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Lavoro, energia e quantità di moto

Questo appunto introduce i grandi princìpi di conservazione della meccanica: a partire dal lavoro di una forza e dalla potenza si arriva al teorema dell'energia cinetica, alla distinzione tra forze conservative e dissipative, alla conservazione dell'energia meccanica e, sul versante vettoriale, alla quantità di moto, all'impulso e alla loro conservazione negli urti. L'obiettivo è imparare a scegliere lo strumento giusto — l'approccio energetico (scalare) o quello della quantità di moto (vettoriale) — per analizzare in modo elegante interazioni che con le sole leggi di Newton risulterebbero laboriose. Il filo conduttore è l'idea che alcune grandezze, in opportune condizioni, restano costanti nel tempo e diventano così potenti vincoli per la previsione dei fenomeni.

4 sezioni·~23 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·0333 / 16
Profilo d’esame
Utilizzare i princìpi di conservazione (dell'energia e della quantità di moto) come strumenti generali di analisi e previsione dei fenomeni fisici.Riconoscere in ogni situazione quando convenga adottare l'approccio energetico, scalare, oppure quello vettoriale della quantità di moto.Modellizzare urti e interazioni tra corpi, distinguendo le grandezze che si conservano da quelle che si dissipano.Formalizzare i fenomeni meccanici con il linguaggio matematico e vettoriale, collegando lavoro, energia e moto.
Operatori:calcoladimostradeterminaanalizzaspiegadescriviconfrontaclassificagiustificainterpreta

livello base

In tutti gli indirizzi liceali si richiede di padroneggiare le definizioni di lavoro, potenza ed energia, il teorema dell'energia cinetica, la conservazione dell'energia meccanica e i princìpi di conservazione della quantità di moto applicati a urti unidimensionali in casi semplici.

livello avanzato

Nel Liceo Scientifico (anche opzione Scienze Applicate) si approfondiscono il lavoro come integrale di una forza variabile, gli urti bidimensionali con il metodo vettoriale, il moto del centro di massa e la trattazione quantitativa completa degli urti elastici.

Profondità

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Contenuti · 4 sezioni▾
  1. Lavoro, energia e quantità di moto
    • 01Lavoro, potenza ed energia cinetica○
    • 02Energia potenziale e conservazione dell'energia meccanica◐
    • 03Quantità di moto e impulso◐
    • 04Conservazione della quantità di moto e urti●
§ 01

Lavoro, potenza ed energia cinetica#

●○○BaseLPOSA-fisica-meccanica-energia

Componente del lavoro: forza inclinata e spostamento

Lavoro di una forza inclinataFigura geometrica, O, F·cosθ, F, spostamento sOF·cosθx1x2Fspostamentosθ

Punti chiave

Il punto di partenza dell'intero capitolo è il concetto di lavoro: in fisica il lavoro misura quanto una forza contribuisce a spostare il proprio punto di applicazione lungo la direzione del moto. Per una forza costante che agisce su un corpo che subisce uno spostamento, il lavoro è il prodotto scalare tra il vettore forza e il vettore spostamento, ovvero il prodotto del modulo della forza, del modulo dello spostamento e del coseno dell'angolo compreso tra essi. È una grandezza scalare, si misura in joule (1 J = 1 N · m) e può essere positivo, nullo o negativo.
Il segno del lavoro racconta il ruolo dinamico della forza. Se l'angolo tra forza e spostamento è acuto il coseno è positivo e la forza è «motrice»: essa cede energia al corpo. Se l'angolo è ottuso il lavoro è negativo e la forza è «resistente»: sottrae energia, come fa l'attrito dinamico. Se forza e spostamento sono perpendicolari il lavoro è nullo: per questo la forza centripeta nel moto circolare uniforme e la reazione normale di un piano non compiono mai lavoro. Comprendere questi tre casi è la chiave per interpretare correttamente ogni problema energetico.
Quando la forza non è costante — per esempio la forza elastica di una molla, che cresce con l'allungamento — il lavoro si calcola come area sotto la curva forza-spostamento, cioè come integrale della componente tangenziale della forza lungo il percorso. Geometricamente questa è una lettura potente: il lavoro di una molla che si allunga di un tratto è l'area del triangolo sotto la retta forza-allungamento e vale «un mezzo per la costante elastica per l'allungamento al quadrato». L'idea dell'area sotto la curva (Fig. 1) è uno degli strumenti più fecondi della fisica.

