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Kant e il criticismo

Immanuel Kant (1724-1804) fonda il «criticismo», una terza via fra il dogmatismo razionalista e lo scetticismo empirista: prima di conoscere il mondo, la ragione deve sottoporre a esame («critica») le proprie facoltà e i propri limiti. Attraverso le tre «Critiche» (della ragion pura, della ragion pratica, del giudizio) Kant ridefinisce le condizioni del sapere scientifico, fonda l'etica sull'autonomia della legge morale e indaga il sentimento del bello e la finalità della natura. Il suo pensiero costituisce lo spartiacque della filosofia moderna e la base dell'idealismo tedesco.

5 sezioni·~25 min di lettura·3 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·0888 / 16
Profilo d’esame
OSA-filosofia-kant-c1 · Distinguere i piani trascendentale, empirico e noumenico nella teoria della conoscenzaOSA-filosofia-kant-c2 · Analizzare la fondazione razionale dell'etica e la nozione di autonomiaOSA-filosofia-kant-c3 · Valutare la portata del criticismo come spartiacque del pensiero moderno
Operatori:spiegaanalizzaconfrontaillustragiustificainterpretacommentadescrivi

livello base

A tutti gli indirizzi si richiede di comprendere il progetto criticista, la distinzione fenomeno/noumeno, l'imperativo categorico e i caratteri generali delle tre Critiche, sapendoli esporre con il lessico filosofico appropriato.

livello avanzato

Negli indirizzi a maggiore vocazione filosofica e umanistica (in particolare il Liceo Classico, il Liceo delle Scienze Umane e il LES) si approfondiscono l'argomentazione della Dialettica trascendentale, i rapporti fra le tre Critiche e i risvolti etico-politici di «Per la pace perpetua».

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Kant e il criticismo
    • 01Il progetto criticista e la rivoluzione copernicana○
    • 02Critica della ragion pura: condizioni e limiti del conoscere◐
    • 03Critica della ragion pratica: legge morale e autonomia◐
    • 04Critica del giudizio: estetica e teleologia●
    • 05Storia, diritto e pace nel pensiero kantiano●
§ 01

Il progetto criticista e la rivoluzione copernicana#

●○○BaseLPOSA-filosofia-kantLPKant, Critica della ragion pura (1781/1787)

La rivoluzione copernicana: capovolgimento del rapporto soggetto-oggetto

La rivoluzione copernicanaTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Aspetto · Prima di Kant · Con Kant; Direzione · sapere→oggetto · oggetto→soggetto; Soggetto · passivo · attivo (a priori); Oggetto · cosa in sé · fenomenoASPETTOPRIMA DI KANTCON KANTDirezionesapere→oggettooggetto→soggettoSoggettopassivoattivo (a priori)Oggettocosa in séfenomeno
Fig. 1Non più il sapere che si conforma agli oggetti, ma gli oggetti (come fenomeni) che si conformano alle forme a priori del soggetto.

Punti chiave

Il criticismo nasce come reazione di Kant alla duplice insufficienza del razionalismo dogmatico e dell'empirismo scettico: il primo pretende di conoscere la realtà ultima (Dio, anima, mondo) per pura ragione, senza verificarne la legittimità; il secondo, con Hume, riduce ogni conoscenza all'abitudine e finisce per dissolvere la necessità delle leggi scientifiche. Kant racconta che fu proprio Hume a destarlo dal suo «sonno dogmatico»: la critica humeana al nesso di causa-effetto gli rivelò che il vero problema non è ciò che conosciamo, ma «come» e «entro quali limiti» la conoscenza è possibile.
Il termine «criticismo» indica appunto questo: prima di usare la ragione per conoscere il mondo, occorre sottoporre la ragione stessa a un tribunale («Kritik» significa esame, vaglio). L'indagine kantiana è perciò «trascendentale»: non studia gli oggetti, ma il modo a priori con cui il soggetto li conosce. La domanda guida è quella dei «giudizi sintetici a priori», cioè giudizi che accrescono il sapere (sintetici) e insieme valgono universalmente e necessariamente (a priori): come sono possibili nella matematica, nella fisica e — se lo sono — nella metafisica?
Per rispondere Kant propone la celebre «rivoluzione copernicana» del conoscere. Finché si suppone che la conoscenza debba conformarsi agli oggetti, la metafisica fallisce; Kant capovolge il rapporto: sono gli oggetti, in quanto «fenomeni», a doversi conformare alle forme del nostro conoscere. Come Copernico spiegò i moti celesti facendo ruotare l'osservatore anziché il cielo, così Kant pone al centro il soggetto: spazio, tempo e categorie non sono proprietà delle cose in sé, ma condizioni con cui il soggetto ordina i dati dell'esperienza.
Da questa svolta deriva la distinzione capitale fra «fenomeno» e «noumeno». Il fenomeno è la cosa quale ci appare, già organizzata dalle nostre forme a priori, ed è l'unico oggetto possibile di conoscenza. Il noumeno (o «cosa in sé») è la realtà indipendente dal soggetto: è un «concetto-limite» che pensiamo ma non conosciamo, perché non ci è dato nell'intuizione sensibile. La metafisica come scienza delle cose in sé è dunque impossibile; resta possibile la metafisica come critica delle facoltà. La «Critica della ragion pura» esce nel 1781, con una seconda edizione rivista nel 1787.
Esempio svolto

