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L'Illuminismo è il movimento culturale che, fra Sei e Settecento, fa della ragione lo strumento critico per emancipare l'uomo da ogni autorità non giustificata, secondo il motto kantiano «sapere aude». In ambito politico questa fiducia nella ragione si traduce nel giusnaturalismo e nelle teorie del contratto sociale: Hobbes, Locke e Rousseau spiegano la nascita dello Stato come patto che esce dallo stato di natura, mentre Kant ne offre il sigillo filosofico definendo l'Illuminismo come «uscita dell'uomo dallo stato di minorità». Questo argomento fonda i concetti moderni di diritto naturale, sovranità, libertà e uguaglianza, ed è pienamente oggetto dell'Esame di Stato.
5 sezioni~27 min di lettura4 competenzeLivello Base 1 · Standard 3 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi è richiesto di ricostruire e confrontare i tre modelli contrattualistici e di comprendere il senso dell'Illuminismo come emancipazione razionale, con il lessico politico fondamentale.
livello avanzato
Negli indirizzi con maggiore monte ore (in particolare il Liceo Classico e il Liceo delle Scienze Umane / opzione Economico-Sociale) si approfondiscono i nessi con il diritto, l'economia e le scienze sociali — separazione dei poteri, sovranità popolare, fondazione razionale dello Stato di diritto — e l'analisi diretta di brani d'autore.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Lo schema dell'Illuminismo kantiano
Commenta la frase di Kant: «Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza: questo è il motto dell'Illuminismo». Spiega perché Kant attribuisce la minorità a una mancanza di coraggio più che di intelligenza.
La frase pone al centro non il sapere come contenuto, ma il coraggio di usare autonomamente la ragione: l'Illuminismo è un atto di volontà e di autonomia, non solo di conoscenza.
Kant distingue una minorità incolpevole (chi davvero non ha le facoltà) da quella colpevole: la maggior parte degli uomini resta minorenne per pigrizia e viltà, perché è comodo lasciarsi guidare da tutori (libri, direttori spirituali, medici).
L'uscita dalla minorità è possibile solo se è garantita la libertà di fare pubblico uso della propria ragione: la libertà di critica è la condizione sociale dell'emancipazione individuale.
Il brano fa dell'Illuminismo un compito mai del tutto compiuto («non viviamo in un'epoca illuminata, ma in un'epoca di illuminismo»): un processo, non uno stato raggiunto.
Risultato: Il commento mostra che, per Kant, l'emancipazione razionale dipende da una scelta morale (il coraggio dell'autonomia) resa possibile dalla libertà pubblica di pensiero: questa è l'essenza dell'Illuminismo.
Errori frequenti
Approfondimento
Il tema si presta a un approfondimento di forte attualità: la «dialettica dell'illuminismo». Se per Kant l'uso pubblico della ragione emancipa, nel Novecento Max Horkheimer e Theodor Adorno, nella «Dialettica dell'illuminismo» (1947), ne hanno mostrato il rovescio tragico: la ragione illuministica, nata per liberare l'uomo dal mito e dalla paura, si trasforma in «ragione strumentale», puro calcolo di mezzi che, dominando la natura, finisce per dominare anche l'uomo e per rovesciarsi in nuovo mito (fino ad Auschwitz e all'industria culturale). L'illuminismo conterrebbe insomma un germe autodistruttivo. A questa lettura pessimistica Jürgen Habermas ha replicato difendendo la modernità come «progetto incompiuto»: non bisogna abbandonare la ragione, ma completarne il potenziale emancipativo attraverso la «ragione comunicativa», il libero dibattito pubblico — esattamente l'«uso pubblico della ragione» kantiano. Va inoltre ricordato che l'Illuminismo non fu un blocco unitario: i «Lumières» francesi (Voltaire, Diderot) furono più radicali e anticlericali, l'«Enlightenment» scozzese (Hume, Adam Smith) più empirico e attento all'economia, l'«Aufklärung» tedesca (Kant, Lessing) più cauta verso la religione e lo Stato. Riconoscere queste differenze e il dibattito novecentesco sui limiti della ragione dà spessore critico a un tema troppo spesso ridotto a un generico elogio del progresso.
