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Dall'eredità del criticismo kantiano nasce, fra il 1790 e il 1830, la grande stagione dell'idealismo tedesco: il «noumeno» inconoscibile viene rimosso e la realtà è ripensata come prodotto e manifestazione di un'unica attività spirituale e razionale. Da Fichte, che pone l'«Io assoluto» come principio infinito, a Schelling, che cerca l'identità di natura e spirito, fino a Hegel, che costruisce il sistema più imponente della filosofia occidentale fondato sulla dialettica e sulla tesi «ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale». Questo nucleo è centrale e pienamente valutabile all'Esame di Stato, perché fornisce le categorie (dialettica, Aufhebung, alienazione, eticità, Stato) su cui si misureranno Schopenhauer, Kierkegaard, Marx e l'intero pensiero contemporaneo.
5 sezioni~30 min di lettura4 competenzeLivello Standard 2 · Approfondimento 3Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi si richiede la conoscenza del passaggio dal criticismo all'idealismo, dei caratteri generali di Fichte e Schelling, e soprattutto del sistema hegeliano nei suoi nodi essenziali: dialettica, Fenomenologia dello spirito (in particolare la dialettica servo-signore), spirito oggettivo (diritto, moralità, eticità, Stato) e spirito assoluto (arte, religione, filosofia).
livello avanzato
Negli indirizzi con più ore di filosofia (in particolare il Liceo Classico e il Liceo delle Scienze Umane) si approfondiscono l'analisi diretta di brani della Fenomenologia e dei Lineamenti di filosofia del diritto, la differenza fra logica formale e logica dialettica, e il rapporto fra il sistema hegeliano e le filosofie post-hegeliane (Destra e Sinistra hegeliane).
Profondità di lettura: Approfondimento
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Dal criticismo all'idealismo: l'eliminazione della cosa in sé
Componi un paragrafo argomentativo che spieghi la critica idealista alla «cosa in sé» kantiana, organizzandolo in tesi, argomento e conclusione.
La cosa in sé kantiana è una nozione internamente contraddittoria e va eliminata: questa è la mossa che fonda l'idealismo.
Kant afferma che la cosa in sé esiste e «affeziona» la sensibilità, cioè la causa. Ma «esistenza» e «causa» sono categorie dell'intelletto che, per Kant stesso, valgono solo entro il fenomeno. Applicarle alla cosa in sé è quindi illegittimo: o se ne parla con le categorie, e allora è già fenomeno, oppure non se ne può dire nulla, nemmeno che esista.
Senza un noumeno esterno, non resta che ricondurre la realtà intera all'attività del soggetto conoscente, inteso però come Io o Spirito infinito: è la nascita dell'idealismo.
Questa critica, sviluppata già da Fichte, segna il passaggio dal criticismo all'idealismo e si inserisce nel clima romantico dell'aspirazione all'infinito.
Risultato: Il paragrafo mostra che, applicando coerentemente i limiti posti da Kant alle categorie, la cosa in sé risulta inammissibile: la sua eliminazione apre la via all'idealismo, che riconduce ogni realtà all'attività di un principio spirituale infinito.
Errori frequenti
Approfondimento
L'eliminazione della «cosa in sé» va còlta nella sua forma argomentativa rigorosa, perché è la mossa che genera tutto l'idealismo. La contraddizione fu formulata con lapidaria efficacia da Friedrich Jacobi: «senza il presupposto della cosa in sé non posso entrare nel sistema kantiano, ma con esso non posso rimanervi». Il punto è che Kant afferma che la cosa in sé «affetta» la sensibilità e ne «causa» le sensazioni; ma «causa» ed «esistenza» sono categorie che, per Kant stesso, valgono solo nel fenomeno e non possono applicarsi al noumeno. Dunque parlare di una cosa in sé che causa le nostre sensazioni è già una violazione delle regole kantiane. La conseguenza obbligata, per i post-kantiani, è sopprimere quel residuo: se non esiste nulla al di là del soggetto trascendentale, allora è il soggetto stesso a produrre l'intero contenuto del conoscere, e non solo la sua forma. A spingere in questa direzione contribuì Karl Leonhard Reinhold, che reclamava per la filosofia critica un «principio primo» unico da cui dedurre tutto — esigenza che Fichte soddisferà con l'Io. Sul piano culturale, questa filosofia è inseparabile dal programma romantico: il celebre «Più antico programma di sistema dell'idealismo tedesco» e il circolo dell'«Athenäum» (i fratelli Schlegel, Novalis) sognano l'unità di poesia e filosofia, l'arte come rivelazione dell'infinito e una «nuova mitologia della ragione». L'idealismo è la faccia sistematica di questa aspirazione romantica all'assoluto.