Analisi guidata: classificare i giudizi kantiani

Classifica i seguenti enunciati come analitici a priori, sintetici a priori oppure sintetici a posteriori, giustificando la scelta: (a) «I corpi sono estesi»; (b) «7 + 5 = 12»; (c) «Questo tavolo è di legno».

  1. 01Richiamare i criteri (ripasso)

    Un giudizio è analitico se il predicato è già contenuto nel concetto del soggetto (è esplicativo, non amplia il sapere) ed è sempre a priori; è sintetico se il predicato aggiunge qualcosa di nuovo. È a priori se vale in modo universale e necessario, indipendente dall'esperienza; a posteriori se dipende dall'esperienza.

  2. 02Esaminare (a)

    «I corpi sono estesi»: l'estensione è già parte del concetto di corpo, quindi il giudizio è esplicativo. È analitico a priori.

  3. 03Esaminare (b)

    «7 + 5 = 12»: nel concetto della somma di 7 e 5 non è ancora pensato il 12; per ottenerlo occorre l'intuizione pura del tempo (contare). Il giudizio amplia il sapere ed è insieme universale e necessario: è sintetico a priori — il caso esemplare della matematica.

  4. 04Esaminare (c)

    «Questo tavolo è di legno»: il materiale non è contenuto nel concetto di tavolo e si conosce solo per esperienza. È sintetico a posteriori.

Risultato: (a) analitico a priori; (b) sintetico a priori; (c) sintetico a posteriori. Solo i giudizi sintetici a priori pongono il problema fondamentale della Critica, perché uniscono novità del contenuto e validità universale.

Obiettivo Maturità

  • Sapere definire con precisione «criticismo», «trascendentale», «giudizio sintetico a priori» e «rivoluzione copernicana», collegandoli fra loro in un discorso ordinato.
  • Saper spiegare in che senso Kant supera tanto il dogmatismo quanto lo scetticismo, citando il «risveglio dal sonno dogmatico» ad opera di Hume.

Errori frequenti

  • Confondere «trascendentale» (le condizioni a priori della conoscenza nel soggetto) con «trascendente» (ciò che oltrepassa l'esperienza, come Dio o l'anima): in Kant i due termini sono quasi opposti.
  • Intendere la «rivoluzione copernicana» come un ritorno al geocentrismo o un mero paragone astronomico, anziché come capovolgimento del rapporto soggetto-oggetto nella conoscenza.

Approfondimento

Il perno tecnico di tutto il criticismo è la nozione di «giudizio sintetico a priori», che merita una ricostruzione precisa. Kant incrocia due distinzioni. Quanto al valore: «a priori» (indipendente dall'esperienza, universale e necessario) oppure «a posteriori» (fondato sull'esperienza, particolare e contingente). Quanto al contenuto: «analitico» (il predicato è già contenuto nel soggetto — «il corpo è esteso» — e non accresce il sapere) oppure «sintetico» (il predicato aggiunge qualcosa di nuovo — «il corpo è pesante»). Combinandole si ottengono i giudizi analitici a priori (la logica: certi ma vuoti) e i sintetici a posteriori (l'esperienza: informativi ma non necessari). La scommessa di Kant è che esista una terza classe, i «sintetici a priori»: giudizi insieme informativi e necessari, come «7 + 5 = 12» (la matematica) o «ogni evento ha una causa» (la fisica). Sono essi a rendere possibile la scienza, e la domanda di tutta la prima Critica è: «come sono possibili?». La risposta — grazie alle forme a priori di sensibilità e intelletto — vale a condizione che tali giudizi si applichino solo ai fenomeni. Va segnalato che proprio questo punto è stato messo in crisi: la scoperta delle geometrie non-euclidee ha incrinato la tesi kantiana che la geometria euclidea sia sintetica a priori e «necessaria», e nel Novecento Willard V. O. Quine, in «Due dogmi dell'empirismo», ha contestato la stessa nettezza della distinzione analitico/sintetico. Ma l'idea che il soggetto strutturi attivamente l'esperienza resta una delle acquisizioni durevoli del pensiero moderno.