Lavoro come area sotto la curva forza-spostamento (forza elastica)

Lavoro come area sotto la curva F-xGrafico di F = k x, zeri in x = 0, intercetta sull’asse y in y = 0, crescente, nell’intervallo x da 0 a 512345246810F(x)F = k xforza F (N)allungamento x (cm)
La potenza misura la rapidità con cui il lavoro viene compiuto, cioè il lavoro svolto nell'unità di tempo; si misura in watt (1 W = 1 J/s). Per un corpo che si muove con velocità costante sotto una forza, la potenza istantanea è il prodotto scalare tra forza e velocità. Questa grandezza è essenziale nelle applicazioni tecnologiche: un motore non si caratterizza solo per il lavoro totale che può compiere, ma per quanto rapidamente lo eroga.
Il legame tra lavoro ed effetto dinamico è sancito dal teorema dell'energia cinetica: il lavoro totale di tutte le forze agenti su un corpo è uguale alla variazione della sua energia cinetica, dove l'energia cinetica è «un mezzo per la massa per il quadrato della velocità». È un risultato di portata generale, valido anche per forze variabili, che traduce in linguaggio energetico la seconda legge di Newton e permette di calcolare velocità senza ricorrere ai tempi del moto.
W=F⃗⋅s⃗=F s cos⁡θW = \vec{F} \cdot \vec{s} = F\,s\,\cos\thetaW=F⋅s=Fscosθ

Lavoro di una forza costante

Il lavoro è il prodotto scalare tra forza e spostamento: dipende dai moduli e dal coseno dell'angolo theta tra i due vettori. Si misura in joule.

W=∫x1x2F(x) dxW = \int_{x_1}^{x_2} F(x)\,\mathrm{d}xW=∫x1​x2​​F(x)dx

Lavoro di una forza variabile

Per una forza che dipende dalla posizione, il lavoro è l'integrale della componente tangenziale lungo il percorso, cioè l'area sotto la curva forza-spostamento.

P=WΔt=F⃗⋅v⃗P = \frac{W}{\Delta t} = \vec{F} \cdot \vec{v}P=ΔtW​=F⋅v

Potenza media e istantanea

La potenza è il lavoro per unità di tempo; per una forza applicata a un corpo in moto è il prodotto scalare tra forza e velocità. Si misura in watt.

Wtot=ΔEk=12mvf2−12mvi2W_{\text{tot}} = \Delta E_k = \tfrac{1}{2}m v_f^2 - \tfrac{1}{2}m v_i^2Wtot​=ΔEk​=21​mvf2​−21​mvi2​

Teorema dell'energia cinetica

Il lavoro totale di tutte le forze eguaglia la variazione di energia cinetica del corpo. L'energia cinetica vale un mezzo della massa per il quadrato della velocità.

Esempio svolto

Lavoro di una forza inclinata e velocità finale

Una cassa di massa 8.0 kg, inizialmente ferma su un piano orizzontale liscio, viene tirata da una forza costante di 24 N inclinata di 30° sopra l'orizzontale, per uno spostamento orizzontale di 5.0 m. Calcola il lavoro della forza applicata e la velocità finale della cassa.

  1. 01Lavoro della forza applicata

    Solo la componente parallela allo spostamento compie lavoro. Con F = 24 N, s = 5.0 m, theta = 30° (cos 30° ≈ 0.866).

  2. 02Lavoro totale

    Il piano è liscio (attrito nullo) e peso e reazione normale sono perpendicolari allo spostamento, quindi non compiono lavoro. Il lavoro totale coincide con quello della forza applicata: W_tot ≈ 103.9 J.

