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Fenomenologia ed esistenzialismo (Husserl, Heidegger, Sartre)

Tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, la filosofia europea cerca un nuovo punto di partenza: non più i sistemi metafisici né il positivismo scientista, ma la descrizione rigorosa dei vissuti della coscienza e l'analisi dell'esistenza concreta dell'uomo. La fenomenologia di Husserl rifonda il sapere come «ritorno alle cose stesse», a partire dall'intenzionalità della coscienza e dal metodo dell'epoché; da essa, attraverso l'analitica esistenziale dell'Esserci di Heidegger, prende forma l'esistenzialismo, che culmina in Francia con Sartre e la tesi che «l'esistenza precede l'essenza», con il primato della libertà, della responsabilità e della denuncia della malafede. L'argomento è pienamente compreso nel programma del quinto anno e rientra nell'Esame di Stato.

5 sezioni·~24 min di lettura·4 competenze·Livello Base 1 · Standard 2 · Approfondimento 2·Verificato · 07/2026

T·151515 / 16
Profilo d’esame
Analizzare il metodo fenomenologico come «ritorno alle cose stesse» (intenzionalità, epoché, riduzione)Distinguere e padroneggiare i concetti di esistenza, autenticità, libertà, angoscia ed essere-per-la-morteConfrontare l'analitica esistenziale heideggeriana e l'esistenzialismo sartriano, cogliendone continuità e differenzeUtilizzare con proprietà il lessico filosofico del Novecento e ricostruire le argomentazioni degli autori
Operatori:analizzaspiegaconfrontaillustrainterpretacommentagiustificadescrivi

livello base

A tutti gli indirizzi è richiesto di conoscere i nuclei fondamentali (intenzionalità ed epoché in Husserl; Esserci, esistenza autentica/inautentica ed essere-per-la-morte in Heidegger; «l'esistenza precede l'essenza», libertà e malafede in Sartre) e di saperli esporre con il lessico corretto.

livello avanzato

Nel Liceo Classico e nel Liceo delle Scienze Umane si valorizzano l'analisi dei testi e i nessi storico-culturali (crisi delle scienze europee, esistenzialismo come «clima» del Novecento, declinazioni italiane come Abbagnano), mentre negli indirizzi scientifici si può sottolineare il rapporto fenomenologia/scienze e la critica all'oggettivismo galileiano nella Crisi husserliana.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Fenomenologia ed esistenzialismo (Husserl, Heidegger, Sartre)
    • 01Husserl e il metodo fenomenologico◐
    • 02Heidegger: l'analitica esistenziale dell'Esserci●
    • 03Esistenza autentica, angoscia ed essere-per-la-morte●
    • 04Sartre: libertà, responsabilità e malafede◐
    • 05L'esistenzialismo come clima del Novecento○
§ 01

Husserl e il metodo fenomenologico#

●●○StandardLPOSA-filosofia-fenomenologia-esistenzialismoLPHusserl, Idee per una fenomenologia pura; La crisi delle scienze europee

Punti chiave

La fenomenologia, fondata da Edmund Husserl (1859-1938), nasce come progetto di una filosofia rigorosa che, contro lo psicologismo e l'oggettivismo delle scienze, riconduca ogni sapere alla descrizione fedele di ciò che si dà alla coscienza: il celebre motto è «ritorno alle cose stesse» («zu den Sachen selbst»), dove «cosa» non significa oggetto fisico ma il fenomeno così come appare, prima di ogni teoria che lo interpreti.
Il concetto-cardine è l'intenzionalità della coscienza: ripreso dal maestro Franz Brentano, esso afferma che ogni coscienza è sempre «coscienza di qualcosa». Non esiste un pensiero vuoto: percepire è percepire qualcosa, ricordare è ricordare qualcosa, desiderare è desiderare qualcosa. Husserl distingue allora l'atto del vissuto coscienziale (la nóesi) dal correlato oggettivo verso cui l'atto è diretto (il nóema): coscienza e mondo sono inscindibilmente correlati (Fig. 1).

Intenzionalità ed epoché: la struttura del metodo husserliano

Intenzionalità ed epoché: il metodo husserlianoGrafo, Intenzionalità: noesi → noema → Epoché: il mondo fra parentesi, Epoché: il mondo fra parentesi → Riduzione: coscienza pura ed essenzeIntenzionalità:noesi → noemaEpoché: il mondofra parentesiRiduzione:coscienza puraed essenze
Fig. 1L'intenzionalità: la coscienza (noesi, atto) è sempre coscienza di un oggetto (noema). L'epoché mette fra parentesi l'esistenza del mondo; la riduzione conduce alla coscienza pura e alle essenze.
Per cogliere i fenomeni nella loro purezza Husserl introduce l'epoché (dal greco «sospensione»): si «mettono fra parentesi» sia l'esistenza in sé del mondo esterno sia tutte le credenze del cosiddetto «atteggiamento naturale». Non si nega il mondo, ma se ne sospende il giudizio di realtà, per descrivere ciò che resta: il flusso dei vissuti e i loro contenuti. A questa sospensione segue la riduzione fenomenologica, che riconduce i fenomeni alla coscienza pura e ne fa emergere le strutture essenziali (eidetiche).
Nell'ultima opera, La crisi delle scienze europee (1936), Husserl denuncia la «crisi» di un sapere scientifico che, dopo Galileo, ha matematizzato e oggettivato la natura dimenticando il suo radicamento originario nel mondo della vita (Lebenswelt): il mondo concreto, prescientifico e intersoggettivo dell'esperienza quotidiana, fondamento di senso di ogni teoria. Recuperare il mondo della vita significa restituire alla scienza il suo senso umano.
Esempio svolto