Ripasso attivo

Spiega che cosa intende Kant per «rivoluzione copernicana» nella conoscenza e mostra come essa permetta di rendere conto della possibilità dei giudizi sintetici a priori, distinguendo con chiarezza fenomeno e noumeno.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Critica della ragion pura: condizioni e limiti del conoscere#

●●○StandardLPOSA-filosofia-kantLPKant, Critica della ragion pura (1781/1787)

Le tre facoltà conoscitive e le tre partizioni della prima Critica

Le tre facoltà e le tre partizioni della prima CriticaTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Facoltà · Partizione · Oggetto; Sensibilità · Estetica · spazio e tempo; Intelletto · Analitica · 12 categorie; Ragione · Dialettica · anima, mondo, DioFACOLTÀPARTIZIONEOGGETTOSensibilitàEsteticaspazio e tempoIntellettoAnalitica12 categorieRagioneDialetticaanima, mondo, Dio
Fig. 2Estetica, Analitica e Dialettica trascendentale. Il fenomeno è conoscibile, il noumeno solo pensabile, non conoscibile.

Punti chiave

La «Critica della ragion pura» è organizzata secondo le tre facoltà conoscitive: la sensibilità (oggetto dell'«Estetica trascendentale»), l'intelletto (oggetto dell'«Analitica trascendentale») e la ragione (oggetto della «Dialettica trascendentale»). Conoscere, per Kant, è sempre il frutto della collaborazione di due fonti: «pensieri senza contenuto sono vuoti, intuizioni senza concetti sono cieche». La sensibilità riceve passivamente i dati (materia), l'intelletto li unifica attivamente (forma): nessuna delle due da sola produce conoscenza.
Nell'«Estetica trascendentale» Kant mostra che spazio e tempo non sono cose né proprietà delle cose, ma «forme pure a priori» della sensibilità: lo spazio è la forma del senso esterno, il tempo del senso interno (e mediatamente di tutti i fenomeni). Sono a priori perché ogni esperienza li presuppone, e sono le condizioni che rendono possibile la matematica come scienza di giudizi sintetici a priori (la geometria si fonda sullo spazio, l'aritmetica sul tempo del contare).
Nell'«Analitica trascendentale» l'intelletto ordina il molteplice sensibile mediante dodici «categorie» (concetti puri come causa, sostanza, unità, necessità), ricavate dalle forme logiche del giudizio. Il principio supremo è l'«Io penso» (appercezione trascendentale): l'unità autocosciente del soggetto che accompagna e sintetizza tutte le rappresentazioni. Le categorie hanno valore oggettivo solo se applicate ai dati dell'intuizione sensibile: fuori dell'esperienza possibile sono vuote. Da qui il limite: conosciamo i fenomeni, non le cose in sé.
Nella «Dialettica trascendentale» Kant smaschera l'illusione della metafisica tradizionale. La ragione, spinta a cercare l'incondizionato, produce tre «idee» (anima, mondo, Dio) e tre pseudo-scienze: psicologia razionale (paralogismi), cosmologia razionale (antinomie: tesi e antitesi ugualmente dimostrabili, segno che la ragione esce dai suoi limiti) e teologia razionale (critica delle prove dell'esistenza di Dio, in particolare dell'argomento ontologico: l'esistenza non è un predicato che si possa ricavare da un concetto). Le idee non sono conoscitive, ma conservano un valore «regolativo»: orientano la ricerca verso l'unità sistematica del sapere, senza pretendere di conoscere oggetti.
Esempio svolto

Analisi di un'antinomia cosmologica

Esponi la prima antinomia kantiana relativa al mondo (finitezza/infinità nel tempo e nello spazio) e spiega che cosa essa dimostra circa i limiti della ragione.

  1. 01Individuare il campo

    Le antinomie nascono quando la ragione applica le categorie all'idea cosmologica di «mondo» come totalità, cioè oltre l'esperienza possibile.

  2. 02Formulare la tesi

    Tesi: «Il mondo ha un inizio nel tempo ed è limitato nello spazio». Argomento: una serie infinita già trascorsa non potrebbe mai essere compiuta.

  3. 03Formulare l'antitesi

    Antitesi: «Il mondo non ha inizio nel tempo né limiti nello spazio». Argomento: un inizio richiederebbe un tempo vuoto precedente, in cui nulla potrebbe cominciare.