  3. 03Teorema dell'energia cinetica

    Partendo da fermo, il lavoro totale è tutta energia cinetica finale.

  4. 04Calcolo della velocità

    Sostituendo i valori numerici.

Risultato: Il lavoro della forza è circa 104 J e la velocità finale della cassa è circa 5.1 m/s.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper calcolare il lavoro di forze costanti e variabili (in particolare la forza elastica) interpretando il lavoro come area sotto la curva forza-spostamento è una competenza ricorrente nei problemi della seconda prova.
  • Focus Esame di Stato: applicare il teorema dell'energia cinetica per determinare velocità o spazi di arresto, riconoscendo quando esso semplifica il problema rispetto alle equazioni cinematiche, è spesso premiato nelle griglie di valutazione.

Errori frequenti

  • Dimenticare il fattore coseno e calcolare il lavoro come semplice prodotto forza per spostamento anche quando forza e spostamento non sono paralleli: il lavoro è un prodotto scalare, non aritmetico.
  • Confondere lavoro e potenza, oppure trattare l'energia cinetica come proporzionale alla velocità anziché al suo quadrato: raddoppiare la velocità quadruplica l'energia cinetica, non la raddoppia.

Approfondimento

Il teorema dell'energia cinetica si dimostra a partire dal secondo principio. Per la forza risultante lungo il moto, «L_tot = ∫F ds = ∫m·a ds»; poiché «a = dv/dt» e «ds = v·dt», si ha l'identità «a·ds = v·dv», quindi «L_tot = ∫m·v dv = ½mv_f² − ½mv_i² = ΔE_c». La dimostrazione non richiede che la forza sia costante, ed è per questo che il teorema vale in piena generalità, anche per la forza elastica. In forma vettoriale il lavoro è l'integrale di linea «L = ∫ F⃗·ds⃗» lungo la traiettoria, e la potenza istantanea «P = F⃗·v⃗» ne è la derivata temporale. Un caso notevole: se la forza è sempre perpendicolare alla velocità — la forza centripeta, o la forza magnetica su una carica — il prodotto scalare è nullo, il lavoro è nullo e l'energia cinetica non cambia; la forza curva la traiettoria senza mai accelerare né rallentare il corpo.

Ripasso attivo

Una cassa di massa 8.0 kg, inizialmente ferma su un piano orizzontale liscio, viene tirata da una forza costante di 24 N inclinata di 30° sopra l'orizzontale, per uno spostamento orizzontale di 5.0 m. Calcola il lavoro della forza applicata e, usando il teorema dell'energia cinetica, la velocità finale della cassa.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Energia potenziale e conservazione dell'energia meccanica#

●●○StandardLPOSA-fisica-meccanica-energia

Scambio tra energia cinetica e potenziale lungo una caduta

Conservazione dell'energia meccanicaGrafico di U (potenziale), zeri in x = 2, intercetta sull’asse y in y = 10, decrescente, nell’intervallo x da 0 a 2, Grafico di Ek (cinetica), zeri in x = 0, intercetta sull’asse y in y = 0, crescente, nell’intervallo x da 0 a 2, Grafico di E totale, intercetta sull’asse y in y = 10, nell’intervallo x da 0 a 20.511.5224681012U = EkU (potenziale)Ek (cinetica)E totaleenergia (J)distanza percorsa (m)