Ripasso attivo
A partire dalla definizione kantiana di Illuminismo, spiega che cosa significhi «stato di minorità di cui l'uomo è colpevole» e chiarisci la distinzione fra uso pubblico e uso privato della ragione, mostrando perché per Kant solo l'uso pubblico può produrre l'illuminismo.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Hobbes: dallo stato di guerra al Leviatano
Spiega perché, secondo Hobbes, gli uomini accettano razionalmente di rinunciare al proprio diritto naturale illimitato, e perché il potere che ne deriva deve essere assoluto.
Gli uomini sono uguali e mossi dall'autoconservazione; uguaglianza + scarsità + diffidenza generano la guerra perpetua, in cui nessuno è davvero sicuro né può godere di nulla.
La ragione, spinta dalla paura della morte, mostra che mantenere il diritto su tutto significa perdere tutto: conviene rinunciarvi a condizione di reciprocità (seconda legge di natura).
Senza un potere comune i patti sono «vuote parole»: occorre un sovrano con forza sufficiente a far rispettare gli accordi, cui tutti trasferiscono i diritti simultaneamente.
Se il potere fosse diviso o limitato, riemergerebbe il conflitto: solo un potere indivisibile e assoluto garantisce la pace, vero fine del patto.
Risultato: Per Hobbes l'assolutismo non è arbitrio ma esito razionale: gli individui, per uscire dalla guerra, costituiscono un sovrano dal potere illimitato, conservando solo il diritto a difendere la propria vita.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento coglie in Hobbes il fondatore della «scienza politica» moderna e insieme le tensioni interne del suo sistema. Il metodo è «risolutivo-compositivo», mutuato dalla nuova scienza: si «scompone» lo Stato nei suoi elementi (gli individui e le loro passioni) per poi «ricomporlo» deduttivamente, come un teorema. La politica diventa geometria dei corpi in movimento. Ma il modello ha punti di frizione che generano tutta la riflessione successiva. Primo, l'obiezione dello «stolto» («the Foole», Leviatano cap. 15): perché rispettare i patti, se conviene infrangerli quando nessuno può vederci? Hobbes risponde che chi viola i patti si esclude dalla società che sola lo protegge — una risposta che anticipa la moderna «teoria dei giochi» (il «dilemma del prigioniero» modella esattamente lo stato di natura hobbesiano). Secondo, l'assolutismo hobbesiano cova al suo interno un germe liberale: il suddito conserva il diritto inalienabile di difendere la propria vita, perché è per questo che ha stipulato il patto; se il sovrano minaccia quella vita, l'obbligo politico si dissolve. La sovranità assoluta ha dunque un limite implicito nel suo stesso fondamento. Quanto alla fortuna, Hobbes fu a lungo lo «spauracchio» tanto dei liberali quanto dei difensori del diritto divino, ma nel Novecento è stato rivalutato come teorico lucido dello Stato moderno (Carl Schmitt), e il suo «stato di natura» resta il modello di riferimento per pensare l'anarchia dei rapporti internazionali.
Ripasso attivo
Ricostruisci il passaggio dallo stato di natura allo Stato in Hobbes, spiegando il ruolo del diritto naturale, delle leggi di natura e del patto, e giustifica perché ne derivi un potere sovrano assoluto e indivisibile.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Confronto Hobbes / Locke / Rousseau
Costruisci un paragrafo che spieghi perché, pur partendo entrambi dal contratto, Hobbes giunge all'assolutismo e Locke allo Stato liberale.
L'esito politico opposto dipende dalla diversa valutazione dello stato di natura e dall'oggetto del patto.
Poiché lo stato di natura è guerra totale, gli individui devono cedere TUTTI i diritti a un sovrano assoluto: solo un potere indivisibile garantisce la pace.
Poiché lo stato di natura è già regolato da diritti naturali (vita, libertà, proprietà), gli individui cedono SOLO il potere di farsi giustizia: lo Stato nasce per tutelare quei diritti, dunque è limitato e revocabile.