  4. 04Trarre la conclusione critica

    Entrambe sembrano dimostrabili con uguale rigore: il conflitto rivela che la ragione ha oltrepassato i propri limiti, trattando il mondo-fenomeno come se fosse una cosa in sé.

Risultato: L'antinomia non si risolve scegliendo una tesi, ma riconoscendo che l'idea di «mondo come totalità» non è oggetto di conoscenza: è la prova che la ragione, fuori dell'esperienza, cade in contraddizione.

Obiettivo Maturità

  • Saper ricostruire l'architettura della prima Critica (Estetica/Analitica/Dialettica) e collegare ogni parte alla facoltà e all'oggetto corrispondenti.
  • Spiegare perché la metafisica come scienza è impossibile ma le idee della ragione conservano una funzione regolativa, e saper esporre almeno un'antinomia.

Errori frequenti

  • Credere che per Kant si possa conoscere il noumeno: il noumeno è pensabile come concetto-limite ma mai conoscibile, perché manca l'intuizione sensibile corrispondente.
  • Considerare spazio e tempo realtà oggettive «là fuori» indipendenti dal soggetto, invece che forme a priori della sensibilità.

Approfondimento

Il cuore argomentativo — e il passo più arduo — della prima Critica è la «deduzione trascendentale delle categorie»: la prova che concetti puri come causa e sostanza, pur non derivando dall'esperienza, valgono legittimamente per ogni esperienza possibile. La chiave è l'«appercezione trascendentale», l'«Io penso» che «deve poter accompagnare tutte le mie rappresentazioni». Il ragionamento, in forma essenziale: perché ci sia esperienza, il molteplice dato dai sensi deve essere unificato in un'unica coscienza; ma questa unificazione richiede regole a priori (le categorie); dunque le categorie sono le condizioni di possibilità non solo del pensiero, ma degli oggetti stessi dell'esperienza — «le condizioni di possibilità dell'esperienza sono al tempo stesso condizioni di possibilità degli oggetti dell'esperienza». È qui che si fonda l'oggettività scientifica e insieme il suo limite: le categorie hanno valore solo entro l'intuizione sensibile. Le «antinomie» della Dialettica mostrano il rovescio: quando la ragione applica le categorie all'incondizionato (il mondo come totalità), cade in contraddizioni in cui tesi e antitesi (il mondo è finito / è infinito) sono ugualmente «dimostrabili». Kant risolve mostrando che le antinomie matematiche sono entrambe false (l'errore è trattare il mondo fenomenico come una cosa in sé), mentre le dinamiche possono essere entrambe vere su piani diversi — aprendo lo spazio per conciliare necessità naturale e libertà. Proprio l'«Io penso» come attività costitutiva sarà il punto da cui Fichte, radicalizzandolo in «Io assoluto», farà scaturire tutto l'idealismo.

Ripasso attivo

Illustra le tre partizioni della «Critica della ragion pura» e spiega perché, secondo Kant, l'intelletto può conoscere solo i fenomeni e non le cose in sé.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Critica della ragion pratica: legge morale e autonomia#

●●○StandardLPOSA-filosofia-kantLPKant, Critica della ragion pratica (1788); imperativo categorico

Imperativo categorico e imperativi ipotetici; autonomia contro eteronomia

Imperativo categorico e imperativi ipoteticiTabella con 3 colonne e 3 righe, Dati: Aspetto · Ipotetico · Categorico; Comando · condizionato · incondizionato; Fine · un fine · nessuno (in sé); Fondamento · eteronomia · autonomiaASPETTOIPOTETICOCATEGORICOComandocondizionatoincondizionatoFineun finenessuno (in sé)Fondamentoeteronomiaautonomia
Fig. 3L'imperativo categorico è incondizionato e fondato sull'autonomia (massima universalizzabile); gli imperativi ipotetici sono condizionati a un fine e legati all'eteronomia. Solo l'autonomia fonda la dignità morale.

