolo e la commedia nuova di età ellenistica si colloca una fase di transizione, la cosiddetta commedia di mezzo (mèse), che copre grosso modo la prima metà del IV secolo a.C. e di cui restano soltanto frammenti e titoli (autori come Antifane, Alessi, Eubulo): è il laboratorio in cui il genere muta pelle.
Il passaggio non è arbitrario ma riflette una profonda trasformazione storico-politica: con la sconfitta di Atene nella guerra del Peloponneso (404 a.C.) e il declino della democrazia, viene meno lo spazio per la satira politica diretta. Il poeta comico non può più «mettere in scena col nome» i potenti, e il teatro si volge verso temi più universali e privati.
Nella commedia di mezzo si attenuano progressivamente gli elementi tipici dell'archaìa: scompare l'onomastì komodéin, si riduce e infine si spegne la parabasi, il coro perde rilevanza drammatica fino a ridursi a intermezzo musicale tra gli atti. Crescono invece la parodia mitologica, la commedia di costume e i tipi fissi (il cuoco, il parassita, il soldato fanfarone, la cortigiana).
Questa evoluzione prepara la commedia nuova (nèa): un teatro non più politico ma borghese e quotidiano, centrato sull'intreccio privato — amori contrastati, equivoci, agnizioni, vicende familiari — e sull'indagine dei caratteri. Il riso non nasce più dall'attacco satirico, ma dalla rappresentazione bonariamente ironica dei comportamenti umani.
Tracciare questa linea evolutiva è essenziale per comprendere la storia del genere comico: la commedia greca si trasforma da specchio polemico della città in specchio affettuoso della vita privata, e in questa forma — soprattutto attraverso Menandro — diventerà il modello del teatro comico latino e, per suo tramite, di gran parte della commedia europea moderna.
Esempio svolto

Collegare causa storica ed evoluzione del genere

In stile Esame di Stato: spiega perché la commedia antica satirica del V secolo non poteva sopravvivere nel IV secolo, mettendo in relazione l'evento storico decisivo con la trasformazione delle forme comiche.

  1. 01Fissare l'evento storico

    Nel 404 a.C. Atene è sconfitta nella guerra del Peloponneso; segue una fase di instabilità politica e di indebolimento della democrazia, che mina le condizioni civili in cui la commedia antica era fiorita.

  2. 02Dedurre la conseguenza sulla satira

    L'onomastì komodéin presupponeva la libertà democratica di attaccare apertamente i potenti; venuta meno la solidità di quella libertà, la satira politica diretta diventa rischiosa e perde funzione.

  3. 03Osservare i mutamenti formali

    Senza più la spinta politica, si spengono gli elementi a essa legati: la parabasi (tribuna del poeta) scompare e il coro, privato della sua voce ideologica, si riduce a intermezzo musicale tra gli atti.

  4. 04Riconoscere il nuovo orizzonte

    Il teatro comico si rivolge allora a contenuti universali e privati — amori, equivoci, caratteri —, ponendo le basi della commedia nuova di costume incarnata da Menandro.

Risultato: La fine della libertà democratica dopo il 404 a.C. tolse alla commedia il suo oggetto satirico e la sua tribuna (parabasi e coro): privata della funzione politica, essa si trasformò gradualmente, attraverso la commedia di mezzo, in commedia nuova di costume, centrata sull'intreccio privato e sui caratteri.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare il legame tra la crisi della democrazia ateniese (dopo il 404 a.C.) e la trasformazione del genere comico (perdita della satira politica, declino di coro e parabasi).
  • Saper indicare i caratteri della commedia di mezzo come fase di transizione e i tre poli dell'evoluzione: antica (politica) → mezzo (transizione) → nuova (di costume).

Errori frequenti

  • Presentare la commedia di mezzo come un genere ben documentato e dotato di opere intere: di essa restano in realtà solo frammenti e titoli, e va trattata come fase di transizione.
  • Spiegare il passaggio dalla commedia antica alla nuova come una semplice scelta «di gusto» degli autori, senza collegarlo alla causa storica decisiva: il declino della democrazia e la fine della libertà di satira politica.