La diversa antropologia (pessimismo hobbesiano vs fiducia lockiana nella razionalità) produce due architetture del potere: concentrazione assoluta vs limitazione costituzionale e diritto di resistenza.
Risultato: Il paragrafo mostra che dalla stessa cornice contrattualistica derivano modelli opposti perché cambiano le premesse sullo stato di natura e l'estensione del patto.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento più fecondo è la teoria lockiana della proprietà, uno degli argomenti più influenti e più contestati del pensiero politico. La ricostruzione: (1) ognuno è proprietario della propria persona e del proprio lavoro; (2) mescolando il lavoro con una cosa naturale (raccogliendo una mela, dissodando un campo), vi «incorpora» qualcosa di suo e la rende propria; (3) dunque la proprietà privata è un diritto naturale, anteriore allo Stato, non una convenzione. Ma l'argomento ha due limiti che Locke stesso pone (la «clausola lockiana»): si può appropriare solo finché ne resta «abbastanza e altrettanto buono» per gli altri, e solo ciò che non si lascia deperire. Il colpo di genio — e il punto critico — è che l'invenzione della «moneta», bene che non si deteriora, aggira il limite dello spreco e legittima l'accumulazione illimitata e la disuguaglianza. È qui che si appunta la critica novecentesca: Crawford B. Macpherson ha parlato di «individualismo possessivo», sostenendo che Locke fornì la giustificazione ideologica del capitalismo nascente e, secondo altri, dell'appropriazione coloniale delle terre «non lavorate». La fortuna resta però immensa: la triade lockiana «vita, libertà, proprietà» risuona nella Dichiarazione d'indipendenza americana (dove Jefferson la muta in «vita, libertà e ricerca della felicità»), e nel Novecento Robert Nozick ne ricava una teoria libertaria dello Stato minimo, contrapposta al liberalismo egualitario di Rawls. Locke è così il capostipite di due famiglie liberali ancora in conflitto.
Ripasso attivo
Confronta lo stato di natura e il contratto sociale in Hobbes e in Locke, mostrando come dalle medesime premesse giusnaturalistiche derivino esiti politici opposti (assolutismo vs Stato liberale).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Rousseau: dalla natura al contratto
«L'uomo è nato libero, e dovunque è in catene». Spiega come questa frase di apertura del Contratto sociale riassuma il problema di Rousseau e come la volontà generale pretenda di risolverlo.
L'uomo, libero per natura, si trova ovunque sottomesso: la società storica ha prodotto disuguaglianza, dipendenza e oppressione. La libertà naturale è perduta.
Rousseau cerca una forma di associazione che difenda ciascuno e in cui ognuno, unendosi a tutti, obbedisca però soltanto a se stesso, restando libero.
Con l'alienazione totale di ciascuno a tutta la comunità si costituisce un corpo politico la cui volontà è la volontà generale; nessuno si dà a un padrone particolare.
Obbedire alla legge che esprime la volontà generale, cioè a una norma che ci si è dati come parte del sovrano, è ritrovare la libertà a un livello civile e morale superiore.
Risultato: La frase iniziale enuncia il contrasto fra libertà originaria e schiavitù storica; la volontà generale è il dispositivo con cui Rousseau pretende di restituire la libertà entro la vita associata.
