EuraStudy
Appunti/Filosofia/Razionalismo ed empirismo (Cartesio, Spinoza, Locke, Hume)
Appunti · FilosofiaIT · Maturità

Razionalismo ed empirismo (Cartesio, Spinoza, Locke, Hume)

La filosofia moderna del Seicento e del primo Settecento si concentra sul problema del metodo e del fondamento della conoscenza, dividendosi in due grandi indirizzi: il razionalismo continentale, che individua nella ragione la fonte primaria del sapere e nelle idee innate il punto d'avvio, e l'empirismo inglese, che riconduce ogni contenuto della mente all'esperienza sensibile. Questo appunto ricostruisce il razionalismo di Cartesio (dubbio metodico, « cogito », dualismo, prova di Dio), i sistemi di Spinoza (« Deus sive Natura ») e Leibniz (monadi, armonia prestabilita), e l'empirismo di Locke e Berkeley fino allo scetticismo moderato di Hume e alla sua celebre critica della causalità. L'esposizione segue le Indicazioni Nazionali per i Licei e prepara al colloquio dell'Esame di Stato.

5 sezioni·~28 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0666 / 16
Profilo d’esame
Comprendere il problema moderno del metodo e del fondamento della conoscenza tra razionalismo ed empirismoDistinguere le fonti della conoscenza secondo razionalismo ed empirismo (ragione e idee innate contro esperienza)Analizzare la struttura argomentativa del dubbio cartesiano e della critica humeana alla causalità e alla sostanzaConfrontare i modelli di sostanza in Cartesio, Spinoza e Leibniz e gli esiti dell'empirismo da Locke a Hume
Operatori:spiegaanalizzaconfrontadimostrainterpretagiustificaillustracommenta

livello base

A tutti gli indirizzi liceali è richiesto conoscere la distinzione tra razionalismo ed empirismo, ricostruire il percorso del dubbio cartesiano fino al « cogito » e comprendere la critica humeana alla causalità, usando con proprietà il lessico filosofico (idea, sostanza, attributo, impressione, abitudine).

livello avanzato

Al Liceo Classico e al Liceo delle Scienze Umane si approfondisce l'analisi diretta dei testi (Cartesio, Spinoza, Hume) e il nesso con la riflessione etico-antropologica; al Liceo Scientifico e alle Scienze Applicate si valorizza il rapporto con il metodo e la nuova scienza (meccanicismo, more geometrico, problema dell'induzione); al Liceo Linguistico e al LES si cura il contesto europeo, il lessico critico e i risvolti politico-sociali (Locke e i diritti naturali).

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

Testo

Dimensione del testo: Standard

Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Razionalismo ed empirismo (Cartesio, Spinoza, Locke, Hume)
    • 01Il problema del metodo nella filosofia moderna○
    • 02Cartesio: dubbio, cogito e dualismo◐
    • 03Spinoza e Leibniz: i sistemi razionalisti●
    • 04L'empirismo inglese: Locke e Berkeley◐
    • 05Hume: critica della causalità e scetticismo●
§ 01

Il problema del metodo nella filosofia moderna#

●○○BaseLPOSA-filosofia-razionalismo-empirismo

Razionalismo ed empirismo a confronto: fonte, metodo, esiti

Razionalismo ed empirismo a confrontoTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Aspetto · Razionalismo · Empirismo; Fonte · la ragione · l'esperienza; Idee innate · sì · no; Metodo · deduzione · induzione; Esito · sistemi metaf. · scetticismoASPETTORAZIONALISMOEMPIRISMOFontela ragionel'esperienzaIdee innatesìnoMetododeduzioneinduzioneEsitosistemi metaf.scetticismo
Fig. 1Razionalismo (Cartesio, Spinoza, Leibniz): la ragione, idee innate, metodo deduttivo (more geometrico), grandi sistemi. Empirismo (Locke, Berkeley, Hume): l'esperienza, tabula rasa, metodo induttivo, esito scettico.

Punti chiave

La filosofia moderna nasce dall'esigenza di rifondare il sapere su basi sicure: dopo la rivoluzione scientifica (ripasso: Galileo, Bacone) il problema centrale non è più tanto « che cosa esiste » quanto « come possiamo conoscere con certezza », cioè quale sia il metodo corretto e quale il fondamento ultimo della conoscenza. È in questa domanda che si radica la grande biforcazione tra razionalismo ed empirismo.
Il razionalismo continentale — di cui Cartesio è il capostipite, seguito da Spinoza e Leibniz — sostiene che la fonte primaria e il criterio della conoscenza siano la ragione e le idee innate: la matematica, con le sue verità necessarie e universali ottenute per deduzione, diventa il modello del sapere autentico. L'esperienza sensibile è giudicata insufficiente e ingannevole, incapace di fondare verità necessarie.
L'empirismo inglese — Locke, Berkeley, Hume — afferma invece che ogni contenuto della mente derivi dall'esperienza: « nulla è nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi ». La mente alla nascita è come un foglio bianco (la « tabula rasa » di Locke); negare le idee innate significa riportare ogni conoscenza, e dunque anche i suoi limiti, all'esperienza percettiva.
Le due correnti non si oppongono soltanto sull'origine delle idee, ma anche sul metodo (deduzione « more geometrico » contro analisi induttiva dell'esperienza) e sugli esiti: il razionalismo costruisce grandi sistemi metafisici fiduciosi nella potenza della ragione, mentre l'empirismo, coerente con il suo principio, finisce per restringere progressivamente l'ambito del conoscibile, fino allo scetticismo moderato di Hume. La sintesi e il superamento di questa contrapposizione saranno l'obiettivo del criticismo di Kant (ripasso/anticipazione).
Esempio svolto

Costruire un paragrafo argomentativo di confronto

Imposta un paragrafo che spieghi perché razionalismo ed empirismo, pur partendo da una domanda comune, giungono a esiti opposti.

