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Filosofia del Novecento (analitica, ermeneutica, epistemologia, filosofia politica)

Il Novecento filosofico è attraversato da quattro grandi indirizzi che ridefiniscono il compito stesso del pensiero. La filosofia analitica e la «svolta linguistica» (Wittgenstein, il Circolo di Vienna) spostano l'attenzione dall'essere al linguaggio e ai criteri di senso. L'epistemologia post-positivistica (Popper, Kuhn) ripensa che cosa renda scientifica una teoria, tra falsificabilità e rivoluzioni di paradigma. L'ermeneutica filosofica (Gadamer) fa della comprensione e dell'interpretazione la struttura fondamentale dell'esperienza umana. La filosofia politica e morale (Arendt, la Scuola di Francoforte, Habermas, Rawls) interroga il totalitarismo, la ragione, la giustizia e la democrazia. Le Indicazioni Nazionali prevedono che il docente selezioni alcuni autori e nuclei significativi: questo appunto offre un percorso rappresentativo, non un programma esaustivo.

5 sezioni·~29 min di lettura·4 competenze·Livello Standard 2 · Approfondimento 3·Verificato · 07/2026

T·161616 / 16
Profilo d’esame
Orientarsi tra i principali indirizzi del pensiero contemporaneo (analitica, epistemologia, ermeneutica, filosofia politica) e i loro problemi fondamentali, collocandoli storicamente.Analizzare il rapporto fra filosofia, scienza, linguaggio e interpretazione, distinguendo i diversi criteri di senso, di scientificità e di verità proposti dal Novecento.Applicare le competenze filosofiche all'analisi di questioni etiche, politiche ed epistemologiche attuali, costruendo argomentazioni rigorose e consapevoli.Utilizzare con proprietà il lessico tecnico delle correnti novecentesche (verificazione, falsificabilità, paradigma, circolo ermeneutico, agire comunicativo, posizione originaria) e ricostruire un'argomentazione complessa a partire dai testi.
Operatori:analizzaspiegaconfrontaillustragiustificainterpretacommentaargomentaclassifica

livello base

A tutti gli indirizzi si richiede di conoscere almeno un autore o un nucleo per ciascun indirizzo principale e di saperne esporre la tesi centrale con il lessico corretto, mostrando il rapporto del Novecento con la tradizione (Hume, Kant, Hegel come ripasso).

livello avanzato

Nel Liceo Classico e nelle Scienze Umane si valorizza l'analisi diretta dei testi (Wittgenstein, Popper, Gadamer, Arendt) e l'approfondimento dei nessi interni (svolta linguistica → epistemologia → ermeneutica) e dei collegamenti interdisciplinari con la storia del Novecento e con le scienze.

Profondità

Profondità di lettura: Approfondimento

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Contenuti · 5 sezioni▾
  1. Filosofia del Novecento (analitica, ermeneutica, epistemologia, filosofia politica)
    • 01La filosofia analitica e la svolta linguistica◐
    • 02L'epistemologia contemporanea: Popper e Kuhn●
    • 03L'ermeneutica filosofica: Gadamer e il circolo della comprensione●
    • 04Filosofia politica e morale del Novecento: Arendt, Francoforte, Habermas, Rawls●
    • 05Nuclei a scelta e bilancio: orientarsi tra le correnti del Novecento◐
§ 01

La filosofia analitica e la svolta linguistica#

●●○StandardLPOSA-filosofia-novecento

La svolta linguistica: dal Tractatus ai giochi linguistici

La svolta linguistica: dal Tractatus ai giochi linguisticiGrafo, Svolta linguistica → 1° Wittgenstein: Tractatus (raffigurazione), Svolta linguistica → Circolo di Vienna: verificazione, Svolta linguistica → 2° Wittgenstein: giochi linguisticiSvoltalinguistica1° Wittgenstein:Tractatus(raffigurazione)Circolo diVienna:verificazione2° Wittgenstein:giochilinguistici
Fig. 1Il linguaggio al centro: il primo Wittgenstein (il Tractatus: la proposizione raffigura i fatti, limiti del dicibile), il Circolo di Vienna (neopositivismo: verificazione = senso, no metafisica), il secondo Wittgenstein (giochi linguistici, significato = uso). «Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere.»