Punti chiave

Alcune forze hanno una proprietà notevole: il lavoro che compiono dipende soltanto dalle posizioni iniziale e finale del corpo, e non dal cammino percorso. Tali forze si dicono conservative; ne sono esempi fondamentali la forza peso e la forza elastica. Per ogni forza conservativa è possibile definire un'energia potenziale, una grandezza che «immagazzina» il lavoro come energia di posizione: il lavoro della forza conservativa è uguale alla diminuzione dell'energia potenziale.
L'energia potenziale gravitazionale, in prossimità della superficie terrestre, vale «massa per accelerazione di gravità per quota» rispetto a un livello di riferimento scelto liberamente. L'energia potenziale elastica di una molla deformata vale «un mezzo per la costante elastica per il quadrato della deformazione». In entrambi i casi è il lavoro accumulato che potrà essere restituito sotto forma di energia cinetica quando il corpo torna verso la configurazione di riferimento.
La somma dell'energia cinetica e dell'energia potenziale è l'energia meccanica totale. Quando su un sistema agiscono solo forze conservative, l'energia meccanica si conserva: rimane costante nel tempo, anche se le sue due componenti si trasformano continuamente l'una nell'altra. Questo principio (Fig. 1) è uno strumento di previsione straordinario, perché lega velocità e posizione senza dover conoscere il dettaglio istante per istante del moto.
Le forze dissipative, in primo luogo l'attrito, non sono conservative: il loro lavoro dipende dal percorso ed è sempre negativo, perché trasformano irreversibilmente energia meccanica in energia interna (calore). In presenza di attrito l'energia meccanica diminuisce, e la sua variazione è esattamente il lavoro delle forze dissipative. Il principio più generale è quello di conservazione dell'energia totale: nulla si crea e nulla si distrugge, l'energia si trasforma soltanto da una forma all'altra.
Saper riconoscere quando l'energia meccanica si conserva (sistemi ideali senza attrito) e quando invece va corretta con il lavoro dissipativo è la competenza centrale di questa sezione. Il metodo operativo consiste nello scrivere il bilancio energetico tra due istanti: l'energia meccanica iniziale più il lavoro delle forze non conservative eguaglia l'energia meccanica finale.
Ug=m g hU_g = m\,g\,hUg​=mgh

Energia potenziale gravitazionale

Vicino alla superficie terrestre l'energia potenziale gravitazionale è il prodotto di massa, accelerazione di gravità e quota rispetto a un livello di riferimento.

Ue=12k x2U_e = \tfrac{1}{2}k\,x^2Ue​=21​kx2

Energia potenziale elastica

L'energia immagazzinata in una molla di costante elastica k deformata di un tratto x è un mezzo del prodotto della costante per il quadrato della deformazione.

E=Ek+U=costanteE = E_k + U = \text{costante}E=Ek​+U=costante

Conservazione dell'energia meccanica

In assenza di forze non conservative la somma di energia cinetica ed energia potenziale resta costante nel tempo.

Ek,i+Ui+Wnc=Ek,f+UfE_{k,i} + U_i + W_{\text{nc}} = E_{k,f} + U_fEk,i​+Ui​+Wnc​=Ek,f​+Uf​

Bilancio energetico con forze non conservative

Quando agiscono forze dissipative, l'energia meccanica varia esattamente del lavoro delle forze non conservative (negativo per l'attrito).

Esempio svolto

Velocità di un grave in caduta per conservazione dell'energia

Un corpo di massa 0.50 kg viene lasciato cadere da fermo da un'altezza di 2.0 m sopra il suolo, in assenza di attrito (g = 9.8 m/s²). Calcola la sua velocità nell'istante in cui tocca terra usando la conservazione dell'energia meccanica.

  1. 01Bilancio energetico

    All'inizio il corpo è fermo (energia cinetica nulla) e ha energia potenziale mgh; al suolo l'energia potenziale è nulla e tutta l'energia è cinetica.

  2. 02La massa si semplifica

    Dividendo entrambi i membri per la massa, la velocità finale non dipende dalla massa del corpo.

  3. 03Calcolo numerico

    Sostituendo g = 9.8 m/s² e h = 2.0 m.

Risultato: Il corpo arriva al suolo con una velocità di circa 6.3 m/s, indipendente dalla sua massa.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: impostare correttamente il bilancio di conservazione dell'energia meccanica tra due configurazioni (per esempio un corpo che scende lungo un piano o una guida) è una procedura chiave nei problemi della seconda prova di Fisica.
  • Focus Esame di Stato: distinguere con rigore le situazioni conservative da quelle con attrito, quantificando l'energia dissipata come lavoro delle forze non conservative, è esplicitamente valutato nelle griglie.