  1. 01Individuare la domanda comune

    Entrambi gli indirizzi rispondono alla domanda moderna sul fondamento della conoscenza: « come si può conoscere con certezza? ». Questo è il punto di partenza condiviso da cui muovere il confronto.

  2. 02Distinguere la risposta sulla fonte

    Il razionalismo risponde « con la ragione », assumendo idee innate e prendendo la matematica come modello; l'empirismo risponde « con l'esperienza », negando le idee innate e ponendo la mente come tabula rasa.

  3. 03Collegare fonte e metodo

    Dalla diversa fonte deriva un diverso metodo: deduzione more geometrico per i razionalisti, analisi induttiva delle percezioni per gli empiristi.

  4. 04Trarre gli esiti

    Il razionalismo, fiducioso nella ragione, costruisce grandi sistemi metafisici; l'empirismo, coerente col suo principio, restringe l'ambito del conoscibile fino allo scetticismo moderato di Hume.

  5. 05Chiudere con la prospettiva

    Il confronto prepara la sintesi kantiana, che riconoscerà sia un apporto della ragione (le forme a priori) sia il ruolo dell'esperienza (la materia della conoscenza).

Risultato: Il paragrafo mostra che razionalismo ed empirismo condividono la domanda sul fondamento del sapere ma divergono su fonte, metodo ed esiti: una divergenza coerente, che apre la strada al criticismo kantiano.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire con precisione che cosa distingue razionalismo ed empirismo in rapporto a quattro punti: fonte della conoscenza, ruolo delle idee innate, metodo e esiti.
  • Saper collocare correttamente gli autori nelle due correnti (Cartesio, Spinoza, Leibniz razionalisti; Locke, Berkeley, Hume empiristi) e spiegare perché la matematica è il modello del razionalismo.

Errori frequenti

  • Ridurre la differenza a « ragione contro sensi » in modo rigido: anche gli empiristi usano la ragione (per ordinare e collegare le idee) e i razionalisti non negano l'esperienza, ma le assegnano un ruolo subordinato e non fondativo.
  • Considerare razionalismo ed empirismo come scuole organizzate o « partiti » coevi: sono categorie storiografiche che raggruppano autori e posizioni distinti, non movimenti con manifesti comuni.

Approfondimento

Conviene assumere con spirito critico la stessa coppia «razionalismo/empirismo». È una griglia storiografica retrospettiva, in larga parte kantiana e poi hegeliana, che semplifica un panorama assai più intrecciato: Locke ricorre alla ragione per ordinare le idee, e Leibniz non ignora affatto l'esperienza (corregge il principio empirista con il celebre «nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu, nisi ipse intellectus» — nulla è nell'intelletto che prima non fosse nei sensi, salvo l'intelletto stesso). Più profondo del contrasto è lo sfondo comune. Dopo il crollo del sapere aristotelico-scolastico e il trionfo della nuova scienza, tutti questi filosofi condividono una «svolta gnoseologica»: la teoria della conoscenza diventa «filosofia prima», e il punto di partenza non è più l'essere, ma il soggetto e le sue rappresentazioni. Da qui la premessa tacita che li accomuna, la cosiddetta «via delle idee» («way of ideas»): la mente non coglie direttamente le cose, ma le proprie «idee», come dietro un velo. È questa premessa a generare il problema tipicamente moderno — come garantire che le idee «chiare e distinte» (Cartesio) o le percezioni (Hume) corrispondano a un mondo esterno? Cartesio lo risolve con Dio, Berkeley dissolvendo la materia, Hume rinunciando alla certezza. Kant compirà la mossa decisiva: non chiedersi se le idee «copino» le cose, ma mostrare che è il soggetto stesso a costituire l'oggettività del fenomeno.

Ripasso attivo

Spiega in che senso il « problema del metodo » è centrale nella filosofia moderna e ricostruisci la distinzione tra razionalismo ed empirismo articolandola su quattro criteri: la fonte della conoscenza, le idee innate, il metodo e gli esiti. Indica per ciascuna corrente almeno due autori rappresentativi.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Cartesio: dubbio, cogito e dualismo#

●●○StandardLPOSA-filosofia-razionalismo-empirismo

Il dubbio metodico cartesiano: dai gradi del dubbio al cogito

Il dubbio metodico cartesiano: dai gradi del dubbio al cogitoGrafo, 1. I sensi ingannano → Cogito, ergo sum, 2. Sogno = veglia? → Cogito, ergo sum, 3. Genio maligno → Cogito, ergo sum, Cogito, ergo sum → Prova di Dio (non ingannatore), Prova di Dio (non ingannatore) → Dualismo: res cogitans / res extensa1. I sensiingannano2. Sogno = veglia?3. Genio malignoCogito, ergo sumProva di Dio(noningannatore)Dualismo: rescogitans /resextensa
Fig. 2I tre gradi del dubbio convergono sul punto indubitabile del cogito; da esso la prova di Dio (non ingannatore), la garanzia delle idee chiare e distinte e il dualismo res cogitans / res extensa.