Punti chiave

Se la ragion pura «teoretica» conosce solo i fenomeni, la ragion «pratica» determina la volontà e fonda la morale. Kant cerca una morale «pura», cioè a priori, valida per ogni essere razionale indipendentemente dai fini empirici, dalla ricchezza o dalla felicità. La moralità non sta nel contenuto dell'azione né nelle sue conseguenze, ma nella «forma» del volere: un'azione è morale solo se compiuta «per dovere», cioè per puro rispetto della legge, e non semplicemente «conforme al dovere» per inclinazione o interesse.
Il principio della morale è l'«imperativo categorico»: un comando incondizionato che vale per se stesso. Si distingue dagli «imperativi ipotetici», che valgono solo come mezzi per un fine («se vuoi X, devi fare Y»). L'imperativo categorico non prescrive «che cosa» fare in concreto, ma la forma universale che ogni massima deve avere per essere morale. Kant ne offre più formulazioni equivalenti, di cui le principali sono quella dell'universalità e quella dell'umanità come fine.
La prima formula recita: «agisci soltanto secondo quella massima che puoi insieme volere che diventi una legge universale». La seconda, detta dell'umanità: «agisci in modo da trattare l'umanità, in te e negli altri, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo». Da esse discende l'idea dell'autonomia: la volontà razionale è insieme legislatrice e suddita della legge che essa stessa si dà. È questo il «regno dei fini», comunità ideale di esseri razionali che si trattano reciprocamente come fini.
L'«autonomia» (la volontà che obbedisce solo alla propria legge razionale) si oppone all'«eteronomia» (la volontà determinata da impulsi, inclinazioni o autorità esterne) ed è il fondamento della dignità umana. La libertà non è dimostrabile teoreticamente, ma è la condizione («ratio essendi») della legge morale, di cui abbiamo coscienza come un «fatto della ragione». Per garantire la possibilità del «sommo bene» (unione di virtù e felicità) Kant introduce infine i tre «postulati» della ragion pratica: la libertà, l'immortalità dell'anima e l'esistenza di Dio — non oggetti di conoscenza, ma esigenze necessarie della vita morale.
Esempio svolto

Applicazione dell'imperativo categorico: la falsa promessa

Applica la prima formula dell'imperativo categorico al caso di chi, trovandosi in difficoltà, voglia fare una promessa con l'intenzione di non mantenerla. È un'azione morale?

  1. 01Enunciare la massima

    La massima soggettiva è: «Quando mi trovo in difficoltà, prometto qualcosa pur sapendo che non manterrò».

  2. 02Universalizzare la massima

    Si chiede se questa massima possa diventare legge universale: e se tutti promettessero senza intenzione di mantenere?

  3. 03Rilevare la contraddizione

    Se la falsa promessa fosse legge universale, nessuno crederebbe più alle promesse e l'istituzione stessa del promettere si annullerebbe: la massima si autodistrugge nel volerla universale.

  4. 04Concludere

    Poiché la massima non può essere voluta come legge universale senza contraddizione, l'azione è immorale. La seconda formula conferma: la falsa promessa usa l'altro come mero mezzo.

Risultato: La falsa promessa è immorale: viola sia il criterio dell'universalizzabilità sia il principio dell'umanità come fine. Il test mostra come l'imperativo categorico operi sulla forma della massima, non sulle conseguenze.

Obiettivo Maturità

  • Distinguere con sicurezza imperativo categorico e imperativi ipotetici, e «agire per dovere» da «agire conformemente al dovere».
  • Spiegare il concetto di autonomia in contrapposizione all'eteronomia e il ruolo dei tre postulati (libertà, immortalità, Dio).

Errori frequenti

  • Ritenere che per Kant la morale dipenda dalle conseguenze dell'azione o dalla ricerca della felicità: la sua è un'etica formale e deontologica, fondata sul dovere, non sui risultati.
  • Trattare i postulati (Dio, immortalità) come dimostrazioni teoretiche della loro esistenza, mentre sono esigenze pratiche della ragione, non conoscenze.

Approfondimento

L'etica kantiana va conosciuta anche attraverso le grandi obiezioni che ha suscitato, tutte convergenti sul suo «formalismo». La più celebre è di Hegel: l'imperativo categorico, prescrivendo solo la non-contraddittorietà universale di una massima, sarebbe una «forma vuota» incapace di generare doveri concreti — la sola coerenza formale può giustificare quasi tutto e non dice, di per sé, quali fini perseguire; separando il dovere dalla vita etica reale (la «Sittlichkeit», i costumi di un popolo), Kant condannerebbe la morale a un puro «dover essere» impotente. Un secondo nodo è il «rigorismo». Nella celebre polemica con Benjamin Constant sul «presunto diritto di mentire per amore dell'umanità», Kant sostiene che non è mai lecito mentire, nemmeno all'assassino che chiede dove si è nascosta la vittima: la veridicità è un dovere incondizionato e le conseguenze non contano. Molti vi hanno visto la prova che un'etica del dovere assoluto, indifferente ai risultati, può condurre a esiti moralmente inaccettabili — è il classico contrasto fra etica «deontologica» ed etica «conseguenzialista» (utilitarista). In difesa di Kant si osserva però che la seconda formula — trattare l'umanità «sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo» — introduce un contenuto sostanziale (la dignità della persona) che eccede il puro formalismo, ed è proprio questo principio a fondare oggi il linguaggio universale dei diritti umani. La forza e i limiti dell'etica kantiana stanno insomma nella sua intransigente purezza.

