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Karl Marx (1818-1883) rovescia la dialettica idealistica di Hegel in chiave materialistica e fa della concreta vita economica degli uomini il fondamento di ogni forma di coscienza, diritto, religione e cultura. Attraverso le nozioni di alienazione del lavoro, struttura e sovrastruttura, plusvalore e lotta di classe, egli legge la storia come successione di modi di produzione e annuncia il superamento rivoluzionario del capitalismo nel comunismo. L'appunto ricostruisce questo itinerario teorico nel rispetto delle Indicazioni Nazionali per il triennio del Liceo e del profilo del colloquio dell'Esame di Stato.
5 sezioni~24 min di lettura4 competenzeLivello Standard 4 · Approfondimento 1Verificato · 07/2026
livello base
A tutti gli indirizzi liceali è richiesta la padronanza dei nuclei essenziali: critica a Hegel e a Feuerbach, alienazione, materialismo storico (struttura/sovrastruttura), merce-plusvalore, lotta di classe e prospettiva comunista.
livello avanzato
Negli indirizzi a maggiore vocazione storico-sociale (in particolare il Liceo delle Scienze Umane e l'opzione Economico-Sociale) si approfondisce l'analisi economica del Capitale e il nesso fra teoria marxiana e nascita delle scienze sociali, mentre nei licei a indirizzo scientifico e classico si valorizza la dimensione filosofico-dialettica e il rapporto con Hegel.
Profondità di lettura: Approfondimento
Dimensione del testo: Standard
Il rovesciamento materialistico della dialettica hegeliana
Commenta la frase di Marx: « I filosofi hanno soltanto interpretato diversamente il mondo; ma si tratta di trasformarlo », chiarendone il significato filosofico e il rapporto con Hegel e Feuerbach.
La frase chiude le Tesi su Feuerbach (1845), testo programmatico in cui Marx prende congedo sia dall'idealismo hegeliano sia dal materialismo contemplativo di Feuerbach.
« Interpretare » indica la filosofia tradizionale, idealistica e contemplativa, che si limita a spiegare la realtà come manifestazione del pensiero, senza intervenire su di essa.
« Trasformarlo » introduce il primato della prassi: il pensiero vero è quello che diventa azione storica, capace di modificare i rapporti reali fra gli uomini.
Feuerbach aveva smascherato la religione come proiezione, ma era rimasto sul piano teorico; Marx esige di passare dalla critica delle idee alla trasformazione delle condizioni materiali che le producono.
Risultato: La frase sintetizza il passaggio dalla filosofia come interpretazione del mondo alla filosofia come prassi rivoluzionaria, fondata sulla critica materialistica di Hegel e sul superamento del materialismo astratto di Feuerbach.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento chiarisce la natura del rapporto Marx-Hegel, spesso semplificato. Marx non «rifiuta» Hegel: nel poscritto alla seconda edizione del «Capitale» dichiara di aver trovato in lui un «nocciolo razionale» racchiuso in un «guscio mistico», e di aver dovuto «rovesciare» la dialettica per liberarlo. Il metodo dialettico — la realtà come processo di contraddizioni, la negatività, la centralità del lavoro come attività trasformatrice — è mantenuto e rivendicato; ciò che si rovescia è il «soggetto»: non è l'Idea a produrre gli uomini, ma gli uomini reali a produrre le idee. Il concetto-chiave di questa svolta è la «prassi»: contro l'intera tradizione filosofica intesa come «contemplazione» del mondo, Marx afferma l'unità di teoria e pratica, l'idea che pensare e trasformare siano inseparabili e che la verità di un pensiero si provi nell'azione. Va infine segnalato uno dei grandi dibattiti del marxismo novecentesco: la questione del «giovane Marx» e del «Marx maturo». Il filosofo Louis Althusser ha sostenuto l'esistenza di una «rottura epistemologica» fra il Marx giovanile e umanista dei «Manoscritti del 1844» (centrato su alienazione ed «essenza dell'uomo», concetti ancora feuerbachiani) e il Marx «scientifico» del «Capitale» (centrato su strutture, rapporti di produzione, plusvalore, senza più bisogno di un'essenza umana). Altri interpreti negano la frattura e rivendicano la continuità del tema dell'alienazione: distinguere questi due Marx è essenziale per orientarsi nella sua eredità.