Punti chiave

René Descartes (Cartesio, 1596-1650), nel « Discorso sul metodo » (1637) e nelle « Meditazioni metafisiche » (1641), inaugura la filosofia moderna fondandola su un metodo rigoroso a quattro regole — evidenza, analisi, sintesi, enumerazione — modellato sulla matematica. Per raggiungere un fondamento incrollabile egli adotta il dubbio metodico: dubitare volontariamente di tutto ciò che può essere messo in dubbio, non per scetticismo, ma per cercare un punto fermo indubitabile.
Il dubbio procede per gradi crescenti: prima i sensi, che talvolta ingannano; poi l'impossibilità di distinguere con certezza veglia e sogno; infine l'ipotesi estrema del « genio maligno » (un ingannatore potentissimo che potrebbe falsare perfino le verità matematiche). Questo dubbio « iperbolico » sembra travolgere ogni certezza (vedi Fig. 1).
Proprio nel cuore del dubbio Cartesio trova la prima verità indubitabile: anche se un genio maligno mi inganna su tutto, non può ingannarmi sul fatto che io, mentre penso, esisto. È il « cogito, ergo sum » (« penso, dunque sono »): finché penso — e il dubitare stesso è un pensare — non posso non esistere. Il « cogito » è il primo principio, evidente e certo, su cui rifondare il sapere; l'io si coglie come « res cogitans », cosa pensante.
Per uscire dal solipsismo del cogito e recuperare il mondo, Cartesio dimostra l'esistenza di Dio (l'idea di un essere perfetto presente in me, finito e imperfetto, non può che derivare da un essere perfetto realmente esistente). Dio, essendo perfetto, non è ingannatore: garantisce così la validità delle idee « chiare e distinte ». Su questa garanzia si fonda la conoscenza del mondo esterno.
Ne deriva il dualismo cartesiano: la realtà si divide in due sostanze radicalmente distinte, la « res cogitans » (pensiero, libertà, inestesa) e la « res extensa » (materia, estensione, regolata da pure leggi meccaniche). La natura fisica è dunque un grande meccanismo (meccanicismo), conoscibile matematicamente. Resta però aperto il problema dell'unione e dell'interazione tra anima e corpo nell'uomo, nodo che la filosofia successiva (Spinoza, Leibniz, occasionalismo) cercherà di sciogliere.
Esempio svolto

Analisi guidata: perché il cogito resiste al genio maligno

Spiega, in forma di analisi argomentativa, perché l'ipotesi del genio maligno non riesce a mettere in dubbio l'esistenza del soggetto pensante.

  1. 01Esporre l'ipotesi più forte

    Si suppone l'esistenza di un genio maligno potentissimo che inganna su tutto, comprese le verità matematiche: è il livello massimo di dubbio, oltre il quale non si può andare.

  2. 02Applicare l'ipotesi al soggetto

    Anche ammesso che io sia ingannato su ogni cosa, l'inganno presuppone qualcuno che viene ingannato: per essere ingannato devo esistere e devo pensare.

  3. 03Ricavare il punto fermo

    Dunque, finché penso (e dubitare è una forma di pensare), non posso non esistere: « cogito, ergo sum ». L'esistenza dell'io pensante è autoevidente e si afferma proprio nell'atto del dubitare.

  4. 04Precisare la natura del cogito

    Non si tratta di un ragionamento con premesse, ma di un'intuizione immediata: l'io coglie sé stesso come res cogitans, sostanza il cui attributo è il pensiero.

  5. 05Indicare la funzione fondativa

    Il cogito è la prima certezza incrollabile e diventa il modello dell'evidenza (idea chiara e distinta) su cui si ricostruirà l'intero edificio del sapere.

Risultato: L'ipotesi del genio maligno, pur travolgendo ogni altra certezza, si infrange sul cogito: l'atto stesso del pensare e del dubitare implica con evidenza immediata l'esistenza del soggetto pensante, primo fondamento del metodo cartesiano.

Obiettivo Maturità

  • Saper ricostruire i gradi del dubbio metodico (sensi, sogno, genio maligno) e spiegare perché il « cogito » resiste anche all'ipotesi più radicale.
  • Saper definire « res cogitans » e « res extensa » e illustrare il meccanicismo e il problema mente-corpo che ne discende.

Errori frequenti

  • Scambiare il dubbio metodico cartesiano per scetticismo: Cartesio non dubita per negare la verità, ma per trovare una certezza incrollabile; il dubbio è uno strumento, non una conclusione.
  • Intendere il « cogito ergo sum » come un sillogismo (un'inferenza da premesse): è invece un'intuizione immediata ed evidente, colta nell'atto stesso del pensare.