Analisi guidata del motto «ritorno alle cose stesse»

Commenta il programma husserliano del «ritorno alle cose stesse», chiarendo che cosa si intende per «cosa», quale errore filosofico esso intende correggere e attraverso quale metodo si realizza.

  1. 01Chiarire il termine «cosa»

    Per Husserl la «cosa» (Sache) non è l'oggetto fisico studiato dalle scienze, ma il fenomeno: ciò che appare alla coscienza così come appare. Il «ritorno» è dunque un ritorno al dato originario dell'esperienza vissuta, prima delle costruzioni teoriche.

  2. 02Individuare l'errore da correggere

    Il bersaglio è duplice: lo psicologismo, che riduce le verità logiche a fatti psichici, e l'oggettivismo scientista, che sostituisce al mondo vissuto un modello matematico spacciato per la realtà in sé. Entrambi dimenticano la coscienza come luogo in cui ogni senso si costituisce.

  3. 03Mostrare il metodo

    Per tornare alle cose stesse occorre sospendere (epoché) l'atteggiamento naturale e ricondurre (riduzione) i fenomeni alla coscienza pura, descrivendone le strutture essenziali e la correlazione intenzionale noesi-noema.

  4. 04Concludere

    Il motto esprime così l'ideale di una filosofia descrittiva e rigorosa, che non spiega causalmente i fenomeni ma li descrive nel loro mostrarsi, fondando ogni sapere sull'evidenza dell'esperienza vissuta.

Risultato: «Ritorno alle cose stesse» significa rifondare la filosofia sulla descrizione fedele dei fenomeni così come si danno alla coscienza, correggendo psicologismo e oggettivismo per mezzo dell'epoché e della riduzione fenomenologica.

Obiettivo Maturità

  • Saper definire con precisione intenzionalità, epoché, riduzione fenomenologica e mondo della vita, mostrando come si concatenano nel metodo: è il nucleo più frequentemente richiesto al colloquio.
  • Spiegare perché la fenomenologia non è uno scetticismo: l'epoché non nega il mondo, ma ne sospende il giudizio di esistenza per descriverne il senso.

Errori frequenti

  • Confondere l'epoché husserliana con il dubbio scettico o con il dubbio metodico cartesiano: l'epoché non dubita della realtà, la «mette fra parentesi» per descrivere i vissuti.
  • Interpretare l'intenzionalità come semplice «volontà» o «intenzione» morale: nel lessico fenomenologico essa indica la struttura di rimando della coscienza verso il suo oggetto.

Approfondimento

L'approfondimento segue l'evoluzione e la fecondità della fenomenologia. Il pensiero di Husserl si radicalizza nel tempo verso un «idealismo trascendentale»: la riduzione non si ferma alla coscienza empirica, ma risale a un «Io trascendentale» costituente, per il quale il mondo intero è «fenomeno», correlato di senso degli atti coscienziali. Sorge allora un problema temibile, il «solipsismo»: se tutto è costituito dal mio Io trascendentale, come rendere conto dell'esistenza degli «altri» e di un mondo oggettivo comune? Husserl vi dedica la quinta delle «Meditazioni cartesiane», elaborando una complessa teoria dell'«intersoggettività» e dell'«empatia» («Einfühlung»): l'altro mi si dà come un altro io, un'altra prospettiva sul mondo, e l'oggettività nasce dall'accordo fra soggetti. Su questo nodo si misureranno tutti i fenomenologi successivi. La «Crisi delle scienze europee» va inoltre letta anche come un intervento «politico»: scritta negli anni Trenta, mentre l'Europa scivola nel totalitarismo e Husserl, ebreo, viene emarginato dalle leggi razziali naziste, l'opera denuncia la crisi di una razionalità scientifica che, dimenticando il «mondo della vita» e il senso umano, ha smarrito la propria funzione di guida. La fenomenologia è infine il grande «tronco» da cui si dirama gran parte della filosofia continentale del Novecento: da Heidegger (l'allievo che ne rovescia l'impostazione) a Sartre, da Maurice Merleau-Ponty (la fenomenologia del corpo e della percezione) a Emmanuel Levinas (il primato etico del volto dell'altro), fino a Edith Stein. «Ritornare alle cose stesse» è stata la parola d'ordine di un'intera epoca.