Ripasso attivo

Spiega in che cosa consiste l'imperativo categorico, illustrane le due formulazioni principali e mostra come da esse derivi la nozione kantiana di autonomia della volontà.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Critica del giudizio: estetica e teleologia#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-kantLPKant, Critica del giudizio (1790); bello e sublime

La terza Critica come ponte fra natura e libertà

La terza Critica come ponte fra natura e libertàGrafo, Natura (ragion pura) → Giudizio (ponte, riflettente), Giudizio (ponte, riflettente) → Libertà (ragion pratica), Giudizio (ponte, riflettente) → Estetico: bello / sublime, Giudizio (ponte, riflettente) → Teleologico: finalitàNatura (ragionpura)Giudizio (ponte,riflettente)Libertà (ragionpratica)Estetico: bello/sublimeTeleologico:finalità

Punti chiave

La «Critica del giudizio» (1790) chiude il sistema critico cercando un ponte fra il mondo della natura (necessità, oggetto della ragion pura) e il mondo della libertà (dovere, oggetto della ragion pratica). Il mediatore è la facoltà del «giudizio», cioè la capacità di pensare il particolare sotto l'universale. Kant distingue il giudizio «determinante» (che applica una regola data al caso) dal giudizio «riflettente» (che, dato il particolare, deve risalire a un universale non dato): è quest'ultimo a operare nell'estetica e nella teleologia.
Nella prima parte (giudizio estetico) Kant analizza il «bello». Il giudizio di gusto, «questo è bello», ha quattro caratteri: è disinteressato (piacere libero da ogni interesse per l'esistenza dell'oggetto); è universale senza concetto (pretende l'assenso di tutti pur non poggiando su una regola); presenta una «finalità senza scopo» (l'oggetto appare conforme a un fine senza averne uno determinato); è necessario in modo esemplare. Il bello nasce dal libero gioco armonico di immaginazione e intelletto.
Distinto dal bello è il «sublime», che non riguarda la forma ma ciò che è smisurato o potente (l'oceano in tempesta, il cielo stellato, le alte montagne). Il sublime «matematico» concerne la grandezza incommensurabile, quello «dinamico» la forza terribile della natura. Esso suscita un sentimento ambivalente — dispiacere per l'inadeguatezza dell'immaginazione e piacere per la scoperta, in noi, di una ragione e di una destinazione morale superiori a ogni grandezza sensibile.
Nella seconda parte (giudizio teleologico) Kant affronta la finalità della natura. Negli organismi viventi le parti esistono in funzione del tutto e reciprocamente come mezzi e fini: la natura sembra organizzata «come se» fosse retta da un fine. Per Kant questa finalità non è un principio «costitutivo» (non dimostra che la natura abbia davvero scopi né l'esistenza di un creatore), ma soltanto «regolativo»: un punto di vista indispensabile alla nostra mente per studiare i viventi, senza con ciò varcare i limiti del conoscere fissati dalla prima Critica.
Esempio svolto

Analisi guidata: bello o sublime?

Stabilisci se le seguenti esperienze rientrano nel «bello» o nel «sublime» kantiano, giustificando la risposta: (a) la contemplazione di una rosa; (b) lo spettacolo di un temporale violento sull'oceano.

  1. 01Richiamare i criteri

    Il bello: forma finita, finalità senza scopo, piacere disinteressato e armonico. Il sublime: assenza di forma o grandezza/potenza smisurate, sentimento ambivalente di dispiacere e piacere, rinvio alla destinazione morale della ragione.

  2. 02Esaminare (a)

    La rosa ha una forma definita e armoniosa: la sua contemplazione disinteressata produce il libero gioco di immaginazione e intelletto. È un caso di «bello».

  3. 03Esaminare (b)

    Il temporale sull'oceano è potenza informe e terribile: schiaccia l'immaginazione ma desta in noi il senso di una ragione superiore alla natura sensibile. È un caso di «sublime dinamico».

  4. 04Concludere

    La differenza non sta nell'oggetto in sé ma nel tipo di rapporto fra le facoltà: armonia nel bello, conflitto-elevazione nel sublime.

Risultato: (a) bello; (b) sublime dinamico. L'esempio chiarisce che bello e sublime sono due distinti sentimenti del giudizio riflettente.

Obiettivo Maturità

  • Distinguere giudizio determinante e riflettente e collegare la terza Critica al problema del «ponte» fra natura e libertà.
  • Saper caratterizzare il bello (i quattro momenti, la finalità senza scopo) e il sublime (matematico e dinamico), e spiegare il valore solo regolativo della finalità naturale.