Approfondimento

Due questioni classiche approfondiscono la portata del sistema. La prima è il celebre «circolo cartesiano», sollevato già da Antoine Arnauld nelle «Obiezioni» alle «Meditazioni»: Cartesio si serve dell'evidenza delle idee «chiare e distinte» per dimostrare l'esistenza di Dio, ma poi fonda la validità stessa delle idee chiare e distinte sulla veridicità di Dio (che non è ingannatore). Non è un ragionamento circolare? La difesa cartesiana distingue fra l'evidenza attuale (indubitabile mentre la colgo) e la garanzia divina, necessaria solo a validare i «ricordi» di dimostrazioni già compiute — ma il problema resta uno dei più dibattuti della storia della filosofia. La seconda questione è il problema mente-corpo generato dal dualismo. Se «res cogitans» (inestesa) e «res extensa» (estesa) sono radicalmente eterogenee, come possono interagire? La principessa Elisabetta di Boemia pose l'obiezione già a Cartesio, che rispose in modo insoddisfacente (la ghiandola pineale come luogo di contatto). Di qui si sviluppano l'occasionalismo di Malebranche (è Dio a coordinare, in «occasione» di ogni volizione, mente e corpo), l'armonia prestabilita di Leibniz e il monismo di Spinoza. Nel Novecento Gilbert Ryle irriderà il dualismo come il mito del «fantasma nella macchina»; ma il «problema difficile» del rapporto fra coscienza e materia, aperto da Cartesio, resta al centro della filosofia della mente contemporanea.

Ripasso attivo

Ricostruisci il percorso che dalla « Prima meditazione » conduce al « cogito »: spiega i tre gradi del dubbio (sensi, sogno, genio maligno), mostra perché il dubbio non può intaccare l'esistenza del soggetto pensante e definisci la « res cogitans ».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Spinoza e Leibniz: i sistemi razionalisti#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-razionalismo-empirismo

Tre modelli di sostanza: Cartesio, Spinoza, Leibniz

Tre modelli di sostanza: Cartesio, Spinoza, LeibnizTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Filosofo · Sostanza · Tesi; Cartesio · dualismo · 2 sostanze; Spinoza · monismo · Deus sive Natura; Leibniz · pluralismo · infinite monadiFILOSOFOSOSTANZATESICartesiodualismo2 sostanzeSpinozamonismoDeus sive NaturaLeibnizpluralismoinfinite monadi
Fig. 3Cartesio: due sostanze (res cogitans / res extensa) create da Dio. Spinoza: una sola sostanza infinita (Deus sive Natura), con infiniti attributi. Leibniz: infinite monadi «senza finestre», coordinate dall'armonia prestabilita.

Punti chiave

Dopo Cartesio, il razionalismo si sviluppa in due grandi sistemi che affrontano in modo opposto il problema della sostanza lasciato aperto dal dualismo. Baruch Spinoza (1632-1677) e Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716) condividono il metodo razionalistico e la fiducia nella deducibilità del reale, ma giungono a una visione moniste (una sola sostanza) e a una pluralistica (infinite sostanze).
Spinoza, nell'« Etica dimostrata con metodo geometrico » (more geometrico, con definizioni, assiomi, proposizioni e dimostrazioni), risolve il dualismo cartesiano in un monismo: esiste una sola sostanza infinita, causa di sé, che è insieme « Deus sive Natura » (Dio ossia la Natura). Pensiero ed estensione non sono due sostanze, ma due tra gli infiniti attributi dell'unica sostanza; le cose singole sono « modi », determinazioni finite di essa. Ne deriva un rigoroso determinismo e una concezione panteistica e immanentistica del divino.
Da questa metafisica discende l'etica di Spinoza: le passioni non vanno condannate ma comprese « come linee, superfici e corpi » (una vera « geometria delle passioni »); la libertà non è libero arbitrio, ma conoscenza adeguata della necessità che ci determina. Il fine è la beatitudine, l'« amor Dei intellectualis » (amore intellettuale di Dio), che è la comprensione razionale dell'ordine necessario del tutto.
Leibniz, nella « Monadologia » (1714), propone invece un pluralismo: la realtà è composta di infinite sostanze semplici e immateriali, le « monadi », « punti metafisici » senza parti, indivisibili e « senza finestre » (non ricevono né cedono nulla dall'esterno). Ogni monade rispecchia dal proprio punto di vista l'intero universo ed è dotata di percezione e appetizione; le monadi si distinguono per il grado di chiarezza delle loro percezioni.
Poiché le monadi non interagiscono direttamente, l'ordine e l'accordo del mondo sono spiegati dall'armonia prestabilita: Dio ha creato all'origine ciascuna monade in modo che i suoi stati si accordino perfettamente con quelli di tutte le altre, come orologi sincronizzati dal principio. Questo mondo, scelto da Dio tra gli infiniti possibili in base al principio di ragion sufficiente, è « il migliore dei mondi possibili » (ottimismo metafisico).
Sostanza=id quod in se est et per se concipitur\text{Sostanza} = \text{id quod in se est et per se concipitur}Sostanza=id quod in se est et per se concipitur

La definizione spinoziana di sostanza

Per Spinoza la sostanza è « ciò che è in sé e si concepisce per sé » (Etica, I, def. 3): è causa di sé, infinita e unica. Da questa definizione, posta more geometrico, discende per deduzione che può esistere una sola sostanza, identificata con « Deus sive Natura ».

Esempio svolto

Confronto guidato: dal dualismo al monismo e al pluralismo

Mostra, passaggio per passaggio, come Spinoza e Leibniz reagiscono al problema della sostanza lasciato aperto da Cartesio.

  1. 01Il problema di partenza

    Cartesio pone due sostanze eterogenee (res cogitans e res extensa) ma non spiega in modo soddisfacente come anima e corpo interagiscano nell'uomo: è il nodo che Spinoza e Leibniz raccolgono.

  2. 02La soluzione di Spinoza

    Spinoza elimina la pluralità delle sostanze: esiste una sola sostanza infinita (Deus sive Natura); pensiero ed estensione ne sono due attributi, perciò esprimono lo stesso ordine e non c'è interazione tra sostanze diverse.

  3. 03La soluzione di Leibniz

    Leibniz moltiplica le sostanze: infinite monadi semplici, senza finestre, che non interagiscono. L'accordo del mondo è garantito a priori dall'armonia prestabilita voluta da Dio.

  4. 04Il criterio comune

    Entrambe le soluzioni sono razionalistiche e deduttive: ricavano la struttura del reale da princìpi e definizioni (more geometrico in Spinoza; principio di ragion sufficiente e di non-contraddizione in Leibniz).

  5. 05Gli esiti opposti

    Spinoza approda a un monismo necessitarista e immanentistico; Leibniz a un pluralismo finalistico e ottimistico (il migliore dei mondi possibili).

Risultato: Spinoza risolve il dualismo riducendo le sostanze a una sola (monismo), Leibniz moltiplicandole all'infinito (pluralismo): due risposte razionaliste opposte al medesimo problema cartesiano dell'interazione tra le sostanze.

Obiettivo Maturità

  • Saper confrontare i tre modelli di sostanza: dualismo (Cartesio), monismo « Deus sive Natura » (Spinoza), pluralismo delle monadi (Leibniz).
  • Saper spiegare che cosa significa « more geometrico » in Spinoza e in che modo l'armonia prestabilita risolve, in Leibniz, il problema dell'interazione tra le sostanze.

Errori frequenti

  • Interpretare il « Deus sive Natura » di Spinoza come ateismo: si tratta di panteismo immanentistico (Dio coincide con la Natura come unica sostanza infinita), non di negazione del divino.
  • Pensare che le monadi leibniziane interagiscano causalmente tra loro: per Leibniz le monadi sono « senza finestre » e l'accordo è garantito dall'armonia prestabilita da Dio, non da un'azione reciproca.

Approfondimento

Due filoni di ricezione mostrano la fecondità di questi sistemi. Spinoza, ai suoi tempi «maledetto» (scomunicato dalla comunità ebraica di Amsterdam nel 1656, con le opere all'Indice), divenne un secolo e mezzo dopo il centro di una svolta epocale. La «disputa sul panteismo» («Pantheismusstreit»), scoppiata nel 1785 quando Friedrich Jacobi rivelò che il defunto Lessing si era detto «spinozista», rese lo spinozismo — a lungo sinonimo di ateismo e fatalismo — la questione filosofica del momento: da qui Goethe, Novalis (che chiamò Spinoza «l'uomo ebbro di Dio») e soprattutto gli idealisti tedeschi trassero l'idea di un assoluto immanente, sostanza e vita del tutto. La «geometria delle passioni» e il rifiuto del libero arbitrio in favore della «conoscenza della necessità» hanno inoltre affascinato l'etica e la psicologia moderne. Il secondo filone è la «teodicea» di Leibniz — il tentativo di «giustificare Dio» di fronte al male mostrando che, dovendo scegliere fra infiniti mondi possibili in base al principio di ragion sufficiente, Dio ha creato «il migliore», in cui il male è il minimo necessario al maggior bene. Fu proprio questo ottimismo metafisico il bersaglio della folgorante satira di Voltaire nel «Candide» (1759): dopo il terremoto di Lisbona del 1755, l'idea che «tutto è per il meglio nel migliore dei mondi possibili» (ripetuta dal ridicolo Pangloss) appariva una beffa crudele di fronte alla realtà del dolore. Lo scontro Leibniz-Voltaire riassume il conflitto illuminista fra ragione sistematica ed esperienza del male.

Ripasso attivo

Confronta la concezione della sostanza in Cartesio, Spinoza e Leibniz: spiega come si passa dal dualismo cartesiano al monismo spinoziano (« Deus sive Natura ») e al pluralismo leibniziano delle monadi, evidenziando il problema dell'interazione tra le sostanze e la soluzione dell'armonia prestabilita.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

L'empirismo inglese: Locke e Berkeley#

●●○StandardLPOSA-filosofia-razionalismo-empirismo

Dall'esperienza alle idee: Locke e la radicalizzazione di Berkeley

Dall'esperienza alle idee: Locke e la radicalizzazione di BerkeleyGrafo, Esperienza: sensazione e riflessione → Idee semplici, Idee semplici → Idee complesse, Idee semplici → Qualità: primarie e secondarie, Qualità: primarie e secondarie → Berkeley: esse est percipiEsperienza:sensazione eriflessioneIdee sempliciIdee complesseQualità:primarie esecondarieBerkeley: esseest percipi
Fig. 4In Locke l'esperienza (sensazione, riflessione) dà idee semplici, poi complesse; le qualità primarie sono oggettive, le secondarie soggettive. Berkeley riduce anche le primarie a idee percepite (esse est percipi), con Dio garante.