Ripasso attivo
Spiega, in un testo argomentativo di circa quindici righe, in che senso secondo Marx la dialettica hegeliana va « rimessa in piedi » e quale ruolo svolge in questo passaggio la critica a Feuerbach.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Le quattro forme dell'alienazione del lavoro
Analizza la condizione dell'operaio di fabbrica secondo i Manoscritti del 1844, distinguendo ordinatamente le quattro dimensioni dell'alienazione.
Il bene che l'operaio crea non gli appartiene: diventa proprietà del capitalista e si erge di fronte a lui come potenza ostile; più produce ricchezza, più si impoverisce.
Il lavoro non è espressione libera ma mezzo coatto di sopravvivenza: l'operaio si sente sé stesso fuori dal lavoro e fuori di sé nel lavoro.
L'uomo perde il rapporto con la propria natura specifica, la capacità di produrre liberamente e universalmente, ridotta a sforza-lavoro venduta.
Il rapporto sociale si deforma in antagonismo fra operaio e capitalista e in concorrenza fra lavoratori.
Risultato: L'operaio risulta estraniato dal prodotto, dall'attività, dalla propria essenza e dagli altri uomini: quattro volti di un'unica alienazione radicata nella proprietà privata dei mezzi di produzione.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento illumina la genealogia e la fortuna del concetto di «alienazione» («Entfremdung»/«Entäusserung»). Il termine ha una storia hegeliana: in Hegel indica l'«estraniazione» necessaria per cui lo Spirito si fa altro da sé (si oggettiva) per poi riappropriarsene; Feuerbach lo applica alla religione (l'uomo proietta la propria essenza in Dio); Marx lo cala nell'economia, mostrando che l'alienazione fondamentale non è nel pensiero o nella religione, ma nel «lavoro» concreto. Al centro sta il concetto di «essere generico» o «essere-specie» («Gattungswesen»): l'uomo è l'ente che si distingue perché produce liberamente, universalmente, «secondo le leggi della bellezza», e non solo per bisogno immediato come l'animale; il lavoro alienato lo priva proprio di questa essenza, riducendo la sua attività creatrice a mero mezzo di sussistenza. Straordinaria è la vicenda editoriale di questi testi: i «Manoscritti del 1844» rimasero inediti fino al 1932. La loro pubblicazione fu una bomba, perché rivelò un Marx «filosofo» e «umanista», tutto centrato sull'alienazione e sull'emancipazione dell'uomo, molto diverso dall'immagine economicistica e «scientifica» che ne davano i manuali del socialismo sovietico (il «materialismo dialettico» ufficiale). Su questo Marx ritrovato si fonderà gran parte del «marxismo occidentale» del Novecento — da György Lukács alla Scuola di Francoforte fino al «marxismo umanistico» — che oppone al determinismo economico la centralità della coscienza, della prassi e della liberazione dall'alienazione. Un capitolo che mostra come la scoperta di un testo possa mutare l'interpretazione di un intero pensatore.
Ripasso attivo
Illustra le quattro forme dell'alienazione del lavoro secondo i Manoscritti del 1844 e mostra come esse preparino il principio del materialismo storico.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Struttura e sovrastruttura nel materialismo storico
Mostra come, secondo il materialismo storico, una concezione giuridica della proprietà possa essere letta come sovrastruttura di determinati rapporti di produzione.
In una società capitalistica i rapporti di produzione si fondano sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e sul lavoro salariato.
Il diritto codifica e protegge questa proprietà, presentandola come diritto naturale e inviolabile dell'individuo.
La dottrina che fa della proprietà privata un diritto eterno occulta la sua origine storica e l'interesse della classe proprietaria, presentandolo come interesse di tutti.
La norma giuridica non è autonoma: riflette e legittima i rapporti economici dominanti, mutando con essi nel passaggio da un modo di produzione all'altro.
Risultato: La concezione giuridica della proprietà appare come sovrastruttura ideologica dei rapporti di produzione capitalistici, che ne dissimula il carattere storico e di classe.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento affronta l'accusa più ricorrente al materialismo storico — il «determinismo economico» — e mostra come il marxismo stesso l'abbia problematizzata. Già Engels, in celebri lettere degli anni Novanta dell'Ottocento, precisò che la struttura economica determina la sovrastruttura «solo in ultima istanza», e che diritto, politica e ideologie reagiscono a loro volta sulla base con una «relativa autonomia»: negarlo sarebbe una caricatura del pensiero di Marx. Ma lo sviluppo più fecondo è di Antonio Gramsci, il maggiore pensatore marxista italiano, che nei «Quaderni del carcere» ripensa proprio il rapporto struttura-sovrastruttura. Contro ogni economicismo, Gramsci valorizza la sovrastruttura come terreno reale e decisivo della lotta politica e conia il concetto di «egemonia»: la classe dominante non si impone solo con la forza (il «dominio»), ma soprattutto con il «consenso», cioè conquistando la «direzione» culturale e morale della società attraverso la scuola, i mezzi di comunicazione, la «società civile». Ne segue che una trasformazione rivoluzionaria richiede prima una lunga «guerra di posizione» sul piano culturale, per costruire una contro-egemonia. Anche la nozione di ideologia ha avuto grande fortuna: Louis Althusser ha teorizzato gli «apparati ideologici di Stato» (scuola, Chiesa, famiglia, media) come luoghi in cui l'ideologia «interpella» gli individui e li plasma come soggetti. La «critica dell'ideologia» — lo smascheramento degli interessi nascosti dietro le idee «neutrali» — è forse l'eredità più viva del marxismo nelle scienze umane contemporanee.
Ripasso attivo
Definisci i concetti di struttura, sovrastruttura e ideologia e spiega, con un esempio, come secondo Marx le idee dominanti riflettano i rapporti di produzione.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Dal ciclo M-D-M al ciclo D-M-D' e il plusvalore
Composizione del valore
Il valore di una merce si scompone in capitale costante c (mezzi di produzione, materie prime), capitale variabile v (salario, valore della forza-lavoro) e plusvalore s (l'eccedenza prodotta dal pluslavoro).
Saggio di plusvalore (sfruttamento)
Il saggio di plusvalore (o saggio di sfruttamento) è il rapporto fra plusvalore s e capitale variabile v: misura quanto pluslavoro l'operaio fornisce rispetto al lavoro necessario a riprodurre il proprio salario.
Una giornata lavorativa dura 8 ore; il lavoro necessario (equivalente al salario) è di 4 ore. Posto che 1 ora di lavoro produca 10 unità di valore, determina il plusvalore prodotto e il saggio di plusvalore.
In 4 ore l'operaio produce il valore corrispondente al proprio salario: capitale variabile v = 4 × 10 = 40 unità.
Le restanti 8 − 4 = 4 ore sono pluslavoro non pagato; il valore prodotto è il plusvalore: s = 4 × 10 = 40 unità.
Il saggio di sfruttamento è il rapporto fra plusvalore e capitale variabile.
Risultato: Il plusvalore prodotto è 40 unità di valore e il saggio di plusvalore è del 100%: l'operaio lavora tanto per sé quanto gratuitamente per il capitalista.
Errori frequenti
Approfondimento
Due approfondimenti, l'uno filosofico e l'altro critico-economico, danno spessore all'analisi del «Capitale». Il primo è il celebre «feticismo delle merci», esposto alla fine del primo capitolo. Nella società capitalistica i rapporti sociali fra gli uomini (chi produce che cosa, per chi, in quali condizioni) assumono la forma «fantasmagorica» di rapporti fra cose: il valore appare come una proprietà «naturale» degli oggetti, come il peso, mentre è in realtà cristallizzazione di lavoro umano e di rapporti sociali. Gli uomini finiscono così dominati dai prodotti del loro stesso lavoro. Questo concetto avrà una fortuna enorme: György Lukács ne trarrà la nozione di «reificazione» — la trasformazione di ogni cosa, e dell'uomo stesso, in merce calcolabile — che diventerà categoria centrale della Scuola di Francoforte e della critica della società dei consumi. Il secondo approfondimento riguarda le obiezioni economiche alla «teoria del valore-lavoro». L'economista Eugen von Böhm-Bawerk sollevò il cosiddetto «problema della trasformazione»: come si passa dai «valori» (misurati in lavoro) ai «prezzi» reali di mercato senza contraddizioni? E la «rivoluzione marginalista» di fine Ottocento (Jevons, Menger, Walras) sostituì al valore-lavoro la teoria dell'utilità marginale, per cui il valore dipende dalla domanda e dalla scarsità, non dal lavoro incorporato. Il dibattito sulla tenuta scientifica della teoria di Marx resta aperto; ma la potenza descrittiva della sua analisi del capitalismo — la dinamica dell'accumulazione, le crisi, la mercificazione dei rapporti umani — è riconosciuta anche da molti suoi critici.