Errori frequenti

  • Applicare la conservazione dell'energia meccanica anche in presenza di attrito, ottenendo velocità sovrastimate: con l'attrito l'energia meccanica NON si conserva.
  • Sbagliare il segno o il livello di riferimento dell'energia potenziale gravitazionale: conta solo la differenza di quota, ma il riferimento deve restare lo stesso per i due istanti del bilancio.

Approfondimento

Il legame fra forza conservativa ed energia potenziale è locale: la componente della forza lungo un asse è l'opposto della derivata dell'energia potenziale, «F_x = −dU/dx» (in generale «F⃗ = −∇U»). Da qui la lettura del grafico dell'energia potenziale «U(x)»: dove la curva scende la forza spinge nel verso della discesa, i minimi di «U» sono posizioni di equilibrio stabile e i massimi di equilibrio instabile, mentre i tratti orizzontali corrispondono a forza nulla. La conservazione dell'energia si dimostra combinando il teorema dell'energia cinetica con la definizione di energia potenziale: se agiscono solo forze conservative, «L_tot = ΔE_c» e insieme «L_cons = −ΔU», quindi «ΔE_c + ΔU = 0», cioè «E_c + U = costante». Quando compaiono forze non conservative il bilancio si estende a «E_mecc,f − E_mecc,i = L_nc», con «L_nc < 0» per l'attrito: è la forma quantitativa del principio di conservazione dell'energia totale, in cui l'energia meccanica persa ricompare come energia interna (calore).

Ripasso attivo

Un corpo di massa 0.50 kg viene lasciato cadere da fermo da un'altezza di 2.0 m sopra il suolo, in assenza di attrito (g = 9.8 m/s²). Usando la conservazione dell'energia meccanica, calcola la sua velocità nell'istante in cui tocca terra.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Quantità di moto e impulso#

●●○StandardLPOSA-fisica-meccanica-energia

Impulso come area sotto la curva forza-tempo in un urto

Impulso = area sotto F–tGrafico di F(t), massimo in (2, 1000), intercetta sull’asse y in y = 0.335, nell’intervallo x da 0 a 40.511.522.533.542004006008001000F maxF(t)F (N)t (ms)

Punti chiave

Accanto all'approccio energetico, la meccanica dispone di un secondo grande strumento, di natura vettoriale: la quantità di moto. La quantità di moto di un corpo è il prodotto della sua massa per la sua velocità; è dunque un vettore che ha la stessa direzione e lo stesso verso della velocità e si misura in chilogrammi per metro al secondo. Essa misura, in un certo senso, la «forza del moto» di un corpo, cioè quanto è difficile arrestarlo o deviarlo.
La seconda legge di Newton, nella sua forma più generale e originaria, afferma che la forza risultante che agisce su un corpo è uguale alla rapidità di variazione della sua quantità di moto. Da questa formulazione discende il concetto di impulso: l'impulso di una forza è il prodotto della forza per l'intervallo di tempo durante il quale agisce (o, per forze variabili, l'integrale della forza nel tempo), ed è anch'esso un vettore.
Il teorema dell'impulso stabilisce che l'impulso della forza risultante eguaglia la variazione della quantità di moto del corpo. È l'analogo «temporale» del teorema dell'energia cinetica (che era invece «spaziale»): mentre il lavoro lega forza e spostamento, l'impulso lega forza e tempo. Questa relazione (Fig. 1) spiega perché in un urto una forza intensa applicata per un tempo brevissimo produce la stessa variazione di moto di una forza modesta applicata a lungo.
Il teorema dell'impulso ha conseguenze pratiche di grande importanza per la sicurezza: per ridurre la forza media in un urto, a parità di variazione di quantità di moto, occorre allungare il tempo dell'urto. È il principio degli airbag, delle cinture deformabili, dei materassi degli atleti e delle ginocchia piegate nell'atterraggio: prolungando il tempo si abbassa la forza massima subìta.
Quando si passa da un singolo corpo a un sistema di corpi, la quantità di moto totale è la somma vettoriale delle quantità di moto dei singoli corpi. Il moto complessivo del sistema può essere descritto attraverso il centro di massa, il punto che si muove come se vi fosse concentrata tutta la massa e applicata la risultante delle forze esterne. Questa visione prepara il principio di conservazione che governa gli urti.
p⃗=m v⃗\vec{p} = m\,\vec{v}p​=mv

Quantità di moto

La quantità di moto è il prodotto della massa per il vettore velocità; è un vettore parallelo alla velocità.