Ripasso attivo

Spiega in un paragrafo argomentativo (circa 12-15 righe) che cosa Husserl intende per «intenzionalità della coscienza» e per «epoché», chiarendo perché quest'ultima non coincide con lo scetticismo né con il dubbio cartesiano.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

Heidegger: l'analitica esistenziale dell'Esserci#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-fenomenologia-esistenzialismoLPHeidegger, Essere e tempo (1927); Dasein, cura, essere-per-la-morte

Punti chiave

Martin Heidegger (1889-1976), allievo di Husserl, riprende il metodo fenomenologico ma lo orienta verso una domanda diversa: non la descrizione della coscienza, bensì il senso dell'essere. In Essere e tempo (1927) egli muove dalla constatazione che la tradizione metafisica ha «dimenticato» tale domanda, e per riproporla parte dall'unico ente che si interroga sull'essere: l'uomo, che Heidegger chiama Esserci (Dasein, letteralmente «esser-ci», esser-il-là).
L'uomo non è una «cosa» fra le cose né un soggetto chiuso di fronte a un mondo esterno: il suo modo d'essere costitutivo è l'essere-nel-mondo (In-der-Welt-sein), un rapporto originario e pratico con le cose, che incontriamo anzitutto come strumenti «utilizzabili» (Zuhandenheit) entro un contesto di rimandi, e non come oggetti neutri da contemplare. L'Esserci è inoltre da sempre con-altri (essere-con, Mitsein) (Fig. 2).

L'Esserci come essere-nel-mondo: la mappa dei concetti di Essere e tempo

L'Esserci come essere-nel-mondo (Essere e tempo)Grafo, Esserci (Dasein): essere-nel-mondo → Essere-con (Mitsein), Esserci (Dasein): essere-nel-mondo → Cura (Sorge): progetto gettato, Esserci (Dasein): essere-nel-mondo → Temporalità, Esserci (Dasein): essere-nel-mondo → Inautenticità: il Si (das Man), Esserci (Dasein): essere-nel-mondo → Autenticità: essere-per-la-morteEsserci(Dasein):essere-nel-mondoEssere-con(Mitsein)Cura (Sorge):progetto gettatoTemporalitàInautenticità:il Si (das Man)Autenticità:essere-per-la-morte
Fig. 2L'Esserci (Dasein) è essere-nel-mondo: essere-con gli altri (Mitsein), cura (Sorge) come progetto gettato, temporalità; oscilla fra l'esistenza inautentica (il Si, das Man) e quella autentica (essere-per-la-morte).
L'analisi dell'esistenza quotidiana rivela però un rischio costante: la deiezione (Verfallen) nell'inautenticità, dominata dalla dittatura impersonale del «Si» (das Man), il «si dice», «si fa», «si pensa» della chiacchiera, della curiosità e dell'equivoco, in cui l'individuo si dissolve nell'anonimato e fugge da se stesso. L'esistenza autentica è invece quella in cui l'Esserci riassume la propria singolarità e si fa carico delle proprie possibilità.
La struttura unitaria dell'essere dell'Esserci è la cura (Sorge): l'Esserci non è mai compiuto, è sempre «più avanti di sé», progetto gettato. Heidegger ne articola la temporalità nei tre momenti del «prendersi-cura» del mondo (presente), dell'esser-gettato nella propria situazione (passato) e del progetto delle possibilità (futuro). Esistere significa così trascendere costantemente verso il proprio poter-essere.
Esempio svolto

Confronto guidato: esistenza autentica vs inautentica

Costruisci un breve testo argomentativo in cui distingui l'esistenza autentica da quella inautentica in Heidegger, usando almeno tre coppie di concetti opposti e un esempio tratto dalla vita quotidiana.

  1. 01Definire il punto di partenza

    L'Esserci è da sempre «deiettato» nella quotidianità: vive anzitutto e per lo più in modo inautentico, assorbito dalle cose e dagli altri. L'autenticità non è quindi uno stato originario, ma una possibilità da conquistare.

  2. 02Opporre le coppie di concetti

    Inautentico: dominio del «Si» (das Man) / chiacchiera / curiosità / dispersione nell'anonimato. Autentico: singolarità riassunta / silenzio e ascolto della voce della coscienza / risolutezza / assunzione delle proprie possibilità.

  3. 03Esemplificare

    Chi sceglie un percorso «perché così fan tutti», ripetendo il «si dice», vive nell'inautenticità del Si; chi, di fronte alla propria fine, decide la propria vita assumendola come compito irripetibile, esiste autenticamente.

  4. 04Precisare il rapporto

    Autentico e inautentico non sono due vite separate: l'autenticità è una modificazione dell'esistenza quotidiana, un suo «riprendersi», non una fuga dal mondo.

Risultato: L'esistenza inautentica è la dispersione anonima nel «Si», quella autentica è la ripresa risoluta della propria singolarità: due possibilità del medesimo Esserci, non due nature diverse.