Errori frequenti

  • Confondere bello e sublime: il bello riguarda la forma limitata e dà un piacere armonico; il sublime riguarda l'illimitato o il potente e dà un sentimento misto di dispiacere e piacere.
  • Interpretare la finalità della natura come prova kantiana dell'esistenza di Dio o di scopi reali: in Kant essa resta un principio regolativo, non costitutivo.

Approfondimento

La terza Critica, a lungo considerata minore, è in realtà una delle più feconde per gli sviluppi successivi. Anzitutto il «giudizio riflettente» — che risale dal particolare a un universale non dato — offre un modello di razionalità non deduttiva che affascinò gli idealisti: il concetto di «finalità senza scopo» e l'idea che nell'opera d'arte si concili ciò che l'intelletto separa (finito/infinito, sensibile/intelligibile) sono il punto di partenza dell'estetica di Schelling e dell'intera riflessione romantica sull'arte come organo della verità. In secondo luogo, la dottrina del «disinteresse» — il bello piace «senza alcun interesse» per l'esistenza dell'oggetto — fonda l'autonomia moderna dell'estetico: l'arte non serve né alla conoscenza né alla morale né all'utile, ma vale per sé; è la radice lontana delle poetiche dell'«arte per l'arte» e, per altra via, della teoria estetica di Adorno. Quanto al «sublime», l'idea che di fronte allo smisurato e al terribile l'immaginazione fallisca ma la ragione scopra in noi una destinazione morale superiore alla natura diventa una categoria centrale del sentire romantico. Infine il «giudizio teleologico»: Kant afferma che dobbiamo pensare gli organismi viventi «come se» fossero organizzati finalisticamente, pur senza poter dimostrare fini reali in natura, e conia la formula secondo cui non vi sarà mai un «Newton di un filo d'erba» capace di spiegare la vita con le sole leggi meccaniche — il problema della finalità del vivente, che la biologia contemporanea continua a discutere.

Ripasso attivo

Spiega la funzione della «Critica del giudizio» come ponte fra natura e libertà, distinguendo il giudizio estetico (bello e sublime) dal giudizio teleologico.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

Storia, diritto e pace nel pensiero kantiano#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-kantLPKant, Per la pace perpetua; rivoluzione copernicana

«Per la pace perpetua»: articoli preliminari e definitivi

«Per la pace perpetua»: articoli preliminari e definitiviTabella con 2 colonne e 2 righe, Dati: Articoli · Contenuto; Preliminari · No eserciti permanenti; nessuna ingerenza negli Stati; Definitivi · 1. Costituzione repubblicana; 2. Federazione di Stati; 3. Diritto cosmopoliticoARTICOLICONTENUTOPreliminariNo eserciti permanenti;nessuna ingerenza negliStatiDefinitivi1. Costituzionerepubblicana; 2. Federazionedi Stati; 3. Dirittocosmopolitico
Fig. 5«Per la pace perpetua» (1795): gli articoli preliminari rimuovono le cause di guerra; i tre articoli definitivi la fondano.

Punti chiave

Accanto alle tre Critiche, Kant sviluppa una riflessione sulla storia, sul diritto e sulla politica che applica al piano collettivo i principi della ragion pratica. Nello scritto «Idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico» (1784) interpreta la storia come progresso, sia pur faticoso, verso una società civile e giuridica: il motore è l'«insocievole socievolezza» dell'uomo, la tensione fra l'inclinazione ad associarsi e quella a opporsi agli altri, che spinge lo sviluppo delle facoltà umane.
Nello scritto «Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?» (1784) Kant definisce l'Illuminismo come l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità di cui è egli stesso colpevole, e ne fa il motto «Sapere aude!», «abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza». Distingue l'uso «pubblico» della ragione (libero, rivolto a tutti, da garantire sempre) dall'uso «privato» (entro una funzione o un ruolo, che può essere limitato): è la libertà del primo a rendere possibile l'emancipazione.
In «Per la pace perpetua» (1795) Kant elabora un progetto di diritto internazionale fondato sulla ragione. Gli «articoli preliminari» chiedono di abolire eserciti permanenti, ingerenze negli altri Stati e trattati con riserve mentali; gli «articoli definitivi» stabiliscono che la costituzione di ogni Stato sia repubblicana, che il diritto internazionale si fondi su una federazione di liberi Stati e che esista un diritto cosmopolitico limitato all'ospitalità universale. La pace non è uno stato naturale, ma va istituita.
Il fondamento di questa filosofia politica è il primato della libertà e della dignità della persona già affermato nella seconda Critica: lo Stato deve garantire la coesistenza delle libertà secondo una legge universale. Kant non auspica un super-Stato mondiale dispotico, ma una federazione (foedus pacificum) che conservi la sovranità degli Stati pur vincolandoli al diritto. La sua proposta segna l'origine del pensiero giuridico-internazionale moderno e ispirerà progetti di organizzazione sovranazionale.
Esempio svolto