Punti chiave

All'inizio del Novecento, soprattutto nel mondo anglosassone e in Austria, prende forma la filosofia analitica: una filosofia che individua nel linguaggio il proprio oggetto e strumento principale. È la cosiddetta «svolta linguistica» (linguistic turn): i problemi tradizionali della metafisica vengono riconsiderati come problemi di linguaggio: molte questioni filosofiche, si sostiene, nascono da un uso scorretto o confuso delle parole e si dissolvono una volta chiarita la logica del linguaggio. La nuova logica matematica di Frege e di Russell fornisce gli strumenti per analizzare la struttura delle proposizioni.
Il primo Wittgenstein, quello del «Tractatus logico-philosophicus» (1921), elabora una rigorosa «teoria raffigurativa» del linguaggio: la proposizione è un'immagine (Bild) della realtà, e ha senso solo se «raffigura» un possibile stato di cose. Il linguaggio sensato coincide con il linguaggio della scienza, che descrive fatti del mondo. Ciò che pretende di andare oltre i fatti — la metafisica, l'etica, l'estetica, il senso del mondo — non è falso ma «insensato», cioè fuori dai limiti di ciò che si può dire. Da qui la celebre conclusione: «Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere». Wittgenstein, però, non disprezza il «mistico»: ciò che non si può dire si «mostra» e costituisce ciò che vi è di più importante.
Su queste basi il Circolo di Vienna (Schlick, Carnap, Neurath) fonda il neopositivismo o empirismo logico. Il suo principio cardine è il criterio di verificazione: una proposizione ha senso (oltre alle proposizioni analitiche della logica e della matematica) solo se è empiricamente verificabile, cioè se è possibile indicare le esperienze che la confermerebbero. Tutto ciò che non è verificabile — la metafisica in primo luogo — è dichiarato privo di significato cognitivo. Il neopositivismo promuove così un ideale di scienza unificata e di filosofia come «chiarificazione logica» del sapere.
Il secondo Wittgenstein, quello delle «Ricerche filosofiche» (postume, 1953), rovescia molte tesi del Tractatus. Il linguaggio non ha un'unica essenza raffigurativa: è una molteplicità di «giochi linguistici» (Sprachspiele), pratiche regolate e intrecciate alle forme di vita. Il significato di una parola non è l'oggetto che essa denota, ma il suo uso nel contesto: «il significato è l'uso». La filosofia non costruisce teorie ma è «terapia» che scioglie i nodi prodotti dal linguaggio quando «va in vacanza». Questa seconda fase apre la filosofia del linguaggio ordinario e influenza profondamente il pensiero contemporaneo.
Esempio svolto

Applicare il criterio di verificazione

Sottoponi al criterio di verificazione del Circolo di Vienna le tre proposizioni: (a) «Domani a Roma pioverà»; (b) «L'acqua bolle a 100 gradi a pressione atmosferica normale»; (c) «L'Assoluto è oltre lo spazio e il tempo». Stabilisci quali hanno senso cognitivo e perché.

  1. 01Enunciare il criterio

    Per il neopositivismo una proposizione ha significato cognitivo se è analitica (logica/matematica) oppure se è empiricamente verificabile, cioè se si possono indicare le esperienze che la confermerebbero o smentirebbero.

  2. 02Analizzare (a)

    «Domani a Roma pioverà» è una previsione empirica: si può verificare domani osservando il tempo a Roma. Ha senso cognitivo: è una proposizione fattuale controllabile.

  3. 03Analizzare (b)

    «L'acqua bolle a 100 gradi a pressione atmosferica normale» è una legge empirica controllabile con un esperimento. Ha senso cognitivo: è una tipica proposizione della scienza, verificabile.

  4. 04Analizzare (c)

    «L'Assoluto è oltre lo spazio e il tempo» non indica alcuna esperienza possibile che la confermi o la smentisca: per definizione si pone fuori dall'esperienza. Non è analitica né verificabile: è una proposizione metafisica, dichiarata priva di significato cognitivo.

Risultato: Le proposizioni (a) e (b) hanno senso cognitivo perché empiricamente verificabili; la (c) è dichiarata insensata dal criterio di verificazione perché metafisica e non controllabile dall'esperienza.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper definire con precisione la «svolta linguistica» e il criterio di verificazione del Circolo di Vienna, spiegando perché il neopositivismo dichiara «priva di senso» la metafisica.
  • Focus Esame di Stato: distinguere con chiarezza il primo Wittgenstein (teoria raffigurativa, limiti del dicibile, «tacere») dal secondo (giochi linguistici, significato come uso, filosofia come terapia).

Errori frequenti

  • Dire che per il neopositivismo la metafisica è «falsa»: per il criterio di verificazione essa non è né vera né falsa, ma priva di significato cognitivo perché non verificabile.
  • Confondere il primo e il secondo Wittgenstein, attribuendo al «Tractatus» la teoria dei giochi linguistici (che è invece delle «Ricerche filosofiche», e nasce proprio dall'autocritica del primo).

Approfondimento

L'approfondimento segue la crisi interna del neopositivismo, un caso esemplare di come una filosofia possa essere smentita dai propri strumenti. Il «principio di verificazione» — «ha senso solo ciò che è empiricamente verificabile» — soffre di un difetto fatale: applicato a se stesso, si autodistrugge. Quel principio, infatti, non è né una verità analitica della logica né una proposizione empiricamente verificabile; per il suo stesso criterio, dunque, è «privo di senso». Di fronte a questa obiezione i neopositivisti dovettero indebolire il criterio (dalla «verificazione» conclusiva alla più cauta «confermabilità»), mentre Popper vi opponeva la «falsificabilità». Il colpo di grazia venne da Willard V. O. Quine: in «Due dogmi dell'empirismo» (1951) egli attaccò i due pilastri del neopositivismo — la netta distinzione fra proposizioni «analitiche» e «sintetiche» e il «riduzionismo» (l'idea che ogni enunciato sensato sia traducibile in termini di esperienza immediata) — sostenendo che la conoscenza è un «campo» olistico in cui nessun enunciato è verificabile isolatamente e nessuno è immune da revisione. Con Quine e con il secondo Wittgenstein la filosofia analitica abbandona il sogno di un linguaggio perfetto e si volge al linguaggio ordinario e alla prassi. Va infine colto il senso storico di questa vicenda: da qui nasce la grande divaricazione fra filosofia «analitica» (anglosassone, attenta al linguaggio e alla logica) e filosofia «continentale» (europea, attenta alla storia, all'esistenza, all'interpretazione), una frattura che ha segnato l'intero Novecento e che solo di recente si tenta di ricomporre.