F⃗ris=Δp⃗Δt\vec{F}_{\text{ris}} = \frac{\Delta \vec{p}}{\Delta t}Fris​=ΔtΔp​​

Seconda legge di Newton in forma generale

La forza risultante è uguale alla rapidità di variazione della quantità di moto: la forma più generale del secondo principio.

J⃗=F⃗ Δt=Δp⃗\vec{J} = \vec{F}\,\Delta t = \Delta \vec{p}J=FΔt=Δp​

Teorema dell'impulso

L'impulso della forza (forza per tempo) eguaglia la variazione di quantità di moto. È l'analogo temporale del teorema dell'energia cinetica.

Esempio svolto

Variazione di quantità di moto e forza media in un rimbalzo

Una palla da tennis di massa 0.060 kg arriva contro la racchetta con velocità di 25 m/s e viene rinviata in verso opposto con velocità di 30 m/s, lungo la stessa direzione. Il contatto dura 8.0 ms. Calcola la variazione di quantità di moto e la forza media esercitata dalla racchetta.

  1. 01Scelta del verso positivo

    Prendiamo come positivo il verso di rinvio (uscente dalla racchetta). Allora la velocità in arrivo è negativa: v_i = -25 m/s, e quella in uscita è positiva: v_f = +30 m/s.

  2. 02Variazione di quantità di moto

    Calcoliamo la differenza tra quantità di moto finale e iniziale.

  3. 03Teorema dell'impulso

    La forza media è la variazione di quantità di moto divisa per il tempo di contatto (8.0 ms = 0.0080 s).

Risultato: La variazione di quantità di moto è 3.3 kg·m/s e la forza media esercitata dalla racchetta è circa 410 N, diretta nel verso del rinvio.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: utilizzare la forma generale della seconda legge di Newton come variazione di quantità di moto e applicare il teorema dell'impulso a urti e collisioni è competenza valutata, anche in chiave interpretativa (sicurezza, airbag).
  • Focus Esame di Stato: trattare la quantità di moto come grandezza vettoriale, con direzione e verso corretti, e calcolarne la variazione (anche di segno) è frequentemente richiesto nelle prove.

Errori frequenti

  • Trattare la quantità di moto come uno scalare e sommarne i moduli ignorando direzioni e versi: la quantità di moto è un vettore e va composta vettorialmente.
  • Dimenticare che la variazione di quantità di moto in un rimbalzo è maggiore che in un urto con arresto, perché la velocità inverte il segno: |Δp| può arrivare quasi al doppio.

Approfondimento

Il teorema dell'impulso è l'integrale nel tempo del secondo principio: da «F⃗ = dp⃗/dt» segue «∫F⃗ dt = Δp⃗», e l'integrale a primo membro è l'impulso, cioè l'area con segno sottesa al grafico forza-tempo (Fig. 1). Per una forza variabile si definisce la forza media «F⃗_media = Δp⃗/Δt», la forza costante che nello stesso intervallo produrrebbe la medesima variazione di quantità di moto: è il valore che i problemi d'urto chiedono di stimare. Per un sistema di più corpi la quantità di moto totale è «P⃗ = M·v⃗_cm», dove «v⃗_cm» è la velocità del centro di massa e «M» la massa totale; derivando, «dP⃗/dt = F⃗_est». Solo le forze ESTERNE possono cambiare la quantità di moto del sistema, perché quelle interne si elidono a coppie per il terzo principio: è proprio questa proprietà a fondare la conservazione della quantità di moto negli urti e nelle esplosioni.

