EuraStudy
La dinamica studia le cause del moto, cioè le forze, e il legame fra forza e variazione del moto. I tre princìpi della dinamica di Newton, formulati nei «Philosophiae Naturalis Principia Mathematica» (1687), permettono di prevedere il comportamento di qualunque sistema meccanico: dal blocco su un piano inclinato al moto circolare di un satellite. Il metodo-cardine è il diagramma di corpo libero, che traduce ogni problema in un'equazione vettoriale.
4 sezioni~19 min di lettura3 competenzeLivello Standard 2 · Approfondimento 2Verificato · 07/2026
livello base
Tutti gli indirizzi devono padroneggiare i tre princìpi, il diagramma di corpo libero, le forze di contatto e la forza centripeta in casi semplici (corpo singolo, sistemi a due masse, attrito).
livello avanzato
Negli indirizzi a maggior monte ore (Liceo Scientifico e opzione Scienze Applicate) si approfondiscono i sistemi a più corpi collegati, l'attrito sul piano inclinato con angolo critico e la distinzione fra massa inerziale e gravitazionale, con cenni ai sistemi non inerziali e alle forze apparenti.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Mappa concettuale dei tre princìpi della dinamica
1° principio
Principio d'inerzia: risultante nulla equivale a velocità costante (quiete o moto rettilineo uniforme).
2° principio
La risultante delle forze è uguale alla massa inerziale per l'accelerazione; a ha la stessa direzione e verso di F.
3° principio
Azione e reazione: stesso modulo, stessa direzione, verso opposto, ma applicate a corpi diversi.
Un'automobile di massa 1200 kg accelera in linea retta da ferma fino a 25 m/s in 10 s su strada orizzontale. Determina l'accelerazione media e l'intensità della forza risultante che agisce sul veicolo, supponendola costante.
L'accelerazione media è la variazione di velocità divisa per il tempo: parte da fermo (v0 = 0).
La forza risultante si ottiene dal secondo principio della dinamica applicato in modulo, lungo la direzione del moto.
Si esegue il prodotto e si esprime il risultato in newton.
Risultato: L'accelerazione media è 2,5 m/s² e la forza risultante è 3000 N (3,0 kN), diretta nel verso del moto.
Errori frequenti
Approfondimento
La forma «F⃗ = m·a⃗» è un caso particolare della formulazione più generale che Newton dà in termini di quantità di moto «p⃗ = m·v⃗»: la risultante delle forze è uguale alla rapidità di variazione della quantità di moto, «F⃗ = dp⃗/dt». Se la massa è costante, «dp⃗/dt = m·dv⃗/dt = m·a⃗» e si ritrova la forma familiare; ma «F⃗ = dp⃗/dt» resta valida anche quando la massa varia (il razzo che espelle gas) e sarà la forma corretta in relatività. Sul piano dei riferimenti, i tre princìpi valgono in quelli inerziali: in un riferimento accelerato — un'auto che frena, una giostra che ruota — per continuare a scrivere «F = m·a» occorre introdurre forze apparenti o d'inerzia (la forza centrifuga, la forza di Coriolis), che non corrispondono ad alcuna interazione reale ma soltanto all'accelerazione del riferimento stesso. Il criterio operativo per riconoscere un sistema inerziale è proprio il primo principio: vi vale se un corpo isolato mantiene velocità costante.
Ripasso attivo
Un'automobile di massa 1200 kg accelera in linea retta da ferma fino a 25 m/s in 10 s su strada orizzontale. Determina l'accelerazione media e l'intensità della forza risultante che agisce sul veicolo, supponendola costante.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Diagramma di corpo libero di un blocco appoggiato e tirato
Peso
Forza peso: massa per accelerazione di gravità (g ≈ 9,81 m/s²), diretta verticalmente verso il basso.
Attrito
Attrito statico fino al massimo μs·N (impedisce il moto); attrito dinamico μd·N a corpo in moto, con μd < μs.
Legge di Hooke
Forza elastica di richiamo: proporzionale alla deformazione x, di verso opposto; k è la costante elastica.
Una molla di costante elastica k = 200 N/m è appesa verticalmente. Vi si attacca un corpo di massa 0,50 kg che la fa allungare fino all'equilibrio. Determina l'allungamento della molla all'equilibrio (g = 9,81 m/s²).
Sul corpo agiscono il peso verso il basso e la forza elastica di richiamo verso l'alto. All'equilibrio la risultante è nulla.
Il modulo della forza elastica k·x eguaglia il peso m·g.
Si isola x e si sostituiscono i valori numerici.
Risultato: L'allungamento all'equilibrio è circa 0,025 m, cioè 2,5 cm.
Errori frequenti
Approfondimento
La legge di Hooke «F = −k·x» ha una lettura energetica immediata: il lavoro compiuto per deformare la molla è l'area del triangolo sotto il grafico forza-allungamento, «L = ½k·x²», che si immagazzina come energia potenziale elastica e ricomparirà nella conservazione dell'energia. La proporzionalità vale solo nel tratto elastico lineare: oltre il limite di proporzionalità il materiale entra nel regime plastico e non recupera più la forma iniziale. Anche l'attrito ha un'origine microscopica — le microsaldature e le asperità fra le superfici reali a contatto — che spiega perché il coefficiente dinamico «μ_d» è minore dello statico «μ_s»: una volta rotti i legami statici, lo scorrimento li mantiene rotti. I coefficienti «μ» sono numeri puri, dipendono dalla coppia di materiali e non dall'area apparente di contatto né, in prima approssimazione, dalla velocità; la reazione normale «N», invece, dipende dalla configurazione delle forze, ed è per questo che l'attrito su un piano inclinato è minore che in piano.