Ripasso attivo

Spiega in che cosa consiste la «svolta linguistica» e illustra il criterio di verificazione del Circolo di Vienna, mostrando come si lega al primo Wittgenstein e in che senso il secondo Wittgenstein lo supera (max 20 righe).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 02

L'epistemologia contemporanea: Popper e Kuhn#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-novecento

Popper e Kuhn: due modelli del progresso scientifico

Popper e Kuhn: due modelli del progresso scientificoTabella con 3 colonne e 4 righe, Dati: Aspetto · Popper · Kuhn; Demarcazione · falsificabile · paradigma; Metodo · congetture · scienza normale; Progresso · continuo · per rivoluzioni; Razionalità · critica · incommensurab.ASPETTOPOPPERKUHNDemarcazionefalsificabileparadigmaMetodocongetturescienza normaleProgressocontinuoper rivoluzioniRazionalitàcriticaincommensurab.
Fig. 2Popper: falsificabilità come criterio di demarcazione, congetture e confutazioni, progresso continuo (avvicinamento alla verità), razionalismo critico. Kuhn: paradigma e scienza normale, anomalie → crisi → rivoluzione, incommensurabilità e fattori comunitari.

Punti chiave

L'epistemologia del Novecento si interroga su che cosa renda «scientifica» una teoria, cioè sul «criterio di demarcazione» fra scienza e non-scienza. Karl Popper, nella «Logica della scoperta scientifica» (1934), rovescia sia l'induttivismo classico sia il criterio di verificazione neopositivista. Riprendendo la critica humeana all'induzione (ripasso): nessun numero finito di osservazioni può provare con certezza una legge universale, perché un solo caso contrario la smentirebbe. Le teorie scientifiche non si possono dunque «verificare» definitivamente.
Il criterio proposto da Popper è la falsificabilità (o confutabilità): una teoria è scientifica non perché verificabile, ma perché potenzialmente falsificabile, cioè perché vieta certi eventi e si espone al rischio di essere smentita dall'esperienza. Una teoria che spiega tutto e non esclude nulla (Popper cita l'astrologia, certe forme di psicoanalisi e di marxismo come dottrine «immunizzate») non è scientifica proprio perché infalsificabile. La scienza progredisce per «congetture e confutazioni»: si avanzano ipotesi audaci e si cerca di confutarle con esperimenti severi; le teorie che resistono sono «corroborate», mai definitivamente provate. Il sapere scientifico è quindi fallibile e sempre provvisorio (fallibilismo).
Thomas Kuhn, ne «La struttura delle rivoluzioni scientifiche» (1962), introduce una prospettiva storico-sociologica che contesta l'immagine cumulativa e puramente logica della scienza. Concetto-chiave è il «paradigma»: l'insieme di teorie, modelli, valori e pratiche condivisi da una comunità scientifica in un dato periodo. Nella fase di «scienza normale» gli scienziati lavorano dentro il paradigma, risolvendo «rompicapo» (puzzles) senza metterlo in discussione: non cercano di falsificarlo, ma di applicarlo.
Quando si accumulano «anomalie» che il paradigma non riesce a spiegare, si apre una fase di crisi e poi una «rivoluzione scientifica»: un nuovo paradigma sostituisce il vecchio (per esempio il passaggio da Tolomeo a Copernico, o da Newton a Einstein). Kuhn sostiene la tesi forte e discussa dell'«incommensurabilità» dei paradigmi: paradigmi diversi vedono il mondo in modi così differenti da non essere pienamente confrontabili con criteri neutri e comuni. La scelta tra paradigmi non è perciò una pura deduzione logica, ma coinvolge anche fattori storici, sociologici e persuasivi. Il confronto Popper/Kuhn è centrale: razionalismo critico e progresso per confutazioni contro discontinuità rivoluzionaria e dimensione comunitaria della scienza.
Esempio svolto

Distinguere una teoria scientifica da una pseudoscienza secondo Popper

Spiega, con il criterio popperiano, perché l'enunciato «tutti i cigni sono bianchi» è scientifico, mentre una teoria che pretende di spiegare qualunque comportamento umano in qualunque modo non lo è.

  1. 01Enunciare il criterio

    Per Popper una teoria è scientifica se è falsificabile, cioè se vieta certi eventi e si espone al rischio di essere smentita. La scientificità non è certezza, ma controllabilità.

  2. 02Analizzare «tutti i cigni sono bianchi»

    L'enunciato è una legge universale: non si può verificare osservando tutti i cigni, ma è falsificabile, perché basterebbe trovare UN cigno nero per smentirlo. Vieta l'esistenza di cigni non bianchi: è quindi scientifico (controllabile).

  3. 03Analizzare la teoria onnicomprensiva

    Una teoria che riesce a spiegare qualunque comportamento e il suo contrario (sia A sia non-A) non vieta nulla: nessun fatto potrebbe mai smentirla. È «immunizzata» contro la confutazione.

  4. 04Trarre la conseguenza

    Proprio l'apparente forza (spiega tutto) è la sua debolezza epistemologica: essendo infalsificabile, per Popper non è scientifica. La scienza si riconosce dal rischio che corre, non dalle conferme che colleziona.

Risultato: «Tutti i cigni sono bianchi» è scientifico perché falsificabile (un cigno nero lo smentirebbe); una dottrina che spiega tutto e non vieta nulla è infalsificabile e perciò, per Popper, pseudoscientifica.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: padroneggiare il criterio di demarcazione popperiano (falsificabilità, non verificabilità) e il metodo «congetture e confutazioni», sapendo distinguerlo dall'induttivismo e dal neopositivismo.
  • Focus Esame di Stato: saper esporre il modello di Kuhn (paradigma → scienza normale → anomalie → crisi → rivoluzione) e la tesi dell'incommensurabilità, e costruire il confronto Popper/Kuhn.