Ripasso attivo

Una palla da tennis di massa 0.060 kg arriva contro la racchetta con velocità di 25 m/s e viene rinviata in verso opposto con velocità di 30 m/s, lungo la stessa direzione. Il contatto dura 8.0 ms. Calcola la variazione di quantità di moto e la forza media esercitata dalla racchetta.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Conservazione della quantità di moto e urti#

●●●ApprofondimentoLPOSA-fisica-meccanica-energia

Conservazione della quantità di moto in un urto anelastico

Urto anelastico: la quantità di moto si conservaSchema con 9 elementi, m₁, p₁, m₂, p₂, m₁ + m₂, p = p₁ + p₂, Prima, Dopom₁p₁m₂p₂m₁ + m₂p = p₁ + p₂PrimaDopo

Punti chiave

Il risultato più potente di questa parte della meccanica è il principio di conservazione della quantità di moto: se la risultante delle forze esterne agenti su un sistema è nulla (sistema isolato), la quantità di moto totale del sistema rimane costante nel tempo. Discende direttamente dalla seconda legge di Newton in forma generale e dal terzo principio: le forze interne, essendo a coppie azione-reazione, hanno risultante nulla e non possono cambiare la quantità di moto complessiva.
Durante un urto le forze tra i corpi sono intensissime ma agiscono per un tempo brevissimo: rispetto ad esse le forze esterne ordinarie (come il peso o l'attrito) sono trascurabili nell'istante della collisione. Per questo la quantità di moto totale si conserva sempre in un urto, qualunque sia il suo tipo. Questo (Fig. 1) rende il principio uno strumento universale per analizzare collisioni, esplosioni e rinculi.
Gli urti si classificano in base a ciò che accade all'energia cinetica. Nell'urto perfettamente anelastico i corpi restano uniti dopo l'urto e procedono con la stessa velocità: si conserva la quantità di moto ma non l'energia cinetica, parte della quale si trasforma in deformazione e calore. È il caso che dissipa la massima energia cinetica compatibile con la conservazione della quantità di moto.
Nell'urto perfettamente elastico, invece, si conservano sia la quantità di moto sia l'energia cinetica totale. È un modello ideale (ben approssimato, per esempio, dagli urti tra molecole di un gas o tra biglie molto dure) che, mettendo a sistema le due leggi di conservazione, permette di ricavare in modo univoco le velocità finali dei due corpi. Tra i due estremi si collocano gli urti reali, parzialmente anelastici, in cui l'energia cinetica diminuisce ma i corpi non restano uniti.
La strategia risolutiva è netta: in ogni urto si scrive la conservazione della quantità di moto (vettoriale, dunque per componenti negli urti obliqui); se l'urto è dichiarato elastico si aggiunge la conservazione dell'energia cinetica; se è anelastico si impone che i corpi abbiano velocità comune. Saper scegliere e combinare queste condizioni è la competenza decisiva richiesta all'Esame di Stato.
p⃗tot=∑imiv⃗i=costante\vec{p}_{\text{tot}} = \sum_i m_i \vec{v}_i = \text{costante}p​tot​=i∑​mi​vi​=costante

Conservazione della quantità di moto

In un sistema isolato (risultante delle forze esterne nulla) la quantità di moto totale, somma vettoriale, resta costante nel tempo.

m1v1+m2v2=(m1+m2) v′m_1 v_1 + m_2 v_2 = (m_1 + m_2)\,v'm1​v1​+m2​v2​=(m1​+m2​)v′

Urto perfettamente anelastico

Dopo l'urto i due corpi procedono uniti con la stessa velocità v'; si conserva la quantità di moto ma non l'energia cinetica.

{m1v1+m2v2=m1v1′+m2v2′12m1v12+12m2v22=12m1v1′2+12m2v2′2\begin{cases} m_1 v_1 + m_2 v_2 = m_1 v_1' + m_2 v_2' \\[4pt] \tfrac{1}{2}m_1 v_1^2 + \tfrac{1}{2}m_2 v_2^2 = \tfrac{1}{2}m_1 v_1'^2 + \tfrac{1}{2}m_2 v_2'^2 \end{cases}{m1​v1​+m2​v2​=m1​v1′​+m2​v2′​21​m1​v12​+21​m2​v22​=21​m1​v1′2​+21​m2​v2′2​​

Urto perfettamente elastico (1D)

Nell'urto elastico unidimensionale si conservano sia la quantità di moto sia l'energia cinetica: il sistema delle due equazioni determina le velocità finali.