Approfondimento

La transizione dalla commedia antica alla nuova non è un semplice mutamento di gusto, ma la conseguenza di una trasformazione storica: la sconfitta di Atene (404 a.C.), la crisi della democrazia e poi l'egemonia macedone tolgono al teatro lo spazio della satira politica diretta. Venuta meno la libertà di «mettere in scena col nome» i potenti, il comico si volge a temi universali e privati, e il genere si ridefinisce nel laboratorio della commedia di mezzo (Antifane, Alessi, Eubulo), di cui restano solo frammenti. In questo passaggio si compiono alcune trasformazioni decisive e verificabili. Si spegne la parabasi, perché non c'è più un poeta che parli alla città in prima persona; scompare l'onomastì komodéin, sostituito dalla parodia mitologica e dalla satira di costume; e soprattutto il coro perde la sua funzione drammatica e si riduce a intermezzo musicale fra un blocco d'azione e l'altro — è l'origine della divisione in cinque atti, che passerà, attraverso i Latini, a tutto il teatro europeo. Nascono e si fissano intanto i «tipi» destinati a lunga vita: il cuoco, il parassita, il soldato fanfarone, la cortigiana, il vecchio avaro. Sul piano ideologico, il ritiro dalla politica riflette l'ethos del nuovo mondo ellenistico: dissolta l'identità del cittadino della polis autonoma, l'uomo si ripiega sulla sfera privata — la famiglia, gli affetti, il caso («Τύχη») che governa le vicende individuali. La commedia diventa così, da specchio polemico della città, specchio affettuoso della vita quotidiana.

Ripasso attivo

Costruisci una tabella di confronto (in forma di testo argomentato) che metta in fila i tre stadi del genere comico greco — antica, di mezzo, nuova — indicando per ciascuno il periodo, il ruolo del coro, la presenza o assenza della satira politica e i temi prevalenti.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Menandro e la commedia di carattere#

●●○StandardLPOSA-greco-letteratura-eta-classica-ellenistica

Confronto tra commedia antica e commedia nuova

Commedia antica vs nuovaTabella con 3 colonne e 7 righe, Dati: Voce · Antica · Nuova; Epoca · V sec., polis · IV sec., famiglia; Oggetto · vita pubblica · vita privata; Coro · protagonista · intermezzo; Satira pol. · sì · no; Parabasi · presente · assente; Riso · aggressivo · bonario; Fortuna · limitata · Plauto, Terenzio, cella evidenziata: Plauto, TerenzioVOCEANTICANUOVAEPOCAV sec., polisIV sec., famigliaOGGETTOvita pubblicavita privataCOROprotagonistaintermezzoSATIRA POL.sìnoPARABASIpresenteassenteRISOaggressivobonarioFORTUNAlimitataPlauto, Terenzio
Fig. 4Antica (Aristofane): satira politica, coro protagonista, parabasi, riso aggressivo. Nuova (Menandro): intreccio privato, tipi con psicologia, riso bonario (philanthropia); grande fortuna in Plauto e Terenzio.

Punti chiave

Menandro (342 ca - 291 ca a.C.) è il massimo rappresentante della commedia nuova e uno dei poeti più ammirati dell'antichità. La sua opera, a lungo nota solo per frammenti e per la mediazione latina, è stata in buona parte riscoperta nel Novecento grazie ai papiri d'Egitto: il «Dyskolos» («Il misantropo», 316 a.C.) è giunto pressoché integro, mentre di altre commedie (Samia, Epitrepontes, Perikeiromene) possediamo ampie porzioni.
Il teatro di Menandro è una commedia di carattere e di costume: al centro non c'è più la polis ma la famiglia e l'individuo. Gli intrecci ruotano attorno a vicende private tipiche — amori ostacolati da differenze sociali o da equivoci, neonati esposti e poi riconosciuti, padri severi e figli innamorati, schiavi astuti — e si risolvono nell'agnizione (anagnorisis) e nella riconciliazione finale.
I personaggi menandrei sono tipi (il vecchio avaro, il giovane innamorato, lo schiavo intrigante, la cortigiana dal cuore buono, il soldato fanfarone), ma trattati con una finezza psicologica nuova: non sono maschere rigide, bensì figure umane sfumate, capaci di errore e di pentimento, mosse da sentimenti riconoscibili. Di qui la celebre formula antica, attribuita ad Aristofane di Bisanzio: «O Menandro, o vita, chi di voi due ha imitato l'altro?».
La cifra etica di Menandro è la philanthropìa, l'amore per l'uomo: il suo riso è bonario e indulgente, non più aggressivo come quello di Aristofane. Le sue commedie diffondono una saggezza misurata, fatta di comprensione dei limiti umani, di tolleranza e di fiducia nel buon senso; abbondano le sentenze morali (gnòmai), tra cui la celeberrima «muore giovane colui che è caro agli dèi».
La fortuna di Menandro è immensa: attraverso la mediazione dei comici latini Plauto e soprattutto Terenzio, che ne adattarono gli intrecci (la pratica della contaminatio), la commedia nuova diventò il modello del teatro comico europeo. Dal canovaccio menandreo — amori, equivoci, agnizioni, lieto fine — discendono in linea diretta la commedia rinascimentale, Molière e, in ultima analisi, gran parte della commedia borghese moderna.
Esempio svolto

Analisi guidata di un intreccio menandreo

In stile Esame di Stato: dato lo schema del «Dyskolos» di Menandro — il giovane Sostrato si innamora della figlia del misantropo Cnemone; gli ostacoli (il carattere scontroso e isolato di Cnemone) vengono superati quando il vecchio, caduto in un pozzo e salvato, si ammorbidisce e acconsente alle nozze — analizza l'intreccio mostrando i caratteri della commedia nuova.