Costruzione di un paragrafo argomentativo sullo «Sapere aude»

Costruisci un breve paragrafo argomentativo che spieghi perché, per Kant, l'Illuminismo richiede la libertà dell'uso pubblico della ragione, in stile di trattazione sintetica da colloquio.

  1. 01Tesi

    Affermare la tesi: l'emancipazione («uscita dalla minorità») è possibile solo se è garantita la libertà di fare pubblico uso della propria ragione.

  2. 02Definizione dei termini

    Chiarire «minorità» (incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida altrui, colpevole quando dipende da pigrizia e viltà) e la distinzione uso pubblico/privato della ragione.

  3. 03Argomento

    Mostrare che, mentre l'uso privato (entro un ufficio) può essere limitato per ragioni di ordine, l'uso pubblico — rivolto come studioso all'intero pubblico dei lettori — deve restare libero, perché è la via attraverso cui un'epoca matura verso l'autonomia.

  4. 04Conclusione

    Concludere collegando il «Sapere aude» all'autonomia morale della seconda Critica: la libertà di pensiero è la condizione pubblica dell'autodeterminazione razionale.

Risultato: Un paragrafo coeso che, da una tesi chiara, definisce i termini, argomenta sul ruolo dell'uso pubblico della ragione e conclude saldando Illuminismo e autonomia — modello di risposta sintetica per il colloquio.

Obiettivo Maturità

  • Saper esporre la definizione kantiana di Illuminismo (minorità, «Sapere aude», uso pubblico/privato della ragione) e collegarla al tema dell'autonomia.
  • Conoscere la struttura di «Per la pace perpetua» (articoli preliminari e definitivi, federazione di Stati, diritto cosmopolitico) come applicazione della ragion pratica al diritto.

Errori frequenti

  • Attribuire a Kant la proposta di uno Stato mondiale unico e accentrato: egli propone invece una federazione di Stati liberi che ne conserva la sovranità.
  • Confondere l'uso «pubblico» e «privato» della ragione, scambiando il primo (rivolto all'intera comunità dei lettori, da lasciare libero) con la sfera intima personale.

Approfondimento

Due approfondimenti mostrano l'attualità di questi scritti «minori». Il primo riguarda la filosofia della storia. Kant introduce l'idea, potente e ambivalente, dell'«insocievole socievolezza» («ungesellige Geselligkeit»): è l'antagonismo — la vanità, la competizione, la brama di dominio — a costringere gli uomini a sviluppare le proprie facoltà e a darsi istituzioni giuridiche. La natura si serve del male e del conflitto come di un'astuzia per realizzare il progresso, in una sorta di «teodicea» laica della storia; e tuttavia Kant avverte con celebre realismo che «da un legno storto come quello di cui è fatto l'uomo non si può costruire nulla di interamente diritto». Il secondo approfondimento è la sorprendente fecondità politica di «Per la pace perpetua». La proposta di una «federazione di liberi Stati» che rinuncino alla guerra ha ispirato direttamente i progetti novecenteschi di organizzazione internazionale, dalla Società delle Nazioni all'ONU. E l'articolo secondo cui la costituzione di ogni Stato deve essere «repubblicana» anticipa una delle ipotesi più discusse della scienza politica contemporanea, la «teoria della pace democratica», secondo cui gli Stati democratici tendono a non farsi guerra tra loro. Kant fonda così, sui principi della ragion pratica, l'idea che la pace non sia un dono di natura ma un compito giuridico e morale da istituire — una delle eredità più vive dell'Illuminismo nel diritto internazionale.

Ripasso attivo

Commenta la definizione kantiana di Illuminismo come «uscita dell'uomo dallo stato di minorità» e mostra come essa si traduca, in «Per la pace perpetua», in un progetto politico-giuridico fondato sulla ragione.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01Il progetto criticista e la rivoluzione copernicana○
    • 02Critica della ragion pura: condizioni e limiti del conoscere◐
    • 03Critica della ragion pratica: legge morale e autonomia◐
    • 04Critica del giudizio: estetica e teleologia●
    • 05Storia, diritto e pace nel pensiero kantiano●

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Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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