Ripasso attivo
Spiega come Marx, ne Il Capitale, definisce il plusvalore e perché lo considera l'origine del profitto e dello sfruttamento; servendoti dei dati seguenti, calcola il plusvalore e il saggio di sfruttamento di una giornata lavorativa di 8 ore in cui il lavoro necessario è di 4 ore (1 ora di lavoro = 10 unità di valore).
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
I modi di produzione nella storia e l'esito comunista
Commenta l'affermazione « La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classe », chiarendone il significato all'interno del materialismo storico.
Marx ed Engels propongono una chiave universale di lettura della storia: ogni società divisa in classi è attraversata da un conflitto fra chi possiede i mezzi di produzione e chi ne è privo.
La lotta assume forme diverse secondo l'epoca: liberi e schiavi, patrizi e plebei, signori e servi, infine borghesia e proletariato.
Il conflitto di classe, radicato nella struttura economica, è la forza che spinge il passaggio da un modo di produzione all'altro attraverso le rivoluzioni sociali.
La lotta del proletariato, ultima classe sfruttata, mira non a sostituire una dominazione con un'altra, ma ad abolire le classi stesse, aprendo alla società comunista.
Risultato: L'incipit del Manifesto condensa il materialismo storico: la storia è mossa dal conflitto di classe legato ai rapporti di produzione, e il suo esito atteso è il superamento di ogni divisione in classi.
Errori frequenti
Approfondimento
L'approfondimento richiede un bilancio critico, sia delle previsioni sia della ricezione. Alcune previsioni di Marx si sono rivelate errate o almeno problematiche: la «pauperizzazione crescente» del proletariato non si è verificata nei paesi capitalistici avanzati, dove al contrario si sono affermati aumenti dei salari, riforme sociali e lo Stato del benessere; e la rivoluzione proletaria non è scoppiata dove il capitalismo era più sviluppato (come Marx prevedeva), ma in paesi arretrati come la Russia. Proprio queste difficoltà hanno generato la grande scissione del movimento operaio. Da un lato il «revisionismo» di Eduard Bernstein, che alla fine dell'Ottocento constatò l'attenuarsi delle contraddizioni e propose un «socialismo evolutivo», riformista e gradualista, da conquistare per via democratica e non rivoluzionaria. Dall'altro l'ortodossia rivoluzionaria di Lenin, che adattò Marx alla Russia arretrata con la teoria dell'«anello debole» della catena imperialistica e del «partito d'avanguardia» dei rivoluzionari di professione. Da questa frattura nascono le due grandi famiglie della sinistra novecentesca, la socialdemocratica e la comunista. Sul piano filosofico, infine, Karl Popper ha rivolto a Marx l'accusa di «storicismo»: la pretesa di conoscere le «leggi» necessarie dello sviluppo storico e di «profetizzare» l'avvenire sarebbe pseudoscientifica, perché non falsificabile, e le sue applicazioni politiche condurrebbero al totalitarismo. Distinguere l'analisi di Marx dalle sue previsioni e dalle sue tragiche realizzazioni novecentesche (il «socialismo reale») è oggi la condizione per valutarne con equilibrio l'eredità.
Ripasso attivo
Ricostruisci la teoria marxiana della lotta di classe e della rivoluzione, spiegando perché secondo Marx il proletariato è la classe destinata a superare il capitalismo e quali fasi conducono alla società senza classi.
Richiamo attivo
Ricorda i punti chiave — poi rivela.
Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))
Riferimenti e fonti