Ripasso attivo
Spiega per quali ragioni gli idealisti tedeschi giudicano contraddittoria la nozione kantiana di «cosa in sé» e in che modo la sua eliminazione apra la strada all'idealismo. Chiarisci poi il significato tecnico del termine «idealismo», distinguendolo dall'uso comune.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Fichte: i tre principi della Dottrina della scienza
Costruisci un confronto ragionato fra la concezione della natura in Fichte e in Schelling, individuando il punto di partenza comune, la differenza decisiva e l'esito di ciascuna posizione.
Entrambi muovono dall'idealismo post-kantiano: la realtà non è una cosa in sé esterna, ma è ricondotta a un principio spirituale infinito (l'Io, l'Assoluto).
Per Fichte la natura (il non-io) è posta dall'Io come ostacolo necessario alla propria attività morale: ha valore strumentale, è il «materiale del dovere». Il primato è del soggetto pratico.
Per Schelling questa subordinazione è eccessiva: la natura ha una realtà e una dignità proprie, è «spirito visibile», organismo che attraverso le potenze tende a risvegliarsi come coscienza. Natura e spirito sono paritari.
Fichte approda a un idealismo soggettivo ed etico; Schelling all'idealismo dell'identità, in cui l'Assoluto è l'unità originaria di natura e spirito, colta dall'intuizione intellettuale e dall'arte.
Risultato: Il confronto mostra che, partendo dal comune terreno idealista, Fichte subordina la natura all'Io pratico mentre Schelling le restituisce dignità autonoma, fino a porre l'Assoluto come identità di natura e spirito: è il passaggio dall'idealismo etico all'idealismo dell'identità.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento illumina gli sviluppi meno noti ma decisivi dei due autori. Fichte non fu solo il metafisico dell'Io: coinvolto nella «disputa sull'ateismo» («Atheismusstreit», 1798-99) per aver identificato Dio con l'ordine morale del mondo, perse la cattedra a Jena; e negli anni dell'occupazione napoleonica pronunciò i «Discorsi alla nazione tedesca» (1808), in cui l'idea dell'Io che si autopone diventa il fondamento filosofico di una missione educativa e nazionale del popolo tedesco — testo che avrà un'eco lunga e ambigua nel nazionalismo successivo. Ancora più rilevante è la parabola di Schelling. Il «Proteo» della filosofia tedesca non si fermò all'idealismo dell'identità: nelle «Ricerche sull'essenza della libertà umana» (1809) affrontò il problema del male come radicato in un «fondo oscuro» presente in Dio stesso, incrinando ogni ottimismo razionalistico. E l'ultimo Schelling elaborò la distinzione fra «filosofia negativa» (che dice l'essenza, il «che cosa» delle cose, ed è la filosofia dei concetti come quella di Hegel) e «filosofia positiva» (che deve rendere ragione dell'«esistenza» reale, del «che una cosa sia», irriducibile al concetto). Con questa critica alla pretesa hegeliana di dedurre l'esistenza dal pensiero, Schelling anticipa temi dell'esistenzialismo: non a caso, alle sue lezioni berlinesi del 1841 assistevano un giovane Kierkegaard, Engels, Bakunin. La priorità dell'esistenza sull'essenza, che sarà la parola d'ordine del Novecento, affonda le radici anche qui.
Ripasso attivo
Illustra i tre principi della Dottrina della scienza di Fichte e spiega in che senso il non-io (la natura) è posto dall'Io. Confronta poi questa concezione con la filosofia della natura di Schelling, mostrando perché si parla, per quest'ultimo, di idealismo dell'identità.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
La dialettica hegeliana e la partizione del sistema
Applica lo schema dialettico hegeliano alla triade iniziale della Logica (essere - nulla - divenire), spiegando perché ciascun momento richiede il successivo.
L'«essere» puro, preso come pura indeterminatezza, senza alcuna qualità o determinazione, è del tutto vuoto: pensare l'essere senza alcun contenuto è non pensare nulla di determinato.
Proprio perché del tutto vuoto e indeterminato, l'«essere» puro coincide con il «nulla»: la tesi, spinta al limite, si rovescia nel proprio opposto. Tesi e antitesi sono entrambe astratte e insostenibili da sole.
La verità dei due momenti non è né l'essere né il nulla, ma il loro passaggio reciproco: il «divenire», cioè il continuo trascorrere dell'essere nel nulla e del nulla nell'essere. Il divenire è la sintesi che li comprende e li supera.
Nel divenire essere e nulla sono tolti come momenti separati, ma conservati come momenti interni del processo ed elevati a una determinazione più ricca: è esattamente la struttura dell'Aufhebung.
