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Idealismo tedesco e Hegel

Dall'eredità del criticismo kantiano nasce, fra il 1790 e il 1830, la grande stagione dell'idealismo tedesco: il «noumeno» inconoscibile viene rimosso e la realtà è ripensata come prodotto e manifestazione di un'unica attività spirituale e razionale. Da Fichte, che pone l'«Io assoluto» come principio infinito, a Schelling, che cerca l'identità di natura e spirito, fino a Hegel, che costruisce il sistema più imponente della filosofia occidentale fondato sulla dialettica e sulla tesi «ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale». Questo nucleo è centrale e pienamente valutabile all'Esame di Stato, perché fornisce le categorie (dialettica, Aufhebung, alienazione, eticità, Stato) su cui si misureranno Schopenhauer, Kierkegaard, Marx e l'intero pensiero contemporaneo.

5 sezioni·~30 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 2 · Approfondimento 3·Verificato · 07/2026

T·0999 / 16
Profilo d’esame
Cogliere la struttura sistematica e dialettica del pensiero idealista, ricostruendo il movimento triadico tesi-antitesi-sintesi e il concetto di AufhebungAnalizzare la nozione hegeliana di razionalità del reale («ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale») e i suoi presuppostiConfrontare il soggettivismo fichtiano, l'idealismo dell'identità di Schelling e l'assoluto come spirito di Hegel, cogliendone continuità e frattureUtilizzare con proprietà il lessico dell'idealismo (Io, assoluto, dialettica, autocoscienza, spirito oggettivo e assoluto, eticità) collocandolo nel contesto del Romanticismo
Operatori:spiegaanalizzaconfrontaricostruisciargomentadefinisciinterpretacommentaillustragiustifica

livello base

A tutti gli indirizzi si richiede la conoscenza del passaggio dal criticismo all'idealismo, dei caratteri generali di Fichte e Schelling, e soprattutto del sistema hegeliano nei suoi nodi essenziali: dialettica, Fenomenologia dello spirito (in particolare la dialettica servo-signore), spirito oggettivo (diritto, moralità, eticità, Stato) e spirito assoluto (arte, religione, filosofia).

livello avanzato

Negli indirizzi con più ore di filosofia (in particolare il Liceo Classico e il Liceo delle Scienze Umane) si approfondiscono l'analisi diretta di brani della Fenomenologia e dei Lineamenti di filosofia del diritto, la differenza fra logica formale e logica dialettica, e il rapporto fra il sistema hegeliano e le filosofie post-hegeliane (Destra e Sinistra hegeliane).

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Idealismo tedesco e Hegel
    • 01Dal criticismo all'idealismo e il Romanticismo◐
    • 02Fichte e Schelling◐
    • 03Hegel: dialettica e sistema●
    • 04La Fenomenologia dello spirito●
    • 05Spirito oggettivo e assoluto●
§ 01

Dal criticismo all'idealismo e il Romanticismo#

●●○StandardLPOSA-filosofia-idealismo-tedesco-hegel

Dal criticismo all'idealismo: l'eliminazione della cosa in sé

Dal criticismo all'idealismo: l'eliminazione della cosa in séGrafo, Kant: la cosa in sé non è conoscibile → Idealismo: si elimina la cosa in sé, Idealismo: si elimina la cosa in sé → Realtà = attività dell'Io / Spirito, Realtà = attività dell'Io / Spirito → Fichte → Schelling → HegelKant: la cosa insé non èconoscibileIdealismo: sielimina la cosain séRealtà = attività dell'Io/SpiritoFichte →Schelling →Hegel
Fig. 1Eliminata la cosa in sé, ogni realtà è ricondotta all'attività dell'Io o dello Spirito: dall'idealismo soggettivo (Fichte) all'identità (Schelling) all'assoluto come spirito (Hegel).

Punti chiave

L'idealismo tedesco nasce, fra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento, come ripensamento radicale dell'eredità di Kant. Il criticismo aveva fissato un limite invalicabile alla conoscenza: il «fenomeno» (la cosa quale appare nelle forme a priori del soggetto) è conoscibile, ma la «cosa in sé» o «noumeno» resta inattingibile. Gli idealisti giudicano questo residuo contraddittorio: se la cosa in sé è inconoscibile, non si può nemmeno affermare che esista né che «causi» le sensazioni, perché la causalità è una categoria che vale solo nel fenomeno. Eliminato il noumeno, la realtà intera viene ricondotta all'attività del soggetto: nasce l'idealismo come dottrina secondo cui l'essere coincide con l'attività di un principio spirituale (l'«Io», l'«assoluto», lo «spirito»).
Il termine «idealismo» va inteso in senso preciso e tecnico, da non confondere con l'uso comune («perseguire ideali»). In senso filosofico l'idealismo afferma che la realtà non è una materia indipendente dal pensiero, ma è posta, prodotta o manifestata da un'attività ideale-spirituale. Si parla di idealismo «assoluto» perché questo principio non è l'io empirico del singolo individuo (sarebbe solipsismo), bensì un Io o uno Spirito infinito e sovraindividuale, di cui le singole coscienze sono momenti. La filosofia diventa così un sistema: una costruzione organica in cui ogni parte deriva necessariamente da un unico principio e in cui realtà e razionalità tendono a coincidere.
Questo movimento filosofico è inseparabile dal Romanticismo, il grande clima culturale europeo del primo Ottocento. Contro l'illuministico primato della ragione calcolante, il Romanticismo valorizza il sentimento, l'infinito, l'arte, la storia, la nazione, la natura come organismo vivente e non come macchina. Idealismo e Romanticismo condividono alcune categorie-chiave: l'aspirazione all'infinito (lo Streben, lo «sforzo» verso ciò che non ha limite), la concezione organica del reale (il tutto è più della somma delle parti) e la centralità della storia come processo. La filosofia idealista è, in un certo senso, la traduzione concettuale e sistematica delle intuizioni romantiche.
I protagonisti dell'idealismo sono tre, in una sequenza di approfondimento progressivo. Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) pone come principio l'«Io assoluto», attività infinita e morale che pone se stesso e il «non-io»: è un idealismo soggettivo o etico. Friedrich Wilhelm Joseph Schelling (1775-1854) cerca invece l'identità originaria di natura e spirito, di reale e ideale, nell'Assoluto come «indifferenza» dei due poli: è l'idealismo dell'identità. Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) porta a compimento il movimento concependo l'assoluto non come sostanza inerte né come identità statica, ma come «soggetto», cioè come spirito che si fa, si aliena e si riconquista nel processo dialettico della storia.
Esempio svolto

Costruzione di un paragrafo argomentativo: perché cade la cosa in sé

Componi un paragrafo argomentativo che spieghi la critica idealista alla «cosa in sé» kantiana, organizzandolo in tesi, argomento e conclusione.

  1. 01Enuncia la tesi

    La cosa in sé kantiana è una nozione internamente contraddittoria e va eliminata: questa è la mossa che fonda l'idealismo.

  2. 02Sviluppa l'argomento

    Kant afferma che la cosa in sé esiste e «affeziona» la sensibilità, cioè la causa. Ma «esistenza» e «causa» sono categorie dell'intelletto che, per Kant stesso, valgono solo entro il fenomeno. Applicarle alla cosa in sé è quindi illegittimo: o se ne parla con le categorie, e allora è già fenomeno, oppure non se ne può dire nulla, nemmeno che esista.

  3. 03Trai la conseguenza

    Senza un noumeno esterno, non resta che ricondurre la realtà intera all'attività del soggetto conoscente, inteso però come Io o Spirito infinito: è la nascita dell'idealismo.

  4. 04Concludi inquadrando storicamente

    Questa critica, sviluppata già da Fichte, segna il passaggio dal criticismo all'idealismo e si inserisce nel clima romantico dell'aspirazione all'infinito.

Risultato: Il paragrafo mostra che, applicando coerentemente i limiti posti da Kant alle categorie, la cosa in sé risulta inammissibile: la sua eliminazione apre la via all'idealismo, che riconduce ogni realtà all'attività di un principio spirituale infinito.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare con precisione perché gli idealisti eliminano la «cosa in sé» kantiana: è il passaggio logico che fonda tutto l'idealismo e un classico nodo di partenza del colloquio orale.
  • Saper distinguere il significato tecnico-filosofico di «idealismo» (l'essere coincide con l'attività spirituale) dall'uso comune del termine, e collocare il movimento nel quadro del Romanticismo.

Errori frequenti

  • Intendere «idealismo» nel senso comune di «perseguire ideali nobili»: in filosofia indica una tesi gnoseologico-metafisica precisa sul rapporto fra pensiero ed essere.
  • Ridurre l'Io assoluto idealista all'io empirico del singolo individuo, cadendo nel solipsismo: il principio è un soggetto infinito e sovraindividuale, non la coscienza del singolo.

Approfondimento

L'eliminazione della «cosa in sé» va còlta nella sua forma argomentativa rigorosa, perché è la mossa che genera tutto l'idealismo. La contraddizione fu formulata con lapidaria efficacia da Friedrich Jacobi: «senza il presupposto della cosa in sé non posso entrare nel sistema kantiano, ma con esso non posso rimanervi». Il punto è che Kant afferma che la cosa in sé «affetta» la sensibilità e ne «causa» le sensazioni; ma «causa» ed «esistenza» sono categorie che, per Kant stesso, valgono solo nel fenomeno e non possono applicarsi al noumeno. Dunque parlare di una cosa in sé che causa le nostre sensazioni è già una violazione delle regole kantiane. La conseguenza obbligata, per i post-kantiani, è sopprimere quel residuo: se non esiste nulla al di là del soggetto trascendentale, allora è il soggetto stesso a produrre l'intero contenuto del conoscere, e non solo la sua forma. A spingere in questa direzione contribuì Karl Leonhard Reinhold, che reclamava per la filosofia critica un «principio primo» unico da cui dedurre tutto — esigenza che Fichte soddisferà con l'Io. Sul piano culturale, questa filosofia è inseparabile dal programma romantico: il celebre «Più antico programma di sistema dell'idealismo tedesco» e il circolo dell'«Athenäum» (i fratelli Schlegel, Novalis) sognano l'unità di poesia e filosofia, l'arte come rivelazione dell'infinito e una «nuova mitologia della ragione». L'idealismo è la faccia sistematica di questa aspirazione romantica all'assoluto.

Ripasso attivo

Spiega per quali ragioni gli idealisti tedeschi giudicano contraddittoria la nozione kantiana di «cosa in sé» e in che modo la sua eliminazione apra la strada all'idealismo. Chiarisci poi il significato tecnico del termine «idealismo», distinguendolo dall'uso comune.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Fichte e Schelling#

●●○StandardLPOSA-filosofia-idealismo-tedesco-hegel

Fichte: i tre principi della Dottrina della scienza

Fichte: i tre principi della Dottrina della scienzaGrafo, 1. Tesi: l'Io pone se stesso → 2. Antitesi: l'Io oppone il non-io, 2. Antitesi: l'Io oppone il non-io → 3. Sintesi: io e non-io divisibili, 3. Sintesi: io e non-io divisibili → Streben (sforzo morale infinito)1. Tesi: l'Iopone se stesso2. Antitesi:l'Io oppone ilnon-io3. Sintesi: io enon-iodivisibiliStreben (sforzomorale infinito)
Fig. 2L'idealismo etico di Fichte culmina nello Streben, lo sforzo morale infinito dell'Io.

Punti chiave

Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) elabora nella Dottrina della scienza (Wissenschaftslehre) il primo grande sistema idealista, fondato su un principio unico e incondizionato: l'«Io assoluto». Esso non è una cosa né l'io psicologico individuale, ma un'attività pura, infinita e creatrice, che si coglie nell'intuizione di sé. Da questo principio Fichte deduce tre momenti, espressi in tre celebri principi. Primo: «l'Io pone se stesso», cioè l'Io è autoposizione, attività che si genera da sé. Secondo: «l'Io oppone a sé un non-io», cioè pone di fronte a sé il mondo, la natura, l'oggetto, come proprio limite. Terzo: «l'Io oppone nell'Io all'Io divisibile un non-io divisibile», cioè entro l'Io assoluto convivono e si limitano reciprocamente un io finito e un non-io finito.
Il movimento fichtiano è già implicitamente dialettico: tesi (l'Io si pone), antitesi (l'Io pone il non-io) e una forma di sintesi (la coesistenza limitantesi di io e non-io). Il non-io, cioè la natura, non è una realtà autonoma ma viene posto dall'Io stesso come ostacolo necessario: senza un limite da superare, l'attività infinita non potrebbe esercitarsi. Da qui il carattere etico dell'idealismo fichtiano: l'Io pone il non-io per avere qualcosa su cui agire, e la realtà è il «materiale del dovere». La vita morale è uno «sforzo» (Streben) infinito verso la piena libertà e autocoscienza, un compito mai concluso. Per questo l'idealismo di Fichte è detto idealismo etico o soggettivo: il primato spetta all'Io pratico e morale.
Friedrich Wilhelm Joseph Schelling (1775-1854) muove da Fichte ma ne corregge quello che giudica un eccessivo soggettivismo: la natura non può essere ridotta a semplice ostacolo posto dall'Io. Schelling rivaluta la natura concependola come «spirito visibile», organismo vivente animato da una forza infinita che, attraverso una serie di gradi (le potenze: dalla materia inorganica alla vita, fino alla coscienza), tende a risvegliarsi come spirito. È la filosofia della natura: la natura è uno spirito che dorme, lo spirito è una natura che si è risvegliata. Natura e spirito non sono due realtà opposte, ma due manifestazioni dello stesso principio, percorse in direzioni inverse.
Il vertice del pensiero di Schelling è l'idealismo dell'identità o filosofia dell'identità: l'Assoluto è l'identità originaria e indifferenziata di natura e spirito, di reale e ideale, di oggetto e soggetto. In esso le opposizioni non sono ancora distinte, come — secondo la celebre e ironica immagine che Hegel gli rimprovererà — «la notte in cui tutte le vacche sono nere». Poiché l'Assoluto è al di là di ogni distinzione, esso non può essere colto dalla ragione concettuale, che procede per opposizioni, ma solo dall'intuizione intellettuale e soprattutto dall'arte: l'opera d'arte è il luogo in cui finito e infinito, conscio e inconscio, si conciliano e l'Assoluto si rende visibile. Questo primato dell'arte sulla filosofia sarà rovesciato da Hegel.
Esempio svolto

Confronto guidato: la natura in Fichte e in Schelling

Costruisci un confronto ragionato fra la concezione della natura in Fichte e in Schelling, individuando il punto di partenza comune, la differenza decisiva e l'esito di ciascuna posizione.

  1. 01Stabilisci il punto comune

    Entrambi muovono dall'idealismo post-kantiano: la realtà non è una cosa in sé esterna, ma è ricondotta a un principio spirituale infinito (l'Io, l'Assoluto).

  2. 02Individua la posizione di Fichte

    Per Fichte la natura (il non-io) è posta dall'Io come ostacolo necessario alla propria attività morale: ha valore strumentale, è il «materiale del dovere». Il primato è del soggetto pratico.

  3. 03Individua la posizione di Schelling

    Per Schelling questa subordinazione è eccessiva: la natura ha una realtà e una dignità proprie, è «spirito visibile», organismo che attraverso le potenze tende a risvegliarsi come coscienza. Natura e spirito sono paritari.

  4. 04Tira l'esito

    Fichte approda a un idealismo soggettivo ed etico; Schelling all'idealismo dell'identità, in cui l'Assoluto è l'unità originaria di natura e spirito, colta dall'intuizione intellettuale e dall'arte.

Risultato: Il confronto mostra che, partendo dal comune terreno idealista, Fichte subordina la natura all'Io pratico mentre Schelling le restituisce dignità autonoma, fino a porre l'Assoluto come identità di natura e spirito: è il passaggio dall'idealismo etico all'idealismo dell'identità.

Obiettivo Maturità

  • Saper esporre i tre principi della Dottrina della scienza di Fichte (l'Io pone se stesso; pone il non-io; oppone nell'Io io e non-io divisibili) cogliendone il carattere già dialettico e il significato etico.
  • Saper confrontare Fichte e Schelling sul ruolo della natura (semplice ostacolo posto dall'Io contro «spirito visibile») e definire l'idealismo dell'identità come identità di natura e spirito nell'Assoluto.

Errori frequenti

  • Identificare l'«Io assoluto» di Fichte con l'io individuale o psicologico: è invece un'attività infinita e sovraindividuale, principio di ogni realtà.
  • Confondere la filosofia dell'identità di Schelling con una semplice somma di natura e spirito: l'Assoluto è la loro identità originaria e indifferenziata, anteriore a ogni distinzione.

Approfondimento

L'approfondimento illumina gli sviluppi meno noti ma decisivi dei due autori. Fichte non fu solo il metafisico dell'Io: coinvolto nella «disputa sull'ateismo» («Atheismusstreit», 1798-99) per aver identificato Dio con l'ordine morale del mondo, perse la cattedra a Jena; e negli anni dell'occupazione napoleonica pronunciò i «Discorsi alla nazione tedesca» (1808), in cui l'idea dell'Io che si autopone diventa il fondamento filosofico di una missione educativa e nazionale del popolo tedesco — testo che avrà un'eco lunga e ambigua nel nazionalismo successivo. Ancora più rilevante è la parabola di Schelling. Il «Proteo» della filosofia tedesca non si fermò all'idealismo dell'identità: nelle «Ricerche sull'essenza della libertà umana» (1809) affrontò il problema del male come radicato in un «fondo oscuro» presente in Dio stesso, incrinando ogni ottimismo razionalistico. E l'ultimo Schelling elaborò la distinzione fra «filosofia negativa» (che dice l'essenza, il «che cosa» delle cose, ed è la filosofia dei concetti come quella di Hegel) e «filosofia positiva» (che deve rendere ragione dell'«esistenza» reale, del «che una cosa sia», irriducibile al concetto). Con questa critica alla pretesa hegeliana di dedurre l'esistenza dal pensiero, Schelling anticipa temi dell'esistenzialismo: non a caso, alle sue lezioni berlinesi del 1841 assistevano un giovane Kierkegaard, Engels, Bakunin. La priorità dell'esistenza sull'essenza, che sarà la parola d'ordine del Novecento, affonda le radici anche qui.

Ripasso attivo

Illustra i tre principi della Dottrina della scienza di Fichte e spiega in che senso il non-io (la natura) è posto dall'Io. Confronta poi questa concezione con la filosofia della natura di Schelling, mostrando perché si parla, per quest'ultimo, di idealismo dell'identità.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Hegel: dialettica e sistema#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-idealismo-tedesco-hegel

La dialettica hegeliana e la partizione del sistema

La dialettica hegeliana e la partizione del sistemaGrafo, Tesi — Idea in sé (Logica) → Antitesi — Idea fuori di sé (Natura), Antitesi — Idea fuori di sé (Natura) → Sintesi — Idea in sé e per sé (Spirito)Tesi — Idea insé (Logica)Antitesi — Ideafuori di sé(Natura)Sintesi — Ideain sé e per sé(Spirito)
Fig. 3Il sistema segue il ritmo triadico tesi–antitesi–sintesi (Aufhebung: togliere, conservare, elevare): Logica (Idea in sé), Filosofia della Natura (Idea fuori di sé), Filosofia dello Spirito (Idea che ritorna in sé).

Punti chiave

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) costruisce il sistema più ambizioso della filosofia moderna, retto da alcune tesi di fondo enunciate soprattutto nella Fenomenologia dello spirito (1807), nella Scienza della logica (1812-1816) e nell'Enciclopedia delle scienze filosofiche (1817). La prima tesi è l'identità di reale e razionale, formulata nella celebre proposizione dei Lineamenti di filosofia del diritto: «ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale». Essa non significa che ogni fatto bruto sia giustificato, ma che la realtà nella sua struttura profonda è retta da una razionalità (lo Spirito) e che il compito della filosofia è coglierne la necessità: «la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo», cioè la filosofia comprende il reale quando esso si è ormai pienamente sviluppato.
La seconda tesi è che l'assoluto non è sostanza ma soggetto: «il vero è l'intero», ed è un risultato. L'Assoluto non è un principio immobile dato all'inizio (come l'identità di Schelling), bensì un processo, lo Spirito che diventa se stesso uscendo da sé (alienandosi) e ritornando a sé arricchito. Per questo «la verità è l'intero»: nessun momento isolato è vero, lo è solo l'intero processo dialettico che li comprende e li supera. Il vero coincide con l'esposizione sistematica di tutta la realtà come autosviluppo dello Spirito.
Lo strumento di questo autosviluppo è la dialettica, la legge sia del pensiero sia della realtà. Essa procede per tre momenti: il momento astratto o intellettuale (la tesi: una determinazione posta come fissa e isolata); il momento dialettico o negativo-razionale (l'antitesi: la determinazione rivela la propria contraddizione e si rovescia nel proprio opposto); il momento speculativo o positivo-razionale (la sintesi: l'unità superiore che concilia e comprende tesi e antitesi). Il termine decisivo è Aufhebung («superamento»), che ha un triplice significato: togliere (la contraddizione è eliminata), conservare (i momenti precedenti non sono distrutti ma mantenuti) ed elevare (a un livello superiore). La sintesi non cancella, ma «toglie-conservando».
La terza tesi è la partizione del sistema in tre grandi sezioni, che ricalcano il ritmo triadico stesso. La Logica (o «Idea in sé e per sé») studia le categorie del pensiero puro, l'Idea prima e indipendentemente dal suo realizzarsi. La Filosofia della Natura (l'«Idea fuori di sé», alienata) studia l'Idea che si fa altro da sé, esteriorizzandosi nello spazio e nel tempo della natura. La Filosofia dello Spirito (l'«Idea che ritorna in sé») studia l'Idea che, attraverso l'uomo e la storia, ritorna a sé come spirito consapevole. È nella Filosofia dello Spirito che si collocano i temi più studiati: lo spirito soggettivo, lo spirito oggettivo (diritto, moralità, eticità) e lo spirito assoluto (arte, religione, filosofia).
Esempio svolto

Analisi di un esempio dialettico: essere, nulla, divenire

Applica lo schema dialettico hegeliano alla triade iniziale della Logica (essere - nulla - divenire), spiegando perché ciascun momento richiede il successivo.

  1. 01Poni la tesi

    L'«essere» puro, preso come pura indeterminatezza, senza alcuna qualità o determinazione, è del tutto vuoto: pensare l'essere senza alcun contenuto è non pensare nulla di determinato.

  2. 02Mostra il rovesciamento (antitesi)

    Proprio perché del tutto vuoto e indeterminato, l'«essere» puro coincide con il «nulla»: la tesi, spinta al limite, si rovescia nel proprio opposto. Tesi e antitesi sono entrambe astratte e insostenibili da sole.

  3. 03Individua la sintesi

    La verità dei due momenti non è né l'essere né il nulla, ma il loro passaggio reciproco: il «divenire», cioè il continuo trascorrere dell'essere nel nulla e del nulla nell'essere. Il divenire è la sintesi che li comprende e li supera.

  4. 04Riconosci l'Aufhebung

    Nel divenire essere e nulla sono tolti come momenti separati, ma conservati come momenti interni del processo ed elevati a una determinazione più ricca: è esattamente la struttura dell'Aufhebung.

Risultato: La triade essere-nulla-divenire esemplifica la dialettica: la tesi astratta si rovescia nell'antitesi e si risolve nella sintesi (il divenire), che toglie, conserva ed eleva i momenti precedenti secondo il movimento dell'Aufhebung.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare con esattezza il significato della tesi «ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale», evitando la lettura banale e conservatrice: è uno dei nodi più richiesti su Hegel.
  • Saper esporre i tre momenti della dialettica e in particolare il triplice senso di Aufhebung (togliere, conservare, elevare): è la chiave per comprendere l'intero sistema e ricorre costantemente al colloquio.

Errori frequenti

  • Leggere «ciò che è reale è razionale» come giustificazione di qualsiasi stato di fatto esistente: Hegel intende il «reale» nel suo senso forte (ciò che si è pienamente realizzato secondo la propria essenza razionale), non il fatto bruto e accidentale.
  • Ridurre la sintesi dialettica a un compromesso o a una semplice somma di tesi e antitesi: la sintesi è Aufhebung, che supera la contraddizione conservando ed elevando i momenti precedenti.

Approfondimento

Un approfondimento rigoroso deve anzitutto correggere un luogo comune: la triade «tesi-antitesi-sintesi» non è terminologia hegeliana. Hegel usa questa formula quasi solo per criticarla (a proposito di Kant), e la sua fortuna deriva da Fichte e dal manualista Heinrich Chalybäus. I concetti propri di Hegel sono la «negazione determinata» — ogni negazione non produce il nulla astratto, ma un contenuto nuovo e specifico, «quel» determinato risultato che nega — e la «negazione della negazione», il ritorno arricchito a sé. Comprenderlo evita di ridurre la dialettica a uno schema meccanico. Il secondo approfondimento riguarda l'ambiguità feconda del sistema, che si rifletté subito nella scissione della scuola hegeliana. La formula «ciò che è reale è razionale» poteva essere letta in senso conservatore (giustificazione dell'esistente, dello Stato prussiano) oppure rivoluzionario (solo ciò che è «veramente» razionale è reale, dunque l'esistente irrazionale va superato). Da qui la spaccatura fra la «Destra hegeliana» (i «vecchi hegeliani», che accentuano la conciliazione con religione e Stato) e la «Sinistra hegeliana» (i «giovani hegeliani»: Feuerbach, Bauer, Strauss e il giovane Marx), che rovescia la dialettica in senso critico e ateo. È da questa costola sinistra che nascerà il materialismo di Marx. Va infine ricordato che nel Novecento la dialettica hegeliana fu bersaglio della critica «analitica» (Bertrand Russell, Karl Popper la accusarono di irrazionalismo e di violare il principio di non contraddizione), mentre altri ne rivendicavano la profondità: un dibattito sul valore stesso della «ragione dialettica» tuttora aperto.

Ripasso attivo

Spiega che cosa intende Hegel quando afferma che «l'assoluto è soggetto» e «il vero è l'intero». Illustra quindi i tre momenti della dialettica e chiarisci il triplice significato del termine Aufhebung, esemplificandolo.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

La Fenomenologia dello spirito#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-idealismo-tedesco-hegel

La dialettica servo-signore

La dialettica servo-signoreGrafo, Lotta per il riconoscimento → Signore (gode, comanda), Lotta per il riconoscimento → Servo (lavora, obbedisce), Servo (lavora, obbedisce) → Servo → autonomia (il lavoro forma), Signore (gode, comanda) → Signore → dipendenza (solo consuma)Lotta per ilriconoscimentoSignore (gode,comanda)Servo (lavora,obbedisce)Servo →autonomia (illavoro forma)Signore →dipendenza (soloconsuma)
Fig. 4Dalla lotta per il riconoscimento nascono signore e servo; ma attraverso il lavoro il servo conquista autonomia, mentre il signore, che solo consuma, diviene dipendente: un rovesciamento dialettico.

Punti chiave

La Fenomenologia dello spirito (1807) è la grande opera giovanile con cui Hegel introduce al sistema. Il titolo va inteso alla lettera: è la «scienza dell'apparire (phainomenon) dello spirito», cioè il racconto del cammino attraverso cui la coscienza individuale, partendo dalla certezza sensibile più immediata, si eleva gradino dopo gradino fino al «sapere assoluto», ripercorrendo in sé tutte le tappe (le «figure») che lo Spirito ha attraversato nella storia. La Fenomenologia è insieme un itinerario formativo del singolo (una sorta di romanzo di formazione filosofico) e la ricapitolazione dell'intera storia dello Spirito umano. Ogni figura è una forma di sapere che, rivelandosi insufficiente e contraddittoria, costringe la coscienza a superarla dialetticamente verso la figura seguente.
Le grandi tappe del percorso sono tre. La prima è la coscienza: lo spirito è rivolto all'oggetto esterno e crede di trovarvi la verità (certezza sensibile, percezione, intelletto), ma scopre via via che è il soggetto a costituire l'oggetto. La seconda è l'autocoscienza: la coscienza si volge a se stessa e cerca di affermarsi come desiderio e come riconoscimento da parte di un'altra autocoscienza. La terza è la ragione, in cui soggetto e oggetto si riconciliano: la coscienza si scopre come ragione, certa di essere ogni realtà, fino allo spirito propriamente detto e al sapere assoluto.
Il momento più celebre e studiato è, all'interno dell'autocoscienza, la dialettica servo-signore (o signoria e servitù). Due autocoscienze si incontrano e ciascuna cerca di essere riconosciuta dall'altra come libera, ingaggiando una «lotta per il riconoscimento» che è lotta per la vita e per la morte. Chi mette in gioco la propria vita pur di affermarsi diventa il signore; chi, per paura della morte, si sottomette diventa il servo. Si stabilisce così un rapporto di dominio: il signore gode e comanda, il servo lavora e obbedisce. Ma il rapporto è destinato a rovesciarsi dialetticamente.
Il rovesciamento è il cuore filosofico della figura. Il signore, che vive solo del godimento e dipende dal servo per ogni cosa, diventa in realtà dipendente e oziosamente passivo: non trasforma il mondo, lo consuma soltanto. Il servo, al contrario, attraverso il lavoro plasma le cose, imprime su di esse la propria forma e si scopre capace di dominare e trasformare la natura. Nel prodotto del proprio lavoro il servo si riconosce e conquista una libertà e un'autonomia reali, mentre il signore resta vuoto. Così il servo si rivela la figura «in cammino» verso la libertà autentica: il lavoro è formativo ed emancipatore. Questa pagina avrà un'influenza decisiva, in particolare su Marx, che vi leggerà la valenza emancipatrice del lavoro e la dialettica delle classi.
Esempio svolto

Analisi guidata di un brano: il lavoro del servo

Leggi questa parafrasi di un passo hegeliano: «Il signore gode della cosa, ma il servo, lavorandola, la forma; e formando la cosa, forma se stesso, e nel prodotto duraturo del suo lavoro ritrova la propria coscienza.» Analizza il passo individuando il movimento dialettico.

  1. 01Individua la situazione di partenza

    Il signore appare la figura superiore: comanda e gode senza fatica. Il servo appare inferiore: lavora e obbedisce. È la disposizione apparente dei ruoli, la «tesi» della figura.

  2. 02Cogli la dipendenza del signore

    Il godimento del signore è effimero e lo rende dipendente: per godere ha bisogno che il servo produca, e consuma senza trasformare. La sua superiorità si rivela vuota.

  3. 03Cogli l'emancipazione del servo

    Il servo, lavorando, imprime la propria forma sulla cosa: nel prodotto duraturo «ritrova la propria coscienza», cioè si riconosce e acquista autonomia. Il lavoro è formativo ed emancipatore.

  4. 04Nomina il rovesciamento

    La gerarchia iniziale si capovolge dialetticamente: la verità della signoria è la servitù, e la verità della servitù è la libertà conquistata attraverso il lavoro. È l'esito speculativo della figura.

Risultato: Il brano mostra il rovesciamento dialettico della figura: attraverso il lavoro il servo trasforma il mondo e forma se stesso, conquistando l'autonomia che il signore, ridotto al puro consumo, perde. Da qui l'enorme influenza della pagina sul pensiero di Marx.

Obiettivo Maturità

  • Saper esporre il senso complessivo della Fenomenologia come itinerario della coscienza dalla certezza sensibile al sapere assoluto, attraverso le tre tappe coscienza - autocoscienza - ragione.
  • Saper ricostruire la dialettica servo-signore mostrando il rovesciamento (il servo, attraverso il lavoro, conquista l'autonomia che il signore perde): è la figura più richiesta e va saputa argomentare, non solo nominare.

Errori frequenti

  • Fermarsi alla descrizione del rapporto di dominio (signore = potente, servo = sottomesso) senza esporre il rovesciamento dialettico, che è il vero contenuto filosofico della figura.
  • Confondere la dialettica servo-signore con una vicenda storica o sociologica concreta: è una «figura» dell'autocoscienza, una struttura dialettica del riconoscimento, non un fatto storico determinato.

Approfondimento

La dialettica servo-signore è forse la pagina più influente di tutta la filosofia moderna, e il suo peso si misura dalla catena di riletture che ha generato ben oltre Marx. Decisive furono, negli anni Trenta, le lezioni parigine di Alexandre Kojève, che fecero del «desiderio di riconoscimento» e della «lotta per il riconoscimento» la chiave di volta per interpretare Hegel e plasmarono un'intera generazione francese: Jean-Paul Sartre (il conflitto degli sguardi ne «L'essere e il nulla»), Jacques Lacan (il desiderio come «desiderio dell'altro»), Maurice Merleau-Ponty. Il tema del «riconoscimento» è poi diventato il cuore di una fiorente filosofia sociale contemporanea: Axel Honneth, nella Scuola di Francoforte, vi ha fondato una teoria delle «lotte per il riconoscimento» come motore del conflitto sociale e delle rivendicazioni di dignità. La figura ha inoltre alimentato il pensiero della liberazione: Frantz Fanon l'ha applicata al rapporto coloniale fra colonizzatore e colonizzato, e Simone de Beauvoir alla relazione fra i sessi (la donna come «Altro» dell'uomo). Va aggiunto che, nella «Fenomenologia», al rovesciamento servo-signore segue la figura della «coscienza infelice», l'autocoscienza scissa che proietta la propria essenza in un aldilà irraggiungibile (attraverso stoicismo, scetticismo e religiosità medievale): un'analisi che Feuerbach e Marx erediteranno nella critica della religione come «alienazione». La forza di questa pagina sta nell'aver mostrato che l'identità del soggetto non è originaria, ma nasce dal rapporto conflittuale con l'altro.

Ripasso attivo

Ricostruisci la dialettica servo-signore nella Fenomenologia dello spirito: spiega la lotta per il riconoscimento, la nascita del rapporto signore-servo e soprattutto il suo rovesciamento attraverso il lavoro. Indica infine perché questa pagina ha avuto tanta influenza su Marx.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

Spirito oggettivo e assoluto#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-idealismo-tedesco-hegel

Spirito oggettivo e spirito assoluto

Spirito oggettivo e spirito assolutoGrafo, Filosofia dello Spirito → Spirito oggettivo, Filosofia dello Spirito → Spirito assoluto, Spirito oggettivo → Diritto astratto, Spirito oggettivo → Moralità, Spirito oggettivo → Eticità: famiglia, società, Stato, Spirito assoluto → Arte (intuizione), Spirito assoluto → Religione (rappresentazione), Spirito assoluto → Filosofia (concetto)Filosofia delloSpiritoSpiritooggettivoSpirito assolutoDiritto astrattoMoralitàEticità:famiglia,società, StatoArte(intuizione)Religione(rappresentazione)Filosofia(concetto)
Fig. 5Lo spirito oggettivo (diritto astratto, moralità, eticità: famiglia, società civile, Stato) culmina nello spirito assoluto — arte, religione, filosofia — con adeguatezza crescente fra forma e contenuto.

Punti chiave

La Filosofia dello Spirito, terza grande sezione del sistema, si articola a sua volta dialetticamente in spirito soggettivo (lo spirito nell'individuo: anima, coscienza, ragione, studiati dall'antropologia, dalla fenomenologia e dalla psicologia), spirito oggettivo (lo spirito che si realizza nelle istituzioni e nei rapporti sociali) e spirito assoluto (lo spirito che torna pienamente a sé). Lo spirito oggettivo, esposto soprattutto nei Lineamenti di filosofia del diritto (1820), è il dominio in cui la libertà si concretizza in istituzioni: anch'esso procede per tre momenti, diritto astratto, moralità ed eticità.
Il primo momento è il diritto astratto: la libertà si esprime nella persona giuridica e nel rapporto con le cose attraverso la proprietà, il contratto e, in caso di violazione, il diritto punitivo. È «astratto» perché considera l'individuo solo come persona portatrice di diritti esteriori, senza guardare alla sua intenzione interiore. Il secondo momento è la moralità (Moralität): qui conta l'intenzione e la coscienza interiore del soggetto, la sua volontà del bene. Ma la moralità resta soggettiva e astratta: indica il dovere senza poter determinare con pienezza che cosa concretamente sia bene, rischiando di rimanere puro proposito interiore (è la critica implicita di Hegel al formalismo dell'etica kantiana).
Il terzo momento, sintesi dei primi due, è l'eticità (Sittlichkeit): la libertà realizzata e oggettivata nelle istituzioni concrete di un popolo, dove la legge esteriore (diritto) e l'intenzione interiore (moralità) si conciliano in costumi e istituzioni viventi. L'eticità si articola anch'essa in tre momenti: la famiglia (unità naturale e affettiva, fondata sull'amore), la società civile (il sistema dei bisogni, del lavoro e degli interessi particolari, dove gli individui si rapportano come privati in concorrenza) e infine lo Stato. Lo Stato è per Hegel il culmine dello spirito oggettivo: non un semplice strumento al servizio degli individui (contro il contrattualismo liberale), ma «la realtà dell'idea etica», l'organismo razionale in cui l'individuo trova la propria libertà sostanziale. È «l'ingresso di Dio nel mondo».
Lo spirito assoluto è il momento finale e supremo del sistema: lo Spirito che conosce pienamente se stesso come Spirito, cioè l'Assoluto che si pensa. Anch'esso ha tre forme, ordinate per adeguatezza crescente del contenuto alla forma. L'arte coglie l'Assoluto nella forma sensibile dell'intuizione (il bello); la religione lo coglie nella forma della rappresentazione e del sentimento; la filosofia, infine, lo coglie nella forma più alta e adeguata, quella del concetto puro. La filosofia è dunque il vertice del sistema: in essa lo Spirito raggiunge la piena autocoscienza e il sapere assoluto. Si noti che, qui, Hegel rovescia esplicitamente Schelling, che aveva posto l'arte al vertice: per Hegel il primato spetta al concetto filosofico.
Esempio svolto

Costruzione di un paragrafo argomentativo: lo Stato etico contro il contrattualismo

Componi un paragrafo argomentativo che chiarisca la concezione hegeliana dello Stato come «realtà dell'idea etica», contrapponendola al modello contrattualistico-liberale.

  1. 01Enuncia la tesi

    Per Hegel lo Stato non è uno strumento al servizio degli individui, ma il culmine dello spirito oggettivo: la «realtà dell'idea etica», l'organismo razionale in cui la libertà si fa concreta.

  2. 02Richiama l'avversario

    Il contrattualismo liberale (Locke e la tradizione giusnaturalistica) concepisce lo Stato come prodotto di un patto fra individui, finalizzato a tutelare diritti che precedono lo Stato stesso: il tutto (lo Stato) è subordinato alle parti (gli individui).

  3. 03Sviluppa l'argomento hegeliano

    Hegel rovescia il rapporto: l'individuo non precede la comunità, ma diventa pienamente libero e razionale solo dentro le istituzioni etiche. Lo Stato è la sintesi che concilia diritto astratto e moralità, famiglia e società civile; è il tutto organico da cui le parti traggono il loro senso.

  4. 04Concludi

    Per questo Hegel può definire lo Stato «l'ingresso di Dio nel mondo»: in esso lo Spirito oggettivo raggiunge la sua forma più alta, e la libertà individuale coincide con la libertà sostanziale realizzata nella comunità razionale.

Risultato: Il paragrafo mostra l'inversione hegeliana rispetto al contrattualismo: mentre per il liberalismo lo Stato è mezzo subordinato agli individui, per Hegel è il fine etico in cui l'individuo realizza la propria libertà sostanziale, culmine dello spirito oggettivo.

Obiettivo Maturità

  • Saper esporre la triade del diritto astratto, della moralità e dell'eticità, e all'interno dell'eticità la triade famiglia - società civile - Stato: è lo schema portante della filosofia politica hegeliana.
  • Saper spiegare la concezione hegeliana dello Stato come «realtà dell'idea etica» e culmine dello spirito oggettivo, distinguendola dal modello contrattualistico-liberale, e collocare arte, religione e filosofia come i tre gradi dello spirito assoluto.

Errori frequenti

  • Confondere lo spirito oggettivo (diritto, moralità, eticità: le istituzioni) con lo spirito assoluto (arte, religione, filosofia): sono due livelli distinti e successivi della Filosofia dello Spirito.
  • Interpretare lo Stato hegeliano con le categorie del contrattualismo liberale, come semplice mezzo per tutelare diritti individuali: per Hegel lo Stato è un fine in sé, l'organismo etico in cui l'individuo realizza la propria libertà sostanziale.

Approfondimento

Due temi, appena accennati nei manuali, meritano un approfondimento. Il primo è la filosofia della storia. Per Hegel la storia universale è «progresso nella coscienza della libertà»: dai dispotismi orientali (uno solo è libero) al mondo greco-romano (alcuni sono liberi) al mondo germanico-cristiano (l'uomo in quanto tale è libero). Il motore non è il calcolo dei singoli, ma l'«astuzia della ragione» («List der Vernunft»): lo Spirito si serve delle passioni e degli interessi privati degli individui — e dei «grandi uomini storici» come Cesare o Napoleone, che credono di perseguire i propri fini mentre eseguono il disegno universale — per realizzare i propri scopi. Questa idea di una razionalità della storia culminante in uno «Stato del riconoscimento» ha generato, attraverso Kojève, la celebre e controversa tesi della «fine della storia», ripresa da Francis Fukuyama dopo il 1989. Il secondo tema è la tesi del «carattere di passato dell'arte»: poiché l'arte esprime l'Assoluto nella forma sensibile, essa fu suprema nel mondo greco, ma nel mondo moderno lo spirito ha bisogno delle forme più interiori della religione e del concetto filosofico; l'arte «resta per noi qualcosa di passato», non più la forma più alta della verità. È il celebre problema della «morte dell'arte», tuttora discusso nell'estetica (da Croce ad Arthur Danto). Va infine riconosciuto un merito storico spesso trascurato: Hegel è tra i primi a teorizzare la «società civile» come sfera autonoma dei bisogni e del lavoro economico, distinta dallo Stato — un'analisi da cui Marx muoverà per la propria critica.

Ripasso attivo

Illustra l'articolazione dello spirito oggettivo in diritto astratto, moralità ed eticità, soffermandoti sulla triade dell'eticità (famiglia, società civile, Stato). Spiega quindi perché lo Stato è per Hegel il culmine dello spirito oggettivo e in che cosa consistono i tre gradi dello spirito assoluto.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01Dal criticismo all'idealismo e il Romanticismo◐
    • 02Fichte e Schelling◐
    • 03Hegel: dialettica e sistema●
    • 04La Fenomenologia dello spirito●
    • 05Spirito oggettivo e assoluto●

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Idealismo tedesco e Hegel

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Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

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