Ripasso attivo
Una molla di costante elastica k = 200 N/m è appesa verticalmente. Vi si attacca un corpo di massa 0,50 kg che la fa allungare fino all'equilibrio. Determina l'allungamento della molla all'equilibrio (g = 9,81 m/s²).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Blocco su piano inclinato: scomposizione delle forze
Piano inclinato
Scomposizione del peso: la reazione normale equilibra la componente perpendicolare; la componente parallela causa lo scivolamento.
Discesa con attrito
Accelerazione lungo il piano in presenza di attrito dinamico; senza attrito (μd = 0) si riduce ad a = g·sin θ.
Macchina di Atwood
Accelerazione e tensione per due masse appese su una carrucola ideale, ottenute risolvendo il sistema delle due equazioni del moto.
Due corpi di massa m1 = 3,0 kg ed m2 = 2,0 kg sono collegati da una fune ideale che passa su una carrucola priva di attrito (macchina di Atwood). Determina l'accelerazione del sistema e la tensione della fune (g = 9,81 m/s²).
Il corpo più pesante scende, il più leggero sale; entrambi hanno lo stesso modulo di accelerazione a e la fune ha tensione unica T. Scrivo F = m·a per ciascuno.
Sommando le due equazioni si elimina T e si ricava a.
Sostituisco a in una delle due equazioni, ad esempio nella seconda, per ricavare T.
Risultato: L'accelerazione del sistema è circa 1,96 m/s² (≈ 2,0 m/s²) e la tensione della fune è circa 23,5 N.
Errori frequenti
Approfondimento
La formula della macchina di Atwood si dimostra scrivendo il secondo principio per ciascun corpo con verso positivo concorde al moto: «m₁g − T = m₁a» per la massa che scende e «T − m₂g = m₂a» per quella che sale. Sommando membro a membro, la tensione si elide e si ottiene «a = (m₁ − m₂)g/(m₁ + m₂)»; risostituendo in una delle due si ricava «T = 2m₁m₂g/(m₁ + m₂)». Il trucco di trattare il sistema come un corpo unico di massa «m₁ + m₂» spinto dalla forza netta «(m₁ − m₂)g» fornisce subito l'accelerazione, ma NON la tensione, che richiede sempre di isolare almeno un corpo. Sul piano inclinato, la condizione di equilibrio statico «m·g·sinθ ≤ μ_s·m·g·cosθ» si semplifica — dividendo per «m·g·cosθ» — nella condizione elegante «tanθ ≤ μ_s»: l'angolo critico «θ_c = arctan(μ_s)» è quello a cui il corpo comincia a scivolare, e offre un metodo sperimentale semplice per misurare il coefficiente di attrito statico inclinando lentamente un piano fino al distacco.
Ripasso attivo
Due corpi di massa m1 = 3,0 kg ed m2 = 2,0 kg sono collegati da una fune ideale che passa su una carrucola priva di attrito (macchina di Atwood). Determina l'accelerazione del sistema e la tensione della fune (g = 9,81 m/s²).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Moto circolare: velocità tangenziale e forza centripeta
Accelerazione centripeta
Diretta verso il centro; dipende dalla velocità tangenziale v (o angolare ω) e dal raggio r. Cambia la direzione del moto, non il modulo della velocità.
Forza centripeta
Risultante delle forze reali diretta verso il centro, necessaria a mantenere il corpo sulla traiettoria circolare.
Un'automobile di massa 1000 kg percorre una curva piana di raggio 50 m alla velocità costante di 15 m/s. Determina l'intensità della forza centripeta necessaria e indica quale forza reale la fornisce.
Il moto è circolare uniforme: l'accelerazione è centripeta, di modulo v²/r.
Per il secondo principio, la forza necessaria è massa per accelerazione centripeta.
Su strada piana, l'unica forza orizzontale diretta verso il centro è l'attrito statico fra pneumatici e asfalto: è esso a fornire la forza centripeta.
Risultato: Serve una forza centripeta di 4500 N (4,5 kN), diretta verso il centro della curva, fornita dall'attrito statico fra pneumatici e asfalto.
Errori frequenti
Approfondimento
Il ruolo della forza centripeta si comprende a fondo in tre casi limite. Nella curva sopraelevata di angolo «α», la componente orizzontale della reazione normale fornisce la forza centripeta e la velocità di equilibrio senza attrito è «v = √(g·r·tanα)»: è la ragione per cui autodromi e ferrovie inclinano le curve verso l'interno. Nel «giro della morte» di raggio «r», nel punto più alto sia il peso sia la reazione della guida sono diretti verso il centro, quindi «m·g + N = m·v²/r»; la condizione limite «N = 0» dà la velocità minima «v_min = √(g·r)» sotto la quale il corpo si stacca. Nel pendolo conico la componente orizzontale della tensione è centripeta mentre quella verticale equilibra il peso, e da questo sistema si ricava il periodo. In ogni caso il metodo è unico: si disegna il diagramma di corpo libero con le sole forze reali e si impone che la loro RISULTANTE diretta verso il centro valga «m·v²/r» — la forza centripeta non va mai aggiunta come una forza in più.
Ripasso attivo
Un'automobile di massa 1000 kg percorre una curva piana di raggio 50 m alla velocità costante di 15 m/s. Determina l'intensità della forza centripeta necessaria e indica quale forza reale la fornisce.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti
Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)