Risultato: La triade essere-nulla-divenire esemplifica la dialettica: la tesi astratta si rovescia nell'antitesi e si risolve nella sintesi (il divenire), che toglie, conserva ed eleva i momenti precedenti secondo il movimento dell'Aufhebung.
Errori frequenti
Approfondimento
Un approfondimento rigoroso deve anzitutto correggere un luogo comune: la triade «tesi-antitesi-sintesi» non è terminologia hegeliana. Hegel usa questa formula quasi solo per criticarla (a proposito di Kant), e la sua fortuna deriva da Fichte e dal manualista Heinrich Chalybäus. I concetti propri di Hegel sono la «negazione determinata» — ogni negazione non produce il nulla astratto, ma un contenuto nuovo e specifico, «quel» determinato risultato che nega — e la «negazione della negazione», il ritorno arricchito a sé. Comprenderlo evita di ridurre la dialettica a uno schema meccanico. Il secondo approfondimento riguarda l'ambiguità feconda del sistema, che si rifletté subito nella scissione della scuola hegeliana. La formula «ciò che è reale è razionale» poteva essere letta in senso conservatore (giustificazione dell'esistente, dello Stato prussiano) oppure rivoluzionario (solo ciò che è «veramente» razionale è reale, dunque l'esistente irrazionale va superato). Da qui la spaccatura fra la «Destra hegeliana» (i «vecchi hegeliani», che accentuano la conciliazione con religione e Stato) e la «Sinistra hegeliana» (i «giovani hegeliani»: Feuerbach, Bauer, Strauss e il giovane Marx), che rovescia la dialettica in senso critico e ateo. È da questa costola sinistra che nascerà il materialismo di Marx. Va infine ricordato che nel Novecento la dialettica hegeliana fu bersaglio della critica «analitica» (Bertrand Russell, Karl Popper la accusarono di irrazionalismo e di violare il principio di non contraddizione), mentre altri ne rivendicavano la profondità: un dibattito sul valore stesso della «ragione dialettica» tuttora aperto.
Ripasso attivo
Spiega che cosa intende Hegel quando afferma che «l'assoluto è soggetto» e «il vero è l'intero». Illustra quindi i tre momenti della dialettica e chiarisci il triplice significato del termine Aufhebung, esemplificandolo.
Richiamo attivo
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
La dialettica servo-signore
Leggi questa parafrasi di un passo hegeliano: «Il signore gode della cosa, ma il servo, lavorandola, la forma; e formando la cosa, forma se stesso, e nel prodotto duraturo del suo lavoro ritrova la propria coscienza.» Analizza il passo individuando il movimento dialettico.
Il signore appare la figura superiore: comanda e gode senza fatica. Il servo appare inferiore: lavora e obbedisce. È la disposizione apparente dei ruoli, la «tesi» della figura.
Il godimento del signore è effimero e lo rende dipendente: per godere ha bisogno che il servo produca, e consuma senza trasformare. La sua superiorità si rivela vuota.
Il servo, lavorando, imprime la propria forma sulla cosa: nel prodotto duraturo «ritrova la propria coscienza», cioè si riconosce e acquista autonomia. Il lavoro è formativo ed emancipatore.
La gerarchia iniziale si capovolge dialetticamente: la verità della signoria è la servitù, e la verità della servitù è la libertà conquistata attraverso il lavoro. È l'esito speculativo della figura.
Risultato: Il brano mostra il rovesciamento dialettico della figura: attraverso il lavoro il servo trasforma il mondo e forma se stesso, conquistando l'autonomia che il signore, ridotto al puro consumo, perde. Da qui l'enorme influenza della pagina sul pensiero di Marx.
Errori frequenti
Approfondimento
La dialettica servo-signore è forse la pagina più influente di tutta la filosofia moderna, e il suo peso si misura dalla catena di riletture che ha generato ben oltre Marx. Decisive furono, negli anni Trenta, le lezioni parigine di Alexandre Kojève, che fecero del «desiderio di riconoscimento» e della «lotta per il riconoscimento» la chiave di volta per interpretare Hegel e plasmarono un'intera generazione francese: Jean-Paul Sartre (il conflitto degli sguardi ne «L'essere e il nulla»), Jacques Lacan (il desiderio come «desiderio dell'altro»), Maurice Merleau-Ponty. Il tema del «riconoscimento» è poi diventato il cuore di una fiorente filosofia sociale contemporanea: Axel Honneth, nella Scuola di Francoforte, vi ha fondato una teoria delle «lotte per il riconoscimento» come motore del conflitto sociale e delle rivendicazioni di dignità. La figura ha inoltre alimentato il pensiero della liberazione: Frantz Fanon l'ha applicata al rapporto coloniale fra colonizzatore e colonizzato, e Simone de Beauvoir alla relazione fra i sessi (la donna come «Altro» dell'uomo). Va aggiunto che, nella «Fenomenologia», al rovesciamento servo-signore segue la figura della «coscienza infelice», l'autocoscienza scissa che proietta la propria essenza in un aldilà irraggiungibile (attraverso stoicismo, scetticismo e religiosità medievale): un'analisi che Feuerbach e Marx erediteranno nella critica della religione come «alienazione». La forza di questa pagina sta nell'aver mostrato che l'identità del soggetto non è originaria, ma nasce dal rapporto conflittuale con l'altro.