Errori frequenti

  • Dire che per Popper una teoria scientifica deve essere verificabile: è l'opposto. Per Popper è scientifica perché falsificabile; la verificabilità era il criterio del Circolo di Vienna che egli critica.
  • Identificare la falsificabilità di Popper con la falsità: una teoria falsificabile non è falsa, è semplicemente controllabile e confutabile in linea di principio: la falsificabilità è una proprietà, non un difetto.

Approfondimento

L'approfondimento allarga il dibattito oltre Popper e Kuhn, ai due pensatori che ne raccolgono la sfida. Imre Lakatos tenta una mediazione: la sua «metodologia dei programmi di ricerca scientifici» distingue in ogni teoria un «nucleo» centrale, protetto dalla revisione, e una «cintura protettiva» di ipotesi ausiliarie che vengono modificate di fronte alle anomalie. Un programma è «progressivo» se prevede fatti nuovi, «degenerante» se si limita a incassare le smentite con aggiustamenti ad hoc: così Lakatos salva la razionalità della scienza (contro Kuhn) senza cadere nel falsificazionismo ingenuo (contro il primo Popper), perché una singola confutazione non abbatte mai subito una teoria. All'estremo opposto si colloca Paul Feyerabend, l'«anarchico epistemologico»: in «Contro il metodo» (1975) sostiene che non esiste alcun metodo scientifico universale e che, nella storia reale, il progresso è avvenuto solo violando le regole — «anything goes», tutto va bene. Feyerabend nega che la scienza sia superiore ad altre forme di sapere (mito, magia, medicine tradizionali) e ne rivendica la separazione dallo Stato, come già avvenne per la religione. Questo spettro di posizioni — dal razionalismo critico di Popper all'anarchismo di Feyerabend, passando per la sociologia dei paradigmi di Kuhn e i programmi di Lakatos — delinea la grande questione dell'epistemologia contemporanea: la scienza è la forma più razionale del sapere, o una pratica storica e sociale fra le altre? La posta in gioco, oggi, è enorme: dal valore delle competenze esperte al problema del relativismo.

Ripasso attivo

Confronta il criterio di demarcazione di Popper (falsificabilità) con il modello di Kuhn (paradigmi e rivoluzioni), spiegando come ciascuno concepisce il progresso scientifico e in che cosa dissentono (max 20 righe).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 03

L'ermeneutica filosofica: Gadamer e il circolo della comprensione#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-novecento

Il circolo ermeneutico e la fusione degli orizzonti

Il circolo ermeneutico e la fusione degli orizzontiGrafo, Pre-comprensione → Parti (dettagli del testo), Parti (dettagli del testo) → Tutto (senso d'insieme), Tutto (senso d'insieme) → Parti (dettagli del testo), Tutto (senso d'insieme) → Fusione degli orizzontiPre-comprensioneParti (dettaglidel testo)Tutto (sensod'insieme)Fusione degliorizzonti
Fig. 3Il circolo ermeneutico: dalla pre-comprensione al testo e ritorno, nel movimento tutto–parti; la comprensione è fusione tra l'orizzonte del presente e quello del passato (la tradizione).

Punti chiave

L'ermeneutica nasce come arte dell'interpretazione dei testi (dalla Bibbia ai classici), ma nel Novecento diventa una vera e propria filosofia. Sulla scia di Heidegger (ripasso: l'Esserci è essere-nel-mondo che sempre «comprende»), Hans-Georg Gadamer, in «Verità e metodo» (1960), trasforma l'ermeneutica in ontologia della comprensione: comprendere non è un metodo fra gli altri, ma il modo fondamentale in cui l'essere umano sta nel mondo. L'uomo è l'ente che interpreta sempre, perché è radicato nella storia, nel linguaggio e in una tradizione.
Concetto centrale è il «circolo ermeneutico»: per comprendere un testo (o un fenomeno) ci muoviamo sempre dal tutto alle parti e dalle parti al tutto, in un movimento circolare. Non partiamo mai da una mente vuota: ogni comprensione muove da una «pre-comprensione» e da «pregiudizi» (Vorurteile). Contro l'illuminismo, che condannava ogni pregiudizio, Gadamer rivaluta i pregiudizi «legittimi» come condizioni positive del comprendere: sono l'eredità della tradizione che ci apre al senso. Il circolo non è un vizio logico da evitare, ma la struttura produttiva di ogni interpretazione.
Comprendere un testo del passato significa entrare in dialogo con esso superando la distanza storica. Gadamer parla di «fusione degli orizzonti» (Horizontverschmelzung): l'orizzonte del presente dell'interprete e l'orizzonte del passato del testo non restano separati, ma si fondono in una nuova comprensione. Per questo la tradizione non è un peso morto, ma un partner vivo: ogni epoca rilegge i classici in modo nuovo. La «storia degli effetti» (Wirkungsgeschichte) mostra che noi siamo già plasmati dalla storia degli effetti di ciò che interpretiamo.
Il modello dell'esperienza ermeneutica è il dialogo, e il suo medium universale è il linguaggio: «l'essere che può venire compreso è linguaggio». Non esiste un'interpretazione neutra e definitiva, valida una volta per tutte: comprendere è sempre anche «applicare» (applicatio) il senso alla propria situazione, come fa il giurista con la legge o il credente con il testo sacro. Da qui la polemica con il metodo scientifico-naturale: per Gadamer la verità delle scienze umane non si riduce al metodo oggettivante, ma vive nell'evento del comprendere. L'ermeneutica diventa così una filosofia della finitezza e del dialogo.
Esempio svolto

Analisi guidata di una tesi gadameriana sul pregiudizio

Commenta la tesi di Gadamer secondo cui «i pregiudizi sono condizioni della comprensione», spiegando in che senso egli si oppone all'illuminismo.