Obiettivo Maturità

  • Padroneggiare la coppia autentico/inautentico e il ruolo del «Si» (das Man): è una delle distinzioni più richieste, da saper esemplificare con la quotidianità anonima.
  • Spiegare perché Heidegger sostituisce «soggetto», «coscienza», «uomo» con il termine Esserci (Dasein) e che cosa significhi essere-nel-mondo come struttura unitaria, non come somma di un soggetto e di un oggetto.

Errori frequenti

  • Tradurre Dasein con «esistenza» o con «coscienza»: Dasein indica l'ente-uomo nel suo modo d'essere; l'esistenza (Existenz) è invece il carattere di tale ente, sempre proteso verso il poter-essere.
  • Intendere l'«inautenticità» in senso morale negativo: per Heidegger essa non è una colpa ma una struttura quotidiana e «cadente» dell'esistenza, da cui l'autenticità non si separa mai del tutto.

Approfondimento

Due questioni ineludibili accompagnano l'opera di Heidegger. La prima è teoretica: la «svolta» («Kehre»). Dopo «Essere e tempo» — rimasto incompiuto, incapace di passare dall'analitica dell'Esserci al senso dell'Essere in generale — il pensiero di Heidegger cambia rotta. Non è più l'uomo a «porre» la domanda sull'essere, ma è l'Essere stesso a «darsi» e a «ritrarsi» nella storia; il linguaggio non è uno strumento umano ma «la casa dell'essere», e la poesia (Hölderlin), non più la scienza, diventa il luogo in cui l'essere si disvela. Di qui la celebre critica alla «tecnica» («La questione della tecnica»): l'essenza della tecnica moderna è l'«impianto» («Gestell»), un modo di disvelamento che riduce ogni cosa — e l'uomo stesso — a «fondo» disponibile, a risorsa calcolabile e sfruttabile; è il compimento del nichilismo e della dimenticanza dell'essere. La seconda questione è politica e non può essere taciuta: nel 1933 Heidegger aderì al nazismo, ne divenne rettore dell'università di Friburgo e ne pronunciò il «discorso di rettorato». La pubblicazione dei «Quaderni neri» ha rivelato tracce di antisemitismo, riaprendo il dibattito, tuttora acceso, sul rapporto fra il suo pensiero e la sua scelta politica: c'è un nesso necessario oppure una contraddizione fra la grandezza del filosofo e la responsabilità dell'uomo? Studiare Heidegger significa anche misurarsi, con onestà critica, con questo interrogativo, senza assolverlo e senza per ciò liquidarne l'influenza enorme sull'ermeneutica, sull'esistenzialismo e sul pensiero contemporaneo.

Ripasso attivo

Illustra la distinzione heideggeriana fra esistenza autentica e inautentica, spiegando il ruolo del «Si» (das Man) e perché la deiezione non vada interpretata come una colpa morale ma come una struttura della vita quotidiana.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

Esistenza autentica, angoscia ed essere-per-la-morte#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-fenomenologia-esistenzialismoLPHeidegger, Essere e tempo (1927); cura, essere-per-la-morte

Punti chiave

Ciò che strappa l'Esserci alla quiete rassicurante del «Si» è una tonalità emotiva fondamentale: l'angoscia (Angst). A differenza della paura, che ha sempre un oggetto determinato (si ha paura «di» qualcosa), l'angoscia non ha oggetto: ci si angoscia «di nulla», ossia del proprio essere-nel-mondo stesso. Proprio perché non si fissa su nessuna cosa, l'angoscia rivela all'Esserci la propria nuda esistenza e la propria libertà di progetto.
L'angoscia svela soprattutto la più propria delle possibilità: la morte. Heidegger definisce l'Esserci come essere-per-la-morte (Sein zum Tode). La morte non è un evento futuro fra gli altri, ma la possibilità più propria, incondizionata, insuperabile e non-relazionabile, che nessuno può vivere al posto mio: è ciò che individua assolutamente, perché nel morire ognuno è radicalmente solo (Fig. 3).

Dall'angoscia all'autenticità: paura, angoscia ed essere-per-la-morte

Dall'angoscia all'autenticitàTabella con 3 colonne e 2 righe, Dati: Aspetto · Paura · Angoscia; Oggetto · un oggetto · il nulla; Apre a · un ente · la morteASPETTOPAURAANGOSCIAOggettoun oggettoil nullaApre aun entela morte
Fig. 3La paura ha un oggetto determinato; l'angoscia no: rivela il nulla e l'essere-per-la-morte. Dall'inautenticità (il Si occulta la morte: «si muore, non io») all'autenticità (anticipazione risoluta).
Di fronte alla morte, l'inautenticità reagisce occultandola: il «Si» trasforma la morte in un fatto pubblico e anonimo («si muore», ma non «io»), e così la allontana e la neutralizza. L'esistenza autentica, al contrario, è l'anticipazione decisa della morte: non un desiderio morboso di morire, ma l'assunzione lucida della propria finitezza come ciò che, dando un limite, conferisce serietà, urgenza e senso a ogni possibilità della vita.
Questa assunzione si compie nella risolutezza (Entschlossenheit), l'apertura decisa con cui l'Esserci, richiamato dalla voce silenziosa della coscienza, si fa carico della propria esistenza finita. La temporalità autentica è così l'unità estatica in cui il futuro (l'anticipazione della morte) ha il primato e illumina, riprendendolo, il passato (l'esser-gettato) nel presente dell'azione.
Esempio svolto

Commento guidato alla differenza paura/angoscia

A partire dall'affermazione heideggeriana secondo cui «ciò di cui l'angoscia si angoscia è l'essere-nel-mondo stesso», spiega in che senso l'angoscia differisce dalla paura e quale funzione svolge nell'esistenza.

  1. 01Individuare la differenza strutturale

    La paura è sempre paura «di» qualcosa di intramondano (un pericolo, una minaccia determinata): ha un oggetto. L'angoscia non ha alcun oggetto determinato; ciò davanti a cui ci si angoscia è «il nulla», cioè non un ente ma l'essere-nel-mondo nella sua totalità.

  2. 02Spiegare l'effetto

    Proprio perché non si aggrappa a nessuna cosa, l'angoscia toglie all'Esserci la familiarità rassicurante del mondo quotidiano e lo pone di fronte alla propria nuda esistenza: lo «spaesa» (Unheimlichkeit, lo «spaesamento»).

  3. 03Coglierne la funzione rivelativa

    Questo spaesamento è positivo: strappando l'Esserci al «Si», l'angoscia gli rivela che è un poter-essere, una libertà gettata che deve decidere di sé, e gli dischiude la possibilità più propria, la morte.

  4. 04Concludere

    L'angoscia non è dunque una malattia da curare, ma la condizione emotiva che apre la via all'esistenza autentica.

Risultato: Mentre la paura ha un oggetto determinato, l'angoscia, non avendone alcuno, rivela all'Esserci il suo essere-nel-mondo come libertà finita e gli dischiude la possibilità autentica dell'essere-per-la-morte.

Obiettivo Maturità

  • Distinguere con nettezza paura e angoscia (oggetto determinato vs nessun oggetto / il nulla) e spiegarne la funzione rivelativa: è quasi sempre richiesto.
  • Definire l'essere-per-la-morte con i suoi caratteri (possibilità più propria, incondizionata, insuperabile) e chiarire che l'anticipazione della morte non è fuga dalla vita ma sua condizione di senso.

Errori frequenti

  • Confondere paura e angoscia: la paura ha un oggetto preciso, l'angoscia non ha oggetto perché riguarda l'essere-nel-mondo nella sua totalità.
  • Leggere l'«essere-per-la-morte» come invito al suicidio o come pessimismo: è invece l'assunzione della finitezza che rende possibile un'esistenza autentica e responsabile.

Approfondimento

L'approfondimento più fecondo, e molto apprezzato al colloquio per la capacità di «collegamento», è il confronto fra le diverse filosofie della morte. La strategia di Heidegger è esattamente opposta a quella di Epicuro. Per Epicuro «la morte non è nulla per noi» — quando ci siamo noi non c'è lei — e va perciò rimossa dall'orizzonte per vivere sereni: il fine è togliere alla morte ogni peso. Per Heidegger, al contrario, è proprio l'«anticipazione» della morte come possibilità più propria a dare senso e autenticità alla vita: rimuoverla (come fa il «Si» anonimo: «si muore») è la fuga inautentica; assumerla è la condizione dell'esistenza autentica. Là dove Epicuro anestetizza, Heidegger risveglia. Va inoltre riconosciuto il debito verso Kierkegaard, vero scopritore dell'«angoscia» come «vertigine della libertà» di fronte al possibile: Heidegger la trasforma da categoria religiosa (l'angoscia in vista della fede) in struttura ontologica dell'Esserci (l'angoscia che rivela il nulla e la finitezza, senza alcuno sbocco religioso). Anche la «voce della coscienza» («Gewissen») che richiama all'autenticità va intesa in senso non-morale: non dice «che cosa» fare, ma richiama l'Esserci alla propria singolarità e responsabilità. Questi temi — l'angoscia, la finitezza, la morte come rivelazione — passeranno in Sartre e in Jaspers e faranno dell'analitica esistenziale una delle sorgenti dell'intera cultura del Novecento, ben oltre la filosofia accademica.