Esempio svolto

Urto perfettamente anelastico tra due carrelli

Un carrello di massa 2.0 kg si muove a 3.0 m/s su una rotaia orizzontale liscia e urta un secondo carrello fermo di massa 1.0 kg, restando agganciato ad esso. Calcola la velocità comune dopo l'urto e la frazione di energia cinetica dissipata.

  1. 01Conservazione della quantità di moto

    Prima dell'urto solo il primo carrello è in moto; dopo l'urto i due procedono uniti con velocità v'.

  2. 02Velocità comune

    Sostituendo i valori numerici.

  3. 03Energia cinetica iniziale e finale

    Confrontiamo l'energia cinetica prima e dopo l'urto.

  4. 04Frazione dissipata

    L'energia cinetica dissipata è la differenza, rapportata a quella iniziale.

Risultato: La velocità comune dopo l'urto è 2.0 m/s e circa un terzo (33%) dell'energia cinetica iniziale viene dissipato: la quantità di moto si conserva, l'energia cinetica no.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: applicare la conservazione della quantità di moto agli urti e distinguere con precisione urti elastici (si conserva anche l'energia cinetica) e anelastici (no) è un classico della seconda prova e del colloquio.
  • Focus Esame di Stato: nei problemi di urto, giustificare perché la quantità di moto si conserva (forze esterne trascurabili nel brevissimo tempo dell'urto) e quantificare l'energia cinetica dissipata è valutato nelle griglie.

Errori frequenti

  • Applicare la conservazione dell'energia cinetica anche agli urti anelastici: in un urto anelastico l'energia cinetica NON si conserva, mentre la quantità di moto sì.
  • Negli urti obliqui, sommare i moduli delle quantità di moto invece di conservarle componente per componente lungo due assi perpendicolari.

Approfondimento

Per l'urto elastico unidimensionale, mettendo a sistema la conservazione della quantità di moto e quella dell'energia cinetica si ottengono le velocità finali «v₁′ = ((m₁ − m₂)v₁ + 2m₂v₂)/(m₁ + m₂)» e «v₂′ = ((m₂ − m₁)v₂ + 2m₁v₁)/(m₁ + m₂)». Da esse discende una proprietà elegante: nell'urto elastico la velocità relativa dei due corpi si inverte, «v₁ − v₂ = −(v₁′ − v₂′)». Tre casi limite sono istruttivi: masse uguali si scambiano semplicemente la velocità; un corpo leggero che urta una parete pesantissima rimbalza con velocità quasi invariata; una massa enorme che urta una piccola le imprime circa il doppio della propria velocità. Nell'urto perfettamente anelastico la velocità comune è «v = (m₁v₁ + m₂v₂)/(m₁ + m₂)» e, per un bersaglio inizialmente fermo, la frazione di energia cinetica dissipata vale «m₂/(m₁ + m₂)»: massima quando il proiettile è leggero e il bersaglio pesante. È il principio del pendolo balistico, in cui si risale alla velocità di un proiettile misurando la quota raggiunta dal blocco in cui esso si conficca.

Ripasso attivo

Un carrello di massa 2.0 kg si muove a 3.0 m/s su una rotaia orizzontale liscia e urta un secondo carrello fermo di massa 1.0 kg, restando agganciato ad esso (urto perfettamente anelastico). Calcola la velocità comune dopo l'urto e la frazione di energia cinetica dissipata.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 04

    • 01Lavoro, potenza ed energia cinetica○
    • 02Energia potenziale e conservazione dell'energia meccanica◐
    • 03Quantità di moto e impulso◐
    • 04Conservazione della quantità di moto e urti●

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Dagli appunti all'allenamento

Lavoro, energia e quantità di moto

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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