  1. 01Chiarire il termine «pregiudizio»

    In Gadamer Vorurteil non significa anzitutto «errore», ma «giudizio previo»: l'insieme di aspettative, conoscenze e categorie che precedono e rendono possibile l'incontro con il testo. Sono l'eredità della tradizione in cui siamo immersi.

  2. 02Ricostruire la posizione illuministica

    L'illuminismo aveva un «pregiudizio contro i pregiudizi»: voleva una ragione pura, libera da ogni autorità e tradizione, capace di giudicare tutto da zero. Per esso ogni pregiudizio è un ostacolo alla verità.

  3. 03Esporre l'obiezione di Gadamer

    Gadamer replica che una comprensione «senza presupposti» è impossibile: comprendiamo sempre a partire da una pre-comprensione storicamente determinata. Negare i pregiudizi non li elimina, li rende solo inconsapevoli.

  4. 04Distinguere i pregiudizi legittimi

    Occorre però distinguere i pregiudizi «legittimi» (produttivi, che aprono al senso) da quelli «illegittimi» (che fuorviano). Il dialogo con il testo e con la tradizione mette alla prova i nostri pregiudizi e li corregge.

Risultato: Per Gadamer i pregiudizi sono le condizioni storiche che rendono possibile ogni comprensione: contro l'illuminismo, che li rifiutava in nome di una ragione pura, egli mostra che non esiste interpretazione senza pre-comprensione, da affinare nel dialogo con la tradizione.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: definire con precisione circolo ermeneutico, pre-comprensione/pregiudizi e fusione degli orizzonti, mostrando la rivalutazione gadameriana del pregiudizio contro l'illuminismo.
  • Focus Esame di Stato: saper spiegare il rapporto fra comprensione, tradizione e linguaggio («l'essere che può venire compreso è linguaggio») e la critica al metodo oggettivante delle scienze.

Errori frequenti

  • Intendere il «pregiudizio» gadameriano in senso negativo (errore da eliminare): per Gadamer i pregiudizi legittimi sono condizioni positive della comprensione, eredità della tradizione che apre al senso.
  • Pensare che la «fusione degli orizzonti» significhi annullare la distanza storica calandosi nel passato: si tratta invece di un incontro produttivo tra orizzonte presente e orizzonte passato, che genera una comprensione nuova.

Approfondimento

Due approfondimenti collocano meglio Gadamer nella storia e nel dibattito. Il primo è la genealogia dell'ermeneutica, che permette di misurarne la radicalità. Con Friedrich Schleiermacher, nell'Ottocento, l'ermeneutica era «arte del comprendere» volta a ricostruire l'intenzione originaria dell'autore, magari «meglio di quanto egli stesso si comprendesse». Wilhelm Dilthey ne fece il «metodo» delle scienze dello spirito, contrapposto allo «spiegare» delle scienze naturali. È Heidegger a compiere la svolta «ontologica»: comprendere non è un metodo, ma il modo d'essere dell'Esserci. Gadamer eredita questa svolta e ne trae la conseguenza più netta: l'interpretazione non mira a «ricostruire» il passato com'era (contro Schleiermacher), ma è sempre un incontro produttivo fra il testo e il presente dell'interprete. Il secondo approfondimento è la celebre disputa con Jürgen Habermas. Habermas obietta a Gadamer che la «rivalutazione del pregiudizio» e dell'autorità della tradizione è pericolosa: la tradizione può nascondere rapporti di dominio, violenza, ideologia. Occorre perciò affiancare alla comprensione ermeneutica una «critica dell'ideologia», capace di smascherare le distorsioni; la ragione non deve solo ascoltare la tradizione, ma anche giudicarla. Gadamer replica che ogni critica avviene comunque dall'interno di una tradizione e di un linguaggio, e che non esiste un punto di vista assoluto fuori dalla storia. Questo confronto — fra ermeneutica dell'ascolto ed ermeneutica del sospetto — è uno dei più fecondi del pensiero contemporaneo, e ripropone l'antica tensione fra autorità e ragione critica.

Ripasso attivo

Illustra la nozione di «circolo ermeneutico» e quella di «fusione degli orizzonti» in Gadamer, spiegando perché egli rivaluta i pregiudizi e in che senso comprendere è sempre interpretare e applicare (max 20 righe).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 04

Filosofia politica e morale del Novecento: Arendt, Francoforte, Habermas, Rawls#

●●●ApprofondimentoLPOSA-filosofia-novecento

Quattro voci della filosofia politica e morale del Novecento

Quattro voci della filosofia politica e morale del NovecentoGrafo, Filosofia politica del Novecento → Arendt: totalitarismo, banalità del male, Filosofia politica del Novecento → Francoforte: ragione strumentale, Filosofia politica del Novecento → Habermas: agire comunicativo, Filosofia politica del Novecento → Rawls: giustizia come equitàFilosofiapolitica delNovecentoArendt:totalitarismo,banalità del ma…Francoforte:ragionestrumentaleHabermas: agirecomunicativoRawls: giustiziacome equità
Fig. 4Dopo i totalitarismi: Arendt (totalitarismo, banalità del male, azione e sfera pubblica), la Scuola di Francoforte (Horkheimer, Adorno, Marcuse: ragione strumentale), Habermas (agire comunicativo, etica del discorso), Rawls (posizione originaria, velo d'ignoranza, giustizia come equità).