Ripasso attivo

Analizza la distinzione fra paura e angoscia in Heidegger e spiega perché l'essere-per-la-morte, lungi dall'essere una resa pessimistica, costituisca la condizione dell'esistenza autentica.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Sartre: libertà, responsabilità e malafede#

●●○StandardLPOSA-filosofia-fenomenologia-esistenzialismoLPSartre, L'essere e il nulla; L'esistenzialismo è un umanismo

Punti chiave

Jean-Paul Sartre (1905-1980) sviluppa in Francia un esistenzialismo ateo che radicalizza i temi heideggeriani in chiave di filosofia della libertà. La sua tesi fondamentale, formulata nella conferenza L'esistenzialismo è un umanismo (1946), è che nell'uomo «l'esistenza precede l'essenza»: a differenza di un oggetto fabbricato (il celebre esempio del tagliacarte), il cui concetto-progetto precede la realizzazione, l'uomo prima esiste, si trova gettato nel mondo, e solo dopo, con le sue scelte, si definisce. Non c'è una natura umana data: l'uomo «è ciò che si fa».
Sul piano ontologico, in L'essere e il nulla (1943) Sartre distingue due modi d'essere: l'in-sé (en-soi), l'essere pieno, opaco e identico a sé delle cose, e il per-sé (pour-soi), l'essere della coscienza, che non coincide mai con se stesso perché è attraversato dal nulla. È questa «nientificazione» a rendere l'uomo libero: la coscienza può sempre prendere distanza da ogni situazione, immaginare ciò che non è, dire di no. L'uomo non «ha» libertà: «è» libertà (Fig. 4).

Esistenza ed essenza in Sartre: dal tagliacarte all'uomo libero

Esistenza ed essenza in SartreGrafo, Esistenza ed essenza → Oggetto: essenza → esistenza (in-sé), Esistenza ed essenza → Uomo: esistenza → essenza (per-sé), Uomo: esistenza → essenza (per-sé) → Malafede: negare la libertàEsistenza edessenzaOggetto: essenza→ esistenza (in-sé)Uomo: esistenza→ essenza (per-sé)Malafede: negarela libertà
Fig. 4Nell'oggetto fabbricato (il tagliacarte) l'essenza precede l'esistenza (in-sé); nell'uomo l'esistenza precede l'essenza (per-sé): «condannato a essere libero» (responsabilità, angoscia, abbandono). La malafede è fingersi cosa per negare la libertà.
Da questa libertà incondizionata discende una responsabilità totale e una situazione drammatica: l'uomo è «condannato a essere libero», gettato nell'esistenza senza valori prestabiliti che giustifichino le sue scelte. Scegliendo per sé, egli sceglie un'immagine dell'uomo in generale, e ciò genera l'angoscia (il peso della responsabilità), l'abbandono (l'assenza di Dio e di una morale data) e la disperazione (l'agire senza garanzie sull'esito).
Di fronte a questo peso, l'uomo cede spesso alla malafede (mauvaise foi): la menzogna a se stessi con cui si nega la propria libertà, fingendo di essere una «cosa» determinata dal proprio ruolo, dal proprio passato o dalle circostanze (è il celebre esempio del cameriere che «recita» il proprio mestiere). La malafede è l'inautenticità sartriana, l'autoinganno con cui si fugge dalla responsabilità della scelta.
Esempio svolto

Costruzione di un paragrafo argomentativo sulla malafede

Componi un paragrafo argomentativo (circa 12 righe) che spieghi che cos'è la «malafede» (mauvaise foi) in Sartre, distinguendola dalla menzogna e collegandola alla libertà, con un esempio.

  1. 01Tesi iniziale

    Affermare che la malafede è la forma sartriana dell'autoinganno: la menzogna che la coscienza fa a se stessa per sfuggire alla propria libertà e alla responsabilità che ne deriva.

  2. 02Distinzione dalla menzogna

    Precisare che, a differenza della menzogna comune (in cui chi mente conosce la verità che nasconde all'altro), nella malafede ingannatore e ingannato sono la stessa coscienza: ci si nasconde a se stessi la propria libertà.

  3. 03Collegamento alla libertà

    Mostrare che la malafede consiste nel fingersi un in-sé, una «cosa» determinata dal proprio ruolo, dal passato o dalle circostanze, negando di essere un per-sé sempre libero di scegliere altrimenti.

  4. 04Esempio e chiusura

    Citare il cameriere che «recita» il proprio mestiere con gesti troppo precisi, identificandosi col ruolo per non riconoscersi libero; concludere che la malafede è l'inautenticità, mentre l'autenticità è l'assunzione lucida della propria libertà.

Risultato: La malafede è la menzogna che la coscienza fa a se stessa per negare la propria libertà, fingendosi una cosa determinata; si distingue dalla menzogna perché ingannatore e ingannato coincidono, e si oppone all'esistenza autentica.

Obiettivo Maturità

  • Saper spiegare e argomentare la formula «l'esistenza precede l'essenza» con l'esempio del tagliacarte e ricavarne la negazione di una natura umana data: è il cuore richiesto su Sartre.
  • Distinguere in-sé e per-sé e collegare la libertà alla «nientificazione» della coscienza; definire correttamente la malafede come autoinganno e fuga dalla libertà.