Punti chiave

L'empirismo inglese, parallelo e alternativo al razionalismo continentale, riconduce ogni conoscenza all'esperienza. John Locke (1632-1704), nel « Saggio sull'intelletto umano » (1690), apre con la critica delle idee innate: se ci fossero idee innate, sarebbero presenti in tutti (bambini, « idioti », popoli diversi), ma così non è. La mente alla nascita è una « tabula rasa », un foglio bianco su cui solo l'esperienza scrive.
Le idee, secondo Locke, provengono da due fonti: la sensazione (esperienza esterna, i sensi) e la riflessione (esperienza interna, l'osservazione delle operazioni della nostra mente). Le idee si distinguono in semplici (ricevute passivamente) e complesse (costruite attivamente dall'intelletto combinando le semplici). Importante è anche la distinzione tra qualità primarie (estensione, figura, movimento, numero — oggettive, nelle cose) e qualità secondarie (colore, sapore, suono — soggettive, prodotte in noi).
Locke fissa anche i limiti della conoscenza: certa è la conoscenza della nostra esistenza (intuitiva) e di Dio (dimostrativa); solo probabile, ma sufficiente alla vita, quella delle cose esterne (sensitiva). Sul piano politico — temi ripresi nell'Illuminismo (ripasso/anticipazione) — Locke è il padre del liberalismo: difende i diritti naturali (vita, libertà, proprietà) e lo Stato fondato sul consenso, limitato e rispettoso della tolleranza.
George Berkeley (1685-1753) radicalizza l'empirismo fino all'immaterialismo. Partendo dalla soggettività delle qualità secondarie già ammessa da Locke, Berkeley estende il ragionamento anche alle qualità primarie: anche estensione e figura sono percepite, dunque sono idee nella mente. Non abbiamo mai esperienza di una « materia » in sé, ma solo di percezioni.
Ne deriva il celebre principio « esse est percipi » (« essere è essere percepiti »): le cose sensibili esistono solo in quanto percepite. Cade così il concetto di materia come sostanza indipendente. Per evitare che le cose svaniscano quando nessun uomo le percepisce, Berkeley ricorre a Dio: è la mente divina, che percepisce sempre tutto, a garantire l'esistenza continua e ordinata del mondo. L'immaterialismo è quindi anche una difesa apologetica contro il materialismo ateo.
Esempio svolto

Analisi guidata: dalla qualità secondaria all'esse est percipi

Ricostruisci il passaggio argomentativo con cui Berkeley, partendo dalla distinzione lockiana, perviene all'immaterialismo.

  1. 01Punto di partenza in Locke

    Locke ammette che le qualità secondarie (colore, sapore, suono) non sono nelle cose, ma sono prodotte in noi: sono dunque idee soggettive presenti nella mente.

  2. 02L'estensione alle qualità primarie

    Berkeley osserva che anche le qualità primarie (estensione, figura, movimento) ci sono date solo attraverso la percezione: non possiamo concepirle separate dall'essere percepite, quindi anch'esse sono idee nella mente.

  3. 03La caduta della materia

    Se tutte le qualità sono idee percepite, non resta alcun substrato materiale indipendente: il concetto di « materia » come sostanza è privo di contenuto esperibile e va abbandonato.

  4. 04Il principio

    Ne segue « esse est percipi »: per le cose sensibili, essere significa essere percepite; la realtà sensibile si risolve in un insieme ordinato di idee.

  5. 05Il garante divino

    Perché il mondo non scompaia quando nessun uomo lo percepisce, Berkeley introduce Dio, mente infinita che percepisce sempre tutto e assicura l'esistenza continua e l'ordine costante delle cose.

Risultato: Partendo dalla soggettività delle qualità secondarie ammessa da Locke ed estendendola alle primarie, Berkeley dissolve la nozione di materia e formula l'« esse est percipi »: la realtà sensibile è un sistema di idee percepite, garantito nella sua stabilità dalla percezione divina.

Obiettivo Maturità

  • Saper esporre la critica lockiana alle idee innate e la dottrina delle due fonti delle idee (sensazione e riflessione), con la distinzione tra qualità primarie e secondarie.
  • Saper spiegare il principio « esse est percipi » e mostrare come Berkeley, partendo da premesse empiriste, giunga all'immaterialismo e al ruolo garante di Dio.

Errori frequenti

  • Confondere la « tabula rasa » con l'idea che la mente sia totalmente passiva: per Locke la mente riceve le idee semplici dall'esperienza, ma costruisce attivamente le idee complesse e riflette sulle proprie operazioni.
  • Leggere l'« esse est percipi » di Berkeley come una negazione dell'esistenza del mondo (idealismo soggettivo « solipsista »): Berkeley afferma che il mondo esiste come percezione, e ne garantisce la stabilità mediante la percezione divina.