Punti chiave

Il Novecento, segnato dai totalitarismi e dalle due guerre mondiali, costringe la filosofia a ripensare il senso della politica, del male e della giustizia. Hannah Arendt, in «Le origini del totalitarismo» (1951), analizza il totalitarismo (nazismo e stalinismo) come fenomeno radicalmente nuovo, fondato su terrore, ideologia e distruzione dello spazio pubblico. In «Vita activa» distingue lavoro, opera e azione, e fa dell'azione politica plurale lo spazio della libertà. Con il celebre reportage «La banalità del male» (1963), nato dal processo a Eichmann, sostiene che il male estremo può essere compiuto non da mostri, ma da uomini «normali» incapaci di pensare e di giudicare: l'assenza di pensiero, non una malvagità demoniaca, rende possibile la complicità con l'orrore.
La Scuola di Francoforte (Teoria critica) — Horkheimer, Adorno, Marcuse — rilegge criticamente la modernità a partire da Marx, Hegel e Freud (ripasso). Nella «Dialettica dell'illuminismo» (1947), Horkheimer e Adorno mostrano un paradosso: la ragione illuministica, nata per emancipare l'uomo dal mito e dalla natura, si è rovesciata in dominio. Si è ridotta a «ragione strumentale», pura tecnica di calcolo e di controllo, sfociando nell'industria culturale che manipola le coscienze e in nuove forme di totalitarismo. Marcuse, ne «L'uomo a una dimensione» (1964), denuncia la società dei consumi che integra e «addomestica» ogni opposizione, soffocando il pensiero critico.
Jürgen Habermas, erede critico della Scuola di Francoforte, reagisce al pessimismo dei maestri e cerca di salvare il progetto della modernità. La sua «teoria dell'agire comunicativo» (1981) distingue la razionalità strumentale (mezzi-fini) dalla razionalità comunicativa, orientata all'intesa: nel dialogo, gli interlocutori avanzano pretese di validità (verità, giustezza, sincerità) che possono essere discusse con argomenti, senza coercizione, nella «situazione discorsiva ideale». La democrazia si fonda su questo spazio pubblico di discussione razionale; l'etica del discorso lega la validità di una norma al consenso che tutti i possibili interessati potrebbero raggiungere argomentando.
John Rawls rifonda la filosofia politica liberale con «Una teoria della giustizia» (1971). Per individuare principi di giustizia equi, propone un esperimento mentale: la «posizione originaria», in cui le parti scelgono le regole della società sotto un «velo di ignoranza» che impedisce loro di conoscere la propria posizione sociale, i propri talenti e la propria concezione del bene. In queste condizioni di imparzialità, sostiene Rawls, si sceglierebbero due principi: (1) l'eguale libertà fondamentale per tutti; (2) il «principio di differenza», per cui le disuguaglianze sociali ed economiche sono giuste solo se vanno a vantaggio dei meno avvantaggiati (e se le cariche sono aperte a tutti in condizioni di equa eguaglianza di opportunità). La giustizia è così pensata come equità (justice as fairness).
Esempio svolto

Ricostruire l'argomento del «velo di ignoranza» di Rawls

Spiega come Rawls, attraverso la posizione originaria e il velo di ignoranza, giustifica i suoi principi di giustizia, in particolare il principio di differenza.

  1. 01Definire la posizione originaria

    È un esperimento mentale ipotetico: si immagina che le persone scelgano insieme i principi fondamentali della società. È una versione moderna del contratto sociale, ma su principi di giustizia, non sullo Stato in sé.

  2. 02Introdurre il velo di ignoranza

    Per garantire imparzialità, i contraenti scelgono dietro un «velo di ignoranza»: non sanno quale sarà la loro posizione sociale, classe, talenti, sesso, concezione del bene. Nessuno può perciò ritagliare regole a proprio vantaggio.

  3. 03Derivare i due principi

    In condizioni di incertezza e imparzialità si sceglierebbe per prudenza: (1) eguale libertà fondamentale per tutti; (2) le disuguaglianze sono ammesse solo se aperte a tutti in pari opportunità e se vanno a vantaggio dei meno avvantaggiati (principio di differenza).

  4. 04Spiegare il principio di differenza

    Non sapendo se sarò tra i più poveri, accetto disuguaglianze solo se migliorano la condizione dei meno fortunati. La giustizia diventa così «equità»: regole che chiunque accetterebbe non sapendo dove si troverà.

Risultato: Il velo di ignoranza, neutralizzando gli interessi personali, conduce a principi imparziali: eguale libertà per tutti e disuguaglianze giustificabili solo se a vantaggio dei più svantaggiati. Questa è la «giustizia come equità» di Rawls.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: saper esporre con precisione almeno un autore/nucleo (es. Arendt e la «banalità del male»; la ragione strumentale di Francoforte; la posizione originaria di Rawls) e collegarlo al contesto storico del Novecento (totalitarismi, società dei consumi).
  • Focus Esame di Stato: padroneggiare i concetti-chiave (totalitarismo, ragione strumentale, agire comunicativo, posizione originaria/velo di ignoranza, principio di differenza) e saperli usare per discutere una questione etico-politica attuale.