Errori frequenti

  • Ridurre «l'esistenza precede l'essenza» a un generico «siamo liberi»: la formula nega in modo preciso che esista una natura umana o un'essenza data prima delle scelte.
  • Confondere la malafede con la semplice menzogna agli altri: è invece una menzogna a se stessi, in cui l'ingannatore e l'ingannato coincidono.

Approfondimento

L'approfondimento estende l'analisi oltre la libertà del singolo, verso il rapporto con l'altro, la storia e l'impegno. In «L'essere e il nulla» Sartre dedica pagine celebri all'«essere-per-altri» e allo «sguardo» («le regard»): sotto lo sguardo altrui io mi scopro «oggetto», la mia libertà si sente «rubata», congelata in un'immagine che l'altro ha di me. Il rapporto fra coscienze è così originariamente conflitto — «l'inferno sono gli altri», farà dire Sartre a un personaggio di «A porte chiuse» — ed eredita, laicizzandola, la dialettica hegeliana del riconoscimento. Nella fase matura Sartre tenta di conciliare esistenzialismo e marxismo: nella «Critica della ragione dialettica» (1960) affronta il problema di come la libertà individuale si inserisca nei processi collettivi e nella storia, fra il peso del «pratico-inerte» (le strutture sociali sedimentate) e la «prassi» di gruppo. Ne deriva un intenso «impegno» («engagement»): lo scrittore e il filosofo sono responsabili, devono schierarsi, la letteratura è «engagée». Va infine ricordato che dalla stessa matrice esistenzialista nasce uno dei testi fondativi del femminismo, «Il secondo sesso» (1949) di Simone de Beauvoir, con la tesi che «donna non si nasce, lo si diventa»: non esiste un'«essenza» femminile data dalla natura, ma una condizione storicamente e socialmente costruita — l'applicazione più feconda del principio che l'esistenza precede l'essenza.

Ripasso attivo

Spiega la tesi sartriana «l'esistenza precede l'essenza» servendoti dell'esempio del tagliacarte, e collega tale tesi ai concetti di responsabilità totale e di malafede.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

L'esistenzialismo come clima del Novecento#

●○○BaseLPOSA-filosofia-fenomenologia-esistenzialismoLPJaspers, Marcel; esistenzialismo in Italia

Punti chiave

Più che una scuola con una dottrina unitaria, l'esistenzialismo è stato un'«atmosfera» o un «clima» filosofico e culturale diffuso in Europa tra le due guerre mondiali e nel secondo dopoguerra. La sua matrice comune è il primato dell'esistenza concreta, singolare e situata sull'essenza universale e astratta: contro i grandi sistemi (l'idealismo hegeliano in primis), si torna all'individuo, alle sue scelte, alla sua finitezza e libertà. Radici remote stanno in Kierkegaard, ripreso e rivalutato proprio in questi anni (Fig. 5).

Le declinazioni dell'esistenzialismo nel Novecento

Le declinazioni dell'esistenzialismo nel NovecentoGrafo, Esistenzialismo (radice: Kierkegaard) → Ateo: Sartre, Camus (assurdo), Esistenzialismo (radice: Kierkegaard) → Religioso: Jaspers, Marcel, Esistenzialismo (radice: Kierkegaard) → Positivo (it.): AbbagnanoEsistenzialismo(radice:Kierkegaard)Ateo: Sartre,Camus (assurdo)Religioso:Jaspers, MarcelPositivo (it.):Abbagnano
Fig. 5Un clima condiviso, non una scuola unitaria (tra le due guerre e nel dopoguerra): il primato dell'esistenza si declina in esistenzialismo ateo (Sartre; Camus: l'assurdo), religioso (Jaspers: il limite; Marcel: il mistero) e positivo italiano (Abbagnano: la possibilità aperta).
Accanto all'esistenzialismo ateo di Sartre si sviluppa un esistenzialismo religioso o «positivo». Karl Jaspers (1883-1969) elabora il tema delle situazioni-limite (la morte, la sofferenza, la lotta, la colpa), nelle quali l'esistenza fa esperienza del proprio scacco e si apre alla Trascendenza, decifrabile solo attraverso «cifre». Gabriel Marcel (1889-1973), esistenzialista cristiano, distingue il problema (oggettivo, risolvibile) dal mistero (in cui sono coinvolto in prima persona, come il corpo, l'amore, la fede) e valorizza la fedeltà, la speranza e l'intersoggettività.
L'esistenzialismo ebbe inoltre una forte risonanza letteraria e culturale: lo stesso Sartre, con Simone de Beauvoir e Albert Camus (il tema dell'assurdo), portò questi temi nel romanzo e nel teatro, facendone il linguaggio di un'intera generazione segnata dall'esperienza della guerra, dell'occupazione e della crisi dei valori. La filosofia dell'esistenza diventa così anche un fenomeno di costume.
In Italia l'esistenzialismo ha una declinazione originale con Nicola Abbagnano (1901-1990), teorico di un «esistenzialismo positivo»: contro le letture drammatiche e «negative» dell'esistenza, Abbagnano insiste sulla possibilità intesa non come fallimento garantito, ma come autentica apertura al futuro, in cui la libertà può realizzarsi senza essere condannata in partenza alla disperazione. Si tratta, per le Indicazioni Nazionali, di un approfondimento utile a mostrare la varietà delle declinazioni del movimento.
Esempio svolto

Confronto guidato tra esistenzialismo ateo e religioso

Confronta brevemente l'esistenzialismo ateo di Sartre con quello religioso di Jaspers o Marcel, individuando il tema comune e il punto di divergenza decisivo.