Ripasso attivo
Ricostruisci la dialettica servo-signore nella Fenomenologia dello spirito: spiega la lotta per il riconoscimento, la nascita del rapporto signore-servo e soprattutto il suo rovesciamento attraverso il lavoro. Indica infine perché questa pagina ha avuto tanta influenza su Marx.
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Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Spirito oggettivo e spirito assoluto
Componi un paragrafo argomentativo che chiarisca la concezione hegeliana dello Stato come «realtà dell'idea etica», contrapponendola al modello contrattualistico-liberale.
Per Hegel lo Stato non è uno strumento al servizio degli individui, ma il culmine dello spirito oggettivo: la «realtà dell'idea etica», l'organismo razionale in cui la libertà si fa concreta.
Il contrattualismo liberale (Locke e la tradizione giusnaturalistica) concepisce lo Stato come prodotto di un patto fra individui, finalizzato a tutelare diritti che precedono lo Stato stesso: il tutto (lo Stato) è subordinato alle parti (gli individui).
Hegel rovescia il rapporto: l'individuo non precede la comunità, ma diventa pienamente libero e razionale solo dentro le istituzioni etiche. Lo Stato è la sintesi che concilia diritto astratto e moralità, famiglia e società civile; è il tutto organico da cui le parti traggono il loro senso.
Per questo Hegel può definire lo Stato «l'ingresso di Dio nel mondo»: in esso lo Spirito oggettivo raggiunge la sua forma più alta, e la libertà individuale coincide con la libertà sostanziale realizzata nella comunità razionale.
Risultato: Il paragrafo mostra l'inversione hegeliana rispetto al contrattualismo: mentre per il liberalismo lo Stato è mezzo subordinato agli individui, per Hegel è il fine etico in cui l'individuo realizza la propria libertà sostanziale, culmine dello spirito oggettivo.
Errori frequenti
Approfondimento
Due temi, appena accennati nei manuali, meritano un approfondimento. Il primo è la filosofia della storia. Per Hegel la storia universale è «progresso nella coscienza della libertà»: dai dispotismi orientali (uno solo è libero) al mondo greco-romano (alcuni sono liberi) al mondo germanico-cristiano (l'uomo in quanto tale è libero). Il motore non è il calcolo dei singoli, ma l'«astuzia della ragione» («List der Vernunft»): lo Spirito si serve delle passioni e degli interessi privati degli individui — e dei «grandi uomini storici» come Cesare o Napoleone, che credono di perseguire i propri fini mentre eseguono il disegno universale — per realizzare i propri scopi. Questa idea di una razionalità della storia culminante in uno «Stato del riconoscimento» ha generato, attraverso Kojève, la celebre e controversa tesi della «fine della storia», ripresa da Francis Fukuyama dopo il 1989. Il secondo tema è la tesi del «carattere di passato dell'arte»: poiché l'arte esprime l'Assoluto nella forma sensibile, essa fu suprema nel mondo greco, ma nel mondo moderno lo spirito ha bisogno delle forme più interiori della religione e del concetto filosofico; l'arte «resta per noi qualcosa di passato», non più la forma più alta della verità. È il celebre problema della «morte dell'arte», tuttora discusso nell'estetica (da Croce ad Arthur Danto). Va infine riconosciuto un merito storico spesso trascurato: Hegel è tra i primi a teorizzare la «società civile» come sfera autonoma dei bisogni e del lavoro economico, distinta dallo Stato — un'analisi da cui Marx muoverà per la propria critica.
Ripasso attivo
Illustra l'articolazione dello spirito oggettivo in diritto astratto, moralità ed eticità, soffermandoti sulla triade dell'eticità (famiglia, società civile, Stato). Spiega quindi perché lo Stato è per Hegel il culmine dello spirito oggettivo e in che cosa consistono i tre gradi dello spirito assoluto.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti
Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)