Errori frequenti

  • Intendere la «banalità del male» di Arendt come un'attenuante o una giustificazione: Arendt non assolve Eichmann, ma indica che il male estremo può nascere dall'assenza di pensiero e di giudizio, non solo da un'indole demoniaca.
  • Confondere il «velo di ignoranza» di Rawls con un dato reale: è un esperimento mentale ipotetico, un dispositivo per garantire l'imparzialità nella scelta dei principi di giustizia, non una situazione storica.

Approfondimento

L'approfondimento segue i due filoni più fecondi per l'attualità. Il primo è il grande dibattito che «Una teoria della giustizia» di Rawls ha acceso, tuttora al centro della filosofia politica. Da destra, il libertario Robert Nozick («Anarchia, Stato e utopia», 1974) contesta il «principio di differenza»: se i beni sono stati acquisiti legittimamente (con lavoro e libero scambio), redistribuirli viola i diritti individuali; è giusto solo lo «Stato minimo», guardiano notturno. Da un altro versante, i «comunitari» (Alasdair MacIntyre, Michael Sandel, Charles Taylor, Michael Walzer) obiettano che il soggetto «disincarnato» della posizione originaria — che sceglie ignorando i propri legami e la propria concezione del bene — è un'astrazione irreale: la giustizia non si decide nel vuoto, ma dentro comunità storiche con beni e valori condivisi. Il confronto liberali/comunitari è una delle grandi eredità del Novecento politico. Il secondo filone è la sorprendente attualità di Hannah Arendt. Analizzando la condizione degli apolidi e dei profughi fra le due guerre, Arendt formula il concetto del «diritto ad avere diritti»: chi perde la cittadinanza e l'appartenenza a una comunità politica perde ogni protezione, perché i «diritti umani» astratti, senza uno Stato che li garantisca, si rivelano impotenti. È una diagnosi di drammatica attualità di fronte alle migrazioni e alle crisi umanitarie contemporanee, e mostra come la riflessione filosofica del Novecento offra strumenti preziosi per l'Educazione civica e per pensare la cittadinanza, i diritti e la responsabilità nel mondo globale.

Ripasso attivo

Scegli uno tra gli autori della sezione (Arendt, Adorno/Horkheimer, Habermas o Rawls) ed esponi la sua tesi centrale, collegandola a una questione etica o politica del presente (max 20 righe).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

§ 05

Nuclei a scelta e bilancio: orientarsi tra le correnti del Novecento#

●●○StandardLPOSA-filosofia-novecento

Mappa delle correnti del Novecento e delle loro domande

Le correnti del Novecento e le loro domandeGrafo, Il Novecento: crisi delle certezze → Analitica: che senso ha dire?, Il Novecento: crisi delle certezze → Epistemologia: cos'è la scienza?, Il Novecento: crisi delle certezze → Ermeneutica: cos'è comprendere?, Il Novecento: crisi delle certezze → Filosofia politica: quale giustizia?Il Novecento:crisi dellecertezzeAnalitica: chesenso ha dire?Epistemologia:cos'è lascienza?Ermeneutica:cos'ècomprendere?Filosofiapolitica: qualegiustizia?
Fig. 5Il Novecento, di fronte alla crisi delle certezze, per correnti e domande guida: analitica (Wittgenstein, Circolo di Vienna), epistemologia (Popper, Kuhn), ermeneutica (Gadamer), filosofia politica (Arendt, Habermas, Rawls).

Punti chiave

Le Indicazioni Nazionali stabiliscono che, per il pensiero del Novecento, il docente selezioni «alcuni autori e nuclei significativi»: il programma non è enciclopedico, ma punta a far conoscere in profondità un percorso rappresentativo. È quindi essenziale, più che accumulare nomi, padroneggiare la mappa delle grandi domande e degli indirizzi, sapendo collocare ciascun autore studiato all'interno di essa. Oltre ai quattro filoni principali, il docente può scegliere altri nuclei: la riflessione epistemologica italiana, la filosofia della scienza dopo Kuhn, lo strutturalismo e il post-strutturalismo, la bioetica, la filosofia della mente, l'ambiente, i diritti.
Il filo conduttore del Novecento è il superamento delle pretese assolutistiche della filosofia ottocentesca. Dove l'idealismo (ripasso: Hegel) aspirava al Sistema totale e il positivismo (ripasso: Comte) a una scienza onnicomprensiva, il Novecento è segnato da una diffusa consapevolezza dei limiti: limiti del linguaggio (analitica), limiti del sapere scientifico (fallibilismo, paradigmi), limiti della comprensione (finitezza ermeneutica), limiti e rischi della ragione (Francoforte). Non è però scetticismo: è una ragione più consapevole, dialogica e critica.
Un esercizio utile è ricostruire i collegamenti interni. La svolta linguistica e il neopositivismo aprono il problema della scientificità, ripreso e trasformato da Popper e Kuhn; l'ermeneutica reagisce al primato del metodo scientifico rivendicando un'altra «verità»; la filosofia politica eredita la critica alla ragione strumentale e cerca, con Habermas, una razionalità comunicativa che rifondi la sfera pubblica. Così le quattro correnti dialogano: non sono compartimenti stagni, ma risposte diverse a una crisi comune.
Per l'Esame di Stato è decisivo saper attualizzare: le categorie novecentesche offrono strumenti per discutere problemi del presente — la responsabilità di fronte alle nuove tecnologie, la verità nell'epoca delle fake news (criteri di scientificità, falsificabilità), il pluralismo e la convivenza democratica (agire comunicativo, giustizia come equità), la memoria del Novecento (banalità del male). Il colloquio premia chi sa usare un autore come «lente» per leggere una questione reale, mantenendo il rigore concettuale e l'onestà interpretativa.
Esempio svolto

Costruire un collegamento tra due correnti

Mostra un collegamento argomentato tra l'epistemologia (Popper) e la filosofia politica del Novecento, spiegando come l'idea di fallibilità possa sostenere una concezione aperta e democratica della società.