  1. 01Individuare il tema comune

    Entrambi muovono dal primato dell'esistenza concreta, finita e situata: l'uomo non è definito da un'essenza data, ma dalla sua condizione esistenziale, segnata da scelta, finitezza e limite.

  2. 02Esporre la posizione atea

    Per Sartre, l'assenza di Dio implica che non vi siano valori prestabiliti: l'uomo è «condannato a essere libero» e crea da sé i propri valori, nell'abbandono e nella responsabilità totale.

  3. 03Esporre la posizione religiosa

    Per Jaspers le situazioni-limite (morte, colpa, sofferenza) aprono l'esistenza alla Trascendenza; per Marcel il «mistero» dell'essere si dischiude nella fede, nella speranza e nell'intersoggettività. Il limite non chiude, ma rinvia oltre.

  4. 04Cogliere la divergenza decisiva

    Il punto di rottura è il rapporto con la Trascendenza: dove Sartre vede nell'assenza di Dio il fondamento della libertà assoluta, gli esistenzialisti religiosi vedono nel limite un'apertura al Trascendente.

Risultato: Esistenzialismo ateo e religioso condividono il primato dell'esistenza finita e situata, ma divergono sul senso del limite: per Sartre fonda una libertà senza Dio, per Jaspers e Marcel apre alla Trascendenza.

Obiettivo Maturità

  • Saper presentare l'esistenzialismo come «clima» e non come scuola unitaria, indicandone la matrice comune (primato dell'esistenza) e le radici in Kierkegaard.
  • Distinguere l'esistenzialismo ateo (Sartre) da quello religioso (Jaspers, Marcel) ed essere in grado di citare almeno una declinazione italiana (Abbagnano, esistenzialismo positivo).

Errori frequenti

  • Identificare tutto l'esistenzialismo con Sartre e con l'ateismo: esiste anche un robusto filone religioso (Jaspers, Marcel) e un esistenzialismo «positivo» (Abbagnano).
  • Presentare l'esistenzialismo come una scuola dottrinale compatta, anziché come un orientamento condiviso da autori anche molto diversi tra loro.

Approfondimento

L'approfondimento arricchisce il quadro con due tessere spesso trascurate. La prima è Albert Camus e la filosofia dell'«assurdo». Pur rifiutando l'etichetta di esistenzialista, Camus ne condivide il clima: nel «Mito di Sisifo» (1942) definisce «assurdo» lo scarto fra il bisogno umano di senso e il silenzio irragionevole del mondo, e indica non nel suicidio ma nella «rivolta» lucida — vivere e godere «senza appello», come Sisifo che va immaginato «felice» mentre spinge il masso — la risposta all'assenza di significato. Il suo percorso lo porterà alla rottura clamorosa con Sartre (1952): ne «L'uomo in rivolta» Camus condanna le rivoluzioni che sacrificano l'uomo presente a un avvenire radioso, e ciò gli costa l'amicizia con l'intellighenzia comunista francese. La seconda tessera è storico-culturale: l'esistenzialismo fu la filosofia di un'epoca precisa, quella del secondo dopoguerra, che dopo i totalitarismi, la guerra e i campi di sterminio riscopre il valore della libertà individuale, della responsabilità e della scelta in un mondo «senza Dio» e senza garanzie. Ma proprio per questo suo antropocentrismo esso conobbe un rapido tramonto: negli anni Sessanta lo «strutturalismo» (Lévi-Strauss, Foucault, Althusser) ne decretò la fine, spostando l'attenzione dal soggetto alle «strutture» impersonali (linguistiche, sociali, inconsce) che lo precedono e lo determinano, fino ad annunciare — con la celebre formula di Foucault — la «morte dell'uomo».

Ripasso attivo

Spiega perché l'esistenzialismo si definisce un «clima» filosofico più che una scuola, indicandone la matrice comune e confrontando almeno l'esistenzialismo ateo di Sartre con quello religioso di Jaspers o Marcel.

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01Husserl e il metodo fenomenologico◐
    • 02Heidegger: l'analitica esistenziale dell'Esserci●
    • 03Esistenza autentica, angoscia ed essere-per-la-morte●
    • 04Sartre: libertà, responsabilità e malafede◐
    • 05L'esistenzialismo come clima del Novecento○

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Dagli appunti all'allenamento

Fenomenologia ed esistenzialismo (Husserl, Heidegger, Sartre)

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Competenze
Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento

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