Approfondimento

L'approfondimento chiarisce la logica interna che spinge l'empirismo verso esiti radicali. Il punto debole di Locke è la nozione di «sostanza»: se ogni idea viene dall'esperienza, di che cosa abbiamo esperienza quando parliamo del «supporto» che regge le qualità? Di nulla di preciso — Locke stesso ammette che la sostanza è un «non so che» («something I know not what»), un sostrato ignoto e supposto. Berkeley fa leva proprio qui: se della materia non abbiamo alcuna idea (percepiamo solo qualità, cioè idee), essa è un'ipotesi inutile e contraddittoria, da eliminare con il rasoio. Il suo argomento decisivo (talvolta detto «master argument») è che è impossibile concepire un oggetto non percepito: nell'atto stesso di immaginare un albero «che nessuno pensa», lo stiamo pensando noi. Dunque «esse est percipi». La celebre «confutazione» di Samuel Johnson — che prese a calci una pietra esclamando «la confuto così!» — coglie il senso comune ma manca il bersaglio: Berkeley non nega affatto che la pietra sia dura e reale, nega solo che sia una «materia» esistente al di fuori di ogni percezione (la durezza è a sua volta un'idea percepita). Questa parabola mostra la coerenza spietata dell'empirismo: assunta la premessa che conosciamo solo le nostre idee, il mondo materiale «in sé» diventa prima inconoscibile (Locke), poi superfluo (Berkeley), infine un semplice «fascio di percezioni» (Hume). Ogni passo è più rigoroso e più paradossale del precedente.

Ripasso attivo

Spiega la dottrina lockiana delle idee (origine, distinzione tra semplici e complesse, qualità primarie e secondarie) e mostra come Berkeley, radicalizzando la soggettività delle qualità, giunga al principio « esse est percipi » e all'immaterialismo.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

Hume: critica della causalità e scetticismo#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-razionalismo-empirismo

La critica humeana della causalità: dall'esperienza all'abitudine

La critica humeana della causalità: dall'esperienza all'abitudineGrafo, Successione costante osservata (A, poi B) → Abitudine e credenza, Abitudine e credenza → Idea di connessione necessaria, Idea di connessione necessaria → Nessuna impressione della necessità, Nessuna impressione della necessità → Non è legge oggettiva: scetticismoSuccessionecostanteosservata (A, p…Abitudine ecredenzaIdea diconnessionenecessariaNessunaimpressionedella necessitàNon è leggeoggettiva:scetticismo
Fig. 5Dall'osservazione ripetuta (contiguità e successione costante) la mente, per abitudine, proietta una connessione necessaria che non corrisponde ad alcuna impressione: la causalità è abitudine psicologica, non legge oggettiva.

Punti chiave

David Hume (1711-1776), nel « Trattato sulla natura umana » (1739-1740) e nella più accessibile « Ricerca sull'intelletto umano » (1748), porta l'empirismo alle sue conseguenze più rigorose e scettiche. Per Hume tutti i contenuti della mente (le « percezioni ») si dividono in impressioni (le percezioni vivaci e immediate: sensazioni, emozioni) e idee (le copie più deboli e sbiadite delle impressioni nel ricordo e nell'immaginazione). Il principio-guida è: ogni idea, per essere legittima, deve derivare da una corrispondente impressione.
Le idee si associano secondo tre princìpi: somiglianza, contiguità nello spazio e nel tempo, e causa-effetto. Hume distingue inoltre due tipi di conoscenza: le « relazioni tra idee » (matematica e logica, necessarie e a priori, ma che non dicono nulla sull'esistenza) e le « questioni di fatto » (basate sull'esperienza, prive di necessità, perché il loro contrario è sempre pensabile senza contraddizione).
Il cuore della filosofia humeana è la critica del nesso causale. Quando applichiamo il principio « ogni idea deve derivare da un'impressione » alla causalità, scopriamo che non abbiamo mai un'impressione del legame necessario tra causa ed effetto: osserviamo solo che un evento B segue regolarmente un evento A (contiguità e successione costante), ma non percepiamo alcuna « forza » o « necessità » che leghi i due. L'idea di connessione necessaria non ha origine in un'impressione esterna.
Da dove nasce allora la convinzione del nesso causale? Dall'abitudine (« custom ») e dalla credenza (« belief »): l'esperienza ripetuta di A seguito da B genera in noi, per consuetudine, l'aspettativa che, dato A, seguirà B. La causalità non è dunque una legge oggettiva e necessaria della realtà, ma un'abitudine psicologica, una proiezione della mente. Anche l'induzione (l'inferenza dal passato al futuro) non ha fondamento razionale, ma solo abitudinario (vedi Fig. 1).
Questa analisi conduce a uno scetticismo moderato (« mitigated scepticism »): Hume non nega che dobbiamo agire e credere nelle connessioni causali (la natura umana ce lo impone e la vita pratica lo richiede), ma mostra che tali credenze non hanno fondamento razionale dimostrativo. La stessa critica colpisce le idee di sostanza (materiale e spirituale) e dell'« io », ridotto a un « fascio di percezioni » in continuo mutamento. È questo « scandalo » dell'empirismo che, dichiarerà Kant, lo risvegliò dal « sonno dogmatico ».
Esempio svolto

Analisi guidata: smontare l'idea di causa necessaria

Applica il principio empirista « ogni idea deve derivare da un'impressione » all'idea di causa, e ricava la conclusione di Hume.