  1. 01Riconoscere l'intreccio privato

    La vicenda è interamente domestica e sentimentale: un amore giovanile contrastato, senza alcun riferimento alla vita politica della città. È la materia tipica della commedia nuova.

  2. 02Identificare i tipi e la loro umanizzazione

    Cnemone è il «tipo» del vecchio misantropo, ma Menandro non lo lascia maschera fissa: lo fa evolvere, lo mostra capace di riconoscere il proprio errore di isolamento e di aprirsi agli altri dopo il salvataggio. Sostrato è il giovane innamorato, sincero e perseverante.

  3. 03Cogliere lo snodo risolutivo

    L'ostacolo si scioglie non con un colpo di scena artificioso fine a se stesso, ma attraverso un evento che produce un mutamento interiore del personaggio: la caduta nel pozzo e il soccorso ricevuto inducono Cnemone a ricredersi. La risoluzione è etica, non solo meccanica.

  4. 04Individuare la philanthropìa

    Il finale di riconciliazione e di nozze esprime la visione menandrea: il riso è bonario, l'uomo è perfettibile, la solidarietà e la comprensione reciproca vincono l'isolamento. È la philanthropìa che permea tutta l'opera.

Risultato: Il «Dyskolos» realizza pienamente la commedia nuova: intreccio privato e sentimentale, «tipi» (il misantropo, il giovane innamorato) resi con finezza psicologica e capaci di evoluzione, risoluzione attraverso un mutamento interiore e lieto fine improntato alla philanthropìa — il riso indulgente che caratterizza Menandro contro la satira aggressiva di Aristofane.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire Menandro come poeta della commedia nuova e descriverne i caratteri: intreccio privato, tipi fissi resi con finezza psicologica, agnizione, philanthropìa e tono bonario.
  • Saper indicare la fortuna di Menandro nella commedia latina (Plauto e Terenzio) e la sua influenza sul teatro comico europeo successivo.

Errori frequenti

  • Attribuire a Menandro la satira politica e la libertà aggressiva di Aristofane: il suo è invece teatro privato, di costume, dal riso bonario e indulgente.
  • Considerare i «tipi» menandrei come maschere statiche e prive di profondità: in realtà Menandro li rinnova dotandoli di una finezza psicologica che li rende personaggi umani e credibili.

Approfondimento

La drammaturgia di Menandro è sorprendentemente regolare, e ciò spiega la sua fortuna europea. Le sue commedie, articolate in cinque atti separati da intermezzi corali ormai puramente musicali, si aprono di norma con un prologo espositivo affidato a una divinità o a un'astrazione personificata (la «Τύχη», il Caso; un dio come Pan nel «Dyskolos») che svela allo spettatore l'antefatto e spesso l'esito, così che il piacere non nasce dalla sorpresa ma dall'osservare i personaggi muoversi dentro l'inganno. Il motore dell'intreccio è quasi sempre un accidente — un neonato esposto, uno scambio di persona, un segreto — che la sorte scioglie nell'agnizione («ἀναγνώρισις») grazie a oggetti-riconoscimento, con una riconciliazione finale e un matrimonio. Ma la novità vera è psicologica: i «tipi» ereditati dalla tradizione (il vecchio, il giovane innamorato, lo schiavo astuto, la cortigiana, il soldato) non sono maschere rigide, bensì caratteri sfumati, capaci di errore e di ravvedimento — di qui la formula antica attribuita ad Aristofane di Bisanzio, «o Menandro, o vita, chi di voi due ha imitato l'altro?». La cifra etica è la «φιλανθρωπία», l'amore per l'uomo: un riso indulgente, una saggezza misurata fatta di tolleranza e di comprensione dei limiti, condensata in sentenze morali che l'antichità raccolse e citò a scuola. Questa eredità passò a Roma attraverso Plauto e soprattutto Terenzio — che ne adattarono gli intrecci con la tecnica della «contaminatio» — e di lì, in linea diretta, alla commedia rinascimentale, a Molière e a gran parte del teatro borghese moderno.

Ripasso attivo

Leggi in traduzione un brano del «Dyskolos» di Menandro e commentalo individuando: il tipo di intreccio (privato/familiare), almeno un «tipo» di personaggio e il modo in cui viene umanizzato, e il tono complessivo (il riso bonario e la philanthropìa). Concludi con un breve confronto con la commedia di Aristofane.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01La commedia antica e Aristofane◐
    • 02Struttura e funzione della commedia antica●
    • 03Dalla commedia di mezzo alla commedia nuova◐
    • 04Menandro e la commedia di carattere◐

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Commedia antica e nuova (Aristofane, Menandro)

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Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

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