Errori frequenti
Approfondimento
Il punto più discusso è la formula secondo cui chi non obbedisce alla volontà generale «sarà costretto a essere libero». È il cuore del fascino e dell'ambiguità di Rousseau. Da un lato esprime un'idea nobile e rigorosa di libertà come «autonomia»: sono libero quando obbedisco alla legge che io stesso, come membro del sovrano, ho contribuito a dare — non alla mia volontà capricciosa (che è «schiavitù» degli appetiti), ma alla volontà razionale orientata al bene comune. È questa l'idea che Kant trasformerà nell'autonomia morale. Dall'altro lato, l'idea che una maggioranza possa «costringere alla libertà» chi dissente è stata letta come il germe della «democrazia totalitaria»: lo storico Jacob Talmon vi ha visto l'anticipazione del giacobinismo (Robespierre invocava esplicitamente Rousseau) e dei regimi che opprimono in nome del «vero» interesse del popolo. La replica degli interpreti sottolinea che la volontà generale ha per oggetto solo leggi universali e astratte, non il destino dei singoli, e che Rousseau esige istituzioni rigorose per impedirne l'usurpazione. Va aggiunto il paradosso della rappresentanza: poiché la sovranità è inalienabile, Rousseau condanna il parlamentarismo («il popolo inglese è libero solo il giorno delle elezioni») e teorizza una democrazia diretta difficilmente praticabile in un grande Stato. La sua eredità è duplice e viva: padre della sovranità popolare e della democrazia partecipativa, ma anche autore su cui si interroga chi teme la «tirannia della maggioranza».
Ripasso attivo
Spiega la nozione di volontà generale nel Contratto sociale di Rousseau, distinguila dalla volontà di tutti e mostra come essa permetta, secondo l'autore, di conciliare obbedienza alla legge e libertà.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Montesquieu: la separazione dei poteri
Spiega in che senso la teoria di Montesquieu e i temi illuministici della tolleranza e dei diritti naturali costituiscano il fondamento dello Stato di diritto moderno.
Montesquieu dimostra che la libertà richiede poteri distinti che si controllino: questo principio limita giuridicamente il potere ed entra nelle costituzioni moderne.
Con Voltaire e Locke la libertà di coscienza e religiosa diventa un diritto: lo Stato non impone la fede, garantendo la convivenza pacifica delle diversità.
I diritti naturali (vita, libertà, uguaglianza) vengono codificati nelle Dichiarazioni del 1776 e del 1789, trasformandosi da principi filosofici in diritti garantiti.
Governo limitato dalla legge + garanzia dei diritti + tolleranza + sovranità fondata sul consenso = i pilastri dello Stato di diritto, eredità diretta dell'Illuminismo.
Risultato: Lo Stato di diritto moderno nasce dalla convergenza di separazione dei poteri, tolleranza e diritti naturali positivizzati: l'Illuminismo ne fornisce le fondamenta teoriche.
Errori frequenti
Approfondimento
Due approfondimenti danno spessore al tema. Il primo riguarda l'originalità di Montesquieu al di là della sola separazione dei poteri. Ne «Lo spirito delle leggi» egli inaugura un metodo quasi «sociologico»: le leggi non sono comandi arbitrari, ma «rapporti necessari che derivano dalla natura delle cose» e dipendono da un insieme di fattori — clima, geografia, economia, religione, costumi — che formano lo «spirito generale» di una nazione. Per questo Montesquieu è considerato un precursore della sociologia e della politica comparata (Émile Durkheim e Raymond Aron lo rivendicano come tale). La sua teoria dei tre poteri, ispirata a una lettura in parte idealizzata della costituzione inglese, ebbe un'influenza concretissima: i «padri fondatori» americani, con James Madison nei «Federalist Papers», ne fecero l'architettura della Costituzione degli Stati Uniti (1787), con il sistema dei «pesi e contrappesi». Il secondo approfondimento riguarda l'universalismo delle grandi Dichiarazioni e i suoi limiti. Proclamare i diritti «dell'uomo e del cittadino» pose subito la questione di chi vi fosse incluso: Olympe de Gouges rispose con la «Dichiarazione dei diritti della donna» (1791), pagando con la ghigliottina la denuncia dell'esclusione delle donne, mentre la rivoluzione di Haiti reclamò per gli schiavi neri l'uguaglianza che la madrepatria negava loro. La tensione fra l'universalità proclamata dei diritti e le esclusioni concrete è una delle eredità più vive dell'Illuminismo, il motore delle successive lotte di emancipazione.
Ripasso attivo
Illustra la teoria della separazione dei poteri di Montesquieu e spiega perché, secondo lui, essa sia condizione necessaria della libertà politica; collega poi questo principio alle dichiarazioni dei diritti di fine Settecento.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti