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Marx e il materialismo storico

Karl Marx (1818-1883) rovescia la dialettica idealistica di Hegel in chiave materialistica e fa della concreta vita economica degli uomini il fondamento di ogni forma di coscienza, diritto, religione e cultura. Attraverso le nozioni di alienazione del lavoro, struttura e sovrastruttura, plusvalore e lotta di classe, egli legge la storia come successione di modi di produzione e annuncia il superamento rivoluzionario del capitalismo nel comunismo. L'appunto ricostruisce questo itinerario teorico nel rispetto delle Indicazioni Nazionali per il triennio del Liceo e del profilo del colloquio dell'Esame di Stato.

5 sezioni·~24 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 4 · Approfondimento 1·Verificato · 07/2026

T·111111 / 16
Profilo d’esame
Analizzare la trasformazione marxiana della dialettica hegeliana in chiave materialistica, cogliendo il rovesciamento del rapporto fra idea e realtàUtilizzare con precisione i concetti tecnici di alienazione, ideologia, plusvalore e modo di produzione nel lessico specifico del marxismoRicostruire e valutare la concezione materialistica della storia e la teoria della lotta di classe, distinguendo struttura economica e sovrastrutturaValutare criticamente l'impatto storico e teorico del marxismo nella cultura contemporanea, distinguendo l'analisi marxiana dalle sue applicazioni novecentesche
Operatori:spiegaanalizzaconfrontaricostruisciillustrainterpretagiustificacommenta

livello base

A tutti gli indirizzi liceali è richiesta la padronanza dei nuclei essenziali: critica a Hegel e a Feuerbach, alienazione, materialismo storico (struttura/sovrastruttura), merce-plusvalore, lotta di classe e prospettiva comunista.

livello avanzato

Negli indirizzi a maggiore vocazione storico-sociale (in particolare il Liceo delle Scienze Umane e l'opzione Economico-Sociale) si approfondisce l'analisi economica del Capitale e il nesso fra teoria marxiana e nascita delle scienze sociali, mentre nei licei a indirizzo scientifico e classico si valorizza la dimensione filosofico-dialettica e il rapporto con Hegel.

Profondità

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Marx e il materialismo storico
    • 01La critica a Hegel, alla Sinistra hegeliana e a Feuerbach◐
    • 02Alienazione del lavoro e materialismo storico◐
    • 03Struttura e sovrastruttura; ideologia◐
    • 04Analisi del capitale: merce, valore e plusvalore●
    • 05Lotta di classe, rivoluzione e comunismo◐
§ 01

La critica a Hegel, alla Sinistra hegeliana e a Feuerbach#

●●○StandardLPOSA-filosofia-marx-materialismo-storico

Il rovesciamento materialistico della dialettica hegeliana

Il rovesciamento materialistico della dialettica hegelianaTabella con 3 colonne e 2 righe, Dati: Aspetto · Hegel · Marx; Principio · Idea, Spirito · realtà materiale; Genera · la realtà · le ideeASPETTOHEGELMARXPrincipioIdea, Spiritorealtà materialeGenerala realtàle idee
Fig. 1Il «capovolgimento» materialistico: in Hegel l'Idea genera la realtà; in Marx sono i rapporti materiali a generare le idee e la coscienza.

Punti chiave

Il pensiero di Marx nasce all'interno della Sinistra hegeliana e si costruisce come critica radicale del maestro: Marx accetta da Hegel il metodo dialettico, cioè l'idea che la realtà sia un processo storico governato da contraddizioni e dal loro superamento, ma ne rifiuta l'impianto idealistico, secondo cui il motore della storia sarebbe lo Spirito o l'Idea.
Marx accusa Hegel di « misticismo logico »: nella filosofia hegeliana il reale concreto (la famiglia, la società civile, gli individui) diventa una semplice manifestazione dell'Idea, mentre per Marx accade l'esatto contrario. Sono gli uomini reali, con i loro bisogni e i loro rapporti materiali, a produrre le idee, le istituzioni e lo Stato. Occorre dunque « rimettere in piedi » la dialettica hegeliana, che procedeva « a testa in giù ».
Decisivo è il rapporto con Ludwig Feuerbach, che aveva interpretato la religione come alienazione: nel divino l'uomo proietta la propria essenza migliore (amore, ragione, potenza), spogliandosene e adorandola come un'entità separata e dominante. Marx riconosce a Feuerbach il merito di aver ricondotto la teologia all'antropologia, ma ne denuncia il limite: Feuerbach resta a un uomo astratto e contemplativo e non si chiede perché, in quali concrete condizioni storiche e sociali, gli uomini producano la religione.
La svolta è fissata nelle Tesi su Feuerbach (1845), e in particolare nell'undicesima: « I filosofi hanno soltanto interpretato diversamente il mondo; ma si tratta di trasformarlo ». Il pensiero, per Marx, non è contemplazione disinteressata ma prassi: la verità di un'idea si misura sulla sua capacità di incidere sulla realtà. La filosofia smette di essere spiegazione del mondo e diventa strumento della sua trasformazione rivoluzionaria.
Esempio svolto

Analisi guidata dell'undicesima Tesi su Feuerbach

Commenta la frase di Marx: « I filosofi hanno soltanto interpretato diversamente il mondo; ma si tratta di trasformarlo », chiarendone il significato filosofico e il rapporto con Hegel e Feuerbach.

  1. 01Contestualizzare

    La frase chiude le Tesi su Feuerbach (1845), testo programmatico in cui Marx prende congedo sia dall'idealismo hegeliano sia dal materialismo contemplativo di Feuerbach.

  2. 02Individuare il bersaglio

    « Interpretare » indica la filosofia tradizionale, idealistica e contemplativa, che si limita a spiegare la realtà come manifestazione del pensiero, senza intervenire su di essa.

  3. 03Esplicitare la tesi positiva

    « Trasformarlo » introduce il primato della prassi: il pensiero vero è quello che diventa azione storica, capace di modificare i rapporti reali fra gli uomini.

  4. 04Collegare a Feuerbach

    Feuerbach aveva smascherato la religione come proiezione, ma era rimasto sul piano teorico; Marx esige di passare dalla critica delle idee alla trasformazione delle condizioni materiali che le producono.

Risultato: La frase sintetizza il passaggio dalla filosofia come interpretazione del mondo alla filosofia come prassi rivoluzionaria, fondata sulla critica materialistica di Hegel e sul superamento del materialismo astratto di Feuerbach.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare in che senso Marx « rovescia » la dialettica hegeliana: non rifiuta la dialettica, ma il suo soggetto (l'Idea sostituita dagli uomini reali e dai loro rapporti materiali).
  • Saper distinguere l'alienazione religiosa di Feuerbach (proiezione dell'essenza umana nel divino) dal limite che Marx vi riconosce (l'uomo astratto, non storicamente e socialmente determinato).

Errori frequenti

  • Affermare che Marx « rifiuta la dialettica »: in realtà ne conserva il metodo e ne cambia il fondamento, da idealistico a materialistico.
  • Confondere l'alienazione religiosa di Feuerbach con l'alienazione del lavoro di Marx: la prima è proiezione nel divino, la seconda è un fenomeno economico interno al lavoro salariato.

Approfondimento

L'approfondimento chiarisce la natura del rapporto Marx-Hegel, spesso semplificato. Marx non «rifiuta» Hegel: nel poscritto alla seconda edizione del «Capitale» dichiara di aver trovato in lui un «nocciolo razionale» racchiuso in un «guscio mistico», e di aver dovuto «rovesciare» la dialettica per liberarlo. Il metodo dialettico — la realtà come processo di contraddizioni, la negatività, la centralità del lavoro come attività trasformatrice — è mantenuto e rivendicato; ciò che si rovescia è il «soggetto»: non è l'Idea a produrre gli uomini, ma gli uomini reali a produrre le idee. Il concetto-chiave di questa svolta è la «prassi»: contro l'intera tradizione filosofica intesa come «contemplazione» del mondo, Marx afferma l'unità di teoria e pratica, l'idea che pensare e trasformare siano inseparabili e che la verità di un pensiero si provi nell'azione. Va infine segnalato uno dei grandi dibattiti del marxismo novecentesco: la questione del «giovane Marx» e del «Marx maturo». Il filosofo Louis Althusser ha sostenuto l'esistenza di una «rottura epistemologica» fra il Marx giovanile e umanista dei «Manoscritti del 1844» (centrato su alienazione ed «essenza dell'uomo», concetti ancora feuerbachiani) e il Marx «scientifico» del «Capitale» (centrato su strutture, rapporti di produzione, plusvalore, senza più bisogno di un'essenza umana). Altri interpreti negano la frattura e rivendicano la continuità del tema dell'alienazione: distinguere questi due Marx è essenziale per orientarsi nella sua eredità.

Ripasso attivo

Spiega, in un testo argomentativo di circa quindici righe, in che senso secondo Marx la dialettica hegeliana va « rimessa in piedi » e quale ruolo svolge in questo passaggio la critica a Feuerbach.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Alienazione del lavoro e materialismo storico#

●●○StandardLPOSA-filosofia-marx-materialismo-storico

Le quattro forme dell'alienazione del lavoro

Le quattro forme dell'alienazione del lavororuota segmentata, 4 segmenti, Dati: Lavoratore, dal prodotto, dall’attività, dall’essenza, dagli altridal prodottodall’attivitàdall’essenzadagli altriLavoratore
Fig. 2L'alienazione del lavoratore ha quattro volti: dal prodotto, dall'attività lavorativa, dall'essenza generica (Gattungswesen) e dagli altri uomini.

Punti chiave

Nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 Marx analizza l'alienazione del lavoro, cioè la condizione del lavoratore salariato nel capitalismo. Se per Feuerbach l'uomo si aliena nella religione, per Marx si aliena anzitutto nel lavoro: ciò che dovrebbe essere l'attività più propria e realizzante dell'uomo diventa, sotto il capitale, un'esperienza di privazione e di estraneità.
Marx distingue quattro forme dell'alienazione operaia. Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto del suo lavoro, che gli si contrappone come una potenza estranea appartenente al capitalista; rispetto all'attività lavorativa stessa, vissuta come costrizione e non come libera espressione; rispetto alla propria essenza o « essere generico » (la capacità di produrre liberamente e universalmente); e infine rispetto agli altri uomini, ridotti a concorrenti o a controparti nel rapporto di lavoro.
La radice dell'alienazione non è metafisica ma economico-sociale: essa nasce dalla proprietà privata dei mezzi di produzione e dalla divisione del lavoro, e potrà essere superata solo trasformando questi rapporti, non con una semplice conversione interiore. Qui è già in nuce il legame fra teoria filosofica e progetto politico di emancipazione.
Da questa analisi Marx ricava la concezione materialistica della storia, esposta sistematicamente ne L'ideologia tedesca (1845-46). Il principio è che « non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza »: il modo in cui gli uomini producono i mezzi della loro esistenza condiziona le loro idee, i loro rapporti sociali e le loro istituzioni. La storia non è storia delle idee, ma storia dei modi concreti di produrre e riprodurre la vita materiale.
Esempio svolto

Ricostruire le quattro forme dell'alienazione

Analizza la condizione dell'operaio di fabbrica secondo i Manoscritti del 1844, distinguendo ordinatamente le quattro dimensioni dell'alienazione.

  1. 01Dal prodotto

    Il bene che l'operaio crea non gli appartiene: diventa proprietà del capitalista e si erge di fronte a lui come potenza ostile; più produce ricchezza, più si impoverisce.

  2. 02Dall'attività

    Il lavoro non è espressione libera ma mezzo coatto di sopravvivenza: l'operaio si sente sé stesso fuori dal lavoro e fuori di sé nel lavoro.

  3. 03Dall'essenza generica

    L'uomo perde il rapporto con la propria natura specifica, la capacità di produrre liberamente e universalmente, ridotta a sforza-lavoro venduta.

  4. 04Dagli altri uomini

    Il rapporto sociale si deforma in antagonismo fra operaio e capitalista e in concorrenza fra lavoratori.

Risultato: L'operaio risulta estraniato dal prodotto, dall'attività, dalla propria essenza e dagli altri uomini: quattro volti di un'unica alienazione radicata nella proprietà privata dei mezzi di produzione.

Obiettivo Maturità

  • Saper elencare e spiegare con precisione le quattro forme dell'alienazione del lavoro (dal prodotto, dall'attività, dall'essenza generica, dagli altri uomini).
  • Saper enunciare e commentare il principio del materialismo storico: « è la vita che determina la coscienza », cogliendone il rovesciamento rispetto all'idealismo.

Errori frequenti

  • Ridurre l'alienazione a un disagio psicologico individuale: per Marx è una condizione oggettiva determinata dai rapporti di produzione capitalistici.
  • Attribuire la nozione di alienazione del lavoro a un'opera tarda: essa appartiene ai giovanili Manoscritti del 1844, mentre il termine ricorrerà poi nel linguaggio di sfruttamento e plusvalore del Capitale.

Approfondimento

L'approfondimento illumina la genealogia e la fortuna del concetto di «alienazione» («Entfremdung»/«Entäusserung»). Il termine ha una storia hegeliana: in Hegel indica l'«estraniazione» necessaria per cui lo Spirito si fa altro da sé (si oggettiva) per poi riappropriarsene; Feuerbach lo applica alla religione (l'uomo proietta la propria essenza in Dio); Marx lo cala nell'economia, mostrando che l'alienazione fondamentale non è nel pensiero o nella religione, ma nel «lavoro» concreto. Al centro sta il concetto di «essere generico» o «essere-specie» («Gattungswesen»): l'uomo è l'ente che si distingue perché produce liberamente, universalmente, «secondo le leggi della bellezza», e non solo per bisogno immediato come l'animale; il lavoro alienato lo priva proprio di questa essenza, riducendo la sua attività creatrice a mero mezzo di sussistenza. Straordinaria è la vicenda editoriale di questi testi: i «Manoscritti del 1844» rimasero inediti fino al 1932. La loro pubblicazione fu una bomba, perché rivelò un Marx «filosofo» e «umanista», tutto centrato sull'alienazione e sull'emancipazione dell'uomo, molto diverso dall'immagine economicistica e «scientifica» che ne davano i manuali del socialismo sovietico (il «materialismo dialettico» ufficiale). Su questo Marx ritrovato si fonderà gran parte del «marxismo occidentale» del Novecento — da György Lukács alla Scuola di Francoforte fino al «marxismo umanistico» — che oppone al determinismo economico la centralità della coscienza, della prassi e della liberazione dall'alienazione. Un capitolo che mostra come la scoperta di un testo possa mutare l'interpretazione di un intero pensatore.

Ripasso attivo

Illustra le quattro forme dell'alienazione del lavoro secondo i Manoscritti del 1844 e mostra come esse preparino il principio del materialismo storico.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Struttura e sovrastruttura; ideologia#

●●○StandardLPOSA-filosofia-marx-materialismo-storico

Struttura e sovrastruttura nel materialismo storico

Struttura e sovrastruttura nel materialismo storicocolonna stratificata, 2 strati, Dati: Sovrastruttura, StrutturaSovrastrutturaideologiaStrutturabase economica
Fig. 3Alla base la struttura economica (forze e rapporti di produzione) condiziona la sovrastruttura (diritto, Stato, politica, morale, religione, arte, filosofia: l'ideologia).

Punti chiave

Il cuore teorico del materialismo storico è la distinzione fra struttura e sovrastruttura, formulata con chiarezza nella Prefazione a Per la critica dell'economia politica (1859). La struttura è la base economica della società: l'insieme delle forze produttive (uomini, strumenti, tecniche) e dei rapporti di produzione (i rapporti di proprietà e di lavoro fra le classi).
Sulla struttura economica si eleva la sovrastruttura: il diritto, lo Stato, la politica, la morale, la religione, l'arte, la filosofia. Queste forme della coscienza non sono autonome né eterne, ma esprimono e legittimano i rapporti di produzione dominanti. È il modo di produzione della vita materiale a condizionare, in ultima istanza, il processo della vita sociale, politica e spirituale.
Da qui la nozione di ideologia: l'insieme delle idee, dei valori e delle dottrine che presentano gli interessi della classe dominante come interessi universali e naturali, occultando i rapporti di sfruttamento. L'ideologia è « falsa coscienza » non perché menzogna deliberata, ma perché capovolge i rapporti reali, facendo apparire come eterno e necessario ciò che è storico e mutevole.
La storia conosce trasformazioni quando le forze produttive, sviluppandosi, entrano in contraddizione con i rapporti di produzione divenuti vincoli: allora si apre un'epoca di rivoluzione sociale. Cambiando la base economica, si rivoluziona più o meno rapidamente l'intera enorme sovrastruttura. Il rapporto non è meccanico — la sovrastruttura reagisce sulla struttura — ma il primato spetta « in ultima istanza » alle condizioni materiali.
Esempio svolto

Applicare la coppia struttura/sovrastruttura

Mostra come, secondo il materialismo storico, una concezione giuridica della proprietà possa essere letta come sovrastruttura di determinati rapporti di produzione.

  1. 01Individuare la struttura

    In una società capitalistica i rapporti di produzione si fondano sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e sul lavoro salariato.

  2. 02Individuare la sovrastruttura

    Il diritto codifica e protegge questa proprietà, presentandola come diritto naturale e inviolabile dell'individuo.

  3. 03Riconoscere l'ideologia

    La dottrina che fa della proprietà privata un diritto eterno occulta la sua origine storica e l'interesse della classe proprietaria, presentandolo come interesse di tutti.

  4. 04Trarre la conclusione

    La norma giuridica non è autonoma: riflette e legittima i rapporti economici dominanti, mutando con essi nel passaggio da un modo di produzione all'altro.

Risultato: La concezione giuridica della proprietà appare come sovrastruttura ideologica dei rapporti di produzione capitalistici, che ne dissimula il carattere storico e di classe.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire con precisione struttura (forze produttive + rapporti di produzione) e sovrastruttura (diritto, Stato, ideologie) e il loro rapporto di condizionamento « in ultima istanza ».
  • Saper spiegare la nozione di ideologia come « falsa coscienza » che universalizza gli interessi della classe dominante.

Errori frequenti

  • Interpretare il rapporto struttura-sovrastruttura come un determinismo rigido e a senso unico: Marx ammette una reazione della sovrastruttura sulla base, riservando alla struttura il primato solo « in ultima istanza ».
  • Intendere l'ideologia come semplice bugia consapevole: è invece un rovesciamento dei rapporti reali che si presenta come verità ovvia e naturale.

Approfondimento

L'approfondimento affronta l'accusa più ricorrente al materialismo storico — il «determinismo economico» — e mostra come il marxismo stesso l'abbia problematizzata. Già Engels, in celebri lettere degli anni Novanta dell'Ottocento, precisò che la struttura economica determina la sovrastruttura «solo in ultima istanza», e che diritto, politica e ideologie reagiscono a loro volta sulla base con una «relativa autonomia»: negarlo sarebbe una caricatura del pensiero di Marx. Ma lo sviluppo più fecondo è di Antonio Gramsci, il maggiore pensatore marxista italiano, che nei «Quaderni del carcere» ripensa proprio il rapporto struttura-sovrastruttura. Contro ogni economicismo, Gramsci valorizza la sovrastruttura come terreno reale e decisivo della lotta politica e conia il concetto di «egemonia»: la classe dominante non si impone solo con la forza (il «dominio»), ma soprattutto con il «consenso», cioè conquistando la «direzione» culturale e morale della società attraverso la scuola, i mezzi di comunicazione, la «società civile». Ne segue che una trasformazione rivoluzionaria richiede prima una lunga «guerra di posizione» sul piano culturale, per costruire una contro-egemonia. Anche la nozione di ideologia ha avuto grande fortuna: Louis Althusser ha teorizzato gli «apparati ideologici di Stato» (scuola, Chiesa, famiglia, media) come luoghi in cui l'ideologia «interpella» gli individui e li plasma come soggetti. La «critica dell'ideologia» — lo smascheramento degli interessi nascosti dietro le idee «neutrali» — è forse l'eredità più viva del marxismo nelle scienze umane contemporanee.

Ripasso attivo

Definisci i concetti di struttura, sovrastruttura e ideologia e spiega, con un esempio, come secondo Marx le idee dominanti riflettano i rapporti di produzione.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Analisi del capitale: merce, valore e plusvalore#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-marx-materialismo-storico

Dal ciclo M-D-M al ciclo D-M-D' e il plusvalore

Dal ciclo M-D-M al ciclo D-M-D′ e il plusvaloreGrafo, M (merce) → D (denaro), D (denaro) → M (merce), D (denaro) → M (merce), M (merce) → D′ (denaro +)M (merce)D (denaro)M (merce)D (denaro)M (merce)D′ (denaro +)
Fig. 4Circolazione semplice M–D–M (fine: il valore d'uso). Circolazione capitalistica D–M–D′ con D′ = D + s: s è il plusvalore.

Punti chiave

Ne Il Capitale (1867, primo libro) Marx compie l'analisi scientifica del modo di produzione capitalistico, partendo dalla merce, sua « cellula » elementare. Ogni merce ha un valore d'uso (l'utilità che soddisfa un bisogno) e un valore di scambio (la proporzione in cui si scambia con altre merci). Il fondamento del valore di scambio è, per Marx, il lavoro umano socialmente necessario alla produzione della merce: è la cosiddetta teoria del valore-lavoro.
Nella società mercantile semplice la circolazione segue lo schema M-D-M (merce-denaro-merce): si vende una merce per ottenere denaro e con esso acquistare un'altra merce utile. Il fine è il valore d'uso e il processo si conclude. Nel capitalismo subentra invece lo schema D-M-D', dove si parte dal denaro per acquistare merci e si torna a un denaro accresciuto: il fine non è più il consumo ma l'incremento del valore, cioè il profitto.
Il problema teorico è spiegare l'incremento D' senza ricorrere all'inganno o allo scambio ineguale. La soluzione di Marx è la scoperta di una merce particolare: la forza-lavoro. Il capitalista la acquista al suo valore (ciò che serve per riprodurla, cioè il salario di sussistenza), ma il suo uso, il lavoro vivo, produce un valore maggiore di quello che essa costa. Questa eccedenza è il plusvalore (Mehrwert), origine del profitto.
Lo sfruttamento consiste precisamente in ciò: la giornata lavorativa si divide in lavoro necessario (in cui l'operaio produce l'equivalente del proprio salario) e pluslavoro (in cui produce valore che il capitalista si appropria gratuitamente). Il plusvalore si accresce o allungando la giornata lavorativa (plusvalore assoluto) o intensificando e riorganizzando il lavoro per ridurre il tempo necessario (plusvalore relativo). Marx individua inoltre tendenze di fondo del capitalismo, come la caduta tendenziale del saggio di profitto e le crisi cicliche di sovrapproduzione.
M=c+v+sM = c + v + sM=c+v+s

Composizione del valore

Il valore di una merce si scompone in capitale costante c (mezzi di produzione, materie prime), capitale variabile v (salario, valore della forza-lavoro) e plusvalore s (l'eccedenza prodotta dal pluslavoro).

s′=svs' = \frac{s}{v}s′=vs​

Saggio di plusvalore (sfruttamento)

Il saggio di plusvalore (o saggio di sfruttamento) è il rapporto fra plusvalore s e capitale variabile v: misura quanto pluslavoro l'operaio fornisce rispetto al lavoro necessario a riprodurre il proprio salario.

Esempio svolto

Calcolo del plusvalore e del saggio di sfruttamento

Una giornata lavorativa dura 8 ore; il lavoro necessario (equivalente al salario) è di 4 ore. Posto che 1 ora di lavoro produca 10 unità di valore, determina il plusvalore prodotto e il saggio di plusvalore.

  1. 01Lavoro necessario

    In 4 ore l'operaio produce il valore corrispondente al proprio salario: capitale variabile v = 4 × 10 = 40 unità.

  2. 02Pluslavoro

    Le restanti 8 − 4 = 4 ore sono pluslavoro non pagato; il valore prodotto è il plusvalore: s = 4 × 10 = 40 unità.

  3. 03Saggio di plusvalore

    Il saggio di sfruttamento è il rapporto fra plusvalore e capitale variabile.

Risultato: Il plusvalore prodotto è 40 unità di valore e il saggio di plusvalore è del 100%: l'operaio lavora tanto per sé quanto gratuitamente per il capitalista.

Obiettivo Maturità

  • Saper distinguere valore d'uso e valore di scambio e saper enunciare la teoria del valore-lavoro.
  • Saper spiegare la differenza fra i cicli M-D-M e D-M-D' e definire il plusvalore come eccedenza prodotta dalla forza-lavoro oltre il proprio costo.

Errori frequenti

  • Far derivare il profitto da un imbroglio o da una vendita « sopra il valore »: per Marx il plusvalore nasce nella produzione, non nella circolazione, dall'uso della forza-lavoro pagata al suo valore.
  • Confondere la forza-lavoro (la capacità di lavorare, merce che l'operaio vende) con il lavoro (il suo impiego concreto, che crea valore): la distinzione è il fulcro della spiegazione del plusvalore.

Approfondimento

Due approfondimenti, l'uno filosofico e l'altro critico-economico, danno spessore all'analisi del «Capitale». Il primo è il celebre «feticismo delle merci», esposto alla fine del primo capitolo. Nella società capitalistica i rapporti sociali fra gli uomini (chi produce che cosa, per chi, in quali condizioni) assumono la forma «fantasmagorica» di rapporti fra cose: il valore appare come una proprietà «naturale» degli oggetti, come il peso, mentre è in realtà cristallizzazione di lavoro umano e di rapporti sociali. Gli uomini finiscono così dominati dai prodotti del loro stesso lavoro. Questo concetto avrà una fortuna enorme: György Lukács ne trarrà la nozione di «reificazione» — la trasformazione di ogni cosa, e dell'uomo stesso, in merce calcolabile — che diventerà categoria centrale della Scuola di Francoforte e della critica della società dei consumi. Il secondo approfondimento riguarda le obiezioni economiche alla «teoria del valore-lavoro». L'economista Eugen von Böhm-Bawerk sollevò il cosiddetto «problema della trasformazione»: come si passa dai «valori» (misurati in lavoro) ai «prezzi» reali di mercato senza contraddizioni? E la «rivoluzione marginalista» di fine Ottocento (Jevons, Menger, Walras) sostituì al valore-lavoro la teoria dell'utilità marginale, per cui il valore dipende dalla domanda e dalla scarsità, non dal lavoro incorporato. Il dibattito sulla tenuta scientifica della teoria di Marx resta aperto; ma la potenza descrittiva della sua analisi del capitalismo — la dinamica dell'accumulazione, le crisi, la mercificazione dei rapporti umani — è riconosciuta anche da molti suoi critici.

Ripasso attivo

Spiega come Marx, ne Il Capitale, definisce il plusvalore e perché lo considera l'origine del profitto e dello sfruttamento; servendoti dei dati seguenti, calcola il plusvalore e il saggio di sfruttamento di una giornata lavorativa di 8 ore in cui il lavoro necessario è di 4 ore (1 ora di lavoro = 10 unità di valore).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

Lotta di classe, rivoluzione e comunismo#

●●○StandardLPOSA-filosofia-marx-materialismo-storico

I modi di produzione nella storia e l'esito comunista

I modi di produzione nella storia e l'esito comunistaGrafo, Comunità primitiva → Antico-schiavistico, Antico-schiavistico → Feudale, Feudale → Capitalistico, Capitalistico → Società senza classiComunitàprimitivaAntico-schiavisticoFeudaleCapitalisticoSocietà senzaclassirivoluzione
Fig. 5I modi di produzione, mossi dalla lotta di classe (motore della storia); la rivoluzione proletaria apre alla società senza classi.

Punti chiave

Nel Manifesto del partito comunista (1848), scritto con Friedrich Engels, Marx condensa la propria visione politica nella celebre tesi iniziale: « La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classe ». La storia è letta come successione di modi di produzione (comunità primitiva, antico-schiavistico, feudale, capitalistico-borghese), ciascuno attraversato dall'antagonismo fra classe dominante e classe dominata.
Il capitalismo, secondo Marx, ha avuto un ruolo storicamente rivoluzionario: la borghesia ha distrutto i rapporti feudali, sviluppato enormemente le forze produttive e dato vita al mercato mondiale. Ma con ciò ha prodotto anche il proprio « becchino », il proletariato, classe che non possiede mezzi di produzione e che, concentrata nelle fabbriche e accomunata dalla stessa condizione di sfruttamento, è destinata a divenire soggetto rivoluzionario.
La contraddizione fra socializzazione crescente della produzione e appropriazione privata del prodotto, insieme alle crisi cicliche di sovrapproduzione e all'impoverimento relativo delle masse, spinge verso la rivoluzione proletaria. Questa abbatte il dominio borghese e instaura una fase di transizione, la dittatura del proletariato, in cui si espropriano i mezzi di produzione e si abolisce la proprietà privata capitalistica.
L'esito è una società senza classi, il comunismo. Marx ne distingue una fase inferiore (il socialismo, retto dal principio « a ciascuno secondo il suo lavoro ») e una fase superiore, in cui, superata la divisione del lavoro e la scarsità, varrà il principio « da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni » e lo Stato, strumento del dominio di classe, si « estinguerà ». Marx non offre un'utopia dettagliata ma indica la direzione di un'emancipazione integrale dell'uomo.
Esempio svolto

Commento all'incipit del Manifesto

Commenta l'affermazione « La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classe », chiarendone il significato all'interno del materialismo storico.

  1. 01Individuare la tesi

    Marx ed Engels propongono una chiave universale di lettura della storia: ogni società divisa in classi è attraversata da un conflitto fra chi possiede i mezzi di produzione e chi ne è privo.

  2. 02Collegare ai modi di produzione

    La lotta assume forme diverse secondo l'epoca: liberi e schiavi, patrizi e plebei, signori e servi, infine borghesia e proletariato.

  3. 03Indicare il motore della storia

    Il conflitto di classe, radicato nella struttura economica, è la forza che spinge il passaggio da un modo di produzione all'altro attraverso le rivoluzioni sociali.

  4. 04Trarre la prospettiva

    La lotta del proletariato, ultima classe sfruttata, mira non a sostituire una dominazione con un'altra, ma ad abolire le classi stesse, aprendo alla società comunista.

Risultato: L'incipit del Manifesto condensa il materialismo storico: la storia è mossa dal conflitto di classe legato ai rapporti di produzione, e il suo esito atteso è il superamento di ogni divisione in classi.

Obiettivo Maturità

  • Saper esporre la concezione della storia come successione di modi di produzione attraversati dalla lotta di classe, secondo l'apertura del Manifesto.
  • Saper ricostruire la sequenza rivoluzione proletaria → dittatura del proletariato → società senza classi (comunismo), con i due principi distributivi delle sue fasi.

Errori frequenti

  • Identificare senz'altro il pensiero di Marx con i regimi del « socialismo reale » del Novecento: l'analisi marxiana va distinta dalle sue interpretazioni e applicazioni storiche successive.
  • Confondere socialismo (fase inferiore, « a ciascuno secondo il lavoro ») e comunismo realizzato (fase superiore, « a ciascuno secondo i bisogni »).

Approfondimento

L'approfondimento richiede un bilancio critico, sia delle previsioni sia della ricezione. Alcune previsioni di Marx si sono rivelate errate o almeno problematiche: la «pauperizzazione crescente» del proletariato non si è verificata nei paesi capitalistici avanzati, dove al contrario si sono affermati aumenti dei salari, riforme sociali e lo Stato del benessere; e la rivoluzione proletaria non è scoppiata dove il capitalismo era più sviluppato (come Marx prevedeva), ma in paesi arretrati come la Russia. Proprio queste difficoltà hanno generato la grande scissione del movimento operaio. Da un lato il «revisionismo» di Eduard Bernstein, che alla fine dell'Ottocento constatò l'attenuarsi delle contraddizioni e propose un «socialismo evolutivo», riformista e gradualista, da conquistare per via democratica e non rivoluzionaria. Dall'altro l'ortodossia rivoluzionaria di Lenin, che adattò Marx alla Russia arretrata con la teoria dell'«anello debole» della catena imperialistica e del «partito d'avanguardia» dei rivoluzionari di professione. Da questa frattura nascono le due grandi famiglie della sinistra novecentesca, la socialdemocratica e la comunista. Sul piano filosofico, infine, Karl Popper ha rivolto a Marx l'accusa di «storicismo»: la pretesa di conoscere le «leggi» necessarie dello sviluppo storico e di «profetizzare» l'avvenire sarebbe pseudoscientifica, perché non falsificabile, e le sue applicazioni politiche condurrebbero al totalitarismo. Distinguere l'analisi di Marx dalle sue previsioni e dalle sue tragiche realizzazioni novecentesche (il «socialismo reale») è oggi la condizione per valutarne con equilibrio l'eredità.

Ripasso attivo

Ricostruisci la teoria marxiana della lotta di classe e della rivoluzione, spiegando perché secondo Marx il proletariato è la classe destinata a superare il capitalismo e quali fasi conducono alla società senza classi.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)) · Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01La critica a Hegel, alla Sinistra hegeliana e a Feuerbach◐
    • 02Alienazione del lavoro e materialismo storico◐
    • 03Struttura e sovrastruttura; ideologia◐
    • 04Analisi del capitale: merce, valore e plusvalore●
    • 05Lotta di classe, rivoluzione e comunismo◐

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Marx e il materialismo storico

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Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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