  1. 01Richiamare la tesi epistemologica

    Per Popper il sapere scientifico è fallibile: nessuna teoria è verità definitiva, tutte sono congetture esposte alla confutazione. Il progresso nasce dalla critica aperta e dal controllo intersoggettivo.

  2. 02Trasferire la tesi sul piano politico

    Popper stesso, ne «La società aperta e i suoi nemici», estende il fallibilismo alla politica: poiché nessuno possiede la verità assoluta, nessun potere può imporsi come infallibile. È la critica ai totalitarismi che pretendono una verità storica definitiva.

  3. 03Definire la «società aperta»

    Una società aperta è quella che istituzionalizza la critica e la correzione degli errori: libere discussioni, possibilità di cambiare i governanti senza violenza, riforme graduali invece di rivoluzioni totali e «ingegneria utopistica».

  4. 04Concludere con il nesso

    Così la fallibilità epistemologica fonda un'etica politica: come la scienza vive di critica e revisione, la democrazia vive del dissenso e della correzione pacifica. Il legame tra le due correnti è la centralità della critica razionale.

Risultato: L'idea popperiana di fallibilità collega epistemologia e politica: poiché nessuno possiede la verità definitiva, la società migliore è quella «aperta», che istituzionalizza la critica e la correzione degli errori come fa la scienza.

Obiettivo Maturità

  • Focus Esame di Stato: ricordare che il programma del Novecento è per nuclei selezionati dal docente: all'esame conta la padronanza profonda degli autori effettivamente studiati e la capacità di collocarli nella mappa delle correnti, non l'elenco esaustivo.
  • Focus Esame di Stato: il colloquio valorizza i collegamenti (tra autori, con la storia, con le altre discipline) e l'attualizzazione critica: usare una categoria filosofica per illuminare un problema del presente.

Errori frequenti

  • Trattare le quattro correnti come mondi separati e incomunicabili: in realtà dialogano tra loro come risposte diverse alla stessa crisi delle certezze (problema del senso, della verità, della scienza, della politica).
  • Scambiare la consapevolezza novecentesca dei limiti (del linguaggio, della scienza, della ragione) per un puro scetticismo o relativismo: si tratta di una ragione più critica e dialogica, non della rinuncia alla ragione.

Approfondimento

L'approfondimento apre lo sguardo sui «nuclei» del Novecento che eccedono i quattro grandi filoni e che le Indicazioni lasciano alla scelta del docente, e offre un metodo per il colloquio. Fra i percorsi più vivi: l'«etica della responsabilità» di Hans Jonas («Il principio responsabilità», 1979), che di fronte al potere illimitato della tecnica formula un nuovo imperativo — «agisci in modo che gli effetti della tua azione siano compatibili con la permanenza di una vita autenticamente umana sulla Terra» — fondando la bioetica e la filosofia dell'ambiente; la «filosofia della mente», che discute il rapporto fra coscienza e cervello, l'intelligenza artificiale e il problema mente-corpo ereditato da Cartesio; il pensiero di Michel Foucault sui rapporti fra «sapere e potere» e sui dispositivi di controllo; il pensiero femminista e di genere, che rilegge l'intera tradizione dalla prospettiva della differenza sessuale. Sul piano del metodo, il colloquio pluridisciplinare premia non l'accumulo di nomi, ma la costruzione di un «percorso» guidato da un problema reale (la libertà, la verità, il male, la giustizia, il progresso, il limite) che attraversi autori e discipline. Il rischio da evitare è il collegamento superficiale e forzato, l'accostamento puramente verbale: un buon percorso individua un problema autentico, ricostruisce con rigore le tesi degli autori chiamati in causa, ne mostra convergenze e divergenze e assume una posizione argomentata. La grande lezione della filosofia del Novecento — la consapevolezza critica dei limiti del linguaggio, della scienza, della ragione e del potere — è insieme la sua eredità teorica e il suo insegnamento di metodo: pensare con rigore, senza pretese assolutistiche e senza rinunciare alla ragione.

Ripasso attivo

Costruisci una mappa-sintesi delle quattro grandi correnti del Novecento (analitica, epistemologia, ermeneutica, filosofia politica), indicando per ciascuna la domanda guida, un autore e un concetto-chiave, e mostra un collegamento tra due di esse (max 20 righe).

Richiamo attivo

Ricorda i punti chiave — poi rivela.

Fonti: Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione (Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM))

Contenuti

Sezione -- / 05

    • 01La filosofia analitica e la svolta linguistica◐
    • 02L'epistemologia contemporanea: Popper e Kuhn●
    • 03L'ermeneutica filosofica: Gadamer e il circolo della comprensione●
    • 04Filosofia politica e morale del Novecento: Arendt, Francoforte, Habermas, Rawls●
    • 05Nuclei a scelta e bilancio: orientarsi tra le correnti del Novecento◐

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Dagli appunti all'allenamento

Filosofia del Novecento (analitica, ermeneutica, epistemologia, filosofia politica)

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Esercitati

Riferimenti e fonti

Fonti

Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM)

  • Indicazioni Nazionali per i Licei (DPR 89/2010, DM 211/2010) — Obiettivi Specifici di Apprendimento
  • Esame di Stato del secondo ciclo — quadri di riferimento e griglie di valutazione

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