  1. 01Enunciare il principio

    Per Hume ogni idea legittima deve poter essere ricondotta a un'impressione che ne è l'origine; un'idea senza impressione corrispondente è priva di contenuto.

  2. 02Cercare l'impressione della causalità

    Esaminando un caso di causa-effetto (per esempio una palla che ne urta un'altra), troviamo le impressioni dei due eventi e della loro successione, ma nessuna impressione di un « legame necessario » che obblighi B a seguire A.

  3. 03Individuare ciò che davvero osserviamo

    Osserviamo solo contiguità spaziale, successione temporale e congiunzione costante (A è regolarmente seguito da B), non una connessione necessaria.

  4. 04Spiegare l'origine dell'idea

    L'idea di necessità nasce dentro di noi: l'esperienza ripetuta crea un'abitudine, e l'abitudine genera la credenza che, dato A, seguirà B. La necessità è proiettata dalla mente, non letta nelle cose.

  5. 05Trarre la conclusione

    La causalità non è una verità necessaria né una legge oggettiva dimostrabile, ma un'abitudine psicologica; di conseguenza anche l'induzione manca di fondamento razionale: è lo scetticismo moderato di Hume.

Risultato: Applicando il criterio empirista, l'idea di connessione necessaria si rivela priva di impressione corrispondente: la causalità si riduce ad abitudine e credenza, e con essa cade la pretesa di una conoscenza necessaria delle questioni di fatto. È la conclusione scettica che « risveglierà » Kant.

Obiettivo Maturità

  • Saper distinguere impressioni e idee e applicare il principio « ogni idea deriva da un'impressione » alla critica del nesso causale.
  • Saper spiegare perché, per Hume, la causalità si fonda sull'abitudine e non sulla ragione, e che cosa significa « scetticismo moderato » (incluse la critica della sostanza e dell'io).

Errori frequenti

  • Affermare che Hume « nega » l'esistenza della causalità o del mondo: Hume non nega che ci comportiamo secondo nessi causali, ma nega che il legame necessario sia conosciuto razionalmente o percepito; lo riconduce all'abitudine.
  • Confondere « relazioni tra idee » e « questioni di fatto »: le prime sono necessarie e a priori (matematica) ma non parlano dell'esistenza; le seconde riguardano l'esperienza ma non sono mai necessarie.

Approfondimento

Due conseguenze della critica humeana meritano una trattazione a sé. La prima è il «problema dell'induzione» nella sua forma logica: ogni inferenza dall'esperienza passata al futuro presuppone il principio di «uniformità della natura» (il futuro somiglierà al passato); ma questo principio non è dimostrabile. Non lo è deduttivamente (non c'è contraddizione nel pensare un futuro diverso: è una «questione di fatto»), né induttivamente, perché appellarsi all'esperienza passata («finora ha sempre funzionato») significa già presupporre ciò che si vuole provare — un circolo vizioso. L'induzione, fondamento della scienza, non ha dunque giustificazione razionale, ma solo psicologica (l'abitudine). La seconda conseguenza è la celebre «legge di Hume» o «ghigliottina»: nel «Trattato» Hume osserva che i moralisti passano insensibilmente dall'«è» al «deve» («is»/«ought»), ma da premesse puramente descrittive non può seguire logicamente una conclusione prescrittiva. È la tesi della non-derivabilità dei valori dai fatti, pilastro dell'etica contemporanea. La fortuna di queste analisi è immensa: Kant costruirà tutta la prima Critica come risposta allo scetticismo humeano sulla causalità (le categorie a priori restituiscono necessità al nesso causale); nel Novecento i neopositivisti erediteranno il rigore antimetafisico di Hume, mentre Karl Popper dichiarerà di aver «risolto» il problema dell'induzione rinunciandovi: la scienza non induce leggi dai fatti, ma avanza congetture da sottoporre a falsificazione.

Ripasso attivo

Spiega la critica humeana alla causalità: parti dalla distinzione tra impressioni e idee, mostra perché non esiste un'impressione del nesso necessario tra causa ed effetto e chiarisci il ruolo dell'abitudine e della credenza. Concludi illustrando il significato dello « scetticismo moderato ».

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01Il problema del metodo nella filosofia moderna○
    • 02Cartesio: dubbio, cogito e dualismo◐
    • 03Spinoza e Leibniz: i sistemi razionalisti●
    • 04L'empirismo inglese: Locke e Berkeley◐
    • 05Hume: critica della causalità e scetticismo●

0/5 Letti

Dagli appunti all'allenamento

Razionalismo ed empirismo (Cartesio, Spinoza, Locke, Hume)

Consolida questo argomento con domande dalla banca dati.

~28
min
4
Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

Argomento precedente

Umanesimo, Rinascimento e rivoluzione scientifica

Argomento successivo

Illuminismo e pensiero politico moderno (Hobbes, Locke, Rousseau, Kant)

EuraStudy·Appunti T·06·MMXXVI

Continua con l'argomento successivo: il percorso viene conservato.